giovedì 31 dicembre 2015

Luoghi non esistenti

Nel saggio intitolato “Incontri” Jacques Vallée riesamina il celebre caso del Dottor X, riferendo particolari ed episodi inediti che suggeriscono un tema enigmatico e poco studiato all’interno dell’Ufologia, quello della percezione di luoghi non esistenti o fuori posto. 


Notte del 2 novembre 1968. Francia. Dopo la mezzanotte il Dottor X fu svegliato dal pianto del figlio di quattordici mesi. Senza accendere la luce, egli si alzò ed andò nella stanza del bambino, notando dei lampi fuori in giardino. Il bimbo era in piedi nella culla e stava indicando la finestra: oltre le persiane s’intravedeva una luce intensa. L’uomo uscì sul terrazzo da dove scorse due grossi dischi di dimensioni identiche. I due dischi si mossero lentamente, avvicinandosi l’uno all’altro. Alla fine si fusero in un unico ordigno. L’oggetto cambiò rotta per avanzare verso il Dottor X che fu colpito da un raggio. Il testimone udì uno scoppio. Dopodiché l’U.F.O. svanì, lasciando una sostanza biancastra simile a zucchero filato: la sostanza fu portata via dal vento. 

A seguito dell’incontro ravvicinato, il Dottor X guarì non solo da una ferita alla gamba, lesione che si era procurato tagliando la legna con un’accetta, ma anche da alcune patologie pregresse tra cui un'emiparesi. Inoltre l’uomo riferì di una successiva spontanea guarigione di una frattura. Un altro lascito dell’avventura fu una macchia triangolare sulla pelle dell’addome, un segno simile comparve pure attorno all’ombelico del figlioletto. 

Negli anni susseguenti all’episodio qui ripercorso in modo succinto, il Dottor X visse esperienze inusuali e conturbanti: fischi nella testa, Poltergeist, abboccamenti con un presunto extraterrestre alto e con gli occhi azzurri. L’essere lo istruì su questioni attinenti al soprannaturale, al teletrasporto, ai viaggi nel tempo. 

Una volta l’experiencer si trovò a viaggiare con l’automobile percorrendo una strada che, stando al contattato, non esiste. In un’altra occasione, l’alieno (battezzato Bied dal protagonista di questi strani avvenimenti) entrò in casa accompagnato da alcuni umanoidi alti circa un metro con la pelle mummificata. Questi ufonauti sono descritti, tra gli altri, da Withley Strieber in “Communion” ed in “Contatto con l’infinito”. Strieber ricorda di aver visto posti fuori posto: campi di fiori gialli dove non avrebbero dovuto essere. [1] 

Vallée riporta anche un caso risalente agli anni ‘40 del XX secolo. E’ un accadimento tratto da un dossier (quasi certamente un militare) di un suo lettore. Dei piloti, intenti ad intercettare un missile, si ritrovarono a volare in paesaggi illusori. 

Che cosa pensare, trascurando le varie anomalie inerenti a codesti abboccamenti con l’ignoto, a proposito delle visioni di “paesaggi alternativi”, come li definisce Vallée? Sono fugaci sguardi gettati su realtà ulteriori, parallele o dipendono dalla capacità di qualcuno che influisce sulla percezione, modellando la “realtà” a suo piacimento, magari con l’uso di microonde o altre diavolerie, foriere di allucinazioni? Quest’ultima domanda si potrebbe estendere per cercare di capire se l’intero universo, come è percepito, non sia un gigantesco diorama, un inganno dei sensi e della mente. Un inganno tessuto da chi e perché? 

Sia come sia, è plausibile che il reale trascenda di gran lunga il mondo quadridimensionale in cui sia il senso comune sia la scienza accademica l’hanno imprigionato. 

Un altro accadimento sbalorditivo è il seguente: una volta, dopo essere salito in auto, il Dottor X avvertì l’impulso irrefrenabile di recarsi in una località dove si incontrò con il misterioso Bied. Lo sconosciuto disse che “dovevano andare da un’altra parte”. D’un tratto il contattato si ritrovò disteso sul letto di un’abitazione a Parigi, presso il Ministero degli interni. Dalla finestra vide l’automobile di Bied passare nella strada sottostante ed entrare nel cortile dell’edificio ospitante il Dicastero, accolta dalle guardie con saluto militare. Dopo circa venti minuti la vettura di Bied uscì dallo spiazzo ed il Dottor X si ritrovò esterrefatto di nuovo nella sua città. Era stato teletrasportato?

Fonti: 

A. Michel, in Flying saucer review, n. 3, settembre 1969
W. Strieber, Communion, 1987
Id., Contatto con l’infinito, 1988 
J. Vallée, Incontri, Roma, 2015 

mercoledì 30 dicembre 2015

L’Atlantide e il regno dei Giganti – La Luna e la civiltà

La scienza sta creando oggigiorno una nuova mitologia. L’universo astronomico è misurato in miliardi di anni luce. Il numero di galassie calcolato nel cielo raggiunge il miliardo.
 
Nell’infinitamente piccolo l’atomo è divenuto un mondo incomprensibile, quasi totalmente vuoto e, ciò nonostante, carico di inconcepibili forze esplosive che possono essere scatenate. Nel regno dell’uomo, per noi inevitabilmente posto tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, la cronologia ha spinto indietro le date delle origini.
 
L’uomo esisteva sulla terra cinquecentomila anni or sono e, forse, anche un milione di anni. La residenza dell’uomo, il pianeta Terra, è ai nostri occhi più misteriosa di quanto non fosse in passato. Noi non sappiamo quasi più nulla di come sia nell’interno. L’antico fuoco centrale, terrore della nostra infanzia, che somigliava stranamente all’inferno, è sparito e oggi si dice che probabilmente il centro della Terra non sia più caldo di un confortevole fuoco di legna.
 
Atlantide e il regno dei giganti di Denis Saurat
 
Le teorie dell’evoluzione della superficie terrestre, della deriva dei continenti, degli sprofondamenti sensazionali, passano al livello dei miti, senza tuttavia cessare di presentare aspetti possibili.
 
Non si sa più nulla con certezza: tutto torna ad essere possibile. Allora l’immaginazione umana che un secolo o due di scienza razionale avevano resa un poco ottusa riprende forza e comincia a utilizzare taluni elementi della nuova scienza. Ma l’immaginazione sembra essere una costante: essa è disposta, non tanto a creare nuove immagini, quanto a dare nuovo valore ad antichissime tradizioni alle quali l’uomo è legato da quando ha cominciato a conoscere se stesso.
 
Così, una delle più antiche leggende della nostra civiltà, la storia dell’Atlantide raccontata da Platone, ai giorni nostri, ha cambiato aspetto ed è tornata ad essere credibile.
 
Prima di tutto, una nuova teoria cosmogonica soggetta, è vero, a violente controversie, dà una spiegazione accettabile, non solo di ciò che narra Platone, ma, cosa più importante, di certi passi della Genesi finora considerati pure fantasie.
 
Inoltre, l’etnografia più recente contribuisce a dare a questa teoria e alla Bibbia conferme del tutto inaspettate. Infine, la psicologia attuale e forse la stessa biologia vegetale, animale e umana rivelano elementi che sono stranamente in armonia con quanto disse Platone e con le narrazioni della Genesi.
 
L’insieme di questi vari elementi dà un quadro avvincente e nuovo e, tuttavia, così intimamente concordante con le più antiche leggende che sembra preferibile cominciare con il presentare sinteticamente questo quadro per passare successivamente alle conferme e ai riscontri. Eviteremo, così, all’inizio di falsare la prospettiva e di mettere troppo in evidenza aspetti che dovrebbero essere solidamente appurati, e che, per la natura stessa delle testimonianze accessibili, non possono restare che ipotesi. Ed ecco la sorprendente storia che si presenterà, per grandi linee, quando l’immaginazione avrà colmato le lacune della conoscenza.
 
In seguito, vedremo i numerosissimi frammenti delle prove che permettono il legittimo lavoro dell’immaginazione. Per primo notiamo che le megalomanie che affliggono tanto gli astronomi quanto i fisici dell’atomo non possono essere nemmeno vietate ai nuovi storici. Se le galassie raggiungono il miliardo, se l’atomo può produrre o distruggere tutto un mondo, anche l’uomo può concedere alla sua storia qualche centinaio di migliaia di anni in più o in meno. Perché l’uomo dovrebbe essere più modesto dell’universo di cui fa parte?
 
Circa trentamila anni or sono, una civiltà molto sviluppata e diversa dalla nostra era stabilita nelle Ande, a una altezza di 3.000 o 4.000 metri al di sopra dell'attuale Oceano Pacifico.
 
L’oceano di allora raggiungeva questa altitudine sulle montagne, e la civiltà di Tiahuanaco viveva in riva al mare. Ciò vuol dire che in quelle regioni l’aria, allora, era respirabile senza difficoltà.
 
Per quali ragioni l’acqua e l’aria si trovavano accumulate a simile altezza? Perché il satellite della Terra di allora, simile alla nostra Luna attuale, distava solo da 5 a 6 raggi terrestri da noi. Invece di una marea simile a quella di oggi, che sale e scende con la Luna a 60 raggi terrestri da noi, la marea di allora, attirata da una gravitazione lunare molto più forte, non aveva il tempo di ridiscendere: quella Luna, d’azione potente, girava troppo veloce attorno alla Terra. Così, tutte le acque del globo erano ammassate in una marea permanente che formava una fascia intorno al nostro pianeta. Questa fascia raggiungeva nelle Ande più di 3.000 metri di altezza. Fatto, questo, confermato da uno strato continuo di depositi marini che si può seguire, a quella altitudine, per 800 chilometri.
 
Di questa civiltà di Tiahuanaco, della regione del lago Titicaca in generale ci restano gigantesche rovine.
 
I più antichi cronisti dell’America del Sud ci tramandano che quando gli Incas si spinsero fino a quei paesi, vi trovarono rovine presso a poco nello stato in cui sono oggi, e risalivano, già allora, ad una incommensurabile antichità. Gli Incas, superstiziosi, decisero di andare a stabilirsi più oltre. Invero, le pietre tagliate presentano aspetti che fino ad ora non si riscontravano in nessun altro luogo. Prima cosa: le dimensioni. Una statua, ricavata da un solo masso, ha più di sette metri di altezza e pesa dieci tonnellate. Vi sono dozzine di statue monolitiche simili, tutte trasportate da lontano.
 
Anche il modo di lavorare la pietra ci rivela qualcosa di eccezionale. Parecchi porticati, o muri con porte e finestre, sono fatti con un unico blocco di pietra. Invece di sistemare le pietre in modo da lasciare l’orifizio libero, come oggi noi facciamo, quelle genti prendevano enormi pietre, di parecchi metri di altezza e di lunghezza, spesse in proporzione, ed erigevano i muri: poi intagliavano le aperture volute.
 
La cosmongia glaciale di Hoerbiger
 
Ci troviamo di fronte a prove di mezzi di lavoro che l’umanità non ha più conosciuto in seguito. Forse soltanto ai nostri giorni, con i nostri più moderni strumenti, potremmo di nuovo seguire questo procedimento; ma, evidentemente, non lo faremmo per molte ed ovvie ragioni.
 
Esisteva, allora, una civiltà i cui principi erano diversi dai nostri. Di questa civiltà, anche dal punto di vista intellettuale, noi possediamo oggi elementi che ci illuminano.
 
Le sculture di uno di questi portici monolitici sono state decifrate nel 1937. Cosa rappresentano? Un calendario concepito molto meglio del nostro: quel calendario comincia da un solstizio ed è diviso in solstizi ed equinozi. I suoi dodici mesi e le sue settimane corrispondono alle fasi cicliche del satellite in cielo. Le figurazioni rappresentano non solo il movimento apparente, ma anche il movimento reale del satellite. Mentre il nostro calendario non ha, astronomicamente parlando, un preciso inizio; i nostri mesi e le nostre settimane non corrispondono alle fasi della Luna e, generalmente, non sappiamo che la Luna ha un movimento reale diverso dal suo movimento apparente. Dobbiamo pensare che gli uomini di Tiahuanaco fossero intellettualmente più sviluppati di noi.
 
Tiahuanaco, porta del sol - Calendario
 
Artisticamente, la levigatezza delle loro statue, l’armonia delle proporzioni, l’espressività che lo scultore ha saputo dare al volto dei suoi personaggi sono superiori a quanto noi sappiamo fare oggi. Sono al livello di Michelangelo e delle più impressionanti sculture d’Egitto.
 
Questo fatto ci spinge a supporre non solo uno sviluppo intellettuale, ma anche uno sviluppo spirituale superiore al nostro.
 
A vero dire, oggigiorno, orgogliosi come siamo delle nostre conquiste intellettuali, non pretendiamo di avere un alto sviluppo spirituale: siamo portati a negare lo spirito opponendogli l’intelletto.
 
Ma la cosmografia dell’austriaco Hoerbiger, il creatore di queste nuove concezioni sul sistema solare, ci prospetta un’idea ancora più sbalorditiva.
 
La Luna non è il primo satellite della Terra. Vi sono state molte lune: ad ogni periodo geologico un satellite ha girato intorno alla Terra.
 
Perché, infatti, vi sono periodi geologici così bruscamente distinti gli uni dagli altri? Ciò è dovuto al fatto che alla fine di ognuno dei periodi ed è questo che ne determinava la fine un satellite è venuto a cadere sulla Terra. La Luna non descrive intorno alla Terra una ellisse chiusa, ma una spirale che va via via restringendosi e finirà per cadere sulla Terra.
 
Vi è stata una Luna dell’era Primaria che è caduta sulla Terra, poi una dell’era Secondaria e una di quella Terziaria. Prima di cadere, quando la sua spirale era troppo vicina alla Terra, ciascuna di queste lune si dissolveva, i solidi, i liquidi, i gas si separavano in ragione della loro differente resistenza alla forza di gravitazione; così il satellite, girando troppo velocemente, acchiappava quelle parti che si erano staccate e si muovevano più lentamente, il tutto si trasformava in un anello, simile a quelli che vediamo intorno a Saturno, i quali sono in questo stato attualmente.
 
Infine, restringendosi la spirale, l’anello toccava la Terra e il satellite si schiacciava, più o meno attorno al nostro pianeta. Tutto ciò che rimaneva preso sotto, piante o animali, era sotterrato e si fossilizzava, per la mancanza d’aria e per la pressione. Infatti si trovano fossili solo in questi periodi. L’organismo sotterrato nei nostri tempi non si fossilizza, imputridisce. Così abbiamo per mezzo dei fossili testimonianze frammentarie sulla storia della vita.
 
Molto prima di questo urto, durante periodi di centinaia di migliaia di anni, la Luna girava intorno alla Terra a una distanza da 4 a 6 raggi terrestri abbastanza regolarmente, perché il mese lunare era allora uguale al giorno terrestre. I due astri giravano insieme fin quando la caduta della Luna si accelerava e la Luna cominciava, allora, a girare più velocemente della Terra. Durante questo periodo fisso in cui il satellite era ravvicinato, il peso di tutti gli oggetti e di tutti gli esseri terrestri era diminuito, poiché la forza di gravitazione lunare li attirava verso l’alto e compensava gran parte della gravitazione terrestre. Ora, è la gravitazione che determina la nostra statura: noi cresciamo fino all’altezza e al peso del corpo che possiamo portare. Quindi, in questi periodi di forza di gravità alleggerita, gli organismi crescevano di più. Così si sono formati i giganti.
 
Quali prove?
 
Alla fine dell’era Primaria, noi troviamo i vegetali giganti che, sepolti per la caduta del satellite, daranno il carbon fossile. Alla fine dell’era Secondaria, noi troviamo animali di trenta metri di lunghezza, diplodochi e altri, divenuti fossili, essendo stati sepolti durante la caduta del satellite dell’era secondaria. Allo stesso modo possono essere esistiti i mammiferi giganti e i primi uomini giganti. Poiché, in quei periodi, gli esseri viventi alleggeriti del loro peso hanno potuto rizzarsi sulle gambe e sui piedi, e la loro scatola cranica allargatasi ha permesso l’espansione del cervello. Altre bestie hanno cominciato a volare: gli insetti giganti del Primario, gli uccelli del Secondario. Poi, nei periodi senza Luna, sopravvissero soltanto esemplari di queste brusche mutazioni: ha avuto modo di sopravvivere chi poté adattarsi alla nuova gravitazione; indubbiamente con conseguente diminuzione delle proporzioni troppo grandi.
 
Gli uomini normali sono stati formati durante l’era Terziaria prima dell’avvicinarsi della nuova Luna, uomini più piccoli, più pesanti, meno intelligenti: i nostri antenati. Ma alcune razze giganti e intelligenti dell’era Secondaria, forse quindici milioni di anni fa, hanno continuato a esistere, e sono questi giganti che hanno civilizzato gli uomini.
 
Tutte le antiche mitologie, dall’Egitto e dalla Grecia alla Scandinavia, dalla Polinesia al Messico, riferiscono unanimi che gli uomini sono stati civilizzati dai giganti e dagli Dei.
 
È il Titano Prometeo che ha tratto gli uomini dal loro stato selvaggio. La Bibbia ci dà testimonianza di giganti, re dei popoli combattuti dai primi Ebrei.
 
Così, le rovine gigantesche, e tuttavia sovente fatte per esseri di proporzioni umane, di Tiahuanaco si spiegano: maestri giganti hanno aiutato e diretto i loro sudditi umani in questi lavori.
 
I grandi circhi del Titicaca non sono coperti, ma solo circondati di mura. I Re giganti potevano sedere lì al cospetto degli uomini sudditi.
 
Il carattere pacifico e benevolo di questo primo regno dei giganti sugli uomini trova conferma ovunque. D’altronde, è sufficiente leggere sul viso dei giganti di pietra di Tiahuanaco l'espressione di suprema bontà e di saggezza, che è sorprendente. È l’età d’oro degli Antichi.
 
E le statue gigantesche sono le statue dei giganti Re, perché gli uomini si sarebbero affaticati a trasportarle e a scolpirle? Per solo uomini, sarebbero bastate proporzioni umane. Furono gli stessi giganti che scolpirono le loro immagini. Più tardi, in Egitto e un po' ovunque, quando i giganti erano già scomparsi, gli uomini tentarono di evocare e far rivivere il tempo e le immagini degli Dei.
 
Noi troviamo ai nostri giorni, nelle isole vicine alla Nuova Guinea, poveri selvaggi che erigono ancora dolmen e menir senza sapere il perché, proprio come i nostri antenati fecero un tempo in Bretagna, in Inghilterra e altrove. Letà doro dei giganti bonaccioni e civilizzatori non durò che una sola volta. La Luna terziaria, che i giganti e gli uomini di Tiahuanaco conobbero, finì anch’essa per venire a schiacciarsi sulla Terra. Allora, la gravitazione lunare cessò. Le acque degli oceani si abbassarono poiché nulla più tratteneva la fascia marina dei tropici. I mari rifluirono senza dubbio fino ai poli, lasciando scoperti solo i più alti massicci montagnosi.
 
La enorme massa d’acqua in movimento distrusse uomini e civiltà un po’ ovunque sulla Terra e, infine, il livello dei mari si stabili presso a poco a quello attuale. Chi sopravvisse? Coloro che si erano rifugiati, o già vivevano isolati, sulle alte montagne, come Platone stesso dice.
 
Nelle Ande l’aria era divenuta irrespirabile: poiché, adesso, si era a 4.000 metri sul livello del mare.
 
Una civiltà quasi completamente marittima ormai non era più possibile: il mare era scomparso. I sopravvissuti non poterono fare altro che scendere verso le paludi che il mare, ritirandosi, aveva create: la loro civiltà era perduta e, con essa, la loro terra, le loro navi, i loro arnesi, la maggior parte dei loro sapienti certamente: i sopravvissuti dovettero essere ben pochi. I grandi spostamenti del mare avevano repentinamente distrutto le città: intorno al Titicaca si trovano cantieri che rivelano essere stati abbandonati d’improvviso. Si doveva ricominciare quasi dal nulla.
 
Le antiche mitologie acquistano ora un significato e ci aiutano a capire. Alcune razze di giganti degenerarono a tal punto che divennero cannibali e si nutrirono di carne umana. I giganti-orchi si trovano in tutte le tradizioni. Altri giganti rimasero più civili e lottarono contro le barbarie della decadenza. Tutti i popoli ricordano orrende lotte tra giganti e Dei: gli uomini considerarono Dei coloro che li proteggevano. Ercole è uno degli Dei più antichi, sia in Grecia che in Egitto: è il gigante buono che distrugge i giganti cattivi. Giove stesso non può vincere i Titani senza l’aiuto di Ercole. Poi, naturalmente, i giganti s’indebolirono: fisiologicamente, nei periodi di Luna lontana, non potevano più sopportare il loro peso e anche il loro cervello degenerò. E, allora, gli uomini sterminarono i mostri. Davide uccise Golia. L’arma da getto, la fionda, dei piccoli uomini fece scomparire i giganti divenuti più o meno ebeti.
 
Anche Victor Hugo, nei racconti delle fate, si meraviglia:
 
Di vedere orribili, instupiditi giganti Vinti da nani intelligenti e coraggiosi. Così giungiamo all’alba della nostra Storia, quella che comincia circa sei o settemila anni fa. I giganti sono sterminati. Restano narrazioni alle quali a stento si può credere: come Urano e Giove divorarono i loro figli; come gli Ebrei, entrando nella terra promessa, trovarono il letto di ferro di un re gigante alto quattro o cinque metri; come antiche civiltà erano scomparse a causa di cataclismi; e la storia dell’Atlantide non è che un episodio di queste distruzioni. E restano inspiegabili testimonianze. Le statue gigantesche, lisola di Pasqua, Karnak e Stonehenge, gli ultimi selvaggi del Pacifico.
 
Più inspiegabili, infine, di tutte le narrazioni tramandate e di tutte le testimonianze, sono i sogni incoercibili. Tutte le generazioni degli uomini che conosciamo hanno sognato — e sognano ancora la grande civiltà scomparsa, origine di tutte le civiltà successive dell’Atlantide e dei buoni giganti; e in tutte le generazioni continuano anche gli incubi di catastrofi, di sfaceli e di decadenze. E la psicanalisi e l'analisi psicologica più recenti si sono progressivamente ridotte all’ultima ipotesi, così difficile d’accettare, ma divenuta sempre più inevitabile: che dietro tutto questo ci sia qualcosa di irrimediabilmente vero. Il mondo e la sua storia sono pieni di catastrofi e meraviglie molto più di quanto fino ad ora abbiamo creduto.
 
Se noi cerchiamo un Atlantide che sia la fonte di tutte le civiltà e sintetizzi tutte le tradizioni, possiamo credere che questa società delle Ande, trentamila anni fa, sia stata l’Atlantide. Invece di scomparire sotto il mare, essa è stata abbandonata dal mare ed è comunque perita. Quando le acque si furono calmate, gli uomini decaduti, che vivevano in Europa e si ricordavano dell’antica madre dei popoli dalla quale erano stati colonizzati e civilizzati, dovettero avventurarsi verso l’Ovest per ritrovarla.
 
Ma fino a Cristoforo Colombo, nessuno aveva più ritrovato quella terra: i navigli erano troppo piccoli, gli equipaggiamenti troppo scarsi, la capacità di navigare insufficiente. E così la tradizione stabili che quel continente si era inabissato: poiché per quanto lontano si andasse verso l’occidente non si trovava più nulla. L’oceano era vuoto. I Greci finirono per dire che da quella parte si giungeva ad isole felicissime, alle quali approdavano solo i morti.
 
Ma è una tradizione più breve e succinta che Platone narra. Egli pone la catastrofe solo circa diecimila anni fa, provocata da una inondazione. La teoria di Hoerbiger ci permette anche di collocare, in quel tempo e in quello spazio del Nord Atlantico, un’altra Atlantide più modesta, che tuttavia ci colpisce in modo particolare. La catastrofe delle Ande può essersi verificata duecentomila anni fa. Dopo questa data la Terra si è trovata senza satellite fino all’avvento della nostra Luna attuale. Questa Luna era un piccolo pianeta che, come tutti i pianeti, girava intorno al Sole in una spirale che si restringeva.
 
I piccoli pianeti ruotano in spirale più rapidamente di quelli grandi perché la loro forza d’inerzia è minore: essi portano in sé una carica minore della primitiva potenza esplosiva che li ha lanciati lontano dal Sole. Dunque, nella loro spirale che si avvolge più rapidamente, i piccoli pianeti raggiungono quelli grandi.
 
Accade fatalmente che un piccolo pianeta passi troppo vicino a uno grande e allora la gravitazione del grande pianeta, a questa distanza, è più forte della gravitazione del Sole. Il piccolo pianeta si mette a ruotare attorno all’altro: diventa un satellite.
 
Così la nostra Luna fu captata dalla Terra, forse dodicimila anni fa. E nuova catastrofe sulla Terra a quell’epoca: il globo terrestre prese la sua forma rigonfia ai tropici, l’aria, le acque e il suolo stesso attratti dalla gravitazione lunare, come ancora oggigiorno. I mari del Nord e del Sud rifluirono verso la parte mediana della terra.
 
Concepiamo che una civiltà si era stabilita in un’epoca compresa fra trentamila e dodicimila anni or sono su altopiani fra il 40° e il 60° grado di latitudine Nord; ed ecco questa civiltà di nuovo distrutta, questa volta per sommersione: le acque del Nord, come racconta Platone, la ricoprono in una sola notte, e più a Nord hanno di nuovo inizio le ere glaciali su terre prive di aria e di acqua per l’attrazione della nuova Luna.
 
Così si presentano a noi due Atlantide: ambedue possibili; l’una di gran lunga posteriore all’altra e derivata da essa. D’altronde, ambedue ci saranno necessarie se vorremo integrare tutte le tradizioni delle quali ancora possediamo, fin da tempo antichissimo, frammenti disseminati in ogni parte della Terra.

martedì 29 dicembre 2015

La Metafisica Finanziaria e la risposta di Protagora

A partire dagli anni ottanta, quando Margaret Thatcher aprì in Inghilterra la stagione del neoliberismo, ci viene ripetuto continuamente, con ossessiva costanza che c’è bisogno di mercato, del mercato, di più mercato. Il mercato deve essere libero, libero di privatizzare i ricavi dividendoli agli azionisti, e di nazionalizzare le perdite facendole ricadere sulla collettività.

Il mercato deve essere libero di pagare i manager decine di milioni di euro nonostante le aziende siano in perdita, nonostante licenzino migliaia di dipendenti. Il mercato deve essere libero, libero di permettere alle banche di produrre derivati spazzatura, e di proporli liberamente e consapevolmente ai propri correntisti.
 

Il termine mercato e le sue varie derivazioni sono diventate un mantra, un incantesimo potentissimo, un rimedio onnipotente, che i politici di tutti gli schieramenti hanno proposto come la panacea di tutti i mali. I risultati di trent’anni di questa mirabilante cura, sono sotto gli occhi di tutti. Gli stati rischiano il fallimento, mentre lo stato sociale è già fallito.

Ma i banchieri europei, e la finanzia internazionale continuano a proporre la loro cura. Meno stato, più mercato. Usare i fondi per salvare le banche a costo di tagliare la specie sociale, la sanità, l’istruzione il welfare.

Ma a quale fine?

Permettere all’uno per cento della popolazione di avere barche sempre più lunghe, case sempre più grandi, disponibilità economiche sempre più esasperate, mentre la restante parte della popolazione deve vivere di stenti e miseria? Senza prospettive? Senza possibilità di miglioramento?

Può una società permettersi di ribaltare il ruolo del mezzo con quello del fine? Perché è questo che sta facendo il capitalismo finanziario, sacrificando il benessere collettivo in nome del sacro mezzo della finanza.

Ma la finanza dovrebbe servire la popolazione; non dovrebbe essere la popolazione a servire la finanza. Ma viceversa. Perché se la finanza non è utile a migliorare il benessere collettivo, allora è bene che fallisca!

E fallisca al più presto.

Poiché in fondo il capitalismo finanziario non ha fatto altro che impoverire l’economia reale, il lavoro, le aziende, la politica, in nome di una minuscola elite, che come un cancro, si è arricchita sulla distruzione e la rovina di realtà produttive e laboriose costrette a cedere il passo alla speculazione.

Questo ribaltone sociale, questa trasformazione del mezzo in fine è vergognosa ed insostenibile.

La metafisica finanziaria, e le sue menzogne sono oramai divenute insostenibili.

Il capitalismo finanziario ha portato l'occidente al fallimento ed il mondo alla catastrofe ecologica!

Per questo sono vicino a chi si indigna.

L’essere umano prima di tutto.

E a chi chiede quali siano le proposte concrete del movimento, invito gli amici indignati a rispondere alla maniera di Protagora: “L’uomo torni ad essere la misura delle cose”. Che siano i capitali ad essere sacrificati per il benessere degli esseri umani, e non viceversa!
 

lunedì 28 dicembre 2015

Fare opera di verità è un gesto rivoluzionario

Un grande uomo politico , il bavarese Franz-Josef Strauss , manifestò il suo pensiero sull’Europa comunitaria con una affermazione lapidaria e tagliente : “I dieci comandamenti contengono 279 parole, la Dichiarazione americana d’indipendenza 300 e le disposizioni della Comunità Europea sull’importazione di caramelle esattamente 25.911.”
 
Era la metà degli anni Ottanta, e le normative europoidi sulle caramelle , nel frattempo, si sono certamente arricchite di altri fiumi di parole. Allo stesso modo, i maghi di Bruxelles si sono ampiamente interessati delle misure di piselli e zucchine, ed anche dei profilattici, con tanto di spiegazioni sulla capacità e la forma del più antico degli anticoncezionali, nonché delle dimensioni di forni e stalle, e di tante altre cose ancora.
 
Si tratta con ogni evidenza di una dittatura minuziosa , diffidente, acribica, pervasiva , alla quale è stata sacrificata la sovranità statuale e popolare di antiche , venerabili nazioni, che colpisce anche per l’apparente contraddizione tra l’ostentato ordoliberismo dei principi e l’occhiuto, sovietico burocratismo dei mezzi.
 
Contraddizione apparente, invero, giacché tutto l’impianto comunitario ( loro lo chiamano “acquis” ) è al servizio dei grandi gruppi economici e finanziari, gli unici a beneficiare tanto della pignoleria prescrittiva delle norme che delle opportunità aperte dalle quattro fantastiche libertà della scintillante Europa dei mercanti: libera circolazione di merci, uomini, servizi, capitali. Per tutti gli altri, a partire dai piccoli e medi imprenditori, regole astruse, obblighi, trappole, costi . Ma quali sono gli strumenti , quali i mezzi tecnici che consentono a questo potere reticolare di imporsi, fino a soffocare le libertà concretedi ventotto Stati e di poco meno di mezzo miliardo di sudditi ?
 
Il braccio secolare è la foltissima schiera dei funzionari dell’UE, un agguerrito esercito mercenario di molte migliaia di persone, assai ben pagate, titolari, come ogni casta che si rispetti, di privilegi e guarentigie; il cervello pensante è l’enorme massa di lobbisti – forse ventimila – accampati dalle parte dei palazzi del potere comunitario, che, nell’interesse di ambienti economici, potentati finanziari, commerciali ed industriali, corporazioni di ogni tipo, gruppi di pressione assortiti, dettano di fatto l’agenda dell’Unione, ed in particolare della Commissione UE.
 
La Commissione – e non sfugga che il termine commissario indica un potere discrezionale totale – è formata da ventotto membri, uno per ogni Stato dell’Unione ( una pacchia, per i ceti dirigenti dei piccolissimi Paesi, come Malta, Lussemburgo o Cipro !) , scelti dai governi sulla base di complicati equilibri intraeuropei, ma obbligati per legge comunitaria a non fare l’interesse del loro Paese. Su di loro, la frase più onesta l’ha pronunciata, con nordica franchezza, la commissaria svedese signora Maelstrom : “Il nostro mandato non deriva dai cittadini europei “. Finalmente, chiarezza: ammettono ormai senza vergogna di NON essere al servizio dei nostri interessi.
 
La Commissione esercita , al di là dei distinguo e delle contorsioni giuridiche ad uso di chi vuol crederci, tanto il potere legislativo che quello esecutivo. Ben sappiamo che il cosiddetto Parlamento europeo è solo una costosissima vetrina senza poteri reali, notaio condiscendente delle decisioni della Commissione. Per quanto riguarda le spese , ovviamente a carico dei contribuenti , dal circolo polare artico alle isole dell’Egeo, è sufficiente ricordare che il Parlamento ha due sedi, Strasburgo e Bruxelles, e che le riunioni si svolgono alternativamente nelle due città, con interminabili carovane di camion che trasportano documenti e strumenti di lavoro sull’autostrada, scortate dall’esercito belga e da quello francese.
 
Nella prassi quotidiana, tuttavia, la Commissione è un organo nelle mani dell’onnipotente classe degli “eurosauri”, funzionari che fanno e disfano, e, letteralmente, dettano legge, attraverso un apparato normativo costituito da regolamenti, direttive, decisioni , pareri, raccomandazioni. Ci saremmo dovuti allarmare fin dall’inizio, già dai termini usati, scelti con cura in un vocabolario alla camomilla per mascherare un potere ferreo.
 
Lo strumento più importante è il regolamento : atto legislativo vincolante, deve essere applicato in immediatamente nell’intera Unione . Ci sono poi le direttive , che stabiliscono un obiettivo che tutti i paesi dell’UE devono realizzare, emanando obbligatoriamente leggi nazionali in materia. Le decisioni vincolanoinvece i soli destinatari – ad esempio un paese dell’UE o una singola impresa .
 
I regolamenti emanati sono parecchie migliaia ogni anno, e la bulimia legislativa si accompagna alla verbosità, per cui pochissimi riescono a leggere un regolamento per intero ! Del resto, quella è la caratteristica comune di tutti gli atti europei , e Coriolano sfida i lettori a leggere il Trattato di Lisbona, dettoimpropriamente costituzione europea, dopo averlo scaricato dai siti dell’ Unione. Se ne sarà capace, tra rimandi a montagne di altre normative, visti e “consideranda”, avrà in mano un malloppo di centinaia di pagine del quale non capirà nulla: quello era precisamente l’obiettivo, confessato da due padri costituenti del calibro di Giscard d’Estaing e di Giuliano Amato, il superpensionato che ci sfilò dalle tasche il famoso 6 per mille dei conti correnti.
 
Il fatto è che i Regolamenti solo teoricamente provengono dal Consiglio Europeo ( la riunione dei ministri competenti per settore) o dal parlamento, che NON ha potestà legislativa, ma sono emessi su delega della Commissione, dunque da burocrati, per cui 28 Stati che millantano sovranità e libere istituzioni parlamentari sono tenuti ad applicare norme emanate da un sinedrio di non eletti e non responsabili dinanzi ai popoli, che, su indicazione e direzione di semplici funzionari – perché così è- deliberano poi a maggioranza semplice.
 
Un regolamento, teoricamente, può essere frutto della volontà di 15 commissari appartenenti ai Paesi più piccoli dell’Unione , quindi non piacere a tre quarti degli europei, ma tutti devono applicarlo dal giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione, e considerarlo, nella gerarchia delle fonti del diritto, superiore ad ogni legge nazionale. Solo la signora Malmstroem ha avuto il pudore – o l’improntitudine – di ammetterlo. La cessione di sovranità, quindi, è “il “ problema.
 
Per quanto ci riguarda, la fonte giuridica è il mitico art. 11 della Costituzione ( quella più bella del mondo , forse anche della galassia).
 
Ci torneremo tra un attimo, ma prima si impongono due parole sulle direttive: non sono leggi, ma è vietato non adeguarsi. Due esempi di questi giorni: lo sporco affare delle banche italiane “salvate” dal sistema creditizio ( con denaro finto , quello creato dal nulla dal dottor Draghi con il“quantitative easing” ), e relativa rapina a carico degli obbligazionisti è di stretta matrice europea. Il governo italiano non ha fatto che applicare una direttiva comunitaria che impone di gettare sul groppone di obbligazionisti e depositanti superiori ai 100.000 i debiti dei banchieri incapaci, ladri o insolventi . A Cipro, in corpore vili, avevano già fatto le prove, con lo scopo di punire e derubare i depositanti russi, in Italia applicano disciplinatamente gli ordini. I lustrascarpe all’ingrosso stanno a Bruxelles, gli sciuscià a Palazzo Chigi e Montecitorio .
 
Un’altra improvvida direttiva, una di quelle tirate fuori per dimostrare che l’Unione , quando vuole è “de sinistra”, ha imposto orari di lavoro massimi per tutti i sudditi europei. Risultato: a Cagliari un poveraccio non ha avuto l’agognato trapianto di rene e probabilmente ci lascerà la pelle perché i medici avevano esaurito l’orario massimo europeo. C’è sicuramente qualche legge italiana idiota, unita all’immancabile circolare esplicativa ed al placet dei sindacati , che ha obbligato l’equipe chirurgica a tornare a casa.
 
Se ci scappa il morto, peggio per lui, ciò che conta è attenersi alla Direttiva (maiuscola, dottor Blondet), ed alle circolari di qualche dirigente nominato per meriti politici, sindacali o di lenzuola.
 
L’Italia, peraltro, che ha nel proprio codice genetico il servilismo verso tutto ciò che è straniero, è stata la più diligente nell’assorbire il diritto comunitario, espungendo prontamente da ogni orizzonte giuridico le norme non in linea con quelle europee. La primo colpo venne dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’allora mercato Comune Europeo formato da sei stati, conosciuta come Costa contro Enel. , in cui già nel 1964 si dichiarava la prevalenza del diritto comunitario su quello interno.
 
Flaminio Costa , avvocato milanese azionista di Edison , società colpita dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica decisa dal primo governo di centrosinistra, rifiutò di pagare una bolletta della luce dell’ammontare di 1925 lire. La lite finì prima alla Corte Costituzionale, poi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
 
La Corte Costituzionale si pronunziò nel marzo del 1964, statuendo che sebbene la Costituzione Italiana permettesse una limitazione della sovranità in favore di istituzioni internazionali come la CEE, questo non impediva di applicare il principio “lexposteriorabrogat priori”: il Trattato di Roma , che diede vita al Mercato Comune Europeo, è del 1957, fu recepito nell’ordinamento italiano nel 1958, dunque non poteva prevalere sulla legge di nazionalizzazione del settore elettrico del 1963.
 
In sede comunitaria, al contrario si affermò che le leggi dell’Unione Europea non sarebbero efficaci se Costa non avesse potuto impugnare la legge nazionale sulla base della sua presunta incompatibilità col diritto comunitario : ne consegue che il diritto derivante dal Trattato di Roma non può trovare un limite in qualsiasi provvedimento del diritto interno. Sottoscrivendo il trattato, lo Stato ha limitato la sua sovranità, ed ha quindi accettato un corpo legislativo che lo vincola . 
 
Non è senza significato che il colpo alla sovranità statale sia derivato proprio dalla torbida vicenda della nazionalizzazione elettrica, imposta dai socialisti e gestita da Aldo Moro, che produsse un ingentissimo danno alle casse pubbliche e fece la fortuna di uno dei vecchi gestori privati, la Società Idroelettrica Piemontese (SIP) , che si trasformò poi in Società per l’Esercizio Telefonico e dominò per decenni il mercato delle telecomunicazioni.
 
Venti anni dopo, tanta acqua era passata sotto i ponti, e la sentenza Granital della nostra Corte Costituzionale , la n. 170 del 1984, riconobbe al giudice ordinario italiano il potere di disapplicare direttamente ogni legge contrastante con un regolamento comunitario precedente. La suprema corte stabilì una volta per tutte che, qualora vi sia “una irriducibile incompatibilità fra la norma interna e quella comunitaria, è quest’ultima, in ogni caso, a prevalere”.
 
In chiusura di argomentazione , tuttavia, la Corte non rinunciò ad affermare una propria competenza residuale nel sindacato dell’ “acquis” comunitario “in riferimento ai principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale e ai diritti inalienabili della persona umana”. Venne dunque riaffermata la preminenza di principi irrinunciabili del diritto interno, che non ammettono cessioni di quote di sovranità. L’affermazione non è per nulla ridotta ad un’eventualità teorica, ove si legga seriamente , come a molti pare opportuno, l’art. 11 della Costituzione italiana, e lo stesso art. 1 .
 
Coriolano è un contadino, al bisogno un combattente per la Patria, non un giurista o un costituzionalista, ma qualche riflessione in materia la vuol svolgere comunque , alla luce della sentenza Granital e di quanto osservato, a proposito della Costituzione vigente, da commentatori assolutamente allineati con il potere, con la garanzia della prefazione di un Luciano Violante , in un manuale edito da Mursia molto utilizzato nelle scuole della repubblica. A proposito dell’art. 11 , che recita, al comma 2 : [ l’Italia] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; c. 3) promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
 
Il manuale spiega che la norma è stata approvata dai costituenti pensando all’ONU ( ergo, al governo mondiale…) , ma che è considerata il fondamento dell’adesione nostra all’Unione Europea. Ciò comporta la prevalenza del diritto dell’Unione su quello italiano. E comunque, ammettono i costituzionalisti amici di Violante “solo qualora –ma si tratta di ipotesi difficilmente verificabili – gli atti dell’Unione Europea ledano i principi fondamentali affermati nella Costituzione italiana, l’Italia potrebbe recedere dall’impegno assunto con l’Unione Europea, riappropriandosi della sovranità ceduta “.
 
Un testo scritto in ginocchio, a partire dalle ipotesi per noi non così difficilmente verificabili che l’UE leda spirito e lettera dei primi dodici (sacri!) articoli della Carta, ma che lascia spiragli, esattamente come la sentenza Granital .
 
I Trattati comunitari, e soprattutto molti regolamenti e direttive, ispirati ad un liberismo ideologico quanto ottuso, probabilmente ledono l’art. 2 , che garantisce i diritti dell’uomo,definiti inviolabili nell’ambito sociale, ed afferma che “la Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Qualunque cosa significhi l’oscura formulazione dei costituenti ( qui si sente chiara l’ispirazione di quelli comunisti ..) , ordoliberismo , solidarietà e diritti sociali vanno d’accordo come guelfi e ghibellini.
 
Lo stesso articolo 1, che assegna la sovranità al popolo, sia pure nell’ambito della Costituzione, sembra al lettore comune , allo spettatore imparziale di Adam Smith, la negazione dell’attribuzione a burocrazie estere di poterisovrani. Purtroppo c’è la nuova formulazione dell’art. 117, modificato a seguito delle febbri federaliste, che riconosce che la potestà legislativa deve conformarsi “ai vincoli dell’ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali”.
 
Contradictio in adiecto o voce dal sen fuggita ? Sul punto, il manuale tace, così come sugli obblighi internazionali, che ad un’analisi maliziosa potrebbero sembrare , si fa per parlare, naturalmente, i protocolli riservati dei trattati di pace che relegano l’Italia nel ruolo di sconfitta con oneri imperituri.
Di più: come si giustifica la cessione della sovranità monetaria ad una banca privata, la BCE, giacché non risulta che , almeno in punto di diritto ! , le banche siano Stati e tanto meno che abbiano come scopo la pace e la giustizia tra le Nazioni. Insomma, qui è tutto illegale, ed un giurista del prestigio di Giuseppe Guarino ha dimostrato in un libro come il Patto di Stabilità, quello che ci inchioda al rapporto deficit/PIL del 3% ed al rientro, aritmeticamente impossibile per alcuni secoli, del debito pubblico entro il limite del 60% del PIL , che deroga e viola per certo i principi dei trattati comunitari, non potesse essere stabilito con un semplice regolamento della Commissione, norma di rango assai inferiore ad un Trattato internazionale.
 
Parole, purtroppo, come parole in libertà, oltreché assai poco dotte , sono le argomentazioni di Coriolano. Però sono vere, e meritano comunque di essere diffuse , a vergogna di questo nuovo totalitarismo che ci opprime , almeno fino a quando la polizia del pensiero non sarà venuta a prenderci: c’è già l’impianto legislativo adatto, nelle pieghe del Trattato di Lisbona, e la polizia internazionale, l’Eurogendfor, per eseguire gli ordini , ed è perfettamente legale essere giudicati da un tribunale straniero per un fatto commesso qui , che non è previsto come reato dal nostro ordinamento.
La Costituzione è qui clamorosamente violata, poiché nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge , principio che, con buona pace degli adoratori della Carta, è stato ereditato dallo Statuto Albertino del 1848 , art. 71 !
 
Torniamo ai nostri poco amati regolamenti ed alle imperiose direttive: esiste una direttiva comunitaria che obbliga gli Stati a diffondere nelle scuole l’uguaglianza delle diversità sessuali, non sorridete, è davvero così, cioè l’ideologia “gender” e omosessualista. Ecco da chi vengono le peggiori schifezze , e sono diffuse apertamente come pensiero ufficiale dell’Unione, dunque come indottrinamento coatto a pensare ciò che l’illuminata élite d’ Europa pensa, in spregio ai proclamati principi di libertà.
 
Su un piano diverso, è persino divertente la sorte del regolamento UE n. 450 del 2008, presentato come nuovo codice doganale comunitario, in sostituzione di quello del 1992 ( regolamento CE n. 2913).
 
Talmente inadeguato è apparso agli stessi gerarchi europoidi, che ne viene posticipata ciclicamente l’entrata in vigore, per evitare il peggio. Ma se lo sono scritto sempre loro, che se la cantano e se la suonano, tanto la croce la portiamo noi.
 
E guai se decidessimo di sostenere con denaro nostro, le tasse degli italiani, un settore economico, un distretto industriale, un’industria strategica in crisi, un distretto agricolo : ultra vietato, sono biechi “aiuti di Stato”, che però a francesi e tedeschi sono non di rado consentiti !
 
Provate a parlare agli olivocultori pugliesi della xylella, la malattia che fa morire le piante, e dell’intervento dei padreterni di Bruxelles con tanto di regolamenti e normative urgenti, e sentirete le loro pittoresche valutazioni sul ruolo e la capacità di problem-solving ( adesso si dice così !) dell’allegra brigata comunitaria.
 
A proposito, la PAC ( politica agricola comune)è ormai agli sgoccioli, ma gli uffici relativi , negli Stati e nei palazzi europei, sono ancora bene aperti e popolati da dirigenti e funzionari.
 
Per restare ai palazzi, una considerazione su Palazzo Justus Lipsius, sede della Commissione che sforna le sue migliaia di regolamenti, direttive, pareri, decisioni e raccomandazioni, tradotte poi in una trentina di lingue da un battaglione di esperti, in genere in un idioma compresa da pochi iniziati. Il palazzo, di forma circolare e volutamente incompiuta, è chiaramente ispirato alla tradizionale iconografia della Torre di Babele, quella, ad esempio, resa mirabilmente nel quadro di Pieter Bruegel il Vecchio. Non posso credere che sia un caso , ma il preciso segnale che lassù regna Babilonia .
 
L’indirizzo è ancora più inquietante: rue de la Loi, via della Legge. Davvero, tempi durissimi, che però ci siamo cercati, specie noi italiani, con un europeismo esagerato, sciocco, infantile , servile, la cui unica giustificazione era il disprezzo e la sfiducia nei nostri governanti domestici. Triste cartolina del passato l’entusiasmante battaglia per l’Europa della civiltà e delle nazioni , condotta dalla più generosa gioventù del continente in anni diversi .
 
Forse è troppo tardi, forse non ancora. Intanto, fare opera di verità è un gesto rivoluzionario , come capì George Orwell al tempo di “1984”.
 
O forse valgono le invettive scagliate contro Roma dal mio antenato Coriolano, come immaginate da Shakespeare nel dramma a lui intitolato :
 
“Sporco branco di cani ! Io odio il vostro fiatocome l’aria di una palude infetta e apprezzo il vostro favore quanto una carogna insepolta che mi appesti l’aria . Io, bandisco voi ! Restatevene qui in compagnia della vostra incostanza. Che ogni più piccolo rumore vi faccia tremare, e che piombiate nella disperazione anche solo vedendo di lontano agitarsi le piume sul capo dei vostri nemici ! Conservatelo, questo potere di bandire i vostri difensori: finché la vostra ignoranza – che per capire deve prima provare – non risparmiando neppur voi, eterni nemici di voi stessi, vi consegni, come i più abietti fra i prigionieri, a qualche nazione che vi prenda senza colpo ferire ! Per causa vostra, io disprezzo la mia città e le volto le spalle : c’è un mondo intero, fuori di qui” .

domenica 27 dicembre 2015

L'importanza degli insegnamenti spirituali antichi per la società contemporanea

“La storia si ripete incessantemente.”
(Proverbio arabo)
 
Qualcuno può chiedersi a cosa servono degli insegnamenti spirituali così lontani dalla realtà. A costoro si deve rispondere che servono e che essi non sono affatto astratti o superati. Gli insegnamenti spirituali possono dirci ancora molte cose che non sappiamo e possono indicarci delle realtà che dobbiamo realizzare. Steiner dice che l’indagine spirituale ci indica un’altissima mèta che trascende l’orizzonte dell’esistenza comune, perciò tratta temi che sono strettamente correlati con i nostri tempi odierni.
 
 
Questo accade soprattutto se trattiamo dei periodi storici che risalgono a migliaia e migliaia di anni.
 
In apparenza può sembrare che l'indagine ci possa allontanare dalla realtà quotidiana ma, in realtà, ci si dovrebbe meravigliare di quanto la comprensione di epoche così remote ci possa illuminare e far comprendere il tempo attuale. Potremmo chiederci se le anime che vissero nelle epoche remote abbiano qualcosa in comune con noi, e la risposta è che quelle anime sono le stesse che oggi vivono in noi.
 
Dobbiamo pensare che le anime che vissero in tempi che stiamo indagando, oggi rivivono nei nostri corpi e nell’epoca attuale. Se crediamo alla reincarnazione crediamo che le esperienze vissute nelle vite passate ritornano nelle esistenze future sotto forma di facoltà, capacità, talenti o predisposizioni congenite. Molto di quello che viviamo ha una concatenazione con i fatti della nostra epoca, rivela Steiner.
 
Per capire cosa siamo diventati dobbiamo risalire al passato primordiale dell’umanità quando la terra era molto diversa da quella di oggi e le nostre anime erano racchiuse in corpi molto diversi da quelli che abbiamo oggi. In tempi molto antichi, tra le Americhe e l’Europa, esisteva il continente di Atlantide che fu sommerso dopo un'enorme cataclisma che fu seguito dall'inondazione che lo fece sprofondare nell’Oceano che ha preso il suo nome.
 
Le nostre anime vissero negli uomini di Atlantide che fuggirono verso le terre occidentali. La distruzione della loro terra li spinse a migrare da occidente verso oriente, perciò essi attraversarono l’Irlanda, la Scozia, l’Olanda, la Francia e si diffusero in Europa e la colonizzarono, poi viaggiarono verso l’Asia e popolarono anche la parte settentrionale dell’Africa. Ma nei paesi che occupavano trovarono dei popoli precedenti che avevano anche loro una loro civiltà che era preesistente, e che fu vista come straniera.
 
In Irlanda, ad esempio, ancora prima dell'ondata migratoria degli Atlantidi, viveva una popolazione di elevata civiltà che poteva essere considerata come la più evoluta civiltà della terra. Infatti quelle popolazioni erano guidate da somme entità spirituali che li avevano condotti ad un livello di sviluppo altissimo. La migrazione dei popoli di Atlantide raggiunse l’India dove fondarono delle colonie che civilizzarono i popoli indigeni.
 
In India viveva una popolazione precedente che possedeva una civiltà su cui i civilizzatori fondarono la prima civiltà postatlantica che non è citata nei documenti storici, perché la storia racconta fatti che avvennero molti millenni dopo. Nelle sacre scritture conosciute come i Veda è contenuto solo un debole riflesso dell’antichissima civiltà indiana che era entrata in fase declinante. Nei Veda è scritto ciò che i 7 sacri rishi trasmettevano solo in forma orale, ma vollero che fosse scritto quando seppero che stavano decadendo.
 
Al 1° periodo della civiltà postatlantica seguì il 2° periodo della civiltà persiana che culmina con la dottrina di Zarathustra che è il suo apice. In seguito, sotto l’influsso dei colonizzatori provenienti dalla valle del Nilo, fiorì la civiltà che si riassume nei 4 nomi caldaico-egizio-assiro-babilonese che formano il 3° periodo della civiltà postatlantica dell'Asia Minore e dell’Africa settentrionale, che ebbe il culmine nell’incredibile sapienza stellare dei Caldei da una parte, e nella sapienza misterica egizia dall’altra.
 
Il 4° periodo si sviluppò nell’Europa meridionale dove fiorì la civiltà greco-latina che esprime l’apice nei poemi di Omero, nella scultura classica, nelle tragedie di Eschilo e di Sofocle. La successiva fase romana inizia nel secolo 8° secolo a.C. e dura fino al 14°-15° secolo dopo la nascita di Cristo, precisamente fino al 1413. La civiltà greco-latina esprime il 5° periodo di civiltà in cui viviamo attualmente e, al nostro seguirà il 6° periodo, e anche un 7° periodo prima della spiritualizzazione della terra.
 
E, nel 7° periodo, risorgerà in un modo diverso e con maggior splendore, la civiltà indiana. Questo accadrà perché c'è una legge secondo la quale alcune forze misteriose agiscono attraverso le civiltà. Steiner rivela che esiste una connessione che lega le varie epoche tra loro. Ad esempio, il 1° periodo della civiltà indiana risorgerà nel 7° ma sarà diverso, perché verrà trasformato da quelle forze che agiscono nella storia.
 
In seguito a questa misteriosa connessione, vedremo che si ripeterà il 2° periodo della civiltà persiana durante il 6° periodo, e vedremo risorgere nuovamente la religione che venne insegnata da Zarathustra. Perciò vedremo che, nel 5° periodo cioè l'attuale, risorgerà il periodo egizio. In effetti, solo il 4° periodo che è quello centrale dei 7 periodi, non avrà alcuna epoca uguale, perciò sarà il solo che non si ripeterà.
 
Steiner dice che questa regola della ripetizione delle epoche causa il fatto che l’antica civiltà indiana si ripeterà nel 7° periodo che vivremo in futuro. Quindi risorgerà anche l’usanza indiana di suddividere l’umanità in caste di sacerdoti, guerrieri, commercianti e lavoratori. Ma l’usanza antica sarà diventata troppo lontana dalla mente evoluta che avremo. In passato, nessuno si sarebbe azzardato a contestare quell'usanza perché tutti sapevano che era stabilita da guide illuminate perciò era ritenuta una cosa giusta e naturale.
 
Le guide degli indiani antichi erano i sette sacri rishi che avevano ricevuto l’addestramento dai maestri divini che erano giunti con i popoli di Atlantide. Ma, nel 7° periodo ossia in futuro, le cose saranno molto diverse perciò avremo un raggruppamento che sarà basato su regole diverse da quelle antiche. Nell'India antica, questo avveniva per opera di una autorità esterna ma, in futuro, sarà esso sarà basato su caratteristiche oggettive degli individui.
 
In futuro avremo dei raggruppamenti dell'umanità che saranno basati sulle capacità e sulle caratteristiche degli individui, perciò lo Stato sarà organizzato in base alle capacità dei singoli così che il lavoro sarà svolto da chi sa farlo al meglio, fermo restando l’eguaglianza dei diritti per tutti. Steiner dice che le anime rivivono sempre le epoche che hanno vissuto in passato, perciò non ci stupisce di vedere il ritorno della civiltà egizia nell’epoca attuale.
 
E lo vediamo esaminando l’immagine della Madonna che porta in braccio il Bambino Gesù dove possiamo riconoscere l’immagine della dea Iside avvolta dal velo che nasconde il suo profondo mistero che regge in braccio suo figlio Horo. Vediamo che la dea ricompare nell’immagine della Madonna con il Bambino Gesù, perciò vediamo che la Madonna è “una reminiscenza” della dea Iside, e l'immagine rivela la relazione che esiste tra l’epoca presente e quella egizia.
 
Se studiamo il culto dei morti tra gli egizi vediamo che essi praticavano la mummificazione del corpo, e che mettevano nelle tombe gli oggetti che il defunto aveva amato e che gli erano appartenuti. L’usanza è diventata la caratteristica di quella civiltà, ma pochi sanno che venne usata per uno scopo ben preciso.
 
Fare una mummificazione del corpo non è la stessa cosa che bruciarlo o inumarlo, perché l’anima fa esperienze diverse e qualcosa cambia durante il periodo che ella vive tra la sua morte e la sua nuova nascita. L’anima riceve una forte impressione da questa pratica funeraria, perché continua ad avere un forte attaccamento con il suo corpo mummificato e con la vita terrena. E quel profondo legame si conserva anche nelle vite successive perciò l’anima resta molto legata alla terra.
 
La pratica non fu eseguita per caso, infatti gli egizi la usavano con lo scopo di creare l’attaccamento dell’anima per la vita terrena. E se non l’avessero usata, l’anima avrebbe smarrito ogni interesse per la vita terrena, perciò fu introdotta e usata perché le circostanze imponevano che si creasse un legame tra l’anima e la vita terrena. La mummificazione, dice Steiner, venne usata affinché si affermasse la tendenza a cercare l’esperienza spirituale vivendo nel mondo fisico.
 

sabato 26 dicembre 2015

Franco ‪Battiato‬ e Andrea Di Stefano parlano di ‪Mistica‬ e ‪‎Fisica‬ Quantistica


Franco ‪Battiato‬ e Andrea Di Stefano parlano di ‪Mistica‬ e ‪‎Fisica‬ Quantistica, durante la conferenza "La validità degli insegnamenti mistici alla luce della fisica quantistica" tenutasi il 7 novembre 2013 presso il Liceo Scientifico e Linguistico Principe Umberto di Savoia di Catania in occasione delle celebrazioni del Novantesimo Anniversario della fondazione del Liceo.
 

venerdì 25 dicembre 2015

Il Meteor Crater e l'esoterismo Anasazi

Il Meteor Crater, un antico cratere da sempre luogo sacro dei Navajo, mantiene ancora oggi il suo fascino di indiscutibile mistero e si lega all'antica civiltà degli Anasazi, il popolo scomparso in una notte, che aveva cultura e esoterismo eguali a quelli dei Druidi in Europa. 

L’origine del cratere viene attribuita all'impatto con una meteora, ma l'enorme bolide che avrebbe dovuto provocarlo, nonostante gli estenuanti scavi condotti  per la sua ricerca, non è mai stato trovato. Il Presidente Roosevelt in persona autorizzò una Società mineraria che si doveva occupare della ricerca del bolide celeste che avrebbe provocato il cratere senza tuttavia giungere ad alcun risultato. 


Allo sfortunato imprenditore, che ha dedicato gran parte della sua vita a cercare il  meteorite fantasma, la NASA ha dedicato il nome di un cratere lunare. Oggi una compagnia privata custodisce il sito con recinzioni e guardie armate assicurando l'inviolabilità del luogo.

A poche centinaia di chilometri da Phoenix, in Arizona, vicino alle incredibili bellezze naturali del Grand Canyon, un mistero continua a sfidare la scienza e la storia.

Siamo all'interno delle antiche terre della nazione Navajo. Qui si trova il cosiddetto Meteor Crater, il grande cratere che tutti i libri di astronomia riproducono quando vogliono mettere in evidenza la selvaggia e terribile bellezza dei fenomeni celesti che coinvolgono il nostro pianeta.

Dall'immensa pianura che si perde a vista d'occhio, lungo l'Interstate 40 tra Flagstaff e Winslow, non si vede granchè  dato che il bordo del cratere si alza solo per poche decine di metri confondendosi con una delle tante collinette che si perdono nella vastità del paesaggio.

Un cratere da impatto del Canada nella sua consueta forma circolare.

Ma dall'alto la visione diviene impressionante per la forma e le dimensioni che il cratere rivela inaspettatamente di possedere.

Le sue proporzioni sono veramente notevoli: le diagonali di circa 1 chilometro e mezzo, con un perimetro di circa 5, per una profondità di almeno 200 metri.    

Gli indiani lo consideravano un luogo sacro da millenni ed era al centro dei loro culti esoterici. Molte leggende Hopi e Navajo testimoniano l'importanza del luogo sul piano culturale e spirituale.

Oggi il luogo è di proprietà di una società privata, recintato, e strettamente sorvegliato da guardie armate. Al cratere si può accedere solo attraverso una balconata che si protende sull'impressionante precipizio alla modica cifra di 13 dollari.

Ovviamente non esiste più alcun richiamo alla tradizione indiana, esiste solamente una sorta di tempio alla curiosità astrofisica del fenomeno celeste che rappresenta.

Ma il senso del mistero che possiede il Meteor crater non è stato possibile sconfiggerlo, esso c'è ancora e si sente palpabile e indiscutibile.

Cosa ci fanno le guardie armate? Perché il governo federale ha favorito la cessione a questa compagnia privata di un bene che dovrebbe essere pubblico come tutti gli altri parchi e curiosità naturali del territorio americano?

La prima descrizione del cratere nella storia dei bianchi colonizzatori del "nuovo mondo" è del 1871. Il sito venne subito identificato come un vulcano e gli venne dato il nome di Cono Bute.

Ma l'idea della natura vulcanica del cratere non convinse molto a lungo e si fece presto largo l'ipotesi di una origine conseguente ad un impatto meteorico.

Nel 1902 l'ingegnere Moreau-Barringer di Philadelphia, convinto di trovare una grande massa ferrosa da utilizzare industrialmente, chiese e ottiene una concessione di sfruttamento minerario dal governo americano. La concessione fu firmata addirittura dall'allora presidente Teodoro Roosevelt in persona e non si comprende per quale motivo venne attuata questa prassi inusuale per l'ordinaria amministrazione statunitense.

L'ingegnere Barringer diede quindi vita alla Standard Iron Company e iniziò i lavori di sondaggio del fondo del cratere alla ricerca della enorme massa ferrosa che doveva averlo provocato.

Tuttavia contro ogni aspettativa i sondaggi non portano ad alcun risultato: la massa ferrosa del presunto meteorite non si trovò.

Sul fondo del cratere venne rilevato solamente un cospicuo strato di bianca sabbia, simile al talco, che è alquanto comune in altri luoghi della zona...

Nel 1909, dopo 28 inutili sondaggi che avevano raggiunto i 600 metri di profondità, i lavori vennero sospesi. All'inizio della prima guerra mondiale venne fatto ancora qualche tentativo che non porto' però ad alcun risultato auspicato.

I tentativi cessarono nel 1929 con la grande depressione economica USA che porto' alla chiusura definitiva della Standard Iron Company.

L'ingegnere Barringer morì qualche anno più tardi senza aver ottenuto nulla di concreto dalla sua impresa, oltretutto fallita clamorosamente anche sul piano economico.

Tuttavia il governo americano oggi gli tributa egualmente un particolare riconoscimento, destinando il suo nome addirittura ad un cratere sulla Luna. Privilegio alquanto inusuale e eccezionale secondo la prassi di lavoro della comunità scientifica internazionale che preferisce solitamente l'attribuzione di nomi di personaggi storici. Per quale merito Barringer, nonostante il suo fallimento scientificoe economico, ha infranto la consuetudine?

Il mistero si accentua...

Da millenni, il Meteor Crater ha influito sulla cultura delle popolazioni indiane che hanno abitato questa regione del continente nord-americano. Del resto è inevitabile che i fenomeni naturali abbiano da sempre inciso sull'immaginativo umano soprattutto presso i primi uomini che nella loro ingenuità erano testimoni e cronisti sprovveduti.

Così è successo per il fenomeno delle stagioni, dell'alternarsi del giorno e della notte, dei temporali, dei vulcani e del fuoco.

L'incapacità di dare una spiegazione razionale dei fenomeni ha però portato alla percezione del "mondo magico" e della consapevolezza dell'atto di esistenza individuale che l'ordinario con i suoi bisogni pratici e oscuri tende a soffocare. Elementi che hanno portato all'intuizione di un "segreto", causa e ragione della vita nell'universo.

La distesa del deserto intorno al "Meteor crater"

L'interpretazione religiosa a posteriori dei fenomeni naturali ha portato all'antropomorfizzazione dei fenomeni stessi, visti come la manifestazione di divinità poste a custodia del segreto, nel tentativo di stabilire un ponte interattivo e didattico tra l'uomo e le forze del cosmo.

Il fuoco, ad esempio, elemento rivoluzionario per l'evoluzione della civiltà umana, venne associato ad un dono degli dei del cielo per aiutare gli uomini. Questo concetto fu poi associato a sua volta alla caduta delle grandi meteore come manifestazione evidente della presenza degli dei celesti.

In questa prospettiva va notato come, su tutto il pianeta, miti e leggende parlano in effetti di divinità antropomorfe discese dal cielo per portare conoscenza agli uomini e per colonizzare popoli semiumani da cui far nascere grandi civiltà. I Maya e gli Aztechi festeggiavano con la comparsa mattutina di Venere l'arrivo degli dei celesti che avevano originato l'uomo e la loro stessa civiltà.

Possiamo citare il mito di Fetonte, quello della caduta del carro solare presso la città di Torino, che secondo Platone trattava di un grande corpo celeste caduto sulla Terra, o l'antica divinità cinese che discese dal cielo con i suoi servitori di metallo per creare una civiltà nella remota Cina.

Come presso molti altri popoli, queste entità mitiche e benefattrici  erano conosciute anche presso gli antichi abitanti del territorio del Meteor Crater e ancora oggi presso gli Hopi e i Navajo vengono ricordati e celebrati con il nome di Katchina. Una sorta di spiriti intermediari tra l'uomo e le forze della natura.

La caduta delle grandi meteore sembra segnare le tappe dell'umanità. Una meteora liberò il mondo dai grandi rettili per far posto all'uomo e secondo i miti una brillante cometa cadde sul luogo in cui nacquero Zoroastro, Mithra e lo stesso Cristo.

Probabilmente con la stessa incidenza anche l'evento preistorico che diede forma al Meteor Crater non mancò di essere notato dalle popolazioni esistenti allora sul nostro mondo.

Forse, tanto da sollecitare la traversata dello stretto di Bering per vedere cosa era accaduto, per cercare una magica porta che portasse fuori dal sogno, quella porta già cercata inutilmente alla base di ogni arcobaleno.

Non c'è da meravigliarsi se la caduta del meteorite dell'Arizona fu avvertito nella lontana Asia.

Ad esempio il tuono e la luce dell'esplosione della meteorite della Tunguska, di dimensioni molto contenute, caduta nel 1908 in Siberia, fu avvertita da Mosca fino a Londra... Se si considera che per creare il Meteor Crater si stima l'uso di una energia pari a mille bombe H, ciascuna eguale a quella di Hiroshima, si può pensare che l'evento fu sicuramente in grado di essere avvertito ben più in là dei limiti continentali del territorio nordamericano...

Le migrazioni successive possono poi aver consolidato la fama sacra del luogo e devono aver favorito il passaggio di  informazioni, attraverso lo stretto di Bering, sino alle popolazioni dell'Asia centrale creando un vero e proprio culto e richiamando masse sul nuovo continente.

Forse, incuriositi dall'evento, sullo stretto di Bering, ancor prima degli uomini, ci passarono per primi i sauri. Il caso vuole che proprio nelle zone intorno al Meteor Crater si trovino ancora oggi le impronte fossili di piccoli sauri. Quelli, per la cronaca, che avevano la nostra statura,  camminavano eretti e avevano cinque dita con il pollice apparentemente opponibile.

Proprio nell'area geografica dove giganteggia il Meteor Crater ebbe origine la cultura misteriosa degli Anasazi, gli Antichi, così come sono chiamati oggi dagli Hopi e dai Navajo, i loro attuali naturali discendenti storici.

Gli Anasazi erano un popolo particolare, costruttori di città e custodi di conoscenze matematiche, astronomiche e mistiche. La loro scomparsa costituisce un mistero. Da un giorno all'altro, abbandonando suppellettili e attrezzi da lavoro, scomparvero nel nulla lasciando gli attuali archeologi di fronte ad un mistero inesplicabile. Tanto più che rappresenta un fenomeno comune anche per altre popolazioni di antiche città Maya e Azteche.

Come si è detto, oggi la loro eredità è stata rilevata dal popolo degli Hopi e dei Navajo che la continuano attraverso leggende, danze rituali e dipinti simbolici.

In proposito va ricordato che l'esoterismo degli Anasazi è particolarmente interessante per molti risvolti e non fa che accrescere il senso di mistero che aleggia intorno a questa terra.

Gli Anasazi conoscevano il concetto metafisico di Wakan-Tanka, considerato come la rappresentazione della natura segreta dell'esistenza, poi erroneamente tradotto dai gesuiti con il nome di Grande Spirito, e praticavano una forma di meditazione come mezzo di conoscenza di Wakan-Tanka stesso. Essa era contemporaneamente una sorta di preghiera e di pratica interiore per la conquista spirituale dell'uomo.

L'Autore sul bordo dell'immenso cratere.

Ma ciò che rappresenta ancora più un mistero sono le apparenti radici che sembrano essere in comune con i popoli del vecchio continente. Esistono infatti similitudini tra l'esoterismo Anasazi e quello druidico che suggeriscono una identità segreta in comune tra i popoli dei due mondi, apparentemente lontani geograficamente e senza possibilità di comunicazione.

Possiamo citare il caso del "torch", un braccialetto dell'artigianato Navajo che è identico a quello indossato dagli antichi guerrieri celti. Possiamo citare il caso della "medicine wheel" e il parallelo simbolismo con la croce celtica. La comunanza di forme e simbolismi non trova alcuna spiegazione.

Una antica leggenda dei Navajo, eredi degli Anasazi, narra di un dio barbuto dal respiro caldo, che era disceso dal cielo proprio dove oggi vi è il Meteor Crater. Un dio che ricorda un altro mito di un dio barbuto colonizzatore, Quetzalcoatl, il dio-serpente piumato.

La leggenda racconta che il dio disceso tra gli antenati dei Navajo di giorno viveva tra gli uomini e di notte, accompagnato da una luce accecante e da un rumore assordante, scendeva nel cratere per chiudersi nel sottosuolo.

Una narrazione più o meno identica a quella relativa al dio colonizzatore Oannes che era sceso tra i popoli mesopotamici. Di giorno viveva tra gli uomini insegnando le arti e le scienze e di notte si ritirava nel mare.

Ci fu chi interpretò questa leggenda come la descrizione poetica dell'impatto meteorico avvenuto nel passato. Se così era stato, si stimò che l'evento celeste che formò il Meteor Crater, messo in relazione al tempo di presenza sul territorio del gruppo etnico dei Navajo, doveva aver avuto luogo appena poche migliaia di anni prima.

Tuttavia le analisi dei resti di vegetazione dentro e intorno al cratere, eseguite con il metodo del Carbonio 14 hanno portato a stimare l'età di formazione del Meteor Crater in un epoca non inferiore ai 50000 anni. Inoltre la stessa indagine ha portato a valutare che le rocce della zona si sono formate in un tempo dell'ordine di milioni di anni.

E' evidente che l'evento è molto più antico di quanto si possa immaginare.

Ma come accettare che in questo enorme lasso di tempo si sia potuto tramandare la leggenda sino a giungere ai Navajo? I Navajo dovevano averla ricevuta dagli Hopi e questi prima ancora dagli Anasazi. Ma quanto erano antichi i primi cronisti del fenomeno celeste? Un conto che si perde nelle centinaia di milioni di anni. E l'uomo non sembra essere così antico.

E' un caso molto simile a quello relativo al mito di Fetonte che si riferiva, secondo la rivelazione di Platone, alla caduta di un corpo celeste nella zona del nord-ovest dell'Italia in epoca primordiale, prima che comparisse l'uomo, ma di cui tuttavia ci è giunta egualmente la sua cronaca impossibile attraverso il mito.

Molto probabilmente, come sul continente europeo, anche su quello americano esiste una antica tradizione in grado di trasmettere informazioni attraverso il tempo al di là del limite delle culture storiche. Nel "dreamtime" tutto è possibile...

Ma gli interrogativi e il mistero intorno al Meteor Crater  sembrano non fermarsi mai. Ad esempio, cosa si può dire concretamente in proposito della reale natura del Meteor Crater stesso?

Le fonti ufficiali parlano di una origine meteorica del cratere e solitamente esso viene descritto dai testi di forma circolare, come ci si aspetta ovviamente che sia la forma di un cratere. Tuttavia esiste un paradosso che può mettere in discussione questa tesi.

A parte il fatto che non si trova la meteora che l'avrebbe dovuto produrre, se si osserva il Meteor Crater dall'alto si ha la sorpresa di constatare che questo non è affatto circolare come ci si aspetta, ma bensì è di forma inequivocabilmente quadrata.

Se ci soffermiamo a considerare come tutti i crateri, vulcanici e meteorici, sia sul nostro pianeta che sulla Luna, e possiamo aggiungere anche nell'intero sistema solare, sono sempre di forma circolare, viene da chiederci quale sia la vera natura del Meteor Crater. Valutando che nonostante gli sforzi tecnologici sinora effettuati non è stata trovata traccia di alcun corpo meteorico e che i reperti meteorici, una sorta di tectiti stranamente magnetiche, sono stati trovati non dentro, ma all'esterno del cratere, viene da chiederci in quale strana e particolare categoria debba essere incluso il fenomeno del Meteor Crater.

Negli anni '60 la NASA ha condotto dei lunghi rilevamenti sul fondo del cratere. Ufficialmente si è trattato di un training per gli astronauti di Apollo 11, l'equipaggio che poi sbarcò sulla Luna. Ma sul fondo del cratere ancora oggi si possono vedere strutture e recinzioni metalliche che nulla sembrano avere a che fare con la missione lunare.

Si vedono le tracce degli scavi fatti dalla NASA al fianco di quelli effettuati dai primi pionieri che cercavano il ferro della meteorite che non c'era.

Scavi che ricordano quelli fatti, sempre dalla NASA, negli anni '70 all'interno del grande vulcano spento, sull'Isola di Pasqua. Un vulcano che era noto presso gli indigeni dell'isola per il suo carattere sacro e per le strane apparizioni notturne di corpi celesti luminosi e dai colori cangianti.

A quel tempo, allo scopo ufficiale di dover installare dentro al cono vulcanico una stazione di rilevamento dei satelliti, fu calato un escavatore insieme ad una équipe di archeologi.

Inutile dire che anche allora il perimetro del cratere era recintato e guardato a vista da guardie armate....

giovedì 24 dicembre 2015

Spero torni presto l'era del cinghiale bianco...


Che significato ha il Cinghiale Bianco per Battiato? Il cinghiale bianco è un simbolo che rimanda al sapere spirituale, metafora per spiegare il proprio rifiuto alle contraddizione di un mondo moderno che sembra aver perso ogni punto di riferimento, in particolare i propri riferimenti spirituali.

L'era del cinghiale bianco è un riferimento alla cultura celtica. Con questo nome è infatti indicato un periodo remoto di splendore della cultura celtica (una sorta di età dell'oro perduta e comune a quasi tutte le culture).



In generale il cinghiale è per i celti un simbolo di vitalità e forza. La sua carne veniva sepolta insieme ai defunti per accompagnarli nell'aldilà. Era inoltre l'animale che spesso impersonificava la Dea Madre.

Del cinghiale bianco parla anche la leggenda di San Pietro al Monte. Una leggenda nella quale un principe va a caccia di un temibile cinghiale bianco. La caccia porterà il principe su territori del divino, alla cecità e ad altri incontri magici.

http://significatocanzone.it/l-era-del-cinghiale-bianco-franco-battiato-significato-testo

mercoledì 23 dicembre 2015

Capitalismo ed Egoismo

La costruzione identitaria di ogni individuo è una questiona politica. L’attuale società capitalista  ha favorito la disgregazione dei popoli poiché ha distrutto il senso di comunità e di appartenenza. Distruggendo ogni capacità di valutare autonomamente ha distrutto l’animo umano, il nostro io. Che genere di individuo ha costruito il capitalismo? All’interno del capitalismo, qual è il ruolo che gli individui assumono? 

Mi sembra di osservare che generalmente le persone combattono contro i ruoli che la società ha assegnato a loro. Se vogliamo avere un’idea sul carattere di questa società è sufficiente osservare quali individui sono ricoperti di rispetto e ammirazione. In una società come la nostra, la maggioranza degli individui trova rispetto e ammirazione per le immagini proposte dalla pubblicità e dagli affari. 

Secondo l’accezione capitalista l’industria delle armi è lavoro produttivo, insegnare a dei bambini come curare un malato è improduttivo, persino la cosiddetta economia sommersa (droga e l’evasione fiscale) è produttiva poiché alimenta denaro, mentre i servizi sociali sono considerati costi e soggetti a privatizzazioni continue secondo logiche di mero bilancio, al pari del pensiero delle imprese. 

Tutto ciò poiché nella religione capitalista il valore è il denaro, e non si occupa di utilità. Anche un bambino capisce che il capitalismo è sinonimo di violenza, non per gli economisti ortodossi e non per i loro burattini chiamati politici, quelli che ricevono una delega dai cittadini per entrare nelle istituzioni, ma nella realtà “amministrano” i capricci di alcune SpA, non governano. La recente evoluzione del capitalismo sgancia il lavoro dal capitale, poiché anche il lavoro non è più l’elemento necessario per l’aumento del valore cioè dell’accumulo di denaro.

In una società come la nostra, dove non esiste una nozione base e condivisa sul carattere è probabile che si favoriscano psico patologie collettive e deliri suggeriti dai pubblicitari delle corporations. Non essendoci accordo sui valori quali la decenza, l’onestà e la moralità tutti i soggetti politici contemporanei sono il frutto di questa dissoluzione in quanto, durante gli ultimi trent’anni ed oggi più di prima, chi ambisce a concorrere per un posto nelle istituzioni è l’espressione dell’egoismo, cioè l’io minimo e l’io narcisista che può avere solo obiettivi personali. 

L’individualismo è caratteristica di questa società, per tale motivo sono in crisi tutti gli organi intermedi: sindacati, partiti e associazioni, ed è in crisi la vera partecipazione politica fatta di proposte e contenuti, e non di proteste. L’io minimo non necessita di cultura e approfondimenti, le SpA non necessitano di politici ma di consumatori, e così “politici” e consumatori sono la stessa cosa, persone deresponsabilizzate e inconsapevoli: bambini. Un esempio evidente uscendo dalle nostre case sono le città moderne: non più costruite per favorire la convivialità, la cultura, e la spiritualità ma per il becero consumo.

Questo fenomeno nasce all’interno di una società, dove esiste la crisi delle coscienze e delle proprie identità e si trasporta nello spazio politico, dove sparisce il dibattito pubblico, inteso come dialogo intorno all’interesse pubblico. Se osserviamo il panorama dei soggetti politici, spesso asserviti alle multinazionali, questo è del tutto normale poiché buona parte degli attori che partecipano ai processi decisionali sono espressione del vuoto. 

Per questo motivo la politica “discussa” nelle istituzioni è espressione dei gruppi di interessi, poiché l’immagine di sé, degli attori politici, è la psico programmazione della società capitalista, cioè l’io minimo e l’io narcisista che si allaccia proprio ai gruppi di interesse, questo accade in ogni ambito sia esso locale oppure nazionale ed è la prerogativa della democrazia liberale, quella di rappresentare l’interesse particolare e mai l’interesse generale. 

Oggi, e non è un caso, le corporations scelgono i propri galoppini all’interno di quel mondo sociale delle rivendicazioni personali, all’interno delle cosiddette vittime della medesima società capitalista, nel senso che la frantumazione sociale contribuisce a fornire immagini di individui vittime del sistema che possono rappresentare meglio quegli interessi particolari del mondo liberale. Le persone vittime parlano solo per se stesse e sono la base delle rivendicazioni politiche. E’ questo un ulteriore declino del bene pubblico. 

In questo clima di degrado culturale e morale i soggetti politici sono incapaci di sviluppare proposte universali, ma sono ottimi strumenti di manipolazione e di rappresentanza dell’élite degenerata capace di selezionare e addomesticare gli attori vittime cresciute nell’egoismo e nell’io narcisista. Attori vittime che diventano galoppini quando si pongono sul mercato politico al semplice prezzo delle gratificazioni promesse dai gruppi di potere e dalle SpA; è il ritorno al vassallaggio tipico delle società feudali. All’interno di questo breve discorso è evidente che c’è l’elemento della deresponsabilizzazione politica dei cittadini, della nostra apatia, poiché è più facile non occuparsi di temi universali e/o interessi collettivi, poiché significherebbe aver sviluppato un pensiero autonomo, critico e colto, da comunicare alla polis avviando un dialogo, cioè la democrazia. 

Negli ultimi trent’anni anziché favorire sistemi democratici ove gli individui potevano e dovevano sviluppare capacità di ascolto reciproco nei confronti dei problemi dei popoli, e capacità di visione per disegnare una società migliore, l’ambiente capitalista ha partorito burattini cinici e nichilisti all’interno del teatro politico espressione della pubblicità. Tali attori non devono avere visioni ma solo amministrare le decisioni prese altrove.

Per rimettere le cose a posto è necessario investire energie mentali su noi stessi, uscendo dalle frustrazioni e abbandonando l’invidia sociale, entrambi effetti della società capitalista costruita sulle merci e sul denaro, figuriamoci se tale società poteva favorire lo sviluppo umano dei popoli. Una soluzione pratica è senza dubbio offerta dalle comunità che si auto governano dove al centro c’è la relazione umana, la convivialità e la cultura del saper fare meno e meglio, attraverso scambi che non sono mercantili. 

Del resto la stessa implosione del capitalismo mostra che il lavoro non serve a perpetrare le strutture sociali, poiché il capitale in una società informatizzata e digitalizzata si alimenta da solo, a seconda dei capricci delle più influenti multinazionali e banche del mondo. Di fronte a questo sistema innaturale e immorale, è del tutto normale che l’opposto dell’egoismo sia l’altruismo ma per dare valore all’agire etico è determinante che le relazioni siano consapevoli e sincere affinché si sviluppi la fiducia per un mondo più evoluto. 

La consapevolezza si acquisisce solo attraverso la cultura e la fiducia verso un mondo non più mercantile ma bioeconomico, più umano. E’ necessario decolonizzare l’immaginario collettivo, pulirlo dai pensieri tossici e criminali dell’economia ortodossa.

Ti potrebbero interessare anche...

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...