domenica 13 gennaio 2013

La Mappa di Atlantide

Grazie al lavoro del National Geophysical Data Center
 
 
è stato ricostruito il planisfero così come doveva apparire più di diecimila anni fa, ovvero prima della fine dell'ultimo periodo glaciale, con la possibilità di zoomare le zone di particolare interesse.
 
Risulta evidente la piana di Doggerland nell'attuale Mare del Nord e le aree emerse nel Mediterraneo, già citate tra le pagine di Atlanticus come possibili antiche nazioni atlantidee, così come l'Indonesia o la regione del Golfo del Messico, ove sotto le acque del mare giace la famosa Strada di Bimini. 



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Shamir e Antimateria

Lo strumento capace di generare antimateria è conosciuto sin dall’antichità. Uno degli studiosi più convinti di tale ipotesi è senza dubbio il Dottor Matest M. Agrest, d’origine bielorussa.

Egli si è laureato all’Università di Leningrado nel 1938 in Scienze e nel 1946 in Fisica e Matematica. Si è ritirato da codesta Università nel 1992, trasferendosi poi negli Stati Uniti. Ha scritto oltre 100 pubblicazioni, alcune delle quali hanno trattato la questione dei contatti nell’antichità degli extraterrestri con uomini della Terra.

È stato il primo scienziato a formulare questa ipotesi, tanto è vero che nel 1959 arrivò alla conclusione che la gigantesca terrazza di Baalbek, in Libano, fosse una base di lancio per velivoli spaziali e che la distruzione delle città bibliche di Sodoma e Gomorra, antiche città gemelle della Palestina, fosse avvenuta per mezzo d’esplosioni nucleari.

Nello studio di antichi documenti, Agrest si è accorto della presenza di uno strumento miracoloso, conosciuto col nome di Shamir, capace di tagliare e incidere pietre durissime. È probabile che il Tempio di Salomone sia stato edificato con l’ausilio di tale strumento. Il tempio, alla cui costruzione, durata sette anni, contribuirono anche architetti fenici, fu ultimato intorno all’anno 960 a.C. e costruito in blocchi di pietra calcarea. Misurava all’incirca 54 metri in lunghezza, 27 di larghezza e 15 di altezza.

L’idea di erigere un tempio a Dio, venne a Davide quando la peste si abbatté sul Regno d’Israele e proprio in quel periodo l’Angelo del Signore apparve sullo spiazzo roccioso del Monte Moria. Finita la peste, Davide volle innalzare un altare a Dio su questo spiazzo. Comperò l’area, cominciò ad accatastare pietre perfettamente squadrate, molto ferro e bronzo. Una volta costruito il tempio, nell’area antistante venne eretto un muro, costruito con tre ordini di pietre squadrate e un’assise di travi di cedro, che lo circondava completamente. Lo spiazzo era destinato ai pellegrini e ai fedeli, mentre la Casa di Dio era accessibile solo ai sacerdoti.

A Davide succedette il figlio Salomone che rappresentò il massimo dei Re per gli Ebrei: divenne leggendario per i Giudei proprio durante la loro prigionia a Babilonia. Fu dichiarato mago, giacché dotato di poteri eccezionali, dalle tradizioni folcloristiche medievali. Con il Regno di Salomone e la costruzione del Tempio, Gerusalemme assurse a centro principale della vita d’Israele, raggiungendo l’apice del suo splendore.
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Probabile disposizione architettonica del tempio di Salomone: 1 e 2, le due colonne Yakin a destra e Boaz a sinistra; 3 elam; 4, heikhal; 5, devir; 6, yazi’a.
È da ricordare inoltre che nel corso del lungo periodo delle peregrinazioni compiute dal popolo d’Israele, l’Arca dell’Alleanza fu custodita in una tenda speciale che prese il nome di tabernacolo. Nacque così l’esigenza di dare una degna dimora all’Arca, compito che assolse pure Re Salomone. È probabile che lo Shamir, tra le altre cose, gli avesse procurato tanta fama.

Agrest ha formulato l'ipotesi che lo stesso Mosè avesse posseduto uno strumento capace di far cose eccezionali, che però andò perso con la distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme.

Tale fatto è riportato al capitolo 9° del trattato Mishnajot.

Addirittura nel 5° capitolo del trattato Abot, facente parte sempre del Talmud babilonese, si fa un riferimento chiaro sull’origine non terrestre dello strumento. Si dice poi che Mosè portò lo Shamir nel deserto per costruire l’Efod, il ricco paramento sacro dell’antico culto ebraico destinato ad Aronne, come stabilito nel patto col Signore, cui fa riferimento pure la Bibbia (Esodo 28,9): "...Prenderai poi due pietre di onice e vi scolpirai i nomi dei figli di Israele: sei nomi sopra una pietra e sei nomi sull’altra, in ordine di nascita. Farai incidere le due pietre con i nomi dei figli d’Israele da un incisore in pietra, come si incidono i sigilli, e le incastrerai in castoni d’oro. Porrai le due pietre sopra le spalline dell’Efod..."

Nel Talmud Babilonese (Sotah 48,8) l’evento è descritto con più dettagli: "In un primo tempo i nomi erano stati scritti con l’inchiostro, allora fu mostrato loro lo Shamir e furono incisi sulla pietra al posto di quelli scritti con l’inchiostro".

Non tutti potevano usare questo strumento, tanto è vero che furono istruiti alcuni incisori.

Esodo 36,1: "Besaleel, dunque, e Ooliab e tutti gli uomini esperti, dotati dal Signore d’abilità, d’intelligenza e di saggezza da saper fare tutti i lavori richiesti per l’erezione del Santuario, li eseguiranno secondo tutto quello che il Signore ha comandato...".

È da concludere perciò che lo Shamir non fosse facile da usare e, soprattutto il suo utilizzatore doveva avere qualità psicofisiche-spirituali di un certo valore. Sappiamo inoltre (Zoar 74 a, b) che lo Shamir era in grado di spaccare e tagliare ogni cosa; ecco perché fu indicato come un "tarlo metallico divisore" ed anche un "verme tagliente" nel Pesachim 54, che fa parte sempre del Talmud.

Tornando alla Bibbia, in Geremia 17,1, troviamo il peccato di Giuda che è scritto con stilo di ferro e impresso con punta di diamante sulla tavoletta del loro cuore e sugli angoli dei loro altari.

Con il nostro linguaggio d’oggi, potremmo affermare che si trattava di una penna (lo stilo che si usava all’epoca per incidere sulle tavolette di cera) recante una punta di diamante. Era un congegno "divino", affidato in casi speciali agli umani per eseguire opere di notevole importanza materiale ma soprattutto spirituale. Potremmo dire che si trattasse di una penna laser, dalla punta di diamante.
I testi antichi descrivono lo Shamir con diverse grandezze: addirittura Re Salomone ne aveva scoperto uno piccolo come un chicco di grano.

A parte tutte le altre cose, il diamante per questo tipo di strumento è una materia di primaria importanza. Il minerale è una delle tre forme cristalline del carbonio allo stato puro. Per la sua eccezionale durezza e le sue peculiari proprietà ottiche, rappresenta da una parte la gemma più importante nel mondo di oggi, e, dall’altra, uno strumento insostituibile nell’industria moderna. I modi di ritrovamento del diamante sono essenzialmente "in situ" nei camini vulcanici e nei depositi alluvionali, derivati dal disfacimento dei precedenti e dal successivo trasporto per opera dei fiumi.

Nel nostro pianeta i primi diamanti sono provenienti dai depositi alluvionali dell’India centrale, vicino a Golconda. Nel 1725 il minerale fu rinvenuto nelle acque di lavaggio dell’oro nello Stato di Minas Gerais in Brasile e le pietre brasiliane dominarono il mercato fino al 1867, anno in cui fu riconosciuto il primo diamante, rinvenuto vicino all’Orange River in Sud Africa. Questa data ha aperto l’era moderna dello sfruttamento e dell’impiego su vasta scala del diamante. Dal 1908 la maggior fonte di diamanti è localizzata in una striscia di costa della larghezza di circa 450 Km che si estende a nord della foce dell’Orange River. Nel 1910 furono ritrovati in un immenso deposito alluvionale che si estende nello Stato dell’Angola. Altri depositi si trovano nel Ghana, nella Guaiana Britannica, in Australia, in Venezuela, nel Borneo, nel Sud Africa vicino al deserto del Kalahari.

Fuori dell’Africa i soli ritrovamenti importanti sono quelli delle zone della Siberia Orientale, proprio nel bacino del fiume Viliuj.

Questo è un altro tassello che si incastra benissimo nella teoria sulle costruzioni metalliche extraterrestri, ritrovate in quella zona della Siberia. Gli antichi costruttori necessitavano proprio del diamante per realizzare generatori d’antimateria di notevole potenza per contrastare i possibili effetti devastanti degli asteroidi.

Anche gli egizi hanno utilizzato uno strumento tipo Shamir e il Dio Seth è rimasto nei miti di quel popolo per aver tagliato le rocce ad Abuzir. Gli Dei egiziani disponevano in sostanza del lanciatore di raggi mortali, dell’Ureus, con simbolo un cobra femmina in collera, dalla gola turgida, che personificava l’occhio infuocato del re. Lo si vede sulla fronte dei faraoni, sui fregi dei templi e adorna il capo di molte divinità solari. Con la decadenza dell’impero egiziano però l’Ureus divenne un simbolico ornamento che raffigurava un semplice serpente dalla testa alzata.
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L’Ureus egiziano.
Trasferendoci poi nell’America del Sud precolombiana, ci troviamo di fronte ad una tecnica muraria degli Incas che ha dell’incredibile. Non si può spiegare simili opere se non pensiamo che gli antichi popoli andini usassero sistemi di taglio straordinari del tipo Shamir. Sono state costruite città con muraglie difensive enormi, composte di massi asimmetrici perfettamente tagliati e incastrati uno nell’altro che suscitano tanta meraviglia. Nell’America Centrale poi notiamo che la civiltà Azteca ci ha lasciato alcune statue che raffigurano il cosiddetto "serpente di fuoco": lo Xiuhcoatl.
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Rappresentazione azteca del "serpente di fuoco": lo Xiuhcoatl.
Si tramanda che fosse uno strumento che emetteva raggi infuocati, capaci di perforare corpi umani. Cercando tra le leggende irlandesi, troviamo il popolo dei Tuatha de Danaan venuto dal cielo su una nuvola magica proveniente da quattro città: Findias, Gorias, Falias e Murias.

In queste grandi "città" essi impararono le potenti scienze e gli studi sulle grandi magie con i saggi. Ogni città aveva un saggio come Re e da queste i Tuatha de Danaan portarono quattro magici doni all’Irlanda. Da Falias venne la pietra chiamata Lia Fail (era la pietra del destino), sulla quale i grandi Re d’Irlanda sedevano quando erano incoronati. La Lia Fail si sarebbe mossa, o avrebbe vibrato, per manifestare la sua approvazione quando il giusto monarca sarebbe stato degno di portare la sua corona. Da Gorias venne il Cliamh Solais (detto anche la Spada di Luce). Da Findias arrivò una lancia magica, e da Murias venne la "Grande Caldaia" che poteva nutrire un esercito e non essere ancora vuota.

Nelle leggende celtiche si riporta che si conosceva l’Occhio di Balor, che il più vecchio dei giganti Femori aveva sull’elmo, dal quale partiva un raggio mortale e che usava contro il nemico. Lo stesso nipote di Balor, Lugh, possedeva la "Lancia Solare", ossia un lungo cilindro metallico dal quale usciva un raggio fulminante.

Per tornare alla Bibbia, nell’Esodo (31,18) troviamo una dichiarazione che non lascia molti dubbi: "Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul Monte Sinai, gli dette le due Tavole della Testimonianza; tavole di pietra, scritte col Dito di Dio."

Che cosa poteva essere questo "Dito di Dio", se non una "penna laser" capace di incidere un messaggio tanto importante da testimoniare il Patto col Signore, un Essere in carne ed ossa, capace di rappresentare la Forza Onnicreante dell’Universo.

Un fatto simile, ma dal contenuto storico o meglio fondamentalmente preistorico, è accaduto nel centro e nel sud America. Un commerciante tedesco, Waldemar Julsrud, e il suo aiutante Odilon Tinajero raccolsero fra il 1945 e il 1952, nei pressi di Acambaro (regione di Guanajato, Messico), oltre 30.000 pietre incise con profili di sauri e mammiferi probabilmente estinti, nonché figure simili a mummie. I reperti sono stati datati al 1600 a.C. circa. Altrettante pietre riccamente incise, furono recuperate per puro caso in una cavità nascosta nei pressi della città di Ica, in Perù. Alcune di esse arrivano a pesare almeno 200 Kg, mentre la maggioranza pesano solamente qualche chilo. Tali pietre sono state per fortuna catalogate nel museo privato, appartenente al chirurgo dottor Javier Cabrera, poiché in tempi recenti sono state prodotte migliaia e migliaia di false pietre incise, copiate spesso dalle foto comparse sui giornali, a beneficio dei numerosi turisti.
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Pietra ritrovata ad Ica (Perù) in cui è incisa un’operazione chirurgica.
Quelle originali, sono pietre incise magistralmente e con una tecnica talmente precisa che ha lasciato disegni assai chiari e dettagliati da suscitare semplicemente stupore e meraviglia. Nell’osservarle, non si può fare a meno di dedurre che sono state elaborate con un congegno tipo laser che si può associare tranquillamente allo Shamir. Tra le figure incise si riconosce, tra l’altro, quella di un uomo che sta esaminando dei fossili con una lente d’ingrandimento. Un altro scruta il cielo tenendo in mano un telescopio. Accanto a mappe di regioni sconosciute, dimostrando così che la morfologia del pianeta Terra è più volte cambiata nel tempo, sono raffigurati i sauri. In altre sono riprodotti interventi chirurgici sul cervello e trapianti di cuore, con dei dettagli che hanno dell’incredibile.

Per dovere di cronaca si deve affermare che le false pietre, scolpite in questi ultimi anni, si possono riconoscere facilmente proprio per la mancanza di accuratezza del disegno e della tecnica d’incisione inimitabile.

Approfondendo i messaggi incisi nelle pietre di Ica, si scopre che dobbiamo veramente riscrivere la storia o meglio la preistoria, ed in particolare la teoria dell’evoluzione di Darwin. Le incisioni sono mirabilmente perfette e, in definitiva, raffigurano una cultura veramente sorprendente se si considera il tempo in cui queste pietre sono state elaborate.

Si conferma per l’ennesima volta che esseri d’altri mondi, già in quel tempo, istruivano i terrestri e soprattutto badavano a rendere possibile la loro sopravvivenza. Gli antichissimi reperti archeologici, di notevole importanza per recepire la verità di ieri e di oggi, concedono all’umana intelligenza la possibilità di focalizzare uno dei più importanti cardini su cui si basa l’evoluzione storica dell’umana specie, confortata dalla presenza di pionieri cosmici muniti di una superiore scienza e di una superiore coscienza. Il non volerli prendere in seria considerazione, studiandoli con solerte intelligenza e analizzandoli con scrupolosa attenzione, dimostra che l’uomo attuale vuole ignorare quelle indiscusse prove che valgono ad affermare un discorso sulle visite di esseri molto più evoluti, provenienti dagli spazi esterni. Lo stesso Shamir non sarebbe più quell’oggetto misterioso, fatalmente scomparso dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà.

sabato 12 gennaio 2013

Il Cristo-Serpente - Parte 4

La conclusione degli articoli di Musashi

Chrismon e ankh
Chrismon e ankh

Dei filoni misterici da me ipotizzati è bene al fine enunciare esplicitamente quali e quanti. A mio avviso sono principalmente due impossibili da scartare (ve ne sarebbe altri ma secondari, si tenga presente del resto che le religioni misteriche tendono comunque ad assomigliarsi per relazione analogica e derivazione dagli stessi archetipi). Tuttavia sul piano formale vi è da rilevarne due, a mio avviso.

Analizziamo la prima.

E’ giustamente stato rilevato da molti come il battesimo, inizialmente rito di iniziazione, non avesse precedente alcuno nella tradizione ebraica, per cui non si spiega da dove fosse derivato se coloro che lo praticavano avessero attinto unicamente alla tradizione veterotestamentaria.

I numerosi riti di abluzioni purificatorie (praticati da gruppi ebraici: Farisei ma persino dagli stessi Esseni, in osservanza ai loro rigidi precetti di purezza, che peraltro derivavano dal sacerdozio babilonese-caldeo, dopo il periodo della cattività babilonese) si compivano più volte nel corso della giornata ed avevano scopo di lavacro purificatorio: non possono essere certo confusi con una iniziazione come il battesimo, che infatti veniva compiuto una sola volta nel corso della vita ed aveva il senso di una rinascita. Nulla di simile si trova nell’ebraismo, che al massimo conobbe dei riti lustrali di purificazione ripetuti di frequente, ma senza finalità iniziatiche.


Viceversa è ampiamente attestato l’uso delle immersioni rituali in vasche come atto di rinascita nei riti iniziatico-sacerdotali dei templi egizi (cfr. Max Guilmot, Iniziati e riti iniziatici nell’Antico Egitto, pag. 177 e seg.). Donde attinse questa conoscenza Giovanni Battista? Non certo dalla tradizione biblica.

Circa le iniziazioni egizie, il papiro T32 di Leida attesta che la fase di immersione del miste in acqua avveniva dopo la fase della Giustificazione (maakheru) nelle iniziazioni egiziane e rappresentava la rigenerazione effettiva. L’immersione in acqua rappresentava la discesa di Osiride negli abissi (in alternativa si scendeva sottoterra in altre forme rituali). L’uscita dalle acque costituiva la rinascita effettiva. Nei Testi dei Sarcofagi (formula 393) leggiamo: “nel lago, ricevetti la corona”, la corona nei misteri antichi essendo simbolo quasi universale di rinascita iniziatica.

Questo basta, credo, a far riflettere sull’origine né biblica né ebraica di uno dei principali “sacramenti” del cristianesimo.

I Nazorei, o coloro che seguivano il Battista, erano iniziati ad una tradizione interna proveniente dall’Egitto?

D’altra parte, se è abbastanza evidente che i “dieci comandamenti”, di cui in Esodo, sono derivati dalle formule delle confessioni negative del Libro dei Morti, è ugualmente evidente che – in analogia a quanto scritto sopra circa il battesimo – anche l’istituto sacramentale della confessione cristiana non trova nessuno specifico antecedente nella religione ebraica. Di nuovo dobbiamo risalire alle iniziazioni dei complessi templari egizi per ritrovare qualcosa che possa aver suggerito la base di questa istituzione cristiana. Si tratta della “Giustificazione”: il rito di confessione delle proprie colpe e dell’assoluzione da parte del Tribunale di Osiride che trasformava l’iniziando –ove fosse superata questa prova- in un maakheru, primo gradino del processo iniziatico (M. Guilmot, op.cit., pagg.172-175).

L’archeologo “eterodosso” Ahmed Osman, nel libro House of the Messiah, ha avanzato l’idea che i Vangeli propongano la rappresentazione di un mistero risalente a molti secoli prima, all’antico Egitto. Anche Osman si basa sugli impressionanti paralleli tra il mito di Gesù e le storie dell’antica religione egizia, in particolare il mito di Osiride.

Monogramma di Cristo
Monogramma di Cristo

Sia che si voglia seguire l’ipotesi della costruzione mitografica della vicenda di Gesù, sia che si voglia ammettere, sia pure con diversi gradi di leggenda, l’effettiva storicità della sua persona (cosa per la quale ormai propende quasi tutta la comunità dei ricercatori), non si può non rintracciare dei passaggi che richiamano cerimoniali iniziatici degli antichi misteri pagani intercalati nella narrazione dei vangeli canonici. Secondo il Vangelo di Giovanni la Maddalena, la prima a recarsi al sepolcro di Gesù, in lacrime rispose al giardiniere che la interrogava (che poi era lo stesso Gesù): “hanno portato via il mio signore e non so dove lo abbiano deposto” (Gv 20, 13).  Ricorda la frase rituale pronunciata dalla sacerdotessa di Iside a proposito del suo sposo Osiride, nonché analoghe lamentazioni rituali che doveva pronunciare la miste nei misteri di Tammuz/Attis.

Queste tracce sono ancora presenti nella liturgia: basti pensare che il pastorale cattolico comunemente impiegato non è altro che il pastorale indicante la Clemenza, il pastorale (hekat) di Osiride e del faraone. L’altro attributo, il flagello del Rigore, il cattolicesimo sembra averlo non conservato, tuttavia nel racconto evangelico della cacciata dei mercanti dal tempio è stato simbolicamente brandito dal Cristo. Ugualmente per alcuni gnostici cristiani esso era l’arma di Abraxas, il Dio supremo. Circa la natura pastorale di Gesù, l’essere “pastore” (non nel senso moralistico del cristianesimo attuale, ma per precise correlazioni esoteriche) era attributo peraltro proprio di Osiride e di Orfeo.

La sopravvivenza di questi elementi simbolici non deve essere presa per quel meccanismo propagandistico di “inculturazione” usato nei secoli per rabbonire le masse convertite da altre religioni (spesso a forza). Infatti tali tratti sono ancor più evidenti non nei riti pubblici del cristianesimo ma in quelli meno conosciuti, utilizzati raramente e “desueti”, ma che ancora la Chiesa conserva e pratica per “uso interno”. Si pensi all’uso di inumare i pontefici – si badi: solo loro! – all’interno di quattro teche di materiali differenti corrispondenti ciascuno a i corpi sottili della tradizione egizia. Tale è la pratica di sepoltura dei faraoni nei quattro sarcofagi tradizionali.

La derivazione “egizia” si può spiegare in vari modi. Di sicuro ci sono persino degli esoteristi che hanno ipotizzato che il mito di Gesù sia stato creato ad arte per far sopravvivere l’iniziazione osiriana. Cosa a mio avviso poco credibile perché è difficile credere che vi fosse qualche motivo per impacchettare una via iniziatica regolare in un sottoprodotto exoterico per farne sopravvivere almeno i simboli. Le religioni misteriche erano vive e vegete nei secoli dell’era tardo-antica, anzi erano al culmine della loro diffusione e vivezza: non vi era certo motivo di ricorrere a tali forme. Tuttavia questo ragionamento si fonda su una somiglianza di fondo che è oggettiva.

Va poi detto che per l’origine  egizia dei riti cristiani e dei “simboli” vi sono indizi anche di altra natura da ricordare.

San Cristoforo cinocefalo
San Cristoforo cinocefalo

La più grande comunità cristiana (nei primi secoli) fu in Egitto e la Chiesa di Alessandria fu il centro della cristianità (ben prima che primeggiasse Roma). In Egitto sono stati ritrovati un serie di vangeli molto antichi, non appartenenti né al gruppo dei canonici ma nemmeno a quello dei vangeli gnostici attualmente noti. Si tratta dei vangeli dei famosi papiri di Ossirinco e di Fayyum. Da notare che ad Ossirinco era associato il mito del Pesce che ingurgitò il fallo di Osiride (l’unica parte del corpo del dio che non fu ritrovata), e il simbolo dei cristiani fu proprio il pesce. Curiosa coincidenza che degli antichi vangeli fossero conservati proprio ad Ossirinco. Il testo di questi vangeli (specie Oss.1224) è fortemente anti-ebraico, tuttavia dimostra di conoscere superficialmente le usanze ebraiche, ragion per cui attesta una “corrente” del cristianesimo circolante in un mondo non ebraico, e completamente al di fuori di esso!

E se addirittura il Cristianesimo non fosse nato in ambiente ebraico?

In attesa di rispondere a questa domanda mi limiterò ad osservare che l’episodio della fuga in Egitto di Gesù apre spazio a scenari interessantissimi per le nostre ipotesi. Non è un caso se, fra le tante direzioni possibili per la fuga si sia – dalla cosiddetta “sacra famiglia”- l’Egitto. Gli stessi vangeli canonici ci lasciano ignari di dove e come Gesù trascorse i suoi primi trent’anni. Le tradizioni apocrife della chiesa copta e i vangeli dell’infanzia narrano di numerosi luoghi legati alla vita della famiglia di Gesù in Egitto, lasciando intendere che la sacra famiglia avrebbe trascorso un lungo periodo di anni in vari luoghi dell’Egitto. E se Gesù fosse stato iniziato in Egitto? Questo spiegherebbe la provenienza di tutti quei riti già detti, che non hanno alcun precedente nella religione ebraica.

Ancora, nell’apocrifo copto Storia di Giuseppe il falegname, vi sono alcune significative cifre simboliche che richiamano l’iniziazione osiriana. Ad esempio Giuseppe sarebbe morto nel giorno 26 del mese di Epipi, giorno epagomeno che il culto egizio associava alla resurrezione di Osiride. Anche lo gnostico Basilide (II sec.) interpretava i vangeli in chiave simbolica: ad esempio quando si dice che Gesù fu battezzato “nell’[anno] quindicesimo di Tib[erio]” esso andrebbe letto come un riferimento al giorno 15 del mese di Tyb o Tibi  dell’antico calendario egizio (giorno che rapportato al nostro calendario darebbe la data del Natale copto, curiosa coincidenza!).

Così sarebbe da supporre che molti vangeli (sia apocrifi, sia canonici) contenessero in maniera criptata delle date del complesso calendario iniziatico dei Misteri di Osiride.

Del resto l’inquietante ed enigmatica frase dell’imperatore Adriano, presente in una lettera contenuta nell’Historia augustana secondo cui i vescovi cristiani in Egitto (siamo intorno al 130) adorassero Serapide (Wsr-Apis), potrebbe far supporre un culto iniziatico riservato nella cerchia dei vescovi cristiani egiziani.

Prendiamo il chrismon, simbolo dei primi cristiani oggi non più usato. La spiegazione usuale dell’origine di questo simbolo non convince: perché mai prendere le prime due lettere del nome di Cristo? È evidente che questo non ha un significato in sé, e si tratta di una giustificazione a posteriori; persino il valore numerologico di queste due lettere greche X e P (600+100) non dà nulla di significativo. In realtà esso è un palese riadattamento dell’Ankh egizio, la croce ansata del culto egizio: la transizione dall’una forma inconografica all’altra è addirittura presente in steli funerarie. Vi sono reperti archeologici risalenti al II secolo che raffigurano il monogramma di Cristo sulla barca solare di Ra, affiancata al simbolo ankh (Cairo, Museo Copto, stele n.7730).

I copti non hanno mai rinnegato persino nei nomi di battesimo la loro reale origine. Il discepolo di San Pacomio –fondatore del monachesimo- fu battezzato Horsaesi (= Horo, figlio di Isis).
Nel cimitero paleocristiano di Terenuthis, su una stele è raffigurato il defunto (cristiano) affiancato da Horo e Anubi.

A questo proposito ricordo che il San Cristoforo (santo mitico e immaginario, non già storico) quale è presente nell’iconografia tradizionale ortodossa e copta (e si badi non cattolica), è appunto rappresentato come un vescovo con la testa di cane! Cioè il san Cristoforo cinocefalo è palesemente il dio Anubi.
Ora, la cosa non è affatto casuale, infatti, il “cristo-foro” cioè il portatore del Cristòs, è per definizione lo psicopompo, colui che porta o conduce l’anima dell’iniziato, e questo era esattamente il ruolo di Anubi, cioè di condurre il miste attraverso il rituale iniziatico di morte e rinascita.

Ugualmente, sono state di recente pubblicate (2001) le foto di un’icona copta conservata al museo del Cairo raffigurante san Michele arcangelo recante in mano una bilancia e uno Djed egizio a tre livelli! Il modo in cui è raffigurato quello djed mostra anche un possibile anello di congiunzione per spiegare la vera origine della croce ortodossa a tre barre (per le foto rimando alle riviste in bibliografia). Viene peraltro da chiedersi se la stessa iconografia tradizionale di Michele con la bilancia non derivi da quella di Toth che reca la bilancia della pesatura delle anime di cui al Libro dei Morti.

La conservazione di queste iconografie- di rara e recente pubblicazione- è quasi una testimonianza archeologica circa le misteriose origini cristiane.

Il secondo elemento che, nella mia ipotesi, deve aver guidato la formazione del Cristianesimo è da ricercarsi nell’Orfismo (esso stesso peraltro analogo dalla simbologia orisiaca: Orfeo, ma anche Dioniso Zagreo, fu fatto a pezzi esattamente come Osiride: smembramento archetipico dell’Uomo Cosmico).
L’assimilazione dell’Orfismo si intravede nella catacombe, nell’arte, nel simbolismo dei primi cristiani (vedasi bibliografia).

Uovo cosmico e serpente nel simbolismo orfico
Uovo cosmico e serpente nel simbolismo orfico

Da ricordare che Orfeo fu una delle pochissime, forse l’unica, divinità pagana a non incappare nel feroce odio propagandistico dei Padri della Chiesa, che amavano esercitare le loro doti dialettiche nel dileggiare le divinità precedenti. Addirittura molti Padri indicarono invece in Orfeo una prefigurazione del Cristo che vince la morte, vedasi Eusebio (Laudes Constantini). Per non parlare di San Clemente che elabora un’esegesi del mito di Orfeo quale simbolo del Logos cristico.

Perché tanti accorgimenti per Orfeo? In realtà se l’origine e il “clima” del Cristianesimo è quello al quale siamo stati abituati e che viene usualmente insegnato, questa reverenza per Orfeo o questo trarre simboli dall’Orfismo risultano del tutto ingiustificati.

La derivazione del Cristianesimo o più correttamente del paolinismo dall’Orfismo è in realtà già piuttosto studiata. Basti citare i lavori del nostro Macchioro per avere delle significative conferme. Macchioro, che peraltro era di origini e di cultura ebraica, mostra chiaramente l’enorme discontinuità tra cristianesimo ed ebraismo (in ciò intendasi l’Antico Testamento) e la derivazione orfico-misterica della cristologia paolina. Questo ovviamente restringendo il campo anche al solo “cristianesimo canonico”.

Tuttavia l’ipotesi di una derivazione orfica risolve e spiega altre anomalie anche sul versante gnostico. Ad esempio, i Sethiani presentano una serie di scritti che dalla critica ufficiale vengono definite gnosi ebraica. Tuttavia Ippolito, nel Libro V dei sui Philophoumena, dedicato a questa setta, narra di un mito cosmogonico incentrato su “uovo cosmico” che fluttua sull’Oceano Primordiale, le cui acque sono agitate da un “vento” che è anche un serpente. Questo è il potere generatore che feconda l’uovo. Su questi due elementi che sono la natura naturans, per così dire, discende la Luce dall’alto, il principio spirituale caduto nelle acque della generazione. Ritroviamo così proprio il simbolo del Serpente Cosmico che circonda l’Uovo Primordiale che fu simbolo dell’Orfismo. Vediamo dunque che il simbolismo orfico viene reinterpretato secondo la dottrina gnostica. Del resto è lo stesso Ippolito, in un passo seguente, a dire che l’origine di questa setta risiedeva nei Misteri Orfici ed Eleusini.

Orfeo crocifisso. Reperto archeologico collezione Gerhard
Orfeo crocifisso. Reperto archeologico collezione Gerhard

Supponiamo allora che quei testi della “gnosi ebraica” fossero usati da gruppi che si rifacevano all’Orfismo. Bene, che dei gruppi ebraici coltivassero queste conoscenze non è affatto peregrino visto che già Filone, nell’antichità, e altri autori moderni come il Larson, hanno rilevato l’origine pitagorica degli Esseni (e dei Terapeuti), come dicemmo nella prima parte di questo scritto, e ben sappiamo della connessione fra Orfismo e Pitagorismo. Si noterà poi quanto anomala fosse questa confraternita cenobitica degli Esseni nel mondo ebraico, che mai conobbe fenomeni di questo tipo. Ancora di nuovo si troverà un probabile precedente dell’organizzazione degli Esseni guardando non all’ebraismo, che non conobbe fenomeni religiosi “monastici” ma ai thiasoi dei misteri classici e ancor meglio all’organizzazione settaria dei pitagorici che conducevano vita comune.

Ora, se assumiamo che il Cristianesimo possa essersi originato da questi ambienti esoterici ebraici dediti a qualche forma di Orfismo, troviamo anche la spiegazione del perché gli Ofiti fossero già presenti nel primo Cristianesimo e si confondessero con esso. Problema sollevato nella seconda parte di questo mio lavoro, che, come vediamo, trova qui ora una spiegazione.

Persino la dottrina delle reincarnazioni, ammessa da alcuni Padri della Chiesa, potrebbe trovare la sua giustificazione in quanto detto, in effetti essendo la metempsicosi uno dei pensieri cardine dell’Orfismo.
E’ vero, d’altra parte, che l’idea della reincarnazione non è del tutto estranea alla religione ebraica (seppure non sia articolo di fede obbligatorio), pertanto questa osservazione potrebbe non essere dirimente, a meno che non si voglia estendere l’influsso orfico-pitagorico a settori dell’ebraismo, cosa peraltro più che plausibile nel caso degli Esseni.

Ad ogni modo, san Clemente (Stromata 4,160) parla delle vite “che si succedono fra loro fino a condurci alla immortalità” e trova che questa dottrina sia stata rivelata direttamente per via mistica (lett. “tradizione divina”) a San Paolo, e precedentemente afferma che questa è “trasmessa dalla tradizione e autorizzata da San Paolo” con riferimento a Gal 6,7.

Quando dice “trasmessa dalla tradizione” ci testimonia che esisteva fattualmente una tradizione cristiana reincarnazionista almeno fino a quel periodo (150-215). Ad ogni modo, stando a questa traccia offerta da Clemente, risulterebbe di nuovo un altro collegamento fra dottrine orfiche (metempsicosi), lettere di Paolo e cristianesimo.

Ora si vorrà però voler cercare un anello di congiunzione fra queste differenti religioni (cristianesimo originario e orfismo), ben oltre le semplici ipotesi erudite, e qualcuno obietterà che appunto non vi siano elementi oggettivi di questo tipo. La cosa però sorprendente è che, invece, prove addirittura archeologiche in grado di fare da anello di congiunzione ve ne sono…

Si tratta della cosiddetta “gemma di Berlino”, facente parte della collezione Gerhard, ritrovata a fine Ottocento, oggetto assolutamente unico, una gemma raffigurante un crocifisso sormontato da un crescente lunare e da sette stelle con la iscrizione “Orpheos Bakchikos”, probabilmente risalente al secondo secolo. L’autenticità dell’oggetto è chiaramente dimostrata dalle solide argomentazioni di A. Mastrocinque.

La particolarità di questa gemma è che essa è in controtendenza all’opera di “assimilazione” cultuale, che vide i cristiani appropriarsi di immagini divine preesistenti attribuendo ad esse sovrastrutture o nomi cristiani. Qui, all’inverso, siamo invece in presenza di un oggetto cristiano e non pagano (un pagano, come osserva Mastrocinque, non avrebbe mai rappresentato come crocifisso il proprio dio, sarebbe stata una blasfemia, cfr. il link in Bibliografia). In questo manufatto il Crocifisso è riconosciuto espressamente quale Orfeo Bacchico. Di conseguenza, l’autore cristiano riconosceva in Gesù crocifisso un rappresentante del culto orfico, o più correttamente una manifestazione di Orfeo. E questo dato archeologico è particolarmente  significativo, perché testimonia veramente come vi potesse essere davvero più di quello che noi oggi percepiamo nel Cristianesimo attuale.

Le tracce sepolte dalla terra o dalle sabbie del Nilo svelano anch’esse delle tappe intermedie di un culto sincretico che collegava i Misteri antichi e il Cristianesimo nascente, a cui alcuni Padri e successivamente i Concili di Nicea e Calcedonia, si sforzarono invece di dare una veste dottrinale e di culto che via via si allontanava sempre di più dalla natura misterica delle origini.

A questo proposito va notato che la stessa costruzione mitica della vicenda del Gesù storico rispecchia il clichè delle religioni misteriche, con un Sotèr divino che sconfigge la morte. Questo tema è tipico di quelle religioni appartenenti alla tradizione atlantico occidentale (di cui in Evola e Guénon), le cui epifanie sono Osiride, Adone (Tammuz), Dioniso Zagreo e …lo stesso Gesù mitizzato dei racconti evangelici. Caratteristiche di queste divinità mediterranee è quella di seguire il ciclo di nascita e morte del ciclo dell’anno (con la resurrezione che coincide con l’equinozio di primavera).

Tale è l’importanza del ciclo dell’anno, in questa Ur-religion astronomico-solare del mediterraneo e dell’Asia minore, che alcuni sprovveduti positivisti come il Frazer vi hanno visto un culto della fertilità, misconoscendone la portata autenticamente spirituale. Altra caratteristica è un rituale di pasto sacro a base di pane e vino (tipico del “sacerdozio di Melkisedeq”) con una quasi totale concordanza di temi: il pane è fatto con la spiga di grano di Cibele, la vite di Cristo è la stessa che compare nel tirso dei misteri di Dioniso. E già le due divinità della Spiga e della Vite (Cibele e Dioniso) furono associati nel mito. Per contestualizzare, ricordiamo che l’altro grande filone tradizionale, quello nordico-iperboreo, è in vece centrato su un simbolismo assiale verticale che ha il suo cardine nei solstizi, più che negli equinozi.

Si tratta cioè di religioni non “solari” ma stellari (o “polari” come diceva Guénon). Le divinità ariane di questo culto non muoiono e non rinascono: non decadono mai, ma sono trionfanti dall’inizio alla fine, e il prototipo di queste divinità è l’indo-iranico Mithra, il quale fu però, esso stesso associato, in epoca tarda a Helios. In Egitto furono presenti entrambe le tradizioni, quella iperborea e quella atlantidea, viventi nei due culti: quella stellare antica di Ra e quello terrestre-solare di Osiride.

Tornando a quello che investe l’origine del Cristianesimo, cioè il filone atlantico mediterraneo basato sul ciclo “orizzontale” dei solstizi, è ben evidente che il mito del Cristo dei vangeli segue lo stesso schema tipologico, e il fenomenologo delle religioni non può che prenderne atto.

Ora, però, la caduta di livello del Cristianesimo corrente sta proprio nel fraintendimento di questi significati, come un culto che avesse perso, insieme alla bussola, il significato autentico dei propri simboli. Dal punto di vista esoterico non è tanto la resurrezione mitica che si nega quanto la sua applicazione ingenua nella storia orizzontale, laddove essa è invece un simbolo della rinascita iniziatica. Non che essa non sia reale, e non possa altresì investire la stessa compagine fisica…ma allora conviene parlare della realizzazione di un corpo di luce, come fu il caso di Apollonio di Tiana. 

Del resto l’inutilità di una resurrezione del corpo carnale è perfettamente chiara nello stesso san Paolo (Cor I 15,50) , il quale peraltro era del tutto convinto della necessità della Resurrezione. Eppure quello di cui parla Paolo è la creazione di un Corpo di Gloria. Ora, l’errore del cristianesimo fu di estendere nella sua dottrina tale possibilità – che rientra nel dominio iniziatico  e solo al termine di un processo di trasfigurazione interna che può durare perfino più esistenze – facendone un dato di fatto simultaneamente e incondizionatamente esteso a tutta l’umanità, mercè la semplice connessione con il dio Sotèr.

Nelle religioni misteriche questo avveniva sì, grazie a quella connessione, ma il dio era simbolo del processo che il miste doveva attuare in sé, e solo al termine di questo incerto processo si poteva intravedere una ri-nascita a nuova Vita, una re-surrectio, per quanti ne fossero effettivamente in grado.  Nella creazione della religione exoterica fu invece assunto che questo atto non lo compivano gli iniziati, di volta in volta, ma veniva compiuto una sola volta nella storia, da un unico essere umano-divino e in virtù di quell’atto erano tutti automaticamente iniziati, trasfigurati e risorti. Ma questa è pura illusione!

Ancora più perniciosa fu l’assunzione assolutamente fuorviante e falsa che ogni uomo possiede ab origine un’anima immortale. L’anima dell’uomo ordinario è condizionata e destinata a decadere un certo tempo dopo la morte fisica. Solo l’iniziato che ha percorso sino in fondo l’opera di rigenerazione, almeno dei Piccoli Misteri, possiede un Io immortale, secondo un punto di vista tradizionale, al fuori di spiritualismi consolatori.

Sicché si vede che il Cristianesimo attuale fu solo un travisamento, una perdita di contenuto rispetto al fondamento originario (per questo suscitò le legittime ripulse dei filosofi platonici e degli iniziati antichi). Data questa caduta di potenziale, il Cristianesimo risulta in sostanza simbolo dal significato perduto, incomprensibile a chi lo ha ereditato – La Chiesa. Tecnicamente, il Cristianesimo è superstizione, senza alcun intento denigratorio, ma davvero esso è tale: super-stitio, la rimanenza popolare di un sistema spirituale antico e ormai decomposto, di cui restano parti non più organicamente collegate e pertanto non più funzionale.

Le giustificazione addotte da tradizionalisti cripto-cattolici come Guénon, che cercò di giustificare il tutto come la necessità di creare per le masse un sistema exoterico (ammesso e non concesso che l’exoterismo abbia davvero una qualche utilità) e di salvare il salvabile delle antiche sapienze, è una pura sciocchezza. Perché se una parte della religione pubblica del “paganesimo” (espressione inesatta che dobbiamo appunto ai polemisti cristiani) fu effettivamente in stato di decadenza, non così può dirsi del politeismo “colto” che nell’evo tardoantico conobbe il suo periodo di massimo splendore. Basta questa considerazione storica a confutare la pretesa di Guénon. Per il resto valga osservare l’amplissima diffusione che le iniziazioni misteriche ebbero presso gli strati financo popolari, diffusione davvero quasi di massa (si pensi al mithraismo e ai misteri di Iside nella Roma imperiale) per far decadere anche la fantasiosa ipotesi di masse di diseredati esclusi dalle forme spirituali precedenti il Cristianesimo.

Questo, se non tutto, è già molto di quello che si potrebbe dire.

Un’ultima nota: si potrebbe obiettare che non vi sono “anelli di congiunzione”, archeologicamente parlando, a dimostrare la prima linea, e più importante, confluita nel Cristianesimo: quella “egizia”. Posso anticipare che tuttavia prove di siffatta natura vi sono (sebbene non ancora rese pubbliche) e sarebbero della stessa natura di quelle da me sopra indicate sull’arte cristiano-copta, tuttavia di maggiore entità, più organica e sistematica. Non posso essere più preciso, non potendo qui svelare certi futuri sviluppi dell’archeologia e, non potendo qui dare per il momento dimostrazioni concrete, mi fermo -  in caso contrario scadrei nell’illazione. Mi limito a dire che si dovrebbe guardare di nuovo al Monte Athos per eventuali scoperte archeologiche “sconvolgenti”:  il monte sacro degli ortodossi conserva ancora molti segreti.

venerdì 11 gennaio 2013

L'Islanda aveva ragione

IL FMI AMMETTE: L'ISLANDA AVEVA RAGIONE AVEVAMO TORTO NOI

Per circa tre anni, i nostri governi, la cricca dei banchieri e i media industriali ci hanno garantito che loro conoscevano l’approccio corretto per aggiustare le economie che loro avevano in precedenza paralizzato con la loro mala gestione. Ci è stato detto che la chiave stava nel balzare sul Popolo Bue imponendo “l’austerità” al fine di continuare a pagare gli interessi ai Parassiti delle Obbligazioni, a qualsiasi costo.
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Dopo tre anni di questo continuo, ininterrotto fallimento, la Grecia è già insolvente per il 75% dei suoi debiti e la sua economia è totalmente distrutta. La Gran Bretagna, la Spagna e l’Italia stanno tutte precipitando in una spirale suicida, in cui quanta più austerità quei governi sadici infliggono ai loro stessi popoli tanto peggiore diventa il problema del loro debito/deficit. L’Irlanda e il Portogallo sono quasi nella stessa condizione.

Ora, in quello che potrebbe essere il più grande “mea culpa” economico della storia, i media ammettono che questa macchina governativa-bancaria-propagandistica della Troika ha avuto torto per tutto il tempo. Sono stati costretti a riconoscere che l’approccio dell’Islanda al pronto intervento economico è stato quello corretto sin dall’inizio.

Quale è stato l’approccio dell’Islanda? Fare l’esatto contrario di tutto ciò che i banchieri che gestivano le nostre economie ci dicevano di fare. I banchieri (naturalmente) ci dicevano che dovevamo salvare le Grandi Banche criminali a spese dei contribuenti (erano Troppo Grandi Per Fallire). L’Islanda non ha dato nulla ai banchieri criminali.

I banchieri ci dicevano che nessuna sofferenza (del Popolo Bue) sarebbe stata troppo grande pur di garantire che i Parassiti delle Obbligazioni fossero rimborsati al cento per cento di ogni dollaro. L’Islanda ha detto ai Parassiti delle Obbligazioni che avrebbero ricevuto quel che sarebbe rimasto dopo che il governo si fosse preso cura del popolo.

I banchieri ci dicevano che i nostri governi non potevano più permettersi la stessa istruzione, lo stesso sistema pensionistico e di assistenza sanitaria che i nostri genitori avevano dato per scontato. L’Islanda ha detto ai banchieri che quello che il paese non poteva più permettersi era di continuare a vedersi succhiare il sangue dai peggiori criminali finanziari della storia della nostra specie. Ora, dopo tre anni abbondanti di questa assoluta dicotomia nelle scelte politiche, è emerso un quadro chiaro (nonostante gli sforzi migliori della macchina della propaganda per celare la verità).

Nel loro stile tipico, nel momento in cui i media dell’industria sono costretti ad ammettere di averci gravemente disinformati per molti degli ultimi anni, vengono immediatamente schierati i revisionisti per riscrivere la storia, come dimostrato da questo estratto da Bloomsberg Businessweek: … l’approccio dell’isola al proprio salvataggio ha portato a una ripresa “sorprendentemente” forte, ha affermato il capo della missione del Fondo Monetario Internazionale nel paese.

In realtà, dal momento in cui è stato orchestrato il Crollo del 2008 e i nostri governi moralmente in bancarotta hanno cominciato ad attuare i piani dei banchieri, io ho scritto che l’unica strategia razionale era di mettere il Popolo prima dei Parassiti. Anche se non mi aspettavo che i decisori della politica nazionale traessero la loro ispirazione dai miei scritti, quando stilavo le ricette economiche per le nostre economie non ho basato le mie idee sulla compassione o semplicemente sul “fare la cosa giusta”.

Ho, invece, costantemente sostenuto che il fatto che “l’approccio islandese” fosse l’unica strategia che aveva una possibilità di riuscita era una questione di semplice aritmetica e dei più elementari principi dell’economia. Quando Plutarco, 2.000 anni fa, scriveva che “uno squilibrio tra i ricchi e i poveri è il male più fatale di tutte le repubbliche” non stava ripetendo a pappagallo un dogma socialista (1.500 anni prima della nascita del socialismo).

Plutarco stava semplicemente esprimendo il Primo Principio dell’economia; qualcosa su cui tutti gli economisti capitalisti moderni che ne hanno seguito le orme hanno basato le loro stesse teorie. Quando gli economisti moderni esibiscono il loro gergo, come nel caso della Propensione Marginale al Consumo, esso è francamente basato sulla saggezza di Plutarco: che un’economia sarà sempre più sana con la sua ricchezza nelle mani dei poveri e della Classe Media invece che essere accumulata ricchi pidocchiosi (e giocatori d’azzardo).

Così quando i Revisionisti di Bloomberg tentano di convincerci che la forte (e reale) ripresa economica dell’Islanda è stata una “sorpresa” ciò potrebbe essere vero se nessuno dei nostri governi, nessuno dei banchieri e nessuno dei preziosi “esperti” dei media comprendesse i più elementari principi dell’aritmetica e dell’economia. E’ questo il messaggio che i media vogliono comunicare?

Quello che qui è ancor più insincero è il tono congratulatorio di questo esercizio di Revisionismo, poiché nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Come ho detto in dettaglio in una serie di quattro articoli un anno fa, la campagna di “stupro” economico perpetrata contro i governi d’Europa negli ultimi due anni e mezzo (in particolare) è stata espressamente mirata a cancellare “l’opzione islandese” per gli altri governi dell’Europa.

Uno dei motivi per cui l’Islanda è stata in grado di sfuggire alla garrota della cricca bancaria occidentale è che la sua economia (e il suo popolo) conservavano ancora una prosperità residua sufficiente a resistere, mentre la cricca bancaria cercava di strangolare l’economia dell’Islanda come punizione per aver respinto la loro Schiavitù del Debito.

Così, l’austerità non è stata niente di meno di una campagna deliberata per distruggere queste economie europee in modo tale che gli Schiavi fossero troppo economicamente deboli per essere in grado di recidere il loro collare. Missione compiuta!

Si può solo ritenere che né i media dell’industria né i Banchieri Padroni avrebbero consentito che questo chiaro riconoscimento che l’Islanda aveva ragione e noi avevamo torto comparisse sulle loro pagine, a meno che si sentissero sicuri di sapere che tutti gli altri Schiavi del Debito erano stati paralizzati oltre la loro capacità di sfuggire mai a questa oppressione economica.

In effetti, quale prova di questo, non dobbiamo che guardare alla Grecia, l’unica altra nazione europea in cui c’erano state “avvisaglie” (cioè rivolte) mirate a rovesciare il Governo Traditore che aveva servito la cricca dei banchieri. Dopo due elezioni, la combinazione di paura e propaganda ha intimidito il popolo greco da lungo tempo sofferente al punto da fargli scegliere un altro Governo Traditore, che si era espressamente impegnato a rafforzare i vincoli della schiavitù economica.

Quando gli Schiavi votano per la schiavitù, i Padroni degli Schiavi possono permettersi di gongolare.

Qui, lo scopo di questa propaganda di Bloomberg non è stato di elogiare il governo islandese (quando sia i banchieri sia i media dell’industria disprezzano l’Islanda con tutta la loro considerevole malignità). Piuttosto, l’obiettivo di questa disinformazione è stato di costruire una nuova Grande Bugia.

Invece della Verità, che dal primo giorno l’approccio islandese era l’unica strategia possibile che avrebbe potuto avere successo, mentre i nostri governi hanno scelto una strategia destinata a fallire, otteniamo la Grande Bugia. I nostri Governi Traditori avevano agito onestamente e onorevolmente e il successo dell’Islanda e il nostro fallimento sono stati ancora un’altra “sorpresa che nessuno avrebbe potuto prevedere”.

Abbiamo assistito esattamente allo stesso Revisionismo dopo lo stesso Crollo del 2008, quando i media convenzionali hanno tirato in ballo tutti i loro esperti nell’imbonimento per dirci che erano rimasti “sorpresi” da quell’evento economico, mentre quelli del settore dei metalli preziosi erano andati profetizzando un tal cataclisma, in termini ancora più energici, per molti anni.

Il vero messaggio, cui, per i lettori, è che quando una strategia economica del Popolo prima dei Parassiti ha successo non c’è nulla di minimamente “sorprendente” al riguardo. Così come non è sorprendente che il fatto che tutto il resto del mondo intorno a noi promuova il benessere dei Parassiti, sia un bene soltanto per i Parassiti stessi.

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-il-fmi-ammette-l-islanda-aveva-ragione-avevamo-torto-noi-113891362.html

giovedì 10 gennaio 2013

I Celti sulla Luna

Un reperto straordinariamente dettagliato è stato rinvenuto in una località misconosciuta denominata Knowth, che ancora fino a pochissimo tempo fa era una del tutto anonima cittadina irlandese.

Ora è diventata famosa perché vi è stata scoperta una carta della Luna di 5000 anni fa. Lo straordinario reperto è costituito da un insieme di graffiti e incisioni praticati con schegge di quarzo sul soffitto di un tumulo funerario.

La sepoltura in questione si trova all’interno del complesso di Newgrange, nella contea di Meath, la più antica struttura architettonica irlandese, risalente ad oltre 5000 anni fa, in pieno Neolitico.

Anche i nostri progenitori facevano appello a questo satellite naturale. Ne erano incuriositi ed estasiati e da esso traevano ispirazione e sicurezza. E così cominciarono a studiarlo. La tomba e la carta sono state scoperte dal professor Philip Strooke, dell’Università dell’Ontario occidentale in Canada, il quale, durante un sopralluogo nella zona di Knowth, notò la straordinaria somiglianza delle nostre attuali mappe lunari con quella riportata sul soffitto della costruzione. L’archeologo, sovrapponendo le tracce dei graffiti presenti sul soffitto del tumulo ad una moderna carta lunare, ha riscontrato la somiglianza.

All’interno del vano funerario, in corrispondenza del punto dove era stato deposto il defunto, sono state ritrovate altre raffigurazioni di stelle e mezzelune. Ciò fa ritenere che gli astri possedessero una forte valenza per le popolazioni che abitavano questi luoghi al tempo. La scoperta desta stupore soprattutto per lo straordinario dettaglio, difficilmente raggiungibile con osservazioni ad occhio nudo dalla Terra.

mercoledì 9 gennaio 2013

Il NWO - Tutto intorno a noi

Il NWO non è solo nelle menti dei cosiddetti complottisti o nelle stanze segrete dei circoli massonici quali il Bilderberg o il Trilateral... il NWO si aggira nelle strade, nei nostri portafogli, nel nostro modo di concepire la società e la vita stessa...

Tra i vari temi affrontati dal Progetto Atlanticus abbiamo a volte citato notizie di cronaca e di attualità in modo contestuale a quanto descritto nei relativi thread aperti su Ufoforum:


Sempre secondo il principio di ricerca e divulgazione che anima il Progetto finalizzato a informare quante più persone possibili delle strategie sottese al NWO - I denigratori ci accusano di complottismo, ma più leggiamo le notizie del nostro tempo e più osserviamo con occhio aperto e spirito critico ciò che ci accade intorno più ci convinciamo, noi "complottisti", di avere ragione.  

Se le nostre tasse servono a quanto sotto invece che finanziare lo stato sociale e ridistribuire la ricchezza mi permetto di esprimere il mio personale dissenso, considerato anche che a breve inizieranno a fare le pulci in tasca agli italiani con il nuovo REDDITOMETRO di Orwelliana memoria.


PERCHE' TUTTE QUESTE ARMI? ci stiamo preparando ad una sanguinosa guerra?
DOPO AVER ACQUISTATO I NUOVI CANNONI SEMOVENTI ED I JET F35 L'AMMIRAGLIO MONTI COMPRA DUE SOMMERGIBILI DA 2 MILIARDI DI EURO DI FABBRICAZIONE TEDESCA. LA MERKEL RINGRAZIA...
Daniele Martini per "Il Fatto Quotidiano"

Pensioni, ospedali e scuole sì. Cacciabombardieri, sommergibili e siluri no. Chissà perché in Italia da un po' di tempo a questa parte si può tagliare di tutto, senza esitare a mettere per strada centinaia di migliaia di esodati, per esempio, o fino al punto da indurre i direttori amministrativi degli ospedali a "suggerire" ai medici di prescrivere ai malati le cure meno care e non le più efficaci. Ma quando si arriva di fronte alle armi i governi come d'incanto smettono la faccia feroce e diventano accondiscendenti e rispettosi come indù al cospetto di vacche sacre e i quattrini gira e rigira riescono sempre a trovarli.

L'ultimo caso lo ha sollevato quasi per caso lunedì sera, durante Piazzapulita su La7, l'ex ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il quale ha ricordato che tra le spese militari pesanti dell'Italia in questo momento non ci sono solo i 900 milioni di euro per rifinanziare le missioni all'estero, a cominciare da quella in Afghanistan, o i discussi e sofisticatissimi F-35, i cacciabombardieri più costosi di tutta la storia dell'aeronautica militare. Ci sono anche due sommergibili di "ultima generazione" della classe U 212, detta anche classe Todaro.

SOMMERGIBILE U-212 TODARO

Due battelli, come dicono in gergo, che costano quasi 1 miliardo di euro, che sommato all'altro miliardo già speso per altre 2 unità già entrate in esercizio e con base a Taranto, fanno 2 miliardi. Tanto per avere un ordine di grandezza, è una somma pari a circa la metà di quanto gli italiani hanno dovuto pagare di Imu sulla prima e in moltissimi casi unica casa di proprietà. E una tranche da 168 milioni è stata inserita nella legge di stabilità, varata sotto Natale.

Il programma degli U 212 va avanti da quasi vent'anni e quindi tutti i governi della Seconda Repubblica, di centrodestra, centrosinistra e tecnici, ci hanno messo lo zampino, compreso quelli in cui Tremonti era ministro e non escluso l'esecutivo di Mario Monti con l'ammiraglio Giampaolo Di Paola alla Difesa, che non hanno mosso ciglio di fronte alla conferma delle ingenti spese. Il primo sommergibile battezzato Salvatore Todaro fu consegnato alla Marina militare il 29 marzo 2006, il secondo un anno dopo, mentre nel 2009 è stato dato il via alla fase 2 del piano, cioè la costruzione di altri 2 sommergibili, frutto di una collaborazione italo-tedesca.

Gli italiani partecipano con gli stabilimenti Fincantieri di Muggiano alla periferia di La Spezia e i tedeschi con il consorzio Arge in cui spiccano i produttori di acciaio Thyssen Krupp, tristemente famosi per il rogo nella fabbrica di Torino in cui morirono sette operai e per il quale è stato condannato l'amministratore dello stabilimento. Il 9 dicembre 2009 nei cantieri spezzini, alla presenza di "autorità, civili, militari e religiose" è stata celebrata la cerimonia del "taglio della prima lamiera" del battello che porterà la matricola S 528.

Secondo informazioni della Difesa, fino a 6 mesi fa era stato costruito meno della metà di quel primo sommergibile (il 43 per cento, per l'esattezza), mentre non era stata avviata l'impostazione e tagliata mezza lamiera del secondo il cui termine ultimo di consegna, compreso un anno di prove in mare, è fissato addirittura per il 2017. Al ministero della Difesa sostengono che qualsiasi cambio di indirizzo in corsa sarebbe intempestivo e inopportuno perché i contratti sono siglati.

Volendo, però, e ammesso che da qualche parte qualcuno abbia la volontà politica di farlo, si potrebbe anche fermare in extremis la costruzione dell'ultimo sottomarino della serie, con un risparmio di circa mezzo miliardo di euro, in considerazione del fatto che da quando fu decisa la sua realizzazione a oggi di cose ne sono cambiate parecchie, e non in meglio per quanto riguarda le condizioni dei conti pubblici e degli italiani in generale a cui continuano ad essere richiesti sacrifici feroci.

In altri paesi dimostrano atteggiamenti molto più "laici" nei confronti delle spese militari, non esitando a metterle in discussione, a ridurle o a tagliarle del tutto quando lo considerano opportuno e di fronte ad altre esigenze ritenute più importanti. Caso emblematico di questo approccio pragmatico è quello del governo conservatore canadese che ha deciso di porre un freno al programma dei cacciabombardieri F-35 considerando fosse necessaria una fase di ripensamento visti i costi crescenti e molto elevati dell'operazione e constatati i difetti dell'aereo emersi in fase di realizzazione e di prova.

2 - ARMAMENTI E TAGLI MANCATI, IL GOVERNO HA INDOSSATO L'ELMETTO
Thomas Mackinson per il "Fatto quotidiano"

C'è un settore della spesa pubblica che va a gonfie vele e purtroppo non è la scuola, non è la sanità. In contro-tendenza con tutti gli altri comparti, quello della Difesa nel 2012 ha subito meno tagli e ha ricevuto più fondi, forte di un doppio trattamento di favore che è proseguito fino all'ultimo, con una serie di colpi di coda che fanno discutere. L'ultimo si è consumato il 28 dicembre scorso con la proroga - quasi in sordina e a governo ormai dimissionato - delle missioni internazionali.

ANGELA MERKEL E MARIO MONTI

Un provvedimento di solito accompagnato da forti tensioni e polemiche ma passato stavolta sotto silenzio, nonostante si portasse in pancia un vero e proprio giallo sui numeri. A prima vista il decreto sembra infatti ridurre la spesa rispetto al passato. Il budget messo sul tavolo dal governo è stato infatti pari a 935 milioni, inferiore di mezzo miliardo rispetto a quello del 2012. Il testo pubblicato in Gazzetta, però, indica che la copertura finanziaria alle operazioni militari è relativa soltanto ai primi nove mesi dell'anno, cioè fino al 30 settembre 2013.

Insomma, alla fine dei conti il risparmio potrebbe essere solo sulla carta, un taglio col trucco. Un epilogo molto simile a quello dei tagli generali alla spesa strutturata del comparto difesa, anch'essi oggetto di fortissime polemiche, sia in Parlamento che fuori. Quelli di Tremonti prima e la spending review poi, si sa, sono stati "congelati" temporaneamente in vista della riforma dell'intero comparto. Quella che il generale Di Paola ha scritto per un anno e la Camera ha votato (distrattamente) il 12 dicembre, mentre fuori da Montecitorio le associazioni per il disarmo e i radicali protestavano inascoltati.

Contestavano al governo metodo e merito: gli eventuali risparmi che si otterranno da questa operazione, sbandierata come una rivoluzione epocale, non torneranno affatto alle casse dello Stato, non contribuiranno per nulla al risanamento del debito pubblico o a garantire più servizi ai cittadini. Quelle risorse, a differenza dei tagli degli altri settori, resteranno a disposizione della Difesa e saranno impiegate per finanziare l'acquisto di nuovi sistemi d'arma, compresi i contestatissimi F35 che costeranno 15 miliardi di euro.

CACCIA F35

La loro riduzione, urlata a gran voce e da più parti, si è fermata a 41 esemplari. Di novanta, a quanto pare, non si poteva proprio fare a meno. Dunque anche a questo servirà la riduzione di 43mila unità, il 25% del personale civile e militare attualmente impiegato nella difesa. Idem per i frutti, molto incerti, del fantomatico piano di vendita del 30% delle caserme che dovrebbe andare a compimento in cinque anni. Quello che si profila, stanti questi fondamentali, è un'escalation di investimenti nell'industria bellica nei prossimi 10-15 anni. Sulla cui assoluta necessità per il nostro Paese si dibatte da tempo.

Qualcuno, e non è la prima volta, sta mettendo in dubbio anche le reali "performance" delle nostre industrie. Le associazioni pacifiste, ad esempio, hanno confrontato i dati sull'export dichiarati nella relazione al Parlamento e quelli contenuti nel Rapporto annuale dell'Unione Europea. E hanno scoperto una curiosa incoerenza tra i numeri: nel 2011 l'Italia avrebbe esportato armi e sistemi di difesa per 2,6 miliardi, per la Ue "appena" uno.

Delle due l'una, o i dati sono ampiamente inattendibili o i ritorni degli investimenti militari non sono poi così certi, come ostentato da un governo che ha continuato a indossare l'elmetto. Materia di riflessione per la nuova legislatura. E infine ecco un altro colpo di coda, stavolta assestato dalla casta con le stellette: l'ausiliaria per generali e ammiragli in congedo, una sorta di indennità di chiamata, nel 2013 salirà del 21%, con un costo aggiuntivo per i contribuenti civili di 74 milioni di euro.


In estrema sintesi possiamo dire che il prelievo fiscale oggi risponde ai seguenti scopi:
- pagare gli interessi sul debito pubblico
- partecipare ai meccanismi di stabilità imposti dalla UE (MES, Fiscal Compact)
- finanziare spese belliche
- salvare le banche (vedi il caso del salvataggio della Monte Paschi Siena)
- foraggiare la "casta"

e solo con le briciole di ciò che rimane rispondere a principi di redistribuzione della ricchezza e giustizia sociale.

L'Armonia tra Scienza e Spirito

Spesso tra le pagine del Progetto Atlanticus abbiamo parlato di una "Eredità degli Antichi Dei"


Una eredità tecnologica e spirituale che ci insegna che non esiste separazione tra scienza/tecnologia e spiritualità e che, anzi, le due cose debbano andare di pari passo, in un percorso comune di "evoluzione" al fine di poter utilizzare con armonia gli enormi poteri che la conoscenza permette.

La Grande Conoscenza, quella che 5000 anni fa fu messa per iscritto nei testi spirituali indiani chiamati Veda (conoscenza) non è mai caduta in cattive mani, dopo la seconda guerra mondiale è iniziata la costruzione definitiva di una coscienza planetaria basata su nuovi concetti, nuovi valori e nuove visioni. È apparso un ponte energetico tra Oriente ed Occidente, tra la fredda scienza meccanica basata sull'empirismo sensoriale e la sublime scienza olistica delle energie sottili creata dalle innumerevoli esperienze di chi vede bene e conosce direttamente le dimensioni sia dentro che fuori dal corpo.

Diceva il teologo Teilhard de Chardin : "Niente nell'universo può resistere all'ardore convergente di un numero sufficientemente grande di intelligenze raggruppate e organizzate."

Nello svolgersi della travagliata storia umana c'è chi ha resistito e ha mantenuto intatta e viva la Conoscenza Eterna, è riuscito a farlo perché aveva ed ha ancora il potere di farlo.

L'inaccessibile Himalaya è stato ed è ancora quello che si può semplicisticamente definire il ‘quartier generale' della conoscenza, la sede naturale del sapere. Da decenni è iniziato un lento, progressivo ed inarrestabile processo di incontro e condivisione, la conoscenza non va imposta o predicata ma offerta liberamente a chi vuole sapere. Lo scopo della vita è manifestare la divinità della vita su tutti i piani dell'esistenza.

Una volta molte conoscenze non erano state capite da tutti ma almeno erano potenzialmente accessibili, poi è scattato uno spietato piano di cancellazione ed i saggi depositari della Grande Conoscenza sono volontariamente scomparsi dalla scena pubblica. I popoli ignoranti sono marionette più facili da spaventare, controllare e manipolare a piacimento.

Nel dicembre del 1955, a Parigi, lo storico Renè Alleau, amico di Pauwels e Bergier, pronunciò queste parole davanti all'Assemblea degli Ingegneri dell'Automobile: "Che cosa ci resta delle migliaia di manoscritti della grandiosa biblioteca di Alessandria fondata da Tolomeo Sotere, di quei documenti insostituibili e per sempre perduti della scienza antica? Dove sono le ceneri delle duecentomila opere della biblioteca di Pergamo? Che ne fu delle collezioni di Pisistrato ad Atene, della biblioteca del Tempio di Gerusalemme, e di quella del santuario di Phtah a Menfi? Quali tesori contenevano le migliaia di libri che nel 213 avanti Cristo furono bruciati per fini politici dall'imperatore cinese Cheu-Hoang-Ti? In queste condizioni noi ci troviamo nei confronti delle opere antiche come davanti alle rovine di un tempio immenso di cui restano soltanto poche pietre".

La distruzione sistematica dei libri di conoscenza è andata avanti secolo dopo secolo, da una parte c'era la distruzione fisica dei testi e dall'altra la minaccia violenta, i testi non riconosciuti dalle autorità ecclesiastiche sono stati proibiti e messi all'Indice. Chi leggeva i libri messi all'Indice peccava gravemente, andava contro il volere di Dio.

Dei tanti Vangeli scritti su Gesù la Chiesa ne ha eliminati molti, tutti quelli che contenevano insegnamenti non in linea con la strategia dominatrice della gerarchia ecclesiastica. Eppure l'apostolo Giovanni dà un segnale preciso dell'incompletezza del messaggio riferito decenni dopo la dipartita del Maestro: "Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere."

Galileo e Newton sono stati dei grandi scienziati ma hanno ammesso di dovere molto alla scienza antica. Copernico nella prefazione alle sue opere, dedicate a papa Paolo III, scrive testualmente di aver trovato l'idea del movimento della Terra leggendo degli scritti antichi che derivavano dall'antica filosofia indiana.

Le teorie atomiche, ad esempio, non furono formulate per la prima volta dai filosofi greci Democrito, Leucippo ed Epicuro. Sesto Empirico ci informa che Democrito stesso le aveva apprese dal grande viaggiatore Mosco Fenicio il quale sosteneva che l'atomo è divisibile. Atomo vuol dire non (a) divisibile (tomo), evidentemente gli atomisti greci davanti alla profonda complessità della conoscenza antica si erano fermati. Per la cultura di allora accettare l'esistenza del piccolissimo atomo era già una stupefacente frontiera.
 
Recentemente alcuni scienziati della nuova frontiera hanno ripreso in considerazione l'ipotesi che nell'atomo ci sia una qualche forma di intelligenza. Io incontrai anni fa insieme al mio amico Paolo Mancini lo scienziato, ora deceduto, Marco Todeschini.

Questo ingegnere, ignorato dall'apparato accademico italiano, aveva elaborato una teoria scientifica, molto apprezzata all'estero, chiamata Psicobiofisica, per cui all'interno di ogni atomo c'è un anima vitale intelligente piuttosto simile alla nostra. Per la sua esposizione scientifica precisa e comprensibile Todeschini fu proposto, dagli americani, al premio Nobel per la fisica. Un altro grande scienziato ignorato in Italia (morto recentemente a più di 90 anni) é stato Ighina, collega di Marconi. Sosteneva anche lui delle intepretazioni molto innovative sulla vera natura dell'atomo; eppure il mondo moderno é cambiato proprio grazie alla genialità di altri due scienziati italiani, Marconi (la radio) e Meucci (il telefono).

Spiegava Fulcanelli nel suo libro le Dimore Filosofali: "L'attività vitale, molto evidente tra gli animali e i vegetali, non lo è di meno nel regno minerale, benché esiga da parte dell'osservatore un attenzione più acuta. I metalli effettivamente sono corpi vivi e sensibili, cosa di cui sono testimoni i termometri a mercurio, i sali d'argento, i fluoruri etc.....".

Ogni cosa che esiste vive, vibra e comunica. Comunicare bene porta alla comunione. La comunione porta all'estasi. L'estasi è un'esperienza vitale scientifica e spirituale.

Nel Tao della Fisica lo scienziato Fritjof Capra critica il dogmatismo scientifico e da scienziato di frontiera afferma che la teoria scientifica è, nella migliore delle ipotesi, un'approssimazione, il tentativo, da parte di qualcuno, di elaborare un modello della natura fondamentale e dei processi della realtà fisica e di documentarli.

Una scienza perduta sta riemergendo lentamente nella mente di molti esseri umani, la scienza eterna della vita, dell'energia vitale e della comunicazione tra tutti gli esseri viventi.

Cerchiamo adesso di riassumere gli insegnamenti vedici in poche parole.

1. Noi siamo coscienza eterna ed indistruttibile. Viviamo in un corpo fisico in continua trasformazione.

2. La reincarnazione è un dato di fatto testimoniata dalle molte anime realizzate che ricordano le loro vite precedenti.

3. La mente può essere amica se si conoscono bene le sue funzioni. All'istante della morte la coscienza eterna lascia il corpo fisico e si porta dietro i ricordi immagazzinati nella mente

4. La meditazione deve essere una pratica spirituale quotidiana che permette allo spirito incarnato di raggiungere e mantenere la pace mentale, requisito fondamentale per vivere felicemente e in buona salute.

5. La visione dell'universo non è oggettiva. L'universo non è così come è ma come appare ad ognuno. Questo punto di vista oggi è stato accettato dai fisici teorici della nuova visione dell'universo.

6. L'universo è composto da infinite galassie, abitate, e da innumerevoli dimensioni anche esse abitate da esseri intelligenti.

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