martedì 8 ottobre 2013

Perché l'Uomo ha perso i peli? Origini Anfibie del genere Homo

Darwin ha sempre ragione, anche quando semina dubbi. Sulle origini dell’uomo, per esempio, non ha scritto granché e l’idea - poi confermata - della nostra discendenza dalle scimmie ha finito per spalancare più problemi che soluzioni. E’ vero che siamo scimmioni un po’ trasformati, ma sul resto i dubbi abbondano. Per esempio il geniale Charles non era del tutto sicuro dei perché fossimo diventati scimmie nude, per usare le definizione di un celebre libro di Desmond Morris di qualche tempo fa.

Colpa della selezione sessuale, tagliò corto: le femmine glabre erano più eccitanti di quelle irsute. Eppure nemmeno lui, abituato a rimuginare in continuazione ogni idea, era così soddisfatto della spiegazione. E ora, nel 2009, 200 anni dopo la sua nascita e a 150 dalla pubblicazione dell’«Origine delle specie», si deve ammettere che di passi avanti ne sono stati fatti pochi. Se c’è chi crede di aver risolto l’enigma, è perché l’ha sbrigativamente messo da parte.

E allora torna a farsi sentire Elaine Morgan, anziana signora inglese famosa per i guizzi di anticonformismo. Non è un’accademica, ma una delle maggiori scrittrici di scienza, autrice di bestsellers che provocano i professori. L’ultimo, «The Naked Darwinist», è stato accolto da Morris con rispetto. La domanda è sempre la stessa: perché tra 5 mila specie di mammiferi terrestri siamo quella che ha buttato via il pelo? E stavolta ha scelto la rivista «New Scientist» per spiegare che la sua teoria alternativa - siamo scimmie nude perché acquatiche - è destinata a prevalere.

Guarda caso, sempre «New Scientist», nel 1960, aveva ospitato il primo - e provocatorio - articolo sull’argomento: era scritto da Alister Hardy, biologo di Oxford che, spaventato dal profumo eretico delle proprie conclusioni, si affidò a un settimanale divulgativo. Un gruppo di antenati - sosteneva - era sì sceso dagli alberi, ma aveva scelto come habitat le spiagge e i bassi fondali. Lì, in un ambiente ricco di risorse e povero di predatori, si era specializzato, conducendo un’esistenza anfibia e sviluppando una singolare epidermide con due caratteristiche niente affatto scontate: mancanza di peli (o pochi) e un impermeabile strato di grasso.

Pochi lo presero sul serio, perché l’ortodossia del momento - che continua ancora oggi - era inchiodata su un’altra teoria, quella della colonizzazione della savana. Ci pensò allora Mrs. Morgan a prendere il testimone, con libri dai titoli eloquenti, come «The Aquatic Ape», «The Scars of Evolution» e «The Aquatic Ape Hypothesis». Gli antropologi classici - dice lei - non hanno risolto un bel nulla e si è messa a smontare le loro spiegazioni sulla pelle nuda. Aiutava a non sudare troppo, come diceva Raymond Dart? (No, perché nessun altro mammifero ha scelto questa soluzione). Contribuiva a sviluppare un cervello più sofisticato, come diceva Stephen Jay Gould? (No, perché non è dimostrato che così incrementiamo i rapporti sociali). Permetteva di sbarazzarsi dei parassiti, come ha detto di recente Mark Pagel? (No, perché lo «spulciamento» delle scimmie è un potente meccanismo di coesione).

Sono invece le ricerche di ultima generazione - ribatte la Morgan - a incrinare le illusorie certezze su quella morbida superficie che l’homo sapiens si diverte a coprire e scoprire, a pitturare e a scarnificare. E a trasformare in oggetto di desiderio. Un esempio sono le clamorose scoperte di David Reed del Museo di storia naturale di Gainesville, in Florida, sul Dna delle pulci dell’uomo e dello scimpanzé. Siamo glabri perché lo erano già i nostri predecessori di 3,3 milioni di anni fa, ai tempi dell’Australopithecus afarensis, mentre l’omonima Kaye Reed della Arizona State University ha ricostruito quanto numerosi fossero gli ambienti degli ominidi: non solo foreste e spazi aperti, ma paludi, fiumi e coste, vale a dire le zone di frontiera tra terra e acqua che intrigano Elaine Morgan.

Non è un caso che tra i reperti di un pranzo primordiale ci siano quelli, riemersi in Sud Africa, a base di pesce e molluschi (un sushi ante litteram) e che Jon Erlandson della University of Oregon abbia tracciato i percorsi alternativi della colonizzazione del pianeta: a colpi di primitivi remi, tra 60 e 70 mila anni fa, i sapiens saltellarono da un’insenatura all’altra, dal Mar Rosso all’India. 

Siamo stati marinai prima ancora che nomadi delle praterie. Tutte prove che danno forza alle convinzioni della terribile signora: senza l’interludio acquatico - in un periodo ancora da definire tra 6 e 2 milioni di anni fa - non avremmo imparato a camminare eretti e non avremmo perso il meglio dell’olfatto. E nemmeno avremmo narici elastiche e la laringe «infossata». E naturalmente la straordinaria pelle che ci fa sembrare delfini. 

lunedì 7 ottobre 2013

Dante in Islanda

Giancarlo Gianazza, laureato in ingegneria, appassionato di arte, filosofia e astronomia medievale si è dedicato negli ultimi otto anni alla decifrazione dei dipinti di Leonardo, Botticelli e Raffaello e della Divina Commedia di Dante, affiancando a questo lavoro di decifrazione ricerche approfondite sul campo in Islanda. Il tutto per dimostrare  che il viaggio ultraterreno dantesco descritto nella Commedia non è altro che la descrizione di un reale viaggio fatto dal poeta nelle terre Islandesi.

La fondatezza delle sue intuizioni, confermata da rigorosi calcoli matematici e da ricorrenti schemi geometrici (applicati ai dipinti botticelliani, leonardeschi e raffaelliani), è stata via via avvalorata da studiosi di varia esperienza e nazionalità.

Per capire le teorie di Gianazza bisogna innanzitutto spiegare i rapporti tra Dante e l’ordine dei Templari, un ordine cavalleresco nato sulla scia delle prime crociate, fondato da sette nobili cavalieri francesi con lo scopo di proteggere i pellegrini in TerraSanta dagli attacchi dei Mussulmani. Questi Cavalieri avevano però anche un altro scopo, uno “scopo segreto”: trovare antiche reliquie dai poteri immensi (Arca dell’Alleanza, Santo Graal) che si pensa abbiano ritrovato fra le rovine del tempio di Gerusalemme. 

All’inizio furono chiamati i “Poveri Cavalieri di Cristo” ed erano un Ordine monastico e guerriero. Nel giro di pochi anni dalla sua fondazione quest’ordine giunse velocemente alla detenzione di notevoli ricchezze e di forte potere, che non gli risparmiarono i sospetti e le gelosie dei potenti dell’epoca. Attirarono soprattutto l’odio dell’allora re di Francia Filippo il Bello, il quale con l’aiuto di Roma riuscì nel 1307 a sradicare l’Ordine dei Templari. Si credette allora di aver eliminato tutti gli affiliati all’Ordine ma un numero imprecisato di essi riuscì a sopravvivere rifugiandosi in altri ordini o scappando verso terre più pacifiche. 

Cosa molto importante è che si salvò soprattutto quella elite dell’Ordine, la cerchia più stretta depositaria della “conoscenza” dei Templari e che è stata protetta per secoli. Ma da chi era composta questa cerchia e quali potevano essere queste conoscenze, tanto da renderla così temibile e potente?

È appunto qui che interviene Giancarlo Gianazza, che ha pubblicato le sue ricerche insieme a Gian Franco Freguglia nel libro “I Custodi del Messaggio” (Sperling & Kupfer Edizioni).

Secondo lo studioso i maggiori uomini di scienza del periodo medievale e rinascimentale (Dante, Botticelli, Leonardo, Raffello) sarebbero i depositari dell’antica conoscenza templare, la quale sarebbe stata tramandata ai posteri codificata nelle loro opere maggiori. Questa “conoscenza” riguarda quindi il Graal, che secondo Gianazza <<non è un oggetto concreto, come si è creduto per molto tempo, bensì un nucleo primitivo del messaggio di Cristo, un “corpo”dottrinale originario tramandato segretamente lungo i secoli>> (I Custodi del messaggio, Pg. 215).

Tutto il lavoro di Gianazza è iniziato nel maggio 2002, quando analizzando la Primavera del Botticelli si accorse che l’artista fiorentino aveva celato all’interno del dipinto un messaggio servendosi di un codice “digitale”, un vero e proprio linguaggio delle dita utilizzato per esprimere numeri. Questo codice fa riferimento al codice dei gesti usati dai monaci nei monasteri medievali per non disturbare la meditazione dei confratelli. Il Botticelli però utilizzò anche un codice “astronomico” per comunicare il suo segreto basato sulla corrispondenza di un pianeta con ogni personaggio del dipinto. 

Questo segreto si rivelò essere una data, il 14 marzo 1319, con la quale, come afferma Gianazza, Botticelli voleva di sicuro comunicare qualcosa che però non poteva essere legato ad un avvenimento della vita del pittore, vissuto nella seconda metà del XV secolo. Con altre accurate analisi Gianazza giunse alla connessione fra il dipinto del Botticelli e la Divinia Commedia di Dante Alighieri..

La primavera del Botticelli

Una prima analisi della Commedia portò ad una sconcertante rivelazione: la data del 14 marzo 1319 era indicata anche nei primi versi del Paradiso tramite una perifrasi astronomica. Gianazza tramite appurate analisi e calcoli matematici ha affermato che la Primavera non è altro che la raffigurazione del Giardino dell’Eden e di Dante che dopo essere stato immerso nell’Eunoè per purificarsi è pronto a salire nel regno dei cieli.

È qui che Gianazza comprese l’approccio che doveva avere con la Commedia per svelare gli altri misteri e i vari messaggi abilmente celati dal poeta. Nella lettera a Cangrande della Scala è lo stesso Dante a fornirgli il metodo di lettura, affermando che la sua opera è “polisignificante”: la Commedia va letta tenendo presente che in essa vi sono più significati presenti contemporaneamente nei medesimi versi; e dato che il significato allegorico e quello morale erano stati ampliamente trattati negli studi passati, Gianazza tentò “un nuovo approccio sistematico alla Commedia, al fine di individuare nel testo passi il cui significato consentisse di leggere come storia di un viaggio letteralmente avvenuto il cammino che il poeta compie dalla selva oscura alla candida rosa dei beati”. In poche parole Gianazza ribaltò il modo fino ad allora usato per interpretare la divina commedia, non cercando un significato allegorico, bensì quello letterale.

Partì da qui la “nuova” analisi della Divina Commedia, che basandosi su complicati calcoli ottenuti da determinate indicazioni-rivelazioni all’interno dei versi (dal loro numeri e dalla posizione di determinate sillabe all’interno di essi) portò Gianazza a decriptare dei dati di latitudine e longitudine delle tappe effettuate da Dante durante questo viaggio.

Questa nuova scoperta fece nascere in Gianazza la convinzione che altri personaggi di spicco dell’arte potessero essere a conoscenza del codice Dantesco: infatti nell’Ultima Cena di Leonardo sono presenti gli stessi metodi di codifica delle opere Botticelliane. Ed è proprio all’interno di questo quadro che si celano le coordinate dei siti dove nei secoli fu occultato quanto ritrovato a Gerusalemme: l’isola di Citera in Grecia, il Mont Cardou in Francia ed infine una località del centro Islanda.

L'ultima cena di Leonardo

I calcoli effettuati sull’Ultima Cena portarono alla decriptazione dell’intero cammino percorso da Dante in Islanda, e cosa ancor più sconcertante fu che questo cammino rappresentato su una cartina topografica del territorio aveva la stessa forma del profilo della figura di Gesù e del personaggio alla sua destra! Tutto questo cammino in Islanda secondo i calcoli di Gianazza iniziava esattamente da un punto lungo il fiume Jökulfall (nella Commedia non è altro che il punto di inizio del cammino nella divina foresta del giardino dell’Eden), che scorre parallelo alla più antica strada Islandese, la Kjölur Route. 

Approdato in Islanda, Dante sarebbe partito da un punto preciso di questo fiume (definito numericamente dal Gianazza con dei calcoli sulle indicazioni ottenute dal poeta e dai pittori in senso di latitudine e longitudine), per arrivare al punto di incontro con Beatrice nella Candida Rosa dei Beati: camminando lungo il fiume e tenendo conto delle indicazioni geografiche criptate nei capolavori di questi artisti, Gianazza trovò un anfiteatro naturale con una pietra rettangolare collocata leggermente a sinistra rispetto al centro della conca. Questo luogo non poteva essere altro che il punto di arrivo del viaggio di Dante, la Candida Rosa con al centro la pietra rettangolare, il “seggio” di Beatrice.

la mappa del percorso di Dante lungo il fiume Jokulfall

È dunque in questo luogo che si trova nascosto ciò che Dante e i Templari hanno difeso per tanto tempo.

Un altro artista coinvolto nelle ricerche di Gianazza fu Raffaello il quale nei 12 dipiniti della Stanza della Segnatura ha nascosto rimandi alla Divina Commedia, raffigurando in alcuni di essi anche Dante: le figure di Apollo e Marsia sono citate nell’invocazione al dio della poesia nel primi versi del Paradiso; nella Scuola di Atene sono presenti le coordinate geografiche dei tre siti (Citera-Mont Cardou-Islanda); nel Parnaso Raffaello fa comparire Virgilio che, accompagnato da Stazio, indica a Dante la strada nella divina foresta del Giardino dell’Eden; nella Disputa del Sacramento Raffaello si spinge ancora oltre suggerendo la presenza di un tempio segreto in Islanda; infatti a sinistra si intravedono degli operai che stanno costruendo un tempio mentre a destra compare Dante davanti ad un edificio bianco di forma cubica, che non è altro che la stanza che si deve trovare sotto il territorio islandese. 

È dunque il poeta fiorentino il custode del Tempio. Inoltre Raffaello, sempre della Disputa del Sacramento dipinge il Bramante mentre consulta la Commedia.

Tutti questi dati sono stati portati sul campo pratico da Giancarlo Gianazza il quale grazie all’aiuto dell’architetto Islandese Thorarinn Thorarinsson e del geologo Thoreigh Helgason e del geofisico Gianfranco Morelli ha potuto e sta ancora verificando i suoi dati. La sua ricerca è ora incentrata su questo tempio, all’interno del quale i Templari hanno nascosto il loro “segreto” e affidandone a Dante la custodia.

“Oggi posso dire di conoscere – afferma Giancarlo Gianazza – con un alto grado di precisione ubicazione e dimensioni del Tempio. So di quali strumenti ho bisogno per sondare il terreno e riportare alla luce un reperto archeologico che potrebbe avere un valore storico immenso per l’umanità. L’ultima tappa della ricerca è vicina e la soluzione finale dell’enigma è a poco più di un passo. Sono arrivato fino a questo punto guidato da Dante e Leonardo, ora non resta che convincere l’ultimo “custode” del messaggio a rivelare il segreto che nasconde in sé. Sarà la terra ghiacciata a offrire l’ultima risposta a una domanda antica di secoli”.

il profilo di cristo scolpito nella roccia


domenica 6 ottobre 2013

Il Sacrificio di "Dio"

... Dopo 3600 anni di questo lavoro, gli dèi finalmente cominciarono a lamentarsi. Decisero di scendere in sciopero, bruciando i loro strumenti e circondando la “dimora” del dio principale Enlil (il suo tempio). Il ministro di Enlil, Nusku, scosse Enlil dal letto e l’avvisò che la folla inferocita stava fuori. Enlil rimase spaventato. (Il suo volto è descritto: “olivastro come un tamerice”). Il ministro Nusku consigliò Enlil di chiamare gli altri grandi dèi, soprattutto Anu (Dio del cielo) e Enki (il dio intelligente delle acque dolci). Anu consigliò ad Enlil di scoprire chi fosse il capo della ribellione. Mandarono Nusku fuori per chiedere alla folla delle divinità chi fosse il loro leader. La folla rispose: “Ciascuno di noi dèi vi ha dichiarato guerra!” 
Poiché la classe superiore degli dèi ora vedeva che il lavoro degli dèi di classe inferiore “era troppo difficile”, decisero di sacrificare uno dei ribelli per il bene di tutti. Essi avrebbero preso un solo Dio, l’avrebbero ucciso e ne avrebbero fatto il genere umano, mescolando la carne e il sangue del dio con l’argilla...
(Dalley 12-15, Atrahasis)


Esiste anche una versione alternativa della scena del sacrificio così come descritta nel film Prometheus di Ridley Scott.



E se ci fossero stati due gruppi tra gli "Ingegneri"? Uno sacrifica uno dei loro membri (Player B) per creare l'Homo, l'altro vuole distruggere il genere Homo perchè ritenuto pericoloso (player A)...

sabato 5 ottobre 2013

Il Vero Cristo sepolto dalla Chiesa

Nel dicembre del 1945, a Nag Hammadi, nell'Alto Egitto, furono scoperti decine di manoscritti di sconvolgente importanza perché rivelarono un cristianesimo profondamente diverso da quello che conosciamo.

In essi vi è riportata una visione di Gesù molto differente da quella determinata dalla chiesa, visione che la stessa chiesa face in modo di oscurare.

Un Gesù venuto sulla terra non per spiegare ma per illuminare, è un uomo buono che vuole riaccendere la scintilla che ciascuno ha dentro di se perché ognuno possa essere luce di se stesso e prendere piena coscienza di Sè, quel Sè che è la vera Chiesa e non una istituzione.




Sono esistiti, all'inizio, non uno ma diversi cristianesimi. Una delle sue versioni ha preso il sopravvento sulle altre; ha stabilito, secondo il proprio punto di vista, il canone delle Sacre Scritture e si è imposta come ortodossia, relegando le altre al rango di eresie e cancellandone il ricordo. Noi possiamo però oggi, grazie a nuove scoperte di testi e a una rigorosa applicazione del metodo storico, ristabilire la verità e presentare finalmente Gesù di Nazareth per quello che fu veramente e che egli stesso intese essere, cioè una cosa totalmente diversa da quello che le varie Chiese cristiane hanno finora preteso che fosse.














venerdì 4 ottobre 2013

Un Cantico per Leibowitz

Un cantico per Leibowitz è un romanzo di fantascienza post apocalittico scritto da Walter M. Miller e pubblicato nel 1959. Contiene riferimenti alla scienza, alla filosofia e alla religione. Si basa su tre racconti brevi ed è l'unico romanzo pubblicato da Miller nel corso della sua vita. È considerato un classico della fantascienza e ha vinto nel 1961 il Premio Hugo per il miglior romanzo. 

Ambientata in un monastero cattolico del deserto del Sud-Ovest degli Stati Uniti dopo la devastazione provocata da una guerra nucleare, la storia si espande per secoli nel corso dei quali la civiltà rinasce. I monaci dell'Ordine Albertiano di Leibowitz si incaricano di preservare ciò che rimaneva della conoscenza scientifica dell'umanità prima dell'olocausto nucleare (il "Diluvio di Fiamma") in attesa che il mondo possa nuovamente utilizzarla.

Con questo romanzo Miller ha voluto realizzare un'opera che profetizzasse la funzione unica e insostituibile della Chiesa cattolica in un mondo che, accecato dall'orgoglio della propria scienza, ha perduto di vista i valori spirituali della tolleranza e della comprensione, e inevitabilmente è caduto nell'inferno di un conflitto atomico. 

Esasperate per l'orribile destino del mondo, le popolazioni si sono ribellate contro i governi e gli scienziati responsabili della catastrofe, e hanno bandito la scienza e la cultura come foriere di inevitabili lutti. E ancora una volta, come nel primo medioevo, quello storico, è compito della Chiesa, e soprattutto dei suoi ordini monastici, conservare e tramandare i frammenti della sapienza del passato in attesa che gli uomini, divenuti migliori, sappiano di nuovo interpretare, finalmente per il bene universale, la scienza che male adoperata portò al disastro. 

Nella prima parte del romanzo ci troviamo in un nuovo Medioevo. Sei secoli dopo il disastro nucleare, il novizio Francis scopre accidentalmente – durante il digiuno quaresimale nel deserto – il bunker antiatomico dove riposano le spoglie del loro fondatore, il beato Leibowitz (che si scoprirà essere un fisico del governo che si fece sacerdote dopo la catastrofe). 

I suoi misteriosi scritti, dei quali nessuno conosce il significato (ma che noi intuiamo essere schemi di circuiti elettrici), sono pazientemente copiati, miniati e conservati nell’abbazia. E il novizio Francis, tra presunti miracoli e processi di canonizzazione, imparerà cosa significa avere fede secondo ragione.

Il romanzo Un Cantico per Leibowitz è strutturato in tre parti:

Fiat Homo

Si svolge nei secoli bui 600 anni dopo il "Diluvio di Fiamma". Nel XXVI secolo il mondo è terrorizzato da animali, mutanti e rapinatori. La conoscenza è mescolata ai miti, mentre monasteri cattolici conservano resti indecifrabili di civiltà preesistenti, in particolare della "Magna Civitas" (la civiltà europea-americana del XXI secolo). 

L'Ordine Albertiniano di Ricercatori e Memorizzatori di Libri, fondato da Isaac Edward Leibowitz, si è assunto il compito di salvare tutto quanto rimaneva del sapere dopo che la furia dei popoli imbarbariti si era accanita contro ogni forma di scienza e cultura, dando la colpa dell'olocausto nucleare ai sapienti e ai dotti (Periodo della Semplificazione). 

Nell'Abbazia del Beato Leibowitz i monaci hanno copiato ripetutamente i “Memorabilia” del passato, pur senza comprenderne il significato: per loro, diagrammi, schemi e formule scientifiche sono solo simboli incomprensibili di una conoscenza che preservano fedelmente ma non possono più decifrare. Il Beato Leibowitz è considerato un grande santo ma il lettore scopre che era un fisico ebreo e i suoi documenti erano liste della spesa, biglietti della lotteria e schemi di sistemi elettrici. 

Ci sono pure accenni a un coinvolgimento di Leibowitz in un progetto segreto del governo americano per armamenti atomici. Frate Francis Gerard dello Utah, un giovane novizio, trova fra i documenti di Leibowitz un disegno tecnico. Ciò gli porterà moltissimi guai, soprattutto perché la causa di canonizzazione di Leibowitz è un argomento scottante, e l'abate Arkos è risentito che sia stata turbata la pace dell'Abbazia. Anni dopo, Francis è incaricato di portare il documento di Leibowitz e una sua copia a Papa Leone XXI. 

Città del Vaticano ora è a Nuova Roma, nel Missouri, poiché la Roma originale è ormai un cratere radioattivo inabitabile per millenni. Si cerca una prova che dimostri che Leibowitz si convertì al cattolicesimo, pronunziò i voti e creò l'Ordine solo dopo che fu sicuro che sua moglie era morta, così che possa essere canonizzato senza indugi. Francis viene ucciso nel tentativo di recuperare una copia di questo disegno, copia alluminata a cui aveva lavorato per 15 anni.

Fiat Lux

In questa parte il lettore fa un altro salto di 600 anni e si trova nel 3174, in un periodo che è molto simile al Rinascimento. Leibowitz è ufficialmente santo da sei secoli, e Francis Gerard dello Utah ha ricevuto il titolo di Venerabile. 

Nel XXXII secolo la scienza si libera dalle catene della religione e viene reinventata l'elettricità. L'alba di una nuova èra è impersonata da uno scienziato sicuro di sé, Thon Taddeo. Jerome "Dom Paulo" Del Pecos, l'abate anziano e gentile, mette in dubbio i vantaggi delle nuove invenzioni tecnologiche cercando una loro integrazione nella fede, ma sa che, ora che scienziati laici e secolarizzati vogliono riscoprire tutto il sapere della Magna Civitas, l'Ordine Albertiano di Leibowitz perderà a poco a poco la sua ragion d'essere. Intanto Hannegan II, Signore del Texark (nuova potenza militare nata dal Texas), vuole dichiarare guerra alle nazioni vicine e ai Popoli Nomadi per ingrandirsi e unificare tutto il nord del continente, com'era ai tempi degli Stati Uniti d'America. 

Lo scontro tra Hannegan II e Papa Benedetto XXII, che vede minacciata l'indipendenza del Vaticano a Nuova Roma, è imminente. La guerra è alle porte e Dom Paulo, prostrato da un male terminale, sa che è la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova. Il sèguito di queste vicende è narrato in San Leibowitz e il Papa del giorno dopo, ambientanto nel 3240.

Fiat Voluntas Tua

Altri 600 anni in avanti, e nel 3781 il mondo è a un livello tecnologico di gran lunga superiore a quello del XXI secolo, eppure sta nuovamente entrando nella crisi globale di una guerra nucleare. L'Ordine Albertiano di Leibowitz ha perso il proprio potere ma l'abate Jethrah Zerchi prepara una nave spaziale per sfuggire al secondo olocausto, secondo un piano elaborato quasi cinquant'anni prima da Papa Celestino VIII e dal successore Paolo VII. 

Un gruppo di monaci e di bambini lascia la Terra e la vecchia Chiesa per ricominciare la vita su Alpha Centauri. Se Papa Gregorio XVII e i chierici sulla Terra moriranno, spetterà a loro preservare il Seggio di Pietro e la civiltà umana nei tempi futuri, come avevano già fatto i seguaci di Leibowitz millesettecento anni addietro, dopo il primo Diluvio di Fiamma.

Una storia, quella raccontata da Miller, che sembra descrivere un futuro possibile, ma anche un passato possibile della storia dell'uomo. Quel passato di circa dodicimila anni fa quando il Diluvio Universale cancellò la storia, la cultura e la tecnologia delle civiltà antidiluviane tramandata e preservata da un ristretto gruppo di persone sopravvissute al tremendo cataclisma. 

Tecnologie che, come per i monaci del romanzo, appartengono a una conoscenza che scribi, sacerdoti e sovrani di migliaia di anni fa forse preservarono anch'essi fedelmente senza poterla più decifrare nè utilizzare.



http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=15278

giovedì 3 ottobre 2013

Lo Shutdown oscura ISON

America sotto pressione per il mancato accordo sul bilancio. Il braccio di ferro che paralizza il potere legislativo si è accasciato. E mentre inizia l'era «obamacare», la riforma della discordia, entra in vigore la legge che di fatto ha provocato lo shutdown. La paralisi della pubblica amministrazione americana scattata a mezzanotte (ora di Washington) non risparmia parchi nazionali, musei, zoo, e persino la Statua della Libertà. Il blocco dell'intera pubblica amministrazione in Usa, la prima volta da 17 anni, oltre a mettere a rischio il posto di lavoro di 800 mila lavoratori statali, crea non pochi problemi anche ai turisti. Mentre anche alla Casa Bianca e al Congresso molti servizi verranno sospesi.

STATUA LIBERTÀ OFF LIMITS - Il monumento simbolo di New York e degli interi Stati Uniti chiude i battenti a causa dello 'shutdown' del governo americano. Liberty Island, gestita dal National Park Service - agenzia federale duramente colpita dal blocco - è destinata a restare momentaneamente chiusa per la mancanza di fondi.

DA YELLOWSTONE AL GRAND CANYON - Ingressi sbarrati nei 401 parchi nazionali Usa, tra cui il Grand Canyon, Yellowstone e Yosemite, con quest'ultimo che oggi festeggia un triste compleanno. E mentre Google celebra con un apposito Doodle proprio i 123 anni del parco nazionale Yosemite, il sito viene chiuso al pubblico.

CASA BIANCA A SCARTAMENTO RIDOTTO - Lo shutdown colpisce anche la residenza presidenziale. Al numero 1600 di Pennsylvania Avenue opera un personale ridotto e le visite turistiche sono sospese, mentre il sito della Casa Bianca non verrà aggiornato «a causa - si legge - del fallimento del Congresso». Fermi anche i siti di quasi tutti i dipartimenti e le agenzie federali.

NIENTE TOUR A CAPITOL HILL - Chiusa al pubblico anche la sede del Congresso americano. A causa della mancanza di fondi, il Capitol Building ha cancellato «sino a nuovo avviso» i tour guidati.

MEMORIAL CHIUSI E FONTANE SPENTE - Transenne impediscono l'accesso ai turisti anche ai memoriali, tra cui quelli dedicati a Lincoln, Martin Luther King e Franklin Delano Roosevelt a Washington. A causa della paralisi della pubblica amministrazione, sono state spente le 45 fontane della Capitale.

STOP VISITE MUSEI E ZOO - Porte chiuse allo Smithsonian e al National Zoo di Washington, dove verrà oscurata anche la famosa Panda Cam per osservare la crescita del cucciolo di cinque settimane. Il personale verrà utilizzato soltanto per nutrire e accudire gli animali .

NASA A TERRA - Compleanno amaro anche per l'agenzia spaziale americana, fondata esattamente 55 anni fa. In seguito alla paralisi della pubblica amministrazione, il 97% dei suoi impiegati sono rimasti senza stipendio. Gli unici a ricevere una paga regolare sono coloro i quali si occupano di sicurezza dei satelliti e degli astronauti che si trovano nello spazio.

Negli Stati Uniti chiusi per shutdown,  anche il sito della Nasa ha smesso di funzionare. “A causa della mancanza di fondi del governo federale, il website non è disponibile. Ci scusiamo per l’inconveniente”, recita una scritta che appare digitando sul pc www.nasa.gov. Un inevitabile effetto del braccio di ferro sul bilancio tra democratici e repubblicani, a quanto pare. O forse, solo un abile stratagemma per evitare di dare notizie imbarazzanti – o peggio, preoccupanti – sulla ormai imminente Ison.

ISON HA APPENA RAGGIUNTO IL PUNTO DI MASSIMA VICINANZA A MARTE

Le ultime notizie sulla supercometa (contraddistinta dalla sigla C/2012 S1) , attesa nei nostri cieli giusto giusto per Natale, la danno vicinissima a Marte ( ieri lo ha sorvolato a “soli” 10,8 milioni di chilometri dalla sua superficie) e oltre il punto nel quale il calore emesso del Sole fa sciogliere gli elementi volatili di cui è costituita. A questa distanza, il ghiaccio che ne avvolge il nucleo roccioso, sublimando e trasformandosi in gas,  renderà la coda di Ison molto più luminosa e spettacolare.

Ma mai quanto avverrà il prossimo 28 novembre: in quel giorno, la cometa raggiungerà il suo perielio, ovvero il punto di massima vicinanza alla nostra stella, e si illuminerà di immenso. A patto, ovviamente, che sopravviva a questo incontro a tu per tu con il Sole: secondo gli astronomi, ci sono 50 probabilità su 100 che si frantumi e 50 che superi indenne l’appuntamento. Solo allora avremo la sicurezza di vederla splendere, tra dicembre e gennaio, anche sopra le nostre teste e senza bisogno di telescopi.

Per ora, dice Matthew Knight, C/2012 S1 appare un po’ più luminosa della collega Lovejoy, apparsa nei cieli australi nel 2011. Secondo l’astronomo della Nasa, Ison sarebbe grande circa il doppio: dunque, avrebbe un nucleo di appena un chilometro di diametro. Una stima decisamente al ribasso. Altri scienziati, osservando l’emissione di polveri (oltre 51 mila kg al minuto) ne hanno ipotizzato un diametro di almeno 5 chilometri- nulla comunque di eclatante. Ma altri ricercatori hanno azzardato numeri molto, molto maggiori arrivando persino a centinaia di chilometri.

IL NUCLEO DELLA COMETA È SPEZZATO IN TRE?

Ma se così fosse, non ci troveremmo di fronte ad una semplice cometa, per quanto super, ma a qualcosa di molto diverso e al momento non noto. Le anomalie non si contano. Innanzitutto, sono pochissime le immagini diffuse dai canali ufficiali ed hanno fatto discutere, a questo proposito, le fotografie scattate dal telescopio spaziale Hubble.

Alcune, in particolare, sembrano mostrare un nucleo ripartito in tre parti e la presenza di “satelliti”, una sorta di piccoli asteroidi compagni di viaggio nel cosmo. Oltre a dimensioni e forma, ad oggi non sono ancora chiare neppure la sua rotazione assiale e la sua composizione. Insomma, mai evento astronomico- per giunta tanto atteso e previsto con largo anticipo come questo- fu più vago e lacunoso.

Ecco perchè c’è spazio per ipotesi sconcertanti. Come quelle dell’astronomo “eretico” James McCanney che dal suo blog continua a lanciare alert su Ison. Nell’ultimo, postato poche ore fa,  ha di nuovo puntato il dito contro gli ex colleghi della Nasa, accusandoli di alterare e celare i dati rilevati da Hubble e dalle strumentazioni collocate su Marte, come il Mars Reconnaissance Orbiter e il rover Curiosity.

“Hanno certamente visto quella miriade di interazioni elettriche tra Ison e il pianeta, come le ho viste io. Ma stanno nascondendo le informazioni sulla sua luminosità da quando hanno scoperto la presenza di raggi X  nelle comete, come io avevo predetto.” Lo scienziato, in aperta polemica con il resto del mondo accademico, sostiene che questi oggetti non siano semplici “palle di neve sporca” a spasso per la galassia, ma corpi rocciosi dotati di una carica elettromagnetica.

C’è dunque una congiura del silenzio? Un oggetto di appena 5 km di diametro può davvero essere la cometa del millennio? O forse gli scienziati allineati al potere stanno mascherando la reale natura di C/2012 S1?  E dunque, lo shutdown è solo un alibi per consentire alla Nasa di chiudere il flusso di informazioni scomode su questo misterioso viaggiatore spaziale?

UN'IMMAGINE DI ISON RIPRESA DAL TELESCOPIO HUBBLE

I teorici del complotto non hanno dubbi. Per loro, le risposte sono già chiare: in avvicinamento al nostro sistema solare, c’è un oggetto decisamente massivo, di natura forse planetaria e potenzialmente pericoloso.

Nulla a che vedere con una normale seppur scenografica cometa. Per noi, comuni mortali, l’appuntamento è al prossimo 28 novembre: se Ison supererà l’esame del Sole, presto la vedremo anche noi, ad occhio nudo. 

E la verità, allora, non potrà più essere nascosta.


http://www.extremamente.it/2013/10/02/la-nasa-chiude-il-sito-e-nasconde-ison/

mercoledì 2 ottobre 2013

L'Atlantide Britannica - Doggerland, una Terra Perduta.

Non lontano dalle coste della Gran Bretagna sono state trovate tracce di una continente scomparso. L’Atlantide Britannica – come l’hanno definita gli studiosi – venne sommersa dalle acque in un periodo tra il 18000 a.C. e il 5500 a.C.

mappa-doggerland

Immagino insediamenti urbani, campi coltivati, civiltà avanzate stanziate nelle valli disegnate da quei fiumi che scorrevano dove oggi solo incrociano le navi tra le onde del mare del nord.

Storie perdute, ricordate solo forse nei miti e nelle leggende degli dei del periodo classico.

Secondo i ricercatori britannici un tempo la parte di terreno sommersa era il centro dell’Europa. Infatti, Doggerland un tempo si estendeva dalla Scozia alla Danimarca, ma che all’improvviso si trovò ricoperta dalle acque del Mare del Nord. La ragione della scomparsa della terra, si pensa sia dovuta a un improvviso cambiamento climatico globale.

L’Atlantide Britannica è stata scoperta da un team di sommozzatori alle dipendenze di alcune compagnie petrolifere che lavorano in collaborazione con il dipartimento scientifico dell’Università di St. Andrews.

I sommozzatori si sono imbattutti nei resti di quello che sembra un vero e proprio “mondo sommerso”, con una popolazione di decine di migliaia di persone e che potrebbe essere stato il “cuore vero e proprio” dell’Europa antica.

Grazie ai dati raccolti dai tecnici delle compagnie petrolifere, un team di archeologi, climatologi e geofisici è riuscito a mappare tutta la superficie della “terra perduta”. Secondo gli studiosi, questa antica zona d’Europa era abitata da una fauna e da una flora molto rigogliosa.

Inoltre, è molto probabile che fosse uno dei territori popolato dai mammuth, specie che si è estinta proprio con la fine dell’ultima glaciazione.

Il motivo dell’inondazione del territorio di Doggerland è ancora da chiarire. I ricercatori pensano che l’antico cuore dell’Europa sia stato, ad un tratto, colpito da uno tsunami devastante.

L’immane onda sarebbe l’epilogo finale di un processo più ampio che ha sommerso le zone più basse nel corso di migliaia di anni. Non è da escludere che la scomparsa di Doggerland sia da associare al cataclisma globale che, secondo alcuni studiosi, avrebbe colpito il nostro pianeta circa 12 mila anni fa.


Secondo il dottor Bates, geofisico, “Doggerland era il vero cuore dell’Europa. Per anni abbiamo speculato sull’esistenza di una terra perduta, a partire dalle ossa animali tirate su dalle reti dei pescatori di tutto il Mare del Nord, ma è solo grazie al lavoro con le compagnie petrolifere che siamo stati in grado di ricostruire l’aspetto e l’estensione di questa terra perduta”.

Come riporta il resoconto offerto dal Daily Mail, la ricerca è il frutto di 15 anni di meticoloso lavoro sul campo intorno alle acque torbide della Gran Bretagna. Grazie a tecniche pionieristiche, gli studiosi sono stati in grado di ricostruire la flora e la fauna che popolavano l’antica Doggerland.

Inoltre, i numerosi reperti ritrovati sul fordo del mare, riportano “in vita” le numerose popolazioni del mesolitico che abitavano il continente perduto. Il team di ricerca è attualmente impegnato a ricostruire le abitudini di queste popolazioni, compresi gli eventuali luoghi di sepoltura.

Questa ricerca non fa altro che confermare un dato ormai costante nelle ricerche paleontologiche ed archeologiche degli ultimi anni: il pianeta Terra ha un passato drammatico, caratterizzato da massicci e improvvisi cambiamenti climatici.

La speranza è che guardando alla storia passata del nostro pianeta, riusciamo a gettare luce su eventi che potrebbero ripetersi in un futuro non troppo lontano.

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