martedì 13 maggio 2014

La Genetica di Atlantide

15000 anni fa il suolo europeo era un’immensa lastra di ghiaccio. Ma sulle coste atlantiche una civiltà complessa, una magica forma d’arte fiorivano, lasciando inequivocabili tracce di sé nelle grotte di località disseminate tra la Francia e la Spagna. A Lascoux, a Combarelles, in Dordogna ancora oggi si ammirano gli affreschi risalenti alla cosiddetta cultura “magdaleniana”; e lasciano stupiti per le intuizioni di prospettiva, per la essenzialità del tratto con la quale le figure animali furono fissate per l’eternità. Mandrie di bisonti, sulle pareti di quelle grotte, ancora corrono, ancora fissano con uno sguardo arcano. Tra di loro ogni tanto appare la silhouette di un cervo o di un cavallo. 

Dovevano essere cacciatori, uomini inossidabili, gli artisti che diedero colore a quelle forme. Alla cultura magdaleniana corrisponde antropologicamente l’Uomo di Cro-Magnon: alto, muscoloso. Cacciatore primordiale, abituato a combattere tra i ghiacci della preistoria europea. Infatti, quando il clima divenne più mite paradossalmente anche la sua cultura si estinse. La civiltà dell’uomo dei ghiacci, apparsa sulle coste atlantiche nord-occidentali, sembrò sciogliersi insieme alla glaciazione. Ma forse furono i suoi eredi, quelli che a distanza di cinquemila anni, innalzarono sempre nell’Europa Nord-Occidentale poderosi blocchi megalitici. Imprimendo adesso il proprio genio nella pietra squadrata, così come gli antenati l’avevano impressa nel colore e nelle forme tratteggiate.

Paolo Marini, ricercatore dell’Istituto di Fisica Nucleare di Frascati, ed anche appassionato cultore dell’alta antichità ricostruisce questo affascinante scenario, in un libro edito da Mursia e intitolato Atlantide. Ma perché mescolare i fantasmi della classica isola-che-non-c’è, con le ricerche di una disciplina che necessariamente deve aggrapparsi a prove tangibili, resti materiali analizzabili?

Marini anticipa l’obiezione, seguendo nel suo libro un doppio percorso. Uno è quello strettamente legato ai dati archeologici. L’altro vola invece nel regno astrale della immaginazione dei popoli, della leggenda imperitura. L’autore mostra come i due sentieri, così diversi, procedano in parallelo, talora con una “sincronia” sconcertante. Resta al lettore concludere – in base alla propria forma mentis e agli altri dati di cui è a conoscenza – se le due rette alla fine si intreccino in un nodo stringente.

Tilak Bâl Gangadhar, La dimora artica nei Veda Ma partiamo dai dati positivi: sul finire della preistoria sulle sponde occidentali dell’Europa si manifesta una cultura che conosce l’agricoltura, la pulitura della pietra, le tecniche della ceramica. Una cultura che è capace di smuovere enormi blocchi e di organizzarli in complessi sistemi megalitici. L’area geografica della civiltà megalitica va dall’Irlanda alla Britannia, dalla Francia alla penisola iberica, lambisce anche la Sardegna e Malta. Geograficamente questa civiltà Europea-Occidentale è anteriore a quella degli egizi e a quella dei sumeri. L’ipotesi dell’Ex Oriente Lux, della trasmissione degli elementi fondamentali della civiltà da Oriente verso Occidente perde pregnanza alla luce delle applicazioni del metodo del carbonio-14. 

Nel 4500, quando le civiltà del Nilo e dell’Eufrate albeggiano, la civiltà megalitica dell’area intorno a Dresda è in piena fioritura. Tipiche di questa civiltà sono i Dolmen – celle sepolcrali, talora orientate in direzione della luce sorgente al solstizio d’inverno – e i Menhir, grandi blocchi verticali, che col passare del tempo tendono ad assumere elementi antropomorfi. Mentre queste forme architettoniche appaiono il livello del mare continua a salire e le terre costiere continuano ad inabissarsi per effetto dell’aumento della temperatura: per questo oggi troviamo menhir conficcati sotto il fondale oceanico e file di menhir che malinconicamente “si tuffano” nell’oceano.

Gli effetti fondamentali della fine della glaciazione sono infatti tre: i ghiacci si ritirano verso Nord, a Sud il Sahara da luogo verdeggiante diventa arido e desertico, e sulla costa atlantica le terre gradualmente, inesorabilmente sprofondano sotto il livello del mare. È un destino questo che caratterizza anche la storia geologica del continente americano: le coste orientali dell’America arretrano dopo la glaciazione di oltre un centinaio di kilometri.

Terre sommerse agli albori della storia mondiale. Popoli civilizzati che dalla regione atlantica si spostano più a Est. Qui davvero il passato archeologico sfiora il passato leggendario. Platone parlò di un’isola sacra a Poseidon posta al centro dell’oceano che fu sommersa dai mari, la cui capitale aveva sei cerchi concentrici (è lo stesso modello del complesso megalitico di Stonehenge). La leggenda di Atlantide è condivisa dai Celti, dai Vikinghi, dai Berberi del Nord Africa, che ricordavano il bellicoso regno oceanico di “Attala”. Ed enigmaticamente si ritrova tra gli Aztechi, che ricordavano di provenire dall’Aztlan, posto al centro dell’oceano atlantico. Di questa Atlantide non si è mai trovata traccia tangibile, al di fuori dei ricordi del Mito. Ma l’archeologia ci restituisce oggi un destino preistorico di terre sommerse e di migrazioni di popoli.


Proviamo allora a localizzare geograficamente alcuni punti di origine del "fattore X" collegati alla teoria dell'Out of Atlantis con l'aiuto della paleogenetica.

Doggerland

Durante la glaciazione

Tra 15.000 e 13.000 anni fa (ovvero ai tempi del "Diluvio")

Tra 12.000 e 8.000 anni fa (ovvero ai tempi della "Rinascita" e delle società gilaniche)

Un quadro di insieme

Ora osserviamo la distribuzione dell'aplogruppo R1b

e le correlazioni con il fenomeno del rutilismo (capelli rossi) e del biondismo che, come abbiamo detto associamo alla figura dei Nephilim o comunque dei primi civilizzatori delle popolazioni umane post-diluviane.

e dell'aplogruppo R1a

correlato al fenotipo dei capelli biondi anch'esso caratteristica 'divina' per i nostri remoti antenati


E infine facciamo notare come secondo i genetisti la mutazione degli occhi chiari si è manifestata tra i 10.000 e i 6.000 anni fa, a partire da una zona intorno al Mar Nero. Le teorie “revisioniste" segnalano invece una forte coincidenza dell’attuale diffusione con le aree dell’ex Doggerland e dintorni. Questa è la situazione in Europa:

Possibili migrazioni proto-storiche


Contrapposte alle teorie di diverse autori sull'ubicazione dell'Uhremait antidiluviano, tra cui la già nota (a chi segue gli sviluppi del Progetto Atlanticus, Marija Gimbutas.


A cui mi collego al seguente articolo di Felice Vinci:

L’optimum climatico, il paradiso indoeuropeo e il giardino dell’Eden

Nel volume Omero nel Baltico (1) abbiamo cercato di dimostrare che il reale scenario delle vicende dell’Iliade e dell’Odissea fu il mondo baltico-scandinavo, sede primitiva dei biondi navigatori achei: costoro successivamente discesero nel Mediterraneo, dove, attorno all’inizio del XVI secolo a.C., fondarono la civiltà micenea (2), trasponendovi, oltre ai nomi geografici, anche epos e mitologia, portati con sé dalla perduta patria nordica. Questo tra l’altro ci ha permesso di collegare in un quadro unitario la discesa degli Achei nel mar Egeo con la diaspora di altri popoli indoeuropei, che, all’incirca nello stesso periodo (ossia nella prima metà del II millennio a.C.), si stanziarono nelle rispettive sedi storiche: pensiamo agli Hittiti in Anatolia, ai Cassiti in Mesopotamia, ai Tocari in Turkestan, agli Arii in India (3). Riguardo a questi ultimi, “cugini” degli Achei nonché parlanti una lingua affine (di cui una traccia nel mondo nordico è rimasta nell’attuale lingua lituana), è significativa la tesi del Tilak, un dotto bramino indiano, il quale nel mondo vedico ha ritrovato cospicue tracce di una probabile origine nordica, anzi, addirittura artica (4).

Tilak Bâl Gangadhar, La dimora artica nei Veda In effetti, nella nostra ricognizione del mondo omerico abbiamo riscontrato diversi indizi di una collocazione precedente a quella baltica, ancora più settentrionale, che sembrano localizzare nell’area lappone e sulle coste del mare Artico la sede di una civiltà primordiale, connessa col mondo degli dèi. In particolare, i misteriosi Etiopi, “estremi degli uomini”, menzionati ripetutamente da Omero, hanno una collocazione assolutamente incongruente con la ben nota Etiopia africana: essi invece sembrano collocabili tra Capo Nord e la penisola Nordkinn, all’estremità settentrionale della Scandinavia (5). Al riguardo, ci sembra assai significativo che i miti indiani menzionino una terra, posta “agli estremi confini del mondo”, corrispondente all’Etiopia omerica: il Mahabharata la chiama “Uttarakuru“, ossia la “terra estrema” o “regione estrema”, denominata in sanscrito “Paradesha“, in iranico “Pairidaeza“, in greco “Paràdeisos“, in ebraico “Pardes” (6). Inoltre, “nella tradizione vedica compare, in luogo di Airyana Vaêjo, l’Uttarakuru come il luogo primigenio degli Arii vedici” (7). Ora, “le fonti Indo-iraniche testimoniano la presenza di un culto solare nella terra dell’Airyana Vaêjo prima che sopraggiungessero i climi glaciali: il culto apollineo, che viene non a caso dalla terra degli Iperborei e che secondo la tradizione si insedia in Grecia, crea in proposito un parallelismo impressionante.

Gli Iperborei, che vivono ai confini dell’Oceano (…) trovano un parallelo con quegli Arii che vivono in un territorio che, secondo le fonti avestiche e vediche, è assolato per sei mesi (o per dieci mesi, secondo la variante delle fonti) con il clima mite, la cui divinità preponderante è quella solare, e con una notte di altrettanti sei mesi (o due mesi, nella precedente variante)” (8). E nell’Inno omerico a Hermes, ambientato nella Pieria (regione contigua all’Olimpo, sede degli dèi), un’apparentemente incomprensibile anomalia astronomica, legata alle fasi della luna, ci riconduce anch’essa ad un ambiente artico, situato al di sopra del circolo polare e, più precisamente, in una regione, identificabile con la Lapponia settentrionale, dove la notte solstiziale si protrae per quasi due mesi (9).

Felice Vinci, Omero nel Baltico D’altronde l’ipotesi della localizzazione artica di una civiltà, impensabile nella situazione climatica attuale, non è affatto in contrasto con quelle che sono le odierne conoscenze scientifiche sull’evoluzione del clima dopo la fine dell’ultima era glaciale: infatti per un lungo periodo, compreso tra il 5500 ed il 2000 a.C., il mondo nordico, fino alle latitudini più settentrionali, godette di un clima eccezionalmente mite, al punto che durante tale epoca – definita dai climatologi “optimum climatico post-glaciale” (corrispondente alla cosiddetta “fase atlantica” dell’Olocene) (10) – la tundra scomparve pressoché interamente dal territorio europeo e l’area della vite si estese fino alla Norvegia (11). Tale situazione si protrasse fin verso il 2000 a.C., allorché l’optimum climatico svanì e subentrò la “fase sub-boreale”, caratterizzata da un clima alquanto più rigido, che rese inabitabili le regioni situate a nord del circolo polare. Ora, il ricordo di un antichissimo disastro climatico è attestato nella memoria di molti popoli: pensiamo ad esempio al Ragnarok dei miti nordici, il “crepuscolo degli dèi” annunciato da una serie di inverni terribili, di cui l’Edda di Snorri ci dà un resoconto drammatico: “Verrà l’inverno chiamato Fimbulvetr (‘inverno spaventoso’): la neve cadrà vorticando da tutte le parti; vi sarà un gran gelo e venti pungenti; non ci sarà più il sole. Verranno tre inverni insieme, senza estati di mezzo” (12).

Snorri Sturluson, Edda Ciò a sua volta trova un preciso parallelo nella distruzione, sempre ad opera della neve e del gelo, del paradiso primordiale degli Iranici, l’Airyana Vaêjo: secondo il racconto dell’Avesta, il dio Ahura Mazda avvertì Yima, primo re degli uomini, che una serie di rigidissimi inverni avrebbe distrutto il suo paese; dopo di allora, vi sarebbero stati dieci mesi d’inverno e due d’estate. Ora, questo è effettivamente il clima delle regioni artiche. In sintesi, da tutte le considerazioni sviluppate in Omero nel Baltico e che qui abbiamo sommariamente riassunto (pensiamo anche alle “isole al nord del mondo” della mitologia celtica, da cui sarebbero discesi i Tuatha Dé Danann, gli antichi abitatori dell’Irlanda), emerge che la Urheimat, ossia la sede primordiale degli Indoeuropei, era con ogni probabilità una terra artica, la quale può essere collocata con precisione sulla carta geografica: si tratta dell’estremità settentrionale della Scandinavia, ovvero di quella sorta di “cappello” del continente europeo, affacciato sul Mar Glaciale, che si estende dalla Lapponia settentrionale alle isole Vesterålen e alla penisola di Kola. Fu qui che, a partire da cinque o seimila anni fa, allorché la costellazione di Orione segnava l’equinozio di primavera (13) e il Dragone indicava il Polo Nord (14), si sviluppò l’originaria civiltà indoeuropea, nel periodo climaticamente più favorevole che si sia mai verificato in tale area. Successivamente però il tracollo del clima, attestato da varie tradizioni, la rese inabitabile, costringendo le popolazioni ivi stanziate a cercarsi nuove sedi a latitudini più meridionali.

Enrico Campanile, Bernard Comrie, Calvert Watkins, Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei Osserviamo a questo punto che Yima, il mitico re del paradiso iranico, è chiamato “Yama” nella mitologia indiana, dove è il signore dei morti. Egli ha pertanto un preciso corrispondente nell’Odissea: ci riferiamo ad Ade, il signore dei morti omerico. Il suo lugubre regno, caratterizzato da quattro fiumi (15), è localizzabile nell’area lappone (16). D’altro canto Yima – che si potrebbe anche accostare a Ymir, un gigante primordiale dei miti nordici – fu il primo uomo a conoscere la morte. Questo lo riconduce ad Adamo, il progenitore dell’umanità secondo la Bibbia. Dunque il mitico regno di Yima-Yama si può accostare al paradiso biblico, ossia al giardino dell’Eden, dove il Signore pose Adamo, il primo uomo. Al riguardo, il libro della Genesi caratterizza geograficamente la regione dell’Eden in modo molto puntuale, menzionando i quattro fiumi che da lì si dipartono: “Il nome del primo fiume è Pison; esso circonda tutta la regione di Avila, dove si trova l’oro; l’oro di quel paese è puro; là si trova pure la resina profumata e la pietra onice. Il nome del secondo fiume è Gihon: esso circonda tutto il paese di Etiopia. Il terzo si chiama Tigri e scorre ad oriente di Assiria. Il quarto fiume è l’Eufrate” (17). Però, al riguardo, nell’area mesopotamica si ritrovano soltanto il Tigri e l’Eufrate, mentre gli altri due fiumi sono inesistenti. Non solo: questi fiumi che, secondo la Bibbia, nascono nella zona di Eden vanno ad interessare due regioni, l’Etiopia e l’Assiria, dislocate addirittura in continenti diversi! Si tratta di assurdità – per non parlare di quella misteriosa “regione di Avila”, con il suo oro fino, mai localizzata da nessuna parte – che sembrano rendere il racconto biblico geograficamente inverosimile.

A questo punto un nostro lettore, il dott. Luigi Cesetti di Falerone, ci ha segnalato che, ove questo problematico “paese di Etiopia” fosse l’Etiopia omerica, che abbiamo ritrovato all’estremità settentrionale dell’Europa, tutto sembrerebbe andare a posto. Esaminiamo infatti il fiume che la bagna, il Tana (che pertanto corrisponderebbe al Gihon biblico): esso nasce in una zona della Lapponia finlandese, nell’area di Enontekiö (nome che significa “che fa grandi fiumi”) (18), da cui effettivamente si dipartono vari altri fiumi. Uno è l’Ivalo, che i Lapponi (o Sami) chiamano “Avvil”. L’assonanza con “Avila”, la regione biblica dell’oro, da sola potrebbe essere casuale, ma proprio questo territorio è ricco d’oro, come attesta il museo dell’oro di Tankavaara (19), a pochi chilometri dal fiume Ivalo. Per di più si tratta di un oro eccezionalmente puro, come afferma il passo biblico: esso arriva a 23 carati (20), il che lo distingue dall’oro estratto dai giacimenti di altre parti del mondo. La resina è secreta da pini e abeti e, per quanto riguarda l’onice, questa zona della Lapponia è ricca di pietre, tra cui il calcedonio e il diaspro, simili all’onice per la composizione dei cristalli.

Isaac Taylor, The Origin of the Aryans. An Account of the Prehistoric Ethnology And Civilization of Europe E gli altri due fiumi, ossia i “prototipi” del Tigri e dell’Eufrate? Sempre nell’area di Enontekiö nascono un affluente del Mounio-Tornionjoki e lo Ounas-Kemijoki, che scorrono in parallelo verso sud per poi sfociare vicini all’estremità settentrionale del Golfo di Botnia. Il complesso di questi fiumi, con il territorio da essi racchiuso, delinea una sorta di “Mesopotamia” finnica, straordinariamente rassomigliante a quella asiatica (v. tavola annessa). Potrebbe essere dunque questa la regione di “Ur dei Caldei” da cui partì Abramo, diretto verso la Terra Promessa, e da dove discesero i Sumeri (21), che l’avrebbero poi trasposta nella Mesopotamia a noi ben nota. Il cambiamento del clima la avrebbe poi resa inospitale, come ci ricorda il profeta Isaia: “Ecco che il Signore spopola la terra, la devasta, ne altera l’aspetto, ne disperde gli abitanti” (22). Potrebbe essere la “Terre Gaste” dei miti arturiani! Questo concetto a sua volta trova un preciso riscontro nella “dimora in rovina (d?µ?? e???e?ta) di Ade”, menzionata nell’Odissea23, a cui pure sono associati vari fiumi e che è anch’essa localizzabile nell’area lappone (24).

Avila-Avvil ricorda poi la leggendaria “Avalon” del mondo arturiano, che probabilmente fa riferimento alla sede primordiale celtica: ciò sembra far sospettare un rapporto tra caldei e celti, che trova riscontro in certe analogie tra il mondo celtico e quello ebraico (per inciso, nella letteratura celtica si ritrova la locuzione “Terra della Promessa”: “Tìr Tairngiri“) (25). Notiamo anche che, calando la descrizione biblica nel contesto lappone, il mitico giardino, posto “in Eden a oriente” (26), sembrerebbe essere al centro di una sorta di quadrifoglio costituito da quattro regioni (Eden, Etiopia, Avila e Assiria): ciò delinea un quadro singolarmente simile a quello della mitica suddivisione dell’Irlanda, terra celtica per eccellenza, in cui un centro politico-religioso, Tara, era circondato da quattro regioni periferiche. Per inciso, il nome di un fiume edenico, il Pison (o Fison) ricorda Pisa, un toponimo sia finnico che lappone menzionato anche nel Kalevala (27).

Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa Tra le osservazioni del Cesetti, di particolare interesse è poi il riferimento ad un altro versetto della Bibbia: “Caino si allontanò dalla presenza del Signore e abitò nel paese di Nod, a oriente di Eden” (28). Ora, ad est di Enontekiö, ossia “a oriente di Eden”, nella Lapponia russa si trovano il fiume Nota ed il lago Nota (Notozero). Inoltre, scendendo a sud del bacino del Nota, s’incontra la regione di Kainuu (29), in territorio finlandese, situata ad est del golfo di Botnia. Essa corrisponde al territorio dei Lapiti omerici (30), tra i quali l’Iliade ricorda Caineo, avo di un eroe lapita che partecipò alla guerra di Troia (31). Ciò potrebbe indicare che i discendenti di Caino, allorché il clima iniziò a tracollare e la tundra prese il sopravvento rendendo inabitabili le regioni situate al di sopra del circolo polare, si spostarono dal bacino del Nota verso un territorio più vivibile, situato ad una latitudine leggermente più bassa.

A questo punto si potrebbe altresì congetturare che il diluvio di Noè sia il ricordo (poi trasposto nel mondo caucasico, importante crocevia di migrazioni dal nord al sud) di una disastrosa inondazione che avrebbe interessato una vasta area della Lapponia settentrionale, il cui territorio è spesso caratterizzato da fitti intrichi di laghi, fiumi e acquitrini (32). In ogni caso, lo stretto rapporto tra il mondo originario semitico e quello a indoeuropeo è attestato, a parte la comune ascendenza di Sem e di Jafet, anche dal passo biblico che proclama l’affinità tra gli Ebrei e gli Spartani: “Ario, re degli Spartani, a Onia, Sommo Sacerdote, salute! In uno scritto riguardante gli Spartani e i Giudei, si è trovato che sono fratelli, perché della stessa stirpe di Abramo (…) I nostri bestiami e i nostri beni sono vostri, e ciò che è vostro è nostro” (33). Sempre riguardo a Sem, colpisce la rassomiglianza del suo nome con quello dei Sami, gli attuali abitanti della Lapponia. Costoro inoltre hanno un monte sacro, il Saana, che ricorda il Sinai, il monte sacro degli Ebrei (alle pendici del Saana giace il lago Kilpis, da cui scaturisce una ramificazione del Mounio-Tornionjoki, il fiume corrispondente all’Eufrate mesopotamico).

Georges Dumézil, Miti e leggende del mondo egeo. Il crimine delle donne di Lemno E Cam, l’altro figlio di Noè? Ritorniamo al Kemijoki, il “fiume Kemi”, che scende dalla Lapponia verso l’estremità settentrionale del Golfo di Botnia: alle sue spalle nasce il fiume Tana, il quale poi si dirige verso quell’Etiopia artica che ritroviamo sia in Omero che nel racconto biblico dell’Eden. Tale configurazione rappresenta quasi uno specchio dell’Egitto africano, la “terra di Kem”, abitata dai discendenti di Cam e situata lungo il grande fiume che proviene dall’Etiopia e dal lago Tana (da cui trae origine il Nilo Azzurro). Dunque i primitivi Egizi, come ci conferma una serie di indizi riguardo ad una loro possibile origine nordica (in primis il culto spiccatamente solare) (34) forse provenivano anch’essi dall’area lappone: essi poi, in analogia a quanto accaduto in Mesopotamia, una volta arrivati nella valle del Nilo (passando probabilmente per la Caucasia, dove lasciarono significative tracce toponomastiche riscontrate dal Flinders Petrie (35)) ricostruirono a modo loro il remoto mondo artico da cui erano discesi. D’altronde anche i loro documenti, proprio come la Bibbia e gli stessi poemi omerici – pensiamo alla terra dove i Feaci vivevano accanto agli dèi, alla Pieria dell’Inno a Hermes, alle sedi dell’Olimpo, degli Etiopi e dell’Ade, tutte collocabili nell’area lappone – ricordano la loro patria originaria come la “terra degli dèi”.Insomma, se già la Lapponia ci ha dato non pochi indizi per localizzarvi la sede della sede primordiale indoeuropea, ora queste convergenze con l’Eden biblico da un lato ne rappresentano una conferma, dall’altro allargano il quadro a prospettive ancora più stupefacenti, dando una sostanza sia storica, sia geografica alla concezione tradizionale dell’origine “iperborea” della nostra civiltà, e saldandola nel contempo al concetto biblico della comune origine dei semiti, dei camiti e degli indoeuropei.

Jean Mabire, Thulé: Le Soleil retrouvé des hyperboréens Tutto ciò invece va irrimediabilmente a cozzare con la vecchia idea dell’origine orientale della civiltà europea (“Ex Oriente Lux“) (36). Peraltro va notato che tale concetto è stato ormai da tempo messo in crisi dall’introduzione della datazione col radiocarbonio, corretta con la dendrocronologia (cioè la calibrazione con gli anelli annuali degli alberi). Al riguardo, un autorevolissimo studioso come il prof. Colin Renfrew afferma che “si verifica tutta una serie di rovesciamenti allarmanti nelle relazioni cronologiche. Le tombe megalitiche dell’Europa occidentale diventano ora più antiche delle piramidi o delle tombe circolari di Creta, ritenute loro antecedenti; (…) in Inghilterra, la struttura definitiva di Stonehenge, che si riteneva fosse stata ispirata da maestranze micenee, fu completata molto prima dell’inizio della civiltà micenea” (37). Insomma, lo spostamento delle origini della nostra civiltà dall’oriente al settentrione risulta perfettamente in linea con le più recenti acquisizioni della scienza. È altresì evidente che le precedenti considerazioni richiedono ulteriori verifiche ed approfondimenti da parte degli specialisti nei vari ambiti da esse toccati: noi preferiamo dunque considerarle un punto di partenza, più che di arrivo, nella ricerca delle origini della civiltà umana.

Note

1 F. Vinci, Omero nel Baltico, terza edizione, Palombi Editori, Roma 2002 (una sintesi è apparsa su Episteme n. 2 – 21 dicembre 2000).

2 L’origine nordica della civiltà micenea è stata proposta da vari autorevoli studiosi, tra cui lo storico delle religioni Martin P. Nilsson ed il filosofo Bertrand Russell.

3 In questo quadro si può inserire il fatto che l’età del bronzo in Cina è iniziata nello stesso periodo, cioè tra il XVIII ed il XVI secolo a.C.

4 B.G. Tilak, La dimora artica nei Veda, Genova 1994.

5 Omero nel Baltico, p. 366 sgg.

6 B.G. Tilak, Orione: a proposito dell’antichità dei Veda, Genova 1991, p. 15 (premessa di G. Acerbi).

7 Antichi popoli europei, a cura di O. Bucci, Roma 1993, p. 56.

8 Ibid., p. 59.

9 Omero nel Baltico, p. 360 sgg. Anche l’articolazione del primitivo calendario romano su dieci mesi (l’ultimo dei quali era infatti chiamato December) potrebbe essere indizio di una provenienza artica.
Bernard Sergent, Les trois fonctions indo-européennes en Grèce ancienne. Tome 1: De Mycènes aux Tragiques 10 Per i dettagli sull’evoluzione del clima nel periodo olocenico (così viene definita l’età post-glaciale), v. ad esempio: M. Pinna, Climatologia, Torino 1977; F. Ortolani, Le variazioni climatiche storiche, in Integralismo ambientale e informazione scientifica, Atti della giornata di Studio AIN 2001, Roma 2001, p. 97 sgg.; Enciclopedia Treccani, voce “Olocenico, periodo“.

11 Un altro periodo climaticamente favorevole, però assai più breve dell’”optimum” preistorico e con temperature meno elevate, si verificò per circa tre-quattro secoli a cavallo dell’anno 1000 della nostra èra, allorché i Vichinghi colonizzarono l’Islanda e la Groenlandia (la “terra verde”) e, proprio in virtù di tali condizioni favorevoli, riuscirono a raggiungere le coste settentrionali del continente americano. Addirittura, nel XII secolo è attestata una diocesi cattolica, con un vescovo vichingo, sulla costa groenlandese antistante il Labrador.

12 Gylfaginning, 51.

13 Nel suo Orione il Tilak dimostra che la primitiva civiltà vedica si sviluppò nel “periodo orionico”, allorché l’equinozio di primavera approssimativamente corrispondeva alla costellazione di Orione (4000-2500 a.C.). Adesso noi sappiamo quello che il Tilak ignorava, cioè che quel periodo coincise proprio con la fase culminante dell’optimum climatico. Ve ne rimane un ricordo anche nella mitologia greca: infatti esso probabilmente s’identifica con la felice età di Crono, il re dell’età dell’oro (poi soppiantato da Zeus, che ha tutte le caratteristiche del “dio della tempesta” indoeuropeo).

14 La posizione polare assunta dal Dragone a quell’epoca – nel 2830 a.C. la stella Alpha Draconis, o Thuban, si trovava a pochi gradi dal polo celeste – lo fece assurgere ad emblema nonché signore del cielo stellato notturno: ecco perché l’Apollo iperboreo, ossia il principio solare (alias Ra, Thor, Michele, San Giorgio, Maui, ecc.) al suo ritorno dalle tenebre solstiziali lo “uccideva” a colpi di frecce (ossia con i suoi raggi). Riguardo all’Apollo iperboreo, v. M. Duichin, Apollo, il dio sciamano venuto dal Nord, in Abstracta n. 39, Luglio-Agosto 1989.

15 Od. X, 512-514. Notiamo che nel mondo di Ade Omero menziona un particolare sacrificio (Odissea, XI, 131), presumibilmente antichissimo, analogo al sautramani indù ed al suovetaurilia romano. D’altronde tutto l’episodio è caratterizzato da aspetti che denotano un’estrema arcaicità nonché, probabilmente, un sottofondo di tipo “sciamanico” (v. Omero nel Baltico, p. 374 sgg.).

16 Omero nel Baltico, p. 370.

17 Genesi 2, 11-14.

18 Le informazioni sulla Lapponia sono per la maggior parte tratte dal libro Iter Lapponicum di Ada Grilli Bonini, Bergamo 2000.


20 A. Grilli Bonini, Iter Lapponicum, p. 277. M. Monier-Williams, A Sanskrit-English Dictionary. Etymologically and Philologically Arranged with Special Reference to Cognate Indo-European Languages 21 Il dott. Giuliano Bruni ci segnala che in sanscrito “Sumeru” indica il polo artico (Monier-Williams, Sanskrit-English Dictionary). Al riguardo, potrebbe essere significativo il fatto che il Kojiki, testo sacro shintoista, chiami “Sumera” i primi imperatori del Giappone (inoltre riporta diversi miti assimilabili a quelli classici non solo per le vicende, ma anche per i nomi: ad esempio, il “giapponese” Inaihi ha una serie di vicissitudini del tutto simili a quelle del “greco” Inaco; per di più Inaihi ed Inaco hanno due congiunti anch’essi pressoché omonimi: Mikenu e Micene, rispettivamente fratello dell’uno e figlia dell’altro).

22 Isaia 24, 1.

23 Od. X, 512.

24 Omero nel Baltico, p. 370 sgg. Notiamo altresì che il nome di Ade, il signore dei morti omerico, sembra ricordare il biblico Adamo e lo stesso Eden. D’altronde Ade, chiamato anche “Aidoneo” da Omero, ha vari tratti in comune con Adone, che a sua volta è legato al mondo sotterraneo nonché a un albero (in tale quadro, ci sembrano meritevoli di attenzione anche i cosiddetti “giardini di Adone” del mondo classico).

25 MacCulloch, La religione degli antichi Celti, Vicenza 1998, p. 352.

26 Genesi 2, 8.

27 La stessa radice si ritrova in vocaboli omerici quali p?s?? (pisos, “luogo irrigato”) e p?da? (pidax, “sorgente”). Notiamo che nomi dell’area “ligure” (i Liguri erano un’antica popolazione probabilmente indoeuropea) quali Pisa, Savona e Levanto si ritrovano pressoché inalterati nel mondo finnico: Pisa, Savonlinna, Levanto.

28 Genesi 4, 16.

29 Treccani, app. 2000, voce “Finlandia“, tab. 2 (v. anche sito http://www.kainuu.com/eng/).

30 Omero nel Baltico, p. 262 sgg.

31 Il. II, 745-746.

32 Se si ammette che il racconto del diluvio, diffuso fra tanti popoli, possa avere un fondamento storico, il ritenere che il monte della salvezza sia collocabile nella regione caucasica, tra cime alte più di cinquemila metri, appare francamente assurdo! È invece ragionevole supporre che esso abbia avuto un prototipo altrove, ossia in un territorio pianeggiante, caratterizzato qua e là da rilievi isolati e soggetto ad alluvioni, proprio come il territorio della Lapponia.

33 I Maccabei 12, 20-23. Il concetto della comune origine di Ebrei e Spartani è ribadito in II Maccabei 5,9. Sui non pochi punti di contatto tra il mondo omerico e quello biblico ci soffermiamo nel cap. XVIII di Omero nel Baltico. Qui aggiungiamo l’analogia del sacrificio di Abramo descritto in Genesi 15, 9 con i presumibilmente antichissimi riti che si ritrovano pressoché identici in Omero, nella cultura indù e nel mondo romano arcaico (v. nota 15).

34 v. capp. XIII e XVIII di Omero nel Baltico. Sottolineiamo in particolare la straordinaria rassomiglianza tra il mito di Osiride, fatto a pezzi, sparito, ritrovato, ricomposto e resuscitato, ed una pressoché identica disavventura capitata all’eroe finnico Lemminkäinen (runi XIV e XV del Kalevala): entrambi agevolmente spiegabili in termini di metafora del ciclo annuo del sole nelle regioni artiche (v. Omero nel Baltico, p. 279).

35 The Origin of the Book of the Dead, in Ancient Egypt, June 1926, citato dal de Rachewiltz ne Il libro dei morti degli antichi egiziani, Milano 1958, pag. 8.

36 A tale concezione hanno probabilmente contribuito sia l’antichità delle civiltà mesopotamiche, sia l’indicazione (fraintesa) della Genesi riguardo alla localizzazione del giardino dell’Eden “a oriente”, nei pressi delle sorgenti del Tigri e dell’Eufrate 37 C. Renfrew, L’Europa della preistoria, Bari 1996, p. 63.

lunedì 12 maggio 2014

I Sogni profetici di Teresa Neumann

Nei sogni profetici di TERESA NEUMANN troviamo il dominio delle incarnazioni sataniche che raggiungeranno il massimo potere nell'età CAINO, tra il 1999 e il 2017.

Quando Pio XII concluse il suo cammino terrestre, nel 1958 venne chiesto a Teresa Neumann, la miracolata di Konnersreuth, nell’alto Palatinato, chi sarebbe salito al trono pontificio. E lei, dopo una breve meditazione disse:

". Sul trono di Pietro siederà l’angelo proveniente dal mare. Porterà il nome di un papa che non fu papa e regnerà oltre il mio tempo".

La profezia si rivelò esatta, in modo impressionante. Venne eletto difatti il cardinale Angelo Roncalli, proveniente da Venezia (l’angelo proveniente dal mare). Il nuovo pontefice assunse il nome di Giovanni XXIII.

Nel 1410 fu il cardinale Cossa che, dopo essersi fatto eleggere, assunse il nome di Giovanni XXIII. Ma le elezioni non erano state una libera scelta, tanto che cinque anni dopo venne dichiarato decaduto e condannato per simonia, Papa Roncalli scelse pertanto il nome di un papa che non fu papa". E il suo pontificato andò oltre il tempo terreno di Teresa. Questa morì difatti nel 1962, mentre Giovanni XXIII concluse il pontificato nel 1963.

Questo eccezionale personaggio carismatico, a partire dal 1926 "entrava in estasi ogni venerdì santo, vivendo la passione di Cristo". E il fenomeno era talmente "profondo" da aprire sul corpo di Teresa le ferite sanguinanti della crocifissione, soprattutto durante questi "rapimenti divini" Teresa aveva chiare visioni sul futuro dell’umanità.

Nel 1959, disse testualmente: " fra dieci anni, o poco più, l’uomo guarderà la Terra dalla Luna". E nel 1969, Armstrong, il primo astronauta della storia, scese sulla luna. E, come aveva profetizzato la Veggente, "guardò il pianeta Terra, dal suo satellite". Durante una sua estasi, "vide" anche l’attentato a Giovanni Paolo II:". Ho visto il Santo Padre con le vesti macchiate di sangue, esclamò un giorno. L’ho visto su una piazza gremita di gente... Ho sentito gridare e ho sentito il rumore di un’autovettura che si stava allontanando

E così avvenne in quel fatidico 1981, quando Ali Agca sparò in piazza San Pietro al pontefice. La parte più significativa dei vaticini di Teresa riguardano però il nostro tempo futuro, Al termine della seconda guerra mondiale, quando le persone esultavano per la fine delle dittature (una fine che Teresa aveva profetizzato quando, alla vigilia del conflitto, venne stipulato tra l’Italia e la Germania il Patto d’Acciaio) la Veggente disse,.,’ è giustificata la gioia, perché l’incubo é finito.. ma la grande piaga si aprirà nel 1999 e sanguinerà per diciotto anni: sarà questo il tempo di Caino".

Non dimentichiamoci che diciotto è la sommatoria del numero della bestia 6+6+6. Il 1999 é ricordato anche da Nostradamus, dal Ragno Nero e dall’Abate Ladino come "tempo di grandi cambiamenti, di grandi tensioni; ma soprattutto tempo del serpente antico".

Ed é proprio in riferimento a questo tempo che Teresa".... vede rovesciare sulla terra una cesta piena di serpenti, che strisciano sulle città e sulle campagne, distruggendo tutto". Sarà in questa età di Caino che trionferà "l’ignoranza, il disprezzo per la cultura, l’arroganza, la superbia, la violenza, il materialismo".

"Sul trono più elevato - confidò Teresa a un’amica - ho visto sedere il serpente dei serpenti. E ho visto l’asino dettare legge al leone.,. In quel tempo, troppi leoni avranno il cuore dell’asino e si lasceranno trarre in inganno". E ancora:" Ho visto affidare il mondo a bestie orrende, con la testa d’asino e il corpo da serpente.

Ho visto l’orrenda strage degli uomini di pietà e degli uomini d’intelletto..... Quando poi l’epidemia avrà contaminato ogni casolare, si renderà necessaria la purificazione ......L’acqua dovrà lavare ogni granello di sabbia". L’asino e il serpente, secondo il simbolismo cristiano, hanno connotazioni sataniche. Si potrebbe quindi parlare del grande mostro, abilmente camuffato per ingannare anche le persone più esperte.

Sul "trono più elevato" sono stati posti diversi interrogativi. Alcuni hanno visto la presidenza degli Stati uniti d’America. Altri hanno visto invece il trono pontificale. Non é comunque una novità, perché altri messaggi profetici prevedono, tra gli ultimi pontefici, "un eretico, di pochi scrupoli".

E la conclusione del messaggio riflette altri vaticini: ‘ ‘arriverà un momento in cui l’uomo e la terra saranno sporchi e corrotti a tal punto che non ci sarà altra soluzione al di fuori di quella di una pulizia generale, di un diluvio. Ma questa volta sarà un diluvio di fuoco".

In un sogno profetico di Teresa troviamo i simbolismi di questa purificazione: "Ho visto scendere dal cielo - disse la Veggente - un’enorme quantità di foglie secche. E su ogni foglia c’era una scintilla di fuoco". Le foglie secche rappresentano l’aridità di una vita, sull’alta tecnologia, sul profitto esasperato, sulla competizione nevrotica, La "scintilla di fuoco" rappresenta invece la purificazione. Una purificazione che sarà fatta con il fuoco. E l’Eterno si servirà dell’uomo per tale purificazione.

Alla fine, Teresa vede nelle estasi "il cimitero nel quale vengono sepolti i sogni dell' uomo". E vede anche un epitaffio dove appare una scritta significativa: "Qui giace l’uomo che si credeva un Dio". Quando la purificazione sarà completata, riprenderà la vita. Ma l’uomo nuovo indosserà un abito nuovo: l’abito dell’umiltà e della fede.

domenica 11 maggio 2014

Sangue e DNA. Il Codice della Reincarnazione

Uno dei primi temi affrontati dal Progetto Atlanticus. Quello strano bisogno di mantenere preservata la discendenza attraverso unioni tra consanguinei e/o parenti.

Illegittime "sulla carta" proprio per spingere il resto dell'umanità a 'imbastardirsi' disperdendo e quindi indebolendo il patrimonio genetico 'divino'?

Approvate da Yahweh in quanto specificatamente necessarie per preservare un carattere identificativo delle stirpi nobiliari chiamate a dominare il mondo? 

Carattere necessario ad accogliere le reincarnazioni delle anime degli "Antichi Dei" mortali del passato nel corso dei millenni? 

IL SANGUE BLU O IL SANGUE REALE=SANGUE ALIENO
Da un articolo di Gabriela Dobrescu

Una cosa molto curiosa nella scrittura e nel mondo antico è la linea pura di sangue che si deve mantenere tra i membri scelti da Dio per servirlo o tra i membri delle caste che dovevano condurre i mondo. Queste persone devono mantenere la linea di sangue puro solo per i discendenti che diventano i loro successori. Per mantenere la purezza si dovevano sposare solo con i parenti stretti cioè quelli di primo grado. I matrimoni potevano essere innumerevoli, ma il discendente puro era quello che risultava dal primo matrimonio legale tra lui e la moglie la quale, di solito, era la sua sorellastra, figlia di uno dei suoi genitori.

Cerchiamo prima di studiare la linea di sangue di cui la bibbia racconta che la dovevano avere i patriarchi biblici. Iniziamo con Abramo, che prese la residenza come straniero a Gerar. Il re di Gerar, Abimèlech prese Sara, moglie di Abramo, e la porto a casa sua perche Abramo gli disse che era la sua sorella. Dio avverte Abimèlech di restituire Sara ad  Abramo perche lei è la sua moglie. Il re porto la donna ad Abramo e gli chiese perché fu imbrogliato. Abramo rispose:
Gen.20/11-12 “Io mi sono detto: forse non c’e timore di Dio in questo luogo… Inoltre essa è veramente la mia sorella, figlia di mio padre ma non figlia di mia madre, ed e diventata la mia moglie ”.

Un altro esempio sconvolgente succede con Lot e le sue due figlie. Dopo la distruzione di Sodoma, città dove Lot viveva con la sua famiglia, questi  trovarono  rifugio in una caverna della montagna di Zoor. La città e tutti gli abitanti furono distrutti da Dio ,salvandosi solo Lot e le sue figlie. Le figlie per la paura di non avere discendenti perche nessun uomo era rimasto vivo al olocausto, decidono di ubriacare il loro vecchio padre e avere dei figli da lui
Gen.19/33 “Quella notte fecero bere del vino al loro padre, e la maggiore viene a coricarsi con il suo padre; ma egli non si accorse né quando essa si corico ne quando essa si alzo. Al’indomani la maggiore disse alla minore: ecco che ieri mi coricai con nostro padre. Facciamoli bere del vino anche questa note e va tu a coricarti con lui e cosi faremmo sussistere una discendenza da nostro padre ”.

I figli nati dalle due sorelle con il loro padre sono diventati i capo stipiti dei due popoli Moabiti e Ammoniti.

Un alto matrimonio illecito e quello di Isacco, figlio di Abramo. Isacco si doveva sposare, e per questo Abramo manda il suo servo per prendere una moglie per suo figlio dalla sua parentela, cioè la figlia di suo fratello Nacor. Gen.24/1-66.

Con Giacobbe figlio di Isacco la storia si ripete, solo che lui deve prendere moglie una delle figlie del fratello di sua madre, Labano. Lui si innamoro della figlia minore di suo zio, ma come non poteva sposare la piccola finche non si sposava la figlia grande, ingannato da suo zio che diviene suo suocero, sposo alla fine tutte due le sue cugine di primo grado.

Un’altra storia strana e la storia di Giuda, il fondatore della tribù di Giuda da dove Gesù ha le sue origini. Giuda si separa dai suoi 11 fratelli, si sposo e da suo matrimonio nacquero tre figli: Er, Onan e Sela. Quando arrivo il tempo suo figlio Er sposo una donna che si chiamava Tamar. La disgrazia fa che Er muore giovane senza lasciare un erede. Giuda fecce sposare il suo secondo figlio Onan con la vedova del fratello maggiore. 

Gen.38/9 “Onan, sapendo che la prole non sarebbe stata sua, ogni volta che si univa con la moglie di suo fratello disperdeva per terra, per non dare una posterità al suo fratello ”, succede che anche Onan muore. A questo punto Giuda libera Tamara, e la fa andare alla casa dei suoi genitori fino quando Sela il suo figlio piccolo cresceva, per farlo puoi sposare con lei. Il tempo passo, ma Giuda non fa sposare il figlio piccolo con Tamar. Vedendo che non può sposare il suo cognato Tamar inganna il suo suocero passando per una prostituta e rimane incinta. Essa partorì a Giuda due gemelli. Quando tutto usci allo scoperto Giuda disse Gen.38/26 “Essa è più giusta di me. Infatti e perché io non l’ho data al mio figlio Sela ”.

Mosè era figlio di un sacerdote levita che si chiamava Amram. Amram prese moglie Iochebed, sua zia anche lei levita.

Tutti questi personaggi della Bibbia sono tra i più conosciuti e i più amati da Dio, sono gli uomini scelti da egli stesso, ma loro non vengono mai puniti per queste unioni illecite. Perché? I matrimonio tra fratello e sorella, o tra i cugini di primo grado, o tra padre e figlia, tra nuora e suocero non si potevano fare perché la pena era la morte. Questi personaggi lo possono fare. Perché? Perché loro tutti possedevano sangue puro, il cosi detto sangue blu, o sangue reale. Questa maniacalità per la purezza del sangue si mantiene dall’antichità fino ai nostri giorni.

Ma alla fine che cos’è questo sangue blu che non deve essere mescolato con il sangue della gente comune? Semplice!!!.. 

E’ il sangue alieno che esiste dalla notte dei tempi nelle vene delle famiglie nobiliare che hanno guidato e guidano il mondo. È il legame dell’umanità con il mondo alieno che tramite questi pagliacci, i loro eredi, controllano e dominano il mondo da sempre.

Per tanto tempo la proibizione divina di non bere sangue e di non mangiare la carne con il suo sangue mi sembrava una regola sanitaria importante che Dio ha dato al suo popolo. Le infezioni più pericolose che il nostro organismo può contattare sono quelli trasmesse per via del sangue. Nei tempi antichi era difficile capire come un virus poteva essere trasmesso via sangue. Quando un animale infettato con un virus veniva mangiato senza essere cucinato bene, l’uomo si ammalava senza capire come e da dove ha preso la malattia. A quei tempi la trasfusione non era conosciuta, per cui dobbiamo prendere alla lettera questa espressione. 

Quando Dio ha ordinato questo divieto, significa che veramente il suo popolo mangiava carne cruda e beveva il sangue. A parte il rischio di danneggiare la salute del organismo, Dio ci dà un altro motivo per quale il sangue non può essere ingerito: Lev17/10-16”la vita di ogni vivente è nel suo sangue ,in quanto esso e vita … perché la vita di ogni vivente è il suo sangue.” “Non dovete mangiare nulla insieme al sangue”19/26.”sia quello di volatile sia quello di bestia..dovete versare in tal caso il sangue e lo dovete coprire di polvere.”

Nel antichità si faceva espiazione con il sangue dei bambini o dei animali, e l’altare si segnava col sangue del offerta sacrificata. Col sangue furono segnate le case degli ebrei, quando Dio decimò tutti i primogeniti degli egiziani e una grande quantità di sangue fu sparsa su tutto il popolo ebreo quando Dio fece il patto con loro. Il spargimento di sangue chiede sempre un altro spargimento di sangue Gen9/5”certamente del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto: ne domanderò conto ad ogni animale; della vita dell’uomo io domanderò conto alla mano del uomo … Chi sparge il sangue di un uomo,per mezzo di un altro uomo il suo sangue sarà sparso.”

Perché si deve avere cosi tanta cura per il sangue? “Perché all’immagine di Dio egli ha fatto l’uomo.” E ‘vero che la vita o l’anima di ogni uomo sta nel sangue? E se è cosi che cosa si intende quando diciamo vita nel sangue. Be’, cerchiamo di rispondere.

Il sangue e la cosa più preziosa di ogni essere vivente. Il sangue trasporta cibo e nutre ogni organo del nostro corpo,ossigena il nostro cervello, crea i globuli rossi che mantengono la nostra salute,e crea quelli bianchi che mantengono sano il nostro sistema immunitario .Ogni uomo ha un gruppo sanguineo e la trasfusione non si può fare se il donatore-ricevitore non sono compatibili. Ma la cosa più importante che c’e nel sangue, quella che ci dà la singolare particolarità di individuo è il DNA. 

Nessun uomo può avere il DNA uguale ad un altro, ed è questo che ci ha dato l’immagine di Dio. I geni invece, danno ha ognuno di noi la singolarità come individui. L’elica incompleta del DNA sono la certezza della manipolazione genetica che il nostro Dio ha esperimentato con noi. Tramite i geni si trasmettono i caratteri ereditari dal genitore al figlio, come colore dei capelli, carattere, colore dei occhi e della pelle.

Vi ricordate che abbiamo parlato dell’abitudine dei nostri modelli biblici di imparentarsi tra di loro, senza che Dio facessi caso delle loro unioni illecite? La spiegazione che ci offre la chiesa non può soddisfarci perché loro non erano profeti .La verità e altra, mantenere una stretta parentela tra individui con certe particolarità mantiene la purezza della razza e del sangue inalterate, mentre negli altri individui si perde, o si indebolisce. 

Parentela del sangue ha portato al mantenimento del sangue blu o sangue reale come di solito viene chiamato.

Un’altra particolare importanza si dà al sangue quando si compiono i riti di sacrificio sul altare del Signore: l’olocausto, riparazione, comunione, espiazione e altri schifosissimi modi di spargere il sangue umano o animale in onore di Dio. Ogni giorno gli ebrei sacrificavano centinaia di animali nuotando nei bagni di sangue solo perche “dono offerto come odore gradito al Signore” o “come cibo, dono offerto al Signore” Levit3/11.

Leggendo questi orrori spontaneamente ti chiedi che bisogno aveva questo Dio che è ( sarebbe ) uno spirito, di odore di carne bruciata e di cibo dal sacrificio, quando ha detto che non devi spargere il sangue?

Non ha importanza che il divieto è solo per il sangue umano, mi irrita il concetto. Che bisogno aveva di fiumi di sangue sparsi sul altare, e poi prelevato in grossi vasi, dai migliaia di animali sgozzati e lasciati a morire dissanguati veniva buttato? Quanto minchia di santo può essere un luogo dove arrivi con centinaia di bue, torri capre e pecore, che puzzano, pisciano e cagano da per tutto, aspettando di essere sgozzate in onore di Dio? Questi animali vengono sacrificate e poi dissecate per prendere il grasso degli intestini, i reni e la coda per essere bruciati in onore di Dio. Com’è la coda una cosa buona per Dio quando sta sopra il culo del animale?

Sentite come si fa il sacrificio di comunione: Lev 3/7-11”imponga la mano sulla testa della sua offerta e la immoli davanti alla tenda del convegno, e i figli di Arone ne spargono il sangue intorno all’altare. Del sacrificio di comunione offra come dono al Signore il grasso, la coda intera, staccandola vicino al osso sacro, e il grasso che ricopre gli intestini e tutto il grasso che sta intorno agli’intestini, i due reni con il loro grasso e il grasso intorno ai lombi e al lombo del fegato che staccherà al di sopra dei reni. Il sacerdote farà fumare tutto questo sull’altare, come cibo, dono offerto al Signore.” Ma che cosa mangia il Signore, solo merda? E’ questa la santità di Dio, che trasforma il santuario in un ovile schifoso e puzzolente, di animali uccisi solo per bagnarti del loro sangue e avere la coda come dono gradito di Dio? Ma che cosa è il Signore, un satanista che si diletta delle parti meno onerose della vittima e prende l’energia dal sangue e della paura delle vittime sacrificate? L’antico testamento è pieno e anche troppo di descrizioni di sacrifici di  ogni tipo che si fanno sul altare di Dio.

Nei vecchi tempi, l’uomo portava doni alla sua divinità non faceva sacrifici come chiede questo Dio della Bibbia, che si sforza con tutto il cuore di descrivere bene il rituale per ogni cosa, e che a me mi fa vomitare senza alcun sforzo. Questi rituali e sacrifici si fanno anche oggi, solo che quelli per quale vengono fatte si chiamano demoni e Satana e io non vedo alcuna differenza tra Dio e loro. Sentite cosa dice John Milton, nel suo libro “Paradiso perduto di Moloch”:

”dapprima Moloch, orrendo re, sporco di sangue
Di sacrifici umani e delle lacrime dei genitori,
Ma, a causa del forte rumore di tamburi e cembali,
Non si udì il pianto dei figli, che attraversarono il fuoco,
Verso il suo truce idolo.”

La pratica del spargimento di sangue umano o animale e l’etichetta dei satanisti, che nutrono i loro demoni con l’energia negativa sprigionata dalla paura e il dolore delle vittime sacrificate. Il più famoso satanista del mondo, Aleister Crowley che sostiene il sacrificio dei bambini, spiega le ragioni della morte rituale nel suo libro: “Magick in theory and practice” :
“Secondo la teoria degli antichi maghi, ogni essere vivente è un pozzo di energia che varia per quantità a seconda della dimensione del animale e per la qualità a seconda del suo carattere mentale e morale. Al momento della morte di questo animale, questa energia viene improvvisamente liberata. Se si vuole il massimo risultato in termini spirituali, bisogna quindi scegliere una vittima che contenga la più grande e la più pura forza. Un bambino maschio di perfetta innocenza e notevole intelligenza e la vittima più soddisfacente e adatta.”

Lo scopo di qualsiasi rito e quello di nutrire i demoni. L’energia negativa potentissima che viene sprigionata per la paura e il dolore saziano i demoni. Visto quanti sacrifici voleva Dio cristiano, non ho dubbi che lui e un demone. Non vi fate la croce, più avanti vi renderete conto che ho ragione.

Nel Deut 32/17 Mosè nel suo cantico in onore di Dio ci dice come il popolo ebreo abbandonò il vero Dio che lo aveva fatto: ”lo provoco a gelosia con dèi stranieri, sacrificando ai demoni, che non sono Dio, a dèi che non conoscono, nuovi, venuti da poco, che non hanno temuto i vostri padri.” Sicuramente  volete dire che Dio di Mosè e il vero Dio che non è contento dagli sacrifici che gli ebrei facevano agli demoni. E no, il vero Dio, nostro padre creatore, ci dice che l’uomo l’ha dimenticato, ed è andato dalla parte degli demoni sacrificando per loro, che non sono Dio, e non sono ne dèi che i loro padri conoscevano prima, ma nuovi, sconosciuti dal popolo. Probabilmente non riuscirete ha capire quello che voglio dire, ma più avanti vi dimostrerò come nella Bibbia sono due Dio: Il vero Dio che ci ha lascito tutta la sua conoscenza e sapienza fu sostituito di questo rapace che ha soggiogato tutto il mondo mettendo nelle sue mani orrende la vita di tutti, obbligandoci di venerarlo e di credere nelle bugie del suo libro sacro dal quale nemmeno una parola non si riempi. 

Questo secondo dio e un demone, nel suo potere e tutta l’umanità, è il principe di questo mondo a quale tutti si chinano senza volere, credendo che lo fanno per il vero Dio. Con astuzia ha preso il posto del nostro creatore, e noi tutti veneriamo Satana.

Leggiamo che dice il vero Dio dei sacrifici in Osea 6/6”io voglio l’amore, non i sacrifici, la conoscenza di se, non gli olocausti,” e poi Michea 6/6”Con che cosa mi presenterò davanti al Signore, mi incurverò davanti al Dio Altissimo? Mi presenterò a lui con olocausti, con giovenchi di un anno? Può gradire il Signore migliaia di montoni, miriadi di rivoli d’olio? Dovrò offrire il mio primogenito per il mio delitto, il frutto del mio seno per il mio peccato? Ti è stato annunciato, o uomo, ciò che è bene e ciò che il Signore cerca da te: nient’altro che compiere la giustizia, amare con tenerezza, camminare umilmente nelle tue vie”

sabato 10 maggio 2014

Reincarnazione. Trasmettitori, Canali, Riceventi...

Ho seguito con interesse una discussione aperta sul forum di riferimento del Progetto relativa a ipnosi regressiva e vite precedenti. Vorrei affrontare il tema da un'altra angolazione ricordando che la reincarnazione, in occidente, era una credenza molto diffusa anche nell’antichità, basterebbe citare autori celebri come Platone, Pitagora, Empedocle, Cicerone, Virgilio e tanti altri filosofi, storici, scienziati. Nella reincarnazione credevano anche gli Esseni e i Farisei, gli Ebrei rabbini fondatori della Cabala, gli gnostici e tanti altri popoli. 

E' infatti lo stesso S.Agostino a scrivere in Confessioni: 

"Dimmi, Signore, dimmi se la mia infanzia successe ad altra mia età morta prima di essa? E prima ancora di quella vita, o Dio, mia gioia, fui io forse in qualche luogo o in qualche corpo?"

E Origene ci ricorda 

"L’anima non ha principio né fine. Ogni anima entra in questo mondo fortificata dalle vittorie oppure indebolita dai difetti della vita precedente. Il suo posto in questo mondo, quasi dimora destinata all’onore o al disonore, è determinato dai suoi precedenti meriti. Il suo operato in questo mondo determina il posto che essa avrà nel mondo successivo Non è forse più conforme a ragione che ogni anima, per certe misteriose ragioni, venga introdotta in un corpo e ivi introdotta secondo i suoi meriti e le sue precedenti azioni?"

Partiamo dal presupposto che una Chiesa che aveva deciso di affiancare Roma, non poteva più essere la chiesa dell’Amore e del messaggio di Cristo. Diventò (com’è tutt’ora) una Chiesa di potere, di ricchezza e di forza; prese il posto proprio dell’Impero Romano che decadde definitivamente nel 476.

E molta di questa ricchezza è stata acquisita proprio grazie al Concilio del 553, con la condanna per chi esprimeva un solo pensiero o idea verso la reincarnazione. In questo modo la Chiesa è riuscita a “vendere” nel modo migliore uno dei suoi prodotti: “l’assoluzione dei peccati”. La Chiesa Cattolica infatti, dichiara di possedere il potere terreno per assolvere i peccati commessi dal battesimo in poi.

Avvenne tutto nel Concilio di Costantinopoli del 553, ove l’imperatore bizantino Giustiniano bandì gli insegnamenti di Origene dalla dottrina della Chiesa Cattolica Romana. Tutti i riferimenti furono cancellati dalle scritture e non solo, dopo questo Concilio venne affermato che le anime dopo la morte erano destinate ad andare in paradiso, in purgatorio o all’inferno.


E ancora presentiamo di seguito prove più scientifiche. 

Il dr. Peter Fenwick, famoso neuropsichiatra inglese e ricercatore di lungo corso nel campo delle NDE, ribatte con forza all'argomento scettico che le NDE siano causate dalla privazione di ossigeno. Fenwick è membro del Royal College of Psychiatrists ed è un neuropsichiatra con una reputazione internazionale — specialista della comunicazione cervello/mente e studioso della coscienza. Egli è la principale autorità clinica della Gran Bretagna sulle NDE ed è Presidente dell'associazione internazionale per gli studi di premorte. 

Con sua moglie Elizabeth, anche ella una scienziata professionista specializzata a Cambridge, il dr Fenwick ha fatto un'indagine approfondita proprio sull'argomento portato dagli scettici e da psicologi materialisti, i quali sostengono che un'esperienza di premorte è causata dagli effetti fisiologici del cervello morente.


Credo alla luce di quanto sopra che bollare e liquidare il tema in questione come baggianata, bufala o teoria ciarlatana invocando una non precisa necessità di razionalità nell'approccio a determinate tematiche dimostra, a mio modo di vedere pochezza di spirito e una non volontà al confronto.

E a tal proposito, prima di continuare con la discussione, tengo a citare uno dei miei filosofi preferiti (insieme a Kierkegaard) attraverso il quale ho contribuito a realizzare la mia forma mentis: Schopenhauer.

Schopenhauer mosse, nella sua opera principale, "Il mondo come volontà e rappresentazione", da una riflessione sui limiti della conoscenza umana orientata a recepire l'insegnamento di Kant, che considerava come il più grande filosofo occidentale di tutti i tempi, anche se poi si limitò ad accettare solo la prima edizione della "Critica della ragion pura", interpretandola in modo arbitrario. 

Sempre lui dichiarò subito l'impossibilità di andare oltre la conoscenza dei fenomeni e cogliere la cosa in sé solo attraverso la ragione. Quindi accettò quella difficile suddivisione tra mondo dei fenomeni fisici e quel qualcos'altro che è l'essenza delle cose, e che non tutti riescono a cogliere nemmeno come quel qualcos'altro.

La ragione, sempre secondo Schopenhauer, ha dunque una conoscenza della realtà riflessa e mediata. Essa si esprime nel principio di ragione sufficiente che rappresenta il fondamento logico di tutta la conoscenza scientifica, ma che rimane limitata e incapace di comprendere ciò che possiamo definire "metafisico".

Carma, morte non esiste, chiesa cattolica, vaticano, cristiano, cristiani, reincarnazione, morte e reincarnazione, anima,

Quanto affermato da Schopenhauer trova riscontro in alcune delle obiezioni mosse dai 'razionalisti' riguardo alla possibilità reale della reincarnazione o della metempsicosi sopo la morte fisica del corpo.

Ricordo di aver letto nella discussione chiusa che la reincarnazione era logicamente impossibile e concettualmente insostenibile per una mera questione matematica e quindi liquidata rapidamente come una favoletta buona per imbonitori e sognatori.

Tutto questo per il semplice fatto che una volta sulla Terra vi erano solo 100milioni di persone e oggi 7miliardi di persone e che quindi i conti del numero di anime disponibili non reggeva.

Obiezione estremamente miope e debole se consideriamo la possibilità di una forma universale di coscienza che si parcellizza negli esseri viventi attraverso le codificazioni del DNA e/o i microtubuli del nostro cervello come dalle ricerche di Penrose e Hameroff.


Cerco di spiegare attraverso una metafora perché l'obiezione dei razionalisti sul numero dei viventi delle seguenti ere non possa essere efficace nel negare il principio della reincarnazione. 

Immaginiamo l'energia che forma e origina l'anima come un segnale tv emesso da un trasmettitore.

Che sia un apparecchio (i corpi) a riceverlo o un miliardo nulla cambia per il segnale. Il tutto dipende dalla televisione ricevente (il cervello? I microtubuli?) ovvero su quale canale/frequenza (evoluzione spirituale) essa sia sintonizzata per ricevere il segnale (l'anima).

E la sintonizzazione alta o bassa dipende dal livello raggiunto dalla propria evoluzione.

Se siete d'accordo ripartirei da qui nell'affrontare un tema così delicato e importante come la reincarnazione, il cui approfondimento, ritengo, potrà consentirci di collocare un buon numero di tasselli sul nostro "Mosaico della Verità"

venerdì 9 maggio 2014

Le Ultime Mosse... La Distruzione dei BRICS

L’accumularsi di forze di terra e aeree della NATO ai confini della Russia con l’Europa orientale e il viaggio per aumentare l’influenza statunitense del presidente Barack Obama in Asia, hanno un unico scopo. Le forze palesi e occulte che dettano la politica ai loro burattini a Washington, Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino e altre capitali vassalle, hanno deciso di spezzare i BRICS, l’emergente blocco di potenze finanziarie comprendente Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. 

Discussioni bilaterali e multilaterali tra le cinque potenze economiche emergenti volte a distaccare le economie BRICS dal dollaro USA quale valuta di riserva e di scambio, scontrandosi con l’unica forza che Washington riesce a raccogliere per conto proprio e dai suoi alleati naufraghi, quella militare. I problemi tra Ucraina e Russia su Crimea e federalismo ucraino sono una mascherata destinata a coprire le vere intenzioni di Obama, ovvero la distruzione dei BRICS come valida alternativa ai sistemi finanziari neo-colonialisti occidentali e sussumere le economie dei Paesi BRICS ai capricci degli Stati Uniti e della sempre più traballante Unione europea. 


Il G-8, da cui la Russia è stata sospesa, e l’Organizzazione mondiale del commercio, di cui la Russia è ora membro, non ha mai avuto a che fare con il libero scambio e le politiche economiche comuni. Questi espedienti, ideati di nascosto dai banchieri del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, sono stati sempre in funzione del dominio unipolare mondiale della sola superpotenza. 

Dalla fine della seconda guerra mondiale e dal crollo dell’impero britannico, una volta dominante, la superpotenza sono gli Stati Uniti. Non solo i Paesi BRICS dissolvono la loro dipendenza dal dollaro come moneta di riserva e di scambio, rovinando la moneta statunitense, sostenuta dalle pratiche manipolative della Federal Reserve Bank statunitense, sempre più di quanto non lo sia già; Russia e Cina già negoziano in rublo e yuan, loro rispettive valute. Vi sono piani per un’embrionale Unione Eurasiatica economica, volta a contrastare la gonfia e corrotta Unione europea, adottando entro il 2025 un’unità monetaria anti-dollaro e anti-euro chiamata “Altyn”. Questi piani innervosiscono globalisti e banchieri occidentali e, di conseguenza, accumulano forze militari statunitense e occidentali ai confini russi in Europa e nelle acque della Cina in Estremo Oriente.

I neo-conservatori che dominano gli apparati politici di Washington, Londra, Bruxelles, Parigi e Berlino hanno architettato un metodo rischioso per spezzare i BRICS. L’intelligence di Stati Uniti e controparti occidentali pianificano per i BRICS la stessa cosa di cui l’occidente accusa la Russia di fare in Ucraina: finanziare gruppi separatisti con l’intento di erodere l’integrità nazionale delle nazioni BRICS. Secondo le agenzie d’intelligence occidentali, i BRICS hanno due scelte: continuare a mantenere i BRICS come alternativa al dominio occidentale e affrontare la disintegrazione dei loro Stati-nazione o gettare la spugna e arrendersi ai dettami della Central Intelligence Agency, ai centurioni di Wall Street e ai soci di minoranza della “compagnia” di Londra, Parigi e Berlino. 

Mentre le sanzioni di il G7 e UE stringono sulla Russia, si riparla dello status dell’enclave baltica russa di Kaliningrad, una zona economica speciale della Russia incastonata tra due Paesi della NATO, Polonia e Lituania. Kaliningrad faceva parte della provincia orientale della Germania, la Prussia orientale, ed ospita la flotta baltica della Russia. Vi sono elementi in Germania e nella NATO che vorrebbero che la Russia perda non solo la flotta del Mar Nero, in Crimea, ma anche la flotta del Mar Baltico a Kaliningrad. The Baltic Times, appiattito sulla linea di pensiero Radio Free Europe/Radio Liberty/George Soros/CIA, ha già pubblicato un articolo che suggerisce il blocco NATO di Kaliningrad, sempre più invocato dalla propaganda mediatica occidentale, a meno che la Russia non si ritiri dalla Crimea. 

Il Baltic Times ha pubblicato il 28 aprile: “Perché non bloccare Kaliningrad dal Mar Baltico e dalle truppe che stazionano alla frontiera? Verrebbe isolata dalla Russia, fornendo alla NATO un forte carta per chiedere che la Crimea sia restituita all’Ucraina e fermare gli sforzi della Russia per invadere l’est del Paese“. 

Al-Jazeera,canale di “news” dominato dai Fratelli musulmani dell’emirato del Qatar, ha avanzato l’idea che l’occidente possa chiedere la restituzione di Kaliningrad alla Germania invalidando l’accordo di Potsdam del 1945, firmato dai leader di URSS, Stati Uniti e Gran Bretagna. Kaliningrad non è l’unica parte della Federazione Russa presa di mira dagli imperialisti della NATO e dai loro compagni di viaggio in Paesi come Finlandia e Turchia. I finlandesi guardano alla Carelia, che la cedettero all’URSS quando la Finlandia era alleata della Germania nazista. I nazionalisti pan-turchi osservano attentamente gli eventi nelle repubbliche autonome del Caucaso musulmano, così come nelle repubbliche interne come Tatarstan e Bashkortostan. Non vi è alcun dubbio che i nazionalisti pan-turchi hanno a lungo rifornito di armi ed individui i gruppi terroristici islamici ceceni, daghestani, ingusci ed altri che operano nel Caucaso della Russia.

Nel frattempo, in Asia, non è un caso che la danza di guerra di Obama in Giappone, Corea del Sud, Filippine e Malesia sia stata accompagnata da un altro attacco terroristico di uiguri musulmani nella Regione Autonoma del Xinjiang-Uighur della Cina. I terroristi uiguri, che ricevono finanziamenti dalla CIA e propaganda mediatica dal servizio uiguro di Radio Free Asia, hanno accoltellato i passeggeri della stazione ferroviaria del capoluogo Urumqi. I terroristi hanno lanciato una bomba tra la stazione ferroviaria e la fermata dell’autobus, uccidendo tre persone e ferendone almeno 80. 

A marzo, un attacco simile ad una stazione ferroviaria nella provincia dello Yunnan, in Cina meridionale, fece 29 morti. L’attacco di Urumqi avvenne alcune ore dopo la visita del presidente Xi Jinping nel Xinjiang. Non vi è dubbio che la CIA e Obama, di cui è un burattino come la madre, il patrigno e i nonni materni, portano avanti un piano per spezzare le reni dei BRICS  aiutando separatisti ed irredentisti in ciascuno dei Paesi BRICS. In India, con la sua moltitudine di etnie, religioni e lingue, è da sempre uno dei bersagli preferiti delle operazioni della CIA a sostegno dei secessionisti. Le operazioni della CIA si concentrano su sikh nel Punjab, musulmani in Kashmir e tamil nel sud dell’India. In Sud Africa, il Partito del Capo, un nuovo partito dai finanziamenti oscuri, chiede che la provincia sudafricana del Capo occidentale diventi la Repubblica del Capo. Il partito ha presentato una petizione al Comitato dei 24 delle Nazioni Unite per dichiarare la provincia territorio autonomo dal governo del Sud Africa, assimilabile all’indipendenza. 

Se l’intelligence sudafricana esamina i finanziamenti di tale partito, scoprirà le chiaramente identificabili impronte digitali della CIA. Dopo che i rapporti degli Stati Uniti con il Brasile si sono guastati per le rivelazioni sullo spionaggio dell’US National Security Agency verso la Presidentessa Dilma Rousseff e alti funzionari brasiliani, sono riapparse le richieste d’indipendenza di tre Stati brasiliani meridionali, Rio Grande do Sul, Santa Catarina e “Repubblica delle Pampas” del Paraná. Il movimento guadagnò popolarità tra gli europei bianchi dei tre Stati nei primi anni ’90, in particolare tra i discendenti degli immigrati tedeschi ed ebrei dalle idee razziste, l’obiettivo morì quando i veri leader dell’opposizione andarono al potere in Brasile. Tuttavia, con le relazioni brasiliane con gli Stati Uniti al punto più basso e l’ostilità degli Stati Uniti verso i paesi BRICS, i secessionisti ricompaiono con nuovo slancio.

Cercando di tormentare i BRICS, Washington e i suoi lacchè giocano con il fuoco. Tenendo presente che Russia, Cina e India sono potenze nucleari, e il Brasile ne sarebbe imminente, l’occidente gioca alla “roulette russa” nucleare.

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giovedì 8 maggio 2014

La Mortificazione del Sapere e della Verità

La bufala della cancellazione della storia dell'arte a scuola... che bufala non è!

L'ennesima brutta figura del giornalismo di regime (leggete i commenti del link per capirlo)

L'ennesima dimostrazione della cattiva informazione, fatta in malafede, da parte del mainstream mediatico al servizio del potere.

L'ennesimo attacco al nostro sistema di istruzione pubblica sempre più picconato nei suoi principi cardine... ovvero quello di creare dei "cittadini consapevoli"

IO non ho mai creduto al teorema di una scuola che dovesse servire per "entrare nel mondo del lavoro"... ho sempre auspicato una scuola che educasse ad essere "cittadini consapevoli" contro l'ignoranza. Purtroppo ci hanno abituato a credere che era più importante il "lavoro" rispetto al "senso critico"... e i risultati, nella società contemporanea, ahimè, si vedono tutti...

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La bufala della cancellazione della storia dell’arte a scuola

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Ha cominciato a diffondersi a macchia d’olio ai tempi dell’odiata ministro Gelmini, da allora viene sporadicamente riproposta. La bufala della storia dell’Arte cancellata, persino al Liceo, è uno dei tormentoni preferiti di facebook e twitter in questi giorni. Ed è sempre la stessa, solo un po’ aggiornata: ogni volta che il Ministro in carica decide di non reintegrare le ore cancellate, o meglio rimodulate, dalla riforma Gelmini, qualche buontempone ripropone lo “scandalo” della storia dell’Arte che non si studia più a scuola, neppure nei Licei. Con grande coerenza, peraltro: se si sostiene che il ministro Gelmini abbia cancellato con un colpo di spugna lo studio della storia dell’Arte, non si può certo fare retromarcia. Bisogna essere coerenti anche nelle bugie.

Il punto è che tale bufala era già stata smascherata, con una nota diffusa dallo stesso Ministero dell’Istruzione:
...La presunta riduzione di ore di storia dell’arte non trova alcun riscontro nei nuovi programmi introdotti con la Riforma della scuola secondaria di secondo grado. Rispetto infatti al precedente ordinamento nel liceo scientifico il totale delle ore dedicate alla storia dell’arte, integrato con il disegno tecnico, è rimasto assolutamente invariato anche se l’orario è stato rimodulato. 
Nel liceo classico il vecchio ordinamento prevedeva un’ora di storia dell’arte in terza e quarta e due ore in quinta. Dopo la Riforma le ore di storia dell’arte sono state aumentate a due per tutti gli anni del triennio. 
La Riforma ha inoltre esteso lo studio della storia dell’arte inserendola in tutti i programmi dei nuovi licei che sono stati creati: il Liceo delle scienze umane, il Liceo Linguistico, il Liceo Musicale oltre naturalmente il Liceo artistico che è stato profondamente riorganizzato. Anche nelle scuole medie, dopo la Riforma Moratti, era stata inserita l’ “educazione artistica” che prevede non solo il disegno ma anche elementi di storia dell’arte.

Non c’è stata alcuna riduzione nei programmi della scuola media per questa disciplina. Nelle scuole secondarie superiori non può essere fatto alcun confronto organico con la miriade di sperimentazioni (oltre 800) che avevano numerosi modelli orari e si differenziavano l’uno dall’altro sia nelle ore che nelle discipline, rispetto agli ordinamenti sui quali è intervenuta la Riforma.

Il sito Bufale un tanto al chilo fa qualcosa di meglio: pubblica uno specchietto che illustra le ore di lezione dedicate alla storia dell’Arte in ogni Istituto. Eccolo:
  • Liceo Artistico: 99 ore all’anno per il quinquennio
  • Liceo Classico: 66 ore all’anno per il triennio
  • Liceo Linguistico: 66 ore all’anno per il triennio
  • Liceo Musicale: 66 ore all’anno per il quinquennio
  • Liceo Scientifico: 66 ore all’anno per il quinquennio
  • Liceo Scienze Umane: 66 ore all’anno per il triennio

Cancellata? E’ vero il contrario. Chi scrive, ad esempio, ha frequentato il Liceo Classico, non è più di primo pelo (classe ’80) e si ricorda di aver avuto l’onore di seguire le lezioni di storia dell’Arte per un’ora alla settimana sono nell’ultimo triennio di Liceo, in quanto nei primi due anni di Ginnasio la materia non era prevista.

Le generazioni successive, proprio in virtù della riforma Gelmini, possono beneficiare di due ore alla settimana di storia dell’Arte nell’ultimo triennio di Liceo.

Davvero inspiegabile che una semplice rimodulazione di ore si sia trasformata in una cancellazione delle lezioni di storia dell’arte. Forse, nei piani di chi l’ha diffusa, i destinatari di tale bufala avrebbero dovuto essere persone non scolarizzate o che non hanno figli che frequentano le scuole medie superiori.

Articolo a firma di Riccardo Ghezzi

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BENE... Peccato per l'autore che alcune persone, grazie a internet, non siano così idiote da cadere nella trappola della disinformazione perpetrata dai servi di regime.

Leggete i commenti sotto riportati dal suddetto sito

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Edmondo Febbrari
7 febbraio 2014 il 1:37 am
La scuola non e’ fatta solo di licei, esistono anche gli istituti tecnici e professionali che rilasciano diplomi altrettanto validi per il mondo del lavoro o per accedere all’universita’. All’alberghiero Storia dell’Arte e’ stata completamente cancellata! Nei tecnici era presente in pochi istituti e le ore sono state ridotte.

Riccardo Ghezzi - Autore
7 febbraio 2014 il 8:02 am
Sì certamente, ma sulla decisione della Gelmini di aumentare le ore di storia dell’arte al Liceo e diminuirla negli istituti tecnici direi che non ci sia nulla da eccepire

Vinia Mattioli
7 febbraio 2014 il 2:09 pm
Indipendentemente dal giudizio di merito se sia giusto o meno cancellare la storia dell’arte dagli istituti tecnici e professionali (per esempio io personalmente ci trovo da eccepire) gridare alla bufala citando come controesempio un fatto parziale non mi sembra professionale (da parte di un giornalista), ma mi pare serva solo a creare disinformazione e caos sul fatto reale

Riccardo Ghezzi - Autore
12 febbraio 2014 il 12:48 am
Una bufala è una notizia non vera. Se non è stata cancellata la storia dell’arte a scuola, diffondere informazioni contrarie significa promuovere bufale. Tanto più che, se anche fosse, la notizia sarebbe vecchia

Ermes Uguccioni
8 febbraio 2014 il 11:21 am
Basta che nella riduzione, non sia compresi gli ITT (Istituti Tecnici per il Turismo), che sono il principale sbocco per chi lavora nel turismo, insieme all’alberghiero. Solo che, mentre a camerieri, baristi e cuochi, si può perdonare se non sanno distinguere Michelangelo da Raffaello, a receptionist, segretarie d’azienda, commesse e responsabili di agenzie di viaggi, guide turistiche… diventa più difficile accettare tale ignoranza.

Riccardo Ghezzi - Autore
12 febbraio 2014 il 7:26 am
L’Istituto Tecnico per il Turismo attualmente, e quindi dopo la riforma Gelmini, prevede nel suo piano studi due ore alla settimana di “Arte e territorio”, nell’ultimo triennio. Quindi 66 ore all’anno nell’ultimo triennio, proprio come il Liceo Classico

paola
12 febbraio 2014 il 12:30 am
Non capisco il senso della frase: che vuol dire che non c’è nulla da eccepire? Cioè che si tratta di una decisione ineccepibile?

Riccardo Ghezzi - Autore
12 febbraio 2014 il 12:58 am
A mio parere sì

paola
12 febbraio 2014 il 12:37 am
Preso atto del diverso trattamento riservato a Licei e a Istituti tecnici, chiedo: che vuol dire la frase “Anche nelle scuole medie, dopo la Riforma Moratti, era stata inserita l’ “educazione artistica” che prevede non solo il disegno ma anche elementi di storia dell’arte.” Ricordo che la materia detta “Educazione artistica”, concepita nel modo descritto, esisteva già, almeno, dal 1970-71. Prima non so, perché facevo la V elementare, e reputo in questo contesto non indispensabile rinfrescarmi la memoria sulla riforma delle medie inferiori e sui relativi programmi. Encomiabile la redazione della tabella delle ore dedicate alla storia dell’arte nelle medie superiori liceali, ma lo stesso amor di precisione dovrebbe poter essere applicato anche agli altri punti trattati

Riccardo Ghezzi - Autore
12 febbraio 2014 il 12:57 am
Io sono nato nel 1980, come scritto nell’articolo. Ho frequentato le scuole medie inferiori dal ’91 al ’94, poco prima della riforma Moratti, e facevo educazione artistica intesa come disegno e non come studio della storia dell’arte, ricordo benissimo. E sinceramente nemmeno sapevo che la riforma Moratti avesse modificato la materia in tal senso, iniziativa intelligente a mio parere. Anche io vado a memoria, ma con sicurezza. Se Lei ricorda bene, l’unica spiegazione è che dal ’70 al ’91 qualcosa sia cambiato e la Moratti abbia poi optato per un ritorno al passato. Altre ipotesi non ci sono

gabriele
15 febbraio 2014 il 9:22 pm
io ho iniziato le superiori nel 93 e i tre anni prina delle medie confermo quanto detto da paola, con “educazione artistica” oltre al disegno c’era anche storia dell’arte.

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Praticamente, grazie a internet, l'autore di tale mistificazione è stato scoperto in diretta!!! E sapete perché mi scaldo tanto?

Punto primo perché io sono coetaneo dell'autore dell'articolo E SO BENISSIMO che alle medie inferiori si faceva già storia dell'arte... quindi vorrei capire dove ha studiato l'amico Ghezzi, sempre che non stia mentendo sapendo di mentire.

Secondo perché in gioventù, al liceo, facemmo uno scambio culturale con una scuola di pari livello di un altro paese europeo e ricordo bene l'impressione che ci fecero i nostri coetanei stranieri... senza offesa ma sembravano analfabeti rispetto a noi. E questo nonostante già si dicesse che il nostro sistema scolastico fosse arretrato e inadeguato: BALLE!

E' ora, semmai, dopo le prime riforme del 1998 a partire da Berlinguer e a proseguire con la Moratti e la Gelmini, che il nostro sistema scolastico superiore e universitario è totalmente inadeguato, e questo per voler rincorrere a tutti i costi il motto che la scuola deve preparare al mondo del lavoro... BALLE ANCHE QUESTE! 

La scuola dovrebbe preparare una persona ad essere CITTADINO consapevole e dotato di senso critico e non a preparare al mondo del lavoro specialmente quando lavoro non ce n'è! (che poi non si capisce nemmeno cosa voglia esprimere questo concetto... sapere digitare tre numeri su excel prepara forse al mondo del lavoro?!?!)

E potremmo aprire un intero capitolo sul "disegno" che sta dietro la destrutturazione del sistema scolastico nazionale... Un disegno che parte da lontano poiché certamente è più facile governare su una massa a-critica che su una massa critica.

Studiare Schopenhauer certo non aiuta a entrare nel mondo del lavoro... ma che mondo triste sarebbe senza studiare questi autori, comprendere la bellezza di un dipinto o di una poesia, o, perché no?, il bello che si nasconde dietro la perfezione di una regola matematica...

Terzo, perché sono arcistufo di vedere la Verità così violentata per far posto alle menzogne di regime spacciate per verità da supponenti cialtroni sedicenti uomini di cultura.

Un consiglio all'autore del suddetto articolo... si studi Goethe... scoprirà che "Non c'è peggior schiavo di colui che è falsamente convinto di essere libero"... Oppure B.Russel per scoprire che "L’etica del lavoro è l’etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi." 

Così come ci aiuta a capire Antonio Perrotta nel seguente estratto da un suo articolo.

Ciò per cui oggi falsamente si blatera (per lusingare gli animi e cullare il sonno alle teste vuote), è la necessità di un rinnovamento del sistema occupazionale basato su una certa etica del lavoro.

Punto primo, l’introduzione di un regime meritocratico. Il che, per l’appunto, se mai si realizzasse (e non è chiaro quali siano le coordinate del/di merito), sarebbe nient’altro che un nuovo regime, peggiore dell’attuale.
L’unico criterio di scelta attuabile in luogo della raccomandazione, in un sistema produttivo tecnocratico governato ai vertici da potentati monetari e finanziari, sarebbe la totale sottomissione ai dettami produttivi. Chi osasse avanzare dubbi, rivendicare qualcosa o semplicemente biasimare il sistema, non meriterebbe la calda accoglienza in seno agli addendi di questa sommatoria, non sarebbe degno di tanta grazia benefattrice.

Ma questo non è che un punto irrisorio, una variante della questione.


Il problema è chiedersi perché questi infeltriti cadaveri che sgambettano in preda al mito del benessere lavorativo, degli scatti in carriera, plaudano all’inasprirsi di un regime sotto le cui ronde boccheggiano e marciscono da secoli. Perché si sentano entusiasti e lusingati dalle prospettive di una carriera basata sull’obbedienza, sulla dedizione, sullo straordinario, abbacinati dalla prospettiva di una cena col capo o da qualche centesimo in busta paga.

L’uomo, originariamente, è altro. Il suo impiego coatto e quotidiano (pena la fame)  nella catena di montaggio è una mostruosità che andrebbe perseguita con la galera.

Ogni singolo minuto della mia vita buttato al servizio di qualcuno dovrebbe valere, male che vada, alcuni miliardi, indipendentemente dalla mansione svolta. L’uomo dovrebbe avere la possibilità di poter vivere dignitosamente senza lavorare, perlomeno nel senso canonico del termine. Se lo vuole, dovrebbe poter affrontare un qualunque tipo di attività anche se non immediatamente valutabile in termini produttivi e dunque remunerativi. Dovrebbe avere la possibilità di dedicarsi ad una qualche forma d’arte o studio o ricerca senza per questo patire la fame.

Il lavoro canonicamente inteso deve rimanere una mera vocazione personale; non una necessità vitale.

La gente arriva ad osannare il proprio impiego quotidiano menando vanto del monte ore accumulato. Deride e discrimina chi vorrebbe sottrarsi alla tirannia della mercificazione umana bollandolo come scansafatiche. È talmente convinta che il lavoro sia la vita e che quest’ultima vada guadagnata e vissuta lavorando che difficilmente potrà considerare il detrattore qualcosa di più di in parassita. Ignora totalmente che in realtà la schiavitù del lavoro è funzionale agli unici veri parassiti in cima alla piramide. Ignora che questo sistema è semplicemente il peggiore, non l’unico, e che viene mantenuto sano (cioè malato) per scopi ben precisi.

Tutto ciò è talmente incredibile da creare, personalmente, sentimenti contrapposti: rabbia pena biasimo disgusto ironia…

La gente è talmente imbevuta di siero pubblicitario informativo e propagandistico da non essere minimamente sfiorata dal dubbio. E se lo è, il dubbio in causa è un sottoprodotto consentito e ugualmente manipolato dalla stessa propaganda, fisiologicamente vitale per il sistema medesimo. Un simile dubbio sarà sempre e comunque  volto nella direzione sbagliata. Sarà sempre un tassello illusorio dello stesso mosaico che persuade le menti circa una  presunta libertà di critica e di pensiero.

E, come disse Goethe, “non c’è peggior schiavo di colui che è falsamente convinto di essere libero”.

Come se non bastasse questo processo si fonda (ed è possibile) grazie ad ulteriori aberrazioni secolarizzate. Alcune ataviche stratificazioni mentali (che in qualche modo preordinano e bendispongono quello che Jung chiamerebbe inconscio collettivo) consentono questa nemesi ingannatrice: tradizione folclore superstizione religioni dogmi autorità politica e quant’altro.

Pertanto non si tratta di vivere in una illusione globale (metafisicamente intesa); o perlomeno non è di questo che ora si vuol trattare.

Qui è bene comprendere, o almeno scorgere, la portata globale dell’inganno cui più o meno consapevolmente (ma sempre colpevolmente) si soggiace.

Osserva Plotino nelle Enneadi:
Come sulle scene del teatro, così dobbiamo contemplare anche nella vita le stragi, le morti, la conquista e il saccheggio delle città come fossero tutti cambiamenti di scena e di costume, lamenti e gemiti teatrali. (…) Tali sono le azioni dell’uomo che sa vivere soltanto una vita inferiore ed esteriore e non sa che le sue lacrime e i suoi affanni sono un puro gioco. (…) Ma coloro che non conoscono ciò che è serio prendono sul serio i loro giochi e sono giocattoli essi stessi.

Oggigiorno, oltre allo squallore esistenziale dell’uomo medio incapace di sentire intuire meditare un suo valore potenziale, c’è lo squallore del gioco perverso nel gioco. Nella maestria del gioco ordinario della vita e nell’illusione dei suoi dettami, un altro inganno si cela, ben più vile e mediocre del primo. E non è quello cui allude Plotino. Non è quello indagato da Schopenhauer.

Semplicemente non è ordito dalla natura.

Non si è più giocattoli di un gioco universale; ma rottami di un grande giocattolo assemblato da vili giocattolai. Le menti, perverse e pervertite ad un tempo (dal sistema nel sistema per il sistema), sono arrivate a considerare il lavoro un dovere, un dono, una nobilitazione, una fortuna, una grazia. Il lavoro, la ricerca spasmodica del posto di lavoro, dell’impiego umano sotto il mito del successo e del benessere, è divenuta dogma.

Domanda: riuscirete minimamente, dimenandovi tra turiboli e anestetici, a considerare (non dico scalfire) l’immonda infamia che nel tempo è riuscita a persuadervi di tutto ciò sino a farne oggetto di fede e di culto?
Non posso essere ottimista. Altri dogmi, da milleni, finanche più assurdi e incredibili di questo, permangono in ottima salute. Anzi: il tempo sembra addirittura consolidarli (in grazia del potere che si lascia consolidare nei secoli tra le mani di chi può trarne vantaggio).

La gente deve essere impiegata, il tempo della tua unica vita deve essere spremuto in una occupazione che distolga dal pensare, dal domandare, dal ritrovarsi, dal rendersi conto che in quanto uomo si è potenziali capolavori e che l’infame coercizione al sudore  per la sopravvivenza, per sbocconcellare appena, costituisce l’esatta negazione di quella meraviglia potenziale.

Ed è necessario far credere che quel sudore sia un privilegio che nobiliti la natura umana, che faccia fronte ad esigenze proprie, utili a se stesso, alla famiglia, alla convivenza sociale.

Non si sciopera sacrosantamente in massa per rivendicare il diritto umano a vivere senza lavorare. Si sciopera quando non si ha occupazione, sottomissione. Se non si è bestie da soma si reclama il giogo.

“Il lavoro nobilita l’uomo”… Questo è stato ripetuto, incessantemente. Mentre non può che ottunderlo e debilitarlo.

L’uomo, dovendo scegliere, è molto più vicino alla cicala che alla formica. Quella favola non è una innocente storiella volta a responsabilizzare il bambino sin dalla culla; non nel senso in cui si crede. Semplicemente è volta ad irreggimentarlo.

La scuola non è altro che un campo di concentramento didattico in cui si irreggimentano futuri automi e cadaveri. Sempre più non a caso si parla di scuola e proposte formative per il mondo del lavoro. Le scuole, le università, ti portano in gita nelle fabbriche, nelle multinazionali… Cercano subito di inserirti e inquadrarti nel mondo antietico e seriale del montaggio, del marketing e della predazione continua.

E intanto il mondo produce il triplo rispetto alla domanda. Ma bisogna ancora lavorare produrre indebitare… non distribuire e godere delle immense ricchezze senza dilaniare il pianeta. Tra disboscamenti di proporzioni inaudite, sfruttamenti intensivi del territorio, avvelenamenti derivanti da putrescenti industrie zootecniche, il 70% della produzione mondiale di cereali serve ad ingrassare le carni medicalizzate di ovini e bovini che a loro volta marciranno tra le carni medicalizzate e intossicate di tanti bipedi onnivori. La metà di quella percentuale basterebbe a scongiurare la fame nel mondo.

Si lavora per sottostare al peggiore regime schiavistico monetario mai concepito, in favore (volendo risalire ai vertici) di pochi banchieri settari.

Miliardi di persone lavorano per accentrare ogni potere nelle mani di costoro mantenendo le famiglie degli stessi nel lusso più sfrenato e perpetuando ogni loro privilegio e potere di generazione in generazione.

Migliaia di persone chiedono soldi a questi signori indebitandosi sino al collo per della carta inesistente, creata dal nulla, impegnando finanche il sudore dei padri affinché, con una nuova vita di  fatiche e sudori restituiscano pezzi di carta (questa volta reali giacché intrisi di martirio personale) a chi non elargì nulla, e, soprattutto, nulla di proprio.

Ma la gratitudine, per essere veramente tale, non potrà prescindere dal corrispondere, sotto forma di interessi, qualcosa in più rispetto al nulla elargito. E se mai si volesse essere talmente sconsiderati da negare quella gratitudine, la Giustizia interverrebbe nel rendere l’inadempiente perseguibile ai sensi di legge.

Beni e immobili acquisiti con decenni di duro lavoro (preventivamente ipotecati da solerti banchieri in grembiule e compasso), magari di famiglia da generazioni e con un inestimabile valore affettivo di fondo, andranno pianificatamente ad ingrassare l’ingente patrimonio reale di certi gloriosi “Cartelli“.

In più è giusto che il reddito proveniente dalla schiavitù sia ragguardevolmente tassato. E non per quei pochi penosi servizi che lo stato concede in contropartita; ma per pagare gli interssi sul debito eterno, inestinguibile, costituito da carta straccia.

In sostanza si tratta di drenare risorse al cittadino durante tutto l’arco della sua squallida vita lavorativa per restituire denaro ai banchieri centrali sovranazionali, consentendo così la perpetuazione di una truffa mondiale basata sul debito. Il tutto sotto la tacita connivenza dei governi e dei loro rappresentanti, semplici camerieri e burattini del sistema, veri e propri esattori in nome e per conto dei grassi paperoni internazionali.

Non a caso Thomas Jefferson ebbe a dire: “Credo sinceramente che le istituzioni bancarie col potere di creare ed emettere moneta siano più pericolose per la libertà che eserciti in armi”. Senza mezzi termini invece Henry Kissinger: “Chi controlla il denaro controlla il mondo”.

A chi dunque impone di elemosinare prestiti ed ha la benevolenza di concederli nominalmente affinché si abbia l’onore di lavorare dovendo un domani ricambiare col denaro e la vita qualcosa in più del nulla dato, sii grato ed obbediente: è per te che stai lavorando! L’impiego è la tua vera natura, il senso ultimo della tua esistenza, l’intima elevazione mentale e spirituale cui l’uomo può ambire.

Se non ci credi basta che ascolti chi dal pulpito rappresenta i tuoi interessi, chi predica e combatte ogni giorno per la tua dignità e realizzazione.

Forse il tuo Presidente della Repubblica non esorta ogni giorno in tal senso? Non conferma essere la dignità primariamente nel lavoro? Non lo hanno per questo scritto e sancito nel primo articolo della Sacra Costituzione? Non lo ripete forse anche il Sommo Pontefice dall’umile Loggia ecclesia in S. Pietro?

Non vorrai certo mettere in dubbio la parola di due infaticabili lavoratori o addirittura quella di Dio sceso in terra!? O vorresti che i banchieri di Dio cessassero il riciclo di capitali provenienti da traffico d’armi droga e malavita?

Il Signoraggio è il Signore Dio tuo.

Ormai non si tratta più di scoprire che la democrazia è una finzione, un lugubre gioco di facciata. Nemmeno si tratta di biasimare l’egemonica tirannia delle plebi. Sono le plebi ad essere, sia pure colpevolmente e vocazionalmente, tiranneggiate. I cenacoli politici non sono che un medium tra le plebi e l’elite, un diversivo che scongiuri lo svelamento. Elezioni, candidature, partecipazioni alla vita pubblica, referendum… tutto si risolve in belletto, maquillage d’accatto.

Corporazioni, banche ed alta finanza. Questo è ciò che si nasconde dietro le quinte della cronaca e della storia ufficiale. Ma la storia non solo è da riscrivere: è da cancellare. Esimi studiosi ancora brancolano nel buio. Ottusi accademici ancora emendano e revisionano storielle all’interno del medesimo inganno, concedendo varianti al loro sonno.

Banche centrali, Banca mondiale, Onu, Council on Foreign Relations, Nato, Commissioni Trilaterali, Bilderberg Group, FMI, OMS, Fratellanze…

Oramai non esistono più nemmeno i governi.

Se dunque devi essere occupato per raggiungere il tuo scopo, perché interrogarti? Hanno già tutte le risposte, e le offrono senza che tu perda tempo a cercarle. L’essenza della bestia/uomo è nel lavoro, non nel domandare. È nell’identificarsi con esso, nel pensare con esso, nel misurarsi e valutarsi per esso e con esso.
Per raggiungere questo autentico grado di consonanza con il tuo essere uomo, non hai che da faticare (otto dieci anche dodici ore al giorno), almeno sei giorni su sette.

E per non distoglierti da questa illuminata consapevolezza, nell’unica giornata d’aria concessati inonda gli stadi gli altari le piazze i negozi i dopolavori… Frequenta i tuoi pari e sbadiglia insieme a loro. Tanti più sarete, tanto più lo sbadiglio diverrà contagioso.

Ma se, dopotutto, comprensibilmente, sarai stanco, resta pure a casa… senza troppo pensare, senza troppo distoglierti dal torpore necessario alla mente, al domani denso di nuove fatiche e doveri. Basta che il dito intervenga ad illuminare uno schermo dove è possibile (anzi indispensabile) mirarsi vezzeggiarsi cullarsi per poi, finalmente, dormire… ancora russare e dormire.

Un’ultima premurosa raccomandazione onde evitare che tu incorra in spiacevoli sanzioni. Non dimenticare, prima di coricarti in un misero e pignorabile loculo domestico, di caricare la sveglia sul far dell’alba.
Non, sia chiaro, per godere del suo impareggiabile magistero cromatico; ma per correre a sudare il tuo pane quotidiano.

Questo è l’unico mistero eucaristico, ed ogni giorno si rinnova: la carne (la tua carne) diventa pane; il sangue, vino.

mercoledì 7 maggio 2014

La Morale degli Schiavi (di Anne Archet)

A mio nonno, bravo tipo dritto come un fuso, piaceva punzecchiarmi quand’ero bambina. Un giorno che ero andata a trovarlo, mentre prendevo posto a tavola per il pranzo, mi chiese: «hai lavorato oggi?». Avevo solo sei anni, cosicché gli ho ovviamente risposto di no. Allora mi levò il piatto dicendomi: «chi non lavora, non mangia». È ovvio che per lui si trattava solo di uno scherzo senza conseguenze, ma io che adoravo i piatti cucinati da mia nonna scoppiai in lacrime. Quella imposizione mi sembrò così crudele, così ingiusta, che non riuscivo a credere che un uomo che amavo potesse pensare una cosa simile, che potesse rifiutare ad una bambina affamata il cibo con il pretesto che aveva trascorso la sua giornata a giocare, allorché la pentola era piena di buona zuppa e ce n’era senz’altro abbastanza per tutti.

Mia madre, consolandomi, cominciò a litigare con suo padre chiedendogli cosa gli passasse per la testa di farmi uno scherzo così idiota. Egli rispose semplicemente: «Bisognerà pure che un giorno impari che nella vita non si ottiene nulla per nulla».

Fu la mia prima lezione di morale degli schiavi.

Se considerate normale che si vincoli la sopravvivenza al lavoro, che si faccia di noi tutti dei lavoratori, che si ostacoli la nostra libertà d’azione e di movimento, che ci venga imposta la frequentazione di persone con cui non abbiamo alcuna affinità, che ci venga dettato ciò che possiamo portare oppure no, ciò che possiamo dire oppure no, ovvero ciò che si può o non si può pensare – se trovate che tutto ciò sia naturale e vi domandate come mai ci sono tante persone recalcitranti che non lo tollerano, è perché la vostra mente è stata contaminata dalla morale degli schiavi.

Come volervene? Esattamente come a me, vi è stata inculcata questa morale fin dalla più tenera età, ve l’hanno ficcata in testa sui banchi e nei cortili di scuola, ve l’hanno schiaffata in faccia durante tutte quelle ore di televisione che avete passivamente ingurgitato, ve l’hanno fatta capire in modo spartano quando avete lasciato il nido materno per volare con le vostre ali. Se pensate che «chi non lavora, non mangia» abbia un fondo di verità, se trovate che il lavoro sia non solo una necessità naturale dell’esistenza, ma anche la sola via verso la redenzione, se ritenete che gli individui che non lavorano siano degni di disprezzo e meritino la fame, è perché vivete sotto l’influenza della morale degli schiavi.

La morale è il dominio del bene e del male, contrariamente alla logica che si interessa solo al vero e al falso. Non c’è alcuna verità da aspettarsi dalla morale, se non valori e regole di comportamento imposti ad un particolare gruppo sociale e ad ogni singolo individuo, in una data epoca. La morale degli schiavi è la nostra, quella che ci tiene al guinzaglio giorno dopo giorno, in ogni ora di sonno o di veglia, fino alla morte. È la morale degli schiavi che rende perpetuo l’orrore senza nome chiamato «società», che le permette di presentarsi come minimo come un male necessario anche verso i più ribelli fra noi.

La morale degli schiavi è il sostegno ideologico dell’ingranaggio sociale che ci opprime, quale che sia il regime politico sotto cui soggiaciamo.

Ci obbligano a lavorare per avere il diritto di sopravvivere. Allo stesso tempo, esigono da noi che mentre lo facciamo lasciamo la nostra coscienza e le nostre convinzioni al guardaroba, nel nome della lealtà, del rispetto, dell’obbedienza e della disciplina che (sembra) sono dovute all’istituzione che ha la «generosità» di foraggiarci ogni due settimane.

Dopo, hanno la faccia tosta di dirci di fare i bagagli, di andare a vivere o a lavorare altrove se non siamo contenti, se le regole che ci vengono imposte arbitrariamente non fanno per noi, se le attività del nostro datore di lavoro ci fanno schifo. Infine, si scandalizzano e ci gettano in prigione se, opponendoci allo Stato e all’impresa privata e non avendo un «altrove» dove andare a venderci, rubiamo la nostra pietanza invece di attendere che ci venga versata nella scodella con disprezzo.

Il mercato del lavoro è il mercato degli schiavi.

L’etica del lavoro è la morale degli schiavi.

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