domenica 7 giugno 2015

UFO e alcune testimonianze credibili

Il sito Ovni66.com elenca alcune testimonianze riguardanti oggetti volanti non identificati e apparizioni fino ad oggi non ancora spiegate. Eccone alcune.

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Questo avvistamento è avvenuto in Salses-le-Château(Francia) il 30 mar 2015 dove è stato osservato uno spettacolare fenomeno. Infatti,molti testimoni hanno riferito di aver osservato nel cielo terso un luminoso oggetto dalla forma sferica.

Questa non è la prima volta che viene segnalato un avvistamento del genere perché lo stesso tipo di manifestazione ha avuto luogo in tutto il mondo e nei Pirenei Orientali, dove nella località di Argeles-sur-mer il 28 dicembre 2009 è stato avvistato un oggetto simile, e in seguito nel mese di Luglio 2010 lo stesso fenomeno è stato segnalato nella località di Baho e Rodes.


Alcuni testimoni sono credibili per cui non c'è motivo di dubitare della loro testimonianza. Errare è umano visto che è relativamente facile scambiare qualsiasi oggetto volante per un UFO.Può essere capitato a tutti di aver osservato dei presunti Ugo che alla fine si sono rilevati essere dei comuni palloni sonda o delle lanterne cinesi. Detto questo, alcuni oggetti sono risultati essere particolarmente insoliti per via della loro forma e il modo in cui si muovevano.

Alcune volte questi oggetti sono stati visti brillare in modo insolito nel cielo.

Ciò nonostante molti continuavano ad asserire che probabilmente quelle luci appartenevano a un aereo o a un dispositivo simile, anche se ci sono ancora molte domande che meritano risposte.

Cosa vola realmente nei nostri spazi aerei? Siamo diventati davvero oggetto di interesse da parte di esseri tecnologicamente più avanzati di noi? 

È possibile che ciò che vediamo di volta in volta possano essere solo dei detriti spaziali ? Continuiamo ancora a scambiare dei comuni aerei per degli Ufo? 

Molti piloti vi diranno che attribuire gli Ufo a un erronea interpretazione non è del tutto corretto perché alcuni equipaggi ben addestrati hanno visto con i propri occhi degli inspiegabili fenomeni assicurando che tali oggetti luminosi non potevano essere scambiati per degli aerei.

sabato 6 giugno 2015

Gli Elohim di oggi: le UR-Lodges - Player B e Player C all'interno dell'eterogeneo universo massonico.

Player B e Player C all'interno dell'eterogeneo universo massonico.

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I detentori del potere italiano, europeo e mondiale sono massoni. Non massoni “ordinari”, ma appartenenti a enormi logge sovranazionali, le Ur-Lodges. Angela Merkel, Barack Obama, Giorgio Napolitano, Mario Draghi, 

perfino Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’Isis. Lo dimostrano documenti riservati custoditi negli archivi delle Ur-Lodges, li racconta chi li ha visionati, il Gran Maestro dell’Oriente democratico Gioele Magaldi. Non esattamente un estraneo all’argomento, visto che lui stesso è stato affiliato per un periodo a una di queste superlogge, la “Thomas Paine”.

Prima di procedere con la lista dei nomi e delle relative logge di appartenenza, però, è necessario fare un po’ di chiarezza sull’argomento. Che cosa sono, di preciso, le Ur-Lodges? 

«Entità cosmopolite e sovranazionali che riuniscono gli ottimati della modernità e si contrappongono o si alleano fra di loro, ormai da decenni, in una dialettica a volte tragica e feroce, interpretata dalle correnti più progressiste e da quelle più conservatrici e oligarchiche della libera muratoria planetaria, non senza le tante sfumature di molte zone grigie, composte da moderati che non vorrebbero essere coinvolti in questo drammatico scontro fratricida per il potere globale e locale», scrive Magaldi.

Quindi: esistono due fazioni contrapposte, nell’ambito della massoneria globale. Quella progressista, erede e portatrice di quei valori (libertà, fratellanza, uguaglianza) che, nel passato, hanno ispirato le rivoluzioni che hanno segnato la svolta dall’ancien regime alla società moderna. E quella conservatrice e aristocratica, che storpia quegli stessi valori intendendoli come esclusivi: fratelli, liberi e uguali lo sono solo gli “iniziati” e non i “profani”. Desiderosa, quindi, di ricreare una società oligarchica.

E c’è una vera e propria guerra in corso. “Massoni – Società a responsabilità illimitata” è una delle battaglie di questa guerra. È un massone progressista che apre gli occhi ai non iniziati su quello che stanno facendo e hanno fatto le Ur-Lodges conservatrici. E lo fa nel nome di quella fratellanza tanto cara ai vari Montesquieu, Roosevelt, eccetera. Sottolineando fieramente l’appartenenza a questa corrente.

Ma i documenti? Le prove? I riscontri? Viene chiarito anche questo punto, nel libro. «Gli originali sono conservati dai loro custodi naturali, cioè i segretari e gli archivisti delle varie Ur-Lodges. Però il sottoscritto e gli altri fratelli che hanno collaborato alla stesura del libro si sono presi la briga di fotocopiare tutto il materiale esaminato nonché quello, vastissimo, ancora da esaminare, e di depositarlo in più copie presso diversi studi notarili e legali di Parigi, Londra e New York. 

In caso di smentite e di contestazioni plateali i documenti saranno resi pubblici con un adeguato risalto mediatico». E non è tutto. Quattro eminenti esponenti dell’establishment massonico planetario, che nel libro proteggono la loro identità con uno pseudonimo, in caso di necessità sono disponibili a «presentarsi in pubblico a viso aperto».

Ecco, dunque, l’elenco di eminenti massoni (alcuni noti e altri meno noti) tutti coinvolti a vario titolo nella crisi politica ed economica del Vecchio continente. «Una crisi non solo ancora in corso ma destinata a peggiorare ulteriormente».

ITALIA

Mario Draghi (classe 1947, presidente della Banca centrale europea dal 2011, affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Pan-Europa”, alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”, alla “Three Eyes” e alla “Der Ring”).

Giorgio Napolitano (classe 1925, presidente della Repubblica italiana, affiliato alla “Three Eyes”). 

Mario Monti (classe 1943, economista, senatore a vita e presidente del Consiglio italiano dal 2011 al 2013, affiliato in forma più o meno coperta alla United Grand Lodge of England e alla Ur-Lodge “Babel Tower”). 

Fabrizio Saccomanni (classe 1942, banchiere, economista, già direttore generale della Banca d’Italia dal 2006 al 2013, dal 2013 al 2014 è stato ministro dell’Economia del governo Letta, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e alla “Edmund Burke”). 

Pier Carlo Padoan (classe 1950, economista, dal 24 febbraio 2014 ministro dell’Economia nel governo Renzi, affiliato, al pari di Massimo D’Alema, alla “Pan-Europa” e alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”). 

Gianfelice Rocca (classe 1948, tra i più importanti imprenditori italiani, presidente di Techint e di Assolombarda, affiliato alla “Three Eyes”). 

Domenico Siniscalco (classe 1954, economista, banchiere, già ministro dell’Economia dal 2004 al 2005, affiliato alla “Edmund Burke”). 

Giuseppe Recchi (classe 1964, top manager, affiliato alla “Three Eyes”). 

Marta Dassù (classe 1955, saggista, già sottosegretaria e viceministra degli Affari esteri, siede attualmente nel cda di Finmeccanica, affiliata alla “Three Eyes”). 

Corrado Passera (classe 1954, banchiere, manager, politico, già ministro dello Sviluppo economico dal 2011 al 2013 nel governo Monti, affiliato alla “Atlantis-Aletheia”). 

Ignazio Visco (classe 1949, economista, governatore della Banca d’Italia dal 2011, affiliato alla “Edmund Burke”). 

Enrico Tommaso Cucchiani (classe 1950, banchiere e top manager, affiliato alla “Three Eyes”). 

Alfredo Ambrosetti (classe 1931, economista, fondatore e presidente emerito di The European House-Ambrosetti, affiliano alla “Pan-Europa”). 

Carlo Secchi (classe 1944, economista e politico, affiliato alla “Three Eyes”, alla “Pan-Europa” e alla “Babel Tower”). 

Emma Marcegaglia (classe 1965, imprenditrice e top manager, affiliata alla “Pan-Europa”). 

Matteo Arpe (classe 1964, banchiere e top manager, affiliato alla “Edmund Burke”). 

Vittorio Grilli (classe 1957, economista, direttore generale del ministero del Tesoro dal 2005 al 2011 e ministro dell’Economia con il governo Monti, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”). 

Giampaolo Di Paola (classe 1944, ammiraglio, ministro della Difesa dal 2011 al 2013 con il governo Monti, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”). 

Federica Guidi (classe 1969, imprenditrice, ministro dello Sviluppo economico dal febbraio del 2014, affiliata alla “Three Eyes”). 

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RIUNIONE DEI G7 LO SCORSO MARZO. QUATTRO DELLE PERSONE SEDUTE AL TAVOLO, SONO AFFILIATI A UR-LODGES: DA SINISTRA, FRANÇOIS HOLLANDE (PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FRANCESE), DAVID CAMERON (PRIMO MINISTRO INGLESE), BARACK OBAMA (PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI) E ANGELA MERKEL (CANCELLIERA TEDESCA).

DI ALTRI PAESI

Angela Merkel (classe 1954, politica, cancelliera tedesca dal 2005, affiliata alla “Golden Eurasia”, alla “Valhalla” e alla “Parsifal”).

Barack Obama (classe 1961, attuale presidente degli Stati Uniti, affiliato alla “Maat”). 

Vladimir Putin (classe 1952, attuale presidente della Federazione Russa, affiliato alla “Golden Eurasia”). 

François Hollande (classe 1954, presidente della Repubblica francese in carica dal 2012, affiliato alla “Ferdinand Lassalle” e alla “Fraternité Verte”). 

Christine Lagarde (classe 1956, avvocatessa, politica, direttrice del Fondo monetario internazionale, affiliata alla “Three Eyes” e alla “Pan-Europa”). 

George W. Bush (classe 1949, presidente degli Stati Uniti dal 2001 al 2009, affiliato alla “Hathor Pentalpha”). 

Michael Ledeen (classe 1941, giornalista, intellettuale e politologo, affiliato alla “White Eagle” alla “Hathor Pentalpha”). 

Condoleezza Rice (classe 1954, politica, affiliata alla “Three Eyes” e alla “Hathor Pentalpha”). 

Abu Bakr Al-Baghdadi (classe 1971, leader dell’Isis e Califfo dell’autoproclamato Stato islamico, affiliato alla “Hathor Pentalpha”). 

José Manuel Durão Barroso (classe 1956, docente universitario, politico, presidente della Commissione europea dal 2004 al 2014, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Parsifal”). 

Olli Rehn (classe 1962, politico, attuale vicepresidente del parlamento europeo, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Babel Tower”). 

Tony Blair (classe 1953, premier britannico dal 1997 al 2007, affiliato alla “Edmund Burke” e poi alla “Hathor Pentalpha”). 

David Cameron (classe 1966, premier britannico dal 2010, affiliato alla “Edmund Burke” e alla “Geburah”). 

Pedro Passos Coelho (classe 1964, primo ministro del Portogallo dal 2011, affiliato alla “Three Eyes”, alla “Edmund Burke” e alla “White Eagle”). 

Mariano Rajoy (classe 1955, primo ministro della Spagna dal 2011, affiliato alla “Pan-Europa”, alla “Valhalla” e alla “Parsifal”). 

Antonis Samaras (classe 1951, politico, attuale primo ministro della Grecia, affiliato alla “Three Eyes”). 

Jean-Claude Trichet (classe 1942, economista, banchiere, presidente della Bce dal 2003 al 2011, affiliato alla “Pan-Europa”, alla “Babel Tower” e alla “Der Ring”. 

Bernard Arnault (classe 1949, imprenditore ricchissimo, dominus della Louis Vuitton Moët Hennessy, affiliato alla “Three Eyes” e alla “Edmund Burke”). 

Nicolas Sarkozy (classe 1955, politico, presidente della Repubblica francese dal 2007 al 2012, affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Geburah”, alla “Atlantis-Aletheia”, alla “Pan-Europa” e alla “Hathor Pentelpha”). 


Manuel Valls (classe 1962, attuale primo ministro francese, iniziato a suo tempo nel Grand Orient de France e poi affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e alla “Der Ring”). 

Christian Noyer (classe 1950, banchiere, attuale governatore della Banca di Francia, affiliato alla “Pan-Europa”, e alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”). 

Mark Rutte (classe 1967, primo ministro dei Paesi Bassi dal 2010, affiliato alla “Three Eyes” e alla “Pan-Europa”). 

Ben van Beurden (classe 1958, top manager, ceo della Royal Dutch Shell, affiliato alla “Geburah” e alla “Der Ring”). 

Wolfgang Schäuble (classe 1942, politico, attuale ministro delle finanze tedesco, attuale Maestro Venerabile della “Der Ring”, affiliato alla “Joseph de Maistre”). 

Peter Voser (classe 1958, top manager e ceo della Royal Dutch Shell, affiliato alla “Pan-Europa”). 

Bill Gates (classe 1955, imprenditore, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”).

Penso che queste fantomatiche UR-Lodges siano quanto di più simile oggi a ciò che un tempo venivano chiamati Elohim e il cui potere veniva rappresentato e amministrato in terra dai sovrani, faraoni, sommi sacerdoti... oggi invece quello stesso potere viene rappresentato ed amministrato dai personaggi e dai ruoli ricoperti dal tipo di persone citate qui sopra.

venerdì 5 giugno 2015

La CIA dietro "Mani Pulite" e le vicende del 1992

«La Cia coprì l’apertura del Conto Protezione per il finanziamento illecito al Psi. Sapeva tutto. Il giorno dopo il disfacimento dell’impero comunista, la Cia ha preso e se n’è andata lasciandoci con il cerino in mano. Se ne andò perché l’Italia non aveva più un ruolo geopolitico e non c’era più da garantire l’equilibrio di Yalta. 

Da noi prevalse l’Fbi, interessata ad evitare che la mafia prendesse troppa forza». L’ex ministro craxiano Gianni De Michelis non ha dubbi, e cita un’intervista al console americano Peter Semler: «Dice che Di Pietro lo avvertì nel ’91 che presto il Psi e la Dc sarebbero stati spazzati via». 

Dichiarazioni consonanti con quelle di un altro ex ministro socialista, Rino Formica: sotto il ciclone Tangentopoli, gli Usa puntarono tutto su leader “zoppi” e quindi condizionabili: D’Alema e Fini, con alle spalle legami con un passato totalitario, e Berlusconi, imprenditore dai trascorsi controversi.

Nel ’92, continua De Michelis – intervistato da Mattia Feltri per “La Stampa” – Luciano Violante, del Pds, diventa presidente della Commissione antimafia, stringendo così uno stretto rapporto con Louis Freeh, dell’Fbi. «Niente di oscuro, s’intenda. Non parlo di complotti. Ma tutto si lega: l’ex Pci – con l’ambasciatore, con l’Fbi – diventa interlocutore dell’America. E al Pci non si applica il “non poteva non sapere”. Curioso no?». 

Dunque l’Fbi si occupava di mafia con lo Stato italiano negli anni cruciali della “trattativa”? Secondo De Michelis bisognebbe chiederlo a Di Pietro, invitato al Dipartimento di Stato di Washington perché in quel momento «era l’uomo politico più importante d’Italia». C’era un progetto americano per pilotare la Seconda Repubblica? «Disegno sostanzialmente fallito», dice De Michelis., visto l’attuale frazionamento della magistratura italiana.

Gianni De Michelis

“Mani Pulite” un complotto? Quantomeno, un’operazione pilotata. Ne è convinto l’ex ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino, sentito da Francesco Grignetti sempre su “La Stampa”. «Quando l’ex console americano a Milano Semler dice che era informato già alla fine del ‘91 di come sarebbero andate le cose, per me torna tutto», dice Pomicino, che ricorda un episodio rivelatore: «Nella primavera di quell’anno mi venne a trovare Carlo De Benedetti e mi disse che, assieme ad alcuni suoi amici imprenditori, voleva dare vita a un nuovo progetto politico. 

Mi chiese se avessi voluto diventare il “suo ministro”. Mi misi a ridere. Pochi mesi dopo però capii che non scherzava affatto. E’ dalla primavera del ‘91, metabolizzata la caduta del Muro, che si fa strada il disegno di cambiare la classe politica italiana. Sul versante italiano, chi si rifaceva al vecchio partito d’azione pensò che fosse giunto il momento di prendere la guida del Paese».

Sul versante americano, le strutture d’intelligence ritennero che gli italiani si erano spinti un po’ troppo in là, aggiunge Pomicino: «Non dimentichiamo che l’episodio di Sigonella era accaduto appena cinque anni prima». I palestinesi di Abu Abbas, sequestratori dell’Achille Lauro, sfuggiti alla cattura grazie alla fermezza del governo Craxi. 

«E gli americani, intendo gli uomini della loro intelligence, non se ne erano dimenticati». Ma la magistratura milanese che c’entra? «E’ storia, anche se poco nota da noi, che la Cia agli inizi degli anni ‘90 abbia avuto ordine di fare anche intelligence economica e di raccogliere informazioni sull’Europa corrotta», racconta Pomicino. 

«Ora, che in Italia ci fosse un sistema di finanziamento illecito ai partiti è noto oggi ed era noto allora. Io lo dissi pure in una riunione dei vertici della Democrazia cristiana, che il finanziamento illecito era il nostro fianco scoperto. Ritengo che la Cia abbia raccolto informazioni e le abbia girate alla magistratura di Milano dove c’era un pm, ex poliziotto, che non andava troppo per il sottile».

La Cia, diretta “ispiratrice” di Di Pietro? «Nello stesso periodo – continua Pomicino – la Francia allontanò sei agenti segreti americani che indagavano sulla loro industria degli armamenti e su presunte mazzette verso Taiwan. In Germania, sempre nello stesso periodo, il cancelliere Kohl fu fatto dimettere per un finanziamento non dichiarato». 

E anche in Italia, in quel periodo, capitarono diverse stranezze: «Qualcuno ricorda lo strano furto della pistola d’ordinanza dalla macchina dell’allora capo della polizia, Vincenzo Parisi? Reagì con una frase stizzita: “Qualcuno vuole fare dell’Italia una terra di nessuno”. Oppure vogliamo parlare del panfilo Britannia, dove si ritrovarono a parlare di come privatizzare la nostra industria di Stato? Era il giugno ‘92».

Paolo Cirino Pomicino

Poi però è lo stesso Bartholomew, ambasciatore designato da Clinton per “mettere ordine” nell’Italia terremotata dagli scandali, ad ammettere di aver in seguito frenato i giudici di Milano. 

Per Paolo Cirino Pomicino, la versione di Barthlomew – prima la “rivoluzione” di “Mani Pulite”, poi il colpo di freno – è perfettamente credibile: «Un conto è muovere le cose per riconquistare un’influenza perduta, e fare i conti con Andreotti e Craxi che si muovono troppo liberamente sullo scacchiere arabo e mediterraneo; altro è destabilizzare un Paese cruciale per le loro alleanze. Bartholomew ha una visione più larga e si rende conto che l’interesse americano è diverso. E ferma le macchine».

giovedì 4 giugno 2015

La civiltà dei Jiroft dell'Iran orientale

La fede nella sopravvivenza del defunto dopo la morte è simboleggiata nelle rappresentazioni di rinascita della vita sulla terra dopo il diluvio universale, che sembrano narrate dalle decorazioni sui vasi restituiti dalle necropoli di Jiroft, capitale di una civiltà antichissima ultimamente scoperta sull’altopiano dell’Iran sud-orientale: è questa la suggestiva interpretazione formulata dall’archeologo veneto Massimo Vidale, sui reperti recuperati dalle tombe della cultura dell’Halil Rud (il fiume Halil), fiorita nella seconda metà del terzo milennio a.C., contemporanea alla civiltà dei Sumeri. Era lo stato di Marhashi (così lo chiamavano i Sumeri), molto ricco e forte, così potente che i regnanti di Ur ne cercavano l’alleanza mandandovi le loro figlie come spose.
 


Almeno una dozzina delle ricche necropoli di questa civiltà perduta furono saccheggiate nel 2001 in seguito ad una devastante alluvione che mise allo scoperto le tombe (si calcola che siano decine di migliaia i preziosi reperti trafugati e rivenduti clandestinamente). Gli scavi condotti dall’Iraniano Youssef Madjidzadeh, da Massimo Vidale e dagli altri suoi colleghi in una delle grandi necropoli saccheggiate della valle dell’Halil  hanno permesso di recuperare almeno parte dei corredi tombali distrutti dai clandestini. Una sola tomba è stata sinora  trovata inviolata.

Vi si leggono i segni di un rituale funerario che lo stesso archeologo trova enigmatico: il defunto vi era stato adagiato su un fianco in posizione fetale, ma la salma risulta incomprensibilmente riesumata in parte dopo meno di un anno dalla sepoltura. Nella tomba sono stati identificati anche i resti di una pecora sacrificata nel corso del rito funebre, le quattro zampe mozzate davanti alla porta della camera tombale, la coda, combusta, sotto il corpo del defunto:

”È tutto ancora da comprendere e da interpretare”, ammette Vidale, in un’intervista concessa a “Scienzaonline.com”.in occasione della 22° Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, dove è stata presentata l’anteprima mondiale del suo film “L’Aquila e il Serpente” (regista Alessandro Dardani), con cui l’archeologo, insieme ai colleghi del Museo Civico di Rovereto,  ha documentato nuove scoperte e nuove suggestioni.
 
La religiosità e la mitologia di questa civiltà, dimenticata da quattro millenni, ci viene raccontata dalle immagini scolpite sui vasi in clorite dei corredi funebri (la clorite è una pietra di colore verde scuro, un silicato di ferro e magnesio) recuperati dalla polizia iraniana dopo il saccheggio delle necropoli di Jiroft. Innumerevoli sono i reperti dello stesso tipo sottratti all’Iran e trafugati all’estero. Cause internazionali intese a recuperare almeno una parte degli altri reperti sono ancora in atto, promosse dal governo iraniano soprattutto nei confronti del Louvre di Parigi e di alcune case d’asta britanniche.

Non disponiamo purtroppo di documenti scritti della civiltà dell’Halil Rud, con l’eccezione di quattro tavolette coperte di misteriosi caratteri geometrici, ancora indecifrabili (mentre i Sumeri già erano da tempo padroni della scrittura, che usarono, almeno dagli inizi del secondo milelnnio a.C., per trascrivere i loro mit in caratteri cuneiformi). Il patrimonio di immagini dei vasi in pietra di questa civiltà è tanto sorprendente quanto ricco: Vi compaiono leoni che assaltano le loro prede, affrontati da mastini (cioè cani domesticati), e convulse lotte fra serpi e felini, orsi e leoni. Alcune figure sono enigmi la cui soluzione – come ammette Vidale – appare ancora lontana: combattimenti di uomini-toro, uomini-leone e uomini-scorpione, sempre in lotta fra loro e/o contro animali.
 

Foto 2 - il Dio sopra i flutti apre l'arcobaleno, segno di pacificazione con l'umanità (l'arcobaleno è presente nella versione persiana/iranica del mito, ma non in quella sumero-babilonese, come Vidale spiega nel pezzo)

Inoltre, in alcuni dei vasi in pietra recuperati dalle autorità Iraniane o perduti nelle spire del mercato antiquario sono ben chiaramente leggibili scene e racconti rinascita ad una vita ultra-terrena, con una chiave di lettura che potrebbe richiamare proprio al mito di Gilgamesh. Oltre alla saga mesopotamica, sembtrano affiorare racconti documentati, più tardi ancora, nella Bibbia. In particolare, Vidale identifica un simbolo di resurrezione,o almeno di rinascita, nell’arcobaleno che il dio, nelle narrazioni figurative rinvenute in quelle tombe, apre in alto nel cielo, ordinando la fine del diluvio e la riemersione delle terre dalle acque: è la pacificazione della divinità con l’uomo, dopo la punizione, con la promessa di non far tornare mai più quella estinzione; ed è il ritorno della vita e della futura moltiplicazione dei viventi.

Tuttavia, come sottolinea l’archeologo veneto, l’apertura dell’arcobaleno dalle mani del dio, raccontata nelle tombe di Jiroft, che appartengono ad una cultura iranica, non compare nella saga mesopotamica babilonese. Invece, l’arcobaleno è ben presente nel racconto biblico della fine del diluvio, dove sta a significare la promessa divina di non punire mai più l’umanità con la condanna allo sterminio.
 
E c’è da chiedersi perché, dal momento che “Genesi” (il primo dei cinque libri del Pentateuco biblico ma l’ultimo ad essere scritto) è databile al sesto secolo a.C., proprio durante la prigionia del popolo di Israele a Babilonia dopo la deportazione in massa. Fu grazie al contatto con Babilonia che il mito del diluvio universale entrò a far parte anche della cultura ebraica.
 
Ma allora perché l’anonimo redattore del Genesi biblico riprende l’arcobaleno, appartenente alla versione iranica, più remota, invece di quella sumero-accadico-babilonese, che sembrerebbe la più vicina alla cultura del popolo di Israele. Secondo  Vidale, questa preferenza è forse attribuibile alla simpatia e alla gratitudine che il popolo ebraico nutriva per la Persia (Ciro il grande, che aveva invaso la Mesopotamia, era appena stato il loro liberatore), piuttosto che per l’oppressore babilonese sconfitto.
 

Foto 3 - dettaglio dell'arcobaleno aperto dal dio sopra le nuvole (cioè i tori dagli zoccoli alati, i cui muggiti sono i tuoni)

L’arcobaleno che appare sui vasi di Jiroft (databili fra il 2400 ed il 2100 a.C,) risale ad un’epoca precedente l’unificazione della Mesopotamia sotto il dominio degli Accadi: questi ultimi distrussero l’impero dei Sumeri e mossero guerra anche a Marhashi, tanto è vero che gli stessi vasi di alabastro e clorite restituiti dallo scavo a Jiroft si trovano fra il bottino che gli invasori e saccheggiatori Accadi si portarono via in Mesopotamia. Su quei vasi predati si legge ancora l’incisione del nome del sovrano accadico conquistatore: Sargon, e i figli Manishtushu e Rimush). Il tema dell’arcobaleno che pone fine alla punizione divina appare chiarissimo nella fascia superiore di quattro vasi di clorite.

Nell’intervista a “Scienzaonline.com” Vidale ha spiegato come si leggono le immagini sui vasi di Jihad: il racconto della storia, inciso con una notevole qualità artistica, si dipana cronologicamente dal basso verso l’alto. In basso sono disegnati tori dalle zampe alate, che rappresentano le nuvole (il tuono è il loro muggito): comandati dal dio, i tori rovesciano sulle terre fiumi d’acqua che sgorgano dalle loro bocche e sommergono il mondo. Successivamente, dalle acque cominciano a riemergere le montagne, e ancora più in alto, al di sopra di tutto, il dio allarga le braccia aprendo l’arcobaleno per pacificare la terra e farvi ricominciare la vita.

Un altro simbolo di salvezza e di sopravvivenza per la resurrezione dopo la morte-diluvio universale, che ricorre sui vasi di clorite di Jiroft, è una sorta di Arca, una struttura architettonica a tre porte concentriche, in qualche caso circondata dai simboli di onde e flutti. Questa costruzione ricorda il Vara, il castello sotterraneo che nella versione iranica e zoroastriana (ben più recente) del mito prende il posto dell’arca di Noè. Il Vara è rappresentato come l’architettura di un castello sotterraneo, in cui uomini, piante e bestie si salvano dalle acque di un rovinoso disgelo che sommerge il mondo.

Che personaggi sono l’aquila e il serpente che danno il nome al titolo del filmato presentato a Rovereto, e in che modo la loro storia rappresenta la resurrezione dopo la morte? Fanno parte della saga di Etana, risponde Vidale: era un mitico re mesopotamico che, cavalcando un’aquila, era salito fino al dio del sole, Shamash, per chiedergli un’erba che lo guarisse dalla sterilità e gli consentisse di fondare la sua dinastia.
 
La storia dell’aquila e del serpente è in realtà la “contaminatio” di due miti, e il racconto illustrato sui vasi di Jiroft verrebbe oggi classificato come un “prequel” da un cineasta che volesser lavorarci sopra.
 
L’aquila [Enlil secondo il Progetto Atlanticus] e il serpente [Enki] erano un tempo due personaggi alleati e amici, ma un giorno l’aquila commise un orrendo delitto: divorò i figli del serpente, ignorando anche le suppliche del proprio figlio, un aquilotto che lo implorava di non farlo.
 
Quando il serpente si recò dal dio Shamash per chiedere giustizia, questi gli consigliò di nascondersi nella carogna di un animale morto e di aspettare che l’aquila scendesse a cibarsene.
 
Questa la vendetta alla quale forse alludono altre immagini sui vasi di Jiroft: quando l’aquila penetrò nella carogna dell’agguato, il serpente l’aggredì, le spezzò le ali e la gettò in un pozzo (anche il pozzo, oltre alla carogna dell’animale, rappresenta la morte in cui l’aquila precipitò dopo l’empio peccato commesso). Fu il dio Shamash stesso a salvare l’aquila, facendola “risorgere” dal suo pozzo mortale: proprio come chi si faceva seppellire con simili corredi funebri, sperava di risorgere a nuova vita. .

Non mancano, sui vasi di Jiroft, rappresentazioni che l’archeologo definisce “edeniche”, cioè di paradiso terrestre: gazelle e stambecchi sullo sfondo di giardini e pendii fioriti con mandorli, albicocchi, pistacchi e palmeti. La palma è un albero particolarmente significativo come simbolo, spiega Vidale: domesticata già nel 5°-6° millennio a.C,. è la pianta sempreverde, carica di frutti indeperibili, l’unica che consente la vita nei deserti.
 

mercoledì 3 giugno 2015

Un Braccialetto dei Denisova di 40mila anni fa. Un Indizio sulla Strada di Atlantide...

Sempre più convinto che gli "Antichi Dei" e la civiltà atlantidea antidiluviana fosse rappresentata dai Neanderthal e dai Denisova, percepiti dagli arretrati Sapiens come i 'figli degli dei'.

Risalente a 40 mila anni fa e attribuito alla specie Denisoviana dei primi esseri umani, le nuove immagini mostrano la bellezza e l'arte della gioielleria preistorica.

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Malgrado altri braccialetti ritrovati predatano questa scoperta, 
gli esperti russi dicono che questo è il più antico gioiello in pietra 
conosciuto del suo genere. Immagine: Vera Salnitskaya

E' molto elaborato, fatto con una lucida pietra verde e si pensa che abbia ornato una donna molto importante o un bambino solo in occasioni speciali. Ma questo non è un accessorio di moda dei nostri giorni si crede invece sia il più antico braccialetto di pietra del mondo, risalente a 40 mila anni fa.

Dissotterrato nella regione degli Altai in Siberia nel 2008, dopo un'analisi dettagliata gli esperti russi ora riconoscono come corretta la sua notevole età. 

Le nuove immagini mostrano questo antico gioiello nella sua piena gloria, gli scienziati hanno concluso che sia stato fatto dai nostri antenati umani preistorici, i Denisova, e mostra come questi fossero molto più progrediti di quanto si pensasse.

"Il bracciale è stupefacente - alla luce del giorno riflette i raggi del sole, di notte accanto al fuoco getta una profonda tonalità di verde," ha detto Anatoly Derevyanko, direttore dell'Istituto di Archeologia ed Etnografia di Novosibirsk, parte del ramo siberiano dell'Accademia Russa delle Scienze.

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Fatto di clorite, il braccialetto è stato trovato allo stesso livello dei resti
di alcuni uomini preistorici e si pensa appartenesse a loro.
Immagini: Anatoly Derevyanko e Mikhail Shunkov

"E' improbabile sia stato utilizzato come un pezzo di gioielleria di tutti i giorni. Credo che questa bellissimo e molto fragile bracciale sia stato indossato solo per alcuni momenti eccezionali".

Il bracciale è stato trovato all'interno della famosa Denisova Cave, sui monti Altai, che è rinomata per i suoi ritrovamenti paleontologici risalenti ai Denisovani, conosciuti come homo altaiensis, una specie estinta di esseri umani geneticamente distinti da uomini di Neanderthal e dagli esseri umani moderni.

Fatto di clorite, il braccialetto è stato trovato allo stesso livello dei resti di alcuni uomini preistorici e si pensa appartenesse a loro.

Ciò che ha reso la scoperta particolarmente eclatante è stata che la tecnologia di produzione, più comune in un periodo molto più tardo, come ad esempio il neolitico. Infatti, non è ancora chiaro come i Denisovani avrebbero potuto fare il braccialetto con tanta abilità.

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Nuove immagini mostrano questo antico gioiello nella sua piena gloria.
Immagini: Vera Salnitskaya

Scrivendo nella rivista di Novosibirsk, Science First Hand, il dottor Derevyanko ha detto: "Sono stati trovati due frammenti del braccialetto di una larghezza di 2,7 centimetri e uno spessore di 0,9 centimetri. Il diametro stimato del ritrovamento è stato di 7 cm. Vicino ad una delle fessure è presente un foro con un diametro di circa 0,8 cm. Dallo studio di questo foro, gli scienziati hanno scoperto che la velocità di rotazione del trapano era piuttosto alta, con fluttuazioni minime, tecnologia che è comune in tempi più recenti.

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Tracce dell'uso di un attrezzo per la perforazione sul braccialetto della Denisova Cave. 
Braccialetto lucido di pietra di epoca neolitica.
Immagini: Anatoly Derevyanko e Mikhail Shunkov, Vera Salnitskaya

"L'antico maestro era abile nelle tecniche precedentemente considerate non caratteristiche per il Paleolitico, come la perforazione con un attrezzo, l'utilizzo di utensili come una raspa, la levigatura e la lucidatura con pelli di diversi gradi di conciatura."

La Clorite non è stato trovata nei pressi della grotta e si pensa provenga da una distanza di almeno 200 km, che mostra di quale valore fosse questo materiale a quel tempo.

Il Dottor Derevyanko ha detto che il braccialetto ha subito danni, compresi visibili graffi e urti, anche se sembra che alcuni dei graffi siano stati levigati. Gli esperti ritengono inoltre che il gioiello aveva altri ornamenti per renderlo più bello.

"Accanto al foro sulla superficie esterna del bracciale può essere vista chiaramente una limitata zona lucida causata da intensi contatti con qualche materiale organico morbido," afferma il dottor Derevyanko. "Gli scienziati hanno suggerito si trattasse di un cinturino in pelle con un ciondolo, e che questo ciondolo fosse piuttosto pesante. La posizione della sezione lucida ha permesso di identificare l'alto e il basso del bracciale e di stabilire che era portato sulla mano destra".

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Zona lucida a causa di intensi contatti con qualche materiale organico morbido.
Ricostruzione dell'aspetto del braccialetto e comparazione con braccialetto moderno. 
Immagini: Anatoly Derevyanko e Mikhail Shunkov, Anastasia Abdulmanova

Situata vicino al fiume Anuy, a circa 150 km a sud di Barnaul, la Denisova Cave è una popolare attrazione turistica, tale è la sua importanza paleontologica. Nel corso degli anni vi sono stati trovati una serie di resti, tra cui alcuni animali estinti, come il mammut lanoso. Un totale di 66 diversi tipi di mammiferi sono stati scoperti all'interno, e 50 specie di uccelli.

La scoperta più emozionante è stata quella dei resti dei Denisoviani, una specie di primi umani risalente a 600 mila anni fa, e diversa sia dai Neanderthal che dall'uomo moderno.

Nel 2000 è stato rinvenuto nella grotta un dente di un giovane adulto e nel 2008, quando è stato trovato il braccialetto, gli archeologi hanno scoperto l'osso di un dito di un giovane Denisoviano, che hanno soprannominato "donnaX". Un ulteriore esame del sito ha permesso di trovare altri reperti risalenti fino a 125 mila anni.

Il Vice direttore dell'Istituto Mikhail Shunkov ha suggerito che la scoperta indica che i Denisoviani - anche se ormai estinti - erano più avanzati rispetto a Homo sapiens e Neanderthal.

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Le tracce di riparazione sulle crepe.
Il bracciale aveva subito un danno, compresi graffi visibili e urti.
Immagini: Anatoly Derevyanko e Mikhail Shunkov

"Nello stesso livello, dove abbiamo trovato un osso Denisoviano, sono state trovate altre cose interessanti; fino ad allora si credeva che queste fossero il segno distintivo della comparsa del Homo sapiens," ha detto. "Prima di tutto, ci sono stati gli elementi simbolici, come i gioielli - compreso il braccialetto di pietra e un anello, scolpito nel marmo."

I dettagli completi dell'anello devono ancora essere rivelati. 

"Questi oggetti ritrovati sono stati fatti con metodi tecnologici - limatura della pietra, la perforazione con un attrezzo, le correzioni - che sono considerati tradizionalmente tipici per un momento successivo, e in nessuna parte del mondo sono stati utilizzati così presto, nel Paleolitico. In un primo momento, abbiamo collegato i reperti con una forma progressiva di essere umano moderno, e ora si è scoperto che questo era fondamentalmente sbagliato. Ovviamente furono i Denisoviani, che lasciarono queste cose".

Ciò ha indicato che "il più progredito della triade" (Homo sapiens, Homo di Neanderthal e Denisova) erano i Denisoviani, che in base alle loro caratteristiche genetiche e morfologiche erano molto più antichi di Neanderthal e uomo moderno". 

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L'ingresso alla Denisova Cave e degli scavi archeologici all'interno.
Foto: The Siberian Times

Ma questo braccialetto di aspetto moderno potrebbe essere stato con resti più antichi?

Gli esperti hanno considerato questa possibilità, ma anche rifiutato, affermando di credere che gli strati non erano contaminati da interferenze umane di un periodo successivo. Il terreno intorno al braccialetto è stato anche datato utilizzando l'analisi isotopica dell'ossigeno.

Il bracciale si trova ora presso il Museo di Storia e cultura dei popoli della Siberia e l'Estremo Oriente a Novosibirsk. Irina Salnikova, a capo del museo, ha detto del braccialetto: "Io amo questa scoperta. 

Le competenze del suo creatore erano perfette. Inizialmente abbiamo pensato che fosse stata fatta da uomini di Neanderthal o moderni umani, ma si è scoperto che il maestro era Denisoviano, almeno a nostro parere.

"Tutti i gioielli hanno avuto un significato magico per gente antica e anche per noi, anche se non sempre ce ne accorgiamo. Bracciali e ornamenti del collo erano utilizzati per proteggere le persone dagli spiriti maligni, per esempio. Questo oggetto, data la complicata tecnologia e il materiale "importato", ovviamente apparteneva a una persona di alto rango di quella società".

Mentre altri braccialetti ritrovati pre-datano questa scoperta, gli esperti russi dicono che questo è il più antico gioiello in pietra conosciuto del suo genere.

Altai in Siberia... Iperborea poteva essere la siberia e gli iperborei essere i Denisoviani?

martedì 2 giugno 2015

Le Ere del Mondo degli Hopi. Tra Scienza e Mito (seconda parte)

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Il Terzo mondo degli Hopi: da circa 11.700 a 8000 anni fa

Una moltitudine di piccole inondazioni si è verificata in varie località nel corso della storia, ma è improbabile che avessero potenza sufficiente per causare il caos su tutto il pianeta. Solo un unico diluvio universale sostiene questa distinzione. Così, non sorprende che il "diluvio" è una leggenda universale che compare nelle storie orali o nei testi di quasi tutte le culture della Terra.

Gli Hopi affermano che il Terzo Mondo, l'età precedente al nostro attuale Quarto Mondo, si è conclusa in una inondazione in tutto il mondo. Questo periodo di tempo aveva ospitato una civiltà altamente evoluta. Secondo gli Hopi, gli antenati del Terzo Mondo costruirono grandi metropoli in diversi paesi e possedevano una sofisticata rete di commercio globale. 

Con la loro società complessa e tecnologicamente avanzata, hanno anche costruito veicoli aerei per i viaggi, i trasporti, e il combattimento. Questi aerei erano simili ai vimana descritti nei testi indù come il Vaimanika Shastra. 

Gli Hopi chiamano un tale veicolo un paatuwvota, che significa "scudo volante magico". Questa parola significa etimologicamente sia "scudo meraviglioso" o "scudo d'acqua." (28) Alcuni ricercatori ipotizzano anche che Mu e Atlantide si siano combattute in una guerra.



Alcuni studiosi ritengono che il livello di tecnologia fosse più avanzato della nostra di oggi. Potrebbe essere coinvolta una preponderanza di ciò che chiamiamo "tecnologia verde". In altre parole, i principi fondamentali delle loro realizzazioni si erano sviluppati lungo linee storicamente diverse rispetto a quelli che producono il nostro ambiente tecnologico e scientifico in epoca industriale.

D'altra parte, se l'antica scienza e la tecnologia erano simili al nostro sviluppo attuale, una notevole quantità di gas serra e CO2 avrebbero potuto essere rilasciati nell'atmosfera durante il Terzo Mondo, creando le condizioni che la maggior parte climatologi vedono come causa del riscaldamento globale e del cambiamento climatico. Ancora una volta dobbiamo sottolineare che gli Hopi, non certo una cultura high-tech, ha tramandato leggende della precedente età del mondo che era più sofisticata del nostro oggi.

In ogni caso, la corruzione sociale e morale ha superato questa società, alla fine, e il riequilibrio cosmico si è rivelato come un devastante diluvio. Anche se ancora a volte chiamiamo i disastri naturali "atti di Dio", l'idea che diluvi, uragani, tsunami, terremoti, ecc. siano causati dal peccato dell'uomo è di solito limitata ai fondamentalisti cristiani. Tuttavia, gli Hopi hanno ereditato questo sistema di credenze dai loro antenati, non da una qualche forma di evangelizzazione. Di tutte le tribù del Nord America, gli Hopi, in parte a causa della loro lontananza geografica, sono i meno colpiti dalle religioni esterne.

Secondo la leggenda, il dio del cielo Sotuknang disse alla nonna ragno chiamata Kókyangwúti che avrebbe distrutto la terra con l'acqua prima che tutto il popolo Hopi fosse corrotto da pensieri e pratiche malvagie che si diffondevano in tutto il paese. Ha sigillato le persone virtuose all'interno di canne cave, che cominciarono a galleggiare sulle acque. Più tardi i sopravvissuti costruirono barche di canne su cui navigavano verso est attraverso l'oceano. Alla fine raggiunsero le coste occidentali del Nord America e cominciarono a popolare il sud-ovest americano. Ma da quale specifico diluvio stavano fuggendo?

Il periodo effettivo durante il quale la massiccia alluvione del Terzo Mondo degli Hopi può essersi verificato è discutibile. La maggior parte degli scienziati sono d'accordo, però, ci sono stati tre grandi alluvioni (cioè, non locali) circa nelle seguenti date: 13.700, 11.700, e l'inondazione finale circa 8000 anni fa. La prima di queste inondazioni si è verificata dopo la fine dell'Older Dryas durante il periodo di riscaldamento Allerød, e il secondo ha avuto luogo a seguito della fine del Younger Dryas. La terza alluvione, tuttavia, è stata la più grande e la più catastrofica; quindi, probabilmente, ha concluso il Terzo mondo degli Hopi per sempre.

Il millennio precedente a 8000 anni fa ha dato inizio a quello che è conosciuto come Holocene Climatic Optimum (9000 - 5000 anni fa), durante il quale le temperature erano più alte di quanto non siano oggi. Infatti, le temperature estive aumentarono in media di 40° C al Polo Nord e fino a quasi 50° C in alcune zone della Siberia. Questo certamente avrebbe affrettato lo scioglimento della calotta polare e dei ghiacciai del nord. Tuttavia, questi aumenti di temperatura si verificavano solo durante l'estate, non durante l'inverno. Inoltre, a latitudini più basse le varianti di temperatura furono più moderate, e nel sud del mondo il clima era ancora un po' più fresco. 


Inoltre circa 8.000 anni fa, l'Etna in Sicilia eruttò, causando il crollo del fianco orientale del vulcano. 

Questo evento ha causato una valanga di detriti in mare, che ha generato uno tsunami catastrofico. Un muro d'acqua alto 40 metri ha influenzato gran parte del Mediterraneo orientale, costringendo l'abbandono di un certo numero di villaggi nel Levante, tra cui Atlit Yam. 

Questo insediamento neolitico che copre quasi 10 ettari, una volta conteneva una serie di case rettangolari e un semicerchio fatto di sette pietre megalitiche, ognuno del peso di oltre 1.3 tonnellate. Le rovine di questo paese sommerso ora riposano circa un kilometro ad ovest della linea di costa vicino alla città di Haifa, Israele. (32)

Nello stesso periodo il ponte di terra tra la Gran Bretagna e il continente europeo sprofondò in quello che oggi è il Canale della Manica e del Mare del Nord. Inoltre, un diluvio nel Mar Nero presumibilmente si è verificato circa 7600 anni fa, che potrebbe essere alla base del leggendario diluvio di Noè. 

Il Mar Nero era una volta un lago d'acqua dolce poco profondo alimentato da antichi fiumi. I geologi Walter Pitman e William Ryan sostengono che l'acqua salata in lieve aumento del Mediterraneo finalmente si riversò da un davanzale roccioso e salito attraverso lo Stretto del Bosforo. Questo torrente sommerse oltre 160.000 km quadrati di terreno agricolo fertile e ampliato in maniera significativa la costa del Mar Nero, che si è salinizzato nel processo. 

Il Bosforo è diventato un canale artificiale contenente 200 volte il volume delle Niagara Falls, ruggendo verso nord per quasi un anno. Pitman e Ryan stimano che il mare sia avanzato di 15 cm al giorno, con una profondità totale di quasi 150 metri durante il diluvio.


Nel 1999 Robert Ballard e una squadra di archeologi marini hanno esplorato con apparecchiature sonar l'area del Mar Nero, dove era stato il primo litorale. L'indagine ha infine confermato le risultanze di Pitman e Ryan. Ballard anche ripescato molluschi di acqua dolce anteriori a 7500 anni fa, insieme con recenti molluschi d'acqua salata. Gli abitanti traumatizzati della regione che sono stati costretti a fuggire dalle loro case devono essere stati afflitti per generazioni con i ricordi di questa esperienza terribile.

L'autore e ricercatore genetico Stephen Oppenheimer dell'Università di Oxford commenta sull'aumento precipitoso del livello del mare nel corso degli ultimi giorni di quello che fu la il Terzo Mondo degli Hopi. "Un improvviso aumento del livello globale del mare di 5-10 metri, 8000 anni fa, dovrebbe essere sufficiente a soddisfare alcuni catastrofisti che qui c'è stato un vero e proprio candidato per il grande diluvio. I rapporti che ora compaiono in riviste geologiche, tuttavia, sembrano dire che questo evento è stato, se possibile, ancora più catastrofico e più complicato. 

Invece di 5-10 metri, l'aumento potrebbe essere stato anche di 25 metri. Inoltre questo aumento avrebbe potuto essere un aumento seguito da una caduta simile, proprio come dicevano le leggende." Un aumento di oltre 25 metri del livello degli oceani di tutto il mondo deve aver travolto le coste di interi continenti, in un modo o nell'altro.

In quei tempi, soprattutto durante l'alluvione finale, un continente enorme in Malesia noto come Sundaland si spense. (Le persone con una predilezione più metafisica potrebbero fare riferimento a questo continente sia come Lemuria o Mu.) Robert Schoch descrive il processo geofisico.


Nel 18.000 a.C., quando il livello del mare era molto più basso, una distesa di terra delle dimensioni di un continente giaceva nel sud-est asiatico, dove la portata meridionale del Mar Cinese Meridionale, il Golfo di Thailandia e il Mar di Giava sono ora. Quando il mare si alzò, una superficie pari alla misura del subcontinente indiano affondò lentamente sotto le onde, lasciando solo i relativi altopiani del Malese, Indocina, Borneo, e le numerose isole dell'Indonesia sporgenti sopra di loro. I geologi chiamano questa distesa di terra annegata Sunda Shelf o Sundaland. 

Secondo Oppenheimer, questa inondazione ha causato una serie di emigrazioni in tutte le direzioni: a sud, verso l'Australia, a ovest verso l'Oceano Indiano, a nord, verso l'Asia continentale, e ad est verso Micronesia e Polinesia. I profughi salparono con grandi canoe oceaniche o zattere portando con loro le conoscenze e le competenze che hanno permesso alla civiltà di fiorire in India, Cina, Mesopotamia, Egitto e Grecia. Gli antichi Hopi avrebbero fatto parte dell'ondata verso est, in viaggio su zattere di canna verso il sorgere del sole.



Il Quarto Mondo verso il Quinto: da 8000 anni fa a -?

A differenza dei Maya, gli Hopi non sono mai precisi nella datazione della durata di una Età del mondo, o sul passaggio da un mondo all'altro. In questo saggio ho cercato di correlare la descrizione di queste epoche cicliche con vari cambiamenti della terra e/o eventi astronomici catastrofici. Platone nel suo dialogo Timeo afferma: "Ci sono state e ci saranno molte calamità diverse per distruggere il genere umano, le più grandi di queste dal fuoco e dall'acqua, quelle minori di innumerevoli altri mezzi". 

Molti studiosi assumono che la data approssimativa per la distruzione di Atlantide fu il 9600 a.C. Questo perché Platone ha dichiarato che la sua immersione avvenne circa 9000 anni prima del tempo di Solone, il poeta e legislatore ateniese del V secolo che aveva ricevuto le sue informazioni circa il continente sommerso dagli Egiziani.

Ricapitoliamo ogni Età del mondo degli Hopi insieme alla sua data di scadenza approssimativa, e gli eventi geologici o celesti che possono averne causato la fine.

Primo Mondo: 12.900 anni fa, distruttoa da una cometa, un asteroide, o una serie di espulsioni di massa coronale, forse messo in risalto da un superonda galattica (Morte per fuoco dal cielo). Questo ha spazzato via gran parte della megafauna della Terra.

Secondo Mondo, 11.700 anni fa, distrutto da uno spostamento dei poli, probabilmente causato da una supernova o da un evento di plasma, che porta ad una mini era glaciale (Morte per ghiaccio). Anche in questo caso, lo Younger Dryas è durato da circa 12.900 a 11.700 anni fa. Queste condizioni di freddo possono aver causato l'estinzione di molti mammiferi del tardo Pleistocene.

Terzo Mondo: 8000 anni fa, distrutto da un diluvio e la sommersione finale di un continente pacifico chiamato Sundaland (Morte per acqua). Tuttavia, il parziale allagamento si è anche verificato 11.700 anni fa verso la fine del secondo mondo e 13.500 anni fa durante il Primo mondo - un periodo più caldo (interstadiale) chiamato oscillazione Allerød.

Attualmente stiamo vivendo alla fine del Quarto Mondo degli Hopi, dove il caos e una vita fuori equilibrio con le vie del Creatore sono la norma. Gli anziani Hopi credono, tuttavia, che ben presto entreremo nella prossima Età del mondo (Quinto Mondo), dove la pace, la prosperità e la spiritualità regneranno. Alcuni profeti Hopi prevedono che il fuoco sarà di nuovo l'agente purificante che ci porterà in ultima analisi, in questa nuova era. 

In termini biblici, sarà "un nuovo cielo e una nuova terra". (39) L'anziano David Monongye, membro del Clan del Fuoco del villaggio di Hotevilla, in Arizona, ha dichiarato nel corso del 1970, quando aveva più di 90 anni:

Hotevilla

Dovremo quindi aprire i nostri cuori e le nostre menti quando una nuova era
è in procinto di essere, con la gente rinnovata e purificata attraverso il fuoco.
Sarà come l'oro puro di un nuovo giorno.
Ma il fuoco è rosso, e quando prende il comando,
metterà le forze della natura in movimento.
Sapremo allora che il giorno della purificazione è arrivato.
Noi tutti siamo i custodi della vita.
L'equilibrio della natura dipende da noi.
Il mondo sarà ciò che noi vogliamo che sia.

lunedì 1 giugno 2015

Monsieur Chouchani, il profeta errante

Nessuno conosce il suo vero nome. Nessuno sa quali sono le sue origini. La sua storia è ricostruibile solo dalle testimonianze dei suoi allievi su cui ha lasciato tracce indelebili. Ha incontrato Einstein ed è stato maestro di Lévinas e di Elie Wiesel.

Di chi stiamo parlando? Di Monsieur Chouchani (o Shushani), uno degli uomini più misteriosi che sia mai esistito. Questo non è il suo vero nome ma un soprannome e perfino la sua origine è ignota.

Chouchani è apparso per la prima volta a Parigi subito dopo la seconda guerra mondiale. Gettato sulla terra esattamente in quell’epoca e in quel luogo, non ha lasciato passato dietro di sé. Chiunque abbia provato a far luce sulle sue generalità o sulla sua biografia ha fallito.
 
Monsieur-Chouchani

Le testimonianze sulla sua persona arrivano dai quattro angoli del mondo: India, Palestina, Marocco, America. Era ovunque.

Si presentava come un barbone e offriva lezioni di Talmud in cambio di ospitalità. Puzzava terribilmente e indossava sempre gli stessi abiti, d’estate e d’inverno. Molte persone che l’hanno conosciuto utilizzano questo aggettivo per descriverlo: repellente. Pare che questo suo modo di presentarsi non fosse dovuto alla necessità, ma piuttosto frutto di una scelta. Elie Wiesel, nell’intervista rilasciata a Salomon Malka nel libro Monsieur Chouchani: L’enigme d’un maitre du XXe siecle dichiara: “negli anni ’20, pare, è stato immensamente ricco […] Visitò l’America, investi molti soldi in borsa, guadagnò  una fortuna”.

Alla puzza e agli abiti logori, bisogna aggiungere il suo carattere. I suoi modi erano dissacranti e cinici. Collerico e polemico, Chouchani amava essere ingombrante.

Fin qua può sembrare una storia normale. La storia di un vagabondo dal pessimo carattere che bussava in cerca di un pasto caldo ed un letto. Ma non è così.

Nessuno l’ha mai visto consultare un libro e tuttavia poteva tenere lezioni universitarie (e l’ha fatto) di fisica, matematica, economia e filosofia. Eccelso maestro di esegesi, pare che Chouchani conoscesse non solo il Talmud e i relativi commentari, ma anche tutto ciò che era stato scritto successivamente da laici e cristiani. Una memoria fotografica incontenibile. Sempre Elie Wiesel nel testo sopra citato dichiara: “tutto ciò che conoscevo, lui lo conosceva meglio di me. Conosceva Bergson a memoria. Conosceva i romanzi di Kafka. Platone e naturalmente Socrate. Non parliamo poi di Maimonide”. Ma le sue doti non si limitavano a questa memoria ai limiti dell’umano. Ciò che più colpisce era la sua acutezza, la sua intelligenza. Oltre alla memoria fotografica era presente in Chouchani anche un’intelligenza creativa, capace di giudizi spiazzanti e illuminanti.

Per finire, padroneggiava più di 70 (s-e-t-t-a-n-t-a) lingue. Ciò rendeva pressoché impossibile capire dove fosse nato e vissuto.

Fra i suoi allievi più celebri c’è Emmanuel Lévinas uno dei maggiori filosofi del ‘900 che su di lui dichiara: “Incontrarlo era come entrare in contatto con un genio nel senso assoluto della parola; era un uomo che poteva tenere insieme un numero molto vasto di idee senza essere soggetto alla costrizione di condurle a un esito conclusivo. Era come se il Talmud fosse presente dentro di lui, incorporato, vivente”. E ancora: “Tutto quello che io so, lo sa anche Chouchani. Quel che sa lui io non lo so”. Questa non è la storia di un vagabondo. E’ la storia di un genio il cui intelletto procedeva temerario sul limite delle capacità umane.

La sua vita, la sua morte, la sua persona rimangono avvolte nel mistero. Non ha lasciato nessun manoscritto, nessuna traccia se non nella memoria di chi l’ha incontrato.

Un profeta errante che è ha turbato e cambiato la vita di chi ha avuto la fortuna (o la sfortuna) di incontrarlo. Vestito di cenci si approssimava a Dio nella sapienza, fra miseria e santità.

E’ morto in Uruguay, a Montevideo. La sua lapide, pagata e incisa da Elie Wiesel recita: “Il savio maestro Chouchani di benedetta memoria. La sua nascita e la sua vita sono chiuse in un enigma”.
 

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