venerdì 22 febbraio 2013

La Moria selettiva di Animali

Non per aggiungere angoscia alle angosce ma le morie di animali, come segnalato da alcuni report locali, sono ormai all’ordine del giorno.

Esse mostrano di seguire alcune costanti comuni: si tratta infatti di ritrovamenti di elevate quantità di animali morti della stessa specie e nella medesima zona. Non siamo di fronte quindi ad una moria animale generalizzata, seppur per cause ignote, ma ad una sorta di evento caratterizzato da una azione puntuale e selettiva che colpisce in un dato momento ed in un dato luogo una sola specie e non un’altra.

Nel caso dei volatili abbiamo numerose testimonianze di cadute dal cielo di massa improvvise che fanno escludere cause biologiche compatibili con la presenza di virus o batteri e che hanno fatto concentrare la ricerca delle cause su sbalzi improvvisi di pressione atmosferica o sulla presenza di campi elettromagnetici anomali.

Quale sia la causa di tali eventi non possiamo che subirne gli effetti che stendono sopra noi tutti un velo di desolazione profonda. E’ stata anche fatta l’ipotesi di sperimentazione di un sistema d’arma a radioonde che, con il cambiamento della frequenza di utilizzo, sia capace di colpire una determinata specie e non altre con estrema precisione.

Se così fosse, dobbiamo solo sperare che non venga rivolta contro di noi anche perché, oltre a pesci ed uccelli, sono stati trovati morti branchi di animali molto più complessi e vicini a noi come delfini ed otarie. La sensazione è che ci si trovi di fronte ad un radicale e profondo cambiamento del pianeta e che queste morie di animali rappresentino solo uno degli innumerevoli indizi del processo in corso. Temo davvero che la causa di tutto ciò, dati eventi e modalità, sia da attribuirsi più ad eventi artificiali frutto di intenzionalità che a cause naturali. Un video:
 
 
 
 

Bombe Chimiche

Le lunghe scie bianche diverse dalle scie di condensazione hanno iniziato a creare i primi sospetti sulla loro natura nel lontano 1998. In seguito ad una loro massiccia presenza nel cielo, gli abitanti di una cittadina canadese, Espanola, cominciarono ad accusare problemi di salute come: letargia, forti dolori alle giunture, perdita di memoria a breve termine, disturbi alle vie respiratorie, sintomi da depressione o simili a quelli influenzali. Alcuni cittadini, seriamente preoccupati per ciò che stava accadendo sulle loro teste e alla loro salute, commissionarono a proprie spese analisi di laboratorio su campioni di acqua e di neve della propria terra. Le analisi chimiche riscontrarono la presenza di quantità di particolato di alluminio 20 volte superiore al limite indicato per l’acqua potabile.


Ad Edmonton (in Alberta), sempre in Canada, dopo la comparsa di queste scie rilasciate dagli aerei, cominciarono a morire le piante di una vasta area divenuta in breve tempo arida. Ad un’analisi chimica del terreno, risultò che la sua conduttività era sette volte superiore alla norma e questo a causa della percentuale altissima di bario e alluminio.

Da uno studio sulle analisi dell’acqua potabile (1984-2006) dello Stato della California, risulta una notevole percentuale di sostanze chimiche, tra cui metalli quali magnesio, piombo, manganese, bario, alluminio, ferro, sodio.L’acqua è risultata particolarmente conduttiva elettricamente. Nel documento si evidenzia come tali sostanze, alcune altamente tossiche, non fossero state rilevate nelle analisi condotte sino alla fine degli anni ottanta e che l’incremento si è avuto solo negli ultimi anni (a partire dal 1994) con un picco nel 2006. Gli autori del documento si chiedono “perché” questi metalli si trovino nell’acqua potabile solo dal 1994.

In seguito l’avvistamento di queste scie tanto diverse dalle scie di condensazione, anche in Italia si sono effettuate analisi chimiche. I risultati hanno portato alle stesse conclusioni: presenza di elevate quantità di alluminio e bario nei campioni analizzati.

L’intossicazione da metalli pesanti è un problema importante ma poco conosciuto, anzi spesso ignorato in medicina. I metalli tossici (cadmio, mercurio, piombo, alluminio, arsenio) si concencentrano nei tessuti molli del nostro organismo. Un ottimo mezzo per scoprire l’intossicazione da metalli tossici è l’analisi del capello (o in alternativa dei peli delle ascelle o del pube oppure le unghie delle mani e dei piedi) chiamato mineralogramma, test riconosciuto dal OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che completa le indagini cliniche già in uso, in grado di apportare informazioni sulla funzionalità del metabolismo rilevando quali equilibri siano stati alterati, di quali integratori minerali e vitaminici abbiamo bisogno, quali metalli tossici stiamo accumulando molto prima che si manifestino i sintomi o che le analisi di sangue e urina rivelino la loro presenza.

Alluminio

Simbolo: Al - Numero Atomico: 13

Questo metallo si trova dappertutto, essendo il metallo pesante prevalente nella crosta terrestre e fino a poco tempo fa considerato inerte, quindi non tossico. In realtà vi sono ormai evidenze sufficienti per ritenerlo implicato in alcune patologie, come alcuni tipi di cancro e di malattie neurologiche.

Le fonti possibili di esposizione di alluminio includono l’acqua potabile(particolarmente nelle zone esposte a pioggia acida) le pentole ed utensili da cucina e i farmaci che lo contengono come ad esempio il Maalox.

Nondimeno è ingerito comunemente con alimenti e medicine come gli antiacidi ed è usato nei cosmetici.

Molti scienziati ritengono che, a causa della sua abbondanza sulla terra e dell’uso diffuso, non sia realmente molto tossico. L’alluminio non è un vero metallo pesante, per esempio ha un peso molecolare leggero (numero 13 sulla tabella periodica degli elementi) e si comporta diversamente dai metalli come piombo o mercurio.

La gamma della quantità di alluminio nel corpo umano è fra i 50mg e 150mg, con una media di circa 65mg.

Per la maggior parte delle persone, l’assorbimento maggiore di alluminio proviene dagli additivi alimentari quali il fosfato di alluminio di sodio (un emulsionante dei formaggi fusi), l’allume di potassio ( usato per imbiancare farine) ed il silico-alluminato di sodio e/o il silicato di calcio di alluminio (aggiunto al sale comune da tavola per facilitarne l’uscita dalla saliera impedendo la formazione di grumi).

Usando pentole, vaschette e fogli di alluminio per l’uso quotidiano in cucina, alcune particelle di alluminio vengono assorbite dal cibo che poi mangiamo, specialmente i cibi acidi come i pomodori (sughi ecc.). Alcuni antiacidi contengono l’idrossido di alluminio ed è stato anche rilevato che alcune “aspirine per bambini” contengono alluminio. Altre fonti comuni sono: anti traspiranti, dentifrici, amalgami dentali, cosmetici, borotalco e filtri delle sigarette, alcune acque potabili, tè commerciali e lievito. Questo termine deriva dal latino alumen.

La contaminazione avviene soprattutto attraverso: sale da cucina (solo se addizionato a silicato di Al come antiagglomerante); farina bianca (è contenuto nello sbiancante); fogli di alluminio; contenitori di alluminio; lattine; antiacidi; amalgama dentario; pentole e utensili da cucina in alluminio; deodoranti; lieviti in polvere; formaggi fusi (come emulsionante); acque depurate con solfato di alluminio per azione battericida.

L’alluminio viene assorbito a livello intestinale, anche se scarsamente. La maggior parte dei 10-100 mg presenti nell’alimentazione (tutti gli alimenti anche se non contaminati contengono tracce di questo metallo) viene escreta con le feci.

La maggior parte di questo minerale può essere trovata nei polmoni, nei reni, nelle ossa, nel cervello, nel fegato e nella tiroide. L’assunzione giornaliera di alluminio è stata valutata fra i 10mg e 110mg, ma il corpo tende ad eliminarne la maggior parte nelle feci, nell’urina e in parte nel sudore.

Con funzioni insufficienti dei reni, più alluminio viene immagazzinato, specialmente nelle ossa.

L’alluminio si lega soprattutto al DNA e si deposita in particolare nel cervello, dove provoca danni alla cellula neuronale.

Le cellule dei pazienti affetti da diverse forme senili di demenza, e in particolare quelli affetti da Alzheimer, contengono da 4 a 6 volte più alluminio dei controlli, ovvero di un campione di personae affine (per esempio per sesso e età), ma sana.

A livello generale può provocare stipsi, cute secca, cefalea, disturbi della memoria.

Terapia e prevenzione

Come abbiamo visto le fonti di possibile contaminazione e accumulo dell’organismo sono quasi tutte controllabili individualmente: si tratta di evitare di utilizzare utensili da cucina in alluminio e di limitare il consumo di cibi o bevande conservati in contenitori di alluminio.

Amalgame e antiacidi possono essere sostituiti dal dentista e dal medico con prodotti che non contengono alluminio. Non è possibile rimuovere per chelazione l’alluminio presente nell’organismo attraverso una terapia orale con minerali, e risulta quindi ancora più importante l’adozione di misure preventive.

Nei casi gravi può essere effettuata una terapia con un farmaco (EDTA), direttamente sotto stretto controllo medico.

http://www.sciechimiche.org/scie_chimiche/index.php?option=com_content&task=view&id=112&Itemid=214


Bario

Simbolo: Ba - Numero Atomico: 56

Questo termine dal greco barys che significa “pesante”. Il bario è un elemento alcalino della terra e anche un metallo pesante tossico.

Nel 1774, i minerali che contengono il bario sono stati identificati da Karl Scheele da cui il metallo puro fu ricavato per elettrolisi da Humphrey Davy in 1808. La tossicità del bario tende ad essere relativamente bassa a meno che non venga ingerito in grandi quantità o vengano fatti degli aerosol. L’inalazione di bario può causare l’irritazione temporanea dei polmoni. L’ingestione accidentale o intenzionale di bario può provocare diarrea, vomito ed dolori addominali. L’esposizione umana a livelli pericolosi di bario in acqua potabile contaminata può causare problemi al fegato, allo stomaco, ai reni ed in altri organi, ipertensione miocardica e muscolare, formicolio alle estremità e perdita di riflessi a livello tendineo.

Quando il bario viene assorbito, può rimuovere il potassio all’interno delle cellule e causare effetti di vario genere nel tono muscolare, nelle funzioni del cuore ed nel sistema nervoso. Alcuni antiparassitari possono contenere sali assimilabili di bario (idrossido, cloruro, o carbonato).

Le fonti comuni di bario sono: composti usati nei test medici con l’impiego dei raggi X, stampa, ceramica, plastica, tessuti e coloranti, in additivi dei combustibili, carta, sapone e gomma, nella produzione del vetro, di vernici e negli antiparassitari. Le principali fonti alimentari di bario sono latte, farina, patate e alcuni tipi di noci.

Alcuni ricercatori considerano il bario un elemento essenziale, ma la sua funzione metabolica non è dimostrata. Il capello può essere utilizzato come monitoraggio per il bario contenuto nell’organismo.

Apporti eccessivi di sali solubili di bario (nitrati, solfuri, cloruri) possono risultare tossici.

La misurazione nel sangue è una affidabile verifica di un eccesso di bario.

Sintomi di avvelenamento: salivazione, nausea, vomito, crampi addominali, diarrea violenta ed ematica, ipokaliemia, polso irregolare, bradicardia da extrasistoli ventricolari, ronzii auricolari, vertigini, spasmi muscolari fino a convulsioni e paralisi flaccida; morte per insufficienza respiratoria o arresto cardiaco.

Misure di emergenza: somministrare rapidamente per os solfato di sodio (30g in 200 ml d0acqua), a seguire gastrolusi poi ulteriore solfato di sodio; antispastici e analgesici per le coliche addominali; sedare le convulsioni con diazepam; ristabilire il quadro elettrolitico.

Trattamento di supporto e mantenimento: infusioni saline per correggere la disidratazione, monitoraggio ECG, trattare lo shock.Patologia:Peristalsi violenta, ipertensione atriale, disturbi cardiaci, danno renale tardivo. Il bario stimola la contrazione di tutte le cellule muscolari.

http://www.sciechimiche.org/scie_chimiche/index.php?option=com_content&task=view&id=111&Itemid=213


Torio

Simbolo: Th - Numero atomico: 90

Elemento metallico radioattivo, appartenente alla serie degli attinidi nella tavola periodica. Fu scoperto nel 1828 dal chimico svedese Jöns Jakob Berzelius. È di colore scuro, poco reattivo nei confronti dell’acqua, solubile in acido cloridrico e solforico, poco solubile in acido nitrico. Fonde a 1750 °C, bolle a circa 3850 °C, ha densità relativa 11,8 e peso atomico 232,038.

Il torio è l’elemento radioattivo più diffuso sulla superficie terrestre ed è presente in piccole quantità nella torite e nella orangite sotto forma di silicato; si trova anche nella torianite, un minerale radioattivo, come ossido che accompagna l’uranio. I più grossi depositi sono composti da ossido di torio, ThO2, nelle sabbie di monazite di India e Brasile.

Il torio ha isotopi di massa variabile fra 212 e 236. Il torio 232, un materiale radioattivo fertile, si trova in natura, ha vita media di 14 miliardi di anni, ed è il primo membro delle serie di decadimento radioattivo, che porta all’isotopo stabile piombo 208. Il bombardamento del torio 232 con neutroni lenti produce l’isotopo fissile uranio 233, durante un processo simile a quello che si verifica quando neutroni veloci generano dall’uranio 238 l’isotopo fissile plutonio 239; per questo motivo il ciclo torio-uranio è impiegato dagli scienziati in alternativa al ciclo uranio-plutonio.

Il torio metallico è usato in leghe non ferrose, soprattutto di magnesio, e come stabilizzante nei tubi elettronici; l’ossido di torio viene impiegato nei filamenti luminosi e come catalizzatore. Può essere utilizzato anche per migliorare le comunicazioni dei radar.

http://www.lenntech.it/periodica/elementi/th.htm


Bromo

Simbolo: Br - Numero Atomico: 35

Il bromo, come il cloro e il fluoro è un gas tossico. I sali del bromo sono stati impiegati per trattare indigestione acida o per sedare. Il bromo può rimuovere il cloro in alcune funzioni del corpo. Troppo bromo può causare tossicità negli esseri umani. Sintomi di leggera intossicazione possono includere affaticamento, debolezza, irritabilità, sonno disturbato, processi mentali lenti e scarsa memoria. Una severa intossicazione può causare confusione e sonnolenza, delirio, stupore, depressione, allucinazioni e, come estremo, psicosi. Questo termine deriva dal greco brômos che significa fetore.

http://www.lenntech.it/periodica/elementi/br.htm


Tratto da: http://oltreverso.wordpress.com/scie-chimichechemtrails/

giovedì 21 febbraio 2013

Racconti di Akakor (parte seconda)

La Cronaca di Akakor comincia nell'ora Zero, quando gli Dei ci abbandonarono. A quei tempi Ina, il primo principe degli Ugha Mongulala, decise di far mettere per iscritto tutti gli avvenimenti della vita della nostra gente, “con chiara scrittura ed in buona lingua”. I Primi Maestri arrivarono nel 13.000 A.C.

Secondo la cronologia dei bianchi, apparvero all'improvviso nel cielo brillanti navi d'oro, e ci rimasero fino al 10.481 A.C. anno della loro partenza. Gli stranieri ci dissero che la loro patria si chiamava Schwerta, un mondo lontano nelle profondità del cosmo: un immenso impero, formato da mondi numerosi come i granelli di polvere di una strada.

Ogni 6.000 anni i due mondi, il nostro ed il loro, si incontrano. Vennero sulla Terra 130 famiglie, e ci riconobbero come fratelli. Divisero ogni frutto della terra, ci insegnarono le loro leggi, anche se gli uomini facevano resistenza come bimbi ostinati. Per questo loro amore verso di noi, per quello che dovettero sopportare per colpa degli uomini, pazientemente e senza stancarsi per insegnarci, noi li veneriamo come i nostri portatori di luce. I nostri artigiani riprodussero i signori di Schwerta: corpo esile, simili agli uomini, tratti del viso molto delicati, pelle bianca capelli neri con riflessi blu, gli uomini portavano una folta barba, ed erano fatti di carne come noi; ma avevano un segno divino, 6 dita alle mani ed ai piedi.

Tra tutti i popoli gli Dei, scelsero delle famiglie elette, ed ammesse a vivere con loro, ad essere servitori ed alleati, e ad essi insegnarono il loro testamento; essi sono gli Ugha Mongulala, ossia la “tribù degli alleati eletti” nella lingua dei bianchi. E noi siamo come loro, alti, occhi a mandorla, naso aquilino, folta capigliatura nero-blu, ma noi abbiamo solo 5 dita. Gli Dei, tracciarono canali, strade, seminarono piante nuove, allevarono animali. Akakor la capitale, fu edificata 14.000 anni fa dai nostri antenati, sotto la guida dei Maestri; aka significa fortezza, kor il numero 2. Akanis, la numero uno si trovava in Messico, ed Akakim la numero 3 venne edificata circa 7.000 anni dopo.

Akakor si trovava in una valle dell'altopiano sulle montagna alla frontiera di Brasile e Peru; per tre quarti era protetta da roccia, sul quarto verso est, si apriva una vasta pianura, che declinava dolcemente verso la giungla della foresta. Tutta la città era circondata da un muro di pietre, nel quale si aprivano 13 porte molto strette. La pianta di Akakor era rettangolare, due strade principali s'incrociavano e dividevano la città in 4 parti, al centro vi era un tempio rivolto ad est.

Altre città vengono nominate nella Cronaca: Humbaya e Patite in Bolivia, Emin e Cadira in Venezuela. Tutte queste vennero distrutte 13 anni dopo la partenza degli Dei, da un immane catastrofe. I nostri antichi padri costruirono altre tre città: Salazare, Tiahuanaco, e Manoa, queste furono le residenze terrene dei Primi Maestri e zone proibite. In ognuna di esse si ergeva una grande piramide a gradini, con una larga scala, ed in cima una piattaforma, dove gli Dei celebravano riti a noi sconosciuti.

Con i miei occhi ho visto solo Salazare: dista 8 giorni da Manaus sul grande fiume, e tutti i palazzi e templi sono coperti dalla vegetazione. Esiste una tribù che vive prevalentemente sugli alberi che uccide chiunque vi si avvicini, io potei avvicinarmi essendo la mia tribù anticamente legata alla loro. Queste città sono un mistero: testimoniano una scienza ed un sapere superiori, del tutto incomprensibile all'uomo d'oggi. Per gli Dei le piramidi erano abitazioni e simboli della vita e della morte, del sole della luce e della vita.

I Primi Maestri ci hanno insegnato che esiste un “luogo spazio” tra la vita e la morte, tra la vita ed il nulla, che appartiene ad un'altra dimensione. Per loro le piramidi erano un mezzo per raggiungere la seconda vita. Ora Akakor è distrutta secondo mio ordine, approvato dal Consiglio Supremo, e dai sacerdoti; era troppo visibile per i bianchi barbari. Così abbiamo rinunciato alla nostra capitale per rifugiarci nell'ultimo regalo fattoci dagli Dei, 13 città sotterranee nascoste sotto le Ande. Sono disposte a formare una costellazione. Akakor, la principale, è la copia della città distrutta da noi; vi sono gallerie larghe come 5 persone allineate, che collegano le città, Budu, Kisch, Boda, Gudi, Tanum, Sanga, Riono, Kos, Aman, Tat e Sikon, tutte illuminate con luce artificiale tranne Mu, la più piccola delle 13, che possiede condotti fino alla superficie, che convogliano la luce naturale ad un enorme specchio, con la funzione di spargere la luce del sole ovunque. Tutte le città hanno acqua corrente che sgorga dalle montagne, con piccole canalizzazioni che provvedono a rifornire ogni singola abitazione.

L'aria per respirare esce dalle pareti. Le entrate in superficie sono nascoste accuratamente, chiudibili accuratamente con portali in pietra, in caso di pericolo. Nessuno sa nulla sulla edificazione di queste dimore sotterranee. Esse hanno resistito per migliaia d'anni, all'attacco di tribù selvagge e all'avanzare dei barbari bianchi, che risalivano il Grande Fiume in numero infinito, come formiche. Secondo le profezie dei nostri sacerdoti alla fine scopriranno Akakor, e li troveranno la loro immagine. Allora il cerchio si chiuderà. Così è scritto: “Da Akakor regnarono gli Dei. Regnarono sugli uomini e sulla Terra. Avevano navi che solcavano il cielo più veloci degli uccelli. Avevano pietre magiche per guardare in lontananza. Si potevano vedere città, fiumi, colline, laghi. Tutto quanto accadeva sulla Terra e nel Cielo, poteva essere visto in quelle pietre. Ma la cosa più meravigliosa erano le abitazioni sotterranee, e gli Dei le consegnarono ai loro servitori eletti come ultimo testamento, perché i Primi Maestri sono del loro medesimo sangue e del medesimo padre.

mercoledì 20 febbraio 2013

Jurassic Park

E' solo questione di qualche anno, finanziamenti permettendo, ma gli scienziati americani ammettono di essere in grado di “resuscitare” i giganti della preistoria. Secondo uno studio pubblicato da alcune autorevoli riviste scientifiche russe la scienza moderna sarebbe in grado di “resuscitare” i dinosauri. Si, avete capito bene, i dinosauri, quei bestioni scomparsi circa 65 milioni di anni fa che al solo pensiero di sfiorarli o sentirli ti danno i brividi. In realtà, non si tratterebbe di una vera e propria resurrezione ma di ricreare le specie estinte attraverso due procedimenti distinti.

Il primo metodo consiste nell'incrociare le specie domestiche primitive che provengono da un determinato antenato. Con questa tecnica, all'inizio degli anni 70, alcuni biologi tedeschi riuscirono a “riportare in vita” l'antenato del cavallo moderno (Equus caballus), il Tarpan (Equus ferus ferus), un equino selvatico di origine euroasiatica, estintosi definitivamente in Ucraina a cavallo degli anni 1918 e 1919. Gli scienziati stavano “manipolando” i geni contenuti nelle cellule riproduttive di due specie, il Konic e il Sorraia, che presentavano delle affinità con l'animale scomparso e come risultato di questo lavoro hanno dato vita a una creatura il cui aspetto era esattamente lo stesso dell'antenato estinto. Oggi, branchi numerosi di questo animale sono presenti in Polonia e Germania.

Questo approccio, tuttavia, non può essere attuato per riportare in vita i dinosauri visto che non esistono specie domestiche di questi rettili. E' inutile dire che neanche dall'incrocio dei discendenti di questo gruppo, alcune categorie di uccelli (es. i rapaci), i coccodrilli e i varani potrebbe mai uscire nulla del genere! Esiste però una scappatoia: quella di creare degli embrioni ibridi. Se il DNA di un animale estinto viene conservato, è possibile impiantare una molecola, nel nucleo della cellula elementare della specie più vicina. Per i volatili e i rettili si tratta di un'operazione molto semplice da attuare poiché l'intero processo di sviluppo si svolge all'interno di un uovo.

Per i mammiferi, l'unica difficoltà è quella di reperire una “madre surrogata”, cioè una femmina della specie più vicina a quella da riprodurre nella quale trapiantare l'embrione. Tanto per fare un esempio, se volessimo “resuscitare” un mammut, l'elefante asiatico femmina giocherebbe il ruolo di madre surrogata. Gli scienziati prevedono di utilizzare questa tecnologia per riportare in vita proprio questo animale, ma anche: il rinoceronte lanoso, il cervo dalle grandi corna, il lupo pouched (sterminato nel 20° secolo); il DNA di questi animali risulta conservato molto bene e di conseguenza si tratta di un'impresa che non presenta grossi problemi.

Un discorso un po' diverso per i “colossi” come il Tyrannosaurus Rex, visto che i laboratori di ricerca non dispongono dei campioni di DNA di questi rettili. Sono infatti passati più di 60 milioni di anni dalla loro estinzione e tutti i materiali organici presenti nelle ossa sono stati sostituiti da sostanze non organiche; quelli che a prima vista sembrano i resti di un dinosauro sono in realtà delle pietre (fossili) e di conseguenza il DNA non può essere estratto e conservato. Bisognerebbe avere un po di fortuna e rinvenire un dinosauro congelato, ma ciò è molto improbabile visto che non si è a conoscenza di alcuna glaciazione avvenuta in corrispondenza dell'Età dei rettili, come invece è accaduto per i mammut. Gli scienziati però hanno trovato un escamotage e ritengono che questi lucertoloni possano essere creati di nuovo. Come? Attraverso i geni omeotici (o omeogeni), cioè quelle unità ereditarie fondamentali che controllano la formazione delle prime fasi di sviluppo dell'embrione e in grado di conservare “informazioni” molto datate che vengono attivate o disattivate da particolari proteine.

Questa scoperta è scaturita dallo studio di un semplice insetto lungo appena 3 mm: la drosofila.

Si tratta di un minuscolo moscerino della frutta adottato già come modello per lo studio della genetica animale nel 1909 da Thomas H. Morgan, il cui laboratorio alla Columbia University divenne noto come “la stanza dei moscerini”. Osservando alcuni suoi mutanti, che presentavano delle bizzarre alterazioni del normale modello di sviluppo (esempio zampe al posto delle antenne, due paia di ali anziché uno), gli studiosi individuarono circa una trentina di omeogeni responsabili dell'organizzazione spaziale del corpo dell'insetto; questi regolano la “regionalizzazione” dell’embrione, determinano cioè la posizione di ciascun organo e apparato nei relativi segmenti del corpo, stabilendo gli assi antero-posteriore, dorso-ventrale e destra-sinistra. Per farla breve, i geni omeotici “dicono” cosa produrre e quando durante lo sviluppo.

Circa 30 anni fa, si è scoperto che oltre una dozzina di omeogeni individuati sui cromosomi della drosofila contenevano una sequenza di DNA comune chiamata omeobox. Questa “catena” è stata successivamente individuata nel genoma di molti altri animali, dal verme fino all’uomo. I geni che contengono l'omeobox, come parte integrante della loro struttura, svolgono un ruolo fondamentale nell’ordinamento della disposizione spaziale delle parti dell’embrione e coordinano l’espressione di moltissimi altri geni coinvolti nel processo di sviluppo.

Per comprendere quando e dove intervenire nel corso della crescita embrionale, basta pensare al feto umano: nella fase iniziale appare come un pesce, poi si trasforma in anfibio e infine ottiene le caratteristiche tipiche dei mammiferi. Gli uccelli invece, presentano gli omeogeni dei dinosauri, tanto che durante lo sviluppo dell'embrione, anche se per un periodo molto breve, si notano delle somiglianze con i giganti della preistoria. Poi, però, entrano in gioco speciali proteine che disattivano le caratteristiche primitive attivando i geni omeotici specifici dei volatili. La domanda che sorge spontanea a questo punto è se sia possibile prevenire la disattivazione di questi geni. A tal proposito, un gruppo di scienziati della McGill University, diretti da Hans Larsson, mentre osservavano lo sviluppo del feto di una gallina, si sono accorti che nella fase iniziale questo presentava la stessa coda di un rettile. Poi, però, andando avanti nella crescita, l'attività dei geni responsabili della formazione dell'estremità dell'animale si arrestava e la coda spariva per sempre. Da qui l'idea di Larsson di cercare di bloccare l'attività delle proteine che disattivavano i geni della coda. Il team di scienziati è riuscito nell'impresa ma il “Gallus Caudam” (Gallinaceo con la coda) è morto prima che l'appendice si formasse completamente.

Nel 2005, i biologi evolutivi Jhon Fallon e Mattew Harris presso l'Università del Wisconsin, stavano eseguendo degli esperimenti su embrioni di pollo mutante, quando hanno notato delle strane protuberanze emergenti dalle fauci del feto della gallina. Queste sporgenze altro non erano che dei denti a forma di sciabola, identici a quelli posseduti dagli alligatori durante lo stato embrionale e dai piccoli di alcune specie di dinosauri del Giurassico. E' poi emerso che i mutanti hanno un gene recessivo che uccide in genere l'embrione prima della nascita. Tuttavia, si è capito che il gene attiva degli “antichi” omeogeni che conservano la caratteristica “dente” del dinosauro. Per questo motivo, Fallon e Harris hanno creato un virus che si comportava in maniera simile al gene letale recessivo presente nei polli mutanti, ma senza essere mortale. Quando gli scienziati hanno impiantato il virus in embrioni normali, sono cresciuti i denti senza effetti collaterali dannosi. Questa volta però la gravidanza non è stata portata a termine per una vecchia legge degli Stati Uniti d'America, che prevede la distruzione degli embrioni ibridi due settimane dopo il completamento degli esperimenti.

Grandi progressi sono stati fatti da allora dalla scienza.

Il Dr Arkhat Abzhanov dell'Università di Harvard è riuscito a stabilire quali geni omeotici sono responsabili della formazione del tipico muso da dinosauro piuttosto che il becco e ha scoperto le proteine per disattivare i geni. Dopo aver aggiunto altre proteine nelle cellule dell'embrione per bloccare i “disattivatori”, Abzhanov è riuscito a crescere una gallina con il muso simile a quello di un coccodrillo. L'embrione ha proseguito a sviluppare e avrebbe dato sicuramente vita ha un “pollodrillo”, se lo scienziato non fosse intervenuto per ucciderlo dopo 14 giorni, nel rispetto delle normative americane. Da tutti questi esperimenti si è capito che è possibile creare i dinosauri dagli uccelli. Sicuramente non saranno le creature che ha abitato in passato il nostro pianeta, visto che il genoma dei nuovi esseri includerà DNA aviario che i dinosauri della preistoria non avevano. Le creature rappresenteranno delle nuove specie create dall'uomo, anche se lo sviluppo fisico e comportamentale sarà quello tipico dei loro progenitori.

...

Un giorno mescoleremo il nostro DNA con quello di uno scimpanzè o di un macaco; nascerà una nuova razza senziente e saremo per loro delle Divinità.

Dove ho già sentito questa storia?

http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=14325

martedì 19 febbraio 2013

Nuovi Esami sullo Starchild

Ci sono importanti novità nello studio avviato ormai da anni allo scopo di stabilire la reale natura del cosiddetto “Starchild”, quel teschio di nove secoli fa e dall’aspetto assai insolito scoperto nel 1930 in Messico. A renderle note è Lloyd Pye, il ricercatore americano che sta sottoponendo quel cranio a tutti gli esami possibili nella convinzione che possa trattarsi, davvero, di un “Figlio delle Stelle”.


In una lettera, Pye aggiorna la giornalista Sabrina Pieragostini sugli ultimi sviluppi. Dopo uno stallo dovuto ad una momentanea carenza di liquidità - ricordiamo che lo studioso è a capo di una fondazione, la Starchild Project, creata appositamente per raccogliere i fondi necessari a completare tutti i test - ora la situazione è migliorata. Nuovi contributi offerti da generosi benefattori hanno rimpinguato le casse e dato un po’ di respiro.

E subito se ne sono visti i frutti. Il cranio, dalla forma anomala e dal DNA significativamente discordante da quello umano e a quanto sembra non riconducibile a nessun essere vivente sulla Terra, è stato oggetto di ulteriori analisi nel laboratorio Medical Modeling di Golden, in Colorado. Utilizzando il teschio di un uomo normale e quello di questo strano individuo sono stati prodotti i calchi dei cervelli che erano contenuti nelle due scatole craniche. Ecco cosa riferisce Pye:

“Quello umano mostra le anse e le pieghe consuete. Ma il calco dello Starchild non ne ha neppure una. La superficie del suo cervello è priva di creste, mentre si vedono chiaramente le tracce delle vene che lo solcavano- esattamente come si nota nel calco del cervello umano. Ciò significa che il suo cervello era completamente differente dal nostro. Presto posterò le due foto sul mio sito web e magari anche sull’eBook.”

Ma non basta. La riproduzione di come doveva apparire la materia grigia di questa misteriosa creatura ha mostrato anche un’ altra singolarità.

“Presenta la corteccia visiva notevolmente sviluppata nell’area occipitale” scrive il ricercatore. “Uno specialista mi ha spiegato che se lo Starchild aveva gli occhi piatti (come io ritengo, dalle pupille enormi, tali da permettere una visuale a 180 gradi) avrebbe dovuto possedere una maggior capacità di elaborazione visiva rispetto a noi. E in effetti ha una corteccia molto più ampia della nostra!”

Certo, anche Lloyd Pye sa che questi elementi- per quanto suggestivi e sorprendenti- non sono sufficienti per dimostrare la sua teoria. Per affermare, con assoluta certezza, che quel cranio è appartenuto ad un essere proveniente dallo spazio mancano ancora prove definitive ed incontrovertibili.

“Sto raccogliendo altri dati, sto cercando di scoprire tutto quello che posso. Il calco è allo studio di altri esperti dai quali avrò presto altre informazioni - dice- ma quello che si sa è già piuttosto impressionante!”

C’è poi un’altra novità. Nelle ultime settimane, è stato effettuato un test molto significativo. I due crani- quello umano e quello forse alieno- si trovano in un centro di Palo Alto, in California, per un esame estremamente sofisticato effettuato con un macchinario che procede alla scansione elettronica. Lloyd Pye lo spiega così: “È in grado di affettare virtualmente i due crani in strati sottilissimi, fino a 5/10 cellule!!! È una cosa pazzesca, no?

Lo scopo di questa scannerizzazione è cercare prove della presenza di quelle che noi chiamiamo fibre, incorporate nella matrice dell’osso, e scovare tracce di quei residui rossi che abbiamo trovato nei fori spugnosi. Né le une né gli altri sono mai stati individuati nelle ossa di un’altra specie vivente. Se ci riusciremo, diffonderemo le foto della scansione al microscopio elettronico. Forse servirà a convincere nuovi, potenziali investitori che abbiamo davvero un reale teschio alieno tra le mani. Chissà, forse qualcuno deciderà di investire in questa ricerca…”.

I risultati di questo esame ultratecnologico stanno per arrivare. Si tratta di miliardi di dati che i computer del centro di Palo Alto stanno elaborando. Secondo Pye, potrebbero essere pronti verso la metà del mese di gennaio. Insomma, ci siamo: sarà un tassello in più di questo mosaico che un po’ per volta si sta formando e che potrebbe rivelare una verità a dir poco sconvolgente.

lunedì 18 febbraio 2013

L'incidente del Passo Diatlov

Nella notte del 2 Febbraio 1959, 9 escursionisti russi morirono misteriosamente in una località di montagna nota come Kholat Siakhl, (nella lingua Mansi, una popolazione semi nomade di ceppo ugro finnico che abita la zona da millenni, “Montagna dei Morti” in virtù di passate sparizioni di alcuni membri della comunità indigena), in circostanze tuttora misteriose e che hanno generato una grande quantità di ipotesi. Da allora, la località è stata ribattezzata Passo Diatlov, dal nome del capo escursionista, Igor Diatlov.

Tutto ebbe inizio quando un gruppo di studenti dell’Istituto Politecnico degli Urali si riunì per partecipare a un’escursione attraverso gli Urali settentrionali a Sverdlovsk oggi Iekaterinburg guidati da un esperto conoscitore della zona, studente pure lui, Igor Diatlov. Del gruppo, oltre a lui, facevano parte Sinaida Kolmogorova, Liudmila Dubinina, Aleksandr Kolevatov Rustem Slobodin Iuri Krivoniscenko, Iuri Doroscenko Aleksandr Solotarev, Nikolaj Tibo-Brignol, Iuri Iudin.

Gli escursionisti volevano raggiungere l’Otorten una montagna dieci chilometri a nord del Kholat Siakhl, seguendo un percorso non facile, ma tuttavia alla portata dei componenti la spedizione, tutti piuttosto esperti. Il 25 Gennaio, i dieci ragazzi arrivarono in treno a Ivdel nel nord della oblast di Sverdlovsk, , dove noleggiarono un grosso furgone per portarsi a Vijai , ultimo centro abitato sul percorso. Quindi, nella giornata del 27, iniziarono a muoversi sugli sci verso l’Otorten. Il giorno seguente, Iuri Iudin fu costretto a rientrare per motivi di salute. Da quel momento, tutto quello che si sa del gruppo è stato ricostruito da diari e da un rullino fotografico rinvenuto nel sito del loro ultimo accampamento.

Il 31 Gennaio il gruppo arrivò sull’altopiano e costruì un magazzino dove lasciò una scorta di cibo e di equipaggiamento per il ritorno. Il giorno dopo, 1 Febbraio, i ragazzi si avviarono verso il Passo, con l’intenzione, stando a quanto trovato scritto nei diari, di superarlo e di accamparsi per la notte dall’altra parte, ma, a causa del sopraggiungere di una fitta nevicata che ridusse di molto la visuale, persero l’orientamento e deviarono a ovest, verso la cima del Kholat Siakhl. Accortisi dell’errore, decisero di fermarsi ai piedi della montagna.

Alla partenza, Diatlov aveva promesso di inviare un telegramma al loro club sportivo non appena il gruppo fosse tornato a Vijaj, non oltre il 12 Febbraio, ma quando tale data fu superata e il telegramma non ricevuto, nessuno si preoccupò dato che in questo tipo di escursioni rispettare una tabella di marcia non era sempre facile. Solo il 20 Febbraio, e solo su richiesta dei familiari degli escursionisti, la direzione del Politecnico inviò un primo gruppo di volontari, studenti e insegnanti, a cercare i ragazzi scomparsi. Successivamente, vista l’infruttuosità delle ricerche, vennero coinvolti anche la polizia e l’esercito, con l’impiego di aerei ed elicotteri.

Il 26 Febbraio venne finalmente ritrovato il campo, abbandonato, sul Kholat Siakhl. La tenda era strappata e una serie di impronte si allontanava da essa scendendo dal passo verso i boschi vicini, per sparire dopo 500 metri, coperte dalla neve. Da un elicottero venne rilevato qualcosa sotto un pino, e i ricercatori vi diressero per trovare i resti di un fuoco e i primi due cadaveri, quelli di Krivoscenko e di Doroscenko, senza scarpe e in mutande e maglia di lana. Facendo a ritroso il percorso dal pino all’accampamento, vennero ritrovati altri tre corpi, prima Diatlov a 300 metri dal pino, poi la Kolmogorova a 480, e infine, Slobodin a 630 metri, tutti e tre morti in pose che suggerivano stessero facendo ritorno al campo.

Gli altri quattro non furono ritrovati che il 4 Maggio, sotto diversi metri di neve, in una piccola vallata ancora più addentro nel bosco. L’autopsia non trovò ferite che potessero aver causato la morte, salvo una piccola frattura cranica non fatale sulla Kolmogorova; la conclusione fu che la morte era sopravvenuta per ipotermia. Quando però, in Maggio, furono esaminati gli altri corpi, lo scenario cambiò completamente: Tibò-Brignol aveva il cranio completamente sfondato, Zolotarev e la Dubunina il petto e le costole fratturate. La forza necessaria per provocare quel tipo di lesioni doveva essere stata spaventosa, uno degli esperti forensi la paragonò a quella sviluppata da un incidente automobilistico. Inoltre, i corpi non presentavano ferite esterne, come se fossero stati uccisi da un livello di pressione molto alto, e alla Dubunina era stata asportata la lingua.

Gli escursionisti erano stati costretti a lasciare il campo nella notte, in modo precipitoso: nonostante la temperatura intorno ai trenta gradi sottozero, erano tutti solo parzialmente vestiti, alcuni scalzi, altri avevano i maglioni infilati a rovescio, e tutti gli indumenti apparivano stracciati, tanto che, in un primo momento si ipotizzò che gli escursionisti fossero stati assaliti nella notte dai Mansi per avere invaso il loro territorio, ma l’ipotesi cadde ben presto visto l’assenza di impronte oltre quelle degli escursionisti.

L’inchiesta giunse a queste conclusioni:
1. Sei membri del gruppo erano morti di ipotermia, altri tre per le ferite.
2. Non c’erano segni che suggerissero la presenza di estranei, né sul Kholat Siakhl e nemmeno nelle immediate vicinanze.
3. La tenda era stata strappata dall’interno.
4. I ragazzi erano tutti deceduti fra le sei e le otto ore dopo il loro ultimo pasto.
5. Le tracce visibili non lasciavano dubbi sul fatto che tutti e 9 avessero lasciato il campo a piedi di propria iniziativa.
6. Le ferite e le fratture non potevano essere state provocate da un altro essere umano a causa dell’elevata forza applicata.
7. Furono rilevati alti livelli di radioattività sui vestiti.

Il verdetto finale fu che erano morti per cause sconosciute, la documentazione venne secretata dal KGB, e solo dopo la caduta dell’URSS declassificata, anche se risultò incompleta in molte parti. Alcuni fatti vennero comunque accertati dalla documentazione resa disponibile:

1. Dopo i funerali i parenti affermarono che la pelle dei morti avesse una strana tonalità arancione.

2. Un ex ufficiale dell’esercito, impegnato nelle ricerche, sostenne che il suo dosimetro mostrava un livello di radioattività molto elevato sul Kholat Siakhl. L’dentificazione della fonte risulta mancante dal dossier declassificato, così come non risulta chiaro per quale motivo il personale impegnato nelle ricerche avesse dei dosimetri.

3. Un altro gruppo di escursionisti, circa 50 chilometri a sud del luogo dell’incidente, riportò di avere visto delle strane sfere arancioni nel cielo notturno in direzione nord, e quindi verso il Kholat, il giorno stesso dell’incidente; il fenomeno venne osservato anche a Ivdel e nelle aree circostanti, e si ripeté per tutto il mese di Febbraio e di Marzo, come risulta dalle testimonianze rese da ufficiali dell’Armata Rossa e del servizio meteorologico della zona.

4. Dalle ricostruzioni sembra che le vittime fossero state accecate: il legno acceso sotto il pino era stato realizzato in maniera convulsa, utilizzando per di più grossi tronchi umidi, quando tutt’intorno era pieno di ottima legna da ardere.

5. Nella zona furono rinvenute delle strutture metalliche e una targhetta di identificazione del tipo usato nelle attrezzature militari, il che fa supporre che l’area fosse utilizzata in segreto.

http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=11905

Oltre al seguente video, interessanti approfondimenti in lingua inglese qui

http://www.aquiziam.com/dyatlov_pass_1.html




domenica 17 febbraio 2013

Racconti di Akakor (parte prima)

Tutto inizia quando nei primi decenni del 1900, nel Sud America, scoppia “la guerra del caucciù” tra i governi del Perù e Bolivia. Questi chiedono l’intervento dell’Inghilterra, perché invii un esperto per fissare i confini tra le due nazioni. L’Inghilterra vi destina il colonnello Percy Fawcett, esperto coloniale e cartografo della Società Cartografica Britannica. Appassionato esploratore e cultore delle civiltà del passato, raccoglie dagli Indios delle varie tribù, tradizioni orali e leggende stupefacenti. Lo studio accurato che il colonnello ha fatto di tutto il materiale raccolto, lo porta alla conclusione che tutti i miti testimoniano l’origine divina di tutti quei popoli.

Viene in possesso, inoltre, d’indicazioni e strani racconti su enormi abbandonate e misteriose città, che lo portano a viaggiare in lungo e in largo della giungla del Sud America, sino quando, a Rio, ebbe modo di consultare il Manoscritto dei Bandeirantes, conservato nel Museo locale dell’Indio; ispirato dal documento decide di intraprendere una spedizione nel Mato Grosso alla ricerca della fantastica città perduta. Tenta più volte senza successo, sino a quando Fawcett e' sicuro di avere in mano le indicazioni decisive e l’orientamento esatto per la rivoluzionaria scoperta. Parte con pochi uomini fidati, ma la sua marcia viene seguita sino alla metà del percorso da lui previsto, poi scompare nella foresta vergine e di lui non si sa più nulla. Era il 1925.

Fawcett al ritorno dalla prima infruttuosa spedizione, lascia molti appunti, che poi il figlio Brian pubblica. In tali appunti il colonnello espone diversi dati, che sono sufficienti a capire in quale direzione svolse le sue ricerche e con quale tribù di Indios sia venuto in contatto. Suo figlio Brian organizza la ricerca del padre con l’aereo in diverse zone dell'area segnata dal padre, dove si ferma per chiedere notizie agli Indios... senza trovare niente. Le sue ricerche si concludono con l’affermazione che il padre era un visionario e che civiltà antiche non esistono. Questa dichiarazione strana, dopo tutti le ricerche fatte è insolita; Fawcett difficilmente era un visionario, aveva molti anni di esperienza nell’interno del continente sud-americano, ed era uomo di fiducia della National Geografic Society. Infatti... La scomparsa misteriosa di Fawcett attira una fondamentale figura nella ricerca della città perduta: KARL BRUGGER, giornalista e ricercatore tedesco, stabilito in Brasile dopo l'incontro con una dottoressa brasiliana.

Karl, conosce un capo tribù degli Indios TATUNCA NARA, che racconta la storia incredibile del suo popolo, eredi degli dei, e delle loro incredibili città megalitiche nel cuore della giungla, e di quelle sotterranee ereditate sempre da loro. Karl ascolta e registra l’incredibile storia su 10 nastri. Dopo un po’ di tempo, andando grazie al suo lavoro, ad incontrare diverse personalità nelle strutture di punta della società brasiliana, si rende conto che tutti conoscevano Tatunca Nara e che la sua storia e' reale, e poteva essere verificata. Dopo due anni incontra nuovamente il capo degli indios e decide di andare insieme a lui per vedere la città perduta e quella sotterranea del popolo di Tatunca. Nel frattempo, Karl pubblica un libro dove parla dell' incredibile storia che gli fu raccontata; adesso, finalmente, è sul punto di vedere con i suoi occhi quello che aveva ascoltato, ma mentre prepara la sua definitiva spedizione per raggiungere AKAKOR, la città perduta, insieme con Tatunca Nara, viene ucciso a Rio de Janeiro. Altre persone, che per loro sfortuna, si interessarono al lavoro di Karl, morirono "fortuitamente" e, tutto il materiale raccolto dallo scrittore, venne sequestrato.

Troppi morti e tante stranezze in questa storia.

Il libro originale in Italiano, che comprai circa vent'anni fa ed ormai fuori catalogo, e' qui, nelle mie mani; sono dell'idea che questi siano i tempi giusti per riparlarne; il racconto e' interessantissimo ed appassionante, e molti di voi che lo leggeranno sapranno cogliere collegamenti con tantissime altre leggende e mitologie; il primo collegamento lo farò io, perché cronologicamente parlando, e' l'ultimo che si possa fare: e' notizia di pochissimo tempo fa, ed e' stata data da una prestigiosa rivista inglese di archeologia, ebbene, dopo accurate analisi di foto satellitari dell'Amazzonia, e' stata rilevata, senza possibilità di equivoco, la presenza di enormi strutture geometriche, a malapena emergenti dalla fittissima vegetazione, in luoghi remotissimi, non ancora raggiunti dalla cosiddetta "civiltà". Molti altri missionari e conquistadores, dissero le stesse cose in passato... ma adesso, ci sono le prove!

LA CRONACA DI AKAKOR, e' stato scritto su legno, poi su pelle e successivamente su pergamena, conservata dai sacerdoti, come la più importante eredità. Il Vescovo Grotti e' stato l'unico bianco a vedere l'originale, ma venne ucciso, e, secondo Tatunca Nara, gli appunti da lui presi sono stati trafugati dal Vaticano.

Il libro abbraccia il tempo della colonizzazione degli dei, fino a giungere alla nostra epoca. Eccoci, ora siamo pronti a cavalcare il remoto passato, ed a scoprire l'origine del popolo degli UGHA MONGULALA, e, forse, anche del NOSTRO. "Questa e' la storia dei servitori eletti. In principio c'era il caos. Gli uomini vivevano come animali allo stato brado e senza leggi, senza lavorare la terra, senza coprire la loro nudità. I segreti della natura erano a loro sconosciuti. Vivevano in piccoli gruppi in caverne e grotte, come il caso li aveva uniti, e camminavano carponi. Poi giunsero gli Dei. Essi portarono la Luce."

http://interferenzealiene.blogspot.it/2011/09/la-cronaca-di-akakor-parte-i-di.html

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