lunedì 4 febbraio 2013

L'Osireion

Un altro monumento megalitico controverso dell'Antico Egitto è l'Osireion di Abido.

Esempio unico di struttura a Dolmen, con enormi ed anonimi parallelepipedi di granito fino a 200 t, circondato da un muro di cinta in arenaria spesso 6 m, si trovava profondamente sepolto sotto i sedimenti quando fu scoperto nel 1914.

File:SFEC-P-ABYDOS72.JPG

Nonostante fosse subito chiaro che si trattava di un tempio antichissimo, in seguito esso venne considerato il cenotafio del faraone Seti I della XIX dinastia, che costruì il suo tempio nelle vicinanze. Ciò in base a frammenti sparsi che riportano iscrizioni del 1300 a.C.. Eppure il pavimento dell'Osireion si trova 15 m al di sotto di quello del tempio suddetto, i suoi pilastri sono immersi nella falda freatica.

In verità l'intera necropoli di Giza è oggetto di un clamoroso equivoco.

Tenendo presente la consuetudine storica dei faraoni di appropriarsi dei monumenti sacri dei predecessori, la prospettiva si capovolge completamente. Le pareti interne delle grandi piramidi sono del tutto prive di iscrizioni, bassorilievi, formule rituali, così come le camere non ospitarono mai la mummia di alcun faraone (solo nella piramide di Micerino fu trovata una sepoltura di epoca più tarda). Questo fatto viene spiegato, nel caso di Cheope, chiamando in causa fantomatici predatori che avrebbero trafugato tutto il tesoro sepolcrale passando attraverso un'apertura di 90 cm. Pure l'architettura scarna dei monumenti citati sembra estranea allo stile ornamentale tipico dell'Antico Egitto.

I corsi inferiori della Seconda Piramide e alcuni Templi Funerari sono riconducibili alla medesima tecnica e concezione costruttiva megalitica, su cui si legge la stratificazione e l'inserzione di elementi architettonici molto meno giganti. Una fotografia scattata dal vertice della Piramide di Chefren evidenzia che i corsi inferiori, con blocchi colossali di granito, formano uno spigolo perfettamente allineato, mentre quelli superiori, con blocchi più modesti, sono posizionati con maggiore approssimazione.

Con la piramide di Micerino, piccola ma perfettamente realizzata in blocchi di granito rosa, si conclude l'epoca delle meraviglie.

Una delle sue camere interne, scavate direttamente nel sottosuolo, è sormontata da un tetto a spiovente formato da enormi lastroni, quasi schiacciati contro la soprastante parete rocciosa.

Quindi devono essere stati sollevati dal basso, in uno spazio ampio appena (4×2,5) m.

http://xoomer.virgilio.it/silvano/misteri5.html

domenica 3 febbraio 2013

Gli UFO e la NASA

Si è spesso vociferato di “incontri” tra UFO ed astronauti, presumibilmente avvenuti nel corso delle varie missioni spaziali intraprese dal governo americano a partire dagli inizi degli anni ’60 del 20° secolo. Recentemente è venuta a galla, grazie a Clark B. McClelland, un operatore del programma Shuttle della NASA, una storia a dir poco incredibile.

McClelland, in un suo articolo del 2004, ha riportato una conversazione avuta con il Col. Ellison Onizuka, specialista di missione sullo Space Shuttle Challenger, solo alcuni giorni prima che la navetta esplodesse il 28 gennaio 1986, causando la tragica morte di tutto l’equipaggio.

Secondo McClelland, Onizuka gli chiese se il suo cognome avesse un qualche collegamento con la base dell’aereonautica McClellan, a Sacramento in California. McClelland, sorpreso dall’inconsueta domanda, rispose negativamente. A quel punto Onizuka riferì che, approssimativamente otto o nove anni prima del suo addestramento da astronauta, presso la suddetta base, egli ed altri ingegneri di volo aerospaziale e piloti dell’USAF furono condotti in una stanza ove fu proiettato un filmato di esseri alieni morti. I corpi degli esseri, giacenti su lastre di marmo, avevano grandi teste e grandi occhi, tipici degli alieni della razza dei “Grigi”.

Gi ufficiali presenti alla proiezione furono colti completamente alla sprovvista da quello spettacolo, e non fu data loro alcuna possibilità di discutere ciò che avevano visto


Col. Ellison Onizuka

Onizuka pensò che si trattasse di un qualche tipo di test psicologico per testare la loro reazione complessiva.
Il colonnello Onizuka iniziò il proprio servizio attivo nell’Aereonautica nel 1970, e fu selezionato come astronauta per la NASA nel 1978. Prestò servizio presso la base di McClellan durante i primi anni ’70 ed è quindi probabile che l’episodio a cui egli fece riferimento si sia verificato in quel periodo.


Leonard Stringfield, ricercatore noto per i suoi studi in materia di UFO crash

Come al solito è difficile determinare quanto di cui sopra corrisponda a verità, è però utile ricordare che verso la fine degli anni 70’ il ricercatore Leonard Stringfield raccolse molte storie simili. Parecchi militari riferirono di aver visto filmati mostranti esseri alieni e la loro tecnologia. In particolare, uno specialista di radar disse a Stringfield che nel 1953, mentre era di stanza a Fort Monmouth, New Jersey, gli fu mostrato il film di un UFO apparentemente precipitato nel deserto.

Le immagini contenevano anche una breve prospettiva dell’interno del disco e corpi di alieni morti in una tenda militare.

Il filmato era pieno di graffi e di resa grafica piuttosto scadente, segno che era stato proiettato molte volte. L’ufficiale presente alla proiezione disse ai presenti “di pensarci su e di non parlarne con nessuno”. Due settimane dopo, un ufficiale dei servizi di intelligence della base disse all’operatore radar di dimenticare il film che aveva visto perché si trattava di una beffa!

Qualche anno dopo un altro militare, anch’egli operatore radar, raccontò al testimone di aver visionato lo stesso film e di aver ricevuto le medesime istruzioni.

Per quale oscuro motivo il governo americano ha mostrato a militari con precise credenziali (operatori radar, astronauti) filmati su UFO ed alieni? Forse per prepararli in qualche modo a possibili contatti con intelligenze extraterrestri, considerate anche le mansioni svolte?

Non è infatti del tutto improbabile che un astronauta, nel corso delle proprie missioni, possa in qualche modo fare simili incontri. Sono del parere che una mancata informazione sulla materia da parte della Nasa abbia potuto causare i traumi di cui hanno sofferto gli astronauti delle prime missioni spaziali.

Bisogna infatti ricordare che l’equipaggio dell’Apollo XI accusò strani disturbi al ritorno sulla Terra: Buzz Aldrin soffrì per molto tempo di una grave forma di depressione, mentre Neil Armstrong divenne insolitamente misantropo e taciturno. Avevano visto qualcosa a cui non erano stati adeguatamente preparati?


L’equipaggio dell’Apollo XI: da sinistra Armstrong, Collins, Aldrin

Secondo Neil Armstrong (il primo uomo a metter piede sulla Luna), gli alieni hanno una base sul nostro satellite e ci dicono, in termini piuttosto decisi, di stare alla larga dalla Luna. A quanto dicono i rapporti finora noti, sia Neil Armstrong che Edwin Aldrin videro degli UFO dopo il famoso atterraggio sulla Luna dall'Apollo 11 il 21 luglio 1969. Uno degli astronauti riferì di aver visto una "luce" sopra e dentro un cratere durante la ripresa televisiva, seguita da una richiesta di maggiori informazioni da parte del controllo missione. Ecco il dialogo che si sarebbe svolto fra Luna e Terra: NASA: Che cosa c'è? Controllo missione chiama Apollo 11...

Apollo 11: Quei "cosi" sono enormi, mio Dio ! Enormi! Oh, mio Dio, non ci credereste ! Vi dico che stiamo vedendo altre ' navicelle qui fuori. Sono ferme sul bordo del cratere ! Sono sulla luna e ci stanno osservando!

Un professore, che ha voluto rimanere anonimo, ha inviato alle organizzazioni ufologiche il seguente resoconto di un dialogo da lui avuto con Neil Armstrong durante un simposio della NASA: Professore: Che cosa accadde veramente fuori dell'Apollo 11?

Armstrong: Una cosa incredibile, anche se noi abbiamo sempre saputo di questa possibilità. Il fatto è che loro (gli Alieni) ci hanno intimato di allontanarci! .

Professore: Che cosa vuole dire "intimato di allontanarci" ?

Armstrong: Non posso entrare nei dettagli, posso solamente dire che le loro astronavi sono di gran lunga superiori alle nostre sia per dimensioni che per tecnologia. Accipicchia se erano grandi!... e minacciose!

Professore: Ma la NASA ha ugualmente inviato sulla Luna altre missioni dopo l'Apollo 11... .

Armstrong: Naturalmente: la NASA le aveva già annunciate a quel tempo, e non poteva rischiare il panico sulla Terra.

Secondo l'ufologo americano Vladimir Azhazha, "Neil Armstrong disse al Controllo Missione che due enormi oggetti sconosciuti stavano osservando lui ed Aldrin dopo l'atterraggio sulla Luna. Ma questo messaggio non è mai stato ascoltato dal pubblico, perché la NASA lo ha censurato."

Aleksandr Kasantesev afferma che Buzz Aldrin fece un film a colori dell'UFO da dentro la navicella, e continuò a filmare loro, Armstrong e lui stesso anche quando furono fuori. Armstrong confermò che la storia era vera, ma rifiutò di dare ulteriori dettagli, poi ammise che la CIA voleva nascondere l'accaduto.

Occorre inoltre aggiungere che da tempo circola su internet un file audio che riporta la conversazione tra gli astronauti ed il centro di controllo di Houston, captata da diverse stazioni radio terrestri a frequenza ultrarapida, prima che la NASA la sopprimesse nella trasmissione televisiva che illustrò l’arrivo di Apollo XI sulla Luna (nonostante la NASA affermi il contrario, esisteva infatti una leggera differita tra le reali comunicazioni Nasa-Apollo e quelle ritrasmesse al mondo).

Ecco il testo integrale:
Astronauta 1: Ma cos'è quello?
Astronauta 2: Avete una spiegazione?
Houston: Non vi preoccupate, attenetevi al programma!
Astronauta 1: Mio Dio, ma è incredibile, questo è fantastico, non lo potreste mai immaginare!
Houston: Sappiamo di questo, andate dall'altra parte!
Astronauta 1: Ma che diavolo è quello? È incredibile ...... Dio ... ma cos'è? Allora, me lo dite?
Houston: Cambiate frequenza, usate Tango, Tango!
Astronauta 1: Allora è una forma di vita, quella!
Houston: Cambia frequenza. Houston: Usa Bravo Tango, Bravo Tango, scegli Jezebel, Jezebel!
Astronauta: ......sì! ..... ma tutto questo è incredibile!
Houston: Passa su Bravo Tango, Bravo Tango!

A questo punto la comunicazione viene interrotta.

Maurice Chatelain, noto esperto di comunicazioni del Centro Spaziale di Houston, recentemente scomparso, ha scritto in un diario che in alcuni casi astronavi terrestri hanno sfiorato degli UFO ."Gli astronauti - scrive Chatelain - hanno visto cose delle quali non possono parlare con nessuno fuori dalla NASA".

E ancora: "Tutti i voli Apollo o Gemini furono seguiti a distanza, qualche volta... molto ravvicinata, da veicoli spaziali di origine extraterrestre. Ogni volta che ciò è accaduto gli astronauti ne hanno informato la missione di controllo, che ha imposto loro l'assoluto silenzio".

Scrive il console Alberto Perego: "L'aviazione extraterrestre ha sempre seguito, controllato ed osservato da vicino, tutti i nostri esperimenti spaziali. Risulta che siano stati osservati e seguiti in orbita, lo Sputnik I (3-10-1957), lo Sputnik II (3-11-1957), lo Juno II (1-11-1959), l'Echo I (2-08-1960), il Polaris (10-01-1961), il Minutemann (18-03-1963). Avevano già visto dischi, i cosmonauti Gagarin, Titov, Mac Divitt, Cooper, Iegorov, Leonov, White, Borman, Lowell, Tereskova ed altri."

Insegna del programma Apollo

Facciamo ora una rapida rassegna delle varie missioni spaziali:

MERCURY MA-6 Friendship 7 - 26/02/1962
John Glenn, durante il volo orbitale sopra l'Australia, comunica a Houston di vedere migliaia di particelle luminose che lo scortano per 6.000 chilometri. Al rientro nell'atmosfera sarà seguito da un globo luminoso che l'astronauta esclude trattarsi di una meteora: per le sue dichiarazioni Glenn sarà allontanato dai voli. (fonte:Francesco Ogliari già Presidente del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica).

MERCURY MA-7 Aurora 7 - 24/05/1962
Le particelle luminose che scortano l'astronave Mercury vengono scorte sopra l'Australia da Scott Carpenter, velocissime, in formazione. Carpenter esclama: "Dunque esistono! Ditelo a Glenn che aveva ragione!". In fase di recupero, per un errore di calcolo, Scott Carpenter resta in acqua un'ora. Quando lo ritrovano asserisce di essere stato aiutato da un alone arancione, poi verde, attorno alla capsula. Il calore esterno non penetrò mai in cabina, anche se la temperatura era elevatissima. (Francesco Ogliari).

VOSTOK 4 - 12/08/1962
L'astronauta russo Pavel Popovic, durante le 45 rivoluzioni attorno alla Terra: "Vedo le famose particelle luminose". (Francesco Ogliari).

MERCURY MA-8 Sigma 7 - 3/10/1962
Walter Schirra, su Mercury Sigma 7: "Scott (Carpenter), le vedo anch'io le tue particelle luminose, mi scortano!" (Francesco Ogliari).

MERCURY MA-9 Faith 7 - 15/05/1963
Gordon Cooper: "Durante il volo scorsi un'enorme palla luminosa che mi veniva addosso: era un disco volante verde con fascia rossa". La comunicazione di Carpenter a terra viene tagliata dalla NASA e l'astronauta ha il divieto di fare ulteriori dichiarazioni in tal senso ai giornalisti. ("Tribuna Illustrata" n. 28 - 9/07/1967) (Francesco Ogliari).

VOSTOK - 18/03/1965
Viene collocato in orbita il satellite artificiale russo "Vostok", pilotato da Berezev e Leonov. Il primo cosmonauta ad uscire dalla capsula e a farsi trascinare in volo nello spazio cosmico fu Leonov. Si saprà poi che egli aveva visto "un misterioso oggetto rotondo". (Alberto Perego).

GEMINI 1 - 8/04/1965
Viene lancia la "Gemini 1", con due piloti a bordo. Fu un pieno successo, ma si apprese in seguito, da fonti riservate, che la "Gemini" era ancora nella sua prima orbita quando era stata avvicinata da quattro dischi che le si erano affiancati: dua ai lati, uno di sopra e uno dietro. (Alberto Perego).

GEMINI 4 - 3/06/1965
A bordo della Gemini 4, Mc Divitt avvista sopra le Hawaii un oggetto misterioso con sporgenze simili a braccia. Lo fotografa. Rivede altri due oggetti simili sopra le Canarie: alla NASA un portavoce ufficiale riferisce alla United Press: "Un attento esame delle immagini scattate dall'oggetto non mostra nulla che somigli a un satellite". Mc Divitt dichiara che l'oggetto visto e gli altri due hanno forma di disco luminescente. (Francesco Ogliari).
Mac Divitt ammise di aver visto "tre" oggetti misteriosi attorno alla Gemini 4. Il primo oggetto, visto sulle Hawaii, venne descritto come un apparecchio con tre lunghe antenne. Si disse che poteva trattarsi di un vecchio "Pegasus", vagante nello spazio. Ma che cosa erano gli altri "due" oggetti visti sulle Antille? Furono pubblicate fotografie di "un oggetto" visto da Mac Divitt e si disse che "assomigliava ad una piccola cometa"! (Alberto Perego).

GEMINI 7 - 4/12/1965
Frank Borman e James Lovell avvistano un oggetto non identificato durante il loro volo.
Borman affermò di aver visto l'oggetto ad una certa distanza dalla capsula. Da terra gli fu risposto che quello che aveva visto era lo stadio finale del loro razzo propulsore Titan. Borman replicò che il razzo propulsore era al suo posto e che lui stava vedendo qualcosa di completamente diverso.

GEMINI 8 - 16/03/1966
Veniva posta in orbita un' "Agena" e dopo un'ora e quaranta minuti la Gemini 8. I piloti Scott e Armstrong riuscivano ad agganciarsi all'Agena a 300 Km d'altezza. Pochi minuti dopo Armstrong comunicava alla Base che la Gemini 8 si era messa a vibrare paurosamente e a ruotare su se stessa insieme all'Agena.
La Base dette immediatamente ordine di rientrare. Occorse però più di mezz'ora perché la Gemini riuscisse a staccarsi dall'Agena. I razzi di stabilizzazione, improvvisamente, ripresero a funzionare da soli. Armstrong dichiarò ai giornalisti che anche la Gemini 8 aveva incontrato le famose "lucciole spaziali", già segnalate da Glenn e da Carpenter in precedenti voli orbitali. (Alberto Perego).

GEMINI 9 - 3/06/1966
Cernan riuscì a rimanere fuori della capsula per un'ora e trenta minuti (invece di due ore e trenta minuti come programmato), perché il suo casco cominciò a surriscaldarsi a 297 Km d'altezza, durante la 31esima orbita, all'inizio del terzo giorno di volo. La Gemini 9 ricevette allora l'ordine di rinunciare all'inseguimento dell'ATDA (satellite che avrebbe dovuto essere inseguito e poi agganciato dalla Gemini 9) e di rientrare.
Riuscì inspiegabile che l'ATDA, dopo aver compiuto 20 orbite attorno alla Terra, era stato improvvisamente circondato da cinque oggetti volanti, quattro dei quali non avevano potuto essere identificati. (Alberto Perego).

GEMINI 10 - 18/7/1966
Young e Collins fotografano "dischi volanti". Collins rilascerà un'allucinante intervista trasmessa da Gianni Bisach per "Prima Pagina", della RAI TV italiana, sulla sua esperienza. (Francesco Ogliari).

GEMINI 11 - 13/09/1966
Conrad e Gordon videro passare un "oggetto misterioso" ruotante su se stesso, poco distante dalla Gemini e riuscirono a fotografarlo. (Alberto Perego).

APOLLO 7 - 11/10/1968
Schirra, Eisele e Cunningham fotografano casualmente due oggetti sconosciuti sui monti del Pakistan.

APOLLO 8 - 21-27/12/1968
Durante la missione di Borman, Lovell e Anders vengono avvistati Ufo a forma di dischi mentre la capsula orbitava intorno alla Luna. Gli astronauti dicono: "Siamo stati informati che Santa Claus esiste". (Maurice Chatelain).

APOLLO 9 - 3/03/1969
Mc Divitt, Scott e Schweickart realizzano il congiungimento col modulo lunare. Nella notte il sonno degli astronauti è stato turbato da misteriose trasmissioni radio per quattro volte consecutive. ("Corriere della Sera" - 5/03/1969) (Francesco Ogliari).

APOLLO 10 - 18-26/5/1969
Avvistati due Ufo seguire la capsula durante orbita lunare e volo di ritorno. (Maurice Chatelain).

APOLLO 11 - 20/7/1969 (allunaggio)
Poco prima che Neil Armstrong mettesse piede sulla Luna, due UFO gli passarono sulla testa e il suo compagno Buzz Aldrin scattò molte istantanee che li ritraevano. (Maurice Chatelain).
Buzz Aldrin, in occasione del venticinquesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, ha dichiarato, alla presenza di Neil Armstrong, nel corso di una cerimonia celebrativa in Italia:
"...un UFO era con noi... Poco dopo aver lasciato il campo gravitazionale della Terra diretti alla Luna, tutti e tre, Neil Armstrong, Mike Collins ed io, vedemmo apparire sull'oblò un oggetto luminoso che ci seguiva a distanza... Ne informammo Houston, la base. Pensammo che fosse l'ultimo stadio del Saturno 5, il missile che ci aveva lanciato, ma i conti non tornavano. Non poteva essere neppure la sonda robot lanciata dai sovietici per batterci almeno simbolicamente nella corsa alla Luna, perché era più avanti di noi. Che cos'era? Non lo so, non lo scoprimmo mai. L'oggetto ci accompagnò per molte ore e poi scomparve..." ("La Stampa" - 24/07/1994) (Roberto Pinotti).

APOLLO 12 - 14-24/11/1969
Poche ore dopo la partenza, i tre cosmonauti , Gordon, Conrad e Bean, comunicano alla Base di Houston di essere inseguiti da un oggetto volante non identificabile. La Base di Houston replicò: "Andate pure a dormire tranquilli! Domani vi diremo di che cosa si tratta". Il giorno dopo venne ufficialmente spiegato che l'oggetto misterioso era un "riflesso" (!?) di uno degli stadi esauriti del "Saturno" che, invece di immettersi in orbita solare, aveva proseguito nella stessa direzione dell'Apollo!!! L'opinione pubblica mondiale aveva intuito che cosa poteva effettivamente essere quell'oggetto luminoso che, a 40 chilomentri di distanza dall'Apollo 12, era apparso alla televisione di proporzioni enormi. (Alberto Perego).

APOLLO 13 – 20/04/1970
La missione fu interrotta a causa di una grave perdita da uno dei serbatoi dell’ossigeno del modulo di comando. Chatelain si spinse al punto di dichiarare che il fallimento dell’Apollo XIII fu dovuto ad un UFO che proteggeva qualche base lunare creata dagli extraterrestri poiché a bordo aveva una piccola struttura nucleare destinata ad essere piazzata sulla luna per rilevazioni sismiche. Sia come sia, la NASA non ha ancora comunicato ufficialmente i risultati dell’indagine sull’avaria.

APOLLO 14 - 31/01-9/02/1971
Shepard avvista le luci misteriose che scortano l'astronave. Subito dopo comunica il suo messaggio di pace al mondo e l'invito a far sì che le scoperte scientifiche siano messe a punto solo per opera di pace. Contemporaneamente cade per la seconda volta il misterioso buio su New York, Filadelfia, Albany, Providence, Ottawa, Toronto e altre città restano bloccate da cause che restano ancora sconosciute. (Francesco Ogliari).

Come abbiamo visto, la Nasa ha spesso occultato al grande pubblico fenomeni che non poteva facilmente spiegare: quanti altri misteri aspettano ancora di essere rivelati?


Quanto c'è di vero in quanto dichiarato nell'articolo sopra citato?

La Fuente Magna - I Sumeri in Sud America

Dinanzi a una simile prova come si fa a dubitare di un legame tra la civiltà sumera, quelle mesoamericane pre-incaiche e altre ancora (p.es Mohenjo Daro) - Ovvero tutte quelle civiltà che furono selezionate dagli ex-atlantidei enkiliti per la Rinascita post-diluviana...


Uno dei reperti archeologici più controversi dell’intera America è la Fuente Magna, detta anche Vaso Fuente, un grande vaso di pietra, simile ad un recipiente per effettuare libagioni, battesimi o cerimonie purificatorie.

Secondo la versione ufficiale il vaso fu scoperto in Bolivia nel 1960, da un contadino, in un terreno privato che si dice sia appartenuto alla famiglia Manjon, situato a Chua, circa 80 chilometri da La Paz, nelle vicinanze del lago Titicaca.

Nella parte esterna il vaso riporta alcuni bassorilievi zoomorfi (di origine Tihuanacoide), mentre nell’interno, oltre a una figura zoomorfa o antropomorfa (a seconda dell’interpretazione), vi sono incisi due tipi di differenti scritture, un alfabeto antico, proto-sumerico, e il quellca, idioma dell’antica Pukara, civiltà antesignana di Tiwanaku.

Nel 1960 l’archeologo boliviano Max Portugal Zamora attuò alcuni piccoli lavori di restauro sul vaso di pietra, e tentò di decifrare senza successo la misteriosa scrittura che è incisa nella parte interna.

Il vaso fu consegnato da un membro della familia Manjon al municipio di La Paz nel 1960. In cambio la familia Manjon ottenne un terreno in una zona adiacente la capitale.

L’oggetto rimase in uno scantinato del “Museo de los metales preciosos” per 40 anni.

Fino alla fine del XX secolo nessuno sapeva in realtà da dove venisse la Fuente Magna, e nessuno poteva immaginare la straordinaria e affascinante storia che racchiude.

Nel 2000 due ricercatori di La Paz, l’argentino Bernardo Biados e il boliviano Freddy Arce, viaggiarono fino a Chua, luogo situato nel nord del lago Titicaca, e chiesero informazioni ai nativi di lengua aymara sul ritrovamento della Fuente Magna nel 1960.

Inizialmente nessuno sapeva dare informazioni, nè sul Vaso Fuente, nè sulla famiglia Manjon, che sembrava essere scomparsa nel nulla.

Successivamente incontrarono un anziano di 92 anni, detto Maximiliano, che dopo aver osservato una foto della Fuente Magna, la riconobbe come sua, e la denominò in spagnolo “el plato del chanco”, ovvero il vaso dove mangiavano i maiali.

Maximiliano dichiarò che il vaso fu trovato molti anni prima nelle vicinanze del villaggio e non gli fu data alcuna importanza fino a quando alcuni uomini lo portarono via (forse pagando un corrispettivo), per poi consegnarlo al municipio di La Paz.

Proprio così: uno degli oggetti più importante dell’intera Storia umana era utilizzato da un campesino come recipiente per dar da mangiare ai maiali!

Bernardo Biados e Freddy Arce fotografarono e studiarono a fondo il celebre vaso, giungendo alla conclusione che era utilizzato nell’antichità per cerimonie religiose purificatorie. I due ricercatori inviarono le foto delle iscrizioni al famoso epigrafista statunitense Clyde Ahmed Winters, che decifrò le enigmatiche iscrizioni proto-sumeriche che si trovano all’interno della Fuente Magna.

Ecco la traduzione del pannello centrale dove vi sono i caratteri cuneiformi:


Avvicinati nel futuro ad una persona dotata di grande protezione nel nome della grande Nia. Questo oracolo serve alle persone che vogliono raggiungere la purezza e rafforzare il carattere. La Divina Nia diffonderà purezza, serenità, carattere. Usa questo talismano (la Fuente Magna), per far germogliare in te saggezza e serenità.

Utilizzando il santuario giusto, il sacrario unto, il saggio giura di intraprendere il giusto camino per raggiungere la purezza e il carattere. Oh sacerdote, trova l’unica luce, per tutti coloro che desiderano una vita nobile.

Secondo i testi antichi Ni-ash (Nammu o Nia), era la Dea che diede luce al Cielo e alla Terra, al tempo dei Sumeri. Il bassorilievo situato nella parte interna del vaso, che può richiamare ad una rana (simbolo di fertilità), secondo alcuni ricercatori è proprio la rappresentazione di Nia, la Dea dei Sumeri.

Gli altri simboli che si trovano ai lati del bassorilievo e nella parte adiacente alle incisioni proto-sumeriche, sono stati interpretati come quella, idioma scritto della civiltà Pukara, ma non sono stati decifrati.

Nella parte esterna del vaso ci sono alcuni bassorilievi zoomorfi, che richiamano la cultura di Tiwuanaku: pesce e serpente. E’ molto probabile che la Fuente Magna venisse utilizzata come vaso sacro per cerimonie esoteriche, che richiamavano il culto della fertilità e la ricerca della purezza.

A questo punto sorge la domanda? Come è possibile che vi siano delle iscrizioni proto-sumeriche in un vaso ritovato presso il Titicaca, a ben 3800 metri d’altezza sul livello del mare, distante decine di migliaia di chilometri dal luogo di espansione della civiltà dei Sumeri?
 
A mio parere La Fuente Magna è autentica, ed è uno degli oggetti antichi più importanti del mondo, attraverso il quale si può venire a conoscenza del passato remoto dell’umanità e dei suoi viaggi interoceanici.
 
Innanzitutto si deve ricordare che l’esistenza del Nuovo Mondo era perfettamente conosciuta ai Fenici e ai Cartaginesi che circumnavigarono l’Africa nel I millennio prima di Cristo. Ma le loro conoscenze derivavano dai Sumeri, il popolo che spesso si associa erroneamente con la “nascità della civiltà”.

E’ noto che i Sumeri navigavano sulle loro imbarcazioni attraverso i canali del Tigri e dell’Eufrate allo scopo di commerciare. E’ invece poco conosciuta la navigazione marittima dei Sumeri, che avevano come base l’attuale isola di Bahrein, dove recenti scavi hanno dimostrato l’esistenza di un porto commerciale che era in attività nel terzo millennio prima di Cristo. Nei testi Sumeri l’odierno Behrein era identificato come Dilmoun, e da quel punto le flotte sumere partivano per la foce dell’Indo da dove rimontavano il grande fiume, giungendo a Mohenjo-Daro, per intercambiare tessuti, oro, incenso e rame. Le imbarcazioni sumere erano lance che potevano dislocare fino a 36 tonnellate.

Secondo Bernardo Biados i Sumeri circumnavigarono l’Africa già nel terzo millennio prima di Cristo, ma, arrivati presso le isole di Capo Verde, si trovarono sbarrato il passaggio dai venti contrari che soffiano incesantemente verso sud-est. Si trovarono pertanto obbligati a fare rotta verso ovest, cercando venti favorevoli. Fu così che giunsero occasionalmente in Brasile presso le coste dell’attuale Piauì o Maranhao. Da quei punti esplorarono il continente risalendo gli affluenti del Rio delle Amazzoni, in particolare il Madeira e il Beni.

In questo modo arrivarono all’altopiano andino, che probabilmente nel 3000 a.C. non aveva un clima così freddo. Si mischiarono così alle genti Pukara che a loro volta provenivano dall’Amazzonia (espansione Arawak), e ai popoli Colla (i cui discendenti parlano oggi la lingua aymara). La cultura Sumera influenzò le genti dell’altopiano, non solo dal punto di vista religioso, ma anche lessicale. Molti linguisti infatti hanno trovato molte similitudini tra il proto-sumerico e l’aymara.

Alcuni Sumeri rientrarono nel Vecchio Mondo e vi trasportarono la coca, che fu trovata anche nelle mummie di alcuni faraoni egizi.
 
Ultimamente Bernardo Biados e Freddy Arce hanno analizzato e studiato a fondo il monolito di Pokotia, che riporta interessanti iscrizioni nella parte dorsale, che possono anch’esse essere relazionate con viaggi inter-oceanici avvenuti antecedentemente al terzo millennio a.C.
 
Solo con lo studio comparato di genetica, archeologia, linguistica e scienza epigrafica si potrà giungere in futuro alla reale comprensione delle relazioni tra gli antichi popoli del mondo, in modo da poter tracciare così una mappa dettagliata dell’intera evoluzione umana.
 

sabato 2 febbraio 2013

I Celti sui Monti Sibillini

Nel territorio tra la regione Marche e l’Umbria sui monti Sibillini tra le province di Ascoli e Macerata, si racconta, da tempo immemorabile, la leggenda della regina Sibilla (Sibilla appenninica), una profetessa che abita in una grotta sul monte che da lei prende il nome. Essa e la regina di un mondo sotterraneo, ma luminosissimo, popolato da belle fanciulle e ricco di suoni e inestimabili tesori.

Si può rimanere in questo mondo per otto giorni e risalire il nono, oppure restare per 13 giorni o ancora 330 giorni, ma scaduto questo termine, non si potrà più andar via e si dovrà vivere per sempre in questo regno. Del resto è facile perdere la cognizione del tempo vivendo in mezzo a tante delizie. Anche in questo caso c’è un prezzo da pagare: ogni sabato fino al lunedì successivo le damigelle e le altre meravigliose creature si trasformano in serpi; tutto scompare e le caverne diventano buie e gelide.

Tutto ciò sembrerebbe estraneo al mondo dei celti, ma ad un esame più attento si possono scoprire delle interessanti analogie. Secondo il libro “Dizionario di magia” scritto da Giuseppe Coria, le Sibille deriverebbero tutte da una capostipite nordica.

Il suo nome era Vittolfa, ed era una profetessa celtica. In seguito con il termine di Vittolfe furono indicate tutte coloro che nel mito scandinavo avevano capacità di chiaroveggenza. Proviamo quindi ad indagare sulla storia e la nascita delle Sibille nel mondo greco e romano per poi approfondire la conoscenza della Sibilla appenninica per cercare di trovare qualche nesso con il mondo celtico. Noi conosciamo la Sibilla, (l’etimologia del nome Sibilla è sconosciuto, e viene menzionato per la prima volta da Eraclito nel VI sec. a.C.), dai racconti degli antichi romani e greci, che la descrivono come una profetessa, che ispirata dalla divinità, dava responsi e vaticini, scritti in esametri greci, che di solito vertevano su argomenti tristi e gravi.

La differenza tra la Sibilla e la Pizia, figura affine alla prima, era che il responso di quest’ultima era legato ad un santuario. La Sibilla invece, di solito concepita come una vergine, anche se talvolta rappresentata in età decrepita, si manifestava per lo più presso fonti o grotte. Terenzio Varrone ne elencava 10, ma la più famosa è la Sibilla Cumana. Fu proprio questa a vendere i tre libri sibillini, dove era scritto il destino di Roma, al re Tarquinio (Prisco per Varrone, Superbo secondo Plinio) dei nove che gli furono offerti.

I tre libri furono depositati nel Tempio Capitolino, ed erano consultati in casi di calamità. Andarono distrutti nell’incendio del 84 a.C. Alcuni identificano nella Sibilla Cumana la figura di Alcina, la Sibilla che abita una grotta vicino al paese di Montemonaco (AP) La catena montuosa prende da lei il nome di Sibillini. L’antro, oggi sepolto a causa di un terremoto o per l’opera dei monaci del vicino monastero di San Eutizio, era molto famoso nell’antichità, e frequentato da viaggiatori ed avventurosi.

Come già detto, sembra che fosse la Sibilla Cumana ha prendere dimora sul Monte della Regina nella “grotta delle fate”, e fino a qui giungevano i romani per avere i suoi vaticini. Con l’avvento del Cristianesimo il luogo assunse un aspetto demoniaco e la figura delle Sibille si modificò. Durante il Medioevo con il nome di Sibilla venivano spesso chiamate coloro che praticavano la stregoneria eppure, nonostante la loro origine pagana, il Cristianesimo non condannò la figura della Sibilla, ma la fece diventare una profetessa di Cristo, inserendola spesso anche nell’iconografia cristiana,  rappresentandola con un simbolo della passione e vita di Gesù.

La Sibilla è più vicina ai Profeti e ai Padri della Chiesa e fu una figura pagana considerata degna di ascolto dalla Chiesa. Ne parla San Paolo (da Clemente Alessandro, Stromateis), San Teofilo (Theophilo ad Autolico) e Sant’Agostino (S. Agostineo, De civite Dei). (Per fare un esempio la Sibilla Eritrea è rappresentata con la spada e la corona di spine sui muri della Cattedrale di Laon e di Auxerre in Francia, della quale la leggenda diceva che era la padrona di tutti i templi pagani che la morte e resurrezione del Cristo fecero crollare). I poteri posseduti dalle Sibille erano attribuiti al dio Apollo. La leggenda greca narra che Apollo aveva promesso alla Sibilla Cumana Deifobe, di esaudire qualunque suo desiderio, in cambio del suo amore. Essa rispose di poter vivere tanti anni quanti erano i granelli di sabbia che poteva tenere nella sua mano. Si dimenticò però di chiedere anche l’eterna giovinezza, che Apollo, furbamente, le offrì in cambio della sua verginità. In seguito al suo rifiuto, la Sibilla Cumana incominciò ad invecchiare e ad rinsecchire fino ad assomigliare ad una cicala, e fu appesa in una gabbia nel tempio dedicato ad Apollo a Cuma, in Campania.

A questo punto la Sibilla aveva un solo desiderio, la morte, che, però non fu soddisfatto. La Sibilla, era quindi legata al dio Apollo, quindi analizziamo la figura di questo dio chiamato con il nome di Apollo sia dai greci che dai romani. Apollo era detto Iberboreo.

Gli Iperborei erano i primi sciamani greci che vivevano e provenivano al di là del vento del Nord.

Nel mito greco Apollo ha l’appellativo di iperboreo, perchè egli, prima di recarsi al santuario di Delfi, aveva trascorso un anno nel territorio degli Iperborei, i quali erano descritti come uomini dalla lunga vita e particolari poteri magici. Alcuni iperborei svolgevano funzioni particolari anche presso l’oracolo apollineo di Delfi. Interessante notare come gli iperborei avessero conoscenze simili a quelle dei Druidi e la loro provenienza al di là del vento del Nord li colloca in una regione che potrebbe ben corrispondere alle antiche terre di stanziamento dei Celti nel nord dell’Europa.

Diodoro Siculo (I sec. a.C.) riprende un passo andato perduto di un opera di Ecateo dedicato alle popolazioni Iperboree, probabilmente datata VI sec. a.C. Secondo il testo a nord dell’Oceano di fronte al paese dei Celti vi era un’isola grande quanto la Sicilia dal clima talmente mite da permettere 2 raccolte l’anno. Qui vi era un culto riservato ad Apollo a cui erano dedicati un recinto sacro e un tempio circolare ricco di offerte. Ad esso era consacrata un’intera città in cui erano giunti diversi greci da Atene e Delo per onorarlo lasciando delle iscrizioni in lingua greca a perpetua memoria. Diodoro definì questo racconto favoloso, ma a qualcuno può venire in mente di paragonare il tempio circolare di Apollo con Stonehenge o con altri cromlech presenti nelle isole britanniche.

Apollo, quindi, si può considerare, alla luce dei fatti, un Dio discendente dalle divinità solari, se non celtica almeno pre-celtica. Nell’età del ferro le popolazioni autoctone costruirono effettivamente templi a pianta circolare associandoli alle osservazioni del movimento solare e degli astri. Il fatto che Ecateo a proposito del culto di Apollo nell’isola faccia cenno ad un ciclo di 19 anni fondato su osservazioni astronomiche, equivalente al “ciclo di Metone” introdotto nel V sec. a.C. ad Atene per conciliare l’anno lunare con quello solare, forse non è un caso. Sappiamo che i Celti calcolavano il tempo contando le notti e non i giorni, ma il calendario di Coligny (nell’Ain) si è rivelato un sistema di computo lunare, successivamente adattato all’anno solare. Quando gli dei greco-romani venivano introdotti nel mondo celtico, spesso acquistavano consorti femminili del luogo.

Apollo veniva chiamato Grannus come dio del cielo e Borvo come dio della medicina. Le mogli attribuite all’Apollo “celtico” erano Sirona , in Germania a Hochscheid, e Damona venerati alle sorgenti di Alesia. Sirona e Damona erano entrambe ritratte con spighe di grano e con serpenti, simboli di rinascita e di fecondità. Fino a qui abbiamo quindi ipotizzato una provenienza nordica del Dio Apollo, e quindi delle profetesse a lui attribuite.

Ora analizziamo la figura della Sibilla appenninica in particolare. La leggenda racconta, che la regina Sibilla e le altre meravigliose creature si trasformano in paurosi serpenti ogni fine settimana. Il serpente per i celti ha un simbolismo complesso: il fatto che cambi la pelle lo rende un simbolo di rinascita e viene associato a divinità guaritrici, come Sirona (una delle mogli di Apollo). E’ anche rappresentazione della fertilità ed è legato alle energie delle profondità terrestri (come il drago).

La conoscenza e la padronanza di queste energie da parte dei Druidi spiega perchè si autodefinissero “i serpenti”. Le stesse divinità sono strettamente legate al mondo animale e questo concetto si manifesta in due modi: il primo con la rappresentazione degli Dei sottoforma semizoomorfa e il secondo, con la metamorfosi, ossia il passaggio dalla forma umana a quella animale (come succedeva alla Sibilla di trasformarsi in serpente). la natura terricola dei serpenti, le loro abitudini carnivore e la loro abilità nell’uccidere evocano un potente simbolismo ctonio.

I serpenti compaiono in numerosi miti irlandesi, e, poichè in Irlanda non ci sono serpenti, bisogna dedurre che tali racconti siano di grande antichità. Il tema del serpente che fa la guardia ad un tesoro è diffuso nelle varie mitologie europee compresa l’Italia, ma è un tema di origine gallese: l’eroe dell’Ulster Conall Cernach ha un incontro con un grande serpente che fa la guardia ad un ricco tesoro.
L’ecclesiastico gallese Giraldus Cambrensis scrisse un racconto in cui una collana d’oro veniva custodita da un serpente in un pozzo del Pembrokeshire. Il mondo della regina Sibilla ricorda anche la concezione dell’oltretomba celtico: un mondo molto simile alla terra ma dove non c’è dolore, non c’è malattia, non c’è vecchiaia, non c’è decadenza. Un mondo pieno di musica, feste e di bellezza. Ma esiste un’altra concezione dell’oltretomba, nel mondo celtico, che è in netto contrasto: quello di un posto oscuro e pieno di pericoli , specialmente se visitato prima della morte fisica. Le nostre conoscenze del modo di pensare e di vivere dei Celti bisogna ricercarle nelle cronache dei commentatori del mondo classico contemporanei ai galli, dai documenti vernacoli dell’Irlanda e del Galles, e dall’archeologia.

L’oltretomba gallese era chiamato Annwfn, l’oltretomba irlandese era pressoché simile, e la loro localizzazione era immaginata in isole (Avalon), o sotto il mare o sottoterra. Ogni dio, poi, poteva avere un regno sotterraneo detto Sidh, in cui dominava. L’entrata poteva essere in un lago o in una caverna. Questo regno, da non confondere con l’oltretomba, il cui il termine (sidh) significa “pace” e anche “collina fatata”, era un mondo parallelo a quello quotidiano, paesaggio prediletto degli esseri invisibili, il mondo dove si assaporano i piaceri , e la musica echeggia in ogni dove.

Il mondo della Sibilla è veramente molto simile alla concezione di mondi, paralleli o di passaggio dopo la morte, dei Celti, da far pensare a vere e proprie contaminazioni. Le prime testimonianze dell’esistenza di un centro oracolare sugli Appennini, si hanno ad opera di Svetonio (circa 100 d.C.) nella sua “Vita di Vitellio” in cui scrive che l’oracolo appenninico fu consultato da Aulo Vitellio, che morì nel 69 d.C. Lo stesso Svetonio racconta un episodio riguardante la misteriosa Sibilla appenninica, condannata da Dio nelle profondità della montagna fino al giudizio universale , per essersi ribellata dopo aver saputo che non sarebbe stata lei a concepire Cristo, ma una vergine di origine ebrea. Anche nel III sec. d.C. si hanno delle notizie del centro oracolare con Trebelio Pollione nella “Vita di Claudio”, inserita nella sua “Historia Augusta” in cui racconta che l’imperatore Claudio II il Gotico si rivolse ad un oracolo presso i monti Sibillini per sapere del suo futuro.

La risposta dell’oracolo avveniva con il metodo delle “Sortes Virgilianes”, ossia con citazioni prese a caso dai testi di Virgilio che poi venivano interpretati. L’oracolo fu interpellato circa tre anni prima della morte di Claudio avvenuta per peste nel 271 d. C. (quindi il 268). Non c’è dubbio, quindi, che qui era presente un centro attivo in cui si prevedeva il fururo già in età romana, ma forse le sue origni sono precedenti, forse umbra, picena o forse celtica? Alcuni toponimi che rimandano alla civiltà celtica e alcuni interessanti ritrovamenti archeologici gallici, ci fanno pensare che questa popolazione raggiunse anche i territori vicini ai monti Sibillini. (Vi rimando al testo “Esino finis Italie”) Il metodo di divinazione descritto da Pollione è quello delle “sortes”: queste erano delle tavolette di legno di quercia, che recavano incise delle iscrizioni criptiche e senza senso, ma se combinate in modo causale formavano frasi di senso compiuto.

Nell’oracolo appenninico venivano usate le opere letterarie di Virgilio, che erano considerate di ispirazione divina.

Forse non è un caso che Virgilio, grande scrittore e noto mago e conoscitore di materie esoteriche, abbia frequentato questi luoghi ed abbia inciso sul lago di Pilato (località poco distante dal monte Sibilla) uno dei cerchi esistenti. Ricordiamo che anche i Druidi scrivevano sul legno per scopi magici e divinatori, e che l’albero della quercia era venerato da queste tribù. Andrea da Barberino (vero nome Andrea Mangaboti) scrisse, il “Guerin Meschino” racconto ambientato nel 824, in cui il protagonista fa visita alla Sibilla per sapere chi fossero i suoi genitori.  Arrivato alla grotta della regina o delle fate entra in una apertura a forma di scudo rovesciato, all’interno vi è una camera quadrata con intagliati dei sedili tutt’attorno, segue un cunicolo dove s’incontra un vento fortissimo, proseguendo il vento cala e si arriva fino ad un ponte molto stretto che sovrasta un profondo precipizio dove si sente scorrere un fiume, passata anche questa difficile prova si arriva in un’altra stanza dove due dragoni dagli occhi luminosi, tanto da rischiarare il locale come se fosse illuminato dal sole, stanno a guardia del luogo.

Passate senza paura queste due statue si arriva, dopo un altro cunicolo, ad una stanza quadrangolare, dove ci sono due porte che sbattono incessantemente. Qui bisogna decidere se entrare o no nel regno della Sibilla. Nel testo di Andrea da Barberino si racconta che fino a questo punto arrivarono 5 uomini di Montemonaco e Don Antonio Fumato, parroco di Montemonaco), ma non andarono avanti.

Proseguirono invece due cavalieri tedeschi e nel racconto anche il Guerin Meschino che incontrò Alcina, così si chiama la Sibilla nel testo, gli rivela di aver guidato Enea nel suo viaggio nell’Inferno e quindi di essere alquanto vecchia di età. Antoine de la Sale scrisse “Il Paradiso della Regina Sibilla ”, e visitò la grotta il 18 maggio 1420, lasciando la sua firma incisa sulle pareti accanto a quelle dei due cavalieri . Un tale Hans van Bamborg tedesco del XIV sec. e un’altra firma di incisa 50 anni più tardi di un tale Pacques. Fu Agnese di Borgogna, sposa del conte di Bourbon, a domandare al sottoposto Antoine de la Sale di verificare quello che si raccontava sui monti della Sibilla , riguardo ad un regno della regina rappresentato su un arazzo in suo possesso.

La Sale menziona, tra i visitatori della grotta, il nome di Thomin de Pons che dal cognome sembra provenire dall’Aquitania la stessa regione dei Lusignano per cui fu trascritta la leggenda di Melusina.

(Leggenda popolare raccolta da Raimondo di Arrase è collegata all’origine dei Lusignano: Melusina da Mére Lusine, è la moglie del conte Raymond de Forst, figlio del re dei Brettoni, dotata di poteri soprannaturali di veggenza e eterna giovinezza, dona l’eroico coraggio al marito. Ogni sabato però chiede al marito di lasciarla da sola, questo perchè essa si trasforma in un serpente, per altri autori in una sirena. Il marito geloso una sera la spia e vede la sua trasformazione. Melusina lascerà quindi suo marito dopo che questo ha scoperto il suo segreto, e ritornerà di tanto in tanto solo come presagio di sventure. Fu inseguito la protagonista di altri racconti come l’opera di Paracelso, la leggenda di Poitou, e Goethe.) Nel mito di Melusina si parla della sua trasformazione in serpente o in sirena. E’ interessante analizzare brevemente anche questo personaggio mitologico.

Noi le conosciamo nel mito greco in cui erano dette Nereidi, perchè figlie di Nereus e delle Oceanine. Erano ricche di fascino e bellezza, ma anticamente erano rappresentate come ragazze dal corpo di uccello che appollaiate sugli scogli ammaliavano i naviganti con il loro melodico canto, vivevano per l’eternità e possedevano poteri profetici.

Solo in seguito, circa VII sec. d.C., cambiarono aspetto, e vengono raffigurate metàdonne e metà pesce: La figura della sirena è però presente anche nelle culture antiche nordiche. Sono le Ondine, capaci di leggere il futuro, fare incantesimi e cantare con voce melodiosa e di bellezza stupefacente. Abitano in un castello sotto il mare ma bisogna passare attraverso il Maelstrom, un terribile gorgo nel mare del Nord.

Secondo il mito nordico le anime dei morti affogati in mare vanno a finire in questo reame comandato dalla regina Ran con le sue 9 figlie. Anche qui si può notare una similitudine tra le nereidi e le ondine da far pensare ad una antica contaminazione tra le civiltà classiche e le popolazioni del nord Europa. Sul monte Vettore, a poca distanza da quello della Sibilla e nella cui sommità vi si trova il lago di Pilato, vi è la cosiddetta “strada delle fate” o “sentiero delle fate”, ossia una faglia che crea una linea orizzontale chiamata così perchè percorsa dalle fate per tornare alle loro dimore dopo una notte di sfrenati balli nei paesi di Castelluccio, Colfiorito, Arquata e Pretare.

Qui esistono numerosissime leggende che parlano delle fate. Una di esse narra che gli abitanti del posto si vantano di saper ballare il saltarello marchigiano più di chiunque altro, perchè lo hanno imparato direttamente dalle fate. (si rimanda alla testo, “Folletti e fate marchigiani”). C’è chi ha ipotizzato che la grotta della Sibilla fosse un’antica tomba etrusca scavata nella roccia e decorata di affreschi con animali mitologici ed altri personaggi. Per questo motivo chi la visitava raccontava, suggestionato dalle immagini, di viaggi fantastici in mondi sconosciuti. 

Che una grotta esista è confermato da particolari scandagli effettuati dagli alpinisti del C.A.I. Nel 2000 un gruppo di esperti hanno sondato il luogo scoprendo, nel sottosuolo, la presenza di un vestibolo crollato , un labirinto formato da cunicoli che sfociano in una stanza di 20 m. di lunghezza e da 4-10 m. di larghezza. Questo luogo è considerato uno dei più misteriosi d’Italia (poco distante si trova il lago di Pilato dove si diceva si davano convegno le streghe e i negromanti) e questo può essere dovuto proprio ad antiche storie e fiabe narrate e tramandate da tempo immemorabile che attingono alle antiche tradizioni di popoli passati, magari appartenenti anche ai Celti e al loro mondo magico e fatato.

Per gli amanti dell’astrologia si rende noto che nella zona dei monti Sibillini sono visibili fenomeni luminosi simili alle cosiddette “luci di Hessdalen”. Il monte Sibilla è misterioso a tal punto che la forma della montagna assume l’aspetto di una donna.

La corona del Monte Sibilla sul versante orientale guardandola a quota 1900 m. circa, assume l’aspetto di una donna semicoperta con un copricapo. Proseguendo verso la cima si nota il fatto curioso che questo unico volto, per effetto ottico, si divide in tre profili di donna: uno grassottello di una bambina, quello affilato di una giovane donna e quello che sembra di una vecchia strega. Sembra l’allegoria della “conoscenza”: la bambina che poco conosce, la donna più matura e la vecchia che ha raggiunto la conoscenza superiore.

Alla luce delle ricerche effettuate si può concludere che l’antro della Sibilla è ciò che rimane di un antico culto per la divinazione praticato da sacerdotesse che davano i loro responsi. Doveva essere un luogo lontano dai villaggi, magico, dove la gente desiderosa di conoscere il futuro doveva arrivarci dopo un lungo cammino, diremo oggi, dopo un lungo pellegrinaggio. Nel medioevo la zona era interessata da strade di comunicazione che univano il Tirreno all’Adriatico, quali la Francisca e la via Imperiale. In seguito la zona passò ad un isolamento ed abbandono, ma il ricordo della Sibilla, del suo mondo e delle sue fate è rimasto nell’immaginario collettivo di una società contadina chiusa e conservatrice.

Gli scrittori che ne parlarono non fecero altro che rielaborare i racconti tramandati dagli anziani del posto. Sicuramente l’ipogeo doveva essere imponente e il culto molto radicato se il suo eco è giunto fino a noi nel terzo millennio. E ci piace, alla luce dei fatti descritti in questo testo, immaginare la Sibilla appenninica discendente da quella veggente Vittolfa, druidessa e profetessa celtica, che ancora incanta quei luoghi con il suo antico mistero e magico fascino.

http://home.tiscali.nl/giove/sibillapp.htm

Sankara, un Player B di 25 anni fa

«Il debito pubblico nella sua forma attuale, controllata e dominata dall’imperialismo, è una riconquista sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee. In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo assoluto, di coloro i quali hanno avuto l’opportunità, l’intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l’obbligo di rimborso.»

«Per l'imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità.»

Frasi che risuonano incredibilmente attuali... frasi pronunicate 25 anni fa da Thomas Sankara. Il Capitano Thomas Sankara è stato un leader molto carismatico, per tutta l'Africa Occidentale sub-sahariana. Cambiò il nome di Alto Volta ed è stato il 1° Presidente del Burkina Faso, e si impegnò molto in favore di riforme radicali per eliminare la povertà. Questi elementi combinati tra loro hanno contribuito a farlo considerare e soprannominare come "il Che Guevara africano".

Il suo governo incluse un grande numero di donne, condannò l'infibulazione e la poligamia, promosse la contraccezione. Fu il primo governo africano a dichiarare che l'AIDS era la più grande minaccia per l'Africa. Fece costruire centri sanitari in ogni villaggio burkinabé (l’Unicef definì la campagna di vaccinazione effettuata sui bambini, la più grande registrata nel mondo) e cantieri per opere idrauliche, creando un Ministero dell’Acqua. Sua madre e i suoi collaboratori viaggiavano sempre in classe economica e a ranghi ridotti nelle visite diplomatiche. Vendette la maggior parte delle Mercedes in forza al governo e proclamò l'economica Renault 5, automobile ufficiale dei ministri.

Si schierò contro il Sistema, quello che oggi definiamo con l'acronimo del NWO e per questo per me è annoverabile come Player B... e come moltissimi altri Player B ne condivise la sorte.

Sankara venne ucciso il 15 ottobre 1987 insieme a dodici ufficiali, in un colpo di stato organizzato da un suo ex compagno d'armi (e poi suo braccio destro), l'attuale presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré con l'appoggio di Francia e Stati Uniti d'America.

 

venerdì 1 febbraio 2013

Sui Teschi allungati

Trovato teschio anomalo in un cimitero preispanico di Sonora.


Poichè l'uomo spesso agisce per imitazione io ritengo che questi popoli abbiano visto o avuto contatti con esseri caratterizzati da una particolare forma cranica e, volendo assomigliare a loro, hanno escogitato meccanismi di deformazione fisica tale da giustificare agli occhi dei "normali" l'appartenenza a un ceto sociale superiore, oserei dire divino. Quale modo migliore per divinizzare l'autorità e quindi legittimare il potere che quello di somigliare in tutto e per tutto agli dei?

Di teschi così deformati ce ne sono diversi in diverse culture... possibile mai che tutte queste culture abbiano ideato la stessa modalità per assumere quei caratteri distintivi di alto rango come viene sostenuto nelle ipotesi scientifice degli scettici?


Forse hanno avuto tutti un punto di riferimento comune.

Ma allora tutti questi popoli devono avere avuto l'opportunità di aver visto fisicamente gli "dei".




Introduzione alle Chemtrails

Notate qualcosa di strano? Esatto in mezzo c'è una scia che non dovrebbe esistere...


Forse qualcuno avrà notato in questi ultimi anni un aumento delle "scie degli aerei", e forse qualcuno no. Per lo più non ci si fa caso, del resto fra di noi sono pochissimi ormai i contadini che per mestiere guardano continuamente il cielo. Dal punto di vista dell'inquinamento la questione però non è indifferente; se vediamo sempre più aerei (con o senza scia al seguito) sorvolare i nostri cieli questo vuol dire che siamo esposti ad un inquinamento dell'aria sempre più pesante.

Un aereo infatti consuma molto più di una semplice automobile, ed il suo contributo all'inquinamento è paragonabile a quello di 300 autovetture; come se non bastasse gli additivi che vengono aggiunti al cherosene degli aerei contengono addirittura alluminio e bario, due metalli estremamente tossici per la nostra salute (l'alluminio é sospettato di essere una delle cause più importanti del morbo di Alzheimer e del morbo di Parkinson, è tossico per il sistema neuorologico e per quello digestivo, il bario è sospettato di essere una delle possibili concause della sclerosi multipla, può causare ipertensione muscolare anche a danno del cuore, può causare problemi al fegato, allo stomaco e ai reni).

Ma la cosa più sconvolgente è che, se si osserva costantemente il cielo, si notano delle cose molto strane, che fanno vedere come molto sospetto tutto questo traffico aereo, e che ci fanno dubitare fortemente che quelle scie dietro agli aerei siano costituite solamente di vapore acqueo.

La prima cosa che non quadra è l'andamento assolutamente irregolare del traffico aereo nei nostri cieli odierni: ci sono giorni (specialmente in primavera ed in estate) in cui il traffico aereo diurno è ridottissimo, mentre in altri giorni il traffico, nelle stesse ore, è addirittura 10 volte maggiore. E se non ci credete per piacere mettete il naso all'insù e controllate coi vostri occhi, visto che ci sono decine di migliaia di persone in Italia che si sono accorte di queste stranezze e le hanno denunciate, e che persino tre comuni emiliani le hanno descritte in una loro mozione.


Ovviamente parlare di normale traffico aereo civile con frequenze di volo questo tipo è assolutamente fuori luogo, ma la cosa più strana è che il traffico aereo quasi quotidianamente subisce un'impennata alla sera: dopo le 21 o le 22, se si scruta attentamente il cielo o si presta ascolto al rombo degli aerei, se ne vede passare addirittura uno ogni due minuti. Ma cosa succede allora? E perché spesso ci sono voli continui anche all'una, alle due, alle tre, persino alle quattro di notte, quando di regola non ci sono aerei in decollo o in atterraggio? Una semplice legge della fisica sulla propagazione del suono ci impedisce di udire il rombo di un aereo che voli alle normali quote di crociera (oltre gli 8 km di altezza) per cui se ne sentiamo il rombo vola basso, e allora, a meno che non stia facendo qualcosa di strano ed inusuale, dovrebbe essere impegnato in una manovra di decollo o di atterraggio.

E che c'entra tutto questo con le scie direte voi? C'entra, perché nelle notti di luna piena si vede bene che dietro questo traffico aereo impazzito ci sono delle scie, e perché nei giorni in cui il traffico diurno subisce un'impennata quasi tutti gli aerei che si vedono nel cielo hanno una scia al seguito.



Ovviamente tutto quello che vi dico resterà lettera morta se non osserverete di continuo il cielo nei prossimi giorni (e nelle prossime notti), possibilmente ogni 10/15 minuti, per controllare di persona quello che avviene. Se volete potete anche utilizzare un utilissimo strumento, ovvero il sito flightradar, uno strumento che vi permette di scoprire una cosa incredibile: praticamente tutti questi voli anomali, questi voli che esulano da uno schema di frequenze regolari (come ci si dovrebbe aspettared dal normale traffico civile) volano in incognito, a transponder spento.

Caspita, questo vuol dire che con un semplice strumento informatico messo a disposizione di tutti su internet possiamo verificare che questi sono dei veri e propri "aerei fantasma", ovvero che si tratta di missioni clandestine. Vi assicuro che a contarli in certi giorni vi potreste stupire di scoprire di come sopra la vostra testa ci siano centinaia di voli clandestini, provare per credere.

Se a questo punto incuriositi controllerete il cielo noterete come le scie degli aerei invece di persistere per pochi minuti (come solevano fare un tempo) persistono molto spesso per 3 o 4 ore, o che vengono rilasciate da aerei che volano inusitatamente a bassa quota, o che volano in coppie o terzetti (agli aerei civili è vietato volare in formazione). Queste scie per altro lasciano il cielo offuscato, come se in realtà ciò che viene fuori dagli aerei non si fosse mai dissipato, ma semplicemente disperso, sparpagliato in una zona più ampia.

E se avrete la costanza di guardate sempre più spesso il cielo scoprirete che a volte queste maledette scie degli aerei offuscano notevolmente la radiazione solare; e se controllate il cielo con costanza scoprirete che ci sono giorni in cui il cielo al vostro risveglio è azzurro, ma che dopo decine di passaggi di aerei con scia il cielo si trasforma in una bianca ragnatela, e successivamente, quando le scie si espandono sovrapponendosi, il sole scompare dietro una coltre di "nuvole artificiali" ovvero di "velature non nuvolose".

Quale sarà allora il vostro sconcerto nel controllare che i servizi meteorologici in quei giorni prevedono delle "velature nuvolose"? Ma come, voi vedete coi vostri occhi che gli aerei lasciando delle bianche schifezze che restano in cielo per mezza giornata offuscando il sole, e vi tocca leggere sul servizio meteorologico che si tratta di normali nuvole? Ma a che gioco stiamo giocando?


A questo punto se andate a fondo della questione scoprite che i siti meteo ed i meteorologi tutti (o quasi) si sono impegnati da alcuni anni ad affermare che in cielo non c'è niente, ma proprio niente di strano, e poi magari vi verrà in mente un collegamento, ovvero che i dati per le previsioni del tempo provengono dall'aeronautica militare.

I militari, già, sono proprio loro che sono stati responsabili di test portati avanti con agenti chimici ed infettivi dispersi su milioni di cittadini inermi e non consenziente utilizzati come cavie, come conferma persino il governo britannico e come rivela il canale video di National Geographic.

A questo punto il quadro inizia a delinearsi con maggiore precisione, anche se magari sfuggono le motivazioni precise per una simile operazione e per l'utilizzo di queste micidiali scie chimiche che contengono (adesso come nelle sperimentazioni del passato) sia prodotti chimici che agenti infettivi pericolosi per l'uomo e per altri esseri viventi.

Per intravedere quale sia il malvagio disegno e quali gli oscuri motivi di quanto avviene nei nostri cieli ovviamente non basta un piccolo articolo come questo, che può servire solo da introduzione alla comprensione del fenomeno.

Ma è disponibile in rete un intero dossier sull'argomento che si può sia scaricare che consultare on line, oppure, per chi è interessato ad una trattazione più succinta, c'è un articolo che sintetizza più brevemente molti degli aspetti salienti della questione.

Ah quasi dimenticavo, fra la gente pagata dai servizi segreti governativi per dire che in cielo è tutto normale e (pensate un poco a cosa arrivano) che la frequenza dei voli aerei è assolutamente regolare, ci sono decine di persone aderenti al CICAP (Piero Angela compreso), ma le cose che dicono loro e gli altri negazionisti delle scie chimiche sono così ridicole che arrivano continuamente a smentirsi a vicenda e a cadere in contraddizioni continue. Per altro ciò che affermano viene continuamente smentito da quello che si vede nel cielo.

Di fronte a cieli sempre più spesso coperti da scie degli aerei troviamo infatti meteorologi che pur di negare le scie chimiche continuano ad affermare che le scie (che loro chiamano "di condensa") causano solo lievi schermature al sole, e su piccola scala. Se guardate il cielo e poi leggete le loro fandonie capirete bene quello che sta succedendo in realtà.


Se poi vi chiedete come mai molta gente non se n'è ancora accorta, oppure come mai molte persone pur se informate del fenomeno fanno finta di niente e cercano di non pensarci, forse siete all'oscuro che persino sui quotidiani nazionali ed esteri si parla da tempo di congegni per la manipolazione mentale che funzionano utilizzando ben precise frequenze elettromagnetiche, e che esistono persino brevetti vecchi di 40 anni che li descrivono.


Ebbene sì, il proliferare di antenne su ogni angolo del nostro pianeta potrebbe essere legato non solo alla telefonia mobile, ma anche a qualcos'altro.

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