giovedì 7 febbraio 2013

Sognando Visoko

Da una dichiarazione del ricercatore Sam Semir Osmanagich, Ph.D. Membro Estero dell’Accademia Russa di Scienze Naturali e Professore di Antropologia presso l’American University in Bosnia-Herzegovina.


Nell’aprile del 2005 mi recai per la prima volta nella città di Visoki, 20 miglia a nord-ovest di Sarajevo, la capitale della Bosnia-Herzegovina. La mia attenzione fu catturata da due colline modellate in modo regolare, che in seguito chiamai le Piramidi Bosniache del Sole e della Luna. Per migliaia di anni gli abitanti della zona avevano considerato quelle colline come un fenomeno naturale perché erano coperte da circa un metro di terreno e vegetazione.

Comunque, quando vidi per la prima volta le loro facciate triangolari, la stessa pendenza, evidenti angoli e orientamento verso i punti cardinali, compresi che dovevano essere state costruite da una forza diversa da quella della natura. Poiché investigavo piramidi da decenni sapevo che quelle trovate in Cina, Messico, Guatemala o El Salvador presentavano la stessa casistica di piramidi coperte da detriti e vegetazione.


Nel 2005 ebbe inizio il lavoro a questo progetto e pagai imprese di costruzione e geologi affinchè facessero scavi e analisi geo-morfologiche. Annunciai al mondo, durante la conferenza stampa a Sarajevo nell’ottobre del 2005, la scoperta delle prime piramidi in Europa.

Poco dopo costituimmo la fondazione non-profit Archaeological Park: Bosnian Pyramid of the Sun Foundation e da quel momento l’investigazione delle piramidi in Bosnia diventò il progetto interdisciplinare più grande del mondo nel campo dell’archeologia. Impiegammo più di 340.000 ore di lavoro in scavi archeologici, esami di campioni e datazione al radiocarbonio nel periodo tra il 2005 e il 2012.


Abbiamo appurato che la Valle delle Piramidi Bosniache consiste in cinque strutture piramidali finora scoperte che ho chiamato: Le Piramidi Bosniache del Sole, della Luna, del Drago, della Madre Terra e dell’Amore. Il sito include anche un complesso di tumuli e un enorme labirinto sotterraneo.

Questa scoperta è storica e cambia la nostra conoscenza della storia antica Europea per diverse ragioni:

Queste sono le prime piramidi rinvenute in Europa. Il sito include la più grande struttura piramidale del mondo. La Piramide Bosniaca del Sole – con più di 220 metri di altezza è molto più alta della Grande Piramide d’Egitto (147 metri).

La Piramide Bosniaca del Sole ha, secondo L’Istituto Bosniaco di Geodesia, l’orientamento più preciso verso il nord cosmico con un errore di 0 gradi, 0 minuti e 12 secondi.

La Piramide Bosniaca del Sole è completamente coperta da blocchi di cemento fatti artificialmente. Le caratteristiche del cemento, come l’estrema durezza e il basso assorbimento dell’acqua (intorno all/1%), sono, secondo le istituzioni scientifiche per i materiali di Bosnia, Italia e Francia, molto superiori ai moderni cementi.

Le piramidi sono coperte da terreno che è, secondo lo State Institute for Agro-pedology from Sarajevo (Bosnia-Herzegovina), vecchio di 12.000 – 15.000 anni. La datazione al radiocarbonio del materiale organico trovato sui blocchi di cemento e un metro sotto gli strati di detriti e argilla, eseguito da L’Istituto per la datazione al carbonio di Kiev, Ukraine nell’agosto 2012, ha confermato che la costruzione era già lì 24,800 +/- 200 anni fa. Questo ritrovamento conferma che le Piramidi Bosniache sono anche le più antiche piramidi conosciute del pianeta.

Sotto la Valle delle Piramidi Bosniache si trova una estesa rete di tunnel sotterranei e stanze che proseguono per un totale di 10 miglia.

Sculture di ceramica sono state scoperte nel labirinto sotterraneo, con una massa fino a 8 tonnellate che lo rende il più grande ritrovamento finora effettuato del mondo antico.


Diverse squadre di fisici ed ingegneri elettrici di Croazia, Italia, Serbia e Finlandia hanno rilevato e misurato un’onda di energia (campo elettromagnetico) proveniente dalla cima della Piramide Bosniaca del Sole. Il raggio dell’onda è di 4,5 metri con una frequenza di 28 kHz, un’intensità di 3,9 V. L’onda è continua e la sua intensità cresce man mano che si innalza e si allontana dalla piramide. Questo fenomeno contraddice le leggi conosciute della fisica e della tecnologia. Questa è la prima prova della tecnologia non-herziana del Pianeta. Sembra che i costruttori della piramide avessero creato una macchina a moto perpetuo molto tempo fa e questa “macchina di energia” stia ancora lavorando!

Inoltre, un’onda di ultrasuoni è stata scoperta sulla cima della Piramide Bosniaca del Sole della stessa frequenza che arriva con blocchi regolari 9.3333 Hz da ognuno con picchi di 28.3000 kHz. Queste sono proprietà delle macchine a energia, non di colline piramidali. Alla fine del 2012 la fonte dell’energia è stata localizzata a 1,5 miglia sotto la piramide con una potenza esterna maggiore di 10 kW.


Nel labirinto sotterraneo, nel 2010, furono rinvenute tre camere e un piccolo lago blu. Le analisi dell’energia mostrano che il livello di ionizzazione di 43,000 ioni negativi è 200 volte maggiore della concentrazione media presente fuori il che rende le camere sotterranee delle “camere di guarigione”.

Ulteriori rilievi elettromagnetici nel 2011 confermarono che i livelli di radiazione negative attraverso le griglie di Hartman, Curry e Schneider sono uguali a zero nei tunnel. Non c’erano radiazioni tecniche (dalle linee elettriche e/o altra tecnologia) trovate nei tunnel e nessuna radioattività cosmica. Le sculture di ceramica erano posizionate sopra I ruscelli d’acqua sotterranei e le energie negative si trasformavano in positive. Tutti questi esperimenti indicavano il labirinto sotterraneo come la più sicura costruzione sotterranea nel mondo e questo ne fa il posto ideale per il ringiovanimento e la rigenerazione del corpo.


Duecento anni di egittologia non hanno prodotto una risposta soddisfacente alla domanda di che cosa fosse la reale funzione delle più vecchie e maggiori piramidi.

In soli sei anni, la nostra ricerca in Bosnia ha applicato metodi scientifici interdisciplinari, per guardare a questo complesso attraverso la dimensione fisica, energetica e spirituale. Abbiamo fatto da pionieri con risultati che influenzano l’intera sfera della conoscenza e della scienza delle Piramidi. La nostra storia sta cambiando ad ogni nuova scoperta.

Forse riscrivendo le nostre origini e imparando a comprendere il passato possiamo anche cambiare il nostro presente e indirizzare al meglio il nostro futuro.

mercoledì 6 febbraio 2013

La Lingua Aymarà

Nel 1984, un matematico boliviano, Ivan Guzman de Rojas, fece progredire notevolmente la tecnica del software degli elaboratori elettronici, dimostrando che la lingua aymarà poteva essere adoperata per tradurre simultaneamente l’inglese in diverse altre lingue. Dell’atamiri di Guzman, parola aymarà che significa “interprete”, si servì la Commissione del Canale di Panama per tradurre un esame commerciale per i Wang Laboratories.

Come aveva fatto Guzman a compiere con un semplice personal computer ciò che gli esperti di undici università europee, servendosi di elaboratori più complicati, non erano riusciti ad eseguire?

Il segreto della sua macchina, che aveva risolto un problema ritenuto insolubile dagli esperti di traduzione computerizzata di tutto il mondo, è la struttura rigidamente logica ed inequivoca della lingua aymarà, che risulta ideale per essere trasformata in un algoritmo computerizzato.

L’aymarà è semplice e rigoroso, la qual cosa vuol dire che le sue regole di sintassi sono sempre applicabili e possono essere trascritte in modo conciso nella specie di stenografia algebrica comprensibile dai computer. In effetti, la sua purezza è tale che alcuni storici della lingua ritengono che essa non si sia mai evoluta, come le altre lingue, ma sia stata inventata dal nulla.

L'algoritmo aymarà viene così impiegato come lingua-ponte. La lingua di un documento originale viene tradotta prima in aymarà e poi in diverse altre lingue. Alcuni test comparativi hanno dimostrato che l’Atamiri di Guzman è uno dei più veloci sistemi di traduzione al mondo.

Dove. L'aymarà è un linguaggio parlato da due milioni e mezzo di individui, esteso in un'area importante nell'altopiano tra Perù e Bolivia e il contrafforte andino delle regioni di Moquegua e Tacna (Perù) e Tarapacá (Cile). La maggiore concentrazione si ha nella parte boliviana del Lago Titicaca, dove vive la popolazione degli Aymarà.

Quando. Questa lingua, forse, esiste da quattromila anni. Il fatto che una lingua apparentemente artificiale, governata da una sintassi filo-informatica, sia parlata nei dintorni di Tiahuanaco era una pura coincidenza? Oppure l'aymarà poteva essere un retaggio di una grande cultura passata (Atlantide)?
Dopo aver studiato la mitologia degli Aymarà e rovistato fra i resti del tempio del Sole, Arthur Posnansky concluse che Tiahuanaco, la città abbandonata sul Titicaca, era popolata originariamente da genti provenienti da Aztlan, l’isola del paradiso perduto degli Aztechi (Atlantide).

http://www.climatrix.org/2009/10/aymara-la-lingua-perfetta.html

martedì 5 febbraio 2013

La Fabbrica degli Schiavi

Le terribili immagini portate all’attenzione del mondo con l’apertura dei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, oltre ai tragici numeri relativi all’Olocausto di milioni di ebrei e altre minoranze, conservano tra i loro orrori anche gli indicibili esperimenti medici perpetrati dai medici nazisti sulle cavie umane che la ‘soluzione finale’ consegnava loro.

Ma mentre la denuncia e la condanna dei crimini di guerra legati allo sterminio degli ebrei sono stati negli anni mantenuti nella memoria collettiva anche attraverso opere cinematografiche di un certo rilievo, le oscure vicende legate agli esperimenti scientifici e ai risultati conseguiti passarono, forse volutamente, in secondo piano.

Durante la Seconda guerra mondiale, in alcuni campi di concentramento nazisti, venne effettuata sperimentazione umana usando come cavie i deportati. Tali esperimenti sono stati ritenuti crudeli, al pari di quelli operati nello stesso periodo dall'Unità 731 dell'esercito giapponese, e per questo medici e amministratori coinvolti furono condannati per crimini contro l'umanità in alcuni processi secondari di Norimberga. I fini dichiarati erano in molti casi quello di verificare la resistenza umana in condizioni estreme o di sperimentare dei vaccini, ma in alcuni casi i fini non sono riconducibili ad altro che alla perversione del personale medico.

Si registrarono casi di esperimenti di decompressione per il salvataggio da grande altezza, esperimenti di congelamento/raffreddamento prolungato, esperimenti di sterilizzazione e le ricerche sui gemelli monozigotici; Gli esperimenti erano condotti da Josef Mengele, ad Auschwitz e Birkenau. Le ricerche partivano da misurazioni meticolose e assolutamente precise di comparazione fra i gemelli (che erano di ogni nazionalità, ma soprattutto ungheresi, senza distinzione di sesso, età o altro dato genetico se non l’essere gemelli). Dopo aver misurato e indagato ogni singolo centimetro del corpo dei gemelli, appurate le eventuali differenze fra fratelli, i soggetti venivano addormentati con un’iniezione di Evipan sul braccio e poi uccisi con un’iniezione di cloroformio fatta personalmente da Mengele direttamente nel cuore. I corpi venivano a questo punto sezionati e studiati dall’interno. Pare che il 15% dei gemelli esaminati sia stato ucciso in questo modo o durante qualche operazione chirurgica.

Josef Mengele (Günzburg, 16 marzo 1911 – Bertioga, 7 febbraio 1979) è stato un medico nazista ed ufficiale delle SS tedesco. Laureato in antropologia all'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera e in medicina alla Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte, è tristemente noto per i crudeli esperimenti medici e di eugenetica che svolse, usando come cavie umane i deportati, anche bambini, del campo di concentramento di Auschwitz.
Josef Mengele nel 1935 a sinistra e in una foto segnaletica del 1956 a destra

Il nome di Mengele, sopravvissuto alla cattura e al processo di Norimberga grazie alla sua fuga in Sud America, è associato anche a una serie di ancora più oscuri esperimenti, passati alla cronaca come Progetto Monarch, ovvero la ricerca sul controllo e sulla programmazione mentale.

Gran parte di essa è stata confiscata dagli Alleati ed è ancora classificata ai nostri giorni.

C’è infatti chi sostiene che la sua fuga sia stata organizzata da parte dei servizi segreti americani in combutta con alcuni segmenti dell’alta gerarchia nazista come ramo parallelo dell’Operazione Paperclip, la stessa operazione che portò Werner Von Braun alla NASA e gli USA sulla Luna. Questo al fine di entrare in possesso della documentazione e dei risultati delle ricerche del Mengele relativamente alla programmazione mentale. Sempre secondo questi infatti le ricerche di Mengele servirono come base per l’illegale e segreto programma di ricerca CIA chiamato MK-ULTRA.

”Il miglior programmatore, si potrebbe forse conferire lui il titolo di padre della programmazione Monarch, un ex-medico del campo di concentramento nazista. Migliaia di schiavi Monarch controllati mentalmente negli Stati Uniti avevano il “Dr. Green” (pseudonimo di Mengele) come loro programmatore capo “

”Il Dr. Joseph Mengele, conosciuto ad Auschwitz, fu il principale promotore del Progetto Monarch, basato sul trauma, e dei programmi MkUltra della CIA. Mengele e circa 5000 altri nazisti di alto rango sono stati segretamente trasferiti negli Stati Uniti e nel Sud America all’indomani della seconda guerra mondiale in una Operazione progettata dalla Paperclip. I nazisti hanno continuato la loro opera nello sviluppo di tecnologie di controllo mentale e missilistica in segreto nelle basi sotterranee militari. L’unica cosa che c’è stata detta era che il lavoro di progettazione missilistica era portato avanti in collaborazione con l’ex celebrità nazista Warner Von Braun. Gli assassini, i torturatori, i mutilatori che hanno spezzato migliaia di vite sono stati discretamente tenuti da parte, occupando comunque le basi sotterranee militari degli Stati Uniti che a poco a poco sono diventate la dimora di migliaia e migliaia di bambini americani rapiti dalle strade (circa un milione l’anno) e messi in gabbie di ferro impilate dal pavimento al soffitto come parte della “rieducazione”. Questi bambini sarebbero stati utilizzati per affinare e perfezionare ulteriormente le tecnologie sul controllo mentale di Mengele. Alcuni bambini selezionati (almeno quelli che sopravvivevano alla ‘rieducazione’), sarebbero diventati gli schiavi controllati mentalmente del futuro che sarebbero poi stati utilizzati in migliaia di lavori diversi che vanno dalla schiavitù sessuale agli omicidi. Una parte consistente di questi bambini, che erano considerati materiali di consumo, sono stati abbattuti intenzionalmente di fronte (e da) altri bambini, al fine di traumatizzare il tirocinante selezionato in totale rispetto e sottomissione.”

Il progetto MKULTRA (conosciuto anche come MK-ULTRA) si riferisce ad una serie di attività svolte dalla CIA tra gli anni cinquanta e sessanta che aveva come scopo quello di influenzare e controllare il comportamento di determinate persone (cosiddetto controllo mentale). Il progetto non è mai stato reso ufficialmente pubblico dalla CIA, ma vi sono varie testimonianze dirette che riferiscono di esperimenti condotti da personale dell’intelligence. Tali esperimenti prevedevano la somministrazione dell’ipnosi, sieri della verità, messaggi subliminali, LSD ed altri tipi di violenze psicologiche su cavie umane.

Si suppone che uno degli scopi del progetto fosse quello di modificare il livello di percezione della realtà di alcune persone, costringendole a compiere atti senza rendersene conto; una delle ipotesi vuole che la CIA fosse interessata alla possibilità di creare degli assassini inconsapevoli.

Nel 1977, grazie alla legge sulla libertà di informazione, furono derubricati alcuni documenti che testimoniavano la partecipazione diretta della CIA al programma MKULTRA.

Il progetto fu portato all’attenzione dell’opinione pubblica per la prima volta dal Congresso degli Stati Uniti e da una commissione chiamata Rockfeller Commission. Tale commissione pubblicò un documento che recitava:

«Il direttore della CIA ha rivelato che oltre 30 tra università e altre istituzioni sono coinvolte in un programma intensivo di test che prevede l’uso di droghe su cittadini non consenzienti appartenenti a tutti i livelli sociali, alti e bassi, nativi americani e stranieri. Molti di questi test prevedono la somministrazione di LSD. Almeno una morte, quella del Dr. Olson, è attribuibile a queste attività»

Il progetto Mk-Ultra fu ordinato dal direttore della CIA Allen Dulles il 13 aprile 1953, al fine di contrastare gli studi russi, cinesi e coreani sul cosiddetto controllo mentale (mind control), ovvero sul controllo della psiche delle persone. Questa tecnica poteva portare numerosi vantaggi per gli USA, come ad esempio la creazione di assassini inconsapevoli o il controllo di leader stranieri scomodi (come ad esempio Fidel Castro).

Nel 1964 il progetto fu rinominato MKSEARCH in quanto si stava specializzando nella creazione del cosiddetto siero della verità, sostanza che sarebbe poi stata usata per interrogare esponenti del KGB durante la guerra fredda. Dato che quasi tutti i documenti riguardanti l’MK-ULTRA sono stati distrutti dall’allora direttore della CIA Richard Helms, è praticamente impossibile poter ricostruire tutte le attività svolte nell’ambito di questo progetto.

La stessa agenzia ha successivamente riconosciuto che quei test avevano una debole base scientifica e che gli agenti posti all’esecuzione e controllo degli esperimenti non erano ricercatori qualificati.

I documenti recuperati fanno presupporre, con un sufficiente margine di certezza, che la CIA abbia usato radiazioni e LSD al fine di controllare le menti delle cavie. Le vittime erano dipendenti della CIA, personale militare, agenti governativi, prostitute, pazienti con disturbi mentali e gente comune; il tutto con lo scopo di verificare che tipo di reazione avessero queste persone sotto l’influsso di droghe e altre sostanze.

Tuttavia, la portata dell’MK-ULTRA, non si ferma qui. Vennero sistematicamente utilizzate sedute di elettroshock, torture fisiche/mentali e abusi sessuali su molti soggetti, compresi i bambini come dimostrato dalla foto declassificata di questa giovane vittima di 8 – 10 anni sottoposta a 6 mesi di LSD, elettroshock, privazione sensoriale. Circa ogni 60 minuti la memoria le veniva cancellata ed ora il suo cervello è come quello di un neonato.

Il Dottor Sidney Gottlieb, l’ideatore di tutti gli esperimenti, era solito anche torturare le vittime aggiungendo alla normale dose di droga anche rumori molesti o costringendoli ad ascoltare frasi offensive a ciclo continuo.

Anche se gli obiettivi ammessi dei progetti erano quelli di sviluppare metodi di tortura e interrogatorio da usare contro i nemici del paese, alcuni storici hanno affermato che il progetto mirò a creare il “candidato della Manciuria”, programmato per compiere atti diversi, quali omicidi e altre missioni segrete.

Ufficialmente il programma subì uno stop all’inizio degli anni ’60 a causa dell’inchiesta della Commissione Rockfeller anche se diversi whistle-blowers affermano che il progetto ha assunto un basso profilo e il programma Monarch sia diventato il suo successore “classificato”. L’affermazione più incriminate finora fatta da un funzionario del governo per quanto riguarda la possibile esistenza di un progetto MONARCH venne estratta da Anton Chaitkin, uno scrittore per il Taurillon. Quando venne chiesto direttamente all’ex direttore della CIA William Colby: “Cosa ne pensa del progetto Monarch?”, rispose con rabbia e con ambiguità, “Ci siamo fermati tra la fine del 1960 e i primi anni del 1970”.

Ciò che si suppone è invece che, nonostante gli esiti della commissione d’indagine sul programma MK-ULTRA che di fatto bloccò il progetto alla CIA, lo stesso proseguì sotto altre forme e venne utilizzato da vari gruppi e organizzazioni per vari scopi in maniera ancora più segreta e con obiettivi forse ancora più subdoli e inquietanti. Secondo Fritz Springmeier, questi gruppi sono conosciuti come il “Network” e formano la struttura portante del Nuovo Ordine Mondiale in cui il condizionamento mentale è una delle colonne portanti su cui l’intero progetto si fonda.

Il controllo mentale Monarch è chiamato in questo modo in riferimento alla farfalla Monarca – un insetto che comincia la sua vita come un verme (che rappresenta il potenziale non sviluppato) e, dopo un periodo nel bozzolo (programmazione) rinasce come splendida farfalla (lo schiavo Monarch). Alcune caratteristiche specifiche per la farfalla monarca, sono applicabili anche al controllo mentale.
Ecco come alcuni whistle-blowers parlano del Progetto Monarch.

”Uno dei motivi principali per cui la programmazione Monarch ha assunto questo nome fu la farfalla monarca. La farfalla monarca impara dove è nata (radici) e passa questa conoscenza genetica ai suoi discendenti (di generazione in generazione). Questo è stato uno degli animali che ha fatto tacere gli scienziati, rendendo scientifico il fatto che il sapere possa essere trasmesso geneticamente. Il programma Monarch si basa sugli obiettivi Nazisti/Illuminati di creare una razza superiore, in parte attraverso la genetica. Se la conoscenza può essere trasmessa geneticamente (ed è così), allora è importante che vengano trovati i corretti genitori che possano passare la corretta conoscenza a quelle vittime selezionate per il controllo mentale Monarch“

“Quando una persona sta subendo traumi indotti da elettroshock, è provato che essa subisce una sensazione di leggera vertigine, come se si sentisse sospeso o fluttuante come una farfalla. Vi è anche una rappresentazione simbolica relativa alla trasformazione o alla metamorfosi di questo bell’insetto: da un bruco in un bozzolo (dormienza, inattività), ad una farfalla (nuova creazione), che ritorna al suo punto di origine. Tale è il modello migratorio che rende questa specie unica.”

”La base per il successo della programmazione Monarch è che possono essere create differenti personalità o parti di personalità, che non si conoscono tra loro, ma che possono prendere il controllo del corpo in momenti diversi. Le pareti di amnesia costruite grazie ai traumi, formano uno scudo protettivo di segretezza che protegge i colpevoli dall’essere scoperti, e impedisce alla personalità principale di sapere quando il sistema di cambio personalità è attivo. Lo scudo del segreto permette ai membri del culto di vivere e di lavorare assieme agli altri e di rimanere totalmente inosservati. La personalità dominante potrebbe essere un buonissimo cristiano, ma la personalità che si nasce sotto di essa potrebbe essere più satanica di quella di Mr. Hyde (Guardatevi BTK Bind Torture Kill). Si cerca di fare molto sotto il profilo del mantenimento della segretezza della agenzia di intelligence o del gruppo occulto che sta controllando lo schiavo. Il tasso di successo di questo tipo di programmazione è alto, ma quando fallisce, i fallimenti vengono eliminati attraverso la morte. Ogni trauma e tortura serve a uno scopo. Una grande quantità di sperimentazioni e ricerca furono condotti per sapere cosa poteva essere fatto e cosa no. Vennero elaborati grafici con i dati statistici su quanto si potesse torturare un corpo di un dato peso e di una data età senza che tale individuo morisse.”

I livelli di programmazione Monarch identificano le “funzioni” dello schiavo e prendono il nome dalla elettroencefalografia (EEG) delle onde cerebrali ad essi associate.

Considerata come la programmazione “generale” o regolare, quella ALPHA si situa all’interno delle dinamiche di base del controllo della personalità. E’ caratterizzata da una ritenzione mnemonica estremamente pronunciata, insieme ad un sostanziale incremento della forza fisica e visiva. La programmazione alpha si realizza attraverso la deliberata suddivisione della personalità delle vittime, in sostanza, provoca una divisione sinistra-destra del cervello, consentendo una riunione programmata dell’emisfero sinistro e destro attraverso la stimolazione neuronale.

La BETA rappresenta la programmazione “sessuale” (schiavi sessuali). Questa programmazione elimina le convinzioni morali apprese e stimola l’istinto sessuale primitivo, privo di inibizioni. Alterego “Gatte” possono crearsi a questo livello. Conosciuta come la programmazione Sex-Kitten, è la più visibile delle programmazioni sulle celebrità femminili, sulle modelle, sulle attrici e sulle cantanti che sono state sottoposte a questo tipo di programmazione. Nella cultura popolare, i vestiti con stampe feline spesso denotano la programmazione sex-kitten.

La DELTA è nota come programmazione “killer” ed è stata originariamente sviluppata per l’addestramento degli agenti speciali o dei soldati d’elite (cioè la Delta Force, il First Earth Battalion, il Mossad, ecc) nelle operazioni di infiltrazione. L’ottima risposta adrenalinica e l’aggressività controllata sono evidenti. I soggetti sono privi di paura e sono molto sistematici nello svolgimento delle loro assegnazioni. Istruzioni come il suicidio   sono stratificate in a questo livello.

THETA. Viene considerata una programmazione psichica. I bloodliners (cioè coloro che discendono da famiglie di tradizione satanista) hanno una propensione psichica, sconosciuta a chi non appartiene alle loro casate, utilizzando la telepatia. Tuttavia, dati i limiti intrinseci di questo tipo di controllo mentale vennero introdotti svariati sistemi elettronici, come impianti cerebrali che sfruttano le tecnologie laser ed elettromagnetiche.

Anche se non c’è mai stata alcuna ammissione ufficiale dell’esistenza della programmazione Monarch, eminenti ricercatori hanno documentato l’uso sistematico del trauma in soggetti per scopi di controllo mentale. Alcuni sopravvissuti, con l’aiuto di terapisti dedicati, sono stati in grado di “deprogrammare” se stessi per andare poi a registrare e divulgare i dettagli raccapriccianti delle loro traversie.

Gli schiavi Monarch sono principalmente utilizzati dalle organizzazioni per effettuare operazioni mediante capri espiatori addestrati a svolgere compiti specifici, che non contestino gli ordini, che non ricordino le loro azioni e che, se scoperti, si suicidino automaticamente. Sono il capro espiatorio perfetto per gli omicidi di alto profilo (vedi Sirhan Sirhan), candidate ideali per la prostituzione, la pornografia snuff e la schiavitù sessuale… o peggio, come accade durante riti evocativi stile Bohemian Groove.

E’ difficile rimanere obiettivi descrivendo gli orrori subiti dagli schiavi Monarch. L’estrema violenza, l’abuso sessuale, la tortura mentale e i giochi sadici inflitti alle vittime da “rinomati scienziati” e da funzionari di alto livello dimostrano l’esistenza di un vero e proprio “lato oscuro” del potere. Nonostante le rivelazioni, i documenti e i whistle blowers, la grande maggioranza della popolazione ignora, respinge o evita il problema del tutto nonostante oltre due milioni di americani siano stati programmati dal condizionamento basato sul trauma dal 1947, la CIA abbia pubblicamente ammesso i propri progetti sul controllo mentale nel 1970 e ci siano centinaia di testimonianze sia da parte di vittime come di insider e prove documentali certe.

Siamo dinanzi a una vera e propria “fabbrica di schiavi”, che vede nelle tecniche del Progetto Monarch e nei “programmatori” o “handler” lo strumento principale di produzione di uomini e donne da utilizzare per soddisfare i bisogni sessuali più perversi dei potenti o da impiegare nei ruoli chiave del controllo del Sistema propedeuticamente alla realizzazione del NWO.

Un ex colonnello dell'esercito degli Stati Uniti, appartenente alla "Divisione guerra psicologica della DIA", tale Michael Aquino (in basso a sinistra), è l'ultimo di una serie di presunti sadici sponsorizzati dal governo. Aquino, un genio eccentrico ossessionato dai riti pagani nazisti, fondò il cosidetto "Tempio di Set", un ramo della Chiesa di Satana di Anton LaVey, salito agli onori della ribalta nel recente caso di cronaca nera italiana dell’omicidio di Melania Rea.

Aquino era inoltre collegato con lo scandalo del Presidio Army Base, in cui era accusato di molestie su minori.

Heinrich Mueller (in alto a destra) era un altro importante programmatore nell’ambito del Progetto Monarch. Egli era conosciuto con i nomi in codice di "Dottor Black" o "Gog". Apparentemente aveva 2 figli occupati nel commercio. L'originale "Dottor Black", pare però che sia stato Leo Wheeler nipote del defunto generale Earle G. Wheeler, il quale era il comandante del "Joint Chiefs of Staffs" durante la guerra del Vietnam.

L’omicidio di Melania Rea e la possibile presenza di oscuri e Misteriosi Rituali in una caserma italiana ci fa capire che sarebbe veramente da ingenui considerare il Monarch un problema esclusivamente d’oltreoceano.

In fondo, da Jack lo Squartatore agli inspiegabili delitti di giovani donne o bambini dei giorni nostri, molto poco abbiamo compreso, ostinandoci a non voler comprendere che proprio a fianco a noi esiste un apparato segreto con infiltrazioni in tutti gli ambiti del reale. Questo mondo sotterraneo utilizza, per dialogare e per farsi riconoscere dagli altri affiliati, un linguaggio e categorie di stampo esoterico all’apparenza incomprensibile. Solo all’apparenza.

Mirabile in tal senso il lavoro di indagine e denuncia portato avanti dal magistrato romano Paolo Ferraro sui lati oscuri di certi settori “bene” della società e della politica italiana e sui legami di essa con ambienti massonici. L’intervento del giudice Ferraro si somma alle dichiarazioni di uomini insigni appartenenti al mondo del giornalismo (si pensi a Gianni Lannes) e della scienza (si ricordino le analisi del Dottor Blaylock), e ancora agli approfondimenti reperibili on line ad opera di Paolo Franceschetti e Giuseppe Cosco i quali hanno cercato di collegare alcuni dei casi irrisolti della cronaca nazionale, dal Mostro di Firenze al Delitto di Cogne, dalla strage di Erba all’omicidio di Garlasco e altri ancora, ad ambienti legati al satanismo o alla massoneria o comunque in qualche modo a quei gruppi di potere segreti che maneggiano le tecniche di manipolazione mentale proprie del MK-Ultra e del conseguente Progetto Monarch.

Siamo quindi dinanzi a sacrifici, avvertimenti o punizioni verso coloro che in qualche modo tradiscono o vengono meno alle rigide regole delle società segrete o trattasi esclusivamente di deliri fantascientifici senza nessun supporto concreto?

Giuseppe Cosco nacque a Catanzaro nel 1950. Ricercatore, criminologo, grafologo, occultista, cittadino impegnato nel sociale, è stato uno dei più prolifici ed appassionati truth-seeker italiani della 'vecchia guardia.' Prestò consulenza presso la procura della Repubblica di Catanzaro e diresse le sezioni locali dello IIP (Istituto Indagini Psicologiche) e della SIPS (Società Internazionale della Psicologia della Scrittura). Come si conviene a qualsiasi occultista, il suo lavoro fu oggetto di critiche a causa dello scetticismo sollevato dai suoi studi in tema di cospirazionismo, satanismo, società segrete e fenomeni misteriosi. La sua opera di ricerca e denuncia proseguì fino al 2002, quando a soli 52 anni fu improvvisamente stroncato da un 'malore' fulminante.

In una intervista rilasciata due anni prima di morire alla rivista “Terzo Millennio” alcune delle parole di Cosco risuonano incredibilmente profetiche.

Egli infatti sostenne che la “magia” è più di quanto si creda presente nel nostro mondo moderno. Gli esempi sono tantissimi. Papandreu consultò gli astrologi per scegliere la data delle elezioni in Grecia, lo ha affermato The Economist del 27 aprile 1985. Lo sciamano Zhuge Xihan ha curato Deng Xiaoping. In Israele molti vip della politica, tra questi vi sono Sonia Peres e Lea Rabin, si affidano al cabalista Yitzhak Kaduri.

Si può ben capire che il connubio tra politica e certi “esoterismi”, alcuni dei quali sconfinano in territori inferi, è molto più frequente di quanto si immagini. Alla luce di ciò è oltremodo significativo quanto il ministro inglese Benjamin Disraeli ebbe ad affermare: "Il mondo è governato da tutt’altri personaggi che neppure immaginano coloro il cui occhio non giunge dietro le quinte.

Le motivazioni del suo libro Politica, Magia e Satanismo sono state dettate dalla intenzione di approfondire particolari aspetti di questi inquietanti scenari per far capire alla gente certe complesse e incredibili realtà celate dietro un falso e apparente mondo laico, dominato da economia e tecnica dove (sempre apparentemente) tutto quello che viene chiamato “religione” oppure “magia” non sembra essere rilevante nel guidare la azione politica. E invece non è così.

Vi sono nella società moderna “circoli oligarchici”, ossia gruppi internazionali di potere ristrettissimi, che controllando la produzione industriale e la finanza possono effettivamente condizionare in modo determinante strategie e scelte dei grandi partiti di massa ed orientare l’evoluzione di ideologie o dottrine politiche.

Sulla questione CFR e ONU le rispondo citando Carroll Quigley, professore di Storia di Princeton, di Harvard e cattedratico alla università di Georgetown che nel libro Tragedy and Hope rivela il programma di una potente lobby segreta consistente, tra l’altro, nel: "... creare un sistema internazionale finanziario di controllo per dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia del mondo nel suo insieme.

Quigley scrive ancora: "…il CFR ha vigorosamente appoggiato al debutto con tutta la sua potenza economica e finanziaria la costituzione dell’ONU, considerata come una tappa maggiore verso la realizzazione del Governo mondiale…

Molti autori, tra cui l’ex magistrato Carlo Palermo, hanno approfondito questo complesso problema relativo ai torbidi intrecci di interessi che, non di rado, hanno visto uniti mafia, massoneria, integralismo, poteri trasversali nazionali e internazionali.

Palermo nel suo libro Il Quarto Livello ha documentato ampiamente inquietanti intrecci tra massoneria internazionale, oligarchia bancaria, servizi di intelligence, mafie e politici, uniti tutti in un oscuro disegno.  

Questo è il quarto livello su cui indagava anche il giudice Falcone e che avrebbe ispirato la sua stessa morte, quella del collega Borsellino e addirittura, secondo l’ex magistrato, anche gli attentati a Giovanni Paolo II.

Il giornalista Maurizio Blondet, nel corso di una intervista (su Teologica di settembre/ottobre 1996), mi disse: "Certi personaggi praticano strani riti su un’isola vicino a Washington. Sono personaggi di alto livello, si riuniscono, in notti di luna piena, e celebrano dei riti molto particolari. Naturalmente nessuno vuole indagare su questo perché si tratta di gente molto potente. Sono cose che si sussurrano. Allo stesso modo in certi “entourage” politici di alto livello si dice, molto sottovoce, che vengano stuprati dei bambini. Il tutto avviene in un sottofondo rituale di magia nera. Non sono persone comuni che fanno queste cose, si tratta di gente che ricopre altissime cariche, funzionari del Pentagono, etc."

In Inghilterra spariscono, ogni anno, circa centomila giovani. Scotland Yard a Londra deve occuparsi ogni giorno della sparizione di ben 2500 teenager. I più vengono rintracciati, di alcuni non se ne saprà più nulla. Negli Stati Uniti questi orrori sono ancora più frequenti. Gli investigatori, almeno per alcuni di questi casi, puntano il dito sul mondo variegato e misterioso delle sette sataniche.

Che fine fanno queste persone scomparse? Sono vittime di sacrifici e coinvolti in pratiche rituali? Alcune di esse sono sottoposte alle procedure del Monarch per diventare Kitten Slave da utilizzare durante le feste a sfondo sessuale dei potenti? Il caso tutto italiano, un po’ grottesco, di Sara Tommasi in Italia può essere ricondotto a tali pratiche? E dove possiamo collocare lo scandalo pedofilia di Dutroux in Belgio, gli insabbiamenti e i legami mai del tutto chiariti con il quadro istituzionale delle organizzazioni Europee?

Domande inquietanti che lasciano ipotizzare come dietro il NWO possa davvero sussistere un piano “satanico” volto alla realizzazione di un mondo di schiavi utili esclusivamente a soddisfare i bisogni dell’elite, siano essi fisici legati alla sfera sessuale, perversi, militari (supersoldati), o addirittura spirituali/metafisici.

L’articolo di oggi vuole solo essere l’introduzione a un tema dalle molteplici implicazioni, nella speranza che il lettore maturi un senso critico e l’interesse a voler approfondire aspetti non affrontati dai media, forse volutamente, che potrebbero rivelare indicibili segreti su chi realmente ci governa, su quali siano i loro obiettivi più profondi e su quali strumenti oggi consentano alla “fabbrica degli schiavi” di continuare a funzionare.

Josef Mengele fu solo il principio e forse offrì a questa elite di potere a noi sconosciuta, uno degli strumenti più potenti per la realizzazione dei loro turpi progetti. Fu ingenuo pensare che il male potesse essere sconfitto con Norimberga…

http://ufoplanet.ufoforum.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=9905&PG=1

Il Cammino di Viracocha

Anche se fu Inti, (in quechua: Sole), il generatore della vita per centinaia di generazioni d’indigeni d’America, il Creatore, e pertanto il Dio Assoluto, era, nel mondo andino, denominato Viracocha (pron.: viracocia).

Quando gli spagnoli giunsero al Cusco, inebriati dalle tonnellate d’oro carpite con l’inganno a Cajamarca, furono inizialmente accolti come liberatori, in quanto avevano ucciso l’odiato Atahualpa e pertanto sembravano essersi schierati a favore del compianto Huascar.

El camino de Viracocha, la suprema divinidad del mundo andinoQuando entrarono nel palazzo del Coricancha rimasero estasiati al vedere tanta magnificenza e ricchezza, ma non sapevano che i tre oggetti più importanti in assoluto, due di quelli rappresentanti Viracocha, la persona suprema, erano stati già portati via. Si trattava della catena d’oro di Huascar, raffigurante il serpente bicefalo, o Yawirka, il gran disco solare d’oro (con al centro il volto di Viracocha), e una statua antropomorfa, anch’essa rappresentante il Dio andino, detta Punchau (energia del Sole).
 
Quando circa venti anni dopo, l’erudito spagnolo Cieza de Leon giunse presso le rovine di Tiahuanaco, gli anziani Aymará della zona gli descrissero il loro Dio, come un magnifico eroe civilizzatore, creatore e riformatore del mondo, il cui nome era Viracocha.
 
Gli scrittori spagnoli successivi a Cieza de Leon, come Juan Diez de Betanzos e Sarmiento de Gamboa, che ricostruirono le leggende andine dopo aver passato anni a parlare con gli anziani dell’altopiano, presso le sponde del Titicaca, il lago navigabile più alto della Terra, descrissero Viracocha come un essere antropomorfo, che apparve presso l’isola del Sole (lago Titicaca), durante l’epoca del Purun Pacha (il silenzio dopo la tempesta).

Il mito vuole che in quel periodo solo l’anima del giaguaro (in aymara: Titi), dominasse le immense vallate andine. Ma Viracocha si manifestò nell’isola del Sole. Era alto, robusto, bianco, con fluenti capelli biondi e barbuto. Era venuto per stabilire l’ordine, creare, rigenerare, civilizzare.

Aveva poteri immensi: poteva far piovere, appianare le montagne, deviare i fiumi. Creò il cielo e la Terra. Poi diede origine ai giganti, chiamati Waris Runa, il cui capostipite, detto Pirua, diede il suo nome al Perú intero.
 
Ordinò ai giganti di adorare il Wari, un essere mitico con il corpo di una macrauchenia (un grosso mammifero che fu reale, somigliante ad un arcaico equino), con muso di un felino (Titi), e le ali di un condor.

I giganti eressero così i primi templi per l’adorazione di Viracocha, di Wari, e del Sole (Willka, in aymara).
 
Secondo le credenze ricompilate da Sarmiento de Gamboa, i giganti furono irrispettosi nei confronti di Viracocha, che si vendicò scatenando il diluvio universale (Uno Pachaci). Secondo Blas Valera il nome primordiale di Dio era Illa Tiki, che in aymara significherebbe “luce originale”. Il nome Viracocha invece gli sarebbe stato attribuito solo in seguito, quando scomparve nel mare di Tumbes (Vira, spuma; cocha, specchio d’acqua).

Dopo il diluvio, il Creatore divise il mondo in quattro parti, e forgiò gli esseri umani, che separò in quattro popoli che si dipartirono dal centro, ovvero dal Titicaca (Titi, giaguaro; kaka, pesce). I suoi tre discepoli, che ebbero il compito di creare gli animali, le piante e i fiori, si chiamarono: Manco (legislatore), Colla e Tokay.

A questo punto la leggenda narra che Viracocha intraprese un viaggio, in direzione nord-ovest.

Giunto nel sito di Raqchi, subì l’affronto dei suoi abitanti, che si negarono di ascoltarlo e lo scacciarono, tirandogli delle pietre. Viracocha si vendicò facendo piovere fuoco su Raqchi, calcinando tutti i suoi abitanti. (nell’era incaica a Raqchi fu poi eretto un grandioso tempio dedicato a Viracocha, anch’esso saccheggiato dagli spagnoli, che cercavano il Punchau).

Il cammino di Viracocha continuò verso nord-ovest e giunse dove oggi sorge il Cusco, quindi proseguì seguendo un percorso rettilineo fino a giungere al mare nei pressi di Tumbes. In quelle spiagge, dove lo attendevano i suoi discepoli, Viracocha camminò sulle acque, e si allontanò con i suoi seguaci nell’immensità dell’oceano. Da quel momento fu detto appunto Viracocha, ovvero: “spuma dell’oceano”.
 
La leggenda di Viracocha ha scatenato nel corso degli ultimi decenni i più accesi dibattiti tra gli storici. Alcuni sono addirittura giunti a sostenere che il Dio andino non era altro che Jehová, che terminava la creazione nel Nuovo Mondo. Altri, che utilizzano il nome esteso Kon Tiki Illa Viracocha, sostennero che fu semplicemente il “Creatore del mondo”.

Chi era realmente Viracocha? Forse un uomo, dotato di poteri magici e considerato dai suoi seguaci come Dio Assoluto? O forse un uomo, dotato di poteri sopranaturali che, come Gesù, era considerato il figlio di Dio?

E’ verosimile la tesi d’alcuni studiosi che considerano addirittura Viracocha come un discendente di popoli nordici accidentalmente giunto presso il lago Titicaca?

La studiosa di mitologia andina Maria Scholten (1926-2007), fu la sostenitrice, nel suo libro La ruta di Viracocha (1977), che, durante il suo viaggio, Viracocha pose le fondamenta di future città, che furono costruite in seguito.

La studiosa comprovò l’esistenza di una gran croce quadrata (chacana), il cui centro veniva fissato nel inizialmente a Tihuanaco e in seguito nel Cusco. Il disegno geometrico era diviso a metà da una linea che formava un angolo di 45 gradi rispetto all’equatore. Detta linea, detta Capac Ñan, fu proprio il cammino percorso da Viracocha.

La Scholten (che basava le sue ricerche sul libro del 1613 Relacion de antiguedades deste Reino del Perú, dello scrittore indigeno Santa Cruz Pachacutic Yamqui Salcamayhua), verificò che Tiahuanaco, Copacabana, Pukara, Raqchi, Cusco (Sacsayhuaman), Ollantaytambo, Machu Picchu, Vitcos e Cajamarca sono tutti siti archeologici “allineati” secondo il percorso seguito da Viracocha, una linea che unisce Tiahuanaco con Tumbes.

Da notare che la linea perpendicolare al “cammino di Viracocha”, quella che si diparte da Tiahuanaco verso nord-est, tocca l’oceano Atlantico presso l’isola di Marajò, l’estuario del Rio delle Amazzoni. Forse il luogo dove Viracocha giunse in Sud America?

Secondo il ricercatore boliviano Freddy Arce, la croce quadrata avrebbe il suo centro in Tiahuanaco e il suo studio sarebbe importante per individuare l’ubicazione del Paititi, che corrisponderebbe, nella sua personale interpretazione, al vertice di nord-est.

Sembra che nel considerare questi quadrati formati a loro volta da altri piccoli quadrati, Maria Scholten desse particolare rilevanza alle diagonali. Nel suo articolo La ruta de Viracocha, Freddy Arce fa notare che la parola “diagonale”, viene tradotta Chekhalluwa, che significa anche verità, in quechua.

Qualunque sia la vera origine di Viracocha, in effetti è molto strano che molti siti archeologici dell’antico mondo andino siano allineati in modo così misterioso.
 

lunedì 4 febbraio 2013

Il Cronovisore

Generalmente, quando si parla e si pensa alle macchine del tempo, tutti noi immaginiamo abbiano la forma di mezzi di trasporto convenzionali: macchine, camion, navi, persino. Ebbene, nella realtà, le cose potrebbero essere diverse.

In una intervista rilasciata a Vincenzo Padre Pellegrino Ernetti e padre Francois Brune Maddaloni per la Domenica del Corriere il 2 maggio 1972 dal titolo "La macchina del tempo", padre Pellegrino Ernetti, uno scienziato e monaco benedettino, affermò di aver inventato la macchina del tempo: «Con le nostre apparecchiature abbiamo potuto riprendere alcune immagini di Gesù morente sulla Croce, […] e abbiamo anche ricostruito le parti mancanti di una tragedia, il Thyeste di Quinto Ennio, rappresentato a Roma nel 169 avanti Cristo».

A conferma di quanto andava dicendo, padre Ernetti diffuse, insieme all’intervista, la presunta fotografia del volto di Cristo sulla Croce e, più tardi, il testo della tragedia di Ennio. L’immagine del volto di Gesù, per molti ricercatori e teologi, combaciava in più punti con quella presente sulla Sacra Sindone. La storia delle vicende di padre Ernetti e della sua macchina del tempo è ricostruita da padre Francois Brune, teologo francese e grande amico del sacerdote italiano, nel suo Le Nouveau mystere du Vatican, Il nuovo mistero del Vaticano.

Nato a Rocca Santo Stefano, presso Roma, nel 1925, e morto all’Isola di San Giorgio, a Venezia, nel 1994, era entrato giovanissimo nell’ordine fondato da San Benedetto. Terminati gli studi teologici e diventato sacerdote, si era dedicato allo studio della musica, diventando in breve uno dei maggiori esperti a livello mondiale di “prepolifonia”, cioè di quella forma di musica che va dai tempi preistorici fino a 1000 anni dopo Cristo, prima, cioè, che venisse inventata la musica polifonica, fatta da più “voci musicali”. I suoi studi erano così importanti che nel 1955 gli venne affidata una cattedra, l’unica al mondo in questa disciplina, al Conservatorio Benedetto Marcello a Venezia (anche se teneva corsi anche presso l’Accademia di Santa Cecilia a Roma). Sull’onda di questo suo interesse per la “prepolifonia”, padre Ernetti si trasferì a Milano, dove fu uno degli allievi prediletti di padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica, nello studio di una materia difficile e particolare come l’”oscillografia elettronica”: questo gli permise di compiere ricerche sulla disgregazione dei suoni.

Durante le ricerche sull’oscillografia elettronica condotte insieme a padre Gemelli, padre Ernetti ebbe modo di mettere a punto un’interessante teoria. Il presupposto su cui si basava la teoria di padre Ernetti era la legge di Lavoisier secondo cui “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”: «Le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono, ma si trasformano e restano eterne e onnipresenti, quindi possono essere ricostruite come ogni energia, in quanto esse sono, appunto, energia».

Ogni essere umano, durante la sua vita, lascia dietro di sé una doppia scia, sonora e visiva, che è unica come il DNA o le impronte digitali («Tutta la nostra fisionomia è energia visiva che si sprigiona da noi, dalla nostra epidermide»). I suoni sono ricostruibili perché, una volta emessi, iniziano un processo di disgregazione simile a quello della materia, diventando onde sonore non udibili dall’orecchio umano: poiché la materia, per alcuni principi della fisica atomica, può essere ricostruita, anche i suoni possono essere riportati al loro stato iniziale.

Da Einstein, poi, sappiamo che le diverse forme della materia sono soltanto diverse forme di energia: dunque, il suono e la luce sono soltanto forme diverse di energia, quindi commutabili l’uno nell’altra e viceversa. Alla luce di questa teoria, padre Ernetti, con l’aiuto di un gruppo di dodici scienziati di fama internazionale (tra cui Enrico Fermi, padre Agostino Gemelli e Werner Von Braun), spiegò di aver messo a punto, nei primi anni ‘50, un macchinario che permetteva di “captare, ricostruire, far vedere” avvenimenti del passato: «la macchina», spiegò padre Ernetti, era «formata da una serie di antenne per permettere la sintonizzazione sulle singole voci ed immagini»; la procedura di funzionamento della macchina, poi, era la stessa utilizzata dagli astronomi, i quali, utilizzando il ritardo causato dalla non infinita velocità della luce, riescono a ricostruire l’aspetto di una stella spentasi anche migliaia di anni prima. Una delle prime esperienze ottenute con la macchina ci è raccontata da padre Ernetti stesso ed è contenuta nel primo capitolo del libro.

Di fronte alle difficoltà, padre Gemelli aveva l’abitudine di invocare l’aiuto del papà dicendo: “Ah, papà, aiutami!” Il 17 settembre del 1952, dopo l’ennesima esclamazione di Gemelli, il magnetofono della macchina a cui stavano lavorando registrò una voce che diceva: “Ma certo che ti aiuto, io sono sempre con te!” Era la voce del papà di padre Gemelli. Immediatamente, il sacerdote spense il magnetofono, spaventato da quanto gli pareva di avere udito. Padre Ernetti, però, lo invitò a riaccendere l’apparecchio. Fatto questo, i due riudirono la stessa voce di prima pronunciare le medesime parole, alle quali si aggiungevano queste: “Ma sì, zuccone, non vedi che sono proprio io?” L’epiteto “zuccone” era lo stesso con cui il padre di Gemelli, in vita, usava rivolgersi al figlio. Questo episodio (insieme all’invito esplicito del pontefice Pio XII) spinse Gemelli ed Ernetti ad approfondire ulteriormente le possibilità del loro lavoro.

Alla fine, il visore viene messo a punto e sperimentato: completa di immagini e suoni, in bianco e nero e come ologrammi tridimensionali viene visualizzato e ripreso il discorso di Napoleone che sanciva la fine della Repubblica Serenissima, un discorso di Mussolini, un’orazione di Cicerone e gli antichi Mercati dell’imperatore romano Traiano, oggi scomparsi. Dopo qualche tempo viene anche ripresa la Passione di Cristo, una fotografia della quale viene pubblicata insieme alla già citata intervista.
 

In seguito alla pubblicazione degli studi di padre Ernetti e, soprattutto, della presunta foto di Cristo, la polemica scoppia violentemente. I cristiani ed i sostenitori di padre Ernetti gridano di felicità, in quanto, credono, finalmente si potranno fugare La presunta foto di Cristo diffusa da padre Ernetti ed il volto di Cristo del Crocifisso di Collevalenza.tutti i dubbi circa la divinità di Cristo; altri, spaventati, si chiedono cosa potrebbe succedere se, con la macchina di padre Ernetti, si scoprisse la falsità dei fatti narrati nei Vangeli.

Ma i pericoli non sono soltanto di natura religiosa.

Nella già citata intervista alla Domenica del Corriere, padre Ernetti spiegava che la sua macchina era uno strumento utile ed importante, ma, allo stesso tempo, pericoloso, in quanto permetteva anche di leggere il pensiero, essendo questo, come il suono e l’immagine, soltanto un’altra forma di energia: «[la macchina è pericolosa perché] toglie la libertà di parola, di azione e di pensiero: infatti, anche il pensiero è una emissione di energia, quindi è captabile.

Si potrà, cioè, per mezzo della macchina, sapere quello che il vicino o l’avversario pensa. Le conseguenze sarebbero due: o un eccidio dell’umanità oppure, cosa difficile, nascerebbe una nuova morale. Ecco perché è necessario che questi apparecchi non diventino alla portata di tutti, ma restino sotto il controllo diretto delle autorità».

La polemica vera e propria, però, scoppia qualche tempo dopo. Sul numero 17 del Giornale dei Misteri, nella rubrica di posta curata da Sergio Conti, compare la lettera di un lettore di Roma che accusa apertamente Ernetti di mistificazione. Secondo questo lettore, la fotografia del volto di Cristo che Ernetti avrebbe pubblicizzato come reale, del vero Cristo, mostrerebbe somiglianze fin troppo sospette con il volto di Cristo del Crocifisso ligneo presente nel Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, un paese in provincia di Todi (vicino Perugina) ad opera di Lorenzo Cullot Valera su precisa indicazione di Madre Speranza, una religiosa stigmatizzata e con fenomeni mistici. Sergio Conti, curatore della rubrica, afferma per certo che la foto pubblicata dalla Domenica del Corriere è stata consegnata dallo stesso Padre Ernetti al giornalista curatore dell’articolo.

Noi sappiamo, però, dai documenti che abbiamo, che questo non è vero. Padre Ernetti, comunque, non prende parte alla discussione, forse perché zittito da qualcuno di molto in alto, come sostengono alcuni suoi estimatori. Qualche tempo dopo, poi, toccò anche al presunto testo mancante della tragedia di Ennio, il Thyeste, essere messo in discussione. L’autenticità del testo fu messa in dubbio dalla Professoressa Katherine Owen Eldred, diplomata in letteratura classica all’Università di Princeton e massima studiosa viventedel tragediografo latino: secondo la professoressa, il testo aveva alcuni elementi linguistici (termini e costrutti) che non posso sicuramente appartenere a quel periodo della lingua latina di Roma, in quanto avrebbero cominciato a diffondersi soltanto a partire da duecento anni dopo.

Il 25 giugno 1974 fa il suo ingresso in scena un altro personaggio della nostra storia. Sulla rivista Arcani n. 25 del giugno 1974 appare un articolo di Teresa Pavese dal titolo Cronovisore, la materia racconta, che presenta le ricerche di don Luigi Borello (1925-2001) nel campo della fisica neutrinica.


Don Luigi Borello era nato a Pezzolo Valle Uzzone nel 1924. Era divenuto sacerdote nel 1950 ed era cresciuto ed era stato educato nello studentato albese della Società San Paolo, ove la congeniale propensione alle discipline scientifiche aveva trovato un eccellente maestro nel professore di fisica, chimica e matematica don Enzo Manfredi (1916-1977). Lo studente Borello fu certo il più dotato fra gli allievi del maestro e ne ereditò, insieme al gabinetto sperimentale, la passione geniale per la ricerca e la realizzazione scientifica, cui dedicò ben 35 anni di vita. Quando nel 1964 egli abbandonò il gabinetto scientifico di “San Paolo” (in gran parte creato da lui) per la riviera ligure, si era portato dietro soltanto un vecchio oscilloscopio a raggi catodici, il prototipo sul quale aveva iniziato i primi esperimenti sulle rimanenze delle luci e dei suoni sulla materia, e una montagna di appunti. Rileggendo i numeri 24, 25 e 29 della rivista Arcani, per la quale il sacerdote cura una rubrica di posta in qualità di sacerdote, possiamo ricostruire la teoria alla base degli studi fisici di don Borello.

Due dei capisaldi della teoria di Borello sono il concetto di “campo” ed il concetto di “spazio”. Grazie alla famosa formula di Einstein, sappiamo che la materia rappresenta grandi riserve di energia e l’energia rappresenta la materia. Di conseguenza non si può procedere a una distinzione qualitativa fra materia e campo; si ha materia ove la concentrazione dell’energia è grande; si ha campo ove la concentrazione dell’energia è debole. Ma nella nostra nuova fisica non c’è più posto per il binomio campo e materia. Non c’è che una sola realtà: il campo.

Per questa ragione, afferma Borello, «il nostro problema finale sembra dover consistere nella modificazione delle leggi del campo in guisa tale che non cessino di essere valide nelle regioni di grandissima concentrazione dell’energia». Cesare Colangeli riuscì a fare questa unificazione, ottenendo che le leggi del campo siano valide sia per la radiazione, sia per la materia. Nella teoria neutrinica le particelle di materia sono la chiave dell’universo, con le due cariche elettriche eteronime che, convenzionalmente, vengono chiamate positiva e negativa, si attraggono quando sono opposte, si respingono quando sono uguali, cessano da ogni interazione quando si immedesimano. L’attrazione e la neutralizzazione è l’unica tendenza che esista nell’universo. Non può esistere il vuoto.

Nella posizione di “reciproca soddisfazione” delle cariche elettriche, detta anche “spazio in quiete”, si crea il neutrino e la teoria da cui prende il nome. Tutto quello che esiste, tutto quello che possiamo rilevare direttamente o indirettamente, tutto quello che avviene, ossia tutta la dinamica dell’universo, dipende da questo unico principio e da questa unica tendenza. Lo si prova algebricamente. Queste sono le basi teoriche della teoria di Borello. Partendo, poi, da un’idea di Albert Einsten, ampiamente recepita dal fisico Cesare Colangeli nella sua Teoria Neutrinica, che Borello accoglie entusiasticamente e condivide, si può affermare che qualsiasi materia inanimata possiede la capacità di “memorizzare”.

Quando una qualsiasi forma di energia (luce, suono, calore o altro) colpisce un agglomerato di materia, si produce un fotone, che è dotato di una polarizzazione dinamica (e quindi evanescente, in un certo senso) ed una dinamica (che rimane insita nella materia stessa). Questa costituisce la traccia mnesiaca (o memoria) di ogni evento in cui c’è stata la produzione di energia. Ogni porzione di materia, dunque, esattamente come un essere vivente ha la capacità di memorizzare gli eventi, con la sola differenza, rispetto a quest’ultimo, di non disporre di un organo per comunicarne i contenuti. In sostanza, come la luce impressiona la pellicola fotografica, così l’energia impressiona la materia.

Come decifrare, dunque, i messaggi contenuti nelle memorie “materiali”? Come si fa a “sviluppare il rullino”? Don Borello legge nella teoria di Colangeli che esiste una carica elettromagnetica polivalente e multiforme, il magnetrino, che ha la capacità di riattivare le tracce, le memorie contenute in ogni porzione di materia (detto testimone) eccitando i magnetrini (polarizzazioni) contenuti nel campione stesso. In base a questo, già nel 1967 don Borello ideò quello che lui chiamava “sistema di cronovisione elettronica”: per mezzo di questo sistema era possibile rilevare, in un qualsiasi campione di materia già colpito da uno stimolo acustico, luminoso o termico, già “impressionato”, cioè, tali memorie, resuscitandole. In questa maniera viene convalidata la teoria neutrinica dello spazio e si arriva ad individuare la base fisica della memoria. Frutto pratico di queste ricerche è il “cronovisore”, uno strumento dalla doppia funzione: da una parte eccita il testimone, risvegliandone le memorie; dall’altra le registra.

Così facendo, per mezzo di un oscilloscopio, che trasforma in oscillazioni le memorie prelevate, è possibile visualizzare le memorie contenute in ogni porzione di materia. Abbiamo utilizzato, tuttavia, il termine “visualizzare” in maniera impropria, in quanto, come diceva lo stesso don Borello, «non siamo ancora in grado di chiedere ad un soggetto “che cosa ha visto”, bensì “se ha visto o sentito questo o quello”, fornendo ad esso delle impressioni primitive, a noi note, e cercando delle conferme». Come Borello stesso afferma e come abbiamo detto all’inizio, il punto di partenza per la validità di tutto questo è l’accettazione della validità delle teorie di Renato Palmieri sulla fisica del campo gravitazionale: secondo Palmieri, in pratica, tutti i fenomeni dell’universo avvengono in una ben determinata “geometria di campo”, cosa possibile soltanto nell’ipotesi che lo spazio non sia effettivamente vuoto. Infatti, se lo spazio è vuoto, allora determinate forme di energia non hanno la possibilità di trasmettersi attraverso lo spazio stesso. Venendo meno l’assorbimento di energia da parte della materia, viene meno la “memorizzazione”.

Passato questo periodo in cui le notizie e le polemiche si susseguono velocemente, della macchina del tempo di padre Ernetti e del cronovisore di don Borello nessuno parla più per almeno otto anni. Si torna a sentir parlare dei nostri due personaggi quando, sul Giornale dei Misteri n. 114 del 1980, il giornalista Sergio Conti, che abbiamo incontrato in precedenza, pubblica un articolo dal titolo Padre Ernetti e la cronovisione. All’articolo risponde un grande amico di padre Ernettti, tale Annunziato Gandi, presidente della “Fondazione Giorgio Gandi Museo del Grammophon del Disco e delle voci celebri”, a Venezia (dal 1991 il museo è stato chiuso), con una lettera dal titolo Perché il Padre Pellegrino Ernetti non ha partecipato al Congresso di Fermo (svoltosi nell’ottobre 1979). Nella sua lettera, Gandi cerca di spiegare la mancata presenza di padre Ernetti, suo amico carissimo, al Congresso di Fermo; oltre a questo, si aggiunge che Padre Ernetti è il depositario delle idee segrete di Marconi, di Severi e di padre Gemelli, di cui fu allievo e collaboratore, come visto. Nella lettera si può leggere, ancora, la seguente nota:

P. Pellegrino non fa alcun mistero dei suoi segreti: ne ha dato pubblicamente delle prove, ultima è stata la conferenza del 17 febbraio u.s. nell’aula magna dell’Università di S. Tommaso a Roma ove parlò sul tema «Nessuno muore» presenti fisici e scienziati (cito anche un amico di Mancini, il Prof. Marasca), nella quale egli svelò chiaramente il principio di fisica sia per le Voci dell’aldilà sia per la «cronovisione».

La risposta di Conti, molto vivace, mette in discussione le prove fornite da Ernetti a suffragio di quanto affermava:

Io personalmente non conosco Padre Ernetti, perciò non posso permettermi alcun giudizio sulla sua persona, ma sui fatti posso esprimere un’opinione. Fino a questo momento su questa sua «macchina che fotografa il passato» abbiamo soltanto una gran quantità di “si dice”, ma prove concrete nessuna. L’unico fatto ufficialmente divulgato dalla stampa e da lui avallato come prova concreta, risultò essere un colossale falso. Mi riferisco all’immagine del volto di Cristo che Padre Ernetti consegnò ai giornalisti dichiarando di averla ottenuta con la sua “macchina”. Tale foto all’esame non risultò essere altro che la riproduzione, rovesciata, di un’immagine sacra che viene venduta a cento lire nel Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, vicino a Todi (Perugia), riproducente una scultura lignea di Cullot Valera, che si trova appunto in quel Santuario (ne demmo precisa e documentata relazione sul n. 17 del G.d.M., invitando il Padre a chiarirci la cosa. Non avemmo alcun cenno da parte dell’interessato).

E riguardo al professor Marasca: «pur essendo un vivo sostenitore di Padre Pellegrino Ernetti, mi ha dichiarato più volte che anche lui non ha mai veduto il misterioso apparecchio cronovisivo». Tuttavia, nel libro di Brune si dice che fu proprio il professor Marasca a richiedere a Ernetti la musica ed il testo che completavano l’opera di Ennio, il Thyeste.

Passano altri anni e, nel 1989, Don Luigi Borello pubblica finalmente il libro contenente le sue teorie: Come le pietre raccontano. Nell’introduzione, curata da Teresa Pavesi, si attacca duramente Padre Ernetti, chiamato «sedicente inventore». Lo stesso Don Borello, a pag. 83, del libro definisce la notizia della costruzione della macchina del tempo «un’idea peregrina».

Naturalmente la risposta di Padre Ernetti non si fa attendere: in una lettera del novembre 1990, datata, cioè, quattro anni prima della sua morte, il religioso ribadisce le sue affermazioni con termini inequivocabili: «La macchina del tempo è una verità sacrosanta». In quella lettera, poi, padre Ernetti entra nel merito della questione della presunta immagine di Cristo, per il quale era stato accusato di mistificazione, come abbiamo visto. Scrive, padre Ernetti: «Il nostro Cristo fu captato nel 1953, mentre quello di Collevalenza venne realizzato circa sei anni dopo; e quando madre Speranza lo vide nella nostra foto, fece salti di gioia, perché corrispondeva a quello della sua visione: questi sono fatti storici».

Riguardo a questa questione, riportiamo di seguito ciò che padre Brune scrive nel suo libro, nel capitolo “Padre Ernetti si spiega”. In questo capitolo Padre Francois ricorda come un giorno, essendo di passaggio a Venezia, andò a trovare Padre Pellegrino e, senza mezzi termini, a costo di sembrare duro e scortese, gli chiese cosa avesse da dire su questa dura campagna di stampa che gli attribuiva la diffusione di una falsa immagine del Cristo. Ecco di seguito la risposta di Padre Pellegrino:

«Del resto, con il cronovisore - mi spiega Padre Ernetti - abbiamo anche il movimento, che abbiamo filmato.

Quello che è vero, piuttosto, è che la rassomiglianza fra l’immagine che noi abbiamo visto e la scultura di Cullot Valera è stupefacente.»

«Ma allora [chiede Brune] perché questo silenzio? Perché non avete risposto su questo argomento a tutti coloro che vi chiedevano spiegazioni?»

«Il fatto è che non sono libero. Ho già parlato troppo. Ho avuto l’impedimento assoluto da parte dei miei superiori di dare nuove spiegazioni, di rispondere alle accuse, di riaffermare la realtà del cronovisore e dei risultati raggiunti. Non posso neppure dire che sono i miei superiori che mi impediscono di parlare; perché, allora, la pressione dei giornalisti o dei servizi segreti stranieri si sarebbe esercitata su di loro. Io li avrei messi in pericolo. In un certo senso, le accuse mosse contro di me le ritenevano utili. Poiché non potevo rispondere, il discredito scoraggiava poco a poco tutti i curiosi. Ed era precisamente quello che volevano, dopo la decisione di smontare l’apparecchio e di mantenere il segreto.»

La lettera che don Borello ricevette nel 1990 viene citata in un’intervista concessa dallo scienziato al giornalista Renzo Allegri per il settimanale Chi nel novembre 1999. Eccone un breve stralcio:

Domanda: Lei [don Borello] era impegnato nelle stesse ricerche [di padre Ernetti]. C’erano delle possibilità per un fondamento scientifico di quanto Ernetti sosteneva?

Risposta: Io ho dimostrato che la “macchina del tempo” è possibile. […] La mia teoria, comunque, spiega di arrivare alle conclusioni cui diceva di essere arrivato padre Ernetti. Con l’aiuto di altri ricercatori, abbiamo poi dimostrato in laboratorio che la mia teoria ha fondamenti reali e concreti.

D: Pubblicando il libro che illustra la sua teoria ha attaccato violentemente padre Ernetti.

R: In un certo senso l’ho fatto apposta, per stuzzicarlo e costringerlo a dire di più sulle sue scoperte.

D: Lui si è offeso?

R: Molto. E mi scrisse quella lettera, minacciando anche di ricorrere a vie legali.

D: Quella lettera, però, è diventata un documento straordinario.

R: Certamente. Da tempo padre Ernetti non parlava più delle sue scoperte. Tutti ritenevano che avesse abbandonato l’argomento perché, in realtà, si era trattato di bufale. Anch’io la pensavo così. Invece, dopo aver letto il mio libro, dove si metteva in dubbio quanto aveva affermato, mi ha mandato quella lettera confermando sia l’esistenza della macchina, come delle scoperte riguardanti la foto di Cristo e la tragedia di Ennio. Dice nella lettera: “Sono sacrosante verità”. Tenendo conto che era un uomo di grande prestigio e per di più un sacerdote, che scriveva poi ad un altro sacerdote e suo collega nelle ricerche scientifiche, è chiaro che non posso mettere in dubbio le sue affermazioni. […]

D: Diceva all’inizio che vi siete incontrati.

R: Sono andato a Roma per discutere di queste sue scoperte. Mi ha parlato della famosa macchina, delle sue conseguenze pratiche, ma non mi ha fatto vedere niente e non mi ha dato ragguagli tecnici. […]

D: Ammesso che la “macchina del tempo” di padre Ernetti sia esistita, dove potrebbe essere finita?

R: Ernetti mi spiegò che le autorità civili e religiose, preoccupate per le conseguenze che simili invenzioni avrebbero potuto portare, gli avevano proibito di continuare le ricerche. E lui obbedì. Lo afferma anche nella lettera del 1990.

D: Esistevano veramente quei pericoli?

R: E’ chiaro che un’invenzione del genere “sconvolge” il mondo. Se si riesce a ricostruire quanto è accaduto, è possibile risolvere tutti i dubbi, tutti i delitti, tutte le congiure. Non ci sarebbero segreti, vita privata. Ogni azione, per il fatto che diventa energia, vagherebbe nello spazio e potrebbe essere captata da chiunque abbia un “cronovisore”.

D: E quindi che fine potrebbero aver fatto quelle apparecchiature?

R: Nel mio incontro a Roma padre Ernetti mi disse che le apparecchiature erano state smontate e depositate in una sala del Viminale.

D: Concludendo, qual è, a distanza di tanto tempo, il suo giudizio sulla macchina di padre Ernetti?

R: Nei miei libri ho dimostrato che “captare” e “ricostruire” avvenimenti del passato è scientificamente e tecnicamente possibile. Per quanto riguarda padre Ernetti, sul piano umano non posso contraddire le affermazioni che mi disse nel ‘90; però sul piano scientifico egli non ha mai dato dimostrazione di quanto affermava di aver scoperto. Se le sue prodigiose macchine sono realmente esistite, erano una cosa portentosa, cui era arrivato per strade diverse da quelle da me conosciute. E mi auguro che ci sia ancora qualche suo collaboratore vivo e che decida di darci delle spiegazioni scientifiche.

Nel marzo del 2000 fa la sua comparsa nelle librerie degli Stati Uniti un libro su Padre Ernetti ad opera di Peter Krassa dal titolo Il cronovisore di Padre Ernetti. La costruzione e la scomparsa della prima macchina del tempo del mondo. Oltre a ripercorrere la storia di padre Ernetti e delle sue ricerche, il volume contiene anche una testimonianza del Prof. Giuseppe Marasca, che abbiamo già incontrato.

Qualche tempo dopo, Padre Brune viene contattato da John Chambers, direttore delle edizioni “New Paradigm Books”, che stava preparando una edizione americana del libro, in tedesco, di Peter Krassa. A padre Brune viene chiesto di mettere a disposizione tutta la documentazione di cui poteva disporre per ampliare e sistemare il contenuto del libro di Kassa. Nell’occasione, gli veniva inviata una copia dell’edizione americana in preparazione, la quale, però, risultava molto rimaneggiata rispetto all’edizione tedesca. Questa, inoltre, contiene un allegato potenzialmente esplosivo.

Un italiano, infatti, venuto a conoscenza della nuova edizione in inglese del libro su padre Ernetti, aveva inviato alla casa editrice una lettera nella quale si dichiarava “figlio spirituale” di Padre Ernetti. Il misterioso mittente voleva assolutamente rimanere anonimo e chiedeva formali garanzie a questo, prima di permettere la pubblicazione della sua lettera. Naturalmente il direttore della “New Paradigm Books” aveva condotto una sua piccola inchiesta, al termine della quale, aveva ritenuto di avere buone ragioni per considerare il documento pervenuto come autentico. La lettera, pubblicata nel libro di Padre Brune nel capitolo “Il bugiardo crolla alla fine”, contiene, o vorrebbe contenere, una vera bomba: la confessione di padre Ernetti sul cronovisore, la verità sul volto di Cristo e sul Thyeste. Sinteticamente, nella lettera pubblicata sul volume di Brune, padre Ernetti avrebbe confessato al figlio di un suo caro amico, che fin da bambino lo chiamava Zio Pellegrino, che la ricostruzione del Thyeste era stata immaginata da lui e non proveniva dalla macchina del tempo, che l’immagine di Cristo spacciata per vera era in realtà una bufala e che la macchina l’aveva costruita da solo (e che, di conseguenza, Fermi non c’entrava nulla, anzi, si legge, ogni volta che lo incontrava lo prendeva in giro). Insomma, gli eventi registrati dalla macchina sarebbero tutta una montatura.

La macchina in sé, però, era realtà.

Lascia che ti dica a cosa assomiglia il mio cronovisore. E’ una sfera, come un apparecchio da immersione o un sottomarino individuale, con aperture all’altezza degli occhi in tutte le direzioni. E’ sospesa a un cavo con un sistema che gli da la completa libertà di movimento. E’ fatta di materiale molto leggero, una lega di alluminio. E’ mossa dal solo potere del pensiero.

Come si potrà notare, queste descrizione del cronovisore differisce parecchio da quella fornita da padre Ernetti stesso nella sua intervista alla Domenica del Corriere, che abbiamo richiamato più sopra. A parte questa differenza, però, la lettera conferma che la macchina in sé è esistita. E forse esiste ancora. Un anno dopo la pubblicazione di questa lettera, il 22 febbraio 2001, a Varazze (Savona) muore don Luigi Borello. Sparisce, così, anche l’altro grande protagonista di questa incredibile, confusa, appassionante storia.

L’ultimo contributo alla faccenda viene dato da padre Brune, che, nel luglio del 2002, viene intervistato da Renzo Allegri per Chi. In questa intervista, Brune svela alcuni retroscena: «[Il macchinario] Non solo era già funzionante, ma era già stato “sequestrato” dal Vaticano. Padre Emetti, spaventato dall’importanza incredibile della sua scoperta, si era confidato con i propri superiori e con le autorità vaticane. C’era stata una riunione segreta con il Papa e poi, di comune accordo, la macchina era stata ritirata e nascosta in Vaticano. A Padre Ernetti era stato imposto di non fare più pubbliche dichiarazioni su quell’argomento, ma non gli era stato proibito di parlarne con gli amici in privato e così mi confidò tutto […] Padre Emetti mi ha detto che tutto quello che videro venne anche filmato. Nel filmato si è perduta la tridimensionalità, ma resta pur sempre un documento straordinario. Questi filmati furono poi mostrati a Papa Pio XII, ed erano presenti anche il presidente della Repubblica Italiana del tempo, il ministro dell’istruzione e vari membri dell’Accademia pontificia. Quindi molte persone hanno visto e constatato […] [Personalmente, sulla veridicità della storia non ho] Nessun dubbio. Per avere dei dubbi in questo senso dovrei “calpestare” la serietà morale di un sacerdote straordinario, di uno scienziato eccezionale e di un grande amico. E io non ho nessunissimo appiglio per poter fare questo».

Concludendo, possiamo dire che l’unica speranza, probabilmente, per il raggiungimento della verità, è che qualche alunno di padre Ernetti si faccia avanti e, per l’onore del suo maestro, ma soprattutto di un grande uomo e sacerdote, racconti ciò che conosce. Nel caso questo non avvenga, possiamo soltanto aspettare che si inventi un nuovo cronovisore e, con tale strumento, dal futuro, si tenti di scrutare in questa oscura storia.

Lettera di don Borello a Padre Ernetti
(Da I manoscritti di Don Luigi Borello, a cura di Giovanni Borello).
Varazze, 02 - 01- 1991. Rev. mo Padre Pellegrino Ernetti,

Le mie condizioni di salute, purtroppo non mi hanno ancora permesso di dilungarmi un po’ di più sulla questione.

Per ora le invio una fotocopia della Sua del 21 nov. 89, con qualche commento a caldo.

Come dicevo nelle note a fianco di esse, ammetto che ho voluto essere un po’ provocatorio con le frasi che Ella cita allo scopo di convincerLa a dire qualcosa di più preciso. Quando mi dice (almeno 4 volte) che sono “sacrosante verità”, personalmente posso anche esserne convinto, dato che me le dice un Sacerdote. Ma come si può fare a convincere chi non ci crede?

Una cosa che voglio precisare è che quanto dice l’autrice della prefazione a pag. 5 e che Lei cita, le è stato da me suggerito di inserirlo e quindi me ne assumo io qualsiasi responsabilità. Del resto sono cose dette da altri e stampate su vari quotidiani, settimanali e mensili e da noi riprese e riportate.

Aggiungerei ancora che piuttosto sarei io dovermi ritenere offeso (sia pure non a mezzo stampa ma da alcune frasi della Sua): sarei un “calunniatore” e un “falso”. Che poi abbia voluto far passare Lei come ……. non credo di averlo mai pensato; è Lei che lo dice. Tutto al più, potrei dire “reticente” come dicono in tanti, ma a questo riguardo ne dà le giuste ragioni che sono di proibizioni, di etica ecc. Voglio anche precisare che la parola “sedicente” non è offensiva e che Lei ben sa significa “uno che si dice”. Ed anche qui c’è sempre il motivo di essere reticenti.

Ripeto ancora, pertanto, che le frasi o termini da me usati, sui quali Ella si ritiene offeso, vedi “ingenua trovata”, “sedicente inventore”, “idea peregrina mai realizzata” innanzitutto non sono ne miei ne di Teresa Fessia ma scritti da parecchi altri e da me ripresi e riportati, diciamo pure a scopo di provocazione, come già ho detto per convincerLa a dire qualcosa di più.

Le dirò di più: in una prima stesura c’era un capoverso che poi ho abolito, ove si parlava del termine “cronovisione” e del tempo nel quale l’ho coniato: “fino a quel momento, in parapsicologia, si parlava di metagnomia, criptesia, psicometria, ecc. anche perché non era ancora stato realizzato alcun apparecchio rivelatore di tali fenomeni. Tutto al più si parlò di “macchine” termine che non mi è mai piaciuto. La parola “cronovisione”, da me coniata invece, probabilmente è piaciuta a molti, poiché mi sono giunte richieste di informazioni da tutte le parti del mondo, risulta in un Diploma internazionale del 03-09-1972 - nel Diploma dell’Accademia Tiberina di Roma del 30/01/1975 e nel volume WHO ’S WHO IN EUROPE - edizione 1980 a pag. 269 al nome Borello Luigi ove è riportata la mia biografia. (Il mio manoscritto, mai pubblicato, continuava): «Il termine “cronovisione“ deve essere piaciuto anche a Padre Ernetti, il quale dei suoi studi ci ha sempre detto molto poco, in un libro assieme alla signora Gabriella Alvisi lo usa per la prima volta.»

Mi direte poi se mi sbaglio: quando l’Ernetti l’Alvisi e molti altri avranno letto questo mio lavoro (se lo leggeranno), faranno propri i principi generali esposti, magari senza citarne la fonte.

«Se tuttavia saranno stati utili a qualcuno e soprattutto alla scienza in generale, ne sarò, non soltanto felice, ma pago».

Questo annotavo in un manoscritto di parecchi anni fa, quando preparavo il “Saggio” e che poi ho voluto omettere per non fare questioni: fosse vero che molti altri si prendessero a cuore la cosa.

Un mio amico avvocato e giornalista al quale parlavo di lei chiedendogli cosa ne pensasse di questa “macchina del tempo” quando ne uscì la notizia nel 1972 e gli dicevo anche delle Sue qualità di scienziato, allievo di Padre Gemelli, esperto non solo di musica prepolifonica ma anche esperto nella tecnica oscilloscopica (Padre Gemelli, che ebbi modo di conoscere, era uno dei pochi al mondo che sapesse leggere direttamente gli oscillogrammi direttamente dallo schermo), questo mio amico, (chiusa la parentesi) mi diceva che la Sua idea senz’altro era buona ma era convinto che si trattasse semplicemente di un “sassolino” da Lei gettato, perché altri lo raccogliessero e lo sviluppassero.

Prima che Ella mi giurasse che si tratta di “sacrosante verità ero anch’io dello stesso parere, rafforzato anche dell’incontro che con Lei ebbi a Roma all’Accademia S. Cecilia. Mi parlò di apparecchiature (macchine) depositate in una sala del Viminale, di una equipe di collaboratori, della serie di antenne in America e che si attendeva che gli americani facessero qualcosa: questo è quanto ho potuto sapere da Lei direttamente.

Vede che l’idea di onde di riverbero non sono da me proposte, anzi scartate, ma da Lei prospettate. Mi dica poi, con Suo comodo, se l’idea del “sassolino” lanciato per stimolare ricerche fosse poi tanto fuori posto.

Con tutto questo non creda poi che io ci tenga tanto alla priorità dell’idea, sia di rivedere immagini o risentire suoni del passato non registrati con i mezzi tradizionale e nemmeno sul termine “cronovisione” anche se su questo posso produrre articoli stampati con tanto di data tipografica. Lasciamo perdere.

La cosa più importante alla quale invece ci tengo è la Teoria neutrinica di Cesare Colangeli, contemporanea ad un’idea di Einstein la quale precisando la vera costituzione dello Spazio nel quale viviamo, risolve l’aspetto duale della luce e pone le basi del “magnetrino”, un corollario questo, dal quale è stato possibile dedurre la registrazione, la conservazione e il modo di richiamare le impressioni della luce i dei suoni che hanno colpito la materia = in altre parole la scoperta della “base fisica della memoria”.

Nel mio “Saggio” anche se troverà una descrizione abbastanza dettagliata delle apparecchiature usate, troverà anche il brano a pag. 84 che dice: “per ora siamo arrivati soltanto a rilevare tracce dei suoni e delle immagini del passato registrate nella materia e quindi, attualmente, un “cronovisore”, ossia un apparecchio tipo televisore, che sia alla portata di tutti, non esiste ancora”.

Come vede le mie reticenze riguardano soltanto i limiti che abbiamo raggiunto nelle sperimentazioni. Tutto il resto lo può trovare descritto del libro.

Esiste solo una raccomandazione, messa in rilievo due volte che: chiunque realizzi rilevamenti che abbiano attinenza o traggano spunto da quanto viene descritto in questo saggio… citino che la deduzione è stata possibile mediante l’applicazione dei principi della “Teoria Neutrinica” e degli sviluppi ad essa apportati al concetto di “Magnetrino”. (vedi pag. 14 e pag. 173)

Su questo ci sono tutte le rivendicazioni di priorità protette dai diritti di autore e già depositate da molti anni presso Notaio prima che il libro venisse stampato. Ovviamente chiunque può servirsene con permesso scritto dell’autore e citandone la fonte.

Voglio, infine, ancora richiamare l’attenzione sulla pag. 15 (ultima della presentazione) poiché siamo veramente convinti che nessuno finora sia giunto ai nostri risultati e se lo fosse, lo è o lo sarà soltanto se sono stati presi o verranno presi in considerazione i principi della TEORIA NEUTRINICA.

Con Questo il nostro dovere verso il Sapere l’abbiamo fatto. Speriamo che altri lo continuino.
Ogni collaborazione sarà un reciproco piacere.

Senza volerlo mi sono dilungato un po’ troppo ed aggiungerei soltanto più che come vede io non ho tenuto conto di alcuna “proibizione” civile o religiosa. Di fronte alla caduta dei muri più massicci, non possono rimanere in piedi muri che ostacolino il progresso del Sapere. Attendo un Suo riscontro, anche breve.

Auguro un buon 1991 e ricordiamoci presso il Signore. Don Luigi Borello.

Da I manoscritti di Don Luigi Borello, a cura di Giovanni Borello

Non vorrei si pensasse ad una delle frequenti trovate di pseudo inventori i quali vogliono demolire e nulla costruiscono. Qui ci troviamo di fronte a qualcosa di veramente nuovo che non demolisce ne la fisica quantistica, ne le acquisizioni di Einstein, ne considera inutili le ricerche in atto: tutto al più saranno da considerare inadeguate in quanto non tengono conto della reale natura dello spazio in cui viviamo.

Inspiegabilmente siano vissuti finora “come i pesci nell’acqua - che non sanno cos’è” .

Finchè non verrà recepita questa idea che definisce realmente cos’è lo spazio in cui viviamo, rimaniamo, nella fisica e non solo nella fisica ma in tutti i rami della scienza, di fronte ad un fisiologico avanzamento di meravigliosi progressi ma che restano ad un livello orizzontale, senza alcun balzo verticale, da ormai 60 anni.

L’ultima grande acquisizione può essere considerata quella di Maxwell.

In tutte le altre acquisizioni, comprese quelle di Bohr - Einstein - Einsenbergh -Schrodinger - W. Pauli, esistono ombre, dubbi, vuoti, incertezze.

Esiste una meravigliosa pagina di Einstein nella quale espressa la sua più grande intuizione ma che purtroppo chiude dicendo: “finora non siamo ancora riusciti a realizzare questo programma in forma convincente e coerente. Il decidere se ciò sia o no possibile appartiene al futuro” ma esistono anche due volumetti di Cesare Colangeli il quale nel 1948 con una perfetta formulazione riuscì a fare l'unificazione che Einstein si auspicava nel 1938, ossia che le leggi del "campo” siano valide sia per la radiazione che per la materia, dando ragione di ambedue con un'unica formula la quale varia soltanto per un coefficiente numerico diverso per la radiazione e la materia.

Ed esiste anche un mio “saggio” del 1989 nel quale non dico nulla di nuovo, ma riprendendo un corollario della teoria, do perfetta validità a tutta la teoria, non soltanto teoricamente, ma anche in forma sperimentale.

Sia l’idea di Einstein e sia la perfetta formulazione del Colangeli non sono mai state prese in considerazione nel mondo della fisica, se non da pochissimi studiosi. Speriamo che ora sia la volta buona.

Mentre da un lato ammiri profondamente Einstein per la meravigliosa sua pagina citata, più che per il resto della sua opera scientifica, perdo quasi di lui la stima quando lo sento dire a riguardo della realtà “campo”: “l’unica nostra via d’uscita sembra essere quella di tenere per certo il fatto che lo spazio possiede la proprietà fisica di trasmettere le onde elettromagnetiche, senza troppo preoccuparci del significato di questa affermazione”.

In altre parole ci dice che il campo è una proprietà dello spazio e che la propagazione di un’onda in esso è una perturbazione dello stesso, ma che cosa sia lo “spazio” proprio non ce lo dice, come nessun fisico, finora, nemmeno Rubbia o Zichicchi ce lo hanno saputo dire e, sembra, nemmeno interessarli molto, anzi, per niente.

Ma alcuni eminenti fisici, il problema almeno se lo sono posto. Il problema delle particelle e delle onde dominò i primi decenni di questo secolo, ma i dubbi che esistevano non sono ancora dissipati.

Non passa settimana che sulle riviste prestigiose del mondo e nelle relazioni scientifiche, che seguo costantemente, non si ritorni sugli stessi argomenti con qualche nuova prospettiva, ma immancabilmente con le desolanti conclusioni di incertezza che si facevano mezzo secolo fa.

È soprattutto ad Einstein l’abbandono definitivo della nostra credenza in un “etere” non rilevabile.

Le onde luminose e le onde elettromagnetiche in genere debbano essere considerate come la propagazione ondosa attraverso lo spazio (veramente vuoto!) ed è qui la contraddizione non risolta di Einstein e di tutti quelli che così continuano a credere “di una sostanza impalpabile chiamata campo”.

Questo è il secondo paradosso di Einstein oltre a quello già citato; altro che quello relativistico dei due gemelli o dei due orologi!

Senza contraddirmi a quanto dicevo sopra, ossia che la Teoria dello Spazio Neutrinico non intende demolire nulla, circa questa affermazione di Einstein non si tratta di demolirle, in quanto già di per se stesse non dicono nulla: semplicemente omettono di definire, sia pure con scusante “finora non siamo ancora riusciti a realizzare un programma in forma convincente e coerente”.

Ma una volta che Cesare Colangeli è arrivato a formulare questo programma convincente e coerente, per i fisici che continuano ad ignorare non c’è più scusante.

Il grande fisico Kenneth W. Ford, che certamente tutti gli studiosi conoscono, a riguardo di questo concetto di campo, della cui realtà nessuno dubita e quindi nemmeno noi, diceva nel 1963: “questo può sembrare un progresso assai dubbio della scienza. Una sostanza ipotetica, l’etere, viene sostituita da un’altra sostanza ipotetica, il campo” e ribadiva ancora: “naturalmente noi oggi siamo contrari all’imbarazzante ricchezza di campi nei quali nessuno veramente crede”. (intendeva dire così come vengono creduti senza alcun approfondimento di che cosa siano realmente).

I fisici mantengono la convinzione che esista alla base di tutte le particelle, una struttura più semplice e il dualismo tra luce e particelle, dibattuto da circa un secolo non è ancora risolto (potrà esserlo dal momento che verrà recepita dal mondo scientifico la “teoria dello spazio neutrinico” di Cesare Colangeli (lo dico con presunzione o senza presunzione, come credete meglio).

Aggiungo soltanto più, a quanto riportato dal fisico Ford una asserzione di un altro grande fisico, Wiener:

“nel campo della fisica, allo stadio attuale di sviluppo, le particelle fondamentali sono di importanza massima, ma non sono fondamentali nel senso di essere le ultime… Le difficoltà di Einstein e di Bohr rimangono, e la teoria del campo unificato sulla quale Einstein faceva affidamento è ancora una pia speranza. Siamo tutti in attesa di una nuova sintesi di idee, che non sarà certamente conclusiva, ma ci fornirà UNA NUOVA BASE sulla quale la fisica potrà operare per decenni, se non per secoli”.

Dall’approfondimento della teoria dello spazio neutrinico di Cesare Colangeli, siamo arrivati, con la prova positiva sperimentale di un corollario di essa, alla convalida della stessa nella sua interezza, confermando che: è valida non solo per i fatti che ancora dovevano essere spiegati, ma anche per quelli che si riteneva potessero essere spiegati in sua assenza.

Innanzitutto, ripeto, Cesare Colangeli è riuscito a descrivere teoricamente come le leggi del “campo” siano valide sia per la radiazione che per la materia, dando ragione di ambedue con un’unica formula, la quale varia soltanto con un coefficiente numerico diverso per le radiazioni e per la materia. Inoltre definire in realtà che cosa è lo spazio in cui viviamo e ci muoviamo.

Affermando che viene data la spiegazione di tutti i fatti, anche se non ancora tutti, per ora, esaminati dettagliatamente, ci limitiamo soltanto a quelli strettamente fisici, ma siccome tutti i fenomeni che avvengono in natura hanno una base fisica, vengono compreso anche quelli biologici, non esclusi quelli mentali.

In particolare il nostro maggior lavoro è stato finora precisare:

1- in che cosa consiste veramente l’impulso nervoso che si forma dopo la traduzione operata dagli organi di senso di quelle forma di energia che li colpiscono;

2 - come la corrente nervosa vada a formare nel cervello l’engramma e di conseguenza, cosa sono le tracce mnesiche;

3 – in che modo queste tracce mnesiche rimangono e come vengono di nuovo attivate al sopraggiungere di nuova situazione uguale o simile, o che abbia relazione con quella precedentemente registrata. In altre parole: siamo riusciti ad identificare qual è la base fisica della memoria (voglio aggiungere: di tutte le “memorie”, non esclusa quella genetica).

Per renderci conto di quanto sia importante questa acquisizione, basta che ci riferiamo a quanto ci hanno detto E. D. Adrian, S. Zuckerman, Salvador E. Luria, Paul Chauchard: è certo un errore, sul quale vale la pena di ritornare, considerare il pensiero come una secrezione chimica del cervello e i ricordi come sostanze chimiche immagazzinate nei neuroni o ridurre il pensiero all’attività elettrica cerebrale. Per tutti la base fisica della memoria rimaneva un mistero. Le ricerche, anche recentissime, delle quali ci riferiscono le più autorevoli riviste scientifiche di tutto il mondo continuano ad insistere su scambi di ioni di sodio e di potassio e di correnti elettriche che non sono altri che fenomeni collaterali e di alimentazione del vero contenuto significativo che scorre lungo il sistema nervoso.

Per comprendere il funzionamento cerebrale nel suo intimo bisogna saper come si generino i messaggi, come si propaghino, come agiscono. Giustamente Robert Ornstein e Richard Thompson affermano: «L’impulso nervoso non è una corrente elettrica […]. Noi non conosciamo ancora la natura dei processi di memorizzazione. […] Forse la sfida più grande che si ponga per la neuroscienza è capire in che modo avvenga la memorizzazione dei ricordi nel cervello. […] la capacità della mente umana di imparare, di memorizzare informazioni e di accedere ad esse è il fenomeno più notevole dell’universo biologico».

Finalmente a questi interrogativi (vedere argomenti) abbiamo trovato una risposta e, da chiunque possano essere fatte le dovute verifiche semplicemente adottando i principi che estrapolandoli dall’originale di Cesare Colangeli li ho esposti nei miei “saggi”.

All’infuori di questi saggi e dei due volumetti del Colangeli, non mi risulta che esista una bibliografia al riguardo, in quanto si tratta di una via di indagine completamente nuova.

Via di indagine che non esclude l’uso di mezzi tecnici attuali e più progrediti di informatica che noi stessi abbiamo usato e stiamo usando, ma che, presto anche questi, almeno per le ricerche scientifiche, verranno sostituiti da un sistema di memorizzazione, di richiamo e di scorrimento lungo i circuiti, completamente diverso da quello usato nelle varie generazioni di computers attualmente in uso.

Don Luigi Borello - Varazze 1989

http://www.daltramontoallalba.it/confiniscienza/cronovisore.htm

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