martedì 1 ottobre 2013

La Tomba 100 - Altre Mappe "Impossibili"

La Tomba 100 fu scavata nel 1902 nell'antica città egizia di Nekhen, situata nell'Alto Nilo, chiamata in lingua greca Hierakonpolis (città dei falchi) e in arabo Al-Kom al-ahmar. La Tomba 100 è ritenuta risalente a un periodo compreso tra il 3500 e il 3300 a.C., un’epoca comunemente considerata “pre-dinastica”.

Mentre studiava l’immagine di un panorama egizio, raffigurato nel gran dipinto murale della Tomba 100 (alto 1,50 m e lungo 4,50 m), lo studioso Leon “Flying Eagle” si è convinto che l’antica opera d'arte costituisse in realtà la prima carta geografica di tutto il mondo. 

Sorprendentemente, questo planisfero è stato tracciato dagli Egiziani predinastici oltre 5000 anni fa.


Solo frammenti del dipinto murale originale restano, ma studi scientifici dettagliati della tomba e delle opere d’arte in essa contenute sono stati fortunatamente condotti negli anni 1890-1910, e gli studi di questo importante sito continuano ancora oggi. Il murale in oggetto fu disegnato da F.W. Green di Cambridge, e pubblicato dalla British School of Egyptian Archaeology, nel 1902.

Le somiglianze schiaccianti tra il murale della Tomba 100 e i contorni di una mappa del mondo appaiono rapidamente, in maniera quasi ovvia. Il regolare colore blu più scuro dello sfondo sottolinea il contrasto tra la terra e il mare. Continenti, oceani, mari interni, e anche grandi laghi, case di fango e vie, sono facili da identificare.

I due autori di questo studio hanno cominciato a chiamare il murale “Mappamondo delle Tribù Terra” perché hanno notato le varie civiltà segnato sulla mappa, che sono rappresentate da diverse imbarcazioni.

Questa affascinante, e ora controversa, opera d'arte rivoluziona la storia antica del mondo e getta nuova luce sullo spirito avventuroso e la capacità di navigazione degli antichi marinai egiziani, che raggiunsero i più lontani confini della Madre-Gaia, e poi registrarono i flussi del grande Oceano oltre 5000 anni fa. 


La mappa della tomba 100 mostra una conoscenza incredibilmente precisa della geografia e della batimetria del mondo antico. Il Mar Mediterraneo è mostrato molto meno profondo di quanto sia oggi, il che è coerente con la moderna teoria della crescita globale del livello del mare. Si vedono case di fango, con secche e canali, intorno al Mar Mediterraneo.

Si noti bene il fatto che il Mediterraneo appare diviso in due parti, corrispondenti alla situazione pre-1200 a.C., secondo i nostri studi su Atlantide (v. figura sottostante). L’Italia, la Sicilia e il territorio di Atlantide separano i due bacini occidentale (collegato all’Oceano tramite lo stretto di Gibilterra) e orientale (mare interno, isolato).


Le figure umane, barche, animali e le strutture del murale, sono primi pittogrammi che si svilupperanno in immagini ben noto, più avanti in Egitto dinastico. La raffigurazione di un eroe potente o re, che regge due leoni per la gola, è la prima raffigurazione conosciuta di questo famoso simbolo, che divenne un simbolo comune in Mesopotamia, 600 anni dopo.


Vicino al Re Leone c'è la raffigurazione di un cerchio con cinque cervi che lo circondano. La ruota è stata interpretata come un calendario, che mostra un anno di cinque stagioni, rappresentate dai cinque cervi. Forse il calendario è stato usato come simbolo culturale, per esempio, come il calendario Maya è spesso usato, oggi, come simbolo della civiltà Maya. I cinque cervi possono anche rappresentare una unificazione di cinque diverse tribù. Forse il cerchio indicava una città, un luogo raccolta, o un grande mercato, dove le tribù si riunivano cinque volte all'anno per scambiare i loro prodotti, pelli di animali, e altri generi.

Una barca dall’alta prora è il simbolo dell'Egitto. Mappa antica d'Egitto e del Mar Rosso

In posizione di rilievo, vicino al centro del murale, c’è è una barca di colore scuro, dall’alta prora, che si distingue in contrasto con le cinque barche bianche che la circondano. La barca dall'alta prora è il simbolo dell'Egitto. L'Egitto ha una posizione centrale e la barca più importante. Forse la barca simboleggia in realtà il fiume Nilo, e onora la divinità che conservano il flusso delle sue vivificanti acque. 

Le cinque barche bianche rappresentano le altre maggiori nazioni del mondo, in quel momento.

 
La prova di cavalli antichi nelle Americhe. Mappa antica del Nord e del Sud America

I contorni familiari del Nord e del Sud America sono inconfondibili. E' sorprendente vedere i cavalli in Sud America, perché si pensava che i cavalli si fossero estinti nel Nord e nel Sud America, verso il 10000 a.C., per essere successivamente reintrodotti dalla conquista spagnola. Su queste immagini la presenza dei cavalli è stata dibattuta. La maggior parte delle persone vede i cavalli, soprattutto quando si confrontano con l'immagine vicina di quello che sembra un asino legato ad una corda. Alcuni hanno ipotizzato che si possa trattare di lama.

Una processione di barche a vela attraversa i millenni, trasportando un carico misterioso di antichi saperi. Lunghi secoli prima di Ulisse e degli Argonauti, un antico marinaio pre-egiziano si lanciò forse in un viaggio epico, circumnavigando il mondo ... oltre 5000 anni fa.

http://www.tanogabo.it/Tribu_Terra.htm

lunedì 30 settembre 2013

Yeti, Bigfoot, Gigantopechi e Megantropi...

Il Gigantopithecus, una grande scimmia che poteva raggiungere i 3 metri di altezza e i 500 chilogrammi di peso. I gigantopitechi hanno popolato il Sud-est Asiatico durante il Pleistocene per estinguersi circa 300.000 anni fa e, probabilmente, hanno condiviso lo stesso ambiente con l’Homo erectus. Purtroppo sono stati trovati pochi fossili a causa del loro utilizzo nella medicina tradizionale cinese: la gran parte dei dati è stata dedotta confrontando dei denti fossili (2,5 centimetri di lato) con quelli del suo parente più prossimo, l’Orango (genere Pongo).

Giganti dal Passato – Mammiferi

Secondo alcuni criptozoologi il Gigantopiteco sarebbe sopravvissuto fino a oggi e sarebbe alla base degli avvistamenti di Yeti o Sasquatch, ma non sono presi sul serio dalla Comunità Scientifica: non è stata dimostrata l’esistenza delle suddette scimmie leggendarie e non esistono fossili di Gigantopiteco più recenti di 300.000 anni.

“I Sao erano talmente alti di statura che i loro archi erano costruiti con interi tronchi di palma e le loro ciotole, grandi come giare funerarie, potevano contenere due uomini seduti. Pescavano senza reti, sbarrando il corso dei fiumi con le mani; prendevano gli ippopotami a mani nude e quando parlavano la loro voce rintronava come il brontolio del tuono…e avevano la pelle bianca…..”

Questo potrebbe essere il testo di una fiaba da raccontare ai bambini intorno al fuoco di un caminetto, nelle serate gelide e fredde invernali in cui non si può uscire da casa, o semplicemente il viatico per far addormentare bambini restìì al sonno, come hanno fatto generazioni di genitori, seduti su un lato del letto dei propri figli, armati di un libro di fiabe o semplicemente della propria fantasia.

Invece dalle parti del Ciad (Africa) queste sono tutt’altro che leggende, ma anzi affondano le loro origini nella lontana rimembranza di un antico popolo di giganti, che abitava in epoca remota in quei luoghi e la cui esistenza fu riportata, tra il 1936 e il 1939, alla luce dalle spedizioni Lebeuf e Graule, le quali riuscirono a tracciare un quadro abbastanza frammentario di quest’enigmatica popolazione, di cui ora si sa solo che usavano per le onoranze funerarie giare a forma di uovo per contenere i cadaveri, che affianco a queste giare venivano poste delle figure antropomorfe dagli aspetti fisici alquanto fantasiosi, rappresentanti i defunti e che furono definitivamente massacrati dagli arabi durante il X secolo.

Ma non sono solo gli abitanti del Ciad a ricordare l’esistenza di esseri dalle proporzioni fisiche gigantesche; riferimenti a simili creature si trovano sia nel libro indù del Mahabharatha, sia in testi religiosi dello Sri Lanka e della Thainlandia, sia antiche storie egizie, irlandesi e basche.

Il “manoscritto messicano di Pedro de los Rios” narra che: ”…..prima del diluvio, che si verificò 4008 anni dopo la creazione del mondo, la Terra di Anahuac era abitata dai giganti Tzocuillexo…”, mentre nella tradizione Maya si parla dei Quinatezmin.

Molti altri esempi di resoconti (quanto leggendari?), scritti e orali, su esseri giganteschi sono presenti nelle varie tradizioni popolari, in tutto il mondo ed elencarle tutte appesantirebbe di molto quest’articolo. Per ultima, ma solo perché negli anni c’è stata una notevole controversia sulla tradizione letterale della parola “Nefilim”, citiamo la tradizione biblica, che narra di una stirpe di giganti, i Nefilim per l’appunto, discesa dal cielo e accoppiatisi con le femmine della razza umana (Genesi 6,1-4; libro dei Numeri 13, 21-29,32-33; libro dei Re 17, 4-51; Deuteronomio 3 e 2, 20-21; Cronache 20,6-8).

Il ricordo di un’antica progenie dell’uomo dall’aspetto e dalle dimensioni superiori alla media non è relativo solo ad antiche tradizioni popolari ma pare impermeato oltre che negli strati leggendari dei cosiddetti miti (spesso superficialmente relegati in un ruolo di secondo piano), anche negli strati meno leggendari e fantasiosi, ma più “corposi” delle scoperte archeologiche. Reperti che, strappati dalla terra che li ha nascosti e protetti per secoli, spesso subiscono un nuovo insabbiamento, in vecchi e polverosi magazzini, lontano da sguardi e organi d’informazione, da parte di quella scienza “dogmatica” che spesso cade in grande imbarazzo di fronte a scoperte che inficiano e distruggono le loro basi dottrinali.

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Figura 1: un cranio gigante dalla strana doppia calotta

Proviamo a citare alcuni esempi.

Hernan Cortes, durante la sua conquista del Messico, entrò in possesso di ossa gigantesche, che secondo gli indigeni appartenevano ad una oramai estinta razza di giganti. Il prode Cortes stesso si incaricò di spedire al Re di Spagna un “femore altro quando un essere umano”. Una copia di un femore di tale dimensione, trovato nella regione mesopotamica, è conservata nel Mt. Blanco Fossil Museum (USA) e lo potete osservare nella foto sotto.

 Molte leggende su antichi giganti abitanti le sponde del lago Titicaca e poi trasferitisi a sud, in Patagonia, potrebbero essere confermate dagli avvistamenti (se veritieri) di esploratori come Magellano, Drake, Hernandez ed altri.

Un altro storico del periodo della Conquista spagnola del Nuovo Mondo, tale Fernando de Alba Ixtilxochitl narrava che “…i resti dei giganti abitanti nella Nuova Spagna (Messico) si potevano trovare ovunque.”

A lui si devono gli studi sui presunti giganti di Saletta.

Egli, infatti, trovò nella Chiesa di S. Cristoforo, in Vercelli, un dente gigantesco conosciuto, per l’appunto come “dente di San Cristoforo”. La leggenda vuole che, nel 1622, trovi a Saletta i resti di un gigante, di cui egli narra: “ ho ritrovato un corpo gigantesco di altezza e grandezza indicibile, che io stesso ho veduto e misurato……”.

Nel 1577 a Weiillisau, in Svizzera, vennero alla luce i resti di uno scheletro umano che, benché mancante di alcune parti, venne ricostruito dall’anatomista Plater nella creta e risultò appartenere ad un essere alto 5,80 metri. Tale ricostruzione venne esposta nel museo locale e ancora oggi si può ammirare nel paese una statua di un gigante atta a commemorare tale ritrovamento.

A Glozel (uno dei misteri più profondi degli ultimi anni e uno delle pietre nella scarpa più dolenti per la scienza ortodossa), vicino Vichy, in Francia, furono rinvenute, nel 1925, ossa umane giganti, crani grandi il doppio, impronte di mani giganti, oltre a monili fatti a misura per arti giganteschi, il tutto risalente fra tra i 17-15000 anni fa. Il ritrovamento, sempre a Glozel, di manufatti squisiti in ceramica ed esempi di scrittura (il primo modello di scrittura documentato si faceva risalire al IV millennio a.C.) conferisce a questo luogo (che è sopravvissuto a tutti i tentativi di screditamento) un‘aurea ancora più misteriosa.

Uno scheletro di un guerriero, riesumato in Inghilterra, misurava un’altezza di 2,80 metri, mentre a Latina, nel 1969, furono rinvenute le tombe di 50 guerrieri, relative al periodo antico romano, alti tutti tra 1,80 metri e 2,20 metri, in aperto contrasto con la statura media dell’epoca.

Persino lo storico Erodono (storie 1-68) narra di un ritrovamento di un gigante di circa 3,10 metri di altezza.

Il continente americano pare quello più “segnato” da queste tracce di giganti; proviamo a farne una sorta di catalogo.

1) Intorno al 1810, a Braystown, Tennesse, vennero rinvenute orme di piedi umani, muniti da sei dita (curioso che tradizioni simili siano presenti anche nella Bibbia, nei versi sopra citati!), di circa 32 cm di larghezza, oltre ad impronte di zoccoli di cavallo (e si è sempre pensato che i cavalli fossero stati introdotti nel Nuovo mondo dai Conquistadores) misuranti dai 20 ai 25 cm!

2) Nel 1870, un agente indiano, Frank La Fleche, annunciò che gli indiani Omaha avevano dissotterrato otto giganti con i teschi misuranti 60 cm; le stesse tribù indiane chiamavano questi giganti Mu-A-Luskha, e narravano che erano arrivati millenni primi dall’Oceano Pacifico sulle coste americane, avevano combattuto e distrutto le tribù amerinde esistenti, stuprato le donne di questi, e fondate città e scavati pozzi. Forse il primo termine MU si riferisce alla leggendaria MU?

3) Nel 1924, la spedizione scientifica Donnehey ritrovò, nell’Havai Supai Canyon, un’incisione rupestre di un tirannosauro in posizione di combattimento e le guide indiane affermarono che questa strabiliante incisione era stata opera di un “essere gigantesco”che abitava, nei tempi remoti nella regione. Il sito di Glen Rose (Texas), dove sono state rinvenute orme di esseri umani e dinosauri coesistenti, risultato del tutto attendibile contro ogni aspettativa e prova da parte degli studiosi ortodossi, pare essere avvalorato, e, di ricambio, avvalorare, da queste eccezionali scoperte.

4) Nel 1943, alcuni genieri militari di stanza a Shemya, un’isola del gruppo delle Aleutine, ritrovarono delle ossa di proporzioni notevoli e crani enormi (le dimensioni di questi oscillavano fra i 50 e i 60 cm!). Questi giganti misuravano circa 7 metri! Le autorità militari subito giunte sul posto provvidero subito ad intimare il silenzio su questa faccenda.

5) In California, nel 1810, venne rinvenuto lo scheletro di un gigante con sei dita.

6) Un teschio, con una doppia fila di denti saldati alla poderosa mascella, appartenete ad un gigante fu rinvenuto sull’Isola di Santa Rosa, nel canale di Santa Barbara, California.

7) Alcuni soldati di stanza a Lampock Ranch, in California, rinvennero lo scheletro di un gigante, e un frate cattolico ordinò loro di sotterrarlo nuovamente poiché i nativi locali erano adirati da tale profanazione, credendo tali resti quello che rimaneva di un antico dio.

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Figura 2: un disegno dell’800 che raffigura il ritrovamento e la misurazione di uno scheletro di gigante.

Queste sembrano tutte prove che il continente americano fosse abitato, in epoche remotissime, da esseri dalla statura colossale, e che, in alcuni casi, questi individui siano persino coesistiti con dinosauri!

Tornando più vicino a casa nostra, nel bresciano, nella Chiesetta di San Salvatore, sono conservate delle gigantesche ossa umane che si possono osservare spiando attraverso una grata.

In Marocco, presso Agadir, vennero ritrovati un set di utensili, risalenti a 300000 anni fa, concepito per essere usato dalle mani di un uomo alto minimo 4,50 metri!

Negli anni ’70 un proprietario terriero, Martinez, in Messico, rinvenne le ossa di due uomini d’indicibile altezza. Denunciato il fatto alle autorità locali, venne accusato di omicidio. Questo lo convinse, dopo essere stato liberato dietro cauzione, ad incenerire le ossa!

A Gargayan, nelle Filippine, è stato scoperto uno scheletro di 5,18 metri.

A Ceylon i resti misurano 4 metri, mentre a Tura, in Pakistan è venuto alla luce uno scheletro di 3,35 metri. Scoperte simili sono state compiute in Marocco, in Moravia e Siria.

Uno scheletro umano di 2,38 metri fu rinvenuto in mare a 250 km da Santiago del Cile, insieme ad ossa di animali e vasellame, nel 1970.

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Figura 3: un insieme di ossa umane dalle caratteristiche un pò inusuali

Denti umani del peso di 430 grammi furono rinvenuti a Punta S.Elena in Perù.

Singolare quanto accadde al grande paleontologo Ralph Von Koenigswald: un giorno egli entrò in una farmacia di Honk Kong, e osservò sul banco un gran vaso di terracotta contenente una collezione di grossi denti. Incuriosito vi affondò le mani e con sua gran sorpresa ne estrasse un grosso molare che subito identificò, grazie alla sua esperienza, come appartenere ad un essere umano: unica contraddizione era che tale dente posteriore era di dimensioni gigantesche, appartenente ad un uomo che doveva essere alto almeno 4 metri.

Domandando al farmacista dove l’avesse trovato e gli fu risposto che il dente veniva da una collezione paterna di denti di “drago”, strani resti che venivano scoperti in un po’ tutta la Cina. Dopo altre ricerche il paleontologo scoprì altre farmacie che possedevano denti simili i quali venivano usati per ricavarne una polvere terapeutica dopo essere stati opportunamente macinati.

Spinto dalla curiosità e ottenute notizie anche dai contadini, Von Koenigswald ipotizzò che tale essere umano, battezzato Gigantopiteco, abitava nelle grotte della regione del Kiang-Hsi circa 550000 anni fa.

Convinto sempre più della sua idea, il paleontologo si imbarcò per Giava, ove furono ritrovati i primi resti di uomo scimmia (grazie all’interesse di un giovane medico olandese, Eugene Dubois), ed, a totale supporto della sua idea, rinvenne un frammento di mascella smisurata, i cui denti erano però di dimensione minore rispetto a quelli trovati per caso nelle varie farmacie cinesi. Dai calcoli ricavò che l’essere cui apparteneva la mascella e i tre denti che vi erano ancora posti in essa, doveva essere alto fra i 3 e i 3,50 metri, e gli attribuì il nome di Megantropo (Uomo Alto).

Uno scienziato, Horbiger, ha da tempo ipotizzato l’esistenza, in passato, di più lune intorno al nostro pianeta, che avrebbero influito sul campo gravitazionale e quindi favorito la megafauna gigantesca e la presenza di gigantismo negli esseri umani. La frantumazione di una o più lune, in rotta di collisione con il nostro pianeta, avrebbe, di fatto, provocato la scomparsa del gigantismo animale, umano e della fauna, sconquassando il nostro globo fino a stravolgerlo geologicamente, quindi resti di tale gigantismo sono seppelliti sotto metri e metri di terra o negli abissi marini.

Un altro ingegnere di fama mondiale, Zillmer, parla di un’atmosfera prediluviana essenzialmente diversa da quell’attuale, dove i raggi del sole erano filtrati da uno strato di vapore acqueo. Tali raggi non avrebbero più intaccato negativamente organi vitali preposti al mantenimento della vita, e proprio in base a quest’affermazione lo stesso Zillmer arriva alla conclusione che l’esagerata longevità data ai primi abitanti della Terra, narrata dalla Bibbia, non sia frutto d’immaginazione o di errore di traduzione, ma pura realtà scientifica.

Forse ancora una volta i miti e le leggende hanno un valore più importante e storico di quanto ufficialmente se ne dia loro, e forse ancora una volta la storia e soprattutto la teoria darwinista sull’evoluzione della razza andrebbero riviste. Dopotutto un celebre aforisma pronuncia:
Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica; il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare. (Igor Sikorsky)

Sono stati forse questi mitici “giganti”, le cui tradizioni, e i resti fossili, sembrano essere presenti da un capo all’altro del mondo, a costruire i siti megalitici come Sacsahuaman, Giza e tanti altri che sembrano sfuggire ad ogni logica costruttiva riferita a quei tempi? E forse queste antiche tradizioni di esseri giganteschi e le prove della loro esistenza, che sembrano ogni tanto emergere dalle nebbie del passato e dalla terra del presente, possono essere ricollegati ad altri miti come quelli dello yeti e dei bigfoot? Sono forse questi gli ultimi esempi (forse involuti) viventi dei mitici giganti?

Alla scienza la risposta, anche se questa, spesso, per non rispondere a ciò che non conosce, nega ciò che sa.

http://www.acam.it/giganti/

http://it.paperblog.com/giganti-dal-passato-mammiferi-784942/

domenica 29 settembre 2013

Le Trombe dell'Apocalisse

Da oltre due anni si registrano ormai in giro per tutto il mondo, suoni e rumori a volte provenienti dal cielo, altre volte localizzati nel sottosuolo, ma nella maggior parte dei casi, non si conosce, e non si riesce a stabilire nè la natura, nè la causa, nè il luogo da dove provengono. 


I primi suoni a sentirsi furono in Ucraina, Russia e Canada, poi, pian piano, la cosa si espanse tra Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Finlandia, Svezia, Norvegia, Spagna, Messico ed altre Nazioni. Potenzialmente questa tipologia di evento non identificato potrebbe essersi verificata ovunque; le località dove in genere vengono uditi questi suoni sono città piccole e medio-piccole, oppure luoghi relativamente isolati, che variano di volta in volta. Presumibilmente, quindi potrebbero essersi verificati in molte città caotiche ma non essere udibili nella mischia di suoni di fondo; solo raramente, questi si presentano con la stessa frequenza sonora e le stesse caratteristiche: un crack prolungato, un sibilo anomalo, un bang sonico ecc., le differenze riguardano anche la durata in giorni, mesi o anni di questi rumori e la loro ritmicità.

Le teorie elaborate su tali suoni hanno spaziato dalle più scientifiche o parascientifiche a quelle mistiche e mitologiche, ovviamente non trascurando, nè quelle legate ad extraterresti o intraterrestri, né quelle in cui si fa riferimento ad evoluzioni planetarie o della materia energetica, passaggi dimensionali, velivoli sperimentali, esplosioni nucleari sotterranee, sperimentazioni di nuove armi, scavi di basi sotterranee aliene o terrestri; addirittura in un'occasione, ed in un documento stilato da ricercatori ufologici alternativi negli USA, si parlava di battaglie sotterranee tra alieni ed umani, e la distruzione di due basi del NWO (Nuovo Ordine Mondiale) da parte di sedicenti alieni buoni (che vogliono liberarci da una schiavitù oppressiva) con l’uso di armi atomiche. Sinceramente mi sembra una forzatura.

In alcuni recenti articoli che girano per il web in tutto il mondo, si parla di una serie di questi eventi che sono cominciati alla fine del 2012 e stanno proseguendo ad oltranza, mettendo in allarme la popolazione di Canada, Alaska, Ontario ed altri luoghi. Viene riportato un elenco di alcune località che inserisco qui a seguire: Albuquerque (New Mexico), Salem (Massachusetts), Riverdale (Utah), Indiana Sud Occidentale, Kentucky Occidentale, Illinois Meridionale, Anchorage (Alaska), Verde Valley (Arizona), Narragansett Bay, Rhode Island e varie località del Canada soprattutto in Ontario ed al confine con gli USA. L’inizio di questa sequenza di suoni registrati nelle località sopracitate, sarebbe il 3 dicembre 2012 ed è aggiornata al 9 gennaio 2013, fatta eccezione per degli eventi in Ontario ed in Alaska che sembrano continuare ininterrottamente da poco prima che si verificasse il terremoto di Anchorage del 4 gennaio 2013 (valore 7.5 della scala Richter). In alcuni casi questi strani suoni sono stati accompagnati da flash di luce, da crepitii del terreno e da altre stranezze, ma gli scienziati ancora brancolano nel buio.

Nel 2012, come dicevo prima, sono state elaborate le tesi più allucinanti, alcune di esse ci hanno parlato delle trombe di Gerico, altre di gigantesche astronavi aliene in atmosfera, della Terra che si starebbe lentamente spaccando in due, ed altre cose che non hanno fondamento e sono decisamente improbabili. Alcuni scienziati e tecnici, hanno elaborato tesi scientifiche che poi si sono dimostrate errate, per esempio, quella secondo cui questi suoni precedano alcuni smottamenti tellurici o eruzioni vulcaniche, ma visto che spessissimo i suoni provengono e si diffondono nel cielo e non nel sottosuolo, l'ipotesi è decaduta; altri scienziati hanno elaborato tesi che vedevano come causa probabile le eruzioni solari e le conseguenti aurore boreali ma anche questa teoria è stata smentita.

Cosa sono allora questi suoni a bassa frequenza? Nessuno ancora lo sa dire. In Canada il 24 gennaio 2012 il Governo Federale ha stanziato una piccola somma di denaro di 60000 dollari verso due università per lo studio di questi eventi che affliggono l’Ontario provocando panico ad alcuni cittadini. L’onda sonica che viene avvertita in quest’area che si trova sul fiume Detroit e che, a quanto pare, è soggetto di discussioni, studi e polemiche già da due anni, è stato battezzato l’Hum del Winsor. Uno studio canadese del dipartimento per le risorse naturali avrebbe individuato come possibile provenienza del suono l’isola statunitense di Zugo. Nonostante i tentativi di dialogo tra i due Paesi siano falliti, una commissione scientifica internazionale richiesta dal Dipartimento sugli Affari Esteri, sta procedendo con lo studio sonoro di queste manifestazioni con il supporto dei ricercatori dell’University of Western Ontario e dell'Università di Windsor.

Alcune fonti americane evidenziano come alcuni suoni vengono uditi da un poco di tempo a questa parte a Long Island (New York). Molti residenti confermano la testimonianza, e spesso si rivolgono alla polizia per chiedere cosa succede, ma anche la polizia non ne sa nulla, sembra che i suoni si odano per lo più nelle ore serali, o almeno così si evince dalle notizie rilasciate dal Dipartimento di Polizia su questi eventi. In questo caso il suono sembra essere una forte esplosione o una sequenza di esse. A quanto pare andando a ritroso, tale fenomeno sembra essere presente in loco almeno da tre mesi. I residenti di East Hampton Patch da una nota rilasciata sempre dalla polizia, sembra che dichiarino di vedere spesso degli strani bagliori accompagnare queste forti e cupe esplosioni, dichiarano anche che questi bagliori ricordano le esplosioni dei grandi trasformatori elettrici che vanno in corto e sono visibili a distanza nel buio (tale affermazione, ha probabilmente origine da un video di Youtube che l’anno scorso ha inondato a riprese i social network, accompagnato da notizie contrastanti, in cui si vedono proprio i trasformatori di una Base USA scoppiettare con molti flash ad accompagnarli, e da cui si elaborò tutta una discussione che parlava di un attacco UFO) e che quando ciò avviene, i vetri delle case vibrano fortemente come se dovessero esplodere, strano è (come suggerisce un sito italiano che ha parlato dell’argomento) che proprio nei giorni in cui a Long Island vi erano quelle esplosioni, venivano trovate delle balene spiaggiate in loco senza apparente motivo.


Il 25 gennaio 2013 tocca al Tennessee registrare dei forti boati in località West Morristowne ed il Dipartimento dello Sceriffo di zona è allertato, così si legge in un sito americano dove giorno per giorno si parla di questo argomento ed altri misteri, e dove vengono segnalati allarmi per questi suoni praticamente ovunque negli Stati Uniti.

Purtroppo nessuno è in grado di dire cosa siano questi suoni, nemmeno la scienza ha le risposte, almeno per ora brancoliamo nel buio tutti quanti. Alcuni video in rete (poi mostratisi dei falsi), sono stati smascherati; questi cavalcavano l’onda mediatica che gli originali hanno scatenato nel Web, riproducendo falsi suoni presi da film come “La Guerra dei Mondi” ed altri. Ma molti di questi video che girano in rete rimangono tuttora un rompicapo.







Equipe di tutto il mondo, ed in varie parti di esso sono in fermento per scoprire questo enigma. Ed i teorici del complotto non possono che aggiungere mistero a queste notizie, dichiarando che in effetti potrebbe trattarsi di esperimenti di geoingegneria (controllo del clima), e che questi possono effettivamente essere riconducibili ad HAARP o altre operazioni clandestine dei militari. Purtroppo a questi enigmatici suoni non è possibile dare un nome, un significato o una risposta che quantomeno si avvicini ad una mezza verità.

sabato 28 settembre 2013

AbEconomy. Una Lezione per l'Europa

L’ipoteca che pesa sulla “Abenomics”, la “montagna di carta che non crolla mai” – il debito pubblico giapponese – ha toccato una vetta mai raggiunta: più di un “quadrillion” di yen, cioè più di un milione di miliardi. Per la precisione, a fine giugno la cifra dell’indebitamento dell’amministrazione centrale di Tokyo era questa: 1.008.628.100.000.000 yen. In euro fa 7.800 miliardi. 

E’ ovviamente un record: per il Giappone sin da quando lo yen è diventato la sua valuta ufficiale, nel 1871, e per il resto del mondo che non ha mai visto una quantità di “pagherò” del genere. Siamo attorno al 200% del Prodotto interno lordo (Pil): se si aggiungono i debiti delle amministrazioni locali, si arriverà al 247% a fine anno, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale. L’Italia, attorno al 130%, se non avesse la zavorra dell’euro sarebbe un paradiso. Ma il Sol Levante, dotato di moneta sovrana, può permettersi di rinunciare all’austerity.

Il premier Shinzo Abe e il governatore della banca centrale giapponese Haruhiko Kuroda, ricorda Danilo Taino sul “Corriere della Sera”, in un Shinzo Abeservizio ripreso da “Come Don Chisciotte”, sono impegnati in una svolta economico-monetaria senza precedenti. 

Shinzo Abe

L’enormità dell’attuale debito pubblico nipponico? «E’ il prodotto del “ventennio perduto”, della crisi strisciante che dall’inizio degli anni Novanta stringe il paese in un limbo di non-crescita: recessioni frequenti e continui episodi deflazionistici (cali dei prezzi)». Per contrastarla, i governi hanno molto, ma «i risultati sono stati modesti, se non si considerano i tanti ponti e tunnel che nessuno usa». 

Così, il debito si è impennato: nel ’90 rappresentava solo il 60% del Pil. Tokyo, osserva Taino, ha potuto permetterselo anche perché i privati giapponesi dispongono di grande liquidità: il patrimonio delle famiglie si aggira sul “quadrilione” e mezzo di yen, cioè il 50% in più del debito dello Stato, e le imprese risparmiano attorno all’8% del Pil ogni anno, cioè quattro quinti del deficit pubblico annuale.

Una massa enorme di denaro, parcheggiata nelle istituzioni finanziarie nipponiche, le quali lo usano per comprare obbligazioni (cioè debito) dello Stato: tre quarti sono nelle loro mani. L’estero, il quale pretenderebbe tassi d’interesse più alti, ne detiene solo il 5% (per lo più si tratta di banche centrali). La magia della “montagna di carta” che non crolla mai si spiega così, sostiene Taino. 

Nonostante ciò, lo scorso aprile l’Ocse – il think-tank ufficiale dei paesi ricchi – ha “avvertito” che la riduzione dell’indebitamento dovrebbe essere “la priorità” di Tokyo. Non la pensa così il premier Abe, che ha lanciato una nuova politica economica, “Abenomics”, che tra l’altro comporta un forte deprezzamento dello yen (già avvenuto) ed enormi quantità di titoli pubblici comprati dalla banca centrale (il 70% delle emissioni). Fatti, scrive Taino, che «potrebbero disincentivare i giapponesi dal tenere i risparmi nelle obbligazioni-samurai: nel primo caso perché Haruhiko Kurodaall’estero guadagnerebbero di più che a restare nello yen, nel secondo per timori di instabilità».

Se l’uscita degli investitori domestici dal debito pubblico diventasse massiccia, sostiene il giornalista, Tokyo rischierebbe «una crisi spaventosa». Per questa ragione, l’anno scorso il Parlamento ha votato una legge che prevede l’aumento dell’Iva dal 5 all’8% il prossimo aprile e al 10% nell’ottobre 2015, facendo «un passo verso una politica di controllo dell’indebitamento». 

Ma a questo si oppone il premier Abe, eletto a fine 2012: «Per rilanciare l’economia, il governo vuole introdurre stimoli di spesa per 10.300 miliardi di yen». Non solo: «Abe ha fatto sapere di voler aspettare i dati sulla crescita dell’economia nel secondo trimestre dell’anno prima di confermare gli aumenti dell’Iva». Il suo orientamento, sottolinea Taino, è nettamente anti-austerità: «Ritiene che la crescita venga prima del consolidamento dei conti, e non vuole che l’aumento dell’Iva la blocchi». 

Haruhiko Kuroda

Con un debito «più alto del Monte Fuji», il Giappone è insomma diventato il maggiore test empirico del dibattito tra economisti più intenso degli ultimi anni: è il debito gonfiato a frenare la crescita o è la crescita frenata a gonfiare il debito? Avvertenza: il Giappone non è neanche lontanamente paragonabile all’Eurozona, perché la sua banca centrale può emettere moneta liberamente, consentendo al governo di creare economia e lavoro mediante deficit positivo, cioè spesa pubblica.

venerdì 27 settembre 2013

Telepatia - Esperimento Riuscito!

L'esperimento ha avuto successo e uno studioso è stato in grado di ordinare tramite la propria mente di premere un tasto ad un collega seduto in un'altra stanza. Il collega ha mosso la mano, alzato il dito e premuto il tasto come se l'intenzione di agire fosse stata sua.


Poter sapere cosa passa per la testa di un'altra persona, letteralmente. Connettersi alla mente di un altro e conoscerne i pensieri, condizionarli, o esserne condizionato. Se una connessione cervello-macchina è stata resa possibile con le moderne scoperte tecnologiche, quella cervello-cervello sembra ancora retaggio di scrittori o sceneggiatori che dalla fantascienza hanno hanno preso spunto per creare opere entrate nel bagaglio culturale internazionale e diffusesi, ormai, anche nell'immaginario comune di tutti. 

Un percorso semplice, questo, che inizia là, dove la fantasia prende spunto dalla realtà e va oltre, diventando immaginazione; ma capita a volte che l'immaginazione crei qualcosa di tanto affascinante da rimbalzare indietro e colpire nuovamente il punto di partenza, la realtà: e in quel caso è la realtà a prendere spunto dalla fantasia.

I due ricercatori durante l'esperimento di telepatia nell'Università di Washington

Accade all'Università di Washington: il professore di ingegneria informatica Rajesh Rao è riuscito a inviare un comando con il pensiero al cervello del collega Andrea Stocco, assistente professore di psicologia, il quale di riflesso ha eseguito l'ordine di premere un tasto.

La realtà che prende spunto dalla fantasia.

L'esperimento è stato condotto in due stanze separate con i due soggetti totalmente all'oscuro dei comportamenti e delle azioni l'uno dell'altro. Rao era seduto con un caschetto per il tracciamento dell'EEG davanti ad uno schermo che ritraeva un gioco elettronico dove l'obbiettivo era fare fuoco premendo la barra spaziatrice di una tastiera. 

Nell'altra stanza Stocco indossava un dispositivo per la “stimolazione magnetica intracranica” collegato ai centri della cosiddetta corteccia motoria, quella parte del cervello cioè che controlla le mani; il caschetto e il dispositivo indossato dallo psicologo erano entrambi collegati a due differenti computer connessi alla rete. 

L'esperimento ha avuto successo, Rao ha pensato di premere il tasto della tastiera ma è stato Stocco a muovere la mano e fare fuoco. I comandi mentali di Rao sono stati registrati da un computer e spediti tramite internet all'altro terminale presente nella stanza del collega che ha risposto positivamente agli stimoli muovendo il dito della mano destra e premendo il tasto come se l'intenzione di agire fosse stata sua.

Si tratta del primo passo verso il cosiddetto “reverse engineering” dei segnali cerebrali, la trasmissione cioè di questi segnali da un cervello a un altro.

Il prossimo passo?

Mettere in comunicazione diretta i due cervelli e creare un flusso ambivalente di informazioni: farli “parlare tra loro”.

giovedì 26 settembre 2013

Atlanticast, il Podcast

Progetto Atlanticus è lieto di presentare ATLANTICAST, il podcast per tutti gli appassionati di civiltà antidiluviane e di archeologia misteriosa.


Creato in collaborazione con alcuni preziosissimi amici si tratta di una serie di puntate condotte da Eugenio e Paolo, ove verranno presentati e discussi argomenti come i Miti Antichi, gli OOPART, i Vimana, gli Anunnaki, Atlantide, Lemuria, Mu, il Diluvio, gli Dei Antichi, etc, etc...

Tutto quello che può far luce sui molti misteri legati a questo lontano periodo storico, ancora oggi non svelati o senza spiegazione.

Interviste, Articoli e Libri Narrati, Interventi in Conferenze, Discussioni, Notizie, Approfondimenti, Curiosità, Parole in Libertà e Tanto, Tanto Altro.

http://www.atlanticast.com/

mercoledì 25 settembre 2013

Luciano Canfora: L’UE, Inattesa realizzazione del Sogno di Hitler.

  
“Mi chiedo che cosa significhi questa ideologia europeista. Ne deduco che esista un valore denominato Europa. Ma allora vorrei capire se esiste anche un valore Asia o Africa. Perchè non dichiararsi asiatisti o africanisti, piuttosto che europeisti? E l'Australia, dove la mettiamo? Non si sente l'esigenza di uno spirito australianista?” 

Luciano Canfora, noto filologo e appassionato studioso di storia antica, ha recentemente dato alle stampe la sua ultima fatica (“Intervista sul potere”, ed. Laterza), una lunga digressione sotto forma di intervista su una moltitudine di temi: dal senso della democrazia a Napoleone, da Mao ai rapporti tra Sparta ed Atene, da Tucidide all'Euro. E proprio sul senso politico e sociale di quest'ultimo dedica l'ultimo capitolo, intitolato significativamente “Elite e popolo”. 

Messo sotto fuoco incrociato lo spirito internazionalista, ciò che le élites propongono in sua vece è una poco elegante riduzione linguistica del coacervo di interessi che ha spostato e sta spostando immense somme di denaro dalle tasche dei cittadini alle loro. Ciò avviene nel nome di quella dottrina europeista che riempie quotidianamente pagine di giornali e programmi televisivi. Dottrina che permette all'AD della Fiat di delocalizzare lasciando a casa migliaia di lavoratori. “Non bastano i vantaggi che mi offre l'Italia, dichiara Marchionne, perchè se vado in Serbia posso guadagnare di più…mi da un certo fastidio chi sostiene chi ci siano “dottrine” adatte a giustificare comportamenti del genere. Tutto dipende, ripeto, dai rapporti di forza.” 

A tale riguardo la denuncia di Canfora è precisa: “l'equilibrio delle forze si è spostato nettamente a favore di questi ceti tecnocratici ristretti, che non intendono farsi governare dal potere politico. Al contrario, sono essi che non solo lo influenzano, lo rimbrottano e lo limitano, ma addirittura lo contrastano apertamente e lo soverchiano”. 

Quindi lo scenario attuale vede un apparato politico (che dovrebbe regolamentare la vita sociale nel nome del massimo profitto per i cittadini) succube di quelle forze elitiste, e si ritrova ad assecondare ogni loro capriccio, semantica inclusa. Tutto ciò si traduce in una “perdita di sovranità degli Stati nazionali, in particolare dell'Italia, rispetto all'influenza dei mercati finanziari.” 

Questo stato di cose, nel quale i cittadini sono destinati a perdere sempre più potere a favore delle élites, è determinato da un processo ben definito: “via via che si internazionalizza la produzione cresce enormemente il potere di ricatto della grande industria e delle banche.” 

La globalizzazione è quindi quel processo che permette a grandi industrie e banche di entrare a pieno titolo nelle aule parlamentari per far valere i propri interessi a tutto svantaggio di quelli dei cittadini.

Ma il profitto (di cui banche e corporation sono gli attuali maggiori difensori) non è anche fautore dello sviluppo? 

“Il problema è esattamente questo: se si debba ritenere che il profitto sia un valore assoluto, in quanto unico possibile motore dello sviluppo, o se lo sviluppo stesso possa essere un fatto sociale, che non si basa necessariamente sul tornaconto individuale. E' un dilemma con cui siamo alle prese da secoli. Io sono convinto che i capitalisti non siano benefattori dell'umanità e che la crescita economica non passi necessariamente per l'esaltazione di un egoismo esasperato, individuale o collettivo.” 

Eppure ci dicono che le attuali politiche europee siano l'unico approdo sensato per evitare il disastro del ritorno alle monete locali. 

“Io contesto alla radice l'attuale retorica europeista. Ci viene fatto credere che questo tipo di costruzione, che notoriamente ci penalizza rispetto alla megapotenza tedesca, sia l'unica possibilità di realizzare delle aggregazioni significative a livello internazionale. Invece ne esistono altre.” 

L'intervistatore a questo punto pone una domanda essenziale: “Lei giudica l'ingresso nell'euro una scelta fallimentare?” 

“Sì. Capisco il PD che la difende, ma è solo perchè non ha altro da dire. Se si toglie l'euro, che ci ha rovinati, tutta l'esperienza di governo del centrosinistra, con Romano Prodi e con Carlo Azeglio Ciampi, è finita. 

Che cosa hanno combinato gli eredi del PCI, da quando quel partito si è sciolto? Hanno procurato agli italiani un po' di miseria in più tramite la scelta di entrare nell'euro, compiuta per giunta in modo autocratico, senza alcun referendum. Mi sembra piuttosto che stiamo smantellando metodicamente lo Stato sociale proprio in nome dell'Europa…

Siamo di fronte a un'enorme ondata di disagio e di rifiuto da parte dei cittadini, ai quali è stato impedito di dire la loro quando dall'alto calavano decisioni pesantissime o, peggio ancora, presentate in maniera ingannevole. L'introduzione dell'euro venne esaltata come un grande passo in avanti e invece ha portato al dimezzamento dei salari. Facciamo una terapia di salasso dei contribuenti e di macelleria sociale senza limiti solo per poter dire che l'Europa, cioè la Germania con i suoi vassalli nordici, è una grande potenza? 

Non mi pare un valore per cui sacrificarsi. Non abbiamo un governo (se ce l'abbiamo, è quello tedesco), non abbiamo un esercito, non abbiamo una statualità di tipo elvetico o statunitense. Abbiamo solo una moneta, che serve alla Germania per imporre all'eurozona i suoi prodotti, peraltro validissimi, mentre noi italiani rinunciamo ad avere una forza espansiva sui mercati. 

Inoltre, per puntellare tutto ciò, bisogna bastonare la Grecia, mettere in ginocchio la Spagna, schiaffeggiare il Portogallo, stangolare Cipro…. Ma neanche la Santa Alleanza arrivava a tanto. E non si intravede una prospettiva a questo calvario.” 

Dall'analisi appena letta sembra che non esista attualmente alcuna alternativa, nessuna "exit strategy". E invece… 

“Secondo me i tedeschi terranno in piedi l'euro finchè farà comodo alla loro economia, ma hanno già pronta una via di uscita. Tutta l'Europa orientale è ai loro piedi. Polacchi, sloveni, slovacchi, romeni, bulgari sono in ginocchio con il piattino in mano e riconoscono la Germania come paese leader. In fondo così si realizza il grande sogno del Fuhrer, il primo vero “europeista”. L'unico suo errore fu pensare di raggiungere quel risultato con i carri armati.” 

Bene, le Merkel ha raggiunto quegli scopi europeisti che Hitler non riuscì a portare a termine. Evidentemente l'euro è ben più potente dei carri armati. A parità di manipolazione mediatica e propaganda, s'intende. 

Ma esiste una qualche cura, un vaccino contro questo morbo che ha ormai infettato tutta l'Europa? 

“A mio parere, il luogo dove le tendenze oligarchiche dominanti possono e devono essere messe in discussione è il laboratorio immenso costituito dal mondo della formazione e della scuola..è lì che l'educazione antioligarchica, su base critica, può farsi strada.” 

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