domenica 7 dicembre 2014

Pasolini e la morte di Enrico Mattei (da un articolo di Fulvio Lo Cicero) - Prima Parte

Tratto da un articolo di Fulvio Lo Cicero

Colgo l'occasione per introdurre un altro omicidio misterioso che ha colpito uno dei maggiori intellettuali italiani dei passati decenni. Troppo avanti per l'epoca e che forse nel suo ultimo film "Salò" (le 120 giornate di Sodoma) toccò temi che non dovevano essere nemmeno pensati.

Un po' come accadde a Kubrick con il suo Eyes Wide Shut.

Pasolini e la morte di Enrico Mattei. Il mistero "scandaloso" della storia italiana
di Fulvio Lo Cicero

La tragica morte dello scrittore legata a filo doppio a quella del fondatore dell’Eni Enrico Mattei. Un’inchiesta giudiziaria finita nell’archivio di Pavia e la probabile riapertura delle indagini a Roma. Un filo rosso che lega la “storia criminale” della nostra Repubblica e che ripercorriamo nei suoi aspetti più incredibili


In un’ideale classifica dei misteri italiani più enigmatici e nebbiosi della nostra storia recente, quello che vede protagonisti uno dei più grandi scrittori italiani, Pier Paolo Pasolini e il fondatore dell’Eni Enrico Mattei è, forse, il più impenetrabile e nondimeno uno dei più clamorosi. A dispetto di numerosi articoli di giornale pubblicati negli ultimi anni, si tratta di un caso così incredibile che si stenta a credere che non susciti un interesse maggiore e che non se ne parli se non, in fondo, fra limitati cenacoli di intellettuali e di giornalisti a caccia di scoop. Per questo motivo, è interessante ripercorrerne le tappe e cercare di capire di cosa veramente si tratti.

Il romanzo incompiuto Petrolio

Tutto parte da un’opera incompiuta di Pasolini, il romanzo che lo scrittore friulano stava scrivendo quando fu ucciso, la notte del 2 novembre 1975, in una zona degradata  Il romanzo si intitola Petrolio e il “locus” da cui dobbiamo partire è una pagina dell’edizione einaudiana del 1992, curata da Maria Careri, Graziella Chiarcossi (cugina del poeta) e da Aurelio Roncaglia: 93, una pagina bianca e un titolo. “Lampi sull’Eni”. Petrolio è un’opera mancata e del tutto informe, magmatica. 

Pasolini vedeva in questo romanzo la sua apodissi politica, il racconto definitivo del potere infinito di un ceto dirigente criminale – quello democristiano, già da lui deprecato nel famoso j’accuse della scomparsa delle lucciole. E il protagonista di questa somma degenerazione, per il grande scrittore, era un personaggio assai noto alle cronache di quei tempi, Eugenio Cefis, grand commis dell’Eni, assurto alla massima carica dopo la misteriosa morte di Enrico Mattei, avvenuta a Bascapè, il 27 ottobre 1962, con l’incidente aereo che costò la vita anche al pilota e al giornalista che lo accompagnava. L'ipotesi sconvolgente fatta propria da Pasolini, era che, dietro l’attentato allo aereo di Mattei si celasse proprio Cefis, desideroso di prendere il suo posto al vertice dell’Eni, cosa che effettivamente avvenne subito dopo.

Ma con l’affresco contenuto in “Petrolio”, più in generale,  lo scrittore friulano sembra volgere la sua attenzione a ciò che considera, oramai da qualche anno, il cancro della società civile italiana: il potere democristiano. Il 14 novembre 1974, a poco meno di un anno dalla sua tragica morte, scrive sul “Corriere della sera”: «Io so. Io so i nomi dei responsabili». Una frase misteriosa, che viene generalmente interpretata, con il suo ambiguo avallo, come un’intuizione del poeta, non come il possesso di prove o di indizi su determinati fatti.

Il lavoro di ricerca e documentazione

In realtà, oggi si sa che per scrivere il suo romanzo-fiume Pasolini aveva svolto un rilevante lavoro di ricerca e di documentazione, scoprendo qualcosa che non doveva scoprire. La sua verità confluì in quel famoso capitolo, “Lampi sull’Eni”, una pagina bianca dell’edizione einaudiana, che in realtà sarebbe stato rubato nell’abitazione dello scrittore subito dopo la sua morte (ma su quest’ultimo evento, parenti ed amici dello scrittore non sono d’accordo).

Secondo Gianni D’Elia, uno di coloro che hanno indagato su questi fatti (L’eresia di Pasolini, Effigie, 2005), la fonte principale dello scrittore fu un libro, di un autore che si firma con lo pseudonimo Giorgio Steimetz e dal titolo quanto mai significativo. Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente, pubblicato nel 1972 da un oscuro editore, “Agenzia Milano informazioni”. D’altronde, le fotocopie del libro di Steimetz sono conservate, insieme ad altro materiale su Cefis, nell’archivio pasoliniano del Gabinetto Vieusseux e furono inviate allo scrittore dallo psicanalista suo amico Elvio Facchinelli. 

L’opera ebbe un curioso quanto misterioso destino: sparì subito da qualsiasi libreria o banchetto di libri usati, tanto che tuttora è introvabile anche nelle biblioteche pubbliche. Quei pochi che ne sanno qualcosa, spiegano il perché. L’autore racconta la vera vita di Eugenio Cefis, dalla sua esperienza partigiana con Enrico Mattei, fino alla scalata al potere economico. Pare oramai sicuro che Pasolini, nello scrivere il capitolo scomparso, attinse a piene mani da quelle informazioni. Un’affermazione di Steimetz, riferita a Cefis,  colpisce: «Ridurre al silenzio, e con argomenti persuasivi, è uno dei tratti di ingegno più rimarchevoli del presidente dell’Eni».

Non si conosce la vera identità di Giorgio Steimetz ma si sa che, dietro la misteriosa casa editrice che pubblicò la sua opera, vi fosse Graziano Verzotto, ras democristiano in Sicilia (corrente di Rumor), capo delle pubbliche relazioni dell’Eni e grande amico dello stesso Mattei. Al giudice Vincenzo Calia che indagava sull’incidente di Bascapè, Verzotto dichiarò che esso non doveva essere attribuito né ai servizi francesi o algerini, né alle “Sette sorelle” (ipotesi fra le più accreditate per lungo tempo) ma che la responsabilità potesse individuarsi rispondendo alla domanda: “A chi è giovato?”.

La verità di Pasolini

Quest’ultima è la convinzione cui arriva Pasolini e lo scrive in un appunto presente nelle carte di Petrolio. Cefis assume, nella “finzione” letteraria, il nome di Troya e Mattei si chiama Bonocore. Nell’appunto, lo scrittore fa riferimento ad un preciso momento in cui «Troya (!) sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore». Questa sua verità sarebbe anche riuscito a scriverla nel famoso capitolo, sparito forse proprio per questo motivo. Il curatore dell’edizione già citata, Aurelio Roncaglia, ha precisato che Pasolini, all’inizio del 1975, asseriva che la stesura del romanzo era oramai arrivata a circa 600 pagine (lui ne prevedeva, in realtà, addirittura 2000). Ma ne sono giunte fino a noi soltanto 400; quindi, a scomparire non sarebbero state solamente quelle di “Lampi sull’Eni” ma molte altre, nelle quali forse si faceva riferimento alle responsabilità di Cefis nella morte di Mattei.

sabato 6 dicembre 2014

Parliamo un attimo degli Arcangeli

Possiamo dire, che per quanto riguarda il cattolicesimo occidentale, sono più legati alla tradizione che alle verità di fede. Vengono spesso rappresentati in arte, con grandi ali cariche di occhi. 

Nel medioevo venne ipotizzata una gerarchia angelica, organizzata in tre sfere, ognuna delle quali, contenenti tre ordini. Nella versione più accreditata, quella di Dionigi Areopagita, gli arcangeli troverebbero posto nella prima sfera, la più lontana da Dio per intenderci, al fianco di angeli e principati. In altre dello stesso periodo sono nella terza sfera invece, al fianco dei potenti serafini e cherubini. 

Parlando di Arcangeli

Sulla loro posizione all’interno dei cori angelici si è parecchio discusso, e se Dionigi li colloca nel secondo ordine della prima sfera, altri li accomunano ai serafini, altri ancora ritengono che Lucifero stesso, prima della caduta fosse stato un arcangelo. Quale che sia la versione, la parte i che per tutte le fonti resta indiscussa, è il loro rapporto con gli umani. La loro importanza come consiglieri e amministratori inviati dal cielo. 

Sul numero degli arcangeli le varie religioni sono in disaccordo, e se per la cattolica occidentale essi sono soltanto tre - Michael, Raphael, Gabriel - diventano sette per gli ortodossi - Uriel, Sealtiel, Jehudiel e Baraquiel - ancora di più nel giudaismo, addirittura nove per altre scuole teologiche, che ne vedrebbero uno a capo di ogni coro angelico. 

Considerando poi i vari testi apocrifi il loro numero cresce a dismisura. Come mai, quindi se ne ricordano così pochi? Pare fosse usanza diffusa agli inizi del cristianesimo appellarsi agli arcangeli per i più disparati motivi, pare addirittura che, nell’immaginario popolare, bastasse invocarne il nome per avere dei benefici personali. Per evitare questi abusi, nei concili di Laodicea nel 360, e il romano del 745, si proibì di dare un nome agli arcangeli, pena la scomunica. 

A questa drastica manovra, sopravvissero soltanto i tre biblici, Michael, Raphael e Gabriel. Dopo quelle date i sette arcangeli ebbero dei piccoli momenti di gloria, del tutto sporadici. Ricordati in due chiese, una edificata a Palermo e una a Roma - su progetto di Michelangelo - e si cantò di loro in una messa composta da Del Duca e Maccabei. 

L’arcangelo Michele è citato ben cinque volte nelle sacre scritture e in ognuna di queste è associato alla difesa del nome di Dio. Viene raffigurato con l’armatura lucente d’oro, perennemente in lotta contro il male. Il guerriero di Dio, il cui nome significa: chi è come Dio? 

Parlando di Arcangeli

Chiamato indistintamente San Michele o Michele arcangelo vanta un colto diffuso sia in oriente che in occidente, protettore del Nilo e della polizia, degli spadaccini e dei maestri d’armi. La sua statua di guerriero celeste, svetta a Roma in quel di Castel Sant’Angelo. A lui sono dedicati moltissimi monasteri ortodossi, chiese cattoliche, e monti, santuari e grotte le cui più famose sono nel Gargano e nel monte Tancia, in Sabina. 

Tutta la Sabina in effetti ha mostrato, nei secoli, particolare devozione all’arcangelo, raffigurato sempre nell’atto di scacciare il dragone. Molte sono anche le vicende che tradizionalmente lo vedono protagonista, ambientate quasi sempre nelle due zone italiane a lui più devote, la Puglia e l’alto Lazio. Arcangelo Raphael (Raffaele) Nel nuovo testamento il termine arcangelo è inizialmente attribuito solo a Michele, solo in seguito viene concesso anche a Raffaele, il cui nome significa: Dio guarisce. Protettore dei ciechi e dei ragazzi che viaggiano da soli, o che vivono da soli. 

Questo perché oltre ad aver operato molte guarigioni, la sua impresa più narrata fu proprio l’accompagnare il giovane Tobia. Il ragazzo doveva intraprendere un lungo viaggio per sanare un debito del padre, l’uomo che lo accompagnò e protesse, si rivelò poi essere l’arcangelo Raffaele. Un'illustrazione dell'arcangelo Gabriele Arcangelo Gabriel (Gabriele) Il cui nome significa: forza di Dio. E noto sia nel Corano che nella Bibbia come il messaggero, è lui che annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni e a Maria quella di Gesù. 

Degno di menzione anche Uriel il quarto arcangelo, l’arcangelo dimenticato. Inizialmente uno dei più potenti, raffigurato come reggente del sole, fiamma di Dio, arcangelo della salvezza. A dimostrazione della sua saggezza veniva sovente raffigurato con un rotolo di papiro o con un libro. In seguito viene identificato nel Phanuel, "volto di Dio", poi improvvisamente scompare. 

Egli avvisò Noè dell’imminente diluvio, stando al Libro di Enoch e sempre lui controllò il sangue di agnello nelle porte degli ebrei durante la più terribile delle piaghe. Poi, nel tardo 700 Papa Clemente III ordina la completa rimozione delle sue raffigurazioni in tutte le chiese e nel tempo Uriel scompare dalla tradizione, in alcuni casi addirittura viene accumunato a un demone. 

Tutto questo accanimento parte nel 745 quando venne condannato e sospeso l'arcivescovo Adalberto di Magdeburgo. Venne accusato da papa Zaccariadi effettuare magie con l'invocazione degli angeli, aiutato proprio da Uriel. Motivo principale della condanna una preghiera composta proprio dall’arcivescovo che prevedeva l’invocazione di diversi angeli, tra i quali alcuni sospettati di essere in realtà dei demoni. La preghiera venne cancellata e Uriel anche.

venerdì 5 dicembre 2014

Templari e Sumeri - Quali connessioni?

Il Segretario Generale del V.E.O.S.P.S.S. ci spiega una sorprendente similitudine.

Il sumero è la lingua del popolo dei Sumeri.

È una lingua ergativa (come ad esempio ancor oggi il basco) e agglutinante (come il turco).

Si dice ergativa (dal verbo greco "ἐργάζομαι - ergàzomai -", che significa "produrre, modificare"), una lingua che tratta il soggetto o, meglio, l'agente di un verbo transitivo, in maniera diversa dal soggetto di un verbo intransitivo e dall'oggetto di un verbo transitivo.

Si dice agglutinante un idioma in cui le parole sono costituite dall'unione di più morfemi (nella linguistica descrittiva moderna, si chiama morfema il più piccolo elemento di una parola o di un enunciato dotato di significato che non possa essere ulteriormente suddiviso).

Questo termine fu introdotto da Wilhelm von Humboldt nel 1836 per classificare le lingue da un punto di vista morfologico.

Il suo nome deriva dal verbo latino "adglutino", che significa "incollare".

L’origine della lingua dei Sumeri è ancor oggi dibattuta; sicuramente, la scrittura è nata dopo l’immigrazione di questo popolo nella Mesopotamia.

La lingua sumera era parlata nella Mesopotamia meridionale almeno dal IV millennio a.C. ed è la prima lingua per cui sia stato inventato un metodo di scrittura.

La "Croce di Nibiru" in una tavola sumera

Il "sumero" fu rimpiazzato dall'accadico come lingua parlata a partire dal 2000 a.C. circa, ma si continuò ad usarla (soprattutto da parte dei Magi) come lingua sacra di carattere cerimoniale e scientifico almeno fino al I secolo d.C., poi divenne una lingua “sacra e segreta”.

La scrittura sumerica ebbe origine nella Bassa Mesopotamia (attuale Iraq), nel corso della rivoluzione urbana verificatasi nel sito di Uruk, oggi noto con il nome di Warka.

Il sito di Uruk ci ha lasciato un tipo di scrittura che, insieme alla pressoché contemporanea scrittura protoelamica di Susa, rappresenta un vero e proprio evento straordinario nel panorama delle cosiddette "prime scritture".

La scrittura sumerica, come poi la successiva scrittura mesopotamica, si basava sull'uso di cunei come simboli grafici per la scrittura, 

Si è conservata sotto forma di scrittura cuneiforme su tavolette di terracotta e su altri oggetti come ad esempio statue, che sono state trovate con scavi archeologici in Mesopotamia.

Originariamente, la scrittura cuneiforme è stata utilizzata come sistema di segni ideografici (ossia ad ogni segno corrispondeva una parola), nel corso del tempo si è poi sviluppata una rappresentazione in sillabe, nella quale alcuni segni rendevano il suono di una sillaba.

La "Croce delle otto Beatitudini"

Questa scrittura deriva dalla scomposizione della cosiddetta “Croce di Nibiru”, ossia la croce a otto punte con cui i Sumeri rappresentavano il decimo pianeta del sistema solare, ossia Nibiru.

Questa croce verrà in futuro denominata “Croce delle otto Beatitudini” e grande importanza avrà nell’alfabeto segreto dei Templari.

Infatti, la “Croce delle Otto Beatitudini” è uno dei simboli templari più importanti.

Questa croce è così chiamata perché presenta otto punte nella sua periferia esterna.

Dipinta solitamente nel colore rosso sugli edifici sacri, questo simbolo deriva direttamente dalla croce ottagonale di Nibiru, tracciando alcune delle sue diagonali e dei suoi raggi.

Una delle sue caratteristiche fondamentali è che essa si raddoppia in una croce interna più piccola (si veda, in proposito, la figura dell’ottagono, che riporta le linee di costruzione), formata da quattro triangoli isosceli identici, opposti al vertice, che assumono la forma di una croce patente (esattamente come la Croce di Nibiru).

È noto che i Cavalieri del Tempio facessero uso, in alcuni dei loro documenti più delicati, di un alfabeto segreto di 25 lettere (cioè l'alfabeto classico con I = J), ottenute dalla scomposizione degli elementi di questa croce, con l'aggiunta di alcuni punti interni.

Da un punto di vista puramente crittografico, un sistema di questo tipo costituisce un cifrario a sostituzione molto semplice, in cui a simbolo uguale corrisponde lettera uguale.

L'alfabeto segreto dei Cavalieri del Tempio

Partendo da una sostituzione semplice, i Cavalieri templari adottavano però degli accorgimenti che rendevano la crittografia veramente complicata e, di fatto, inaccessibile agli esterni.

Vediamo, comunque, nel dettaglio come si ottengono le varie lettere. 

Si noterà, esaminando la figura dell’ottagono sopra riportata, che le lettere A, B, C, D sono formate dagli angoli retti che limitano l’estremità di ogni braccio della croce grande.

Le lettere E, F, G, H sono formate dai quattro triangoli che formano la piccola croce interna.

Le lettere I (o J), K, L, M sono formate dai quadrilateri ottenuti completando il tracciato di questa piccola croce con quello dei quattro angoli retti periferici.

La lettera N è al centro, ripetuta due volte dall’incrocio delle otto diagonali dell’ottagono regolare che circoscrive la figura.

Le altre lettere sono costituite dagli stessi elementi presi però con un ordine un po’ differente e aggiungendovi un punto all’interno. 

Orientando la croce nel modo sopra indicato, si nota che le lettere sono state scelte nell’ordine seguente:

1) Angoli retti periferici senza punto interno:
A, in alto; B, a destra; C, in basso; D, a sinistra.

2) Angoli retti periferici con punto interno:
O, in altro; P, a destra; Q, in basso; R, a sinistra.

3) Triangoli senza punto interno:
H, in alto; F, a destra; G, in basso; E, a sinistra.

4) Triangoli con punto interno:
S, in alto; T, a destra; U, in basso; V, a sinistra.

Considerando allo stesso modo le altre lettere formate con i quadrilateri definiti come è stato detto prima, si nota che le lettere I o J, K, L, M senza punto interno, corrispondono alle lettere X, Y, W, Z con il punto interno.

La figura dell’ottagono mostra i gruppi di lettere corrispondenti ad ogni braccio della croce.

Sembra che l’ordine in cui sono stati scelti gli elementi da abbinare alle lettere abbia un senso esoterico e che, nel suo insieme, la croce templare sia un pentacolo, ossia uno schema che riassume una dottrina.  

La "Croce delle otto Beatitudini", insieme all’alfabeto dei Cavalieri del Tempio, costituisce un corpo di dottrina segreta di origine sumera, derivato dalla interpretazione del simbolo raffigurante il pianeta Nibiru.

Questo corpus dottrinale si è tramandato inalterato sino ai nostri giorni e costituisce uno dei fondamenti del sapere templare.

giovedì 4 dicembre 2014

Parentele tra Neanderthal e Sapiens

In un ampio studio multi-istituto guidato dal SUNY Downstate Medical Center, i ricercatori hanno identificato nuove prove a sostegno della crescente convinzione che i Neanderthal fossero una specie distinta, separata dagli esseri umani moderni (Homo sapiens), e non una loro sottospecie.

Teschio di Homo neanderthalensis scoperto nel 1908 a La Chapelle-aux-Saints, Francia. Immagine: Luna04 / Wikipedia (CC BY 2.5)

Lo studio ha esaminato l'intero complesso nasale dei Neanderthal e ha coinvolto ricercatori con diversi background accademici. Supportato da un finanziamento della National Science Foundation e dal National Institutes of Health, la ricerca indica anche che il complesso nasale dei Neanderthal non era inferiore nell'adattamento all'ambiente di quello degli esseri umani moderni, e che l'estinzione dei Neanderthal è probabilmente dovuta alla concorrenza degli esseri umani moderni e non all'incapacità del naso dei Neanderthal di elaborare un clima più freddo e secco.

Samuel Márquez, professore associato e direttore di anatomia nel Dipartimento di Biologia Cellulare del SUNY Downstate, e il suo team di specialisti hanno pubblicato i loro risultati sul complesso nasale dei Neanderthal nel numero di novembre di The Anatomical Record.

Prospettiva sbagliata

Essi sostengono che gli studi del naso Neanderthal, che hanno attraversato più di un secolo e mezzo, hanno affrontato questo enigma anatomico dalla prospettiva sbagliata. Il lavoro precedente ha confrontato le dimensioni nasali dei Neanderthal alle moderne popolazioni umane, come gli Inuit e gli europei moderni, i cui complessi nasali si sono adattati ai climi freddi e temperati.

Tuttavia, questo studio si aggiunge a un crescente corpo di evidenze che le vie respiratorie superiori di questo gruppo estinto funzionava tramite un diverso insieme di regole a causa di una storia evolutiva separata e un bauplan (l'organizzazione delle forme e delle funzioni corporee) cranico complessivo (bodyplan), risultando in un mosaico di caratteristiche non trovato in qualsiasi popolazione di Homo sapiens. Così il Dr. Márquez e il suo team di paleoantropologi, anatomisti comparati, e un otorinolaringoiatra hanno contribuito alla comprensione di due dei temi più controversi della paleoantropologia - i Neanderthal erano una specie diversa dagli esseri umani moderni e quali aspetti della loro morfologia cranica si sia evoluta come adattamento a stress da freddo.

"La strategia era quella di avere un esame completo della regione nasale di diversi gruppi di popolazioni umane moderne e poi confrontare i dati con le prove fossili. Abbiamo usato la morfometria tradizionale, metodologie morfometriche geometriche basate su coordinate 3D dei dati, e di imaging CT," ha spiegato il Dr. Márquez.

Anthony S. Pagano, docente di anatomia presso la NYU Langone Medical Center, un co-autore, ha visitato molti musei europei che detengono un digitalizzatore MicroScribe, lo strumento utilizzato per raccogliere dati di coordinate 3D dai fossili studiati in questo lavoro, dato che le informazioni spaziali possono andare perdute con i metodi morfometrici tradizionali. "Abbiamo interpretato i nostri risultati con i diversi punti di forza dei membri del team," ha detto il dottor Márquez, "in modo da poter avere un 'sentore' di dove questi uomini di Neanderthal potrebbero trovarsi lungo lo spettro umano moderno."


Sviluppi evolutivi distinti

Il co-autore William Lawson, osserva che l'apertura nasale esterna degli uomini di Neanderthal si avvicina a quella delle popolazioni dell'uomo moderno, ma che il loro prognatismo mediofacciale (protrusione della midface) è sorprendentemente diverso. Tale differenza fa parte di una serie di tratti nasali Neanderthal che suggeriscono uno sviluppo evolutivo distinto da quello degli esseri umani moderni. La conclusione del dottor Lawson si basa su quasi quattro decenni di pratica clinica, in cui ha visto più di 7.000 pazienti che rappresentano una ricca diversità di anatomia nasale umana.

Il Dr. Laitman afferma che questo articolo è un contributo significativo alle domande sull'adattamento al freddo nella regione nasale dei Neanderthal, in particolare al fine di individuare un diverso mosaico di caratteristiche, diverse da quelle degli esseri umani moderni adattati al freddo. Il corpo del lavoro del Dr. Laitman ha dimostrato che ci sono chiare differenze nelle proporzioni del tratto vocale di questi esseri umani fossili rispetto agli esseri umani moderni. Questo contributo attuale ha identificato potenziali differenze specie a livello di struttura e funzione nasale.


Guardando ad un modello completo

Il Dr. Laitman ha detto, "Il punto di forza di questa nuova ricerca sta nel suo prendere in considerazione la totalità del complesso nasale Neanderthal, piuttosto che guardare a una sola caratteristica. Guardando il modello morfologico completo, possiamo concludere che gli uomini di Neanderthal sono nostri stretti parenti, ma non sono noi".

Ian Tattersall, curatore emerito della Divisione di Antropologia presso il Museo Americano di Storia Naturale, un esperto di anatomia Neanderthal e morfologia funzionale che non ha partecipato a questo studio, ha dichiarato: "Márquez e colleghi hanno effettuato una ricerca provocatoria e intrigante di un complesso molto significativo nel cranio dei Neanderthal che è stato troppo spesso trascurato." Il Dr. Tattersall spera che "con la fortuna, questa ricerca stimolerà la ricerca futura per dimostrare una volta per tutte che l'Homo neanderthalensis merita una identità distintiva propria."

mercoledì 3 dicembre 2014

L'Europa Massona e "Rettiliana"

I governanti non guardano mai in faccia i risultati delle loro azioni se non quando, perduta una guerra, sono costretti dai vincitori a pagare i danni della sconfitta. 

Di fronte all’enorme catastrofe causata dall’unificazione europea e dalla moneta unica, non essendoci vincitori che li costringano a riconoscere quanto fosse sbagliato il loro progetto, continuano a fingere che l’ “Europa” esista, piagnucolano (come ha fatto ultimamente anche il ministro Padoan) davanti ai proprietari della Banca centrale europea, ossia davanti a coloro cui hanno regalato la nostra sovranità e indipendenza, affinché abbiano pietà di noi e non ci mandino qualche lettera di reprimenda insieme alle dovute multe. 

L'Europa Massona

Ebbene, cosa aspettano governanti e cittadini a riconoscere come tutto ciò sia assurdo? Che la terribile crisi economica, la tragica disoccupazione, la perdita di speranza per il futuro, la rinuncia a fare figli, l’invasione immigratoria che ci devasta, sono tutti risultati di quel progetto irreale chiamato “Unificazione Europea”?

La moneta unica, con la delega a dei cittadini privati quali i proprietari della Banca Centrale a creare il denaro prodotto dal nostro lavoro, ha soltanto innescato la bomba che ha fatto esplodere la crisi, ma si trattava comunque di una crisi inevitabile, quella di una costruzione politica immaginaria: l’UE. Costruzione immaginaria che porta su di sé l’impronta di coloro che lavorano abitualmente sempre così, ossia con affermazioni prive di realtà: i Massoni. 

Appartengono infatti ai più alti gradi della Massoneria tutte le monarchie esistenti in Europa, da quella britannica a quella belga, olandese, danese, svedese, spagnola che partecipano all’Ue e sono anche proprietarie della Banca centrale europea incassandone montagne di denaro; appartengono alla Massoneria pure i grandi e meno grandi esponenti della finanza che partecipano alle Banche centrali, compresa quella europea: dai Rothschild ai Rockfeller ai Draghi, ai Ciampi, ai Prodi, ovviamente incassandone anch’essi montagne di denaro.

L’abitudine a esporre le proprie idee come se fossero realtà è una caratteristica del tutto particolare in cui vedremmo facilmente il pericolo del delirio se ne fosse portatore un singolo individuo. Dato che invece appartiene ad una associazione di grandissimo prestigio come la Massoneria, nessuno si ferma a riflettervi, tanto meno a metterla in luce. Sarà sufficiente, per averne un esempio lampante, leggere l’articolo 1 della Carta dei Diritti Umani (per la prima volta comparsa nel 1789): “Tutti gli uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti”. 

Quale affermazione più errata di questa? Gli uomini nascono poveri o ricchi, liberi o schiavi, servi o padroni, puri o impuri, a seconda del sesso, del regime sociale, della religione, della cultura, della casta, della classe, del tempo e del luogo cui appartengono. L’articolo 1, quindi, espone forse un’aspirazione, un ideale da realizzare, non una realtà, e infatti la Massoneria ha lavorato e lavora con tutte le sue forze a questo scopo, spesso dirigendo e forzando gli avvenimenti sociali e politici nella direzione voluta. 

Tuttavia la Carta dei Diritti Umani è passata indenne, senza che nessuno ne facesse notare gli errori, fino ai nostri giorni tanto che è stata allegata al Trattato di Lisbona con l’affermazione che l’Unione Europea ne ha fatto propri i principi. Peccato che il Trattato di Lisbona abbia certificato la non esistenza di quella Unione europea tanto ben ideata dai Massoni con le stesse caratteristiche illusorie della loro forma mentis.

Un particolare di questi giorni ne testimonia come meglio non si potrebbe l’illusorietà. 

All’importante riunione convocata a Vienna per discutere del nucleare iracheno, partecipano i cosiddetti Cinque più Uno, ossia Usa, Russia, Cina, Inghilterra, Francia, più la Germania. Ma Inghilterra, Francia, Germania non appartengono forse all’Ue? Sembrerebbe proprio di no. A presiedere il convegno è stata chiamata Lady Ashton quale alto rappresentante dell’Ue al posto della Mogherini giudicata da tutti un’incapace, ma anche perché persona di fiducia dell’Inghilterra e di conseguenza di tutti gli altri paesi.

Sarà lecito aggiungere che noi, cittadini italiani, ci vergogniamo della miserrima conduzione dello Stato italiano, ci vergogniamo di essere governati da persone prive di qualsiasi titolo e competenza nei campi loro affidati.

martedì 2 dicembre 2014

I Progenitori delle popolazioni del Messico e del Meso-America provenivano dall' "Eden"

Erano gli antichi Turchi, Accadi (Sumeri) e Dravidi (Tamil) progenitori delle popolazioni del Messico e della Meso-America? 

Verso il 1500 a.C., una flotta di navi tamil levò l'ancora da qualche porto del Konkan o Kankon, un bellissimo litorale di sabbia bianca che si estende dall'attuale Maharasthra alla punta meridionale dell'India occidentale, e veleggiò a sud dell'isola di Sri Lanka. 

La meta della loro navigazione era Patala, quello che ora è il Messico e la Meso-America, per lasciarvi dei coloni. 

Durante il loro soggiorno a Ceylon, assunsero scalpellini qualificati, abili artigiani e costruttori di templi nella provincia di Maya, per costruire una nuova civiltà tamil o di tipo simile a quella accadica (sumerica), che era già in meso-America: quella degli Olmechi o Olman.

Zikhari a Konkan.

Gli antichi Tamil erano commercianti internazionali e colonizzatori. Ovunque andassero nel mondo, lasciarono un'impronta inconfondibile della loro presenza, in nomi di luoghi, cibi, giochi, e templi. I loro templi erano generalmente zikhari o ziqqurat (templi su piattaforme, su piramidi a gradoni). 

Spesso, piccoli ingressi o templi erano situati su ogni livello, ma non sempre. Sulla cima, non sempre vi era un tempio. In cima, spesso c'era una torre rettangolare ornata. Tuttavia, anche cupole circolari o guglie isolate spesso si trovavano sulla sommità del tempio. 

L'aspetto della zikhari di solito varia, secondo le culture dravidiche, o derivate da quella Tamil, dei paesi di accoglienza. In una cosa però non cambia mai: l'inconfondibile presenza dell'influenza Tamil.

Tempio di Kanchipuram.

Chi erano davvero i Fenici

Prima di continuare, devo precisare chi fossero in realtà i Fenici. Ho imparato a conoscere questi popoli che hanno colonizzato la terra, di cui l'uomo moderno non sa quasi nulla, dal libro Phoenicia dell'orientalista britannico George Rawlinson, del XIX secolo. 

Egli è stato considerato la principale autorità su questi arditi marinai, ma anche lui era fuori base. 

Egli disse che i Fenici non avevano alcuna patria ma occuparono i porti commerciali in tutto il Medio Oriente. Nell'emisfero occidentale furono chiamati Puni, ma non erano soliti rispondere a tale nome. Inoltre, egli disse che erano un popolo del Mediterraneo. Tuttavia, nello studiare la storia indù, ho scoperto che esistevano anche in Asia centrale e in India. Ma lˆ erano chiamati Pani. Neanche in India però essi chiamavano se stessi Pani. 

Nel suo breve ma illuminante libro The Rig Veda - a History, lo storico bengalese Rajeswar Gupta ha dichiarato: "... in tempi antichi il Mar Rosso e il Mar Mediterraneo erano collegati tra loro da uno stretto attraverso il quale le navi commerciali dei Fenici e degli Ariani entravano nel Mediterraneo... Quando tale passaggio fu interrotto, anche la connessione tra l'India e l'Europa rimase interrotta" (p. 4). 

Se il professor Gupta avesse avuto maggior familiarità con le nazioni correlate con i Turchi in Asia centrale, egli avrebbe capito che Fenici e Ariani erano lo stesso popolo. I Fenici in Medio Oriente alla fine persero la consapevolezza d'essere Dravidici, e si separarono in molte piccole Città-Stato costiere. 

Ancor oggi, i turchi chiamano se stessi Ari. Gli antenati delle popolazioni turche si chiamarono anche Pancha (Cinque) Krishtayas (Le cinque razze originali degli uomini). 

Come me, il professor Gupta aveva intuito che i Fenici avevano origine in Asia centrale. Erodoto, storico greco, non ha menzionato i Fenici come un insieme disorganizzato di città-stato, ma come una singola entità politica. Ho intuito che l'originale Fenicia dovesse essere l'Anatolia (Turchia) e la Bulgaria. 

La Grecia era un tempo una parte della Fenicia, ma poi se ne staccò. Anche ora i Greci sono un grande popolo di mare, come i Turchi. Di fatto, la famosa mappa del mondo di Piri Reis, antica 6000 anni, fu fatta da antiche carte turche. La mappa di Mercatore è un altro esempio. 


Capire il significato del termine Pani o Puni

Se i Pani o Puni non chiamavano se stessi con questi nomi, che cosa significano questi termini? Questa anomalia mi lasciava perplesso, perché la parola esiste in quasi tutte le lingue del mondo, anche in meso-America. E' un dato di fatto che Panama prendesse il nome da loro, perché era ed è un varco che consente alle imbarcazioni di passare da un oceano all'altro. 

Per scoprire che cosa significa il termine Pani, ho consultato il libro The Civilized Demons, the Harappans in Rig Veda, di Malati J. Shendge: "Essi partecipavano al commercio internazionale, spostandosi in carovane da luogo a luogo, fornendo beni in base alla domanda, portandoli dai luoghi dove erano prodotti in abbondanza". (p. 222) 

In breve, il termine significa "traffico, spostamento da un luogo all'altro". Lo stesso significato si trova nella lingua nahuatl: pan (posizione esterna); pano; opano (incrociare verso l'altro lato), ecc. (Cfr. Angel Maria Garibay, Llave del Nahuatl.) 

Anche nella lingua inglese, il prefisso "pan" significa grosso modo la stessa cosa: "onnicomprensivo; ovunque, ecc." 


I Sumeri erano Turchi

Molti trovano difficile accettare che anche gli Accadi o Sumeri fossero Turchi. Gli Accadi (Sumeri) erano Fenici. Noti anche come Kad, Khatti, ecc., in origine erano una popolazione turca (Kur, Tur, Tul, Tol, ecc.) proveniente da quello che la Bibbia chiama Eden, con la parola usata in lingua accade per indicare le steppe (Asia centrale). Prima del grande Diluvio, le steppe o l'Eden erano considerati come un paradiso terrestre. 

Tuttavia, quando il grande Diluvio sommerse quelli che oggi chiamiamo Altai, e le repubbliche turche Tannu (Tiva, Teva, o Tuva), e Khakassia, i sopravvissuti dovettero ricostruire ex novo tutta la loro civiltà. Molti fuggirono in quella che ora è l'India, diventando essi stessi indiani, unendo la parte orientale degli emisferi Nord e Sud del mondo come un'unica nazione. 

Molte tribù, dopo il Diluvio, erano state ridotte alla barbarie. Gli Ariani o Kur (turchi) non potevano risollevarle. Un re bulgaro, noto nella mitologia indiana come il dio dell'oro, della buona fortuna e della ricchezza, Kubera (Khyber, Kheever o il biblico Heber) decise di bandirli e confinarli a Lanka. Egli ed i suoi seguaci, gli Yakhu o Yaksha, pensavano che potessero prosperare più pacificamente in quel fertile paese tropicale. 

Tuttavia, neppure laggiù essi potevano civilizzare se stessi. Con l'eccezione dei Maya dell'Altai e di alcune tribù degli Huna (Hunnish, Unni o Mongolo), la maggior parte delle tribù nomadi incorreggibili, chiamate Rakshasa e Pisaca, preferiva sopravvivere nel profondo del degrado. 

Il popolo Kubera era chiamato Naga o Chan perché il serpente era il loro emblema. Secondo il Ramayana, essi popolarono il mondo, e impiegarono circa 10.000 anni per farlo. I Kubera e i loro alleati Yakhsa, insieme con i Maya di cui ho già detto, uccisero quanti Rakshasa e Pisaca potevano, e trasferirono i sopravvissuti a Patala. 

Nel suo libro Remedy the Frauds in Hinduism, lo storico Kuttikhat Purushothoma Chon menzionava l'origine siberiana dei Maya. "Architetti maya sono menzionati nel poema epico indù Mahabharata. Il popolo Maya viveva in Siam e in Asia Orientale. Vi è un luogo chiamato Mayyavad nel Kerala. 

Il popolo dell'Uttar Pradesh mantiene il significato di Mayya come madre in frasi come 'Ganga ki Mayya'. Una vasta area nella Siberia orientale, nonché un fiume, si chiamano Maya". (p. 28) 

Il Lessico sanscrito di Cologne definisce i Maya come matematici (misuratori), astronomi, strateghi militari, maghi, uomini saggi e costruttori. I Maya Mesoamericani, da noi conosciuti, decisamente si adattano a questa descrizione. 

Malati J. Shendge ha detto che i Pani, gli Asura, gli Yaksha e i Maya erano partner in una causa comune. 


Il DNA prova l'origine siberiana degli Amerindi

Scienziati russi hanno recentemente scoperto che il DNA di persone provenienti dalla Khakassia Siberiana e da regioni dell'Altai limitrofe a Tuva (nota anche come Tannu, Tiva e Teva) è simile a quello dei Maya. Si suppone perciò che i Maya abbiano avuto origine nell'Altai. Successivamente, le orde di Kubera li trasferirono a Ceylon, dove divennero un grande popolo. 

Fino ad oggi, poco è stato fatto con la ricerca sul DNA dei Tuvani. Gli scienziati russi ritengono che il popolo di Tuva possa presentare anche una maggiore corrispondenza nel DNA con gli amerindi. Ciò che rimane ora da fare è ricercare il DNA dei Maya in altri Paesi asiatici, e confrontarlo anche con quello dei nostri Maya, degli Inca Nahua, e dei clan Mayo, così come con quello degli Yaqui (Yakh?) del Messico e dei Mayo (Maya), due tribù che parlano la stessa lingua. 

Chi erano gli Asura? Malati J. Shendge dice che l'impero Asura governò la Valle dell'Indo (India occidentale): "... questi popoli erano ben versato in agricoltura, tecnologia, ingegneria, marineria e nel commercio e controllavano le acque dei fiumi attraverso la creazione di dighe e canali d'irrigazione". (The Civilized Demons, p. 289) 

In questo contesto, anche i Fenici erano Asura. 

Questi Asura ed i loro alleati erano di pelle chiara o scura? 

Non vi è alcun dubbio che gli Ariani che vivevano nelle terre costiere dell'Europa occidentale fossero Dravidici dalla pelle scura. Arrian ha detto nel suo libro Indica: "Gli abitanti della regione dell'Indo sono nel loro aspetto non diversi dagli Etiopi. 

Quelli sulla costa meridionale assomigliano loro per la maggior parte, perché sono molto neri, e hanno anche i capelli neri, ma non hanno il naso così piatto, né hanno i capelli ricci. Quelli che sono più a nord, hanno una grande somiglianza con gli egiziani". 

Un certo gruppo di nazionalisti indù ha cercato di convincere gli indù che la cosiddetta "invasione ariana" fosse una bugia costruita dagli europei bianchi, al fine di opprimere i non bianchi. 

Tuttavia, essi non possono spiegare il motivo per cui circa 150 milioni di persone che vivono in nazioni imparentate con i turchi definiscano ancora se stessi come Ari (ariani). Inoltre, i Krishtaya hanno affermato di essere tutte le razze del genere umano. 

Un gruppo di Tamil onora T.L. Subash Chandra Bose a un incontro religioso. Egli è l'uomo con una ghirlanda di fiori, sullo sfondo.

Il Dr. Polyat Kaya, un professore turco di linguistica storica, ha scritto: "La pre-cultura iraniana era una cultura ed una civiltà turanica, anteriore a quella degli Ariani. Anche quella dell'Indo era una civiltà turanica, così come la cultura sumerica. 

I Dravidici erano connessi a queste antiche culture, e ciò stabilisce legami tra tutti insieme e con i Turchi. Usano tutti lingue agglutinative, benché gli storici ed i linguisti siano condizionati e non vogliano neppur menzionare il nome Tur / Turco". 

Il tradizionale abito degli uomini Dravidici non è cambiato in migliaia d'anni. Come gli antichi Assiri, essi indossano gonne lunghe che scendono alle caviglie. 

Molti studiosi concordano sul fatto che Asura fosse l'Assiria, un impero esteso dall'Asia centro-occidentale sino alla punta dell'India del sud-ovest. Se io sono nel giusto nel presumere che i Dravidici fossero gli Asura, essi sono menzionati nella Genesi come Ashur, figlio di Shem. (Genesi 10:22). 

Gli antichi Fenici affermavano di provenire dalle terre accanto al "Mare Eritreo". Il "Mare Eritreo" è ora il Mare Arabo, che si estende dal Pakistan lungo tutta la costa occidentale dell'India. 


Erano Turchi gli Olmechi?

Gli Olmechi o Olman furono la prima civiltà in Meso-America. Anche se ci sono abbondanti testimonianze fisiche e linguistiche della loro esistenza, solo le tribù di lingua Nahuatl e i Maya sapevano qualcosa sugli Olmechi o Olman come popolo. Per certo, sappiamo che essi erano Turchi, perché Olmak e Olman sono i nomi di Adamo in turco. Forse essi chiamavano se stessi Thusly, perché erano i primi abitanti del Messico.

L'idea di un artista di come doveva apparire l'antica città olmeca di La Venta.

Si suppone che gli Olmechi arrivassero in Messico occidentale in imbarcazioni, che avevano traversato l'allora navigabile Istmo di Tehuantepec. Essi si stabilirono prima sulla costa orientale di Veracruz, presso il fiume Papaloapan. La gente di lingua nahuatl non sa pronunciare la "B". Papaloapan era probabilmente Babalu-apan (il passaggio babilonese). 

Gli Zikhari (Monti del Tempio) degli Olmechi erano simili alle Ziggurat dei Sumeri e praticamente avevano lo stesso nome: Zicualli e Zacualli. Poiché le tribù nahuatl non sapevano pronunciare "L", eraa probabilmente una versione dialettale: Ziggurat - Zicuari.

Una Ziggurat dell'Asia centrale con le parti superiori erose dai secoli.

Centinaia d'anni dopo l'insediamento sulla costa, si trasferirono verso gli altipiani centrali del Messico e verso nord, sino all'odierno stato di San Luis Potosi. Tracce di loro possono essere trovate nel Sud-ovest degli Stati Uniti. 

Quando si moltiplicarono e si estesero, forse dimenticarono che erano stati Olmechi e Olman. Tutto ciò che erano in grado di ricordare era il loro arrivo in America in barca: Nava Nauvak (Nahua o Nauwak), "la gente della nave." 

Infine, Nauvak cambiò in Anauwak (non più persone delle navi). Ancor oggi, la parola nahuatl Anahuac significa "tra due acque." Le tribù di lingua nahuatl chiamato se stessi anche Toltechi, termine derivato da Toltika, che significa "Figli di Tulan o Turan." Quando gli Spagnoli arrivarono in Messico, gli Aztechi li chiamarono "Tule ", pensando che anche loro fossero turchi. 

Mappa di Tula nella Russia siberiana. Gli Aztechi provengono da questa Tula?

Essi ed i Sumeri pregavano la stessa dea madre, che nella Persia meridionale, in Afghanistan, e nel Pakistan ha avuto diversi nomi: Sivapuri (La Regione del Dio Shiva), Sivabhu (Sacra Terra di Shiva), Sivapuni (la Purezza di Shiva), e Shivulba (grembo, origine, o la Grotta di Shiva). 

Gli indios Pueblo chiamavano i loro inferi o il loro luogo di origine Sibapu o Sibapuni; per i Maya, Shibalba era il nome degli "inferi" e il luogo delle divinitˆ. Le somiglianze linguistiche e funzionali del termine indù Sivabhu, Sivapuni, e Shivulba con quello dei Pueblo: Sibapu, Sivapuni, e quello Maya Shivalba (Xibalba) sono troppo precise per essere solo coincidenze. 

Un Tepe era una bassa, ripida collina circondata da un villaggio. Il Tepe era utilizzato sia come una fortezza in caso di attacco, sia come un centro religioso in onore delle speciali divinitˆ villaggio - spesso una dea madre. Alcune delle molte centinaia di Tepe disseminate su Sivabhu, anche in Medio Oriente, si chiamano Tepe Yaya, Tepe Ya, Tepe Kilize, Tepe Liman, Tepe Catal, Tepe Godin, Tepe Cora, ecc. 

Il Messico è l'unica regione, oltre al Medio Oriente e all'Asia centrale, dove si trovano centinaia di queste colline, combinazione di protezione e di sacro, chiamate Tepe. Alcuni nomi di questi sono: Tepatit‡n, Tuxtepec, Tepec, Tepic, Mazatepec, Tepetatas, Tepantita, Tepetzintla, Tepuste, Tepetlix, Tepetlalco, ad infinitum.

Nell'antico Sivabhu, le divinità situate sulle cime di questi Tepe si chiamavano: Yah, Yakh, Yakhu, Yaksha, Yakshi ecc., che significa "angelo custode". La divinità principale dei messicani Yakshi (un angelo custode femminile) aveva il suo santuario in cima a quello che ora è Tepeyac (la Collina dell'angelo custode) a Città del Messico. Ora è la Vergine di Guadalupe. 

Infine, le tribù non-olmeche in Messico, se mai ve ne sono state, copiarono la loro civiltà. Gli Aztechi sostenevano che una volta vivevano in quelli che ora sono i Florida Cays. Quando la loro città rimase sommersa sotto l'acqua, un gruppo di marinai li salvò e li condusse sul territorio messicano. Nei loro annali, dicevano di aver adottato la civiltà del popolo già esistente sul sito. 

Le tribù di lingua Nahuatl ed i Maya dissero anche agli Spagnoli che un popolo chiamato Tamoan-chan o Tamuan-chan s'era mescolato con gli Olmechi. Si tratterebbe di gente proveniente da qualche parte dell'Oceania, come Samoa o la Nuova Zelanda. (Cfr. Garibay, Llave del Nahuatl.) La parola "Chan" significa "Luogo di serpenti".

Negli anni 1950, ho visitato una strana formazione rocciosa vicino a Tepoztlan, Morelos, simile ad una statua sumera malamente corrosa. Alcune persone pensano che sia solo una formazione naturale, ma io non lo credo. Ci sono altre formazioni di origine antropica nelle vicinanze, che non sono sicuramente fatte dagli Aztechi. 


I Maya erano Tamil

Ora sono pronto per tornare all'ipotetico viaggio in America dei Tamil. Essi probabilmente utilizzavano due tipi di mappe. La mappa qui sotto a sinistra mostra il Monte Meru con petali di puntamento in quattro direzioni. 

I petali di sinistra puntano verso un lontano paese chiamato Ketumal o Chetumal. Al fine di raggiungere quella terra, dovevano andare verso est, per evitare di dover navigare intorno alla punta dell'Africa. Essi sapevano dove stavano andando, perché vi erano già stati prima! Qui sotto vedete la loro mappa del mondo.


I Maya dicevano che la terra dei loro antenati si trovava 150 giorni verso ovest.

Quando i Tamil arrivarono nel Nord America, attraversarono quello che ora si chiama Mar dei Caraibi, attraverso l'istmo di Panama (la Grande Traversata). Dopo aver raggiunto l'altra parte, si ancorarono nel "Porto Sicuro" di Chetumal, che ha ancora lo stesso nome. Il porto di Chetumal è in Belize. Belize deriva da Belisha (il Dio Shiva).
Più tardi, lasciarono Chetumal, fecero vela sino alla costa in un posto che ricordava loro la bellezza della loro vecchia patria in Konkan. 

Si ancorarono e ne fecero la loro prima sede in America. Non sorprende, dunque, se decisero di chiamare quel posto Kankun (Cancœn). Dopo migliaia d'anni, l'ultima sillaba è appena cambiata un poco nella pronuncia. 

Quando i Tamil si stabilirono nello Yucatàn, costruirono i loro tipici zikhari, come quelli di Tikal e Palenque. A Tikal, colorarono i loro monumenti in pietra di colore rossastro, come avevano già fatto anticamente in Konkan. 

Sinistra: Uno Zikhari a Tikal. A destra: Uno Zikhari a Palenque.

La gente rimane sorpresa a vedere due immagini di elefanti in paese Maya, come la seguente a Copan. Può essere un ricordo degli elefanti dell'India.

Incisione nella pietra con un mahout indù, con turbante, che cavalca la testa di un elefante.

Alcune autorità, che non sono d'accordo con me sul fatto che i Maya provenissero dall'estero, pensano che nel Messico meridionale una volta ci fossero gli elefanti. La verità è che essi adoravano un dio dal lungo naso (Chac) o elefante, così come i Tamil indù adoravanoo in India Ganesha, dalla testa d'elefante. 

Chak era il Dio Maya dal lungo naso del tuono, dei fulmini, della pioggia e dei raccolti. La sua proboscide elefantina spruzzava acqua sulla terra. Il suo equivalente in altre parti del mondo è stato Zeus, Dyaus, Giove, Ca, Jah, Ju, Jahve, Jehova Jeho, Sakh, Sagg, Sa-ga-ga, Sakko, Zagg, Zax. Pseudonimo di Zeus, è spesso raffigurato in possesso di un fulmine serpeggiante o di una lancia, o qualcuno glielo sta porgendo. 

Presso i Maya, Chak è rappresentato in modo simile.

Il dio maya Chac


La prova linguistica che i Maya provenivano da Ceylon

Hanno dato nomi diversi che, direttamente o indirettamente, identificavano Ceylon: Shilanka (Xilanca) - l'antico nome di Ceylon (Zeilan-Ka). Shikalanka (Xicalanca) - Ceylon. In Tamil, Shikalam.

Itzamna era uno degli eroi della loro cultura. Egli affermava di provenire da un paese occidentale. Isham, che significa "Tigre","Terra d'Oro", era un nome dravidico di Ceylon. Na, in Isham-na, è un suffisso onorifico. 

Ishbalanka (Xbalanca), un altro eroe di quella cultura. In Tamil, significa "Shiva di Lanka". India, Si riteneva che il dio indiano Shiva avesse lasciato la propria impronta sulla cima dell'Adam's Peak, nell'attuale Sri Lanka. 

Shibalba, gli Inferi dei Maya. Questa parola deriva dal sanscrito Shivulba, che significa "dalla sorgente del del Dio Shiva (il Monte Meru, in India)". 

Palenke (Palenque). Questo nome deriva dal Tamil Pal-Lanka, che significa "Protettorato di Lanka". L'antica Lanka era l'Atlantide, rimasta sommersa, dell'India.

Le rovine Maya di Yaxilan (Yakshilan). Questo nome significa "Gli Yakh di Ceylon" in sanscrito. 
Ceren, un nome di Ceylon. Alcune rovine Maya d'El Salvador sono chiamate Ceren. 

Lacandoni, una tribù dello Yucatan. Il dio indiano Kubera aveva bandito i Lak, una tribù tartara Huna o Rakshasha del Nord dell'India, a Ceylon, dando al paese di uno dei suoi tanti nomi e facendoli diventare il popolo di Lakan o Lakam. Il Don in Lacan-don deriva da Dan (Tannu o Dannu?). (Vedi i Dizionari Cologne on-line di Sanscrito e Tamil per il confronto dei nomi dell'antica Ceylon con quelli delle tribù Maya e dei luoghi.) 


Le tre province dell'antica Ceylon 

L'antica Ceylon era divisa in tre province: Maya, la divisione centrale dell'isola; Ruhuna (Anima della Terra di Huna), e Pihitee, la più settentrionale delle tre. I Maya Ceylonesi erano conosciuti per le loro impressionanti conoscenze astronomiche, le meraviglie architettoniche, i templi, e i bacini d'acqua per l'irrigazione. (Cfr. The History of Ceylon, di William Knighton, pubblicato per la prima volta a Colombo Ceylon, nel 1845.) 

Uno dei nomi del culto religioso di Ceylon era Mayon. Esso esiste ancora tra i pochi aborigeni che vivono sull'isola. 

La maggior parte dei Rakshasa e Pisaca Bad Boys erano Unni Tartari, venuti da Huna-Bhu, che significa "Huna (Tartari) dalla Terra intorno al Monte Sacro Meru." 

Molte di queste tribù erano cannibali, dedite a battaglie tribali, praticavano sacrifici umani nei loro riti religiosi, appiattivano la fronte dei loro neonati, prendevano gli scalpi ai nemici in battaglia, e osservavano altri costumi attribuiti a molte tribù di amerindi. I Maya ricordano come eroe della loro cultura Hunapu (Huna-Bhu?). 

Se i nativi della Meso-America avessero saputo pronunciare la combinazione "ST", oggi lo Yucatan sarebbe Yucasthan (Yakhuthan?). Ancor oggi, molti messicani e contadini indiani non sanno pronunciare questa combinazione. Ad esempio, invece di Como està? (Come stai?), sanno solo dire: "Como ta?" 

Guatemala deriva dal sanscrito Guadhaamala, che significa Guha (Intelligenza Cosmica) + DHA (Serpentino) + Amala (cordone ombelicale), il Sacro cordone ombelicale che collega l'Asia occidentale e l'India con la Meso-America. Oltre ai nomi tribali Ceylonesi e Tamil Yakkha, Maya, e Lak nel paese Maya, ci sono anche le tribù Lenca e Rama. Le pianure Maya sono anche chiamate Guanacaste, che significa: Le Naga illuminate d'occidente. 

Si presume che gli Olmechi parlassero Nahuatl a causa dei nomi dei luoghi che sono rimasti. Gli Olmechi chiamavano il paese Maya, nel sud-est di Veracruz, Coatzacoalcos (Santuario del Serpente). Il Santuario del Serpente altro non era che la casa dei Naga occidentali o americani.

"Originariamente, gli Asura o Naga non erano solo un popolo civile, ma una potenza marittima..., Kadru, la madre dei serpenti, aveva costretto Garuda (l'Aquila o il Falco) a servire i suoi figli portandoli attraverso il mare sino ad una bellissima terra, che era abitata dai Naga. Gli Asura (Naga) erano esperti navigatori, che possedevano notevoli risorse marittime e avevano fondato colonie su coste lontane. "(The Encircled Serpent, di M. Oldfield, p. 47.) 

Ancor oggi, la bandiera messicana ha un'aquila con un serpente nella sua bocca, che rappresenta l'arrivo degli antichi messicani alla Meso-America. Essa rappresenta anche l'arrivo dei Meshika a quella che ora è Città del Messico.

Il Sig. Subash Bose mostra un'antica tavola di Pachesi Tamil, conservata come una reliquia nel tempio della sua zona. I Tamil e tutte le tribù della Meso-America, dal Messico a Panama, giocavano lo stesso gioco: Pachesi.

I meso-americani lo chiamavano con un nome simile: Patolli. Ho visto io stesso un gioco del Patolli gioco presso il Museo Nazionale della Costa Rica, a San José.

(Nota: CH e T sono linguisticamente simili. LL era l'unico modo in cui gli Spagnoli del Rinascimento potevano ravvicinare i suoni di Z e J. Ciò dimostra che Patolli derivati da Pachesi.)

Tanto gli indios messicani che i Tamil mangiavano tamales e li chiamavano con lo stesso nome!

I Tamil e i Turchi hanno dato anche alcuni dei loro piatti preferiti agli antichi messicani, e con gli stessi nomi! Vorrei citare solo due di loro: Tamales e Corundas. Gli antichi Tamil erano conosciuti come Tamil o Tamal. Uno dei loro cibi preferiti era un tipo di pasta o un ripieno avvolto in foglie di bambù. Anche nel Tamil Nadu, esso è chiamato Tamal. I Michoacani hanno una simile forma di tamal triangolare, chiamato Corunda. In turco sarebbe kur-unda (pasta turca). 

Il mio amico Tamil Nadu, il sig. Subash Bose, ha sottolineato il fatto che spesso gli Indù veneravano il cobra, e che i Maya adoravano serpenti a sonagli. Egli ha detto che le capanne dei Maya somigliano esattamente a quelle dei Tamil Nadu. 

I Kubera hanno dato anche il loro nome al Nord America. I meso-americani dissero agli spagnoli che il Nord America si chiamava Quivira (Terra del popolo Khyber). 

La maggior parte di noi ha sentito parlare del libro sacro Maya, Chilan o Chilam è un titolo di sacerdoti Maya. Balam è il nome Maya del giaguaro. In sanscrito, Cheilan = Ceylonese e Vyalam = tigre, leone, leopardo in caccia. 

"Giaguaro" probabilmente deriva dal sanscrito Higkara, nel senso di "simile ad una tigre" o "che emette un suono come una tigre". Kuk o Gok deriva dal turco Gog e Gok, nomi d'antiche tribù turche. Ulu significa "collocato in alto". Mats deriva da Masi, la parola turca per "Messia". Khan è una parola turca per "Re". Pertanto, Kukulcan = Gogulkhan (Il venerato Re di Gog), Gukumats = Gokumasi (Il venerato Messia Gok). 

La presenza di termini dravidici, turchi, sanscriti in America, non dovrebbe sorprendere nessuno, perché gli Ariani e gli Indiani (Ramanaka) viaggiavano insieme in tutto il mondo. Nel suo libro El Origen de los Indios, il sacerdote spagnolo Gregorio Pérez ha scritto che i Caraibi indiani affermavano che i loro padri fondatori erano stati i Kuru-Rumani. 

Alcuni Dravidici pensano che il sanscrito nasca dai Dravidi, ma la mia ricerca non indica questo. Molti Turchi parlavano anche aramaico, che una volta era parlato più in generale di quello che è ora. Il linguista turco professor Polyat Kaya afferma che lingue come il sanscrito, il dravidico, l'ebraico, il cinese, e molte altre sono anagrammi derivati dal turco. Egli ha anche detto che la lingua maya deriva dal turco. 

In quest'articolo, ho solo presentato una piccola parte degli elementi di prova in mio possesso, che puntano alle origini indiane e ceylonesi dei Maya. Ho deciso di concluderlo ricordando ciò che il sacerdote gesuita Francisco Xavier Clavigero scriveva nel volume I della sua Historia Antigua de México. Clavigero diceva che i Maya Chiapanecos gli avevano raccontato che un nipote di Noè, Votan, portò la sua gente a popolare l'America. Erano della tribù Chan (Naga o Serpente). 

Dicevano che era venuto da Est, portando con sé sette gruppi. Due altri capi (gruppi?) erano arrivati in precedenza come coloni: Igh e Imox. Egli costruì una grande città, ora nota come Palenque, chiamata "Nauchan", che significa la Città dei serpenti. Quando Noé uscì dall'Arca, egli e il suo popolo costruirono la loro prima città, chiamandola Nashan. 

Votan fondò tre monarchie tributarie, chiamate Tulan, Mayapan e Chiquimala. Le rovine di Tulan sono quelle di Tula, Hidalgo, Messico. Mayapan è la stessa penisola dello Yucatan. Non ho ancora trovato la regione di Chiquimala. Forse è il Guatemala o la provincia Maya di Tzequil. 

Come molti europei ignoranti d'India e della sua storia, Clavigero cercò di metterli a Cartagine, in Africa, a Roma, e persino in Spagna, ma almeno intuì che i primi coloni Maya erano Fenici. Se fosse stato più informato sulla storia antica dell'India e di Ceylon, egli avrebbe saputo che erano Ceylonesi, perché in tamil VALAM POTAM significa "Luogo delle Barche". Valam Potan (Ceylon) è situato tra i tropici del Cancro e Capricorno, dove soffiano gli alisei. Le differenze tra Valum Votan e Valam Potam sono banali. 

Si guardi la seguente mappa che mostra le rotte di mare e di terra degli antichi Tamil. Sotto di essa, si noteranno le parole Oceanus indicus (Oceano Indiano). Le antiche mappe che gli spagnoli utilizzavano per raggiungere l'America mostravano gli stessi termini: Mar Indica; Oceanus Indicus. Da dove ottennero delle mappe che mostravano che l'estremitˆ orientale dell'Oceanus Indicus era l'America?

Mappa che mostra le rotte per terra e per mare degli antichi Tamil

Le teste di pietra rivolte al mare, sulle spiagge dell'Isola di Pasqua, ci dicono molto circa gli antichi marinai che si suppone rappresentino. Osservate bene i loro "copricapi". Potrebbero essere turbanti Tamil?

Per concludere: alcune riflessioni 

Molte persone non sanno che i Maya e i Toltechi non erano i soli immigrati arrivati alle Americhe attraverso Chetumal, la "Roccia di Plymouth" di molti Indiani d'America. Posso citare varie tribù degli Stati Uniti che sbarcarono anch'esse là. La storia della loro origine appare per cos“ dire in modo chiaro dalle parole. 

In considerazione di ciò che ho detto in questo articolo, chi è meglio qualificato per identificare le origini degli indios d'America? I nostri accademici europei? Oppure i turchi, gli indù, e gli indios americani? 

Ogni tipo di speculazione è stato fatto, con molte interpretazioni mistiche, circa gli antichi marinai chiamati Wotan, Woden, i tedeschi Wuotan, Paathan dell'Isola di Yap, e il filippino Bataan. Ancora oggi, una grande tribù di pachistani è chiamata Pathan. Votan non è mai stato una sola persona. E' stato davvero un "popolo di marinai". Questo antico popolo di marinai e avventurieri è ancora con noi: I Tamil Dravidici!

Una nave Tamil

lunedì 1 dicembre 2014

La Bevanda di Enki

La nascita della birra avviene presumibilmente circa quattromila anni prima di Cristo, in quel lembo di terra detto Mezzaluna Fertile che corrisponde alla Mesopotamia, ma che arriva fino alle sponde del Mediterraneo, dove l'uomo, grazie al clima e appunto alla fertilità della terra, da nomade e cacciatore diventa stanziale e coltivatore e grazie ai cereali prima raccolti e poi coltivati nasce la birra denominata sikaru, ossia pane liquido. 

La prima testimonianza scritta la troviamo nel "Monumento Blu", una tavoletta di argilla a caratteri cuneiformi di epoca predinastica sumerica, datata 3700 a.C. nella quale si menzionano doni a una dea, Ninkasi, consistenti in "miele, capretti e birra".

Passano duemila anni e nel Codice di Hammurabi, che è la più grande raccolta di leggi dell'antichità, si trovano norme che regolamentano la produzione e la vendita della birra e, addirittura, sanzioni che prevedono la condanna a morte con il taglio della testa alla donna sorpresa ad annacquare la birra, perché la produzione era allora compito delle donne.

Dopo la caduta dell'impero sumero nel 2000 A.C. la Mesopotamia divenne terra dei Babilonesi, che assorbirono la cultura e l'arte di produrre birra; le testimonianze ci dicono che questa popolazione ne produceva ben 20 varietà. Di cui 8 di puro frumento, 8 di puro orzo e 4 derivate da una mistura di vari cereali. A quel tempo la birra era torbida e non filtrata, perciò la birra veniva bevuta con la cannuccia, per evitare che i residui molto amari si depositassero sulle labbra. La birra fu persino esportata in Egitto, ad oltre 1000 km di distanza, e tale fu la sua importanza nella società babilonese che il re Hmmurabi inserì una legge nel suo famoso codice che stabiliva la quota massima di birra concessa giornalmente agli abitanti, che variava, a seconda della classe sociale, dai 2 ai 5 litri.


Si pensa che in Mesopotamia la traccia più antica di birra sia una tavoletta sumera di 6.000 anni fa che ritrae persone intente a bere una bevanda con cannucce di paglia da un recipiente comune. Una poesia sumera risalente a 3900 anni fa che onora Ninkasi, la divinità patrona della produzione della birra, contiene la più antica ricetta esistente di birra, descrivendo la produzione di birra a partire dall'orzo per mezzo del pane.

« Ninkasi, tu sei colei che cuoce il bappir nel grande forno,
Che mette in ordine le pile di cereali sbucciati,
Tu sei colei che bagna il malto posto sul terreno...
Tu sei colei che tiene con le due mani il grande dolce mosto di malto...
Ninkasi, tu sei colei che versa la birra filtrata del tino di raccolta,
È [come] l'avanzata impetuosa del Tigri e dell'Eufrate »
(Inno a Ninkasi)


La birra viene citata inoltre nell'Epopea di Gilgamesh, in cui viene servita da bere della birra al selvaggio Enkidu.

La birra divenne fondamentale per tutte le civiltà classiche dell'antico occidente che coltivavano cereali, compreso l'Egitto — a tal punto che nel 1868 James Death ha proposto la teoria nel suo libro The Beer of the Bible secondo cui la manna dal cielo che Dio ha dato agli Ebrei era una birra a base di pane, simile al porridge, chiamata wusa. 

L'antropologo moderno Alan Eames sostiene che la "birra è stata la forza trainante che ha spinto gruppi nomadi ad una vita sedentaria...È stato questo forte desiderio di avere materiale per produrre birra che ha portato alla coltivazione, ad insediamenti permanenti e all'agricoltura".

Nella storia la birra divenne anche merce di scambio; veniva infatti barattata con orzo ed altri cereali. Tuttavia non poteva essere venduta; si narra che Hammurabi condannò all'annegamento una donna per aver venduto la propria birra in cambio d'argento. La pena dell'annegamento era destinata anche a chi servisse della birra non buona.


La Mesopotamia per esempio è stata la terra che per prima ha visto sorgere la professione del birraio, cosa che in altre società meno organizzate sarebbe stata impossibile. Il prodotto delle sue fatiche rappresentava una quota della retribuzione dei lavoratori, che dunque veniva corrisposta in birra. Ma, si badi bene, non un birra, ma svariate tipologie, poiché già in quel periodo si distinguevano birre scure, chiare, rosse, forti, dolci e aromatiche. Inoltre si usavano nomi diversi per indicare birre prodotte con cereali differenti: le sikaru erano d'orzo, le Kurunnu di spelta.

Pare che fossero addirittura venti le qualità di birra disponibili sul mercato di Babilonia, la più ricca città dell'antica Mesopotamia, anche se quelle più diffuse erano quattro: bi-se-bar, una comune birra d'orzo, bi-gig, una birra scura normale, bi-gig-dug-ga, una birra scura di elevata qualità, e bi-kal, il prodotto migliore. La birra aveva anche un significato religioso e rituale, infatti veniva bevuta durante i funerali per celebrare le virtù del defunto e veniva offerta alla divinità per garantire un tranquillo riposo al trapassato.

Si dice che la dea della vita Ishtar, divinità di primissimo piano nel pantheon assiro-babilonese, traesse la sua potenza dalla birra, che nemmeno il dio del fuoco Nusku poteva estinguere, una bevanda nazionale, molto simile alla nostra birra, che veniva chiamata "se-bar-bi-sag", letteralmente "bevanda che fa veder chiaro".


I "Codici hammurabici" illustrano puntigliosamente come deve essere preparato il "vino di datteri" e la se-bar-bi-sag. E' sorprendente notare come tale procedimento, siano ancora oggi valido nella sua essenzialità: maltizzazione, macinatura, lievitazione, cottura, filtraggio, aromatizzazione.La fabbricazione era estremamente semplice ed efficace. 

Selezionavano dal raccolto annuale il migliore orzo, che veniva posto ad inumidire sino a quando principiava la germinazione, quindi veniva messo ad asciugare al sole e quando era ben secco, si macinava e si impastava con acqua formando dei pani. Quando questi erano spontaneamente lievitati, si ponevano a cuocere a forno molto caldo, in modo che si formasse rapidamente la crosta, mentre all'interno la pasta doveva rimanere molliccia. Per ottenere la birra, questi pani venivano frantumati e posti a cuocere con abbondante acqua in grandi recipienti di terracotta, quindi, al liquido filtrato, si aggiungevano erbe aromatiche, come la salvia ed il rosmarino. 

Tutto ciò avveniva sotto lo stretto controllo dello Stato, l'unico e solo ad avere diritto a tali produzioni, e la lavorazione ufficiale veniva fatta nei locali delle cantine reali, dai prestigiosi "gal-bi-sag", i Mastribirrai dell'epoca, utilizzando apposite giare e vasi sui quali spiccavano, oltre ai simboli dell'orzo e della birra, i sigilli reali. 

Largamente diffuse erano le produzioni contadine e familiari, anche queste sotto l'attento controllo dello Stato che imponeva tasse e balzelli con specifiche concessioni di produzione.Nulla di nuovo sotto il sole!

Ingegnosa, e, a dir poco, curiosa, la conservazione del frumento nelle anfore granarie. Prima di sigillarle ermeticamente con cera d'ape, ponevano all'interno alcune piccole tartarughe le quali, respirando, consumavano tutto l'ossigeno, assicurando così la migliore conservazione. Insomma, primordiale ma efficace sottovuoto! 

In tempi recenti, sono state ritrovate alcune di questi recipienti sottovuoto alla tartaruga e le granaglie si presentavano ancora in un accettabile stato di conservazione. Il più noto ed autorevole bevitore di birra del mondo antico, fu il mitico eroe babilonese Enkidu, così come viene narrato nella epopea di Gilgamesch.

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