sabato 25 maggio 2013

Sim-Universe 2.0

In ogni epoca storica la visione dell’universo è, in qualche modo, dettata dal contesto. I miti arcaici narravano l’origine e l’evoluzione del cosmo con i soli strumenti che avevano a disposizione: l’azione di dèi, l’antropomorfizzazione dei fenomeni naturali. Agli albori della scienza moderna le descrizioni del cosmo erano più rigorose, facevano uso della matematica e della fisica conosciuta. 


Le metafore usate erano diverse, l’universo era visto, in un certo senso, come un congegno meccanico, una specie di orologio. Oggi, nell’epoca dell’informatica e della computazione, qualcuno ha cominciato a descrivere il cosmo come un computer. 

Nel libro "Il programma dell'universo", Seth Lloyd del MIT, uno dei pionieri della computazione quantistica, divulga l’idea che ogni componente fondamentale dell’universo, ogni particella elementare, sia in ultima analisi un bit di informazione. 

Un bit quantistico, per l’esattezza, cioè non uno 0 o un 1, come in un computer digitale normale, ma contemporaneamente uno 0 e un 1, secondo l’idea della sovrapposizione di stati della meccanica quantistica. Proprio perché lo stato di una particella in meccanica quantistica non è definito fino al momento in cui lo si misura, poche particelle elementari possono essere usate per compiere un numero enorme di operazioni “in parallelo”, cioè contemporaneamente, e possono essere usate per simulare sistemi fisici complicati, cosa che richiederebbe tempi lunghissimi per un computer ordinario. 

La possibilità di usare singoli elettroni per compiere semplici calcoli (per esempio la fattorizzazione di numeri primi) è stata già dimostrata da Lloyd e da altri ricercatori, e c’è grande attività per fare in modo che la computazione quantistica diventi una realtà tangibile nei prossimi anni. Spingendo molto oltre la faccenda, Lloyd è convinto che l’universo stesso non sia niente altro che un enorme computer quantistico, e che la riformulazione di alcuni concetti della fisica in termini di teoria computazionale (un esempio ben noto è il parallelo tra entropia di un sistema e quantità di informazione) possa spiegare fenomeni come l’emergere della complessità che osserviamo nel cosmo, a partire da condizioni iniziali estremamente semplici. Un bell’esempio è quello delle scimmie calcolatrici. 

Fu Boltzmann a far notare che l’emergere per puro caso della complessità nell’universo sembra una cosa estremamente improbabile, più o meno come se alcune scimmie, battendo dei tasti a caso su una macchina da scrivere, scrivessero l’intera Divina Commedia. Ma Lloyd fa giustamente notare che l’universo potrebbe funzionare in modo diverso: le scimmie batterebbero sui tasti di un calcolatore, non di una macchina da scrivere, e la probabilità di scrivere casualmente sequenze di software, anche molto brevi, che diano risultati sensati, diventa non trascurabile. 

A loro volta, i compiti svolti da queste sequenze sensate potrebbero includere la produzione di ulteriori sequenze, in una complessità via via crescente, che una volta creata verrebbe auto-preservata. Una specie di meccanismo di selezione naturale per frammenti di informazione, che dà vita alla ricchezza e alla differenziazione di strutture che osserviamo nel cosmo. Lloyd pensa che dietro la visione computazionale dell’universo possa esserci addirittura la soluzione al problema della gravità quantistica: la ricerca, finora senza successo, di una teoria che unifichi le quattro interazioni fondamentali in un unico modello.



E se vivessimo in una simulazione? Dopo aver visto il film Matrix, tutti abbiamo riflettuto almeno per un po' su questa fastidiosa eventualità. 

La cosa sorprendente è che, mentre noi riprendevamo la vita di tutti i giorni come se niente fosse, qualcuno ha continuato a rimuginare seriamente sulla questione. Quali sono le probabilità che l'universo che conosciamo non sia altro che una complicata messa in scena, un mondo virtuale estremamente ben realizzato? 

Sembrano chiacchiere da dopocena, ma dietro c'è Nick Bostrom, un filosofo dell'università di Oxford. Nel 2003 ha pubblicato un articolo che, in estrema sintesi, sostiene che le probabilità di vivere in una simulazione sono piuttosto alte. Essenzialmente, l'argomento di Bostrom fa leva sul fatto che noi stessi siamo ormai in grado di produrre simulazioni molto realistiche di aspetti più o meno complessi della realtà: simulazioni usate per scopi scientifici (ad esempio quelle che tentano di riprodurre l'evoluzione della struttura su grande scala dell'universo) oppure per intrattenimento (nei film di animazione, oppure in videogiochi come The Sims o Second Life). 

Potremo mai essere in grado di spingere le simulazioni a livelli di realismo tale da contenere al loro interno entità autocoscienti? Questo è evidentemente un quesito senza risposta, per il momento. Ma se avremo mai questa possibilità, la quantità di mondi simulati inizierebbe a moltiplicarsi con un ritmo molto rapido. Secondo il ragionamento di Bostrom, allora, un osservatore (cioè un'entità autocosciente) scelto a caso avrebbe molte più probabilità di trovarsi in una simulazione, piuttosto che nel mondo reale.

L'articolo di Bostrom ha scatenato un certo dibattito, e c'è una pagina web che segue tutti gli sviluppi. Si tratta, ovviamente, di speculazioni filosofiche, che coinvolgono campi molto complessi come la logica, la computazionabilità, il calcolo delle probabilità, e persino la natura della realtà e delle leggi fisiche. 

Secondo il cosmologo John Barrow, ad esempio, se davvero vivessimo in una simulazione dovremmo notare strane variazioni nelle leggi fisiche o nelle costanti di natura, scaturite dalla necessità di aggiornare le simulazioni per mantenerle ben funzionanti (nello stesso modo in cui un programma di computer ha bisogno di manutenzioni periodiche e di interventi di upgrade che non erano stati previsti al momento del suo lancio).

Ma se tutto questo vi disturba, sappiate che Bostrom suggerisce che, fino a che non dovesse comparirvi davanti una finestra che vi avvisa che siete davvero in una simulazione, la strategia migliore è continuare a vivere come se niente fosse.

http://www.keplero.org/2007/04/il-programma-delluniverso.html
http://www.keplero.org/2006/11/universi-simulati.html

Gli Alieni sulla Luna secondo Siragusa

Per coloro che nutrono ancora dubbi sull’esistenza degli extraterrestri, sarebbe oltremodo produttivo consultare le dichiarazioni fatte in un simposio della NASA in cui hanno partecipato sia Neil Armstrong sia Edwin "Buzz" Aldrin, in qualità di ex astronauti dell’Apollo 11.

Dopo che ebbero risentito le comunicazioni radio pervenute sul nostro pianeta attraverso un canale preferenziale, ma ugualmente captate da un radioamatore statunitense, Armstrong disse a chiare note che non poteva entrare nei dettagli su quanto successe in quello storico giorno del 21 Luglio 1969. Egli chiamò gli enormi dischi volanti con il nome in codice di "babies", e confermò che le due navi extraterrestri erano enormemente superiori sia per dimensioni sia per tecnologia.

Egli ha detto esattamente: "Ragazzo, erano grandi e minaccianti!".

Armstrong aggiunse poi che la NASA, nonostante l’ammonimento, continuò con il suo programma per non creare panico sulla Terra.

L’interlocutore, un professore che non ha voluto rivelare il suo nome, gli fece altre domande piccanti.

Armstrong confermò che la storia era vera e disse di nuovo che non poteva assolutamente rivelare altri particolari, poiché la CIA aveva già messo tutto nel più assoluto silenzio.

Fatta questa precisazione, affrontiamo il discorso della conquista lunare dall’altra parte.

Ci sono stati dei messaggi chiari ed evidenti, i quali sono finiti pure nelle mani dei dirigenti NASA dell’epoca e non solo, fatti recapitare dal contattista Eugenio Siragusa ai vari responsabili proprio nel periodo cruciale delle missioni lunari.

Egli, già il 20 Ottobre 1966, scrisse:

"Da 175.000 anni gli extraterrestri hanno le loro basi sul satellite della Terra, sulla Luna. Non è necessario sapere come, ma è vero, che qualcuno ha visto e visitato le meraviglie di una tecnica e di una scienza superiore ad ogni immaginazione fantascientifica umana. Ritengo che non sia facile, nemmeno per le menti più evolute della terrena scienza, immaginare le strutture su cui poggia la fantastica opera che solo una mente divina può edificare. Le opere più moderne e tecnicamente più progredite della scienza terrestre, sono, nei loro confronti, insignificanti espressioni di una mente preistorica.

Se è vero che gli astronauti terrestri sarebbero destinati a visitare, dico visitare, il satellite del pianeta che abitano, credo fermamente che rimarrebbero incapaci di superare, psicologicamente, il trauma di quanto sarebbero costretti a costatare. Se tale ambita meta sarà concessa agli uomini di questo mondo, e se potranno raccontare quello che i loro occhi potranno vedere, l’umanità dovrà ricredersi in tantissime cose: dovrà disimparare tantissime concezioni sino ad oggi operanti alla base della loro esistenza, dovrà riconoscere quella che realmente è stata e sarà.

Dovrà, infine, imparare ad essere una microscopica parte operante di una infinita, grande famiglia abitante il Cosmo.

Ma è ancora vero che l’umanità dovrà necessariamente conquistare una verità se vuole rientrare nel consesso di questa grande e pacifica famiglia cosmica: una verità che è stata illuminata, divulgata, ma purtroppo erroneamente interpretata e resa malamente operante. Ancora la maggior parte degli uomini ignora la realtà che li sovrasta e crede a quello che ha toccato con le proprie mani e ha visto con i propri occhi. Ma sono certo che il giorno si approssima e gli eventi, che vi forniranno tangibile prova di quello che non avete voluto mai credere, sono pronti a mostrarsi con tutta la loro titanica potenza celeste. Sul satellite della Terra, vi è ancora la stessa forza che edificò gli eventi del grande passato: vi è la Milizia di Dio, pronta a manifestare il suo volere ed i suoi disegni.

Non sono spiriti folletti o quant’altro si possa di simile credere: sono creature viventi, animate da un solo e grande amore, di una sola e grande giustizia, da una sola e grande pace, da un solo e grande fraterno bene universale. Sono, nei confronti del Creatore, quello che gli uomini avrebbero dovuto essere e non sono: 'I Figli della sua Fiamma', l’espressione vivente della sua eterna saggezza, la potenza immortale della sua divina Intelligenza Cosmica. Sulla Luna, da 175.000 anni queste creature ci sono e ci rimarranno sino a quando gli uomini della Terra non si saranno per sempre risvegliati nei valori immortali della loro vera origine.
E. S."

È un linguaggio semplice e chiaro, come chiara è la logica espressa, basata su solide basi spirituali verso le quali l’uomo del pianeta Terra non ha saputo rispondere alla stessa maniera.

La storia sinora raccontata sulle missioni lunari, e non solo, non ha mostrato che una logica egoistica, materiale e molto spesso violenta. L’uomo terrestre non ha voluto intendere il messaggio, l’invito a migliorarsi e perciò, per l’ineluttabile legge di causa ed effetto, egli si è messo in una situazione completamente differente da quella in cui uno sviluppo corretto l’avrebbe condotto.

Ecco perché egli è giunto al punto d’essere capace di distruggere il proprio mondo e non solo.

Per capire meglio tale concetto, immaginate di abitare in un palazzo di 20 piani e al primo ci sono persone che accumulano man mano una certa quantità d’esplosivo. Quando la faccenda viene a conoscenza degli abitanti del condominio, come pensate che reagiranno di fronte a questa seria minaccia? Non pensate che sia la stessa cosa se allarghiamo l’ipotesi al nostro sistema solare e, addirittura, alla nostra galassia?

Proprio per dare una risposta a questa situazione, la civiltà extraterrestre volle fare un forte appello agli uomini della Terra ed in particolare agli scienziati e ai piloti delle navicelle spaziali:

"Accettate con puro senso di religiosità le conquiste della vostra intelligenza ed abbiate scrupolosa e cosciente cura di metterle al servizio del bene e della prosperità di tutta l’umanità del vostro pianeta. Siate umili, e guardate con sincera devozione la luce dell’eterna verità che benignamente si rivela e vi tende le sue invisibili e generose braccia. Non innalzatevi come usano fare gli stolti, ma siate semplici e puri di cuore per essere maggiormente graditi alle cose più grandi di voi che, misteriosamente, vi spingono verso un destino migliore.

Abbiate piena coscienza di quanto vi viene concesso per superare la miseria morale e spirituale in cui vi siete cacciati per aver poco creduto a Colui che è in voi e tramite vostro vive ed opera in questa vivente cellula del suo Macrocosmico Essere. Le vostre conquiste siano poste sul piano della verità che è in voi. E mai esse abbiano a divenire strumenti negativi e fatali all’anelato desiderio della sospirata evoluzione verso il felice progresso e verso il superiore bene universale.

Per camminare sicuri verso le celesti praterie del Creato occorre infiammare le proprie anime di fede pura e spogliare i propri spiriti d’ogni egoistico vestimento materiale. Negli spazi puri, a differenza di quanto un astronauta ha detto, è più facile entrare in contatto con Dio, essere con Dio e sentire la soavissima armonia della sua eterna giustizia, della sua celeste pace e del suo divino e penetrante amore. In queste conquiste il nostro fraterno aiuto non verrà meno, ma verrà meno, e sarete duramente contrastati, se ad esse non darete il loro spirituale e giusto valore, nonché se da esse scaturisse il funesto desiderio della conquista del potere con conseguente innesto del male.

Quali che siano i vostri pensieri su questo nostro messaggio che abbiamo affidato al nostro operatore per essere divulgato, giova comunque sapere che noi abbiamo solide basi sul vostro satellite Luna e possiamo, se ciò si rendesse necessario, procurarvi serie tribolazioni onde privarvi di ulteriori passi in queste imprese. Siate accorti e ravveduti ed il nostro aiuto non vi mancherà. Con fraterna benevolenza universale vi salutiamo. E. Siragusa 16-07-1969"

Potete ben capire adesso come le autorità terrestri e gli scienziati siano sempre stati perfettamente a conoscenza delle loro intenzioni e della loro logica. Logica che avevano già avuto modo di toccare con mano con tutte le missioni spaziali antecedenti le missioni Apollo.

Sembra inverosimile, ma la nostra azione verso la "conquista" della Luna non ha tenuto conto di queste conoscenze e dei relativi inviti. La storia dimostra ancora una volta che simili consigli sono stati dati nella maniera più disinteressata e con tutti i mezzi necessari.

Dopo che avvenne il primo sbarco dell’uomo sulla Luna, la civiltà extraterrestre volle fornire ancora alcuni chiarimenti sulle caratteristiche del satellite, in un modo così chiaro ed inequivocabile che sembrò essere fantascientifico:

"Per la naturale funzionalità delle strutture biofisiche dell’uomo, è possibile rintracciare sotto la superficie lunare quegli elementi (ossigeno, acqua, pressione) i quali sono disponibili in quantità sufficiente per operare ivi una lunga permanenza e senza bisogno di fare uso di scafandri, scorte d’ossigeno e complicate tute spaziali. Ancora la scienza terrestre non è in grado di poter conoscere le particolari condizioni in cui si vengono a trovare i corpi celesti quando questi hanno perduto una considerevole massa del nucleo igneo-cosmico.

È ancora vero che la scienza terrestre sconosce il radicale mutamento che si produce nell’anello magneto-sferico, quando questo subisce il progressivo assorbimento verso il centro di tutta la massa del corpo celeste. L’assorbimento dell’anello magneto-sferico verso il centro, è dovuto alla perdita progressiva della massa del nucleo igneo-cosmico. Tale assorbimento, oltre a provocare la compenetrazione degli elementi atmosferici sul piano fisico, produce pure una modificazione sostanziale delle forze coesili della materia e una conseguente contrazione di tutta la massa verso il centro.

Quelle perfette figure geometriche che sono visibili sulla superficie lunare e sulla Terra chiamate 'crateri', altro non sono che coni provocati da sprofondamenti causati dal deterioramento delle numerose caverne esistenti nel substrato della crosta lunare. Spesso succede che la concentrazione della massa igneo-cosmica subisce delle fortissime oscillazioni dovute alle linee magnetiche di notevolissima intensità che si sviluppano fra l’emisfero visibile del vostro satellite e le vaste superfici degli Oceani che periodicamente offre il geoide del vostro pianeta. Tali oscillazioni producono movimenti sismici di vaste proporzioni, con conseguente uscita di gas in superficie e sprofondamenti. Sono questi gas a provocare alcuni crateri a forma cupolare e a produrre estese lingue di fuoco, alcune delle quali ben visibili dalla Terra.

Le nostre basi spaziali installate da millenni sul vostro satellite, si trovano nell’emisfero visibile che sulla Terra chiamate 'Mari'. In queste zone vi sono scarse possibilità di sprofondamenti per la particolare natura degli elementi che ne compongono la superficie e le strutture interne del substrato della crosta, particolarmente pressata dalle citate linee magnetiche. E. Siragusa 25-07-1969"

È chiaro pure che, nonostante i consigli, le avvertenze e le informazioni che la civiltà extraterrestre ha trasmesso ai responsabili americani e russi, in particolare agli scienziati, la logica dei terrestri non è cambiata.

Sulla Luna furono programmati esperimenti pericolosissimi, come ad esempio quello di far esplodere una bomba nucleare. Verifichiamo i fatti.

Con l’Apollo 12 si programmò, tra le altre cose, di far cadere sulla superficie del nostro satellite il Modulo Lunare che si disintegrò nell’Oceano delle Tempeste. Produsse un terremoto artificiale che fu perfettamente registrato dai sismografi ivi lasciati. La Luna vibrò come un gong per circa 55 minuti, lasciando assai meravigliati gli scienziati terrestri. Da parte loro, gli extraterrestri non mancarono di dare spiegazioni all’insolito caso:

"Gli scienziati terrestri sono rimasti disorientati nel constatare che il terremoto provocato artificialmente sulla Luna si è ripercosso per ben 55 minuti. Un fenomeno di questo genere, infatti, non ha riscontro sulla Terra e la ragione è semplice. Allorquando sul vostro pianeta si verifica un terremoto, le vibrazioni del geoide vengono, tra l’altro, attutite dalla massa magneto-sferica che lo circonda. In altri termini, la fascia d’atmosfera che pressa tutto intorno al globo esercita un’azione frenante. La Luna, invece, non è circondata d’atmosfera e risulta, quindi, sospesa liberamente nel vuoto cosmico.

Al verificarsi di un terremoto la sua massa vibra senza alcun freno esterno, fintantoché le oscillazioni non si esauriscono da sole. Il terremoto provocato dagli astronauti dell’Apollo 12 è stato di modesta entità. Però, un terremoto d’intensità maggiore potrebbe far vibrare la massa selenica in misura tale da causare addirittura uno spostamento dell’orbita lunare, con conseguenze assolutamente incalcolabili.

Recentemente, tramite un nostro operatore vivente sulla Terra, vi abbiamo esortato dal non condurre esperimenti che potrebbero provocare disfunzioni sulle strutture energetiche della Luna. Oggi ritorniamo per diffidarvi nuovamente dal proseguire su questa via e per proporre alla vostra intelligenza una concreta testimonianza che ancora vi appare velata da mistero, ma che racchiude in sé memori immagini di un tragico evento carico di possibili significative analogie. In un passato oramai remoto, orbitava attorno al vostro pianeta una seconda luna. Questa, a causa di un violentissimo urto con un meteorite, spostò la sua orbita tanto da avvicinarsi sensibilmente al vostro globo. Attratto così progressivamente dalla Terra, il planetoide finì col precipitare su questa, provocando la distruzione di Atlantide e un vasto mutamento della configurazione dei continenti. Quando accadde allora, potrebbe ancora ripetersi!

Siate, dunque, saggi e ben consigliati affinché non si rinnovino simili cataclismi. E. Siragusa 25 Novembre 1969"
Quest’altro ammonimento arrivò di nuovo agli scienziati della NASA e per conoscenza a tutta la stampa mondiale. Gli effetti non furono quelli sperati.

Ecco allora che la civiltà extraterrestre dette un monito definitivo e assai chiaro:

"Agli scienziati della NAS - Attenti a quello che vi prefiggete di attuare nel prossimo vostro viaggio sul satellite della Terra, sulla Luna. Vi raccomandiamo di tener presente, e responsabilmente, quanto vi abbiamo a suo tempo comunicato, se non volete incorrere in seri guai. Tenete presente, altresì, che le particolari condizioni cosmofisiche del vostro satellite non si prestano a quegli esperimenti che vi siete prefissi di edificare. Un intervento coercitivo di forze energetiche, provocate da esplosioni sulla superficie o nel sottosuolo lunare, potrebbe sprigionare un disquilibrio tale da proporre al corpo celeste un divario sostanziale del suo normale esito di repulsione rispetto al vostro pianeta.

La vostra disgrazia diverrebbe irreparabile se il satellite dovesse raggiungere il punto ipercritico della sua attuale orbita. La vostra storia non conosce nulla di un remoto passato, assai doloroso per gli abitanti di allora. Ricordate la caduta sulla Terra di una delle sue lune provocando immani disastri e lo spostamento dell’asse terrestre di 45° ad oriente? Questo vostro satellite potrebbe segnare la fine del vostro pianeta se vi trastullerete a sconvolgere il suo cosmologico equilibrio.

STATE MOLTO ATTENTI A QUELLO CHE FATE!

Potremmo anche non intervenire e permettere la vostra completa distruzione togliendo, così, dalla nostra Galassia la forza negativa che la vostra specie edifica, a danno della grande famiglia universale. Ma poiché il nostro amore è Luce di Dio, i nostri mezzi sono già in allarme e pronti ad attuare, qualora si rendesse necessario, gli interventi di impedimento o di annullamento della vostra missione nello spazio. State attenti, signori scienziati della Terra!"

Il seguito dell’azione è stato già, in gran parte, scritto con riferimento all’Apollo 13.

Gli scienziati terrestri non poterono, né potranno mai affermare che non sapevano nulla di tutto ciò. Sta di fatto che gli esperimenti di sismologia attiva sono continuati con l’Apollo 14, 15, 16 e 17.

Con l’Apollo 14 furono eseguiti esperimenti con l’esplosione di 13 cartucce, delle 21 previste, fatte detonare sulla superficie e con il lancio dell’S-4B e del LEM contro la Luna.

Un esperimento con un lanciagranate telecomandato da Terra, fu abbandonato per timore di danni all’ALSEP (Apollo Lunar Surface Experiment Package), una serie di strumenti scientifici molto complicati e sensibili.

Con l’Apollo 15 furono compiuti esperimenti di sismologia attiva utilizzando lo stadio S-4B e la sezione d’ascesa del LEM. Con l’Apollo 16 furono utilizzate piccole cartucce esplosive e lanciagranate, innescate con radiocomando dalla Terra. Infine, con l’Apollo 17 fu eseguito un esperimento di profilatura sismica lunare, realizzato con quattro cariche esplosive, da far brillare dopo il rientro degli astronauti mediante radiocomandi da Houston, che servirono per lo studio del sottosuolo.

La storia c’informa che le missioni Apollo finirono drasticamente. Pure i sovietici, nello stesso periodo, dovettero abbandonare ogni progetto lunare. Furono avanzate delle scusanti di tipo economico e tecnico ma onestamente bisogna affermare che la ragione deve essere ricercata nella logica espressa nei messaggi prima proposti.

Visto l’affanno in cui, al giorno d’oggi, versano le maggiori agenzie spaziali, considerando poi che, oltre all’Europa, anche il Giappone e la Cina stanno ricalcando la stessa logica, vorrei riproporre un lavoro unificato che in un breve lasso di tempo potrebbe portare all’unione di tutti gli sforzi per realizzare un progetto notevole e pieno di grandi prospettive e prosperità per l’umanità intera.

Si tratta della costruzione di un satellite-laboratorio da porre intorno al nostro pianeta per risolvere definitivamente la questione energetica. Qualche decennio fa la civiltà extraterrestre c’invitò a realizzare tale progetto, attraverso il seguente messaggio:

"È il momento propizio perché vi sforziate seriamente di mettere in pratica il progetto per la costruzione di un satellite-laboratorio tipo Phobos (satellite artificiale di Marte) capace di trasformare l’energia solare in energia motrice e di convogliare questa sul vostro pianeta. Presto o tardi sarete costretti a ricorrere a questa fonte inesauribile d’energia pulita, capace anche di farvi definitivamente uscire dall’era della combustione con benefici immensi sul piano ecologico e vitale.

Anche lo sfruttamento temporaneo dei flussi termici dei vulcani attivi potrebbe notevolmente agevolare una momentanea difficoltà, ma occorre sollecitare il progetto di massima che è quello della costruzione nello spazio di uno o più laboratori orbitanti con il compito specifico di trasformare energia solare. L’impegno richiede uno sforzo collettivo non indifferente, ma se la cosciente responsabilità prevarrà, l’edificazione di questo benefico progetto sarà possibilissima. Noi vi aiuteremo, programmando mentalmente coloro che si renderanno disponibili allo studio e alla realizzazione di questo progetto che noi chiamiamo nella nostra lingua 'Dal Cielo alla Terra'. E. Siragusa 26-11-1973"

venerdì 24 maggio 2013

Il Manoscritto 512

Grazie al meraviglioso contributo del ricercatore Yuri Leveratto possiamo leggere il contenuto di un documento che a nostro parere rappresenta la prova della presenza di Occidentali in Sud-America millenni prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo.

(per le immagini vi consiglio di visionare direttamente il sito dell'autore riportato in fondo al post)

Il Manoscritto 512, un documento inedito risalente al 1753, ma rinvenuto solo nel 1839, è conservato nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro.

Vi si narra di un gruppo di avventurieri portoghesi che cercarono a lungo le leggendarie miniere di Muribeca, viaggiando per ben dieci anni all’interno del Brasile. Durante il loro rocambolesco viaggio, trovarono le rovine di una grande città perduta, la cui architettura ricordava lontanamente lo stile greco-romano.

Dobbiamo considerare innanzitutto che l’interno del Brasile di circa 260 anni or sono era completamente diverso da come è ora. La penetrazione dei coloni era ancora inesistente e di conseguenza le foreste erano ancora allo stadio originario, esattamente come erano prima dell’arrivo degli Europei in America.

L’immenso “sertao” sommato agli sconfinati territori del Mato Grosso e dell’attuale Bolivia orientale rappresentavano una formidabile barriera contro la colonizzazione europea. Gli uomini che viaggiarono nella spedizione, che durò per ben dieci anni, sono rimasti anonimi (per il fatto che il documento è danneggiato), anche se alcuni studi effettuati in Brasile sui capitani dell’epoca hanno suggerito che probabilmente i capi della cosidetta “bandeira” (ovvero viaggio di esplorazione), erano Joao da Silva Guimaraes e Francisco Raposo.

Ecco la traduzione integrale del documento (dal portoghese antico, copyright della traduzione Yuri Leveratto):

Relazione storica di una grande città, occulta, antichissima e disabitata, che scoprimmo nell’anno 1753

In America….
Nel suo interno…
Vicino a …
Il comandante di reggimento…
E la sua comitiva, essendo circa dieci anni che viaggiava in territori inesplorati, perché voleva scoprire le miniere d’argento del grande esploratore Muribeca, che per colpa di un governatore non furono rese pubbliche, in quanto volle usurpargli la gloria della scoperta e lo tenne prigioniero [a Muribeca], nella città di Bahia, e così rimasero perdute, nascoste…vedo questa notizia a Rio de Janeiro all’inizio dell’anno del Signore 1754.

Dopo un lunghissimo viaggio attraverso il sertao, inebriati dalla ricerca insaziabile di enormi ricchezze, e quasi persi dopo molti anni di viaggio in questo enorme sertao, scoprimmo una cordigliera le cui montagne erano così elevate che sembrava arrivassero alla regione eterea, servendo così da trono al vento e alle stesse stelle.

Il luccichio che si ammirava da lontano, proprio quando il Sole illuminava i cristalli della quale era composta la cordigliera, formava una vista così bella e gradevole, che stranamente non dava fastidio agli occhi: presto iniziò a piovere prima che ci avvicinassimo alla meravigliosa e cristallina cordigliera e rimanemmo attoniti ad ammirare le cascate che cadevano da picchi rocciosi, tanto che l’acqua da lontano ci sembrava neve, ferita dal sole….

Quando la pioggià cessò e il cielo si fece nuovamente terso, decidemmo di esplorare quella cordigliera, quel meraviglioso prodigio della natura, e così ci direggemmo alle pendici della montagna, per nulla intimoriti dalla selva intricata e dai fiumi che dovemmo attraversare, quindi tentando di aggirare le montagne non trovammo un passaggio facile per poter accedere a questi Pirenei o Alpi Brasiliane, e ciò ci rese tristi e disillusi.

Accampammo senza entusiasmo e con il desiderio di retrocedere il giorno sucessivo, quando uno schiavo negro si allontanò seguendo un cerbiatto e nell’intento di fare legna.

Scoprì un piccolo camino tra due versanti, che sembravano essere artificiali e non frutto della Natura; con l’entusiasmo di questa novità iniziammo a salire, trovando molte pietre ammontonate in monticoli pertanto pensammo che facessero parte di una mulattiera che con il corso del tempo si era disfatta. Ci volero circa tre ore per la salita anche perché perdemmo tempo nell’osseravre alcuni cristalli, e una volta giunti nella cima del monte ci fermammo e guardammo tutt’intorno a noi, vedendo in un campo attiguo altre cose che richiamarono la nostra ammirazione.

In lontananza si vedeva una grande città abbandonata, inizialmente pensammo che fosse una città di proprietà della corte reggente il Brasile, per la sua grandezza: quindi scendemmo nella valle con prudenza, trovando alcuni vasi di terracotta. Inviammo due dei nostri uomini in avanscoperta.

Rimanemmo due giorni in attesa che tornassero e durante la notte sentivamo cantare dei galli, segno evidente che quella città era popolata. Quando tornarono i nostri due uomini ci dissero che la città era abbandonata e questo dato ci confuse: quindi inviammo un indigeno che faceva parte della nostra spedizione, ma quando tornò anche lui affermó di non aver trovato segno di alcuna persona. Tutto ciò ci confuse ancora di più in ogni caso decidemmo di avanzare tutti insieme ripercorrendo i passi del nativo.

Visto che la testimonianza dell’indigeno era che non vi fosse popolazione alcuna, iniziammo il cammino armati, all’alba del giorno seguente, e percorremmo il sentiero diretto che ci portò alla città., la cui entrata era delimitata da tre grandi archi di pietra, essendo quello di centro maggiore e quelli esterni minori; sull’arco principale vi erano alcune strane incisioni, forse lettere, ma vista l’altezza non potemmo renderci conto cosa indicavano.

Al di là dei tre archi vi era una strada, larga come i tre archi, con fondamenta di case da una parte e pietre scolpite dall’altra. Alcune di queste case avevano due piani, con terrazze, alcune costruite di mattoni, altre di lastroni di pietra.

Spaventati percorremmo quella strada e ci rendemmo conto che non vi era ceramica ne mobili, per mezzo dei quali avremmmo potuto conoscere le caratteristiche della gente che vi viveva: le case erano tutte scure nel loro interno, vi entra poca luce e siccome gli stanzoni erano così grandi, le nostre voci risuonavano formando strani echi, e tutto ciò ci terrorizzava.

Terminata la strada principale che era abbastanza lunga, giungemmo ad una piazza quadrangolare, al centro della quale vi era una colonna di pietra nera di altezza straordinaria e sulla cima della stessa vi era una statua di un uomo di altezza normale, che aveva il braccio destro teso come ad indicare il polo nord.

In ogni angolo di quella piazza vi erano aluni grandi aghi, simili a quelli utilizzati dagli antichi Romani, e altri gia danneggiati per il tempo.

Nel lato destro di questa piazza vi era un superbo edificio, come fosse la residenza principale di qualcun re o signore importante, aveva un grande salone nell’entrata, e timorosi non siamo riusciti a percorrere tutte le stanze, essendo moltissime….

I pipistrelli erano così tanti che a volte colpivano la faccia di alcuni di noi e facevano tanto rumore. Sul pórtico principale della strada vi era una figura umana in bassorilievo adornata con corone d’alloro: rappresentava una persona giovane, senza barba; al di sotto di tale figura vi erano incisi nel muro alcuni strani caratteri danneggiati in parte dallo scorrere del tempo, pero si potevano distinguere in parte:

Nella parte sinistra della stessa piazza vi era un altro edificio totalmente in rovine, e per la sua forma e il suo stile ci rendemmo conto che aveva potuto essere un tempio, perché conservava ancora una parte del suo magnifico frontespizio, e alcune colonne di pietra massiccia: il tempio era molto grande e nelle sue pareti in rovina potevamo scorgere alcune figure e ritratti scavati nelle pietra con croci di varia forma, uccelli, e altre piccole strane forme per le quali non disponevamo di sufficente tempo per ammirarle.

Dopo questo edificio vi era una grande parte della città quasi totalmente in rovine e parzialmente interrata, in grandi cavità della terra senza che vi crescesse erba o alberi o altre piante. Solo si potevano vedere lastroni di pietre scolpite……forse questa distruzione fu causata da qualche terremoto…

Di fronte a questa piazza vi scorreva un fiume abastanza largo, circa undici o dodici braccia, i cui margini erano scevri da rami o tronchi, che di solito le inondazioni portano a valle; volemmo renderci conto della sua profondità e verificammo che le sue parti più profonde erano di quindici fino a diciassette braccia.

Dall’altra parte del fiume vi sono dei vasti campi ameni, etutt’intorno vi sono vari laghi e moltissimi torrentelli d’acqua fresca e pura con molte oche, facili da prendere anche con le mani. Camminammo tre giorni seguendo il corso del fiume, e trovammo una grande cascata dove le acque al cadere facevano tanto rumore da rivaleggiare con le bocche del Nilo, dopo questo salto il fiume si allarga così tanto che sembra un Oceano, e ci sono così tante penisole, coperte di selva e tanti alberi dispersi che galleggiano. In queste praterie abbiamo trovato molti animali che ci hanno corso dietro, ci hanno perseguito.

Nella parte orientale di detta cascata vi erano varie gallerie sotterranee e molte caverne, cosicché abbiamo tentato di calcorare con delle corde la loro profondità, ma quasi mai riuscivamo a toccarne il fondo. Trovammo inoltre varie pietre nel terreno, con vene d’argento come fossero state tirate fuori da una miniera. Tra queste pietre ne vedemmo una che aveva delle strane iscrizioni molto misteriose.

Lontano dalla città, ad un tiro di cannone vi è un edificio, come fosse una casa di campo, con un lato lungo duecentocinquanta passi, e attraverso il quale si entra per un gran portico e si sale per uno scalone di pietre di vari colori, che porta a una grande piazza e tutt’intorno vi sono quindici casupole abbandonate in rovina, ognuna di esse con porte rivolte verso la piazza, e nelle vicinanze abbiamo trovato una colonna con alcune strane lettere incise nella pietra. 

Dopo aver ammirato queste cose iniziammo acamminare lungo il fiume allo scopo di cercare oro, e trovammo alcuni segni incoraggianti della presenza di oro fin da subito, e d’argento. Pensammo che il popolo che viveva nella città doveva aver abbandonato tutta la zona molto tempo addietro infatti non trovammo nessuna persona in tutto il territorio che ci possa aver raccontatodi chi fosse stata questa città e ci pssa aver mostrato le sue rovine e la grandezza che aveva, e quanta popolazione avesse e la sua opulenza nei secoli en el suo periodo di massimo splendore, essendo oggi invece popolata solo da pipisstrelli, topi, oche e altri piccoli animali. I topi hanno zampe così corte che quasi saltano come fossero pulci.

Da quel luogo si appartò uno dei nostri insieme ad altri, che dopo nove giorni di cammino, avvistarono la sponda di una grande ansa che fa il fiume, e in lontanaza videro due persone bianche in una canoa, vestite all’europea, con capelli neri, e spararono un colpo di fucile per vedere la loro reazione ma……

Uno dei nostri chiamato Joao Antonio, trovò vicino alle rovine di una casa, una moneda d’oro, dove c’era impressa una figura sferica, maggiore delle nostre monete da seimilaquattrocento, da una parte vi era la figura di un ragazzo, e dall’altra parte un arco, una corona e un dardo, ma pensammo che nell’interno della città fosse difficile trovarne altre, perché probabilmente tutto fu semidistruuto da un potente terremoto, sarebbe necessario scavare a fondo per poter trovarne altre….

Queste notizie le invio a V.M. da questa zona della Bahia, e dei fiumi Paraguassú, Uná, sicuri di non aver trovato alcuna persona, perché pensammo che si erano spopolate le città e i contadi, inoltre a Voi vi consegno le miniere che abbiamo trovato, ricordandovi del molto che vi devo.

Supposto che dalla nostra Compagniaè uscito uno di noi con un pretesto differente…tuttavia chiedo a V.M. che abbondoni le penurie e venga a utilizzare queste grandezze, usanto alcuni modi per attirare quell’indio, che si è dato per perso, e condurre V.M. a trovare detti tesori…

Secondo alcuni ricercatori brasiliani è possibile che il governo portoghese dell’epoca, rappresentato dal Viceré che stava a Rio de Janeiro, tentò di occultare la scoperta di una grande e antica città nell’interno del suo territorio, per un motivo molto particolare: in quel periodo la Corona portoghese aveva appena negoziato con la corona di Castiglia i limiti dell’impero (trattato di Madrid del 1750); questo trattato si basava sul fatto che le immense terre dell’interno del Brasile, anche se appartenevano ufficialmente alla Spagna (trattato di Tordesillas del 1494), non erano state colonizzate e quindi sarebbero passate di fatto alla proprietà del Portogallo come ius possidentis, infatti i “bandeirantes” (esploratori ed avventurieri portoghesi), le avevano percorse e avevano fondato piccoli avamposti a partire dal 1650. Se però la notizia di una grande città antica di origine pre-greca fosse stata divulgata, i termini del trattato di Madrid avrebbero potuto essere rivisti in quanto sarebbe stata provata la colonizzazione e permanenza di un popolo del Mediterraneo o del Medio-Oriente in Brasile nei secoli o millenni passati e sarebbe caduto pertanto lo ius possidentis (che in realtà apparteneva agli indigeni americani).

Da un analisi attenta del manoscritto risulta che gli avventurieri terminarono la loro lunghissima spedizione presso il Rio Paraguassú, nell’odierno Stato di Bahia. Il fatto però che viaggiarono per circa dieci anni ci fa dubitare sul fatto che la città perduta dovesse trovarsi per forza nell’attuale Stato di Bahia.

Probabilmente durante la loro lungissima esplorazione giunsero negli attuali stati di Tocantins, Goias, Mato Grosso, fino ai limiti dell’attuale Bolivia.

In quel periodo esistevano le mappe e le bussole però bisogna considerare che gli avventurieri “bandeirantes” erano perlopiù analfabeti e non avevano le conoscenze geografiche e geometriche per ubicare correttamente un sito archeologico in un territorio così vasto, immenso, ci riferiamo a vari milioni di chilometri quadrati. Questo fatto supporta l’ipotesi che la città perduta si trovasse molto piu a nord ovest rispetto allo Stato di Bahia, verso i limiti attuali del Paese, mi riferisco alla frontiera con la Bolivia.

Il fatto che antichi popoli medio-orientali abbiano ragginto il Sud America prima dell’Era di Cristo, rappresenta ancora un tabù se si ascoltano studiosi accademici specializzati.

Le evidenze reali di questi viaggi occasionali che portarono prima i Sumeri e quindi i Fenici e i Cartaginesi oltre che probabilmente alcuni gruppi di Celti ad approdare ed esplorare le coste e l’interno del Sud America sono però tante: innazitutto il petroglifo di Ingá, di chiara origine pre-Fenicia, quindi l’immane tesoro della Cueva de los Tayos, di origine medio-orientale, e i ben conosciuti reperti conservati a La Paz come la Fuente Magna e il Monolito di Pokotia, risalenti all’epoca dei Sumeri. Inoltre il misterioso Cromlech di Calcoene (Amapá), probabilmente costruito da un gruppo di megalitici Celti giunti occasionalmente in Sud America.

La città che però viene descritta nell’enigmatico Manoscritto 512 sembra che fosse stata costruita da antiche genti del Mediterraneo.

L’architettura descritta richiama al modo di costruire dei Romani, (per esempio il triplice arco delle rovine di Lambesis o Timgad, città romane edificate in Algeria, vedi foto sulla destra).

Anche il particolare della statua di un uomo che con il braccio teso indicava il Polo Nord richiama ad alcune statua romane, come per esempio quella di Cesare Ottaviano Augusto che è conservata nei Musei Vaticani a Roma.

Gli strani segni incisi nella pietra che sono stati descritti nel manoscritto 512, invece, sono stati individuati da alcuni studiosi come “greco tolemaico”.

Lo studioso che diede questa interpretazione tuttavia, non era un linguista, ma un biologo marino: si trattava di Barry Fell, conosciuto scrittore statunitense, che sostenne nei suoi libri la tesi del contatto tra il mondo europeo/medio-orientale e il Nuovo Mondo ben prima di Cristoforo Colombo.

Srcondo altri ricercatori l’alfabeto utilizzato nelle iscrizioni del “manoscritto 512” potrebbe essere il punico, il fenicio antico o l’aramaico antico.

Nella mia personale interpretazione potrebbero essere stati i Cartaginesi a giungere in Brasile intorno al V secolo prima di Cristo. Il navigatore cartaginese Annone infatti, intorno al V secolo a.C. raggiunse le coste del Camerun in un viaggio avventuroso. E’ possibile che pochi anni più tardi un altra flotta cartaginese giunse in Brasile, come sappiamo infatti dalle isole di Capo Verde soffiano costantemente gli alisei verso l’America del Sud, e questo è il motivo che alcune navi giunsero occasionalmente in Brasile.

Una volta giunti presso le coste brasiliane gli antichi navigatori potrebbero aver cercato metalli preziosi con l’aiuto degli indigeni. Fu così che giunsero presso la misteriosa cordigliera dove fondarono la loro città. E’ solo un ipotesi che attende di essere provata sul campo.

A questo punto sorge la domanda: che fine ha fatto la città perduta descritta nel manoscritto 512?

Si possono avanzare varie ipotesi: la prima è che sia stata deliberatamente smontata pezzo per pezzo per occultarne la scoperta, in modo che non creasse problemi proprio in seguito al Trattato di Madrid (1750), in modo che la Corona del Portogallo non perdesse il diritto di possesso (ius possidentis).

La seconda è che la città perduta sia ancora nascosta da qualche parte anche se gravemente danneggiata da terremoti o bradisismi.

L’esploratore inglese Percy Harrison Fawcett la cercò per vari anni sia nello stato di Bahia che nel Mato Grosso, (indicandola come città Z), ma scomparve presso il fiume Culuene mentre si stava dirigendo verso la Serra del Roncador nel 1925.

I territori del Mato Grosso e della Rondonia sono ancora oggi scarsamente popolati (si pensi che il Mato Grosso, esteso piú di 900.000 chilometri quadrati, ha solo 3 milioni di abitanti, la maggioranza concentrati nella capitale Cuiabá, mentre la Rondonia, estesa 238.000 chilometri quadrati, ha solo 1,5 milioni di abitanti, perlopiú concentrati nella capitale Porto Velho), e le zone di selva intricata pressoché inesplorate sono ancora tante.

Un altra possibilità è che la misteriosa città perduta si trovi nell’aspra cordigliera di Huanchaco (Bolivia orientale), all’interno del Parco nazionale Noel Kempff Mercado, un enorme area spopolata e protetta situata al confine tra la Bolivia e il Brasile.

giovedì 23 maggio 2013

Satelliti di Atlantide

E' verosimile la teoria di satelliti artificiali Anunnaki di migliaia di anni fa, prodotti di una civiltà antidiluviana dimenticata facilmente riconducibile al mito di Atlantide ancora in orbita attorno al nostro pianeta?





mercoledì 22 maggio 2013

Un Vecchio Film sulla Massoneria


Forces Occultes è un film francese del 1943. È il più importante film-denuncia sulla massoneria.

La trama

Un deputato francese, in buona fede ma ingenuo, viene cooptato dalla massoneria. Dopo il rito di iniziazione, cominciano le delusioni di Avenel. Il deputato capisce che la maggior parte dei massoni utilizza l’ordine solo per ottenere favori, guadagnare soldi e prestigio e aggirare le leggi dello stato. Ma c’è di più. Avenel scopre che oltre alle misere ambizioni dei massoni di basso grado, esiste una volontà massonica internazionale molto più inquietante. Sarà infatti la massoneria francese a far entrare la Francia nella seconda guerra mondiale. Avenel proverà a fermare l’entrata in guerra ma sarà accoltellato da alcuni “fratelli” e si sveglierà in ospedale quando il conflitto è ormai iniziato.

Le conseguenze. Lo sceneggiatore del film, Jean-Marie Rivière, venne arrestato, mentre il regista, Jean Mamy (sotto lo pseudonimo di Paul Riche) e il produttore, Robert Muzard, vennero giustiziati per il loro ruolo nella realizzazione di questa pellicola.

Il “complottismo”

A differenza di quanto sostengono tanti debunker prezzolati che sono riusciti a convincere molte persone ignoranti e superficiali, le “teorie del complotto” non sono fantasie partorite dalla mente di visionari e diffuse tramite la rete. Il film è la prova che in passato, la consapevolezza dei cittadini riguardo alle “forze occulte” che dominano gli eventi mondiali, era molto maggiore. È anche la prova che in passato era più semplice trovare artisti, registi, sceneggiatori, produttori, ecc., disposti a raccontare la verità al grande pubblico. Oggi il sistema si è perfezionato. Da un lato è aumentata la censura, dall’altro la “dissidenza” è controllata: i paladini della “verità” sono uomini della massoneria, a cui viene data tanta visibilità ma a cui viene vietato di esporre la verità fino in fondo, con il risultato di allontanare i cittadini dalla percezione dei reali problemi e dal potere dei personaggi dietro le quinte. Tutti gli attivisti che vanno oltre i limiti del consentito, sono tacciati di complottismo, dietrologia, paranoia, ecc..

Rai 3. Il film è stato mandato in onda su Rai 3. La Rai, però, ha ben pensato di tagliare quasi tredici minuti che, coincidenza, sono i tredici minuti più importanti e significativi della pellicola. La censura della Rai, televisione massonica di stato, è la conferma di come il sistema si sia appunto perfezionato.

Le due versioni. Fortunatamente, in rete, è possibile trovare sia la versione integrale, sia la versione “ridotta” di Rai 3.

Nella versione censurata il taglio avviene al minuto 31:55. Nella versione originale, come potete controllare, la scena corrispondente si trova al minuto 30:35. La scena tagliata dura fino al minuto 43:15.

Le scene tagliate

I tredici minuti censurati contengono quattro scene.

1° Scena: I massoni sono riuniti nella loggia mentre il popolo francese è in rivolta nelle piazze. La polizia reprime la rivolta sparando sulla folla. Quattordici cittadini francesi muoiono. Centinaia i feriti. Il film evidenzia come la responsabilità diretta della morte di quei cittadini sia da attribuire alla massoneria francese. Addirittura il Gran Maestro dice:

Il popolo francese può morire purché la massoneria viva.

2° Scena: Il parlamento francese elegge una commissione d’inchiesta per indagare sugli omicidi avvenuti nella rivolta. La massoneria esulta perché ben 35 commissari su 50 sono massoni e l’ordine ne esce pulito.

3° Scena: Il Gran Maestro organizza l’entrata in guerra della Francia telefonando ai fratelli massoni a capo delle più importanti istituzioni. Nell’ordine chiama: il Ministero degli Esteri, la Banca di Francia, lo Stato Maggiore, il Segretario del partito Radical Socialista, il quotidiano Le Temps e la fabbrica di aerei da guerra.

4° Scena: Sono i cinque minuti più importanti del film: il discorso tra il protagonista Avenel e il Gran Maestro. Trascrivo le battute più importanti del 33° grado. Riguardo ai massoni di basso grado dice:

Nella massoneria si nasconde tutto a chi ha un rango modesto. In basso non si sa niente.

Ma il Gran Maestro aggiunge che anche i massoni dei vertici, i gradi 33, non sono i dirigenti, come si potrebbe pensare:

Non ci sono dei capi tra noi, ci sono solo esecutori.

E allora chi è che detta gli ordini? Chiede Avenel. Il 33 risponde spiegando:

Cos’è la massoneria? Dei gruppi di uomini che si sono riuniti ai quattro angoli del pianeta per chiudere il mondo in una rete dalle maglie impenetrabili. Siamo 50 mila in Francia, 500 mila in Inghilterra, 3 milioni negli Stati Uniti.

Formiamo un unico blocco e una sola volontà.

Ci diffondiamo dappertutto, comandiamo dappertutto. Qui 300 parlamentari sono massoni. In Inghilterra il re fa parte del nostro ordine. Negli Stati Uniti il presidente è un 32°.

Non esiste un paese in cui non abbiamo appoggi segreti, i nostri uomini, le nostre banche, i nostri zelanti gruppi.

E questo è niente.

È solo la potenza materiale della massoneria.

C’è qualcos’altro. Una dottrina superiore.

La domanda finale. Se anche tra i massoni dei gradi più alti non ci sono dei capi ma solo esecutori, da chi è rappresentata quell’unica volontà che dirige la massoneria universale? Il film non lo dice esplicitamente ma lo lascia intendere. O almeno, lo lasciava intendere ai telespettatori degli anni ’40. Ma oggi, dopo altri settant’anni di propaganda e lavaggio di cervello, quanti telespettatori sono ancora in grado di capirlo?

martedì 21 maggio 2013

Prima di Stonehenge


Nuove prove archeologiche, rinvenute grazie ad uno scavo eseguito nei pressi di Amesbury, Wiltshire, mostrano tracce di insediamenti umani risalenti a 3 mila anni prima che Stonehenge fosse costruita.

Lo scavo, a circa un miglio dal famoso tempio in pietra, rivela che gruppi umani occupavano la zona già nel 7500 a.C., ben 5 mila anni prima di quanto si pensasse. I risultati sono stati ottenuti grazie ad un gruppo di archeologi volontari che hanno eseguito la ricerca con a disposizione un budget molto limitato.

stonehenge-01.jpg

La ricerca su piccola scala, ma dai risultati enormi, è stata condotta dall'archeologo David Jacques della Open University, il quale ha dovuto faticare non poco per trovare i fondi necessari per cominciare gli scavi.

La ricerca ha preso il via dallo studio di alcune fotografie conservate presso l'archivio dell'Università di Cambridge, le quali ritraevano la veduta di quello che è conosciuto come il “Campo di Vespasiano”, a circa un miglio da Stonehenge.

“L'intero paesaggio è ricco di monumenti preistorici ed è significativo che per tanto tempo questo luogo sia stato una sorta di vicolo cieco per l'archeologia”, spiega Jacques. “Ma nel 1999, un gruppo composto da me e un gruppo di amici, ha cominciato ad indagare su questa di Amesbury”.

Come rivela stonepages.com, gli studi degli ultimi sette anni hanno rivelato il più antico insediamento semi permanente nella zona di Stonehenge, tra il 7500 e il 4700 a.C. La datazione al radiocarbonio dei materiali rinvenuti nel sito mostrano che gruppi umani si sono avvicendati quasi ogni millennio.

“Qui ci troviamo in un piccolo angolo in fondo alla collina, con un fiume che scorre intorno ad essa e probabilmente è stato molto più frequentato durante l'epoca mesolitica che non in quelle successive”, continua il ricercatore.

Il sito contiene anche una sorgente di acqua naturale che secondo Jacques era una fonte di approvvigionamento per gli animali e per gli antichi uomini del mesolitico: “Ho pensato che la fonte poteva aver attirato animali selvatici e, solitamente, dove si trovano animali, si tende a trovare anche le persone. Certamente gruppi di cacciatori raccoglitori si riunivano in questo luogo”.

Nonostante il budget limitato, i reperti portati alla luce dalla squadra di David Jacques stanno entusiasmando molti altri ricercatori. “Lo scavo ha il potenziale per diventare uno dei più importanti siti mesolitici dell'Europa nord-occidentale”, ha detto Peter Rowley-Conwy dell'Università di Durham, mentre il professor Pollard, del Stonehenge Riverside Project, ha detto che “la squadra di Jacques ha trovato la comunità che ha messo il primo monumento su Stone”.

Ma forse il più soddisfatto della scoperta è stato proprio Dave Jacques, il quale, pago degli sforzi affrontati, ha detto di essere convinto che quello che è stato trovato è solo la punta di un iceberg. Con ulteriori finanziamenti e l'interesse più ampio della comunità scientifica, il sito di Stonehenge, uno dei più enigmatici della Terra, potrebbe riservare ancora molte sorprese.

lunedì 20 maggio 2013

Mucche volanti non identificate


Se fino a qualche tempo fa si riteneva che ad essere "volanti" erano soltanto non ben identificabili "oggetti", ora bisogna considerare "volanti" anche le mucche, perchè pare che gli extraterrestri abbiano una vera e propria passione per i bovini terrestri.

Per anni ci hanno raccontato di persone rapite da navi aliene le alle quali non è stato risparmiato nessun esame corporeo possibile, ma mai ci avevavo detto che gli ufo rapissero anche le vacche.

Eppure il fenomeno è così vasto da mettere in allarme la stessa FBI americana. Negli archivi del sito The Vault, sul quale l'agenzia investigativa rende disponibile una consistente parte dei suoi documenti più scottanti, è possibile prendere visione di migliaia di casi di rapimenti e mutilazioni bovine segnalati in ogni parte del paese dagli spaventatissimi allevatori americani.

Dal 1970 ad oggi sono stati documentati più di 8000 casi. Le denunce degli allevatori raccontato dettagli raccapriccianti sulle mutilazioni subite dal alcuni capi del loro bestiame. Oltre all'asportazioni di varie parti del corpo, in taluni casi si parla anche di animali svuotati completamente del loro sangue. 

faccia-di-mucca.jpg

Uno dei dossier riporta il caso di un toro di 11 mesi ritrovato senza organi genitali e prosciugato completamente del sangue. Il rapporto parla anche di grossi lividi visibili su tutto il corpo dell'animale.

Quando nel 1979 queste informazioni giusero sulla scrivania della Casa Bianca, negli uffici del Presidente si avvertiva un'atmosfera di grande preoccupazione tanto che in una lettera indirizzata al senatore Harrison Schmitt, l'allora Generale di Stato Maggiore Griffin Bell scrisse:

"I documenti che mi sono arrivati tra le mani sono i più misteriosi che mi siano mai capitati".

Il fenomeno sembra non avere fine. Nel 2009, il sito 9News riportava la testimonianza dell'allevatore Mike Duran del Sud del Colorado il quale affermava di aver notato delle misteriose luci circolari nel cielo e poi di aver trovato sue mucche morta e privata delle mammelle e degli organi genitali. Il rancher ha denunciato il fatto all'ufficio dello sceriffo locale che si è limitato a dire: si tratta di uno di quei casi irrisolti che rimalngono avvolti nel mistero.

Sempre nel 2009, il sito The Sun pubblicava il video (di pessima qualità) registrato da Derek Bridges nel quale si dovrebbe vedere un bufalo attirato in una nave spaziale aliena. Nel video si vedono solo delle luci e nient'altro, tanto da far pensare che si tratti più di una "bufala" che di un bufalo.

Resta comunque una domanda: ma perchè gli extraterrestri sarebbero così interessati alle nostre mucche? Le ipotesi sul web si sprecano.

Da chi afferma che E.T. si nutra di carne come noi, il che farebbe pensare a questi mega barbecue alieni a base di bistecche e di chissà quale bevanda extraterrestre, a chi crede che si tratti semplicemente di "ricerca scientifica" da parte dei visitatori stellari.

La teoria più bizzarra, e paradossalmete più affascinante, è quella avanzata dal dottor Imad Hassan, medico e scrittore inglese di origini saudite.

Secondo lui, i bovini non avrebbero origine terrestre, ma sarebbero stati portati qui da intelligenze aliene in un remoto passato. Questo è il sito del dott. Imad Hassan per chi volesse approfondire le teorie "esotiche" di questo ricercatore.

http://www.shajaracode.com/index.html

A sostegno della sua tesi, il dottor Hassan induce a riflettere su alcune questioni che riguardano le mucche: come mai la mucca è considerato un animale sacro dall'Induismo?

E come mai nel Corano, testo sacro dei Musulmani, la "Sura della Vacca" (Sura II) è la più lunga di tutto il libro (ben 286 versetti)? Inoltre è proprio la Bibbia ad affermare che gli ebrei, dopo l'uscita dall'Egitto, una volta giunti al monte Sinai per ricevere la Torah, in barba alle disposizioni di Mosè comincia ad adorare un... vitello d'oro (Es 32,1).

Cosa significa tutto ciò? Perchè tutte queste culture ritengono sacro questo animale? E' il ricordo ancestrale di un "dono" fatto dagli alieni all'umanità? O era il cibo che gli extraterrestri portarono con sè nel momento in cui abitavano sulla terra con gli esseri umani?

Un'ulteriore prova alla teoria dell'origine extrarrestre dei bovini starebbe, secondo Hassan, in uno studio pubblicato nel 2007 dal dottor Mark Thomas secondo il quale gli europei avrebbero sviluppato l'enzima lattasi, deputato alla digestione dello zucchero presente naturalmente nel latte, solo 7000 anni fa.

Egli afferma che gli europei non avrebbero potuto digerire il latte di mucca prima di questa data. Infatti, secondo Thomas, le vacche devono essere state introdotte in Europa dal Medio Oriente proprio in quel periodo innescando una serie di cambiamenti evolutivi che hanno permesso lo sviluppo del lattasi nell'uomo.

L'idea generale degli evoluzionisti è che tutte le specie viventi si sono evolute da una comune origine, anche se non vi è nessuna prova concreta a sostegno di questa teoria. Quindi potrebbero esserci delle eccezioni. Secondo Hassan, questa teoria proverebbe che alcuni animali (mucche, cammelli, pecore e capre) non sarebbero il frutto di milioni di anni di evoluzioni, ma sarebbero state portate dall'esterno del pianeta.

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