lunedì 25 novembre 2013

Quei Biondi Dei dell'Antichità

Come non citare Viracocha, Thor, Odino e forse anche lo stesso Yahweh tra le divinità bionde con gli occhi azzurri!

E’ stato Reche a osservare che mai i Greci avrebbero adoprato la parola “arcobaleno” (iris) per designare l’iride della pupilla (come i Tedeschi: Regenbogenhaut = iride) se avessero avuto occhi scuri. Solo un popolo con occhi azzurri, o grigi, o verdi può chiamare l’occhio “arcobaleno”: il prisco ceppo degli Elleni apparteneva perciò alla razza nordica.

Apollo
Apollo del Belvedere. Particolare.

Frequenti nelle fonti greche sono gli aggettivi xanthòs e xoutòs “biondo”, pyrrhòs “fulvo” e chrysoeidés “aureo”, riferiti ai capelli di uomini o Dei, aggettivi che corrispondono perfettamente al latino flavus, fulvus e auricomus. Diffuse anche espressioni come chrysokàrenos “testa bionda”, o chrysokóme “chioma d’oro”. Lo stesso progenitore degli Ioni e degli Achei sarebbe stato Xoutòs, “il biondo”, fratello di Doro e figlio di Elleno, mitico capostipite della stirpe greca. Che xanthòs significhi veramente “biondo” è rilevabile da Pindaro che chiama xanthos il leone, Bacchilide il colore del grano maturo (III, 56) mentre Platone nel Timeo (68 b) ci spiega che xanthòs (il giallo) si ottiene mescolando “lo splendente col rosso e col bianco” e Aristotele (Dei colori, I, I) afferma che il fuoco e il sole van detti xanthòs.

Che i bambini dei Germani ai Greci già snordizzati apparissero “canuti” non sorprenderà se si tiene presente quel biondo platino quasi bianco di cui sono spesso i capelli dei bambini di pura razza nordica. Il significato di xanthòs come “biondo” ci è dato da qualunque dizionario greco. Come è stato spesso notato, gli eroi e gli dei d’Omero sono biondi: Achille, modello dell’eroe acheo, è biondo come Sigfrido, biondi sono detti Menelao, Radamante, Briseide, Meleagro, Agamede, Ermione. Elena, per cui si combatte a Troia, è bionda, e bionda è Penelope nell’Odissea. Peisandro, commentando un passo dell’Iliade (IV, 147), descrive Menelao xanthokòmes, mégas én glaukòmmatos “biondo, alto e con gli occhi azzurri”.

Karl Jax ha osservato che tra le dee e le eroine d’Omero non ce n’è una che abbia i capelli neri. Odisseo è l’unico eroe omerico bruno, ma l’abitudine a ritrarre gli eroi biondi è così forte che in due passi dell’Odissea (Xlll, 397, 431) anche lui è detto xanthòs. E, d’altronde, Odisseo si differenzia anche per i suoi caratteri psicologici, segnatamente per la sua astuzia: Gobineau vedeva in lui l’eroe “nella cui genealogia il sangue dei guerrieri achei si è fuso con quello di madri cananee”. In genere però, il disprezzo dei Greci d’epoca omerica per il tipo levantino, è scolpita dal loro disprezzo per i Fenici, bollati come “uomìni subdoli”, “arciimbroglioni” (Iliade XIX, 288). Tra gli dei omerici, Afrodite è bionda, come pure Demetra. Atena è, per eccellenza, “l’occhicerulea Atena”. Il termine adoperato è glaukopis, che certo è in relazione anche col simbolismo della civetta, sacra alla dea (glaux = civetta: occhi scintillanti, occhi di civetta), ma che in senso antropomorfico vale “occhicerulea”: Aulo Gellio (Il, 26, 17) spiega glaucum con “grigio-azzurro” e traduce glaukopis con caesia “die Himmelbluaugige“. Pindaro completa il ritratto omerico della dea chiamandola glaukopis e xanthà. Apollo è phoibos “luminoso, raggiante” e anche xoutòs. Era, sposa di Zeus e modello della matrona ellenica, è leukòlenos, “la dea dalle bianche braccia”, tipico tratto della bellezza femminile della razza nordica.

Acropoli, Atene.
Acropoli, Atene.

Bianche braccia, piedi d’argento, dita rosate, e altri caratteristici aggettivi che rimandano a un colorito chiaro, sono frequenti nei poemi omerici. Anche Esiodo ci parla d’eroi e di dei biondi: biondo è Dioniso, bionda Arianna, bionda Iolea. La connessione dei canoni estetici d’età arcaica con l’ideale nordico si ricava anche dall’importanza attribuita all’altezza: kalos kai mégas sono due aggettivi che van sempre insieme. Nella descrizione di Nausicaa e di Telemaco nell’Odissea, si sente che l’alta statura è quasi sinonimo di nobile nascita. E’ lo stesso modo di sentire del nostro Medioevo, che ha dipinto tutte le donne bionde e che poneva come condizione della loro bellezza la grandezza della persona (“grande, bianca e fina”), anch’esso per l’influenza d’una aristocrazia d’origine nordica, germanica. In epoca classica, nomi come Leukéia, Leukothea, Leukos, Seleukos (da leukòs “Bianco”) alludono al colorito chiaro, così come Phrynos e Phryne a pelli bianche e delicate, come anche i nomi Miltos, Miltìades, e Milto. Galatéia (da gàla-gàlaktos =latte) è “quella dalla pelle di latte”. Rhodope e Rhodopìs quelle dalla “pelle di rosa”. Non rari i nomi Xanthòs, Xuthìas, Xanthà, come anche Phyrros “fulvo” (da pur = fuoco) e Pyrrha sposa di Deucalione e mitica progenitrice del genere umano.

Verosimilmente le stirpi doriche, ultime venute dal settentrione, e in particolare gli Spartiati, rigorosamente separati dal popolo, dovettero serbare a lungo caratteri nordìci. Ancora nel V secolo, Bacchilide loda le “bionde fanciulle della Laconia”; due secoli prima Alcmane, nel famoso frammento (54) aveva cantato la fanciulla spartana Agesicora “col capo d’oro fino e dal volto d’argento”. Anche le abitudini sportive delle Spartane, il loro costume di fare ginnastica insieme con gli uomini, ci parlano d’una femminilità acerba e atletica che meglio s’immagina in fanciulle di razza nordica che in quelle di razza mediterranea. Eustazio, (IV, 141) vescovo di Salonicco, commentando un passo dell’Iliade, ricordava come la biondezza avesse fatto parte dell’essere spartano. La cosiddetta “fossa dei Lacedemoni” ci ha restituito gli scheletri di 13 Spartani appartenenti alla guarnigione messa in Atene alla fine della guerra del Peloponneso: tre sono quelli di uomini molto alti (1,85; 1,83; 1,78), gli altri di statura superiore alla media, il più piccolo misura 1,60. Breitinger, che ha studiato questi resti scheletrici, rinviene in essi, “almeno una forte impronta nordica”. Ricorderemo che Senofonte segnalava l’alta statura dei Spartani.

Anche le stirpi ioniche, nonostante risiedessero da più tempo sulle rive del Mediterraneo – fatto che aveva condotto a una notevole mescolanza dell’elemento nordico con quello occidentale-mediterraneo – dovettero serbare, specie nell’aristocrazia, un certo ideale nordico. Nel cimitero del Dypilon, in età geometrica, si nota un incremento di brachicefali centroeuropei a spese dei dolicocefali mediterranei. Non si dimentichi che il geometrico nasce in Attica, esattamente come il gotico nasce in Francia, e così come sarebbe incauto affermare che la Francia non sia stata germanizzata solo perché la lingua è rimasta latina, così sarebbe azzardato sostenere che la migrazione dorica non abbia penetrato l’Attica. Nel VII secolo Solone ci parla d’un Crizia – antenato di Platone – coi capelli biondi, xantothrix, e Platone stesso nel Liside e nella Repubblica ci parla della biondezza come qualcosa di non particolarmente raro. I tragici d’età classica, e particolarmente Euripide, ci mostrano una quantità d’eroi e d’eroine bionde. Nelle Coefore di Eschilo (v. 176, 183, 205) la bionda Elettra rinviene un capello biondo presso il sepolcro del padre, e, poco più in là, ravvisa un’orma del piede particolarmente grande e ne deduce che debba trattarsi di suo fratello. Ridgeway per primo suppose che la saga d’Elettra serbasse un’eco della contrapposizione d’una aristocrazia nordica molto più alta delle plebi mediterranee . Nell’Elettra di Euripide (v. 505 e sgg.) apprendiamo che la biondezza è caratteristica degli Atridi, e nell’Ifigenia in Tauride Ifigenia (52/53) ricorda il padre Agamennone “col crine biondo ondeggiante sul capo”. Lo stesso Euripide ci mostra biondi Eracle, Medea, Armonìa.

Il Sieglin ha notato che nei livelli dell’Acropoli inferiori alla distruzione persiana si trovano costantemente statue con capelli dipinti d’ocra gialla o rossa e occhi in verde pallido: è noto il famoso “efebo biondo”. In genere, in tutta l’epoca classica, si mantenne l’usanza di dipingere di biondo i capelli delle statue: Filostrato, nel suo libro sulla pittura (Eikones), scrive che “la pittura dipinge un occhio grigio, l’altro azzurro o nero, i capelli gialli, o rossi, o fulvi”.

Atena Lemnia, attribuita a Fidia
Atena Lemnia, attribuita a Fidia

Anche la grande Athena Parthenos che sorgeva accanto al Partenone era bionda, ed è stato osservato che l’arte crisoelefantina sorge per ritrarre un’umanità fondamentalmente chiara. Il tipo ritratto dalla plastica ellenica è essenzialmente nordico: “Nelle figure maschili, la grandezza d’animo (megalopsychìa) d’un tipo umano superiore e capace d’una contemplatività spassionata, in quelle femminili il nobile ritegno, l’acerba e pudica ritrosia d’un’anima nobile di razza nordica”. Anche le statuette di Tanagra, analizzate dal Sieglin, si rivelano bionde al 90%, il che non ci sorprenderà gran ché se Eraclido Critico ancora nel III secolo scriveva delle donne della beotica Tebe: “Sono per la grandezza dei corpi, l’andatura e i movimenti, le donne più perfette dell’Ellade. Hanno capelli biondi che portano annodati sul capo” (Bios Hellados, 1, 19).

Una particolare biondezza delle tebane non meraviglia se si considera la penetrazione tracia nell’area eolica, successiva alla migrazione dorica e connessa all’introduzione della cavalleria, le cui tracce linguistiche si avvertono anche oltre l’Adriatico, tra gli Iapigi. Teodorida di Siracusa (Antologia Palatina, VII, 528 e) ci descrive le fanciulle della beotica Larissa che si tagliano le bionde chiome per la morte d’una concittadina. Anche la colonizzazione eolica avrà diffuso caratteri nordici se si pensa che Saffo chiama la figlia Cleide chryseos (frammento 82). La stessa Saffo è chiamata da Alceo (framm. 63) ioplokos, “col crine di viola”, che viene comunemente tradotto “bruna”. In realtà, come ha mostrato il Sieglin, prima del IV secolo, epoca che segna il disseccamento dell’Ellade e la scomparsa dei boschi, in Grecia esisteva solo la specie gialla della viola (viola biflora), quella stessa che oggi cresce in Baviera e in Tirolo. Ióplokos va tradotto perciò con “bionda”: che Saffo fosse “piccola e nera” (mikrà kai mélaina) è una tarda leggenda.

Che anche la grecità di Sicilia avesse con sé caratteri nordici potrebbero suggerirlo quelle fonti che ci descrivono Dionigi, tiranno di Siracusa, biondo e con le lentiggini. In genere, la menzione di tanti biondi tra le figure d’un certo rango, convalida l’idea del Sieglin che blond galt als vornehm. In genere, nel V secolo la biondezza doveva esser ancora sentita come qualcosa di tipico per il vero elleno se Pindaro, nella nona Ode Nemea (v. 17), rivolto agli Argivi presenti, celebra i “biondi Danai”. D’altronde. ancora Callimaco (Inni V, 4), due secoli dopo, poteva esortare le donne di Argo: “affrettatevi, affrettatevi o bionde pelasghe!”. Bacchilide, nell’ode a un vincitore degli stessi giochi nemei, loda i mortali, uomini dell’Ellade tutta, che “con la triennale corona velano le teste bionde”. Lo stesso Bacchilide, in un frammento (V, 37 e sgg.), menziona dei “biondi vincitori” xanthotricha nikasanta.

La grande arte classica, che data da questo secolo, ha ritratto quel tipo alto, con tratti fini e regolari, che è proprio della razza nordica, e quale oggi si può trovare compattamente solo in alcune regioni contadine della Svezia. Anche la razza mediterranea ha tratti regolari, ma è di piccola statura, e quell’impronta più fiera, quel modellato più energico del naso e del mento che fanno la fisionomia classica, sono da ricondursi alla razza nordica: “Ancora Aristotele scrive nella sua Etica Nicomachea che per la bellezza si richiede un corpo grande, di un corpo piccolo sì può dire che sia grazioso e ben fatto ma non propriamente bello. Questo corpo piccolo e grazioso è essenzialmente quello mediterraneo, come appare a uomini di sentire nordico. Per la sensibilità nordica il contenuto fisico e spirituale della razza mediterranea non è sufficiente ad attingere la vera ‘bellezza’, perché qui per la bellezza si richiede una certa gravità interiore, una grandezza d’animo che dai Greci di sensibilità nordica fu sintetizzata nel concetto della megalopsychìa… La figura mediterranea agli occhi dell’uomo nordico apparirà sempre troppo leggera e troppo inconsistente perché i suoi tratti fisici siano ammirati come “belli”.

Prassitele, Afrodite Cnidia. Glyptothek, Monaco (Germania).
Prassitele, Afrodite Cnidia. Glyptothek, Monaco (Germania).

Nordiche sono la metriótes, la misurata dignità, la enkrateia, la padronanza di sé, la sofrosyne, la coscienziosa ragionevolezza, in cui lo spirito greco ravvisò la sua essenza profonda. L’apollineo e il dionisiaco, questi due poli della civiltà ellenica esplorati da Nietzsche, altro non sono che l’anima nordica delle élites indoeuropee e la sensibilità spumeggiante delle plebi mediterranee.

Dionisiaco è l’entusiastico, lo spumeggiante, il piacere chiassoso e l’indomita ferocia dell’antico Mediterraneo; apollineo il tono sublime, la saggia ponderazione, la pronta decisione del Nord. Ma è proprio nel V secolo, estremo equilibrio dello spirito greco, che la bilancia s’inclina. La crisi delle aristocrazie maturava già da almeno un secolo e Teognide – che in un frammento ricorda la sua gioventù, quando “i biondi riccioli gli cadevan dal capo” – aveva già maledetto la mescolanza del sangue, rovina delle antiche schiatte. Il ceto dirigente ateniese andava incontro alla snordizzazione per l’afflusso di sangue meteco, plebeo, levantino. La conseguenza ne era il volgersi dei migliori ateniesi al modello spartano. Senofonte addirittura si trasferì a Sparta. Platone laconeggiava nella sua Repubblica, dove l’élite dei capi è educata come gli Spartiati, e dove il nuovo stato poggia sull’eugenetica (unire i migliori ai migliori, sopprimere i minorati, etc.) sì che l’ideale finale si configura come allevamento di fanciulli secondo il modello dell’uomo perfetto, e guida dello Stato da parte di un gruppo scelto per un tale compito.

Eretteo, Atene. Cariatide. Particolare
Eretteo, Atene. Cariatide. Particolare

Ma anche Sparta non superò indenne il conflitto peloponnesiaco, che ferì a morte la sua nobiltà guerriera non meno di quel che la seconda guerra mondiale non abbia logorato quella tedesca. E’ un fatto facilmente constatabile che all’eliminazione del sangue più nobile – e da parte lacedemone era il sangue, preziosissimo, dei nordici Spartiati – abbia considerevolmente contribuito la guerra del Peloponneso. Alla battaglia di Leuttra, gli Spartiati finirono col dissanguarsi completamente, sì che quello spartano poteva rispondere ai soldati tebani entrati in Sparta che chiedevano “Dove sono dunque gli Spartani”: “Non ve ne sono più, se no voi non sareste qui adesso”. Il IV secolo è ancora un’epoca di splendore. Ma c’è nella sua luce qualcosa di più caduco e raffinato che sta come la grazia morbida dell’Hermes di Prassitele alle figure acerbamente eroiche dell’arcaismo e a quelle maturamente solari del secolo V. In esso è l’elemento mediterraneo che torna a parlare. In tutti questi caratteri, è stata giustamente ravvisata la presenza di una specie umana più leggera e più leggiadra.

Di fronte a un’Ellade così fortemente snordizzata, non meraviglia che alla fine del IV secolo l’egemonia sia passata alle regioni periferiche, alla Macedonia. I Macedoni, consanguinei dei Dori, il cui nome dovrebbe significare “gli alti”, dovevano conservare, accanto a una monarchia e a un contadinato patriarcali, l’acerbità nordica delle origini. Alessandro, coi suoi occhi azzurri scintillanti, con la pelle così rosea e delicata che lo si poteva vedere arrossire anche sul petto, è una figura nordica. I Macedoni costituirono l’estrema riserva della grecità, che permise nella fase declinante della sua cultura – di espandere la sua civilizzazione per tutto l’Oriente. Una certa fisionomia nordica dovette conservarsi a lungo nell’aristocrazia macedone. Stratonica, figlia di Demetrio Poliorcete e moglie di Seleuco I, era bionda, biondo era Tolomeo Filadelfo, come pure la sorella Arsinoe, “simile all’aurea Afrodite”. In tutta l’epoca ellenistica, l’ideale femminile continuò ad incentrarsi sulla xanthótes, sulla biondezza. Ce lo ricordano i poeti (Apollonio Rodio, l’Antologia Palatina etc.), il famoso epigramma “Eros ama lo specchio e i biondi capelli”, come pure il fatto che tutte le etere d’alto rango d’epoca ellenistica (Doride, Calliclea, Rodoclea, Lais) erano bionde. La frase… ‘i signori preferiscono le bionde’ vale anche per il mondo maschile delle città ellenistiche.

Wilhelm Sieglin, che si è preso la pena di andare a scovare tutti i passi delle fonti greche dove si parli del colore degli occhi e dei capelli, ha potuto dimostrare che dei 121 personaggi della storia greca di cui gli autori ci descrivono i caratteri fisici, 109 sono biondi, e solo 13 bruni. Lo stesso Sieglin ha raccolto le descrizioni dei personaggi della mitologia: delle divinità, 60 hanno capelli biondi, e solo 35 capelli scuri (di cui 29 numi del mare o degli inferi); degli eroi delle saghe, 140 sono biondi e 18 han capelli neri; dei personaggi poetici, 41 biondi e 8 neri. Da tutto ciò sarebbe eccessivo dedurre che in tutte le epoche della storia greca i biondi siano stati in così schiacciante maggioranza. Certo è però che erano numerosi e, soprattutto, davano il tono alla classe dirigente.

Apollo di Fidia. Particolare. Museo del Louvre, Parigi.
Apollo di Fidia. Particolare. Museo del Louvre, Parigi.

Che un certo ideale nordico contrassegnasse il vero elleno fino ai tempi più tardi, potrebbe confermarlo questa notizia del medico ebreo Adimanto, vissuto all’epoca dell’Impero Romano. Egli scrive (Physiognomikà, 11, 32): “Quegli uomini di stirpe ellenica o ionica che si son conservati puri, sono di statura abbastanza alta, robusti, di corporatura solida e dritta, con pelle chiara e biondi… La testa è di media grandezza, la pelosità corporea inclinante al biondo, fine e delicata, il viso quadrato, gli occhi chiari e lucenti … “. E tuttavia, il romano Manilio ormai ascriveva i Greci alle coloratae gentes. Con la scomparsa della biondezza naturale, erano divenuti di moda i mezzi artificiali di colorazione dei capelli, i xanthìsmata. Il verbo xanthìzestai, “tinger di biondo”, passò ad indicare l’adornarsi, il “farsi belli” per eccellenza. Ma non eran questi mezzi che potevano arrestare il processo di snordizzazione del mondo ellenico. Il tipo dell’elleno si avviava ormai ad estinguersi. Ad esso succedeva il graeculus, lo schiavo astuto o lo scaltro retore, il trafficante o la guida turistica, segnato dal marchio di quella furbizia levantina che lo fecero sentire dai Romani come “inferiore”.

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Tratto dal libro Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni, Edizioni di Ar, Padova 1978. Pubblicato sul sito http://scicli.splinder.com/

domenica 24 novembre 2013

Rischi e Opportunità - Il The Day After della UE

L’affermazione del partito anti-euro in Germania, la crescita dell’estrema destra in Austria, la pressione degli eurofobi di Nigel Farage sui conservatori britannici e il disastro elettorale del partito di governo alle elezioni amministrative portoghesi a causa delle misure di rigore rappresentano una sorta di introduzione alla campagna elettorale per le elezioni europee del maggio 2014, che rischia di essere caratterizzata dai gruppi ostili all’ortodossia di Bruxelles. 


Ai tradizionali voti contro l’immigrazione e contro Bruxelles, che hanno alimentato le campagne euroscettiche in occasione delle precedenti elezioni, si aggiunge un voto anti-Merkel e anti-troika rafforzatosi con la crisi dell’euro e con i successivi piani di rigore. Spesso questi fronti anti-Europa si mescolano tra di loro. Da un lato gli euroscettici sono preoccupati dello sviluppo dell’immigrazione, dall’altro il rigore alimenta il rifiuto di un’Europa liberista.

Mentre i partiti di governo sono più preoccupati per elezioni nazionali che per quelle europee a scarsa partecipazione, queste forze “contro” vogliono capitalizzare i loro voti sull’elezione del 22 e del 25 maggio 2014 per rafforzare la loro influenza. Inoltre questo movimento arriva nel momento in cui il Parlamento europeo ottiene poteri più importanti, in particolare sulla scelta del presidente della Commissione.

Il presidente del Partito per l’indipendenza del Regno Unito (Ukip) Nigel Farage ha fatto delle elezioni europee il suo principale obiettivo per imporsi nel Regno Unito e cambiare il rapporto di forza a Bruxelles.

Questa è anche la priorità dei Veri Finlandesi o del Fronte Nazionale (Fn) francese, così come di Beppe Grillo in Italia o di Syriza, il principale partito di opposizione in Grecia. Tutte queste forze politiche sperano di raccogliere i voti “contro”, che si esprimono più facilmente in questo genere di elezioni.

«Le europee sono tradizionalmente favorevoli ai partiti periferici», spiega il politologo Dominique Reynié. «Sono a scrutinio proporzionale e l’astensione è molto forte, soprattutto fra i moderati».

Gli ingredienti del cocktail sono noti: l’immigrazione, la burocrazia e il rigore. E quando vengono mescolati possono diventare esplosivi. La polemica sui Rom in Francia mostra che l’immigrazione – sia verso l’Europa che all’interno dell’Unione – sarà uno dei temi della campagna elettorale. 

Questo è uno dei cavalli di battaglia dell’estrema destra, dalla Danimarca alla Grecia, dai Paesi Bassi all’Austria o alla Francia. Si tratta di un argomento spesso trattato dagli euroscettici dell’Ukip o da parte del nuovo partito anti-euro “Alternativa per la Germania” (Afd). Una parte degli europei preoccupati dalla crisi vede la libera circolazione come una minaccia per l’occupazione. Il lavoratore romeno o bulgaro sta sostituendo l’idraulico polacco. 

L’euroscetticismo approfitta della crisi. Alle critiche nei confronti della burocrazia di Bruxelles si aggiunge la cattiva gestione della tempesta finanziaria. «Dopo la crisi del debito i paesi del sud sono persuasi che quello che succede loro è colpa di Berlino, mentre i paesi del nord ritengono che è colpa di Bruxelles se devono dare del denaro al sud», spiega il deputato del Partito popolare europeo (Ppe) Alain Lamassoure.

I Veri Finlandesi vedono nell’aiuto alla Grecia la giustificazione del loro euroscetticismo, così come il Partito della Libertà di Geert Wilders nei Paesi Bassi, che nei sondaggi raggiunge il 30 per cento. Accanto a queste due opposizione tradizionali, la crisi ha dato vita a un fronte anti-Merkel e anti-troika molto attivo nell’Europa meridionale, tanto a sinistra quanto a destra. 

In Grecia, Syriza e il partito populista dei Greci Indipendenti vogliono approfittare del rifiuto delle misure imposte da Bruxelles e dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) per imporsi a Strasburgo. In Spagna il movimento degli Indignados vuole presentare delle liste alle elezioni di maggio. Finora l’estrema destra e i movimenti euroscettici, molto divisi, hanno avuto un’influenza limitata al Parlamento Europeo. 

«Il progetto europeo corre un grave pericolo», riconosce Anni Podimata, vicepresidente del Parlamento ed esponente del Partito socialista greco (Pasok). «L’avversione all’Europa è sempre più forte. Questo deve spingere i partiti a farsi carico di un messaggio europeista».

Marine Le Pen, del Front National

I deputati dell’Fn non sono iscritti, mentre gli altri movimenti si ritrovano nel gruppo “Europa libertà democrazia” intorno a Nigel Farage e ai membri della Lega Nord. Il sogno dell’Fn è quello di creare un gruppo con l’Fpö austriaco, che ha superato il 20 per cento alle elezioni politiche del 29 settembre. «Tra un quarto e un terzo dei deputati voterà “no” a tutto, ma questo non impedirà al Parlamento di funzionare. 

L’intesa fra il Ppe e i socialdemocratici sarà più necessaria che mai», sostiene Lamassoure. I due partiti hanno annunciato che faranno una campagna destra-sinistra, ma l’inizio della campagna elettorale dei socialdemocratici è coincisa con la decisione dell’Spd di partecipare al governo Merkel.

(Alain Salles, “Elezioni europee 2014, la minaccia del voto di protesta”, intervento pubblicato da “Presseurop” e ripreso da “Globalist” il 7 ottobre 2013).

sabato 23 novembre 2013

Lezione di Umiltà

Prima dell’arrivo di coloni e missionari, in America esistevano centinaia di tribù, clan e popoli dalle credenze e dai costumi più svariati. Anche se le loro culture erano differenti, tutte le loro forme di spiritualità erano radicate nell’animismo: credevano che l’universo fosse popolato da spiriti che animavano ogni forma di vita naturale, piante, animali, uomini, e anche terra e acqua. 

Ogni cosa era abitata dalla divinità. La cultura nativa americana è sopravvissuta attraverso i secoli agli spostamenti e all’assimilazione, e in questo periodo le loro storie e i loro miti sono state tramandati oralmente di generazione in generazione, rifiutandosi di morire. 

Questi racconti ci tramandano ancora oggi un messaggio comune e senza tempo di pace e armonia con la natura (che appare come un tema attualissimo) e sono una testimonianza della forza vitale che sta dietro ogni identità spirituale: mantenendo viva la cultura nativa americana possiamo continuare a imparare qualcosa sul mondo in cui viviamo.


La Storia della Creazione (Creek)

Molto tempo fa il Creatore guardò il mondo perfetto che aveva fatto, gli oceani, le montagne, le pianure, i deserti, i laghi e i fiumi, e si compiacque. Guardo le piante e gli alberi e si rallegrò per quello che vide. Tuttavia, sentì che mancava qualcosa. Niente si muoveva, niente era lì per godere la bellezza di ciò che aveva creato, quindi diede vita ad animali, uccelli, rettili e pesci. Ne plasmò di ogni dimensione, forma e colore. Quando li guardò vagabondare per la Madre Terra, ammirando la bellezza della sua creazione fu molto soddisfatto. La vita sulla Madre Terra continuava in perfetto equilibrio e armonia. 

Molte lune passarono, e un giorno gli animali, gli uccelli, i rettili e i pesci chiamarono il loro Creatore: “Ti ringraziamo per tutto ciò che ci hai dato, per tutta la bellezza che ci circonda, tuttavia tutto è così perfetto che non abbiamo nulla da fare se non vagare qua e là, senza nessuno scopo nella vita”. Il Creatore rifletté a lungo sulla loro richiesta. Dopo un po’ si mostrò di nuovo alle sue creature. Disse che avrebbe dato loro una creatura più debole di cui occuparsi, da curare e istruire. 

Questa creatura non sarebbe stata perfetta come tutte le altre sue creazioni. Sarebbe arrivata su Madre Terra debole, piccola e ignorante. Quindi il Creatore plasmò l’uomo e la donna e tutte le sue creature furono felici. Adesso avevano sul serio uno scopo nella vita: prendersi cura di questi umani inermi, insegnare loro come trovare cibo e rifugio e mostrare loro quali erano le erbe medicinali. Gli esseri umani grazie alle cure di tutti gli animali si moltiplicarono e in breve divennero moltissimi. Gli animali, gli uccelli, i rettili e i pesci si occupavano ancora di loro. 

Quando gli umani divennero più forti, chiesero sempre di più ai loro fratelli. Infine giunse il giorno in cui un uomo chiese più cibo di quanto avesse bisogno e l’animale non esaudì la sua richiesta. L’uomo, profondamente irato, raccolse una pietra e lo uccise. Scoprì che poteva nutrirsi della carne dell’animale morto e usare la sua pelle per coprirsi. Le ossa, le unghie e i denti sarebbero stati i suoi trofei per mostrare agli altri uomini che ora lui era abile quanto gli animali. Quando mostrò queste cose agli altri uomini, essi, avidi di ottenere tutto ciò che aveva lui, iniziarono a uccidere tutti gli animali loro fratelli che vivevano attorno a loro. 

Il Creatore osservava tutto questo. Infine, chiamò presso di sé gli animali, gli uccelli, i rettili e i pesci che restavano. 

Disse loro che aveva deciso di richiamarli tutti presso il suo spirito e di lasciare gli umani a regnare su Madre Terra per un periodo, finché non si fossero accorti dell’errore che avevano commesso. Gli animali, sapendo che gli uomini non potevano sopravvivere senza di loro, pregarono il Creatore di avere pietà dei loro fratelli e sorelle umani. 

Poiché gli animali mostrarono compassione e pietà per coloro che erano più deboli e meno saggi di loro, il Creatore ascoltò il loro appello: “Dal momento che avete seguito la mia strada esaudirò la vostra preghiera. Per proteggervi, non vi permetterò più di parlare con gli esseri umani o di guidarli e aiutarli. Vi farò aver paura di loro, così non li avvicinerete più. Creerò uno spirito animale che rappresenti ognuno di voi, e a questo spirito animale concederò un dono che possa usare. 

Se un essere umano vive in modo buono e gentile, seguendo il mio sentiero, mi potrà chiedere uno dei miei spiriti animali come guida per restare nella mia via. Questo spirito animale andrà solo dagli uomini che hanno un cuore buono”. Per questo oggi cerchiamo i nostri custodi dello spirito per imparare a essere gentili e saggi come i nostri fratelli animali. Cercandoli desideriamo imparare come compiacere il Creatore, come hanno fatto gli animali prima di noi.

venerdì 22 novembre 2013

Il Candelabro di Paracas

Ishkur. Secondo alcune versioni figlio minore di Enlil, secondo altre figlio di Anu. Era uno dei più giovani e bellicosi Anunnaki, il cui dominio comprendeva la zona dell' Anatolia, l' Armenia, e i monti del Tauro.

Era rappresentato come un gigante giovane e barbuto, con in mano una scure, e spesso in piedi su un toro simbolo della fazione di suo padre Enlil. 

Era spesso accompagnato nei sigilli da fulmini o tridenti.

Teshub / Ishkur

Il Nome ISHKUR sembra un nome composto da una particella accadica (ISH da ISHA = Signore) e una sumera (KUR = montagna) e significherebbe "Signore delle Montagne". Questo significato sarebbe ripreso in uno dei suoi epiteti, ILU.KUR.GAL (Signore della grande montagna). Secondo un' altra analisi ISH sarebbe derivante dal termine accadico SHADDU, che significa 'Montagna' e da cui deriva il nome semitico El Shaddai (Signore delle montagne) con cui veniva chiamato Yahweh in epoca Abramitica.

Era chiamato anche con il vezzeggiativo Dudu.

Ishkur é sicuramente il personaggio che é servito come matrice per la nascita delle figure di Zeus e di Yahweh. Come Ishkur, anche Zeus veniva raffigurato come un gigante barbuto con in mano dei fulmini. Veniva da una zona montuosa (non era infatti una divnità greca autoctona) ad est, e il mito che riguarda l' uccisione di suo padre ricorda molto il mito hurrita in cui Ishkur uccide Kumarbi.

Per gli hurriti e gli ittiti era Teshub, e per le popolazioni semite occidentali era Adad. Viene menzionato anche nella Bibbia come Bal-Hadad. Nel regno di Urartu, in Armenia, era Teisheba, e in Siria era chiamato Tahunda. Tutte queste rappresentazioni lo vedono barbuto, con una scure e un tridente in mano.

I suoi attributi e la sua iconografia hanno una sconcertante coincidenza con quelli del peruviano Viracocha, Sitchin infatti sostiene che Viracocha non fosse altro che Ishkur, leader in medioriente di popolazioni kenite particolarmente abili nella lavorazione dei metalli. 

Anche Viracocha guidava una popolazione abilissima nella lavorazione dei metalli.

E giustappunto nelle vicinanze della Riserva Nazionale di Paracas si trova il porto di El Chaco, un posto dove salpano i motoscafi che visitano le Isole Ballestas. Durante il tragitto si osserva il famoso candelabro, un'impronta rarissima sulla sabbia che potrebbe avere relazione con i geroglifici di Nazca e che ricorda appunto un tridente come quello di Ishkur.


Si tratta di un gigantesco bassorilievo evidenziato sull’arido pendio di una grande collina sabbiosa che finisce ripida sulla scogliera settentrionale della penisola, ottenuto asportando lo strato più superficiale del terreno per 50-60 centimetri.

Imbarcandosi verso le aride isole Ballestas si può osservare il geoglifo dall’oceano in un’atmosfera davvero surreale; dal mare il Candelabro appare in tutta la sua imponenza: 183 metri di altezza, più di 100 di larghezza ed un “fossato” centrale largo 5-6 metri. 

Occorre prima aver percorso la Carretera Panamericana da Lima verso Sud-Est, lungo la costa peruviana con la Cordigliera delle Ande a sinistra e l’Oceano Pacifico a destra per circa 250 chilometri. In queste zone, a pochi gradi di latitudine dall’Equatore, il clima è caldo ed arido per quasi tutto l’anno, con temperature medie invernali che si aggirano intorno ai 18°C. 

Il paesaggio appare deserto, eppure ci troviamo nei luoghi, abitati da almeno 5000 anni, che videro fiorire la grande civiltà degli Inca ed altre culture, ancora più antiche e sconosciute. Presso il porto di Pisco (vicino all'omonima valle nota per i misteriosi "Fori di Valle Pisco" già citata nelle ricerche del Progetto Atlanticus sullo Shamir ndr) c’è la selvaggia penisola di Paracas, nella provincia di Ica, luogo di grandissimo interesse naturalistico ed archeologico, a sole due ore di auto dalle famose “Linee di Nazca”. Tutta la penisola fa parte del parco naturale della Reserva Nacional de Paracas. Qui, fra i fenicotteri e i pellicani, i pinguini peruviani e le rumorose (e non proprio profumate) colonie di leoni marini, sorge uno dei più enigmatici manufatti che ci siano pervenuti dal passato: il cosiddetto “Candelabro”.

L’ENIGMA DEL CANDELABRO

Il mistero sull’origine e sullo scopo del manufatto è totale, non essendo chiara neanche la sua antichità. Per molti il manufatto è da porre in relazione con le vicine Linee di Nazca, spesso interpretate come segnali di antichissime “piste di atterraggio” per misteriosi mezzi volanti di origine forse aliena. In tal caso il Candelabro, orientato verso Nord-Ovest, sarebbe servito come indicatore di direzione per i mezzi spaziali.

Altri archeologi preferiscono considerarlo un simbolo antico dei Cabeza Larga, i misteriosi costruttori delle numerose camere funerarie sotterranee della necropoli di Paracas, le cui inquietanti mummie con corredo funebre si sono incredibilmente conservate fino ad oggi grazie al clima straordinariamente secco: in questo caso il Candelabro sarebbe una misteriosa testimonianza delle scomparse e poco conosciute culture sviluppatesi dalla prima metà del III millennio a.C. fino al X secolo della nostra era. Queste popolazioni praticavano la deformazione e la trapanazione del cranio già migliaia di anni fa, non sappiamo se a scopo religioso o terapeutico, né con quali strumenti.

Ma i ritrovamenti delle straordinarie Pietre di Ica, e i miti sudamericani dei misteriosi visitatori Viracochas aprono sempre più affascinanti scenari e contribuiscono ad alimentare i misteri della zona.

Per altri ricercatori e studiosi dell’insolito il Candelabro sarebbe solo il simbolo della conquista di quel territorio da parte delle forze armate dello scomparso continente Mu, all’epoca del massimo espansionismo di questo mitico impero, che già tendeva a dominare il mondo circa 17000 anni prima di Cristo. In altri termini si sarebbe trattato di una sorta di emblema militare tracciato per celebrare una vittoria o per segnalare un confine. Per i seguaci delle affermazioni di James Churchward l’attuale Perù sarebbe stato terra di conquista per le armate di Atlantide e di Mu, in guerra per ottenere il predominio del pianeta.




giovedì 21 novembre 2013

Schianto Preistorico

E se invece di un asteroide fosse stato un UFO Anunnaki?

Non molto tempo fa alcuni giornali riportarono una curiosa notizia relativa alle vicende di Oetzi cioè quello che è conosciuto come l’Uomo di Similaun. Ricordiamo che i resti di un essere umano vissuto intorno al 3000 a.C. e deceduto in circostanze non ancora del tutto chiare mentre cercava di attraversare le Alpi, furono rinvenute nell’area della valle dell’Otzthal presso il confine tra il territorio italiano e quello austriaco. 

La morte di Oetzi  fu provocata del repentino peggioramento delle condizioni atmosferiche in alta quota, ma anche da una freccia con cui era stato colpito e la cui cuspide è stata ritrovata conficcata, durante l’esame del suo corpo mummificato, nella sua schiena.  

Uno scorcio dell’attuale abitato di Köfels (Austria)

La valle dell’Otzthal non è molto distante dalla cittadina austriaca di Köfels la quale sorge entro i resti di un cratere di impatto  del diametro di 1,5 Km, dovuto alla caduta di un grosso meteorite (o UFO?) di circa 1300 metri di diametro il quale colpì il suolo secondo una traiettoria il cui angolo di impatto fu dell’ordine dei 6°.


                                


La palla di fuoco che si generò fu dell’ordine di 5 km di diametro. L’oggetto era un piccolo asteroide del tipo degli Atena, i quali originalmente erano in orbita intorno al Sole su una traiettoria dinamicamente risonante con quella della Terra. Le conseguenze di questo tremendo impatto furono catastrofiche: numerosi territori, anche a rilevante distanza, furono distrutti sia dal calore generato dall’esplosione, sia dall’onda d’urto propagatasi nell’atmosfera, che dalla fortissima onda sismica che si generò in seguito all’urto dell’oggetto contro il terreno.

 
Traiettoria percorsa dall’oggetto poco prima di colpire il terreno a Köfels

Il basso angolo d’impatto fece si che il piccolo asteroide durante la sua traiettoria discendente decapitasse la montagna del Gamskogel posta poco sopra l’attuale cittadina di Langenfeld, ad 11 km di distanza da Köfels, e questo lo fece esplodere nella palla di fuoco di 5 km di diametro prima di toccare il suolo. L’enorme onda di pressione che venne a formarsi polverizzò le rocce sottostanti tanto che l’impatto finale avvenne con un corpo fluido e quindi non venne scavato un cratere vero e proprio, ma si generò la depressione in cui ora è posta la cittadina di Köfels. Il basso angolo d’impatto fece si che l’oggetto compisse un lungo viaggio all’interno dell’atmosfera della Terra e quindi la scia di fumo e gas generata sia stata molto lunga, tanto che potrebbe essere stata avvistata anche in Medioriente ed in Egitto. La collocazione cronologica dell’epoca i cui avvenne l’impatto è sempre stata piuttosto problematica, ma recentemente due studiosi inglesi, Alan Bond  (direttore di Reaction Engines, una compagnia inglese specializzata nello sviluppo di sistemi di propulsione spaziale) e Mark Hempsell, docente di astronautica alla Bristol University,  hanno analizzato una tavoletta di origine sumera, conosciuta dagli esperti con il nome di Planisfera e con il numero d'archivio K8538, e secondo i risultati delle loro ricerche, su di essa sarebbe descritta la comparsa nel cielo di un oggetto che poi sarebbe quello che si è schiantato sul territorio austriaco dove oggi sorge la città di Köfels.


La tavoletta K8530 (la Planisfera) conservata al British Museum di Londra

Secondo i due studiosi la tavoletta “Planisfera” descriverebbe quindi una delle antiche catastrofi avvenute sulla Terra e osservate dall’occhio dell’Uomo. Il reperto fu scoperto dall’archeologo inglese Herny Layard nel 1845 tra i resti della libreria del palazzo reale di Ninive, capitale del regno assiro, vicino all’odierna città irachena di Mosul e custodita nel British Museum, e per oltre 150 anni ha resistito a qualsiasi tentativo di interpretazione. Ora dopo il lavoro di Bond e Hempsell, durato 8 anni, i segni presenti su una tavoletta sumerica (tra l'altro molto parziale e rimaneggiata) narrerebbero «eventi avvenuti nel cielo prima dell'alba del 29 giugno del 3123 avanti Cristo» e farebbero riferimento all'avvistamento di un oggetto che successivamente avrebbe colpito la Terra, appena oltre l'attuale frontiera italiana.


 
La tavoletta K8530 su cui sarebbe registrata la caduta dell’asteroide caduto a Köfels

Queste ricerche sono state pubblicate dai due studiosi britannici nel recente libro “A Sumerian Observation of Köfels”. La tavoletta risalirebbe al 700 a. C. e su di essa sarebbero stati copiati alcuni appunti di un antico astronomo sumero che realmente avrebbe visto l'asteroide avvicinarsi alla Terra in quella notte di oltre 5 mila anni fa. Costui avrebbe descritto il corpo celeste come una enorme «pietra bianca che si avvicinava», e che spazzava via tutto quello che incontrava. Sulla tavoletta sumerica oltre al testo cuneiforme, sono tracciati disegni che descrivono la posizioni di alcune stelle e costellazioni per cui è stato possibile determinare ragionevolmente la collocazione cronologica proposta da Bond ed Hempsell i quali affermano che alcuni simboli presenti sulla tavoletta descrivono accuratamente la traiettoria di un grande oggetto che attraversava la costellazione dei Pesci e che si avvicinava sempre di più alla Terra.

                  
Simulazione dell’impatto di un asteroide sulla Terra

Almeno la metà dei simboli tracciati sulla tavoletta si riferirebbero all’asteroide, mentre tutti gli altri descrivono la posizione delle nuvole e delle costellazioni. Le conseguenze di questo tremendo impatto furono ovviamente catastrofiche: numerosi territori, anche lontani da Köfels, furono distrutti e poiché l’area geografica che corrisponde alla Valcamonica e all’arco alpino subito a nord-ovest, nel IV millennio a.C. era popolata, decine di migliaia di persone dovrebbero essere morte in seguito al cataclisma. Curiosamente quel periodo coincide con la presenza di Oetzi in quella zona alpina. Recentemente un archeologo trentino, Domenico Risi, ha proposto una curiosa ipotesi in relazione all’Uomo di Similaun e cioè che Oetzi fosse stato vittima di un sacrificio umano rituale compiuto in occasione della caduta dell’asteroide e dei suoi effetti devastanti. Il cadavere di Oetzi sarebbe posi stato essiccato dal vento ad alta temperatura generatosi dopo l’esplosione e conservato fino alla data della scoperta dalla neve e dal ghiaccio che l’hanno ricoperto. Tale ipotesi va però oltre qualsiasi possibilità di verifica di tipo scientifico quindi personalmente la ritengo poco probabile ed anche piuttosto azzardata, anche in relazione all’incertezza con cui è possibile accettare le conclusioni di Bond ed Hempsell.

Rappresentazione artistica dell’impatto dell’asteroide sulla cima del Gamskogel prima dell’esplosione finale.

A questo proposito è utile eseguire alcune considerazioni: lo schema adottato dai due studiosi inglesi per stabilire la collocazione cronologica dell’impatto sulla base delle iscrizioni contenute nella tavoletta sumera è basato su alcuni seguenti criteri. Il primo è quello che la K8538 indica il ventesimo giorno di un mese lunare, che parte con il novilunio e copre parzialmente i nostri mesi di Giugno e Luglio, di un anno compreso tra il 3500 a.C. e il 2000 a.C.; in secondo luogo le posizioni planetarie indicate sulla tavoletta erano tali che un pianeta era posto nella costellazione dei Gemelli, due pianeti posti nel Cancro e nessun pianeta posto nei Pesci. L’analisi delle configurazioni planetarie ha mostrato che il 29 Giugno del 3123 a.C. sembra essere la data più probabile, tra una ventina di candidate, per la collocazione cronologica dell’impatto dell’asteroide. Rimane ora un altro problema da risolvere e cioè che nel IV millennio a.C. l’area geografica alpina in cui è avvenuto l’impatto era densamente popolata da popolazioni che, soprattutto nella Valcamonica, hanno prodotto complessivamente circa 300.000 incisioni rupestri di tipo figurativo, cioè che descrivono scene reali, e nonostante abbia eseguito una ricerca molto accurata quando, nel 2001, pubblicai il volume "LA CIVILTA' DEI CAMUNI, Sole Luna e Stelle nell’Antica Valcamonica" (Keltia, Ed. Aosta), non è stato possibile mettere in evidenza l’esistenza di petroglifi che possano riferirsi in qualche modo alla registrazione dell’evento che dovette aver avuto effetti devastanti nella valle.
                                                                 
   
Il misterioso simbolo ciclomorfo camuno tracciato sulla parete di roccia presso il Capitello dei Due Pini a Paspardo, in Valcamonica comparato con il cerchio alato sumero: secondo alcuni potrebbe essere una rappresentazione connessa con la memoria storica dell’evento del Köfels.

Ad onor del vero a quel tempo qualcuno mi propose l’identificazione delle rappresentazione dell’evento nel simbolo ciclomorfo  tracciato su alcune steli e massi monumentali prodotti dalla cultura camuna durante il calcolitico, e che vede l’esempio più antico nel misterioso petroglifo tracciato sulla roccia del Capitello dei Due Pini, presso il paese di Paspardo, in Valcamonica,  ma c'è una discrepanza cronologica tra il calcolitico camuno e la datazione dell’impatto, che a quel tempo era considerata molto più antica rispetto a quanto ora ipotizzato da Bond ed Hempsell. La collocazione cronologica proposta dai due studiosi potrebbe anche essere coerente con il petroglifo di Paspardo il quale potrebbe conservare la memoria storica dell’osservazione della caduta dell’asteroide, tanto da essere diventato un oggetto di culto frequentemente tracciato sulle steli e sui massi sacri calcolitici camuni.

Il petroglifo tracciato sul menhir di Ello

Anche sul menhir di Ello presso Lecco, in Lombardia, abbiamo una rappresentazione simile a quelle camune e coeva ad esse. Anche in questo caso potrebbe essere ipotizzata una possibile correlazione con la memoria storica dell’evento o addirittura con la diretta osservazione della caduta dell’asteroide. E’ comunque necessaria molta cautela ed un’analisi storica, archeologica ed archeoastronmica molto accurata e rigorosa prima di per poter avanzare ipotesi in tal senso.

mercoledì 20 novembre 2013

Zecharia Sitchin e Monsignor Balducci

La morte del pontefice Giovanni Paolo II ha causato discussioni su vasta scala circa la sua presa di posizione e quella Vaticana in merito ad una varietà di argomenti, da quelli puramente teologici a quelli di natura sociale. Completamente assente è stato qualsiasi riferimento ad una questione che riguarda molti, e specialmente coloro interessati ai temi degli UFO, della Vita su altri pianeti, e degli Extraterrestri in generale, e degli scritti di Zecharia Sitchin in particolare.

In realtà accadde, fu esattamente cinque anni fa, nell’aprile 2000, che Zecharia Sitchin s’impegnò in una discussione pubblica su quelle stesse questioni con un preminente teologo del Vaticano, Monsignor Corrado Balducci, durante una conferenza internazionale tenutasi a Bellaria (Rimini), in Italia.

Lo storico dialogo fu riportato a quel tempo su questo sito Web ufficiale di Zecharia Sitchin; qui sotto c’è l’intero testo del servizio che parla da solo. 

In ciò che deve essere una prima storica, un alto ufficiale del Vaticano ed uno studioso ebraico hanno discusso la tematica degli Extraterrestri e della creazione dell’Uomo, e sebbene differenti l’uno dall’altro in educazione, background, religione e metodologia, nondimeno sono giunti a conclusioni comuni:

“Sì, gli Extraterrestri possono esistere ed esistono su altri pianeti.”

“Sì, possono essere più avanzati di noi.”

“Sì, materialmente, l’uomo potrebbe essere stato modellato da un essere senziente pre-esistente.”

I partecipanti

L’alto ufficiale Vaticano fu Monsignor Balducci, un teologo cattolico dalle credenziali impressionanti: un membro della Curia della Chiesa Cattolica Romana, un Prelato della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e della Propagazione della Fede, principale esorcista della Arcidiocesi di Roma, un membro del Comitato di Beatificazione del Vaticano, un esperto di Demonologia ed autore di diversi libri. Scelto nel Vaticano per affrontare l’argomento degli UFO e degli Extraterrestri, negli anni recenti egli ha reso dichiarazioni che indicano una tolleranza di tali questioni; ma non aveva mai incontrato prima e non aveva mai avuto un dialogo con uno studioso ebraico ed andato al di là delle esposizioni prescritte, per includere il delicato argomento della Creazione dell’Uomo. 

Fui io quello studioso ebraico – Zecharia Sitchin: un ricercatore di civiltà antiche, un archeologo biblico, un discendente di Abramo… 

Lo scorso dicembre il Monsignore ed io quasi ci incontrammo per un tale dialogo, ma non avvenne. Questa volta eravamo in programma per un incontro a Bellaria, in Italia, ad una conferenza il cui tema era “Il Mistero dell’Esistenza Umana”. Arrivai lì con mia moglie e una ventina di fans dagli Stati Uniti, il 31 marzo, atteso per rivolgermi il giorno seguente ad un uditorio di oltre mille persone. Il Monsignore non era in vista, da nessuna parte; ma fu lì la mattina seguente per ascoltare la mia esposizione. 

Z. Sitchin e Monsignor Balducci a Bellaria (anno 2000)

“Ho guidato tutta la notte da Roma per ascoltarla” disse. 

L’esposizione di Sitchin

Il mio discorso, abilmente tradotto dal mio editore italiano Tuvia Fogel, includeva una presentazione a slide che aggiungeva una dimensione pittorica alle testimonianze provenienti dai tempi antichi a supporto dei testi sumerici, sui quali i miei otto libri hanno basato le seguenti conclusioni:

Non siamo soli – non solo nel vasto universo, ma nel nostro stesso sistema solare; c’è un pianeta in più nel nostro sistema solare, che orbita al di là di Plutone ma che periodicamente si avvicina alla Terra; “Extraterrestri” avanzati – i Sumeri li chiamavano Anunnaki, i biblici Nephilim – cominciarono a visitare il nostro pianeta circa 450.000 anni fa; e, circa 300.000 anni fa, essi s’impegnarono nell’ingegneria genetica per far avanzare gli ominidi della Terra e modellarono l’Homo sapiens, l’Adamo. In ciò, essi agirono come Emissari per il Creatore Universale – Dio. 

Il Dialogo

“Abbiamo molte cose da discutere,” mi disse Monsignor Balducci mentre si presentava per congraturalarsi della mia esposizione. “Ho la massima considerazione per la sua erudizione” disse.

Tornammo all’albergo per il pranzo. Il nostro tavolo era circondato da un semicerchio di fans americani, intenti a non perdersi una parola dell’imminente dialogo. Nella lunga sessione durata ore Monsignor Balducci sottolineò le posizioni che aveva intezione di esporre, da un testo preparato, per il discorso del giorno seguente. Mentre il mio approccio era basato su evidenze fisiche, egli era puramente un cattolico romano teologico-filosofico, alla ricerca degli aspetti spirituali. Ancora, le nostre conclusioni convergettero. 

Le posizioni di Monsignor Balducci 

Sugli UFOs. “Deve esserci qualcosa” Le centinaia di migliaia di resoconti dei testimoni oculari non lasciano spazio per negare che c’è una dimensione di verità in essi, perfino ammettendo illusioni ottiche, fenomeni atmosferici e così via. Dalla posizione di un teologo cattolico, tali testimonianze non possono essere rigettate. “La testimonianza è una delle vie per la trasmissione della verità, e nel caso della religione Cristiana, stiamo parlando di una Rivelazione Divina nella quale la testimonianza è cruciale per la credibilità della nostra fede.”

SULLA VITA SU ALTRI PIANETI: “Che la vita possa esistere su altri pianeti è certamente possibile… La Bibbia non scarta quella possibilità. Sulla base della Scrittura e sulla base della nosta conoscenza dell’onnipotenza di Dio, essendo illimitata la Sua saggezza, dobbiamo affermare che la vita su altri pianeti è possibile”. Inoltre, non è solo possibile, ma anche credibile e perfino probabile. “Il Cardinale Niccolò Cusano (1401-1464) scrisse che non c’è una singola stella in cielo per la quale possiamo scartare l’esistenza della vita, anche se differente dalla nostra”. 

SUGLI EXTRATERRESTRI INTELLIGENTI: “Quando parlo degli Extraterrestri, dobbiamo pensare ad esseri come noi – più probabilmente, ad esseri più avanzati di noi, per i quali la loro natura è il risultato di contatto fra una parte materiale ed una parte spirituale, un corpo ed un’anima, sebbene in proporzioni diverse rispetto agli esseri umani sulla Terra.” Gli Angeli sono esseri puramente spirituali, privi di corpo, mentre noi siamo fatti di spirito e materia, ma ancora ad un basso livello. “È del tutto credibile che nell’enorme distanza tra gli Angeli e gli umani, potrebbe essere trovato un qualche stadio a metà strada, esseri con un corpo come i nostri ma più spiritualmente elevati. Se tali esseri intelligenti esistono davvero su altri pianeti, solo la scienza sarà capace di provarlo; ma nonostante ciò che pensano alcune persone, saremmo in una posizione da riconciliare la loro esistenza con al Redenzione che Cristo ci ha portato.” 

Gli Anunnaki e la Creazione dell’Uomo

Bene poi, chiesi a Monsignori Balducci, significa che la mia esposizione non era di grande rivelazione a lei? Sembriamo d’accordo, dissi, che extraterrestri più avanzati possono esistere, ed io uso la scienza per testimoniare la loro venuta sulla Terra… Poi cito i testi Sumerici che dicono che gli Anunnaki (“Coloro che dal Cielo vennero sulla Terra”) migliorarono geneticamente un essere esistente sulla Terra per creare l’essere che la Bibbia chiama Adamo. 

La mia conclusione riguardo la sua esposizione, rispose Monsignor Balducci, più di qualunque altra cosa, il suo intero approccio è basato su prove fisiche, esso stesso ha a che fare con la materia, non con lo spirito. Questa è un’importante distinzione, “perché se questa distinzione è fatta, posso richiamare l’attenzione sulla prospettiva di un grande teologo, professore, Padre Marakoff, che è ancora vivente ed è molto considerato dalla Chiesa. Egli ha formulato l’ipotesi che quando Dio creò l’uomo e mise l’anima nel suo corpo, forse significa che ciò che è inteso non è che l’Uomo fu creato dal fango o dalla calce, ma da qualcosa di pre-esistente, perfino da un essere senziente capace di sentimento e percezione. Così l’idea di prendere un pre-uomo od ominide e creare qualcuno che sia consapevole di se stesso è qualcosa che la Cristianità accetterà per… La chiave è la distinzione fra corpo materiale e l’anima concessa da Dio.”

Dagli Anunnaki a Dio

Sì, risposi al teologo Vaticano, nei miei scritti mi occupo delle evidenze fisiche; ma già nel mio primo libro (The 12th Planet), l’esatta ultima proposizione dell’ultimo paragrafo solleva la domanda: Se gli Extraterrestri ci “crearono”, chi li creò sul loro pianeta? 

Da questo, il mio riflettere ed i contenuti dei miei successivi libri evolvettero verso gli aspetti spirituali o “divini”. Gli Anunnaki, ho spiegato, erano solo emissari (e questo è ciò che la parola ebraica Malachim, tradotta in Angeli, significa). Essi pensavano che fu una loro decisione venire qui per ragioni egoistiche e a modellarci poiché avevano bisogno di lavoratori; ma in verità essi portarono a termine i desideri ed i piani di Dio Onnipotente. 

Se tali Extraterrestri furono così coinvolti, disse Monsignor Balducci, anche con la sua interpretazione, essi ebbero a che fare con la fisica dell’uomo, corpo e razionalità; ma solo Dio ebbe a che fare con l’Anima!

Il mio secondo libro, che discute dell’aspirazione umana a salire i cieli, è intitolato Stairway to Heaven, dissi a Monsignor Balducci, “mi sembra che noi stiamo salendo la stessa scala al cielo, sebbene su gradini diversi,” dissi. 

Terminammo il dialogo da amici, determinati a continuare e a restare in contatto.  

Monsignor Corrado Balducci a Parma (aprile 2005) - foto di Luca Scantamburlo

© Z. Sitchin
26 Giugno, 2000

martedì 19 novembre 2013

Il Coricancha di Cuzco - Come gli Incas sapevano di Nibiru

Chi ha seguito negli ultimi anni il lavoro di Alessandro De Montis a riguardo della teoria di Sitchin sa che l'autore si è spesso occupato del contatto tra civiltà sumero-accadica e meso-sudamericana ipotizzata anche nell'ambito del Progetto Atlanticus nel periodo cosiddetto di "Rinascita". Più volte De Montis tocca questo tema, fornendo approfondite analisi dei reperti archeologici che mostrano i segni di questo contatto, e identificando le divinità sumere Ningishzidda e Ishkur rispettivamente nelle divinità d' oltroceano Quetzalcoatl e Viracocha.

Occasionalmente, sempre De Montis, fa notare che oltre ai soliti Machu Pichu, Titicaca, Teotihuacan e siti di questa importanza, ve ne sono alcuni meno conosciuti che rivelano quanto e forse di più su questo legame tra vecchio e nuovo mondo. Il caso più importante é costituito da un pannello presente nel tempio Inca dedicato al culto del dio solare Inti, che ritengo essere uno dei nomi tardi di Viracocha.

Per chi non lo conoscesse, il Coricancha fu forse il tempio più importante di Cuzco, nel Perù, e si narra che quando gli spagnoli arrivarono al suo interno lo trovarono completamente coperto d'oro. Perfino i pavimenti erano coperti di lamelle e fogli d' oro finissimo in modo del tutto simile a come doveva apparire l'interno del Tempio di Salomone e il Sancta Sanctorum.

Quest' oro fu quasi utilizzato dagli Inca come riscatto per il rilascio del loro signore Atahualpa, e la rimanenza fu depredata dagli spagnoli. Molto venne fuso per essere mandato in patria, altro fu razziato e nascosto per avidità personale.

Ma su un muro del Coricancha era presente un pannello del quale, secondo De Montis é stata del tutto sottovalutata l' importanza.

Questo pannello fu trattato brevemente da Zecharia Sitchin nel suo libro “Gli dei dalle lacrime d' oro”, alla cui lettura vi rimando. Qui vorrei riprendere le teorie di De Montis, riassumere la questione e far notare come, anche secondo me, questo pannello contenga informazioni importantissime: la conferma che in antichità erano conosciuti tutti i pianeti del sistema solare e l' esistenza di Nibiru.

Spero che vogliate e possiate apprezzare lo straordinario lavoro di De Montis...

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