venerdì 20 giugno 2014

Tesla e i Megaliti

Il Dr. Nikola Tesla ha riscoperto quello di cui erano a conoscenza gli antichi costruttori delle piramidi: piramidi, obelischi e pietre erette generano un flusso costante di ioni negativi, utilizzabili per migliorare gli ecosistemi e rinverdire i paraggi circostanti.


Nikola Tesla (1856-1943) è stato con tutta probabilità il massimo, pressoché insuperabile inventore nei campi dell’elettricità e del magnetismo. Nel 1977, in occasione delle Celebrazioni per il centoventesimo anniversario della sua nascita, organizzate dall’Accademia Yugoslava delle Arti e delle Scienze, la casa editrice Školska knjiga di Zagabria ha pubblicato Le mie invenzioni, l’autobiografia di Tesla, libro nel quale l’inventore descrive (fra l’altro) la concezione originaria e lo scopo della costruzione della Wardenclyffe Tower a Long Island, che per vari motivi non venne mai ultimata né resa operativa. Segue uno stralcio del capitolo cinque del libro.

Un giorno, mentre girovagavo in montagna, cercai riparo da un’imminente tempesta. In cielo si addensarono grevi nubi, tuttavia in qualche modo la pioggia tardava a cadere sino quando, all’improvviso, vi fu il bagliore di un fulmine e, pochi momenti dopo, si scatenò un diluvio. 

L’osservazione di questo fatto mi indusse a meditare. Risultava evidente che i due fenomeni erano strettamente correlati da un rapporto di causa-effetto e, dopo una breve riflessione, giunsi alla conclusione che l’energia elettrica implicata nella precipitazione dell’acqua era irrilevante, essendo la funzione del fulmine assai simile a quella di un sensibile innesco. Vi era la possibilità di conseguire fantastici traguardi. Se riuscissimo a produrre effetti elettrici della qualità richiesta, sarebbe possibile trasformare l’intero pianeta e le condizioni di esistenza su di esso. Il sole fa evaporare l’acqua degli oceani e i venti la trasportano in regioni lontane, dove permane in uno stato di delicatissimo equilibrio. Se avessimo la facoltà di capovolgerlo dove e quando desiderato, questo imponente flusso di sostentamento della vita potrebbe essere controllato a piacimento. Potremmo irrigare aridi deserti, creare laghi e fiumi nonché fornire forza motrice in quantità illimitata. Questo sarebbe il modo più efficiente di sfruttare il sole per utilizzi da parte degli esseri umani. Il coronamento di tale obiettivo dipendeva dalla nostra capacità di sviluppare forze elettriche del medesimo ordine di quelle presenti in natura.

Sembrava un’impresa disperata, tuttavia decisi di provarci e appena di ritorno negli Stati Uniti, nell’estate del 1892...si diede inizio a un lavoro per me ancor più allettante, in quanto un mezzo dello stesso tipo era necessario per la riuscita trasmissione di energia senza l’uso di fili.


L’ingegneria della pioggia di Tesla

Il Dr. Nikola Tesla intuì con chiarezza che l’acqua è vita, elemento essenziale di origine e sviluppo della vita sul pianeta Terra. Nelle zone aride le forme di vita sono alquanto rare. Solo l’acqua è capace di rendere verde il deserto. Tesla intendeva fabbricare un dispositivo che creasse fulmini e in tal modo generasse pioggia, che a sua volta avrebbe determinato un clima favorevole nelle aree desertiche.

Il fulmine è un fenomeno di scarica elettrica, la cui percepibile manifestazione acustica è il tuono. Ancora oggi gli scienziati sono intenti a cercare di comprendere e spiegare determinati fenomeni correlati ai fulmini.

I processi di condensazione nell’atmosfera inducono l’accumulo di elettricità nelle nubi. La polarizzazione delle cariche all’interno delle nubi temporalesche determina un aumento del potenziale elettrico fra determinate parti, il che ha come esito una scarica elettrica. Le scariche elettriche possono manifestarsi all’interno di una nube, fra due nubi oppure fra una nube e il suolo. Quest’ultimo caso è quello che ci interessa, un gigantesco cortocircuito fra il cielo e la terra.

Nel 1750 Benjamin Franklin scoprì che l’elettricità non è uniformemente distribuita su tutti gli elementi della superficie di un conduttore (salvo che nel caso di una sfera); la sua distribuzione dipende dal grado di curvatura degli elementi della superficie considerata. In linea generale, la densità di carica più elevata è situata sui bordi, sulle parti sporgenti e acuminate piuttosto che su quelle tonde e piane. A livello statistico il fulmine colpisce seguendo il percorso maggiormente conduttivo, vale a dire quello con la più elevata densità di carica. Nel corso dei suoi esperimenti Franklin scoprì che quanto più acuminato e conduttivo era il parafulmine, tanto più facile risultava attrarre un fulmine nel corso di una tempesta elettrica. Questo è il motivo per cui egli progettò il suo parafulmine con la punta laminata d’oro.

Ad ogni modo, da allora imperversa il dibattito sull’eventualità che i parafulmini debbano avere un puntale sferico oppure acuminato. Nel 1892 Nikola Tesla predisse che l’antenna da parafulmine ideale – ricevitore ed emettitore di fulmini – doveva avere una punta arrotondata, non aguzza. Nel 1918 gli venne assegnato il brevetto USA nr. 1.266.175 per il progetto di un dispositivo di protezione dai fulmini in virtù di una pecca della teoria di Franklin: l’asta acuminata ionizza l’aria circostante, rendendo quest’ultima conduttiva ed elevando in tal modo la probabilità di un fulmine. 

Un documento dal titolo “Lightning Rod Improvement Studies” di C. B. Moore et al., pubblicato nel maggio 2000 sul Journal of Applied Meteorology, va a ulteriore conferma della teoria di Tesla (vedere http://tinyurl.com/d7mcne).

Quindi mentre Franklin inventava il parafulmine, la soluzione tecnica per attirare fulmini naturali dalle nubi, Tesla si proponeva di approntare un dispositivo che generasse fulmini in aree desertiche prive di copertura nuvolosa e in tal modo provocare precipitazioni.

Nel tunnel di scarica di un fulmine naturale la temperatura è pari a circa 30.000°C, la carica elettrica raggiunge 40 MV e la corrente elettrica si aggira attorno ai 110 kA. Si stima che l’energia di un fulmine corrisponda a circa 40MWh. Si presumeva che la Wardenclyffe Tower di Tesla impiegasse un trasformatore per creare alta tensione e, invece di fulmini naturali, producesse scarica ionica senza fiamma ad alta energia. Come base di questo congegno Tesla prefigurava una piramide a otto facce con un emisfero sulla cima. Per quale motivo?

Lo scienziato sosteneva che la Terra è un’armatura di condensatore sferica, mentre la ionosfera rappresenta l’altra armatura. Recenti misurazioni hanno determinato che la differenza di tensione fra la Terra e la ionosfera è pari a 400.000 volt. Le linee di forza della carica elettrica più i campi provenienti dal Sole agiscono verticalmente sui lati della piramide. Equipotenziali magnetici manifestano una grande densità del campo magnetico in cima o al vertice della piramide. La tensione del campo elettrico aumenta di 100 V/m in concomitanza con l’altezza. Il campo negativo terrestre raggiunge la massima intensità e densità in corrispondenza del vertice della piramide. Alla sommità della Piramide di Cheope (altrimenti nota come la Grande Piramide o Piramide di Khufu) vi è una tensione pari a 14.600 V. (Vedere fig. 1).

Figura 1: L’effetto della Piramide di Cheope sulla densità dei campi elettrici e magnetici.

La Piramide di Cheope dispone di una propria capacità elettrica, la prerogativa di accumulare un certo quantitativo di carica elettrica. Se sulla piramide converge troppa carica elettrica, quella in eccedenza si scarica presso la sommità. Secondo alcune voci, in origine il vertice della Piramide di Cheope consisteva in un pyramidion in oro massiccio – un eccellente conduttore.

La tensione alla sommità della struttura dipende esclusivamente dall’altezza, e questo è il motivo per cui Tesla predispose una torre, una struttura che si elevava in altezza; optò per una forma piramidale a otto lati, ma poteva essere una piramide a quatto lati, una con innumerevoli lati, un cono, la tensione sarebbe stata la medesima in ogni caso. La forma simmetrica della struttura ne avrebbe accresciuto la stabilità statica e la resistenza a fenomeni sismici.

Per quale motivo Tesla fabbricò una sfera, di ventuno metri di diametro, sulla cima della torre piramidale? Cosa si realizzò con tale iniziativa? Il fatto che la sfera fosse priva di punte comportava che la tensione si sarebbe distribuita in modo uniforme sulla sua intera superficie. La tensione scaricata dal vertice della piramide sarebbe stata acquisita dalla sfera, aumentando in tal modo la capacità elettrica complessiva dell’intera torre. Invece di verificarsi presso un punto alla sommità della piramide, la scarica si sarebbe prodotta presso numerosi punti su tutta la superficie della sfera. La conclusione è che aggiungendo la sfera al vertice della piramide, la capacità elettrica del dispositivo sarebbe risultata accresciuta, il che avrebbe aumentato la possibilità di generare fulmini di gran lunga più potenti.

La Wardenclyffe Tower di Tesla fu progettata per elettrificare l’atmosfera in un baleno e produrre un temporale accompagnato da pioggia, nonché per fungere da mezzo per una comunicazione senza fili su scala mondiale. Per nostra grande disdetta, la torre non venne mai ultimata; fu smantellata nel corso della Prima Guerra Mondiale. Tesla non ebbe mai occasione di effettuare gli esperimenti che aveva pianificato a Long Island, né di applicare l’ingegneria della pioggia in condizioni desertiche.


Ioni negativi ed effetti benefici connessi

Come funzionano i dispositivi d’avanguardia per il condizionamento dell’aria? Regolano umidità e temperatura dell’aria e, inoltre, generano ioni negativi. L’influsso degli ioni negativi sulla salute umana è noto da una sessantina d’anni, accompagnato da una grande mole di ricerche scientifiche.

Nell’organismo umano sono costantemente in atto processi biochimici di ossidazione e riduzione, il che richiede che ioni caricati negativamente funzionino in modo appropriato. Tutti gli esseri viventi ricevono dall’aria ioni caricati negativamente, attraverso la cute e gli organi respiratori. Quando in un locale vi sono ioni negativi a sufficienza, ne consegue un incremento del contenuto di ossigeno nel sangue e la normalizzazione del battito cardiaco, accelerando in tal modo l’eliminazione delle tossine. Grazie a un migliore afflusso di sangue al cervello, la concentrazione e altre facoltà mentali ne risultano rafforzate, le conseguenze dello stress vengono neutralizzate mentre tensione e mal di testa leniti. Gli ioni negativi si legano con le tossine dell’organismo, vale a dire che fungono da antiossidanti, prevenendo in tal modo lo sviluppo di malattie degenerative.

In natura la condizione più favorevole per la ionizzazione dell’aria si presenta dopo temporali, acquazzoni e rovesci, quando si verificano le scariche in atmosfera, ovvero quando nell’aria la quantità di ioni negativi è significativamente superiore a quella di ioni positivi. Accresciute concentrazioni di ioni di ossigeno negativi sono riscontrabili anche nei pressi delle cascate, nelle foreste di pini, in montagna, lungo la riva del mare e anche nelle caverne (il che ha dato origine alla speleoterapia; vedere http://tinyurl.com/ap9nyg).


Le piramidi come generatori di ioni negativi

Qual era la funzione delle piramidi? Produrre fulmini? Niente affatto. Le piramidi hanno funzionato per millenni, e continuano a farlo, come generatori di ioni negativi. Allo scopo di ionizzare costantemente l’aria circostante, le piramidi dovevano essere collegate a una fonte permanente di ioni negativi. Come si è ottenuto tale scopo? Dove si trovano le linee ‘elettriche’ che conducono alle piramidi?

La Piana di Giza nasconde acque sotterranee in abbondanza. Grossi fiumi sotterranei che scorrono attorno alle piramidi sono zeppi di ioni negativi e, tramite l’effetto piezoelettrico, ‘traspondono’ questi ioni a ciascuna piramide, la quale quindi li accumula e scarica l’eccedenza presso la sommità. Tutte le piramidi della piana sono costruite con pietra a elevato contenuto di cristallo, in grado di legare le cariche elettriche derivanti dall’acqua quando questa, nel sottosuolo, esercita una pressione meccanica contro il cristallo stesso. Se esponiamo il cristallo a deformazione meccanica, cariche elettriche orientate compaiono in superficie – fenomeno noto come effetto piezoelettrico. Il cristallo rappresenta il convertitore di energia meccanica in energia elettrica. In virtù del costante processo di carica e scarica della piramide, che viene caricata elettricamente dai fiumi sotterranei, la piramide stessa si contrae e si espande, determinando continui microterremoti.


Obelischi, chiese e moschee come ionizzatori

Gli obelischi funzionano in base a un identico principio. Sono pilastri fatti di pietra cristallina con un pyramidion in oro, argento o rame posto sulla sommità, e sono siti al di sopra di acque sotterranee. Un obelisco è di fatto uno ionizzatore d’aria.

Il succitato principio è stato applicato ad antiche chiese e moschee, costruite utilizzando pietra dall’elevato contenuto cristallino. Campanili e cupole di chiese e moschee erano in massima parte fatte di rame, argento od oro, e quasi tutte queste antiche costruzioni venivano situate al di sopra di corsi d’acqua sotterranei – fonti naturali di ioni negativi. Anche all’interno di queste chiese e moschee è avvertibile una proficua ionizzazione negativa.


Figura 2: Menhir bosniaci


Menhir come ionizzatori

I megaliti presenti in tutto il mondo rappresentano la forma più primitiva di ionizzatori. Questi menhir sono fatti di materiale cristallino e sono situati al di sopra di corsi d’acqua sotterranei, tuttavia non presentano il vertice aguzzo in materiale conduttivo e quindi la loro prerogativa di ionizzazione dell’aria ha una potenza inferiore, carenza risolta erigendo un consistente quantitativo di megaliti in determinate aree, il che ha incrementato la potenza complessiva.

I menhir bosniaci (figure 2 e 3) appartengono a tale gruppo, singolari e monumentali blocchi di pietra ampiamente diffusi sul territorio della Bosnia-Erzegovina, zone meridionali della Croazia, Montenegro occidentale e Serbia sud-occidentale. I menhir sono simboli di una comune usanza nazionale, e in quanto pietre tombali sono una traccia della cultura medievale di quelle regioni. Ad ogni modo, sono l’eredità e il tesoro autoctono di un’antica civiltà di cui storici e archeologi ignorano tuttora identità e cornice temporale (vedere figura 3).

Dubravco Lovrenovic, PhD, membro della Commissione per la Tutela dei Monumenti Nazionali della Bosnia-Erzegovina, stima che solo in tale nazione esistano oltre 100.000 menhir; anche se questi solitamente sono sparpagliati e molti di essi sono stati spostati, mentre i tumuli annessi sono stati ricostruiti varie volte, le pietre sono disposte secondo striscie o linee, la cui direzione è quasi invariabilmente da sud verso nord.

Si stima che in realtà i menhir siano di gran lunga più numerosi di quelli bosniaci registrati a livello ufficiale. 

Molti di essi sono andati persi, sono stati distrutti, utilizzati per altre costruzioni o semplicemente non localizzati.

Figura 3: Posizione e densità dei menhir bosniaci


Tunnel e caverne come fonti di ioni negativi

Laddove obelischi e menhir bosniaci hanno un effetto esclusivamente esterno, una ionizzazione proficua è avvertibile all’interno degli spazi vuoti di una chiesa, moschea o piramide.

A parte i corsi d’acqua sotterranei, la piramide utilizza un’ulteriore fonte di ioni negativi: una caverna naturale, che intensifica il benefico effetto di ionizzazione della piramide stessa.

La Piramide di Cheope include una caverna (denominata “il Grotto”), situata alla sua base racchiusa nel granito, mentre la Piramide del Sole di Teotihuacan, in Messico, fu eretta sopra una caverna scoperta solo nel 1970. Qualsiasi piramide che non contenga una caverna è collegata, tramite un tunnel, a una caverna distante. I tunnel al di sotto delle piramidi svolgono la funzione di caverne “artificiali”; trascorrervi del tempo è assai salutare.

Gli esiti di misurazioni radar sulla Piana di Giza, effettuate dai geofisici egiziani Abbas Mohamed Abbas, El-said A. El-Sayed, Fathy A. Shaaban e Tarek Abdel-Hafez, sono stati pubblicati sul Journal of Geophysics dell’Egyptian National Research Institute of Astronomy and Geophysics NRIAG (edizione speciale 2006, pp. 1-16; vedere documento presso http://tinyurl.com/pbyltp).

A trecentocinquanta metri dalla Piramide di Cheope, in direzione sud-est, i geofisici egiziani hanno registrato il segnale di un potenziale tunnel. I valori dielettrici delle strutture sotterranee sono riportati in figura 4 (derivati dal documento di cui sopra, p. 13).

Figura 4: Questo schema illustra la possibile presenza di pozzi nelle aree esaminate sulla Piana di Giza


Piramidi egizie e bosniache come giganteschi oscillatori

I geofisici russi O. B. Khavroshkin, PhD, e V. V. Tsyplakov, PhD, in forza allo Schmidt Institute of Physics of the Earth di Mosca, da molti anni analizzano microterremoti sulla superficie delle piramidi e hanno elaborato numerose teorie sulle loro cause. Gli studiosi hanno effettuato misurazioni dei rumori sismici su una sessantina di piramidi egizie (vedere, ad esempio, http://tinyurl.com/dn88sr); li ho incontrati nell’agosto 2007, allorquando stavano effettuando misurazioni sulle piramidi bosniache.

Ai piedi del lato sud della Piramide Piegata di Sneferu, i geofisici hanno registrato un’armonica più forte del microterremoto di 17 Hz, che rientra nella gamma degli infrasuoni (0Hz-20Hz) e non è percepibile dall’orecchio umano (figura 5).

Come possiamo spiegare la ragione di questo continuo microterremoto? La centrale idroelettrica di Aswan dista all’incirca 700 chilometri ed è difficile credere che la subarmonica registrata (F0 = 50 Hz / 3 = 16.67 Hz) derivi da generatori elettrici. Come ipotizzato dai geofisici, esiste forse la possibilità che la Piramide Piegata di Sneferu sia in realtà una stazione radio che capta un segnale dalla pulsar PSR 1913+16, che ha una frequenza pari a 16.95 Hz? (Vedere, ad esempio, http://www.cprm.gov.br/331GC/1184057.html.)

Siamo in grado di osservare che le piramidi egizie sono strumenti musicali accordati su frequenze di tono diverse (figure 5, 6 e 7); nelle piramidi bosniache riscontriamo il medesimo fenomeno (figure 8, 9 e 10).


Figura 5: Spettro del rumore sismico ai piedi del lato sud della Piramide Piegata di Sneferu, nella regione del Dahshur, Egitto


Figura 6: Spettro del rumore sismico proveniente dalla Piramide Rossa a Dahshur


Figura 7: Spettro del rumore sismico proveniente dalla Piramide di Micerino a Giza


Figura 8: Spettro del rumore sismico ai piedi della Piramide del Sole, in Bosnia, f 0 = 81 Hz


Figura 9: Spettro del rumore sismico proveniente dalla sommità della Piramide del Sole, in Bosnia, f = 83 Hz, 132 Hz, 147 Hz e 165 Hz


Figura 10: Spettro del rumore sismico ai piedi del Tempio della Terra, in Bosnia, f = 13 Hz


Regolazione automatica del funzionamento delle piramidi

In base alle tabelle dei rumori sismici stilate dai geofisici russi, possiamo osservare che ciascuna struttura di forma piramidale presenta caratteristiche di frequenza differenti. Questo aspetto è del tutto logico, in quanto non esistono due piramidi che presentino dimensioni, materiali di costruzione o strutture sotterranee uguali.

Risulta chiaro che ciascuna piramide concentra onde sismiche sfruttando una o più frequenze risonanti. A seconda dell’elettricità atmosferica, la piramide modifica la quantità di cariche negative che assorbe da caverne, gallerie e acque sotterranee, rilasciandole nell’atmosfera; quindi, in virtù dell’effetto piezoelettrico, anche ampiezze e frequenze dei microterremoti subiscono lievi modifiche.

La corrente elettrica inizierà a fluire fra due elementi con carica diversa e la sua intensità dipenderà dalla differenza di potenziale degli elementi stessi. Più elevata la tensione, più intensa la corrente, e viceversa. In condizioni più soleggiate l’aria è più ricca di cariche positive, quindi, per neutralizzarle, la piramide attrae più ioni negativi da caverne, gallerie e acque sotterranee. Dopo la pioggia, la differenza di potenziale è inferiore e la pressione elettrica più debole, quindi la piramide riduce l’intensità della ionizzazione.


Compendio

Una piramide cristallina, unitamente ai relativi fiumi, caverne e tunnel sotterranei, agisce come un generatore di utili ioni negativi, dotato della facoltà di regolazione automatica dell’intensità.

Nel 1892 il Dr. Nikola Tesla ebbe l’idea di realizzare una macchina per la produzione di pioggia che avrebbe creato condizioni favorevoli alla vita in alcune regioni. Si presumeva che tale macchina funzionasse in base al principio di una forte ionizzazione dell’atmosfera, pressoché istantanea.

Mentre l’idea di Tesla era quella di ionizzare l’atmosfera tramite scariche elettriche, gli originari costruttori delle piramidi possedevano una tecnologia in grado di ionizzare l’atmosfera in modo meno potente, ma continuo e quasi impercettibile.

A migliaia d’anni dalla loro costruzione, le piramidi bosniache funzionano ancora in modo eccellente. Sono ricoperte dalla vegetazione e il territorio circostante è caratterizzato da verdi vallate con abbondanza di benefiche cariche negative provenienti da sotto le piramidi. La costante ionizzazione dell’atmosfera preserva gli ecosistemi locali. L’intera Valle delle Piramidi di Bosnia ospita una rete di tunnel e fiumi sotterranei, come confermato da numerose falde di acqua freatica.

Il fatto che attualmente le piramidi egizie si trovino in un ambiente desertico, privo di vegetazione, mi induce a concludere che non stiano funzionando a dovere; si deve essere verificata qualche avaria nel sistema.

Forse i tunnel sotterranei sono crollati; forse qualcuno ne ha deliberatamente chiusi alcuni, ostruendo in tal modo il flusso di ioni negativi; forse alcune sorgenti sotterranee d’acqua si sono prosciugate o una grande alluvione ne ha provocato una deviazione dei flussi. Il mistero permane.

A distanza di novantadue anni ricordiamo la torre di Tesla, con la sua forma piramidale e la sfera posta sulla sommità. Tesla si trovava nella fase iniziale della ricerca relativa a una tecnologia che forse era già stata elaborata e utilizzata da antichi costruttori delle piramidi. Confidiamo che il retaggio scientifico di questo genio dimenticato, Nikola Tesla, ispiri alcuni ricercatori a realizzare la sua idea per risolvere il mistero delle piramidi di tutto il mondo.

L’autore

Hrvoje Zujic; è nato nel 1970 a Osijek, in Croazia. Laureato in Ingegneria Elettronica, è un ingegnere abilitato alla progettazione e al controllo di installazioni elettriche. Dal 1998 è membro del gruppo di ingegneri elettrici in forza all’Associazione Croata degli Architetti e Ingegneri Edili (http://www.hkaig.hr). Da un quindicennio svolge ricerche su radiazioni geopatiche, bioenergia, biofisica, elettronica biomedica e polycontrast interference photography. Hrvoje è un esperto di piramidi nonché ricercatore nelle aree di confine della scienza; è coautore (assieme a Vilim Kanjski) di the Secrets of the Pyramids Revealed (ISBN 978-953-244-047-8). Per contatti via email: hrvoje.zujic@gmail.com. Visitate il suo indirizzo SCRIBD presso http://www.scribd.com/hrvojezujic.

Articolo di Hrvoje Zujic;, pubblicato su Nexus New Times nr. 82 (edizione italiana).

giovedì 19 giugno 2014

Urania numero 745 - Anno 1978

Una volta qualcuno ebbe a dire, parlando del NWO: "Noi siamo dei Re affinché le profezie si compiano e siamo Profeti per non cessare di essere dei Re…"

In quanto a previsioni la fantascienza ci riserva spesso sorprese, e del resto è una delle sue funzioni. Ma questa ha qualcosa di inquietante. Scartabellando tra vecchi Urania si rischia di saltare per aria imbattendosi nel numero 745 della serie, datato 26 marzo 1978, con un titolo  che lascia senza fiato: Il dilemma di Benedetto XVI. Non bastasse il titolo, la copertina, disegnata dal leggendario illustratore Karel Thole (marchio di fabbrica della collana dal 1959 al 1998) mostra senza ombra di dubbio "due" papi, uno di fronte all'altro, e uno dei due ha perfino qualche rassomiglianza con Ratzinger, mentre l'altro, con folta barba bianca, non ha nullla a che vedere con Papa Francesco. La coincidenza è impressionante, e nell'effetto complessivo c'è anche lo zampino dei curatori, che allora erano Fruttero e Lucentini, nel senso che il titolo originale era The armageddon decision, scritto da Herbie Brennan un paio d'anni prima della pubblicazione italiana, e fu trasformato con incredibile preveggenza in Il dilemma di Benedetto XVI, anche se, va detto, il nome del Papa protagonista del racconto è proprio quello, senza ombra di dubbio.

"Il dilemma di Benedetto XVI": la copertina profetica di Urania

La storia narra di un non meglio precisato futuro in cui l'allora immaginario Benedetto XVI entra in una profonda crisi psicologica e religiosa perché vittima di sconcertanti visioni. Il suo dubbio riguarda la natura di queste visioni (che hanno a che fare con decisioni di enorme inportanza per il mondo): sono autentiche, ovvero ispirate da verità superiori, o dovute semplicemente a un umanissimo e comprensibile disturbo mentale? Quel Benedetto XVI deve decidere se rinunciare o meno al suo apostolato, e non diciamo come va a finire, casomai qualcuno avesse voglia di andarselo a leggere. 

Il caso si infittisce andando a scoprire chi è l'autore del racconto. Herbie Brennan non è un classico autore di fantascienza. Ha pubblicato storie di fantasy, saggi e studi su Nostradamus, sulla Kabala, sull'occultismo, con molti agganci al mondo esoterico. Il suo curriculum rende la profezia a dir poco singolare. Tra i mille nomi che poteva scegliere per immaginare un Papa in crisi, ha preferito quello di Benedetto XVI. La coincidenza è davvero soprendente, a meno di non supporre un'ipotesi ancora più strabiliante. E se il cardinale Joseph Ratzinger fosse stato negli anni Settanta un avido lettore di fantascienza?


mercoledì 18 giugno 2014

Darwin si metta il cuore in pace...

La teoria degli equilibri punteggiati, nonostante le interpretazioni rassicuranti, è in forte contrasto con quella dell’evoluzione neo-darwiniana. Un contrasto negato ma che prima o poi doveva manifestarsi.

Che la teoria degli equilibri punteggiati, proposta da N.Eldrege e SJ Gould nel 1972, costituisse un problema per il neodarwinismo della Sintesi Moderna derivava dal fatto che l’evoluzione darwiniana prima, e neodarwiniana poi, avevano come implicazione dei meccanismi proposti (rispettivamente pangenesi/selezione e mutazione/selezione) un inevitabile gradualismo evolutivo. Ricordiamo che la mancanza di gradualismo nei fossili era costata a Lamarck la smentita della sua teoria da parte del fondatore della paleontologia, il suo contemporaneo Georges Cuvier.

Il Giornale Online

Poiché, contrariamente a quanto viene insegnato nelle scuole, anche la teoria di Darwin prevedeva la trasmissione dei caratteri acquisiti tramite il processo della pangenesi, il problema del gradualismo fu aggirato dallo scienziato inglese dando la ‘colpa’ ai fossili stessi, in quanto la loro formazione non è costante nel tempo, cosa che Darwin trattò nel capitolo IX ad essi dedicato e intitolato “Sull’imperfezione delle memorie geologiche“.

E graduale doveva essere l’evoluzione anche nella Sintesi Moderna che sostituiva la pangenesi con le mutazioni casuali, solo che ad oltre un secolo dalla pubblicazione dell’Origine delle specie del gradualismo continuava a non esserci traccia. La cosa fu fatta notare nel 1972 proprio da Gould e Eldredge, e che la mancanza di gradualismo non fosse proprio compatibile con la SM lo si capisce dalle difficoltà incontrate dai due e descritte nei loro libri, anche se poi si preferisce dimenticare e fare finta che non sia mai successo niente.

Ma alla fine gli autori della teoria che sosteneva la “stasi” come norma e l’evoluzione come interruzione della stasi accettarono di ritenere perfettamente compatibile tale realtà con la Sintesi Moderna e così un nuovo caso Cuvier fu scongiurato. Ma adesso i problemi accantonati si ripresentano, così come sempre avviene con le questioni non risolte ma semplicemente accantonate. Ne parla l’articolo intitolato “In difesa degli Equilibri Punteggiati” pubblicato l’8 aprile scorso su Pikaia, un articolo in cui si riporta la controversia aperta al riguardo da M. W. Pennell, L. J. Harmon e J. C. Uyeda, dell’Università dell’Idaho con la pubblicazione nel gennaio 2014 dell’articolo “Is there room for punctuated equilibrium in macroevolution?“.

Cosa contestano i ricercatori dell’Università dell’Idaho è riportato nell’articolo su Pikaia:

La proposta degli studiosi dell’Università dell’Idaho consisteva in un superamento degli Equilibri Punteggiati non tanto attraverso l’abbandono tout court della teoria, ma piuttosto tramite un suo rimodellamento; più precisamente proponevano di scorporare la teoria in quattro domande fondamentali che troppo spesso, a detta degli autori, sono state inutilmente confuse e sovrapposte:

(i) l’evoluzione è puntuazionale o gradualistica?
(ii) la divergenza dei tratti avviene all’occorrere di eventi speciativi (evoluzione cladogenetica) o all’interno di un singolo lignaggio (evoluzione anagenetica)?
(iii) all’interno degli eventi speciativi (speciazioni) i cambiamenti sono adattativi o neutrali?
(iv) qual è l’importanza della selezione agente a livelli superiori rispetto a quello organismico (selezione di specie) nel modellare pattern di diversità?

Le risposte ai punti i e ii vengono accorpate e riassunte nel seguente modo:

Eldredge e Lieberman fanno notare che le domande (i) e (ii) possono in realtà essere accorpate: un’evoluzione gradualistica presuppone processi anagenetici, mentre un’evoluzione puntuazionale generalmente avviene con processi cladogenetici favoriti da un isolamento geografico cui la teoria degli Equilibri Punteggiati attribuisce un ruolo preminente (speciazione allopatrica).

In pratica si decide di dare una non risposta, infatti alla domanda se l’evoluzione sia graduale o puntazionale e se essa avvenga all’interno di una stessa popolazione o quando le popolazioni si sono divise, si sceglie di rispondere che avviene in un modo quando avviene in quel modo e nell’altro quando avviene in quell’altro.

Sul punto iii la risposta non appare molto diversa:

La teoria degli Equilibri Punteggiati contempla la possibilità di un pluralismo di processi in atto, siano questi forieri di cambiamenti adattativi o neutrali. La stessa filosofia pluralista è anche applicabile alle prime due domande: fenomeni anagenetici e cladogenetici coesistono nell’albero evolutivo; ciò che conta è capire con che frequenza relativa e in quali circostanze avvengono gli uni o gli altri…

Come affermato nella risposta, anche in questo caso può accadere di tutto, i cambiamenti possono essere adattativi o neutrali, una filosofia definita ‘pluralista’ che viene riconosciuta applicabile anche ai precedenti due punti affrontati. Di nuovo la scelta è non rispondere. Sul punto iv si fa notare che già Gould ed Eldredge avevano idee differenti, e che comunque si tratta di un punto che non ha importanza in quanto gli equilibri punteggiati non dipendono da esso. Quindi, dopo aver imboccato un percorso netto di quattro risposte eluse su quattro domande, la conclusione a cui si avvia il breve ma significativo articolo è invece molto interessante:

In definitiva l’articolo di Pennell et al. ha prodotto il piacevole effetto di tornare a parlare di una teoria, quella degli Equilibri Punteggiati, tra le più stimolanti nel panorama della biologia evoluzionistica per mole di dibattiti generati e che, tra gli altri effetti, ha avuto il merito di far approdare la Paleontologia alla Tavola Alta delle scienze evoluzionistiche.

La teoria degli equilibri punteggiati avrebbe dunque avuto il merito di “far approdare la Paleontologia alla Tavola Alta delle scienze evoluzionistiche“, un’affermazione che non può che lasciare basiti. La Paleontologia infatti è il “fatto” da cui si parte per elaborare la teoria dell’evoluzione, senza la Paleontologia non ci sarebbe nessuna teoria dell’evoluzione, come si può affermare che è approdato il fatto da spiegare nella teoria che lo deve spiegare?

Un ulteriore elemento in questo senso viene dalle righe che seguono:

È proprio tramite una più attenta rilettura del record fossile che paleontologi come Gould e Eldredge si sono resi conto che l’evoluzione non procede sempre con ritmo uniforme, costante (gradualismo filetico) come gli evoluzionisti della Sintesi Moderna pensavano, ma segue piuttosto un ritmo puntuazionale, in cui periodi di stasi evolutiva sono interrotti da geologicamente brevi periodi in cui si concentrano i cambiamenti evolutivi. 

Viene ammesso senza problemi e confermato che gli evoluzionisti della Sintesi Moderna hanno elaborato la loro teoria senza tener conto delle testimonianze fossili, cioè senza tener conto del fenomeno che erano chiamati a spiegare! La Sintesi Moderna ha dunque dato una spiegazione ad un’evoluzione che esisteva solo nella mente dei vari Fisher, Haldane e J. Huxley, non a quella testimoniata dai fossili.

Ma nonostante la mancanza di gradualismo (testimoniata dai fossili) la teoria neo-darwiniana, che invece prevede il gradualismo, viene ritenuta confermata. La mancanza di gradualismo viene nascosta da un periodo contraddittorio da far invidia ad un sofista: “geologicamente brevi periodi in cui si concentrano i cambiamenti evolutivi“, un cambiamento graduale che avviene in periodi concentrati e brevi, un brusco cambiamento graduale insomma. Definire la teoria degli equilibri punteggiati compatibile con il neo-darwinismo è possibile solo a costo di formulare un ossimoro. Se le cose fossero andate così a inizio ’800 la teoria di Lamarck non sarebbe mai stata confutata da Cuvier e forse oggi saremmo tutti lamarckiani… Ma quelli erano altri tempi, e quando una teoria veniva falsificata in un suo punto lo si ammetteva.

La conclusione è poi il punto più significativo:

La macroevoluzione è un tema lungi dall’aver raggiunto un punto di arrivo e un consenso definitivo, pertanto sia Eldredge, sia Pennell, sia Pagel convengono nel sostenere che questo è un ottimo momento per fare ricerca macroevolutiva, in quanto si tratta di un campo di studi che richiede contributi teorici e incrocio di dati provenienti da discipline molto diverse tra loro.

In pratica non esiste una teoria dell’evoluzione!

Proprio così, viene infatti ammesso che la macroevoluzione (sulla micro sono d’accordo pure i creazionisti più accaniti) è lungi dall’essere spiegata!

A questo punto non si può che essere d’accordo con le conclusioni: è il momento di mettersi veramente a cercare di capire come sia avvenuta la macro-evoluzione.

Quello che abbiamo sempre sostenuto.

martedì 17 giugno 2014

La Sfinge e le errate presunzioni dell'Archeologia ufficiale

Tratto da: L'ETA' DELLA SFINGE

La sfinge è stata scolpita su un'unico sperone di roccia calcarea nella necropoli di Giza. Siccome non sono stati trovati documenti che ne attestino la paternità, l'attribuzione si basa quasi unicamente sul riconoscimento del volto. L'identificazione del volto però desta molti dubbi. 


Inizialmente era stato attribuito a Chefren, sovrano della IV dinastia egizia (2560 a.C. – 2540 a.C.), in quanto con la sovrapposizione del volto della Sfinge con quello della statua del faraone la somiglianza era evidente. Successivamente però questo risultato è stato confutato dalla ricostruzione facciale del detective Frank Domingo della polizia di New York. Secondo recenti studi la statua rappresenterebbe  invece Cheope, 2° sovrano della IV dinastia (2595 a.C. – 2570 a.C.). In conclusione dopo numerose ricerche non c’è ancora un’ipotesi inconfutabile riguardo la paternità dell'enigmatica statua, anche se l’archeologia ufficiale continua ad attribuire il volto della Sfinge a Chefren.

Jonh Antony West

Tutta via esiste un nutrito gruppo di ricercatori indipendenti che avvalendosi di una non trascurabile quantità di indizi, sostengono che la Sfinge sia molto piu' antica della IV dinastia a cui appartengono Chefren e Cheope, addirittura piu' antica della civiltà egizia.

Uno di questi ricercatori è Jonh Antony West, un autore americano nato a New York nel 1932 che si fece notare con la sua pubblicazione "Serpent in the sky" del 1993. Il suo testo consiste in un'analisi del lavoro svolto dall'egittologo indipendente René Schwallwer de Lubicz che nel 1950 asserì che le Sfinge e le pareti del recinto che la contengono mostrano traccie di erosione dovute allo scorrere dell'acqua e che dunque la grande Sfinge doveva essere stata scolpita in un periodo storico in cui in Egitto erano abbondanti le precipitazioni piovose.

Ronert M. Schoch

West portò avanti queste ricerche ma per avvalorarle aveva bisogno di un sostegno accademico, così si rivolse al Prof.  Robert M. Schoch, un geologo stratigrafo e paleontologo dell'Università di Boston. Schoch inizialmente si dimostro scettico e riluttante ad esaminare l'argomento ma dopo aver visionato il materiale che West gli aveva portato, nel 1990 accettò di recarsi al Cairo con il ricercatore newyorchese per vedere da vicino la Sfinge.

Nel 1990 Robert M. Schoch era titolare di una cattedra all'Università di Boston e aveva pubblicato già quattro libri. West era consapevole che le conclusioni del professore di Boston sull'esame delle erosioni presenti sul corpo della Sfinge e sulle pareti del recinto sarebbero state decisive per il futuro della sua teoria. Nel caso in cui Schoch si fosse pronunciato a sfavore della sua teoria l'avrebbe definitivamente demolita mentre un riscontro positivo l'avrebbe alzata a tutt'altri livelli di attenzione.

Il Prof.Schoch studiò attentamente il sito archeologico e concluse che le tracce ondulate sulle pareti non sono coerenti con un'erosione provocata dal vento e sabbia come sostengono gli Egittologi e che soltanto l'acqua cadendo dall'alto poteva aver provocato quel tipo di erosione. Secondo Schoch questo sperone di roccia fu scavata in un passato lontano, quando il clima del territorio era umido. Fu l'inizio della famosa teoria conosciuta come "Sphinx water erosion hypothesis", che ebbe un notevole impatto sull'oppinione pubblica e su tanti ricercatori, mentre rimase inaccettabile dagli egittologi tradizionali che si rifiutarono di prendere in considerazione questa ipotesi.

erosione sulla Sfinge e sulle pareti di scavo

E' logico che la conferma di una simile teoria avrebbe avuto un'impatto devastante su tutta la cronologia storica dell'antico Egitto e non solo, dunque questa reazione della comunità accademica non deve sorprendere più di tanto, l'abbiamo già vista tante volte. I professori che si sono costruiti carriere importanti con anni di studi spesso sono portati ad avere un'atteggiamento ostile nei confronti di tutte le nuove scoperte che non concordano con la storia ufficiale sulla quale hanno basato anni di studi e il successo della loro carriera. 

Nonostante il mancato appoggio dell'egittologia col passare degli anni la teoria dell'erosione provocata dall'acqua è stata indagata a fondo e ulteriori indizi sembrano avvalorare le conclusioni di West e del Prof. Schoch . 


Una considerazione importante riguarda il fatto che la Sfinge è stata costruita sotto il livello del terreno circostante scavando nella roccia, mentre la testa probabilmente era una sporgenza affiorante della roccia stessa. Come mai la Sfinge fu scolpita sotto il livello del terreno circostante quando è ben evidente che questa scelta avrebbe comportato un'inevitabile quanto veloce insabbiamento della statua? I venti del deserto muovono enormi quantità di sabbia e scavare una fossa con una statua dentro non sembra essere una soluzione molto ingegnosa dato che la sabbia si sarebbe velocemente accumulata dentro alla vasca coprendo i risultati di tanti sforzi. Possibile che i costruttori non conoscessero l'ambiente in cui vivevano?..visto i capolavori ingegneristici sparsi sulla terra egizia è difficile crede che abbiano commesso un errore di valutazione tanto grave.  Fatti storici documentati confermano che effettivamente la Sfinge è rimasta coperta dalla sabbia per gran parte della sua vita (stando alle datazioni ufficiali e alle informazioni che la storiografia fornisce). 

Foto scattata nei primi anni del '900

Nel 1817 la sabbia copriva la sfinge fino al collo. L'archeologo Giovan Battista rimosse una parte di sabbia consistente scoprendo gli arti anteriori. Tra le zampe la statua aveva un piccolo tempio con una stele che venne poi battezzata "Stele del sogno" in quanto racconta che Tuthmosis IV sognò il dio sole Ra-Hrakhte che gli consegnava il regno d'Egitto in cambio dei lavori di rimozione della  sabbia che copriva la Sfinge. Tuthmosis IV fece ciò che gli era apparso in sogno e inoltre apportò alcune  riparazioni al corpo della statua.  Probabilmente altri faraoni fecero la stessa operazione in passato, ma erano sforzi vani in quanto il deserto in breve tempo inghiottiva nuovamente la statua. 

Sulla stessa stele del sogno compare anche il nome di Chefren, ma il senso della frase non è comprensibile in quanto alcune parole sono illeggibili. 

la stele del sogno rinvenuta tra le zampe della Sfinge

l'egittologo francese Gaston Maspero

Sir  Gastom Maspero, egittologo francese, nei primi anni del '900 sosteneva che anche Chefren prima di Tutmosis IV avesse fatto rimuovere la sabbia dalla Sfinge ed apportato alcune riparazioni. 

Effettivamente durante gli scavi al monumento furono rinvenuti numerosi blocchi di pietra aggiunti al corpo, che furono datati all’epoca dell’Antico Regno. 

Ricordiamo che la storiografia indica Chefren come costruttore della Sfinge. Considerando il fatto che l'antico regno va dal 2700 a.C. al 2192 a.C. e che Chefren ha vissuto nel 2500 a.C., viene da chiedersi come è possibile che la Sfinge abbia avuto bisogno di riparazioni cosi' pochi anni dopo la sua costruzione. 

Ha forse ragione Maspero nel sostenere che Chefren si è limitato a liberare dalla sabbia e a restaurare una statua costruita in tempi più remoti? Inoltre stando alle date che la storiografia ufficiale ci fornisce viene da chiedersi come è possibile che i segni di erosione sulla Sfinge e sulle pareti della vasca che la contiene siano così profondi, se per la maggior parte della sua lunga vita il tutto è rimasto coperto dalle sabbie del deserto e al riparo dagli agenti atmosferici.

Robert Schoch ipotizza che quando la Sfinge fu costruita il territorio circostante era verdeggiante e le precipitazioni erano abbondanti,  in un periodo sicuramente precedente al 6000. a.C..

Zahi Hawas, Sovraintendente della piana di El-Giza

La posizione ufficiale degli egittologi è ovviamente contraria, in loro favore si è schierato James A. Harrell, dell'Università di Toledo in Ohio il quale pur ammettendo che l'erosione della Sfinge poteva essere causata dall'acqua piovana, era molto più probabile che a causarla fosse stata la sabbia bagnata che la copriva per via delle tracimazioni del Nilo durante l'Antico Regno. 

Oltre a questo gli egittologi, capeggiati da Zahi Hawas, sovraintendente della piana di Giza, sono dell'idea che la qualità della roccia nella quale è stata scolpita la Sfinge sia talmente scadete che sono state necessarie riparazioni fin da quando fu ultimata e che l'erosione cominciò immediatamente. Oltre questo va detto che negli anni ottanta numerosi egittologi e geologi, tra cui soprattutto K. Lal Gauri, Mark Lehner e Z. Hassan, hanno studiato il monumento concludendo che il deterioramento del corpo è stato causato dal fenomeno di condensa notturna: l'acqua veniva assorbita per azione capillare e al mattino con l'aumentare della temperatura evaporava,  questo processo provocava la cristallizzazione dei sali contenuti nell'acqua all'interno delle porosità della roccia e l’erosione in seguito all’espansione dei cristalli. 

Secondo loro questo fenomeno è ancora attivo e può avvenire anche sotto molti strati di sabbia. Gli egittologi sostengono che è questo il motivo per cui l'erosione della Sfinge è continuata nonostante fosse ricoperta dalla sabbia per la maggior parte della sua esistenza.

Giudicate voi se è più plausibile questa spiegazione oppure accettare il fatto che la Sfinge sia più antica di quanto si era pensato fino ad oggi. In una partita senza fine, da una parte i rinnovatori criticano alla comunità accademica il fatto di fare innumerevoli salti mortali pur di rimanere aggrappata ai vecchi dogmi, dall'altra gli egittologi si irritano per la presenza di archeologi improvvisati che saltano troppo in fretta a conclusioni irragionevoli.

Stranamente la testa che è la parte più esposta agli agenti atmosferici è anche la meglio conservata. Gli egittologi con l'aiuto di geologi hanno determinato che la qualità della roccia negli strati che compongono la testa è migliore di quella presente nel corpo. Questo probabilmente è vero ma c'è anche un'altra spiegazione. I ricercatori alternativi fecero notare l'evidente sproporzione che esistono tra la testa e il corpo della statua. La testa è molto più piccola del corpo. Per rispettare le proporzioni sarebbe dovuta essere grande quasi il doppio. Come mai la testa è così piccola? E' strano che un regnate abbia deciso di sminuire la sua immagine anzi che esaltarla..non trovate?

le sproporzioni tra i corpo e la testa della statua hanno portato i ricercatori ad ipotizzare che il volto del faraone fu scolpito sopra la testa leonina originale

E' possibile che la statua nella sua forma originale abbia avuto una testa di leone e che fosse presente sul territorio egizio già dal periodo postglaciale. Non è sbagliato ipotizzare che Chefren ( o Cheope) sia stato soltanto un restauratore che fecce scolpire il suo volto al posto della testa leonina. Questo spiegherebbe perfettamente perchè la testa è cosi' piccola rispetto al corpo e meglio conservata.

Graham Hamcock

Infine ricercatori come Graham Hancock e Robert Bauval, convinti che la statua risalga al periodo post-glaciale hanno indagato l'orientamento astronomico per poter ipotizzare una data piu' precisa e hanno concluso tramite calcoli al computer che nel 10.500 a.C. durante l'alba degli equinozi la Sfinge avrebbe guardato la sua immagine (la costellazione del leone) nel cielo insieme al Sole (oggi non è più così per effetto del fenomeno della precessione dell'asse terrestre). Basandosi su questi 

calcoli e sulla teoria dell'erosione provocata dall'acqua Hancock e Bauval indicarono questa data come anno in cui la statua fu scolpita. Gli egittologi replicarono immediatamente dicendo che le costellazioni come le conosciamo oggi furono introdotte soltanto nel 2000 a.C. in medio oriente.

Configurazione astronomica durante un'equinozione nel 10.500 a.C:


Visto tutte queste considerazioni io sono orientato a pensare che è ragionevole indagare l'ipotesi che il monumento possa appartenere ad un epoca più antica della storia egizia e forse addirittura precendente. 

Nonostante in alcuni casi i ricercatori alternativi tendano a trarre le loro conclusioni in maniera troppo affrettata, senza dubbio le loro intuizioni non possono essere del tutto sbagliate. Il rifiuto che la comunità accademica ha nei confronti delle nuove teorie mostra un'atteggiamento ottuso e sempre troppo ancorato ai vecchi dogmi.

lunedì 16 giugno 2014

Quando Scienza e Spiritualità viaggiano all'unisono...

Le ricerche dei biologi quantistici russi, Poponin e Gariaiev sul DNA Fantasma, e sulla decodifica del 90% del Dna attraverso l’uso del linguaggio, nonché gli studi di Fosar e Bludorf e del microbiologo William Brown, sembrano suggerire una base biologica delle facoltà Psi. Si ipotizza che attraverso cunicoli spazio-temporali magnetici il DNA si connetta ai Campi Morfogenetici e all’Iperspazio, rendendo così possibile la percezione di cognizioni anomale, ma anche connettendo tutta l’umanità in rete. Si accenna anche a una possibile spiegazione delle NDE (Near Death Experiences) sulla base di quanto proposto da uno scienziato giapponese, Saitou Tadashi, sui cunicoli spazio-temporali. Inoltre si fa un parallelo con quanto affermato nelle antiche scritture, come la Kabbalah e il Sefer Yetzirah, mostrando che la Scienza e la Religione stanno convergendo verso un punto di vista unificato.


Per chi ancora credesse che i racconti inerenti le capacità psi o parapsicologiche siano storie per persone ingenue e sprovvedute, non supportate da alcun dato scientifico, devo disilluderlo. Negli ultimi anni sono stati compiuti in tutto il mondo, anche per conto di Prestigiose Università (in primo luogo Statunitensi e Sovietiche) e Istituti di Ricerca, alcune decine di migliaia di studi scientifici, rigorosi, documentati, seri e soprattutto RIPETIBILI.

Tali studi dimostrano in modo inconfutabile che la mente (umana ma anche animale), possiede capacità di precognizione, telepatia, chiaroveggenza,psicocinesi, guarigione, e tutta una serie di capacità in grado di attingere conoscenze attraverso canali diversi e sconosciuti, che non sono i normali sensi fisici.

In particolare, ricordiamo i rigorosi ed interessanti studi riguardo alla telepatia, alla precognizione, alla visione a distanza, del biologo inglese Rupert Sheldrake , il quale ha ipotizzato per la prima volta , l’esistenza di “Campi Morfici” o “Campi Morfogenetici”, ed ha formulato una “Teoria della Risonanza Morfica”, in grado di spiegare tutta una serie di “anomalie” e di fenomeni che gli attuali paradigmi scientifici non sono in grado di spiegare. 

Tale teoria è in grado di rispondere a domande quali: “Come può un seme di trifoglio dar vita ad una pianta di trifoglio, piuttosto che ad una quercia?” oppure: ” Come è possibile che alcune scimmie confinate in un’isola del Pacifico, avessero imparato a lavare le patate in mare per togliere la sabbia prima di mangiarle, dopo che un numero considerevole di altre scimmie (con le quali non solo non erano in contatto alcuno, ma dalle quali distavano centinaia di Km) avevano imparato a farlo?” Ed ancora: “Come possono cani, gatti ed altri animali domestici prevedere con assoluta precisione il ritorno dei proprietari?” (Sheldrake, R., “La Mente estesa”, Urra, 2006)

Degni di nota, sono anche gli studi di Dean Radin, autorevole scienziato dell’Istituto di Scienze Noetiche di Petaluma, California, che ha indagato telepatia, telecinesi, esperienze fuori dal corpo, reincarnazione, precognizione, chiaroveggenza, ed ha condotto inoltre un monumentale, rigorosissimo , documentato studio, denominato “The Consciousness Project”, che studia gli effetti della coscienza di campo. Tali studi sembrano suggerire che la Coscienza di molti individui, orientata nella stessa direzione, possa addirittura alterare i fenomeni meteorologici.


Inoltre, recentemente sono stati declassificati migliaia di rigorosi studi scientifici, condotti per oltre un ventennio da prestigiose Università Statunitensi, per conto della Cia, riguardo la visione a distanza. Di tali numerosi studi è stata commissionata una Meta-analisi, che fosse in grado di dare un verdetto definitivo. Queste sono le parole dei Professori Universitari incaricati della revisione e della Meta-analisi:
“La cognizione anomala è possibile ed è stata dimostrata. Questa conclusione non è basata sulla credenza, ma piuttosto su criteri scientifici comunemente approvati. Il fenomeno è stato replicato in varie forme in diversi laboratori e culture …Credo che sarebbe uno spreco di preziose risorse continuare a cercare delle prove. Nessuno che abbia esaminato tutti i dati di tutti i laboratori, considerati come un insieme complessivo, è riuscito ad indicare problemi metodologici o statistici per spiegare i risultati costanti e in continua crescita ottenuti fino a questo momento”.

Queste, le parole a conclusione dello studio, della D.ssa Jessica Hutts, Docente di Statistica presso l’Università della California di Davis , cui fanno eco le conclusioni del Dr. Ray Hyman dell’Università dell’Oregon:
“Concordo con Jessica Hutts sul fatto che le dimensioni dell’effetto riferite nei recenti studi ganzfeld … non possono essere respinte come casuali, né appaiono spiegabili da esperimenti multipli, distorsioni dovute al problema del file-drower, verifiche statistiche inadeguate, o altri usi erronei della deduzione statistica… Pertanto, accetto l’affermazione della Professoressa Hutts secondo cui i risultati statistici degli esperimenti Saic e altri test parapsicologici ‹‹sono ben al di là dell’aspettativa casuale›› ” (Radin, D., “The Conscious Universe. The Scientific Truth of Psychic Phenomena”, Harper Collins Publisher, 2009, tr. It, “Fenomeni impossibili”, Macro Edizioni, 2012)

Pertanto, non ci soffermeremo ad analizzare se i fenomeni ESP siano dimostrati o meno, in quanto assumiamo come veri i risultati degli studi scientifici condotti in tutto il mondo da qualificati Enti di Ricerca, nei precedenti venti anni, e ai quali rimandiamo per ulteriori approfondimenti; piuttosto, cercheremo di dare una risposta alla domanda “Esistono basi biologiche o ipotesi sui meccanismi di azione di tali fenomeni?” In altre parole, tutto ciò che sappiamo sulla nostra biologia è in grado di spiegarci come tutto ciò possa avvenire?

Sorprendentemente la risposta è SI!

Vediamo come.

Negli anni che vanno tra il 1985 e il 1995, 2 biologi quantistici russi, Vladimir Poponin e Piotr Gariaiev, fecero una importante scoperta. Applicando le regole del linguaggio e della semantica al DNA, riuscirono a decifrare quel 90% del DNA, precedentemente ritenuto DNA spazzatura, in quanto non si sapeva bene a cosa servisse, pertanto era ritenuto inutile.

Inoltre, i due biologi russi osservarono un curioso effetto, che denominarono “DNA Fantasma”. Scoprirono che un campione di DNA in vitro, ossia dentro una provetta, aveva la capacità di attirare ed utilizzare una luce laser coerente, inducendola ad avvolgersi a spirale sull’elica del DNA. Dopo la rimozione del campione di DNA e di tutto il materiale, i fotoni continuavano ad avvolgersi a spirale come se il DNA fosse ancora li. 

L’effetto durava sino ad un mese. (Gariaev. P., Poponin, V., “Vacuum DNA phantom effect in vitro and its possible rational explanation”,Nanobiology,1995) 

Queste scoperte diedero il via a tutta un’altra serie di scoperte scientifiche.

Una parte cospicua del nostro DNA “spazzatura” è composta da elementi genetici mobili (trasposoni e retrotrasposoni) detti anche “DNA Saltellante”, in grado di riscrivere e attivare – o disattivare- dei codici genetici.(Gage, F.H. e A.R.Muotri, “What Makes Each Brain unique” Scientific American, Marzo 2012). Un’altra parte delle regioni del genoma che non codificano proteine, comprende delle sequenze di numero variabile che si ripetono in tandem, denominate “DNA Satellite”.

Il microbiologo William Brown ritiene che attraverso specifiche disposizioni conformazionali, il DNA Satellite si interfacci con il “Campo Morfico” (un campo di informazioni scoperto dal biologo inglese Rupert Sheldrake). Varie conformazioni hanno una risonanza specifica con questo e, dunque, sono in grado di sintonizzarsi su diversi programmi di informazioni. Poiché il Dna satellite è molto specifico per ogni individuo, ciascuno di noi si sintonizza su un modello morfogenetico distinto ed esclusivo. Appare probabile che sia il DNA Saltellante, sia il DNA Satellite si interfaccino con il campo Morfico, rispondendo così alle alterazioni dello stato di coscienza dell’individuo… come un’antenna frattale, il DNA interagisce con il vuoto/etere/campo del punto zero, trasducendo l’energia di punto zero che interagisce con la nostra coscienza. 

Una maggiore interazione fra il nostro DNA e le forze di torsione e/o scalari nel vuoto potrebbe equivalere ad una coscienza espansa, mentre una minore interattività darebbe luogo a una consapevolezza contratta. Così “Certe disposizioni modulari del DNA favorirebbero maggiormente la consapevolezza cosciente”. (Brown, W., “Risonanza Morfica e biologia quantistica”, Nexus n. 97, vol. 2, aprile-maggio 2012; Murphy, B., “Il DNA spazzatura: una porta verso la trasformazione”, Nexus n. 100, vol. 5, ottobre-novembre 2012).

Questo significa che il nostro DNA è in grado, attraverso meccanismi quantistici, di accedere a vari campi di informazioni, ricevendo quelle che sono state definite dagli scienziati “cognizioni anomale”. E questa capacità varia da individuo ad individuo, in base a stati diversi di coscienza.

Il fisico finlandese Matti Pitkänen ha formulato una teoria dell’Universo a otto dimensioni, la geometrodinamica topologica (TGD), che crea un legame tra la fisica e la biologia. Secondo la sua teoria, I cunicoli spazio-temporali magnetici si fissano su sequenze del DNA fungendo da canali di comunicazione, attraverso il meccanismo dell’ipercomunicazione. (Pitkänen, M., “Whormholes and possibile new physics in biological length scales”, Helsinki,1997)

Ricordiamo che l’ipercomunicazione è una trasmissione di informazioni mediante l’utilizzo di cunicoli spazio- temporali attraverso l’iperspazio ( che è uno spazio sovradimensionale definibile dal punto di vista matematico, di cui il nostro universo quadridimensionale costituisce una parte. Nell’iperspazio non esistono né spazio, né tempo al di fuori del continuum spazio-temporale). (Fosar G., Bludorf F., “Vernetze Intelligenz. Die Natur geth Online”, Omega Verlag, 2001, tr..It. “L’intelligenza in rete nascosta del DNA” Macro edizioni, 2006)

L’importanza del ruolo dei cunicoli spazio-temporali magnetici per il DNA del resto appare anche negli studi di Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina, il quale ha dimostrato che il DNA è in grado di teletrasportarsi attraverso campi magnetici fissati nell’acqua. E un campo magnetico che trasporta una informazione può essere anche un cunicolo spazio-temporale magnetico. (Montagnier L., Aïssa J., Ferris S., Montagnier J.-L., Lavallee C.,“Electromagnetic Signals Are Produced by Aqueous Nanostructures Derived from Bacterial DNA Sequences”. Interdiscip Sci Comput Life Sci, 2009; 1: 81-90).


Per Grazyna Fosar e Franz Bludorf, il DNA è anche in grado di aprire dei fori nello spazio-tempo, spalancando una finestra e creando dei cunicoli magnetizzati nel tessuto dello spazio, “dei tunnel che collegano aree completamente diverse dell’Universo e attraverso cui si possono trasmettere informazioni al di fuori dello spazio e del tempo. Il DNA attrae queste informazioni e le trasmette alla nostra coscienza” (Fosar G., Bludorf F., “Vernetze Intelligenz. Die Natur geth Online”, Omega Verlag, 2001, tr..It. “L’intelligenza in rete nascosta del DNA” Macro edizioni, 2006)

Per questi autori, il Dna è in grado di comunicare direttamente con i cunicoli spazio-temporali. “Tutti i risultati indicano che, rispetto alla comunicazione, il DNA non è soggetto a nessuna limitazione. L’ipercomunicazione… costituisce un’interfaccia con una rete aperta – una rete di coscienza o di vita. Proprio come Internet, Il DNA può immettere i propri dati in questa rete, richiamare dati da questa rete ed entrare in contatto con altri utenti della rete… ma non è affatto limitato alla propria specie … anche esseri viventi diversi possono scambiarsi le informazioni genetiche. L’ipercomunicazione è quindi una prima interfaccia scientificamente dimostrabile tramite la quale le diverse forme di intelligenza dell’universo sono collegate fra loro”. (Fosar G., Bludorf F., “Vernetze Intelligenz. Die Natur geth Online”, Omega Verlag, 2001, tr..It. “L’intelligenza in rete nascosta del DNA” Macro edizioni, 2006)

Ciò sarebbe in grado di spiegare, oltre che la ricezione di “cognizioni anomale”, quali la percezione di eventi futuri o precognizione ad esempio, anche i fenomeni che sono stati riferiti da persone che hanno avuto una NDE o Esperienza di Premorte.

Secondo uno scienziato giapponese dell’Università di Hiroshima, Saitou Tadashi, quando moriamo ci spostiamo in un altro Universo, attraverso cunicoli spazio temporali o buchi neri di Kerr, il che spiega la percezione di cadere velocemente dentro a un tunnel e il rumore percepito dalle persone che hanno avuto una esperienza di premorte, simile a un fischio o a un sibilo. (Saitou, Tadashi, “Through the wormhole into the other universe. : On tunnels in near death experiences”, Hiroshima Departmental Bulletin Papers, 2006).

Queste ipotesi scientifiche e ricerche, confermano quanto sostenuto nella Kabbalah, quando si afferma che il comportamento di ognuno di noi può contribuire alla salvezza o alla dannazione di tutta l’umanità. (Dan, J., “La cabbalà”, Mondolibri, Milano, 2006), Infatti, essendo tutti noi collegati “in rete” attraverso le emanazioni elettromagnetiche dei nostri DNA, che, secondo Brown agirebbero come antenne frattali e antenne elicoidali, mediante questa connessione elettromagnetica, ognuno di noi può immettere dati nel campo unificato della coscienza umana e al contempo, ognuno di noi è influenzato dai dati che altri esseri umani, tramite il loro DNA hanno immesso nel medesimo campo. Inoltre sembra degno di nota il fatto che nel Sefer Yetzirah, il libro della creazione, si afferma che tutto il mondo è stato creato attraverso le lettere dell’alfabeto: “Le ventidue lettere Fondamentali, le incise, le plasmò, le combinò, le soppesò, le permutò e formò con esse tutto il Creato e tutto ciò che c’è da formare nel futuro. Le ventidue lettere Fondamentali, le incise con la Voce” (“Sefer Yetzirà, libro della formazione”, Atanor, 2000). 

Quest’ultima affermazione è veramente sorprendente, se si considera che gli scienziati hanno dimostrato che il DNA si riproduce, produce le proteine ed agisce, attraverso il suono ed è da esso modificato e influenzato (in un incredibile esperimento, Poponin e Gariaiev hanno trasformato un embrione di rana in una salamandra, inviando dei suoni specifici al DNA. (Gariaev, P:, Volnovoj genetičeskij kod,Mosca,1997). 

Inoltre, inviando delle Radiofrequenze a cellule di cuori infartuati, in Italia il Professor Carlo Ventura è stato in grado di indurre cuori danneggiati a ricreare le parti necrotizzate lese (Maioli, M., Rinaldi,S., Santaniello,S., Castagna,A., Pigliaru,G.,Gualini,S., Fontani,V., Ventura, C., “Radiofrequency Energy Loop Primes Cardiac, Neuronal, and Skeletal Muscle Differentiation in Mouse Embryonic Stem Cells: A New Tool for Improving Tissue Regeneration”, Cell Transplantation, Volume 21, Number 6, 2012 , pp. 1225-1233(9)). Inoltre, ad ulteriore conferma di quanto asserito nel Sefer Yetzirah, ricordiamo che i linguisti russi guidati da Gariaiev hanno dimostrato che il DNA usa ed è influenzato dal linguaggio, ossia dalle lettere dell’alfabeto.

Lentamente, ma inesorabilmente la Scienza sta avvicinandosi sempre più a dare spiegazioni per fenomeni che, tutto sommato, sono piuttosto comuni. Si stima che nel mondo parecchi milioni di persone abbiano sperimentato percezioni paranormali (Secondo la Gallup & Proctor Foundation il 5% della popolazione Nordamericana ha avuto una NDE, il che corrisponde a otto milioni di persone, nella sola America del Nord, (Gallup G., Proctor W., “Adventures in Immortality: A look Beyond the Threshold of Death”, Mc Graw-Hill, New York, 1982) , stiamo parlando di uno studio compiuto prima del 1982 e solo per quanto riguarda le NDE, senza considerare tutti gli altri fenomeni e una data più recente!)
Le ultime ricerche sul DNA sembrano essere le più promettenti in tal senso.

Per concludere con le parole di Fosar e Bludorf:
“L’ipercomunicazione definisce un’interfaccia con una rete aperta, cioè in linea di principio illimitata, che include tutte le forme di intelligenza dell’Universo… Se riuscissimo a vivere con maggior consapevolezza la coscienza di gruppo della nostra specie – quella umana – potremmo ricevere queste informazioni in maniera sempre più autentica… Le prestazioni di cui sono capaci in gruppo gli animali… ci danno solo una pallida idea di cosa potrebbe raggiungere un giorno l’umanità se unisse le sue forze” .

BIBLIOGRAFIA: 
Brown, W., “Risonanza Morfica e biologia quantistica”, Nexus n. 97, vol. 2, aprile-maggio 2012
Dan, J., “La Cabbalà”, Mondolibri, Milano
Fosar G., Bludorf F., “Vernetze Intelligenz. Die Natur geth Online”, Omega Verlag, 2001, tr..It. “L’intelligenza in rete nascosta del DNA” Macro edizioni, 2006
Gage, F.H. e A.R., Muotri, “What Makes Each Brain unique” Scientific American, Marzo, 2012
Gallup G., Proctor W., “Adventures in Immortality: A look Beyond the Threshold of Death”, Mc Graw-Hill, New York, 1982
Gariaev, P:,” Volnovoj genetičeskij kod”, Mosca,1997
Gariaev. P., Poponin, V., “Vacuum DNA phantom effect in vitro and its possible rational explanation”, Nanobiology,1995
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“Sefer Yetzirà, libro della formazione”, Atanor, 2000
Sheldrake, R., “La Mente estesa”, Urra, 2006

domenica 15 giugno 2014

L'anomalia della Materia

Il 95% dell'Universo è composto da materia oscura ed energia oscura... e solo lo 0,4% è composto da stelle, pianeti e altro.

Se ne deduce di come sia proprio la materia così come la conosciamo e come siamo abituati a osservarla la vera particolare 'anomalia' ed eccezione dell'Universo.

Per secoli ci siamo concentrati sullo studio della fisica di un 5% dell'universo. Forse migliaia di anni fa qualcuno approfondì il restante 95% attraverso studi che oggi cataloghiamo nell'esoterismo...


Al CERN è stato messo a punto un metodo per misurare la massa gravitazionale dell’anti-idrogeno. È simile all’esperimento della torre di Pisa di Galileo, ma usa l’antimateria.

Il team di ricerca ALPHA del CERN di Ginevra ha recentemente pubblicato su Nature Communications uno studio che analizza il modo in cui l’antimateria risente della gravità. L’obiettivo dell’esperimento ALPHA era la creazione e lo studio dell’anti-idrogeno, il più semplice atomo di antimateria. Gli scienziati hanno però osservato che i dati raccolti nel 2010 e nel 2011 su 434 atomi di anti-idrogeno potevano essere sfruttati anche per ottenere informazioni sulla forza di gravità. Jeffrey Hangst, professore danese e primo autore dell’articolo, ha chiarito che «al momento non possiamo ancora dire se l’anti-idrogeno risenta della gravità o dell’antigravità. Con i nostri studi abbiamo mostrato, per la prima volta, che è possibile compiere misure gravitazionali sull’antimateria. Il prossimo passo sarà migliorare il sistema di misura, per rendere i risultati più accurati.»

Ma se l’esperimento dimostrasse che l’antimateria viene respinta dalla materia ordinaria, anzichè esserne attratta, che cosa cambierebbe? «Tutto. Questo significherebbe che non abbiamo capito nulla sull’evoluzione dell’universo e dovremmo rivedere tutti i nostri modelli. Sarebbe una completa rivoluzione», ha spiegato il Prof. Hangst. «La fisica è piena di teorie secondo cui l’interazione tra materia e antimateria è gravitazionale, e ci sono anche una serie di misure indirette a confermarlo. Ma fino a quando non verrà eseguita una misurazione diretta, non possiamo esserne certi. Questo è ciò che il nostro esperimento dovrà stabilire.»

L’apparato ALPHA funziona come una trappola per antimateria, capace di formare e trattenere l’anti-idrogeno per più di mille secondi. Una volta rilasciati, gli atomi vengono fatti cadere e si osserva da che parte escono dalla trappola. Il procedimento è molto simile all’esperimento della Torre di Pisa di Galileo, l’unica differenza è che al posto delle sferette c’è l’antimateria. «Lasciamo gli atomi in caduta libera, e cerchiamo di capire da che parte si muovono», ha spiegato Jeffrey Hangst. «Al momento non sappiamo ancora da che parte vadano, perchè quando li lasciamo andare si stanno muovendo. È come se facessimo l’esperimento della torre di Pisa lanciando le sferette in direzioni casuali: queste potrebbero salire per un po’, ma poi comunque cadrebbero. 

L’anti-idrogeno invece decade prima di avere il tempo di accorgersi della gravità, poichè urta contro le pareti della macchina prima ancora di iniziare a precipitare.» Anche se interessante e affascinate, la gravità non è in realtà l’obiettivo fondamentale della collaborazione internazionale ALPHA, ma è considerata alla stregua di un hobby. Dall’anno scorso è iniziata la completa ricostruzione dell’apparato sperimentale. La nuova macchina si chiama ALPHA-2 e costerà circa cinque milioni di franchi svizzeri. Il suo obiettivo sarà studiare a fondo le proprietà dell’atomo di anti-idrogeno.

«Ci vuole molto tempo per rendere la macchina funzionante, per questo il nostro team di quaranta persone sta lavorando anche con gli acceleratori del CERN spenti. È un sistema molto complesso, ogni giorno abbiamo nuove sfide da affrontare». E sarà possibile creare altri tipi di atomi di antimateria? «No – ha risposto sicuro Jeffrey Hangst – con il metodo utilizzato attualmente non potremo avere atomi più pesanti dell’idrogeno, è estremamente improbabile che si formi anche un solo nucleo di elio. Tra l’altro, il nostro apparato è in grado di generare appena un atomo di anti-idrogeno per volta».


sabato 14 giugno 2014

La Riduzione Cromosomica

Chi ha seguito il Progetto Atlanticus dall'inizio si ricorderà che in occasione di una delle nostre prime conferenze parlammo proprio di questo tema.

Il patrimonio genetico normale della scimmia è di 48 cromosomi e quello dell’uomo è di 46. Se noi derivassimo dalla scimmia, dovremmo trovare nella scimmia un meccanismo, scientificamente comprovato, che spieghi come da 48 cromosomi siamo passati ad averne 46. Se noi non dimostriamo questo passaggio, tutta la teoria evoluzionista è una favola.

Era il 2°Memorial Carlo Sabadin http://www.mediafire.com/view/?041ydq0eb6i4vq6

Riportiamo 14 pagine (da pagina 10 a pagina 24) dell’opera del dr. Francesco Saverio Martelli, “Quando Fede e Ragione possono raccontare la stessa storia”. Il PDF completo è gratuitamente scaricabile a questo link.

Alcune informazioni sull’autore direttamente da Wikipedia:

“Medico Chirurgo Odontoiatra, Socio Fondatore dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Microscopica e della Società Spagnola di Laser in Odontostomatologia. Membro onorario per meriti scientifici dell’Accademia Spagnola di Odontoiatria Microscopica. Membro onorario dell’Accademia Messicana di Endodonzia. Presidente onorario della Società Greca di Microscopia odontoiatrica.

Ha partecipato come relatore a più di 150 congressi internazionali in tutto il mondo portando la sua esperienza in Odontoiatria soprattutto nell’applicazione del Microscopio Operatorio, del Laser, e di nuovi approcci diagnostici a livello microbiologico e genetico, soprattutto nella terapia della Parodontite e dell’Implantologia.

È autore di articoli scientifici e capitoli di libri in ambito internazionale; autore del libro “Laser in odontostomatologia, applicazioni cliniche”.

Nel 2001 fonda a Firenze “l’Istituto di Ricerca e Formazione in Microdentistry”, ottenendo risultati importanti nel campo dell’Odontoiatria Microinvasiva, e approfondimenti scientifici sulla correlazione della parodontite con le malattie sistemiche, in particolare L’osteoporosi.”
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La sconfitta della teoria della Riduzione Cromosomica

Per  arrivare  ora  direttamente  all’argomento  che  stronca  in  maniera  definitiva  ogni  ambizione residua di voler  affermare  che  l’evoluzionismo  può  avere  una  base  scientifica,  vediamo  di  capire insieme, partendo dalla struttura del DNA umano, che cosa sia la Riduzione Cromosomica. Perché è questa comprensione che ci permette, poi, di constatare, nella fattispecie dell’uomo, ma comunque di  qualsivoglia specie,  che  sia  l’aumento  di  un  solo  cromosoma,  sia  la  perdita  di  un  solo cromosoma,  risultano sempre  incompatibili  con  la  vita  o  con  la  sua  riproduttività.  Ciò  ci  permette anche di capire che cos’è una Sindrome Cromosomica.

Qual è il dato di fatto che è sfuggito fino ad ora a tutti quelli che hanno abboccato all’amo della teoria evolutiva?  È  che  il  patrimonio  genetico  normale  della  scimmia  è  di  48  cromosomi  e  quello dell’uomo  è  di  46.  Se  noi  derivassimo  dalla  scimmia,  dovremmo  trovare  nella  scimmia  un meccanismo,  scientificamente  comprovato,  che  spieghi  come  da  48  cromosomi  siamo  passati  ad averne 46. Se noi non dimostriamo questo passaggio, tutta la teoria evoluzionista è una favola.

Darwin  all’epoca  della  pubblicazione  del  suo  libro  non  poteva  sapere  che  la  Riduzione Cromosomica fosse un’utopia perché fino al 1959, esattamente un secolo dopo la pubblicazione del libro  ‘L’origine  delle specie’,  non  si  conosceva  ancora  il  DNA  il  cui  corredo  cromosomico,  fra l’altro, a tutt’oggi non è stato del tutto decodificato.

Solo  poi  sono  entrati  in  scena  i  Neodarvinisti  e  gli  Evoluzionisti  che  hanno  formulato  sia  ‘la teoria della mutazione delle specie’, cioè il passaggio spontaneo da una specie ad un’altra, sia quella della ‘Riduzione Cromosomica’, teorie che, come vedremo, non sono più sostenibili alla luce delle conoscenze odierne.  Nonostante  siano  stati  pubblicati  centinaia  di  libri  a  supporto  della  tesi evoluzionista, una dimostrazione scientifica gli evoluzionisti non l’hanno mai data!

Nel 1963 viene scoperto il DNA. È dunque una scoperta piuttosto recente che sta per compiere i 50  anni. Ma  è  solo  negli  ultimissimi  tempi    che  si  sta  iniziando  a  ‘capire  il  funzionamento’  delle strutture della cellula. E le nuove scoperte sono tante!

Tuttavia, anche con la scoperta del DNA la conoscenza  della  struttura  dei  cromosomi  e  del  loro funzionamento  era  ancora  legata  a  strumenti non molto sofisticati.

Il  funzionamento  del  filamento  e  di  tutto  quello  che  di  vivo  ci  sta  attorno,  noi  oggi  lo  capiamo solo con la biologia molecolare. Per questo chi è titolato a parlare di queste cose non può essere il fisico,  o l’antropologo,  o  qualche  altro  scienziato,  o  il  teologo,  o  il  filosofo,  ma  solo  il  genetista insieme al biologo molecolare. Non è una cosa che si possa studiare con i raggi X. Anche se con i raggi  X  riusciamo a vedere  delle  immagini  di  come  è  fatto  un  cromosoma,  non  possiamo  trarre alcuna conseguenza dal punto di vista biologico. Possiamo solo fare uno studio da un punto di vista descrittivo.  Possiamo  vedere questo  attorcigliamento  che  forma  la  doppia  elica.  Oltre  questo,  non andiamo. Ecco perché il genetista ha bisogno della biologia molecolare per capire come sono fatte le strutture e il loro funzionamento.

E cosa vedono il genetista e il biologo molecolare? Vedono che la scienza oggi sta avanzando in direzione opposta rispetto ai postulati neodarwinisti. Ecco quali sono le maggiori novità.

Limiti dell’evoluzionismo per la non scientificità della teoria della Riduzione Cromosomica

Gli Evoluzionisti basano la loro teoria partendo dal fatto che il 98% del bagaglio genetico delle scimmie e dell’uomo  sono  simili.  Da  questa  osservazione  passano,  come  se  si  trattasse  di  una conseguenza logica, al presupposto che la Riduzione Cromosomica sia un dato di fatto. Pensano che l’uomo derivi dalla scimmia perché in tempi remoti uno o più individui sarebbero passati, in modo casuale, dai 48 cromosomi delle scimmie ai 47 e poi dai 47 ai 46 dell’uomo attuale per evoluzione spontanea  attraverso  un  processo di  ‘fusione’  di  due  cromosomi.  Perciò  essi,  ingenuamente, considerano irrilevante il problema della Riduzione Cromosomica.

Ma tecnicamente, passare da 48 a 46 cromosomi è impossibile! ‘Statisticamente’ è impossibile!

A  chiunque  voglia  avventurarsi  in  questa  discussione  io  gli  presento  una  TABELLA  dei  casi statistici in cui c’è un cromosoma in meno e il risultato lo vedrà da solo. Il risultato è chiaro! Vedrà che  questo passaggio  nella  realtà  ‘è  impossibile’!  Anche ‘tecnicamente’  è  impossibile!  Sfido chiunque  a dimostrarmi  il  contrario!  Se  non  me  lo  dimostra, nemmeno  lo  ascolto.  Non  lo  ascolto perché  quella teoria  non  solo  non  è  dimostrabile,  ma  perché  lo  studio  statistico  delle  Sindromi Cromosomiche mi dimostra esattamente il contrario.

Ora, per capire perché la natura boccia la teoria della Riduzione Cromosomica dobbiamo prima chiarire cosa sono le Sindromi Cromosomiche.

Le Sindromi Cromosomiche, le Patologie Cromosomiche e le Malattie

Lo  studio  delle  Sindromi  Cromosomiche,  fatto  nell’ottica  di  queste  nuove  conoscenze,  pur gettando una  luce  sinistra  sulle  origini  della  specie  umana  per  come  noi  la  conosciamo  oggi,  apre per la scienza e la religione scenari di ricerca e approfondimento  non immaginabili fino a qualche decennio  fa. 

Ricordiamo  infatti  che  prima  che  Watson  e  Crick  fossero  insigniti  del  premio  Nobel per gli studi condotti sulla molecola dell’acido desossiribonucleico (DNA) e prima che gli orizzonti scientifici fossero ampliati a dismisura dalle recenti acquisizioni tecnologiche che hanno permesso a Craig  Venter  e  alla  sua équipe  il  sequenziamento  del  genoma  umano,  le  possibilità  di  studiare quello  che  da  un  punto  di vista  informatico  potremmo considerare  il  “Linguaggio  di  Dio”  erano praticamente nulle.

Solo dopo il 1963 si è potuto mettere in relazione la malattia con il patrimonio genetico. Solo da quel momento  l’attenzione  si  è  focalizzata  sulle  Sindromi  Cromosomiche  e  sulle  Patologie Cromosomiche prodotte  da  anomalie  che  si  verificano  prima,  o  durante  o  dopo  il  concepimento, ossia  durante  la divisione  e  duplicazione  meiotica,  il  successivo  scambio  e  ricombinazione  del materiale  genetico tramite  il  così  detto  ‘crossing-over’  (incrocio  esterno)  e  la  successiva  divisione cellulare.  Se  in  una di queste  fasi  si  verifica  una  anomalia,  ecco  che  il  risultato  è  imperfetto.  La causa  non  è  dovuta  la caso,  ma  a  una  irregolarità  cromosomica  o  a  un  errore  del  programma  di riproduzione per effetto dell’ibridazione della specie umana.

Le  Sindromi  Cromosomiche  si  distinguono  dalle  Patologie  Cromosomiche,  e  queste  dalle Malattie  in genere,  per  la  loro  gravità  e  perché    interessano  contemporaneamente  tanti  organi.  Le Sindromi Cromosomiche sono, dunque, un insieme di Patologie che si manifestano in individui ‘fin dal  concepimento’ coinvolgendo  contemporaneamente  organi,  distretti e  apparati  e  si  distinguono, appunto, per la loro gravità.

Le  Patologie  Cromosomiche,  invece,  sono  esse  pure  congenite,  ma  ‘insorgono  ad  un  certo momento della vita, e solo quando c’è una predisposizione genetica’.

Se  è  interessato  solo  un  organo,  parlo  di  Malattia.  Per  esempio,  se  ho  la  cirrosi  è  ammalato  il fegato; se ho il diabete è ammalato il pancreas; se sono presbite è ammalato l’occhio… Queste sono Malattie.

A volte ci sono Patologie che non toccano il fisico, ma toccano la psiche dell’individuo. Noi non possiamo fossilizzarci solo su quello che vediamo come risultato esteriore, ossia sul fatto che alcune persone, pur gravemente colpite da tare psichiche, e qui userei Sindromi, non presentano alterazioni somatiche che possiamo vedere. Può accadere che noi li percepiamo come uomini normali mentre non lo sono, solo perché non hanno una Sindrome che ha pesato sul corpo. Questi pazienti possono essere molto più ammalati di molti che invece lo sono visibilmente.

Di tutta la materia che riguarda l’origine delle Sindromi Cromosomiche la scienza non sa ancora praticamente niente!  Ma  crede  di  sapere  e  in  questa  presunzione  sviluppa  deliri  di  onnipotenza, come  quelli  che si leggono  sempre  più  spesso  nei  giornali  o  si  ascoltano  nei  media:  che…  si arriverà a debellare tutte le malattie, comprese le Sindromi, …e che un giorno si vivrà molto più a
lungo, …forse  200 anni…

Le Sindromi Cromosomiche più gravi si possono classificare, con una semplificazione estrema, in Monosomie,  quando  hanno  un  cromosoma  in  meno,  Trisomie,  quando  hanno  un  cromosoma  in più e in Polisomie, quando hanno più cromosomi in eccesso rispetto al cariotipo normale.

La TABELLA che analizzeremo è il risultato di uno studio fatto su 100.000 casi. Uno studio fatto su 100.000  casi  ha  una  potenza  statistica  sulla  quale  nessuno  può  eccepire  nulla  in  campo scientifico:  è ‘legge’.  Nessuno  può  contestare  quei  dati.  Perché normalmente  gli  studi  scientifici, quando vengono fatti su 1000 casi, sono già studi che statisticamente hanno un peso.

Le Sindromi Cromosomiche finora scoperte sono tantissime e riguardano tutti i cromosomi. Qui, per esemplificazione, riportiamo solo alcuni esempi.

Vediamo cosa ci dice la statistica dei casi esaminati.

Se  noi  analizziamo  questa  TABELLA,  vediamo  che  quando  si  tocca  il  numero  dei  cromosomi l’individuo  o  non  nasce  affatto  o,  se  nasce,  nasce  malformato.  Nasce  con  una  Sindrome Cromosomica.  E  nasce  con  l’impossibilità  a  riprodursi.  Il  che  ci dimostra  che  non  possiamo nemmeno supporre che il passaggio da una scimmia all’uomo sia avvenuto in natura attraverso una Riduzione Cromosomica. E neanche se si assomma un cromosoma la situazione migliora. Vediamo che  quando avvengono  delle  Trisomie  nei  cromosomi  maggiori  (1-12)  lo  zigote  non  s’impianta nemmeno o, se inizia la gestazione, muore subito dopo e viene espulso con un aborto spontaneo. In nessun  caso  nasce vivo.  Sopravvivono  solo  quelli  in  cui  avviene  solo  una  delezione,  ossia  viene toccata soltanto una piccola parte di un cromosoma, ma ciò produce sempre una Sindrome.

Altra osservazione, conseguente a questa, è che le Sindromi avvengono sempre nei cromosomi di più piccole dimensioni  perché  con  compiti  meno  indispensabili  alla  vita.  Queste  sono,  comunque, egualmente devastanti  e  interessano  contemporaneamente  più  organi.  Ad  esempio  la  Sindrome  di Down  è determinata  da  un’irregolarità  del  Cromosoma  21  che  è  fra  i  più  piccoli  fra  i cromosomi autosomi. Ma  è  sufficiente  anche  una  piccola  anomalia  per  produrre  un  grande  danno.  Fra  i  casi Down troviamo una grande gamma di gravità. Alcuni casi sono quasi impercettibili e questi soggetti hanno un buon grado di apprendimento e di autonomia. Hanno, comunque, tutti un grande indice di affettività  e  di socialità. 

Generalmente  i  soggetti  affetti  da  questa  Sindrome  hanno  anche  un  alto indice di sterilità.

Vi  siete  mai  chiesti  come  mai  oggigiorno  non  si  vedono  più  casi  gravi  di  Sindromi Cromosomiche? Questo  è  dovuto  al  fatto  che  l’amniocentesi  o  la  villocentesi  vengono  fatte  nei primi mesi di gestazione e quindi permettono di riconoscere i feti con Sindromi e di provvedere ad eliminarli.  Questo  non indica  che  la  società  abbia  un  più  elevato  grado  di  normalità.  Vengono semplicemente fatti abortire, mentre i casi più gravi sono abortiti spontaneamente.

Le Monosomie. Si chiamano monosomie quei casi in cui c’è un cromosoma in meno rispetto al cariotipo normale. Non ci sono casi di monosomia fra le coppie di cromosomi 1-22, cioè quelle che codificano prevalentemente i caratteri somatici e che vengono definite ‘autosomi’. Autosomi sono perciò quelle coppie che ‘non’ determinano il sesso ma altri caratteri genetici.

Tutti  i  casi  di  monosomia  riguardano  ‘solo’ la coppia  numero  23,  quella  che  determina prevalentemente i caratteri sessuali. Qui manca un cromosoma: o manca il cromosoma Y o manca l’altro cromosoma  X.  Rimane  perciò  solo  il  cromosoma  X.  Quindi  è  una  Sindrome  che  colpisce solo  le femmine.  Questa  monosomia  viene  chiamata  X0,  (x  zero)  perché  c’è  solo  il  cromosoma
sessuale X e manca quell’altro.

L’unica  monosomia  conosciuta  è  la  Sindrome  di  Turner.  Le  femmine  che  sopravvivono presentano alla pubertà una statura inferiore alla media, mammelle poco sviluppate e organi sessuali interni immaturi.

Ma, badate bene cosa hanno visto i genetisti in questo studio! Hanno visto che, sul campione di 100.000 casi studiati, solo 1358 sono casi di monosomia. E di questi solo 8 sono arrivati vivi alla nascita,  mentre  gli altri  1350  casi  con  la  Sindrome  di  Turner  sono  nati  morti  o  sono  stati  abortiti spontaneamente.  Gli individui  con  45  cromosomi,  perché  nel  cromosoma  23  manca  la  Y  o  la X, muoiono  subito  e,  se magari  riescono  a  sopravvivere  per  qualche  anno,  ma  in  percentuale ridottissima  (8/100.000),  sono destinati  a  morire  prima  di  raggiungere  l’età  fertile!  Nessuno  di questi  individui  con  un  cromosoma in meno  è  arrivato  all’età  fertile!  Il  rapporto  dice  tutto  quello che c’è da capire! Non arriveranno mai a generare!

Ma se il cromosoma ‘mancante’ interessa una delle altre coppie di cromosomi, vale a dire da 1 a 22,  il  feto viene  abortito  prima  della  nascita.  Sempre!  Questo  dice  tutto!  Sfido  chiunque  a dimostrarmi che in natura sia possibile una Riduzione Cromosomica!

Tutti  gli  altri  casi  di  Sindrome  Cromosomica  hanno  un  cromosoma  in  più.  Questi  talvolta sopravvivono, ma sono sempre individui menomati.

Il passaggio logico per un evoluzionista sarebbe quello di riuscire a dimostrare che una riduzione in  termini numerici  di  cromosomi  sia  possibile.  Io  non  voglio  nemmeno  stare  a  discutere  se  la mancanza  di  un cromosoma  sia  migliorativa  o  peggiorativa perché,  anche  per  la  mancanza  di  un pezzettino piccolissimo di un solo cromosoma, ne va dell’individuo. Lo devasta! Ne viene fuori una cosa raccapricciante! Tecnicamente, se ne manca uno, l’individuo non sopravvive o vive per poco!

Questa è la prova che la Riduzione Cromosomica in termini numerici è impossibile! Perciò ho detto che sfido chiunque  voglia  controbattere  l’evidenza  di  questa  statistica!  Sfido  qualunque  genetista, medico, biologo,  antropologo,  veterinario… a dimostrarmi  il  contrario!  Ma  con  dati  alla  mano!

Dovrebbe dimostrarmi che nella specie umana esistono dei casi di individui con 45 cromosomi, che possano essere  in  grado  di  generare  e  …  in  modo  migliorativo!  Si  tratterebbe  di  provare  le medesime circostanze  di  quanto  essi  suppongono  sia  successo  nel  passaggio  dalla  scimmia all’uomo. Dovrebbe
dimostrarmi che, in una casistica di altri 100.000 casi, almeno qualche caso di monosomia è arrivato all’età fertile e, con 45 cromosomi, ha fatto figli. E in maniera ‘migliorativa’. Perché questo è il problema!

Ecco perché ho detto che finché qualcuno non mi porta un altro studio di altri 100.000 casi e non mi mostra che fra questi c’è una sia pur piccola percentuale che è arrivata all’età fertile passando da 46  a  45 cromosomi  e  poi  si  è  riprodotta  facendo  figli  con  un  altro  individuo  di  45  cromosomi  ‘in maniera migliorativa’,  non  lo  ascolto.  Perché  questo  sarebbe  stato  il  passaggio  che secondo  loro avrebbe dovuto avvenire: passare da 48 a 47 cromosomi e poi da 47 a 46, in maniera migliorativa, visto che noi abbiamo caratteristiche superiori alle scimmie.

La Riduzione Cromosomica che l’evoluzionismo sostiene è praticamente impossibile!

Se  noi  seguiamo  questo  ragionamento  che  parte  dall’osservazione  scientifica  e  osserviamo  le scimmie, dobbiamo constatare che una scimmia ‘viva’ con 47 cromosomi, cioè con un cromosoma mancante, non si è trovata mai! Soprattutto una scimmia femmina adulta in grado di riprodursi, non si è trovata mai! Questo è l’anello mancante!

Quindi,  la  conclusione  che  da  un  punto  di  vista  scientifico  possiamo  trarre  studiando  le monosomie e comparando i dati ottenuti con le ipotesi evoluzionistiche è che queste sono eretiche e rivoluzionarie. 

Eretiche  perché  smerciano  una  bugia  venduta  a  livello  planetario  come scientificamente  provata perché,  nonostante  sia  ormai  chiaro  sia  da  un  punto  di  vista  biologico, biochimico,  statistico-matematico  che  l’evoluzionismo  neodarvinista  è  privo  di  fondamento,  tale teoria  viene  presentata  nei libri  di  testo  scolastici,  nei  musei  e  nei  congressi  come  vera,  e  gli scienziati dissenzienti ostracizzati e messi a tacere. Io sono un semplice medico ma vorrei far notare come  la  soluzione  proposta  dagli scienziati  che  dicono:  “L’ipotesi  più  verosimile  per  spiegare queste differenze nel numero dei cromosomi è quella di una fusione “end to end” fra due piccoli cromosomi che potrebbe essere avvenuta in un ‘preominide ancestrale’ producendo un’importante distinzione fra il cariotipo delle Antropomorfe e quello dell’Uomo” è semplicemente ridicola!

In conclusione: non vedo come, alla luce di quanto sopra esposto sulle Sindromi Cromosomiche, si  possa ipotizzare  un  passaggio  da  48  a  46  cromosomi  posto  che  la  sola  assenza  di  piccolissimi frammenti di cromosoma (delezione) sia sempre nel 100% dei casi francamente patologica.

Le Trisomie. Nel caso di un solo cromosoma in più, abbiamo le Trisomie, ossia 3 cromosomi in una coppia invece di 2. Quegli individui che hanno un cromosoma in più hanno maggiori possibilità di vita rispetto a quei soggetti colpiti da Monosomia, ma con un’aspettativa di vita sempre limitata nel tempo e con caratteri sempre peggiorativi.

Fra  tutte  le  anomalie  cromosomiche  le  Trisomie  sono  le  più  frequenti  e  le  più  osservabili. Comunque, l’attesa di vita è molto ridotta. Praticamente, le Trisomie sono quasi tutte, destinate ad aborti spontanei.

Le  trisomie  possono  riguardare  tutte  le  coppie  di  cromosomi,  sessuali  e  non.  Tutti  i  casi  di Trisomia cromosomica  ‘sessuale’  riguardante  il  cromosoma  numero  23  sono  casi  in  cui  c’è  un cromosoma ‘sessuale’ in più: possono essere XYY, XXY, XXX.

Fra  quelle  ‘non  sessuali’,  dette  autosòmiche,  la  più  frequente  è  la  Sindrome  di  Down  che interessa il cromosoma  numero  21.  Sul  campione  di  100.000  casi  studiati,  463  sono  Down,  ma  di questi  solo 113  sopravvivono.  Praticamente  solo  1  bambino Down  su  3  sopravvive.  Gli  altri  350 vengono abortiti spontaneamente durante la gestazione.

Quello  che  constatiamo  oggi  è  che  le  Trisomie  compatibili  con  la  vita  sono  solo  quelle  dei cromosomi  di  piccole  dimensioni  e  che  portano  una  numerazione  più  alta,  come  la  Sindrome  di Down  che  è  da  una  parte  quella  ad  incidenza  numerica  più  alta  rispetto  a  altre  Trisomie autosomiche  come  la  7  o  la  13  o  la  18  ma,  d’altra  parte,  anche  quella  con  un  grado  di compromissione sindromica più basso.

Ci  siamo  mai  chiesti  perché  esiste  la  Sindrome  di  Down,  ossia  perché  esiste  la  Trisomia  del cromosoma  numero  21,  e  non  per  esempio  la  Trisomia  del  cromosoma  1  o  2?  Perché,  se  già  una piccolissima  alterazione  di  un  cromosoma  così  piccolo  come  il  cromosoma  21,  il  più  piccolo  dei cromosomi, può portare conseguenze così devastanti, figuriamoci cosa sarebbero le alterazioni del cromosoma numero 1 o 2 che sono molto più grandi! Nel cromosoma 21, se poi lo srotoliamo, quel filamento chissà quanto è lungo! Ma le informazioni contenute nel cromosoma 21 sono comunque in  quantità inimmaginabile!  Ecco  perché  non  ci  sono  Trisomie  del  cromosoma  1  o  del  2:  perché immediatamente muoiono. Sono i così detti ‘aborti spontanei’.

Quindi, più sono grandi i cromosomi, più è pesante la selezione della natura che interviene con un  aborto.  A volte  non sopravvivono  nemmeno  per  potersi  piazzare  sulle  pareti  dell’utero.  Nella colonna dei nati vivi, i cromosomi più pesanti, i più grandi, hanno come valore: 0. Addirittura, nel cromosoma 1 nemmeno fra gli aborti o i nati morti c’è un dato positivo! Con il cromosoma alterato numero  2  sono  stati  trovati  159 aborti  e  ‘nessun’  sopravvissuto.  Le  Trisomie  che  interessano cromosomi di grandi dimensioni sono sempre destinate all’aborto e mai alla sopravvivenza. Infatti, nelle coppie di cromosomi dal numero 1 al 12, i nati vivi sono tutti 0. Ciò significa che fra tutte le Trisomie    dal  cromosoma  1  al  12  non  vi  è  alcun  caso di  un  individuo  che  sia  nato  vivo.  Si riscontrano  dei  nati  vivi  solo  in  sindromi  trisomiche  che riguardano  cromosomi  più  piccini  e  gli effetti  sono  terrificanti.  Quindi,  quando  avviene  un concepimento  dove  c’è  un’alterazione  dei cromosomi più grandi, l’ovulo non si impianta nemmeno. Quando la donna ha una mestruazione un pochino  diversa,  e  la  interpreta  come  un  fatto  di  routine,  o perché  ha  il  flusso  un  po’  più abbondante,  o  magari  perché  ritarda  di  qualche  giorno,  molto probabilmente  si  tratta  di  un  aborto spontaneo.  Spesso  questi  sono  aborti spontanei  e  sono  legati  a anomalie  che  hanno  interessato  i cromosomi più grandi!

In  altre  parole,  gli  individui  con  47  cromosomi  possono  sopravvivere  ed  arrivare  in  età  adulta, anche se sono generalmente sterili e con attesa di vita sensibilmente più bassa rispetto ai sani, solo se la Trisomia interessa un piccolo cromosoma. Le altre Trisomie hanno poca chance di arrivare alla sopravvivenza e spesso esitano in aborti già nei primi giorni o settimane di gravidanza. In genere gli individui che sopravvivono hanno solo una piccola delezione di quella Trisonomia.

Vediamo  cosa  succede  delle  altre  Trisomie,  a  parte  quella  del  cromosoma  21.  Fra  le  poche Trisomie che possono sopravvivere sono: quella del cromosoma 7, detta ‘Sindrome di Williams’, del cromosoma  13,  detta  ‘Sindrome  di  Patau’,  e  quella  del cromosoma  18,  detta  ‘Sindrome  di Edwards’. Ma la loro aspettativa di vita è sempre assai ridotta.

Sommando  tutte  le  sindromi  comprese  fra  il  cromosoma  7  e  il  20,  sui    100.000 casi  del campione, solo 30 sono nati vivi: una cifra praticamente irrisoria e sempre con menomazioni varie. Sopravvivono solo casi colpiti da una delezione in cui il cromosoma sia solo leggermente toccato. Oggi conosciamo gli effetti devastanti che produce sugli esseri umani la presenza di un cariotipo trisomico (47 cromosomi) o polisomico (48 cromosomi). E quelli che sopravvivono, lo sono sempre per periodi molto ridotti rispetto a una persona normale.

Fra le modificazioni cromosomiche meno gravi troviamo le così dette ‘Malattie rare’ che sono in  realtà  delle malattie  genetiche,  ma  non  sono  incompatibili  con  la  vita  né  con  la  fertilità.  Se  ne contano  oggi  più di  370  tipi  e  sono  in  continuo  aumento  perché gli  studi  sono  sempre  più approfonditi.

Le  Polisomie. Infine  ci  sono  le  Polisomie.  Le  Polisomie  si  verificano  quando  ci  sono  48  e,  in certi casi eccezionali, anche 49 cromosomi o più.  È la Sindrome di Klinefelter. È un’alterazione della coppia 23, ossia dei cromosomi sessuali. Colpisce solo i maschi che spesso sono più alti della media.  Presentano testicoli  sottosviluppati,  parziale  sviluppo  delle  mammelle  e  a  volte  hanno un’intelligenza inferiore alla media. Possono presentarsi con XXY, con XXXY o con XXYY.

Generalmente le Polisomie in natura sono bocciate subito, ancor prima di nascere.

Per saperne di più è possibile consultare degli Istituti che studiano unicamente il genoma.  Un  laboratorio  di genetica  molecolare  particolarmente  avanzato  può  essere  il  ‘Centro  Genoma’ di Roma, ma oggi ce ne sono anche altri presso le maggiori Università di Medicina, come Firenze, Milano,  Padova  ….  Lì  troviamo annoverate  molte  altre  sindromi  che,  per  semplificare,  in  questa esposizione eviterò di nominare.

Ora guardiamo cosa succede quando c’è una Trisomia, ossia un cromosoma in più.

Della  Sindrome  del  cromosoma  21  non  vi  porto  alcun  caso  perché  presumo  che  ne  conosciate. Sono i bambini Down. Solo negli anni ‘60 è stato possibile mettere in correlazione questa Sindrome con il patrimonio genetico. Quindi la conoscenza della sua causa è recentissima.

Nella  Sindrome  di  Williams  abbiamo  interessato  il  cromosoma  7.  Da  una  piccolissima alterazione, o micro-delezione, che significa che manca un pezzettino piccolissimo del cromosoma 7, ecco cosa viene fuori in questi poveri bambini! Sono immagini che io non commento nemmeno! Qui non c’è un cromosoma in più né manca un cromosoma, ma vi è solo una delezione, ne manca solo  un  pezzettino!  L’individuo  ne  viene fuori  devastato.  Lascio  a  ciascuno  fare  le  sue  riflessioni.

Guardiamo  anche  qui:  basta  che  nella  coppia  13  ci  sia  un  cromosoma  in  più  ed  ecco  cosa  ne viene fuori! Ovviamente questi bambini non sopravvivono.

Qui  abbiamo  visto  come  un’alterazione  del  patrimonio  genetico  agisce  in  maniera  devastante  e porta all’aborto. Questi bambini non potevano nascere vivi.

Ricordo  ancora  con  orrore  e  con  pietà  i  recipienti  di  vetro  pieni  di  formaldeide  che  nel  Museo dell’Istituto  di  Medicina  Legale  e  di  Anatomia  Patologica  dell’Università  degli  Studi  di  Firenze sono allineati in scaffali impolverati. Dentro quei recipienti si conservano i corpi mostruosi, straziati da Sindromi Cromosomiche, di poveri bambini non sopravvissuti per via di cariotipi incompatibili con  la  vita.  Sembrano dei  veri  e  propri  mostri!  Andai  a  visitarlo  non  appena  mi  fui  iscritto  a Medicina. Vi  andai  già  nel primo  mese.  Là  erano  conservati  e  classificati,  come  in  un  museo,  gli aborti di quei bambini che erano venuti fuori da interruzioni spontanee di gravidanza al 4°, 5°, 6° e anche  al  7°  mese.  Ho  ancora  presenti tutti  quelli  scaffali  con  quei  barattoloni  pieni  di  formalina, grandi quanto basta per contenere un feto. E tutti questi feti allineati erano conservati perfettamente.

Noi  non  abbiamo  oggi  a  livello  scientifico  dati  realistici  da  portare.  Quelli  che  abbiamo  sono sempre stime  imprecise  per  difetto.  Non  sono  ancora  stati  fatti  certi  studi.  Bisognerebbe  prendere tutti  gli aborti,  studiarli  e  catalogarli.  Perché  la  maggior  parte  degli  aborti  spontanei  non  viene nemmeno percepita  come  aborto.  Se  accade  nella  settimana  iniziale,  e  si  ravvisa  solo  qualche ritardo  del  ciclo, da  28  a  32  giorni,  spesso  si  tratta  di  un  aborto  spontaneo  che  passa  inosservato.

Come  facciamo  in  questi  casi  ad  avere  dati  scientifici  se  non  abbiamo  il  materiale?  Questi  non vengono nemmeno classificati. Dovremmo avere il patrimonio genetico di quelle poche cellule che sono state espulse naturalmente e studiarle.  Il  numero  degli  aborti  spontanei  è  altamente  sottostimato.  Questa  è la realtà.  Noi  non  abbiamo nemmeno  l’idea  di  quanto  numerosi  siano!E  questo  i  ginecologi  lo  sanno  e lo  dicono.  Molti concepimenti non vanno a buon fine. In questi casi c’è il concepimento e subito dopo l’aborto. Ecco perché nascono morti.

Qui  noi  facciamo  una  conta  grossolana,  ma  ricordiamo  che  quando  si  toccano  i  cromosomi maggiori o non attecchiscono nemmeno o vengono espulsi come aborti e, se ne manca anche solo un  piccolissimo frammento,  cioè  se  c’è  una  così  detta  ‘delezione’,  l’individuo  ne  viene  fuori devastato!

Ricapitolando

La tesi che portano avanti gli Evoluzionisti e i Neodarvinisti è la Riduzione Cromosomica da 48 a  46 cromosomi  ‘dovuta  al  caso’,  dicono  loro,  per  delle  modifiche  spontanee  dei  cromosomi.  Ma studiando quella tabellina abbiamo visto cosa avviene quando siamo in presenza di una mutazione spontanea.

Nella  Monosomia  del  cromosoma  23,  cioè  la  sola  Sindrome  che  riscontra  un  cromosoma  in meno, la percentuale di sopravissuti è di 8 su 100.000, che equivale allo 0,08/1000, senza contare che  la menomazione  è  sessuale  e  ciò  determina  l’impossibilità  a  procreare.  Quindi,  la  speranza  di una possibilità della validità dell’ipotesi di una Riduzione Cromosomica è praticamente nulla. Non
esistono altri tipi di monosomia.

Inoltre,  al  di  là  di  ogni  possibile  logica  e  considerazione  sul  fatto  che  il  deficit  a  livello cromosomico  delle  coppie  1-22  non  permetta  la  sopravvivenza,  resta  il  fatto  che  si  perderebbero delle  informazioni  a  livello  cromosomico,  e  questa  perdita  devasterebbe  gli  individui,  sempre.

Infatti,  anche  la  perdita  di  una  parte  soltanto  di  un  cromosoma,  benché  piccola,  cioè  una ‘delezione’,  non  è  mai  migliorativa,  ma  sempre  peggiorativa.  C’è,  poi,  questa  statistica  numerica, semplicemente da pallottoliere, che taglia la testa al toro. In conclusione, non si può ipotizzare che l’uomo possa derivare dalla scimmia! Non solo non si può dimostrare, ma non si può nemmeno ipotizzare guardando questi dati scientifici!

L’analisi  delle  Sindromi  Cromosomiche  note,  e  la  ricerca  su  quelle  Sindromi  definite criptogenetiche, molte delle quali ancora ignote, sono la premessa per capire sempre meglio  come un passaggio tra le scimmie antropomorfe e l’uomo sia tecnicamente impossibile a livello genetico.

Fino  ad  oggi  non  esistono  spiegazioni  scientifiche  che  riescano  a  dimostrare  questo  aspetto supportando la teoria evoluzionistica che presuppone una Riduzione numerica non di uno ma di ben due cromosomi  per  passare  dal  cariotipo  scimmiesco  (48  cromosomi)  a  quello  umano  (46 cromosomi). In conclusione, una Riduzione Cromosomica in natura non esiste perché la natura la boccia in partenza! La mancanza di un cromosoma, o Monosomia, è sempre incompatibile con la vita.

Quando  ero  giovane  studente  di  medicina  ci  insegnavano  che  madre  natura  aveva  dei meccanismi eugenetici  di  protezione  della  specie.  Nel  mondo  degli  animali  domestici,  che  sono comunque  spesso geneticamente  incrociati  per  ottenere  razze  con  determinate  caratteristiche, l’incidenza delle Sindromi Cromosomiche diventa evidente solo quando si verificano esposizioni a dosi  altissime  di  radiazioni ionizzanti    (es.  gli  animali  presenti  nell’area  circostante  a  Chernobil).

Questo perché si tratta di incroci di ‘razze’ appartenenti tutte alla ‘specie canina’ per cui gli incroci sono possibili senza causare anomalie cromosomiche. Ma dove non si tratti di differenti razze ma di differenti specie,  esiste  una  barriera  genetica  invalicabile  fra  una  specie  ed  un’altra.  Infatti  per convenzione  si parla  di  ‘specie’  per  definire  un  gruppo  di  individui  ‘geneticamente  isolato’,  ossia non fertile con individui di altre specie.

A dispetto di ciò che vanno dicendo i Teo-evoluzionisti che, per far entrare in qualche modo Dio come Creatore  nella  teoria evoluzionista,  vanno  supponendo  che  Dio  abbia  impresso  al  creato  in fase ancora  iniziale  un  ‘input’  affinché  la  natura  si  evolvesse  da  sola  senza  ulteriori  interventi creativi,  la loro  teoria  non  risolve  il  rapporto  fra  Fede  e  Scienza.  Essa  infatti,  ricade nell’evoluzionismo  e,  per gli  stessi  motivi,  è  bocciata  in  partenza.  Potremmo  dire,  piuttosto,  che questa  teoria  manca  sia  di Fede  che  di  Scienza.  È  un  compromesso  che  non  soddisfa  neppure  la ragione.

La  verità  è  che  se  vogliamo  una  soluzione  logica,  l’unica  che  rispetti  la  Fede  e  la  Scienza, Dobbiamo  escludere  la  Riduzione  Cromosomica  e  riconoscere  la  necessità  di  infiniti  interventi  di Dio, tanti quante sono le specie, e, per la precisione, ‘due’ interventi diretti per la creazione dei due capostipiti di ogni singola specie, la femmina e il maschio. Quindi, l’unica soluzione è questa: per passare  da  una  specie ad  un’altra  e  in  particolare  da  una  specie  di  scimmie  all’uomo  ci  voleva necessariamente l’intervento
creatore di Dio!

Per  concludere,  penso  che  dobbiamo  smetterla  di  comportarci  in  maniera  remissiva  quando sosteniamo che ‘Dio ha creato singolarmente ogni specie’ seguendo un ‘philon’  di sempre maggior complessità. Dobbiamo smetterla di accettare che l’ultimo pseudo scienziato si metta in cattedra e che da noi voglia delle prove, mentre lui non ne porta una! Trattiamoci da pari a pari: “Tu mi dici che  l’evoluzionismo ha ragione?  Spiegami  allora,  tecnicamente,  come  è  successo  che  da  48 cromosomi  siamo  passati a 46!”.  Perché,  da  quanto  abbiamo  visto,  non  solo  la  mancanza  di  un cromosoma  non  è concepibile che  porti  un  miglioramento,  ma  neanche  la  presenza  di  un cromosoma in più. Gli individui che soffrono di Sindrome Cromosomica sono tutti menomati!

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