mercoledì 6 novembre 2013

La Levitazione Sonica... Uno dei tanti segreti di Atlantide

Fu Henry Kjellson, un ingegnere svedese costruttore d’aeroplani, a raccontare nel libro “The lost techniques”,  la strabiliante esperienza del Dr Jale, il suo amico svedese che, avendo il privilegio di soggiornare in un lamastero tibetano, riuscì a documentare e filmare come i monaci riuscissero a sollevare massi pesantissimi e a spostarli a 250 metri d’altezza, utilizzando unicamente la levitazione acustica.

Vide con i suoi occhi un fenomeno che per le leggi fisiche del tempo non poteva esistere: col solo suono di tamburi e trombe, i monaci riuscivano a sollevare grosse pietre di pesi differenti dal suolo che, arrivate  a 250 metri più in alto,  con l’aiuto di alcuni yachs, venivano poi ricevute e sistemate da altri monaci.


Evidentemente essi hanno sfruttato un’enorme fonte di energia sconosciuta, ma la scienza ufficiale tolse di mezzo i filmati che furono ufficialmente confiscati e secretati dalla società inglese per cui l’uomo lavorava e ancora oggi sembrano essersi volatilizzati.

Ma i tibetani non furono gli unici a conoscere anticamente la levitazione acustica: secondo alcune leggende arabe giunte sino a noi, gli antici Egizifacevano volare pietre spostandole con la sola forza del  pensiero e con il suono, lasciando così intendere che avrebbero potuto usare questo sistema per la costruzione di piramidi.

D’altra parte, i sacerdoti egizi erano depositari delle “Parole del Potere”, insegnate dal dio Thot: se le parole venivano pronunciate correttamente, producevano un modello tridimensionale in risonanza con l’Etere, generando  l’ effetto desiderato o un’ energia.

Forse la più interessante testimonianza della levitazione è ancora oggi presente nel villaggio indiano di Shivapur: nel cortile collocato all’esterno della moschea dedicata al Santo Sufi Qamar Alì Dervish c’è una pietra cilindrica di oltre 60 kg ed ogni giorno, durante la preghiera, 11 fedeli la circondano mettendosi a ripetere il nome del Santo, fino a raggiungere una certa intensità acustica: a quel punto gli 11 uomini sollevano la pietra, utilizzando un solo dito ciascuno e, terminata la litania, fanno un rapido balzo all’indietro, per evitare di restar schiacciati dalla caduta a peso morto di essa.

Come non citare Walter Russel, che nel trentunesimo capitolo del libro “A new concept of the Universe” spiega che l’Universo consiste interamente di onde in movimento e che qualunque teoria che non sia in grado di trovare un appropriato posto all’interno dell’onda, a causa di ciò non ha nessun’ altra collocazione  all’interno della Natura.


Parole sicure, dure, ma possono resistere indenni ad un esame? Dal lavoro di John Keeky siamo portati a credere sia davvero così.

Keely trascorse tutta la sua vita a studiare la forza cosmica misteriosa liberata dai suoi apparecchi, convinto che le vibrazioni del Cosmo producessero una forma di musica le cui ottave, opportunamente accordate, potessero liberare un’energia inesauribile.

Nell’Universo, dagli atomi alle galassie, tutto si trova in uno stato particolare di vibrazione.


Anche ogni singola parte del nostro corpo ha una vibrazione che deve essere armoniosa per  mantenerlo in salute; e le malattie si instaurano se viene alterata la frequenza vibratoria,naturalmente perfetta, di organi, tessuti e cellule che compongono il nostro corpo.

In questo sistema perfetto, i suoni hanno un ruolo fondamentale nel corpo umano e in tutto il Cosmo: se una vibrazione può far ammalare o guarire, ma anche rompere un vetro, probabilmente può anche sollevare un peso.


I suoi arcani meccanismi, dotati di sfere metalliche composte da oro, argento e platino, corni in ottone, canne d’organo e fili,  furono fatti funzionare sotto lo sguardo attonito di numerosi spettatori e studiati senza successo dai suoi contemporanei, che volevano ad ogni costo smascherare la frode dello scienziato.

L’enigma sotteso a secolari ricerche pare essersi quasi risolto.

Sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, è stato descritto un nuovo metodo di levitazione acustica in movimento, sviluppato da un team di ricercatori del Politecnico di Zurigo, capeggiato dall’italiano Daniele Foresti.

Come egli stesso spiega, la levitazione acustica, ossia l’utilizzo di onde sonore per mantenere in aria piccoli oggetti, esisteva già da diversi decenni,  ma si trattava di una levitazione statica, in cui gli oggetti vengono mantenuti in equilibro in un certo punto. Per farlo si sfrutta la pressione esercitata dalle onde acustiche e, variandone opportunamente l’intensità e la frequenza, in questo caso infrasuoni, è possibile far ‘galleggiare’ qualsiasi tipo di piccoli oggetti, anche liquidi.


Il ventinovenne ricercatore italiano, invece, nell’ambito del conseguimento del dottorato in Svizzera, ha avuto la sensazionale idea di utilizzare tanti levitatori, disponendoli uno accanto all’altro, per capire come far passare la ‘palla’ da uno all’altro e guidare così il movimento di un oggetto.

Proprio come in una chitarra, dove la forma fa praticamente tutto, poiché mantiene il controllo delle onde e la risonanza, il segreto del primo levitatore al mondo in grado di manipolare e muovere più oggetti contemporaneamentesta tutto nella sua geometria.

In cosa consiste nel dettaglio il suo metodo di levitazione acustica? Sfruttando le proprietà del suono, è possibile manipolare piccole quantità di oggetti solidi o muovere piccole quantità di liquidi, senza alcun tipo di contatto con altri strumenti, quindi evitando interazioni o contaminazioni.

Forza di gravità e tocco provocano deformazioni nei materiali che, seppur minime, possono compromettere la perfetta reazione chimica tra due liquidi o altri tipi di sostanze.

Lo strumento,  messo a punto nei laboratori svizzeri, permette di muovere oggetti con una sezione fino a 7 millimetri,  senza limiti di lunghezza ed è utilizzabile su qualsiasi tipo di materiale.

Il levitatore può muovere gocce di leghe metalliche fuse, che possono essere mescolate insieme per formare nuovi materiali oppure per l’incapsulamento del solido-liquido.


Alcuni esperimenti sono stati anche di tipo biologico, dimostrando i vantaggi della levitazione anche per la trasfezione del Dna, ossia inserendo parti di Dna all’interno delle cellule ed evitando alcune delle problematiche che insorgono con le tecniche tradizionali, con potenziali applicazioni  in campo chimico e farmaceutico.

Scienza, fisica, musica e medicina sono pertanto termini inscindibili e costantementi interconnessi.

martedì 5 novembre 2013

I Fenomeni Paranormali della Blavatsky

Dato che è poco noto che Helena Petrovna Blavatsky operasse talvolta dei fenomeni paranormali, crediamo opportuno riportare alcuni casi caratteristici, descritti da testimoni di ineccepibile serietà.

Il giorno 29 marzo del 1897 H.P. Blavatsky disse all’attendente Moulji Sackerji di recarsi a prendere una vettura per un breve tragitto, vettura sulla quale salì essa stessa assieme all’attendente.

Ella non rispose alla domanda di Moulji circa il luogo dove voleva recarsi; doveva accontentarsi di dare ordini al cocchiere di girare a destra o a sinistra, oppure di continuare diritto nella corsa, secondo le indicazioni che ella gli dava durante il percorso.

Helena Petrovna Blavatsky

Al ritorno Moulji mi raccontò ciò che avvenne. La vettura, seguendo le indicazioni, di H.P. Blavatsky, percorse molte strade della città e della campagna fino a quando arrivarono in un sobborgo di Bombay, a circa dodici o sedici chilometri dalla città, ad un boschetto di pini.

Moulji conosceva benissimo questo luogo perché vi aveva fatto cremare il corpo di sua madre.

Le strade ed i sentieri si incrociavano nel boschetto in tutte le direzioni ma H.P. Blavatsky indicava senza la minima esitazione la strada da percorrere, strada che portò finalmente sulla riva del mare. Con grande stupore di Moulji si arrestò davanti al cancello di una proprietà particolarmente curata, un bungalow munito di grandi verande davanti alle quali si estendeva un giardino pieno di magnifiche rose.

H.P. Blavatsky, scesa dalla vettura, disse a Moulji di attendere sul posto e di non cercare di entrare nella casa, pena la vita. Egli attese non sapendo che cosa pensare; aveva passato tutta la vita a Bombay ma non aveva mai sentito parlare dell’esistenza di una simile dimora in quel luogo.

Dalla vettura chiamò uno dei numerosi giardinieri che curavano le rose, ma costui non volle neppure rispondere, né dire il nome del suo padrone, né da quanto tempo abitava in quel bungalow e neppure quando esso era stato costruito. Questo silenzio del servitore indù non era meno strano di tutto il resto.

H.P. Blavatsky andò direttamente verso la casa, alla porta della quale la accolse cordialmente un indiano di alta statura, vestito di bianco e di aspetto molto distinto. Poi entrambi entrarono nella casa.

Dopo un po’ di tempo ne uscirono ed il misterioso straniero la salutò e le diede un gran mazzo di rose portate da un giardiniere. H.P. Blavatsky salì in vettura ed ordinò di ritornare a casa.

Tutto ciò che Moulji riuscì a sapere da Madame Blavatsky fu che lo straniero era un occultista con il quale era in contatto e che aveva avuto la necessità di vederlo quel giorno. Ella disse inoltre che le aveva dato il mazzo di rose per consegnarlo al Colonnello Olcott.

Ciò che vi è di strano in questa storia è il fatto che H.P. Blavatsky non era mai uscita una sola volta dopo il nostro arrivo a Bombay e quindi non poteva avere alcuna conoscenza del sobborgo e della strada da percorrere per arrivarci. Vi si era tuttavia recata con una perfetta conoscenza del luogo.

Moulji fu tanto colpito dal questo fatto, che lo raccontò a tutti i suoi amici e conoscenti. Qualcuno che conosceva perfettamente il sobborgo scommise cento rupie che non esisteva nessun bungalow e nella località indicata sulla riva del mare.

Moulji ne parlò anche con H.P. Blavatsky ed ella si offrì di scommettere con lui che avrebbe perduto la scommessa con gli amici. Ma lui le disse di essere sicuro di poter percorrere la medesima strada e per questa ragione accettò la sfida.

Feci chiamare una vettura sulla quale salimmo tutti e tre. Mediante un interprete indiano dissi al cocchiere di seguire esattamente le indicazioni di Moulji. E così partimmo. Dopo una lunga corsa raggiungemmo il boschetto dove avrebbe dovuto esserci il bungalow.

Il suolo era formato da sabbia marina e cosparso di aghi di pino; vi erano numerose stradine e lungo una di queste Moulji si diresse con sicurezza, malgrado i motti di spirito di H.P. Blavatsky, la quale gli diceva che poteva già considerare perdute le sue cento rupie.

Dopo aver cercato per un’ora, proprio quando Moulji si dichiarò sicuro del fatto di avviarsi direttamente verso il bungalow sulla sponda del mare, proprio allora passò fragorosamente un treno proprio sul luogo dove egli riteneva si trovasse il mare. Si accorse allora che si era recato esattamente nella direzione opposta.

Moulji si dichiarò vinto e noi riprendemmo la strada verso casa. Madame Blavatsky ci disse poi che Moulji avrebbe ritrovato il misterioso bungalow se non l’avesse ingannato la vista con le sue percezioni illusorie.

Questo bungalow, come tutti i luoghi dagli Adepti, è protetto contro l’intrusione degli estranei da un cerchio illusorio formato con cura dagli elementali ed era sotto la custodia di un tale agente, sul quale si poteva contare. Esso veniva usato come luogo di riposo e di incontro dei Guru e dei Chela, durante i loro viaggi.

lunedì 4 novembre 2013

UFO in Garfagnana

La Garfagnana è una terra magica; folklore, magia, mistero e leggende sono parte integrante di questo luogo a suo modo incantato.

Guaritori, segnatori, operatori dell’ occulto, convivono con gnomi, folletti, fate, streghe, buffardelli e linchetti.
Fra i tanti posti misteriosi della Garfagnana, il Monte Palodina si distingue per una serie di avvistamenti, testimonianze e leggende che si susseguono negli anni. Il Monte Palodina, alto 1171 metri, è il bancone panoramico sulla valle del Serchio e il vicino Appennino.

Meta di escursionisti, cacciatori e cercatori di funghi, alla fine degli anni ’80 diventò famoso in tutta Italia. Una mattina, G. F. infermiere appassionato di caccia, si recò sul monte Palodina per una battuta.


Mentre stava ricaricando il fucile, sentì uno strano scricchiolio; pensò ad un animale selvatico, ma subito dopo si trovò di fronte un grosso essere squamoso con la testa di rettile. Il cacciatore, preso dal panico, scappò lungo il sentiero distruggendo anche il fucile nella precipitosa fuga.

La notizia arrivò ai media locali, che riportarono dettagliatamente l’accaduto. In poco tempo anche i media nazionali si interessarono al mostro della Palodina, trasformando il monte in una sorta di X-Files.

Furono fatti molti tentativi e indagini per approfondire l’accaduto, ma ogni sforzo risultò vano; dell’ essere squamoso non vi era traccia. Tutto archiviato con un sorriso e molte battute ironiche.

Sono passati più di trenta anni, ma sembra che le leggende e gli avvistamenti sul monte Palodina non cessino di interessare una parte della popolazione.

Parlando con gli appassionati di misteri locali, si viene a sapere che le testimonianze in stile X-Files sul monte Palodina risalgono agli anni ’70; una persona vide una piramide arancione stazionare sul monte per 1 ora prima di scomparire.

Negli anni ’80 ci furono numerosi avvistamenti ed esperienze al limite della realtà. Sopra Gallicano fu avvistato un oggetto volante pentagonale con otto luci colorate, il testimone lo descrive più grosso della Luna, ad una altezza di circa 1300 metri.

Un altro testimone riporta di aver trovato in Palodina otto persone che avevano picchettato Pian di Lago con delle apparecchiature, per l’epoca, futuristiche; dissero che dovevano fare dei rilievi perché una volta quel monte era un vulcano.

Negli anni ’90, due amici erano andati con la tenda a Pian di Lago per passare la notte in compagnia; improvvisamente dall’oscurità apparve un elicottero completamente nero con un faro che illuminava il bosco.
Una anziana signora, riporta che mentre cercava i funghi sul monte Palodina, vide una creatura con il muso tipo coccodrillo ed il corpo ricoperto di squame. Alcuni ragazzi che campeggiavano in Pian di Lago, videro delle persone alte 1 metro che si aggiravano di notte nel bosco facendo rumore.

Nel 2000 un cacciatore avvistò, sempre nella stessa zona, delle persone alte poco più di 1 metro che scapparono subito spaventate.

In tempi recenti, testimoni riportano di aver visto nel cielo degli oggetti rotondi fermarsi molto tempo sul monte Palodina; concordano sul fatto che gli oggetti volanti in questione avevano luci colorate e stazionavano sul monte prima di scomparire.

Numerose anche le testimonianze di persone che dicono di aver visto elicotteri completamente neri sorvolare il monte. Realtà? Fantasia? Suggestione? Non è dato saperlo. La Garfagnana, terra dei misteri per eccellenza, sembra aver evoluto e modernizzato il folklore passando dai linchetti agli alieni.

Per ora dobbiamo accontentarci di testimonianze tramandate nel tempo, avvistamenti ed incontri, aprendo la mente ad ogni interpretazione, ricordandoci anche che la Garfagnana è famosa si per i misteri, ma anche per il vin bono

domenica 3 novembre 2013

Il Bornavirus - L'Impronta dei "Creatori"?

Tutti noi potremmo essere meno umani di quanto pensiamo. Quantomeno è ciò che suggerisce una nuova ricerca, rivelando che il genoma umano è in parte un virus, per la precisione il Bornavirus, portatore di morte per cavalli e pecore.

Sembra che 40 milioni di anni fa, questo virus abbia inserito parte del suo materiale genetico nel nostro DNA. La scoperta, pubblicata su Nature del 7 gennaio, dimostra come questi virus di tipo RNA possono comportarsi come i retrovirus (ad esempio HIV) ed integrarsi stabilmente come ospiti dei nostri geni. Questo lavoro di ricerca potrebbe consentire di capirne molto di più sulla nostra evoluzione, rivelando come il mondo attuale sia anche il frutto del lavoro di un virus contenuto in ognuno di noi.

borna1 300x283 Anche luomo (e i mammiferi) ha nel DNA impronte virali

“La conoscenza di noi stessi come specie è stata leggermente mal interpretata” afferma Robert Gifford, paleo virologo presso Aaron Diamond AIDS Research Center. Insomma non abbiamo tento conto che il DNA umano si evoluto anche grazie al contributo di batteri ed altri microrganismi e che le nostre difese immunitarie hanno fatto ricorso a quel materiale genetico per difendersi dalle infezioni.

Sembra che fino all’8% del nostro genoma potrebbe ospitare materiale genetico dei virus.

Nello studio, ricercatori Giapponesi hanno trovato copie di un gene del Bornavirus inserite in almeno quattro zone diverse del nostro genoma. Ricerche condotte su altri mammiferi hanno rivelato la sua presenza in una vasta quantità di specie per milioni di anni. “Hanno fornito le prove di un reperto fossile con tracce del Bornavirus”, afferma John Coffin, virologo alla Tufts University School of Medicine di Boston e coautore dello studio “Questo ci dice anche che l’evoluzione dei virus non è andata come pensavamo”.

Nei risultati dello studio, i ricercatori guidati da Keizo Tomonaga della Osaka University, hanno scoperto che due geni umani sono molto simile al gene del Bornavirus. Anche altri mammiferi come scimmie, gorilla, orango, macaco, lemure, elefante africano e molti scoiattoli hanno quel gene nel loro genoma.

Non tutti i geni del nostro Dna sono propriamente “nostri”. Una parte considerevole – circa l’8 per cento – sono infatti “pezzetti” di virus. In particolare, questi geni appertengono a un’antica classe di retrovirus che hanno “invaso” il nostro genoma milioni di anni fa. Uno studio pubblicato su Nature rivela ora, però, un’altra inaspettata fonte di diversità genetica: sempre di virus si tratta, ma di altro tipo, noto come bornavirus.
È la prima volta che elementi virali  – e non retrovirali – sono stati rintracciati nel genoma di mammiferi. Autori della scoperta sono i ricercatori dell’Università di Osaka, in Giappone, guidati da Masayuki Horie, che ha studiato campioni di Dna di esseri umani, altri primati non umani, elefanti e roditori.

 L’assimilazione di sequenze genetiche estranee nel genoma ospite è detta “endogenizzazione” e avviene quando i geni virali sono integrati nei cromosomi delle cellule riproduttive (quelle che danno origine alla prole). Il Dna alieno può, in questo modo, trasmettersi da genitori a figli, a tutti gli effetti incorporato al genoma. Il virus di Borna (ordine dei Mononegavirales) deve il suo nome all’omonima città tedesca, dove, nel 1885, scatenò un’epidemia che decimò il reggimento di cavalleria. Questo virus colpisce infatti il cervello di alcuni uccelli e i mammiferi (soprattutto cavalli e pecore) e può infettare anche l’essere umano. Il suo codice genetico è stato decodificato di recente. I ricercatori hanno passato al setaccio 234 genomi trovando sequenze simili a quelle del bornavirus in diversi mammiferi.  I dati raccolti  mostrano che l’endogenizzazione è avvenuta in più linee mammaliane e in diversi momenti, tra 40 milioni di anni (nei primati antropomorfi) a meno di dieci milioni (negli scoiattoli). 

Gli studiosi hanno riscontrato forti somiglianze tra il gene per le nucleoproteine (N) virale e due geni umani, chiamati EBLN-1 e EBLN-2. In un esperimento, dopo aver infettato cellule umane per trenta giorni, Horie e colleghi hanno trovato, nei cromosomi, integrazioni del Dna virale che ricordano gli elementi EBLN. Non si sa ancora se e quale ruolo abbiano giocato nell’evoluzione questi due geni, ma è stato dimostrato che le inserzioni sono una fonte di mutazione; la scoperta dimostra anche una coevoluzione di lunga data tra le due specie, tanto che questi frammenti rappresentano importanti “reperti fossili” dei bornavirus. La scoperta potrebbe anche fornire nuovi dati a sostegno dell’ipotesi che malattie come la schizofrenia abbiano avuto origine da un’antica “invasione virale”.

Gli scienziati sostengono che il Bornavirus potrebbe essere una fonte di mutazione umana, specialmente nei nostri neuroni. Questa “infezione preistorica” potrebbe però non essere solo un fatto antico, ma un evento in grado di ripetersi anche con i moderni Bornavirus, capaci di inserirsi nel nostro DNA e creare mutazioni, malattie come la schizofrenia o, più incredibilmente, anche cambiamenti nel nostro percorso evolutivo.

Insomma, il nostro futuro potrebbe essere un percorso da fare a braccetto con i virus. A questo punto non si può che dare ragione all’Agente Smith di Matrix nella sua convinzione che soltanto un altro organismo sul pianeta si comporta come l’uomo: il virus.



sabato 2 novembre 2013

L'Uredda dei W56 - Torniamo sul Caso Amicizia

Quando intorno alla metà del secolo scorso in tutto il mondo prese ufficialmente piede il fenomeno dei "dischi volanti", quelli che sarebbero poi entrati a far parte dell'immaginario collettivo col termine di "UFO", acronimo inglese per Oggetti Volanti Non Identificati, in Italia tale fenomeno era ancora poco conosciuto...

Il caso Amicizia...

Parallelamente a coloro che avevano osservato e talvolta documentato strani fenomeni aerei nei cieli, cominciarono a farsi avanti numerosi individui che affermavano di essere entrati in contatto con gli occupanti di questi misteriosi velivoli.

Sinora questo genere di "contattismo" non aveva mai goduto di gran credito, anche perché si riteneva confinato ad esperienze prettamente individua­li e quindi difficilmente verificabili.

Ma il caso di cui andremo a parlare, ha lasciato un segno indelebile nel nostro Paese... IL CASO "AMICIZIA" e le incredibili vicende vissute da un gran numero di persone, principalmente in Italia ma anche in Svizzera, Austria, Germania, Francia, Unione Sovietica, Australia e Argentina, direttamente coinvolte in quella che era di fatto una gigantesca operazione di interscambio tra gente della Terra e razze aliene.

I fatti qui riportati si estendono in particolare lungo un periodo che va dal 1956 al 1978, anno in cui l'Italia fu protagonista di una massiccia serie di avvistamenti UFO e di sconvolgenti e sinora inspiegati fenomeni nel mare Adriatico, che all'epoca sembra ospitasse nei suoi fondali una gigan­tesca base allestita da un gruppo di razze extraterrestri particolarmente benevole nei nostri confronti e in lotta con altre fazioni animate da intenti apparentemente negativi.

Le informazioni presentate in diversi libri, che hanno raccontato del caso "Amicizia" e dei loro incredibili protagonisti, aprirono un capitolo completamente nuovo nel panorama ufologico in­ternazionale, suggerendo con la forza dei fatti come alcune frange di umanità terrestre abbiano interagito (Da qui fu coniato il termine "Amicizia") con razze provenienti da altri sistemi stellari per la realizzazione di un disegno evolutivo le cui finalità ora cominciano lentamente a delinearsi. 

Uno di questi "contattisti" fu Bruno Sammaciccia , deceduto nel 2003, che ha avuto contatti con queste razze per anni.

Questa una sua breve testimonianza:

"Tutto ha inizio nel 1956, Il Sig. Sammaciccia, parlò di aver incontrato persone abruzzesi, più precisamente di Pescara, Chieti, Montesilvano e uno di Sulmona ecc., che sono state contattate, tutte insieme, da altre persone identiche a noi, ma di statura leggermente diversa (dai 60 cm ai 3,5 metri di altezza) che non sono di origine terrestre. I contatti durarono circa 22 anni, non un giorno. Questi amici, tra cui lo stesso Bruno Sammaciccia di Montesilvano, sono tutte persone con una elevatissima cultura, con più  lauree, in varie branche della scienza e tecnica. Essi hanno ricevuto certamente un bene con questa amicizia."

I contatti sono tutt'ora in corso, ma con altre persone e sempre abruzzesi.

Ovviamente è bene precisare che questi W56 (Classificazione assegnata a questi esseri) hanno contatti con persone di tutti i continenti, non solo con l'Italia, ma con la Francia, Germania, Russia, Cina, Medio oriente ecc.

Sono in mezzo a noi, quelli che non danno troppo all'occhio per la loro altezza, ovviamente, ma noi non ce accorgiamo, non ce ne possiamo accorgere sono parte di noi, da decine di millenni.

Qualcuno però li ha visti in giro nel lungomare di Pescara, di notte, due w56 alti più di 2 metri e 50 cm. e a Roma, nei paraggi della stazione Tiburtina, uno alto 2.5 metri circa che camminava dalla stazione verso il terminal degli autobus.

Probabilmente non sono mai andati via del tutto, ma ora sono di nuovo qui e danno continuamente segnali della loro presenza ai loro prescelti, sì, perché sono loro che scelgono gli elementi da contattare successivamente e dipende tutto da loro.

Esistono numerosi libri che analizzano l'argomento e le molteplici persone che sono state coinvolte in questo caso, sicuramente i più curiosi potranno trovare in giro per la rete, numerose memorie dei protagonisti principali della vicenda, vi segnalo, solamente il libro di Stefano Breccia "50 anni di Amicizia" che raccoglie i numerosi documenti e testimonianze di una vicenza ricca di sfaccettature e misteri...

Un altro aspetto, molto importante è il significato della vita, che i presunti "alieni" avrebbero comunicato all'Umanità....

IL SIGNIFICATO DELLA VITA - La conquista dell'Uredda l'energia dell'Amore....

Le testimonianze raccolte dai vari contattati di questi popoli in visita sulla Terra, offrono una caratteristica assai particolare e preziosa: sono legati ai piani sottili che regolano il destino della Terra, e a quella che essi chiamano l’Anima dell’Universo, al di là del piano fisico o fenomenico, per cui hanno una sorta di controllo generale su tutto ciò che accade, anche se possono intervenire ed interferire solo a condizioni particolari, come in una complessissima partita a scacchi di cui è qui impossibile anche solo accennare alle regole principali.

Gli Alieni o Amici definiscono se stessi come non già appartenenti al mondo dello Spirito, ma come coloro che “vengono subito dopo il mondo dello Spirito”.

Oppure, si autodefiniscono come i “preannunciatori del mondo dello Spirito”.

Essi si pongono insomma come intermedi fra noi e il mondo dello Spirito.

Rispetto alla scienza e tecnologia degli altri popoli extraterrestri, quella degli Amici è del tutto particolare e diversa, perché è ricalcata sulle leggi del mondo dello Spirito.

Si tratta di una scienza e tecnologia incommensurabile con la nostra, anche con gli aspetti più innovativi della nostra fisica quantistica; ma essi dispongono anche di un’altra scienza e tecnologia, più comune, che in parte hanno tentato di condividere con noi, soprattutto nel campo dell’elettromagnetismo.

Ma ciò ha scatenato in noi soprattutto desideri di avidità, possesso, competizione e onnipotenza, il che li ha indotti a ritrarsi da questo progetto di condivisione.

Gli Amici hanno vinto una grande guerra nell’Universo contro i popoli del Male, ma la partita da giocare sulla Terra è ancora del tutto aperta.

Le menti di noi terrestri del gruppo, legati per sempre agli Amici da un antico patto, e le menti dei terrestri cui ci rivolgiamo, come sto facendo adesso, sono coinvolte in questa guerra, che si svolge anche nelle nostre sfere più intime e inconsapevoli, e questo rende tutto assai difficile, al limite della indicibilità.

La razionalità è assolutamente necessaria, ma non è sufficiente per dar conto di fenomeni, interazioni e conseguenze che vanno al di là di tutto ciò cui la società e la conoscenza-scienza ci hanno abituato e condizionato.

In realtà, la razionalità necessaria per affrontare questa vicenda e le sue implicazioni è enormemente più ricca e complessa di quella abitualmente utilizzata dai nostri scienziati e anche dai sistemi filosofici come il buddismo con la sua legge di causa-effetto, che costituisce solo un tassello di una spiegazione complessiva enormemente più complessa ed articolata.

I cosiddetti “insegnamenti” degli Amici non sono ancora stati divulgati, e consentono di affrontare con una nuova consapevolezza questa intricatissima matassa concettuale ed esperienziale.

Alla base degli insegnamenti degli Amici c’è la TRASCENDENZA di quello che anche noi chiamiamo Dio, e che non va confuso con l’Anima dell’Universo di cui ho parlato prima.

Siamo qui all’opposto del panteismo, ma qui mi devo fermare, anche se questo è il punto più importante in assoluto e il motivo principale della presenza degli Amici fra noi, secondo le loro stesse parole.

La cosa importante era la messa in evidenza della zona del cuore come parte centrale, cioè l’Amore come la cosa principale negli esseri umani, terrestri o extra-terrestri.

Si chiama UREDDA, in una delle lingue degli Amici, l’energia prodotta dall’Amore fra le persone, in particolare fra gli Amici e il nostro gruppo, in seguito ad un patto fra loro e noi e a tanti eventi che ci hanno unito.

Grazie a particolari strumentazioni che lavorano sui piani sottili (vi sono decine di piani sottili), l’UREDDA viene trasformata dagli Amici in altre energie e oggetti, persino nell’ossigeno che essi respirano nelle loro basi sotto la terra e il mare.

In mancanza di UREDDA, gli Amici, resisi volutamente vulnerabili per Amore, periscono.

Inoltre, gli Amici si erano volutamente resi dipendenti dagli aiuti materiali (cibo, soprattutto frutta e ortaggi) che noi gli procuravamo.

Ciò avveniva mediante smaterializzazioni guidate a distanza, cui ho personalmente assistito e partecipato moltissime volte, nell’arco degli anni.

Li chiamavamo i “prelievi” degli Amici, anche tonnellate di cibo alla volta, che si smaterializzavano a un metro dai nostri occhi, e immediatamente si rimaterializzavano nelle basi degli Amici.

In altri casi, con lo stesso sistema gli Amici ci inviavano degli oggetti, piccoli o grandi, che si materializzavano sotto i nostri occhi.

L’UREDDA è una energia, ma gli Amici non sono gli adoratori dell’Energia, come altri popoli.

Essi seguono l’Amore, che è la fonte anche delle energie buone come l’UREDDA, ma è esso stesso al di là di ogni energia.

Gli Amici, per poter stare qui con noi, hanno dovuto accettare la legge del Tempo e soprattutto la legge dell’Avere, che regolano il destino del nostro pianeta.

Ignorare, o non comprendere fino in fondo LA VOLONTARIA AMOREVOLE DIPENDENZA DEGLI AMICI DALLA LEGGE DELL’AVERE, e in definitiva dai nostri pensieri e dalle nostre azioni, impedisce di cogliere il vero significato della “storia” per quel che essa è stata.

E impedisce di essere preparati se essa si ripresenterà, forse in forma allargata.

Oggi, i nuovi paradigmi cosiddetti “post-moderni” della conoscenza terrestre, aggiungendosi ai paradossi della fisica quantistica, aprono le menti verso il riconoscimento del fatto che la realtà non è quella che appare, o non solo quella che appare; e l’idea che possiamo essere come dei bambini che giocano in una stanza, ignari di tutto ciò che avviene intorno a loro, e persino ignari di tutti gli altri contenuti della stanza, al di là dei giocattoli, può oggi non apparire assurda come in passato.

Tuttavia, la vera accettazione (non solo a livello ludico o virtuale, ma a livello di reale consapevolezza) del mondo extraterrestre fra noi rappresenta una rivoluzione antropologica e conoscitiva ancora sconvolgente, molto più della rivoluzione copernicana.

Solo a titolo d’esempio, la Terra in passato (centinaia di milioni di anni fa) ha conosciuto altre sei civiltà evolute anche più della nostra, che si sono estinte per colpa. Questa fine minaccia anche noi oggi.

Gli Amici non vorrebbero che si ripetesse ancora una volta il nostro passato auto-distruttivo, cui essi hanno assistito con dolore.

Possono aiutarci, e lo fanno, ma all’interno di vincoli e condizioni imposte dai piani sottili della Terra e del nostro Universo.

Vincoli e condizioni di cui tutti noi ignoriamo l’esistenza...............

Vi lasciamo con diversi filmati, i quali, attraverso le immagini potranno approfondire le tematiche più importanti ed incredibili di questo caso così diversificato, affascinante e complesso al tempo stesso..... Buona visione.

venerdì 1 novembre 2013

Il Cammino del Sapere

Il proseguio delle ricerche del Progetto Atlanticus ci porta a una gradita occasione di dibattito pubblico, offerto dalla Associazione Culturale Aestene in Bologna presso il circolo "Il Fossolo", V.le Felsina 52, nella serata di Sabato 09/11/2013.

Il titolo della presentazione che Progetto Atlanticus andrà a presentare sarà "Il Cammino del Sapere" e ovviamente, dopo il convegno, tutto il materiale verrà reso disponibile sul blog e qui.

Vi aspettiamo numerosi per confrontarci sui principali temi che andremo a trattare durante il convegno, ovvero sul nostro passato e sulle origini della razza umana seguendo un percorso che attraverso Ooparts, mappe impossibili e misteri più o meno antichi ci porterà a seguire un cammino dalle origini dell'uomo fino ai giorni nostri!


L'Universo che Pensa - S.Mugnos

È evidente come ogni interrogativo che si pone intorno al significato della nostra esistenza ruoti intorno a due punti fondamentali: il meccanismo di origine della vita e la sua ricerca fuori del nostro pianeta.

Ma come compiere questa indagine? E cosa cercare?

Parliamo del mondo, parliamo di scienza.

Essa non è un dogma, non è un atto di fede e neppure un’opinione. È uno strumento di indagine efficiente e affidabile, finalizzato alla ricerca di una verità unica che possa valere per ogni forma vivente che conosciamo.

La scienza è cresciuta con l’uomo, con le sue inquietudini e la sua curiosità, ma anche con le sue conquiste, che hanno assunto la forma di un formulario atto a descrivere ed esplorare l’ambiente circostante.

Naturalmente non è infallibile, ma ciò che enuncia è dimostrabile da chiunque, in qualunque luogo e momento. Se affermiamo che un oggetto lanciato in aria ricade al suolo attratto da una forza chiamata gravità, chiunque può constatare il fenomeno ripetendo l’esperienza ovunque e in ogni istante: questo è il punto di forza del metodo scientifico, quello che i ricercatori definiscono “procedura sperimentale”.

Tuttavia le potenzialità di uno strumento d’indagine sono definite proprio dalla presa di coscienza dei suoi limiti. E quali sono questi “talloni d’Achille”?

Innanzitutto la scienza indaga nell’ambito di un universo costruito sulle percezioni forniteci dai nostri cinque sensi; nulla si sa, quindi, su ciò che sta realmente al di fuori. Mi spiego: immaginate, per esempio, di sfregarvi un occhio (anzi lo potete fare all’istante). Non una semplice grattatina, ma quegli interventi possenti, magari dettati dalla smania di un prurito allergico, quando il dito penetra così tanto nell’occhio, che sembra quasi volerlo cavare dall’orbita!

Nel momento in cui cominciate a fare le prime pressioni le immagini tendono a sdoppiarsi sovrapponendosi le une alle altre e, quando finalmente chiudete l’occhio, appaiono una serie di macchie luminose.

Se ci fermiamo un attimo a riflettere, questo banale gesto presente dei risvolti inquietanti: il mondo circostante solido, reale, in realtà si è rivelato solo un’immagine ottica fornitaci dal nostro sistema visivo che, una volta alteratosi momentaneamente, l’ha distorta. Un massiccio grattacielo, una lunga file di alberi e perfino le auto in corsa in un istante traballano, si spostano come un’illusione. Un po’ come guardare un paesaggio riflesso su un lago, pronto a dissolversi alle prime increspature dell’acqua per poi ricomparire al tornare della calma.

Ma allora se la visione che abbiamo dell’universo circostante è solo quella fornitaci dai nostri sensi, qual è il so volto reale? Quanto ciechi e sordi siamo nei confronti di altri aspetti dell’ambiente circostante che la nostra fattezza biologica ci impedisce di percepire?

La storia è testimone di quanto il progresso ci ha permesso di estendere le nostre percezioni sia verso l’infinitamente piccolo che verso l’infinitamente grande in ambiti prima interdetti, mostrandoci un volto insolito dell’universo, fondamentale ai fini della comprensione della sua dinamica. Ma un binocolo resta sempre un occhio, e un’antenna resta sempre un orecchio. Sofisticato che sia, il progresso rimane un prolungamento della nostra natura, un ampliamento dei confini del nostro territorio d’indagine.

E se occhi e orecchi non bastassero per accedere ai quesiti fondamentali della nostra esistenza, come il significato della nostra vita, le sue origini e il suo fine ultimo?

Che ci piaccia o no siamo immersi nel nulla e ignota è la direzione verso la quale ci stiamo muovendo. Ostinarsi, quindi, ad attribuire al raziocinio più potenzialità e responsabilità di quelle che effettivamente possiede è renderlo attaccabile da varie forme di mistificazione che si insinuano sotto forma di para-scienze, alla stregua di parassiti che sfruttano le conquiste scientifiche solo per avvallare la legittimità del proprio credo, spesso privo del benché minimo fondamento.

Ecco perché deve essere ben evidente il dominio della ricerca scientifica, il cui valore è definito proprio dalla presa di coscienza delle sue limitazioni. Parlare di misteri non è un tabù, anzi è un atteggiamento dignitoso e soprattutto scientifico, perché mistero è semplicemente tutto ciò che attualmente esula dalla comprensione dei nostri strumenti d’indagine.

Il mondo è letteralmente costellato di enigmi irisolti; alcuni antichi quanto la civiltà umana, altri fioriti di recente a seguito del potenziamento delle nostre tecniche di ricerca che spesso creano più dubbi di quanti non ne eliminino.

Tutto ciò non è dannoso: è una continua lezione di umiltà, preziosa per imparare ad interpretare correttamente il nostro passato e costruire le fondamenta della conoscenza futura.

Tratto da L'Universo che pensa di Sabrina Mugnos (Macro Edizioni, 2005).

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