venerdì 6 dicembre 2013

Alla Ricerca dello Shamir

I racconti talmudici e la tradizione midrashidica ci ricordano che 
"...Il dèmone Asmodeo il quale conosce l’ubicazione di tutti i tesori nascosti, fu costretto a rivelare al re (Salomone) che Dio aveva consegnato lo Shamìr a Rahav, l'Angelo (o il Principe) del Mare, il quale non lo affidava mai a nessuno se non, raramente e solo a fin di bene, al gallo selvatico *, il quale viveva lontano, ai piedi di montagne mai esplorate dall'uomo. Questi se ne serviva per "forestare" intere colline nude e pietrose, producendovi - per mezzo dello Shamìr - innumerevoli forellini, nei quali poi piantava semi di varie piante e di alberi. Ciò veniva fatto nell'imminenza della migrazione di gruppi tribali divenuti troppo numerosi, che più tardi, arrivando sul posto, avrebbero trovato un ambiente vivibile..."
A fronte di questo sappiamo che migliaia di buche delle dimensioni di un uomo sono state scavate nella nuda roccia vicino a Valle Pisco, Perù, su una pianura chiamata Cajamarquilla. Questi strani buchi (pare 6900), si estendono per circa 1450 mt in una banda larga approssimativamente 20 mt di terreno montuoso e irregolare e sono stati qui da così tanto tempo che le persone non hanno idea di chi li ha fatti e perché. Strano e divertente e il fatto che nessuno ha visto l’ immagine nella sua interezza, finché la superficie forata non è stata vista dal cielo.


In alcune sezioni ci sono buchi   fatti con perfetta precisione, alcuni allineamenti funzionano in curva ad arco, in alcune linee sono senza ordine alcuno. Variano nella profondità, da circa 6-7 metri a quelli che sembrano solo accennati.A tutt’oggi, nessuno ha idea del perché sono qui, chi li fece e che cosa avessero significato. 

Erich von Däniken (il noto scrittore svizzero fautore della teoria del paleocontatto) studiò i fori, trovando conferme sulla loro esistenza, prima di visitarli di persona, su di un vecchio National Geographic del 1933. Naturalmente ipotizzò tracce di raggi laser, prove di perforazione per la ricerca di metalli misteriosi ed interventi extraterrestri nelle realizzazione di questa striscia di fori che avanza per centinaia di metri per poi scomparire nel nebbioso Perù andino.

Queste buche possono rappresentare la prova dell’utilizzo del prodigioso strumento chiamato Shamir in un tempo indefinito. Alcuni indizi ci permetteranno di tentare di seguire il percorso seguito da questo incredibile manufatto tecnologico la cui origine si perde nella notte dei tempi, durante l’era in cui la terra era governata dagli “dei”.

Presso il porto di Pisco c’è la selvaggia penisola di Paracas, nella provincia di Ica, luogo di grandissimo interesse naturalistico ed archeologico, a sole due ore di auto dalle famose “Linee di Nazca”. Tutta la penisola fa parte del parco naturale della Reserva Nacional de Paracas. Qui, fra i fenicotteri e i pellicani, i pinguini peruviani e le rumorose (e non proprio profumate) colonie di leoni marini, sorge uno dei più enigmatici manufatti che ci siano pervenuti dal passato: il cosiddetto “Candelabro” (o “Tridente”, in virtù della sua forma… capiremo successivamente il perché di questa puntualizzazione).

Giovanni Pelosini ci descrive con dovizia di particolari lo spettacolare e misterioso manufatto. Si tratta di un gigantesco bassorilievo evidenziato sull’arido pendio di una grande collina sabbiosa che finisce ripida sulla scogliera settentrionale della penisola, ottenuto asportando lo strato più superficiale del terreno per 50-60 centimetri.

Imbarcandosi verso le aride isole Ballestas si può osservare il geoglifo dall’oceano in un’atmosfera davvero surreale; dal mare il Candelabro appare in tutta la sua imponenza: 183 metri di altezza, più di 100 di larghezza ed un “fossato” centrale largo 5-6 metri. Occorre prima aver percorso la Carretera Panamericana da Lima verso Sud-Est, lungo la costa peruviana con la Cordigliera delle Ande a sinistra e l’Oceano Pacifico a destra per circa 250 chilometri. In queste zone, a pochi gradi di latitudine dall’Equatore, il clima è caldo ed arido per quasi tutto l’anno, con temperature medie invernali che si aggirano intorno ai 18°C. Il paesaggio appare deserto, eppure ci troviamo nei luoghi, abitati da almeno 5000 anni, che videro fiorire la grande civiltà degli Inca ed altre culture, ancora più antiche e sconosciute. 


Il mistero sull’origine e sullo scopo del manufatto è totale, non essendo chiara neanche la sua antichità. Per molti il manufatto è da porre in relazione con le vicine Linee di Nazca, spesso interpretate come segnali di antichissime “piste di atterraggio” per misteriosi mezzi volanti di origine forse aliena. In tal caso il Candelabro, orientato verso Nord-Ovest, sarebbe servito come indicatore di direzione per i mezzi spaziali.

Altri archeologi preferiscono considerarlo un simbolo antico dei Cabeza Larga, i misteriosi costruttori delle numerose camere funerarie sotterranee della necropoli di Paracas, le cui inquietanti mummie con corredo funebre si sono incredibilmente conservate fino ad oggi grazie al clima straordinariamente secco: in questo caso il Candelabro sarebbe una misteriosa testimonianza delle scomparse e poco conosciute culture sviluppatesi dalla prima metà del III millennio a.C. fino al X secolo della nostra era. Queste popolazioni praticavano la deformazione e la trapanazione del cranio già migliaia di anni fa, non sappiamo se a scopo religioso o terapeutico, né con quali strumenti.

Per altri ricercatori e studiosi dell’insolito il Candelabro sarebbe solo il simbolo della conquista di quel territorio da parte delle forze armate dello scomparso continente Mu, all’epoca del massimo espansionismo di questo mitico impero, che già tendeva a dominare il mondo circa 17000 anni prima di Cristo. In altri termini si sarebbe trattato di una sorta di emblema militare tracciato per celebrare una vittoria o per segnalare un confine. Per i seguaci delle affermazioni di James Churchward l’attuale Perù sarebbe stato terra di conquista per le armate di Atlantide e di Mu, in guerra per ottenere il predominio del pianeta.


Superpotenze globali in guerra tra di loro per il controllo del mondo governate da antichi dei. A supporto di questa incredibile ipotesi viene in aiuto la leggenda dei misteriosi visitatori Viracochas; leggenda che apre sempre più affascinanti scenari e contribuisce ad alimentare i misteri della zona.

Come ricordato da Piergiorgio Lepori nel suo articolo “Le Urla del Silenzio” il pantheon degli déi sud amerindi, molto vasto, si arricchisce di una figura in particolare che esula dalla morfologia delle razze pre-colombiane e anche l’alone che circonda questa divinità spicca sui canoni classici di divinizzazione.

Grazie all’opera di alcuni viaggiatori spagnoli, chierici e non, i quali si adoperarono per salvaguardare la cultura, o parte di questa - degli autoctoni contro i trent’anni orribili che seguirono l’arrivo dei conquistadores - siamo venuti a conoscenza di un fatto particolare, raccontato dagli indios stessi. Si narra di una grande civiltà, vissuta migliaia di anni prima degli Incas, fondata dai viracochas, esseri straordinari e misteriosi cui furono attribuite le linee di Nazca. Allora, come oggi, nessuno sembrò farci caso.

La capitale del regno inca era Cuzco e la sua origine leggendaria la voleva fondata da due figli del dio Sole (Inti); accanto ad Inti una divinità, sancta sanctis, era adorata: Viracocha, in inca "spuma di mare".

L’antichità di questo culto è impossibile da stabilire ad oggi, ma analisi effettuate su alcune documentazioni rivelano che il sommo dio Viracocha, preesistente alla cosmogonia incas, fu adorato da tutte le civiltà susseguitesi sul territorio nel corso della lunga storia peruviana.

Una delle peculiarità di Viracocha sta proprio, come abbiamo detto, nei suoi tratti somatici, un europoide a detta di Hancock. Un testo dell’epoca ("Relacion anonima de los costumbres antiquos de los naturales del Piru") lo descrive con fattezze similari a San Bartolomeo. La fisionomia della divinità è stata ricostruita grazie alle testimonianze raccolte sull’osservazione della statua del dio collocata nel Coricancha, l’antico tempio di Cuzco dedicato a Viracocha. Abbigliamento in tunica bianca, sandali, carnagione chiara, lunghi capelli sulle spalle...

Viracocha fu un illuminato che approdò nelle terre amerinde dopo un terribile periodo di caos; egli apparve dal mare (viracocha="spuma di mare") con portamento autoritario e grande carisma. I racconti mitologici del luogo narrano di una dottrina condita di scienza e morale "dando istruzioni agli uomini su come dovevano vivere, parlando con amore e gentilezza... amarsi a vicenda e mostrarsi caritatevoli con tutti..." (Josè de Acosta, South American Mithology).

I nomi con cui fu appellato erano molti: Huaracocha, Con Ticci, Kon Tiki, Tupaca, Taapac, Ticci Viracocha, Illa; insegnante, scultore e guaritore. De Acosta riporta un brano dei racconti precolombiani: "...dovunque passasse guariva tutti i malati e ridava la vista ai ciechi..."

Secondo un’altra leggenda, Viracocha era accompagnato dai messaggeri o "soldati fedeli", "gli illuminati" o "gli Splendenti" (hayhuaypanti); essi avevano il compito di portare il messaggio del loro signore in tutto il mondo.

Sempre Lepori ci ricorda che sul lago Titicaca, nei pressi di Tiahuanaco, Viracocha era conosciuto con il nome di Thunupa e si narra di lui che, ucciso da cospiratori, il suo corpo fu deposto su una barca che misteriosamente, senza correnti, corse sul lago fino a Cochamarca, cozzò contro la riva creando il fiume Desguardero. Il suo santo corpo fu portato dalle acque del fiume fino ad Arica.

Vi è un parallelismo con la storia di Osiride ma non è tutto.

Seppure le due storie presentino diversità palesi, vi sono dei punti comuni fondamentali che accomunano civiltà solo apparentemente diverse tra loro; e infatti entrambi i protagonisti sono civilizzatori, vittime di cospirazione, assaliti e uccisi, chiusi dentro un contenitore o imbarcazione, gettato in acqua, trascinati da corrente e giunti in mare; entrambi sono stati divinizzati.

E poi? E poi sull’isola Suriqui, vicina a Tiahuanaco, i nativi costruiscono imbarcazioni con rami di giunco totora, secondo ciò che insegna la tradizione. Le barche hanno una forma allungata, larghe al centro, strette e a punta alta sia a prora che a poppa. Il giunco viene tenuto stretto da corde intrecciate sapientemente lungo tutta la chiglia e tra i rami di totora. Queste barche sono identiche sia nella forma che nella tecnica di realizzazione a quelle egizie, su cui entrambi popoli hanno trasportato materiale destinato alla realizzazione di opera megalitiche (da Abydo in Egitto alla stessa Tihahuanaco in Perù). Gli indios sostenevano di aver ricevuto i disegni originali dalla "gente di Viracocha". 

Hancock prosegue e affronta il mistero della città portuale che noi abbiamo già descritto ne "Il Killer Stellare", dove si sostiene che Tiahuanaco si trovasse sulle rive del lago Titicaca e non 90 metri al di sotto. Altre prove, di un disastro naturale avvenuto sul pianeta intorno a 15.000 anni fa, sono riportate nelle sculture presenti a Tiahuanaco stessa, dove una fauna e un’ittiofauna scomparse da tempo in realtà erano attive in quel periodo.

Nei pressi di Tiahuanaco, come abbiamo già citato in alcuni dei nostri precedenti articoli, abbiamo ulteriori indizi di un possibile uso dello Shamir e delle sue incredibili capacità sfruttate nella lavorazione della pietra: Puma Punku e le sue misteriose pietre, lavorate con una tale maestria e precisione da essere stato impossibile realizzarle con i preistorici strumenti del tempo. Di Puma Punku e dei suoi incredibili resti abbiamo già parlato in alcuni nostri precedenti articoli e principalmente nel n.14 intitolato “I blocchi H di Puma Punku”.

Ora, per meglio capire quali collegamenti ci siano tra le civiltà mesopotamiche e quelle sudamericane, vale la pena riprendere il lavoro di ricerca di Alessandro De Montis. Chi ha seguito negli ultimi anni il lavoro di Alessandro De Montis a riguardo della teoria di Sitchin sa che l'autore si è spesso occupato del contatto tra civiltà sumero-accadica e meso-sudamericana ipotizzata anche nell'ambito del Progetto Atlanticus nel periodo cosiddetto di "Rinascita". 

Più volte De Montis tocca questo tema, fornendo approfondite analisi dei reperti archeologici che mostrano i segni di questo contatto, e identificando le divinità sumere Ningishzidda e Ishkur rispettivamente nelle divinità d' oltroceano Quetzalcoatl e Viracocha.

Occasionalmente, sempre De Montis, fa notare che oltre ai soliti Machu Pichu, Titicaca, Teotihuacan e siti di questa importanza, ve ne sono alcuni meno conosciuti che rivelano quanto e forse di più su questo legame tra vecchio e nuovo mondo. Il caso più importante é costituito da un pannello presente nel tempio Inca dedicato al culto del dio solare Inti, che si ritiene essere uno dei nomi tardi di Viracocha.

Ishkur/Yahweh, secondo alcune versioni figlio minore di Enlil, secondo altre figlio di Anum, era uno dei più giovani e bellicosi Anunnaki, il cui dominio comprendeva la zona dell' Anatolia, l' Armenia, e i monti del Tauro. Era rappresentato come un gigante giovane e barbuto, con in mano una scure, e spesso in piedi su un toro simbolo della fazione di suo padre Enlil. 

Era spesso accompagnato nei sigilli da fulmini o tridenti.


Il Nome ISHKUR sembra un nome composto da una particella accadica (ISH da ISHA = Signore) e una sumera (KUR = montagna) e significherebbe "Signore delle Montagne". Questo significato sarebbe ripreso in uno dei suoi epiteti, ILU.KUR.GAL (Signore della grande montagna). Secondo un' altra analisi ISH sarebbe derivante dal termine accadico SHADDU, che significa 'Montagna' e da cui deriva il nome semitico El Shaddai (Signore delle montagne) con cui veniva chiamato Yahweh in epoca Abramitica.

Ishkur é con tutta probabilità il personaggio che é servito come modello per la nascita delle figure di altri dei successivi come Zeus o lo stesso Yahweh. Come Ishkur, anche Zeus veniva raffigurato come un gigante barbuto con in mano dei fulmini. Veniva da una zona montuosa (non tutti forse sanno che il “padre degli dei" non era infatti una divinità greca autoctona) ad est, e il mito che riguarda l' uccisione di suo padre ricorda molto il mito hurrita in cui Ishkur uccide Kumarbi.

Per gli hurriti e gli ittiti era Teshub, e per le popolazioni semite occidentali era Adad. Viene menzionato anche nella Bibbia come Bal-Hadad. Nel regno di Urartu, in Armenia, era Teisheba, e in Siria era chiamato Tahunda. Tutte queste rappresentazioni lo vedono barbuto, con una scure e un tridente in mano.

I suoi attributi e la sua iconografia hanno una sconcertante coincidenza con quelli del peruviano Viracocha, Sitchin infatti sostiene che Viracocha non fosse altro che Ishkur/Yahweh, leader in medioriente di popolazioni kenite particolarmente abili nella lavorazione dei metalli e, guarda caso, anche Viracocha guidava una popolazione abilissima nella lavorazione dei metalli.

In Isaia si lascia intendere l’abbandono da parte di Yahweh del popolo ebraico lasciandolo in balia della sua arroganza:
“… Per un breve momento ti ho abbandonata (Sion)… in un impeto d’ira per un momento ho nascosto il mio volto da te…”

I capitoli 1-5 sono considerati dagli studiosi come una specie di processo che Dio, attraverso la parola del profeta, intenta nei confronti del suo popolo, in particolare nei confronti di Gerusalemme e dei suoi responsabili. In realtà in questi primi cinque capitoli si alternano accuse e condanne a motivi di speranza e di fiducia, anticipando così i contenuti fondamentali della predicazione di Isaia. 
“… Dice il Signore: Cielo e terra, fate attenzione a quel che sto per dirvi! Ho cresciuto dei figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Ogni bue riconosce il suo padrone e ogni asino chi gli dà da mangiare: Israele, mio popolo, non comprende, non mi riconosce come suo Signore”. Guai a voi, gente malvagia, popolo carico di peccati, razza di delinquenti, figli corrotti! Avete abbandonato il Signore. Avete ripudiato il santo d’Israele, gli avete girato le spalle. Perché continuate a ribellarvi, ad accumulare punizioni su di voi? La vostra testa è malata, il vostro cuore è completamente marcio. Siete ricoperti di lividi, di ferite aperte che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio. Tutta una piaga dalla testa ai piedi. La vostra terra è devastata, le città incendiate; sotto i vostri occhi gente straniera divora il raccolto dei campi; è tutta una rovina. Rimane soltanto Gerusalemme, assediata e indifesa, come una capanna in una vigna, come una baracca in un campo di cocomeri. Se il Signore, Dio dell’universo, non vi avesse lasciato qualche superstite, avremmo fatto la fine della città di Sodoma, saremmo stati distrutti come la città di Gomorra... Israele, mio popolo, non comprende, non mi riconosce come suo Signore!!!” 

Il tema del processo nei confronti del popolo infedele all’Alleanza è molto comune nei profeti di questo periodo (Amos, Osea, Michea…) e di quelli successivi, fino all’esilio (Geremia, Baruc, Lamentazioni…). Dio denuncia le infedeltà del popolo (assieme all’arroganza dei capi) e si prepara ad abbandonare Israele al castigo che gli verrà inflitto prima dagli Assiri e poi dai Babilonesi. 

Se prendiamo per valida l’equazione Ishkur=Yahweh=Viracocha le parole di Isaia potrebbero indicare il momento in cui l’Elohim ebraico Yahweh lascia la mesopotamia e Israele per andare in Sudamerica dove verrà ricordato con il nome di Viracocha, lasciando al tempo stesso il suo popolo senza una guida politico-militare e quindi facilmente succube dei popoli confinanti, governati dagli altri Elohim e quindi in vantaggio strategico nei confronti degli israeliti.

E’ ragionevole pensare che in questo viaggio verso il Sudamerica, Yahweh e i suoi fedelissimi si portarono dietro tutta la tecnologia in loro possesso, una tecnologia presumibilmente di origine prediluviana, di cui forse faceva parte anche il famoso Shamir portandolo lontano, ai piedi di montagne mai esplorate dall'uomo, oltre il grande oceano.

Esattamente là dove, secondo i racconti midrashidici e talmudici venne recuperato da Salomone, probabilmente grazie anche alla collaborazione di marinai fenici in possesso di conoscenze precise sull’esistenza di un continente oltre l’Oceano Atlantico. Conoscenze provenienti da documentazioni originarie dalla cultura sumera e precedentemente ancora da civiltà prediluviane. 

Mauro Paoletti nel suo articolo “Lo Shamir, il Laser di Mosè” effettua una analisi molto approfondita e dettagliata del prodigioso strumento, partendo dalla pubblicazione del 1995 di Matest Agrest di un volumetto dal titolo "L’antico miracoloso meccanismo Shamir", indicando con tale nome uno strumento usato per tagliare e incidere pietre durissime. 

Mi permetto qui di riportare un ampio stralcio del lavoro di Paoletti in quanto lo considero un elemento imprescindibile nella nostra ricerca dello Shamir.

Lo Shamir viene descritto nel Talmud (Pesachim 54°) come un "verme tagliente" e nello Zoar (74 a,b) come un "tarlo metallico divisore". Nel Talmud (Mischna Avot 5/9) si parla di una creatura di origine minerale che gli Ebrei indicano come un "verme", un "tarlo capace di forare i minerali più duri". Nella Bibbia, Geremia 17/1, viene descritto come un "diamante": "il peccato di Giuda è scritto con uno stilo (la penna usata all’epoca per incidere sulle tavolette di cera), e con una punta di diamante". 

Quindi una penna di diamante; particolare importante poiché, come vedremo avanti, si prospetta l’uso di un raggio laser ricavato utilizzando proprio un diamante. Questo "verme di diamante" veniva adoperato per tagliare e forare; considerato un "attrezzo divino" veniva affidato raramente agli umani. Se ne conoscevano diverse grandezze, Salomone ne aveva scoperto uno piccolo come un chicco di grano, tutti conosciuti con il nome di "Shamir". Come specificato da Agrest, può essere stato descritto come un insetto a causa dell’errata traduzione della parola latina "insectator": tagliatore. Scambiato quindi con un "tarlo", dal momento che praticava fori come il noto animaletto.

Leggendo i testi lo studioso realizzò che lo Shamir in pratica possedeva tutte le caratteristiche del laser. Il primo antenato del laser fu ideato da T.H. Maiman solo nel 1960. Chi costruì lo Shamir 3.000 anni fa? Da chi e dove Mosè ne entrò in possesso? Secondo le notizie storiche gli Israeliti si trovavano in Egitto dopo che le piramidi erano già state costruite. Agrest, in seguito agli studi condotti sulla Bibbia e su altri testi antichi, si è convinto che Mosè avesse uno strumento capace di generare raggi laser, andato distrutto insieme al secondo tempio di Gerusalemme. 

Come infatti testimonierebbe il capitolo 9 del trattato Mishnajot: "(...) quando il tempio fu distrutto, lo Shamir sparì". Sull’origine non terrestre dello strumento vi sono riferimenti chiari. Nel capitolo 5 del trattato Abot, che fa parte del Talmud babilonese, è scritto che lo Shamir fu creato nei sei giorni della creazione del mondo. Sempre nel Talmud, sotah 486, si dice che Mosè portò lo Shamir nel deserto per costruire l’Efod, il pettorale destinato ad Aaron, come stabilito nel patto col Signore cui si fa riferimento nella Bibbia - Esodo 28,9: "prenderai due pietre di onice (durissime) e inciderai su di esse i nomi degli israeliti, seguendo l’arte dell’intagliatore di pietre per l’incisione di un sigillo". Occorre precisare che era proibito scrivere e conservare i nomi degli Israeliti con l’inchiostro, nonché usare qualsiasi attrezzo di ferro per eseguire tali lavori. Ecco spuntare quindi lo Shamir: "In un primo tempo i nomi erano stati scritti con l’inchiostro, allora fu mostrato loro lo Shamir e furono incisi sulla pietra al posto di quelli scritti con l’inchiostro". (Talmud babilonese Sotah 48,b). Mosè per far ciò istruì due tagliatori di pietra, Bezaleel della tribù di Giuda e Ooliab, figlio di Achisamach, della tribù di Dan. La conferma si trova anche nella Bibbia, Esodo 36,2.

L’Efod continuò a esistere per più di mille anni dopo il tempo di Mosè, milioni di Ebrei ebbero modo di vederlo; come videro certamente i Templi di Gerusalemme costruiti senza usare utensili di ferro. "Per la costruzione del tempio si usarono pietre già squadrate altrove, così, durante i lavori, nel tempio non si udì rumore di martelli, scalpelli, picconi o di altri utensili metallici" (Bibbia I° Re 6/7 - Talmud babilonese). Come consigliarono i rabbini, Salomone certamente usò lo Shamir, che ottenne da un "guardiano del cielo", Ashmedai, al quale si attribuisce il titolo di "principe dei demoni"; indicato dal lessico giudaico, vol. IV, 1982, come Asmodai. 

Sappiamo anche che l’uso di tale attrezzo non era facile, perché i testi ci raccontano che fu necessario istruire i preposti al suo impiego, come si farebbe oggi nell’esecuzione di un lavoro specializzato. Difatti il Signore dovette trasmettere "saggezza e conoscenza" negli uomini "perché fossero in grado di eseguire i lavori". è facile dedurre che si trattava di una tecnologia avanzata sconosciuta in quell’epoca. Lo Zoar 74 a,b, ci mette al corrente che lo Shamir fu in grado di spaccare e tagliare ogni cosa, tanto che non fu necessario impiegare altri attrezzi di metallo per eseguire il lavoro.

Tutto questo porterebbe una valida spiegazione ai misteri che circondano le pietre di Tiahuanaco, Puma Punku, Sacsayhuaman, Giza, ecc. Nei miti egiziani il Dio Seth tagliò le rocce ad Abuzir (casa di Osiride) con qualcosa di simile. Intorno al tempio di Sahura, ad Abuzir, vi sono infatti molte pietre di diorite che presentano fori di trivellazione spiegabili solo facendo riferimento a moderni trapani diamantati. A Tula vi sono alcune statue con arnesi chiamati "Xiuhcoatl", "serpenti di fuoco", simili a quelli che impugnano gli idoli di Kalasasaya a Tiahuanaco. 

Si racconta che fossero strumenti che emettevano "raggi infuocati" capaci di perforare corpi umani. "Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul Sinai, gli diede due tavole della Testimonianza, due tavole di pietra, scritte dal dito di Dio". (Esodo 31,18): lo Shamir? La Bibbia, citando Ooliab, lo indica come appartenente alla tribù di Dan. Dan è anche l’antico nome bretone del gaelico Dana e del gallese Don. 

Con Llys Don, la corte di Don, si usa indicare la costellazione Cassiopea. Quindi, menzionando la Corte di Don, Dan o Dana, si indica anche la costellazione e il suo maggior pianeta, appunto Dana, dal quale giunsero i Tuatha de Danann, 5.000 anni fa per rimettere ordine sulla Terra, come narrano le saghe irlandesi e celtiche. Il dottor John Kenny, del dipartimento di fisica e astronomia dell’università di Bradley (Peoria, U.S.A.), ha accertato che i Tuatha erano i figli di Anu, Dio sumero, assimilato al pianeta Nettuno, uno dei protagonisti principali dell’Epica della Creazione.

Il misterioso Shamir scomparve, insieme alla menorah, all'Arca dell'Alleanza e chissà cos'altro, nella distruzione del Tempio di Salomone avvenuta nel 597 a.C. ad opera del sovrano babilonese e non se ne seppe più nulla.

Sappiamo però che gli arredi sacri del tempio, al termine dell'esilio babilonese, furono restituiti agli ebrei da Ciro il Grande. Nel 538 a.C. Ciro emanò un editto che consentiva agli ebrei non solo di fare ritorno in patria, ma di ricostruire il tempio di Gerusalemme. In questo modo il sovrano ottenne anche il controllo dell'area fenicio-palestinese. Non sappiamo se lo Shamir ritornò in patria al seguito degli esuli ebrei. In verità potrebbe essere stato trattenuto alla corte del re persiano o peggio ancora essere andato irrimediabilmente distrutto e quindi perduto per sempre.

Ma a noi piace pensare che la storia dello Shamir sia proseguita nei secoli successivi, rimasto celato per anni e infine riscoperto durante il periodo delle crociate, da un manipolo di soldati, di cavalieri, partiti dall’Europa per liberare il Santo Sepolcro, e quindi venuti a contatto con gli ambienti esoterici, gnostici, manichei del vicino oriente custodi di un antico sapere: i Templari. 

I Templari, che tornati in Europa divennero in breve tempo estremamente ricchi e potenti, fino alla loro persecuzione e sterminio da cui avrebbero avuto origine implicazioni socio-politiche che determineranno profondi mutamenti nella vita medioevale e che ancora oggi influenzano la società contemporanea.

I Templari che portarono in Europa quelle conoscenza perdute ritrovate tra le rovine del Tempio di Salomone e approfondite con gli intensi contatti con le sette esoteriche della regione mediorientale anche appartenenti ai nemici giurati musulmani.

I Templari che forse, dopo l’annientamento ad opera di Filippo il Bello, alcuni teorizzano riuscirono a raggiungere il nordamerica, secoli prima di Cristoforo Colombo, proprio in virtù di quelle stesse mappe che il marinaio genovese utilizzerà nel XV secolo per supportare la propria spedizione nell’Atlantico.

Quando la notte del venerdì 13 ottobre 1307 la maggior parte dei Templari furono arrestati in Francia, si dice che dal porto di La Rochelle una nave salpò carica dell’oro prelevato dalla Tesoreria di Parigi, lo stesso che Filippo il Bello tanto aveva bramato per se stesso. Queste ricchezze erano state accumulate dal Tempio in due secoli di attività non solo come cavalieri crociati ma come primi banchieri del mondo.

Di questo tesoro non si seppe mai nulla; alcuni sostengono che le navi partite approdarono in Scozia, dove la famiglia Sinclair accolse con favore i Templari rifugiati, ma che il tesoro non avrebbe potuto restare in quelle terre. Cosi lo trasferirono sull’isola di Nuova Scozia, terra all’epoca sconosciuta secondo la storia ufficiale.   Ma anche se il mondo accademico non lo ammette, è oramai piuttosto evidente che le Americhe furono scoperte molto prima di Cristoforo Colombo. Il caso vuole che una delle isole vicino alla Nuova Scozia sia l’Isola della Maddalena, santa veneratissima dei Templari. Strana coincidenza.

Il pozzo di Oak Island quindi potrebbe essere il nascondiglio segreto di questo tesoro di cui si sono perse le tracce sin dal lontano 1300.

Un tesoro che alcuni collegano alla massoneria. La massoneria, società segreta fondata nel 1717 a Londra su principi come l'uguaglianza sociale, la libertà di pensiero ed ispirata agli ideali illuministici, compie fondamentali riferimenti al Tempio di Salomone e talvolta ad un presunto tesoro nascosto sotto la sacra struttura.

La leggenda fa addirittura risalire la nascita della Massoneria all’epoca della costruzione dello stesso Tempio di Salomone nella persona di Hiram Abif. Una di queste leggende parla di una cripta segreta, nella quale Salomone avrebbe fatto custodire delle preziose reliquie come l’Arca dell’Alleanza, anche essa scomparsa nel nulla. Molti scrittori fanno riferimento a questa stanza segreta, tra cui il “padre” di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle, Massone dichiarato. In alcuni racconti egli cita la cripta segreta dando una descrizione molto simile a quello del pozzo di Oak Island. Si dice che sulla quercia accanto al pozzo furono ritrovate delle iscrizioni molto simili a simboli massonici.


A conferma di questa teoria si narra che negli ultimi anni, il proprietario di buona parte dell'isola, dopo alcune ricerche, abbia individuato 4 pietre di forma conica in diverse aree del territorio; ricongiungendo questi punti su una mappa tramite una retta, sembrano formare una croce.

Forse il pozzo di Oak Island non contiene realmente il Santo Graal o l’Arca dell’Alleanza come molti ipotizzano, ma un altrettanto incredibile reperto, la cui scoperta probabilmente permetterebbe di fornire molte risposte ai nostri enigmi.

Fonti:


*(Notare che, in uno dei disegni attribuiti a Nostradamus, il "veggente" sopra quella sembra essere una Ruota Ciclica o del Tempo, oltre al Pavone (o Pavona visto che sotto alla Ruota c'è un'umile donna in disgrazia che se la rapportiamo a ciò che forse voleva suggerirci il “veggente” e quanto scritto nell'apocalisse di Giovanni Costanza potrebbe essere la "Vestita di Sole"..) il “veggente” ha disegnato proprio un Gallo!)

giovedì 5 dicembre 2013

Visione Allargata del Fenomeno UFO

Per "fenomeno UFO" si intende l'insieme di testimonianze di persone che riferiscono di aver visto in cielo delle luci o degli oggetti che non sono riusciti ad identificare con qualcosa di noto. La casistica ufologica offre un'ampia tipologia di fenomeni che vanno dalle "luci notturne", agli "oggetti diurni" che si caratterizzano come strani per l'aspetto (forma, dimensioni, colori) o per il comportamento (forti velocità, rapidi movimenti, "manovre"). Un certo numero di avvistamenti è accompagnato da conferme strumentali quali fotografie, filmati, rilevamenti radarici. 

Il 24 Giugno 1947 rappresenta la data ufficiale di inizio della massiccia diffusione delle informazioni riguardanti un fenomeno che, ancora oggi, non ha trovato nè una spiegazione nè, peraltro, una giusta collocazione nell'ambito della ricerca scientifica. 

In tale data un uomo d'affari statunitense, Kenneth Arnold, in volo sul suo aereo privato nello Stato di Washington osservò nei pressi del monte Rainer nove oggetti argentei che si muovevano in formazione "a cuneo, simile a quella delle anatre". 

Modello di velivolo UFO avvistato da K.Arnold

Tornato a terra descrisse i corpi visti come dei piatti o sassi che "rimbalzavano sul pelo dell'acqua": un giornalista che intervistò Arnold li riportò come "flying saucers", coniando un termine che per diversi anni identificò analoghi avvistamenti (in Italia l'espressione venne tradotta con il termine "disco volante", ancora oggi di uso corrente). 

L'osservazione di Arnold focalizzò l'attenzione dei mass-media, prima statunitensi poi di tutto il mondo, sull'esistenza di strani fenomeni osservati in cielo. Dopo questa prima segnalazione ne seguirono numerose altre accompagnate dai primi interrogativi sull'origine degli "oggetti" osservati, dando vita ad un vero e proprio fenomeno giornalistico che incrementò l'interesse del pubblico.

Negli anni successivi, inoltre,grazie all'attività dei mass-media e, soprattutto, degli appassionati della questione, che, in tutto il mondo, aumentavano di numero costantemente, vennero alla luce tutta una serie di episodi, fondamentalmente analoghi a tali osservazioni (pur con caratteristiche descrittive abbastanza diverse) che sarebbero avvenuti precedentemente al 1947. 

Basta citare, a tale proposito, i cosiddetti "razzi fantasma" (parecchie centinaia di segnalazioni di strani razzi luminosi che solcarono principalmente i cieli scandinavi nel 1946 ed all'epoca ritenuti missili V-2 catturati ai tedeschi dai russi e da quest'ultimi lanciati a scopi sperimentali), i "foo-fighters" (fenomeni luminosi, generalmente di forma globulare, osservati dagli equipaggi di aerei militari tedeschi ed alleati durante la seconda guerra mondiale sui cieli d'Europa e del Pacifico), gli "aerei fantasma" (una lunga serie di osservazioni di strani "aeroplani", generalmente scuri e senza contrassegni apparenti, volanti nei cieli della Scandinavia degli anni trenta in condizioni atmosferiche generalmente proibitive) e le "aeronavi" (delle specie di dirigibili, stranamente somiglianti a quelli descritti nei romanzi di anticipazione di Giulio Verne, generalmente caratterizzati da riflettori o luci e spesso osservati proprio solo come fonti di luce, che vennero avvistati in centinaia di occasioni nel 1896-1897 in quasi tutti gli stati della confederazione americana e negli anni successivi, 1909 e 1913 soprattutto, in altri paesi, come Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Sudafrica ed ancora USA).

Con il continuo aumentare degli avvistamenti e un vigoroso incremento dell’interesse da parte dell’opinione pubblica, il fenomeno UFO divenne un vero e proprio oggetto di studio e di analisi da parte della comunità scientifica e non solo. 

A seguito della loro crescente popolarità, gli avvistamenti di UFO hanno cominciato ad essere studiati non solo da commissioni governative come il Progetto Sign e il Progetto Blue Book, ma anche da organizzazioni private; negli anni cinquanta ha cominciato così a svilupparsi l'ufologia, termine che ha cominciato a diventare di uso corrente e ad entrare nei principali dizionari a partire dal 1959. In quegli anni alcuni ufologi, tra cui Leonard Stringfield, hanno cominciato a studiare anche i presunti avvistamenti riferiti negli anni immediatamente precedenti al 1947, come i Foo fighters durante la Seconda guerra mondiale, ritenendo che potessero presentare analogie con gli avvistamenti verificatisi a partire dal 1947. 

Foo Fighters sullo sfondo di questa foto del 1945

Negli anni sessanta alcuni autori hanno cominciato a ricercare tracce di presunte manifestazioni di oggetti volanti sconosciuti nei secoli passati; sono nate così la clipeologia, che esamina le cronache, i documenti storici e le opere d'arte dei secoli passati, e la paleoastronautica, che prende in esame i reperti archeologici e ipotizza che certi manufatti (statuette, megaliti, ecc.) di alcune civiltà antiche si possano spiegare mediante il contatto con gli extraterrestri. Come avviene per l'ufologia, anche la clipeologia e la paleoastronautica non sono riconosciute dalla scienza ufficiale.

Sul fenomeno, a partire dal dopoguerra, sono stati condotti anche studi ufficiali da parte delle autorità militari e civili di vari paesi, prima secretati e solo in seguito resi pubblici, i quali hanno constatato che, dal punto di vista statistico, esiste una percentuale non trascurabile di avvistamenti che rimane senza una spiegazione. Sono infatti il 22% del totale i casi non identificati risultanti dalle ricerche del GEIPAN francese; circa 1100 (10% del totale) sono quelli che emergono dagli archivi del Ministero della Difesa britannico, 701 (5,56 % del totale) dal progetto Blue Book dell'USAF (studio chiuso nel 1969). 

L’eterogeneità degli avvistamenti meritava una classificazione per mettere maggiore ordine tra le migliaia, decine di migliaia di pagine che trattavano della questione. La classificazione Hynek è indubbiamente il primo e riuscito tentativo scientifico di "codificare" i fenomeni ufologici in determinate casistiche.

E' necessario però prima un breve cenno biografico su Joseph Allen Hynek, uno dei massimi esponenti della scienza ufologica. Hynek, celebre astrofisico americano, dopo aver collaborato per lungo tempo con i progetti governativi riguardo a veicoli volanti non identificati, in seguito fondò il "collegio invisibile", un gruppo di scienziati decisi ad affrontare la fenomenologia ufologia in un ambiente scevro da pressioni e doppi fini.

Purtroppo, l'illustre ufologo è deceduto il 1986, lasciando però un bagaglio inestimabile di conoscenza e teorie. La classificazione Hynek è così suddivisa:

• LUCI NOTTURNE: Ufo visti a grande distanza e di notte. Di tale tipo sono la maggior parte degli avvistamenti segnalati.
• FORME DIURNE: Dischi volanti, Sigari ed altre tipologie di Ufo viste a grande distanza ma di giorno. In tali casi i testimoni riescono a descrivere una forma definita, rapportare l'oggetto ad elementi circostanti così da determinarne le dimensioni...
• FENOMENI RADAR-VISUALI: Casi avvistati con l'ausilio di strumentazione specifica e spesso registrati. E' un tipo di avvistamento decisamente attendibile.
• INCONTRI RAVVICINATI DEL 1° TIPO: Ufo avvistati a distanza ravvicinata senza effetti ed interazioni con ciò che li circonda.
• INCONTRI RAVVICINATI DEL 2° TIPO: Ufo avvistati a distanza ravvicinata con effetti di natura fisica quali termici (aumento di temperatura), elettromagnetici, chimici, meccanici...
• INCONTRI RAVVICINATI DEL 3° TIPO: Ufo che sono atterrati, avvistati a distanza ravvicinata, con creature umanoidi che interagiscono con l'ambiente circostante. Le testimonianze attendibili sono molto rare.

Esempi di I.R. del 1° Tipo 

Luci di Phoenix

Luci di Hessdalen

Spirale in Norvegia 

Recentemente, in seguito ad un evolversi degli avvenimenti, ad una più approfondita analisi del fenomeno ufo oppure, come dicono gli scettici, ad un'ondata di nuovi mitomani si sono aggiunte due nuove tipologie. Sottolineo che le due classificazioni che seguono non sono opera di Hynek.

• INCONTRI RAVVICINATI DEL 4° TIPO: Entità aliene che prelevano esseri umani per imperscrutabili fini para-scientifici. Tale tipologia è più nota col termine "Abduction"(sequestro).

• INCONTRI RAVVICINATI DEL 5° TIPO: Fenomeni esogamici (rapporti sessuali con creature provenienti da altri pianeti).

La classificazione di Hynek non è la sola tipologia di classificazione utilizzata anche se, per la sua semplicità e immediatezza risulta certamente essere la più utilizzata e la più nota al pubblico anche grazie al successo cinematografico del capolavoro di fantascienza “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” di S.Spielberg. 

La seconda modalità di classificazione che vi andiamo a presentare in questo articolo è quella coniata da Jacques Vallee, noto ricercatore nel campo dell'ufologia, famoso in particolare proprio per aver ridefinito un sistema di classificazione per i fenomeni ufologici e più in generale esperienze paranormali. 

Questa classificazione, chiamata classificazione Vallee, è diventata con il tempo più utilizzata del sistema Hynek in ambito di ricerca. I criteri di classificazione sono 5: livello delle conseguenze del fenomeno (sigla AN), comportamento dell'UFO (sigla MA), presenza, quantità e tipo di prove dell'accaduto (sigla FB) e tipo di incontro ravvicinato (sigla CE) più un criterio formato da tre cifre per valutare l'attendibilità della segnalazione (sigla SVP).

Conseguenze del fenomeno:
- AN1: si sono verificate anomalie senza effetti permanenti (come luci o esplosioni inspiegabili);
- AN2: si sono verificate anomalie con effetti durevoli (come materializzazioni e cerchi nel grano);
- AN3: si sono verificate anomalie con entità associate (fantasmi, spiriti, creature leggendarie);
- AN4: vi è stata un'interazione con le entità associate alle anomalie (esperienze di quasi-morte, miracoli religiosi e visioni, OBE);
- AN5: resoconti di danni o morti anomale (combustione umana spontanea, inspiegabili ferite);

Comportamento dell'UFO:
- MA1: un UFO è stato osservato seguire una traiettoria discontinua;
- MA2: come MA1 più effetti fisici causati dall'oggetto;
- MA3: come MA1 più entità presenti a bordo dell'UFO;
- MA4: le manovre dell'UFO sono accompagnate da una sensazione di trasformazione della realtà da parte dell'osservatore;
- MA5: le manovre dell'UFO hanno causato danni permanenti o morte all'osservatore;

Presenza, quantità e tipo di prove dell'accaduto:
- FB1: un semplice avvistamento UFO che attraversa il cielo lungo una linea retta;
- FB2: come FB1 ma accompagnato da prove fisiche;
- FB3: avvistamento di un UFO a bordo del quale sono state viste entità viventi;
- FB4: avvistamento di un UFO accompagnata da una sensazione di trasformazione della realtà da parte dell'osservatore;
- FB5: un avvistamento UFO che provoca danni permanenti o morte all'osservatore;

Tipo di incontro ravvicinato:
- CE1: contatto con un UFO entro i 150 metri dal punto di osservazione, nessuna conseguenza per il testimone;
- CE2: come CE1 ma lascia tracce di atterraggio tangibili o danneggia il testimone;
- CE3: sono state osservate entità sull'UFO;
- CE4: rapimento del testimone;
- CE5: come CE4 ma con danni permanenti al testimone o morte;

Per l'attendibilità ci si basa su numero formato di tre cifre il cui significato è il seguente.

Prima cifra, attendibilità della fonte:
- 0: fonte sconosciuta o inattendibile;
- 1: la fonte è nota, ma non è stato possibile definire un'attendibilità;
- 2: fonte attendibile di seconda mano;
- 3: fonte attendibile di prima mano;
- 4: interrogatorio di persona con un testimone di fonte di provata attendibilità;

Seconda cifra, esperienza di chi ha visitato il luogo dell'avvenimento:
- 0: nessuna visita sul posto;
- 1: visita sul posto da parte di una persona non familiare con il fenomeno in questione;
- 2: visita sul posto da parte di una persona familiare con il fenomeno in questione;
- 3: visita sul posto da parte di un investigatore con sufficiente esperienza;
- 4: visita sul posto da parte di un analista con esperienza;

Terza cifra, possibili spiegazioni:
- 0: sono presenti più spiegazioni naturali con dati a supporto;
- 1: spiegazioni naturali richiedono solo leggere modifiche dei dati raccolti;
- 2: spiegazioni naturali richiedono una grande alterazione di un parametro;
- 3: spiegazioni naturali richiedono una grande alterazione di più parametri;
- 4: dati i fatti, non vi sono spiegazioni naturali possibili;

Ad esempio la sigla MA1-301 (presa da un caso riportato dal BUFORA per il governo inglese) significa che si tratta di un'osservazione di un UFO che segue una traiettoria discontinua e che la fonte è attendibile e di prima mano, che non vi sono state visite sul posto e che spiegazioni naturali richiedono lievi modifiche ai dati raccolti.

Da sinistra Allen Hynek e Jacques Vallee

Non possiamo in questa sede voler approfondire uno per uno i principali casi ufologici della storia, rimandando al lettore il desiderio di ricercare sui libri e su quanto reperibile online le informazioni necessarie per potersi fare una propria opinione al riguardo.

Ma è necessario comunque citarne alcuni per evidenziare la complessa eterogeneità delle caratteristiche e delle qualità di ciascuno di essi per poter introdurre efficacemente la classificazione proposta dal Progetto Atlanticus, da affiancare a quella di Hynek e Vallee, non tanto per descrivere la tipologia di avvistamento, quanto la natura, l’origine dello stesso. Come vedrete non ci riferiamo almeno nel breve elenco sotto riportato ai casi più famosi di cui certamente avrete già avuto modo di sentire parlare.

Londra, 6 Gennaio 1995 - Il volo BA5061 della British Airways stava avvicinandosi all'aeroporto di Manchester. Il Boeing 737, con 60 passeggeri, era partito quasi due ore prima da Milano; un volo di normale routine. Il pilota, ormai nella fase finale della procedura d'atterraggio, era a 1200 metri di quota quando, improvvisamente, si vide sfilare accanto uno straordinario UFO a forma di cuneo.

Venerdì 11 Gennaio 2002 alle ore 17,50 Herbert F.C. si trovava pochi passi fuori dalla propria casa situata nel quartiere di Hietzing di Vienna quando ha udito un rombo e visto uno strano oggetto sopra la città.

15 Agosto 1950, Nicolas Mariana, manager della squadra di baseball di Great Falls (gli Selectrics), è riuscito a girare un film con pellicola da 16mm di quelli che appaiono due punti di luce bianca molto intensa.

Il 12 Luglio del 1964, alle ore 17:25, i passeggeri di un volo di linea che andava da Leningrado a Mosca (Russia) furono testimoni di un incontro ravvicinato del 1° tipo. L'aereo, un Tupolev TU 104 stava sorvolando la città di Bologoye (nel distretto di Bologovsky) quando un UFO dalla forma a disco e dai contorni poco definiti fu avvistato dai passeggeri.

Il 20 maggio 1967 a Falcon Lake, una località situata a circa 120 chilometri a est di Winnipeg, nel Canada. Steve Michalak, un giovane appassionato di geologia, è alla ricerca di minerali di cui la zona è ricchissima. Siamo intorno a mezzogiorno e il nostro geologo dilettante, munito dei suoi attrezzi, procede lentamente attraverso i boschi verso una formazione rocciosa che ha individuato non lontano da una vasta palude. Ad un tratto, mentre stava per cominciare a esaminare qualche pietra, sente lo schiamazzo di un branco di oche selvatiche spaventate. Nell'attimo stesso, scorge nel cielo due luci rosse che si avvicinano. Immediatamente dopo, distingue due oggetti a forma di sigaro, sormontati da una protuberanza, che scendono lentamente.

Base aerea di Gioia del Colle, Bari. 26/10/1978. Dopo che nella serata del giorno precedente una traccia misteriosa fu rilevata per una decina di minuti dal radar dell'aeroporto di Gioia del Colle (in provincia di Bari), due caccia F-104 del 36^ Stormo A.M. ivi dislocato vengono fatti decollare su allarme per intercettare una luce intensissima e molto grande quasi ferma in direzione della pista.

Noi del Progetto Atlanticus riteniamo che limitare la ricerca ufologica alla casistica “dadi e bulloni” sia non errata, ma non esaustiva della complessità del fenomeno. Per questo proponiamo e suggeriamo una visione allargata del fenomeno UFO che trasla da una interpretazione esclusivamente materiale del fenomeno a una osservazione a più ampio raggio che abbracci anche aspetti “immateriali”. 

Sulla dimensione metafisica del fenomeno UFO si espresse persino il pioniere della psicologia del profondo Carl Gustav Jung il quale si occupò più volte del fenomeno UFO nei suoi scritti e in particolare nel celebre saggio “Un mito moderno: le cose che si vedono in cielo”, interpretandoli come rappresentazioni psichiche inconsce legate ad avvenimenti di rilevanza collettiva.

Jung aveva iniziato a interessarsi agli UFO già negli anni quaranta, documentandosi su tutto quello che veniva pubblicato sul tema, per pubblicare infine nel 1958, tre anni prima della morte, il suo saggio, che può esser visto come una puntuale interpretazione psicologica del fenomeno, ma anche come una ricapitolazione essenziale delle sue principali idee sulla psiche, e insieme come un messaggio - uno degli ultimi - in cui trovano posto le speranze e i timori che egli nutriva sul futuro dell'umanità.

Jung vede la coscienza del nostro tempo lacerata, frammentata da un contrasto politico, sociale, filosofico e religioso di eccezionali dimensioni. L'Io si è troppo allontanato dalle sue radici inconsce; le "meraviglie" della scienza e della tecnica sembrano volgersi in forze distruttive. I dischi volanti rappresentano visioni, oggettivazioni fantastiche di un inconscio troppo duramente represso. Tra le varie ipotesi sull'esistenza degli UFO Jung conclude dunque che è "un archetipo a provocare una determinata visione".


Jung considera con distacco e una certa ironia l'esistenza degli UFO come fenomeno fisico, sebbene nell'ultima parte del suo saggio egli sembri disposto a dare maggior credito alla loro effettiva realtà, per introdurre cautamente l'ipotesi che esista una sincronicità tra inconscio e fenomeno reale.

Negli anni settanta le idee di Jung sono state riprese da alcuni studiosi francesi che hanno dato origine all'ipotesi psicosociale sugli UFO.
Tornando alla nostra proposta riteniamo che l’origine, la natura di un qualsiasi UFO possa essere ricondotto a queste sotto enucleate tipologie o classificazioni:

1. Fenomeni naturali e/o atmosferici;
2. IFO (Identified Flying Object), ovvero falsi avvistamenti;
3. UFO di matrice totalmente terrestre;
4. UFO di matrice terrestre con tecnologia retro ingegnerizzata;
5. UFO di matrice extraterrestre;
6. UFO di matrice metafisica/extradimensionale.

Ecco che allora, quella luce nel cielo o quel puntino sul radar o quella misteriosa apparizione, possono essere ricondotte a una di queste categorie. Potrebbero essere meteoriti o bolidi, o ancora lanterne cinesi, forse la principale causa di errata interpretazione di un avvistamento UFO e quindi collegabili alle prime due ipotesi di origine dell’avvistamento.

Lanterne cinesi. Una delle principali cause di errori nella casistica degli UFO

Così come potrebbero essere velivoli sperimentali segreti militari come quelli presumibilmente realizzati in alcune basi militari spesso citate nelle cronache UFO come la famosissima Area 51. Non c’è niente di più affascinante nel mondo dell’aviazione dei “black projects”, quei programmi aeronautici classificato come “top secret” da essere segreti persino agli stessi enti militari e governativi.

Le stesse luci nel cielo notturno assumono significati diversi se viste da occhi diversi. Per l'esperto di aerei da guerra sono un bombardiere B1 in volo sperimentale, per l'ufologo una navicella aliena, per l'astronomo meteoriti in discesa nella nostra atmosfera.

Come avrebbe potuto interpretare infatti un semplice cittadino osservatore del cielo che avesse visto passare l’aereo militare A-12, predecessore dell’altrettanto segreto SR-71? Oppure il TR-3A, aereo stealth segreto che opererebbe in vaste aree del pianeta, il quale si dice essere stato attivo durante gli anni ’80 e ’90?

Aereo militare A-12

TR-3A Black Manta

SR-71 Blackbird

Vale la pena notare che il progetto della Teledyne Ryan è molto simile agli UFO fotografati in Belgio nel 1989/1990, che sono stati inseguiti dai caccia della Air Force belga e visti da centinaia di persone. 


Non necessariamente questi velivoli devono essere frutto di tecnologia extraterrestre o pre-diluviana. Ma altrettanto non possiamo escluderlo considerato il fatto che certamente esistono casi inspiegabili i cui avvistamenti superano i limiti della fisica e dell’aerodinamica a cui invece i casi sopraccitati devono per forza di cose sottostare in quanto realizzati secondo le teconologie sviluppate in ambito umano.

E’ questo il caso degli Haunebu, noti anche come UFO Nazisti la cui storia meriterebbe un discorso a part cercheremo di riassumere brevemente qui. Dieci anni prima che una nave aliena precipitasse nella proprietà del rancher Mack Brazel, vicino a Roswell un altro disco volante ha perso il controllo ed è caduto nella campagna della Germania nazista. Questa incredibile storia, coperta dagli Stati Uniti e dall’URSS da oltre settanta anni, si suppone sia la vera motivazione per l’intensa ricerca effettuata dai nazisti sugli aerei senza ali e a forma di disco; l’ossessione di Hitler e Himmler per gli UFO e il mistero ha portato a straordinari esperimenti effettuati dalle SS conclusi con la costruzione di veri e propri dischi volanti e della famosa “Campana”: un bizzarro motore multidimensionale che neutralizzerebbe la forza di gravità, provocando una spaccatura nel continuum spazio-temporale stesso e creando sorprendenti effetti.

Dobbiamo ricordare, come più volte affermato da Pierluigi Tombetti di come l’apparato bellico tedesco risentì particolarmente delle idee ariosofiche; teorie come la Terra cava e soprattutto la Welteislehre vennero addirittura insegnate all’università mentre le idee di Nikola Tesla furono salutate come una conferma dell’esistenza e dello sfruttamento dell’energia cosmica Vril. Il caso più eclatante è quello rappresentato da l’austriaco Viktor Schauberger (1885 – 1958) che creò un motore ad aspirazione basandosi su una teoria che nasceva dall’ osservazione del comportamento dell’acqua nel fiume presso la sua abitazione.


Le idee di Schauberger vennero riprese da un gruppo di scienziati, tra cui Rudolf Schriever, che era capitano della Luftwaffe e pilota - collaudatore oltre che progettista di aerei sperimentali. La rivista Der Spiegel nel numero del 30 marzo 1950 3 riportò un intervista rilasciata da Schriever il quale affermò che nei pressi di Praga nei primi anni ’40 vi era una fabbrica della BMW che produsse alcuni dei velivoli noti come flying saucers o dischi volanti.

La passione per il mistero e l’esoterismo dimostrato più volte da certi ambienti del Reich portarono i tedeschi a effettuare notevoli scoperte tra cui si presume ci fossero stati dei testi sanscriti molto complessi e antichi, i quali non solo parlavano di Vimana, ma addirittura ne elencavano i progetti ingegneristici uno per uno mostrando dettagli tecnici illustrati ad arte, e spiegazioni dettagliatissime. Alcuni di questi progetti furono recuperati e tradotti dagli scienziati fedelissimi del reich, i quali in due distinti gruppi di studio, si diedero da fare per riprodurli; un gruppo studiò i manoscritti e cercò di creare dischi, trottole volanti ed altro, seguendo questi progetti ed applicandovi tecnologie del momento (come le turbine a jetto della bmw, i motori porsche, ecc.).

Si realizzarono così dei dischi volanti ibridi tecnologicamente, con motori a reazione, e velivoli a decollo verticale tramite eliche, ovvero elicotteri discoidali super maneggevoli. Il secondo gruppo si occupò di retro ingegneria aliena, cercando di decifrare le tecnologie rinvenute in due incidenti distinti: quello italiano (di cui esistono i file fascisti che lo studiarono, e che il governo Mussolini ed il suo staff di scienziati ed agenti segreti cedettero ad i tedeschi), e quello rinvenuto dai tedeschi stessi in territorio germanico.


Casistiche che fino a qui ci portano alla quarta classificazione UFO secondo la logica del Progetto Atlanticus. Classificazione che non esclude la visita concreta di oggetti provenienti dallo spazio e pertanto di matrice realmente extraterrestre. Come ad esempio il caso che coinvolse i coniugi Hill rapiti da entità aliene nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 1961 i cui elementi descritti dai due fanno ragionevolmente pensare a una origine extraterrestre (per esempio le mappe stellari osservate dalla donna) oppure il caso, anch’esso di abduction di Travis Walton descritto anche nell’opera cinematografica “Bagliori nel Buio” del 1993.



I coniugi Hill intenti a descrivere l’UFO osservato e la rappresentazione grafica della mappa stellare osservata all’interno dell’astronave.

Resta l’ultima tipologia di UFO, forse la più complessa. Per meglio comprendere l’ultima tipologia di UFO è necessario approfondire la cosmologia allargata del multiverso parallelo proposta da Progetto Atlanticus. Prima di farlo ritengo essere utile riportare quanto sostenuto da Giuliana Conforto, astrofisica prima, docente di meccanica classica e quantistica poi, nel suo saggio “Universo Organico”.

Nel suo articolo la scienziata afferma che gli 'alieni' esistono. Abitano il cospicuo 95% che non vediamo, ma che oggi è persino calcolato. Cioè partecipano agli infiniti livelli di realtà. Per essere 'reale' ogni livello deve avere i suoi osservatori coscienti e partecipi al livello stesso. E' una legge di natura, riconosciuta dal principio di indeterminazione alla base della fisica quantistica.

Un atomo possiede infiniti livelli di energia e può saltare da un livello all'altro. E' scritto anche nei testi scolastici; il 'salto' è da un livello inferiore ad un altro superiore, se assorbe energia. Viceversa, se invece la cede. E gli altri livelli esistenti nell’interspazio quantico? Sono tutti vivi, e pieni di osservatori intelligenti. Il mondo che vediamo non è reale; è solo un film, una Matrix dove appaiono le 'immagini residue di sé.' Lo spiega bene Morpheus a Neo nel film The Matrix. Gli uomini sembrano tutti uguali, ma non lo sono. Il corpo biologico umano è solo un involucro composto da materia nucleare che riflette la luce elettromagnetica, l'unico tipo di luce che vediamo.

Ma se esiste un interspazio a noi invisibile ed esso è popolato ecco che diventa ragionevole ipotizzare un altro livello di realtà accanto, o meglio, compenetrante il nostro. Ed ecco pertanto la cosmologia così come intesa dal Progetto Atlanticus.


Come in un software il sistema operativo rappresentato da DIO a livello di ‘piano cosmico o spirituale’ gestisce n "sessioni utente" riconducibili alle realtà parallele del "multiverso" previsto e teorizzato in fisica quantistica. Siamo quindi in presenza di un DIO immanente, la cui natura è informazionale, che attraverso l'informazione codificata in "bit" astrali a livello akashico giunge a trasmutare sé stesso in un Multiverso "Reale" fatto di energia. L'informazione si trasforma e codifica in energia vibrazionale particellare producendo la cosiddetta REALTA’ visibile e invisibile.

La realtà visibile è quella che siamo abituati a conoscere, dove tocchiamo con mano e osserviamo con i nostri occhi i fenomeni che ci circondano. Il corpo materiale degli animali, di altri esseri umani, degli alberi, così come automobili, aerei, palazzi fanno parte di questo livello di realtà. 

Così come facevano parte di questo livello anche gli Elohim/Anunnaki che precedettero la venuta dell’Homo Sapiens e i loro ipotetici velivoli, dai Vimana agli Haunebu retro ingegnerizzati forse prodotti dai nazisti nello scorso secolo e poi sviluppati dagli americani dopo l’Operazione Paperclip: l’origine di Roswell potrebbe essere stato il tentativo di fare volare un Haunebu nazista, ovvero un “UFO di matrice terrestre con tecnologia retro ingegnerizzata” secondo la nostra classificazione.

Le prime 4 tipologie di UFO sostanzialmente si muovono ed esistono a questo livello di “realtà” e anche una bella fetta di quelle della quinta classificazione ovvero gli “UFO di matrice extraterrestre”.


Ma per spiegare l’origine degli UFO di matrice “extradimensionale” dobbiamo necessariamente superare il limite del materiale e della fisicità ed approcciarci a quella che definiamo come realtà invisibile. Abbiamo detto di come la prima sia quella che attiene al nostro quotidiano, ovvero il cosiddetto piano fisico/materiale, scenario delle vicende umane e non solo umane come tradizionalmente intese... penso ad Anunnaki, Elohim, etc.etc.

La seconda è invece quella che attiene a quel piano metafisico, che alcuni chiamano "astrale", con tutti i suoi abitanti. Un piano della stessa realtà locale non a noi così familiare ma che nel nostro inconscio già conosciamo. E’ il mondo dei sogni, delle anime, anch’esso abitato da creature metafisiche che vanno al di là della nostra comprensione. Rappresenta quel 95% dell’Universo non tangibile celato dietro il paradigma scientifico della “materia oscura” o “antimateria”.
Oltre a questi due "insiemi" che sommati insieme danno la nostra REALTA' LOCALE, abbiamo un livello di IRREALTA' IMMANENTE che corrisponde al livello di INFORMAZIONE, del registro Akashico, o che se volete possiamo chiamare DIO, al di fuori dell'Universo conosciuto (o meglio del Multiverso conosciuto).

Già perchè questo piano IRREALE/IMMANENTE è solo UNO. Un DIO immanente che attraverso l'informazione codificata in "bit" astrali a livello akashico trasmuta egli stesso in un Multiverso "Reale" fatto di energia. L'informazione si trasforma e codifica in energia vibrazionale particellare.

Un Multiverso composto da una REALTA' LOCALE (dove viviamo noi) e infinite REALTA' PARALLELE.

Come in un software il sistema operativo rappresentato da DIO gestisce n tendente a infinito "sessioni utente" riconducibili alle molteplici e diverse realtà parallele del "multiverso" previste e teorizzate in fisica quantistica secondo la teoria delle ‘stringhe’ in tutto simili alla nostra.
Ora dobbiamo comprendere che la REALTA' LOCALE è caratterizzata dalla compenetrazione tra Metafisico e Fisico. In questo ambito possiamo ricondurre le fattispecie di eventi cosiddetti paranormali come attività medianiche o di canalizzazioni attraverso le quali diventa possibile interagire con gli elementi della realtà invisibile come anche sono interazioni con la realtà invisibile tutte le esperienze di Near Death Experiences documentate nella casistica medica di cui non esiste spiegazione razionale alcuna.

Uno dei più noti casi di channelling è quello che coinvolge la casalinga J.Z. Knight nata nel 1946 a Roswell, nel New Mexico (la cittadina del famoso caso ufologico di un presunto incidente a un'astronave aliena) e ha avuto un'infanzia decisamente difficile. All'età di trentun anni la troviamo, ormai sposata, che lavora come impiegata presso una rete televisiva di Yelm, nello stato di Washington, all'estremità nord-occidentale degli Stati Uniti, sulla costa del Pacifico. A un certo punto, alla metà degli anni Ottanta, ella sostiene di essere abitualmente "visitata", già da otto anni, dallo spirito di un guerriero vissuto 35.000 anni fa, di nome Ramtha, l'Illuminato. La prima apparizione di costui avrebbe avuto luogo nel 1977, ma solo diversi anni più tardi ella si è decisa a renderla nota, dopo che l'attrice Shirley McLaine aveva parlato della Knight nel suo best-seller Danzando nella luce. 

Altrettanto affascinanti e rientranti tra le interazioni tra piano fisico ed astrale sono i casi di NDE o di OBE e in questo contesto assume rilevanza la testimonianza di Cassandra Musgrave che ci racconta di come, mentre stava affogando, si sentì sollevata in aria e tuttavia vedeva il suo corpo proprio sotto la superficie dell'acqua, che veniva trascinato ad alta velocità. Vide i due uomini che chiacchieravano nella barca, ignari di ciò che le stava accadendo. Vide suo figlio di tre anni giocare sulla spiaggia.

Cassandra venne risucchiata in un tunnel dove poteva udire fruscii e ticchettii. Viaggiò veloce verso la luce dall'altra parte, emozionata, sentendo che stava andando in un luogo dove era già stata. Sbucò in un posto dove c'erano fiori dappertutto, coloratissimi e meravigliosi. Poi si ritrovò circondata dall'universo, in una galassia con stelle tutt'attorno. Sebbene non percepisse niente di solido sotto i piedi, sentì che stava in piedi su qualcosa.

Venne portata verso un confine, sapeva che se lo avesse superato non avrebbe potuto ritornare sulla Terra. Alla sua destra, distante, vide un entrata, come di una caverna, raggiante di luce, che portava in un'altra dimensione dove le persone studiavano ed imparavano molte nozioni. 
Parlando di quella dimensione, disse ”in quel posto, si conosce tutto” – Di quel posto capiremo in seguito di cosa potesse essere.

Tornando a noi un avvistamento UFO rientrante in codesta classificazione potrebbe essere un evento paranormale di un elemento o entità abitante il piano astrale che, per un motivo a noi incomprensibile, decide di ‘discendere’ nel piano materiale rendendosi visibile a noi limitati a livello materiale. La stessa cosa potrebbe avvenire casualmente o per errore. 

Il Grigio: essere extraterrestre o essere extradimensionale? 

Fatima: un avvistamento extra-dimensionale, o un artificio di una tecnologia extraterrestre?

Le REALTA' PARALLELE sono invece caratterizzate dalla possibilità di intersezioni tra di loro seppur più difficilmente comprensibili o realizzabili se non da entità con piena consapevolezza delle regole fisiche e metafisiche che governano il multi verso. Sono riconducibili a queste ‘intersezioni’ i dejavu e i viaggi temporali.

Per meglio esemplificare un avvistamento UFO di questo genere, classificabile appunto come “UFO di matrice metafisica/extradimensionale” pensiamo a un UFO "metafisico" come a un velivolo di ipotetici "noi" di una realtà parallela di un tempo diverso posteriore al nostro, ma che, per un motivo qualsiasi, interseca la nostra realtà locale. Così come un nostro jumbo jet potrebbe venire osservato come UFO da ipotetici "noi" di una realtà parallela di un tempo anteriore al nostro senza neppure che noi ce ne rendessimo conto. 

Il tutto dipende dal punto di vista dell’osservatore, esattamente come accade nel film “The Others” con Nicole Kidman i protagonisti non si rendevano conto di essere essi stessi fantasmi, spiriti defunti abitanti del piano astrale, in relazione con il piano materiale attraverso le capacità medianiche di un altro personaggio del film. Tutto dipende dal punto di osservazione e se questo coincide con la dimensione dell’osservato. Non è sempre detto che questo possa coincidere.

In tale insieme di dimensioni trovano spazio oltre agli UFO intesi come tali anche tutta una serie di eventi paranormali il più delle volte affrontati solo marginalmente se non esclusi dalla categorizzazione e dagli studi ufologici con evidente limitazione e parcellizzazione del campo di studio.
Tutto questo viene regolato da una sorta di database che già le civiltà antiche avevano individuato e cercato di definire. Faccio riferimento a quanto descritto nei testi sanscriti antichi di migliaia di anni.

Akasha, termine sanscrito per indicare l’etere, è allo stesso tempo il corpo e la mente di DIO. In esso esistiamo, di esso siamo fatti. Akasha è il vuoto prima del BIG BANG. Dall’akasha si è generato il suono primo e da esso tutto è scaturito. E’ quindi onnipresente e ci siamo dentro, come lo sono i pesci nell’acqua dell’oceano. 

Akasha e’ l’essenza base di tutte le cose del mondo materiale, l’elemento più piccolo creato dal mondo astrale. I registri Akashici sono quindi di natura energetica-vibrazionale e contengono ogni evento, pensiero, sensazione, gesto, parola, credenza, intenzione che che ogni essere ha esperito nella sua storia multidimensionale. L’Archivio Akashico contiene l’intera storia di ogni anima fin dagli albori della creazione.

I registri Akashici contengono anche tutte le possibilità: una una forma fluida di possibile futuro, il potenziale sempre modificabile, il divenire che sarà determinato dalle nostre scelte. Questi record ci uniscono, ci interconnettono, ci legano. Ognuno di noi col Tutto, l’Unità, la Sorgente, Dio, l’Uno.

Essi contengono il significato di ogni simbolo archetipo, racconto mitico, modello del comportamento umano cosi’ come anche tute le esperienze per individuare questi archetipi. E a questo principio il già sopraccitato Jung si stava avvicinando nel suo approccio alla psicanalisi alternativo che lo portò a scontrarsi con Freud. 

Registri Akashici e’ il termine usato nella Teosofia (e nella Antroposofia) per descrivere il compendio della conoscienza mistica impresso nel piano non fisico dell’esistenza.

Questi registri sono descritti come contenenti tutta la conoscenza dell’umana esperienza e della storia del cosmo. Sono a volte, metaforicamente descritti come: “una libreria”, il “supercomputer universale”, “la mente di Dio”.


Nella Bibbia sono chiamati “Il libro della Vita” o “Il Libro” (alcuni riferimenti: Esodo 32:32, Salmi 56:8-9, 40:7-8, 139:16, Rivelazioni 20:12, etc). Ma molte altre culture ne hanno parlato, e le Informazioni sui registri Akashici si possono trovare nel folklore, nel mito, e in tutti i testi sacri, dei popoli Germanici, Celti, Arabi, Sumeri, Assiri, Fenici, Babilonesi, gli Ebrei, i Maya, solo per citarne alcuni. In tutti questi popoli esisteva la conoscenza dell’esistenza di una’piano celeste’ contenente la storia di tutto il genere umano e di tutte le informazioni spirituali. Informazioni su questo Archivio Akashico – questo Libro della Vita – si possono trovare nel folklore, nei miti e in tutto l’Antico e Nuovo Testamento. 

Sono rintracciabili nelle popolazioni semitiche, negli Arabi, gli Assiri, i Fenici, i Babilonesi e gli Ebrei. In ognuna di queste popolazioni esisteva la credenza nell’esistenza di una sorta di tavole celesti contenenti la storia del genere umano e ogni tipo di nozione spirituale.

Nelle Scritture, il primo riferimento a un libro ultraterreno si trova in Esodo 32:33. Dopo che gli Israeliti avevano commesso un peccato gravissimo adorando il vitello d’oro, fu Mosè a intercedere per loro, giungendo a offrire la propria totale responsabilità e la cancellazione del proprio nome “dal tuo libro che hai scritto” a espiazione delle loro azioni. In seguito, nell’Antico Testamento, apprendiamo che non esiste nulla di un individuo che non sia riportato in questo stesso libro. Nel Salmo 139, Davide accenna al fatto che Dio ha scritto tutti i dettagli della sua vita, incluso ciò che è imperfetto e le azioni ancora da svolgere.

Recentemente anche la scienza se ne sta occupando, postulando l’esistenza di un campo energetico che connette ogni cosa nell’universo (rif. Ervin Laszlo, “Science and the Akashic Field”, 2004).

Tutto ciò porta a una conclusione incredibile e sconvolgente. Se da un lato l’essere umano sembra essere un infinitesimo piccolissimo tendente a zero nella grandiosità di un universo replicato n volte nel multi verso è altresì vero che l’uomo come ogni creatura vivente assume un ruolo e un significato enorme nella connessione del Tutto. 

L'intera realtà del multiverso sembra pertanto diventare un gioco, una sfida, in cui DIO stesso si autolimita incarnandosi nelle creature viventi, uomo compreso, per mettersi alla prova e vedere se queste (ovvero lui stesso) sono in grado di rendersi nuovamente conto di ESSERE DIO.

Se queste muoiono senza aver raggiunto questa consapevolezza si ricomincia da capo. Forse DIO si è fregato con le sue stesse mani, infilandosi in un piano materiale un cui quelle stesse regole che lui stesso ha imposto al 'gioco' impediscono alle forme viventi (DIO incarnato) di rendersi conto di ESSERE DIO...

In Bocca al Lupo!!!


Credo sia importante fare notare a tutti coloro che cercano fino all'ultimo di dare una connotazione e un colore politico all'evento del 9 Dicembre che, a fronte della comunicazione di particolari forze politiche di aderire alla protesta, il coordinamento nazionale del 9 dicembre ha emesso questo comunicato stampa per ribadire con forza che...
«Alla vigilia della grande mobilitazione popolare ad oltranza, che inizierà la sera dell’otto dicembre 2013, giungono copiose sempre nuove adesioni, da parte dell’Italia che soffre e che da troppo tempo chiede fatti per una svolta radicale: cittadini, comitati popolari, forze politiche. 
Ciò è indice di una sempre più larga condivisione degli obiettivi che ci siamo dati: per ridare speranza al nostro Paese occorre oggi con urgenza trovare le soluzioni alle tantissime vertenze irrisolte o mandare a casa un governo asservito ai potenti ed un parlamento di nominati, porre fine al far-west della globalizzazione, riprenderci la sovranità popolare e monetaria.  
Tutti coloro che intendono ribellarsi con noi sono i benvenuti, a condizione che non si azzardino a mettere cappelli di qualsiasi colore all'iniziativa. Ad essi ribadiamo ancora una volta fino alla noia che non saranno accettati simboli di partito, che la protesta sarà non violenta, che i nostri valori sono quelli scolpiti nella nostra Costituzione democratica, calpestata da coloro che hanno giurato di difenderla, e sorta grazie alla vittoriosa lotta di popolo contro la dittatura nella quale in forme diverse ci ha riportati questa classe dirigente.  
Proprio oggi, che il nostro Paese è sull’orlo del baratro, quella straordinaria lotta di popolo resta un esempio da seguire. Per quanto ci riguarda sarà la rivoluzione degli onesti.
Firmato: Il Coordinamento nazionale del 9 Dicembre 2013»

Segue l'elenco dei presidi che avranno inizio il 9 Dicembre 2013...

mercoledì 4 dicembre 2013

Accenno all'Ibridazione da parte scientifica

Che l'uomo sia un ibrido ormai anche la scienza lo riconosce... solo che, per non citare le teorie "ufologiche", propone ipotesi forse ancor più assurde di quelle che vogliono evitare come la peste.

Ad ogni modo credo che questo Eugene McCarthy non sia andato molto lontano. Basta sostituire i suini con gli Anunnaki/Elohim e facciamo bingo.

Siamo un po' scimpanzé e un po' suini, originati con un processo di ibridazione in un momento imprecisato della storia umana. Questo il parere di Eugene McCarthy della University of Georgia, uno dei più autorevoli esperti mondiali in ibridazione animale. Che si chiede, sul suo sito: "Siamo ibridi?". La risposta ancora non c'è ma gli indizi sono molti, secondo il ricercatore.

"L'uomo è un incrocio tra scimpanzé e maiale": l'ipotesi shock dello scienziato McCarthy

Secondo lo scienziato, la specie umana sarebbe cominciata da un incrocio fra un suino maschio e una femmina di scimpanzè. Una tesi che sembrerebbe alquanto improbabile, ma a sostenerne l'impianto ci sono alcuni dati rilevanti. Ad esempio, mentre gli umani hanno molte caratteristiche in comune con gli scimpanzè, c'è anche un numero molto grande di caratteristiche distintive che non si trovano negli altri primati.

Queste caratteristiche, secondo lo studioso, sono molto probabilmente il risultato di un'origine ibrida in qualche punto della storia evoluzionistica umana. Ma poi ad arricchire il quadro arriva l'elemento suino. McCarthy suggerisce che un animale possiede tutti i tratti che distinguono gli umani dai loro primati cugini, ed è il maiale.

Come si legge sul suo sito Macroevolution, oltre alle caratteristiche più evidenti, come pelle senza peli e uno spesso strato di grasso sottocutaneo, ci sono altri segni di similitudine con i maiali nella struttura della pelle e degli organi. A proposito dell'infertilità degli ibridi, McCarthy spiega che non tutti gli ibridi sono sterili, e in molti casi gli animali ibridi sono capaci di accoppiarsi con animali della specie dei genitori e, dopo molte generazioni, potrebbero anche accoppiarsi fra loro.


E ciò potrebbe significare anche un'altra cosa... che il suino stesso sia un incrocio tra genetica Anunnaka e un altra specie 'autoctona' del pianeta atto a fornire alla creatura Uomo, anch'essa ibrida, di che sfamarsi con massima resa... Infatti ricordiamo che del suino non si butta via nulla.

Già nel mio blog avevo inoltre fatto menzione di come potrebbero esserci stati interventi di ingegneria genetica alle origini della "Rivoluzione Agricola". 

E' stato scoperto che il frumento, una delle piante fondamentali per l'alimentazione umana e all'origine della rivoluzione agricola neolitica, è il risultato di una fusione di ben tre piante diverse, due graminacee e una pianta erbacea, ciascuna delle quali aveva già i suoi geni.


E se chi di dovere oltre ad usare parte del loro corredo genetico avesse usato anche parte di quello suino?

Magari per prelevare "geni già pronti" atti a fornire determinate qualità alla neonata specie. Una sorta di assemblaggio

lunedì 2 dicembre 2013

Archeoastronomia Anasazi

La cultura Anasazi si sviluppò nel Sud Ovest degli Stati Uniti, molto prima dell'arrivo dei bianchi ed ha lasciato una quantità di testimonianze archeologiche che ancor oggi si possono ammirare nel territorio dei quattro cantoni, ove si incontrano le attuali frontiere dell'Arizona, Nuovo Messico, Utah e Colorado.


Il centro più importante di questa cultura si trova nel Chaco Canyon ove esistono tuttora numerosi villaggi in pietra, chiamati Le Grandi Case dotate di innumerevoli kiva, cioè di luoghi sacri nei quali i nativi si radunavano per i loro riti. Sorta praticamente all'epoca di Cristo, la cultura Anasazi si sviluppò lentamente fin da giungere al cosiddetto Chacoan Phenomenon, che ha rappresentato il massimo sviluppo di questo popolo tra il 1050 ed il 1125 d.C. In quest'epoca gli Anasazi costruirono molte strade, ampie talvolta anche nove metri, le quali, partendo generalmente dal Chaco Canyon, che forse era la loro capitale, si sono sviluppate per oltre 300 chilometri collegando, con lunghi tratti rettilinei, i vari villaggi e specialmente particolari luoghi di culto. Tra queste strade va ricordata per la sua lunghezza la Great North Road, cioè la "Grande Strada del Nord", che s'è sviluppata, per oltre una ventina di chilometri, esattamente nella direzione nord-sud.

Più tardi le incursioni degli Atapasca, cioè dei Navajo e degli Apaches, costrinsero questa popolazione a rifugiarsi in diversi villaggi sotto roccia che ancor oggi si possono ammirare a Cliff Palace nella Mesa Verde, per esempio, ed in molti luoghi del Canyon de Chelly e di altre zone. In fine, a più riprese, verso il 1125 nella zona del Chaco, si manifestò una carestia terribile che costrinse questa popolazione a migrare in parte verso settentrione, nella regione delle Aztec Ruins, delle Salomon Ruins e di altre località poste nell'estremità nord del Nuovo Messico. Anche qui però le cose non andarono molto bene, altre carestie costrinsero la popolazione Anasazi a migrare ancora, partendo dalla zona di Aztec, verso il 1275, per recarsi, almeno in parte, con una lunghissima marcia, fino al luogo chiamato Casas Grandes che si trova nell'attuale stato del Messico ad oltre 620 chilometri più a sud del Chaco Canyon.

I discendenti più importanti di questo popolo sono ora gli Hopi che vivono nell'Arizona, assiema agli Zuni, agli Acoma e ai Pueblo del Nuovo Messico che vivono ora ritirati nelle loro riserve.

Recentissimamente l'archeologo americano Stephen H.Lekson ha pubblicato una notizia sulla rivista Archaeology veramente di grande interesse riguardante queste antiche migrazioni. Paragonando le date in cui è finita la cultura Anasazi nel Chaco Canyon con l'inizio dello sviluppo della stessa cultura in Aztec e quindi nella Casas Grandes del Messico, lo studioso ha trovato che queste date sono in stretta successione, quasi che la popolazione, almeno una sua parte, si sia spostata, in fasi successive, da un posto all'altro per finire, dopo una lunghissima marcia, addirittura nel Messico, a Casas Grandes. Ma ciò che desta ancor di più l'interesse è il fatto che i villaggi di Aztec Ruins, di Salomon Ruins, di Chaco Canyon e di Casas Grandes, sono tutti perfettamente allineati lungo uno stesso meridiano, il 108. Che questo sia un caso è altamente improbabile; appare invece molto più credibile il fatto che questo allineamento sia stato voluto.

La curiosità dell'autore è stata stimolata principalmente dal seguente problema: in che modo gli antichi Anasazi hanno potuto mantenere un allineamento così perfetto lungo un meridiano per oltre 600 chilometri? Di quali mezzi si sono serviti? Se vogliamo analizzare la questione bisogna innanzitutto escludere che coloro che si sono spostati, partendo dal Chaco Canyon, prima verso nord, e poi verso sud si siano serviti di una bussola. Questo strumento non esisteva nell'America di quell'epoca, ed inoltre, anche se per assurdo gli Anasazi avessero avuto questa possibilità, gli errori gravi che questo strumento introduce non avrebbero consentito di posizionare con così alta precisione i quattro villaggi: Chaco Canyon, Salomon Ruins, Aztec Ruins (verso nord) e Casas Grandes (verso sud). Indubbiamente devono essere serviti di osservazioni astronomiche fatte specialmente sulla posizione del polo celeste, poiché neanche l'uso dello gnomone, che utilizza il Sole, era conosciuto da questa popolazione.

E' facile immaginare un allineamento sul polo, però in pratica bisogna tener presente che, nell'epoca della migrazione degli Anasazi, la stella Polaris, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, era lontana dal polo e quindi non poteva servire come guida per un allineamento così lungo e preciso. Quale poteva essere dunque il metodo utilizzato? Purtroppo non abbiamo documenti di nessuna specie per risolvere la questione; si può solamente tentare di immaginare una metodologia, quanto mai semplice, che possibilmente poteva essere adatta alla mentalità di questa gente.


Per individuare il polo, gli Anasazi, abilissimi osservatori di fenomeni celesti (il primo dipinto della apparizione della supernova del 1054 si trova proprio nel Chaco Canyon) possono aver utilizzato un semplice intreccio di rami, una specie di rete di legno, la quale doveva essere collocata fissa in una posizione elevata, mentre l'osservatore poggiava l'occhio su un palo appuntito per consentire una mira precisa sulla rete stessa che era posta verso nord. Seguendo per diverse ore il movimento circolare della Polaris dietro l'intreccio di legno, gli astronomi Anasazi potevano segnare con delle tacche, fatte sui rami, la posizione della stella quando, vista dal posto di osservazione, veniva occultata da ognuno di essi. Procedendo in questo modo per diverse notti, era possibile tracciare un sufficiente numero di tacche sui rami, tale da poter permettere di individuare buona parte della circonferenza che la stella descriveva attorno al polo. Ciò fatto, è stato molto semplice individuare il centro di questa circonferenza, cioè il polo, ed inoltre non è stato difficile riferirlo poi alle stelle circostanti per poterne memorizzare l'esatta posizione, anche se il polo celeste non era indicato da alcuna stella.

Ciò fatto, per tracciare la strada lungo il meridiano desiderato, un gruppo di esploratori deve aver acceso un fuoco sul luogo di partenza e, dirigendosi verso sud di notte, gli esploratori si devono essere portati nel luogo più lontano possibile dal quale si poteva però ancora scorgere il fuoco del punto di partenza. Spostandosi quindi in modo da vedere allineato il polo celeste, che già sapevano individuare, con il lontano fuoco, hanno potuto fissare il posto che veniva così a trovarsi esattamente sul meridiano del punto di partenza. Nelle notti seguenti procedendo nello stesso modo, per piccoli tratti sul terreno accidentato, e per lunghe marce sul terreno piano, possono aver percorso anche un cammino lunghissimo sicuri di trovarsi sempre sullo stesso meridiano.

Questo sistema, molto semplice, poteva aver consentito agli Anasazi di allineare in tempi successivi, i quattro grandi villaggi, esattamente nella linea nord-sud. Ma perché tutta questa precisione? E per quale scopo i vari luoghi sono stati orientati così esattamente in questa direzione? Non è facile rispondere a questa domanda; certo è che nella risposta entra la cosmovisione di questo popolo il quale aveva utilizzato in più occasioni questo particolare orientamento. A Pueblo Bonito, per sempio, si trovano, nell'urbanistica della città, diversi allineamenti tutti disposti lungo il meridiano.


Per memorizzare la posizione del polo è possibile che gli Anasazi abbiano utilizzato un semplice strumento simile al pi dei cinesi, illustrato nella figura.

Tutto questo, non solo dimostra la precisa e costante osservazione del cielo da parte di questi nativi, ma ci può fornire anche utili indicazioni per penetrare nella loro cosmovisione nella quale la natura e le manifestazioni celesti rappresentavano un elemento fondamentale della loro cultura.

domenica 1 dicembre 2013

Un Paese allo Sbando

Scordatevi questa Italia: sarà cancellata. Finito nella tagliola dell’euro che priva lo Stato della capacità di finanziarsi a costo zero, il governo di turno è “costretto” a super-tassare famiglie e aziende. E non potendo più far ricorso alla banca centrale per controllare il debito, ricorre alla svendita dei gioielli di famiglia: Sace, Enav, Fincantieri, Grandi Stazioni e per finire anche l’Eni. Enrico Letta si appresta a svendere per battere cassa, nella speranza di racimolare almeno 10 miliardi? «Ormai ci siamo: a farla grande, si tratta di aspettare ancora 18 mesi». Dopodiché, secondo Eugenio Benetazzo, «il destino di contribuenti, pensionati e risparmiatori italiani sarà presto delineato». E stavolta «non ci saranno mezze misure», perché «il declino del paese si trasformerà nella dipartita della nazione». Chi spera nell’avvento del “Regno di Renzi” si illude: anche il sindaco di Firenze pensa a una colossale dismissione del patrimonio pubblico. Eseguendo, alla lettera, il famoso diktat della Bce che detronizzò Berlusconi a fine 2011, aprendo la strada al governo Napolitano-Monti.

Trichet e Draghi

La svendita del paese, ricorda Benetazzo sul suo blog, è una ingloriosa esclusiva del centrosinistra: prima Amato, poi D’Alema e quindi Prodi. «Si Trichet e Draghivende l’argenteria, per pagare i debiti contratti per giocare alle slot machine». Ormai ci siamo: senza un Piano-B, si salvi chi può. «Non ci saranno scialuppe per tutti, molti faranno la fine di tante povere pecore: scannati vivi». E non serviranno a nulla «il pianto in diretta presso il talk show di turno, l’appello di qualche autorità rinsavita o le esternazioni prosaiche formulate dagli ambienti cattolici». Non si scappa: la strada è segnata da quella maledetta lettera firmata da Draghi e Trichet, col pretesto di «mettere il paese in sicurezza economica e finanziaria», dopo l’esplosione dello spread gonfiato dallo stesso super-potere finanziario con l’obiettivo di mettere in crisi l’Italia per poi sbranarla comodamente, a prezzi di saldo, con la complicità del personale politico nazionale. Le chiamano “riforme strutturali”: quanto accadrà nei prossimi mesi non è altro che l’applicazione di quella lettera. «Andatevela a rileggere e studiare, nei minimi dettagli», scrive Benetazzo. Era tutto scritto: dopo aver messo mano a pensioni e risparmi, sarà “obbligatorio” intervenire su quei gangli vitali che finora nessuno ha avuto il coraggio di modificare.

Quelli della lettera? Potranno sembrare «capisaldi di buon senso, necessari per sgravare il peso della attuale fiscalità diffusa», almeno per provare a rimettere in moto «un paese che tra otto anni sarà scalzato dal Messico e dal Brasile». Chi non ha “visto” subito il pericolo – lo smantellamento del sistema-Italia – tenterà una retromarcia per salvarsi. Ma ormai sarà troppo tardi anche per i «diversamente rinsaviti». Quelli che pagheranno il conto più amaro, continua Benetazzo, saranno proprio quei soggetti che hanno vissuto per decenni «dentro una cupola intoccabile», cioè i dipendenti pubblici e parastatali: «Finalmente capiranno che cosa significa, semanticamente, il termine di “equità sociale” quando calerà la scure del Memorandum of Undestanding affiancato dalle Omt, Outright Monetary Transactions». Sarà la fine del paesaggio socio-economico al quale siamo abituati da sempre. Se qualcuno dei tagli farà piazza pulita di alcune storture, Eugenio Benetazzoil risultato sarà devastante: terra bruciata, là dove c’era la comunità nazionale italiana.

Succederà a colpi di imposizioni europee, quando non avremo più risorse a cui attingere: aumento della concorrenza nei servizi pubblici (fine delle baronie e dei feudi di famiglia, ma probabilmente tariffe più care) e nuova fiscalità, per rendere le imprese italiane più competitive (fine dell’Irap e diminuzione dell’Ire). Poi: “razionalizzazione” dell’assistenza sanitaria, ovvero «assicurazioni private ove non sussista più l’intervento generico dello stato sociale», con tanti saluti al welfare sanitario universale. Il mercato del lavoro? Più “dinamico ed efficiente”. Traduzione: «Libertà di licenziamento senza obblighi di reintegro». In agenda anche la “liberalizzazione dei servizi professionali”, quindi la fine degli ordini professionali, e la “riforma della contrattazione sindacale”, cioè il ridimensionamento del potere contrattuale di sindacati ormai rassegnati a negoziare solo la perdita dei diritti del lavoro. Altro capitolo, il “miglioramento dell’efficienza amministrativa”, ovvero: «Inserimento di indicatori di performance per i dipendenti pubblici per la valutazione del loro operato». E naturalmente, “snellimento dei centri di responsabilità”. Leggasi: abolizione del Senato e delle Province, e accorpamento dei Comuni, cioè gli ultimi centri istituzionali ancora controllabili dai cittadini mediante l’istituto delle elezioni. A volte la democrazia ha funzionato? Niente paura: laddove rischia di ostacolare il business, verrà semplicemente rimossa.

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