lunedì 10 febbraio 2014

Semeyaza e i Vigilanti



Non molti lo sanno, ma le grandi battaglie tra angeli e diavoli tramandateci dai testi antichi sono almeno due: quella più nota, descritta nell’Apocalisse di Giovanni, dove spiccano i due condottieri avversari, l’arcangelo Michele e Satana (il dragone), e quella meno nota riportata nel Libro di Enoch (“Enoc etiopico”). Poiché la prima già appartiene all’immaginario comune, ci soffermeremo di più sulla seconda. Il Libro di Enoch è, per il Cattolicesimo, un testo apocrifo, cioè non riconosciuto tra i libri canonici. Non è così per i cristiani copti, che lo ricomprendono nel loro canone liturgico.

In esso si narra la discesa dal cielo degli Irin, termine ebraico che sta per Guardiani o Vigilanti, sul monte Hermon in Palestina. Guidati dal loro capo Semeyaza, erano duecento. Tra i colonnelli di Semeyaza il più potente era Azazel. Questi angeli, cui era demandato il compito di vegliare sull’umanità, decisero di unirsi carnalmente alle donne terresti e di trasmettere un bagaglio di conoscenze ai nostri antenati. Similmente a quanto accadde a Prometeo, essi vennero puniti in quanto non era permesso loro fare nessuna delle cose che fecero. Soprattutto, dalla loro unione con le donne nacquero i Nefilim (o Gibborim), esseri giganteschi che iniziarono a devastare il mondo provocando l’ira divina. Gli angeli rimasti fedeli al Signore calarono dunque in guerra contro i fratelli che si erano mischiati con i mortali. L’arcangelo Raffaele sfidò in singolar tenzone Azazel e lo gettò nelle tenebre del deserto di Dudael, Michele annientò invece Semeyaza e gli altri Vigilanti incatenandoli sotto le colline della terra, fino al giorno del giudizio. Gabriele fu inviato contro i Nefilim. In seguito, Dio mandò il Diluvio per mondare ogni nefandezza. Echi di questi eventi si ritrovano nell’apocrifo Libro dei giubilei, nei Rotoli del Mar Morto e perfino nella Genesi (6;2,4), mentre i Vigilanti sono menzionati in Daniele (4;10,14,20).

Un corpus tradizionale, quello sopra accennato, che individua in primis nella lussuria il peccato angelico, a differenza dell’altra caduta, quella di fatto legata all’Apocalisse, in cui i peccati furono di superbia verso Dio e di invidia verso l’Uomo. Due cadute distinte che, però, non escludono alcuni paralleli: Semeyaza sarebbe Satana e Azazel Lucifero. Contro questa ipotesi sta l’ormai acclarata, dalla dottrina, identità tra Lucifero e Satana, la stessa creatura indicata con nome differente prima e dopo l’aver perduto la gloria (“Portatore di luce” prima, l’”Avversario” dopo). 

Eppure la stessa tradizione giudeo-cristiana narra che non tutti i Vigilanti si accoppiarono con donne umane: alcuni non peccarono inizialmente ma si rifiutarono poi di punire i propri fratelli, restando neutri durante la battaglia che scaturì per volere divino. Per tale ragione a essi fu imposto un compito faticoso: recuperare e conservare la pietra divelta dalla fronte di Lucifero durante la sua caduta, pietra in seguito lavorata e tramandata ad ordini cavallereschi mortali, meritevoli di tanto oneroso onore. La pietra era il Graal. Ne accenna addirittura René Guénon nel suo Simboli della Scienza sacra (1962) a proposito del lapsit exillis, citato da Wolfram von Eschenbach nel Parzival. 

Ecco che s’instaura una relazione tra Vigilanti e Lucifero, fondendo così due storie altrimenti diverse. In ogni caso i “buoni” sono sempre gli arcangeli. La Bibbia cattolica ne cita tre, Michele, Raffaele e Gabriele, ma riporta pure ch’essi erano sette (Tobia 12;15). I testi veterotestamentari apocrifi, nonché altri scritti religiosi, hanno tramandato i nomi degli altri quattro di volta in volta differenti, sì da ricavarne una moltitudine: Uriel, Phanuel, Barachiel, Sealtiel, Raguel, Suriel… 

Le correnti esoterico-religiose hanno prodotto nei secoli elenchi diversi di angeli a proprio uso e consumo. L’angelologia è una materia vasta e seria che qui si è solamente sfiorata, confidando di aver però stimolato il lettore interessato ad affrontar da sé studi più estesi.

domenica 9 febbraio 2014

Chi ha paura di Lucifero?

Se è vero che gli "dei" temevano il fatto che l'Uomo potesse accedere a determinate conoscenze significa che essi avevano le stesse paure che hanno tutti i signorotti locali. 

Ovvero il fatto che il più grande pericolo per una dominazione assoluta è la presa di coscienza della gente e il diffondersi di conoscenze scientifiche e tecnologiche che permettono ad una maggior fetta della popolazione di avere degli strumenti validi per interpretare oggettivamente la realtà che ha intorno.

Se quella gente avesse capito che molti dei PRODIGI degli "antichi dei" (e per i quali erano considerati dei) erano il solo frutto di STRUMENTI e TECNICHE che anche un semplice umano schiavo col tempo poteva apprendere il velo di maya sarebbe caduto già al tempo e dominare con la paura e lo stupore sarebbe diventato impossibile.

Altrettanto bisogna riconoscere che esisteva anche colui il quale invece VOLEVA fortemente che l'Uomo imparasse qualcosa. E quello dal mio punto di vista doveva essere Enki... 

Enki... successivamente cancellato dalla storia e maledetto da chi aspirava al potere assoluto.

E io sono fermamente convinto che fu proprio Enki, il cui simbolo ricordiamo essere presumibilmente il caduceo, il serpente, a imporre al fratello Enlil l'esclusione di Yahweh (forse figlio di Enlil?) dall'assegnazione di popoli e terre, di nazioni, dopo il Diluvio.

Enki come Thoth o come Prometeo, portatore del 'sacro fuoco', ovvero portatore di luce...

Completate voi l'equazione...

... E traetene le conclusioni del caso.


La parola gnosticismo ai nostri tempi non è molto diffusa. Ben più comune è infatti il suo contrario, agnosticismo. Agnostico letteralmente significa ignorante, che non conosce, e per estensione ateo, senza alcuna fede. Eppure lo gnosticismo è più antico. All’opposto degli agnostici, essi sono conoscitori. Gnosis infatti in greco significa conoscenza. Gli gnostici sono vissuti maggiormente durante i primi tre-quattro secoli dell’era cristiana. Molti di loro si consideravano cristiani o giudei o appartenenti agli antichi culti egizi, babilonesi, greci o romani. La loro non era una setta o una nuova religione ma si trattava di persone che avevano in comune la convinzione che la conoscenza diretta e personale della verità dell’esistenza è lo scopo supremo della vita umana.

Questa conoscenza della verità, o gnosi, non è razionale o scientifica e nemmeno filosofica, ma è una conoscenza che nasce dal cuore in modo intuitivo e per questo è chiamata nel Vangelo della Verità Gnosis kardias, o conoscenza del cuore. La fede quindi non è cieca accettazione di un dogma ma illuminazione e trasformazione interiore, un processo psicologico profondo.

Gli gnostici non negavano la verità di Gesù e neanche le leggi divine, visti come mezzi per arrivare ad una verità che, una volta ottenuta, non avrebbe avuto bisogno di leggi o di fede. Come per la moderna psicologia, per loro la teologia e l’etica sono tappe nel cammino verso la conoscenza di se stessi.

È facile immaginare come questa attitudine che richiedeva all’uomo l’esercizio della sua piena libertà sia stata osteggiata, repressa e condannata come eresia dalle religioni ortodosse. I testi di teologia ancora oggi si riferiscono agli gnostici come la prima e la più perniciosa di tutte le eresie. L’imperatore Costantino e i suoi crudeli vescovi praticarono il genocidio contro gli gnostici. A questo primo olocausto purtroppo ne seguirono altri. L’ultima grande esecuzione risale al Rogo di circa 200 gnostici nel 1244 nel castello di Montsegur in Francia. Ebrei e Cristiani hanno odiato e perseguitato gli gnostici con persistente determinazione.
Vediamo di capire il motivo di tanto odio.

Gli gnostici si differenziavano per la loro attitudine verso il mondo. Essi rifiutavano il denaro, il potere, il governo, la famiglia, le tasse e tutte le obbligazioni a cui un membro della società è sottoposto, rifiutando così l’intero sistema. Ritenevano che la vita umana non possa esaurirsi all’interno delle strutture rigide della società. Nessuno perviene alla sua verità essendo quello che la società vuole che sia o che faccia. In realtà, famiglia, società, chiesa, professione, politica, etica e comandamenti, nessuno di essi conduce al benessere vero dell’anima, ma al contrario spesso queste sono proprio le trappole che ci tengono lontani dalla vera spiritualità.

Possiamo immaginare dunque il motivo per cui è stata considerata a lungo l’eresia più perniciosa, perché non riconosce nessun potere terreno e si basa su intuizioni che possiamo sentire solo col cuore.
Lo gnosticismo non mira a una trasformazione del mondo ma di se stessi e della propria attitudine verso il mondo. Se vogliamo ottenere la Gnosi, la conoscenza del cuore che rende libero l’essere umano, dobbiamo liberarci prima del falso cosmo creato dalla nostra mente condizionata.

Ma per capire meglio dobbiamo analizzare, seppure brevemente, i cardini dello gnosticismo.
Per gli antichi gnostici l’essere umano non è solamente una creatura fatta di materia, mente ed emozioni ma ha anche una terza componente che essi chiamano pneuma, cioè spirito. È grazie al risveglio e al cammino di questa componente che inizia il processo di Gnosi.

Questa componente spirituale non si esprime attraverso dottrine o dogmi ma attraverso l’uso di mitologia e simboli nei sogni, nelle visioni e negli stati alterati della coscienza. I simboli rivelano un cammino di sviluppo psicologico o spirituale.

Secondo gli gnostici la condizione dell’essere umano è determinata essenzialmente da due stadi: la discesa dell’anima umana dal mondo di luce, avvenuta nel passato, e il suo destino che è il ritorno a quel mondo di luce perduto.

Come molte religioni o quasi tutte, gli Gnostici affermano che l’essere umano ha perduto la sua condizione di interezza e felicità e si è trovato a vivere in un mondo in cui regnano il male e la sofferenza. Ma a differenza delle altre religioni la colpa di questa caduta non dipende dall’uomo ma dal creatore. Sappiamo che il creatore viene chiamato dagli gnostici Demiurgo, o architetto, perché non è il vero dio e proprio da questa interpretazione della deità e da ciò che ne deriva nasce il blasfemismo degli gnostici .

Nella visione gnostica il vero Dio non è il creatore dell’universo , ma “emana” da se stesso la sostanza di tutto quello che c’è nel mondo, visibile e invisibile. Tutto è Dio, perché tutto consiste della sostanza di Dio.

Gli Eoni sono delle divinità intermediarie che esistono tra gli esseri umani e il vero Dio, sono in realtà emanazioni di Dio. Gli eoni erano spesso rappresentati in coppie maschio/femmina dette sizigie. Nel loro insieme, essi costituiscono il pleroma, la “regione della luce.” Quando un eone chiamato Sophia “emanò” senza il suo eone partner, il risultato fu il Demiurgo, o mezzo-creatore, una coscienza imperfetta, un essere che divenne il creatore del Kosmos, la materia e la psiche, che egli creò ad immagine del pleroma ma in modo imperfetto. Questo essere, ignaro delle sue proprie origini, crede di essere l’unico vero dio, ma è solo il demiurgo.

L’essere umano rispecchia il dualismo del mondo: in parte è fatto dal falso creatore demiurgo ed in parte ha la luce del Vero Dio. Ha una componente fisica e psichica, e una spirituale, una scintilla divina, di cui generalmente gli esseri umani ignorano l’esistenza, imprigionati come sono nel mondo materiale e delle emozioni. La morte libera la scintilla divina dalla sua prigione ma se non c’è stato un lavoro di gnosi è probabile che l’anima si rincarni in un altro corpo. Allo stesso modo, nel corso della storia, gli esseri umani evolvono dall’essere schiavi del materialismo alla libertà spirituale, tramite l’etica della religione.

Gli esseri umani dunque sono intrappolati in un mondo fisico dalla ignoranza delle loro vere origini, della loro natura essenziale e del loro destino. Dei Messaggeri di luce provengono dal Vero Dio per assistere gli uomini in questo processo di Gnosi. Alcune di queste figure più importanti sono Seth (terzo figlio di Adamo), Gesù e il profeta Mani. La maggior parte degli gnostici considera Gesù come la principale figura di salvatore.

Gesù non salva dal peccato ma dall’ignoranza che è causa del peccato. Gesù porta la conoscenza, la Gnosi del vero Dio. Non è tramite la sua crocifissione che Gesù porta la salvezza ma semplicemente con il suo insegnamento e con la sua vita. Il processo di conoscenza comunque rimane individuale, perché ciascun individuo arriva alla sua salvazione attraverso il suo personale cammino. Il compito dei messaggeri di luce è soltanto quello di risvegliare la scintilla divina. Gli gnostici rifiutavano anche l’etica o la moralità come un sistema di regole da seguire imposte dall’esterno, perché le regole sono del demiurgo e servono i suoi propositi. La moralità deve nascere da se stessi, dalla propria illuminazione.

Questi concetti, ripresi dal Teosofismo, dalla psicologia di Jung e dalla cultura degli anni 60 e 70, sono ormai entrati a far parte del nostro tempo. Ci sono anche molte analogie con il buddismo e la stessa religione cristiana. Ma in particolare Jung ha contribuito alla corretta interpretazione dello gnosticismo e alla sua diffusione nella cultura del nostro secolo.

Jung afferma un vecchia credenza gnostica quando dice che l’Io deve diventare pienamente cosciente della sua alienazione dal Sé prima di poter ritornare a uno stato di comunione con l’inconscio.

Come Jung gli gnostici non rigettano necessariamente il mondo, che essi riconoscono come uno schermo su cui il Demiurgo della mente proietta il suo sistema ingannevole. Come molte delle persone sensibili e meditative vissute in tutte le ere gli gnostici cercarono la verità dentro se stessi. Molti si ritirarono in comunità o diventarono eremiti, altri continuarono a vivere all’interno della società pur non riconoscendola come portatrice della verità, esattamente come avviene oggi.

Barbara Hannah, collega di Jung ricorda che lo psicoanalista le aveva detto a proposito degli Gnostici di sentirli come un gruppo di amici che lo capivano. Fin da ragazzo Jung amava Schopenhauer, il grande filosofo tedesco, vicino alle idée gnostiche. Schopenhauer enfatizzava la sofferenza del mondo e il Creatore per lui non era tutto bontà o tutta saggezza, né il cosmo era una perfetta armonia, e la volontà creatrice del mondo era cieca e imperfetta.

È stato grazie all’influenza di Jung che si è potuti arrivare alla pubblicazione della raccolta più grande di testi originali Gnostici mai scoperti nella storia, il Codice Nag Hammadi.

I testi gnostici erano stati dati al rogo come eretici e si pensava che non ne esistesse più alcuna traccia, finché lo scozzese James Bruce scoprì in Egitto degli antichi frammenti di papiro contenenti delle scritture. In seguito nel 1945 un contadino egizio, scavando nelle vicinanze della montagna di Jabal al- Tarif vicino al Nilo, nell’alto Egitto, rinvenne una intera collezione di codici gnostici. Apparentemente facevano parte della biblioteca del complesso monastico fondato in quella zona da Pacomio, monaco Copto.

Di fondamentale importanza per dare al ritrovamento dei codici l’attenzione che meritava fu proprio l’interesse da parte di Jung e del suo collaboratore prof. Gilles Quispel, che ne curò la traduzione e la pubblicazione . Infatti Quispel acquistò uno dei codici a Brussel e ne cominciò la traduzione. Il codice fu chiamato Codice Jung e fu presentato al suo Istituto a Zurigo in occasione del suo 80° compleanno. Fu così il primo tra i ritrovamenti di Nag Hammadi ad essere reso disponibile agli studiosi.

Così come lo gnosticismo la psicologia di Jung si fonda sull’interpretazione dei simboli mitologici e dei sogni come espressione delle esperienze interiori. Quando nel 1940 gli fu chiesto se lo Gnosticismo fosse filosofia o mitologia rispose che gli Gnostici in realtà hanno a che fare con immagini vere, come sono vere quelle che anche ai tempi moderni possono scaturire in persone che vivono esperienze psicologiche profonde. Gli gnostici a suo parere esprimevano immagini archetipali che esistono al di là del tempo e delle circostanze storiche.

In termini di psicologia Junghiana possiamo dire che essi perseguivano più di ogni altra cosa l’esperienza della pienezza dell’essere e davano espressione alle loro esperienze nel processo di individuazione con un linguaggio poetico e mitologico.

Così facendo tiravano fuori del materiale psichico molto significativo e ispirante, anche il contenuto dell’inconscio collettivo e le varie forze e immagini archetipali.

Jung non si dichiarò mai Gnostico come seguace di un credo, così come non si dichiarò mai seguace di alcuna particolare religione ma indubbiamente era molto vicino allo gnosticismo e contribuì alla sua interpretazione.

Vedeva nello gnosticismo l’espressione della battaglia universale dell’uomo per ritrovare la sua pienezza, concetto molto vicino alle sue teorie psicoanalitiche. L’individuazione, o il processo di trasformazione interiore si basa, come per gli gnostici, non sulla fede in qualcosa di esterno ma su una esperienza interiore della psiche, che è la fonte di ogni vera conoscenza.

Secondo Jung il materiale inconscio dell’essere umano rivela l’esistenza di un potenziale spirituale più alto, fonte di intuizione, e nell’uomo c’è anche la spinta a trovare la pienezza dell’essere e accedere a quel potenziale spirituale.

Prima della comparsa del processo di gnosi o di individuazione l’anima umana è dominate da molte forze cieche e stupide (proiezioni e compulsioni inconsce, come il Demiurgo e gli Arconti degli gnostici).

L’analogia con Jung risulta evidente se pensiamo all’Io umano alienato, l’Io cosciente che si è allontanato dall’originaria interezza dell’inconscio, ed essendo inconsapevole delle sue radici nell’inconscio stesso, tuttavia avvertendo dentro di sé la pulsione costante al ritorno alla condizione di una felicità perduta, ricrea un mondo attorno a sé con le sue proiezioni inconsce.

Come il demiurgo gnostico l’Io alienato, cieco e arrogante, proclama che non esiste altro dio al di fuori di se stesso. Crea il suo proprio cosmo non tenendo conto della verità superiore, e per tale ragione il cosmo non può che essere falso e parziale.

Per gli gnostici il processo di conoscenza della verità superiore avviene tramite la sofferenza. La psiche deve concedersi l’esperienza del buio, della paura e dell’alienazione. Infatti anche per Jung il processo di individuazione ha come prima fase il confronto con la parte del proprio inconscio definita Ombra.

Non si tratta di pessimismo fine a se stesso. Per gli gnostici il pessimismo cosmico, cioè il riconoscimento del male nella vita del cosmo verrà compensata dalla liberazione dell’anima dalle tenebre, dall’oppressione e dall’ignoranza, e dal suo ritorno nell’unione con il Pleroma. Questo può essere paragonato al Sé di Jung. 

Questo Sé, la pienezza dell’essere, è unico per ogni individuo e è raggiunto principalmente con l’integrazione dell’Io con l’inconscio e con l’integrazione degli opposti, come luce e buio, maschile e femminile, bene e male, all’interno della psiche dell’individuo stesso.

La prova più evidente dell’orientamento gnostico di Jung è comunque il suo lavoro Sette sermoni ai morti. Qui Jung sceglie proprio Basilide di Alessandria, maestro religioso dello gnosticismo cristiano primitivo, come autore dei sermoni, e usa con precisione termini come Pleroma e Abraxas per simbolizzare degli stati psicologici e il suo concetto di processo di individuazione.

Infine Jung si è occupato di alchimia, uno dei rami più importanti di quella che talvolta è stata chiamata tradizione Pansofica o teosofica. Secondo Jung questa tradizione ha assunto molte forme nel corso dei secoli ed era stata ripresa nel diciannovesimo secolo dal movimento teosofico creato da Elena Blavatsky. Anche l’Alchimia era stata una manifestazione della tradizione gnostica. Jung riconobbe una forte similitudine tra il processo di trasformazione simbolizzato dagli gnostici come il viaggio dell’anima attraverso le regioni eoniche e il simbolismo di Paracelso della trasfigurazione della vile materia nell’oro.

In conclusione possiamo dire che Jung è stato uno gnostico in quanto vero conoscitore della psiche umana, che ha fatto della conoscenza la ragione della sua vita, e perché ha ripreso in chiave moderna i contenuti dello gnosticismo dei primi secoli dell’era cristiana, interpretandoli nel loro simbolismo e introducendoli nella vita comune attraverso la sua visione della psiche umana.

LUCIFERISMO

Nella tradizione gnostica Lucifero non è identificato con Satana, il diavolo cristiano. Lucifero è il Dio della luce, il portatore di saggezza e conoscenza. Il luciferismo, talvolta chiamato satanismo, è un modo di usare l’oscurità per ascendere verso la luce.

Lucifero è l’immagine del vero Dio che è stato imprigionato nella materia per renderla perfetta. È la “stella del mattino”, l’ultima stella ad essere visibile prima dell’alba. Non è propriamente una stella, ma il pianeta Venere. Satana è un altro nome talvolta attribuito al demiurgo e agli arconti, divinità inferiori che creano le regole.

Per capire il luciferismo gnostico occorre capire il dualismo gnostico. Il principio di dualismo si fonda su una considerazione di base: se tutto è Uno, non può esistere una parte senza il suo opposto. La luce esiste proprio in relazione al suo opposto, il buio. E così bene e male, maschile e femminile e tutte le coppie di opposti.

Inoltre tutti gli stati dell’essere esistono contemporaneamente.

Le rocce e gli alberi pur esistendo nel mondo del dualismo non hanno la stessa forma di autocoscienza degli esseri umani e degli animali. Questo è lo stato della separazione inconscia. Gli esseri umani e la maggior parte degli animali hanno coscienza di essere individui, cioè di essere “divisi”. Questo è lo stato della separazione cosciente. Ci sono anche coloro che sono coscienti pienamente che tutto è Uno, che tutto quello che fa parte dell’esistenza è solo un aspetto e manifestazione del “Vero Dio”, compresi se stessi. Per loro il mondo è perfetto e in armonia. Questo è lo stato dell’Unità cosciente. Uno di questi esseri è il Cristo.

Anche il concetto di Cristo è diverso per gli gnostici. Gesù fu una figura storica vissuta 2000 anni fa, mentre il Cristo è sempre presente. Gesù manifestò pienamente il Cristo. Cristo è identico a Lucifero: è un portatore di luce, ma si differisce per il fatto che egli è diventato pienamente cosciente. Non è più imprigionato dalle limitazioni della materia, non è più soggetto alla morte e alle reincarnazioni, e aiuta gli altri a raggiungere questo stato.

Attraverso il risveglio del Lucifero interiore, la morte può essere superata e il Cristo incarnato. In una sola vita si può raggiungere l’illuminazione riconoscendo l’illusione del tempo e della separazione.

Un altro mito connesso alla conoscenza come fonte di salvezza è quello di Prometeo.

Prometeo rubò il fuoco degli dei per portarlo al genere umano. Per punizione fu incatenato ad una montagna e ogni giorno un’aquila veniva a mangiare il suo fegato. Alla fine Ercole uccise l’aquila e liberò Prometeo.

Dal punto di vista gnostico Prometeo come Lucifero, ossia l’immagine del Vero Dio, è imprigionato nella materia ma continua nel suo scopo di portare la luce. L’aquila è il simbolo della forza sessuale usata per tenere l’uomo intrappolato alla materia. L’uccisione dell’aquila non significa dover rinnegare la sessualità o la materia, ma esprime semplicemente la necessità che spirito e materia siano uniti e che la materia riconosca la spiritualità perché avvenga il processo di conoscenza.

Ed ancora, Lucifero viene spesso rappresentato come un serpente, in questo caso considerato simbolo di conoscenza. Infatti Lucifero, nella forma di serpente, offrì a Adamo ed Eva il frutto proibito della conoscenza e mostrò loro che il creatore Satana li aveva intrappolati in un mondo miserabile di materia e sofferenza . Per gli gnostici dunque il serpente non è il demonio che li tenta verso il peccato ma è la fonte della conoscenza della verità. Per loro l’intera creazione, frutto del Demiurgo o Satana, è falsa e ingannevole, un tentativo fallito di imitare il Pleroma e il vero Dio. Il demiurgo impedisce all’essere umano il contatto con la sua realtà più vera, con il mondo superiore, il Dio Vero. Il demiurgo ha intrappolato l’anima umana in una forma terrena che la condanna ad un ciclo di sofferenza senza fine, attraverso il ciclo della reincarnazione. Ma Lucifero, l’Angelo della Luce, con grande sacrificio discende in questo inferno satanico per dare il frutto della conoscenza all’uomo e aprirgli gli occhi in modo da ricordargli la sua origine divina. Con la conoscenza l’essere umano è capace di rompere il ciclo della morte e della rinascita e di ascendere al Pleroma per l’eternità.

Per gli gnostici l’Inferno è proprio questa vita terrena, non un luogo al di là, un luogo di punizione esterno. Il demiurgo ha creato l’idea dell’inferno dopo la vita come luogo di punizione per coloro che gli disobbediscono durante la vita terrena. Infatti la funzione della religione come sistema di regole da rispettare pena la punizione divina è diventato nel tempo un sistema di controllo dell’essere umano che impedisce la sua libertà e la conoscenza del vero.

Per gli gnostici il cammino della conoscenza passa per la sofferenza, per l’inferno. Anche per Jung è così. Pensiamo al processo di individuazione. L’incontro con l’Ombra, la parte oscura di noi stessi dove risiedono tutti gli aspetti della nostra personalità che abbiamo rimosso o rifiutato perché considerati inaccettabili dal punto di vista etico o sociale, è il primo passo del processo di individuazione e sebbene sia molto doloroso scontrarsi con il proprio opposto, con la propria dualità, con il proprio diavolo, integrare l’ombra nella propria coscienza è fondamentale.

La sofferenza può essere la spinta che preme la psiche verso un processo di integrazione o di individuazione. Se sappiamo ascoltarla e lavorarci sopra la sofferenza è davvero la luce che ci porta verso l’illuminazione. Lucifero può essere davvero l’angelo della notte.

Il cammino verso l’individuazione non è affatto facile. Richiede innanzitutto la consapevolezza della limitatezza e falsità dell’Io. Anche per il buddismo l’Io è la fonte di tutte le sofferenze, perché è un’idea astratta creata dalla mente per aiutarci nella lotta alla sopravvivenza ma che allo stesso tempo divide, separa, si “attacca” alle cose e al piacere, “desidera” in un turbinio senza fine e è la fonte di tutte le sofferenze.

Ci sono elementi comuni a tutte le religioni ed è bene lavorare su ciò che si ha in comune piuttosto che su quello che ci divide. Comune è l’idea che la sofferenza dell’uomo deriva dal suo senso di divisione da Dio, che è tutto, eterno, immutabile, divino. In molte religioni l’essere umano lotta per superare la divisione e ritornare a Dio.

Poiché il mondo che l’essere umano vede all’esterno è una proiezione di ciò che è dentro di sé l’allegoria dello gnosticismo ci aiuta a capire la psiche umana.

Mentre le piante e i minerali non hanno senso di divisione dal tutto ma una inconscio senso di appartenenza al tutto e non hanno un senso di individualità, gli esseri umani e molti animali sono coscienti di essere divisi o individui, o almeno credono di esserlo. Nell’essere umano l’Io è il demiurgo, un Io alienato che ha perso il contatto con il suo inconscio personale e quello collettivo, che si sente separato ma arrogantemente pensa di essere perfetto. Il mondo da lui percepito con gli occhi della mente è però imperfetto e causa di sofferenze. 

Non avendo più la coscienza della sua natura divina e della sua appartenenza al tutto è intrappolato nella materia.

La separazione stessa dal tutto è la sua primaria causa di sofferenza.

L’Io stesso è però l’eroe che sente la spinta verso la conoscenza, che desidera ritrovare la luce, la completezza e l’integrazione e perciò comincia il suo viaggio verso l’individuazione. La sua prima conquista è “aprire gli occhi” e accorgersi dei suoi limiti.

Per far ciò deve superare le barrire della mente, perché la mente separa e divide, condanna e crea pregiudizi. La mente è uno strumento meraviglioso, ma a volte è limitata, imperfetta, ripetitiva. Nonostante questo, abbandonare la mente ci porta verso l’irrazionalità e la pazzia. La mente è uno strumento prezioso che elabora, include, trasforma.

L’impresa è la conoscenza di se stessi, lavoro che porta a rendere cosciente parte dell’inconscio. L’Io non scompare, non viene distrutto, ma rivolge la sua attenzione alle profondità dell’inconscio e con esso si integra. La coscienza si allarga.

La gnosi o l’illuminazione, come nella tradizione buddista, è il momento in cui l’uomo scopre il Buddha in sé, in cui entra nello stadio di una cosciente riunificazione, supera le barriere della divisione e arriva ad una integrazione totale dell’inconscio nel conscio. Realizza così la sua origine divina e l’integrazione della materia con lo spirito.

Come diceva Jung oggi il pericolo maggiore per la sopravvivenza della specie umana e della Terra è rappresentato proprio dall’uomo, che non si conosce, non sa chi è né cosa vuole.

Il cuore è capace di connettersi con l’infinito, il cuore conosce la saggezza. Forse è arrivato il momento di prestargli più ascolto e cominciare la nostra personale Gnosis Kardias.

sabato 8 febbraio 2014

Catastroika

Era l'inizio del 1989 quando l'accademico francese Jaques Rupnik si sedette alla scrivania, per preparare un report sullo stato delle riforme economiche nell'Unione Sovietica di Mikhail Gorbaciov. Il termine che usò per descrivere il rantolo dell'impero fu "Catastroika". 

Ai tempi di Yeltsin, quando la Russia istituì forse il più grosso e fallimentare esperimento di privatizzazione in tutta la storia dell'umanità, il Guardian diede al termine inventato da Rupnik un significato diverso. Catastroika divenno sinonimo della completa distruzione del Paese per mano delle forze che governano il mercato, della svendita dei beni pubblici e del rapido deterioramento degli standard di vita dei cittadini. 

Ora, l'unità per misurare la "catastroika" era diventata la disoccupazione, l'impoverimento sociale, il declino delle aspettative di vita, così come la nascita di una nuova casta di oligarchi che prende le redini di una nazione. Qualche anno dopo, la produzione di uno sforzo analogo nella privatizzazione massiccia delle proprietà pubbliche nella Germania riunificata (presentato ora come modello per la Grecia) creò milioni di disoccupati e alcuni dei più grossi scandali nella storia dell'Europa.


venerdì 7 febbraio 2014

Il Diluvio Polinesiano - La Leggenda di Maui di quando la Luna non c'era

Incredibili concomitanze tra miti lontani migliaia di kilometri... in un tempo in cui la Luna non esisteva ancora nel cielo notturno... 

La leggenda di Maui - Leggenda polinesiana

Sono passati ormai tanti secoli da quando il dio Ka-Le, adirato con gli uomini ch'erano diventati malvagi e crudeli, sommerse le terre, innalzandosi sopra le montagne e devastando ogni cosa col suo furore. Solo a un uomo Ka-Le concesse la salvezza: si chiamava Maui ed era così buono e generoso che il dio gli permise di allestire un grande vascello capace di navigare sulle acque infuriate, in attesa che l'oceano si placasse.

Maui ottenne dal dio di portare con sé sull'imbarcazione la gente e gli animali del suo villaggio. E quando Ka-Le, implorato lungamente da Maui, fece tornare il sereno, l'uomo inviò sopra il mare un uccello dalle candide piume. Dopo poco il grazioso animale tornò, portando nel becco un ramoscello. Maui capì allora che la terra era riaffiorata e che di lì a poco anche la loro isola sarebbe tornata ad emergere.

Lentamente le acque si ritirarono e il vascello potette ancorarsi nella baia. I superstiti del diluvio tornarono alle loro terre, a cui il sole pian piano ridonava la vita. A poco a poco tutto tornò come prima e gli uomini cominciarono a ricostruire le case e i villaggi.

Qualche tempo dopo Maui sistemò nella sua canoa delle noci di cocco e due splendide tortore e andò in cerca della dimora del dio Ka-Le, verso il quale sentiva un debito di riconoscenza. Navigò a lungo sulle acque che avevano ripreso il loro colore smeraldino, salutato dagli ultimi voli dei gabbiani e degli albatros che andavano a raggiungere i loro nidi sulle scogliere. Ad un tratto nel cielo apparve la Luna e Maui, che non la conosceva ancora, pensò che si trattasse del volto del dio Ka-Le.

La Luna si avvicinava sempre di più e proiettava sull'acqua cupa dell'oceano un raggio d'argento che sembrava indicare una strada. Maui pensò di seguire quella scia luminosa, per arrivare alla dimora di Ka-Le. Diresse la sua imbarcazione in quella direzione; remò e remò finché non approdò al regno della Luna.

Lassù aprivano le loro corolle meravigliosi fiori che scintillavano nell'oscurità come pietre preziose. Maui si avvicinò alla riva, scese dalla canoa e si avviò portando con sé i doni per Ka-Le.

Tutto intorno era soffuso di un pallido chiarore. Le colline sembravano di cristallo e qua e là occhieggiavano lucenti laghetti su cui biancheggiavano candidi cigni. Le foreste erano di smeraldo e tra gli alberi si udiva una dolce e lontana melodia. Maui guardava estasiato il bellissimo paesaggio e pensava con vergogna alla povertà dei doni che stava recando al re dell'incantevole regno. Al limitare della foresta uno stormo di stupendi uccelli si levò in volo; Maui li seguì e, dopo aver percorso lunghi argentei sentieri, si trovò sulla soglia di uno strano palazzo.

D'improvviso una cascata di luce inondò il cielo e nello stesso istante le porte del palazzo si spalancarono e apparve la Luna. Aveva il volto di perla ed era avvolta in uno splendido manto di pizzo nero tempestato di stelle luccicanti. Maui, tremante di emozione, si inginocchiò davanti a lei e le disse:

- O potente Ka-Le, sono venuto a portarti i miei umili doni e a ringraziarti di aver salvato me e la mia gente dal diluvio.
- lo non sono Ka-Le, ma la Luna, regina del cielo notturno, e questa è la mia dimora - rispose l'astro d'argento.

Maui si scusò e le chiese timidamente se poteva indicargli la strada per raggiungere il regno di Ka-Le.

- È troppo tardi - rispose la Luna. E lentamente svanì insieme al suo palazzo incantato.

Il chiarore delle prime luci del mattino si diffuse d'intorno. Maui tornò triste alla riva, salì sulla canoa e ricominciò a remare. Pensava che il dio Ka-Le non volesse mostrarsi perché non gradiva i suoi doni. Invece Ka-Le aveva seguito dal cielo il viaggio di Maui, ma era rimasto turbato vedendolo approdare al regno della Luna. Quand'ebbe capito il suo errore, volle aiutarlo. Raccolse una manciata di raggi di sole e la gettò sulle goccioline che erano ancora sospese nell'aria. Queste si impadronirono dei raggi, vi si riflessero con tutti i colori e in pochi attimi finirono di tessere una magnifica strada.

Maui alzò lo sguardo e riconobbe, splendente di mille colori, la strada del dio. Riprese a remare con tutte le sue forze e finalmente giunse al suo cospetto. Il dio l'accolse con gioia e lo ringraziò per i doni, che gradì moltissimo. Poi lo salutò con dolcezza. Prima d'andar via Ka-Le finse di dimenticare la luminosa strada sospesa nell'aria, così Maui potette tornare senza fatica alla sua isola.

Questa strada possiamo ancor oggi vederla a volte nel cielo quando, dopo la pioggia, le goccioline sospese nell'aria catturano i raggi del sole: si tratta della lucente strada di Ka-Le, che tutti chiamiamo arcobaleno.


Quello stesso arcobaleno con cui il dio biblico sancisce il "patto di non aggressione" dopo il Diluvio?
(vedasi l'incipit di Sumeri e Maya: modelli della "Rinascita" http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12280)

La Luna come "dono di dio" in grado di 'stabilizzare' la Terra di modo che non fosse più soggetta a cataclismi come quello che mise fine alla glaciazione di Wurm 12mila anni fa?
(vedasi il thread di E se fossimo qui "a scadenza" http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12199)

giovedì 6 febbraio 2014

Quando la Luna non c'era...

La Luna resta un enigma per gli scienziati in molti aspetti, più la si studia, più diventa una sfera del mistero. Un grande ciclope luminoso che gira intorno alla terra, come fosse un occhio celeste sulle vicende umane. La Luna è più complicata di quanto ci si aspettasse, non è semplicemente una sorta di palla da biliardo congelata nello spazio e nel tempo, come molti scienziati avevano creduto.

supermoon real color death star starwars

Alcune delle domande hanno avuto risposta, ma le rocce lunari portate dall’ Apollo e le registrazioni, hanno generato alcuni misteri davvero incredibili. Tra questi misteri c’è il fatto che la Luna è molto più antica di quanto si immaginava, forse anche molto più vecchia della Terra e del Sole.

La Luna ha almeno tre livelli distinti di rocce. Contrariamente all’idea che gli oggetti più pesanti affondino, le rocce più pesanti si trovano sulla superficie, e c’è una disparità nella distribuzione dei minerali. Se veramente la Terra e la Luna si sono formate nello stesso periodo tempo, una accanto all’altra, perché la Terra ha un forte contenuto di ferro mentre la luna no?

Le differenze suggeriscono che la Terra e la Luna si siano formate l’una lontano dall’altra, il che fa discutere la spiegazione degli astrofisici, su come la Luna divenne un satellite della Terra.

Gli astronauti dell’ Apollo 16, hanno si trovato alcune rocce lunari che contengono pezzi di ferro arrugginito, ma poiché l’ossidazione richiede ossigeno e idrogeno libero, questa ruggine indica che ci dovrebbe essere dell’acqua da qualche parte sulla Luna.  Lo sapevate che il lato opposto della Luna contiene molti più crateri e zone montuose di quella visibile?

Isaac Asimov ha scritto oltre 500 libri di fantascienza e scienza in genere.

Asimov scrisse nel 1963: Che diamine ci fa la nostra luna là fuori? È troppo lontana per essere un vero satellite della Terra, e troppo grande per essere stata catturata dalla terra.

Le probabilità di una cattura da parte della Terra, su un’orbita quasi circolare, è una eventualità poco credibile.

Ma se la luna non è un vero satellite della terra né è stata catturata da essa, che cos’è?

Il 20 novembre 1969 l’equipaggio dell’Apollo 12 per la fretta di lasciare il suolo lunare, sganciarono lo stadio di ascesa del modulo, causando un impatto sulla luna, ad una velocità di circa 75 km/h, creando un lunamoto artificiale, con caratteristiche sorprendenti, la luna avrebbe risuonato come un campana per più di un’ora. Secondo la NASA, la Luna avrebbe reagito come un gong. 

Gli strumenti sismici registrarono riverberi che sono durati per tre ore e 20 minuti, viaggiando ad una profondità di circa 40 km. Ciò significa che la luna ha un nucleo insolitamente leggero, o addirittura cavo.

Nel corso di una conferenza stampa Maurice Ewing, uno dei co-direttori della sperimentazione sismica, ha dichiarato ai giornalisti che gli scienziati non sapevano spiegare il suono dei riverberi, affermando:

“Per quanto riguarda il loro significato,preferisco non dare un’interpretazione in questo momento. Ma per fare un esempio, è come se qualcuno avesse colpito la campana di una chiesa, un solo colpo ha causato un riverbero continuato per 30 minuti. “

Indiscusse osservazioni.

1. Le rocce lunari riportate a terra sono state datate a circa 5,3 miliardi di anni, e la polvere lunare su cui erano adagiate, è stata datata a circa 6,3 miliardi di anni. Ciò significa che la luna non può provenire dalla terra, datata solo 4,54 miliardi anni.

2. La densità media della luna è di 3.34 g/cm3 (3,34 volte la densità di un uguale volume di acqua), mentre la densità media della Terra è 5.5 g/cm3.

Cosa significa questo? Nel 1962, lo scienziato della NASA Dr. Gordon MacDonald ha dichiarato: “Se i dati astronomici sono ridotti, si è constatato che i dati richiedono che l’interno della Luna è più come una cavità che una sfera omogeneo. “

3. Il satellite della Terra è l’unica luna del sistema solare che ha una orbita circolare quasi perfetta, (anche se ancora tecnicamente ellittica). Un’orbita quasi circolare indica che la luna probabilmente non è stata catturata naturalmente dalla terra, perché l’orbita di un satellite, catturato in modo naturale, è sempre sostanzialmente ellittica.

4. La luna terrestre è l’unica luna del sistema solare che non ruota su se stessa, e mostra sempre lo stesso lato rivolta verso la Terra.

5. Il centro massa della Luna, rispetto alla Terra, è di circa 6.000 metri meno vicino al suo centro geometrico, e dovrebbe causare oscillazione, allora la domanda è: Quale forza o intelligenza ha messo la luna in orbita quasi circolare, con la mancanza di rotazione su se stessa, e senza oscillazioni visto il suo nucleo decentrato? La Teoria che la Luna possa essere o essere stata in un lontano passato, una enorme Astronave, è una teoria supportata da molti dati, come anche per il satellite di Marte Fobos, dal libro: Strani fatti della Luna di “Ronald Regehr” .

Un’altro importante libro sul tema dell’arrivo della luna in orbita attorno alla Terra, con ere cosmologiche e glaciali, è di Henry Kroll, David Hatcher Childress.

rosetta stone moon

La nostra Luna è stata preceduta da una Luna più piccola?

A Tiahuanaco (Bolivia), su una parete nel Cortile delle Kalasasaya, vicino alla città di Tiahuanaco, si afferma che la luna arrivò in orbita intorno alla Terra circa 11.500 e 13.000 anni fa, poiché  in quel tempo la luna non era ancora in orbita attorno alla Terra.

Il Calendario di Tiahuanaco (noto anche come Porta del Sole), è stato decodificato nel 1940 e nei primi anni 1950 da P. Allan e HS Bellamy. Il libro, “Il Calendario di Tiajuanaco , “è stato pubblicato da Faber and Faber nel 1956.

Il Calendario o Porta del Sole, racconta la storia di una precedente luna più piccola.

index

L’attuale luna non era ancora la compagna della nostra terra, ma era un pianeta esterno indipendente. Ci sarebbe stato un altro satellite intorno alla nostra terra, piuttosto vicino. A causa della sua vicinanza con essa (la luna precedente) si sarebbe spostata intorno alla terra più velocemente di quanto ruoti il nostro pianeta. (come il satellite di Marte ‘Phobos), causando un gran numero di eclissi solari, 37 al mese, 447 in un “anno solare”.

Tali raggruppamenti (37, 447) sono riportati nella scultura, corroborando anche riferimenti incrociati. Simboli diversi mostrano che queste eclissi solari, erano di una certa durata, verificandosi: all’alba, a mezzogiorno, al tramonto. “(Il calendario) indica anche l’inizio dell’anno, i giorni degli equinozi e dei solstizi, l’incidenza dei due giorni intercalari, informazioni sull’ obliquità dell’eclittica (quindi circa 16,5 gradi, ora 23,5) e la latitudine di Tiahuanaco (quindi circa 10 gradi, ora 16,27), e molti altri riferimenti astronomici e geografici presso il quale possono essere calcolati dati interessanti ed importanti o dedotti.

La leggenda Zulu sulla Luna

Il popolo Zulu crede che la luna sia vuota. Secondo la leggenda Zulu, la luna sarebbe stata portato qui centinaia di generazioni fa da due fratelli, Wowane e Mpanku. Questa storia è simile ai racconti Mesopotamici e sumeri, su due fratelli, Enlil ed Enki. La leggenda Zulu narra di Wowane e Mpanku che rubarono la luna sotto forma di un uovo di un “Grande Drago di Fuoco” svuotandone il tuorlo fino a quando non fu vuota, rotolando poi la luna nel cielo alla terra, e causato eventi catastrofici su questo pianeta (la fine dell’età d’oro). La leggenda Zulu dice che la terra era molto diversa prima che la luna arrivasse.

Non c’erano le stagioni e il pianeta era circondato in permanenza da uno strato di vapore acqueo. La gente non sentiva il bagliore del sole come ora, ma potevano solo vederlo attraverso una nebbia acquosa.

La terra era un posto bellissimo, un luogo dolce, lussureggiante e verde con un filo delicato di nebbia, e la furia del sole non c’era. Questo corrobora la prova geologica e paleontologico che il deserto del Sahara una volta era verde.

Lo strato di vapore acque cadde a terra come un diluvio di pioggia, quando la luna fu messa nell’orbita terrestre, in correlazione con la pioggia biblica di 40 giorni e 40 notti.

mercoledì 5 febbraio 2014

Enki. Toro e Serpente

Leggiamo spesso storie che riguardano Enki dove possiamo leggere di come egli possa assumere le sembianze di un serpente o di un toro.

Io credo che più che "trasformarsi" in serpente o toro questi fossero dei simboli, delle effigi, che rappresentassero il dio Enki e la sua corrente.. diciamo "socio-politica", in contrapposizione a quella del fratello, rappresentato invece dal cerchio alato.


Un po' come oggi riconosciamo l'asinello e l'elefante come simboli dei partiti repubblicani e democratici USA.


Ora, proviamo a pensare al seguente fatto.

Quando Mosè sali sul monte Sinai (per incontrare l'elohim Yahweh) al ritorno trovo il suo popolo ad adorare un vitello d'oro può essere che in sua assenza qualcuno o qualcosa li avesse indotti ad adorare il vitello d'oro che rappresentava Enki?

Ovviamente sarebbe stato uno smacco non indifferente per quel Yahweh che aveva appena 'liberato' il suo popolo, a maggior ragione dopo essere stato escluso proprio da Enki dall'assegnazione di popoli e terre durante l'assemblea degli Elohim subito dopo il diluvio.

Ovviamente la Bibbia tende a denigrare i festanti definendoli come nella più totale perdizione, il che potrebbe essere un modo come un altro per enfatizzare gli aspetti negativi di un evento. Un meccanismo che anche oggi l'informazione prezzolata dal potere tende a utilizzare.

E non solo... Tutta la tauromachia dei millenni a venire assumerebbe quindi un significato diverso diventando un modo per esaltare il conflitto dell'Elohim Yahweh nei confronti dello zio (?) Enki? Un modo per rappresentare la SUA vittoria contro il Toro simbolo di Enki, attraverso il dominio sull'Uomo?

Anche Orione, come avevo evidenziato nel mio articolo "Il messaggio di Orione", sembra combattere contro la costellazione del Toro


Articolo che chiama in causa anche Aldebaran e Sirio, altre stelle molto presenti nei miti del mondo antico.

La tauromachia (da wikipedia) consiste in un combattimento di uomini contro bovini. Se ne hanno notizie già nel II millennio a.C.; si diffuse anche nella Grecia antica, specie durante i festeggiamenti. Gli animali impiegati sono soprattutto maschi adulti (tori).

Dio e gli Alieni

Alieni... 

Il ruolo e la cifra del loro apporto di conoscenza alla nostra visione della realtà universale, si limita a questo ruolo di osservatori, per vari motivi interessati alle vicende della Terra, o si sovrappone o sostituisce a quello di “rapitori-sperimentatori” o anche, alla rivendicazione di un proprio ruolo di creatori della nostra razza o alla premura di vederci in pace nel rispetto della natura e della vita in genere?

In che misura l’incompleta eppur sterminata mole di rapporti, ci ha mostrato, o ci suggerisce, aspetti rivelatori di una realtà che riguarda il nostro individuale destino? E questo aldilà di contatti, a volte ammonitori, a volte inspiegabili, a volte a sfondo complottistico, a volte terrorizzanti, a volte utilitaristici e succubi, a volte infine, estatici per le fugaci meraviglie mostrateci… in cosa accresce la nostra percezione dell’universo e della probabilità di un Creatore?

Mi chiedo e vi chiedo insomma se civiltà, che potrebbero giungere anche a miliardi di anni di evoluzione più che della nostra (considerando le galassie del profondo cielo ed i calcoli sui tempi di possibile sviluppo biofisico, mi chiedo se queste civiltà o alcune di esse non abbiano una profonda consapevolezza della propria struttura psicofisica e del loro ulteriore destino e se e perché, non coincidano con le nostre concezioni perlopiù afferenti una struttura spirituale che ci spinge alla Conoscenza ed all’evoluzione, con tutti i relativi concetti di uguaglianza, solidarietà e amore che noi abbiamo sviluppato per quanto poco esercitati.

Manifestano essi, la percezione di una divinità creatrice? Parrebbe in alcuni casi di sì ma vi sono, mi pare, razze con diverse visioni fino all’agnosticismo e questa non unicità di fondo, riesce complicato conciliarla con quello straordinario grado di civiltà avanzata che, tutte le razze aliene supposte, sembrano possedere, per l’assioma secondo il quale una civiltà non potrebbe sopravvivere a lungo, fino a vari milioni di anni, senza aver prima raggiunto un generale equilibrio dei componenti, fondato su conoscenza e cooperazione, per non dire di principi etici che, se basati sul principio dell’Amore, dovrebbero pur essere universali.

Secondo me una maggiore capacità di introspezione e di connessione con il profondo sè anche attraverso la meditazione e la concentrazione, apre la porta a un mondo 'parallelo' popolato da quelle entità cui associamo il nome di 'alieni'... quelli che chiamo 'alieni metafisici'.

Altre modalità di accesso possono essere per esempio la DMT.

L'apertura di porte verso l'altro mondo è biunivoca; noi possiamo accedervi momentaneamente, loro possono calarsi nel mondo materiale e interagire con esso e con noi con finalità diverse a seconda di chi ci fa visita.

Ciò non esclude extra-terrestri 'dadi e bulloni' i quali magari compiono anch'essi questo stesso nostro percorso introspettivo per collegarsi a piani differenti di realtà e di percezione sensoriale.

Gli Anunnaki (o chi per essi) appartengono a mio parere a questa seconda tipologia di esseri.

Ma allora chi appartiene alla prima?

Esseri che nel tempo abbiamo associato ad angeli, esseri di luce, esseri spirituali?! Forse, ma nemmeno questi sono dal mio punto di vista associabili a DIO.

Ma allora potremmo azzardare quasi un seguente percorso di evoluzione nell'interpretazione di DIO.

1. 
Nell'antichità erano esseri tecnologicamente avanzati ad essere visti come divinità da popoli quali sumeri, egizi, mesoamericani, etc.etc... esseri forse superstiti di epoche prediluviane. Atlantidei. Umani? Marziani? Extraterrestri? Non lo so, ma io li immagino senzienti materiali, ovvero esattamente come noi.

2.
In tempi più recenti sono diventati gli esseri spirituali a venire associati al rango di divinità, positive o negative (demoni) da parte degli esseri umani, a seconda della cultura di riferimento. Abitanti del mondo metafisico, immateriali, ma ancora lontani dalla concezione di DIO.

3.
Domani forse ci renderemo conto che DIO non è nient'altro che l'energia stessa che muove l'Universo, ad un piano ancora superiore rispetto al fisico e al metafisico. Un piano prettamente informativo, noto forse agli antichi come 'registro akashico'

Questa sommaria descrizione è riassunta in uno schema... spero sufficientemente chiaro... pubblicato sul mio blog di cui fornisco di seguito il link.


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