martedì 3 marzo 2015

La Stella di Scholz - Il Passaggio di Nemesis

Nessun altra stella è nota per avere mai avvicinato il nostro sistema in questo modo, cinque volte più vicino di quanto lo sia la stella attualmente più prossima, Proxima Centauri.

Rappresentazione artistica della stella di Scholz e della sua compagna nana bruna (in primo piano) durante il loro passaggio ravvicinato al sistema solare 70.000 anni fa. Dal loro punto di vista, il Sole (a sinistra sullo sfondo) sarebbe apparso come una stella molto brillante. Crediti: Michael Osadciw / University of Rochester.
Rappresentazione artistica della stella di Scholz e della sua compagna nana bruna (in primo piano) durante il loro passaggio ravvicinato al sistema solare 70.000 anni fa. Dal loro punto di vista, il Sole (a sinistra sullo sfondo) sarebbe apparso come una stella molto brillante. Crediti: Michael Osadciw / University of Rochester.

Le stelle che hanno “fatto il pelo” al Sistema Solare sono in realtà sono due. I ricercatori hanno infatti analizzato la velocità e la traiettoria di un sistema binario costituito da una piccola nana rossa, con massa equivalente a circa l’8% di quella del Sole, e una compagna nana bruna ancora più leggera, di massa troppo piccola per fondere l’idrogeno nel nucleo e accendersi come una vera e propria stella. 

La designazione formale della stella è J072003.20-084651.2 WISE, ma è stata soprannominata stella di Scholz per onorare l’astronomo tedesco Ralf-Dieter Scholz che la svelò a fine 2013.

La sua traiettoria indica che la stella di Scholz 70.000 anni fa passò a circa 52.000 unità astronomiche di distanza da noi, ovvero più o meno 0,8 anni luce o 8.000 miliardi di chilometri. Un tiro di schioppo, in termini astronomici, considerando che Proxima Centauri si trova a 4,2 anni luce. 

Gli astronomi spiegano che con ogni probabilità la stella è passata attraverso la parte più esterna della Nube di Oort, ovvero di quella regione alle estreme propaggini del Sistema Solare in cui si pensano pullulare placide miliardi di comete, in attesa che una qualche perturbazione le scaraventi a precipizio verso la gravità solare.

Eric Mamajek dell’Università di Rochester e Valentin D. Ivanov dell’ESO (European Southern Observatory), due autori della ricerca, si sono interessati alla stella perché sembrava muoversi molto lentamente nonostante fosse relativamente vicina, a circa 20 anni luce. “La maggior parte delle stelle in questa zona mostrano un moto tangenziale molto più grande – spiega Mamajek. Il basso moto tangenziale e la vicinanza lasciavano presumere o che la stella si stava dirigendo direttamente verso il Sistema Solare, oppure che aveva avuto un ‘recente’ incontro ravvicinato e ora si stava allontanando. 

Le misure di velocità radiale erano più coerenti con la seconda ipotesi, che stesse allontanandosi dal Sole. Dunque, ci siamo resi conto che doveva aver compiuto un passaggio ravvicinato non troppo tempo fa”.

Per ricavare la traiettoria della stella, agli astronomi erano necessari due diverse informazioni, la velocità tangenziale e la velocità radiale, che sono state ottenute da Ivanov e collaboratori mediante osservazioni con gli spettrografi montati sui grandi telescopi Southern African Large Telescope (SALT), in Sud Africa, e Magellan, a Las Campanas in Cile. Da questi dati si è potuto stabilire che la stella di Scholz si sta allontanando dal nostro Sistema Solare dopo averlo visitato molto da vicino circa 70.000 anni fa.

Il telescopio internazionale SALT, Southern African Large Telescope, è il più grande telescopio ottico singolo dell’emisfero sud, con uno specchio composito di 11 metri. Si trova a in Sud Africa, a circa 400 km da Città del Capo. Crediti: SALT
Il telescopio internazionale SALT, Southern African Large Telescope, è il più grande telescopio ottico singolo dell’emisfero sud, con uno specchio composito di 11 metri. Si trova a in Sud Africa, a circa 400 km da Città del Capo. Crediti: SALT

Il gruppetto guidato da Mamajek non si è accontentato di stabilire un nuovo record per quanto riguarda le stelle che si avvicinano alla nostra, ma ha preso l’occasione anche per demolire quello precedente, appartenente alla cosiddetta “stella canaglia” HIP 85.605. Finora si prevedeva che HIP 85.605 si sarebbe avvicinata al Sistema Solare in un periodo compreso tra 240.000 e 470.000 anni da adesso. Tuttavia, il nuovo studio indica come la distanza originale di HIP 85605 sia stata probabilmente sottostimata di un fattore dieci, il che non la condurrebbe neanche a sfiorare la Nube di Oort.

Il passaggio ravvicinato della stella di Scholz, dicono i ricercatori, probabilmente non ha indotto particolari perturbazioni nella Nube di Oort, senza scatenare una “pioggia di comete”. Mamajek ci tiene però a sottolineare che “altri perturbatori dinamicamente importanti possono essere in agguato tra stelle vicine” e ricorda come con la missione spaziale europea Gaia, lanciata di recente, si preveda di tracciare le distanze e misurare le velocità di un miliardo di stelle. Con i dati di Gaia, gli astronomi saranno in grado di dire se e quali altre stelle possono avere avuto un incontro ravvicinato con noi nel passato, oppure lo avranno in un lontano futuro.

Attualmente, la stella di Scholz è una piccola, debole, nana rossa nella costellazione dell’Unicorno, a circa 20 anni luce di distanza. Se torniamo indietro di 70.000 anni e proviamo a immaginarla nel punto più vicino del suo volo radente sul sistema solare, sarebbe una stella di decima magnitudine, circa 50 volte più debole di quanto necessario per distinguerla a occhio nudo, pur nella perfetta tenebra notturna della preistoria. 

Tuttavia la stella è magneticamente attiva, il che può causare dei brillamenti che occasionalmente la rendono migliaia di volte più luminosa. E’ quindi possibile, in linea teorica, che la stella di Scholz sia stata visibile ad occhio nudo dai nostri antenati di 70.000 anni fa, durante le poche ore – o minuti – in cui durano i rari brillamenti. Statisticamente poco probabile, ma non per questo meno suggestivo.

E se in realtà non si fosse allontanata? ... Se fosse la Nemesis intorno alla quale orbitava quel Nibiru di Sitchin e degli Anunnaki?


lunedì 2 marzo 2015

Israele - Popolo Eletto

Ascolta, Israele,
HaShem il nostro Elohim,
HaShem è Uno.
Poiché tu sei un popolo separato per l’Eterno
che è il tuo Elohim;
l’Eterno, il tuo Elohim,
ti ha scelto per essere il Suo tesoro particolare
fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra.
- Devarim 6:4; 7:6 -

 
Il problema dell’identità della chiesa nei confronti di Israele
 
Quando i Giudei (ovvero, gli “Ebrei”) sono ritornati alla loro terra e si sono costituiti uno Stato indipendente con il nome di Israele, nome ineccepibilmente legittimo, sorse nella chiesa una crisi d’identità: chi sono gli eletti?, oppure: chi è Israele? I Giudei, o coloro che hanno accettato Yeshua come il Messia?
 
Per due millenni la chiesa ha preteso di sostituire Israele come popolo eletto, inventandosi dottrine umane ed interpretazioni erronee, rinnegando le proprie radici ebraiche e svuotando il messaggio apostolico dalla sua ebraicità.
 
L’impossibilità di conciliare le profezie bibliche con la realtà della chiesa fu apparentemente risolta con la definizione di un Israele fisico (i Giudei) ed un Israele “spirituale” (la chiesa), che dovrebbe essere la destinataria delle promesse fatte ad Israele (quello vero).
 
L’insieme di queste dottrine viene definito come “teologia della sostituzione”, a cui aderiscono la grande maggioranza delle comunità cristiane, comprese quelle che più sinceramente cercano di seguire gli insegnamenti biblici, nonché alcuni gruppi cosiddetti “messianici” che malgrado abbiano ricevuto luce sulle profezie riguardanti la Casa di Israele, non hanno abbandonato l’atteggiamento anti-giudaico.
 
Nelle chiese evangeliche la teologia della sostituzione è rappresentata principalmente dal dispensazionalismo, che implica teorie anti-bibliche come il premillennialismo, il pre-tribolazionismo, l’antinomianismo, ovvero, diverse forme di anti-giudaismo... tutto semplicemente per creare nella storia della redenzione una “parentesi” che giustifichi l’esistenza della chiesa come erede dell’elezione che originalmente –e per sempre– appartiene a Israele.
 
La soluzione a questo problema si trova nelle Scritture, in un modo chiaro e preciso. I Profeti ci parlano di UN solo popolo eletto, che è Israele, composto da due realtà ben distinte e separate, che non sono Israele e la chiesa, bensì la “Casa di Yehudah” e la “Casa di Israele”, sulle quali ci sono profezie specifiche riguardanti o l’una o l’altra, per tutti i tempi, senza alcuna “parentesi” in cui ci sia posto per alcun altro popolo o entità sostitutiva.
 
La Casa di Yehudah e la Casa di Israele formano l’Assemblea di Israele -Kahal Yisrael-, il popolo eletto, ed è in questa assemblea che i gentili devono essere “innestati” per poter partecipare alle promesse.
 
Prima di studiare l’aspetto teologico è necessario chiarire alcuni concetti e definizioni dal punto di vista storico-biblico, fondamentali per lo studio delle profezie. Oggi i termini “Ebreo”, “Israelita” e “Giudeo” sono considerati sinonimi, ma nelle Scritture assumono significati diversi con l’evolversi della storia.
 
Chi sono gli Ebrei?
 
In Genesi 10:21 è scritto “Shem, padre di tutti i figli di Eber”. Cosa significa questo? Perché Eber, il quinto di undici patriarchi da Noach a Avraham è nominato in modo specifico come il progenitore di una discendenza che crediamo inizia solo sei generazioni dopo? Eber è infatti il progenitore di molti popoli e la sua discendenza si divide in due rami separati, e da solo uno di questi rami discende poi Avraham, il “padre degli Ebrei”.

Poi in Genesi 14:13 leggiamo: “Avraham, l’Ebreo” ‒ quindi, Avraham, il progenitore degli Ebrei, era già un Ebreo! Infatti, documenti storici dell’epoca di Avraham parlano di un popolo o gruppo di popoli dispersi tra l’Egitto e la Mesopotamia denominati “Ebrei”, “Apiru”, “Habiri”, un popolo senza un territorio definito, abitante nelle principali città del Medio Oriente, spesso in Egitto per commerciare oppure per stabilirvisi... proprio come Avraham. Da ciò si deduce che gli Ebrei in origine non erano soltanto i discendenti di Israele, ma anche un’infinità di popoli, inclusi molti dei nemici di Israele, quali Ammon e Moav.

La storia dell’elezione inizia proprio qui: In Genesi 12:1-3 è scritto:
 
“Or l’Eterno disse ad Avraham: Vattene dal tuo paese e dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che Io ti mostrerò: e Io farò di te una grande nazione e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione; e benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”.
 
Poi in Genesi 17:4-7 è scritto:
 
“Quanto a Me, ecco il patto che faccio con te:...Il tuo nome sarà Avraham, poiché Io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni... E fermerò il Mio patto fra Me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto perpetuo...”
 
L’Eterno scelse Avraham tra gli Ebrei per compiere il Suo piano, esortandolo a lasciare il suo parentado. Avraham ebbe poi otto figli, uno dalla serva Egizia, sei da Qeturah, e Yitzhak, il “figlio della promessa”, avuto da Sara, che era Ebrea.
 
L’elezione si restringe, non riguarda tutti i discendenti di Avraham, ma solo quelli di Yitzhak. In Genesi 24:3-4, leggiamo che Avraham fa sposare Yitzhak all’interno del suo parentado (che prima ha dovuto lasciare!) per poter adempiere il Patto in base al quale è stata stabilita la sua elezione.
 
Yishmael sposò un’Egizia; degli altri figli di Avraham non sappiamo più nulla. Sappiamo solo che l’elezione continua solo attraverso Yitzhak. Yitzhak ebbe due figli, Esau e Yakov. Esau, oltre a rinunciare ai suoi diritti di primogenitura, sposò donne Cananee, e fu escluso dalla promessa.
 
L’elezione di Israele si completa con Yakov, secondo è scritto in Genesi 28:1-5, con il suo matrimonio all’interno della famiglia di suo padre, e la promessa fatta ad Avraham è confermata a lui, come leggiamo nei versi 3 e 4:
 
Genesi 28:3-4 “El Shaday ti benedica, ti renda fecondo e ti moltiplichi, in modo che tu diventi un’assemblea di popoli, e ti dia la benedizione d’Avraham a te, e alla tua progenie con te”.
 
Da questa breve riflessione possiamo trarre una prima conclusione:

Elohim scelse prima non un popolo Ebreo (quei “Aramei erranti” della storia conosciuti come “Habiri”) ma un uomo Ebreo, Avraham, ed una donna Ebrea, Sara, e la loro eredità spirituale trasferita alla loro discendenza.
 
L’essere “Ebreo” assume due connotati diversi: l’uno fisico, etnico, e l’altro spirituale. Infatti, dal punto di vista materiale, anche Yishmael e i figli di Avraham e Qeturah sono Ebrei – quindi, molti degli Arabi! –, come lo sono anche gli Edomiti; ma secondo l’eredità spirituale, soltanto i discendenti di Yakov sono Ebrei.
 
Tuttavia, questa eredità spirituale era legata ad una linea genetica, e si perdeva con i matrimoni misti. Ciò significa che non era allora trasferibile ad altri popoli. Solo Yitzhak e Yakov si sposarono all’interno della famiglia di Avraham e di sua moglie Ebrea Sara.

Questa eredità genetica è confermata anche dalla storia: nei documenti antichi, il termine “Habiri” scompare per essere sostituito dal termine “Ivri”, che era applicato esclusivamente agli Israeliti. Gli Ebrei originali (Habiri), dispersi nel Medio Oriente, si mischiarono agli altri popoli, perdendo la loro identità o creandone una nuova, come nel caso di Yishmael ed Esau. Soltanto gli Israeliti conservarono l’identità ebraica.

Tuttavia, gli Israeliti non chiamavano sé stessi “Ivri” (Ebrei), ma erano gli altri popoli che li denominavano in quel modo, riconoscendo la loro origine etnica. Gli Ebrei chiamavano sé stessi “B’ney Yisrael”, Figli di Israele. Tutti gli altri “Ebrei” sono per loro come qualsiasi altro popolo, cioè “Goyim”, “gentili”. Gli Ismaeliti, i Madianiti, gli Edomiti, ecc. erano e sono gentili, malgrado la loro origine comune con gli Israeliti.

In questa fase storica, i termini “Ebreo” ed “Israelita” diventano sinonimi.
 
In Egitto gli Israeliti diventarono una nazione composta da tredici Tribù. Molto probabilmente, erano una componente di quella misteriosa razza chiamata “Hyksos”, popolo monoteista che governò sull’Egitto per circa due secoli. Le Tribù di Israele si svilupparono autonomamente, ed è fattibile che già in questo periodo, quella di Yehudah abbia acquisito delle caratteristiche particolari che si resero evidenti dopo la conquista di Canaan.

Una volta stabilitisi in Canaan, solo la Tribù di Yehudah occupò completamente il suo territorio, tutte le altre convissero insieme ai Cananei, e non li cacciarono com’era stato loro comandato. Nel libro dei Giudici, infatti, Yehudah non è coinvolta nell’alternarsi di periodi di indipendenza e di dominazione straniera, e sembra aver goduto di stabilità.
 
Ad esempio, nel cantico di Devorah, che elogia le Tribù che hanno partecipato alla guerra di liberazione e rimprovera quelle che invece non ne hanno preso parte, non nomina Yehudah.
 
L’assenza di Yehudah come protagonista nel periodo dei Giudici sta ad indicare che era già di fatto una realtà politica definita. Quando tutte le Tribù d’Israele si organizzano per formare un unico Regno, il primo re non fu scelto tra le Tribù che avevano la preminenza, ma da quella più piccola, il cui territorio era in mezzo tra Yehudah ed Efrayim, perché solo in questo modo si poteva garantire l’unità: di fatto, le due Case -Yehudah e Israele- esistevano già.
 
Alla morte di Shaul, il Regno si divide, e David fu per sette anni e mezzo Re di Yehudah prima di regnare su tutto Israele per altri 33 anni. David conquistò Tzion ed edificò Yerushalaym per farla sua capitale, scelta che dal punto di vista politico era strategica perché non era in territorio di Yehudah, ma apparteneva a Binyamin, quindi, “neutrale” tra Yehudah ed Efrayim. Probabilmente, l’unica possibilità di mantenere l’unità del suo Regno. Ciononostante, come esporrò più avanti, la differenza tra Yehudah e le altre Tribù perdurò anche se riunite sotto un unico re e le due realtà si separarono in due Regni alla morte di Salomone.
 
La divisione del Regno non è l’origine della differenza tra le due Case, bensì la conseguenza. Il Regno del Nord, chiamato Israele, adottò un sistema religioso fondato parzialmente sulla Torah, ma con le connotazioni delle religioni dei gentili. Proprio come il cristianesimo è fondato sulla Bibbia, ma intriso di tradizioni pagane. Il Regno di Yehudah invece, anche se con dei periodi di infedeltà, rimase legato alla Torah e al Tempio. Molti Israeliti del Regno del Nord che vollero rimanere fedeli ai Precetti Mosaici si trasferirono a Yehudah, e furono quindi identificati con questa Tribù anche se appartenenti alle altre.

Il Regno d’Israele fu distrutto dagli Assiri, e la sua popolazione fu deportata, per non ritornare più. Così come accadde con gli Habiri e gli altri figli di Avraham, si mescolarono con le altre nazioni e persero la loro identità ebraica. Più di un secolo dopo, anche il Regno di Yehudah cessò d’esistere come realtà politica e la sua popolazione fu deportata in Babilonia, ma conservarono la loro identità nell’esilio e molti ritornarono a Yerushalaym.

Dopo l’esilio in Babilonia, gli unici Ebrei riconosciuti come tali sono quelli della Casa di Yehudah, e sono sin d’allora chiamati “Giudei”, assumendo quindi l’identità di tutto il popolo d’Israele, mentre la Casa di Israele divenne un popolo gentile. Nell’attuale Stato di Israele, i cittadini Ebrei sono identificati nei loro documenti con il temine “Yehudim”, ovvero, “Giudei”, mentre altri cittadini sono Israeliani ma non Giudei, quindi, Israeliani gentili.

In italiano si usa chiamare Ebrei alle persone, che più correttamente dovrebbero definirsi Israeliti o Giudei; in altre lingue come l’inglese, il termine “Hebrew” si riferisce alla lingua, la cultura, ecc., mentre che le persone sono più correttamente definite con il termine “Jew”, derivato da Yehudah.

In conclusione, alla domanda “Chi sono gli Ebrei?”, la risposta dipende dal periodo storico in cui viene formulata: nell’origine erano i discendenti di Eber, poi quelli di Avraham, poi gli Israeliti, e dopo l’esilio in Babilonia, soltanto i Giudei, ovvero, tutti gli Israeliti delle dodici Tribù che appartengono alla Casa di Yehudah, mentre che quelli della Casa di Israele sono al giorno d’oggi gentili.

Come nel principio, il termine “Ebreo” ha due connotati diversi: l’uno fisico, etnico, e l’altro spirituale. Soltanto la Casa di Yehudah ha conservato l’eredità spirituale di Avraham, Yitzhak e Yakov, quindi, dal punto di vista spirituale, solo i Giudei sono Ebrei. Considerando l’aspetto genetico invece, se nel principio era indispensabile rimanere all’interno della famiglia di Avraham e Sara –affinché si formasse una nazione con un’identità definita secondo l’elezione–, nel Patto Sinaitico questa condizione fu abolita, estendendo a tutti i gentili -“Gerim”- che volessero entrare, il diritto a far parte della famiglia d’Israele.
 
Il Patto Sinaitico è eterno, ed è nei parametri stabiliti nel Sinai che la “chiesa” può trovare un posto all’interno del popolo eletto, Israele, come Shaul -detto Paolo- ha scritto: i gentili possono soltanto essere “innestati” nel vero ulivo, che è Israele (Romani 11:17). Lo stesso Shaul, ritenuto da molti il fondatore della chiesa gentile, non ha mai considerato la possibilità che ci sia un secondo popolo eletto al di fuori di Israele, nel quale i gentili possono entrare per partecipare alle promesse!
 
La Casa di Israele e la Casa di Yehudah
 
“Non hai tu posto mente alle parole di questo popolo quando va dicendo: Le due famiglie che HaShem aveva scelto, le ha rigettate? Così disprezzano il Mio popolo, che agli occhi loro non è più una nazione. Così parla l’Eterno: Se Io non ho stabilito il Mio patto col giorno e con la notte, e se non ho fissato le leggi del cielo e della terra, allora rigetterò anche la progenie di Yakov e di David Mio servitore, e non prenderò più dal suo legnaggio i reggitori della progenie d’Avraham, di Yitzhak e di Yakov!”- Yirmeyahu 33:24-26 -
 
Nelle riflessioni sulle profezie delle Scritture, è importante considerare il momento storico in cui vengono pronunciate, ed il soggetto di cui esse parlano. Molte profezie si rivolgono a “tutto Israele” o all’“Assemblea d’Israele” – “Kahal Yisrael”, coinvolgendo tutto il popolo, ma molto spesso, queste sono più specificamente dirette verso la “Casa di Israele” o la “Casa di Yehudah”, che costituiscono le due famiglie del Suo popolo. Quindi, c’è UN solo popolo, al quale appartengono due “famiglie” o “case”, con delle promesse e dei piani di redenzione diversificati fino all’Era Messianica, quando saranno nuovamente riunite.

La separazione di queste due Case viene comunemente attribuita alla divisione del Regno dopo la morte di Salomone, ma come è stato già accennato, in realtà è esistita da quando il popolo era ancora in Egitto!
 
I figli di Yakov – la primogenitura
 
L’origine di Israele, e della sua “doppia identità”, inizia in Egitto, con la storia di Yosef (Giuseppe) e dei suoi fratelli. Yakov ebbe dodici figli, che divennero i patriarchi di tredici Tribù, tre delle quali assunsero un ruolo di “primogenitura” al posto del primogenito secondo la carne, che fu destituito come tale (Genesi 49:4). I figli di Yakov sono: Reuven, Shim’on, Levi, Yehudah, Dan, Neftali, Gad, Asher, Yisaskar, Zevulun, Yosef e Binyamin. Yakov poi adottò i suoi nipoti Menasheh ed Efrayim, due figli di Yosef, che divennero capostipiti di Tribù, quindi Yosef ricevette due Tribù.
La primogenitura fu trasferita a:

* Efrayim – Geremia 31:9
* Levi – Numeri 3:12,41
* Yehudah – Genesi 49:8-10
 
Anche se la primogenitura non è espressamente trasferita a Yehudah, di fatto gli viene assegnato il ruolo di comando su tutti i suoi fratelli, apparentemente, senza un motivo reale perché fu Yosef il figlio prediletto di Yakov, e fu proprio Yehudah che ebbe l’idea di venderlo ai gentili! La Tribù di Levi ottenne la primogenitura sacerdotale, Yehudah la primogenitura politica, ed Efrayim, una primogenitura non meglio precisata, e di fatto mai esercitata su tutto Israele, ad eccezione della giudicatura di Yehoshua (Giosuè), lo stesso nome che dopo l’esilio in Babilonia divenne più semplicemente “Yeshua” (Gesù).
 
Dalla storia di Yosef in Egitto e dalle vicende che coinvolsero lui e i suoi fratelli si può trarre una riflessione escatologica che riguarda i credenti messianici e cristiani, prendendo seriamente in considerazione i loro concetti di redenzione e salvezza.

Nella teologia messianica si fa riferimento al Messia come “ben Yosef” e “ben David”, nelle Sue due venute, prima come “ben Yosef” (figlio di Giuseppe), e poi come “ben David” (figlio di David), Colui che stabilirà il regno d’Israele e Yerushalaym come capo delle nazioni, il Messia che la Casa di Yehudah aspetta. Yeshua era legalmente il figlio di Yosef. Dei personaggi del TaNaKh che preannunciano certi aspetti della vita di Yeshua, colui che ha indubbiamente il maggior numero di somiglianze è proprio Yosef! Consideriamo alcuni di questi aspetti:

* Fu venduto ai gentili per iniziativa di suo fratello Yehudah – che poi divenne preminente tra tutti i suoi fratelli.

* Fu riconosciuto dai gentili, ma non dai suoi propri fratelli, fino a quando egli stesso non si rivelò a loro (quindi, i Giudei non possono riconoscere il Messia finché non sarà il Messia stesso a rivelarsi a loro).

* Divenne il “salvatore” dei gentili, che lo chiamarono “Tzaf’nat-pa’aneach”, ovvero, il “salvatore del popolo”.

* Benché i suoi fratelli non lo riconobbero, egli li salvò lo stesso! – Il fatto che i Giudei non riconoscano il Messia, non incide sulla salvezza, perché il piano di redenzione per i Giudei, come vedremo nel corso di questo studio, è diverso da quello per i gentili.

* Egli si rivelò a loro dopo che i gentili ebbero lasciato la scena (Genesi 45:1). Il Messia dei Giudei verrà, secondo ciò che lo stesso Shaul dichiara, “dopo che sarà entrata la pienezza dei gentili” (Romani 11:25).

Nel frattempo, c’erano anche membri della sua famiglia che lo riconoscevano: Efrayim e Menasheh, i suoi figli, che però allora erano Egizi e non facevano parte d’Israele. Soltanto dopo Yakov li adottò come propri figli e divennero due Tribù, le quali ebbero preminenza sulle altre eccetto su Yehudah.
 
Quindi, Efrayim e Menasheh erano inconsapevoli di essere Israele, ed erano considerati gentili. In Genesi 48:19, Yakov stesso li benedisse dicendo di Efrayim “moltitudine di nazioni”, ovvero, la “pienezza dei gentili” (melo ha-goyim)! A chi si riferisce Shaul con questa stessa espressione in Romani 11:25? Com’è possibile che i figli di Yosef, due tribù d’Israele, di cui uno ebbe la primogenitura, siano “moltitudine di gentili”? E perché, se la primogenitura appartiene ad Efrayim, è stata di fatto esercitata da Yehudah?...
 
Le risposte a queste domande saranno esposte nel corso di questo studio, dopo aver preso in considerazione altri concetti basilari per capire il ruolo d’Efrayim nel piano generale delle profezie.
 
La monarchia in Israele
 
Dopo il periodo in cui le Tribù erano governate dai Giudici, a volte autonomamente e a volte confederate tra di loro (con l’eccezione di Yehudah, praticamente assente nel libro dei Giudici), il popolo d’Israele decise di scegliersi un re “come l’hanno tutte le altre nazioni” (1Shmuel 8:5). La costituzione di tutte le Tribù in un unico regno presupponeva il consolidamento dell’unità nazionale, ma esaminando i seguenti versi delle Scritture, possiamo capire che la Casa di Israele e la Casa di Yehudah erano già realtà definite ed erano considerate come due popoli:
 
“Shaul li passò in rassegna a Bezeq: i figli d’Israele erano trecentomila e gli uomini di Yehudah trentamila”. – 1Samuele 11:8
 
“Allora gli uomini d’Israele e di Yehudah si alzarono, lanciarono il grido di guerra, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso di Gat e alle porte di Ekron. I Filistei feriti a morte caddero sulla via di Shaarayim, fino a Gat e fino ad Ekron”. – 1Samuele 17:52
 
“Ma tutto Israele e Yehudah amavano David, perché andava e veniva alla loro testa”. – 1Samuele 18:16
 
“Ishboshet, figlio di Shaul, aveva quarant’anni quando fu fatto re d’Israele, e regnò due anni. Ma la Casa di Yehudah seguì David. David regnò a Hevron nella Casa di Yehudah per sette anni e sei mesi”. – 2Samuele 2:10-11
 
“Trasferendo il regno della casa di Shaul alla sua, stabilendo il trono di David sopra Israele e sopra Yehudah, da Dan, fino a Beer-Sheva”. – 2Samuele 3:10
 
“Così tutti gli anziani d’Israele vennero dal re a Hevron e il re David fece alleanza con loro a Hevron in presenza di HaShem; ed essi unsero David come re d’Israele”. – 2Samuele 5:3

“Da Hevron regnò su Yehudah sette anni e sei mesi e da Yerushalaym regnò trentatre anni su tutto Israele e Yehudah”. – 2Samuele 5:5
 
Shaul, il primo re d’Israele, della Tribù di Binyamin, contava gli uomini di Yehudah separatamente da quelli d’Israele, come un corpo “alleato” del suo esercito. Dopo di lui fu scelto re David, che essendo della tribù di Yehudah, non fu confermato dal resto d’Israele sino dopo sette anni e mezzo, quando gli anziani d’Israele “fecero alleanza” con lui (2Shmuel 5:1-4).
 
In David si conferma la volontà di Elohim di confermare ai Giudei la supremazia in Israele.
 
"HaShem, Elohim d’Israele, ha scelto me, in tutta la casa di mio padre, perché io fossi re d’Israele per sempre; poiché Egli ha scelto Yehudah come principe; e, nella Casa di Yehudah, la casa di mio padre; e tra i figli di mio padre Gli è piaciuto di far me re di tutto Israele”. – 1Cronache 28:4
 
Tuttavia, anche durante il regno di David, saldamente unificato, le due Case rimangono distinte e sono nominate insieme quando si fa riferimento all’intera nazione:
 
“Uriyah rispose a David: «L’Arca, Israele e Yehudah stanno sotto le tende, Yoav mio signore e i suoi servi sono accampati in aperta campagna e io entrerei in casa mia per mangiare, bere e per coricarmi con mia moglie? Com’è vero che HaShem vive e che anche tu vivi, io non farò questo!»” – 2Samuele 11:11
 
Un altro particolare interessante è che la Casa di Israele all’inizio conservò la sua fedeltà a Elohim dovuto al fatto che l’Arca dell’Alleanza dimorava in territorio di Efrayim:
 
“Shaul disse ad Ahiyah: «Fa’ accostare l’Arca di Elohim!» - Infatti l’Arca di Elohim era allora con i figli d’Israele”. – 1Samuele 14:18
 
L’autore scrive nel tempo in cui l’Arca era stata definitivamente collocata nel Tempio a Yerushalaym, quindi, nella nuova capitale di Yehudah, e specifica che allora (nei tempi dei Giudici e di Shaul), era presso “i figli d’Israele”. Uno dei motivi per cui Yarov’am decise di “riformare” il culto ebraico fu precisamente perché l’Arca non era più presso “i figli d’Israele” ma in territorio di Yehudah, e temeva che il popolo andasse a Yerushalaym e quindi ritornasse sotto i re di Yehudah (1Re 12:26-28).
 
Durante il regno di David, possiamo osservare che le due Case rimangono differenziate nella rivolta di Avshalom:
 
“Davide giunse a Mahanayim. Anche Absalom attraversò il Giordano, con tutta la gente d’Israele. Israele e Absalom si accamparono nel paese di Galaad. L’esercito uscì per la campagna contro Israele. La battaglia ebbe luogo nella foresta di Efraim. Là il popolo d’Israele fu sconfitto dalla gente di Davide; la strage fu grande: in quel giorno caddero ventimila uomini”. – 2Samuele 17:24,26; 18:6-7
 
E durante tutto il regno di David, gli eserciti di Israele e di Yehudah si contarono separatamente:
 
“l’Eterno farà ricadere sul suo capo il suo sangue, perché colpì due uomini più giusti e migliori di lui, e li uccise con la spada, senza che Davide mio padre ne sapesse nulla: Abner, figlio di Ner, capitano dell’esercito d’Israele, e Amasa, figlio di Ieter, capitano dell’esercito di Giuda”. – 1Re 2:32
 
Alla morte di Salomone, infatti, la Casa di Israele si costituì in regno indipendente. Come è già stato riferito prima, la divisione del Regno non è l’origine della differenza tra le due Case, bensì la conseguenza. Fu la Casa di Israele a separarsi dalla Casa di David il suo re, ed è la Casa di Israele che deve ritornare a David! Questo ritorno e riunificazione è missione del Messia. Molti Profeti furono inviati alla Casa di Israele, tra i quali Eliyahu ed Elisha (Elia ed Eliseo), per riportarla a HaShem Elohim. La Casa di Yehudah invece, fu quella che rimase fedele alla sua elezione.

Il Regno d’Israele fu distrutto dagli Assiri, e la sua popolazione fu deportata. Questo segnò la fine definitiva del Regno d’Israele, ma non della Casa di Israele, che assunse una connotazione particolare dal punto di vista profetico.
 
Questa è anche l’origine del mito delle Tribù Perdute d’Israele, anzi, non è esatto identificare le Case su una base puramente tribale, perché molti appartenenti alle Tribù del Nord si stabilirono nel Regno di Yehudah per rimanere fedeli alla Torah ed al Tempio – altri d’Israele abitavano già in territorio di Yehudah (1Re 12:17; 1Cronache 9:3); altri si rifugiarono in Yehudah dopo la prima deportazione sotto Tiglatpileser III quando la caduta definitiva di Samaria era imminente. Infatti, nel tempo dei re Hizqiyahu (Ezechia) e Yoshiyahu (Giosia), dopo la deportazione della Casa di Israele in Assiria, si parla della presenza di tutte le Tribù nel Regno di Yehudah – 2Cronache cap. 30, 31 e 34.
 
Anche la Tribù di Binyamin fu “annessa” a Yehudah, e fa parte della Casa di Yehudah. Anche i Leviti rimangono come Tribù sacerdotale nel seno della Casa di Yehudah. Gli Ebrei attualmente si dividono in “Kohanim”, che sono i discendenti di Aharon, “Levi’im” e “Yehudim”.
 
I Profeti
 
Le Scritture sono molto precise nello specificare se i Profeti sono mandati Casa di Israele o alla Casa di Yehudah, perché le profezie che riguardano l’una e l’altra sono particolarmente diverse.

Solitamente, gli esegeti cristiani non riconoscono la differenza essenziale che esiste tra Israele/Efrayim/Casa di Israele da una parte e Yehudah/Casa di Yehudah dall’altra nella sfera profetica, ma identificano entrambe con gli Ebrei/Israeliti/Giudei ed è per questo che non trovano alcun posto per la chiesa o i gentili. È per questo che sono stati costretti ad ascrivere alla chiesa le benedizioni promesse ad Israele – ma rifiutando di prendersi anche le punizioni, che hanno lasciato per gli Ebrei...

Se si studiano accuratamente le profezie, si può accertare che quelle pronunciate sulla Casa di Israele non si sono verificate nel popolo che oggi conosciamo come Ebrei (i Giudei), ma solo quelle specificamente rivolte alla Casa di Yehudah si sono adempiute e si adempiono tuttora nell’attuale popolo d’Israele, ovvero i Giudei – Quindi, a chi si riferiscono quelle sulla Casa di Israele?

Prima di trattare alcuni aspetti delle profezie bibliche, ecco un breve riassunto sui Profeti “scrittori” – come vengono definiti quelli che hanno lasciato le loro profezie scritte nei libri della Bibbia –, la loro appartenenza e i destinatari del loro messaggio:
 
YESHAYAHU (Isaia) - Profeta della Casa di Yehudah, profetizzò sia alla Casa di Yehudah che alla Casa di Israele, nonché a popoli gentili. Durante il suo ministerio, la Casa di Israele fu deportata in Assiria.

YIRMEYAHU (Geremia) - Profeta della Casa di Yehudah, quando la Casa di Israele era già in esilio. Durante il suo ministerio la Casa di Yehudah fu deportata in Babilonia. Profetizzò la restaurazione di entrambe nell’Era Messianica.

YEHEZKEL (Ezechiele) -  Profeta della Casa di Yehudah durante l’esilio in Babilonia, fu mandato a Tel-Aviv in Assiria a profetizzare alla Casa di Israele, che malgrado 120 anni di esilio non si era ravveduta; profetizza anche contro Yehudah e Yerushalaym, e preannuncia la loro restaurazione e riconciliazione con la Casa di Israele nell’Era Messianica.

DANIEL - Profeta della Casa di Yehudah durante l’esilio in Babilonia, la sua profezia riguarda solo la Casa di Yehudah, e le potenze gentili.

HOSHEA (Osea) - Profeta apparentemente della Casa di Israele, la sua profezia si riferisce alla Casa di Israele, divenuta nazione gentile come conseguenza della sua apostasia, enfatizza la specificità della Casa di Yehudah che manterrà sempre il suo carattere di Popolo dell’Eterno, in contrasto con la Casa di Israele, che non lo sarà più fino al loro riscatto finale.

YOEL (Gioele) - Profeta della Casa di Yehudah, profetizzò sulla restaurazione della Casa di Yehudah e di Yerushalaym, e la loro perpetuità come popolo eletto (in contrasto con quello che Hosea dice sulla Casa di Israele). Accenni ad Israele nella totalità, dopo la restaurazione e riunificazione.

AMOS -  Profeta della Casa di Yehudah, inviato contro la Casa di Israele.

OVADIYAH (Abdia) - Profeta della Casa di Yehudah, la sua profezia si rivolge maggiormente contro Edom, ed annuncia il trionfo finale della Casa di Yehudah insieme alla Casa di Israele.

YONA (Giona) - Profeta della Casa di Israele, contro Assiria, una nazione gentile. È notevole il fatto che è stato proprio ad un Profeta della Casa di Israele che Elohim ha mostrato la Sua misericordia verso i gentili. Assiria fu poi la nazione dove la Casa di Israele fu portata in esilio, e gli Israeliti divennero gentili come gli Assiri. Fu anche la prima nazione che si convertì in massa a Yeshua, dando inizio al riscatto delle “pecore perdute della Casa di Israele”.

MIKAH (Michea) - Profeta della Casa di Yehudah, distingue chiaramente la Casa di Yehudah da quella di Israele e profetizza principalmente su quest’ultima. È significativa la profezia del capitolo 5, in cui parla di Beytlechem, di cui annuncia verrà Colui che raggiungerà “i figli di Israele” e li riscatterà da in mezzo alle nazioni. Questo che regnerà sulla Casa di Israele proviene da Yehudah, e farà tornare la Casa di Israele a Tzion.

NAHUM -  Profeta probabilmente della Casa di Yehudah, annuncia la distruzione di Niniveh.

Abbiamo incluso qui Daniel anche se nel TaNaKh non è considerato tra i Profeti, perché il ministero del profeta consisteva principalmente in ammonire il popolo: egli invece riceveva visioni e sogni, e rivelazioni dei sogni del re, ma non esortava il popolo.
 
Nello stesso modo di Yosef, che riceveva sogni e rivelava i sogni del re, ma non predicava al popolo, per cui non era profeta nel senso stretto. Ad entrambi, Yosef e Daniel, si applica meglio il título di “veggente” –chozeh–, piuttosto che di profeta –navi–. Entrambi furono posti come “capi dei maghi ed indovini” in regni pagani, perché erano veggenti ed annunciarono eventi futuri. In questo studio ci interessa in ogni caso quello che Daniel ha scritto ed annunciato, in quanto attinente all’argomento che trattiamo.
 
È da notare che nessuno dei Profeti della Casa di Israele ha mai ministrato sulla Casa di Yehudah. Neppure Eliyahu ed Elisha, i più grandi Profeti, che appartenendo alla Casa di Israele non hanno profetizzato in Yehudah. Infatti, i Giudei non riconoscevano alcun Profeta provenente dalla Galilea (Yochanan/Giovanni 7:52). In 1Re 13, un Profeta di Yehudah, un “uomo di Elohim”, è mandato ad annunciare a Yarov’am la punizione sulla Casa di Israele, ma a sua volta fu punito anche lui per aver dato ascolto ad un profeta della Casa di Israele! Nessuno di Israele ha autorità per profetizzare a Yehudah.

Dei Profeti scrittori, soltanto Hoshea e probabilmente chi ha scritto la storia di Yona appartenevano alla Casa di Israele; tutti gli altri sono Giudei. Hoshea scrisse durante l’apogeo del Regno d’Israele, non in esilio, e la sua profezia è essenziale per capire l’identità della Casa di Israele.

Considerando che Hoshea è l’unico Profeta della Casa di Israele che scrive rivolgendosi alla propria nazione – tutti gli altri Profeti scrittori sono di Yehudah – sarà il primo ad essere preso in esame.
 
Il Profeta riceve da Elohim l’ordine di rappresentare in modo concreto il rapporto tra Elohim e la Casa di Israele, sposando una donna che esercitava la promiscuità nel contesto dei rituali di fertilità dei Cananei (Hoshea 4:11-14). Israele è la sposa di Elohim... proprio come la chiesa lo è dell’Agnello! (Apocalisse 21:9).
 
1:2 HaShem cominciò a parlare a Hoshea e gli disse: «Va’, prenditi in moglie una meretrice e genera figli di prostituzione; perché il paese si prostituisce, abbandonando l’Eterno».
 
“Hoshea” significa “salvezza”, nome che ha la stessa radice di “Yehoshua”, “Yeshua” (Giosuè, Gesù). L’Eterno non avrebbe comandato al Profeta di compiere un atto proibito dalla Torah; la donna è chiamata meretrice in virtù di ciò che essa sarebbe diventata. La donna risponde alle caratteristiche delle prostitute sacre del culto a baal. La promiscuità della donna è in diretto rapporto con l’apostasia, nella stessa maniera in cui viene descritta nel Nuovo Testamento la chiesa apostata.

Tale rappresentazione non è applicabile al Popolo Ebreo (i Giudei) dopo l’esilio in Babilonia; anzi, sin d’allora i Giudei si distinguono da tutti gli altri popoli per il loro zelo della Torah e il loro rifiuto assoluto dell’idolatria. Le caratteristiche attribuite in questa profezia alla Casa di Israele si sono invece verificate nel seno della chiesa. La vita di Hoshea rappresenta il rapporto tra Elohim e la Casa di Israele; la paternità dei figli non è messa in discussione malgrado l’infedeltà della moglie. Il popolo del Patto scivola nel sincretismo, mischiando il culto di HaShem con i rituali pagani; ancora si ritiene “sposa del Signore” mentre di fatto osserva tradizioni pagane.
 
1:6 Lei concepì di nuovo e partorì una figlia. HaShem disse a Hoshea: «Chiamala Lo-Ruhamah, perché Io non avrò più compassione della Casa di Israele in modo da perdonarla».
 
1:8-9 Quando lei ebbe divezzato Lo-Ruhamah, concepì e partorì un figlio. HaShem disse a Hoshea: «Chiamalo Lo-Ammi, perché voi non siete Mio popolo e Io non sarò per voi».
 
La Casa di Israele è definitivamente rigettata. Letteralmente, l’ultima frase dice “Io non sono più l’«Io sarò» (Esodo 3:14) per voi”. Questo non è mai successo con l’attuale Popolo Ebreo, i Giudei; infatti, la Casa di Yehudah è esclusa da queste dichiarazioni e giudizi:
 
1:7 «Ma avrò compassione della Casa di Yehudah; li salverò mediante HaShem, il loro Elohim; non li salverò con l’arco, né con spada, né con la guerra, né con cavalli, né con cavalieri».
 
È chiaro ed evidente che la Casa di Yehudah sono gli Ebrei del Regno fondato da David, che per loro trasgressioni furono anch’essi deportati in Babilonia, ma solo per 70 anni, dopodichè ritornarono a Yerushalaym e sono tuttora riconosciuti come Ebrei. Per loro è prevista la salvezza in un modo diverso, attraverso il loro Elohim, Colui in Cui i Giudei credono. Allora, chi sono al giorno d’oggi quelli della Casa di Israele? A chi va diretta la profezia di Hoshea?
 
1:10 Tuttavia, il numero dei figli d’Israele sarà come la sabbia del mare, che non si può misurare né contare. Avverrà che invece di dir loro, come si diceva: “Voi non siete Mio popolo”, sarà loro detto: “Siete figli di El Hai”.
 
Il capitolo conclude con una promessa di redenzione, una moltiplicazione fisica ed un ripristino del loro rapporto con Elohim.

“Il numero dei figli d’Israele sarà come la sabbia del mare, che non si può misurare né contare”, ribadisce la promessa fatta a Yakov (Genesi 32:12). Nella presente situazione, è difficile attribuire un tale moltiplicazione al Popolo Ebreo, cioè ai Giudei, che sono un numero piuttosto ridotto. È altrettanto inapplicabile la dichiarazione successiva, perché fino al giorno d’oggi, i Giudei sono chiamati “il Popolo Eletto”, principalmente dai credenti in Yeshua (che hanno l’autorità spirituale per poterlo dichiarare), ma anche dai loro nemici. Esaminiamo dunque a chi nel Nuovo Testamento queste parole di Hoshea vengono applicate:
 
“E ciò per far conoscere la ricchezza della Sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria, cioè verso di noi, che Egli ha chiamato non soltanto fra i Giudei ma anche fra i gentili? Così Egli dice appunto in Hoshea:: «Io chiamerò “Mio popolo” quello che non era Mio popolo e “amata” quella che non era amata; e avverrà che nel luogo dov‘era stato detto: “Voi non siete Mio popolo”, là saranno chiamati “figli di El Hai”». – Romani 9:23-26
 
Shaul sta scrivendo queste parole ai Romani! L’apostolo attribuisce ai credenti gentili le parole che Hoshea pronunciò riguardo la Casa di Israele! Shaul era un dotto Giudeo, conoscitore delle Scritture, discepolo di Gamaliel; poteva forse dare un‘interpretazione palesemente erronea? Shaul afferma che i credenti, che non erano considerati “Mio popolo”, erano i “vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria” – nell’ottica biblica, questa dichiarazione è inapplicabile ai gentili; qui Shaul fa riferimento a Geremia 18:6, i vasi preparati per la gloria sono nel contesto di un messaggio profetico per la Casa di Israele. Sui riferimenti a Israele nelle lettere di Shaul, particolarmente in quella ai Romani, si discuterà più avanti in questo studio.

Hoshea conclude il primo capitolo con la visione di un Israele fedele e numeroso, che alla fine (v. 11), sarà riunito nuovamente a Yehudah sotto un unico Re, il Messia.
 
Nel capitolo 2, il Marito non parla direttamente con la sposa, sono separati. L’adulterio va punito con la morte, ma l’amore di Elohim è più forte della Sua ira. Si prepara la strada del perdono. Lei ha lasciato il suo Elohim per i falsi déi (gli amanti).
 
2:11 Farò cessare tutte le sue gioie, le sue festività, i suoi Noviluni, i suoi Shabat e tutte le sue solennità.
 
Evidentemente, questa profezia non è applicabile ai Giudei, che non hanno mai cessato di osservare il Shabat, i Rosh Hodesh (Noviluni) e tutte le festività istituite nella Torah, anzi, questo zelo nell‘osservanza dei giorni solenni è una delle loro principali caratteristiche che li distinguono da tutti gli altri popoli.

L’abolizione del Shabat e delle festività Ebraiche è invece una realtà tipica della chiesa. Malgrado il Nuovo Testamento non accenni una parola che possa indicare che tali celebrazioni siano state abolite – anzi, piuttosto è scritto:
 
“Non pensate che io sia venuto per abolire la Legge o i Profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della Legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”. – Matteo 5:17-20

I cristiani, pur riconoscendo nelle Scritture la Parola di Elohim, non osservano i Suoi comandamenti riguardanti le festività solenni e il Shabat, ed insegnano a non osservarli. Sono invece molto legati all‘osservanza di feste pagane quale il natale, la cosiddetta “pasqua” ed altre celebrazioni che l’Eterno non ha istituito, bensì qualcuno come Yarov’am ha “scelto di testa sua” (1Re 12:33). Yeshua piuttosto ha esortato a superare la giustizia degli scribi e dei farisei, non rinnegando ciò che loro facevano giustamente, ma facendolo meglio.
 
2:14 Perciò, ecco, io l‘attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.
 
Ricondurre Israele nel deserto, dove è iniziata la sua storia, suggerisce un nuovo inizio.
 
2:16-17 Quel giorno avverrà, dice HaShem, che tu mi chiamerai: “Marito Mio!” e non mi chiamerai più: “Mio Baal!” Io toglierò dalla sua bocca i nomi dei baal, e il loro nome non sarà più pronunciato.
 
Anche questo non può ascriversi ai Giudei, che rispettosamente chiamano Elohim “Adonay”, ma non “baal”. È curioso il fatto che la parola “baal” si traduce “Signore”, come usualmente i cristiani chiamano sia Elohim che Yeshua. La Casa di Israele, da quello che il Profeta dice in questo verso, con questo termine non intendeva un altro dio, ma si rivolgeva al vero Elohim. Anche i cristiani adorano il vero Elohim, non un altro dio, ma si rivolgono a Lui come Egli ha comandato, o usando termini ereditati dal loro passato pagano?
 
2:19 Io ti fidanzerò a me per l‘eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni.
 
Nel futuro glorioso della Casa di Israele restaurata c’è il suo matrimonio con il suo Elohim. La Casa di Israele è indubbiamente la sposa – e la chiesa?...
 
Dal capitolo 4:15 al 6:11 il Profeta parla della situazione immediata, quando Israele e Yehudah sono in conflitto – Yehudah rischiava di cadere alla stessa maniera di Israele. La Casa di Israele è più specificamente identificata con Efrayim e Samaria. La situazione di Yehudah era incerta, il momento storico si riferisce al regno di Achaz, che “seguì l’esempio dei re d’Israele ... seguendo le pratiche abominevoli delle genti che HaShem aveva cacciate davanti ai figli d’Israele” (2Re 16:3). In tali condizioni, Yehudah avrebbe subito la stessa condanna. Nel momento cruciale, quando la caduta del Regno di Israele era imminente, in Yerushalaym regnava Hizkiyahu (Ezechia), un re giusto che cambiò la situazione di Yehudah, evitando la deportazione che invece subì Israele.
 
7:8 Efrayim si mescola con i popoli, Efrayim è una focaccia non rivoltata.
 
9:3 Essi non abiteranno nel paese dell’Eterno, ma Efrayim ritornerà in Egitto e in Assiria, mangeranno cibi impuri.
 
La Casa di Israele è come una focaccia non rivoltata, cotta solo da una parte. Si mescola con i gentili, si perde in mezzo a loro. Mangia cibi impuri. – Nessuna di queste cose possono attribuirsi ai Giudei, che dopo secoli, millenni di dispersione, non si sono mescolati con i gentili, ma conservano la loro identità ebraica. Un’altra loro caratteristica che li distingue dagli altri popoli è che non mangiano cibi impuri. Gli Ebrei generalmente mangiano “kosher”; nel moderno Stato di Israele i negozi di alimentari e ristoranti devono esporre un certificato rabbinico che garantisca che i loro prodotti sono “kosher”. Evidentemente, la Casa di Israele non sono il popolo che oggi riconosciamo come Ebrei; il soggetto di questa profezia non sono loro. Chi è, dunque, la Casa di Israele?
 
9:5 Che farete nei giorni delle solennità e nei giorni di celebrazione dell’Eterno?
 
Ribadisce il concetto già esaminato prima, in 2:11, che la Casa di Israele non osserverà più i giorni stabiliti nella Torah, a differenza dei Giudei, che tuttora li osservano. Sono festività ufficiali nell’attuale Stato di Israele.
 
11:1 Quando Israele era fanciullo, Io lo amai e chiamai Mio figlio fuori d’Egitto.
 
In Matteo 2:15 dice: “...affinché si adempisse quello che fu detto dall’Eterno per mezzo del profeta: «Fuori d’Egitto chiamai Mio figlio»”. È significativo che nell’Evangelo si applica a Yeshua una parola che il Profeta pronuncia in riferimento esplicito ad Israele. Questo argomento sarà trattato più specificamente in seguito, nello studio sul Nuovo Testamento.
 
In 11:8-11, Elohim manifesta la Sua misericordia verso Efrayim (vedi Yirmeyahu 31:18-20), concedendogli una seconda opportunità, un nuovo inizio. La redenzione d’Efrayim avviene per un atto di pura grazia. La salvezza della Casa di Israele passa attraverso la guarigione e la risurrezione, come il Profeta ha anticipato in 6:1-3 :
 
6:1-3 Diranno: “Venite, torniamo all’Eterno, perché Egli ha strappato, ma ci guarirà; ha percosso, ma ci fascerà. In due giorni ci ridarà la vita; il terzo giorno ci rimetterà in piedi, e noi vivremo alla Sua presenza. Conosciamo HaShem, sforziamoci di conoscerlo! La Sua venuta è certa, come quella dell’aurora; Egli verrà a noi come la pioggia, come la pioggia di primavera che annaffia la terra”.
 
Hoshea conclude, nel capitolo 14, con una parola di speranza fondata sull’amore dell’Eterno verso la Casa di Israele, annunciando la sua futura conversione. Conclusione: Il Profeta Hoshea ammonisce la sua nazione, la Casa di Israele, annunciando la loro esclusione dal Patto Mosaico, una condanna definitiva che la colloca allo stesso livello dei popoli gentili. Il suo riscatto avviene non più in virtù del Patto, che la Casa di Israele ha violato, ma in virtù della grazia di Elohim che le concede la possibilità di ravvedimento. Una posizione chiaramente diversa da quella che riguarda la Casa di Yehudah, che malgrado periodi di infedeltà, rimane nel Patto ed il suo rapporto con Elohim continua ad essere regolato secondo la Torah.
 
Hoshea inizia la sua profezia annunciando la punizione della Casa di Yehu a causa del sangue sparso in Yizre’el. Questo sembra contraddire ciò che Elohim stesso aveva ordinato a Yehu attraverso dei Profeti Eliyahu ed Elisha, lo sterminio completo della casa di Achav – 1Re 19:16-17; 21:21-23; 2Re 9:7-10 (vedi: “Conflitto Profetico?”). Dopo Shaul e David, soltanto Yehu è stato unto con l’olio come re d’Israele (2Re 9:3).
 
Yehu era stato veramente scelto da Elohim per compiere la Sua volontà. Elohim stava dando alla Casa di Israele un’opportunità di ritornare al Patto. Yehu doveva ripristinare completamente la Torah, ma si limitò a fare una “riforma”: abolì l’idolatria, le immagini, tutto ciò che era palesemente contrario alle Scritture – ma non completamente, lasciò le basi poste da Yarov’am, le sue feste, il suo modo di servire Elohim. Una storia che trova un sorprendente parallelismo con quella della chiesa...
 

domenica 1 marzo 2015

Ucraina. USA, Russia e la Terza Forza...

Sarà l’Ucraina del sanguinario Porošenko il focolaio da cui divamperà la paventata (e progettata) Terza guerra mondiale? Pare che la feccia abbia proprio deciso di far scoppiare un conflitto su larga scala, ricorrendo ad una serie di maldestre operazioni false flag.

Se, infatti, succederà il finimondo, non sarà tanto per i pur indiscutibili contrasti tra Stati Uniti e Russia, ma per una precisa volontà di distruzione. E’ una volontà che proviene da una Terza forza, un centro occulto di potere che istiga i contendenti a combattersi, a dilaniarsi vicendevolmente. Il modus operandi di questa Terza forza – i Gesuiti? Una Ur-lodge reazionaria? Una coalizione bellicista internazionale? – è il seguente: destabilizzare per stabilizzare, ossia distruggere per costruire un nuovo assetto planetario di tipo tirannico.



Ricordiamo che la Merkel e Putin sono affiliati alla medesima loggia, la Golden Eurasia: è possibile che essi fingano di essere antagonisti, mentre mirano allo stesso scopo. Lo stesso Putin ha accesso alla cabina di regia o recita una parte? Fatto sta che, ipso facto, il Presidente russo potrebbe distruggere l’avversario statunitense, senza sparare un solo colpo, ossia mostrando al mondo le prove satellitari del 9 11 come inside job.

Se lo statista non gioca quest’asso, che cosa si deve arguire? Fatto sta che immani stragi potrebbero essere evitate, se la verità fosse gridata ai quattro venti. Si privilegiano forse altre strategie, improntate al temporeggiamento ed al compromesso o a qualcosa di peggio: si strappa la Crimea all’Ucraina, ma restano poi molti nodi da districare.

La politica attuale è simile ad un gioco delle parti: le azioni sul proscenio mimano altre azioni che, a loro volta, adombrano obiettivi difficili da concepire. I ruoli sono intercambiabili ed il pubblico non è messo al corrente, per mezzo degli a parte o dei monologhi, delle vere intenzioni che animano gli attori-personaggi.

Qual è la vera partita che si sta giocando? Quale ruolo ricoprono i Gesuiti per lo meno nel contesto europeo? Non dimentichiamo che l’influente compagnia fondata da Ignazio de Loyola, dispone già di pezzi forti sulla scacchiera: l’ambiguo papa Bergoglio, Mario Draghi, Presidente della Banca centrale europea e, da poco tempo, il Capo dello Stato italiano, Sergio Mattarella. Tale egemonia qualcosa dovrà pur significare.

Decisivo in questo gioco di specchi, dove una singola immagine si frantuma in mille parvenze, è il ruolo dei media, anzi della propaganda: sceneggiate si susseguono a sceneggiate, attentati-farsa si sommano ad incidenti-farsa.

La natura teatral-televisiva del mondo odierno non inganni: se i casus belli sono finti e persino esilaranti nella loro inverosimiglianza, le conseguenze sono e rischiano di essere cruente. I passaporti delle “spie russe” (sic) sono falsi, ma le bombe e le carneficine sono tragicamente vere.

sabato 28 febbraio 2015

I Geoglifi del Sinai - Prima Parte

Tratto dal sito seguente presentiamo un trittico di articoli del 2012 il cui autore è noto con il nome di "Alessio"...

https://phoo34.wordpress.com/

Stando alla storia, il medio oriente è la culla della civilizzazione dell’umanità e probabilmente, sotto molti aspetti ciò risponde a verità, soprattutto se si considera che la ricerca storiografica ed archeologica in molti casi è tesa al reperimento di elementi e prove anche se indirette, che convalidino quanto viene riportato nei testi sacri, alcuni esempi di questo li possiamo riscontrare nelle diatribe che si sollevarono circa il ritrovamento dell’Arca di Noè sul monte Ararat o quelle relative all’ubicazione del monte Sinai; controversie che possiamo dire ancora oggi suscitano infervorate discussioni; comunque è evidente che partendo da posizioni ed assunti, non dico preconcetti, ma fortemente polarizzati in una specifica direzione, gli elementi che stonano o comunque non sono il linea con quanto si sta ricercando vengono spesso ignorati se non volutamente nascosti.

Resta il fatto che segni, prove e resti, ci sono e per quanto la loro esistenza venga “omessa”, per quanto inconciliabili siano nei confronti di un contesto precostituito, il loro esser messi da parte, non fa che accrescere l’idea che tutto ciò sia in funzione al mantenimento di una posizione privilegiata di caste sacerdotali/politiche rispetto il volgo; testimoniando l’esistenza di qualcosa di diverso, qualcosa che pur non essendo in contrasto con il vero contenuto e l’essenza di quanto riportato nei testi sacri, potrebbe, però incrinare il potere costituito.

Dunque, la posizione della scienza ufficiale rispetto i petroglifi, geoglifi e graffiti sostiene che si tratti di una forma di comunicazione non verbale ed ante literam del genere umano, con una valenza prettamente religioso-magica propiziatoria; forse per alcuni tipi di graffiti e pitture rupestri, questo risponde a verità storica e scientifica, però facendo il raffronto tra la quantità dei graffiti e delle pitture rupestri con la quantità e la diffusione dei petroglifi e geoglifi, appare evidente che questi ultimi siano un fenomeno ben più esteso e diffuso sull’intero globo e questo già di per se, indica che ci potrebbe essere una incongruenza circa la tempistica della diffusione del genere umano nelle differenti regioni del mondo.

Ma realmente “disegni” realizzati sul terreno e sulle rocce avevano una funzione prettamente religiosa o forse nella loro realizzazione gli intenti erano ben differenti da quelli che gli si attribuiscono?

Prendiamo le famose piste di Nazca, queste è stato accertato, sono visibili esclusivamente a determinate altezze ed è pressoché simile per tutti petroglifi, questo ci dice che chi le ha realizzate doveva avere o possedere se non la capacità del volo, quantomeno l’idea di come queste opere sarebbero apparse da quella determinata posizione e quindi la conoscenza della prospettiva e questo non può eludere una stretta correlazione con la geometria solida e la matematica e sotto l’aspetto tecnologico e strumentale una familiarità con il pantografo o qualcosa di analogo e contrariamente dalla rudimentalità che gli si possa attribuire, dall’accuratezza delle opere sembrerebbe assai più preciso di molti strumenti moderni.

Tornado ai petroglifi, questi costituiscano indubbiamente una forma di comunicazione e ci appaiono indecifrabili o incongruenti al pari qua qualunque altra cosa, se avulsa dal suo contesto, il significato che gli attribuiremo potrebbe essere persino il contrario di quello reale.

Che i petroglifi siano una forma di comunicazione è evidente, ma occorre anche cercare di capire il loro significato e a quale livello è riferito, indubbiamente la forma comunicativa è simbolica e “glifologica” e esprime dei concetti complessi che altrimenti richiederebbero volumi e vlumi piuttosto corposi per essere tramandati nei tempi.

Altra caratteristica dei petroglifi è che si possono ritrovare sparsi per l’intero pianeta, e se pure assai differenti tra loro per conformazione e simbologia o in modo più semplicistico sotto l’aspetto grafico, hanno in comune oltre al fatto che è stata utilizzata della pietra e quindi in pratica con l’intento che i concetti fossero tramandati in tempi assai lontani nel futuro, c’è il fatto che queste opere risalirebbero tutte più o meno allo stesso periodo e quindi con una certa contemporaneità, planetaria, denotando che già nell’era neolitica vi fosse una diffusione del genere umano su tutto il globo; questo significa che occorrerebbe retrodatare molti fatti storici e fare, quantomeno il “tagliando” all’assetto storiografico ed al sistema degli assunti che ne conseguono con tutto ciò che ne deriverebbe (personale considerazione).

Veniamo al tema, sotto il profilo “geoglifico”, la penisola del Sinai, non ha nulla da invidiare ad altre località più o meno note, anzi sotto questo aspetto proprio per l’enorme varietà di forme potrebbe definirsi quale la terra dei petroglifi.
 
Con l’ausilio delle ormai irrinunciabili e purtroppo uniche funzionalità di Google, possiamo riscontrare queste diversità “grafiche”, ma non contestuali dei petroglifi presenti sul territorio della penisola.
 
Il primo tipo, (inteso come presentazione e non che siano la prima forma espressiva petroglifi ca) che presento è in funzione sia per la particolare nitidezza della loro realizzazione che per la particolare similitudine che i simboli hanno, perlomeno a mio modo di vedere, con la simbologia della moderna elettronica.
 
La conformazione di questi geoglifi ricorda vicino la simbologia dell'elettronica moderna, si potrebbero distinguere i simboli delle resistenze e a quelli delle induttanze e visto che questi simboli sonio accoppiati, intendere una sorta di trasformatore o induttore.

Come si nota, quanto raffigurato, non può che riportarci ad una simbologia familiare per chi ha, perlomeno una infarinatura di elettronica e senza dubbio, almeno seguendo questa linea interpretativa, si distinguerebbero i simboli delle resistenza e la diversa dimensione indicarne la capacità, metrete quelli che a prima vista sembrano essere cerchi con le lettere F e K, in realtà se osservati con attenzione assomigliano al simbolo dell’induttanza e essendo contrapposti sottintendere un trasformatore, mentre quella specie di Y squadrata rappresentare il simbolo di una porta logica.
 
Anche in questa seconda immagine si nota qualcosa che indubbiamente ha assonanza con il mondo dell’elettronica, la serie dei semi cerchi disposti in linea retta ed equidistanti tra loro ad eccezione dell’ottavo, più spostato rispetto gli altri, ricorda la disposizione di un connettore, in cui per l’appunto il “polo negativo” viene contraddistinto da una particolarità rispetto gli altri, onde evitare l’inversione della connessione; la strana forma a t si potrebbe assimilare per concetto al simbolo di un particolare resistenza similmente a quelle impiegate nei motori elettrici onde evitare sovratensioni e picchi; a destra del suddetto “connettore” si intravvede un’area in cui sembrerebbero disposti in modo organico una serie di “componenti”, per sintetizzare, la rappresentazione di un circuito stampato?
 
Anche questi geoglifi si riscontra una somiglianza con la simbologia elettronica e ricordare ad una ipotetica scheda di un circuito stampato.

Seguendo l’interpretazione elettronica di quanto si osserva sembrerebbe di si, questo verrebbe ulteriormente confermato dalla serie di linee che si sovrappongono e che collegherebbero i vari elementi e che da questo si estendono in direzione degli altri petroglifi più a Nord ed a Est.

L’immagine sotto sembra ulteriormente avere attinenza con l’elettronica, la disposizione pentagonale dei petroglifi, potrebbe assomigliare alla disposizione di un motore multifase, quella di un alternatore oppure il “connettore”, lo zoccolo, di una valvola termoionica.
 
Questo petroglifo potrebbe essere il simbolo di un alternatore o di un generatore, mentre i petroglifi più in basso rappresentare le "spurie" che potrebbero generarsi dall'ipotetico componente.

Quello che si trova al di sotto e che sembra emanare una certa “radiazione” potrebbe simboleggiare quella che in elettronica è l’induttanza “spuria” del componente o del circuito, che se non opportunamente gestita, può creare problemi di funzionamento del circuito, se non addirittura il mal funzionamento, il fatto che questa raffigurazione sia ad una determinata distanza dal precedente petroglifo, potrebbe indicare, per l’appunto che tale circuito o componente debba essere posizionato in modo tale che non possa interferire con gli altri, questo “schema” si ripete anche in altri “punti” dell’area petroglifi ca, in cui la distanza tra le raffigurazioni è pressoché identica e proporzionale al “irradiamento”.

Dato che l’area interessata da questi specifici petroglifi è di circa otto chilometri quadrati, osservando anche in modo parziale si potrebbe dire che l’insieme di questi petroglifi sia la rappresentazione di un complicato schema elettronico.
 
Potrebbe essere questa la raffigurazione di una parte di un complesso schema circuitale?

La domanda è, se effettivamente si tratta di un ipotetico circuito, aldilà delle funzioni a cui sarebbe servito, chi lo ha realizzato come poteva essere a conoscenza di una tale tecnologia quantomeno a livello teorico?

Da quello che la storia ufficiale ci insegna, presupponendo che i petroglifi siano una forma espressiva dell’era neolitica, a quell’epoca l’essere umano costruiva i primi utensili in pietra, e facendo pure uno sforzo di fantasia, nell’ipotizzare che siano il frutto di “visioni” scaturite da riti sciamanici con l’impiego di erbe allucinogene, applicando il rasoio di Occam, risulterebbe più logico che tutt’al più, tali conoscenze fossero le riminiscenze di conoscenze tecniche antiche, tramandate da generazione a generazione e che in seguito furono ricoperte da un alone magico.

Per spiegare meglio il concetto, immaginiamo che domani, per un qualsiasi evento, la nostra società abbia un tracollo e che quello che per noi è un dato di fatto, una consuetudine, una normalità come la televisione, la radio, il cellulare, il computer, ecc. ecc., e che cento o duecento anni dopo le generazioni a venire possano solo immaginare le mirabolanti capacità di tali meraviglie e a seguito dell’imbarbarimento e della conseguente perdita, delle conoscenze tecniche e scientifiche, di cui ne hanno traccia solo dai racconti tramandati, quindi non conoscendo tutto il know how dietro quella tecnologia, inevitabilmente per loro assume una dimensione magica e mistica e di conseguenza assunta quale principio di fede, poi trasposta in geoglifi magari scopiazzati da qualche brandello dello schema elettrico di un manuale di un televisore o di una lavatrice.

Questa speculazione però inevitabilmente ci porta ad ipotizzare che vi fosse in precedenza una società tecnologica avanzata e con una conoscenza, se non superiore a quella attuale, quantomeno paragonabile, e sempre in questa ottica, ciò stride con gli assunti delle fedi religiose e scientifiche.

Per completezza di informazione l’area in cui si trovano questi geoglifi è: 30°13’33.01″N di latitudine e 33° 7’19.44″E di longitudine sulla penisola del Sinai, in considerazione delle vicende storiche di quel paese ed ancor più rispetto le vicende dell’ultimo anno, dubito, anche se non è da escludere a priori, che questi petroglifi come molti altri presenti nel Sinai, possano essere il frutto del lavoro di qualche burlone, anche in relazione alle conseguenze penali in cui sarebbero potuti incappare se sorpresi nei loro intenti, altra considerazione che mi fa ritenere genuini i petroglifi è che a differenza di chi falsifica i crop circles che necessita al massimo di una buona scorta di corda e tavole di legno, in questo caso, trattandosi comunque di roccia, gli eventuali burloni, dovrebbero aver avuto a loro disposizione dei bulldozer, degli escavatori e sopratutto camion per il movimento della roccia superflua e questo avrebbe comportato costi ben più sostanziosi rispetto una corposa fornitura di cordame e legno; comunque stando alle indicazioni di Google, le immagini risalirebbero al 2005 e per avere una buona visuale impostate una elevazione ad una altitudine di più o meno di 1,500 metri.
 
Seguendo l'interpretazione elettronica dei petroglifi, questo risulta il più similare alla simbologia moderna per indicare un transistore.

Mi sia concesso di fare una congettura, congettura che si riallaccia a quanto detto nell’intervento “La piramide segreta” circa la natura dell’elettricità e il relativo all’elemento complementare della fenomenologia elettrica; se effettivamente questi petroglifi fossero stati realizzati proprio in funzione di questa particolare forma energetica, sconosciuta qualità elettrica alla nostra scienza e quelli fossero dei prototipi, dei banchi di prova per quello che complessivamente si sarebbe concretizzato nel famoso Zed della piramide di Cheope?

Non dimentichiamoci anche il fatto che la struttura dello Zed ricorda o assomiglia fortemente a quello che in elettronica è uno stabilizzatore d’alta tensione o un convertitore d’alta tensione.

Spostandosi a Sud-est di una decina di chilometri delle coordinate segnalate in precedenza, si osserva un ulteriore petroglifo che per conformazione inevitabilmente ricalca il simbolo di un transistore, il triangolo è circondato da quelle che sembrano essere delle bobine o degli elettromagneti i quali sono connessi ai vertici del triangolo e tutta la struttura si collega ad una linea retta di un migliaio di metri su cui sono disposte alcune strutture secondarie, alternate per circa la metà della sua lunghezza.
 
Data la dimensione e la disposizione di questo petroglifo, si potrebbe penare che esso sia la rappresentazione di una antenna filare o dipolo, i segni che si riscontrano lungo le rette, potrebbero indicare che potrebbe essere un dipolo caricato.
Più a destra, a circa un chilometro e mezzo un cerchio aperto o forse un abbozzo di spirale, che se paragonato per analogia ai simboli elettronici assomiglierebbe a quello di un microfono, osservando l’area circostante si intravvedono altri particolari e segni indecifrabili che comunque paiono essere in relazione con i due petroglifi più grandi.

Spostandoci ancora verso Est per circa 12/13 chilometri, con una inclinazione verso Sud di poco più poco meno di 5 gradi, ci imbattiamo in quella che, sempre in un’ottica elettronica si potrebbe definire con un dipolo, ossia una antenna filare, lunga complessivamente un paio di chilometri, sul cui lato sud, sono presenti delle forme più o meno regolari che potrebbero indicare una qualche misurazione o forse una scala simile alla sala frequenzimetra delle vecchie radio; spostandoci un centinaio di metri verso sud dalla seconda “piega”dell’ideale w, si osservano una serie di cerchi equidistanti e anch’essi a formare una w, se pure in verticale racchiusi in una sorta di grafico X Y.

Sempre utilizzando una lettura elettronica di quanto emergerebbe dai petroglifi e mettendoli in relazione tra loro, anche se in modo sommario e grossolano, non si può che trasalire di fronte all’ipotesi che si posa trattare dello schema di una trasmittente, una trasmittente? A chi poteva servire, a chi trasmettere e cosa?

Ipotizzando pure che un simile congegno potesse realmente funzionare in un qualche modo e sfruttando il campo geomagnetico terreste quale onda portante e tramite le strutture disseminate nell’area, riuscire a creare una modulazione dell’onda e trasmettere un messaggio, si ripropone l’interrogativo a chi era rivolto tale messaggio, ma sorge anche la domanda del perché qualcuno che dispone delle conoscenze tecnologiche per costruire un trasmettitore abbia preferito costruire un “armamentario” simile e presumibilmente impiegando più tempo che non realizzarne uno ex novo se pure rudimentale e per cosi dire rabberciato con i materiali comunemente conosciuti?
 
Questo particolare geoglifo sembra essere la parte descrittiva o leggenda di una carta stellare

Portandomi in la con le speculazioni; che si trattasse di superstiti di un antichissimo UFO crash verificatosi agli albori dell’umanità e che non avendo a disposizione che la roccia si siano arrangiati applicando conoscenze ignote e trasformando per cosi dire il campo geomagnetico in una sorta di “radiofaro”, analogamente a come un naufrago cerchi di segnalare la sua presenza col fumo di un fuoco?

Ci potrebbe anche stare e questa ipotesi sarebbe in sintonia con le teorie che sostengono che vi sia stata una influenza aliena sull’evoluzione dell’umanità; inoltre potrebbe essere una spiegazione delle tracce di quella tecnologia cosi avanzata, anche rispetto l’attuale tecnologia terrestre.

Questa ipotesi, pur restando una ipotesi potrebbe essere confermata da quanto si osserva dalle due seguenti immagini in cui si potrebbe ravvedere una certa somiglianza con mappe stellari, oltretutto, la mappa sembra riportare anche veri e propri quadranti e forse le differenze cromatiche del suolo potrebbero essere state intenzionali ed essere relative a specifiche aree dello spazio; per completezza e per chi volesse verificare con Google Hearth, va detto che questa ipotetica mappa stellare si trova a circa 77° 97” ad est del petroglifo “triangolare” e per una più incisiva indicazione “stradale” a circa tre chilometri a sud dell’incrocio delle strade Al Boairat Al Mora e Asdr Al Haytan.
 
Anche nell’area circostante l’aeroporto di Bir Hasanah (circa cinque chilometri di raggio) si possono osservare petroglifi che ricordano, anche se in modo meno appariscente una disposizione stellare, però tra queste si osservano in modo più o meno marcato i segni di insediamenti che potrebbero essere relativi ad un periodo piuttosto recente se non contemporaneo e probabilmente per alcune di queste si tratta di vecchie strutture militari, considerando appunto gli spinosi rapporti che intercorrono tra i due paesi confinanti. (Egitto ed Israele)

Ciò non di meno è possibile che tra le sabbie desertiche dell’area si possano celare insediamenti risalenti a epoche passate e praticamente scomparsi dalla memoria storica.
 

venerdì 27 febbraio 2015

La Copertina dell'Economist - Inquietanti Profezie

L’importante rivista The Economist ha pubblicato una edizione speciale chiamata “The World in 2015″. Sulla copertina ci sono delle immagini strane: un fungo atomico, la Federal Reserve in un gioco chiamato “Panic” e molto altro.
 
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Normalmente non dedico un intero articolo all’analisi di una copertina, ma, in questo caso, non si tratta di una pubblicazione qualsiasi. E’ contenuta nel The Economist ed è direttamente correlata all’elite mondiale. E’, in parte, di proprietà della famiglia di banchieri Rothschild inglesi e del suo redattore capo, John Micklethwait, il quale ha partecipato più volte alla Conferenza Bilderberg – la riunione segreta in cui le figure più potenti del mondo, dal mondo della politica, della finanza aziendale e dei media discutono di politiche globali. Il risultato di questi incontri è totalmente segreto.

E’ quindi giusto dire che chi lavora al The Economist sa cose che la maggior parte di noi ignora. Per questo motivo, la “previsione per il 2015″ contenuta nella copertina è piuttosto sconcertante.

La tetra e cupa copertina mostra personalità politiche, personaggi di fantasia e icone della cultura pop che sicuramente faranno notizia nel 2015. Tuttavia, la cosa più importante, è la presenza di una serie di immaginari estremamente simbolici i quali alludono a concetti importanti e ad eventi mondiali.

Ecco la copertina:

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A prima vista, notiamo personaggi politici come Obama e Putin, riferimenti alla Rugby Cup e il nuovo film di Spider-Man. Ma uno sguardo più attento rivela una pletora di concetti importanti.

Eccone alcuni.

IL GLOBO A DUE FACCE

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Un lato del globo guarda stoicamente verso l’Occidente, mentre l’altro lato appare iracondo. Rappresenta forse un confronto tra l’Oriente e l’Occidente? La copertina presenta un paio di altri simboli che si riferiscono alla “rivolta dell’Oriente”. Ciò che inquieta di più tuttavia, è che immediatamente sotto quel globo arrabbiato vi sono raffigurati un fungo atomico e il lancio di un satellite spia nello spazio.
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IL COLORE DEI VOLTI

Date un’occhiata più da vicino ai volti dei personaggi presenti sulla copertina. Alcuni sono a colori e altri sono in bianco e nero. Perché?

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Tra quelli in bianco e nero vi sono Putin, la Merkel, Obama, Hillary Clinton, David Cameron, Hollande e Renzi. Tra quelli a colori vediamo David Blaine, un giovane con in mano uno striscione recante la scritta “Singapore” (a Singapore si terranno i South Asian Games nel 2015). Un altro ragazzo indossa dispositivi per la realtà virtuale. Una rapida raccolta di questi dati rivela che quelli in bianco e nero sembrano essere parte dell’elite (compreso il ragazzo dell’ISIS che probabilmente lavora per loro) e quelli di colore sono “estranei”. È così che l’elite percepisce il mondo?

IL PIFFERAIO MAGICO

La presenza del Pifferaio Magico su questa copertina “del 2015″ è decisamente inquietante. Il Pifferaio di Hamelin è una leggenda tedesca basata su un uomo che utilizzava il suo flauto magico per portare via i bambini dalla città di Hamelin.
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Questa figura folkloristica risalente al Medioevo si dice rappresenti la massiccia morte per peste e catastrofi, o a causa di un movimento di massiccia immigrazione. E’ inoltre una perfetta rappresentazione di come gli odierni giovani vengano “attirati” e disorientati dalla “musica” dei mass media. In maniera quasi scontata possiamo vedere un ragazzino proprio sotto il flauto del Pifferaio.

IL RAGAZZO INETTO

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Proprio sotto il pifferaio magico si vede un ragazzo con uno sguardo sbalordito. Sta guardando un gioco chiamato “Panic”. Le parole “Federal Reserve” e “Chi” (che probabilmente sta per China) sono in cima, mentre le parole “luce verde” e “sis!” (Che probabilmente stanno per “Iside” o “crisi”) sono sul fondo. Questo ragazzino guarda imperterrito lo svolgersi del gioco come le masse impotenti vengono a conoscenza degli eventi tramite i mass media. L’obiettivo finale del gioco è quello di causare panico in tutto il mondo attraverso delle crisi generate casualmente da coloro che controllano il gioco. Ricordo che si tratta di una copertina di una rivista Rothschild.

CROP-O-DUST

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Di fronte a Putin vi è un piccolo elicottero su cui è scritto Crop-O-Dust. Sembra far riferimento a  “quel processo di irrorazione delle colture con insetticidi in polvere o fungicidi da un aereo.” Proprio sotto l’elicottero c’è un ragazzino che sta mangiando. Inquietante.

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Seduto proprio sotto l’elicottero, questo bambino sta mangiando un pacchetto di noodles pesantemente lavorato. Sta ingurgitando il veleno diffuso dal velivolo?

CINA
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Un panda indossa una bandiera della Cina – mentre flette i muscoli, è un modo piuttosto chiaro per mostrare come la Cina stia guadagnando potere. Accanto ad essa c’è un lottatore di sumo in possesso di un grande batteria in cui le polarità (+ e -) sono chiaramente indicate. Sta alludendo a uno switch nella polarità delle potenze mondiali da Ovest ad Est?

IL FANTASMA

Da dietro la gamba di Obama vediamo emergere un fantasma che legge una rivista dal titolo “Holiday”. Perché questo fantasma, che rappresenta una persona morta, sta pianificando una vacanza?

Significa forse che le masse saranno così impoverite da poter pensare alle vacanze solo una volta morte? Potrebbe rapportarsi alle innumerevoli persone che sono morte in viaggio negli ultimi mesi? Sconcertante.
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LA TARTARUGA

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In piedi di fronte a tutto il resto, guardandoci fissi vi è una tartaruga con delle linee che ne circondano il guscio. Cosa rappresenta? Ci sarà un grande aumento delle tartarughe nel 2015? Probabilmente no.

Una tartaruga arrabbiata è il simbolo della Fabian Society, un’organizzazione estremamente potente che ha lavorato per oltre un secolo verso la formazione di un unico governo mondiale.
 
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Il motto della Fabian Society è “Quando colpisco, colpisco duro”.

La filosofia dietro il socialismo Fabiano è fondamentalmente il modello di quello che oggi chiamiamo il Nuovo Ordine Mondiale.

La Fabian Society è un gruppo molto antico il quale ebbe origine in Inghilterra nel 1884, con lo scopo di formare uno stato unico socialista, globale. Il loro nome deriva dal nome dal generale romano Fabio, che pianificò attentamente le strategie per portare lentamente i suoi nemici alla sconfitta. Il “Socialismo Fabiano” utilizza il cambiamento incrementale per un lungo periodo di tempo in modo da trasformare lentamente uno stato anziché utilizzare una rivoluzione violenta. Si tratta essenzialmente di socialismo occulto. Il loro stemma originale era uno scudo con un lupo travestito da agnello in possesso di una bandiera con le lettere FS. Oggi il simbolo internazionale della Fabian Society è una tartaruga, con il seguente motto: “Quando colpisco, colpisco duro.”

La Fabian Society sosteneva apertamente una società scientificamente programmata e l’eugenetica attraverso la sterilizzazione.

Il suo logo originale era un lupo travestito da agnello … non credo tuttavia fosse il modo migliore per nascondere il lupo alle masse.
 
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(Il logo originale della Fabian Society)

11.3 E 11.5

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La parte in basso a destra della copertina presenta alcuni simboli più criptici. C’è un mucchio di immondizia a terra e due frecce in cui leggiamo 11,5 e 11,3. Si tratta di date da ricordare? Perché sono vicino ad un mucchio di immondizia? Se si guarda a queste figure come a coordinate, puntano da qualche parte in Nigeria. In altre parole, la presenza di 11,5 e 11,3 è un po’ inquietante, soprattutto considerando il fatto che chi ha fatto la copertina non ha voluto far capire alla gente di cosa stesse realmente parlando.

In piedi di fronte alla spazzatura vi è Alice nel paese delle meraviglie, la quale sta guardando in alto verso lo stregatto.

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Questo iconico gatto è noto per scomparire del tutto, lasciando visibile solo il suo inquietante sorriso. Abbiamo quindi un’altra allusione ad un mondo di fantasia, illusione e inganno, percepito da Alice – le masse. Insieme all’inclusione piuttosto inutile di David Blaine – il mago – la copertina mescola eventi del mondo reale con simboli che alludono all’inganno.

Altri simboli di rilievo su questa copertina sono un salvadanaio volante che esce dalle tasche di James Cameron; Un modello che porta una creazione di Alexander McQueen (stilista preferito della elite che morì in circostanze strane) e un ufficiale asiatica che porta una maschera per proteggerla da una malattia mortale.

Il 2015 sembra proprio fantastico!

CONCLUSIONE

L’Economist non è un giornaletto che pubblica eccentriche previsioni sul 2015 per vendere una manciata di copie in più. E’ collegato direttamente a coloro che danno forma alle politiche globali e che ne garantiscono l’attuazione. Il giornale è in parte proprietà della famiglia di banchieri Rothschild di Inghilterra e il suo editore partecipa regolarmente alle riunioni del Bilderberg. In altre parole, The Economist è collegato a coloro che hanno i mezzi e il potere per fare “predizioni” della realtà.

La copertina della rivista riflette essenzialmente l’Agenda globale delle élite ed è disseminata di simboli criptici che sembrano essere inclusi per “coloro che sanno”. E le masse, come Alice guarderanno lo stregatto scomparire, rimanendo confuse dalle illusioni, mentre il lupo travestito da agnello colpirà … e colpirà duro.

http://ningizhzidda.blogspot.it/2015/02/analisi-inquietante.html

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