venerdì 21 febbraio 2014

Gli Anunnaki di Dante Alighieri e Leonardo da Vinci

dal blog di David Lombardi http://lombardimistero.wordpress.com/

Cosa centrano due illustri personaggi come Alighieri e da Vinci con le divinità sumere meglio nome come Annunaki?

Apparentemente nulla ma se andiamo a scavare, con molta attenzione, nelle conoscenze astronomiche del Sommo Poeta noteremo come queste abbiano un origine molto ma molto remota.

Tali origini risiedono essenzialmente nelle conoscenze del popolo Sumero ed è stato proprio li che ho trovato il primo elemento in grado di spiegare molte cose.

Stando alle ricerche della scrittrice Chiara Dainelli autrice del libro “Il Codice Astronomico di Dante – il sapere proibito della divina commedia” ho appreso come Dante non solo avesse delle elevate conoscenze inerenti l’astronomia ma come tali conoscenze non solo le aveva nascoste all’interno della Divina Commedia ma avevano un origine risalente alla civiltà Sumera.

Le origini della scienza astronomica collocate tra il XXIII sec e il XI sec a.C. nonostante possono essere ancora più remote e noteremo ora come i Babilonesi furono i veri cultori dell’astronomia.

I punti cardine dell’astronomia Babilonese furono i seguenti:

- Introduzione del ciclo luni-solare che troviamo ben definito in Grecia nel V secolo con il nome di “ciclo metodico”
- Riduzione delle antiche costellazioni a forma e dimensione, divisione, geometrica corrispondenti ai dodici mesi dell’anno con conseguente invenzione dello zodiaco
- Metodo di Kidinnu* per calcolare la durata della rivoluzione sinodica e la rivoluzione siderale. Per quanto riguarda la luna la rivoluzione anomalistica e draconica.
- Scoperta dei cicli planetari e costruzione delle effemeridi perpetue di alcuni pianeti

* Kidinnu (300 a.C. – 400 a.C.) era un famoso matematico e astronomo babilonese vissuto nello stesso arco temporale di Eudosso di Cnido, di cui parleremo a breve, nato a Babilonia e capo della scuola astronomica di Sippar in Mesopotamia

Secondo Zecharia Sitchin, Sippar, era la città del porto spaziale (prima del diluvio universale) comandato da Utu ed era anche il suo centro di culto dopo il Diluvio.

Lo stesso Utu era il fratello gemello di Inanna; comandante del porto spaziale di Sippar prima del diluvio universale e figlio di Nannar e Ningal. Nannar a sua volta, oltre ad essere figlio di Enlil e Ninlil, era anche il primo capo Annunaki nato sulla terra e dio protettore di Urim (Ur) e Harran. Urim, inoltre, era un centro fiorente di cultura, industria e commercio internazionale.

Tutto questo dove ci porta ?

Tutto questo ci porta a dedurre anche se inizialmente con una buona dose di scetticismo che veramente le conoscenze astronomiche del Sommo Poeta derivano dai Sumeri.

Cosa c’entra allora da Vinci ?

In un manifesto Rosacrociano del XIX secolo fanno la comparsa un presunto Dante Alighieri con indosso una presunta veste Templare e un presunto Leonardo da Vinci il quale impugna una pergamena ed ha sul capo un curioso copricapo.

Manifesto Rosacrociano del XIX Secolo. Alla vostra destra un presunto Leonardo da Vinci con un curioso copricapo e alla vostra sinistra un presunto Dante Alighieri con indosso una presunta veste templare. Trai i due l’immagine del Santo Graal

Dopo una lunga serie di ricerche sono riuscito ad identificare nel copricapo indossato dal presunto da Vinci lo stesso copricapo indossato da Utu, Inanna, Enki, Enlil,ecc…

Ovviamente non tutti i copricapi degli Annunaki sono uguali in quanto possiedono delle evidenti varianti ma in linea di massima si assomigliano molto come potete vedere le immagini seguenti:

copricapo di Enki

copricapo di Utu

copricapo di Inanna

copricapo di da Vinci

Se osservate le prime tre immagini, i copricapi di Enki, Utu e Inanna con la quarta, il copricapo di Da Vinci, noterete una curiosa rassomiglianza data dalla forma a campana, comune ai tre copricapi sumeri e dalle strisce su di essa, che nel caso di Enki sono tre come in Da Vinci.

Nel manifesto inoltre tra i due personaggi vi è al centro il Sacro Graal e Alighieri tiene gli occhi chiusi come se aspettasse che da Vinci ricevesse qualcosa da lui.

Quindi possiamo ipotizzare che ci troviamo di fronte a una cerimonia in cui Alighieri consegna un qualcosa a da Vinci. Forse una grande fonte di conoscenza che viene indicata con il simbolo del Santo Graal, guarda caso posto tra i due.

Se tale ipotesi fosse corretta possiamo ipotizzare che tale conoscenza donata da Alighieri a da Vinci fosse un conoscenza che aveva origine nella civiltà Sumera dato il copricapo di da Vinci che guarda caso richiama senza ombra di dubbio gli Annunaki.

Tutto qui ?

Abbiamo solo il copricapo in segno di rispetto verso le divinità Sumere e le conoscenze del Sommo Poeta che hanno origine dalla civiltà Sumera e Babilonese ?

La risposta è no in quanto nelle conoscenze astronomiche di Dante o meglio quelle che egli ha nascosto negli ultimi canti del Paradiso vi sono delle informazioni sul Pianeta Nibiru.

Vediamo i vari indizi nascosti nei vari versi:
Lume è là sù che visibile face
lo creatore a quella creatura
che solo in lui vedere ha la sua pace. 
E’ si distende in circular figura,
in tanto che la sua circunferenza
sarebbe al sol troppo larga cintura. 
così mi si cambiaro in maggior feste
li fiori e le faville, sì ch’io vidi
ambo le corti del ciel manifeste.

Partiamo dal secondo indizio e notiamo che ciò parla di un qualcosa che è al sole di troppa larga cintura. Caso strano Nibiru compie un orbita di 3600 anni per girare attorno al nostro sole e la sua orbita è molto ma molto più ampia “larga” al sole.

Una “circunferenza” di larga cintura e Dante ci aggiunge anche la parola “troppo” come ad indicare che la grandezza di tale orbita sia molto ma molto più grande di quella della terra.

Quindi ecco il primo dettaglio che mostra come le conoscenze sumere e quelle di Dante siano le stesse.

Il secondo sta in “ambo le corti del ciel manifeste” e per “ambo” si intende “entrambe” come quando si gioca a tombola e si grida “ambo” per dire due numeri sulla stessa riga.

Partendo dal fatto che il Sommo Poeta vede due elementi simili o meglio “ambo le corti del ciel” ossia vede due corti del cielo o meglio due fonti di luminosità e anche qui tornando ai Sumeri e alle ricerche di Biagio Russo notiamo come quest’ultimo abbiamo attirato la nostra attenzione su un puntino isolato nella famosa tavola Sumera dove viene riportato il sistema solare. Perché quel puntino isolato ?

E se fosse la famosa “Dark Star” di Andy Lloyd ?

Tavola sumera: la pallina cerchiata in azzurro è il pianeta NIBIRU insieme agli altri pianeti ed al Sole. la pallina cerchiata di Rosso, messa in evidenza dalle ricerche di Biagio Russo, potrebbe essere la DARK STAR scoperta da Andy Lloyd

Ed ecco che qui subentra il ricercatore americano Andy Lloyd autore del libro “Dark Star: The Planet X Evidence” nel quale l’autore ipotizza che il famoso pianeta Nibiru orbiti attorno ad una stella compagna del nostro sole, una Nana Bruna di nome Dark Star (o Nemesis) presente ai confini del nostro sistema solare tra la Nube di Oort e la fascia di Kuiper.

Quindi ecco il secondo dettaglio ossia Dante sapeva che nel nostro sistema solare non vi era un sole ma bensì due soli o meglio quello che noi ormai ben conosciamo e la sua compagna.

Ora passiamo al terzo ed ultimo dettaglio ossia quello in cui si parla di creatura e creatore.

Nel disegnare l’universo dantesco Dante mette la terra al centro con tutti gli altri pianeti attorno e poi pone sopra di ciò Dio con i nove cerchi angelici attorno ma in ciò vuole farci vedere ben altro.

Universo Dantesco. Se separiamo i cerchi inerenti la terra con gli altri pianeti da Dio con i suoi nove cerchi angelici potremmo vedere in tale schema due mini sistemi solari che ne vanno a comporre uno solo

La terra come noi sappiamo non va al centro del sistema e quindi è evidente che il Sommo Poeta ha invertito la posizione del nostro pianeta e ciò è dovuto al fatto che nella sua epoca la terra era il centro di tutto. E se la stessa cosa fosse per “DIO”.

Usciamo fuori dai classici schemi e vediamo Dio come un pianeta ma gli lasciamo l’appellativo di creatore mentre alla terra quello di creatura. Tutto ciò ci dice qualcosa ?

Il famoso poema sumero Enuma Elish quando ci dice che Nibiru o meglio uno dei suoi satelliti si scontrò contro Tiamat “l’attuale Terra” dandogli la vita non ci fa sospettare una curiosa verità ?

Nibiru che innesca la vita è il “creatore” e la terra è la “creatura” quindi Dante ha messo al centro dei due sistemi la creatura “Terra-Tiamat” e il creatore “Dio-Nibiru”.

Ecco quindi l’ultimo dettaglio e se proviamo a fare un piccolo sunto per ricapitolare il tutto noteremo un incredibile quadro:

Secondo Sitchin i Sumeri erano a conoscenza oltre alla struttura del sistema solare anche di Nibiru, della sua ampia orbita e della curiosa presenza di una stella compagna del nostro sole

Dante Alighieri ha nascosto negli ultimi canti del Paradiso tre dettagli che collimano con le conoscenze Sumere

Dante Alighieri in un manifesto rosacrociano dona a Leonardo da Vinci le sue conoscenze e quest’ultimo porta in testa lo stesso copricapo usato dalle divinità sumere

Incrociando le ricerche di Zecharia Sitchin, Chiara Dainelli, Andy Lloyd e Biagio Russo si nota come tutti gli elementi presi in esame collimano tra loro

Che sia tutta finzione lo escludo a priori in quanto i ricercatori da me elencati, ad esclusione di Sitchin, li conosco di persona e sono consapevole del loro bagaglio culturale e della loro grande competenza in campo di ricerca quindi iniziamo ad aprire gli occhi…

…una nuova realtà si apre davanti a noi.

Lombardi David – Direttore C.I.R
Il Codice Astronomico di Dante – Chiara Dainielli
Schiavi degli Dei – Biagio Russo
Dark Star: the Planet X Evidence – Andy Lloyd
Il Pianeta degli Dei – Zecharia Sitchin
L’altra genesi – Zecharia Sitchin

giovedì 20 febbraio 2014

Il Monito al Genere Umano - Da un articolo del Colonnello Corso


Il Colonnello Philip J. Corso ci ha lasciato nel 1998, con questo messaggio che un Igigi-EBE (Entità Biologica Extraterrestre) gli trasmise telepaticamente.

La prima volta che sentii il termine Igigi fu in occasione della seconda visita in Italia di Corso, poco prima della sua morte, avvenuta il 16 Luglio 1998. A Roma, durante una nostra conversazione, Corso mi consegnò diversi documenti e due manoscritti, che avrebbe avuto desiderio di vedere pubblicati in Italia. Fra i documenti scritti di suo pugno ce n’erano alcuni sulla tipica carta giallina dei block notes americani. Uno era intitolato “Igigi Speaks”.

Si trattava di un testo contenente un messaggio affidato telepaticamente al Colonnello Corso e da lui immediatamente trascritto in seguito a un suo personale Incontro Ravvicinato con un essere di tipo EBE. L’essere agiva per conto di creature superiori, da Corso identificate con i termini di “Creatori” o “Igigi” (secondo la mitologia sumera, in quella assiro-babilonese il termine accadico era Anunnaki, ovvero “coloro che dal cielo scesero sulla Terra”, N.d.R.).

Il Colonnello Corso e M. Baiata 
(foto: Baiata)

In questo documento si rintracciano chiaramente i fondamenti di quanto Corso intendeva con “Nuova Scienza”, un argomento che tratterò prossimamente riportando qui interviste integrali al Colonnello Corso. Ciò che colpisce maggiormente del contenuto è il linguaggio, apparentemente confabulatorio di Corso. Nel messaggio dell’Igigi sembrano confluire dichiarazioni connotabili storicamente, connesse alla personale visione di Corso in merito al nucleare e alle risorse naturali del nostro pianeta. È lecito quindi ipotizzare che Corso abbia operato un transfert affidando all’essere alieno alcuni tratti del proprio pensiero. D’altro canto, concetti assai simili vengono significati da molta messaggistica derivata da comunicazioni di razze aliene positive in contatto con loro “ambasciatori” terrestri. Ad esempio, dai Siriani.

Mentre ritengo possibile che Corso abbia tratto da Sitchin alcuni elementi della sua “cosmogonia”, sono portato ad escludere che all’atto della stesura di questo scritto Corso soffrisse di perdite di focalizzazione della memoria, o di manie di grandezza tali da portarlo a esprimersi come un profeta sgrammaticato e privo di senso logico. Chiunque lo abbia incontrato può testimoniarne la lucidità mentale sino alla fine dei suoi giorni. Il Lettore è comunque perfettamente in grado di giudicare da sé.

Va detto comunque dell’attualità di quanto Corso afferma e riporta in relazione ai Creatori/Igigi, anche in considerazione delle informazioni che giungono sempre più consistentemente da parte di eccellenti ricercatori italiani, come Mauro Biglino e da specialisti internazionali di Storia Alternativa, genesi dell’uomo e civiltà pre e post diluviane, mesopotamiche soprattutto.

Infine, degli Igigi parlano oggi diversi experiencers che si dicono in contatto con questi esseri superiori.

Ma le rivelazioni di Corso risalgono ormai ad oltre una dozzina di anni fa e questo rende il monito degli Igigi ancora più interessante.

Maurizio Baiata, 25 Gennaio 2012

Parla un IGIGI

Messaggio trasmesso da una EBE per conto dei suoi maestri

di Philip J. Corso †

Che voi siate stati creati da Dio onnipotente, o che siate stati creati da noi, non ha importanza. Ciò che importa è quello che siete diventati. Vi è stato fatto un gran dono, una mente che crea ordine. Con questo intendo la capacità di distinguere tra un’esperienza e una mera immagine mentale. La conoscenza scaturisce dalle esperienze ottenute dal confronto tra le invenzioni dell’intelletto e fatti osservati e fa uso solo di concetti collegati alle esperienze delle quali non si nutre alcun dubbio. Vi è stato dato accesso a solide basi scientifiche che vi hanno fatto avanzare rapidamente di duecento anni nel futuro. Adesso è arrivato il momento di proiettarsi nei fenomeni tempo-dimensionali e gli effetti che gli sconvolgimenti nel tempo possono avere sugli eventi futuri. La formula vi è stata data, comunque al momento noi ci poniamo l’interrogativo se voi possiate andare avanti o meno, a fronte della stoltezza e della mancanza di realismo dei vostri pensieri e delle vostre azioni. C’è un perdurante dubbio se voi siate o no in grado di farla vostra per creare un nuovo mondo.

La EBE nel disegno di Amy O’Brien su indicazioni di Philip Corso.

“Voi mortali potete essere così stupidi”

I mezzi per progredire sono dentro di voi, eppure fate confusione con la realtà. Sembra quasi che nella vostra mente la realtà non esista. Alla luce di questi fatti, cosa dovremo fare con voi? Ricominciare daccapo con una nuova razza, eliminare gli indesiderabili tra di voi, o fondere le nostre culture e civiltà? Noi abbiamo preso la nostra decisione, qual è la vostra? Vi abbiamo dato uno dei più grandi avanzamenti mai dati alla razza umana, e voi cosa ne avete fatto?

L’energia atomica potrebbe essere un grande aiuto per la razza umana al di là di quello che voi avete fatto. Avete creato un’arma di distruzione di massa. Questo ha permesso a coloro che controllano l’economia mondiale, che trascendono i confini nazionali, di far leva sulla paura delle masse. Noi abbiamo scelto gli Stati Uniti d’America come nazione che si avvicinava maggiormente alla società da noi auspicata. Ma cosa avete fatto con i doni che vi abbiamo concesso? Siete sulla via giusta per diventare una potenza di seconda classe. Avete trasformato il grande dono dell’atomica (l’Universo si basa su una struttura atomica) in una fogna di avida economia. Questo fattore, insieme alla follia, alla stupidità e alla mancanza di conoscenza, sta contribuendo al vostro degrado. Poiché voi basate tutto su fattori economici e non sull’esigenza di sopravvivenza e progresso e non potete isolarvi dal resto del mondo, molte altre nazioni stanno progredendo nell’uso pacifico dell’atomica. Accusate noi di sterminio mentre i colpevoli siete voi, visto che vi abbiamo dato i mezzi per fermare lo sterminio della razza umana. Io parlerò di questi lati oscuri che conducono al disastro in ordine di importanza.

1: L’acqua

Einstein disse che lo sviluppo storico aveva portato all’accentramento di tutti i poteri economici, politici e militari nelle mani degli Stati nazionali.

A tutt’oggi l’acqua si presenta come uno dei punti più critici per la pace tra le nazioni. L’acqua ha rimpiazzato il petrolio come il punto caldo per i conflitti tra le nazioni. Il mondo, il vostro mondo, deve prepararsi allo shock dell’acqua. La mancanza di acqua potabile ha condannato milioni di persone alla malattia, morte e degrado. Per sopravvivere, le nazioni povere devono insorgere contro quelle ricche. Miliardi di abitanti del mondo saranno a corto di acqua potabile e periranno, rivoltandosi prima della distruzione. Quarant’anni fa (1960) l’esercito americano mise a punto un impianto atomico portatile in grado di produrre 28.800 galloni di acqua fresca al giorno e 10.000.000 di galloni in sei anni ottenuti dall’acqua salata. Richiedeva pochissima manutenzione ed era sicuro, ma fu scartato dagli artisti dell’allarmismo nucleare e dagli economisti antinucleari che si dicevano ambientalisti. Città come New York, Parigi, Londra, Tokio, Los Angeles, Roma e altre metropoli, all’attuale ritmo di mancanza di acqua e numero di abitanti, periranno nel prossimo millennio. Lo spreco, l’incompetenza, e i fattori di costo annienteranno città grandi e piccole. Nell’ultimo quarto di secolo il fabbisogno di acqua è giunto ai minimi livelli.

2: Misure igieniche e rifiuti.

Durante i primi anni Sessanta l’esercito americano sviluppò un sistema atomico che avrebbe usato il cobalto per purificare le acque di scarico e i rifiuti umani. L’esercito americano aveva capito il potenziale di malattia e morte di un esercito stanziato in poco spazio (per esempio, 100.000 soldati nel raggio di una o due miglia). Il potenziale danno derivato dalla mancanza di strutture sanitarie sarebbe più mortale che affrontare un esercito nemico. Il sistema fu scartato a causa del termine “nucleare”. Miliardi di persone in tutto il mondo non hanno misure igieniche e sono condannati. Le malattie si diffonderebbero facilmente in tutto il mondo, come la morte nera (la peste, N.d.R.), metropoli potrebbero essere annientate, istantaneamente. I sistemi odierni per l’acqua e le fognature saranno distrutti in breve e il mondo civilizzato scomparirà. La spazzatura e i rifiuti potrebbero essere decomposti con mezzi nucleari, ma la stupidità impera.

3: Cibo

Il mondo odierno soffre la mancanza di cibo e la fame. Questa situazione potrebbe mutare in breve tempo, ma la stupidità e l’ignoranza impediscono la soluzione. A metà degli anni Quaranta l’esercito americano cominciò a studiare gli effetti delle irradiazioni alimentari. Gli sforzi furono premiati da grande successo. La refrigerazione non era più necessaria, furono eliminate malattie come la trichina dal maiale e la salmonella dal pollo. I polli possono crescere virtualmente in 90 giorni e i polli irradiati potrebbero essere esportati in grandi quantità. Miliardi di vite potrebbero essere salvate, ma ancora una volta la stupidità si fa nuovamente sentire e, a causa dell’infondata paura del nucleare, gli Americani non permetterebbero mai che nei loro supermarket si possa trovare cibo irradiato. Questa situazione sarebbe applicabile a molti altri cibi, vegetali, erbe, ma sebbene il processo sia affidabile e non nocivo, il boicottaggio continua, a causa della mancanza di conoscenza.

4: Energia.

Opinione comune è che nessuno in America vuole sviluppare una nuova linea di generatori di energia nucleare; la motivazione è che non ne è stata stabilita la praticabilità commerciale. Mentre il mondo va avanti, noi ristagniamo. Dicono che l’idea di sviluppare una nuova linea di generatori di energia nucleare chiamata Advanced Light Water Reactor sia uno spreco di denaro. Questo è tipico dell’anti-pensiero. È dal 1973 che negli Stati Uniti non vengono costruiti nuovi impianti nucleari e non ne saranno costruiti altri nella prossima decade a causa del pensiero negativo dei politici. Nuove tecnologie computerizzate rendono possibili dispositivi di sicurezza più semplici, ma non negli Stati Uniti. Sono stati intrapresi nuovi progetti geotermici e di energia eolica, ma questa è una cattiva idea, un diversivo. Nei primi anni Sessanta l’esercito americano disponeva di un impianto nucleare portatile sicuro a basso mantenimento, in grado di produrre vapore per guidare i generatori a produrre centinaia di Kw e sciogliere il ghiaccio per produrre acqua. Una piccola città nell’Artico fu dotata di acqua, calore ed elettricità: fu scartato. Era in via di sviluppo un piccolo impianto nucleare che poteva prendere l’idrogeno dall’acqua e l’azoto dall’aria e produrre ammoniaca come propellente per i veicoli. Fu interrotto. I ricercatori usarono un reattore nucleare per scaldare il gas per farlo espandere e pressurizzarlo. Poteva essere passato attraverso un ugello e creare una reazione opposta per condurre un veicolo. Progettarono di spingere un velivolo spaziale con un raggio ionico. Abbiamo pianificato di proiettarvi nel futuro dandovi un sistema per accelerare particelle molecolari cariche in campi magnetici quindi irraggiarle attraverso un ugello per guidare un motore. Comunque, invece di proiettarvi 500 anni in avanti e viaggiare nello Spazio, voi, attraverso la stupidità, l’avarizia e la mancanza di conoscenza, siete arretrati di 50 anni.

5: Medicina nucleare.

In questo campo avete fatto grandi progressi, a dispetto degli ostacoli prodotti dalla ottusità umana e nei molti casi in cui gli uomini di scienza hanno dovuto elidere la parola “nucleare” per andare avanti, specialmente nella MRI (Magnetic Resonance Imaging) e nell’impiego di apparecchi per il rilevamento di immagini. Persino gli zar dell’economia dell’avidità hanno guardato ad altre soluzioni, visto che in molti casi si trattava di sopravvivenza e della loro salute, non dei dollari. Eccovi 100 anni nel futuro e andrete avanti a un ritmo rapido, ammesso che altri fattori non vi schiaccino e distruggano il vostro modo di vivere.

E adesso vi lascio con questo:

I. Visto che possedete armi di distruzione totale, dovremo lasciarvi autodistruggere?

oppure

II. Dovremo distruggervi noi come abbiamo già fatto una volta?

oppure

III. Dovremo fare come fece il vostro Gesù Cristo, portare i creditori e quelli che usano il potere del denaro fuori dal tempio e lasciarvi progredire?

oppure

IV. Creare una razza ibrida e la società che noi abbiamo previsto?

La scelta sta a voi.

Tratto da un documento di Philip Corso, pubblicato nell’Ottobre 1999 su “Dossier Alieni”

mercoledì 19 febbraio 2014

La Stele della Carestia

Gli egittologi hanno a lungo preteso che non  esisteva nessun testo descrivente come le Piramidi erano state costruite. Una pietra incisa su un masso sull'isola Sechel, presso Elefantina in Egitto a nord di Aswan. È stata scoperta nel 1889 da C. E. Wilbour e decifrata dagli egittologi Brugsch (1891), Morgan (1894), Sethe (1901), Barguet (1953) e Lichtheim (1973). Questa stele mostra tre dei caratteri più famosi della civiltà egiziana:

Il faraone Djoser, verso il 2750 a. C., ha costruito la prima piramide, la piramide a gradini a Saqqara. Questo monumento è utilizzato per illustrare l'invenzione della costruzione in pietra.

Imhotep, lo scriba e l'architetto della piramide di Djoser, che è stato onorato e deificato per aver inventato la costruzione in pietra.

Il Dio Knum, il vasaio che, come nella Bibbia, modella i corpi degli uomini e degli dei con il limo del Nilo, l'argilla, o lavorando i minerali.

Questo testo chiamato Stele della Carestia è stato scolpito in epoca recente, durante il regno dei Tolomei (200 a. C.), ma alcuni indizi degni di fiducia hanno portato gli egittologi a credere che, in una forma più ampia, il documento autentico daterebbe dagli inizi dell'Antico Regno (2750 a. C.).

L'aspetto più controverso di questo testo risiede nel fatto che per costruire dei templi, delle piramidi e altri edifici sacri, le istruzioni di Knum e le rivelazioni di Imhotep non menzognano le pietre di cistruzione, come la pietra calcarea p dei blocchi id granito o di arenaria. Questi materiali non si trovano sulla lista. Nel sogno di Djoser (col. 29), Knum cita dei minerali e "dai tempi antichi, nessuno ha mai lavorato con essi (i minerali) per costruire i templi di Dio...". Per costruire dei monumenti, è stato dato a Djoser una lista di minerali e dei minerali i cui nomi geroglifici non sono stati tradotti sinora. È il motivo per cui abbiamo iniziato uno studio approfondito di ogni parola geroglifica, per determinare le parole-chiavi tecniche, quelli che sono con evidenza difficili a tradursi.

Parole-chiavi tecniche non tradotte dagli autori precedenti:

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Mot ‘aa’: è la parola "piramide" tradotta da Brugsch, "delle tombe per dei re" da Sethe e Barguet e "dei palazzi per dei re" da Lichtheim. Tutte le traduzioni mostrano che 'aa' è il determinativo per la tomba reale, cioè la piramide. Secondo Sethe e Barguet, questa parola 'aa' è un arcaismo dell'Antico Regno.

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Parola-chiave ARI KAT: Questo verbo interviene tre volte. Nella colonna 13 e 19, associato ai minerali, è stato tradotto: "per lavorare con"; nella colonna 20, il Dio Knum "modella" o "crea" l'umanità (con l'argilla). La prima parte del verbo, ARI, significa fare, creare, formare, modellare, generare; la seconda parte, KAT e l'ideografia "l'uomo", significa il lavoro fatto dall'uomo. L'aggettivo, ARI, designa un materiale artificiale, il lapislazuli sintetico ad esempio. Il miglior significaro, potrebbe essere: trattare, sintetizzare, fabbricare.

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Parola-chiave ideografa RWD: Trovata nella colonna 11, questo ideogramma fa parte di una frase che qualifica i materiali impiegati per la costruzione dei templi e delle piramidi (colonna 11 e 12). Tradotto da Barguet coma la pietra dura, RWD è stata discussa in profondità da Harris (1961) che espone (p. 23) che "... in tutti i casi, può esserci poco dubbio che RWDT sia un termine per la pietra dura in generale, benché la pietra entra in una categoria che è difficile dire, soprattutto se si fa riferimento all'alabastro come RWDT".

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Generalmente, l'elemento RWD si rapporta all'arenaria egiziana (INR RWDT non scritto qui), più precisamente il materiale in pietra trovata nelle cave dell'Egitto del Sud ed impiegato per costruire i templi del Nuovo Regno ed i periodi successivi a Karnak, Luxor, Edfu, Esne, Dendera, Abu-Simbel. Questo materiale, l'arenaria egiziana, è un materiale tenero, che a volte, può essere facilmente scalfito dall'unghia (Rozière, 1801). È il contrario di una pietra dura. È due volte più tenera della pietra calcarea di Giza, quattro volte più tenera del marmo di Carrara o otto volte più tenera del granito di Aswan. Diventa evidente che l'elemento RWD non sognifica pietra dura.

D'altra parte, l'ideogramma RWD significa anche: germinare, ingrandire ed il verbo causativo, S-RWD, rendere solido o legare fortemente. La ghiaia ed il sasso contengono anch'essi l'ideogramma RWD. Infine, l'arenaria, quarzite, a volte il granito ed altre pietre qualificate con RWD, sono delle pietre solide naturali risultanti dalla solidificazione geologica di aggregati, come delle particelle di quarzo o di sabbia.

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Parola -chiave AAT: La colonna 16 dà i differenti nomi di AAT. Secondo Harris (p. 21) AAT deve essere considerato come una parola per dei minerali e si riferisce a dei minerali. Nella colonna 19, questi minerali sono presentati per la prima volta, riportante l'invenzione della costruzione con dei materiali in pietra.

Parola-chiave TESH: La parola composta NEB RWD UTESHAU, alla fine della colonna 11 presenta un interesse particolare. Barguet traduce: “materia preziosa e pietre dure delle cave", ma dichiara in una nota che la sua lettura può essere dubbia in ragione della scrittuta strana di questa parola, nel geroglifico. Invece di TESHAU, Barguet legge SHETI.

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La radice TESH ha il significato generale di: Schiacciare, separare, fendere ed il verbo BETESH indica l'azione di dissoluzione, la disaggregazione. Una pietra che è schiacciata o smontata o separata, è chiamata un aggregato.Ciò ci porta a concludere che la parola RWD UTESHAU indica un qualunque aggregato naturale o un materiale naturalmente separato, come il materiale eroso e naturalmente disaggregato. RWD potrebbe essere estrapolato come essente l'ideogramma della descrizione dell'agglomerazione, qui all'inizio della parola o della pietra agglomerata (geologicamente e sinteticamente) quando posto in fine.

Se la nostra supposizione è esatta, i materiali pietrosi iscritti nella colonna 15 devono essere di una forma fragile o facile a disgreggarsi. Due nomi contengono la radice TESH, quattro nomi non l'hanno.

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La pietra BEKHEN è stata trovata in iscrizioni poste nell'Uadi Hammamat, nel deserto a Sud-Est di Aswan ed è menzionato come sia un basalto nero, una diorite, un scisto sabbioso, un porfido, una grovacca, sia uno gneiss psammitico  (Lucas et Rowe, 1938; Morgan, 1894). Inoltre, secondo le Iscrizioni Hammamat (Couyat-Montet), lo sfruttamento di BEKHEN allo Uadi Hammamat è stato effettuato in modo molto primitivo. I blocchi scelti erano generalmente gettati verso il basso della montagna dove giungevano spezzati in numerosi pezzi.

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La pietra MTHAY è più interessante da discutere. Questo nome sembra contenere la radice della parola MAT che significa granito. Harris (p. 72) è d'accordo con Barguet quando osserva che è strano che il granito non è altrimenti menzionato nel testo. Poiché è la pietra più tipica di questa regione, è dunque probabile che questa forma notevole di scrittura dissimula MAT, cioè il granito. Tuttavia, a parte l'ortografia geroglifica particolare presente sulla Stele della Carestia, le scritture che fanno riferimento al granito contengono sempre lo stesso geroglifico, la falce MA, con degli aggettivi diversi. Nella colonna 15, la lettera ME non è la falce, ma un uccello privo delle sue ali e delle sue piume. Questo modo di scrivere la lettera ME deve essere ritrovato nella parola MUT, uccidersi. La parola METH significa anche morire. D'altra parte, il granito MAT è spesso scritto con l'ideogramma del cuore, la vita, suggerendo l'idea di granito vivente. La supposizione, che l'autore della Stele della Carestia ha voluto sottolineare, in una forma condensata, è che il granito è un materiale eroso, fragile, disaggregato, trovato in qualche affioramento geologico. Avrebbe potuto anche cercare di sottolineare l'idea di granito morto.

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Parola-chiave AIN: Colonna 15 comincia con: "Imparate i nomi di AIN (la pietra)". Il geroglifico per la pietra solida, pietra di costruzione ed il blocco, è AINR. La maggior parte delle rocce solide è chiamata AINR, con un aggettivo. Harris non fa alcuna distinzione tra AIN e AINR, la parola copta per la pietra, UN, è molto simile ad AIN. Tuttavia AINR è essenzialmente applicato alla pietra impiegata nella costruzione. AIN deve essere riconosciuta come una parola generica per la pietra, come una sostanza, cioè un materiale pietroso, in opposizione con altri materiali come il legno o il metallo.

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Parola-ciave ideografica: Non conosciamo il valore fonetico di questa ideografia; per il dizionario, è un determinativo per l'aroma e l'odore, ma non è associato ai profumi. Rigarda essenzialmente le sostanze che distribuisono degli odori, degli effluvi o delle emanazioni. Questi odori non sono necessariamente cattivi e non significano puzzare. A volte questo ideografo è stato associato alla nozione di piacere.

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Trovato nella colonna 12, è per Brugsch una parola per unguento ("salbe" in tedesco). Barguet e Lichtheim non lo traducono impiegando il termine generico "dei prodotti" in rapporto con quelli citati nella colonna 11, “aat nb rwd utsu”, i minerali e le pietre.

L'ideogramma potrebbe rappresentare una vescica o un vaso contenente un liquido, che emana un odore, ma non è un profumo. Detto altrimenti, potrebbe essere il determinativo per il prodotto chimico. La maggior parte dei prodotti chimici hanno un odore caratteristico ed i chimici hanno imparato come individuare, riconoscere ed associare non importa quale odore particolare. Secondo la colonna 11 e 12, questi prodotti odorosi sono i minerali ed i materiali in pietra che sono essenziali per la costruzione dei templi e delle piramidi.

Gli studi lessicografici dei minerali antichi fanno supporre che i loro nomi debbano provenire dai loro colori. Contano sul fatto che, nei nomi di gemme greche, diverse pietre sono strettamente associate ad un colore, ad esempio le pietre semi-preziose contenenti la radice chryso: giallo. Dei minerali e dei materiali preziosi mostrati in Barguet, Harris e le traduzioni di Lichtheim della Stele della Carestia, dimostrano che questo tipo di ricerca lessicografica non è coronata da successo. La maggioranza dei nomi geroglifici non ha trovato equivalenti contemporanei. Pensiamo che, presentando il concetto di odore e forse più tardi quello di gusto, seguiamo semplicemente i metodi antichi e classici di caratterizzazione di prodotti chimici, e cioè la determinazione del loro colore, odore ed il gusto.

I prodotti aventi un odore devono essere trovati in un testo legato alle Grandi Piramidi. Nel suo Libro II, Euterpe, lo storico greco relaziona che i sacerdoti a Memphis gli hanno detto che sulla piramide di Cheope è "incisa in caratteri egiziani sulla piramide la somma spesa per gli operai in ravanelli, cipolle ed agli; e la persona che ha interpretato queste iscrizioni per me mi ha detto, come ben mi ricordo, che questa spesa ammontava a mille seicento talenti d'argento (più di 100 milioni di euro del 2001)". Delle immagini popolari hanno copiato questa descrizione e gli operai sono descritti come olezzanti di aglio e cipolle.

Abbiamo preteso (Davidovits, 1978, 1982) che questa descrizione riguarda il costo delle spedizioni intraprese per raccogliere i minerali di tipo arseniato, posti nelle miniere di rame e di turchese del Sinai. Un metodo semplice è utilizzato in petrografia per identificare dei minerali naturali e delle pietre contenenti tracce di minerale è di riscaldarle con una fiamma. Se si libera immediatamente un odore di aglio, appartengono alla famiglia degli arseniati (arseniato di rame o di ferro).

Abbiamo guardato i nomi geroglififi di minerali e di pietre contenenti tracce di minerali che potrebbero contenere il significato della cipolla, dell'aglio e del rafano. Abbiamo trovato un rappresentante per ognuno di questi odori:

La pietra cipolla: Nella colonna 15, la "pietra uteshi" termina con un ideogramma che è stato il soggetto di discussioni. Brugsch legge HEDSH e dà il significato di bianco, mentre Barguet legge diversamente e non traduce, mentre Harris dichiara che la lettura deve restare dubbia. La nostra lettura è HEDSH, ma la nostra traduzione è cipolla. La pietra uteshi potrebbe essere la pietra che odora coma la cipolla.

La pietra d'aglio: L'aglio è stato suggerito per HUTEM e TAAM, cioè la parola-radice TEM. Nella colonna 16, la pietra ricca di minerali TEM-IKR potrebbe rappresentare la pietra d'aglio, il prefisso KR significa debole, cioè la pietra che ha un debole odore di aglio.

La pietra di ravanello: Il ravanello corrisponde a KAU e KA-T. Nella colonna 16, la pietra ricca di minerali KA-Y potrebbe significare "la pietra ricca di minerali con un odore di rafano".

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UTESHUI HEDSH (cipolla a sinistra), TEM (aglio al centro), KA-Y (ravanello a destra)

La traduzione presenta gli elementi discussi qui sopra:

(Colonna 11): C'è un massiccio di montagna nella sua regione orientale (a Elefantina) contenente tutte le pietre ricche di minerali, tutte le pietre (erose) schiacciate (aggreggati appropriati per l'agglomerazione), tutti i prodotti

(Colonna 12) cercati per costruire i templi degli dei del Nord  del Sud, le nicchie per degli animali sacri, la piramide (tomba reale) per il re, tutte le statue che sono erette nei templi e nei santuari. Per di più, tutti questi prodotti chimici sono messi davanti al volto di Knum ed intorno a lui.

(Colonna 13)... si trova là in mezzo al fiume un posto di riposo per ogni uomo che tratta le pietre ricche di minerali sui suoi due lati.

(Colonna 15) Impara i nomi dei materiali pietrosi che devono essere ricercati... bekhen, il granito (eroso) morto, mhtbt, r’qs, uteshi-hedsh (la pietra di cipolla)... prdny, teshy.

(Colonna 16) Impara i nomi delle pietre ricche di minarali posti a monte... or, argento, rame, ferro, lapsilazuli, turchese, thnt (crisocolla), diaspro, Ka-y (la pietra di ravanello), il menu, smeraldo, temikr (la pietra d'aglio), e in più, neshemet, ta-mehy, hemaget, ibenet, bekes-ankh, fard vert, l'antimonio nero, l'ocra rossa...

(colonna 18) ...ha constatato che Dio stando in piedi... Egli mi ha parlato: "io sono Kunm, il Tuo creatore, le Mie braccia sono intorno a te, per stabilizzare il tuo corpo, per

(colonna 19) salvaguardare le tue membra. Ti conferisco delle pietre ricche in minerali... dalla creazione nessuno le ha mai lavorate (per fare la pietra) per costruire i templi degli dei o ricostruire i templi rovinati..."

La Stele della Carestia descrive l'invenzione di costruire con la pietra attribuita a Zoser e Imhotep, i costruttori della prima piramide, la Piramide a gradini a Saqqara (2759 a. C.). Secondo il testo, questa invenzione di costruzione in pietra risulta dal trattamento di diversi minerali e pietre ricche di minerali che potrebbero essere dei prodotti chimici implicati nella fabbricazione di pietra sintetica, o di un tipo di calcestruzzo.

martedì 18 febbraio 2014

L'Armonia musicale della Coscienza

La revisione e l’aggiornamento di una teoria controversa sulla coscienza, vecchia di 20 anni, pubblicata in Physics of Life Reviews, sostiene che la consapevolezza deriva dall’attività di livello più profondo, di scala più fine, all’interno dei neuroni cerebrali. La recente scoperta di vibrazioni quantiche nei “microtubuli” all’interno dei neuroni cerebrali conferma questa teoria, secondo la revisione degli autori Stuart Hameroff e Sir Roger Penrose. 


Essi suggeriscono che i ritmi EEG (le onde cerebrali) derivano anche da vibrazioni nei microtubuli al livello più profondo, e che da un punto di vista pratico, trattare le vibrazioni dei microtubuli cerebrali potrebbe dare benefici ad una serie di condizioni mentali, neurologiche e cognitive. La teoria, chiamata “riduzione oggettiva orchestrata” (Orch OR), è stata proposta a metà degli anni ’90 dall’eminente fisico matematico Sir Roger Penrose, FRS, delMathematical Institute and Wadham College dell’Università di Oxford, e dall’illustre anestesista Stuart Hameroff, MD, del Centro Studi su Anestesiologia, Psicologia e Coscienza della University of Arizona di Tucson. Essi suggeriscono che i calcoli quantici vibrazionali nei microtubuli sono “orchestrati” (“Orch”) dagli stimoli sinaptici e dalla memoria immagazzinata nei microtubuli, e terminati dalla “riduzione oggettiva” (‘O’) di Penrose, ecco perchè “Orch OR”. I microtubuli sono i principali componenti dello scheletro strutturale della cellula.

La Orch OR è stata duramente criticata dal suo inizio, in quanto il cervello era considerato troppo “caldo, umido, e rumoroso” per tali processi quantici apparentemente delicati. Tuttavia, l’evidenza ha dimostrato una coerenza quantica calda nella fotosintesi delle piante, nella navigazione cerebrale degli uccelli, nel nostro senso dell’olfatto, e nei microtubuli cerebrali. La recente scoperta di vibrazioni quantiche a temperatura calda nei microtubuli all’interno dei neuroni cerebrali, ottenuta dal gruppo di ricerca guidato da Anirban Bandyopadhyay, PhD, dell’Istituto Nazionale di Scienza dei Materiali di Tsukuba, in Giappone (e ora al MIT), corrobora la teoria della coppia e suggerisce che i ritmi EEG derivano anche da vibrazioni nei microtubuli a livello più profondo.

Inoltre, il lavoro del laboratorio di Roderick G. Eckenhoff, MD, all’Università della Pennsylvania, suggerisce che l’anestesia, che cancella la consapevolezza in modo selettivo, risparmiando l’attività del cervello non cosciente, agisce attraverso i microtubuli nei neuroni cerebrali. “L’origine della consapevolezza riflette il nostro posto nell’universo, la natura della nostra esistenza. Forse la coscienza evolve da calcoli complessi nei neuroni del cervello, come afferma la maggior parte degli scienziati? O la coscienza, in un certo senso, è lì da sempre, come sostengono gli approcci spirituali?” si chiedono Hameroff e Penrose nella revisione corrente.

”Questo apre un potenziale vaso di Pandora, ma la nostra teoria concilia entrambi questi punti di vista, suggerendo che la coscienza deriva da vibrazioni quantiche nei microtubuli, polimeri proteici all’interno dei neuroni cerebrali, che governano le funzioni neuronale e sinaptica, e collegano i processi cerebrali ai processi di auto-organizzazione nella struttura quantica ‘proto-cosciente’ della realtà, di scala fine“. Dopo 20 anni di critica scettica, “l’evidenza ora supporta chiaramente la «Orch OR»”, continuano Hameroff e Penrose. “Il nostro nuovo studio aggiorna le prove, chiarisce che i bit quantici Orch OR (“qubit”) sono percorsi elicoidali nei reticoli di microtubuli, respinge critiche, e rivede 20 previsioni verificabili sull’Orch OR pubblicate nel 1998; di queste, sei sono confermate e nessuna confutata”.

Viene introdotto un nuovo aspetto importante della teoria. Le vibrazioni quantiche nei microtubuli (es.: in megahertz) sembrano interferire e produrre “frequenze di battito” EEG molto più lente. Nonostante un secolo di uso clinico, le origini alla base dei ritmi EEG sono rimaste misteriose. Gli studi clinici su brevi stimolazioni cerebrali che puntano alla risonanza dei microtubuli con le vibrazioni meccaniche megahertz, usando ultrasuoni transcranici, hanno mostrato miglioramenti auto-riferiti dell’umore, e possono risultare utili in futuro contro l’Alzheimer e le lesioni cerebrali.

L’autore principale Stuart Hameroff conclude che “la Orch OR è la teoria più rigorosa, completa e verificata della coscienza mai formulata. Dal punto di vista pratico, trattare le vibrazioni dei microtubuli cerebrali potrebbe dare benefici ad una serie di condizioni mentali, neurologiche e cognitive”. La revisione è accompagnata da otto commenti di autorità esterne, compreso un gruppo australiano arci-scettico sull’Orch OR. A tutti, Hameroff e Penrose rispondono con argomenti robusti. Penrose, Hameroff e Bandyopadhyay stanno approfondendo le loro teorie durante un simposio pubblico di tre giorni al Brakke Grond di Amsterdam, dal 16 al 18 Gennaio 2014.


Essi terranno impegnati gli scettici in un dibattito sulla natura della coscienza, e Bandyopadhyay con il suo team abbinerà le vibrazioni dei microtubuli di neuroni attivi per suonare strumenti musicali indiani. ”La coscienza dipende da vibrazioni anarmoniche dei microtubuli all’interno dei neuroni, in modo simile a certi tipi di musica indiana, ma in modo diverso dalla musica occidentale che è armonica”, spiega Hameroff.[/i]

Riferimenti:

Stuart Hameroff and Roger Penrose. Consciousness in the universe: A review of the ‘Orch OR’ theory. Physics of Life Reviews, 2013 DOI: 10.1016/j.plrev.2013.08.002

Stuart Hameroff, MD, and Roger Penrose. Reply to criticism of the ‘Orch OR qubit’–‘Orchestrated objective reduction’ is scientifically justified. Physics of Life Reviews, 2013 DOI: 10.1016/j.plrev.2013.11.00

Stuart Hameroff, Roger Penrose. Consciousness in the universe. Physics of Life Reviews, 2013; DOI:10.1016/j.plrev.2013.08.002

Pubblicato in elsevier.com (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari


lunedì 17 febbraio 2014

Comprendere la mentalità dei Rettiliani

Meglio capite la mente rettiliana, più facile è capire come gli Annunaki-Illuminati operano da secoli all'interno della nostra società. Essi presentano diversi tratti caratteriali e stanno cercando di uniformare a sé il genere umano. Queste caratteristiche rettiliane e il loro legame con il cervello umano sono essenziali affinchè si perpetuino le illusioni che chiamo la Matrice.

Per chi, comprensibilmente, trova inimmaginabile la sola idea che possa esistere una razza rettiliana, figuriamoci poi una in grado di mutare forma, ripeterò le parole del cosmologo Carl Sagan: "Nell'universo esistono più combinazioni potenziali di DNA [forme fisiche] che atomi". È tutto fuor che impossibile, quindi, per questa razza emergere e sarebbe assai più sorprendente il contrario. Alcuni studi hanno rivelato che se i dinosauri fossero sopravvissuti, e alcuni di essi potrebbero averlo fatto nelle viscere della Terra, oggi si sarebbero evoluti in una forma rettiliana umanoide. Dale Russell, paleontologo della North Carolina University, fu incaricato dalla NASA, l'agenzia spaziale statunitense, di stendere un rapporto su come potrebbero essere gli extraterrestri.

Egli elaborò il dinosauro Troodon come possibile risultato dei cambiamenti genetici avvenuti nel corso di milioni di anni e creò il plastico di un essere che chiamò dinosauride. Si trattava di un umanoide rettiliano, identico a quello che sostengono di aver visto coloro che sono stati rapiti dagli extraterrestri. Ci sono molte altre cose da sapere sui dinosauri.

Dopo tutto, la loro esistenza è stata scoperta dagli scienziati solo negli anni Ottanta dell'Ottocento.

Credo Mutwa ed altri sostengono che i rettiliani abbiano avuto origine su questo pianeta e che da esso siano stati cacciati, per tornare in seguito a rivendicare il possesso di ciò che ritengono essere loro.

Può darsi di sì, come può darsi di no. Noi possiamo solo basarci sulla loro parola e la loro parola non sembra poi essere così affidabile. Ma certamente questo pianeta ha una lunga storia rettiliana. Mentre stavo scrivendo questo libro, il fossile di un rettile bipede, risalente almeno a 300 milioni di anni fa, venne rinvenuto in una cava lapidea tedesca. Il ritrovamento demolì le precedenti teorie scientifiche sull'evoluzione rettiliana. I dinosauri non furono, come si pensava, i primi rettili a camminare su due zampe. Questo bipede di nuova scoperta, l'Eudibamus cursoris, era un rettile che non aveva alcun rapporto con i successivi dinosauri.

(l'Eudibamus cursoris)

La struttura scheletrica dell'Eudibamus suggerisce che esso era in grado di correre velocemente, probabilmente sulla punta delle dita delle zampe, con gli arti anteriori che oscillavano come un pendolo. Ciò ricorda la postura adottata dagli esseri umani quando corrono, secondo quanto affermano scienziati statunitensi, canadesi e tedeschi. Lo studioso Alan Walton ha studiato a fondo il contesto della presenza rettiliana sulla Terra. Ecco cosa dice in proposito:

"A parte le testimonianze e persino le foto di impronte umane trovate fossilizzate all'interno di impronte di dinosauro, suggerendo così un'esistenza comune - ho scoperto alcuni interessanti fatti biologici sui "rettiliani". Pare che i biologi concordino sul fatto che i serpenti siano derivati dalle lucertole e che le lucertole sino a loro volta derivate da più grandi "lucertole tuono " o dinoauri dei tempi antichi. E quale fu il più antico dinosauro ad essere scoperto? Beh, i due contendenti sono l'Eoraptor (che diede origine agli scaltrissimi e abilissimi Veloci-raptor che compaiono nei film della serie Jurassic Park) e un simile bipede sauride che camminava in posizione eretta come l'uomo, e aveva dimensioni simili a quelle umane, con arti particolarmente adatte ad afferrare e a squartare la carne, chiamato Herrerasaurus: entrambi erano carnivori, anche se tra l'Eoraptor e l'Herrerasaurus esistono sufficienti differenze e somiglianze da far pensare che essi avessero un antenato comune "qualche ramo più sotto" dell'albero sauriano'."

(l'Herrerasaurus)

La parte più antica del cervello è nota agli scienziati come complesso R o "cervello rettiliano". Si tratta della traccia più evidente della nostra storia genetica rettiliana, se non consideriamo quegli individui che continuano a nascere con la coda.



Questo cervello rettiliano o complesso R è vitale per capire i modi in cui gli Illuminati manipolano il pensiero e la percezione umana. La maggior parte delle persone non ha idea del patrimonio rettiliano presente nel corpo umano e dell'influenza che esso esercita sul nostro comportamento. Gli scienziati sostengono che il complesso R rappresenta il cuore del sistema nervoso e trae origine da un "rettile simile a un mammifero" diffuso in tutto il mondo durante il periodo Triassico (205-240 milioni di anni fa). Si pensava che esistesse un legame evolutivo tra i dinosauri e i mammiferi. Naturalmente si possono dare anche altre spiegazioni! Tutti i mammiferi hanno questa parte rettiliana del cervello. Ora considerate i tratti caratteriali del cervello rettiliano sulla base di quanto suggerito dagli scienziati. Qui cito un affascinante articolo pubblicato su Internet da Skip Largent:

"Almeno cinque comportamenti umani traggono origine dal cervello rettiliano...senza definirli, dirò semplicemente che nelle attività umane essi si esprimono così: comportamento ossessivo-compulsivo; riti personali ripetitivi e pratiche superstiziose; pedissequa conformità a vecchi modi di fare le cose; riprese di vecchi cerimoniali; omaggio ai precedenti, in campo legale, religioso, culturale e in altri settori... e vari tipi di inganni".

II cervello rettiliano o "complesso R" è un'antica parte del cervello umano. Da qui derivano tratti caratteriali come il "sangue freddo", la predilezione per le gerarchie e l'ossessione per il rituale.



Questi tratti vengono bilanciati da altre parti del cervello negli esseri umani, ma non nei rettiliani purosangue, che manipolano il pianeta.

Triune Brain ("cervello trino" in inglese) è il nome di un modello della struttura e dell'evoluzione dell'encefalo elaborato da Paul D. MacLean (1 maggio 1913 - 26 dicembre 2007), medico statunitense specializzato nelle neuroscienze, che diede importanti contributi nel campo della psichiatria.

Secondo McLean vi sono tre formazioni anatomiche distinguibili in:

- R-complex
- Sistema limbico
- Neocortex.

Ognuna di queste strutture è adibita a determinate funzioni; queste funzioni furono tradotte in operatori.

R-complex (o cervello rettiliano): si occupa dei bisogni e degli istinti innati nell'uomo; gli operatori rettiliani sono i seguenti: isoprassico, specifico, sessuale, territoriale, gerarchico, temporale, sequenziale, spaziale e semiotico.

Nel sistema limbico agisce l'emotività dell'individuo; infatti questa struttura contiene prevalentemente operatori emozionali: fobico, aggressivo, cura della prole, richiamo materno, innamoramento, ludico.

Il neo-cortex è la sede degli operatori specifici che caratterizzano l'essere umano: olistico, riduttivo, generalizzatore, causale, binario, emotivo.

L'R-complex risiede nel diencefalo, nel mesencefalo e nella parte iniziale del telencefalo. A livello strutturale il sistema limbico è costituito dai bulbi olfattivi, il setto, il fornice, l'ippocampo, l'amigdala, il giro del cingolo, i corpi mammiliari. La struttura neocorticale è formata da materia neuronale.

Aggiungeteci altre caratteristiche tipiche del complesso R come la "territorialità", l'aggressività, e l'idea che chi può è nel giusto e chi vince piglia tutto. Mettete insieme tutte queste cose e avrete l'atteggiamento degli Illuminati. Anche il razzismo è una tipica manifestazione del cervello rettiliano, come pure il sesso aggressivo e violento, praticato dalle famiglie rettiliane. Può essere solo una coincidenza quella per cui gli illuminati rivelano i classici tratti del cervello rettiliano e, al contempo, le prove suggeriscono che essi appartengono alle stirpi rettiliane? Il cosmologo Cari Sagan, che sapeva molte più cose di quelle che rivelò, scrisse un libro dal titolo The Dragons Of Eden (Ballantine Books, New York, 1977), per mettere in luce le influenze rettiliane sull'umanità. Egli disse:

"...Non è bene ignorare la componente rettiliana della natura umana, in particolare il nostro comportamento ritualistico e gerarchico. Al contrario, quel modello ci può aiutare a capire la vera natura degli esseri umani». Altre aree del cervello umano bilanciano nella maggior parte delle persone le caratteristiche rettiliane più estreme, ma queste ultime si possono ancora notare in quelli che vivono la loro vita obbedendo a un rituale quotidiano, che prevede che ogni settimana si vada al solito supermercato alla solita ora e che si mangino le stesse cose nei soliti giorni. Chi possiede tratti rettiliani dominanti, le famiglie rettiliane, esprimerà, chiaramente, un numero maggiore di caratteristiche associate al cervello rettiliano; ecco perché le famiglie rettiliane degli Illuminati sono ossessionate dai rituali. Altrettanto ovvio è il fatto che i rettiliani capiscano il complesso R meglio di chiunque altro e sappiano come manipolarlo. Evidentemente, quindi, è attraverso la parte rettiliana del cervello che l'umanità viene per lo più controllata e diretta".

Il cervello umano è diviso in due parti o emisferi, il cervello destro e quello sinistro, collegati da una massa di fibre nervose. La parte sinistra è quella razionale, logica e "intellettuale". Opera di pari passo con i sensi e la sua funzione si può riassumere con la formula "Riesco a toccarlo, a vederlo, a annusarlo o a gustarlo? Okay, allora esiste." Questa parte del cervello comunica attraverso il linguaggio orale e quello scritto. Il cervello destro è la sede dell'immaginazione, dell'intuizione, degli istinti, degli stati del sogno, dell'inconscio.

Si tratta della sede dell'ispirazione creativa dell'artista e del musicista. Essa comunica attraverso immagini e simboli, non parole. La parte destra è strettamente legata al complesso R. I rettiliani comunicano attraverso immagini e simboli - proprio come la rete di società segrete degli Illuminati.

Essi usano un linguaggio segreto interamente basato sui simboli. Ciò ci porta alle forme più efficaci di condizionamento umano esercitato dagli Illuminati.

In circostanze normali, il cervello destro dominato dai rettiliani riceve le immagini attraverso gli occhi o l'immaginazione, e il cervello sinistro decodifica quelle immagini in pensieri, parole e conclusioni. Gli Illuminati-Anunnaki sono intervenuti in questo processo, tuttavia, per controllare la mente umana. Il loro scopo è quello di eliminare il collegamento tra queste due parti distinte del cervello in modo che noi possiamo essere manipolati attraverso il cervello destro, avendo esclusivamente la consapevolezza della parte sinistra.
Essi inculcano immagini nella parte destra (lo stato onirico, l'inconscio) ricorrendo al simbolismo, all'immaginario subliminale e alle raffigurazioni, istruendo al contempo il cervello sinistro su come interpretare quelle immagini. Per realizzare ciò si servono di settori come quello dell'"istruzione", della "scienza" e dei media. Lo stesso accade con le fotografie pubblicate sui giornali, in cui la didascalia interpreta l'immagine a beneficio del cervello sinistro del lettore. Spesso ciò che la didascalia ci dice non corrisponde alla verità che sta dietro a quell'immagine.

Ciò che accade continuamente è che al cervello sinistro viene detto da fonti esterne come decodificare le immagini inviate al cervello destro. Ciò che dobbiamo fare immediatamente è riassumere il controllo del nostro cervello sinistro e decidere da soli cosa significano le immagini inviate al cervello destro. Ciò vuoi dire allontanarsi dal branco, pensare con la propria testa e mettere in dubbio tutto ciò che vediamo e sentiamo. Compreso quello che leggete in questo libro. Se ritenete che non abbia senso, lasciatelo perdere. Scoprirete che parole come immaginazione, immaginare, sognare e simili vengono costantemente usate dalla pubblicità.
Chi la fa sa che usando parole-innesco che inducono uno stato inconscio di sogno ad occhi aperti, basato sul cervello destro, potrà avere accesso alla vostra mente grazie ad alcune immagini e poi potrà dire al vostro cervello sinistro come decodificarle in linguaggio consapevole - «Voglio quell'auto»; «Penso che bisognerebbe dare più poteri alla polizia per porre fine al crimine»; «Devo prendere il Viagra se voglio essere ancora un uomo come si deve»; «Se vogliamo risolvere i nostri problemi dobbiamo creare un governo mondiale».

La televisione e il cinema producono un mondo fantastico di illusioni per aprire il nostro cervello destro, il nostro inconscio, e consentire agli Illuminati di avere, attraverso di esso, un accesso segreto alla mente cosciente. I bambini sono particolarmente esposti a questi rischi e vengono bombardati a questo scopo da immagini fantastiche. Nei primi anni dell'infanzia la mente viene controllata quasi esclusivamente dal cervello rettiliano e i creatori di "intrattenimento" per bambini come la Disney sfruttano queste conoscenze. La Disney è una delle più grandi organizzazioni degli Illuminati.

David M. Jacobs, The threat: The Secret Agenda
(N.d.T.: La minaccia: i piani segreti), Simon and Schuster, New York, 1988
http://www.amazon.com/threat-secret-agenda-aliens-really/dp/0684814846

James L. Walden, The Ultimate Alien Agenda
(N.d.T.: I principali piani alieni),

domenica 16 febbraio 2014

Out of Atlantis. Una Storia alternativa

Molte delle informazioni concernenti la costruzione delle piramidi egizie della piana di Giza che la storia e l'archeologia ufficiale considerano come rispondenti a realtà o comunque sulle quali si sono basate per l'elaborazione delle teorie più accreditate in merito provengono dalla narrazione di Erodoto e di Diodoro Siculo.


Erodoto di Alicarnasso in realta' fu infatti il primo a dar vita a una raccolta di fonti e notizie sul mondo antico a cui fu dato il nome di "Storie". Una delle sue passioni erano i viaggi tanto che la sua opera viene definita etnografica: una miniera di notizie su usi e costumi delle civiltà mediterranee, tra cui quella egizia. Al popolo dei Faraoni è dedicato un libro e tra le varie notizie quelle sulla costruzione delle piramidi, la prima grande opera d' ingegneria umana così come da lui stesso definita.

"Fu ordinato di prendere le pietre trasportate con imbarcazioni attraverso il fiume e di trascinarle verso il monte detto Libico. Lavorarono a centomila uomini per volta continuamente, ciascun gruppo per tre mesi. Per la piramide di Cheope dicono che passarono venti anni finche' non fu costruita”

“Padre della storia” secondo Cicerone, “mitologo” per Aristotele il giudizio su Erodoto rimane incerto, soprattutto considerato il fatto che lo stesso Erodoto ci ricorda di come la sua opera 'storiografica' nasca sulla base di tre principi ben definiti:
vista
ascolto
criterio (con il quale lui stesso seleziona i dati raccolti nel caso in cui essi siano in contraddizione)

Poiché l'osservazione dello storico greco delle piramidi avviene solo nel V secolo a.C. ovvero migliaia di anni dopo la costruzione delle piramidi è comprensibile che la storia narrataci da Erodoto sia solo l'interpretazione di ciò che ha visto (le piramidi) e di ciò che ha ascoltato dalla tradizione orale e dalle informazioni ottenuti dalla casta sacerdotale filtrate attraverso il proprio personale criterio.

Erodoto, nelle sue Storie, riferisce che il faraone Cheope costrinse 100.000 dei suoi sudditi a lavorare come schiavi alla costruzione della sua tomba, durante il periodo di 3 mesi all’anno di inondazione del Nilo. Il lavoro durò 30 anni (di cui 20 per la messa in opera dei blocchi) e venne svolto con sistemi di armature in forma di gradinate, utilizzando macchine formate da travi corte.

Gli egittologi considerano queste affermazioni come verità assolute, quando in realtà, sono voci riferite oralmente allo storico greco da sacerdoti vissuti ben 2000 anni dopo omettendo in più il paradosso matematico della collocazione di un blocco circa ogni 8 minuti scaturente da un banale calcolo matematico assumendo come base il numero di blocchi (2,5 milioni circa) costituenti la grande piramide.

Inoltre in altri brani, i sacerdoti di Eliopoli raccontano ad Erodoto che il periodo predinastico egizio era durato quanto il tempo che impiega il sole a sorgere due volte dal posto in cui tramonta, il che interpretato alla luce del fenomeno della precessione degli equinozi, significa circa 40.000 anni e ciò, dagli storici moderni, non viene preso in considerazione, così come non vengono prese in considerazione altri elementi degni di nota come la Stele dell'Inventario scoperta dall'egittologo Auguste Mariette, scavando nei pressi della Grande Piramide in un tempietto detto la "Casa di Iside".


La traduzione di quel documento riservò una sorpresa perché nella stele Iside veniva indicata come "la Signora della Piramide" e vi si affermava che al tempo di Cheope, una piramide, la Sfinge, il Tempio a valle della Seconda piramide ed altre strutture erano già presenti sulla piana di Giza.

E ancora:

1) Christopher Dunn ha dimostrato, con strumenti moderni, che diverse superfici in granito lavorate nell’antichità sono lisce al 1/50 di millimetro, e che gli strumenti utilizzati nella perforazione erano più efficienti di quelli odierni. Analizzando la spirale del taglio su alcune "carote" (cilindri prodotti dalla trivellazione) di granito rinvenute a Giza, si può calcolare la velocità di penetrazione del trapano rotante nella roccia: 2,5 mm a giro, contro i 2/1000 di mm a giro scavati da un trapano moderno, che funziona a 900 giri/minuto. Ciò non può essere ottenuto, ovviamente, con un cilindro di rame azionato a mano e sabbia di quarzo, come vorrebbero gli egittologi ufficiali. Dunn suggerisce una tecnologia basata sulle vibrazioni ad alta frequenza (una specie di martello pneumatico che vibra alla frequenza degli ultrasuoni), compatibile con l’indagine microscopica condotta su un foro praticato nel granito: il trapano aveva tagliato più velocemente il quarzo, rispetto al feldspato (minerale più tenero). Ovviamente, una simile tecnologia non è raggiungibile con i mezzi di 4500 anni fa.

2) Il professor David Bowen del Dipartimento di scienze della terra dell’Università del Galles ha elaborato un metodo di datazione basato sull’isotopo radioattivo Cloro-36, che può fornire una stima del tempo trascorso da quando una roccia fu esposta per la prima volta all’atmosfera. Dei test preliminari, eseguiti sulle "pietre azzurre" di Stonehenge nel ‘94, fornirono un’età superiore ai 14.000 anni, contro i 4000 normalmente accettati.

3) Lontano dai consueti preconcetti sulla preistoria dell’uomo, il buon senso suggerisce che popolazioni come gli Egizi dinastici e gli Incas si stabilirono nei pressi delle vestigia di una civiltà precedente, scientificamente e tecnologicamente avanzata, a cui loro davano un significato magico-religioso. Sia le tradizioni orali riferite dagli indigeni peruviani ai cronisti spagnoli del XVI secolo che le fonti storiche egizie definiscono i giganti di pietra come l’opera degli Dei civilizzatori, della perduta Età dell’oro: un ricordo trasfigurato del passato, tramandato oralmente di generazione in generazione.

4) La Pietra di Palermo (V dinastia, 2500 a.C.), il Papiro di Torino e l’Elenco dei Re di Abido, scolpito da Seti I (XIX dinastia, 1300 a.C.), la storia d’Egitto redatta da Manetone, sacerdote di Eliopoli (III a.C.), gli scritti degli storici greci Erodoto (V a.C.) e Diodoro Siculo (I a.C.) sono tutti considerati fonti attendibili della storia egizia dinastica, mentre vengono ignorati quando parlano della lunghissima era predinastica, il Primo Tempo, durata 30.000 o 40.000 anni.

Sulle piramidi sono state scritte fiumi di parole sia dalla archeologia ufficiale ortodossa sia da quella 'alternativa' proprio in virtù che l'ortodossia accademica non è stata in grado di fornire risposte certe alle modalità di costruzione delle stesse, della loro funzione e neppure alla paternità dei progetti.

Sarebbe oltremodo pretestuoso cercare noi di offrire nuove teorie e ipotesi a quelle già previste nel panorama della ricerca. Ciò che vogliamo fare è perlomeno ipotizzare che possa esistere una storia parallela a quella studiata sui libri di scuola e che non viene menzionata dagli autori legati al mondo accademico poiché altamente, concedetemi il termine, rivoluzionaria.

Una storia che affonda le sue radici decine di migliaia di anni fa, prima di ciò che viene ricordato come Diluvio Universale.

In questo percorso ci vengono in soccorso alcuni documenti come il Papiro di Torino, la Pietra di Palermo, la lista reale di Berosso e la lista reale sumerica di cui abbiamo già parlato nell'articolo “Le Città degli Elohim” e che ci raccontano di una serie di re, sovrani dei, che governarono nel mondo diverse decine di migliaia di anni prima.

Pietra di Palermo
       
Da qui vogliamo partire per raccontare la nostra personale interpretazione dei fatti parallelamente a quanto l'archeologia e la paleoantropologia ci hanno abituato a credere.

E per farlo dobbiamo partire da molto lontano e dalle ultime scoperte in campo astronomico relativamente alla storia del pianeta a cui ci sentiamo più vicini e che da sempre ha suscitato interesse e curiosità come se un antico legame ci collegasse ad esso: Marte.

Nel nostro recente articolo “Marte: Storia di un antico Esodo” citiamo le conclusioni degli studi effettuati dallo scienziato Colin Pillinger sulle meteoriti marziane. Questi studi dimostrerebbero che l’acqua allo stato liquido possa essere esistita sul pianeta rosso fino a 400/600 mila anni fa, presupponendo quindi la possibilità di uno sviluppo di forme di vita in modo autonomo e parallelo rispetto al percorso seguito dal genere Homo secondo i più accreditati studi antropologici.

Studi antropologici che, in accordo all'evoluzione darwiniana fanno evolvere il genere Homo attraverso i diversi stadi dall'Australopitecus fino all'Homo Heidelbergensis intorno ai 400-500mila anni fa, passando per Habilis ed Herectus secondo gli schemi sotto riportati.

      
Teoria che viene messa in discussione, anche se difficilmente si viene a sapere, da diverse scoperte archeologiche, quella più rilevante forse il ritrovamento di  il ritrovamento di due fossili rinvenuti non molto lontano dal lago Turkana in Kenya. La scoperta, vista la sua importanza, è stata riportata sul numero di Agosto (2007) di Nature aggiudicandosi anche la copertina della rivista scientifica.

I ritrovamento dei due fossili, uno di un Homo habilis e l'altro di un Homo erectus, proverebbe che le due specie, contrariamente a quanto creduto finora, non sono l'una l'evoluzione dell'altra. Dall'analisi dei nuovi reperti si è constatato che le due specie del genere Homo hanno convissuto, fianco a fianco, nell'Africa orientale per almeno mezzo milione di anni.

Il che significherebbe che, come peraltro teorizzato da Paolo Bolognesi, non si dovrebbero considerare le varie razze di Homo una conseguente all'altra come siamo abituati a credere, ma ciascuna coesistente all'altra quindi non ci sarebbe mai stata una evoluzione ma differenti evoluzioni parallele conclusasi con la scomparsa dei vari diversi generi Homo, escluso il Sapiens, per motivi non del tutto noti.

Inoltre il Bolognesi puntualizza il fatto che milioni di anni fa la popolazione della terra non era di miliardi di persone ma di poche miglia di persone. Ipotizzando che un'ominide fosse stato più evoluto degli altri potrebbe aver avuto una evoluzione molto superiore al resto degli altri homo, fino ad arrivare a una conoscenza tecnologica. E' probabile che un genere di ominide di poco precedente alla nostra specie, sviluppatasi in una regione ben delimitata del pianeta, con una cultura e un'evoluzione tecnologica più evoluta altre aree del pianeta si fosse mostrato, alle altre razze meno progredite e sarebbero accolti come divinità. A maggior ragione se, l'ominide di cui parla Bolognesi, invece di essere autoctono della Terra, fosse originario di Marte!

In accordo con quanto riscontrato nei testi mitologici sumeri e di molte altre culture narranti dell'arrivo (o della presenza) di dei e semi-dei in un certo punto remoto della linea del tempo storica abbiamo cercato di ipotizzare il seguente scenario che andiamo a presentare nel proseguio dell'articolo.

Così come sulla Terra il genere Homo attraversava i diversi step evolutivi (o le evoluzioni parallele di Bolognesi) che l'avrebbero portato a diventare Homo Herectus e ancora Heidelbergensis così su un pianeta Marte idoneo alla vita, una specie senziente e intelligente diversa, ma simile, faceva lo stesso. Possiamo, per comodità di comprensione chiamare costoro Anunnaki, Elohim, Giganti, Titani, mediando la terminologia dei miti sumero-babilonesi e classici della cultura ellenica.

Per motivi che non possiamo determinare il loro percorso li portò già centinaia di migliaia di anni fa ad avere raggiunto un livello tecnologico simile a quello che l'umanità 'terrestre' avrebbe raggiunto solo in tempi recenti: viaggi spaziali, manipolazioni genetiche, fisica quantistica e chissà cosa altro.

E' probabile che quando sulla terra l'Australopiteco iniziò a camminare in posizione eretta su Marte questa ipotetica specie avesse già registrato un vantaggio evolutivo di un paio di milioni di anni.

Se assumiamo questo e prendiamo per vero l'ipotesi di Dillinger questi, che io non esito a chiamare Anunnaki, furono costretti a evacuare il loro pianeta in un intorno che va da 500 a 400mila anni fa, che guarda caso riporta alla lista di Beroso e all'Enuma Elish sumero tradotto da Sitchn il quale riporta l'arrivo degli Anunnaki intorno a 450.000 anni fa.

In uno scenario apocalittico come quello descritto nel film “2012” di Roland Emmerich è ragionevole pensare che il 95% della popolazione autoctona di Marte possa essere perita nella morte del loro mondo e che solo pochi esemplari di quella specie riuscì a giungere sul nostro pianeta.

  
Uno sparuto gruppo di individui ricordati come Anunnaki (successivamente Elohim, quando assumeranno caratteristiche 'divine' e di comando) arriva sulla Terra e, come riportato in diversi miti cosmogonici, opererà una manipolazione genetica sul DNA degli Heidelbergensis per creare un essere senziente utile a svolgere attività lavorative per loro conto in sostituzione degli igigi (la classe lavoratrice Anunnaka). 

Di questo abbiamo già trattato nell'articolo “Il Seme degli Dei”, ma soprattutto nella conferenza tenuta dal Progetto Atlanticus durante il 2° Memorial Carlo Sabadin durante il quale è stato presentato il nostro lavoro "Manipolazioni genetiche all'alba del genere umano" nel quale citiamo  ciò che riteniamo ragionevoli prove di un intervento esogeno alla comparsa dell'Homo Sapiens facendo riferimento a ricerche genetiche come quelle di K.Pollard e alle 'anomalie' difficilmente spiegabili dalla teoria di Darwin come a titolo esemplificativo, tutta una serie di mutazioni e di delezioni di alcune tracce genetiche così come la scomparsa di una coppia di cromosomi nel confronto con i nostri parenti più stretti, i primati.


I primi esemplari di Sapiens compaiono all'incirca 300.000 anni fa per essere destinati a popolare e civilizzare l'intero globo terracqueo secondo lo schema accreditato della Out of Africa II il quale si fonda su evidenze archeologiche e genetiche.


Ma anche nel caso della Out of Africa, non me ne vogliano i puristi accademici, non c'è uniformità di vedute né certezza.

Prove linguistiche, genetiche, geografiche e di altro tipo continuano a confermare per il popolamento delle Americhe lo schema tradizionalmente accettato delle “tre ondate” di migrazione. Sulle date, invece, c'è una profonda incertezza: la cronologia ricavata dai dati genetici è compatibile con migrazioni avvenute durante fasi in cui i ghiacci si erano un po' ritirati, ma da un punto di vista archeologico si sa ancora veramente poco.

Riassumendolo in breve e senza addentrarsi in particolari, con la terza migrazione sono arrivati gli Inuit dell'Alaska e delle Aleutine, con la seconda i Na-dene (Apaches, Navajos e gli abitanti della costa pacifica a nord della California) e con la prima tutti gli altri, gli Amerindi propriamente detti.

Qualche anno fa fu scoperto a Kennewick, una località dello stato americano di Washington uno scheletro vecchio di 9000 anni che presentava delle caratteristiche un po' strane: le fattezze del volto sono caucasoidi e non amerinde e il suo DNA mitocondriale contiene l'aploguppo X, tipicamente euroasiatico. Cominciamo a dire subito che “caucasoide” non significa molto: ordinariamente con questo termine si intende un europeo, un nordafricano o un mediorientale, in contrasto con altri “tipi” come il negroide o l'orientale (il tipico aspetto degli asiatici nordorientali). In realtà caucasoide significa tutto e nulla: probabilmente erano somaticamente caucasoidi i primi uomini anatomicamente moderni usciti dall'Africa e quindi, semmai, sono gli orientali che si sono successivamente differenziati a partire da antenati caucasoidi. La stessa cosa è successa nelle Americhe, dove i primi nativi assomigliavano davvero poco ai loro discendenti attuali.

La presenza dell'aplogruppo X pone altri interrogativi. Fino ad allora era stato notato solo in Europa ed in Medio Oriente. La sua è comunque una distribuzione strana: gli aplogruppi hanno solitamente una elevata frequenza in una zona geograficamente ben delimitata. Invece X è debomente presente in molte aree: medio oriente (con particolare frequenza fra i drusi del Libano), nordafrica, Italia, Isole Orcadi, paesi nordici a lingue uraliche (ma solo Finlandia ed Estonia: è molto più raro nei popoli geneticamente e linguisticamente a loro connessi nelle steppe russe). Ed è sempre in percentuali inferiori al 5%, tranne che nei drusi, nelle Orcadi e in Georgia. Fra i nativi americani lo troviamo fra Na-dene e Algonchini (gli Amerindi del nordest, tra Canada e USA settentrionali),sia in popolazioni viventi che in sepolture. La percentule è tipicamente il 3 %, con alcuni picchi oltre il 10% in alcune tribù. In Sudamerica è presente negli Yanomami.

L'aploguppo X americano fu facilmente correlarlo a incroci con bianchi dopo la venuta degli europei (a cominciare dai Vichinghi nel IX secolo), ma la distanza genetica tra il tipo nordamericano e quello europeo è troppo alta per dare validità all'idea. Contemporaneamente era stata notata un'altra stranezza: le punte delle lance della cultura Clovis, la più antica documentata in Nordamerica, sono simili a quelle che venivano fabbricate in Francia dai Solutreani qualche migliaio di anni prima. Punte del genere si trovano soltanto in Francia, penisola iberica e Nordamerica.

Partendo dagli interrogativi che la presenza dell'aplogruppo X pone ai genetisti e alla paleoantropologia noi del Progetto Atlanticus andiamo a ipotizzare una visione azzardata e che richiama in causa quegli Elohim/Anunnaki che avevano lasciato alcune pagine fa dopo avere creato l'homo sapiens attraverso l'ibridazione tra il loro DNA e quello di un Herectus, o di un Heidelbergensis e che Progetto Atlanticus chiama “Out of Atlantis”.

Ma prima è interessante osservare alcuni dettagli che sono stati presentati dal Progetto Atlanticus nel lavoro “Il Cammino del Sapere”, disponibile in formato PDF gratuitamente nel sito blog degli autori “Le Stanze di Atlanticus”.

Questi dettagli corrispondono ad alcune caratteristiche fenotipiche che quasi sempre gli antichi testi associavano alle divinità, o ai semi-dei. Sto parlando del fenomeno del biondismo e del rutilismo, meglio ancora se associati dal colore chiaro di occhi.

Diverse mummie disseminate in ogni luogo del pianeta mostrano caratteristiche comuni appartenenti alle famiglie reali o divine di ogni tempo. Come ad esempio la nonna di Tutankhamon, nella immagine sottostante, risulta avere i capelli biondi e chiari lineamenti caucasici.


Oppure ancora l'Uomo di Cherchen, in Cina che presenta tratti caucasici del tutto inattesi in estremo oriente.


Come scrive Adriano Romualdi nel suo articolo “I Capelli Biondi nella Grecia Antica” la stragrande maggioranza degli eroi e degli dei di Omero sono biondi: Achille, modello dell’eroe acheo, è biondo come Sigfrido, biondi sono detti Menelao, Radamante, Briseide, Meleagro, Agamede, Ermione. Elena, per cui si combatte a Troia, è bionda, e bionda è Penelope nell’Odissea. Peisandro, commentando un passo dell’Iliade (IV, 147), descrive Menelao xanthokòmes, mégas én glaukòmmatos “biondo, alto e con gli occhi azzurri”. Karl Jax ha osservato che tra le dee e le eroine d’Omero non ce n’è una che abbia i capelli neri.

Che un certo ideale nordico contrassegnasse il vero elleno fino ai tempi più tardi, potrebbe confermarlo questa notizia del medico ebreo Adimanto, vissuto all’epoca dell’Impero Romano. Egli scrive (Physiognomikà, 11, 32): “Quegli uomini di stirpe ellenica o ionica che si son conservati puri, sono di statura abbastanza alta, robusti, di corporatura solida e dritta, con pelle chiara e biondi.

Ma moltissime altre civiltà associano capelli biondi o rossi e occhi azzurri a una caratteristica divina: egizi, sumeri, indiani e mesoamericani.


E non dimentichiamo che anche il Quetzalcoatl dei Maya era ricordato come di carnagione chiara con capelli e barba rossa, soggetto quindi al fenomeno del rutilismo ovvero quella caratteristica delle persone che hanno peli e capelli rossi o castano ramato.

In egual modo veniva descritto Viracocha, il colonizzatore secondo la civiltà Inca, proveniente da est. Si ha notizia che un disegno rinvenuto a Palenque somiglia ad un Semita.

Scrittori come Taylor Hansen, Cieza de Leon, De La Vega, Simone Waisbarg, Kolosimo ed altri, che hanno indagato su quanto raccontato dagli spagnoli durante la loro invasione nelle Americhe, ci presentano un gigante bianco, barbuto, con un tridente, che regge una catena alla quale è legato un serpente mostruoso. Identificato dagli Iberici con San Bartolomeo, simile al Nettuno di Platone (Poseidonis di Atlantide); che raffigura il "dio bianco" Viracocha, il creatore del mondo, al quale era consacrato il tempio di Tiahuanaco (città chiamata Chuquiyutu da Diego D’Alcobada), palazzo definito la vera ottava meraviglia del mondo per le sue dimensioni. La sola sala del trono era 48 metri per 39.

Gli spagnoli parlano di sessanta giorni e sessanta notti di pioggia incessante. Dopo il Diluvio, Viracocha si stabilì nell'isola sul lago Titicaca e plasmò gli uomini d'argilla e vi soffiò dentro la vita, insegnò loro il linguaggio e le scienze, i costumi e li distribuì nel mondo volando da un continente all'altro. Si diresse poi a Tiahuanaco; da qui inviò due emissari a ovest e a nord. Lui prese la strada per Cuzco. Sopra una carta geografica possiamo tracciare la cosiddetta "Rotta di Viracocha" che passa da Pukara, città distrutta dalla caduta di un fuoco dal cielo, come avvenne per Sodoma e Gomorra. Pukara è equidistante sia da Tiahuanaco che da Cuzco.

Questa caratteristica è occasionale nelle popolazioni caucasiche e si crede relazionata con una pigmentazione più chiara e la presenza di lentiggini ed un'alta propensione al melanoma e ad altri problemi cutanei; tuttavia pur non sembrando essere relazionata con una pigmentazione oculare alcuni la mettono in relazione con il colore verde.

Oggi il rutilismo è diffuso in Europa occidentale, in particolare sulle coste dell'Atlantico. E' ritenuto dai genetisti "un carattere residuale, ereditato da una popolazione in cui era presente nella totalità o quasi degli individui e conservatosi in quelle zone dove l'ibridazione è stata più lenta". Circa 20 mila anni fa, sebbene già esistente come mutazione individuale nei Sapiens Sapiens, il rutilismo è diventato il tratto fenotipico dominante degli abitanti della paleo-Europa. Secondo i genetisti si è trattato di una risposta fisiologica al clima glaciale, freddo e scarsamente illuminato.


Si è imposto in questo tipo di ambiente perché la pelle chiara favorisce l'assunzione della vitamina D e soprattutto perché i rossi trattengono meglio il calore e quindi risultano meno esposti al congelamento, caratteristica fisica ideale per sopravvivere in un periodo di freddo rigido, oppure su un pianeta più lontano dal Sole e quindi meno 'caldo' della Terra.

Attualmente i rossi sono concentrati soprattutto nel nord Europa, alla fine dell'era glaciale, invece, il rutilismo doveva risultare assai indicato anche a latitudini mediterranee. Basta considerare che la linea degli alberi ad alto fusto durante il massimo glaciale del Wurm era situata sulla direttrice Mar Nero-Liguria-Spagna (45° parallelo), mentre oggi la troviamo al circolo polare. Anche l'uomo di Neanderthal, che abitava le stesse zone in tempi precedenti, aveva i capelli rossi. La scoperta è stata fatta analizzando due soggetti vissuti tra i 40 e i 50 mila anni fa, uno in Spagna e uno in Italia. Ma si tratta di una convergenza evolutiva. L’attuale rutilismo dei Sapiens Sapiens, infatti, nonostante il provato incrocio tra le due specie, non è un'eredità neanderthaliana, è dovuto a un'espressione diversa dello stesso gene MC1r mutato. Evidenza che naturalmente punta i riflettori sull'adattamento alle condizioni climatiche: le popolazioni presenti in Europa durante l’era glaciale hanno assunto questo connotato fenotipico, che era già presente a livello individuale nei loro antenati, ma che solo per ragioni ambientali è diventato patrimonio genetico della generalità degli individui.

Una cosa interessante è la leggenda della tribù ancestrale dei Si-Te-Cah ricordata dalla tradizione orale degli indiani Paiute del Nevada... si parla di uomini bianchi di alta statura con i capelli rossi. Siamo intorno al 45° parallelo, quindi alla stessa latitudine dell’area che in Europa ha ospitato la cultura cromagnoide il che farebbe pensare che anche dall’altra parte dell’oceano ci fossero condizioni climatiche tali da determinare la diffusione del rutilismo.

Pure gli "uomini del mare", invasori dell'Egitto, vengono indicati come "rossi" e addirittura nelle leggende Cinesi troviamo un popolo dai capelli rossi. La parola Rutennu o Rotennu deriva da Rut o Rot che significa rosso. Di tale colore il mare che bagnava l'Egitto, "il mare dei Rossi".

Rut deriva da Rute che con Daytia era una delle due isole superstiti di Atlantide; punto di partenza della razza che soggiogò quella che dimorava sulle sponde del Nilo originando i Rutennu: gli uomini del mare di Rute.
Il popolo degli Yxsos veniva definito una razza più rossa di quella egizia e, per loro stessa ammissione, proveniva da quella terra che si stendeva fra il Pacifico e il Sud atlantico chiamata "Oceano Ethiopicus", nota come Etiopia, notoriamente popolata da "neri". Terra che formava una sorta di ponte fra i popoli dell'Atlantico, del Mediterraneo e del Pacifico.

Significativo che il vocabolo "Kush", trasformazione del nome Cuzco (un collegamento con le Ande?), sia un vocabolo non ebraico tramandatoci dalla Bibbia, che si ritrova nel nome degli Etruschi, Etr-ush e definisca gli Etiopi e la loro terra; quella di Koshu. Inoltre l'antico nome di Ur era Kish.

Quindi l'origine di molti popoli sembra si trovasse nel mezzo dell'Atlantico, in quella Rute che apparteneva ad Atlantide.

Rossi erano tutti i popoli sulle sponde delle terre intorno a quest'ultimo perduto continente: i Maya, gli Incas, gli Aztechi, gli Indios americani, i Pellirosse; razze che affermavano di provenire da una terra chiamata Aztlan o Atlan naufragata nell'Oceano Atlantico in seguito a cataclismi e terremoti.

Vivo è il ricordo fra il popolo rosso americano. I Delaware ricordano l'età dell'oro e quella della distruzione di una grande isola oltre l'oceano; i Mandan conservano un'immagine dell'Arca; i Dakota raccontano che gli avi salparono da un'isola sprofondata a oriente.

Gli Okanocan parlano di giganti bianchi su di un'isola in mezzo all'oceano che venne distrutta; i superstiti divennero rossi in seguito alle scottature del sole per aver navigato per giorni su di una canoa.

Ad uno dei più antichi ceppi della razza rossa appartengono anche i Guanci delle isole Canarie; individui con occhi azzurri, capigliatura bionda come alcuni Incas e Chimù.

Gli antichi ebrei avevano i capelli biondi e crespi non comuni ai popoli orientali, orgogliosi della loro cultura monoteista da considerarsi gli "eletti".

Seguendo le tracce di questo colore giungiamo fino al Pianeta Rosso: "Marte". Secondo Brinsley Le Poer Trench, il libro di Enoch proverebbe che l'Eden si trovava su quel pianeta. Enoc nel terzo cielo, quello di Marte, appunto, contemplò il giardino del Paradiso e al centro vide l'albero della Vita.

Perchè queste caratteristiche venivano associate al 'divino'? E come mai troviamo tratti caucasici, indoeuropei presso culture che, secondo la storia e la genetica, non dovrebbero avere avuto contatti fino al XVI secolo? E perchè tutti parlano di una origine di queste divinità da un luogo sconvolto da un cataclisma e quindi sede e origine di queste caratteristiche fisiche?

Per cercare di rispondere alle sopraccitate domande dobbiamo tornare all'ibridazione e chiamare in causa un noto passo biblico.

"quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sopra la faccia della Terra e nacquero loro delle figliole avvenne che i figli di Dio videro che le figliole degli uomini erano belle e se ne presero per mogli tra tutte quelle che più loro piacquero e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell'antichità”

Quali uomini? I Sapiens, nati dall'esperimento genetico degli Anunnaki promosso da Enki come narrato nell'Inuma ilu Awilum e anche nella Genesi biblica se vogliamo.

Quali figli di dio? I figli appunto degli Anunnaki arrivati da Marte.

Quali famosi eroi dell'antichità? Coloro che saranno ricordati come 'Giganti', uomini famosi, probabilmente caratterizzati da biondismo e/o rutilismo. I cosiddetti Nephilim e che si collegano alla figura e al ruolo di Atlantide non tanto quale culla non del genere umano, che rimane l'Africa e la teoria dell'Out of Africa, tanto quanto punto di origine di quelle caratteristiche fenotipiche attribuite a quelle divinità civilizzatrici che effettivamente dopo il diluvio riportarono la civiltà nel mondo secondo l'ipotesi Out Of Atlantis.

Un parallelismo tra le teorie Out of Africa II e Out of Atlantis dove una non sostituisce l'altra ma si integrano armoniosamente.



Non sto parlando di razze secondo i tradizionali canoni. Sto parlando di eredità genetiche, alberi genealogici che hanno avuto origine da diversi punti di partenza e dove, per qualche motivo, alcune caratteristiche fisiche (occhi azzurri+capelli  biondi  oppure  occhi  verdi+capelli  rossi)  rappresentavano  un  elemento  identificativo  di  coloro che appartenevano a delle stirpi divine.  

I punti di partenza genealogici possono essere  L'Homo  Heidelbergensis  (H.Erectus/Ergaster)  da  cui  ha avuto  origine  il  fenotipo  negroide  e  gli aplogruppi ad esso collegati derivanti dalla prima ibridazione.  

Il Neanderthal da cui ha avuto origine il fenotipo del rutilismo (capelli rossi e pelle chiara) tratto fenotipico dominante  degli  abitanti  della  paleo-Europa.  Fenotipo  che  ragionevolmente  mi  fa  pensare  agli  individui selezionati per portare la civiltà nel mondo dopo il Diluvio, gli Enkiliti, gli Elohim.

Il  Cro-Magnon,  biondo  con  gli  occhi  azzurri, alto tra 1,80 e 1,90 m,  antagonisti  dei  Neanderthal come peraltro ricordato nel passo biblico in cui si parla di Esaù e Giacobbe. Tra l'altro una statura di quel livello significava apparire come 'Gigante' rispetto all'altezza media del Sapiens.

Il successivo incrocio tra  tutti  questi  fenotipi  nel  corso  dei  millenni  ha  portato  all'uomo  moderno con la diversità  di caratteristiche evidenziata dai numerosissimi rami genetici chiamati aplogruppi.

Possiamo allora giungere al seguente schema che descrive sinotticamente le riflessioni fin qui fatte per cercare insieme di definire una conclusione a questo percorso storico.


Il mito classico ci racconta di una violenta guerra tra Titani e Dei con la vittoria di questi ultimi. Guerre incredibili sono citate anche nei testi sanscriti Veda come il Mahabarata dove vengono descritte armi che ricordano i più moderni arsenali bellici e anche più avanzate. La Bibbia stessa ricorda la cura con cui Yahweh procede all'annientamento del popolo degli Anakiti (notare l'assonanza con Anunnaki) e lo sterminio di Giganti viene più o meno raccontato in molte leggende di diverse culture un po' ovunque nel mondo.

Come se a un certo punto, nella storia remota, forse ancor prima del Diluvio Universale, in quella che fu la utopica età dell'oro, l'Atlantide, i Nephilim si fossero ribellati al potere dei 'padri' Titani in una sorta di guerra civile pro-tempore in cui i Sapiens diventavano eserciti, pedoni di una ipotetica scacchiera.

Zeus che combatte contro Crono. Davide (biondo) che combatte contro Golia (titanico gigante anakita). Thor (il rosso) e Odino (il biondo) che combattono contro l'equivalente dei Titani greci nella mitologia norrena.

I biondi (o rossi) Nephilim contro i 'vecchi' Titani Anunnaki in guerra tra di loro per diventare gli Elohim, gli Dei e regnare incontrastati sugli Uomini Sapiens Sapiens nei millenni a venire.


Fonti
Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni, Edizioni di Ar, Padova 1978.

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