lunedì 4 agosto 2014

La Verità di Hidden Hand

Per ogni sincero ricercatore questo documento ha un valore unico e straordinario perchè getta un ponte fra la letteratura esoterica e quella cospirazionistica. Fa intendere che il male che vediamo nel mondo non è messo lì “a caso” ma segue un ben preciso disegno evoluzionistico; spiega che gli esseri che portano avanti il programma di distruzione globale non sono impazziti o disumani, ma hanno una consapevolezza di molto superiore alla nostra di quanto accade nelle alte sfere. Fornisce una chiave di lettura unica e imperdibile, assolutamente in linea con i valori del discernimento e del distacco. Vi lasciamo ora alla mirabile prefazione di Jervé:

“L’approssimarsi del momento in cui i responsabili materiali delle condizioni in cui versa il mondo verranno fermati dal compiere ulteriori misfatti e verranno sottoposti a giudizio per quanto sinora commesso, rende di straordinaria attualità un testo che per la nicchia di truthseeker è ormai un classico, ossia il Documento di Hidden Hand.

L’entusiasmante avanzamento della linea di consapevolezza che ha interessato la popolazione in questi ultimi tempi rende ora possibile ad un maggiore numero di persone l’accesso alle conoscenze contenute in questo documento, senza che vi sia rigetto, per il fatto che esse vanno a scuotere i riferimenti di base della nostra concezione della vita, delle categorie del bene e del male e della storia conosciuta, o senza che vi sia incomprensione, poiché lo spessore concettuale delle conoscenze in esso espresse presuppone uno stadio evolutivo avanzato della coscienza del lettore. Ma quello che si acquisirà, dopo una lunga e paziente lettura, è la comprensione profonda di tre concetti chiave:

1 - Quello che noi chiamiamo “male” è una componente imprescindibile del processo evolutivo.

2 - Ai massimi livelli nella fazione del “male” sono pienamente consapevoli della funzione “divina” che la componente negativa svolge nel processo di apprendimento della coscienza collettiva e sono quindi consapevoli del ruolo tanto ingrato quanto indispensabile che si sono accollati in quanto anime, incarnandosi in quelle persone che cominciamo ora ad individuare come i responsabili dello sfacelo del mondo.

3 - Quella che chiamiamo “vita” è una sorta di immenso “gioco di ruolo olografico” in cui gli eventi effettivi sono le dinamiche di apprendimento coscienziale, mentre tutto il resto, nascite, morti, costruzioni e distruzioni, sono “rappresentazioni” funzionali al dipanarsi del gioco.

Capire in profondità questi concetti ci aiuta a capire in una più vasta visione gli eventi che ci attendono, dando anche ai ruoli più spiacevoli, che susciteranno di primo acchito la nostra reazione emotiva più rabbiosa, un più profondo, utile ed equilibrato significato, che si tradurrà in un’enorme balzo in avanti della nostra stessa coscienza di individui e di collettivo.

Per questo motivo abbiamo ritenuto di proporlo ai nostri lettori, ringraziando chi a suo tempo si è occupato di farne una attenta traduzione, ossia il team di Anticorpi.info. Fondamentali per la corretta comprensione ed inquadramento del documento sono inoltre i due testi introduttivi di Viator e Synthesis, due autori di riferimento del blog che con questi pseudonimi si identificano.

Una notazione di dettaglio: il testo risale al 2008, e all’interno l’insider fa alcune previsioni di eventi che non si sono verificati nel modo descritto. Egli stesso specifica che gli scenari sono comunque sempre variabili e non interamente prevedibili, inoltre vi sono varianti e piani alternativi. Noi specifichiamo altresì che alcune previsioni errate possono anche significare che quello che chiamiamo “governo ombra” del mondo, non è virtualmente onnipotente come potremmo pensare, ma deve anch’esso fare i conti, malgrado il potere immenso, con intoppi, imprevisti e difficoltà.”

Abbiamo predisposto una nuova impaginazione del testo consultabile direttamente qui sul blog. Non fatevi spaventare dal numero di pagine: i caratteri sono grandi per permettere a tutti una più agevole lettura a schermo intero, che i più “assetati” potranno completare tranquillamente nel giro di un giorno o due. Se invece siete fra quelli che preferiscono la carta stampata, potete scaricare il documente.pdf cliccando sulla copertina del libro in fondo all’articolo. Buona lettura a tutti.

“Coloro i quali saranno caratterizzati da una polarità prevalentemente positiva (Amore e Luce) ascenderanno ad una nuova meravigliosa quarta densità terrestre, dove si inizierà a lavorare sulla dimostrazione d’Amore e Compassione. Sarà una splendida Età dell’Oro. Nella quarta densità inizierete ad aprirvi ai vostri veri poteri in quanto entità uniche ed individualizzate dello Infinito Creatore. Potrete eseguire le opere e le meraviglie che promise colui che chiamate Gesù. Sarà un momento molto magico per voi.”

domenica 3 agosto 2014

Giganti nel mondo. La Tribù dei Waorani in Ecuador

Genesi 6:4; Deuteronomio 1:28; Deuteronomio 2:10-11,20-21; Deuteronomio 9:2; Deuteronomio 3:11; Numeri 13:33; 1Cronache11:23; 1 Samuele 17:4…questi soltanto alcuni dei passi biblici che parlano di uno degli argomenti più misteriosi che la storia abbia mai incontrato: i Giganti.


Molti indizi ci portano a pensare che, in un tempo remoto, una razza simile alla nostra, ma di proporzioni gigantesche, sia vissuta sul nostro pianeta; una razza che, come vedremo, avrebbe assunto diversi nomi e lasciato molte tracce, sia pure oggi disperse nel mito e nella leggenda.

Quello che stiamo per affrontare è di certo uno dei temi più scottanti dell’archeologia, così come delle scienze parallele, un tema così vasto che trova spazio anche nella moderna Ufologia e nelle teorie alternative della creazione; si tratta di una ricerca che molto spesso si è scontrata con l’archeologia ortodossa, che è stata vittima di innumerevoli insabbiamenti, oltre che presa spesso di mira dai falsari e dai cacciatori della notorietà ad ogni costo.

Spesso il mito dei Giganti è stato portato come spiegazione ad innumerevoli siti archeologici ancora senza una plausibile risposta, rimangono però delle testimonianze degne di nota, e il forte sospetto che il voler ad ogni costo riportare al mito la storia dei Giganti nasconda il bisogno di coprire una scomoda verità.

Da tempo immemorabile e nei luoghi più svariati della terra, sono stati rinvenuti resti umani appartenenti ad una misteriosa razza caratterizzata da proporzioni fisiche fuori dal comune; scheletri o parti di strutture ossee con una altezza variabile dai due ai cinque metri, manufatti dalle dimensioni eccezionali, orme impressionanti.

Tralasciando per adesso i miti antichi provenienti dalle regioni orientali e dalle Americhe, iniziamo con il ricordare quanto descritto nel Libro della Genesi, e più precisamente al versetto 4 del sesto libro: i giganti si congiunsero con le figlie degli uomini, disobbedendo agli ordini divini, e generando una nuova stirpe.

Chi erano queste misteriose creature? Forse gli Angeli Caduti? Oppure una razza già esistente sulla Terra che si espanse verso nuove conquiste?

La stessa storia, sia pure con qualche sostanziale differenza, viene ricordata nel Libro di Enoch; il Patriarca, infatti, condotto in volo fino al Quinto Cielo, vede di persona degli esseri giganteschi, gli stessi che identifica come gli Angeli Caduti, padri di una successiva stirpe di Giganti che terrorizzò la Terra.

Stranamente, ma forse neanche più di tanto, questa storia non è patrimonio esclusivo della Bibbia; la stessa situazione venne descritta a Cortez nel XVI secolo dagli Incas, quando, ricordando il mito della creazione, gli parlarono di una razza di Giganti discesa dal cielo che aveva avuto rapporti con le loro donne.

A testimonianza della veridicità dei fatti, venne regalato a Cortez un femore della stessa lunghezza di un uomo di media statura; lo strano reperto venne inviato in dono al Re di Spagna.

Non abbiamo documentazione sufficiente per suffragare questo avvenimento, rimane però il fatto che la tradizione biblica era quasi universalmente conosciuta; trovandoci comunque a parlare di avvenimenti molto lontani nel tempo, è opportuno fare almeno una precisazione: ammesso che l’osso femorale sia realmente esistito, il rapporto in merito alla sua altezza deve essere fatto con la statura media del tempo, e non certo con quella moderna.

Lo stesso discorso vale per il rinvenimento avvenuto in Inghilterra durante il Medioevo; i resti di un uomo alto circa 4,60 metri con accanto una spada di oltre due metri: si tratta di notizie che non possono essere formalmente validate, ma le annotazioni sono così tante, e provenienti dalle fonti più disparate, che risulta difficile non pensare che esista comunque una verità di fondo.

La flotta di Magellano, nel 1520, ebbe un contatto con un gigante, e l’evento fu così sconvolgente che uno degli ufficiali, Pigafetta, si premurò di annotarlo minuziosamente nel diario di bordo; nel 1578 l’esploratore inglese Francis Drake, negli stessi luoghi descritti da Pigafetta, si scontrò con degli uomini alti più di due metri e trenta.

Le stesse identiche storie vengono narrate dai vari esploratori della Patagonia, e lo stesso Charles Darwin parla di uomini e donne che superano i due metri d’altezza.

Chi erano queste strane creature? Forse eredi dei mitici Giganti descritti da innumerevoli tradizioni?

Tenendo conto dell’altezza media di un tempo, si potrebbe obiettare che si sia trattato di semplici coincidenze, ovvero di incontri con persone che erano la classica eccezione alla regola; in questo caso, comunque, ci troveremmo a descrivere tutta una serie di coincidenze avvenute in luoghi diversi e tempi diversi; possibile che tutti i testimoni si trovarono ad osservare gli unici uomini che superavano l’altezza media?

Altro dato rilevante è l’osservazione delle testimonianze pervenute dalla Patagonia; se dividiamo lungo una linea temporale gli incontri avvenuti, ci troveremmo ad osservare come, andando avanti nel tempo, la statura descritta diventa sempre più bassa, quasi a testimoniare un originario incrocio di razze con esseri giganteschi che man mano ha attenuato i suoi effetti con le successive contaminazioni; in ogni caso, ancora oggi, l’altezza media dei popoli della Patagonia si aggira intorno a 1,85 metri.


Chi invece fosse sfiorato dall’idea che si tratti di notizie datate, che non troverebbero posto nell’età moderna, si potrà ricredere consultando una copia del Daily Mirror datata maggio 1966: una banda composta da uomini alti più di 2,20 metri, proprio in quel periodo, terrorizzava alcune tribù della foresta amazzonica; testimone dell’accaduto fu anche un gruppo di ufficiali appartenenti all’Aeronautica Brasiliana.

Tre anni più tardi, nel 1969, uno scavo archeologico nei pressi di Terracina, ravvivò nuovamente l’interesse per i Giganti: cinquanta sarcofagi di terracotta, senza alcuna iscrizione o segno che ne permettesse l’identificazione, contenenti resti di persone alte anche 2,15 metri.

Ritrovamenti del genere, per quanto possa apparire poco credibile, ne esistono a centinaia, difficilmente però si riesce a saperne qualcosa in più; la scienza ufficiale ha da sempre negato l’esistenza dei Giganti, siano essi vissuti in epoche remote che in un periodo abbastanza recente.

Questo fronte compatto di negazionisti porta inevitabilmente ad un processo di disinformazione, oltre che alla perdita materiale dei reperti.

Se i Giganti sono realmente esistiti, se la storia che narra la Bibbia e che è riscontrabile in molte altre culture, antecedenti o meno al libro sacro, descrive una antica verità, dovremmo allora avere delle tracce visibili; esistono davvero? E’ possibile trovare un filo comune che leghi i Giganti alla nostra epoca, all’ipotesi Ufologica e alle narrazioni dei Miti?

Proviamo a cimentarci in questa affascinante ricerca: non disponiamo di nessuna documentazione che ci aiuti a delineare l’aspetto fisico della prima razza di Giganti, possiamo soltanto azzardare l’ipotesi che, in qualche modo, non appartenessero alla razza umana.

Di contro possiamo provare a sbilanciarci partendo dall’informazione relativa al loro accoppiamento con le figlie degli uomini; la nuova stirpe che venne generata doveva di certo possedere geni da entrambe le parti, in pratica il DNA dei Giganti venne incorporato in quello umano. Posta come punto di partenza questa ipotesi, dovremmo ritrovare alcuni aspetti caratteristici esaminando da questo punto di vista quelli che, ipoteticamente, potrebbero essere gli ultimi discendenti.


Possiamo in questo caso aiutarci con le scarse e frammentarie notizie pervenute nel tempo; attestato che possedevano una enorme forza fisica e una non comune statura, quello che più ci interessa è però una strana caratteristica descritta in molti testi antichi: i Giganti, o la maggior parte di essi, possedevano sei dita, sia nelle mani che nei piedi.

Si tratta ovviamente di una caratteristica che può essere rintracciata in alcune malformazioni; questo non ci darebbe la prova concreta, ma esiste una tribù in Ecuador presso la quale tale caratteristica è prominente, la tribù dei Waorani.

Così come i Giganti, gli Waorani, hanno sei dita, e allo stesso modo presentano un carattere altamente bellicoso e violento, tanto che più del 50% delle morti registrate negli ultimi cinque anni sono state frutto di omicidi.

Esami medici hanno dimostrato che i Waorani non si ammalano mai di cancro, non hanno malattie cardiovascolari, non soffrono di pressione alta o allergie; come i Giganti sono alti, fieri, posseggono sei dita e sono estremamente bellicosi.

Altra popolazione assimilabile geneticamente alla Mitica Stirpe è quella dei Melugeons, con i quali venne in contatto l’inglese James Needham nel 1673; anche in questo caso l’uomo notò con meraviglia le famose sei dita nelle mani e nei piedi.

Lo stesso fenomeno venne documentato nei pressi di Efeso, in Turchia, si tratta di casi nei quali il gene responsabile è diventato dominante, e quando ciò accade il gene non può che provenire dal passato, se poi in questo passato ritroviamo una razza che assume tutte le caratteristiche riscontrate diventa impossibile pensare ad una semplice coincidenza.

Questa strana caratteristica fisica, descritta tra l’altro in Samuele 21:20, è stata spesso riscontrata anche nei ritrovamenti di scheletri, ad esempio nel 1981 in Arizona e nel 1895 in Irlanda.

Uomini e donne con sei dita, scheletri con sei dita, antiche testimonianze che narrano di Giganti con sei dita; troppe coincidenze, e la sequenza non si ferma di certo qui.


In Cile, a Cueva Milodon, esiste un petroglifo scolpito dentro una caverna, che rappresenta un Gigante con sei dita; le stesse incisioni sono riportate dal popolo del Pueblo, insieme a tutta una serie di impronte e piedi disegnati sempre con sei dita.

La descrizione di questa strana caratteristica fisica, è rintracciabile in centinaia di culture, racconti, incisioni, statue di divinità, dal più remoto passato fino ai nostri giorni.

William Rutledge, parlando della missione di recupero Apollo 20, menziona un umanoide con sei dita; nel famoso filmato dell’autopsia aliena si nota come la figura distesa sul lettino possegga sei dita per mano e sei dita per piede; nel pannello mostrato tra i presunti detriti di Roswell si notano incisioni di mani con sei dita; molti testimoni di incontri ravvicinati parlano di creature con sei dita, e lo stesso accade nelle registrazioni delle sedute alle quali si sottopongono le vittime di rapimenti alieni.


Allo stesso modo molte raffigurazioni Sumere rappresentano personaggi con sei dita, gli Anunnaki presentano sei dita così come gli Oannes; tutte coincidenze? Perché tutte le tracce scoperte fino ad oggi debbono necessariamente appartenere al mito?

Tentare di rintracciare una plausibile verità intorno al Mito dei Giganti non è facile; molte sono le problematiche da risolvere, soprattutto quelle di carattere scientifico.

Non dimentichiamo che lo scheletro umano riesce a sopportare una struttura ben definita, non dimentichiamo neanche che il Gigantismo è una patologia oggi ben conosciuta, ma anche un fenomeno che anticamente avrebbe dato adito ad innumerevoli, fantasiose interpretazioni; non dimentichiamo infine che risulta estremamente importante focalizzare con precisione il periodo storico che vide su questa terra la razza dei Giganti.

Se infatti è vero che la struttura fisica è direttamente connessa con la gravità terrestre, è anche vero che tutte le ricerche effettuate ad oggi presentano come punto storico di riferimento il periodo preistorico, l’era dei dinosauri, partendo dal punto di vista degli insegnamenti cattedratici; esiste però anche una teoria ciclica, una teoria che vede le civiltà nascere, morire e rinascere sull’onda di immani cataclismi.

Quali erano le condizioni atmosferiche del nostro pianeta più di cinquanta milioni di anni fa? Erano tali da permettere l’esistenza di creature simili ai Giganti?

Esistono in effetti delle teorie che ipotizzano una massa inferiore del nostro pianeta in epoche remote; altra interessante ipotesi di ricerca è invece quella dell’Universo Elettrico, ovvero di una gravità non costante ma variabile, con un universo composto al 95% da plasma.

In questo caso, possedendo il plasma delle leggi differenti dagli altri tre stati della natura conosciuti (solido, liquido e gassoso), si potrebbe ipotizzare uno sviluppo abnorme della struttura fisica.

Secondo questa teoria, abbastanza rivoluzionaria, l’attuale cosmologia sarebbe in buona parte errata, poiché la formazione delle galassie e dei sistemi planetari non sarebbe avvenuta grazie all’interazione gravitazionale, bensì sulla base dell’interazione elettromagnetica che si crea nel plasma.

Anche se toccare le leggi fisiche, si potrebbero avanzare altrettante ipotesi: un’atmosfera più densa, una maggiore velocità di rotazione terrestre con un conseguente effetto centrifugo, una Luna molto più vicina al nostro pianeta che si muove in sincronia con Pangea contrastando l’effetto gravitazionale terrestre.

sabato 2 agosto 2014

Le Rivelazioni di Hidden Hand e l'importanza del Player C

Il punto di vista dei "cattivi"... Le parole di Hidden Hand, insider del Player C riguardo le strategie del Player C e il motivo del perché anche il Player C è funzionale a questo grande gioco cui partecipiamo.

Hidden Hand

Il Dialogo con "Hidden Hand"(Mano nascosta) è un insieme di domande e risposte fornite da un auto-descritto insider Illuminato e membri del Forum Above Top Secret che è stato registrato nel mese di ottobre 2008. L'insider risponde alle domande in modo sincero e coerente, e rivela preziose informazioni sui meccanismi di controllo segreti utilizzati da un gruppo elitario di addetti ai lavori che  chiama "The Family". 

Tra le molte intuizioni che dà, è che la leadership della famiglia è molto in linea con un gruppo di visitatori extraterrestri. Se vero, i dialoghi forniscono molte risposte a come il nostro mondo è segretamente gestito, come la questione extraterrestre si applica ad essa, e che cosa può accadere alla fine del calendario Maya nel 2012, e molte cose comincerebbero ad essere chiare, tipo i presunti contatti che i presidenti come Eisenhower, hanno avuto con gli alieni.

Il dialogo con Hidden Hand è basato sulla premessa che il segreto di gruppi di élite è quello di controllare il nostro pianeta, cosa che hanno fatto per millenni.  Questi gruppi di élite sono stati descritti come gli Illuminati, i Nephilim, ecc.. in libri come Rule by Secrecy, Gods of Eden, e The Biggest Secret. 


L'idea di base è che un ristretto gruppo di famiglie con diverse linee di sangue hanno accumulato potere, e questo passa da una generazione all'altra. In realtà, questo è proprio come l'insider (la "mano nascosta") introduce lui o lei stessa, e descrive il gruppo al quale appartiene:

"Sono un membro generazionale di una famiglia Bloodline Ruling ... La nostra Lineage può essere fatta risalire nell'antichità. Fin dai primi tempi della vostra registrata "storia", la nostra famiglia è stata a "dirigere il gioco" da dietro le quinte, in un modo o nell'altro."

La Mano Nascosta rivela il numero di linee di sangue principali che compongono "The Family":
"Ci sono 13 principali linee di sangue e da queste ne nascono molte altre, proprio come nascono i fiumi.  Se si immagina le 13 linee originali come colore primario, che possono essere mescolati per creare una vasta gamma di altri colori, allora si avrà qualche comprensione. Anche in questo caso, nessuna concorrenza, solo famiglia."

Hidden Hand descrive la struttura delle linee di sangue dominanti come segue:
"Nel grande schema delle cose, la linea non è importante quanto la Casa, la Casa, non è importante quanto la Famiglia. La famiglia è tutto. Non importa la Casa , siamo One (veramente internazionale) Family(Una Famiglia). Immaginate, se volete, un corpo. Una casa rappresenterebbe un organo vitale o parte del corpo all'interno dello stesso Corpo. Ogni parte ha un ruolo importante da svolgere nel funzionamento del tutto, e ciascuno di noi, del "tutto" è la nostra lealtà indivisa. Come ho detto, molte linee (molte più di quanto voi siate a conoscenza ), una sola famiglia."    

Così, per esempio, una particolare linea di sangue, i Rothschild, fa parte di una Casa che controlla le finanze internazionali. Ma è proprio a questo punto che le teorie sulla creazione dell'uomo da parte degli alieni, si vedrebbero concretizzate. Stando a quello che dice Hidden Hand delle tredici linee di sangue di base, solo tre sono native della Terra. Il resto sono di un altro mondo, i cosiddetti Angeli caduti o Nephilim, come descritto nel Libro di Enoch. L'insider identifica chiaramente dove la massima potenza si trova tra le tredici linee di sangue:  
"Voglio essere chiaro su questo tema Bloodline. Quelli che sanno, sono di stirpe terrena. Sì, hanno il loro posto nella famiglia, ma le linee di potere reale, non provengono da questo pianeta."
  
Le linee di sangue più potenti sarebbero da attibuirsi a ciò:
"Il nostro Creatore, è quello che chiamano '"Lucifero', "Il Portatore di Luce" e "Luminosa Stella del mattino". Il nostro Creatore non è "The Devil", come è stato falsamente rappresentato nella vostra Bibbia. Lucifero è quello che si potrebbe definire un "Anima complesso di memoria collettiva", che si è evoluta al livello della sesta densità .... In apparenza, si dovesse contemplare l'espressione più completa di Lucifero del nostro essere, l'aspetto sarebbe quello di un sole o una "Stella Luminosa". Oppure, quando scendendo in una vibrazione di Densità 3, dovrebbe apparire come quello che potremmo definire un "angelo" o "Essere di Luce".

E a qanto pare, l'Hidden Hand si rifà al discorso delle vibrazioni e dei vari piani di esistenza, al fatto che probabilmente l'uomo ha scambiato gli Alieni per Dei. Mi viene in mente un documento dell'FBI che venne tradotto, in cui si diceva chiaramente che gli Alieni non erano entità "materiali". 

Ma andiamo avanti. Questo è come la Hidden Hand giustifica perché la famiglia si impegna in comportamenti che molti descrivono come il male:
"Dobbiamo essere visti come il male, come il Negativo, se vogliamo raggiungere li obiettivi di controllo totale".
  
Perchè essere visti come il male se si vuole il controllo? L'Hidden Hand lo spiega in questo modo:
"Abbiamo bisogno di una percentuale molto alta di polarità negativa, se vogliamo ottenere una raccolta negativa. È per questo che lavoriamo duramente per essere polarizzati più negativamente possibile. Questo è ciò per cui siamo stati mandati qui. E 'il nostro contratto, ed è sempre stato quello di aiutare, fornendo il "Catalyst".

Per "Catalyst" (catalizzatore) Hidden Hand intende dire, compiere azioni per indurre l'umanità a fare quelle che sono determinate scelte morali:
"Violenza, guerra, odio, avidità, di controllo, riduzione in schiavitù, genocidio, tortura, degrado morale, prostituzione, droghe, tutte queste cose e più, servono il nostro scopo"

L'obiettivo finale deve essere di risvegliare l'umanità, di intraprendere azioni per fermare tutto ciò, per evitare una volta per tutte, queste violenze e negatività. 
"Il paradosso di tutto ciò è che siamo co-creatori di tutto". 

Hidden Hand, lancia un chiaro messaggio: se vogliamo che la vita di ognuno di noi cambi, dobbiamo cambiare il nostro comportamento nei confronti della vita degli altri e senzibilizzarci il più possibile verso gli episodi di violenza a cui siamo abituati quotidianamente.

Ma questa famiglia "luciferiana" non controllerebbe infatti solo il nostro pianeta, ma controllerebbe moltissimi pianeti di molte galassie. Per fortuna, Hidden Hand dice che esiste un gruppo di persone (ma lei non sa chi siano) che si oppongono alle forze "luciferiane". 

E quindi cosa centra il 2012? Il concetto era già presente nel The RA material (1981-1984) e viene ripreso da Hidden Hand. 

Infatti il famoso dicembre 2012, dovrebbe essere un "salto". Gli individui saranno valutati per quella che è la loro etica, dovranno decidere se stare al servizio del sè o degli altri, e saltare così dalla terza densità alla quarta. 


Qui il documento integrale... il cui livello di comprensione dipende dal livello di consapevolezza che avete raggiunto. Il mio consiglio? Leggerlo interamente sospendendo il giudizio, come ho fatto io, lasciarlo in un cassetto e, a distanza di mesi/anni, dopo intense ricerche, tornare a rileggerlo e ancora così... fino alla fine del tempo a vostra disposizione...

venerdì 1 agosto 2014

L’Impero dei Khazari e le origini dimenticate

Articolo a firma di Nicola Bizzi tratto dal link posto in fondo

Un pagina di storia volutamente rimossa e dimenticata ci insegna quanto sia assurdo e insensato definirsi oggi “antisemiti”. Chi oggi, stupidamente, si definisce “antisemita” e predica l’”antisemitismo” si dimostra profondamente ignorante dal punto di vista storico.

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A prescindere dalla versione mitologica biblica (Genesi X-XI) che indica come discendenti di Sem, figlio del patriarca Noé, tutta una serie di nazioni dell’area del Vicino Oriente Antico, e dalle analisi scientifiche che mostrano come i popoli genericamente indicati come “semiti” condividano una notevole affinità che confermerebbe la discendenza da antenati comuni, quello semita viene generalmente riconosciuto dagli storici come un vasto ceppo linguistico che comprende l’Arabo, l’Ebraico, l’Aramaico e le antiche lingue ugaritico-cananee (da cui discesero gli idiomi parlati dai Fenici e dai Cartaginesi), l’Amarico, l’Accadico, l’Assiro e l’Amorreo. Quindi anche i Cananei e gli Amorrei parlavano lingue appartenenti a questo gruppo, benché nella Genesi vengano descritti come “figli di Cam”. Al ceppo semita sono inoltre riconducibili gli idiomi parlati a Malta e a Socotra, nell’Oceano Indiano. Non erano invece assolutamente semiti, dal punto di vista linguistico, i Sumeri, i Filistei, gli Hittiti ed i popoli egeo-lelegici della costa anatolica quali i Misi-Troiani, i Lidi, i Lici, i Cari, etc.

Ritengo quindi, personalmente, che il concetto di “semita” sia da intendersi prevalentemente dal punto di vista linguistico, come dovrebbe essere del resto per il concetto di “indo-europeo”, per quanto alcuni archeologi la pensino diversamente. Quello indo-europeo è infatti un ceppo puramente linguistico. Non sono esistiti nell’antichità popoli indo-europei, ma popoli che parlavano o che adottarono idiomi del ceppo indo-europeo.

Dirsi oggi “antisemiti” sarebbe un po’ quindi come dirsi anti-fenici, anti-assiri o anti-maltesi, oppure anti-arabi o anti-ebrei, anche se, volgarmente, questo concetto viene comunemente applicato all’ultima di queste accezioni.

Altra cosa è invece l’anti-sionismo, ovvero l’opposizione ad una ideologia relativamente giovane (è nata infatti nel 1887). Non si deve quindi assolutamente confondere l’anti-sionismo con l’anti-semitismo. Mentre il secondo rappresenta già di per sé una contraddizione dal punto di vista semantico e viene generalmente perpetrato con finalità razzistiche o discriminatorie, l’anti-sionismo rappresenta invece la legittima opposizione ad una ideologia nazionalista e dai connotati razzisti. 

Tanto per fare un esempio, il Partito Comunista Italiano, di cui l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato uno dei massimi dirigenti, si è sempre apertamente dichiarato, nella sua linea politica, anti-sionista. Lo stesso Napolitano che oggi confonde volutamente, nei suoi discorsi pubblici, i due termini, arrivando addirittura ad accumunarli nel medesimo significato. Eppure sono moltissimi, non solo in Israele ma anche negli Stati Uniti, gli Ebrei che rifiutano il Sionismo e che si oppongono strenuamente a questa ideologia.

Per poter comprendere cosa sia in realtà il Sionismo e quali ne siano i reali scopi ed obiettivi, è necessario fare un passo indietro nella storia e prendere atto di una verità “scomoda” e troppo a lungo taciuta.

Il Sionismo è stato ufficialmente fondato nel 1897 da Teodor Herzl, un giornalista ebreo ashkenazita con cittadinanza austriaca, con l’obiettivo di instaurare in Palestina un prosaico stato ebraico. Si è però fin dall’inizio dimostrato nei fatti un pericoloso movimento nazionalista ashkenazita, caratterizzato da un marcato razzismo verso le culture dei popoli e delle nazioni non appartenenti al suo modello di “civiltà”.

Come hanno avuto il coraggio di ammettere nei loro studi alcuni intellettuali di fede ebraica, tra cui Arthur Koestler, la stragrande maggioranza di quella che oggi viene considerata la popolazione “ebraica” mondiale non ha alcun legame storico con la terra di Israele. 

Essa non discenderebbe, infatti, dall’Israele biblico, bensì dall’antico popolo dei Khazari, stanziato già attorno al VII° secolo in quella grande regione oggi corrispondente alla Russia meridionale e all’Ukraina, fino alle montagne del Caucaso. Si tratta di una grande verità storica sempre accuratamente taciuta dai vertici sionisti, in quanto, come ha apertamente sottolineato Alfred M. Lilienthal, ex funzionario del Dipartimento di Stato U.S.A., essa rappresenta di fatto “il tallone di Achille di Israele”, perché dimostrerebbe come le rivendicazioni territoriali dei sionisti sul territorio della Palestina non avrebbero in realtà alcun fondamento storico oggettivo.

La maggior parte delle informazioni sui Khazari in nostro possesso deriva dall’antica storiografia araba, ebraica, armena e bizantina, da antiche leggende slave e, soprattutto, dalla notevole quantità di reperti archeologici che questo popolo ci ha lasciato e che ci fornisce molte informazioni sul suo sistema socio-economico e sulle sue credenze religiose. 

Sappiamo, ad esempio, che veneravano il fallo e che celebravano riti che prevedevano sacrifici umani. Come gran parte dei popoli originari delle steppe, i Khazari professavano una religione sciamanica basata sul culto di Tingri, il Dio creatore della natura, con alcuni influssi chiaramente derivanti dal confucianesimo. La loro area di stanziamento, però, soprattutto nelle città greche sul Mar Nero e nella zona della Crimea era, fin dal periodo precedente alla Diaspora, fortemente abitata da popolazioni ebraiche, tanto che in alcuni distretti, già alla fine del VII° secolo, gli Ebrei formavano la maggioranza della popolazione.

Il  nome “Khazar” sembrerebbe derivare dalla radice turca “qaz”, che significa “vagabondare”. Come sottolinea Lawrence M. F. Sudbury, come per le loro origini nomadiche, anche per quanto riguarda tutta la iniziale storia khazara di stanziamento nell’area a sud dell’odierna Russia, le certezze sono molto poche. Certamente i Khazari dovevano essere parte dell’impero Göktürk, fondato dal clan Ashina dopo la loro vittoria contro gli Juan nel 552. Molto probabilmente, quando le guerre tribali portarono alla frantumazione di tale impero e allo sviluppo di numerose confederazioni minori, i Khazari rimasero fedeli agli Ashina, tanto che nel 670 li troviamo in guerra contro i Bulgari, della cui migrazione verso occidente furono probabilmente causa.

É in questo periodo che i Khazari divengono indipendenti (pur mantenendo molte delle istituzioni del vecchio impero) e fondano un loro khanato con capitale prima a Balanjar (oggi identificata con il sito archeologico di Verkhneye Chir-Yurt), poi, intorno al 720, a Samandar, città costiera del Caucaso settentrionale, infine, verso il 750, a Itil (oggi Atil), ai margini del Volga, che rimase il cento amministrativo del loro regno per più di 200 anni.

I Khazari arrivarono a controllare un impero esteso e potente che si estendeva per buona parte della Russia e che aveva come naturali confini il Mar Nero, il Mar Caspio, i Monti Urali e la Catena del Caucaso, confinando a Sud-Ovest con l’Impero Bizantino, a Nord-Ovest con la Rus’ di Kiev, a Nord con le terre abitate dai Bulgari del Volga ed a Sud-Est con la Persia. Erano per lo più commercianti e “mediatori” e riscuotevano le tasse sulle merci che attraversavano le loro terre, beneficiando della posizione strategica del loro territorio, attraverso il quale passavano le rotte fluviali che dal Mar Nero conducevano sul Mar Baltico. Il Khanato di Khazaria era così continuamente attraversato da mercanti norreni, greci, arabi, bulgari e persiani diretti a Nord e a Ovest e divenne un importante centro economico e politico, luogo di incontro e di reciproco influsso tra lingue, culture e religioni diverse (Islam, Cristianesimo, Animismo, Ebraismo).

In questa prima “fase nazionale” i Khazari dovevano essere già divisi nelle due caste dei Khazari bianchi, guerrieri e nobili con supremazia territoriale e dei Khazari neri, artigiani e commercianti sottomessi ai primi, dovevano aver già adottato il sistema turcomanno di successione monarchica, che prevedeva la presenza di un potere dualistico, con un re supremo (kargan) e un comandante dell’esercito (bek), e stavano per compiere quello stranissimo processo storico-religioso che li avrebbe resi un unicum nella storia: la conversione di massa all’Ebraismo.

Attorno al 740 d.C., infatti, il Khan khazaro Bulan si convertì all’Ebraismo, imponendo tale religione a tutte le popolazioni dei suoi domini. Ciò determinò una brusca rottura con il passato, in quanto, sino ad allora, il khanato khazaro, oltre ad essere rinomato per la sua ricchezza, era noto per la sua tolleranza religiosa. I kargan del khanato, infatti, intrattenevano relazioni commerciali e politiche con tutti i paesi circostanti e permettevano libero culto a chiunque, addirittura lasciando che ogni gruppo religioso basasse il proprio sistema giuridico sui propri dettami religiosi.

Narrano le leggende che Bulan fu spinto a compiere la propria conversione da alcuni sogni e rivelazioni “divine”, ma si trattò più verosimilmente, come concordano molti storici, di una mossa politica tesa a evitare che il suo regno venisse assorbito dal mondo cristiano da una parte e da quello islamico dall’altra. Non dobbiamo dimenticare che l’impero khazaro si trovava chiuso tra due grandi popolazioni in costante crescita: i Mussulmani a Est ed i Cristiani ad Ovest. Entrambe le religioni, pur con numerosi esempi di intolleranza interna, vedevano nell’Ebraismo un predecessore dei propri culti e l’istituzione di uno stato ebraico poteva dunque rappresentare, agli occhi di Bulan, anche un buon espediente per mantenere una specie di neutralità nel grande scontro che stava sviluppandosi.

Per meglio comprendere i motivi alla radice della “conversione” khazara, dobbiamo anche tener presente la situazione delle comunità ebraiche che a quel tempo vivevano in quella regione. Gli Ebrei, perseguitati a Bisanzio da Eraclio, Giustiniano I°, Giustiniano II°, Leone III° e Romano I°, in Persia dai Sassanidi (soprattutto dopo la rivolta di Mazdak) e, successivamente, anche se in forme minori, dagli islamici, cercarono rifugio in massa laddove già esistevano ricche comunità di loro correligionari e notevoli possibilità di instaurare fiorenti commerci. 

Questi esuli finirono ben presto per formare, nel contesto del Khanato di Khazaria, una sorta di elite mercantile che si trovò ad avere stretti contatti con l’aristocrazia locale, favorendone così la conversione. Sicuramente verso la fine dell’VIII° secolo, le famiglie reali khazare e la nobiltà si erano già convertite in massa all’Ebraismo, seguite da buona parte della popolazione. Le proporzioni di tale conversione popolare rimangono tuttora incerte: lo storico arabo Ibn Al-Faqih riporta, nel X° secolo, che tutti i Khazari erano ebrei, ma è più probabile che il fenomeno avesse interessato particolarmente i Khazari bianchi, sebbene le odierne indagini archeologiche sulle sepolture tendano a mostrare che tra l’850 e il 950 almeno il 70% della popolazione utilizzasse inumazioni israelitiche.

Dopo l’830, comunque, l’Ebraismo divenne sicuramente religione di stato dal momento che numerosi ritrovamenti numismatici riportano nomi ebraici (Zaccaria, Isacco, Sabriele, Obadiah, etc.) scelti dai re al momento della loro incoronazione. É difficile dire di che tipo di Ebraismo si trattasse, ma alcuni ritrovamenti a Rostov fanno pensare ad un ruolo centrale esercitato dall’istituzione del Tabernacolo e ad un culto molto prossimo a quello descritto nell’Esodo. Sicuramente i Khazari instaurarono strette relazioni con tutte le comunità ebraiche del Levante e della Persia (tanto che gli ebrei persiani chiesero espressamente ai kangan khazari di occupare il Califfato, insorgendo per “distruggere Babilonia”) ma anche con comunità più lontane, come testimoniano carteggi tra ebrei khazari ed ebrei spagnoli.

É probabile che i governanti khazari si vedessero come una sorta di protettori internazionali dell’Ebraismo, spesso compiendo ritorsioni sui Musulmani e i Cristiani dei loro territori qualora le persecuzioni anti-ebraiche all’estero raggiungessero picchi troppo elevati. Sappiamo, ad esempio, dallo storico persiano Ibn Fadlan che quando gli islamici, intorno al 920, distrussero una sinagoga in Persia, il re Samuele II° fece abbattere il minareto di Itil e lapidare il muezzin, dicendo che, in caso di ulteriori danni alla comunità ebraica, avrebbe fatto radere al suolo la moschea della città. Allo stesso modo, durante la persecuzione di Romano I°, il governo khazaro si vendicò attaccando e distruggendo i possessi bizantini in Crimea.Veniamo così alla complessa questione delle relazioni internazionali del khanato ed al suo ruolo di “scudo” contro la penetrazione islamica in Occidente.

La prima importante apparizione della Khazaria sulla scena internazionale si ha in una campagna di supporto del kangan Ziebel a Bisanzio contro i Sassanidi persiani per il predominio in Georgia, a metà circa del VII° secolo. 

Da quel momento in poi, il conflitto con i regni orientali divenne praticamente una costante della storia khazara. Per tutto il VII° e l’VIII° secolo i Khazari combatterono una serie di guerre conto il Califfato Omayyade che tentava di espandere la sua influenza verso il Caucaso, risultando quasi sempre vincitori. I raid contro il Kurdistan e l’Iran divennero sempre più frequenti e numerose risultanze provano che, probabilmente in alleanza con i Turcomanni, i Khazari riuscirono ad allargare notevolmente i confini del khanato. Già verso la fine del VII° secolo tutta la Crimea era stata occupata, tanto che vi sono prove della presenza di un governatore (tundun) khazaro a Cherso già nel 690, nonostante la città fosse nominalmente sotto il dominio bizantino e che verso la metà dell’VIII° secolo anche i Goti della penisola vennero sottomessi e la loro capitale, Doron, occupata.

L’alleanza con Bisanzio divenne sempre più stretta, tanto che quando Giustiniano II°, nel 704, venne esiliato a Cherso, scappò in Khazaria e sposò la sorella del kagan Busir (sebbene poi, per l’appoggio fornito da questi all’usurpatore Tiberio III°, dovette rifugiarsi in Bulgaria), mentre nel 711 l’imperatore Filippico ebbe proprio i Khazari come maggiori sponsor per la sua ascesa al trono. L’imperatore Leone III° arrivò addirittura a dare in moglie suo figlio Costantino (poi Costantino V° Copronimo) alla principessa khazara Tzitzak e, non a caso, loro figlio Leone IV° passò alla storia con il soprannome di “Leone il khazaro”.

Nel frattempo le ostilità con il Califfato continuavano: il principe khazaro Barjik invase l’Iran nord-occidentale e, nel 730, sbaragliò le forze omayyadi a Ardabil, per poi venire ucciso sette anni più tardi nella disfatta di Itil, che venne occupata brevemente (l’instabilità politica del Califfato non permetteva occupazioni di lunga durata) ma venne poi liberata nel 740 (e alcuni storici ritengono che l’idea dell’assunzione dell’Ebraismo come religione di stato cominciasse in questo periodo e fosse, in qualche modo, legata all’asserzione di indipendenza del khanato).

Anche se i Khazari furono in grado bloccare per qualche anno l’espansione araba verso l’Europa Orientale, furono poi costretti dal soverchiante numero delle truppe nemiche a ritirarsi a ovest del Caucaso, in un’area delimitata dal Mar Caspio a est, dalle steppe del Mar Nero a nord e dal Dnieper a ovest, dove, però, riuscirono a fortificarsi, tanto che gli Abbasidi, subentrati agli Omayyadi, decisero di porre fine alle ostilità (sebbene qualche attacco in territorio nord-iraniano continuasse ad essere portato da milizie khazare anche negli anni successivi) con un matrimonio tra una principessa khazara ed il governatore militare abbaside dell’Armenia nel 758.

Da quel momento in poi, le relazioni con la Persia furono sempre più cordiali e il khanato visse una costante ascesa, tanto che, nel momento del suo massimo apogeo, nel IX° secolo, Slavi orientali, Magiari, Peceneghi, Burti, Nord Caucasici, Unni e numerose altre tribù erano tributari diretti dei Khazari e che il Caspio veniva denominato geograficamente come “Mare khazaro” (termine che rimane a tutt’oggi in lingua araba).

Nel suo ruolo di “stato cuscinetto”, in questo periodo, la Khazaria diventa sempre più importante ed internazionalmente riconosciuta per la sua ricchezza, produttività (manufatti khazari sono stati trovati in tutte le aree mediorientali e in numerosi siti archeologici balcanici) e tolleranza verso qualunque popolazione, tanto da instaurare in tutta l’area caspica quella che passò alla storia come “Pax khazarica”.

Come poté, dunque, accadere che in brevissimo tempo uno stato così potente sparisse praticamente nel nulla?

Le ragioni furono molteplici. In primo luogo, già alla fine del IX° secolo, una guerra civile interna, mossa da tre clan detti “dei Kabari” in alleanza con alcuni clan magiari e in rivolta contro il bek dell’epoca devastò intere aree del paese prima di essere sedata.

Successivamente, una guerra contro i Peceneghi che si erano ribellati al vassallaggio, pur vinta, mosse questa popolazione verso Nord-Ovest, spingendo i Magiari fuori dai confini del regno e creando una pericolosa “zona vuota” nelle steppe a nord del Mar Nero.

Nel frattempo, le relazioni diplomatiche con Bisanzio si erano lentamente ma costantemente indebolite, tanto che le cronache arabe di inizio X° secolo ci parlano di una ribellione di alcune popolazioni sottomesse “appoggiate e aiutate” dai “Mqdwn” (cioè i Macedoni, come venivano spesso chiamati i Bizantini in arabo) e di una invasione alana non bloccata, come era accaduto fino a quel momento, dall’Impero d’Oriente.

Ma la vera causa della morte del khanato ha un nome ben preciso: Rus. Originariamente i Khazari erano alleati di varie fazioni norrene stanziate nella zona di Novgorod ed è piuttosto certo che la politica dei Rus venisse fortemente influenzata dai Khazari, con cui i Norreni condividevano traffici commerciali (in particolare per quanto riguarda il diritto di navigazione sul Volga) e l’ostilità più o meno latente verso le popolazioni arabe.

Intorno al 960, la connivenza piuttosto esplicita del governo khazaro con i continui saccheggi dei Variaghi contro le città musulmane del Caucaso meridionale portò ad una rivolta interna da parte della minoranza islamica del khanato, evidentemente ancora piuttosto numerosa. Per far fronte a questa emergenza e sedare la rivolta, la nobiltà ebraica decise un mutamento radicale di alleanze e chiuse le rotte di navigazione sul Volga per tutti i Rus, tentando di forzare un intervento degli Arabi (tanto che il kangan Giuseppe I° scrisse al governatore Hasdai Ibn Shaprut: “Devo per forza muovere guerra [ai Rus], perché se dessi loro la minima possibilità, devasterebbero ogni lembo di terra fino a Baghdad”) che però non arrivò mai.

A questo punto, Oleg di Novgorod (che già aveva tentato incursioni in Khazaria intorno al 940, risultando sempre sconfitto) e Sviatoslav di Kiev cominciarono una serie impressionante di attacchi ai domini khazari, spesso portati con l’assenso e l’aiuto di Bisanzio.

Rimasti soli, con continue rivolte di tutti gli alleati e i tributari che si andavano via via affrancando, i Khazari tentarono una disperata resistenza contro le numerosissime bande Rus, ma Sviatoslav riuscì a conquistare le fortezze di Sarkel e Tematarkha nel 965 e ad occupare Itil nel 969, ponendo fine all’impero khazaro.
Un viaggiatore scrisse che ad Itil, dopo l’attacco dei Rus, “non rimase neppure un acino d’uva, né una sola foglia sugli alberi”.

 In breve i Khazari si dispersero lungo tutta l’area caspico-caucasica e vennero assorbiti dalle altre popolazioni fino a quel momento loro sottomesse. Così ebbe fine una esperienza di governo, di diplomazia (spesso “armata”) e di tolleranza politico-religiosa (pur nel quadro di un imperialismo normale per l’epoca) che non ebbe paragone nel mondo mediorientale nei secoli successivi.

Ci siamo chiesti, poc’anzi, com’è possibile che uno stato così potente possa essere scomparso, nel giro di pochi anni, praticamente nel nulla. E, con dati storici alla mano, abbiamo tentato di risolvere questo interrogativo, fornendo delle risposte plausibili ed obiettive.

Ma vi è un secondo interrogativo, per certi versi molto più inquietante ed emblematico del primo, al quale è nostro dovere cercare di trovare delle risposte: è possibile per la storia dimenticare quasi completamente l’esistenza di un popolo? Sembrerebbe incredibile, ma per quanto si provi a sfogliare l’indice di un qualsiasi testo scolastico alla ricerca delle vicende del popolo khazaro e della storia di un impero che, per oltre due secoli, ha influenzato le vicende di Europa, Asia e Medio-Oriente, non se ne trova traccia. Sembra quasi che, al di fuori di ristrettissimi ambiti accademici e universitari (prevalentemente dell’Europa dell’Est), non si debba parlare della storia dei Khazari. Benché esista una fiorente letteratura a riguardo (per chi ha la volontà e la pazienza di consultarla), certi fatti storici sono sempre stati volutamente fatti passare sotto silenzio, soprattutto sui libri di scuola, perfino in ambito universitario. Perchè si può parlare liberamente dell’Impero Macedone, dell’Impero Romano, dell’Impero Bizantino, dell’Impero Ottomano, e non dell’Impero Khazaro?

La risposta a questo e a molti altri interrogativi sta probabilmente nel fatto che le popolazioni del dissolto impero khazaro, per quanto molte di esse vennero assorbite dall’Orda d’Oro, iniziarono a migrare, diffondendosi principalmente nelle terre slave dell’Europa centro-orientale, gettando le basi di quelle che diverranno le principali comunità ebraiche di quelle regioni.

Ciò che storicamente accadde in quel periodo è che il popolo conosciuto da secoli come “Khazaro” divenne il popolo “Ebreo”, e da lì iniziò una vera e propria operazione di occultamento della vera origine degli Ebrei europei, e venne diffusa una storia artefatta, basata sull’idea che essi fossero gli Ebrei biblici. E questa credenza erronea vige ancora oggi agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, trovando sorprendentemente più critiche e opposizioni in ambito ebraico, piuttosto che nell’ambito della cultura dei “Gentili”, ovverosia dei non Ebrei.

Vi sono tutti gli elementi per dimostrare che gli Ebrei conosciuti come Ashkenaziti (oltre il 90% degli Ebrei del mondo) discendono dai Khazari, mentre gli Ebrei Sefarditi, esigua minoranza, sarebbero gli unici ad avere un’origine semitica e medio-orientale.

É paradossale quindi constatare come il Sionismo, un movimento ebraico a forti connotati nazionalistici e razzisti, non sia stato creato dai legittimi eredi di Re Salomone, bensì dagli eredi ashkenaziti di tribù turcomanne, la cui patria non era il Mar Morto, bensì il Mar Caspio.

giovedì 31 luglio 2014

Gog e Magog - Gli Ashkenazi alle origini del NWO

Gog e Magog sono leggendarie popolazioni dell'Asia centrale, citate nella tradizione biblica e poi in quella coranica, quali genti selvagge e sanguinarie, fonte di incombente e terribile minaccia.

In varie epoche furono identificati con Sciti, Goti, Mongoli, Tartari, Ungari o Khazari.


La tradizione di Gog e Magog trova la sua scaturigine nella Bibbia ebraica (Genesi 10: qui Magog è il capostipite di un popolo, ma può anche essere il nome della nazione oppure la terra di Gog) con riferimento a Magog, figlio di Jafet, e prosegue con una serie di oscure profezie nel Libro di Ezechiele, i cui echi si avvertono nell'Apocalisse detta di Giovanni e nel Corano. La tradizione è fumosa e l'identità dei personaggi differisce da una fonte all'altra. Essi vengono descritti ora come uomini, ora come esseri soprannaturali, giganti o demoni, gruppi etnici o abbinati a territori. 

In modo piuttosto strano, Gog e Magog approdano in Britannia, nella mitologia tardo antica e medievale: in terra d’Albione essi diventano due giganti, unici sopravvissuti di una mostruosa figliolanza nata dalle trentatré figlie dell’imperatore Diocleziano.

Giovanni Pascoli, nei “Poemi conviviali”, rispolvera il mito di Gog e Magog, fondendo diverse leggende. L’antico racconto biblico, per un curioso sincretismo s’intreccia con le saghe fiorite sulle imprese di Alessandro Magno: il particolare della porta di bronzo fatta erigere dal Macedone per sbarrare il passo ai popoli selvaggi del Caucaso deriva dalla “Storia favolosa” dello Pseudo-Callistene, dalle Revelationes dette di Metodio e dal Corano, nel quale si narra che Zul Karmein (ossia il Bicorne, nome con cui il libro sacro dell’Islam designa Alessandro, identificato nel figlio di Olimpia e di Ammone, raffigurato con corna d’ariete) per bloccare la furia belluina degli immondi popoli antropofagi di Gog e Magog, eresse una grande porta. Secondo il Corano, la porta sarà scardinata solo alla fine dei tempi.

Nel Medioevo la leggenda si arricchì grazie a poeti islamici per prendere “nuova vita nel secolo XII, quando la sùbita irruzione dei Mongoli commosse ed atterrì violentemente il mondo. Era facile pensare che si trattasse proprio delle genti di Gog e Magog il cui traboccare sul mondo era tanto temuto. 

Il nome di Magog suonava abbastanza vicino a quello di Mongoli (Valli). Giovanni Villani nella sua Cronica (V, 29) accolse una versione secondo cui Alessandro Magno aveva rinchiuso nei monti di Belgen una tribù ebraica dai turpi costumi. Questa tribù, mischiatasi con altre popolazioni, rimase colà confinata perché credeva che l’esercito del Macedone fosse acquartierato lì vicino all’interno di una roccaforte imprendibile. Alessandro, infatti, era ricorso ad un artificio per simulare il suono di trombe, traendolo dalla terra concava. Gog e Magog dilagheranno, una volta in cui si saranno accorti dello stratagemma.

Il Pascoli compone un poemetto di respiro epico, animato da immagini grandiose ed apocalittiche: le steppe imbevute di porpora al tramonto e calcinate dalla luce lunare, sono percorse da echi sinistri: grida di nomadi, scalpitii di branchi, fischi di tormente, soffi di gufi… Ancora più inquietanti sono i nomi dei popoli che impazienti s’ammassano presso la porta bronzea. Metodio ne cita ventidue ed il poeta affastella quei nomi simili a lugubri formule di un grimorio: Alan, Aneg, Ageg, Assur, Thubal, Cephar, Mong, Mosach, Pothim, Thubal.

In questo insieme di leggende si potrebbe enucleare un pur labile legame tra l’ebraismo e progetti egemonici, se si sofferma l’attenzione sul cenno di Giovanni Villani, secondo cui il figlio di Filippo II avrebbe serrato nei monti di Belgen un gruppo di Giudei. Si potrebbe pensare all’embrione da cui si formò l’etnia dei Khazari, creatori di un potente regno medievale, noto come khanato di Khazaria (652 – 1016)

I Khazari, di origine asiatica e di idioma turco, si erano insediati nelle steppe del sud-est russo a partire dal VII secolo. Il Khanato confinava a sud-ovest con l'Impero bizantino, a nord-ovest con il principato slavo normanno di Kiev, a nord con le terre abitate dai Bulgari del Volga.

Posto quindi in un punto strategico (qui passavano le rotte fluviali che dal Mar Nero conducevano sul Mar Baltico, qui arrivavano mercanti norreni, greci, arabi, bulgari, persiani diretti ad Nord e ad Ovest), il Khanato di Khazaria fu un importante centro economico e politico, luogo di incontro e di reciproco influsso tra lingue, culture e religioni diverse (Islam, Cristianesimo, Manicheismo, Animismo, Ebraismo).


Tra l'VIII secolo ed il IX secolo, consistenti nuclei di Ebrei, dopo aver attraversato il Caucaso entrarono in contatto con i Khazari. 

I sovrani di quest'ultimo popolo imposero, per motivi poco chiari, la conversione del Khanato alla religione ebraica. Questo fatto è stato alla base dell'elaborazione di diverse teorie, la più nota delle quali vuole gli Ebrei Ashkenaziti discendere direttamente dai Khazari (il romanziere ebreo Arthur Koestler sostenne in modo particolare questa tesi). Recenti studi genetici sembrano, però, dimostrare che elementi genetici originari del Medio Oriente dominano la linea maschile degli Ashkenazi (il cosiddetto cromosoma Y Aaron), ma la linea muliebre potrebbe avere una storia diversa. 

Da ciò alcuni hanno dedotto che uomini del Medio Oriente abbiano sposato donne locali, il che significa che gli Ashkenazi non sono imparentati con i Khazari o che questi rappresentano solo una parte degli antenati degli attuali Ashkenaziti. Ciò comferma la tesi del professor Gumilev esposta nel libro "From ancient Russia to Imperial Russia”, secondo cui gli attuali ebrei ashkenaziti non sono khazari di stirpe, perché discenderebbero da un gruppo di ebrei armeni (“ashkenaz” sta per “armeno”) mescolati alla nobiltà khazara. In effetti, solo una piccola parte dei Khazari si convertì realmente all'ebraismo, mentre il resto continuò a professare il proprio credo animistico e pagano, con una piccola minoranza di cristiani e musulmani.

Nell'anno 965 il principe di Novgorod e Kiev, il variago (normanno) Svjatoslav, in alleanza con la tribù dei Peceneghi, invase il corso meridionale del Don, provocando il collasso del Khanato e la diaspora dei superstiti Ebrei Khazari nella Russia occidentale ed in Polonia.

mercoledì 30 luglio 2014

MH17 Caso Chiuso - False Flag in Ucraina e l'ipocrisia dell'Occidente


La versione completa di ciò che è successo inizia ad emergere pezzo per pezzo. In primo luogo, come ho sottolineato in precedenza, in uno dei rapporti quotidiani, Strelkov e i suoi sottoposti indicano, anche se di sfuggita, che l’aereo di linea malese Boeing 777 è stato abbattuto da caccia ucraini.

Boeing malese

Poi il briefing del ministero russo della Difesa ha mostrato un Su-25 ucraino a 3-5 km dal Boeing nel momento stesso in cui veniva colpito.

Nei successivi quattro minuti, il caccia ucraino rimase in zona.

Al momento, quando il Boeing fu colpito, era entro la gittata di diverse batterie di Buk ucraini schierati presso Donetsk, solo per quel giorno, a 8 km a sud di Shakhtjorskoe, a qualche chilometro dal luogo dello schianto.

Il 23 luglio, Anna-News ha pubblicato un’intervista all’ex-colonnello dell’aeronautica russa Aleksandr Zhilin, commentatore militare sul conflitto in Ucraina. L’informazione più importante appare nei minuti 2:00-05:00 dell’intervista. Secondo il colonnello, alle 16:19:45, un caccia ucraino colpiva il Boeing con un missile aria-aria R-60.

Il missile danneggiava il motore destro del Boeing. Il Boeing colpito riusciva comunque a rimanere in aria. Tuttavia, in tal modo, il Boeing virò di 180 gradi a sinistra. Fu in quel momento che l’attacco sotto falsa bandiera iniziava ad andare a pezzi.

Secondo Zhilin, parte del piano degli Stati Uniti eseguito dagli ucraini, era che l’incidente del Boeing avvenisse oltre il confine sud russo-ucraino. Caduto il Boeing lì, si presidiavano i siti del crash con truppe in risposta alla pressione internazionale, soprattutto permettendo così efficacemente a Kiev di togliere l’accerchiamento alle sue brigate nella sacca sud sul confine russo.

Quando però il Boeing iniziò a virare nella direzione opposta, ed era ancora apparentemente gestibile, il quartier generale dell’operazione speciale USA-ucraino fu in preda al panico e ordinava alla batteria Buk di distruggere l’aereo in volo, al fine d’impedire la possibilità di un atterraggio di emergenza del Boeing. Un missile Buk fu sparato e l’aereo definitivamente distrutto.

La divulgazione dell'intelligence elettronica russa (in realtà, solo in parte), il 21 luglio ha messo gli Stati Uniti con le spalle al muro. L’esistenza di questa intelligence e di altri dati significativi impedisce agli Stati Uniti di mostrare la vera intelligence in possesso, compresi i dati della loro esercitazione da guerra elettronica Sea Breeze 2014 e i dati del loro satellite spia, che si trovava sulla zona durante l’abbattimento del Boeing malese. Le altre informazioni pertinenti, che il colonnello russo ha rivelato, sono che il Boeing malese era assicurato per 97 milioni di dollari contro danni o perdite a seguito di azioni militari.

Aleksandr Zhilin ha anche fornito una sintetica mappa dell’ultimo momento del volo MH17, con l’indicazione di una netta virata di 180 gradi in seguito alla perdita del suo motore, subito dopo essere stato colpito da un missile aria-aria R-60 di un jet da combattimento ucraino. Se la mappa di Zhilin è corretta, allora l’aereo MH17 è stato colpito praticamente proprio sulla linea del fronte, quando già passava Snezhnoe, e ciò significa prima di quanto affermato da qualsiasi altra informazione finora pubblicata. La tempistica e la posizione del tentativo di abbattimento si accordano anche con la teoria che il luogo dell’incidente dovesse essere sul territorio controllato dall’esercito ucraino, o molto più vicino al confine tra Russia e Ucraina, dove la “messa in sicurezza del sito” avrebbe permesso di togliere l’accerchiamento strategico delle truppe ucraine nel sud e, quindi, soprattutto, risparmiare alla giunta di Kiev la sua prima grande sconfitta militare.

L’analisi di Zhilin si basa in parte sulle indagini di Nikolaj Istomin, che rivelano un fatto singolarmente sconvolgente che Kiev, Stati Uniti, NATO e media corporativi nascondono.

Un’analisi più dettagliata e attenta della rotta di MH17, infatti, conferma che MH17 raggiunse Snezhnoe alle 16:19 ora locale, ancora intero, completo e in buona salute, per così dire. Ma il luogo dello schianto è a Grabovo, quasi 20 km (25 km di strada) a nord di Snezhnoe.

Il che significa che l’aereo: 1) rientrava e che 2) il luogo dell’incidente era sul punto più meridionale che l’aereo raggiunse.

Questo smentisce completamente la creativa “teoria” degli Stati Uniti (dipartimento di Stato USA) del presunto missile Buk che colpisce l’aereo in rotta su Snezhnoe.

Questa virata poi aiuta anche a spiegare perché Kiev, con la finta “conversazione tra ribelli”, cercasse di collocare la “batteria dei Buk dei ribelli” a Debaltzevo, proprio davanti Grabovo, più a nord. Tuttavia ciò non spiegherebbe la virata che cercavano così tanto di nascondere, indicando i jet da combattimento ucraini.

Il secondo nastro “trapelato” cercava di collocare la “batteria dei Buk ribelli” a Donetsk, visto che il primo tentativo era troppo in contrasto con i tempi del (primo) impatto. Il missile avrebbe dovuto superare l’aereo, voltarsi e colpirlo da dietro… il frettoloso falso del “Donetsk” doveva affrontare tali incongruenze, che sarebbero sorte. Ma il luogo dello schianto a Grabovo, a nord della rotta nota, e quindi anche lontano dalla portata della batteria piazzata a Donetsk, non risolveva tutte le rimanenti divergenze, per non parlare del fatto astutamente o semplicemente trascurato dalla Casa Bianca e dai media occidentali, che già questi due nastri non solo si escludono a vicenda, ma anche si confutano a vicenda.

Così, solo alcune ore dopo il secondo nastro, Kiev propose un video, che molto probabilmente mostrava una batteria di Buk ucraini, che in realtà a 8 km a sud di Shakhtjorsk sparava contro il Boeing. Kiev, tuttavia, ha sostenuto che si trattava di batteria di Buk dei ribelli. Ahimè, il cartellone sul lato sinistro del breve video chiarisce che è stato realizzato alle prime ore del mattino del 18 luglio a Krasnoarmejsk, controllata dalla giunta dall’11 maggio.

Questo video e la seguente falsa “intelligence” degli Stati Uniti affermavano che i ribelli avevano sparato contro l’aereo da Snezhnoe. Tuttavia, mentendo sulla posizione a Grabovo che, anzi, alcuni media occidentali posero a sud di Snezhnoe, o spostando di nuovo verso nord il punto da cui il (primo) missile ha colpito. Questo ancora, però, non poteva spiegare perché il luogo dell’incidente era a est della rotta, e anche presupponeva che l’aereo sarebbe stato colpito dal missile Buk a prua.

Per perpetrare tale storia bisognava rivelare meno fatti e dati topografici (o mappa del luogo dell’incidente) possibile, cosa che per i media occidentali non è mai stato un problema. Perciò, fatti cruciali rivelati da Zhilin sono la parte posteriore dell’aereo, il luogo dell’incidente principale a Grabovo, a 20 km a nord-est di Snezhnoe, che l’aereo effettivamente sorvolò e, soprattutto che la cabina dei piloti era ancora più a nord (e più a ovest) rispetto al resto dell’aereo. La cabina dei piloti si era schiantata nel villaggio di Rozsipne/Rassipnoe, a pochi chilometri a nord-ovest del luogo dell’incidente principale dell’aereo, come si può vedere sulle mappe di Zhilin e Istomin e da questa mappa della zona (il villaggio Rozsipne/Rassipnoe è ben segnalato):

La posizione della cabina dei piloti e della carlinga principale dell’aereo chiaramente mostrano in quale direzione e verso quale direzione l’aereo cadde a terra, l’esatto contrario di ciò che viene fatto credere.

Sulla scia dell’annuncio che l’Ucraina si rifiuta di consegnare agli investigatori internazionali i dati del crash dell’MH17, le conversazioni e le indicazioni passate dai controllori del traffico aereo ucraino al Boeing malese, arrivano segnalazioni secondo cui tali dati siano persi, e che il controllore chiave di Dnepropetrovsk che comunicava con l’aereo sia scomparso. Altri rapporti hanno dichiarato che un gruppo di esperti degli Stati Uniti è occupato a rivedere i dati per decidere cosa può e non può essere rilasciato e in quale forma, se non del tutto. Forse è già stata presa la decisione. Il controllo del traffico aereo, che ha guidato l’aereo nel suo ultimo istante sulla Repubblica Popolare di Donetsk, opera da Dnepropetrovsk, bastione e sede principale dell’oligarca Igor Kolomojskij e del suo feudo nazista.

martedì 29 luglio 2014

Prima dell'Esodo marziano...

Non ci sono più dubbi che su Marte ci fosse acqua e anche in maniera considerevole... Quanto tempo dovremo ancora aspettare prima che ci venga rivelato ciò che forse noi sappiamo già e che abbiamo raccontato nell'articolo "Marte, storia di un antico esodo" e anche in una puntata del nostro podcast Atlanticast?

Una nuova mappa incredibilmente dettagliata degli altopiani meridionali di Marte mostra quanto profondamente l'acqua liquida abbia scolpito questa regione molto tempo fa, dicono gli scienziati.

Una piccola porzione della nuova mappa degli altopiani meridionali di Marte pubblicato dalla United States Geological Survey. Credit: Scott Mest e David Crown / USGS

"Questa mappa descrive la complicata sequenza di processi geologici che hanno modificato gli antichi e accidentati terreni degli altipiani che circondano il bacino da impatto Hellas e mostra le prove per gli effetti persistenti di acqua e ghiaccio nel degradare la superficie di Marte" ha dichiarato Davide Corona, del Planetary Science Institute (PSI) a Tucson, in Arizona.

Corona e il suo collega Scott Mest hanno elaborato la nuova mappa, che è stato pubblicata dalla United States Geological Survey (USGS). Questa copre l'area dai 27,5 ai 42,5 gradi di latitudine sud e dai 110 ai 115 gradi di longitudine est del pianeta rosso.

La mappa mette in particolare luce l'evoluzione dei due sistemi di canyon negli altopiani meridionali, Waikato Vallis e Reull Vallis. I ricercatori pensano che entrambi i canyon si siano formati quando l'acqua sotterranea è venuta alla superficie, facendo collassare il terreno.

Figura che mostra l'area coperta (tratteggiata) della nuova mappa. Credit: Scott Mest e David Crown / USGS

Le immagini raccolte dalle due sonde Viking, che cominciarono ad orbitare intorno a Marte nel 1970, sembravano suggerire che la Waikato Vallis e la Reull Vallis facessero parte dello stesso sistema di antichi canyon. Ma la nuova mappa - elaborata con i dati raccolti dal Mars Reconnaissance Orbiter, dal Mars Odyssey e dal Mars Global Surveyor - rivelano che Waikato e Reull erano in realtà canyon separati da una pianura conosciuta come Eridania Planitia.

Infatti, l'acqua rilasciata dal Waikato Vallis ha formato un lago poco profondo in queste pianure molto tempo fa, hanno affermato gli scienziati.

Mentre Waikato e Reull sono le formazioni dominanti nella zona, la nuova mappa mostra anche molti piccoli canali che l'acqua corrente ha scavato negli altopiani meridionali, probabilmente nello stesso periodo in cui i due grandi canyon si stavano formando, hanno detto i ricercatori.

"La maggior parte delle cime degli altipiani e le pareti di molti crateri da impatto presentano tracce di sedimenti ricchi di ghiaccio che scorrevano a valle, formando caratteristiche che assomigliano ai rock glaciers sulla Terra; queste caratteristiche rappresentano la più recente attività correlata all'acqua nella zona, e potrebbero essere attivi oggi," hanno scritto i rappresentanti del PSI in una descrizione della nuova mappa.

È possibile scaricare una copia gratuita di questa nuova mappa di Marte (118 MB) dal sito USGS qui: http://pubs.usgs.gov/sim/3245/

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