martedì 10 marzo 2015

La strana alleanza tra Israele, Arabia Saudita e Al Qaeda

Robert Parry – Esclusivo: L’Arabia saudita è nella tempesta dopo che un detenuto di Al Qaeda ha accusato alcuni alti responsabili sauditi di essere complici del gruppo terrorista. E nuvole si addensano anche sul futuro politico del Primo Ministro israeliano Netanyahu a causa della sua strana alleanza con Riyadh, spiega Robert Parry in questo articolo

La rivelazione che il condannato Zacarias Moussaoui, membro attivo di Al Qaeda, ha indicato alcuni alti esponenti del governo saudita come finanziatori della rete terrorista (1) trasforma potenzialmente la chiave di lettura che gli Statunitensi dovranno usare per interpretare gli avvenimenti medio orientali e comporta dei rischi per il governo Likud di Israele, che ha costruito una improbabile alleanza con alcuni di questi stessi Sauditi.

Stando ad un articolo apparso sul New York Times di mercoledì 4 febbraio 2015, Moussaoui ha dichiarato, nel corso di una deposizione resa in prigione, che egli era stato scelto, nel 1998 o 1999, dai capi di Al Qaeda in Afghanistan per creare un database informatico dei finanziatori del gruppo, e che la lista includeva anche il principe Turki al-Faisal, allora capo dei servizi segreti sauditi, il principe Bandar bin Sultan, a lungo ambasciatore dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti, il principe Waleed bin Talal, un celebre miliardario e investitore, oltre a molti altri dignitari religiosi.

“Lo sceicco Osama voleva conservare una traccia di tutti coloro che ci facevano donazioni – ha spiegato Moussaoui in un inglese approssimativo – di coloro che dovevano essere consultati o che hanno contribuito alla guerra santa”. Benché la credibilità di Moussaoui sia stata immediatamente posta in dubbio da parte del regno saudita, le sue affermazioni coincidono con le valutazioni di alcuni membri del Congresso statunitense, che hanno avuto accesso a parti del rapporto segreto sugli attentati dell’11 settembre, e che trattano dei presunti aiuti sauditi ad Al Qaeda.

Quello che complica ancor di più la situazione per l’Arabia saudita è che, più di recente, l’Arabia Saudita e altri Emirati petrolieri del Golfo Persico sono stati individuati come supporter dei militanti sunniti che combattono in Siria per rovesciare il regime maggioritariamente laico del presidente Bachar el-Assad. La più grossa formazione ribelle che ha beneficiato di questi aiuti è il fronte Al-Nusra, affiliata di Al Qaeda in Siria.

In altre parole, i Sauditi sembrano avere mantenuto una relazione segreta con jihadisti affiliati ad Al Qaeda fino ai giorni nostri.

L’esposizione di Israele

Così come hanno fatto i Sauditi, anche gli israeliani si sono schierati dalla parte dei militanti sunniti in Siria, condividendo anch’essi l’idea saudita che sia l’Iran, e quel che chiamano “la mezzaluna sciita” – che si estende da Teheran a Beirut, passando per Bagdad e Damasco – la più grande minaccia per i loro interessi in Medio Oriente.
 
netanyahu

Questa comune preoccupazione ha spinto Israele e l’Arabia Saudita a stringere una alleanza de facto, per quanto la collaborazione tra Tel Aviv e Riyadh non sia mai stata nota all’opinione pubblica. E però la sua esistenza è stata intuibile tutte le volte che i due governi hanno giocato in modo complementare le rispettive forze – i Sauditi hanno il petrolio e il denaro e Israele il peso politico e mediatico – in campi dove hanno interessi comuni.

L’Arco (o la mezzaluna) sciita

Nel corso degli ultimi anni, questi nemici storici hanno cooperato contro i Fratelli Mussulmani in Egitto (che sono stati estromessi dal governo nel 2013), nel tentativo di rovesciare il governo di Assad in Siria, e nelle pressioni esercitate in comune per spingere gli Stati Uniti ad adottare una posizione più ostile nei confronti dell’Iran.

Israele e l’Arabia Saudita hanno così fatto fronte comune per creare difficoltà al presidente russo Vladimir Putin, considerato un supporter di massima importanza sia dell’Iran che della Siria. I Sauditi hanno sfruttato la loro posizione, mantenendo inalterata la loro produzione petrolifera per fare abbassare i prezzi e colpire l’economia russa, mentre i neo conservatori statunitensi – che condividono la visione geopolitica del mondo di Israele – erano in prima linea nel colpo di stato che ha rovesciato Victor Yanucovich, il presidente ucraino filo-russo, nel 2014.
 
PIAZZA MAIDAN

L’alleanza israel-saudita dietro le quinte ha collocato – qualche volta in posizione scomoda – i due governi dalla parte dei jihadisti sunniti che combattono l’influenza sciita in Siria, in Libano e in Iraq. Il 18 gennaio 2015, per esempio, Israele ha attaccato alcuni consiglieri libanesi e iraniani che assistono il governo di Assad in Siria, uccidendo diversi elementi di Hezbollah e un generale iraniano (2). Questi consiglieri militari erano impegnati in operazioni contro il fronte Al-Nusra di Al Qaeda.

Contemporaneamente Israele si è ben guardata dall’attaccare alcuni militanti di Al-Nusra che avevano sferrato un attacco contro una zona del territorio siriano vicina alle alture del Golan, occupate da Israele. Una fonte vicina ai servizi di intelligence statunitensi mi ha confidato che Israele ha stretto un “patto di non aggressione” con le forze di Al-Nusra.

Un’ibrida alleanza

Le bizzarre alleanze di Israele con gli interessi sunniti si sono sviluppate negli ultimi anni, nel corso dei quali Israele e l’Arabia Saudita sono apparsi come un ibrido connubio nella guerra geopolitica contro l’Iran, governato da sciiti, e i suoi alleati in Iraq, in Siria e in Sud-Libano. In Siria, per esempio, alcuni responsabili israeliani hanno chiaramente affermato che essi preferirebbero che la guerra civile fosse vinta dagli estremisti sunniti, piuttosto che da Assad, che è un alauita, un ramo dell’islam sciita.

Michael Oren

Nel settembre 2013, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Michael Oren, e dopo di lui un fedele consigliere del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, hanno dichiarato al Jerusalem Post che Israele preferisce gli estremisti sunniti ad Assad.

“Il pericolo maggiore per Israele viene dall’arco strategico che si estende, da Teheran, fino a Damasco e Beirut. E noi consideriamo il governo di Assad come la chiave di volta di questo arco – ha dichiarato Oren durante una intervista rilasciata al Jerusalem Post – Noi continuiamo a volere che Assad se ne vada, continuiamo a preferire i cattivi non sostenuti da Teheran, ai cattivi che lo sono”. E ha aggiunto la cosa valeva anche se i cattivi erano affiliati ad Al Qaeda.

E, nel giugno 2014, parlando in qualità di ex ambasciatore durante una conferenza organizzata dall’Istituto Aspen, Oren ha sviluppato la sua posizione, affermando che Israele preferirebbe perfino una vittoria dei bruti dello Stato Islamico, al mantenimento al potere di un Assad sostenuto dall’Iran. “Per Israele, se è un male che deve vincere, lasciate che sia il male sunnita”, ha detto Oren.

Scetticismo e dubbi

Nell’agosto 2013, quando pubblicai il mio primo articolo sulle crescenti relazioni tra Israele e l’Arabia Saudita, con il titolo The Saudi-Israel Superpower (La superpotenza israelo-saudita), tutta la storia venne accolta con molto scetticismo.

Ma, poco a poco, questa alleanza segreta è diventata pubblica.
 
Il 1° ottobre 2013, il Primo Ministro israeliano vi ha fatto una allusione nel corso della sua allocuzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che era ampiamente dedicata alla denuncia del programma nucleare iraniano e alla minaccia di un attacco israeliano unilaterale.

Persistendo nei suoi atteggiamenti bellicosi, Netanyahu si è molto ingannato circa l’evoluzione dei rapporti di forza in Medio Oriente, fino a dire: “I pericoli di un Iran nuclearizzato e l’emergere di altre minacce nella nostra regione hanno spinto molti nostri vicini arabi a riconoscere, a riconoscere alla fine dei conti, che Israele non è il loro nemico. E questo ci offre l’occasione di superare una ostilità storica e di costruire nuove relazioni, nuove amicizie, nuove speranze”.

Il giorno dopo, il secondo canale della televisione israeliana, Channel 2, riferiva che importanti responsabili della sicurezza israeliana si erano incontrati con i loro omologhi degli Stati del Golfo a Gerusalemme, si pensa che si trattasse del principe Bandar, l’ex ambasciatore saudita negli Stati Uniti, che era allora capo dei servizi segreti sauditi.

L’esistenza di questa improbabile alleanza viene oramai menzionata anche dai media statunitensi dominanti. Per esempio, Joe Klein, il corrispondete di Time magazine, ha descritto questi inediti compagnucci in un articolo dell’edizione del 19 gennaio 2015. Ha scritto: “Il 26 maggio 2014 ha avuto luogo un pubblico dibattito senza precedenti a Bruxelles. Due ex spie di alto rango, di Israele e dell’Arabia Saudita – Amos Yadlin e il principe Turki al-Faisal – hanno discusso per più di un’ora della politica regionale in una confronto animato dal giornalista del Washington Post David Ignatius.
 
Erano in disaccordo su alcuni punti, come gli esatti termini di un accordo di pace tra Israele e la Palestina, e sono finiti d’accordo su altri: la gravità della minaccia nucleare iraniana, la necessità di appoggiare il nuovo governo militare in Egitto, la richiesta di un intervento internazionale concertato in Siria. La dichiarazione più sorprendente è venuta dal principe Turki, quando ha dichiarato che gli Arabi avevano passato il Rubicone e non volevano più combattere Israele”.

Anche se Klein ha rivelato l’aspetto dicibile di questa distensione, vi è però un lato oscuro, come ha riferito Moussaoui nella sua deposizione, che indica nel principe Turki uno dei finanziatori di Al Qaeda. Ancora più sconvolgente, forse, il fatto che abbia menzionato anche il principe Bandar, che si è sempre presentato come un amico degli Stati Uniti, talmente vicino alla famiglia Bush, da essere soprannominato Bandar Bush.

Il Principe Bandar a colloquio col presidente George W. Bush

Moussaoui ha affermato di avere discusso di un piano per abbattere l’Air Force One (l’aereo presidenziale USA) con un missile Stinger, insieme ad un membro dell’ambasciata saudita a Washington, quando ambasciatore era proprio Bandar.

Secondo l’articolo di Scott Shane sul New York Times, Moussaoui ha detto di essere stato incaricato di “trovare un luogo adatto da cui lanciare un attacco di Stinger, e poi scappare”, ma è stato arrestato il 16 agosto 2001, prima di aver potuto compiere la missione di ricognizione.

Pensare che qualcuno, nell’ambasciata saudita allora diretta da Bandar Bush, complottava con Al Qaeda per abbattere l’Air Force One di George W. Bush è scioccante, se l’informazione è vera. E’ qualcosa che sarebbe stata inconcepibile perfino dopo gli attacchi dell’11 settembre, nei quali pure erano coinvolti quindici sauditi sui complessivi 19 pirati dell’aria.

All’indomani di questo attacco terrorista che ha ucciso quasi 3000 statunitensi, Bandar si è recato alla Casa Bianca e ha persuaso Bush ad organizzare un rapido allontanamento dagli Stati Uniti dei membri della famiglia Bin Laden e di altri Sauditi. Bush si è trovato d’accordo sul fatto di aiutare questi Sauditi a partire coi primi voli che sarebbero stati autorizzati.
 


L’intervento di Bandar ha eliminato ogni possibilità che il FBI potesse saperne di più sui legami tra Osama Bin Laden e gli autori degli attentati dell’11 settembre, essendo stato concesso agli agenti del FBI solo il tempo di fare dei rapidi interrogatori ai Sauditi sui motivi della partenza.

Bandar stesso era legato alla famiglia Bin Laden e ha ammesso di avere incontrato Osama quando Bin Laden lo ha ringraziato per l’aiuto finanziario concesso al progetto di jihad in Afghanistan negli anni 1980: “Per essere onesto, non ne sono rimasto molto impressionato – ha dichiarato Bandar a Larry King della CNN – Mi è parso un tipo molto semplice e tranquillo”.

Il governo saudita ha affermato di avere interrotto ogni rapporto con Bin Laden agli inizi degli anni 1990, quando quest’ultimo ha cominciato a prendere di mira gli Stati Uniti, perché il presidente George H.W.Bush aveva dislocato truppe USA in Arabia Saudita. Ma – se Moussaoui dice la verità – Al Qaeda avrebbe continuato a considerare Bandar come suo amico ancora alla fine degli anni 1990.

Bandar e Putin

I possibili rapporti di Bandar col terrorismo sunnita sono anche venuti alla ribalta nel 2013, durante uno scontro tra Bandar e Putin a proposito di quello che Putin aveva considerato come una vera e propria minaccia di scatenare i terroristi ceceni contro i Giochi Olimpici invernali di Sochi, se Putin non avesse attenuato il suo appoggio al governo siriano.

Il presidente russo Vladimir Putin

Secondo una fuga di notizie diplomatica sull’incontro del 31 luglio 2013 a Mosca, Bandar nell’occasione informò Mosca che l’Arabia Saudita aveva una grande influenza sugli estremisti ceceni, che avevano lanciato numerosi attacchi contro obiettivi russi e che si erano poi recati in Siria a combattere contro Assad.

Giacché Bandar chiedeva un allineamento della posizione russa sulla Siria a quella saudita, avrebbe offerto delle garanzie di protezione contro gli attacchi terroristi ceceni contro i Giochi Olimpici. “Posso fornirvi la garanzia di proteggere i Giochi Olimpici invernali nella città di Sochi, sul Mar Nero, dell’anno prossimo- avrebbe detto Bandar – Noi controlliamo i gruppi ceceni che potrebbero minacciare la sicurezza dei Giochi”.
 
65

Putin ha risposto: “Noi sappiamo che lei sostiene i gruppi terroristi ceceni da un decennio. E questo appoggio, di cui ha parlato con franchezza poco fa, è assolutamente incompatibile con gli obiettivi comuni di lotta al terrorismo mondiale”. La minaccia di stile mafioso di Bandar contro i Giochi Olimpici di Sochi – del genere: “Con quei bei Giochi che avete organizzato, sarebbe un peccato se succedesse qualcosa di brutto” – non è riuscita a intimidire Putin, che non ha smesso di sostenere Assad,

Meno di un mese dopo, un incidente in Siria ha quasi forzato la mano al presidente Barack Obama perché ordinasse degli attacchi aerei contro l’esercito di Assad, che avrebbero potuto aprire la strada al fronte al-Nusra o allo Stato Islamico per prendere Damasco e il controllo della Siria. Il 21 agosto 2013, un misterioso attacco con gas sarin, alla periferia di Damasco, ha ucciso migliaia di persone e, da parte dei media statunitensi, la responsabilità dell’incidente è stata subito attribuita al governo di Assad.

I neocon statunitensi, e i loro alleati liberal interventisti, hanno chiesto che Obama desse l’ordine di attacchi aerei di rappresaglia, anche se qualche analista dei servizi di intelligence USA dubitava della responsabilità di Assad, sospettando che l’attacco fosse partito dalle forze ribelli estremiste, proprio per costringere l’esercito statunitense a intervenire nella guerra civile al loro fianco.

Tuttavia, spinto dai falchi neocon e liberal, Obama era quasi sul punto di dare il via ad una campagna di bombardamenti destinata a distruggere l’esercito siriano, ritirandosi però all’ultimo momento e accettando l’aiuto di Putin nella ricerca di una soluzione diplomatica, in relazione alla quale Assad si è impegnato a distruggere tutto il suo arsenale di armi chimiche, pur continuando a negare qualsiasi responsabilità per l’attacco col gas sarin.

Poi il ritornello “è stato Assad” ha perso credito di fronte alla nuova evidenza che gli estremisti sunniti, sostenuti dall’Arabia Saudita e poi dalla Turchia, erano i più probabili autori dell’attacco. Uno scenario diventato sempre più credibile quando gli Statunitensi hanno imparato qualcosa di più sulla crudeltà e la brutalità di molti jihadisti combattenti in Siria.

Putin nel mirino

La collaborazione di Putin e Obama per evitare un attacco militare statunitense in Siria ha reso il presidente russo più che un bersaglio per i neocon USA, che già pensavano di avere infine raggiunto il loro obiettivo di lunga data di un cambiamento di governo in Siria, bloccato solo da Putin. Alla fine di settembre 2013, uno dei più importanti neocon, il presidente del National Endowment for Democracy (NED), Carl Gershman, ha annunciato l’obiettivo di sfidare Putin individuando il suo punto debole in Ucraina.

Nella pagina “libre opinion” del Washington Post del 26 settembre 2013, Gershman ha definito l’Ucraina come il più grande trofeo e come una tappa importante per ottenere la destituzione di Putin, Gershman ha scritto che “la scelta dell’Ucraina di entrare in Europa accelererà il crollo ideologico dell’imperialismo rappresentato da Putin (…) Anche i Russi sono posti davanti ad una scelta, e lo stesso Putin rischia di essere sconfitto, non solo nel paese vicino, ma anche in Russia”.

Però, agli inizi del 2014, Putin era ossessionato dalla minaccia velata di un attacco terrorista, fatta da Bandar contro i Giochi Olimpici di Sochi. E questo lo ha distratto dalla minaccia di mutamento di regime – patrocinato dalla NED e dalla segretaria aggiunta neocon al Dipartimento di Stato per gli affari europei, Victoria Nuland – nel paese vicino, l’Ucraina.

Il 22 febbraio 2014, putschisti guidati da una milizia neonazista ben organizzata hanno rovesciato il governo legittimo di Victor Yanucovich. Putin è stato colto di sorpresa e, nel caos politico che ne è seguito, ha accolto la richiesta dei rappresentanti della Crimea di riunirsi alla Russia, mettendo in crisi i suoi rapporti di collaborazione con Obama.

Con Putin diventato un nuovo paria per i responsabili di Washington, l’influenza neocon si è rafforzata anche in Medio oriente, dove era diventato possibile esercitare nuove pressioni sulla “crescita di autorità sciita” in Siria e in Iran. Nell’estate 2014, però, lo Stato Islamico, che aveva rotto con Al Qaeda e il Fronte al-Nusra, si è scatenato, invadendo l’Iraq e decapitando dei soldati prigionieri. Lo Stato islamico si è poi dato a spaventosi sgozzamenti di ostaggi occidentali in Siria, filmati in video.

La brutalità dello Stato islamico e la minaccia rivolta ai paesi sostenuti dagli Stati Uniti, il governo iracheno dominato dagli sciiti, ha cambiato le carte del gioco politico. Obama si è sentito in dovere di lanciare degli attacchi aerei contro lo Stato Islamico, sia in Iraq che in Siria. I neocon USA hanno cercato di convincere Obama a estendere gli attacchi in Siria anche contro le forze di Assad, ma Obama si è reso conto che un simile piano avrebbe arrecato beneficio solo allo Stato Islamico e al Fronte al-Nusra.

Una delle atrocità cui ci hanno abituato i “ribelli” siriani

In effetti, i neocon si agitavano, più di quanto non avesse già fatto l’ambasciatore Oren, a favore degli estremisti sunniti alleati con Al Qaeda contro il regime laico di Assad, perché quest’ultimo è alleato dell’Iran. Ora, con la deposizione di Moussaoui che indica i dirigenti sauditi come i patron di Al Qaeda, sembra che un altro velo sia caduto.

Per complicare ancora di più le cose, Moussauoi ha affermato di avere trasmesso alcune lettere di Osama Bin Laden al principe ereditario Salman, da poco diventato re dopo la morte di suo fratello, il re Abdallah. Ma la rivelazione di Moussauoi che forse crea più imbarazzo è quella su Bandar, confidente della famiglia Bush, e che – se Moussaoui ha ragione – è stato forse protagonista di un sinistro doppio gioco.

Anche il Primo Ministro israeliano Netanyahu dovrà affrontare questioni imbarazzanti, specialmente se terrà il discorso previsto dinanzi una sessione comune del Congresso, il mese prossimo, e attacca Obama per essere troppo fiacco con l’Iran.

E i neocon USA potranno dover spiegare perché hanno portato acqua al mulino, non solo per gli Israeliani, ma per una Israele alleata de facto con l’Arabia Saudita.

(*) Il giornalista investigativo Robert Parry ha pubblicato molti articoli per Associated Press e Newsweek negli anni 1980. Il suo ultimo lavoro: America’s Stolen Narrative
 

lunedì 9 marzo 2015

Il Cinema Segreto. Una Visione Gnostica nei Film

"Se Basilide avesse fatto un film", assicura Eric G. Wilson, "sarebbe stato eXistenZ, un non-film sulla non-esistenza". 

Immagine

Basilide, maestro gnostico vissuto ad Alessandria d’Egitto nel Secondo Secolo dopo Cristo, non ebbe ahinoi la chance di imbarcarsi alla volta di Hollywood, per comprensibili ragioni d’anagrafe; fortuna che ci ha pensato, un paio di millenni più tardi, il canadese David Cronenberg. 

Cosa accomuna, secondo Wilson, l’antica eresia e certo cinema moderno, soprattutto di fantascienza? È presto detto: gli gnostici credevano che il mondo materiale non fosse altro che una messinscena allestita da un funesto demiurgo, una trama di illusioni da cui occorreva disbrigliarsi per giungere alla conoscenza e all’illuminazione. 

L’iniziato che avesse intuito la natura ingannevole di questo mondo poteva accedere alla pienezza e rammemorarsi della sua origine e destinazione divina; laddove tutti gli altri, gli uomini "ilici" intrappolati nell’illusione della materia, perivano nell’ignoranza. Allo stesso modo, la fantascienza moderna è ossessionata dall’idea che la realtà quale la conosciamo sia una simulazione elettronica ordita da qualche potere cospiratorio – oscure multinazionali, potenze aliene o società segrete.

Alcuni film recenti, suggerisce Wilson, hanno dato forma a questa ossessione: The Matrix (1999) anzitutto, ma anche Vanilla Sky (2001), Donnie Darko (2001) o Dark City (1998). 

L’autore individua inoltre altre due grandi famiglie, che ripropongono in veste cinematografica concezioni che furono proprie delle principali derivazioni moderne della gnosi: la cabala e l’alchimia. 

Film cabalistici, dove il superamento della corruzione del mondo materiale è ottenuto tramite la costruzione di un nuovo Adamo immarcescibile e immortale – il Golem – sono per esempio Blade Runner (1982), Robocop (1987) o A.I. (2001); film imperniati sulla trasmutazione alchemica della materia in spirito sarebbero invece, tra gli altri, Blue Velvet (1986), American Beauty (1999) o Altered States (1980).

Molto si potrebbe eccepire sulla legittimità di questa cornice teorica, e non vogliamo tediare il lettore sul perché e il percome una categoria nata nell’ambito della storia delle religioni, quella di gnosi, sia stata tanto abusata negli ultimi decenni. Tutto, all’incirca, è stato etichettato come "gnostico" da qualcuno; tanto che, ironizzava il grande studioso dello gnosticismo Ioan Petru Couliano, gli antichi eresiarchi sarebbero stupiti e lusingati ad apprendere quale strabiliante successo postumo hanno ottenuto le loro scuolette per happy few. 

Sarebbe però riduttivo negare qualunque valore euristico al richiamo di Wilson allo gnosticismo. Film apertamente gnostici, che si rifanno in modo diretto alle concezioni dell’antica eresia, ce ne sono senz’altro – basti pensare a Stigmate (1999) o a Mary (2005), che pure Wilson non cita. E tra quelli che cita, sarebbe difficile, per esempio, negare a The Truman Show (1998) la patente di gnosticismo. 

Il film di Peter Weir riprende punto per punto il capovolgimento, in chiave anti-jahvista, che alcune scuole gnostiche come la Naassena operavano sul racconto biblico del Paradiso Terrestre: il malvagio creatore tiene schiava la sua creatura in un Eden fasullo impedendogli l’accesso al frutto della conoscenza – dunque il serpente è il vero liberatore.

Non per caso il film trae ispirazione da Tempo fuor di sesto di Philip K. Dick; il quale fu divoratore di testi gnostici, data la naturale consonanza tra le sue personali paranoie e le antiche concezioni esoteriche. 

Non bisognerà stupirsi, allora, di trovare elementi gnostici in tutti i film ispirati a Dick – cioè in metà del grande cinema di fantascienza degli ultimi trent’anni. A questo proposito, le pagine dedicate a Blade Runner sono tra le migliori del libro. E convince anche la rilettura gnostica di un film come The Matrix, che a Dick deve molto. 

Il film dei Wachowski, per Wilson, addita all’abissale divinità anteriore a tutti i nomi e le forme, al vero dio superiore al demiurgo ingannatore: "Vedere The Matrix in un cinema porta a cogliere di sfuggita questa divinità gnostica, non nelle immagini in movimento impresse sulla celluloide ma nello schermo bianco, assenza di ogni colore e fondo di tutte le tonalità. The Matrix è un film che elimina il film".

Altre volte Wilson s’imbarca in analogie meno felici. Annoverare l’innocuo EdTV (1999) tra i film "apertamente gnostici" è un grossolano abbaglio; definire Blow-up (1966) "un’esplorazione gnostica di come una cultura consumata dall’apparenza sconfigge il reale" è poco più che una boutade. 

O ancora: la lettura che Wilson offre di Blue Velvet è tra le cose migliori del libro, ma parlarne come di un film "alchemico", con tanto di corrispondenze tra l’evoluzione del protagonista e le fasi dell’opus – nigredo, albedo, rubedo – è una forzatura. Una forzatura di cui, peraltro, non v’era necessità: non tutti i film sulla trasformazione interiore devono essere "alchemici", non tutti i film sui robot sono ipso facto "cabalistici", e soprattutto, non tutti i film che esplorano il rapporto tra realtà e apparenza vanno messi in conto all’antica eresia… A meno di voler riconoscere il primo maestro gnostico, o protoeresiarca, in Georges Méliès.

Eric G. Wilson, studioso del romanticismo angloamericano e dei suoi rapporti con l’immaginario scientifico, insegna alla Wake Forest University, in North Carolina. Tra i suoi libri, The Spiritual History of Ice: Romanticism, Science, and the Imagination (2003) e The Melancholy Android: On the Psychology of Sacred Machines (2006).

domenica 8 marzo 2015

Le Rivoluzioni... o meglio gli Interventi Colorati

Evgeny Fedorov, nato nel 1963 a Leningrado (San Pietroburgo) e´deputato della Duma russa. Fedorov ha prestato servizio nelle forze armate sovietiche dal 1985 al 1988 ed è stato anche in missione in Afghanistan. Dal 1990 e´stato deputato del distretto di Leningrado. Nel 2003 viene eletto nella lista del partito “Russia Unita” alla Duma russa, dove da allora ha occupato diverse posizioni in diverse commissioni. Fedorov è stato tra i primi a mettere in guardia su una possibile “Rivoluzione colorata” a Mosca e si adopera attualmente per uno studio scientifico dei meccanismi e delle strategie di tali “rivoluzioni”.

1070

Signor Fedorov che ruolo giocano attualmente le cosiddette “rivoluzioni colorate”?

Fedorov: Viviamo tuttora nell’era della strategia dell´intimidazione nucleare. Dall’invenzione delle armi atomiche c’è sempre stata la corsa agli armamenti. E finché ci sono gli uomini, ci saranno anche le guerre. Ma prima di arrivare fino al potenziale distruttivo delle armi atomiche, al giorno d’oggi sono efficaci altri meccanismi. A questo proposito gli “interventi colorati” giocano un ruolo molto importante.

“Interventi colorati”?

Fedorov: Esatto. Si dovrebbero chiamare proprio così: “Interventi Colorati” e non “Rivoluzioni Colorate”.

Cosa intende di preciso?

Fedorov: Le rivoluzioni sono sempre eventi che riguardano il contesto interno di una nazione. Questi “interventi”, al contrario, sono vere e proprie intromissioni dall’esterno che si servono di una “quinta colonna” presente nel paese in questione, pronta a collaborare con la potenza che interviene. Questo aspetto del resto c’è sempre stato. 

Naturalmente sarebbe più facile attaccare e distruggere un paese con aerei e carri armati, ma oggi gli Stati si servono di tecniche diverse: ne fa parte in particolare il sostegno di settori dell’elite politica del governo preso di mira, la “quinta colonna”. Una parte importante di questo tipo di operazioni è costituita infatti dallo studio dettagliato degli organi di potere del nemico. Fino alla metà del secolo scorso questo aspetto veniva preso poco in considerazione, fino allora si poteva risolvere senza mezzi termini un problema geopolitico semplicemente con la propria superiorità militare.

In Russia viene riconosciuto il pericolo di tali “Interventi”? Quanto e´importante l´attività scientifica in relazione con le cosiddette “Rivoluzioni colorate”?

Fedorov: Ai giorni nostri è molto importante studiare con metodo scientifico queste strategie e gli elementi che le compongono. Gli interventi tradizionali sono compito del Ministero della Difesa che fornisce alle forze armate materiali e soldi. 

Nel caso delle “Rivoluzioni colorate” vengono elargite ingenti quantità di denaro attraverso i servizi segreti e le organizzazioni specializzate. Il Ministero degli Esteri degli USA agisce in questo ambito in maniera fondamentale. 

I metodi e le forme per l´infiltrazione, l’abbattimento e il conseguente controllo degli Stati nemici sono cambiati. Ritengo urgente e necessario, insieme con lo Stato Maggiore e l’Accademia delle Forze armate, creare una Accademia di tipo nuovo che esamini scientificamente la prassi di tali “Rivoluzioni colorate”. 

Molti laureati delle nostre università e scuole militari sono esperti eccellenti nelle questioni della difesa e della sicurezza. Ma la tecnologia e i metodi degli “Interventi colorati” ci presentano sfide completamente inedite. In corrispondenza di quest´ultime abbiamo bisogno oggi di Università e altri istituti di formazione che non si occupino solo dell´aeronautica militare o altre tecnologie tradizionali di difesa, ma anche e soprattutto di questo recente tipo di operazioni.

Come si rende “ sicura” la propria nazione davanti a un “intervento colorato”?

Fedorov: Non e´poi così difficile. Già gli studenti russi vengono istruiti su cosa c’è da fare per non venire morsi dai serpenti, come si fa un fuoco o come si trova un rifugio antiaereo in caso di un attacco. 

Del resto, un tale tipo di allenamento viene messo in pratica anche in molti altri Stati. Credo che sia comunque necessario insegnare già ai più giovani come ci si può proteggere dall’influenza degli “interventi colorati”. 

Più persone dispongono di tali cognizioni, più facile sarà respingere gli intrusi. D’altra parte questo insieme di nozioni risulta più facile da trasmettere rispetto alle tecniche usuali di difesa in caso di attacco militare.

Tutto ciò suona come una pianificazione a lungo termine. Quanto e´ sicura invece nel breve periodo la Russia davanti a una potenziale “Maidan”?

Fedorov: Non e´un segreto per nessuno che le ambasciate americane in Georgia e in Ucraina abbiano sostenuto con successo gli “Interventi colorati” in loco. Ora è il turno della Russia. Su questo non ci facciamo illusioni.

Sono già in corso dei preparativi in tal senso?

Fedorov: A questo proposito bisogna menzionare alcune peculiarità del sistema economico russo. La nostra economia si differenzia molto da quella tedesca, ad esempio la Germania ha interessi bassi, mentre la Russia li ha troppo alti. 

Perciò si investe da noi quasi sempre con capitale straniero. E´ più conveniente ricevere un prestito per un investimento all’estero che non in Russia, proprio a causa dei nostri alti interessi. Tutto questo in verità ha a che fare con la nostra Costituzione, che prevede che la Banca Nazionale sia un´istituzione completamente indipendente dal governo e che abbia di conseguenza anche il potere di dirigere la politica degli interessi. Questa dipendenza dagli istituti finanziari stranieri, nel caso di sanzioni, ci rende particolarmente esposti a una crisi di natura economica.

Possiamo tranquillamente confrontare questo sistema di controllo straniero dell’economia russa con le restrizioni subite dalla Germania a causa del Trattato di Versailles dopo la Prima Guerra Mondiale. Sebbene noi in realtà rappresentiamo uno degli Stati più ricchi del mondo, continuiamo ad avere a causa di questa normativa lo status di un paese in via di sviluppo. 

Le conseguenze le stiamo vedendo proprio in questi giorni: la politica aggressiva nei nostri confronti da parte degli USA sfrutta per l´appunto questa dipendenza dal capitale straniero al fine di paralizzare la nostra economia. La Russia deve riacquistare la sua piena sovranità economica, iniziando col ridurre gli interessi allo stesso livello dell´UE, in modo che qui da noi si investa in rubli e non in dollari o in euro.

Ma la Banca Nazionale e´ tuttavia un’istituzione russa. Perché dovrebbe avere interesse a danneggiare il paese?

Fedorov: Proprio perché fa parte della “Quinta Colonna”. Gli alti interessi e la caduta del rublo nel dicembre dello scorso anno sono stati concordati per l´appunto dalla Banca Centrale.

Quali saranno le conseguenze?

Fedorov: Assisteremo a un innalzamento del livello di inflazione e a un aumento della disoccupazione. In seguito si avranno ripercussioni anche sulla nostra agricoltura ed e´prevedibile una diminuzione della produzione di generi alimentari. Tutto questo, ripeto, è stato pianificato e organizzato dalla “Quinta Colonna”.

Già nel dicembre dello scorso anno e in gennaio hanno avuto luogo delle proteste per le strade di Mosca…

Fedorov: Grazie all´appoggio dell’Ambasciata americana e della rete di Michail Chodorkowski si è tentato di inondare le strade del nostro paese con manifestazioni di protesta; proprio come e´ successo a “Euromaidan”. Ma la mentalità russa viene profondamente sottovalutata, infatti un tale tipo di “Intervento colorato” non potrà mai avere successo.

Quali sarebbero le conseguenze di un fallimento di una “Rivoluzione colorata” a Mosca?

Fedorov: La “Quinta Colonna” verrebbe sicuramente rovesciata e le autorità dello Stato verrebbero ripulite dagli agenti infiltrati. Successivamente i progetti nazionali di impresa potranno ottenere crediti in rublo a interessi favorevoli e a questo scopo sarà senza dubbio necessario un cambiamento nella politica della Banca Centrale. Tutto ciò avrebbe come conseguenza il rafforzamento degli investimenti nel paese. E in questo modo potremmo acquisire maggiore tecnologia, attirando per esempio ingegneri provenienti dalla Germania che verranno a lavorare qui in Russia con maggiori possibilità di guadagno. La nostra economia diverrà più forte, provocando una catastrofe per il progetto di un mondo unipolare dominato dagli USA.

sabato 7 marzo 2015

Il Discorso del 1978 di Sir Eric Gairy, Primo Ministro di Grenada, sugli UFO.

Si tratta del discorso tenuto dal Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri di Grenada, Sir Eric M. Gairy, all'Assemblea Generale dell'ONU nel novembre del 1978.

In questo lungo ed articolato discorso all'Assemblea Generale dell'ONU, Sir Gairy parla di molti diversi argomenti; la questione degli UFO è solo uno di questi argomenti e nella mia traduzione ho ignorato gli aspetti non ufologici del suo discorso.

Sir Eric essenzialmente ripropone nel discorso del 1978 i punti già espressi in diverse occasioni di fronte alla stessa Assemblea Generale a partire dal 1975, ovvero l'importanza della questione degli Oggetti Volanti non Identificati per l'intera umanità, la realtà del fenomeno, la necessità che questo venga studiato seriamente ed approfonditamente e che le Nazioni Unite si facciano parte diligente nel coordinare a livello internazionale gli studi e disseminarne i risultati.

Questo discorso fu anche l'ultimo che Sir Eric tenne di fronte all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in quanto a metà marzo del 1979 un colpo di stato ordito da un gruppo d'ispirazione marxista lo privò del potere.

Immagine

Il discorso

172. IL PRESIDENTE (con traduzione simultanea dallo spagnolo): L'Assemblea si prepari ora ad ascoltare il discorso del Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri di Grenada. Ho il grande piacere di dare il benvenuto a Sua Eccellenza Sir Eric M. Gairy e di invitarlo a parlare di fronte all'Assemblea Generale.

225. Giungo a questo punto ad una questione di grande interesse per Grenada, una sulla quale continuo ad attirare l'attenzione dell'Assemblea Generale fin dal 1975. Mi riferisco agli Oggetti Volanti Non Identificati (UFO).

226. Grenada è oggi conosciuta nel mondo per gli sforzi tesi a convincere le grandi potenze a condividere le informazioni sugli Oggetti Volanti Non Identificati, principalmente grazie alla persistenza con la quale abbiamo continuato a sollevare la questione in quest'Assemblea Generale fin dal 1975. Siamo convinti che la questione degli UFO sia di sufficiente interesse e importanza da essere riproposta anche quest'anno e tale da spingerci a cercare il supporto degli Stati membri affinché le ricerche in questo settore siano coordinate dalle organizzazioni delle Nazioni Unite.

227. Gli avvistamenti di UFO non sono limitati ad una qualche parte del nostro pianeta. Oggigiorno rapporti d'avvistamento arrivano da tutto il mondo, e la loro analisi scientifica indica chiaramente non solo che un numero sempre maggiore di persone ritiene che gli UFO esistano realmente come fenomeno fisico, ma anche che un numero sempre maggiore di Paesi ritiene che una più accurata ricerca su questo fenomeno costituirebbe un contributo significativo verso il benessere del pianeta Terra così come verso una migliore comprensione dell'uomo e del suo ruolo sulla Terra.

228. La domanda che viene oggi sempre di più posta è perché all'uomo dovrebbe essere preclusa l'informazione su di una questione di così grande importanza per l'umanità come gli UFO, quando si trova inondato di trivialità che nulla contribuiscono al suo personale arricchimento o all'avanzamento dell'umanità.

229. Quando parlai di fronte a quest'Assemblea l'anno scorso, dissi quanto segue: “Grenada non prende alcuna posizione a livello teorico sugli oggetti volanti non identificati. Le teorie sulla loro natura, origine ed intenti sono tante, ed ampiamente note ai gruppi di ricerca privati e governativi. A parte tutte le teorie, tutti i principali gruppi di ricerca si dedicano essenzialmente ai seguenti obiettivi: studiare i rapporti d'avvistamento di UFO significativi allo scopo di giungere ad una ragionevole ed accettabile determinazione della loro natura, origine ed intento...; disseminare al pubblico ed ai media i risultati dei loro studi; lavorare in concerto con le Nazioni Unite, o nell'ambito della loro struttura, al fine di realizzare un sistema di comunicazioni su scala internazionale tramite il quale possa avvenire un rapido scambio di dati importanti”. Si vedano gli atti ufficiali dell'Assemblea Generale, 32ma sessione, 25ma Assemblea Plenaria, paragrafo 31.

230. Desidero affermare che ho ricevuto il più grande sostegno da individui ed organizzazioni, così come da distinti “ufologi”, come vengono chiamati coloro che s'interessano degli oggetti volanti non identificati, per i nostri sforzi tesi a stimolare le Nazioni Unite affinché assumano un ruolo di coordinamento delle ricerche sul fenomeno.

231. Ed è stato con grande piacere che all'inizio di quest'anno ho avuto modo d'incontrare alcuni fra i più prominenti di tali scienziati, e assieme ad essi incontrare il Segretario Generale delle Nazioni Unite per discutere il modo migliore di preparare la nostra presentazione all'Assemblea Generale nell'ambito dei nostri continui sforzi tesi persuadere le Nazioni Unite ad intraprendere significative azioni in merito alle ricerche sugli UFO. Quest'azione congiunta che ha coinvolto distinti scienziati di fama mondiale impegnati nella ricerca sugli UFO, ha effettivamente sortito un importante effetto sui nostri sforzi in questa importante questione.

232. La lista degli scienziati che ci hanno affiancato nel dialogo con il Segretario Generale comprende:
- il Sig. Allen Hynek, recentemente pensionato e direttore del Centro per gli Studi sugli UFO di Evanston nell'Illinois, spesso chiamato “il padre dell'ufologia”, o studio degli oggetti volanti non identificati;
- il Sig. Claude Poher, direttore dell'Agenzia francese per lo studio degli UFO;
- il Sig. Jacques Vallée, distinto astronomo, matematico e ricercatore UFO;
- il Sig. Ted Phillips, grande esperto di tracce lasciate da atterraggi di UFO;
- il Sig. Gordon Cooper, noto astronauta, vice presidente della Walt Disney Enterprises;
- il Sig. David Saunders, psicologo statistico e creatore di “UFOCAT”, un sistema computerizzato che contiene fra 60.000 e 70.000 avvistamenti da tutto i mondo;
- L. Stronglield, ricercatore UFO ed autore;
- Lee Spiegel ricercatore e consulente video sugli UFO;
- il Sig. G. Bravo, ricercatore UFO ed organizzatore del primo Congresso Internazionale sul Fenomeno degli Oggetti Volanti Non Identificati, tenutosi ad Acapulco, e molti altri distinti “ufologi”, alcuni dei quali sono presenti qui oggi.

233. Siamo inoltre in contatto con scienziati, gruppi di ricerca, scrittori e persone di tutte le categorie da tutte le parti del mondo, persone che hanno espresso grande interesse in quello che stiamo cercando di fare qui alle Nazioni Unite e che ci hanno promesso il loro appoggio quando la materia sarà in discussione nel Comitato Politico Speciale.

234. Sono io il primo ad ammettere che fra gli scienziati non vi è unanimità su tutti gli aspetti del fenomeno UFO. Alcuni ritengono che la sicurezza internazionale sia messa in pericolo dalla comparsa degli UFO mentre altri lo negano ed affermano che gli UFO stanno controllando il nostro pianeta nell'intenzione di dare assistenza ai terrestri più deboli e meno sofisticati. Altri ancora credono che gli UFO siano impegnati in una missione avente lo scopo di salvare l'umanità dall'autodistruzione. E' mio interesse non affrontare tali controversie qui oggi, piuttosto rimarcare, assieme al Sig. Allen Hynek, che gli UFO sono senza dubbio un fenomeno globale. E' infatti stupefacente notare che vi sono varie caratteristiche, in termini di struttura fisica e modelli di comportamento, che sono state osservate e verificate da persone affidabili allo stesso modo praticamente nel mondo intero.

235. Dopo il mio discorso all'Assemblea Generale nell'ottobre 1977, sono stato letteralmente inondato da letteratura di ogni genere, nonché di appelli diretti che mi esortavano a continuare a perorare in questo foro la questione delle ricerche sugli UFO e il suo coordinamento a livello di Nazioni Unite. Vi è in effetti una concreta possibilità che agenzie interessate a tale questione stabiliscano un centro per le ricerche UFO a Grenada. Inoltre, in risposta alla risoluzione adottata all'unanimità dal Primo Congresso Internazionale sugli Oggetti Volanti Non Identificati tenutosi ad Acapulco dal 17 al 24 aprile 1977, è attualmente in preparazione il secondo congresso internazionale, che si terrà a Grenada verso la fine del 1979.

236. Sembrano esservi grandi forze al lavoro per sostenere i nostri sforzi tesi a fare in modo che le Nazioni Unite assumano un ruolo di più ampio respiro nel coordinamento delle ricerche e nella disseminazione delle informazioni sul fenomeno UFO. Il momento è più che mai propizio affinché le Nazioni Unite siano coinvolte in questa importante area di ricerca e di conoscenza. Le indagini statistiche provano che la gente nel mondo si aspetta questo coinvolgimento. Nuovamente desidero rivolgermi ai Membri di questo distinto forum globale affinché ascoltino gli appelli dei principali scienziati mondiali nel campo dell'ufologia, gli appelli dei media e, certamente oggi, quelli dei popoli del mondo alle Nazioni Unite affinché giochino un ruolo attivo e trascinante nella coordinazione delle ricerche sul fenomeno UFO e nella disseminazione delle relative informazioni a beneficio ed illuminazione dell'umanità intera.

240. IL PRESIDENTE (con traduzione simultanea dallo spagnolo): Per conto dell'Assemblea Generale desidero ringraziare Sua Eccellenza il Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri di Grenada per l'importante discorso che ha appena tenuto.


Poco dopo, Grenada fu invasa

venerdì 6 marzo 2015

Il Lapis Exillis e Wolfram von Eschenbach

Parlando del simbolismo della "pietra angolare", abbiamo avuto occasione di menzionare incidentalmente il lapsit exillis di Wolfram von Eschenbach; può essere interessante tornare più dettagliatamente su tale questione, per i molteplici accostamenti ai quali dà luogo. Formulata in modo così strano, questa espressione può racchiudere più di un significato: è certamente, anzitutto, una specie di contrazione fonetica di lapis lapsus ex coelis, la "pietra caduta dai cieli"; inoltre, questa pietra è, per la sua stessa origine, come "in esilio" nella dimora terrestre, da cui essa deve del resto, secondo varie tradizioni che parlano di tale pietra o dei suoi equivalenti, risalire infine ai cieli.

Per quanto concerne il simbolismo del Graal, è importante notare che, benché quest’ultimo sia comunemente descritto come un vaso e sia dunque questa la sua forma più conosciuta, esso viene anche talvolta rappresentato in forma di pietra, come nel caso particolare in Wolfram von Eschenbach; d’altronde il Graal può essere nello stesso tempo l’uno e l’altra, poiché si dice che il vaso è stato intagliato in una pietra preziosa che, staccatasi dalla fronte di Lucifero durante la sua caduta, è anch’essa "caduta dai cieli".

D’altra parte, quanto stiamo per dire sembrerà aumentare ulteriormente la complessità di questo simbolismo, ma può in realtà dare la "chiave" di certe connessioni: come abbiamo già spiegato altrove, se il Graal è un vaso (grasale), è anche un libro (gradale o graduale); e in certe versioni della leggenda si tratta non propriamente di un libro, ma di una iscrizione tracciata sulla coppa da un angelo o da Cristo in persona. 

Ora, queste iscrizioni, di origine ugualmente "non-umana", appaiono anche in certe circostanze sul lapsit exillis; esso era dunque una "pietra parlante", cioè, se vogliamo, una "pietra oracolare" poiché, se una pietra può "parlare" emettendo dei suoni, essa può anche farlo per mezzo di caratteri o di figure visibili sulla sua superficie (come lo scudo della tartaruga nella tradizione estremo-orientale). 

Ora, da questo punto di vista è anche assai notevole che la tradizione biblica menzioni una "coppa oracolare", quella di Giuseppe, che potrebbe, almeno sotto questo profilo, essere considerata una delle forme del Graal stesso; e, fatto curioso, è detto che proprio un altro Giuseppe, Giuseppe d’Arimatea, divenne il possessore o il custode del Graal e lo portò dall’Oriente in Bretagna; è incredibile che non si sia mai prestato attenzione, a quanto sembra, a queste "coincidenze" piuttosto significative.

Per tornare al lapsit exillis, segnaleremo che alcuni l’hanno accostato alla Lia Fail o "pietra del destino"; infatti, anche questa era una "pietra parlante", e, inoltre, poteva essere in qualche modo una "pietra venuta dai cieli", poiché secondo la leggenda irlandese i Tuatha di Danann l’avrebbero portata con sé dalla loro prima dimora, cui è attribuito un carattere "celeste" o almeno "paradisiaco". 

È noto che la Lia Fail era la pietra della consacrazione degli antichi re d’Irlanda, ed è divenuta in seguito quella dei re d’Inghilterra, essendo stata portata da Edoardo I nell’abbazia di Westminster, secondo l’ipotesi più comunemente accettata; ma può sembrare almeno singolare, da un lato, che questa stessa pietra venga identificata con quella che Giacobbe consacrò a Bethel.8 Non è tutto: quest’ultima, secondo la tradizione ebraica, sembrerebbe essere stata anche quella che seguiva gli Ebrei nel deserto e da cui usciva l’acqua che bevevano, e che, secondo l’interpretazione di san Paolo, non è altro che Cristo stesso; essa sarebbe in seguito divenuta la pietra shethiyah o "fondamentale", posta nel Tempio di Gerusalemme sotto l’ubicazione dell’arca dell’alleanza, e che segnava quindi simbolicamente il "centro del mondo", così come lo segnava, in un’altra forma tradizionale, l’Omphalos di Delfi; e, dal momento che tutte queste identificazioni sono evidentemente simboliche, si può dire con sicurezza che, in tutti questi casi, si tratta in realtà sempre di una sola e identica pietra.

Bisogna tuttavia notare, per quanto concerne il simbolismo "costruttivo", che la pietra fondamentale di cui si è parlato in ultimo luogo non deve assolutamente essere confusa con la "pietra angolare", poiché questa è il coronamento dell’edificio, mentre l’altra si situa al centro della sua base.

Abbiamo detto che nelle pietre di base dei quattro angoli c’era quasi un riflesso e una partecipazione della vera "pietra angolare" o "pietra del vertice"; qui si può certo parlare ancora di riflesso, ma si tratta di una relazione più diretta rispetto al caso precedente, poiché la "pietra del vertice" e la "pietra fondamentale" in questione sono situate su una stessa verticale, di modo che quest’ultima è quasi la proiezione di quella sul piano della base.

Si potrebbe dire che la "pietra fondamentale" sintetizza in sé, pur rimanendo sullo stesso piano, gli aspetti parziali rappresentati dalle pietre dei quattro angoli (questo carattere parziale è espresso dall’obliquità delle linee che le uniscono al vertice dell’edificio). 

Di fatto, la "pietra fondamentale" del centro e la "pietra angolare" sono rispettivamente la base e il vertice del pilastro assiale, che quest’ultimo sia raffigurato visibilmente oppure esista soltanto "idealmente"; in quest’ultimo caso, la "pietra fondamentale" può essere una pietra di focolare o una pietra d’altare (che sono poi la stessa cosa nel loro principio), la quale, comunque, corrisponde in certo modo al "cuore" stesso dell’edificio.

Abbiamo detto, a proposito della "pietra angolare" che essa rappresenta la "pietra discesa dal cielo", ed ora abbiamo visto che il lapsit exillis è più propriamente la "pietra caduta dal cielo", il che può del resto esser messo ancora in relazione con la "pietra che i costruttori avevano gettato via", se si considerano, dal punto di vista cosmico, questi "costruttori" come gli Angeli o i Dêva; ma siccome non ogni "discesa" è necessariamente una "caduta", è opportuno fare una certa distinzione fra le due espressioni. 

In ogni caso, l’idea di "caduta" non potrebbe assolutamente più applicarsi quando la "pietra angolare" occupi la sua posizione definitiva al vertice; si può parlare ancora di "discesa" se si riferisce l’edificio a un insieme più esteso (in corrispondenza al fatto, abbiamo detto, che la pietra può essere posta solo dall’alto), ma, se si considera soltanto l’edificio in sé e il simbolismo delle sue diverse parti, la stessa posizione può esser detta "celeste", poiché la base e il tetto corrispondono rispettivamente, secondo il loro "modello cosmico", alla terra e al cielo. 

Ora, bisogna aggiungere ancora, e su questa osservazione concluderemo, che tutto ciò che è situato sull’asse, a diversi livelli, può essere in certo modo considerato rappresentare le posizioni diverse di una sola e identica cosa, posizioni a loro volta in rapporto con diverse condizioni di un essere o di un mondo, a seconda che ci,si ponga dal punto di vista "microcosmico" o da quello "macrocosmico"; e a tale riguardo indicheremo solo, a titolo d’applicazione all’essere umano, che le relazioni fra la "pietra fondamentale" del centro e la "pietra angolare" del vertice non mancano di presentare un certo rapporto con quel che abbiamo detto altrove sulle diverse "localizzazioni" del luz o "nocciolo d’immortalità".

giovedì 5 marzo 2015

I Geoglifi del Sinai - Seconda Parte

Tratto dal sito seguente continuiamo la presentazione della serie di articoli del 2012 scritti da "Alessio"...
 
 
Proseguendo la panoramica dei geoglifi del Sinai, un’altra area particolarmente interessante è quella relativa campo aereo di Bir Gifgafa, probabilmente un aerodromo di natura militare, in seguito vedremo il perché di tale ipotesi, comunque per quanto riguarda l’area ad Est pur non essendo particolarmente interessante per la tipologia dei petroglifi, questi sembrano avere particolarità e qualità agrimensori che per quello che è la tecnologia moderna risulterebbero essere fuori tempo; da quello che si può osservare sono una serie di segni che per dimensione, equidistanza ed orientamento ricordano una scala metrica di quotature riportata sul terreno.
 
Questi petroglifi potrebbero essere conseguenti misurazioni topografiche della zona, la domanda è che utilità vi sarebbe se questi fossero stati realizzati in tempi moderni.

Penso che sia da escludere una loro funzione militare perché oggettivamente, se fossero segni di orientamento per i piloti, queste indicazioni verrebbero sfruttate anche dall’eventuale nemico; inoltre, da quanto si osserva, sembra che tra le varie “quotature” non vi sia una particolare relazione se non quella della lunghezza dei segmenti e della loro distanza non ché un allineamento che si estende per una retta di circa venti chilometri con una inclinazione approssimativa di 117 gradi in direzione Sud-est.
 
La retta immaginaria però ci riporta all’area di cui avevo parlato nel precedente intervento in cui è anche possibile osservare segni analoghi se pure spostati a nord della specifica area.
 
Sempre in relazione al precedente intervento, spostandoci nei pressi della cittadina di Hasna, si osserva che sia a nord, lungo un’asse di circa 7 chilometri che a sud ad 1 chilometro di distanza, ritrovano analoghi petroglifi “elettronici”.
 
Petroglifi "elettronici" anche nei pressi della cittadina (paesello) di Hasna
 
Nella stessa zona si osservano altri petroglifi e sul lato ovest della strada Asdr Al Haytan proseguendo verso Sud-ovest si osservano dapprima una serie, presumo mastabe, disposte in modo casuale e disordinato di dimensioni pressoché identiche, anche se sono presenti anche di dimensioni più ridotte ma sostanzialmente di forma quadrata, sul lato Est, invece si osservano quelli che potrebbero essere dei tumuli delle dimensioni di una decina di metri, anch’essi disposti in “ordine sparso” e tra essi si percepiscono i resti di alcuni ulteriori petroglifi.

Procedendo sempre sulla suddetta strada, le mastabe, o perlomeno quello che sembrano esserlo, assumono un ordinamento regolare, è possibile che queste strutture possano essere dei depositi di un qualche tipo e con i petroglifi non “c’azzecano” nulla, ma ho ritenuto dover far presente questa stranezza, perché data la quantità di depositi, le relative dimensioni dei singoli magazzini e le dimensioni del paese di Hasna, risulta essere una “configurazione” insolita ed incongrua; comunque procedendo verso Sud sulla Asdr Al Haytan dopo aver percorso una trentina di chilometri, verso il lato Ovest, a 2 chilometri nel deserto, ci si imbatte nuovamente in altri petroglifi, alcuni assomigliano a quelli precedentemente illustrati, mentre altri sono altamente inconsueti e si distinguono per le linee che sia graficamente che per una qualsiasi utilità risultano quasi il pasticcio di un bimbo che prende in mano la matita per la prima volta.
 
Altri petroglifi "elettronici" a Nord di Hasna, se pure le immagini satellitari siano di minor qualità, si sosserva la stessa tipologia di quelli osservabili nella precedente immagine.

Facendo il punto su quanto si osserva, la conclusione che verrebbe di trarre è che sostanzialmente i geoglifi abbiano un sottile filo conduttore che li accomuna in qualcosa che ha a che fare con le stelle, il loro allineamento, con il geomagnetismo terrestre ed in linea del tutto ipotetica una sorta di elettronica di natura geologica; indubbiamente, potrebbe essere il materiale su cui costruire la sceneggiatura per un avvincente film di fantascienza o se si vuole di fantastoria in cui occorrerebbe soltanto delineare i ruoli degli attori, aggiungere un po di tinte fosche da spystory con venature complottiste, un finale aperto, et voilà, un probabile grande successo cinematografico, se non una trilogia o quadri logia e perché no? Un bel seequel televisivo.

Comunque tornando ai petroglifi, la prova provata che abbiano uno stretto legame con le stelle lo si evince da questa immagine che lascia ben poco all’immaginazione e alle speculazioni ed ancor meno ad interpretazioni alternative ed indubbiamente raffigura senza alcun dubbio, una versione del sistema solare o quantomeno, di un sistema planetario, se non esattamente il nostro, in cui sono raffigurate persino una decina di corpi cometari, e quelli che potrebbero essere i loro percorsi extra solari; tralasciando il raffronto con quanto oggi sappiamo del nostro sistema solare, non ci si può esimere dal chiedersi, sempre che tali manufatti siano relativi a popoli che realizzassero tali opere a scopo votivo, come potevano avere una, se pur parziale conoscenza del “funzionamento” di un sistema solare e della posizione e delle direzioni di corpi celesti come le comete?
 
E’ relativamente recente, la scoperta che l’origine delle comete è quella sorta di pulviscolo che circonda il nostro sistema solare ed è chiamata appunto la nube di Oort e se pure non se ne hanno evidenze visuali, si presume abbia un raggio di circa 1,5 anni luce dal centro solare, quindi, è sorprendente la dovizia di particolari astronomici che presunte comunità primitive disponevano, inoltre, c’è un altro particolare che non dovrebbe essere sotto valutato, ossia la morfologia specifica del terreno su dove è stato realizzato il geoglifo che nel complesso sembri rappresentare il sistema solare al di dentro della nube di Oort; altra cosa insolita che si evince dal geoglifo, sono quelle strane linee, simili tra di loro per forma e lunghezza disposte quasi a circondare il sistema planetario, cosa potrebbero rappresentare?
 
Questa immagine fa parte di un trittico che raffigurerebbe in chiave simbolico-esoterica l'evoluzione del sistema solare.

Forse stringhe energetiche che percorrono il sistema solare, delle ipotetiche linee gravitazionali relative a materia oscura presente nello spazio dello stesso sistema solare all’interno della nube di Oort?

Elaborando l’immagine precedente, si enfatizzano le particolarità del suolo che sembra proprio dare l’idea del sistema solare fluttuante nell’etere dello spazio, una sorta di 3D rupestre, oppure in un’ottica pittorica assomigliare ad un’opera di Van gogh, e sotto questa luce pensare che il pittore immaginasse il sistema solare scosso da una violenta bufera di fulmini e saette; quello che però mi fa pensare e ritenere che la raffigurazione è relativa al nostro sistema solare, è che una concezione simile è contemplata nelle dottrine esoteriche, soprattutto quelle indiane e tibetane.
 
Altro aspetto che mi fa ritenere che sia il nostro sistema solare è che sia a Nord-est che a Sud-ovest, posizionati su una retta ideale, si trovano due varianti del medesimo “soggetto” e l’allineamento suggerisce una successione temporale, raccontando per “ideogrammi”, una storia, la storia del nostro sistema; facendo riferimento a quel poco di conoscenza in merito a religioni esoteriche, simbolismo ermetico ecc. ecc., il “trittico” sarebbe la rappresentazione in un linguaggio simbolico della palingenesi del nostro sistema solare, in sintesi la raffigurazione più a Nord raffigurerebbe uno stato di “normalità” quello centrale, il verificarsi di una serie di eventi e quello più a Sud ciò che risulta dopo il manifestarsi degli eventi; osservano con attenzione l’ultima sequenza, si nota che i pianeti, si presume siano pianeti, da sei che erano originariamente, sono diventati nove, mentre il sole centrale è scomparso per dare posto ad una specie di rettangolo radiante o con delle porte come nel primo geoglifo, inoltre si ritrova il quadrato, completo su cui sarebbero disposti i pianeti più grandi.
 
Stando a quanto si vede, sembrerebbe che il sistema solare come noi lo conosciamo abbia avuto origine da una serie di eventi catastrofici le cui dimensioni sono inimmaginabili; questa teoria potrebbe avere persino attinenza con quanto si ipotizza per la fascia di asteroidi tra Marte e Giove, la quale sarebbe quello che resta di un antico pianeta che fu distrutto nell’impatto con un altro e seguendo un certo filologico, il pianeta che ha avuto “la meglio” sarebbe il famoso Nibiru il quale dopo lo scontro assunse un’orbita particolarmente ellittica e “fuori asse” rispetto il moto degli altri pianeti.
 
La stessa immagine di prima elaborata per evidenziare i particolari, si osservano comete, flussi energetici e lampi di una qualche natura astronomica, non ché l'insieme dell'immagine potrebbe essere la rappresentazione 3D del sistema planetario.

Comunque tra quanto si osserva da questi geoglifi e quanto contenuto in testi sacri dell’India e del Tibet, ammesso e non concesso che tale raffigurazione si possa riferire a quanto esposto in quei testi, appare comunque evidente che vi sia un comune radice conoscitiva; quanto antica bhé è un mistero perché qualcuno o più di qualcuno deve aver assistito agli eventi descritti per riportarli.

Colgo l’occasione per far notare un qualcosa che a più riprese ho notato in prossimità di molti geoglifi, ossia quegli strani ghirigori che sembrerebbero i segni lasciati da un qualche automezzo; per essere un automezzo dovrebbe essere di un tipo speciale in quanto la larghezza tra ruota e ruota è di circa quattro metri, comunque ipotizzando che a lasciare tali tracce siano stati mezzi pesanti, c’è da domandarsi se il conducente o i conducenti, facessero a gara a chi consumasse più carburante; considerando che anche se nei paesi medio orientali il carburante ha un prezzo irrisorio, sarebbe comunque uno spreco e se pure tali opere fossero state realizzate su “commissione”, il commissionante ne avrebbe chiesto conto.
 
Questa immagine è l'ultima della sequenza e dovrebbe rappresentare il sistema solare attuale, si possono distinguere nove/dieci pianeti. compresa la luna del pianeta terra.

Scartando l’ipotesi della falsificazione, non resta che presumere che tali segni abbiano un significato specifico e questo potrebbe avvallare l’ipotesi della carta stellare, su cui sono riportati quelli che in gergo aeronautico, sono i corridoi arei a cui i velivoli devono attenersi e seguire nei loro spostamenti.

Facendo alcune considerazioni sui petroglifi, sarebbe davvero complesso e oltremodo particolarmente contorto il piano di chi intenzionalmente avrebbe escogitato un tale “imbroglio” e poi, a quale scopo investire tempo e risorse piuttosto consistenti, sia in termini economici che di risorse umane; azzardando una ipotesi, si potrebbe immaginare ad un progetto per lo sviluppo turistico di quelle zone cosi inospitali e disagiate, ma il gioco non varrebbe la candela, perlomeno sul lungo tempo, prima o poi l’inghippo verrebbe scoperto.
 

mercoledì 4 marzo 2015

Boris Nemcov e gli eroi dell'Occidente

Che ci sia qualcosa di strano e di oscuro nell’assassinio di Boris Nemcov a Mosca, non lo dimostrano le circostanze peraltro abbastanza prevedibili per un uomo dedito all’alcol, al gioco, alle donnine e soprattutto immerso in rapporti opachi e poco chiari con parecchi oligarchi, ma tutto quello che di lui non viene detto dai media occidentali per accreditare l’immagine di un temibile avversario di Putin. E quindi per adombrare un ennesimo “delitto del tiranno”.
 
Il fatto è che  Nemcov era ormai una sorta di relitto della dissoluzione dell’Urss, un politico insignificante ,capo non si sa quanto riconosciuto di una galassia di partitini di estrema destra liberista al 5%  e di fatto in via di scomparsa nei sondaggi tanto che all’ultima manifestazione vera in cui tentò di essere protagonista, nel dicembre del 2011, fu persino fischiato e cacciato dal palco dai suoi stessi amici: era proprio l’ultimo dei problemi del leader russo, rendendo ridicola l’ipotesi di una mano del Cremlino dietro la sparatoria.
 
Nemcov accanto alla Thimoshenko

Ma si fa sapere in base a dichiarazioni successive che Nemcov  aveva organizzato una sorta di raduno per il primo marzo nel quale avrebbe sostenuto la responsabilità russa nella vicenda ucraina. La manifestazione arancione, si è svolta egualmente, ma in ricordo di Nemcov e l’unico fatto saliente del raduno (7000 persone, poi portate a 16mila e ancora a 45mila e infine a 70mila nei report occidentali)  è stato il fermo temporaneo del deputato ucraino Alexey Goncharenko, ricercato in Russia in relazione agli scontri di Odessa del maggio 2014 durante i quali una cinquantina di manifestanti filorussi morirono nell’incendio della Casa della Cultura. Goncharenko in seguito fu lodato dall’ambasciatore Usa a Kiev per l’opera patriottica.

Ecco dunque che attraverso l’Ucraina la mano di Putin rientra magicamente in gioco. Tuttavia nessuno dei media mainstream occidentali, dico nessuno, spiega che l’eroe democratico Nemcov, fu l’uomo che nel 1993, fece bombardare e assaltare il parlamento russo che si era opposto al golpe anti costituzionale di Eltsin: morirono  187 persone secondo i secondo i resoconti ufficiali.
 
Fu dopo questa impresa democratica e le successive liberalizzazioni selvagge che trascinarono nell’indigenza decine di milioni di persone che ricevette le lodi della signora Thatcher.
 
Probabilmente sarebbe andato oltre la carica di vicepremier con il compito di riformare l’industria del petrolio e del gas, se la crisi economica  selvaggia, frutto dei “consigli” dell’Fmi, non lo avesse costretto a dimettersi.
 
Ma quell’episodio svela la natura esile e pretestuosa delle concezioni democratiche dell’ uomo e conferma la natura fittizia della democrazia usata come schermo alle manovre geopolitiche.

Insomma sarebbero questi gli uomini della libertà, questi gli eroi in via di glorificazione. Queste sarebbero le bandiere dell’occidente.
 
Persone per le quali l'ambasciatore degli Stati Uniti in Russia John Tefft sabato ha visitato il luogo dell’omicidio del politico russo Boris Nemzov.

L'ambasciatore è arrivato sul luogo dell’uccisione sul Grande ponte sulla Moscova accompagnato da personale della missione diplomatica. Sul luogo della morte  di Boris Nemzov l'ambasciatore degli Stati Uniti ha deposto un mazzo di fiori con la bandiera dell'Ucraina.

"Io sono qui oggi, insieme con i miei colleghi dell'ambasciata di esprimere il nostro rispetto a Boris Nemzov” ha detto ai giornalisti Tefft.

Egli ha ricordato come il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il segretario di stato John Kerry hanno rilasciato dichiarazioni poco dopo la morte del politico che ne hanno denunciato il crimine e chiesto di indagare su ciò che è accaduto, riferisce la RIA Novosti.

"Siamo qui oggi per conto del presidente e del segretario di stato e del popolo americano ad esprimere il rispetto per il grande patriota della Russia" ha aggiunto Tefft.

Pravda.ru ricorda che il politico russo Boris Nemzov in passato ha ricoperto una serie di alti incarichi nel Governo della Federazione Russa, convertitosi all’opposizione, nella notte di sabato è stato ucciso nel centro di Mosca.
 
Gli inquirenti stanno esaminando tutte le versioni sulla morte di Nemzov, tra cui l’omicidio. Il portavoce il Presidente russo Dmitri Peshkov ha detto che, secondo Vladimir Putin, è stato "un brutale omicidio con tutti i segni della predeterminazione, avente esclusivamente  carattere provocatorio". Il Presidente ha espresso le condoglianze ai parenti di Nemzov ed ha incaricato i dirigenti del Comitato Investigativo, il Ministero dell'Interno e l’FSB di creare un gruppo di lavoro mantenendo le indagini sotto la sua personale supervisione.
 
Non ha nemmeno molto interesse sapere se Nemcov sia stato ucciso per qualche sgarro, rivalità o appropriazione indebita o la sua esecuzione sia frutto di un disegno per indebolire Putin, come purtroppo è probabile.
 
Tutti questi uomini e queste bandiere sono ormai color fango, espressione di una menzogna globale finalizzata tra le altre cose a nascondere i successi della politica economica di Putin.
 
La prima cosa fatta da Putin una volta preso il potere è stato quello di sterminare e perseguitare gli oligarchi russi (alcuni giocano a Subbuteo in inghilterra ancora oggi, altri si sono accidentalmente avvelenati col polonio, altri ancora si sono presi il raffreddore in Siberia) e rimettere nelle a mani dello Stato o di suoi uomini di fiducia le grandi aziende ex sovietiche legate alle risorse naturali. Per il resto scegliete voi la storia di quest’uomo che vi piace di più, ma per quello che conta (per i Russi):
Schermata_2013-12-18_alle_08_58_53Schermata_2013-12-18_alle_09_21_04Nel corso dei dibattiti che si sono svolti nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri della Russia, Serguei Lavrov, ha richiamato tutti i paesi associati a “prendere misure drastiche immediate per ristabilire la giustizia e disfarsi del doppio standard nella politica internazionale”. In questo contesto si è riferito, tra gli altri, alle crisi che attraversano l’Ucraina e la Siria.



Nel corso del suo discorso, Lavrov ha stigmatizzato il fatto che, quanto accade oggi nel mondo, affossa i principi fondamentali delle nazioni Unite. In questo senso, ha parlato circa i numerosi esempi di violazioni dei principi fondamentali della carta delle Nazioni Unite, come l’indipendenza e l’eguaglianza sovrana degli Stati, la non ingerenza nelle questioni interne degli Stati, la soluzione pacifica delle controversie.
 
“Basta ricordare il bombardamento della Serbia (cui partecipò anche l’Italia con il governo D’Alema) l’occupazione dell’Iraq sotto un falso pretesto (….), la brusca manipolazione del mandato del Consiglio di Sicurezza che si è trasformata nella distruzione ed il continuo caos in Libia”, ha detto. “Tutto questo è il risultato dei tentativi di assicurarsi una posizione dominante nelle questioni mondiali, di governare tutti e in tutte le parti, per utilizzare la forza militare unilateralmente per promuovere i propri interessi”, ha proseguito.
 
Il cancelliere russo ha enumerato i metodi spiacevoli che si utilizzano nella ricerca dell’illusione della dominazione globale”. Così ha detto si ricorre alla pressione massiccia sugli Stati sovrani, ai tentativi di imporre le proprie decisioni e le norme nella sfera politica, economica ed ideologica.
 
Per gli Stati più disobbedienti viene previsto l’utilizzo delle tecnologie occulte che provocano agitazioni interne (rivoluzioni arancioni) e le operazioni di cambio di regime. In questo contesto, rientra la sobillazione del colpo di Stato anticostituzionale aperto in Ucraina”. Ha affermato Lavrov.

D’altra parte ha segnalato che le restrizioni unilaterali più conosciute come le sanzioni, portano soltanto ad un confronto e complicano la ricerca congiunta di soluzioni ai problemi.

 Inoltre il diplomatico russo ha condannato la guerra di informazioni che “sta avvelenando seriamente” l’ambiente internazionale.

Putin: .”Non ci sarà uno scenario di guerra apocalittica con l’Ucraina”

Putin ha dichiarato nel corso di una intervista che “se gli accordi di Minsk, verranno rispettati, la situazione in Ucraina si normalizzerà. d’altra parte  questi accordi”, ha sottolineato Putin, “sono un documento non soltanto approvato dalle  quattro parti che hanno partecipato ai negoziati ma sono  stati  anche consolidati dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di conseguenza costituiscono uno strumento giuridico internazionale”.

Putin ha risposto  indirettamente al ministro degli esteri ucraino, Vadym Prystaiko, il quale, il 21 febbraio ha dichiarato alla CBS: “Non vogliamo spaventare tutti, ma ci stiamo preparando per una guerra su vasta scala”.

“Il mondo deve raddrizzare la spina dorsale e non deve avere paura se l’Ucraina entra in guerra contro una potenza nucleare. L’Ucraina vuole armi letali e la formazione per usarle”, ha detto ancora Prystaiko.

Una guerra tra Mosca e Kiev? “ Sarebbe uno scenario apocalittico, che spero non arrivi mai”. Lo ha affermato il capo di stato Vladimir Putin, che ha dato un’intervista al canale televisivo russo Rossia 24, durante la quale  ha parlato del conflitto nel  Donbas.

Il leader russo ha detto di ritenere che, nonostante le promesse del presidente ucraino Petro Poroshenko di una “possibile reintegrazione” della Crimea all’Ucraina,  un conflitto militare tra Kiev e Mosca “è uno scenario apocalittico difficilmente possibile, e spero che non arrivi mai” ha detto Putin, definendo le dichiarazioni di Poroshenko “revanscismi”.

Questo perchè “le persone che vivono in Crimea, hanno fatto la loro scelta di autodeterminazione, che deve essere trattata con rispetto” ha detto. Allo stesso tempo, egli ha sottolineato che “la Crimea come era, rimane, con russi, ucraini, tatari di Crimea, greci e tedeschi”. “Sarà una casa comune per tutte queste persone,” ha detto Putin.
 
 

Ti potrebbero interessare anche...

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...