lunedì 7 luglio 2014

Divinità con due mani sinistre dimostrano collegamenti tra Sumer e Mesoamerica

Si sono fatti tantissimi studi e si sono scritti centinaia di libri sulle piramidi egiziane, quelle azteche, e sulle ziggurat mesopotamiche, come in generale anche sugli altri monumenti megalitici sparsi per il globo. Pochi libri però hanno esaminato le corrispondenze dell’ orientamento di questi monumenti l’ uno rispetto all’ altro.

Quasi tutti gli autori si fermano ad esaminare l’ allineamento che questi monumenti presentano con la levata eliaca, con una particolare stella o costellazione, 'coincidenze' comunque da non sottovalutare ma tutto sommato finora accettate (e nemmeno sempre né da tutti) sostenendo che popoli di diversi luoghi e tempi possono comunque aver avuto la stessa idea nel prendere le stelle come punto di riferimento immutabile per il calcolo del tempo, o per la progettazione di opere civili.

Sull’ allineamento di questi monumenti tra di loro, e su analogie ‘non elementari’ presentate dai singoli monumenti pochissimi hanno indagato. Mi pregio per esempio di essere il primo in Italia ad aver menzionato e portato al pubblico un particolare allineamento che lega Egitto e Mexico, riportato poco più avanti. E’ poco noto che le rovine dell’ Esagila, il complesso sacro dedicato a Marduk e a sua moglie Sarpanit, presenta una caratteristica curiosa: la ziggurat che sorreggeva il Santa Sanctorum con le statue degli dei (chiamato Ekua) ha lo stesso numero di gradoni e lo stesso scarto dal ‘nord vero’ della Piramide del Sole azteca. Coincidenza non da poco visto che Marduk era una divinità solare.

L’ Eninnu di Lagash, sempre in mesopotamia, dedicato a Enlil, e l’ Egishshirgal di Ur dedicato a Nannar (il dio della luna sumero) e a sua moglie Ningal, progettati da Ningishzidda, divinità lunare fratello di Marduk, hanno lo stesso numero di gradoni e lo stesso scarto dal ‘nord vero’ della Piramide della Luna azteca.

Il Girsu dedicato a Ninurta, sempre a Lagash, ha nel suo cortile una serie di sette megaliti verticali disposti a cerchio con uno di essi leggermente spostato in avanti rispetto al cerchio ipotetico, esattamente come la prima fase di Stonehenge.

Se congiungiamo con una retta l’ Esagila, il centro del complesso di Giza, e il complesso delle Piramidi del Sole e della Luna azteche, questi 3 punti deviano dalla retta immaginaria di meno di 1°. Anche Lagash sta su questa retta essendo a meno di 1° da Babilonia.


punto 1: Esagila - Babilonia (2400 a.C.) / Girsu – Lagash (2150 a.C. circa)
punto 2: Piramidi di Giza - Egitto (ortodossi: 2500 a.C. - Sitchin: 10500 a.C.)
punto 3: Teotihuacan - Mexico (ortodossi: 2000-1400 a.C. - Sitchin 3000 a.C. circa)
punto 4: Stonehenge - Gran bretagna (prima fase 2900 a.C.)

Sempre in linea retta giacciono Bad Tibira, il centro metallurgico mesopotamico in epoca sumera, il complesso di Giza, e il Machu Pichu, l’ antica Tampu Toco, centro metallurgico peruviano.

Mesopotamia ed Egitto sono abbastanza vicini geograficamente e culturalmente, quindi non ci dovremmo stupire di trovare similitudini artistiche. Ma trovare similitudini così accentuate tra questi due popoli e un popolo, quello Maya, che si suppone vissuto migliaia di anni dopo, e a migliaia di km di distanza, senza che secondo la storia ufficiale questi potessero venire in contatto, é davvero shockante. Eppure le sfingi egiziane e le sfingi maya/azteche, entrambe con volto umano, presentano lo stesso tipo di copricapo che arriva fino al collo, inciso con ‘scanalature’ orizzontali.

  
Entrambi i tipi di copricapo hanno sulla fronte un serpente. Ciò è perfettamente coerente con l’ identificazione (introdotta da Zecharia Sitchin) dei personaggi Ningishzidda/Quetzalcoatl. I copricapi egiziani mostrerebbero un serpente in nome di Thot, identificato da me nella divinità sumera Ningishzidda, di stirpe enkita e quindi rappresentato dal serpente (come Enki e Marduk), e quelli maya in nome di Quetzalcoatl, il ‘serpente piumato’ venerato da aztechi, maya e incas (in alcuni luoghi con il nome Kukulkan).

 

Si è detto in tantissimi libri che le 3 piramidi di Giza rispecchiano la disposizione della cintura di Orione, come a voler duplicare in terra una struttura stellare in cui gli antichi egizi identificavano la casa di Osiride, il Duat, secondo il principio: come è nel cielo così in terra.

Questo allineamento però non è il solo meritevole di nota. C’ è un altro allineamento che lega indissolubilmente il complesso di piramidi di Giza con quello di Teotihuacan.

In entrambi i casi abbiamo 2 costruzioni maggiori che giaciono allineate in linea retta, e una costruzione minore che giace leggermente a sinistra di questa retta immaginaria. Nel caso di Teotihuacan abbiamo una angolazione di 18°, mentre nel caso di Giza 13°. 

Entrambi i siti hanno riferimenti astronomici e son dediti al culto dei morti:

- da Giza (Rosteau) il ka del faraone inizia il suo viaggio verso il Duat

- Teotihuacan rappresenta il 'sentiero dei morti', il corridoio che scorre affianco alle costruzioni viene ancora chiamato 'corridoio dei morti'.

Il sito di Teotihuacan é legato al culto di Quetzalcoatl, quello di Giza a Thot, entrambi legati alle figure del serpente e dell' uccello:

Quetzalcoatl: il serpente alato

Thot: testa di ibis con sopra un serpente - inoltre Thot corrisponde al greco Hermes, il cui simbolo, il caduceo, contiene i due serpenti intrecciati e il cui elmo ha ali di uccello.

Le analogie comunque non si fermano qui. Ne possiamo trovare molte altre studiando i reperti nelle 3 regioni. Prendiamo ad esempio la tecnica con cui venivano tenute assieme le pietre megalitiche dei monumenti. A parte la forma in se, quello che meraviglia è la comparsa della stessa tecnica nello stesso periodo (secondo gli 'esperti') in due zone così distanti. E ricordiamo anche che, secondo la storia ufficiale, mentre gli egiziani nel 2500 a.C. erano già esperti costruttori, gli antenati dei maya erano solo un popolo poco meno che primitivo.

Qui due esempi di 'cardini' utilizzati dai due popoli per tenere unite le grosse pietre nelle loro costruzioni:

 

Sia in mesopotamia che in Egitto che nel centroamerica son stati trovati dei bassorilievi e delle sculture che presentano lo stesso enigmatico errore: raffigurano divinità o personaggi con 2 mani sinistre.

 




In un primo momento da alcuni scrittori la cosa fu interpretata come un ‘errore di prospettiva’ dovuto al non riuscire a rappresentare correttamente nella stessa figura le due mani disposte una col palmo verso chi guarda, e l’ altra con il dorso. Si tratta però di una spiegazione che non sta in piedi, inquanto chi ha prodotto queste sculture e questi rilievi, ha anche realizzato colossali opere architettoniche con parallelepipedi di pietra pesanti dalle 2 alle 200 tonnellate, riuscendo a orientarli, inciderli ed allinearli perfettamente. Prova di un concetto di prospettiva davvero fenomenale e preciso.

Sarebbe inoltre troppo azzardato supporre che 2 civiltà distanti oltre 3000 anni e 6000 km tra loro, abbiano avuto lo stesso ‘problema di prospettiva’.

E che dire dell’ incredibile particolare dei tratti negroidi delle statue olmeche del centroamerica?


Possibile che tutte queste similitudini siano solo coincidenze? O forse, come dimostra il vaso di Fuente Magna, le popolazioni mesopotamica ed egizia erano strettamente collegate tra loro e alle popolazioni del continente centrosudamericano?

sabato 5 luglio 2014

Il Culto satanico Veneziano

Il Culto Satanico Veneziano fu fondato dall’Antipapa Innocenzo III intorno all’anno 1198 durante il suo regno in qualità di AntiPapa e capo supremo del Culto Romano.

Al contrario dei precedenti membri del Culto Romano, Innocenzo III non era un adoratore della Magna Mater (Cibele) e delle antiche divinità oscure della tradizione Vaticana. Al contrario, Innocenzo III introdusse elementi di una religione per molti versi completamente nuova e fondata sulle antiche ed esoteriche conoscenze degli Alti Sacerdoti Sadducei che avevano retto gli antichi templi di Baalbek e di Gerusalemme già 1800 anni prima.

In luogo dell’adorazione di Cibele, i membri del Culto Satanico Veneziano adoravano ed adorano Moloch ed i demoni del mondo ctonio (sotterraneo o infernale).

In particolare, fu il figlio di Innocenzo III, l’AntiPapa Onorio III ad essere strumentale nell’introdurre una liturgia completamente nuova, principalmente tramite il suo “Grand Grimoire” – il primo vero e proprio libro di Stregoneria della Filosofia Occidentale. In effetti, Onorio rappresenta, a pieno titolo, il padre tanto della Stregoneria, quanto dell’odierna Wicca così come della stessa Inquisizione.

Prima della liturgia messa a punto da Onorio e la creazione dell’Inquisizione, in Europa non si era mai sentito parlare di streghe, stregoneria o di qualsiasi concetto alieno riferito alla dannazione delle anime. L’Inquisizione fu inoltre brillantemente concepita per “educare” le persone alle arti nere, alle forze demoniache, ai pentagrammi ed a numerosi altri simboli contemporaneamente pretendendo di combattere e perseguire le cosiddette “streghe”.

BACKGROUND

A partire dal 360 dopo Cristo, e fino al 532, lo Stato Sarmata di Palestina aveva raggiunto un tale potere ed una tale ricchezza da riuscire a governare e controllare le terre originariamente occupate dagli antichi Regni Ebraici ed i suoi leader proclamavano sè stessi Re di Israele.

A partire dalla morte del carismatico Baba Rabba, nel Quarto Secolo dopo Cristo, le varie famiglie nobili Ebraiche di Stati quali Himyarites (Yemen), Nabatea (Arabia) e Sarmara erano talmente cresciuti in influenza che il più grande di questi Stati, ovvero Sarmara, era divenuto uno degli Stati più ricchi dell’antichità così come la patria di centinaia di migliaia di persone.

L’antica adorazione delle forze oscure – e di Ba’al Moloch in particolare – che caratterizzava la religione Sarmata si era ampiamente diffusa nella regione, ed ora includeva le nuove dottrine fissate grazie a Baba Rabba, ovvero, tra le altre, l’uso della Kippa ed i rituali di devozione quotidiana diretta verso il tempio sul Monte Gerezim.


In ogni caso, tra le più “perverse” innovazioni religiose introdotte da Baba Rabba vi era senza dubbio l’esecuzione pubblica tramite il fuoco – la condanna al rogo, in pratica – di innocenti Ebrei non Sarmati che rifiutavano di convertirsi e di adorare le divinità demoniache degli stessi Ebrei Sarmati. Centinaia di migliaia di persone furono uccise in questa maniera in quell’area. Quando Giustiniano venne proclamato Imperatore nel 527, uno dei suoi primi atti fu quello di proclamare la religione dei Sarmati un crimine capitale punibile con la morte. Fu tale atto, più di qualunque altro, a spingere sempre più le famiglie nobili Sarmate a spostare le proprie residenze ed i propri centri di influenza verso la parte Occidentale del Mediterraneo, in particolare durante il regno dell’Alto Sacerdote-Re Julianus Ben-Sabar.

Lo Stato Sarmata e la sua stessa cultura fu infine devastata dall’Imperatore Giustiniano I nel periodo compreso tra il 531 ed il 532 dopo Cristo, così come fu distrutto, in quello stesso periodo, e per l’ultima volta, il fondamentale tempio sacro del Monte Gerezim. Al termine della brutale campagna di Giustiniano, temendo la nuova legge imperiale, nessun componente della famiglie nobili e sacerdotali Sarmate rimase nella propria madrepatria, un evento che rischiò di determinare la quasi estinzione del Culto Sarmata tanto come “religione” ufficiale quanto addirittura come cultura – nonostante la sopravvivenza di alcune migliaia dei componenti di tali famiglie nobili e sacerdotali.

I Samaritani si spostarono quindi, per sfuggire alla minaccia derivante dal potere detenuto in Oriente dal Sacro Romano Impero, in parte nelle zone più Occidentali del Mediterraneo ed in parte a Nord e nell’area interna delle montagne del Caucaso, dove vennero più tardi conosciuti come i Kazari. In particolare, le più importanti delle famiglie nobili delle linee di sangue degli Alti Sacerdoti si stabilirono nelle aree paludose collocate sugli estuari del Po e dell’Adige nell’Adriatico Settentrionale, mentre un’altra grande colonia si trasferì sulla costa dell’Armorica meridionale nei pressi della Baia di Morbihan in Gallia (una regione che oggi si trova nell’Odierna Spagna)

Sebbene isolati, i rifugiati Sarmati – non più in grado di dichiararsi ufficialmente tali sotto il crimine capitale posto su di loro dal Sacro Romano Impero di Bisanzio – dimostrarono una rimarchevole coesione. Essi rinominarono sè stessi Etenoi (in greco “i beneamati, i prescelti”) – presto divenendo famosi come commercianti e studiosi.

In particolare, la loro colonia nell’Adriatico Settentrionale fu chiamata – successivamente al cambio di denominazione da Sarmati ad Etenoi (in latino: Veneti) – Venezia, divenendo una delle più famose città della storia.

I SACERDOTI-TIRANNI DEL CLAN “PIETRO” A VENEZIA

 La stessa natura geografica legata alla collocazione della città di Venezia si dimostrò ideale per gli esiliati Sarmati, i quali assunsero la carica di Dogi della nuova città, che divenne ben presto un importantissimo centro per gli scambi commerciali. La più potente ed efferata tra le famiglie degli antichi Alti Sacerdoti Sarmati di Venezia era costituita dai componenti del Clan Pietro (più tardi conosciuti come PierLeoni), i quali dominarono la città con il pugno di ferro dall’VIII secolo fino a quando Pietro II Orseolo (1009-1026) fu definitivamente tradito dalle altre importanti famiglie della città e tenuto lontano da Venezia all’inizio dell’Undicesimo secolo, nel periodo in cui il Doge stesso era impegnato in una guerra contro gli Ottomani.

Egli venne in effetti sconfitto dagli Ottomani e costretto alla ritirata, tuttavia con la sua città fortemente fortificata che non gli permetteva l’accesso e gli Ottomani che lo inseguivano non fu in grado di porre sotto assedio la stessa Venezia e riguadagnare il controllo della città.

Al termine di queste peripezie, le navi rimanenti della sua flotta presero infine terra nei pressi di Trieste e Pietro II Orseolo, in seguito alla protratta permanenza in quell’area, dovette scontrarsi con i suoi Soldati-Marinai (marines) con le truppe di Stefano di Ungheria. In tale battaglia, i Soldati-Marinai (marines) “Ebrei” Veneziani sconfissero gli Ungari Cristiani e Pietro Orseolo fu incoronato Re di Ungheria già nel 1028. Egli regnò quindi come uno spietato tiranno fino alla sua morte nel 1041. Ad egli successe suo figlio Re Pietro III Orseolo di Ungheria (1041-1047).

Nel 1047, lo stesso Re Pietro III Orseolo di Ungheria fu esiliato, con la sua famiglia, dall’Ungheria, trovando rifugio a Roma. Durante le lotte che si susseguirono tra i legittimi Papi Cattolici e gli AntiPapi del Culto Romano, il figlio di Pietro III Orseolo, il cui nome era Pietro Leone (di qui la famiglia PierLeoni), si dichiarò infine “Cristiano” in maniera tale da poter entrare a pieno titolo nell’enclave del Culto Romano. In ogni caso, resta certo il fatto che tale Alto Sacerdote Sarmata, tra l’altro uno degli uomini più ricchi del mondo antico, rimase un dedito seguace del Culto di Ba’al Moloch.

Nel 1119, questo Alto Sacerdote Ebreo Sarmata riuscì quindi ad ottenere per sè la carica di AntiPapa con il nome di Callisto II (1119-1124), divenendo il primo Papa Ebreo Sadduceo della Storia. Per nascondere tale evento, più tardi, gli storici Vaticani hanno mescolato dettagli della sua vita reale con quella di un altro legittimo Papa della Chiesa Cattolica sostenendo che egli fosse in realtà nato nella Regione della Burgundia.

A Callisto II, successe suo figlio Onorio II (1124-1130) e quindi suo nipote Innocenzo III (1130-1143). Anche in questo caso, come in altri, la storia dei Papi Ebrei Sadducei (Samaritani) è stata cancellata dalla storia, nonostante il loro lascito – persone bruciate sul rogo, adorazione del pentagramma e la stessa eucaristia: tutti elementi da loro stessi per la prima volta introdotti come false dottrine della Chiesa Cattolica.

L’INQUISIZIONE E LA LEGALITA’ DEL SACRIFICIO UMANO

Mentre si ritiene che sia stato Papa Lucio III il primo a fissare l’esistenza dell’Inquisizione tramite la Bolla Papale “Ad Abolendam”, in particolare nella sua forma di struttura legale e morale mirata ad autorizzare il sacrificio umano e la barbara tortura di innocenti, è stato, in realtà, il discendente dei Papi Ebrei Sadducei, in particolare l’AntiPapa Innocenzo III (1198-1216), a rendere l’Inquisizione stessa pienamente efficace ed operante, grazie alla fissazione degli  elementi chiave di quest’ultima: le Leggi della Chiesa, l’Inquisitore, l’Accusato, l’Atto (o Offesa), il Tribunale ed il Testimone.


L’Inquisitore, in termini pratici, era un giudice speciale ma permanente che agiva a nome e per conto del Papa ed a cui era concesso dal Papa stesso il diritto-dovere di agire sulle basi delle leggi della Chiesa nei confronti delle presunte Offese rese alla Fede come definite dalle stesse leggi canoniche. Quindi, sulla base del diritto-dovere di agire a tutela della Chiesa, l’Inquisitore aveva – ed ha ancora ai nostri giorni – il potere legale di vita o di morte sull’accusato stesso.

Inoltre, l’accusato era obbligato a presentarsi di fronte all’Inquisitore, ma non doveva necessariamente essere accusato di alcun crimine di eresia a questo punto; tuttavia una volta che il suo nome fosse stato scritto su un documento cartaceo e l’individuo avesse riconosciuto sè stesso con il nome del soggetto riportato nel documento, egli automaticamente cessava di essere una persona e diveniva contemporaneamente una personalità giuridica ed una proprietà legale. Di conseguenza, il fatto stesso di riconoscersi come quell’individuo di fronte all’Inquisitore era sufficiente all’Inquisitore stesso per avere, in base alla legge canonica, il totale controllo sul destino di quella persona.

Le accuse, a quel punto, sarebbero state formalizzate successivamente, se necessario. Ma, il più delle volte, la persona sarebbe stata torturata fino a che qualche tipo di confessione di un crimine previsto dalla legge canonica fosse stata estorta – soprattutto nei successivi secoli, sarebbero state principalmente storie fittizie di streghe e magia ad essere promosse dalla Chiesa per poi utilizzarle per mettere in catene, torturare ed uccidere innocenti, spesso con problemi mentali.

IL PERIODO DI MAGGIOR POTERE DEL CULTO SATANICO VENEZIANO 

Il Culto Satanico Veneziano ha raggiunto il picco del suo potere poco meno di 80 anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui fu reso effettivo, in particolare ad opera dell’ AntiPapa Pio XII, il più grande sacrificio di innocenti a Moloch della Storia, quando più di 18 milioni di persone furono arse vive in forni crematori tra l’Unione Sovietica e la Polonia.

Gli stessi campi per il sacrificio umano più importanti furono deliberatamente collocati in maniera tale da formare in termini geografici il più grande Pentagramma del Male realizzato nella storia.


venerdì 4 luglio 2014

Parola di Economista...

"Il vero rischio non è la sua fine, ma che l'euro sopravviva altri cinque anni. Le conseguenze sarebbero drammatiche" - A. Evans Pritchard (International business editor del Telegraph)


Leggiamo una sua recente intervista...

- La stampa italiana sta presentando l'UKIP come un partito di estrema destra, xenofobo, omofobo e antisemita. Il suo leader, Nigel Farage, più o meno come il successore di Hitler. Possibile che il 30% degli inglesi abbiano votato questo pericolo per la plurisecolare democrazia britannica?

Conosco personalmente Nigel Farage da oltre 15 anni. Quando l'Ukip aveva solo tre seggi al Parlamento europeo, cenavamo una volta al mese a Strasburgo e ho avuto modo di approfondire le sue idee e i suoi valori. Non è assolutamente un partito fascista, razzista o xenofobo. E' una follia affermarlo. 

Farage ha creato un meccanismo che impedisce l'accesso a tutti coloro che vogliono iscriversi al partito con un passato di questo tipo e che prevede l'espulsione immediata per chi dall'interno si macchia di episodi di razzismo. La strategia e la politica dell'UKIP è di bloccare ogni forma di discriminazione. 

Non so dall'Italia dove prendano le informazioni a sostegno di queste tesi, ma basta pensare al fatto che Farage ha chiarito come un'alleanza con il Fronte Nazionale sarebbe per lui impensabile, perché all'interno di questo partito francese ci sono alcuni esponenti con un passato di antisemitismo. Per quel che riguarda la politica interna, l'Ukip costringerà il partito conservatore di Cameron - che è personalmente pro-Europa rispetto ad un'ala sempre più influente di Tory che la pensa come l'Ukip - a cambiare posizione perché il messaggio a Bruxelles nelle ultime elezioni è stato chiaro: il popolo britannico non tollera più una perdita di sovranità continua. 

- Nonostante la propaganda della "luce fuori dal tunnel" o "anche la Grecia ha girato l'angolo", la situazione economica della zona euro resta particolarmente difficile. Qual è la sua opinione sul futuro prossimo dell'area e quali sono i fattori di destabilizzazione più pericolosi?

L'economia italiana si è contratta nel primo trimestre dell'anno e la ripresa, a differenza di quello che avevano annunciato, semplicemente non sta avvenendo. Lo stesso accade in Olanda, in Portogallo e in Spagna. La sola ragione per cui c'è un'apparente crescita in Spagna è il modo in cui viene ora calcolato il Pil. Un'analisi accurata mostra, tuttavia, come anche Madrid non sta crescendo e tutti i paesi del sud, in ultima analisi, si stanno contraendo, con la Francia che è in stagnazione. Si tratta di una situazione paradossale se si ragiona in un quadro di ripresa globale ormai consolidata: se a 5 anni dalla crisi Lehman Brothers e con un contesto internazionale migliorato, l'economia dell'area euro non è ancora al sicuro e ha ancora una situazione di disoccupazione di massa drammatica e duratura vuol dire che c'è qualcosa di profondo che non funziona.

In Italia, ad esempio, la disoccupazione giovanile è al 46% e questo in una fase di espansione globale. 

Riflettete su questo: a 5 anni dall'inizio della ripresa globale dopo la crisi Lehman Brothers, la disoccupazione giovanile in Italia è al 46%! E' il tragico risultato delle scelte perseguite all'interno dell'Unione Europea e nella zona euro. Detto in altri termini è l'inevitabile suicidio di scegliere contemporaneamente politiche fiscali e monetarie restrittive. 

Questo, perlopiù, in una fase in cui le banche hanno ristretto l'accesso al credito all'economia reale per rispettare i nuovi regolamenti e la contrazione dei prestiti ha portato al fallimento di un numero incredibile di piccole imprese in Italia e in tutta l'Europa del sud. Anche nel Regno Unito abbiamo utilizzato misure di austerità fiscale, ma accompagnate da una grande spinta monetaria e lo stesso è accaduto negli Usa. In Europa si è scelto il suicidio economico di intere nazioni.

- E in più c'è un contesto di inflazione molto bassa e deflazione per l'Europa del sud nello sfondo, che in pochi sottolineano a sufficienza. Cosa significa questo per l'Italia e quali scenari dobbiamo ipotizzare?

Per quel che riguarda l'Italia l'errore è proprio quello di considerare solo il Pil reale nelle valutazioni economiche che si compiono: quello che conta per Italia, Spagna, Portogallo è soprattutto il Pil nominale. Il problema è che in un mondo di bassa inflazione o deflazione, il Pil nominale cala drammaticamente e il peso debitorio esistente diventa semplicemente non sostenibile. E' un problema drammatico per l'Italia che oggi ha il debito pubblico al 133% del Pil, mentre quello privato è più sostenibile rispetto a Portogallo e Spagna. La contrazione del Pil nominale italiano negli ultimi due anni e' un fallimento politico di proporzioni storiche e non sarebbe mai dovuto accadere.

La riduzione del debito pubblico e privato per i paesi del sud è praticamente impossibile in una situazione di deflazione. Ho intervistato recentemente l'ufficiale del Fmi nelle operazioni della Troika in Irlanda e lui mi ha detto che Italia e Spagna per avere un debito sostenibile nel medio periodo hanno bisogno di un tasso d'inflazione della zona euro al 2% per oltre cinque anni consecutivi. 

E questo è confermato in una serie di paper del FMI che hanno sottolineato come la traiettoria del debito sia fuori controllo in un contesto di bassissima inflazione. Del resto, sono dinamiche molto note nella scienza economica e sono quelle che Irving Fisher ha descritto nel 1933 in "Debt Deftation Theory of Great Depressions", quando sosteneva come era la deflazione ad aver causato la Grande Depressione. E' esattamente quello che sta accadendo oggi: il debito diventa sempre più insostenibile e le bancarotte sono inevitabili.

Cosa sta facendo la Bce di fronte a questa situazione drammatica? Abbiamo un'espressione in inglese che descrive molto bene la situazione economica paradossale attuale dei paesi del sud: "E' un danno se lo fai ed è un danno se non lo fai". 

Se la periferia della zona euro ha successo nell'adempiere a quanto prescritto da Bruxelles-Berlino-Francoforte crea una situazione di svalutazione interna e per riguadagnare competitività con la Germania si abbatte il Pil nominale, rendendo fuori controllo la traiettoria del debito. Se raggiungi quello che Bruxelles ti sta chiedendo, in poche parole, vai in bancarotta. E' la conseguenza del "successo". Non so se le autorità monetarie europee si siano mai poste questa domanda: perchè hanno imposto queste politiche ai paesi se il loro successo rende la situazione peggiore di quella precedente? 

La Bce non rispetta in modo continuativo e con una differenza enorme né il target del 2% di inflazione dell'area, né la quantità di moneta M3 che dovrebbe essere in circolazione. Perchè non rispetta i suoi obiettvi? Esiste una ragione credibile a livello economico sul perché la Bce non vuole raggiungere gli obiettivi di politica monetaria e per un periodo così lungo? No, non c'è.  

Le persone non comprendono ancora bene i drammi che la deflazione produce per un paese come l'Italia. Meglio quindi fare un esempio numerico, è un calcolo matematico su cui convergono diversi studi, ad esempio uno molto accurato di Bruegel: l'1% di inflazione in meno per la zona euro significa che l'Italia deve avere un extra surplus di budget di un ulteriore 1,3% solo per ottenere gli stessi obiettivi. 

E' un calcolo matematico. Il target è del 2% e quindi un'inflazione prossima allo zero costa all'Italia il 2,6% del Pil per raggiungere lo stesso obiettivo che potrebbe essere raggiunto se solo la Bce rispettasse gli obiettivi imposti dai Trattati. Questa situazione di bassissima inflazione è disastrosa per il futuro economico dell'Italia. 

- In questo scenario, l'euro è ancora a rischio?

Quando Mario Draghi ha lanciato il programma OMT – Outgriht Monetary Transactions - nell'agosto del 2012 è cambiato tutto. L'euro stava per fallire a luglio, con Italia e Spagna che erano in una grande crisi di finanziamento del proprio debito e la moneta unica era molto vicina al collasso. Angela Merkel stava pensando di espellere la Grecia dalla zona euro e solo quando ha accettato che ci sarebbero stati troppi pericoli per il contagio di Italia e Spagna, Berlino ha accettato il piano ideato dal ministero delle finanze tedesco, che si è trasformato poi nel programma OMT. 

Ho parlato a Londra con un alto dirigente di quel ministero a luglio di quell'anno e mi ha detto che "nulla vola nella zona euro al momento senza il nostro permesso". Chiaramente la Germania stava controllando la politica della zona euro in ogni singolo aspetto. In quella fase stavano preparando l'OMT e due settimane dopo Draghi ha fatto il famoso discorso del "whatever it takes". 

Poche persone hano compreso bene questa fase storica: non è la Bce, ma la Germania che ha cambiato politica, trasformando l'istituto di Draghi in una prestatore di ultima istanza. Da allora la crisi della zona euro è completamente diversa e non c'è più il rischio che l'euro possa esplodere per un fallimento bancario. Ma bisogna stare attenti perché la Corte costituzionale tedesca ha stabilito che l'OMT di Draghi rappresenta una violazione dei trattati e potrebbe essere ultra vires. Quindi la domanda è: quel programma può essere davvero attivato in caso di necessità? 

Il pericolo sistemico esiste ancora e si può arrivare ad una rottura per ragioni differenti: i paesi del sud vivranno una situazione di depressione economica permanente, che produrrà danni ai settori industriali nevralgici per la vita dei diversi paesi e una situazione politicamente insostenibile nel lungo periodo. Le elezioni di partiti radicali potrebbero quindi forzare il cambiamento e modificare l'intero progetto. 

Quando in Francia a vincere è un partito che, una volta al potere, vuole - come mi ha confermato Marine Le Pen in un'intervista - ordinare al Tesoro francese di attivarsi per il ritorno immediato al franco, la questione rimane centrale nel dibattito. Come reagiranno ora i gollisti e i conservatori moderati a questo messaggio del popolo francese alle elezioni europee e alla distruzione dell'industria storica francese? 

Se il Fronte Nazionale dovesse vincere le elezioni, la Francia non rispetterà il Fiscal Comapct e questa ridicola legislazione decisa da Bruxelles. Gli altri partiti non possono più ignorarlo.

- Cosa accadrà secondo Lei nella zona euro nei prossimi cinque anni?

Ci sono due possibili vie: i paesi della periferia comprenderanno che la permanenza nella zona euro richiede un numero di sacrifici non più tollerabili e decideranno di uscirne; oppure, ad esempio insieme all'Olanda che è in una situazione similare, prenderanno possesso in modo coordinato delle istituzioni che controllano la politica economica dell'UE, imponendo il cambiamento in linea con le loro esigenze. Sarei molto sorpreso se si realizzasse quest'ultima alternativa, dato che questi paesi non hanno certo il coltello da parte del manico e già in passato Hollande ha fallito nel creare un consenso con i paesi mediterranei. Ma anche se dovessero riuscirci, il rischio della zona euro sarebbe poi l'opposto, vale a dire un'uscita della Germania, che non accetterebbe mai politiche inflazionistiche. 

Il problema centrale all'origine di tutta la crisi della zona euro è il conflitto fondamentale d'interesse e di destino tra i paesi del sud e la Germania su come risolvere l'immenso gap di competitività. Questa questione rimane irrisolta e, secondo me, è semplicemente senza soluzione. I paesi del sud sono costretti ad una permanente svalutazione interna ed hanno bisogno di imporre politiche espansionistiche che rilancino la domanda, ma che costringerebbero la Germania ad uscire dall'euro per un tasso d'inflazione che Berlino non potrebbe accettare. E' un rebus senza soluzione. La situazione non può essere risolta e prima la zona euro finirà, meglio sarà per tutti.

L'alternativa? Sono 15-20 anni di depressione per la periferia imposti dall'attuazione delle regole del Fiscal Compact, che, in una fase di calo demografico e diminuzione della forza lavoro, produrranno scenari drammatici al tessuto economico e sociale di queste nazioni. Questa strategia assurda non aiuterà nessuno e la domanda che le leadership devono porsi è: quanto può durare questa situazione senza che ci sia una reazione politica? In Francia e in Italia sta prendendo sempre più piede l'idea che per salvare il resto del progetto europeo è necessario pensare ad uno smantellamento coordinato dell'euro. E' su questo punto che la politica deve iniziare a ragionare in modo costruttivo per evitare future reazioni a catena fuori controllo. 

Al momento non è utile fare previsioni sul futuro della zona euro e proverei a ribaltare la  questione in questo modo: non bisogna più parlare di rischio di rottura, ma il rischio reale e drammatico è che l'euro possa sopravvivere per altri cinque anni, producendo danni inimmaginabili ai paesi del sud dell'Europa. 

Il "decennio perso" dell'Europa si concluderebbe poi con uno scenario economico mondiale molto diverso da come era iniziato e l'intero continente vivrebbe totalmente ai margini. 

Il rischio vero è che l'euro sopravviva ancora. Ed è un rischio terribile per il futuro delle nazioni europee.

giovedì 3 luglio 2014

Leister Hendershot, Nikola Tesla e l'impresa di Lindbergh.

Se solo nel mondo non fossero stati introdotti dal Player C migliaia di anni fa due concetti...

- lo scambio (e quindi denaro)
- la proprietà privata

Il mondo sarebbe un luogo perfetto in cui vivere.

E pensate che entrambi i concetti di cui sopra derivano da una cosa soltanto... dal fatto che la 'produzione' di qualsiasi cosa (bene o servizio) impiega 'energia' (muscolare, termica, elettrica, etc.etc.) ... e l'energia costa. 

Per questo la free-energy è la chiave per scardinare il sistema. Tutti vorremmo la Free Energy, qualcuno dice che che è impossibile, qualcuno è riuscito a diventare autosufficiente nel produrre l’energia necessaria per illuminare la propria casa e a far funzionare gli elettrodomestici o le apparecchiature della propria azienda.

Avremmo comunque potuto avere tutta l’energia necessaria al nostro vivere con tutti i comfort che ci vengono forniti dagli elettrodomestici, dal riscaldamento e dall’aria condizionata senza pagare alcuna bolletta a chicchessia.

Tuttavia alcune multinazionali non l’hanno permesso, e tuttora non lo permettono, anche se non potranno farlo per sempre.

La prima trasvolata atlantica, un segreto mai rivelato.

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Il 20 maggio e il 21 maggio 1927 Charles Lindbergh compì la prima traversata aerea dell’Oceano Atlantico, in solitario e senza scalo da New York arrivando dopo 38 ore e 8 minuti esatti a Parigi con il suo aereo, lo Spirit of Saint Louis.

Quell’impresa lo fece entrare nella leggenda e gli fece avere prestigiosi riconoscimenti dal presidente Calvin Coolidge che lo nominò colonnello della riserva dell’aviazione degli Stati Uniti. Il governo francese gli concesse invece la Legion d’Onore. Il Time lo consacrò «Man of the Year».

Questo è quello che da bambini leggiamo sui libri di storia nelle sezioni che parlano delle grandi imprese dell’uomo. A chi piace la storia di Lindbergh e cerca di saperne di più scopre che la sua vita fu turbata da un pesante dramma.

Le cronache dell’epoca riportano che nel 1932 gli fu rapito e ucciso il figlio di due anni Charles August. Anche se fu pagato un riscatto, il bambino fu ritrovato privo di vita.

Questo è ciò che quasi tutti conoscono o possono conoscere facilmente, la bellissima avventura e la tragedia che segnò la vita di Lindbergh.

Mancano tuttavia molti particolari che una volta resi noti dimostrano l’intera scena e svelano dei crimini contro i protagonisti dell’umanità.

Il giovane Charles Lindbergh alle 7:22 della mattina del 21 maggio 1927, una domenica, abbracciò e salutò sua madre per intraprendere il viaggio più importante della sua vita.

In realtà era il viaggio più importante per l’aeronautica militare statunitense perché stava per attraversare l’Atlantico da New York a Parigi senza scalo.

Nessuno aveva veramente fiducia in lui perché a quel tempo quell’obiettivo sembrava irreale e impossibile da raggiungere, ma nonostante questo migliaia di persone si radunarono per assistere all’evento.

LindBerg era fiducioso, lui sapeva che poteva farcela e che poteva contare sul suo aeroplano.

33 ore e 8 minuti più tardi Lindbergh arrivò a Parigi dopo un volo di 4000 miglia, diventando il primo uomo che attraversò con successo l’Atlantico in un volo commerciale, senza fermarsi per fare rifornimento.

Alcuni giorni più tardi al momento del suo ritorno negli Usa, la prima persona ad abbracciarlo non fu sua madre, né sua moglie, e nemmeno il presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge che era venuto ad attenderlo personalmente.

Lindbergh si diresse a passo svelto verso un uomo che all’oscuro del pubblico aveva osservato l’andamento dell’intera operazione, e segretamente ne aveva reso possibile il successo. Con le lacrime agli occhi lo abbracciò e disse: “Grazie Lester, non ce l’avrei fatta senza di te”.

Lester Hendershot era un inventore “casalingo” uno di quei tipi che inventano cose incredibili nel garage di casa di cui Lindbergh si fidava e rispettava più di qualsiasi altro, e come scoprirai lui era il cervello dietro le quinte.

La traversata era stato un’incredibile successo per gli Stati Uniti e per Charles Lindbergh, ma quell’evento aveva un piccolo segreto fin dall’inizio della missione, di cui solo tre persone ne erano a conoscenza.

I giornali, la televisione, e il pubblico non avevano bisogno di sapere come stavano veramente le cose con l’aeroplano di Lindbergh e perché Lester Hendershot era la chiave dell’intera operazione.

A prima vista tutto sembrava normale con il motore, ma in un compartimento nascosto misero in segreto un’invenzione di Hendershot, un generatore che poteva ruotare senza carburante per migliaia di ore e che dava un ulteriore quantità di energia di cui l’aeroplano di Lindbergh aveva bisogno per attraversare i 4000 miglia dell’Atlantico senza fermarsi.

Volevano mantenere il segreto, ma in qualche modo un tecnico che aveva aiutato nel progetto fece trapelare questa informazione a un quotidiano locale.

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I documenti ufficiali mostrano che l’aeroplano di Lindbergh, Spirit of Saint Luis pesava circa 2060 libbre. Comprenderai che gli aeroplani di allora non erano i capolavori tecnologici di oggi, i loro motori erano grossi e rumorosi e letteralmente divoravano cherosene, ed è per questo che chiunque avesse una conoscenza tecnica di qualche tipo affermava senza esitare che sorvolare l’Atlantico era un sogno impossibile.

Non c’era alcuna possibilità di volare senza scalo per per 4000 miglia sopra l’Atlantico senza un asso nella manica, e quell’asso era l’invenzione di Hendershots: un generatore fenomenale che poteva produrre energia senza fine che a sua volta per funzionare ricavava energia dal nucleo magnetico della Terra.

Un aeroplano come quello di Lindbergh fa mediamente sei miglia con un gallone. La matematica si dice che lo Spirit of Saint Louis avrebbe avuto bisogno di circa 670 galloni per fare 4000 miglia senza fermarsi.. Il peso totale delle aeroplano era di 2060 libbre, e facendo i calcoli appare evidente che sarebbe stato impossibile.

Alla maggior parte delle persone non importavano i particolari e i dettagli, a loro solo interessava stabilire un record, e grazie al generatore miracoloso Lindbergh fece in modo di ottenerlo. I giornali furono contenti, i politici furono contenti, era un momento magico.

Leister Hendershot

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Radio a valvole di Hendershot alimentata a free energy prodotta dal suo generatore statico.

Ma chi era il misterioso uomo che stava dietro al generatore che ha cambiato la storia dell’aviazione? Chi era Leister Hendershot?

Leister era nato nel 1898, aveva i piedi per terra fin da bambino, ma nello stesso tempo si rivelò essere un genio, genio pratico. Come bambino si dedicava con passione a costruire impressionanti giocattoli di tutti i tipi, quando i suoi coetanei si divertivano semplicemente giocando a nascondino. Lui era davvero differente da qualsiasi altro.

Quando aveva 10 anni prese i pedali della bicicletta di suo padre, li montò su una struttura di legno con quattro ruote. Il carrettino che aveva creato poteva percorrere trecento yarde con una singola rivoluzione dei pedali. Suo padre era sbalordito e lui diventò il bambino più famoso del quartiere. Era ovvio che sarebbe diventato un grande inventore ma nessuno avrebbe potuto immaginare che lui stava per inventare un generatore di “free energy” che avrebbe potuto rendere le persone indipendenti dall’approvvigionamento di energia a pagamento. Iniziò a studiare meccanica alla Cornell University, ma alla fine decise di non continuare fino al completamento dei suoi studi. Si trovava veramente a suo agio fra matasse di fili elettrici, ruote e rottami da cui trarre pezzi per le sue invenzioni, sempre tentando di inventare cose molto semplici e pratiche che avrebbero potuto aiutare altre persone e dare loro una vita migliore.

Passarono gli anni e lui rimaneva sempre lo stesso: lavorava tutto il giorno vivendo nel suo mondo sognando di cambiare il mondo. Molti dicevano che il lavoro per lui era come una droga, ma altre persone diventarono interessati alle sue piccole pratiche invenzioni. Fra queste c’era Charles Lindbergh che viveva nel suo stesso quartiere e sentì parlare di quell’inventore ubriaco di lavoro che costruiva meraviglie con i rottami e un giorno Charles, aviatore ancora sconosciuto, andò a trovarlo e chiese a Lester di fargli una bussola per il suo aeroplano.

Lester fu d’accordo ma dopo il primo volo di prova, mentre stava studiando la bussola, si trovò fra le mani qualcosa che sembrava che potesse generare elettricità dal nulla. Immediatamente Hendershots decise di abbandonare il progetto della bussola e di dirigere tutti i suoi sforzi nella produzione del dispositivo che sembrava potesse produrre free energy. Lindbergh non era molto contento dell’idea ma non c’era molto che potesse fare.

Hendershots ebbe una intuizione quando realizzò che un’ordinaria bussola magnetica non punta al nord geografico o vero nord, ma punta al nord magnetico e varia in diverso grado dal nord vero verso quasi tutti i punti sulla superficie terrestre.

Scopri che muovendo una barra magnetizzata tagliando la linea di forza magnetica nord e sud, aveva un indicatore del nord vero, e che tagliando il campo magnetico est e ovest, si poteva sviluppare un moto rotatorio: un movimento che avrebbe potuto usare per generare una quantità infinita di elettricità Scoprì che con un nucleo pre-magnetizzato, si poteva istituire un campo magnetizzato che indicava il nord vero, ma ancora non sapeva proprio come utilizzare tutto ciò che aveva realizzato nel generatore che stava progettando di costruire. Hendershot diventò così ossessionato da questa idea che impegno tutto il suo tempo per costruire un generatore che potesse fornire free energy. Però dopo 2 settimane perse l’entusiasmo ed era pronto a rinunciare alla sua idea.

L’incontro che diede nuovo stimolo alla realizzazione della sua idea.

Hendershots decise di partecipare a una mostra chiamata “Inventica” dedicata agli inventori soprattutto dilettanti, solo per schiarirsi le idee e superare la sua delusione.

Tuttto ad un tratto ebbe il piacere di vedere il grande Nikola Tesla davanti ai suoi occhi. Ora vecchio e triste, Tesla, quell’uomo che stato una leggenda era a malapena in grado di muoversi. La luce scintillante nei suoi occhi non c’era più.

nikola tesla
Nikola Tesla

Quell’uomo che molti nemmeno notarono era l’ombra del famoso Tesla. Tutte le battaglie che aveva avuto con JP Morgan (il più grande investitore di capitale del tempo) avevano lasciato il segno su di lui e e lo avevano fatto finire in bancarotta. E questo lo si poteva facilmente leggere sul suo volto.

Improvvisamente il cuore di Hendershot cominciò a battere forte.

Tesla era il suo mentore segreto fin da quando era ragazzo. Aveva studiato tutti i suoi libri e tutte le sue invenzioni e ora finalmente aveva la possibilità di incontrarlo. Al termine della manifestazione, Hendershot ebbe il coraggio di avvicinarsi al vecchio Tesla. Gli spiegò quanto fosse stato ispirato dalle sue invenzioni e dai suoi libri e gli chiese dei consigli riguardo al generatore per ottenere elettricità senza alcun combustibile. Tesla rimase immobile fissandolo per alcuni secondi e poi rispose: “Mi sono reso conto che la Terra è un generatore elettrico enorme. Se l’umanità potesse sviluppare un cavo di rame abbastanza lungo da circumnavigare la Terra dal polo sud al polo nord e viceversa, si potrebbe utilizzare la potenza generata naturalmente dal campo magnetico terrestre e disporre di energia elettrica sufficiente da illuminare un miliardo di città grandi come New York”.

Poi Tesla se ne andò, assorto nei suoi pensieri, come non se nulla fosse successo. Ma quel momento per Hendershot significò moltissimo: fu il momento che scosse il suo mondo. Fu il momento in cui risolse il suo problema.

Immagina la Terra come una dinamo enorme che genera ogni secondo circa 200 miliardi di Volt. Il funzionamento non differisce dalle solite dinamo che ci sono familiari. Persino una dinamo di quelle usate per fornire corrente al fanale della bicicletta funziona con lo stesso principio. L’energia non può essere vista o sentita a meno che non si abbiano gli strumenti giusti. Se si prende un magnete normale e lo si mette vicino a un pezzo di legno non succede nulla. La stessa cosa avviene con il campo magnetico della terra, in un certo senso, non accade nulla. Anche se ogni secondo vengono generati miliardi di volt, senza i dispositivi giusti questa energia è inerte e va sprecata.

Anche se è invisibile e senza fine il campo magnetico della terra può essere visto al Polo Nord nella manifestazione di un’aurora boreale. L’energia del campo magnetico è dello stesso genere di quella del vento che fa navigare le barche a vela anche per mesi senza un motore e di quella del sole che fornisce luce e calore ininterrottamente. E’ la stessa che fa muovere le correnti marine in precise direzioni. Questa è stata la scoperta che avrebbe potuto rivoluzionare il mondo e sulla base di questo principio Hendershot ha creato il generatore che è stato inserito all’interno del motore dell’aereo di Lindberg. per aiutarlo a raggiungere distanze prima impensabili.

Avversità incontrate nel cercare di produrre free energy

Dopo che Charles Lindbergh attraversò l’Atlantico e diventò un eroe nazionale Hendershot aveva deciso di rendere pubblico il suo generatore perché voleva davvero aiutare gli altri. Ovviamente, non aveva realizzato che il suo motore era “colpevole” di aver contribuito al successo di Lindbergh.

Lindberg aveva stipulato un accordo di non divulgazione con i suoi sponsor: le compagnie del petrolio e del carbon fossile, che volevano sopprimere quell’invenzione necessaria a compiere all’impresa ma che se realizzata su grande scala avrebbe distrutto i loro imperi basati sul consumo di petrolio e carbone. Un dispositivo che creasse free energy era l’ultima cosa che volevano. Il loro motto era, e tuttora è: “Se è qualcosa a cui non si può mettere un contatore, non la supportiamo”.

Alcuni mesi più tardi, l’entusiasmo riguardo alla traversata atlantica iniziò a scemare e la gente smise di parlare del successo di Lindberg,

Hendershot fu finalmente in grado di mostrare il suo generatore al pubblico. Le grandi compagnie non erano certo contente, ma non si riusciva a far cessare la fame di sensazionalismo dei giornali. Gli esperimenti fatti avevano sbaragliato gli scienziati scettici. I primi esperimenti significativi sulla versione del generatore si svolsero presso la base aerea di Selfridge Field, Detroit, sotto la direzione del Maggiore Thomas G. Lanphier. Il generatore sperimentale prodotto a Selfridge era un piccolo modello di quello che sperava che sarebbe stato sviluppato su larga scala per poter generare energia elettrica gratuita a disposizione di tutti i cittadini per le loro case. 

Hendershot prima mostrò agli alti vertici militari come il suo modello funzionava, poi supervisionò i tecnici dell’esercito nella costruzione di un proprio modello che funzionava alla perfezione. Il Maggiore Lanphier riportò che gli esperti civili di apparecchiature elettriche ai quali era stato mostrato il generatore risero per il modo in cui era stato cablato e affermarono che non avrebbe mai potuto funzionare, ma quando fu alzato l’interruttore, il motore funzionò. 

Il Maggiore Lanphier dopo le varie sperimentazioni, riportando i risultati ai giornalisti commentò: “Il tutto è così misterioso e sorprendente che ha l’aspetto di essere un falso. Ero estremamente scettico quando ho visto il primo modello, ma ho aiutato a costruire il secondo e ho partecipato all’avvolgimento del magnete. Posso affermare con certezza che non c’è nulla di falso in questa apparecchiatura che possiamo definire “Motore senza combustibile”. Questo piccolo generatore sperimentale può fornire potenza sufficiente a uccidere un uomo”.

L’esperimento di Selfridge Field, innescò una serie di notizie sulla stampa nazionale. Apparvero notizie con titoli a lettere cubitali in giornali come il Detroit Free Press, Detroit News, Detroit Times, vari giornali di Pittsburgh, il New York Times, e molti altri. La maggior parte con titoli come “Il motore miracolo” e le immagini del Maggiore Lanphier, il Colonnello Lindbergh e Hendershot. Per le multinazionali dell’energia fu un duro colpo. Non potevano credere ai loro occhi, il generatore che avevano cercato così disperatamente di nascondere era ora stato presentato al pubblico. Dovevano fare qualcosa. Mandarono quindi il più affermato dei loro esperti, il dottor Hochstetter del Hochstetter Research Laboratories per dimostrare che il generatore non funzionava affatto e per trovare un modo per far apparire ridicolo il suo inventore. Scettico come era, l’esperto vide l’invenzione con i propri occhi e constatò che stava funzionando. Tentò per mesi e mesi di distruggere Hendershot mentre i suoi capi facevano pressione perché trovasse qualcosa per fermare questo inventore, altrimenti avrebbe rovinato i loro business. Hochstetter si confidò con i suoi collaboratori al suo laboratorio: “I rappresentanti delle multinazionali continuavano a dirmi: Distruggilo!, ma non riesco a trovare nulla”. Ben presto ne ebbe abbastanza di tutte le pressioni e declinò l’incarico dichiarando:” Permetterò che il mondo intero abbia tutte le informazioni su questa sorprendente invenzione”,

Alcuni giorni dopo morì in un incidente ferroviario su un treno che lo portava in Ohio, il luogo dove voleva fare il grande annuncio. Fu l’unico passeggero a bordo del treno che perse la vita. Improvvisamente, così come tutto era cominciato, la pubblicità e il sensazionalismo del motore Hendershot cessarono. L’ultima notizia a riguardo risale al 10 marzo 1928, quando apparve sulla maggior parte dei giornali un piccolo trafiletto che diceva che Lester Hendershot era stato ricoverato all’Emergency Hospital di Washington a seguito di un incidente in cui era rimasto paralizzato a causa di una scossa di 2000 volt, scaturita da una macchina che conosceva alla perfezione, avendoci lavorato per diversi anni. In realtà la scossa era da 220 volts e solo le sue corde vocali erano state paralizzate, e si riprese dopo qualche settimana. Tuttavia Hendershot non ha mai spiegato cosa era effettivamente successo.

E’ certo comunque che fu sottoposto a minacce per tutta la vita.

Una delle offerte più incoraggianti arrivò nel settembre del 1956, quando Hendershot ricevette la notizia che i funzionari del governo messicano volevano incontrarsi con lui e discutere la possibilità di utilizzare il suo generatore per il programma di sviluppo rurale in Messico.

I funzionari del governo messicano andarono a casa di Hendershot e presero accordi perché andasse a Città del Messico con tutta la famiglia collaborando con i tecnici messicani alla costruzione del generatore.

Hendershot e i suoi famigliari furono alloggiati in un appartamento vicino alla casa del direttore del dipartimento dell’energia elettrica. Hendershot supervisionò i messicani nella costruzione di un modello. Lavorava al progetto da diverse settimane e la moglie notò che diventava sempre più teso.

Una mattina di febbraio del 1957, il laboratorio telefonò dove abitava chiedendo di lui e la moglie disse che era uscito al mattino di buon ora per recarsi al lavoro, e se lui non era al laboratorio, non aveva idea di dove potesse essere. Passò l’intera giornata senza che si sapesse nulla di lui.

Quella notte non venne a casa, con grande sconcerto dei famigliari, fino al mattino quando ricevettero un telegramma da Los Angeles nel quale Hendershot chiedeva ai famigliari di ritornare a casa. Non spiegò mai mai perché era stato costretto a lasciare tutto così improvvisamente in circostanze strane, tranne che temeva per la sua vita e soprattutto dei suoi famigliari.

Il governo messicano non presentò alcun genere di lamentela o protesta, semplicemente il progetto fu abbandonato.

Il 19 aprile 1961, il figlio, ritornato a casa da scuola, lo trovò morto. La morte fu registrata come suicidio e il caso archiviato senza alcuna ulteriore investigazione.

Nel corso degli anni moltissimi scienziati hanno esaminato la sua scoperta, e ancor oggi, dopo 84 anni non sono in grado di spiegare pienamente l’invenzione. Pochi giorni prima che Hendershot morisse le grandi compagnie del petrolio e del carbone che lo avevano molestato per tutta la vita erano riuscite ad acquisire da lui i brevetti per 25.000 dollari, per assicurarsi che nessuno mai potesse avere accesso ai piani e costruisse il generatore.

Oggi comunque è possibile trovare piani per la costruzione del generatore, seppure manchino informazioni particolareggiate su come fare gli avvolgimenti elettrici, E il brevetto non impedisce la costruzione di un generatore per uso personale.

Un particolare mai emerso

Le informazioni riportate fino ad ora sono di dominio pubblico, i fatti riguardanti il volo di Lindberg con un motore costruito da Hendershot sono ripudiati dalle autorità e dagli organi ufficiali del mainstream, anche se riportati dai mass media dell’epoca.

Del rapimento di Baby Lindbergh fu accusato Bruno Hauptmann, un immigrato tedesco, carpentiere ed ex detenuto. Malgrado si fosse sempre proclamato innocente, Hauptmann venne giustiziato.

Nel dicembre del 1935 i Lindbergh si trasferirono in Europa con i loro due bambini piccoli fino al loro ritorno nel 1939, ufficialmente per difendere la propria privacy.

Pare che anche Lindberg volesse partecipare alla diffusione del generatore di Hendershot. Il rapimento del figlio fu un monito a non persistere nell’intento di promuovere il generatore?

Il trasferimento in Europa non fu piuttosto un esilio volontario a dimostrazione di aver abbandonato ogni forma di pubblicità del generatore di free energy?

mercoledì 2 luglio 2014

Il Monte Musinè

Le montagne sono sempre state rivestite di miti e leggende. Già nell’antichità, con la sua forma protesa verso il cielo, il monte era visto come il simbolo di una elevazione spirituale che si protendeva verso l’Assoluto. 

Presso i cinesi c’era la credenza che vi fossero cinque vette sacre, nel nord, sud, est, ovest e centro della Cina, collegate direttamente al paradiso.


Grazie alla loro speciale energia si pensava che le montagne nutrissero erbe e funghi magici usati per elisir d’immortalità ed erano considerate luoghi ideali per il ritiro e la meditazione.

In quasi tutte le tradizioni il monte, per la sua altezza e il mistero di cui è circondato, è ritenuto il punto in cui il cielo incontra la terra. Ogni cultura ha il suo monte sacro, dove abitano le divinità che custodiscono le tradizioni ancestrali. Fin dai tempi più remoti, in quasi tutte le civiltà si credeva che l’altitudine possedesse attributi sacri, che i territori superiori fossero saturi di energia spirituale.

La montagna veniva associata al trascendente, simbolo della presenza del sacro e dell’ascesi individuale.

Presso i Popoli nativi le montagne sono la dimora delle loro divinità. Con nomi diversi ma con similitudini nei significati, le montagne per i Nativi sono i luoghi che custodiscono segreti ancestrali ed esseri che proteggono le loro tradizioni. Riferimenti spirituali e dispensatori di energia terapeutica.

Dzill Nchaa Si’An, la montagna sacra degli Apache dell’Arizona, è la dimora del messaggero spirituale Apache Ga’an. Ngog Lituba, la montagna sacra del Popolo Bassa del Camerun, custodisce i segreti delle tradizioni africane. Gli indiani Hopi credono che le loro divinità, i Katchina, dimorino nel cuore di St. Francisco Peak. E così via.

Anche l’Europa non sfugge a queste tradizioni, e sono numerosissime le vette ammantate di attributi sacri e misteriosi, come il Croagh Patrick in Irlanda o il Ben Nevis scozzese.

Il Musiné domina sulla Valle di Susa

Nella valle di Susa, in Piemonte, esistono due monti particolarmente riconosciuti come “sacri” per via di tutte le leggende e le tradizioni ad essi associate: il monte Rocciamelone e il monte Musiné. Il Rocciamelone si porta dietro un nome celtico con cui ancora oggi viene identificato dalle culture autoctone: Roc Maol. La montagna oggigiorno è tristemente venuta alla ribalta delle cronache per via del discusso progetto TAV (Treno ad Alta Velocità), che ha fatto insorgere la popolazione locale la quale ha creato il vastissimo movimento NO-TAV, per contrastare quella che viene considerata una profanazione e una decisione antidemocratica che non tiene conto delle esigenze e delle ragioni degli abitanti.

Il monte Musiné, l’altra montagna sacra della valle di Susa, è da molti anni al centro di credenze, superstizioni, culti, avvistamenti UFO. Il fatto di essere stato adottato come luogo di ritrovo per gli occultisti del territorio ha creato confusione sulle origini delle sue tradizioni, e non sempre è facile distinguere ciò che ha un valore reale dalle mistificazioni.

Andando a ritroso nel tempo, scopriamo che il Musiné in epoche remote, oltre 50 milioni di anni fa, probabilmente doveva essere un vulcano attivo.

Nel neolitico la valle intera e il Musiné erano popolati da tribù sparse e famiglie nomadi. Sono state trovate tracce di insediamenti celtici del secondo millennio a.C. e le indagini archeologiche hanno segnalato il Musiné come area di presenze pre e protostoriche: nel territorio di Caselette, il paese ai piedi del monte, vi sono tracce di una capanna di fine Età del Bronzo Antico (circa 1700 a.C.)

Nel territorio di Almese, altro paesino alle pendici del Musiné, sono stati ritrovati numerosi reperti preistorici e un probabile sito rituale in un punto poco sotto la vetta del monte.

Visto il tipo di reperti, la datazione e l’origine dei nomi dei paesi della zona, sembra evidente che tutto il territorio fosse anticamente abitato da insediamenti celtici. Il nome Caselette, ad esempio, è una desinenza celtica, così come per molti altri paesi della zona.

Le origini del nome Musiné sono incerte. La tesi più accreditata è che si tratti di una contrazione dal medievale “mons vicinea” (montagna del villaggio) perché era presso un villaggio.

Almeno da età medievale (ma forse già da epoca romana) il Musiné ha rappresentato per le comunità insediate ai suoi piedi un “territorio di usi comuni” quale segnalato dal suo stesso nome: preziosa riserva di legname, terreno da pascolo, luogo di raccolta di frutti selvatici, erba e fogliame; il tutto non come proprietà privata ma come terra comune.

Per secoli il pascolo e la raccolta di erba e foglie fu un diritto di uso civico che la comunità di Caselette cercò sempre di tutelare. Dalla montagna si raccoglievano le acque delle fontane, che erano incanalate ad alimentare il paese.

Le coppelle preistoriche incise nella roccia

La cava di opale, alle pendici del Musiné, è sempre stata tra le più ambite per i ricercatori e gli appassionati. Il minerale, considerato sacro da molti popoli nativi (tra cui gli aborigeni australiani) ha certamente contribuito ad alimentare la fama di montagna sacra.

I Megaliti

Il monte Musiné è ricco di reperti megalitici, altro particolare che indica non solo l’insediamento celtico della zona ma anche la sacralità attribuita al monte. Infatti la montagna è disseminata di numerosissime “coppelle” preistoriche, scavate nella roccia, tipiche dei luoghi usati dagli antichi druidi per cerimonie rituali.

Le coppelle del Musiné si trovano facilmente inerpicandosi sul ripido sentiero che porta alla cima. Su alcune rocce ne sono state contate fino a 70. C’è chi ha interpretato i disegni formati dalle coppelle come la rappresentazione delle costellazioni visibili nel cielo boreale.

All’inizio del sentiero si può trovare il “seme di mela”, un menhir di notevoli dimensioni che presenta una lavorazione artificiale.

Un altro menhir si trova a metà del sentiero che porta alla cima. Su questo menhir sono incisi dei graffiti preistorici con disegni che possono ricordare degli astri nel cielo o addirittura dei veicoli spaziali. Disegni che ricordano altri graffiti preistorici, come quelli della Valcamonica o del monte Bego nella valle delle Meraviglie, o i graffiti degli aborigeni australiani e dei Nativi americani.

Sulla stele, ancora ben visibile e raggiungibile su uno dei sentieri che si aggrovigliano lungo le pendici del monte, sono impressi graffiti, simboli e oggetti: al centro è inciso quello che sembra un monte, alla sua sinistra un cerchio che sembra rappresentare il Sole e poco più a destra un oggetto discoidale che ricorda un UFO, sospeso nell’aria. Alla base, cinque sagome stilizzate. Lo scrittore e ricercatore Peter Kolosimo avanzò l’ipotesi che il disegno riproducesse un incontro ravvicinato con un velivolo spaziale da parte degli abitanti della valle.

Il menhir “seme di mela”

Questo menhir è stato oggetto di discussioni sulla sua autenticità da quando la rivista Famiglia Cristiana, nel n. 13 del 1988, affermò che si trattava di “un falso degli anni Settanta, di esecuzione contemporanea e goliardica”. Il “Gruppo Ricerche Cultura Montana” ha sostenuto questa tesi, riprendendo l’affermazione di Famiglia Cristiana, senza tuttavia procedere a nessuno studio sul reperto.

Tuttavia i ricercatori indipendenti sostengono che sia evidente la differenza tra i graffiti “recenti” e quelli preistorici, e tendono ad annoverare il menhir tra i reperti preistorici autentici.

Molti altri megaliti sono disseminati sul monte Musiné, da menhir a rocce coppellate. Alcuni di questi sono contrassegnati da segni e tracce di ceri che fanno dedurre che il luogo sia tuttora usato per cerimonie pagane.

I misteri

Il Musiné è uno dei monti più ammantati di credenze e misteri. Da sempre circolano voci di lupi mannari, di immagini spettrali che vagano nella penombra, di strani animali. Vi sarebbe una grotta nella quale, ogni primo maggio, si darebbero appuntamento streghe, maghi, e licantropi per i loro riti.

In alcuni scritti del ‘600 e ‘700 si racconta che la vallata fu spesso percorsa da “musiche demoniache”, accompagnate da urla angosciose cariche di dolore. Una antica leggenda vuole che il re Erode fosse esiliato su questa montagna, come punizione per la strage degli innocenti.

Secondo alcuni storici fu proprio in questa zona che in cielo apparvero a Costantino la croce fiammeggiante e la scritta “in hoc signo vinces”.

Stando a quanto dichiarato da molti, il luogo sarebbe un gigantesco catalizzatore di energie benefiche. Secondo altri sarebbe addirittura una sorta di “finestra” aperta su un’altra dimensione. Si parla anche di portali per viaggiatori del tempo, e i sostenitori di questa tesi portano le testimonianze di chi asserisce di aver visto strani personaggi, vestiti con abiti non appartenenti alla nostra cultura, aggirarsi per il monte.

Altri affermano di incontrare periodicamente degli uomini sempre identici nonostante il passare degli anni, vestiti sempre allo stesso modo, con abiti leggeri sia d’estate che in pieno inverno.

Il menhir con i graffiti preistorici

Il sito amplificherebbe, nel momento in cui vi si sosta, le facoltà extrasensoriali che ognuno di noi possiede, ma che solo in particolari circostanze risultano evidenti. Gli stessi rabdomanti hanno dichiarato che, in prossimità del monte, bacchette e pendolini si muovono in modo molto più accentuato del normale. Altri testimoni sostengono che le bussole, in determinate zone del Musiné, impazziscono e gli orologi smettono di funzionare.

Da sempre la zona è teatro di apparizioni di misteriosi bagliori azzurri, verdastri e fluorescenti. Queste apparizioni hanno fatto la loro comparsa fin dal lontano 966 d.C. All’epoca il vescovo Amicone si trovava in valle di Susa per consacrare la chiesa di San Michele sul monte Pirchiano, di fronte al Musiné. Durante la notte, in attesa dell’arrivo dell’alto prelato, i valligiani assistettero a uno spettacolo affascinante ma pauroso al contempo: il cielo fu percorso da travi e globi di fuoco che illuminarono la chiesa come se fosse scoppiato un incendio.

Altre storie parlano di carri di fuoco che spesso sorvolavano la vetta.

È stato anche affermato che ai piedi del Musiné esisterebbe un “cono d’ombra” cioè una zona di interferenza che oscura qualsiasi trasmissione radio. Anche gli aerei privati che si trovano a sorvolare il luogo vengono disturbati nelle loro trasmissioni radio. Questi problemi cessano nel momento in cui ci si allontana dalla montagna.

Il monte, essendo un antico vulcano spento da millenni, è ricco di gallerie e passaggi irregolari scavati dallo scorrere dell’antico magma, in gran parte però inesplorati. Questo fatto ha contribuito a creare il mito delle caverne abitate da strani esseri, i quali vi abiterebbero tuttora, fin dall’antichità.

Misteriosa è anche la distribuzione della vegetazione, particolarmente ricca ai piedi del monte, ma che poi si dirada in modo quasi repentino col crescere dell’altitudine. La Forestale ha inutilmente speso ingenti somme di denaro per rimboscare la zona, nella quale le giovani piante sembrano morire una dopo l’altra. La credenza popolare spiega il mistero con la processione continua di anime dannate che salgono e scendono il monte senza sosta. Secondo una credenza un po’ più moderna sarebbero le emanazioni radioattive di una base segreta a produrre tale sterilità.

Gli avvistamenti UFO

Particolare dei graffiti con i disegni evidenziati

Innumerevoli sono le testimonianze di avvistamenti di oggetti volanti non identificati, sia notturni che diurni. Numerosi testimoni ricordano inoltre le apparizioni sulla sommità di globi sferici fiammeggianti. Si racconta di strane luci avvistate nel cielo, attribuite dagli ufologi a visitatori alieni; questo ha portato a credere che il monte sia meta di extraterrestri. Campioni di terra bruciata testimonierebbero il passaggio di astronavi avvistate da alcuni contadini locali. 

L’otto dicembre 1978 due giovani escursionisti vedono sul monte Musiné una luce bianca accecante sopra gli alberi. Uno dei due si avvicina, scomparendo alla vista del compagno, mentre la luce si alza in cielo; l’amico comincia allora a cercarlo e incrocia altri escursionisti. Tutti si sparpagliano a ventaglio per cercare il primo. Lo trovano svenuto, infreddolito, incapace di tollerare la luce ed in evidente stato di shock, con il battito cardiaco irregolare. Il ragazzo è come in trance e si sveglia solo dopo molti tentativi. Dopo l’esperienza, i due testimoni soffriranno di congiuntivite. Il rapito ha una cicatrice sulla gamba e ricorda di essersi avvicinato all’UFO, che aveva forma di pera e che in quell’istante era diventato più grande. Erano comparsi 3-4 uomini con la testa “a melone”, che si stagliavano tenebrosamente nella luce. L’uomo si sentì paralizzato e fu in grado di avvertire solo luci e suoni, sentendosi inoltre toccato e sollevato.

L’otto marzo 1996 un oggetto luminoso veniva osservato per oltre un quarto d’ora da due escursionisti mentre scendevano dal monte Musiné. Secondo il racconto dei due testimoni, l’oggetto aveva una forma simile a un cilindro dai riflessi giallo-verdi con le estremità arrotondate e sembrava sostenersi, oscillando leggermente, su un cuscino di luce bianco-gialla. Alle estremità dell’oggetto c’erano due grosse calotte trasparenti attraverso le quali si intravedevano muoversi delle sagome apparentemente umanoidi.

Le leggende

Una leggenda legata a questa montagna è quella della caverna del Mago. Le tradizioni valligiane narrano che in una grotta posta nel cuore del Musiné vivrebbe un mago che si era nascosto per compiere indisturbato i suoi esperimenti con gli strumenti rimasti della mitica città di Rama. A difesa del luogo ci sarebbe un enorme dragone tutto d’oro pronto a distruggere con il suo fiato infuocato ogni intruso che tentasse di avventurarsi all’interno delle grande caverna. In una piccola cripta esisterebbe uno smeraldo di immenso valore mistico, grande quanto il pugno di una mano d’adulto, da cui si diffonde una intensa e limpidissima luce verde che illumina tutto intorno. La leggenda riporta che un signorotto del luogo, un certo Gualtiero, cercò di penetrarvi con degli uomini armati per appropriarsi dei tesori che sarebbero stati nascosti in questa caverna.

Il “pian delle masche”

Entrarono in una sala illuminata dove sembrava che la luce venisse emanata dalle pareti stesse. Trovarono il mago seduto davanti ad una fontana d’acqua che sgorgava dalla roccia. Il mago invitò gli intrusi a guardare nell’acqua del laghetto che all’improvviso divenne lattea e mostrò delle immagini che andavano formandosi.
Gualtiero e i suoi armati videro così apparire in sequenza soldati con armature che si combattevano, soldati vestiti solo con abiti blu e cappelli a tricorno che sciamavano con archibugi in pugno, quindi grandi uccelli di metallo che lasciavano cadere oggetti che distruggevano una grande città e infine bruchi metallici che si muovevano tra le rovine della stessa città.

Gli intrusi, terrorizzati per quello che avevano visto, fuggirono dalla grotta. Ebbero modo di vedere dietro di loro il mago che saliva verso il cielo scortato da due grifoni in un rumore assordante. Poi dei massi caddero dall’alto della montagna e chiusero l’ingresso della grotta che non verrà mai più ritrovata.

C’è un’altra leggenda legata alla zona del Musiné, che viene ancora oggi tramandata dalle popolazioni autoctone: la leggenda di Rama.

Le antiche cronache della valle di Susa riportano l’esistenza in epoche remote della città ciclopica di Rama, che dalle descrizioni sembrerebbe assomigliare alle città delle fortezze megalitiche peruviane e dell’Oceania. 

Le leggende dei secoli successivi aggiungono che questa mitica città era il luogo dove veniva conservato il Graal.

La città di Rama rappresenta un importante mito dei primi abitanti dell’Europa: una città megalitica situata in Piemonte che secondo la leggenda sarebbe all’origine della tradizione celtica dell’Europa e custodirebbe il segreto del Graal.

L’antica leggenda si riferisce al mito della caduta di Fetonte. Narra di un dio disceso dal cielo che si avvaleva dell’aiuto di assistenti di metallo dorato. Durante la sua permanenza tra gli uomini insegnò loro l’arte dell’Alchimia e della fusione dei metalli. In seguito provvide a fondere una grande ruota d’oro forata, ricavandola dal metallo del carro divino con cui trasmettere la sua conoscenza all’umanità. Quando il dio ritornò in cielo lasciò uno dei suoi aiutanti dorati che assistesse gli uomini che avevano raccolto i suoi insegnamenti.

La grande roccia denominata la “roccia del diavolo”

Le leggende riportano che una delle proprietà della creatura di metallo dorato era quella di assumere varie forme a suo piacimento. Una sua traccia è collegabile alla leggenda della caverna del drago, all’interno del monte Musiné, in cui questa creatura “mutaforma”, con l’aspetto di un grande drago d’oro, proteggeva una luminosa gemma verde dagli immensi poteri. 

Il mito della città di Rama è sopravvissuto ai secoli per via delle tradizioni orali del druidismo locale e grazie ai ricercatori di inizio secolo che hanno raccolto dati di prima mano e conferme documentate della sua esistenza.

È difficile fare luce sulle credenze legate al monte Musiné, e sulla validità di tutto il folklore che si è creato, nel tempo, attorno a questa montagna.

Le impressioni rimangono necessariamente personali, basate sulla sperimentazione diretta.

Passeggiando per il “pian delle masche”, il grande pianoro alla base del monte, si ha l’impressione di non essere mai completamente soli. Il silenzio che si respira in quel punto particolare avvolge tutti coloro che vi si recano. Il “pian delle masche” è un luogo che secondo le tradizioni locali un tempo era ritrovo di maghi e “streghe”, appunto le masche. Va precisato che le “masche” erano una categoria di sciamani locali, sia donne che uomini. Il nome è stato trasformato in un termine negativo dalla religione subentrata alla cultura druidica. Era necessario trasformare queste sciamane guaritrici in qualcosa di estremamente negativo, per giustificare i roghi in cui vennero bruciate dall’Inquisizione migliaia e migliaia di “streghe”.

Il pian delle masche, e le radure nei suoi pressi, sono ancora oggi ritrovo di personaggi strani, cultori di esoterismo, occultisti, e molti altri personaggi di difficile catalogazione. C’è chi ha voluto vedere in quel pianoro anche un ritrovo per viaggiatori del tempo o un portale aperto su altre dimensioni.

Tradizioni, leggende, fatti strani, tutto si mescola senza un confine preciso.

E se per una volta proviamo a smettere di misurare tutto con la razionalità, forse riusciamo a cogliere il vero spirito del monte Musiné.

martedì 1 luglio 2014

Nobiltà Nera Veneziana - I Dominatori del Mondo

Per centinaia di anni, un piccolo gruppo di famiglie hanno pensato, organizzato e guidato ciò che accade in Europa e nel Mondo.

Tutto questo è iniziato a Venezia, quando un gruppo di famiglie ricche, hanno ‘creduto’ alle parole di Aristotele: “La schiavitù è un’istituzione necessaria perché alcuni sono nati per governare e gli altri per essere governati”. Questi erano conosciuti a Venezia come la “Nobiltà Nera”.

venezia 1

Unendo le loro ricchezze, queste famiglie, hanno usato il commercio e la schiavitù per aumentare la potenza di Venezia. Nel 1082, solo a Venezia furono concessi diritti commerciali esentasse in tutto l’Impero Bizantino.

Più tardi, durante la Quarta Crociata, nel 1202, Venezia ha usato i cavalieri feudali francesi per catturare e saccheggiare Costantinopoli, la capitale dell’Impero Bizantino. I Veneziani servirono Gengis Khan con intelligenza, in quanto permise loro di spazzare via quelli che un tempo erano gli oppositori di Venezia.

I banchieri veneziani, spesso conosciuti come Longobardi, prestarono denaro a tutta Europa. I Veneziani hanno incoraggiato la guerra di 100 anni tra Inghilterra e Francia, prestando denaro a entrambe le parti. Più tardi hanno incoraggiato La Guerra delle 2 Rose in Inghilterra e poi sostenuto l’opposizione di Enrico VIII al papa.

Europa

Questi Veneziani presero tutte le opportunità per le loro famiglie di sposarsi con le altre della nobiltà europea. Queste famiglie d’élite credono che essi sono nati per governare e i loro nomi sono diventati luoghi comuni per descrivere il potere e comprendono: Rothschild, Kuhn, Loeb, Lehman, Rockefeller, Sach, Warburg, Lazard, Seaf, Goldman, Schiff, Morgan, Schroeder, Bush e Harriman.

Nel corso dei secoli, queste famiglie, attraverso il matrimonio, hanno esteso il loro numero e la loro influenza in tutta Europa e nel 1600, sotto il patronato della famiglia reale britannica, hanno costituito la Compagnia Britannica delle Indie Orientali. Da quel momento il gruppo sarebbe stato conosciuto come: Il Comitato dei 300.

La Compagnia delle Indie, crebbe fino a diventare la più grande azienda del suo tempo. La società ha aumentato la ricchezza del gruppo attraverso il commercio di oppio dalla Cina. (Il nonno di G.W.Bush è Prescott Bush, commerciante d’oppio e fondatore della società massonica Skull & Bones, simbolo dei pirati protagonisti in quel tempo).

E’ importante notare, a questo punto, che né la Cina, né l’India, né la Gran Bretagna sembravano arricchirsi da questo commercio molto redditizio. I profitti sono andati al Comitato dei 300.

Dopo la morte della regina Vittoria, il gruppo si rese conto che era giunto il momento che non potevano rimanere più solo come gruppo di aristocratici, ora avrebbero dovuto includere gli imprenditori.

America

Con la comparsa degli Stati Uniti sulla scena mondiale, il gruppo ha dovuto espandere la propria influenza per includerla nel sistema.

Stavano già facendo grandi guadagni finanziari attraverso il commercio degli schiavi, ma per garantire la loro influenza, hanno creato la Federal Reserve, una società privata.

Possedere lo stock della Federal Reserve, serve al Comitato dei 300 per controllare le grandi aziende, le banche, assicurazioni e fondazioni.

La Nobiltà Nera, oggi è probabilmente più potente di quanto non sia mai stata. La loro situazione finanziaria è assicurata dal loro controllo della “Fed” e di (quasi tutte) diverse banche centrali europee. Il loro dominio è garantito dalla loro enorme influenza, attraverso le associazioni con la Banca Mondiale, il FMI, la NATO e le Nazioni Unite.

Ancora oggi però, come in passato, gran parte del loro reddito è composto dai proventi del traffico di droga. Quando vengono fatti i grandi sequestri, ma nessun progresso sembra essere compiuto, e perché quelli che vengono catturati sono solo i concessionari che hanno cercato di lavorare al di fuori del monopolio del comitato.

La guerra in Afganistan è servita solo per prendere possesso dei campi da papavero che i talebani stavano distruggendo. Infatti sotto il loro governo, la produzione di eroina era scesa di molto. Attualmente la produzione è triplicata dall’inizio della guerra. Inoltre se controllate, le basi dell’esercito italiano sono situate proprio al centro di ogni campo di papavero e le loro missioni consistono nel controllare che non succeda nulla a questi campi. Rendetevi conto dell’assurdità della situazione: noi paghiamo le tasse per mandare i figli di qualche italiano a morire per difendere i campi di papavero per la produzione di eroina che sarà venduta nelle piazze delle nostre città, alimentando la micro criminalità, per far arricchire queste élite, che ci governano pure.

Inganno

La storia del Comitato dei 300, e il loro successo, è caratterizzato dal segreto.

Al fine di “distrarre” gli occhi indiscreti, hanno nel tempo incoraggiato e formato sette o società segrete come: Commissione Trilaterale, Bilderberg Group, Council on Foreign Relations, Club di Roma, Illuminati, Skull and Bones, Thule Society e Tavola Rotonda.

Tutti questi gruppi, a parte la gerarchia superiore, sono beatamente inconsapevoli del loro vero scopo. Spesso i membri sono ingannati a pensare che essi servono uno scopo nobile, ma in realtà sono solo una cortina fumogena per nascondere i veri elitisti.

Un altro metodo di distrazione utilizzato dal gruppo è l’Associated Press, che è diventato un monopolio di notizie, di proprietà della famiglia Rothschild e utilizzato per lavare il cervello alle masse (anche la Reuters).

La teoria del caos non esiste. Le vicende del nostro passato e del nostro presente, sono state dettate da un piccolo gruppo di elitari che non ha alcun riguardo per l’uomo “comune”.

Se non si fa nulla per fermare questo gruppo, diventeranno certamente i dittatori del nostro futuro, un futuro in cui ci sarà la fine della segretezza. Il Comitato dei 300 verrà allo scoperto come i leader di un Nuovo Ordine Mondiale, con il resto dell’umanità schiavizzata ai loro capricci.


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