domenica 30 novembre 2014

Massoneria e Costituzione

L’art.18 della Costituzione recita: «Sono proibite le associazioni segrete».

Ora: stando non solo alla Chiesa cattolica che, a partire dalla metà del Settecento sino alla Declaratio dell’ex Sant’Uffizio del 26 novembre 1983, ha lanciato in proposito centinaia di condanne; ma stando anche a una letteratura imponente e non di parte, la massoneria è il prototipo stesso della «società segreta», quella cui hanno aderito o cui si sono ispirati tutti coloro che cercavano parole e azioni occulte. 

Come può dunque avvenire che il Grande Oriente d’Italia abbia lo status di associazione, seppure «non riconosciuta» (come, del resto, partiti e sindacati), ma al contempo legittima, « non proibita» come ha ricordato, per difenderla, [l’ex] presidente Francesco Cossiga?

E’ una situazione che risale a un accordo che pochi conoscono e che fu stipulato ai tempi della Costituente. In quell’assemblea, le Logge contavano non pochi rappresentanti, la maggioranza dei quali riuniti sotto le bandiere del Partito d’Azione, dei socialisti, dei repubblicani (stando a un’interpretazione corrente, la foglia d’edera del Pri non è che la trasparente mascheratura della stella a cinque punte, l’emblema che la massoneria del post-Risorgimento volle anche sui baveri dei soldati e che, guarda caso, è rispuntata nello stemma della Repubblica).

Fu proprio un repubblicano, il deputato Ugo Della Seta, dichiaratamente massone, che si oppose alla formulazione di quell’articolo 18 nella forma che poi passò. Temendo che dichiarare «proibite» sic et simpliciter le «associazioni segrete» significasse aprire la strada dell’incostituzionalità per la massoneria, nella seduta dell’aprile 1947 l’onorevole Della Seta presentò un emendamento in base al quale l’articolo veniva così riscritto: «Sono proibite quelle associazioni che, per tenere celata la propria sede, per non compiere alcun pubblico atto che accerti della loro esistenza, per tenere nascosti i princìpi che esse professano, devono considerarsi associazioni segrete e come tali incompatibili con un regime di libertà».

Commenta uno specialista, il paolino don Rosario Esposito, insospettabile in quanto schierato per un dialogo il più aperto possibile tra cristiani e massoni, fautore anzi della «doppia appartenenza» a Chiesa e Loggia: «Della Seta proponeva intelligentemente delle esemplificazioni che avrebbero potuto indurre un osservatore superficiale a pensare che egli rendesse un servigio alla causa della libertà di associazione; in realtà, egli nominava tutte le caratteristiche delle società segrete e della massoneria in particolare, all’infuori di quella che sta maggiormente a cuore all’Ordine: il segreto sulle persone». 

Continua Esposito: «In base al testo proposto, la massoneria e qualsiasi società segreta sarebbero state definitivamente al sicuro da ogni sorpresa, poiché sarebbe bastata la comparsa in pubblico di un qualsiasi emblema, manifesto, dichiarazione, per sfuggire alla qualifica di società segreta».

Ma democristiani e comunisti (allora organizzazioni, entrambe, di espressione popolare e diffidenti verso quel «partito dei signori» che vedevano nelle Logge) votarono compatti contro lo schieramento trasversale dei «fratelli» e l’emendamento non passò. Tuttavia, il dc Umberto Tupini, a nome della Commissione costituente, assicurò i massoni che, nell’interpretazione della Costituzione, ci si sarebbe attenuti a quanto essi proponevano: dunque, l’Ordine iniziatico non sarebbe stato considerato illegale.

Ecco perché il Grande Oriente rende pubblico l’indirizzo della sua sede centrale (ma nasconde quelli di tutte le altre Logge, celate dietro dizioni come «Centro Studi» o «Istituto di ricerche»); ecco perché, almeno una volta l’anno, in genere per il 20 settembre (anniversario della breccia di Porta Pia, ndr), affigge un manifesto che firma con il suo nome; ecco perché ha depositato un suo statuto — ma non il suo programma — presso il Tribunale di Roma. Tutto questo — come da accordi sottobanco del ’47 — permette di sfuggire all’accusa di «segretezza». 

Ma segreti restano i nomi degli affiliati: ed è ciò che soprattutto conta. Rispondendo a un’ennesima interrogazione in proposito, anche ultimamente il ministro della Giustizia ha dovuto riconoscere una «difficoltà insuperabile, anche da parte del governo, davanti a entità organizzate che, formalmente non segrete, nella sostanza mantengono segreti gli elenchi degli iscritti».

Un giurista, Claudio Schwarzenberg, in un libro prefato dallo stesso Gran Maestro delle Logge, replicava ai sospetti con parole sconcertanti: «Si dice che la massoneria è segreta perché non rivela i nomi dei fratelli: ciò può essere vero per i viventi (a meno che non intervenga richiesta dell’autorità giudiziaria), ma per i defunti, specie se illustri, è lo stesso Grande Oriente che pubblica le loro biografie… ». 

I morti, dunque, ma non i vivi! Inoltre, non risponde sempre a verità che gli elenchi siano esibiti a richiesta della magistratura. Per avere quelli della P2 (Loggia coperta, ma, checché si sia tentato di dire, per niente creazione abusiva di Licio Gelli bensì organo regolare del Grande Oriente sin dalla fine dell’Ottocento: e le tessere erano, tutte e sempre, firmate dal Gran Maestro) occorse un blitz militare in una villa di Arezzo.

Così, resta d’attualità la constatazione di Benjamin Disraeli, il figlio di ebrei ferraresi divenuto primo ministro inglese dal 1874 al 1880: «Il mondo è governato da persone ben diverse da quelle immaginate da chi non conosce i retroscena».

sabato 29 novembre 2014

La Piramide di Cholula e la Torre di Babele

Lo studio delle piramidi, costruite nel lontano passato da molti popoli che vivevano in differenti zone della Terra, è interesante non solo dal punto di vista storico e architettonico, ma anche per comprendere le loro usanze, le loro credenze religiose e la loro visione del mondo. Le piramidi più conosciute sono certamente le egiziane, soprattutto quelle della piana di Giza. 

Nel mondo però vi furono varie le culture antiche che costruirono piramidi, per esempio le piramidi cinesi di Xian, quelle peruviane di Caral o Tucumè e quelle mesoamericane, come le Maya di Tikal, Uxmal, Palenque, o le famose piramidi del Sole e della Luna di Teotihuacan.

Stranamente la pirámide di Cholula (detta anche Tlachihualtepetl), che è la più grande del mondo, è quasi ignorata sia nei programmi televisivi dove si divulga la Storia sudamericana che nelle riviste specializzate. 

Il mistero di Cholula, la piramide più grande del mondo

La piramide, che è alta 66 metri ed ha una pianta quadrata di 400 metri, è la più voluminosa del mondo: ben 4.450.000 metri cubi. 

Per fare un paragone, la piramide di Cheope, ha un volume di “soli” 2.500.000 metri cubi. 

Il nome Cholula significa “acqua che cade nel luogo della vita”. Secondo la mitología fu costruita dal gigante Xelhua, che riuscì a salvarsi dal diluvio universale.

Ecco un brano dell’opera Cholula 2000 tradizione e cultura dello scrittore Rodolfo Herrera Charolet (1995):
Nell’epoca del diluvio vivevano sulla Terra i giganti, però molti di essi morirono sommersi dalla acque, alcuni invece furono trasformati in pesci e solo sette fratelli si salvarono in alcune grotte della montagna Tlaloc.
Il gigante Xelhua viaggiò fino al luogo che in seguito si chiamò Cholollan e con grandi mattoni fabbricati nel lontano Tlalmanalco, cominciò a costruire la pirámide in memoria della montagna dove si salvò. Siccome Tonacatecutli, il Padre degli Dei s’irritò vedendo quella immensa costruzione, che poteva arrivare alle nubi, lanciò delle lingue di fuoco e con un grande masso che aveva forma di rospo schiacciò molti lavoratori e scacciò i sopravvissuti, cosìcchè l’opera fu interrotta…

La piramide di Cholula è in realtà il risultato di 6 differenti costruzioni sovrapposte nel corso dei secoli. Secondo gli ultimi studi in situ s’iniziò a costruire nel periodo Preclassico (1800 a.C.-200 d.C), nell’epoca degli Olmechi.

Intorno al 100 d.C. la piramide di Cholula era utilizzata da genti di Teotihuacan, sia per motivi rituali che cerimoniali. 

Si stima che il complesso urbano che si era sviluppato nei dintorni della piramide assommava a quasi 100.000 abitanti intorno al 200 d.C. essendo così la seconda città del Mesoamerica dopo Teotihuacan. 

La zona fu abbandonata intorno all’800 d.C. in seguito alla decadenza di Teotihuacan. In seguito la piramide fu utilizzata da etnie Tolteche e Cicimeche. Quindi con il dominio degli Aztechi in Messico, fu dedicata al culto di Queztalcoatl. 

In seguito alla conquista spagnola del Messico, fu costruita una chiesa cattolica nella sommità della piramide (nel 1594), allo scopo di affermare la religione cristiana sui culti locali. 

Il primo archeologo che studiò a fondo la piramide fu lo svizzero Adolph Bandelier nel 1881. Rinvenne molti resti umani in alcune sepolture di stile Teotihuacano, oltre a una notevole quantità di cerámica, anch’essa attribuibile a Teotihuacan.

Nel 1931 l’architetto Ignacio Marquina diresse degli scavi con lo scopo di aprire dei tunnel al di sotto della pirámide. Nel 1951 sono stati scavati circa 6 chilometri di tunnels al di sotto della piramide, che formano un vero e proprio labirinto. 

Durante questo primo periodo di scavi furono pórtate alla luce notevoli quantità di ceramiche risalenti alle culture di Tula e Teotihuacan oltre a strumenti musicali come per esempio flauti. 

In seguito ci fu un secondo periodo di scavi dal 1966 al 1974 condotto da Miguel Messmacher, ma non si riuscì a trovare una camera funeraria principale. 

Oggi il mistero di Cholula, ovvero quali furono i reali costruttori di questa imponente struttura, resta insoluto. Successive opere di scavo sono state bloccate perché potrebbero minacciare la stabilità dell’intera piramide ma anche perché la chiesa cattolica costruita dagli spagnoli sulla sua sommità, è stata dichiarata patrimonio della nazione e pertanto è proibito intervenire sulle sue fondamenta. 

Sappiamo che nelle leggende c’è sempre un fondo di verità: forse Xelhua era una personaggio reale che, come Viracocha o Queztalcoatl era riuscito a fondare una nuova civiltà e aveva costruito la piramide come simbolo del suo potere?


Alcune considerazioni sul passo evidenziato dallo scrittore Rodolfo Herrera Charolet di cui sopra:

1) Abbiamo anche qui giganti e diluvi
2) Il racconto dell'edificazione non sembra un racconto analogo a quello della Torre di Babele, ivi compresa la rabbia degli dei nei confronti della stessa e l'esito nefasto del racconto?
3) Opere interrotte: Puma Punku, Baalbek e gli altri cantieri dello Zed?
4) I "grandi mattoni" del Tlalmanalco... che il termine Tlalmanalco fosse un altro modo per identificare Puma Punku?


venerdì 28 novembre 2014

L'Arca dell'Alleanza e la costruzione del "Tempio"

Era prevedibile, gentili Lettori, che prima o poi avremmo sentito parlare dell'Arca dell'Alleanza, visto che per la costruzione del terzo Tempio di Gerusalemme è assolutamente  indispensabile. Questa notizia, dunque, sancisce ancor più il precipitare dei tempi e l'avverarsi inesorabile del disegno sionista che stiamo vivendo.

Il Patriarca della Chiesa Etiope Tewahedo, l'Abuna Mathias 

Denunciato il furto dell'Arca dell'Alleanza dalle Autorità della Chiesa Copta

Il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Tewahedo, Sua Santità Abuna Mathias, ha annunciato questa mattina che il tesoro biblico più pregiato al mondo, l'Arca dell'Alleanza, è stato sottratto e asportato ieri sera dai sotterranei della Chiesa di Nostra Signora Maria di Sion.

I guardiani dell'Urna Antica sarebbero stati indotti al sonno con l'uso di armi chimiche, prima che i ladri entrassero nella cripta per rubare il prezioso oggetto sacro.

L'operazione criminale, come riportato, sarebbe stata eseguita per mezzo di un gruppo costituito da un minimo di dodici fino a sedici professionisti altamente qualificati che è giunto a bordo di due elicotteri militari neri.

I velivoli sono atterrati a meno di 500 metri di distanza dal loro obbiettivo e si presume che siano arrivati da Oriente.

Gli uomini indossavano uniformi nere di stile militare e sembravano muoversi come un'unità ben coordinata dell'esercito. Erano dotati di apparecchiature per la visione notturna e armati con armi di grosso calibro che davano loro un vantaggio incredibile rispetto alle forze di sicurezza locali.

Infatti, la protezione dell'Arca era stata lasciata ad un gruppo di volontari non addestrati, dal momento che l'antica struttura sacra avrebbe dovuto proteggere se stessa da persone con intenzioni impure. Per questo motivo la Chiesa non ha ritenuto di applicare una maggiore sicurezza.

Così, le undici guardie e i volontari armati di Kalašnikov presenti sul luogo per difendere l'Arca sono stati neutralizzati dai criminali con alcune granate ad alta tecnologia, che hanno rilasciato un tipo di gas soporifero raro a base di oppio.

Poi, i predatori si sono dedicati ad un lavoro molto faticoso, utilizzando martelli pneumatici ed esplosivi per allargare i corridoi in diversi cunicoli all'interno delle catacombe conducenti all'Arca, per poter rimuovere la grande cassa dalla sua volta sotterranea.

L'intera operazione è stata portata a termine in meno di un'ora, un tempo incredibilmente breve considerando il numero di ostacoli da superare. Questa incredibile efficienza suggerisce che i ladri si fossero ripetutamente esercitati, preparandosi con cura alla gravissima sottrazione.

Sul luogo questa mattina, sono rimasti visibili soltanto pochi segni del reato ma un'enormità di danni è stata riportata all'interno delle catacombe sotto l'edificio.

Da lungo tempo la Chiesa ortodossa etiope afferma di detenere l'Arca dell'Alleanza, ma solo da pochi anni si è venuto a sapere che è conservata in una cappella della piccola città di Axum, negli altopiani settentrionali del paese.

Axum: Chiesa di Santa Maria di Sion, dov'era custodita l'Arca dell'Alleanza. 

Il Clero locale sostiene pure che il suo arrivo in Etiopia risale a quasi 3.000 anni fa, e che è stata custodita da una sequela di monaci vergini ai quali, una volta ricevuta l'Unzione, è fatto divieto di uscire all'esterno della Chiesa fino alla loro dipartita.

A nessuno, tranne ai guardiani, è stato mai permesso di vedere l'Arca, nemmeno al Patriarca in persona.

La storia relativa è raccontata nel Kebra Negast (in lingua Ge'ez, Gloria dei Re), che racconta la cronaca dell'avvicendarsi in Etiopia della sua stirpe regale. (Che troverete di seguito ampiamente descritta in un interessante articolo di Enrico Baccarini; ndt).

La scomparsa dell'Arca è certamente una notizia drammatica per la Chiesa Ortodossa Etiope, dato che parecchio del suo prestigio è derivato dal possesso della reliquia e molti dei suoi rituali sono stati incentrati su di essa.

Il Patriarca, Sua Santità Abuna Mathias, era visibilmente emozionato quando ha fatto l'annuncio ai molti giornalisti e ai fedeli presenti alla conferenza stampa, che sono scoppiati in lacrime nel momento in cui hanno ricevuto la notizia.

L'antico libro sacro agli Etiopi, il Kebra Negast

L'Arca in Etiopia

Nel 1992 lo scrittore Graham Hancock diede alle stampe un testo estremamente sconcertante in cui, dopo anni di ricerche ed indagini sul campo, fece conoscere al mondo occidentale una tradizione etiope cui pochi sembravano aver riservato il dovuto interesse.

Diventato ben presto un best seller internazionale, il volume di Hancock si basava su una credenza etiope molto antica e codificata all'interno di uno dei libri più sacri per questo popolo, il Kebra Negast.

Vi si narra di come l'Arca fosse stata trasportata da Gerusalemme in Etiopia dal figlio avuto segretamente tra la regina di Saba, Makeda, e re Salomone conosciuto come Menelik.

Il Kebra Nagast, fece la sua prima comparsa verso gli inizi del XIV secolo e narra di come Menelik avesse sottratto l'Arca dal Tempio di suo padre, favorito da un complotto religioso con alcuni ebrei ribelli.

L'approdo finale della Reliquia sarebbe stata la città di Axum ove nei secoli sarebbe stata custodita e dove sarebbe ancora oggi (se non fosse stata rubata; ndr), proprio nella chiesa di Santa Maria di Sion.

Gli ebrei etiopi, ovvero i falascià di Menelik, sarebbero così diventati gli eterni custodi del simbolo tangibile del Patto dell'Alleanza tra Dio e Mosè.

Tre professori universitari italiani: Giuseppe Infranca, dell'università di Reggio Calabria, l'architetto Paolo Alberto Rossi, del politecnico di Milano e il direttore del CNR per le tecnologie applicate ai beni culturali Vincenzo Francaviglia sono stati fra i pochi privilegiati nella storia etiope e nel mondo, a riuscire a vedere l'Arca Santa.

L'Arch. Giuseppe Claudio Infranca intervistato al TG2

Giuseppe Infranca scrive:
"Nel 1990 ci trovavamo ad Axum per un invito ufficiale del governo etiope e, dopo una serie di cerimonie, venne organizzato un incontro con l'Abuna, la massima autorità religiosa.
Questi ci ricevette con i paramenti solenni e ci condusse a visitare l'antica Chiesa cristiana di Santa Maria di Sion ad Axum, un Santuario costruito nel Seicento dall'imperatore Fasiladas. Dietro l'altare maggiore, protetta da un baldacchino di velluto rosso con ricami, c'era l'Arca.
Il Patriarca non voleva affatto mostrarcela, ma un giovane chierico aprì la tenda e noi potemmo vedere una cassa di legno scuro, lunga un metro e alta sessanta centimetri, con il tetto a doppio spiovente.
Non c'erano più le lamine d'oro e la superficie stessa appariva deteriorata. Appena l'alto Prelato si accorse che stavamo osservando l'Arca, rimproverò aspramente il chierico, ordinandogli di abbassare immediatamente la tenda."
La religione copta non permette infatti a nessuno, se non a colui che viene incaricato a vita di custodirla, di poter vedere l'Arca. Si narra che allo stesso Negus Hailé Selassié fosse stato opposto un secco rifiuto quando avesse espresso il grande desiderio di vedere l'Arca.
L'ipotesi formulata da Hancock dimostrerebbe come essa fosse stata trasferita inizialmente dalla Palestina all'isola Elefantina, in Egitto (ove nel secolo scorso venne portata alla luce una struttura del tutto simile all'antico tempio salomonico), per poi passare dal Sudan ed infine arrivare in Etiopia sulle rive del lago Tana.
Recenti spedizioni hanno attestato come in questo lago, che si trova a circa duemila metri d'altezza, esistano antiche tradizioni che confermano il passaggio e la permanenza di una cassa di legno che la leggenda vorrebbe identificare con l'Arca di Israele.
Nei primi anni del nuovo millennio sono state avanzate diverse critiche alla versione etiope dell'Arca per convalidarne le antiche pretese dinastiche e religiose.
Contestazioni di tipo prettamente storico e fideistico che vedrebbero nel Kebra Nagast uno strumento di legittimazione dopo l'antico scisma venutosi a creare tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa. 
È stato stimolante, oltre che curioso, venire a conoscenza dallo scrittore Jeffrey Grant di una conversazione da lui avuta con il principe etiope Stephen Menghésa, pronipote dell'imperatore Hailé Selassié. 
Nel corso di questa, parlando proprio dell'Arca conservata in Etiopia, Menghésa ha rivelato come durante la proclamazione dello stato di Israele, nel 1948, molti falascià etiopi ebbero modo di discutere con le autorità israeliane per il ritorno dell'Arca in Israele al fine di poter iniziare a costruire il Terzo Tempio ebraico. 
Se per ora quest'ultimo progetto pare essere stato accantonato, non sappiamo se l'Arca etiope sia stata realmente restituita ad Israele oppure se si trovi ancora in Etiopia. (Ma dagli ultimi avvenimenti, si può arguire che con tutta probabilità i sionisti se ne siano impadroniti a forza, proprio per questo motivo; ndt). 
La presenza a tutt'oggi del Monaco preposto entro il recinto della Chiesa di Santa Maria di Sion sembra però farci escludere anche questa ipotesi. L'accesso alla cripta ed alla conseguente visione dell'Arca è infatti consentito soltanto ad un Consacrato per generazione." 

L'Arca dell'Alleanza e la Costruzione del Terzo Tempio

"L'antico tramando biblico veterotestamentario introduce, con la figura di Mosé, una delle tradizioni e delle vestigia più affascinanti che la storia umana abbia mai conosciuto, l'Arca dell'Alleanza.

Numerosi sono stati gli aggettivi con cui le tre principali religioni monoteistiche del nostro Pianeta hanno cercato di definire questo sacro contenitore; ricettacolo per sante reliquie, strumento di potenza divina, mezzo per parlare con Yahweh ma anche arma temibile in grado di scagliare fulmini e saette.

Tutte definizioni però che non rendono merito alla potenza e allo splendore che questo manufatto suscitò, e sembra ancora risvegliare, intorno a sé.

Attraverso l'aura misteriosa da esso promanata e le importanti valenze religiose e politiche ad esso attribuite, la casa regnante di Davide quanto la casta sacerdotale levitica furono in un certo senso legittimate nella loro storia, nelle loro conquiste e nel loro potere.

Simbolo della forza regale e della successione sacerdotale, l'Arca dell'Alleanza assunse entro il proprio mistero tutta la coscienza del popolo ebraico imprimendogli quella forza e quello slancio che gli consentirono di padroneggiare oltre mille anni di storia.

Sarà proprio quando questo misterioso emblema sembrerà scomparire dalla Città Santa che inizierà il lento declino del Popolo Eletto che vedrà la sua definitiva disfatta nella ignominiosa diaspora israelitica dei secoli successivi.

Da oltre duemila anni il mito dell'Arca è stato sostenuto da ogni tipo di informazione e leggenda concepibile dalla mente umana. Decine le sue peregrinazioni, centinaia i luoghi in cui sarebbe stata o parrebbe custodita.

Un filo comune sembra però legare questa sacra reliquia con il popolo di Israele e soprattutto con storie che nei secoli hanno segnato lo sviluppo dell'Umanità.

Il primo riferimento che compare nella Bibbia sull'Arca Santa si trova in Esodo 25:10-22 quando il Dio di Mosè (chiamato anche El Shaddai, il Dio Onnipotente) trasmise al Patriarca le "conoscenze" per la costruzione del sacro cofano.

"Farai un'Arca di legno d'acacia e la rivestirai d'oro puro. E dentro vi porrai la Testimonianza che io ti darò", queste le parole con cui il Signore Yahweh si rivolse a Mosé sul Sinai.



L'Arca venne costruita da Bezaleel, artigiano israelita, in legno di acacia (anche se generalmente nella versione dei Settanta si parla genericamente di "legno incorruttibile") e rivestita internamente ed esternamente di oro zecchino, il tutto seguendo i rigorosi dettami rivelati da Dio a Mosé.

Le sue dimensioni sono ancora oggi fonte di accese discussioni, in riferimento soprattutto ai differenti valori che si è dato all'unità di misura utilizzata, il cubito.

Considerando il valore standard che gli viene oggi attribuito, circa 46 cm, si può stimare che il sacro contenitore fosse di 113x68x68 cm. ma, essendo il cubito un'unità di misura estremamente variabile, si può supporre una dimensione massima di 140x84x84 cm.

In entrambi i casi esiste comunque un rapporto fondamentale fra l'altezza, la lunghezza e la larghezza che risulta essere sempre di 1:1,1666 ovvero, all'incirca, il valore della sezione aurea.

Dopo innumerevoli peregrinazioni e spostamenti, l'Arca venne definitivamente condotta da re David a Gerusalemme attorno al 968 a.C. e posta successivamente da Salomone, antecedentemente alla costruzione del Primo Tempio, all'interno del proprio palazzo reale.

Sarà proprio attraverso la figura e l'operato di questo sovrano illuminato ante litteram, che le ataviche credenze e gli antichi valori ebraici ritroveranno un rinnovato splendore.

L'Arca non costituì solo uno strumento di potere religioso e regale per l'ebraismo di un tempo ma venne impiegata anche come arma di fondamentale importanza nell'iniziale lotta israelitica contro le popolazioni autoctone dell'antica Terra promessa.

Essa si è trasformata quindi da sacro forziere a Simbolo del Popolo Eletto, a testimonianza della sua potenza e a monito per i suoi nemici.

L'Arca Santa, in un momento imprecisato della storia ebraica, sembrò però sparire dal suo antico luogo di riposo lasciando dietro di sé indizi minimi sulla sua destinazione finale.

In svariate occasioni, la storia ci racconta che il primo Tempio fu saccheggiato da popoli invasori e da nemici.


Gli egiziani, capeggiati dal faraone Soshena I, avevano esteso nel 925 a.C. le loro incursioni a Gerusalemme, come anche il re Gioas di Israele nel 797 a.C., mentre gli eserciti babilonesi e le armate caldee avevano depredato la città nel 621 a.C.

L'ultimo dato che ci viene fornito dalle tradizioni storiche ci permette di sapere che nel 516 a.C., periodo del prefetto Zorobabel, l'Arca era ormai scomparsa da diversi decenni.

Successivamente sarà la tradizione cabalistica ed esoterica che si innesterà all'interno dell'eterna sua ricerca, lasciando dietro di sé echi di un antico potere e di una conoscenza ritenuta perduta.

Gli stessi Cavalieri Templari effettuarono scavi sotto la spianata del Tempio, nel corso della loro prima permanenza a Gerusalemme, ricercando un antico segreto o forse proprio la stessa Arca.

Più recentemente i rabbini israeliani Shlomo Goren e Jehuda Ghez, durante un sopralluogo effettuato nel 1981 attraverso i tunnel sotterranei del Monte Moriah, affermarono di essere arrivati nelle vicinanze di una cripta in cui, secondo loro, avrebbe potuto essere conservata l'Arca.

Goren affermò: "Basterebbe scavare in corrispondenza della sua antica collocazione. Purtroppo però adesso in quella zona sorge la spianata delle moschee islamiche di Gerusalemme e le autorità religiose preferiscono evitare qualsiasi scavo archeologico per evitare attriti con i musulmani...".

Secoli di storia e decine di documenti ci narrano di come la stessa montagna fosse costellata da ricoveri segreti e volte inaccessibili fatte costruire appositamente per proteggere i sacri tesori del Tempio di Israele.

Maimonide (1135-1204) nella sua Mishneh Torah e Jehudah Ha Levi nel suo Khuzari narrano di come tali strutture fossero state volute direttamente da Salomone durante la costruzione del Tempio.

"Nel secondo Tempio - scrisse Jehudah Ha Levi - fu posta una pavimentazione di pietra nel luogo in cui doveva essere l'Arca, e fu celata dietro una cortina, poiché i sacerdoti sapevano che era stata sepolta in quel luogo".

Maimonide afferma invece che "C'era una pietra presso il muro occidentale del Santuario interno su cui era postata l'Arca. Davanti ad essa c'era l'Urna contenente le Tavole della Legge con i 10 Comandamenti, la manna ed il bastone di Aronne.


Quando costruì il Tempio, Salomone sapeva che sarebbe stato destinato alla distruzione, perciò predispose anche delle stanze segrete in cui l'Arca avrebbe potuto essere nascosta, in cunicoli profondi e tortuosi".

Come testimoniano le documentazioni, i locali si potrebbero trovare nei sotterranei dell'antico Tempio salomonico non ancora rinvenuti e utilizzati in tempo di guerra e di ostilità.

Recenti rilevazioni effettuate attraverso strumenti come il georadar hanno confermato questi resoconti storici identificando, ad esempio, nei pressi del cancello di Hulda, una grande camera sotterranea artificiale mai scoperta e conosciuta prima.

Attualmente, purtroppo, l'eterno conflitto fra israeliani e palestinesi, associato a prescrizioni millenarie di tipo religioso, impediscono scavi o rilievi archeologici in loco.

L'Arca era uno strumento tanto potente e tanto enigmatico da essere mostrato in pubblico solo in casi eccezionali e nessuno, se non il Sommo Sacerdote levita, per la legge religiosa ebraica poteva entrare nel Sancta Sanctorum - il Santo dei Santi - nella parte interna del Tempio, per officiare i riti e comunicare con Yahweh.

Abbiamo accennato precedentemente come l'Arca non costituisse soltanto il Simbolo del potere religioso israelita ma fosse considerata a tutti gli effetti un'arma micidiale contro coloro che, nemici o amici, vi si trovassero davanti.

Proprio a causa di tale potenza solo il Sommo Sacerdote poteva, indossando dei paramenti sacri particolari, entrare ove era custodita durante le celebrazioni.

Tutto l'Antico Testamento è pervaso da questa percezione di paura e timore reverenziale verso l'Arca, considerata come la manifestazione vivente e terrena del Potere Divino.

Gli stessi Filistei furono consci di questo Potere quando riuscirono a prenderne possesso e a trasferirla nella città di Asdod.

La sua presenza, o forse l'incapacità di "saperla utilizzare", avevano attirato su questo popolo enormi disgrazie e desolazioni al punto tale che, dopo prostranti perdite, i Filistei avevano deciso di restituirla ai Leviti nella città di Beth-Shemesh.

L'Arca predata dai Filistei

La sua Potenza non risparmiò nemmeno lo stesso popolo ebraico, e al riguardo l'Antico Testamento ci ricorda la storia di Uzzia, che afferrò l'Arca con le mani durante il suo trasporto nella Città Santa nel tentativo di impedire che si rovesciasse a causa del dondolare del carro su cui era trasportata.

Il premuroso gesto ebbe la ripercussione che segue: "...l'ira del Signore si accese contro Uzzia, l'Altissimo lo percosse per la sua colpa ed egli morì sul posto, presso l'Arca di Dio".

Se è possibile ravvisare in questa morte una sorta di folgorazione provocata dal contatto con l'Arca è allo stesso tempo indubbio che il suo Potere sembrava non sfuggire a nessuno ed è per tale motivo che solo una cerchia strettissima di individui era chiamata alla sua cura ed al suo utilizzo.

Durante le cerimonie più importanti, sembra che il sacro cofano si "aureolasse di Luce Divina" o fosse in grado di "annientare migliaia di persone scatenando la sua Potenza".

Su come ciò potesse avvenire, scartando ovviamente l'ipotesi religiosa, ad oggi non si è riusciti a dare una spiegazione esauriente.

di Enrico Baccarini


Post Scriptum

E per concludere, solo poche parole su uno dei tre personaggi menzionati sopra che hanno potuto vedere l'Arca in Etiopia:

Giuseppe Claudio Infranca, architetto e docente di Restauro Archeologico ed Architettonico presso le Università degli Studi di Roma "La Sapienza", di Palermo, di Reggio Calabria e del Politecnico di Bari ha scritto un libro sulla sua sensazionale esperienza.

Egli, al seguito di una missione archeologica e di restauro del CNR al Parco delle Stele di Axum, è stato invitato dal Clero locale a visitare il Santuario di Santa Maria di Sion, gravemente danneggiato nella copertura dai bombardamenti della guerra civile etiope.

In quella breve visita si è introdotto furtivamente all'interno del Sancta Sanctorum, scoprendo la presenza della biblica Arca dell'Alleanza.

Rimasto esterrefatto dalla scoperta, ne ha scattato una foto rocambolesca e nel frattempo, ha cominciato a sentire strani ronzii alle orecchie. Per anni, ha preferito celare l'incredibile vicenda di cui è stato protagonista.

La foto "rubata" dell'Arca, nella cripta di S. Maria di Sion ad Axum 

Poi, un giorno, Claudio Infranca è venuto a conoscenza che due israeliani, un uomo e una donna facenti parte dei servizi speciali di Israele, erano entrati di nascosto nel medesimo luogo dove Lui aveva ammirato l'Arca del Patto ed avevano diffuso l'importante notizia al mondo.

Da quel momento, diventatogli chiaro il valore di quanto ha visto, ha iniziato a dedicarvisi con studi approfonditi per comprendere come l'Arca dell'Alleanza fosse giunta fino in Etiopia da Gerusalemme.

Dopo lunghi anni di ricerche, finalmente è riuscito a ricostruirne la storia e il lungo viaggio dall'antica Palestina alla lontana Axum, documentando il tutto nel suo interessantissimo libro: "L'Arca dell'Alleanza - Il tabernacolo di Dio - Diario di una scoperta".

http://sebirblu.blogspot.it/2014/11/clamoroso-commando-ruba-larca-sacra-in.html

giovedì 27 novembre 2014

Interstellar - Ciò che Kubrick non poté dire...


A mio avviso "Interstellar" (un vero capolavoro) rappresenta ciò che Kubrick non volle (o non potè) dire in "2001: Odissea nello spazio", ivi compresa la questione esoterica di Saturno

Nel mito antico Saturno venne scacciato da Giove che lo esiliò su un'isola deserta dove vive in una sorta di vita nella morte fino a quando non verrà il tempo del suo risveglio. Allora egli rinascerà come bambino ed avverrà la restaurazione dell'età dell'oro... non ricorda lo starchild di kubrick nel finale del suo 2001 odissea nello spazio?

Concetto peraltro che ritroviamo nel buco nero di interstellar... un portale equivalente al monolite di kubrick "full of stars" che permette al protagonista di odissea di rinascere come starchild, bambino, riprendendo la questione di "saturno" sostituito nell'opera di kubrick dal meno 'inflazionato' giove

Un portale verso la trascendenza dal nostro mondo quadridimensionale superando i limiti dello spaziotempo. Insomma Nolan ci regala una sumna di contenuti esoterici in modo così esplicito da rendere interstellar un film insuperabile sotto moltissimi punti di vista!

https://www.facebook.com/groups/547266588738039/

mercoledì 26 novembre 2014

Riguardo ad Enki

Articolo rimosso su esplicita richiesta dell'autore dello stesso

Per chiarimenti si leggano i commenti sottoriportati

martedì 25 novembre 2014

L'Importanza della Maddalena

Un altro tassello fortifica la ancora traballante tesi che Maria Maddalena fosse la moglie di Gesù e la madre dei suoi figli. Un libro scritto nel 570 in siriaco su pergamena, e ora custodito alla British Library, racconta una storia diversa da quella dei quattro Vangeli canonici, molto più vicina – come si è affrettata a ironizzare la Chiesa d’Inghilterra – al Codice da Vinci di Dan Brown.

Ma il numero di antichi documenti che conferma questa tesi continua a crescere, e decine di seri studiosi vi si stanno dedicando senza pregiudizi. Domani la stessa British Library terrà una conferenza stampa, e si conosceranno altri dettagli

Il libro proviene da un monastero egizio ed era stato acquistato nel 1847 dal British Museum. Probabilmente si tratta di una traduzione dall’aramaico di un testo più antico. Redatto in 29 capitoli, racconta la storia di Joseph, un giovane molto noto all’epoca, conosciuto dall’imperatore Tiberio e dal faraone d’Egitto (forse Natakamani), che lo considerava figlio di Dio.

A 20 anni Joseph va in sposo ad Aseneth, che gli dà due figli: Manasseh ed Ephraim. Simcha Jacobovici, giornalista investigativo israeliano che scrive anche sul New York Times, e Barrie Wilson, professore di ricerche religiose a Toronto, hanno studiato per sei anni il manoscritto e raccolto le loro deduzioni nel libro The Lost Gospel, il vangelo perduto.


In una delle prime pagine dell’antico testo il misterioso autore avverte che tutto quello che segue è scritto in un codice che va interpretato. I riferimenti cristiani contenuti nelle pagine sarebbero però così tanti che non è necessario essere Robert Langdon per capire che i nomi di Joseph e Aseneth nascondono quelli di Gesù e Maria Maddalena. Nel testo si narra che alla donna, dopo la morte del marito, viene somministrata l’eucarestia, «il pane e il calice della vita».

Gli unici quattro Vangeli autorizzati dalla Chiesa dopo le riforme di Costantino non raccontano nulla della vita di Gesù tra la sua infanzia e l’età matura, un periodo nel quale, per un «rabbi», sarebbe stato obbligatorio sposarsi. Ma la storia di Joseph e Aseneth sarebbe raccontata anche in altri manoscritti, sopravvissuti alla sistematica distruzione dei Vangeli apocrifi solo grazie al fatto che celavano la vera identità dei due sposi. Anche il testo della British Library non sembra però sfuggito alla censura: alcune pagine sono state vistosamente strappate via.

gesu maddalena

Due anni fa la docente di Harvard Karen L. King aveva annunciato la scoperta di un frammento di papiro in copto di uno di questi testi perduti, nel quale si legge: «E Gesù disse loro: mia moglie…». 

Ma secondo Jacobovici e Wilson basta anche solo scorrere i Vangeli di Marco, Luca, Matteo e Giovanni per convincersi che Maddalena aveva un ruolo di primissimo piano accanto a Gesù. Assiste alla crocifissione, alla sepoltura e alla scoperta della tomba vuota. Lava il corpo del Cristo, cosa consentita solo alle mogli o ad altri uomini, ed è la prima persona alla quale Gesù si rivolge dopo la resurrezione.

cristo del mantegna

Il sentimento popolare, soprattutto in Francia, non ha avuto bisogno di aspettare Dan Brown per venerare Maria di Magdala come la seconda donna più importante del Cristianesimo dopo la Vergine Maria, nonostante papa Gregorio Magno l’avesse bollata nel 590 come una prostituta, commettendo un vistoso errore – forse meditato e voluto – di interpretazione dei testi canonici.

Per secoli è stata ritratta dai grandi maestri, da Tiziano a Caravaggio a Canova, come una penitente afflitta dai suoi peccati: che sia stata o no la moglie di Gesù, era un destino che non meritava.

lunedì 24 novembre 2014

I Preistorici viaggi del Sapiens - Rapa Nui

Il test del Dna dei nativi dell'Isola di Pasqua scalfisce il mito del totale isolamento in cui sarebbe stata confinata l'antica Rapanui prima dell'arrivo degli scopritori europei nel 1722. L'analisi genetica di 27 abitanti nativi dell'isola dimostra infatti che tra il 1.300 e il 1.500 d.C. ci furono contatti con i nativi americani: molto probabilmente furono proprio le canoe del popolo Rapa Nui a salpare verso est per poi tornare indietro.


La rotta per le Americhe

La scoperta è pubblicata sulla rivista Current Biology da un gruppo internazionale di ricerca guidato dal Centro di geogenetica del Museo di storia naturale di Copenaghen. Si tratta della prima prova genetica che dimostra l'esistenza di un'antica rotta che nel Pacifico portava dalla Polinesia fino in America coprendo una distanza di oltre 4.000 chilometri. Tracce dei contatti con le Americhe del resto erano già state trovate dagli archeologi in Polinesia: è il caso dei resti di coltivazoni tipicamente americane (come la patata dolce delle Ande) che risalirebbero ad un periodo antecedente rispetto all'arrivo degli europei

L'origine di Rapa Nui

''Le antiche popolazioni umane hanno esplorato in lungo e in largo il Pianeta'', commenta la coordinatrice dello studio Anna-Sapfo Malaspinas del museo di Copenhagen. E i polinesiani non fanno certo eccezione: sarebbero stati loro, infatti, i primissimi coloni dell'isola di Pasqua. Un gruppo di quasi cento persone sarebbe salpato alla volta di Rapa Nui intorno al 1.200 d.C. Dopo essersi stanziati sull'isola, i coloni avrebbero costruito le famose piattaforme di roccia e oltre 900 statue, alcune di peso superiore alle 82 tonnellate.

Il Dna racconta

Oggi il Dna dei loro discendenti, quasi 20 generazioni dopo, torna a raccontare delle loro imprese nautiche verso il Nuovo Mondo. ''Quello che dicono i libri di scuola in merito ai fenomeni di colonizzazione umana, come il popolamento delle Americhe, dovrebbe essere rivisto alla luce dei dati genetici'', aggiunge Anna-Sapfo Malaspinas. Il Dna del popolo di Rapa Nui, del resto, parla chiaro: per il 76% è polinesiano, per il 16% europeo e per l'8% nativo americano.

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2014/10/23/isola-di-pasqua-crolla-il-mito-dellisolamento-di-rapa-nui_f246160d-1558-47ad-8784-440b5bf0be28.html

domenica 23 novembre 2014

Le Ragioni per Opporsi al NWO. Fuori dal sistema - di B. Smith

"Innumerevoli persone odieranno il nuovo ordine mondiale e moriranno protestando contro di esso."
HG Wells, The New World Order (1940)


Nel corso della nostra vita e in tutta la nostra cultura moderna, siamo condizionati a raccoglierci attorno a concetti di falsa divisione. Siamo portati a credere che democratici e repubblicani siano parti distinte e opposte, eppure sono in realtà due rami dello stesso meccanismo politico di controllo. 

Siamo portati a credere che due nazioni come gli Stati Uniti e la Russia siano nemici geopolitici, quando, in realtà si tratta di due governi fantoccio sotto il dominio degli stessi finanzieri internazionali. Infine ci viene detto che i banchieri internazionali sono in qualche modo separati, quando la realtà è che tutte le banche centrali rispondono ad un'unica autorità centrale: la Banca dei regolamenti internazionali (BRI).

Siamo intrattenuti con storie di costante conflitto e divisione. Ma la verità è che c'è solo una battaglia che conta, solo una battaglia che sia importante: la battaglia tra coloro che cercano di controllare gli altri e quelle persone che desiderano semplicemente essere lasciate libere.

Il Nuovo Ordine Mondiale non è un concetto creato dai 'teorici della cospirazione', ma dalle menti di coloro che cercano di controllare gli altri. Sono le pseudo-élite che grandiosamente si arrogano il diritto di determinare il destino di ogni uomo, donna e bambino a scapito della libertà individuale e dell'autodeterminazione. Tali élite sono spesso molto aperte circa le loro ambizioni globaliste, proprio come l'autore HG Wells, membro dell'organizzazione socialista Fabian Society e legato alla concezione globalista che ha messo avanti il suo progetto per la governance mondiale nel libro sopra citato. In questo articolo, vorrei esaminare la natura della nostra battaglia contro l'elite e perché le loro teorie sulla gestione sociale sono illogiche, inadeguate e, in molti casi, dannose e distruttive.

Il 'Bene Comune  Superiore'

Trovo affascinante che elitisti e propagandisti del NWO proclamino costantemente che la moralità è relativa e che la coscienza non esiste, ma in qualche modo sono quelli che possiedono la corretta definizione di 'bene superiore.' Se il concetto di 'buono' è in tutti i casi relativo, allora non sarebbe anche il concetto di 'bene superiore' del tutto relativo? Questa incongruenza nel loro ragionamento non sembra impedire loro di costringere le masse attraverso la propaganda o la violenza ad accettare la loro versione di giudizio migliore.

Come molti psicologi e antropologi (tra cui Carl Jung e Steven Pinker) hanno dimostrato in decenni di studio, la bussola morale e la coscienza non sono semplici prodotti dell'ambiente; sono ideali innati, al di fuori delle influenze ambientali. Il bene più grande è intrinsecamente e intuitivamente sentito da molte persone. 

E' la voce della coscienza, presente in ogni individuo. Non a caso le élite del Nuovo Ordine Mondiale si contraddicano affermando che la morale sia priva di significato, e poi propagandando la loro moralità personale come migliore. Al fine di ottenere potere sugli altri, devono prima convincere chi li ascolta di essere un guscio vuoto, senza senso o direzione. Devono convincere le masse a ignorare la voce interiore della coscienza. 

Collettivismo

Non pretendo di conoscere l'ideologia necessaria per una società perfetta, e certamente non conosco le soluzioni esatte per arrivarci. Quello che so, però, è che anche nessun'altro può conoscerle. Ogni volta che qualcuno sale su un palco per annunciare che solo lui ha le risposte ai problemi del mondo, non posso fare a meno di essere sospettoso delle sue motivazioni. Raramente, se non mai, sento tali persone suggerire che più libertà e più individualità faranno un futuro migliore. La loro soluzione comporta sempre meno libertà, più controllo e più forza bruta per plasmare la società secondo la loro visione.

L'utopia offerta dall'élite al potere esige sempre una mentalità collettivista dove l'individuo deve rinunciare alla sua autodeterminazione e all'indipendenza.
Non importa il pretesto - che si tratti di socialismo, comunismo, fascismo o qualche via di mezzo - l'obiettivo è sempre lo stesso: il collettivismo è schiavitù per le masse e sfrenata manna per gli oligarchi.

L'Ideologia della Forza

Se la tua idea per migliorare la società è buona e razionale, non dovrebbe servire la forza per indurre la gente ad accettarla. Solo le idee intrinsecamente distruttive richiedono l'uso della forza per conformare il pubblico. Il NWO è un'idea che si basa interamente sulla forza.

La globalizzazione ci è stata costantemente venduta come parte della naturale evoluzione del genere umano, ma questa 'evoluzione naturale' (v. correlati) è sempre avanzata con l'uso della menzogna, della manipolazione, della paura e della violenza. Il concetto di NWO implica una completa centralizzazione, una centralizzazione che non può essere raggiunta senza l'uso del terrore, difatti chi sosterrebbe la creazione di una pericolosa autorità di potere globale se non per paura?

L'uso moralmente accettabile della forza è quello della legittima difesa. Di conseguenza ogni volta che il NWO spinge inesorabilmente il suo attacco alle nostre libertà, noi, i difensori, siamo etichettati come 'estremisti.' La metodologia usata per promuovere il NWO e i suoi valori è intrinsecamente viziata dall'ignoranza e dalla psicopatologia, piuttosto che ispirata da saggezza e verità.

La Politica della Disonestà

Oltre che alla violenza, ricorrono spesso alla menzogna per ottenere automaticamente il successo per qualunque cosa. Le élite comunemente giustificano questa logica asserendo che esistano cose come le bugie nobili (entrambi Saul Alinsky e Leo Strauss, i guardiani del paradigma della falsa dicotomia destra / sinistra, hanno promosso l'uso delle "bugie nobili") e che le masse abbiano bisogno di essere ingannate per essere indotte ad agire nel modo migliore per se stesse ed il mondo. Questo è, ovviamente, un concetto sociopatico dettato dall' auto-esaltazione.

Le menzogne sono raramente, se non mai, usate da persone che vogliono migliorare la vita altrui; spesso sono usate da chi voglia migliorare la propria vita a discapito di quella altrui. A ciò si aggiunga l'affermazione egocentrica secondo cui le élites si adopererebbero per il nostro bene - quando in realtà gli interessa solo elevare il loro potere - e ciò che si ottiene è un rapporto abusivo stereotipato su scala globale.

Le metodologie positive verso l'umanità cercano deliberatamente la verità e non hanno bisogno di nascondersi dietro un velo di disinformazione e depistaggio. Se una metodologia richiede la segretezza, l'occultismo e l'inganno al fine di garantire un'egemonia culturale, allora è più probabile che sia un'influenza negativa su quella cultura, non positiva.

Il Controllo Oligarchico

Perché l'umanità ha bisogno di un'élite selezionata che comandi su tutti? A cosa può servire davvero tale oligarchia? Il potere centralizzato è realmente efficiente e pratico come si dice che sia? O è in realtà un ostacolo per l'umanità e per la nostra ricerca per migliorare noi stessi? I propagandisti del NWO sostengono che la governance globale sia inevitabile e che la sovranità in qualsiasi forma sia la causa di tutti i nostri mali.Tuttavia, se guardo indietro ai momenti più delicati della storia (quelli non menzionati nei testi universitari), la vera causa della maggior parte dei mali del mondo si dimostra essere, ovviamente, l'esistenza di certi gruppi elitari.

La cosiddetta 'efficienza' della centralizzazione è utile solo per chi si trova al vertice della piramide, in quanto generalmente si basa su un vasto labirinto di burocrazia asfissiante. Nessuna struttura dell'autorità iper-condensata sopravvive se la cittadinanza non è 'plasmata' in modo da dipendere da essa. La centralizzazione rende più difficile la vita di tutti, eliminando la nostra capacità di fare le nostre scelte.Vale a dire, la centralizzazione rimuove tutte le opzioni alternative dal sistema, fino a quando l'unica strada rimasta è quella di  inchinarsi alla struttura.

Non ho mai visto un solido esempio di centralizzazione del potere che abbia creato una società migliore, o dato maggior felicità alle persone.

Una Visione Oppositiva

Discutere su cosa dovrebbe essere fatto per migliorare il mondo è uno sforzo inutile fino a quando si continueranno a proporre soluzioni sulla base di una singola visione soggettiva. Finché le persone sono influenzate da pregiudizi, da desiderio egoistico e mancanza di consapevolezza, non saranno mai in grado di determinare ciò che sia meglio per gli altri. 

La filosofia che si oppone al NWO, la filosofia del movimento della libertà, sostiene che nessuno ha il diritto di imporre la propria particolare versione di una società perfetta su chiunque altro. Non appena qualcuno lo fa, ha commesso un grave attacco contro la libertà individuale - un attacco che deve essere risolto.

La nostra proposta è semplicemente che le persone che vogliono controllare gli altri siano rimosse dalle posizioni di controllo e che chiunque desideri essere lasciato solo possa essere lasciato solo. Associazione e partecipazione dovrebbero essere sempre volontarie; in caso contrario, la società perde valore. Non si tratta di anarchia nel senso della rimozione di ogni conseguenza. Piuttosto, i diritti della persona diventano di primaria importanza.

La replica più comune a questo principio della valutazione individuale sulla paura collettiva è che 'qualcuno' deve applicare e far rispettare una struttura di diritto e la responsabilità, perché in caso contrario la società 'cadrebbe a pezzi' in un vortice di follia e caos. Sarà anche vero, tuttavia visto che l'autogoverno non è mai potuto esistere nella storia dell'uomo senza interferenze immediate da parte di certi gruppi elitari, nessuno può sapere per certo come sarebbe stato (purtroppo certi meccanismi sono automatici - n.d.A.)

Eliminare il controllo del governo palese, tuttavia, non significa farla finita con la 'legge.' La legge naturale, come la coscienza, esiste nel nostro essere in modo biologico e spirituale, e non richiede un'autorità centrale che la definisca. La legge naturale sostituisce le leggi delle persone. Infatti, le uniche leggi artificiali da seguire sono quelle derivanti dal diritto naturale. Il principio di base del diritto naturale è che nessuno ha il diritto di impedire o erodere le libertà intrinseche di altri individui, purché rispetti anche le leggi naturali. Il secondo è che qualsiasi persona violi i diritti innati di un altro, ha commesso una violazione della legge naturale.

sabato 22 novembre 2014

Il Denaro come mezzo di dominio dei Rettiliani sulla nostra Anima

Il denaro è il simbolo dell’energia consumata fornendo un lavoro: è sudore e sangue trasformati in carta. L’umanità deve faticare per scambiare il sudore della sua vitalità contro denaro. Il sudore è il rifiuto eterico del dispendio vitale. Una piccola parte di denaro spetta ai lavoratori per permettere loro di riprendere le forze e continuare a produrre, mentre una gran parte sfugge loro e si accumula nelle riserve bancarie dei proprietari del denaro


Grazie al simbolo del denaro, eretto a dio onnipotente nel mondo, i padroni della finanza hanno preso il potere sull’umanità, sottraendone l’energia vitale e appropriandosene attraverso il meccanismo economico e la truffa bancaria. L’uomo non è più padrone della sua forza vitale, essendo costretto a lavorare nel timore e sotto minaccia per acquisire il denaro che gli permetta di sopravvivere. Innumerevoli sono le considerazioni filosofiche che sono state fatte sul denaro e lo sfruttamento, sia dal punto di vista liberale sia da quello marxista. 

Non intendiamo tuttavia prestarvi alcun interesse particolare. La verità è che il denaro è un’invenzione che permette di spodsestare l’essere umano della sua energia vampirizzandolo. Ricchi e poveri sono legati alla ruota del denaro e non conoscono tregua, preoccupati della ricchezza o della miseria fino alla morte. Il denaro è il flagello del mondo; tutte le considerazioni politiche e ideologiche sono irrisorie finché non si va alla radice del male della civiltà materialista, ossia la nostra totale dipendenza dal denaro. 

Non abbiamo intenzione di elaborare un’ulteriore teoria sull’economia giusta e fraterna. Queste parole suonano vuote perché il denaro – cartaceo o virtuale – appartiene ai vampiri della finanza che, dopo aver messo un prezzo su ogni cosa, dichiarano: «Tutto ci appartiene. Dovete rimborsarci il prezzo della vostra vita». 

Sarete stupiti di apprendere che il denaro può comprare le vostre coscienze, ma è proprio stato inventato a questo scopo: controllare tutto mediante la tirannia del debito. Possiamo fornire le prove metafisiche che i padroni del denaro hanno acquistato la Terra e che le anime che transitano in queste contrade devono rimborsare il prezzo dei corpi che occupano, così come l’acqua che bevono e, prossimamente, l’aria che respirano. Mentre nell’Universo regna l’abbondanza, qui, in questo angolo malefico della galassia, bisogna pagare per vivere.


L’esistenza è un mutuo con interessi

Ogni anima, o se preferite, ogni individuo appartiene a un insieme, e viene al mondo in una famiglia nazionale di cui quest’anima rappresenta una particella. Ogni essere umano assume il karma del paese in cui nasce. È un dato di fatto da cui non ci si può sottrarre. Ognuno eredita un debito spirituale e materiale dalla propria nazione d’origine. 

Lo condivide e lo sopporta, a sua misura e secondo le condizioni dettate dal governo del paese che lo assoggetta alle sue leggi. Il nostro destino individuale è quindi soggetto al destino del popolo in seno al quale veniamo al mondo. Possiamo fingere di ignorare tutto ciò e crederci liberi, ma la legge è lì per ricordarci che la nostra libertà è sotto cauzione. 

Ci assumiamo il debito nazionale, così come il nostro debito karmico personale. Dato che gli Stati sono intrappolati dall’indebitamento imposto dalla Banca Anonima Mondiale (BAM), dobbiamo condividerne il rimborso. 

Nasciamo quindi con un ordine di pagamento sopra la nostra culla. Veniamo al mondo energeticamente indebitati, e non solo moralmente, come un’interpretazione semplicistica della legge del karma vuole far credere. 

Fin dalla nascita, siamo spodsestati della nostra energia vitale che è quantificata su un conto bancario occulto. La nostra vita deve pertanto essere rimborsata, e tutto ciò che crediamo di possedere è soltanto un mutuo con interesse. Questo è il motivo per cui l’uomo è oppresso fin dall’inizio del suo percorso, e durante tutta la vita è roso dalla paura. I commessi della banca occulta ci tengono d’occhio! Non si tratta di una situazione naturale, ma è la drammatica conseguenza dell’indebitamento del nostro paese di nascita, che ha mani e piedi legati alla BAM a causa di un debito nazionale che aumenta all’infinito tramite gli interessi. 

Nasciamo indebitati e saremo costretti a pagare fino all’ultima goccia di sudore. Ci faranno morire di fame per insegnarci a vivere. 

Ci faranno sgobbare. Fabbricheremo scarpe per tutti, ma continueremo a camminare a piedi nudi. Questo fenomeno dell’indebitamento esiste da quando il denaro circola nella rete della speculazione finanziaria. Ogni cosa su cui si mette un prezzo perde il suo valore reale. Tutto può ricevere un’etichetta, tutto può essere comprato o venduto, compresi i corpi e le anime. Una cosa perde il suo valore utilitario o di bellezza intrinseca per ricevere un valore artificiale. 

La Terra intera con tutte le sue creature è di proprietà di potenze occulte che non sono intenzionate ad abbassare il prezzo dell’affitto dell’esistenza. Queste potenze hanno investito il denaro allo scopo di accaparrarsi il mondo. 

E l’hanno fatto. Quindi non possedete niente e il vostro denaro non vi appartiene. La vostra villetta, con tanto di giardino, per la quale avete risparmiato tanto è di proprietà della BAM che ve la concede secondo un vitalizio. La proprietà privata va progressivamente scomparendo e resteranno soltanto occupanti indebitati che godono dei loro beni con statuto di affittuario a tempo indeterminato. 

E poi, via... Lo Stato, che non è più libero a causa del debito, si impossesserà di tutto, non già per sé ma per i creditori che gli fanno pressione per rimborsare quello che non può più accaparrarsi. Gli esseri umani sono proletari (privati del potere) e vivono in Stati che non appartengono più a se stessi.


Chi sono i creditori del debito?

Considerate questa situazione: il vostro paese è indebitato fino al cielo. I politici non ne parlano perché questo sfida l’immaginazione. Talvolta un contestatario politicamente incorretto menziona l’importo esorbitante del debito per stimolare una reazione, ma si guarda bene dal nominare i creditori, ossia la vera identità dei padroni della Banca Anonima. 

La gente dice: «Il denaro appartiene alla banca», ma dimentica che la banca appartiene a persone in carne e ossa. La classe politica parla del debito con una sorta di timore religioso: non se ne discute perché è come una fatalità divina. Se siete un po’ perspicaci, l’avrete capito: il debito che ogni paese deve alla Banca Anonima è la prova che gli Stati non si appartengono più. I politici iniziati lo sanno e se evitano di parlarne è perché la loro carriera dipende da questa spada di Damocle sospesa sui loro ragionamenti economici oziosi. 

E se qualcuno chiedesse: «In realtà a chi dobbiamo questo debito?», la carriera di questo importuno sarebbe finita. Ci si rivolgerebbe a lui e con aria di compassione e gli si risponderebbe: «Ma alla Banca naturalmente!» Naturalmente i dirigenti non si preoccupano veramente del rimborso, perché sanno che quest’ultimo non verrà mai chiesto perché i padroni della BAM hanno già fatto man bassa di tutto il mondo. Il denaro che lo Stato ha preso in prestito per finanziare la gestione del vostro paese e la sua difesa è un debito che ricade su di voi. Non crediate che sia qualcun altro a doverlo rimborsare. 

Siete voi, in questo preciso istante. Forse avrete qualche difficoltà a immaginarvi questa situazione: dovete personalmente molto denaro a qualcuno che non conoscete. 

In realtà non sapete nemmeno di essere indebitati, così come non lo sanno i vostri connazionali. A volte sentite parlare del debito ma è una faccenda che non vi riguarda proprio. Eppure dal momento che vi siete incarnati in un popolo, siete solidali delle sue azioni e dei suoi insuccessi. 

Vi credete liberi ma i padroni del denaro non hanno la stessa visione delle cose. Vi hanno spodestati della vostra energia vitale lasciandovi giusto il necessario per sopravvivere, sommergendovi nel contempo di bisogni inutili affinché non siate mai in grado di rimborsare. 

I padroni della banca internazionale, che non sono poi tanto anonimi, accumulano la vostra vitalità. In ogni modo quando cercate di attirare il denaro verso di voi, vi sfugge perché la sua accumulazione dipende da una chiave magica di cui soltanto loro conoscono l’uso. Soltanto loro hanno la chiave, nonché i ricchi e i potenti che hanno stipulato il patto desiderando il denaro più della luce. Su questa Terra, gli esseri viventi sono dei servitori del Sistema. Ognuno rincorre il gran serpente argentato che s’insinua ovunque e corrompe tutto. 

Anche se gli esseri sprovvisti di avidità sono angosciati per trovare il minimo vitale. Che siamo ricchi o poveri, il denaro ci trattiene. La nostra anima è tenuta prigioniera in una modalità di vita fatta su misura per il profitto dei padroni della BAM. Per questo oggi siete indeboliti e apatici. 

Siete indebitati e i commessi bancari planetari non si sono impossessati dei vostri beni materiali, ma della vostra libertà: è il potere assoluto sulla vostra anima che bramano.

venerdì 21 novembre 2014

Figli delle Stelle, della stessa "sostanza" del Padre

Nell'universo sono emersi molti fenomeni affascinanti: mostruosi buchi neri del peso di un miliardo di Soli che mangiano le stelle e vomitano getti di gas; stelle di neutroni che ruotano su se stesse mille volte al secondo, la cui materia è compressa a un miliardo di tonnellate per centimetro cubo; particelle subatomiche così inafferrabili che potrebbero penetrare anni luce di piombo solido; onde gravitazionali il cui flebile passaggio non lascia alcuna impronta percettibile. Eppure, per quanto stupefacente possa sembrare tutto ciò, il fenomeno della vita è più straordinario di tutti gli altri messi insieme. - Paul Davies

Quasi la maggior parte dei punti luminosi presenti in questa foto non sono stelle, bensì galassie, ognuna di esse contiene centinai di miliardi di stelle.

L'indagine dei popoli antichi porta inesorabilmente ad alzare gli occhi verso il cielo. Conoscere i moti dei principali corpi celesti e i meccanismi dell'ingranaggio cosmico è fondamentale per capire l'antico messaggio dei nostri predecessori, un messaggio codificarono all'interno dei testi sacri tramite il raffinato sistema del linguaggio simbolico del mito. Loro, pur non possedendo strumenti tecnici e scientifici, svilupparono modelli cosmici molto complessi. Grazie ad una straordinaria sensibilità, maturata attraverso lo stretto legame con la natura, svilupparono un'idea delle origini del cosmo molto vicina a quella suggerita dalla scienza moderna, come nel caso del concetto di creazione contenuto all'interno della genesi egizia. 


Oggi, parlando con le persone, spesso mi sorprendo nel constatare quanto sia poca la consapevolezza generale delle caratteristiche e le dimensioni del cosmo. A molte persone non interessa neppure questo argomento, in quanto le loro menti sono troppo occupate da distrazioni materiali, ma ci sono domande su cui è giusto riflettere a prescindere dalle risposte, che probabilmente non avremo mai.

La vita è soltanto un trascurabile sottoprodotto dell'infinito dramma cosmico, creata da forze cieche e senza scopo? Oppure, l'universo ha generato, attraverso esseri coscienti, la consapevolezza di sé seguendo un percorso evolutivo per nulla casuale? 

Per prima cosa devo dire che l'origine dell'universo è avvolta da interrogativi troppo grandi per il nostro livello di coscienza, di conseguenza non esistono modelli fisici e matematici per descriverla. 

Col termine Big Bang i cosmologi si riferiscono all'idea che inizialmente tutto l'universo fosse concentrato in uno spazio estremamente ridotto, un punto definito singolarità, infinitamente caldo e denso. Questa idea nasce dal fatto che l'universo si sta espandendo a gran velocità, dunque è logico pensare che in origine la materia che lo compone fosse estremamente contratta. La singolarità per motivi del tutto ignoti cominciò precipitosamente ad espandersi creando lo spazio e il tempo, li dove prima c'era il nulla. 

Con essi prese forma tutta la materia presente nell'universo e tutt'oggi dopo 14 miliardi di anni la materia continua ad espandersi in tutte le direzioni per l'effetto di quel misterioso evento primordiale scatenate. Probabilmente non sapremmo mai dire con certezza cosa c'era prima e forse la domanda non ha neppure senso dato che l'indagine scientifica porta a pensare che non esistesse neanche il tempo prima del Big bang. Spingerci troppo lontano dalla nostra realtà non conviene, perché non abbiamo gli strumenti cognitivi per andare oltre a certi limiti, quindi limitiamoci a capire cos'è l'universo presente e non cosa è stato, o cosa sarà in futuro. Limitiamoci a dare una spiegazione alla nostra realtà, per non rischiare di creare modelli cosmici che esistono soltanto dentro la nostra limitata immaginazione.

C'è una regola fondamentale nell'universo fisico che conosciamo, la materia non si crea e non si distrugge, si può solo trasformare, dunque la materia che compone ogni atomo del nostro corpo ed ogni cosa che ci circonda esiste da 14 miliardi di anni, fin dalle origini del Big Bang. Questo postulato prende il nome di LEGGE DELLA CONSERVAZIONE DI MASSA.

« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. »
(Antoine-Laurent Lavoisier 1789)

Dunque gli elementi chimici che compongono il nostro corpo e la nostra mente sono uno stato passeggero della materia, uno stato non trascurabile dato che in questo momento l'insieme di questi elementi, che singolarmente sarebbero inanimati, ha trovato il modo di legarsi (forse casualmente, forse no) e sta ragionando sulla loro stessa natura seduti davanti a un monitor di un portatile.

Dopo il Big Bang la maggior parte del cosmo era composto da idrogeno, che tutt'ora è l'elemento più leggero e più abbondante nell'universo conosciuto. Eppure il nostro corpo è fatto di moltissimi altri elementi chimici. Praticamente tutti gli elementi più pesanti dell'idrogeno provengono dalle fornaci stellari. E' li che tutti gli atomi che compongono il nostro corpo sono stati forgiati partendo dall'idrogeno. 

Durante le prime fasi di vita del nostro universo le irregolarità nella distribuzione della materia favorirono la formazione di agglomerati d'idrogeno. La forza di gravità agì su queste irregolarità formando agglomerati via via sempre maggiori fin quando la massa degli agglomerati fu tale da esercitare una pressione sul nucleo sufficiente ad avviare la reazione di fusione nucleare dell'idrogeno. Nacquero così le prime stelle. Si accesero una dopo l'altra illuminando l'universo.

Per capire come si sono formati tutti gli elementi chimici esistenti oggi in natura è fondamentale capire cosa succede nella fornace nucleare di una stella durante l'arco della sua vita. All'interno delle stelle, avviene la fusione nucleare dell'idrogeno in elio sviluppando un'incalcolabile quantità d'energia per effetto del ciclo protone-protone (descritto a questo link). L'energia esplosiva di questa reazione è controbilanciata dalla forza di gravità che mantiene la stella in perfetto equilibrio. Questo avviene fin quando tutto l'idrogeno presente nel nucleo di una stella viene convertito in elio, a questo punto la reazione nucleare cessa. Venendo a mancare la forza esplosiva determinata della reazione di fusione nucleare dell'idrogeno la stella subisce una contrazione sul suo nucleo a causa della forza di gravità che agisce sulla sua massa. Questo fa comprimere la materia sul nucleo che inevitabilmente diventa più denso e caldo, raggiungendo la temperatura necessaria alla fusione dell'elio (che è il prodotto della fusione dell'idrogeno). In questo momento inizia una seconda fase dove la stella fonde il prodotto della prima reazione, l'elio, producendo carbonio. Questo stadio della vita di una stella è definito "GIGANTE ROSSA".


Le stelle più piccole, come il nostro Sole per esempio, non superano questo stadio dato che non hanno una massa sufficiente per raggiungere valori di pressione e temperatura necessari a fondere gli atomi di carbonio e nell'arco di milioni di anni si raffredderanno diventando "NANE BIANCHE". 

Le stelle più grandi invece arrivano a produrre e fondere in successione 26 elementi, dove il ferro è l'ultimo della catena. 


Come sappiamo pero' gli elementi chimici presenti in natura sono molti di più, questi si formano durante l'esplosione di una stella. Soltanto le stelle più grandi, quelle con una massa almeno dieci volte maggiore del nostro Sole arrivano ad esplodere. 

Queste stelle quando raggiungono la fine dell'ultimo stadio, dopo aver prodotto il ferro, collassano su loro stesse, siccome non si attiva la razione nucleare espansiva in grado di controbilanciare la forza di gravità, in questo modo la stella collassa precipitosamente sul suo nucleo creando un'esplosione di incalcolabile portata ,chiamata SUPERNOVA. Basta pensare che Cassiopea A, ciò che resta di una supernova esplosa circa 10.000 anni fa ha un diametro di 10 anni luce, dunque la sua sfera di residui è almeno 3000 volte più grande del sistema solare. 


Durante queste esplosioni i valori di  temperatura e di pressione che si sviluppano sono tali da creare fusioni in grado di generare tutti gli elementi chimici presenti in natura. Dunque una stella di grande dimensioni produce e spara nel cosmo tutti i mattoni necessari alla costruzione della vita. Questo processo in 14 miliardi di anni è avvenuto miliardi e miliardi di volte e continua tutt'ora. Anche in quest'istante da qualche parte nell'universo molte stelle stanno morendo e molte altre nascono. Dico questo perchè gli eventi scatenati dalla morte di una stella spesso sono ciò che determina la nascita di altre stelle, in un ciclo di vita, morte e ancora vita che è alla base della nostra esistenza.

La forza d'urto scatenata dall'esplosione di una supernova investendo le nubi cosmiche contenenti principalmente idrogeno, comprime i gas facendo addensare l'idrogeno. Se la forza e la massa d'idrogeno è sufficiente da questa compressione si genera una temperatura abbastanza elevata da fondere l'idrogeno e dare via alla reazione nucleare che determinerà la nascita di una giovane stella. 

Vicino ai resti di una super nova non è certo rara la presenza di giovani stelle nate nel momento in cui i gas cosmici composti prevalentemente da idrogeno sono stati investiti dall'esplosione della stella morente.  Nel “ciclo vitale” del Cosmo, la morte di una stella crea le condizioni per cui altre possano nascere.


La nebulosa testa di scimmia si trova a 6400 anni luce dalla Terra, in una porzione di cielo all'interno della costellazione di Orione. Qui, come in tutte le nebulose, l'abbondanza di idrogeno tra le polveri interstellari ha favorito la nascita di giovani stelle.

Ritornando al postulato fondamentale secondo il quale la materia non si crea e non si distrugge, ma si trasforma un'innumerevole quantità di volte capiamo che tutto quello che ci circonda, il computer, i mattoni della nostra casa, tutte le persone del mondo, l'acqua dei mari, la roccia delle montagne e l'intero pianeta, sono composti da atomi prodotti dalle stelle partendo dall'idrogeno, l'atomo più leggero e più abbondante nell'universo e lo stesso vale per tutti gli altri pianeti del cosmo.  

Avendo stabilito l'origine di tutti gli elementi chimici presenti in natura dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che la nostra esistenza è dovuta alle misteriose forze fisiche che sono intervenute sulla materia inanimata trasformandola innumerevoli volte, attraverso esplosioni, collassi e fusioni, unendo gli elementi in forme via via sempre più complesse fino a creare esseri coscienti in grado di ragionare sulla natura stessa della materia. 

E' come se l'universo avesse auto-generato la consapevolezza di se'. Ma quale fu il momento in cui la materia inanimata per la prima volta diventò viva? Come è possibile un simile prodigio? Da dove viene l'anima che rende unici ognuno di noi? E' l'anima che rende cosciente un organismo oppure al contrario è il prodotto più complesso di una creatura vivente? 

Una risposta certa  probabilmente non l'avremo mai ma è comunque importante riflettere su queste domande perché siamo un prodotto dell'universo e forse siamo qui anche per questo, in ogni atomo e molecola del nostro corpo c'è scritta la storia dell'universo, dal Big Bang fino ad oggi.

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