mercoledì 27 agosto 2014

Nativi amercani in Scozia - Il Popolo dei Pitti

Prima che l’uomo bianco andasse verso Occidente, è possibile che l’uomo rosso abbia viaggiato verso Est? 

L’inverno del 1534 fu particolarmente crudele con i primi avventurieri francesi nel Nuovo Mondo, guidati da Jacques Cartier. Nel loro accampamento sulla costa del fiume San Lorenzo, nei pressi di quella che sarebbe diventata Montreal, scoppiò lo scorbuto. 

L’orribile malattia aveva preso le vite di 25 uomini, i cui corpi erano ammucchiati sotto cumuli di neve. Il terreno era troppo congelato per seppellire i morti correttamente. Tra i rimanenti 125, solo dieci uomini erano sani. Quei dieci tentarono di fare abbastanza rumore per evitare che la vicina tribù di Algonchini scoprisse quanto fossero deboli. 

Quando i loro vicini li trovarono, erano appena in tempo per salvare loro la vita. L’uomo di medicina fece bollire la corteccia di un certo albero per fare una birra che chiamavano "Annedda", e fece bere agli uomini quello strano infuso. Tutti furono salvati, sino all’ultimo uomo: lo scorbuto era stato curato da quell’intruglio. 
La marina britannica non "scoprì" la cura per lo scorbuto sino al 1795, ed essa si basava sullo stesso fondamento che i popoli nativi delle coste del Canada avevano capito secoli prima. 

La discussione sulla capacità dei popoli pre–colombiani dell’America del Nord non ha mai riguardato qualcosa di più di incidenti isolati, in parte a causa della necessità di dipingere un quadro dei popoli americani come selvaggi. Con navi di grandi dimensioni, superiori a quella di Colombo, città di certo più grandi di quelle europee, e più precisi nella matematica e della misurazione del tempo, gli Americani evidentemente trascendevano ogni nostra precedente comprensione. 

Che i nativi americani avessero una cura per il più grande dramma dei marinai che navigavano su lunghe distanze non era l’ultima sorpresa per i francesi. Quello che sarebbe cresciuto fino a diventare Montreal si chiamava Hochlaga, ed era un villaggio pianificato con strade che partivano da una piazza centrale. Anche gli spagnoli trovarono che la città azteca di Tenochtitlan era più grande della stessa Siviglia, gli europei avrebbero incontrato molte sorprese anche dai nativi americani del Nord. La risposta è semplice: gli americani non erano i selvaggi descritti nelle storie dei conquistatori del Nuovo Mondo. 

Una delle maggiori sorprese venne dal linguaggio d’un ramo della tribù algonchina chiamato Micmac. 

Entrando alla foce del San Lorenzo, i francesi incontrarono questa tribù che circondava la loro nave con due distinte flotte di canoe cinquanta ciascuno. La capacità della popolazione nativa di riunire un gran numero di persone sul fiume era abbastanza una sorpresa, e i francesi scoprirono ben presto che sapevano spostarsi su grandi distanze, nonché, eventualmente, fare numerosi viaggi in Scozia e alle isole settentrionali. 

Gli europei avrebbero scoperto che le popolazioni native del nord–est avevano effettivamente impegnarsi in un vasto commercio che portava loro sia i beni sia le conoscenze provenienti dagli angoli più remoti del continente. Dal Messico arrivava la capacità di coltivare fagioli e mais. Da sud–est venivano le conchiglie, da nord–est l’ossidiana, e dai Grandi Laghi veniva il rame. Gran parte del commercio era condotta per vie d’acqua. 

La capacità di navigare a grande distanza nel mare era nota pure a Colombo. Sappiamo che, presso il popolo dei Caribi, Colombo aveva trovato canoe, complete di alberi, che potevano contenere 25–70 persone. Colombo sequestrò una nave dei Maya Putun più grande della sua. Poteva contenere altrettanti o più marinai di una delle sue navi. I Maya avevano una flotta di un centinaio di navi e avevano costruito moli a Tulum e sull’isola di Cozumel per il commercio. Dall’altra parte del continente, i Kwakiutl nel nord–ovest avrebbero avuto canoe oceaniche, capaci di contenere 7–10 persone. Chiaramente il commercio era ben consolidato in America, prima che gli europei arrivassero. 

Potrebbero gli indiani americani avere attraversato l’Atlantico? 

In realtà, sappiamo che attraversarono l’oceano, molto tempo prima di Colombo. Dopo che Cesare aveva conquistato la Gallia, una canoa con tre sopravvissuti sbarcò in Germania. Un capo di una tribù germanica di frontiera consegnò gli uomini al governatore Quinto Metello, che riconobbe che non erano europei. L’incidente è stato registrato dallo storico romano Plinio. Altri esempi sono citati in altre opere dello stesso periodo. Gli Inuit erano conosciuti e si sapeva che attraversavano il gelido Nord Atlantico in kayak, e un kayak era posto a decorare la cattedrale di Nidaros in Norvegia. 

Quando Colombo era ancora un cartografo, navigò a Galway in Irlanda. Una potente corrente raggiunge le isole britanniche sin dal Golfo del Messico. Quando Colombo era lì, s’imbatté con due pellerossa, individui dalla fronte piatta che chiamò "indiani", cioè provenienti dall’India. L’incidente contribuì a convincerlo della sua missione per raggiungere l’Asia attraverso l’Atlantico. Cosa ancora più strana di queste visite accidentali, i nativi americani avevano attraversato l’Atlantico, centinaia di anni prima, e "scoperto" l’Europa, e potrebbero avere colonizzato la Scozia. Erano le tribù marittime che Cartier incontrò, i Micmac. Gli storici confinano queste persone ad una zona di Terranova e della Nuova Scozia, benché una parte della tribù non appartenesse al gruppo più alto degli Algonchini, ma ad un gruppo più basso, dalla pelle più scura, e si coloravano la pelle con tintura blu. 


Tatuaggi e visi tinti in blu valsero loro il nome di "nasi blu", un soprannome che ancora esiste in centinaia di barche da pesca da Terranova al Maine. E’ anche un soprannome per i residenti costieri del Nord–Est. 

I Micmac potevano indossare perizomi, ma potevano stare al caldo con un abbondante strato di grasso animale strofinato sulla pelle. Questa “giacca” teneva al di fuori il gelo e permetteva loro di navigare il gelido Atlantico. 

Quando sbarcarono in Scozia, i popoli celtici più alti li chiamarono "folletti" (pixies), un nome che esiste ancora nel folclore delle isole britanniche. I Romani li chiamavano Pitti. 

I Micmac / Pitti erano ben distinti dai Celti che vivevano nelle Highlands, i quali conservarono i loro costumi e la loro lingua. Nell’81 d.C. le ostilità tra vicini portarono alla guerra e i Pitti devastarono un terzo del britannico. Due storici romani, Nennio e Gildas, registrarono tali antiche ostilità. 

Gildas dice che erano venuti dall’altra parte del mare. Non aveva la comprensione di poco sopra il mare, dove intendeva. Perché lui avrebbe capito i luoghi più vicini come la Francia o la Scandinavia, l’implicazione è che è stato altrove. Nennio descritto la guerra che ne seguì. Roma non poteva sconfiggere i Micmac / Pitti. Nella migliore delle ipotesi potevano tenerli confinati alle Highlands, grazie alla muragli che avevano costruito, che attraversava tutta l’isola. Qui nel Nord essi regnarono sino all’844 d.C., quando si unirono con gli Scotti, una tribù che era migrata dall’Irlanda, su una pi§ breve una distanza di attraversamento del mare. 

Gli Algonchini parlando una lingua del gruppo degli Indiani d’America e chiamano l’oceano: "Katai" o "Katai – Ikan", che significa "grande oceano". Tale parola, avrebbero potuto convincere gli europei, compreso Colombo, a crederli superstiti d’una corrente atlantica proveniente dal "Cathay" o dalla Cina. 

Va detto che, nella migliore delle ipotesi, gli storici giudicherebbero per lo meno “remota” una relazione tra un popolo nordamericano e un popolo del Nord Europa, ma ci sono alcune "coincidenze" che non sono da sottovalutare o trascurare. 

Sia i Micmac sia i Pitti indossavano il perizoma. Diversamente dalla pratica d’altre tribù, il perizoma dei Micmac indicava il loro clan. Era facilmente riconoscibile per i colori della sua tela. Il perizoma dei Pitti, e naturalmente più tardi degli Highlanders, era il "kilt", un capo d’abbigliamento che ancora nel secolo XXI permette a chi lo indossa di distinguere se stesso come parte di un clan. I primi kilt portavano i nomi degli animali del clan, insieme al colore scelto: il Red Deer clan, il White Dog Clan, ecc. 

I Pitti si dipingevano i volti e la pelle con tatuaggi. Come i Micmac, che indossavano pochi abiti, perché non volevano coprire le loro opere d’arte. 

Copricapi piumati esistevano tra i Micmac, e il rango di chi l’indossava era determinato dalla quantità di piume. Questa usanza esisteva anche tra i Pitti, gli unici europei a indicare il proprio rango con questo metodo. 

Entrambi, Micmac e Pitti, avevano tradizioni matriarcali. Ciò significa che gli individui risalivano alle origini della loro famiglia attraverso la madre. I Celti vivevano in un’organizzazione di tipo patriarcale. Le famiglie di entrambi, Pitti e Micmac, erano organizzate in un sistema di clan. Mentre la famiglia era la prima la lealtà, il clan era molto importante. Il Clan Chattan, che significa il Clan del Gatto, è stato il più grande della Scozia. 

Nel prendere decisioni tra i clan, le donne sedevano nei consigli dei Pitti e dei Micmac così come presso i fieri Irochesi. Le donne avrebbero determinato quale uomo sarebbe stato il capo del popolo. 


Quando giungeva il momento di festeggiare, le danze degli indiani americani sono ben note. Tra le terre delle isole britanniche, gli scozzesi e gli irlandesi sono noti per le loro danze. Gli Highlanders sono noti per la riunione annuale dei Clan, che corrisponde al pow–how, la più ampia riunione tribale degli Indiani d’America. 

Certe caratteristiche razziali erano condivise tra i Pitti e i Micmac. Entrambi tali popoli erano più bassi rispetto ai loro vicini, ed entrambi avevano la carnagione più scura. È probabile che i Celti, in confronto, fossero più alti, con capelli rossi o biondi, occhi azzurri, come gli abitanti delle isole britanniche più tardi. 

L’espressione "irlandese scuro" o "irlandese nero" sopravvive oggi per distinguerli dai cugini celtici. Gli antropologi propendono ufficialmente per una fusione con sangue mediterraneo, o addirittura africano, anche se non ci sono prove. 

Altri collegamenti si trovano nel linguaggio. Il prefisso "maqq" si trova nella lingua dei Pitti. Significa "figlio di", ma non è seguito da un nome. Il dr. John Fraser, professore di Oxford di lingue celtiche, ha detto che i Pitti non attribuivano importanza ai un padre diretto, ma davano una grande importanza al loro clan. Erano figli di un gruppo di clan più ampio. Somiglia alla consuetudine dell’affidamento, trovata nelle isole. In molti casi, i figli lasciavano le loro famiglie e andavano a formarsi come guerrieri. Gli insegnanti potevano essere di sesso femminile o maschile. La proprietà apparteneva alla donna e spesso era ereditata dalla prima figlia. Una moglie Pitti non avrebbe lasciato la sua famiglia per vivere con suo marito fino a quando non le fosse nato un bambino. 

Infine, quando Pitti e Celti si unirono e si fusero, fu l’influenza celtica che rese il padre più importante. La particella "Mac" fu seguita da un nome proprio. 

Lo storico Charles Seaholm fu pioniere del concetto che i Pitti avessero una connessione con i nativi americani. Sviluppò la sua teoria confrontando i cognomi scozzesi con i nomi di luoghi situati nel New England. 

Pennycook era un insediamento dei Pitti che è diventato solo un cognome molto più tardi, quando i Normanni hanno introdotto nelle isole britanniche l’uso dei cognomi. Pennacook era un insediamento nel New England, che sarebbe poi diventata Concord quando gli europei vi si stabilirono. Era una parola dei nativi americani che significa "luogo digradante". Altri luoghi sono stati trovati, creati con lo stesso metodo usato per duplicare il luogo di Pennacook. In Scozia, il Clan Pennacook prese il nome da un luogo con una collocazione simile. 

Hossack, nelle terre rocciose intorno a Inverness, ha anche prestato il suo nome a un nome di famiglia. Nel New England, "Hoosac" significa "luogo di pietra", e ci sono diversi luoghi così designati, in questi Stati. 

Kinbuck, in Scozia, è una parola che unisce "kin" con la desinenza "uck", che è generalmente di origine pitta. "Kin" e "Ken" può spesso significare un rapporto con l’acqua. Nel New England, Kennebunkport, Kennebec e Kennebago sono tutti posti con significati relativi all’acqua nel nome. Anche il compianto professore di Harvard Barry Fell ha prodotto un ampio elenco di nomi Algonchini e scozzesi–irlandesi:. Merrimack, un fiume del New Hampshire, in lingua Algonchina significa la pesca in profondità. In gaelico "merrio – Mack" significa "di grande profondità". "Monad" in Algonchino è "montagna", in gaelico con "Monadh" si intende la stessa cosa. "Nock" è una parola Algonchina che significa "collina" e corrisponde al gaelico "Cnoc", che significa la stessa cosa. 

L’opera di Seaholm e di Fell sui nomi di luogo produce elenchi di parole che hanno lo stesso significato – o simili – su entrambi i lati dell’Atlantico, che per lo più descrivono le caratteristiche della geografia, dalle colline, ai fiumi, ai terreni coltivabili. Non sono d’accordo solo con chi ha “offerto” i termini a chi. Fell ha proposto che la condivisione di parole deriva dal viaggio dei Celti che li portò a ovest, mentre Seaholm pensa che furono i Pitti ad andare a est. 

Su entrambi i lati dell’Atlantico, ci sono luoghi in cui appare che gli abitanti erano persone molto piccole. In New Hampshire c’è la "Stonehenge delle Americhe", dove esistono stanze create dalla roccia che formano un villaggio in pietra, completo di pietre orientate astronomicamente. A Skara Brae, nelle isole Orcadi, ci sono stanze di pietra molto simili, nei pressi di monumenti astronomicamente orientati. Gli abitanti di entrambi i posti avrebbe dovuto essere molto piccoli. Allo stesso modo, le case scavate nel suolo con solo la parte superiore fuori terra, in Scozia, furono chiamate "wee gammes", piccole case. Le case degli Indiani d’America, in alcuni luoghi, erano anch’esse chiamate "Wigwams".

Quando Cartier, l’uomo che sarebbe stato salvato da un popolo “primitivo” più consapevole di lui, giunse al Nord America, incontrò un capo e registrò il suo nome come Donnacana. Disse che quel nome era un titolo, una sorta di correlazione al termine "re dei re". Lui credeva che tutti i capi di alto lignaggio dovessero assumere questo titolo. 

In Scozia, il Clan Duncan ricevette il suo nome originario dal termine Donnacaidh, che era il loro capo supremo. La parola stessa era anche questa volta un titolo che significa "guerriero bruno". Allo stesso modo, Verrazzano avrebbe incontrato un capo con il nome di Magnus. 

La realtà di traversate oceaniche precolombiane sarebbe stata negata un giorno dal nazionalismo degli europei, nel tentativo di legittimare le loro conquiste e lo spirito razzista. Le prove sempre più emergenti di precedenti viaggi di scoperta (e di migrazioni) fatti in entrambe le direzioni ci presenta però un quadro molto diverso da quello accademicamente riconosciuto e consolidato. 

martedì 26 agosto 2014

Gaza - I Cromosomi di Abramo sono nei Palestinesi (parte seconda)

UNA INVENZIONE CHIAMATA 'IL POPOLO EBRAICO'
di Tom Segev

La Dichiarazione di Indipendenza di Israele afferma che il popolo ebraico proviene dalla Terra di Israele e che fu esiliato dalla sua patria.

Ad ogni scolaro israeliano si insegna che ciò accadde durante il dominio romano, nell’anno 70 d.C.

La nazione rimase fedele alla sua terra, alla quale iniziò a tornare dopo 2 millenni di esilio.

Tutto sbagliato, dice lo storico Shlomo Sand, in uno dei libri più affascinanti e stimolanti pubblicati qui (in Israele) da molto tempo a questa parte.

Non c’è mai stato un popolo ebraico, solo una religione ebraica, e l’esilio non è mai avvenuto – per cui non si è trattato di un ritorno.

Sand rigetta la maggior parte dei racconti biblici riguardanti la formazione di una identità nazionale, incluso il racconto dell’esodo dall’Egitto e, in modo molto convincente, i racconti degli orrori della conquista da parte di Giosué.

È tutta invenzione e mito che è servita come scusa per la fondazione dello Stato di Israele, egli assicura.

Secondo Sand, i romani, che di solito non esiliavano intere nazioni, permisero alla maggior parte degli ebrei di restare nel paese.

Il numero degli esiliati ammontava al massimo a qualche decina di migliaia.

Quando il paese fu conquistato dagli arabi, molti ebrei si convertirono all’Islam e si assimilarono con i conquistatori.

Ne consegue che i progenitori degli arabi palestinesi erano ebrei.

Sand non ha inventato questa tesi; 30 anni prima della Dichiarazione di Indipendenza, essa fu sostenuta da David Ben-Gurion, Yitzhak Ben-Zvi ed altri.

Se la maggioranza degli ebrei non fu esiliata, come è successo allora che tanti di loro si insediarono in quasi ogni paese della terra?

Sand afferma che essi emigrarono di propria volontà o, se erano tra gli esiliati di Babilonia, rimasero colà per loro scelta. Nel Libro di Ester, per esempio, è scritto:

“Molti appartenenti ai popoli del paese si fecero Giudei, perché il timore dei Giudei era piombato su di loro”.
Sand cita molti precedenti studi, alcuni dei quali scritti in Israele ma tenuti fuori dal dibattito pubblico dominante. Egli descrive anche, e a lungo, il regno ebraico di Himyar nella penisola arabica meridionale e gli ebrei berberi del Nord Africa.

La comunità degli ebrei di Spagna derivava da arabi convertiti al giudaismo che giunsero con le forze che tolsero la Spagna ai cristiani, e da individui di origine europea che si erano convertiti anch’essi al giudaismo.

I primi ebrei di Ashkenaz (Germania) non provenivano dalla Terra di Israele e non giunsero in Europa orientale dalla Germania, ma erano ebrei che si erano convertiti nel regno dei Kazari nel Caucaso.

kazaria

Sand spiega l’origine della cultura Yiddish: non si tratta di un’importazione ebraica dalla Germania, ma del risultato dell’incontro tra i discendenti dei Kazari e i tedeschi che si muovevano verso oriente, alcuni dei quali in veste di mercanti.

Scopriamo così che elementi di vari popoli e razze, dai capelli biondi o scuri, di pelle scura o gialla, divennero ebrei in gran numero.

Secondo Sand, i sionisti per la necessità che hanno di inventarsi una etnicità comune e una continuità storica, hanno prodotto una lunga serie di invenzioni e finzioni, ricorrendo anche a tesi razziste.

Alcune di queste furono elaborate espressamente dalle menti di coloro che promossero il movimento sionista, mentre altre furono presentate come i risultati di studi genetici svolti in Israele.

Il Prof. Sand insegna all’Università di Tel Aviv.

Il suo libro, ‘When and How Was the Jewish People Invented’, (Quando e come fu inventato il popolo ebraico), pubblicato in ebraico dalla casa editrice Resling, vuole promuovere l’idea di un Israele come “stato di tutti i suoi cittadini” – ebrei, arabi ed altri – in contrasto con l’attuale dichiarata identità di stato “ ebraico e democratico”.

Il racconto di avvenimenti personali, una prolungata discussione teoretica e abbondanti battute sarcastiche non rendono scorrevole il libro, ma i capitoli storici sono ben scritti e riportano numerosi fatti e idee perspicaci che molti israeliani resteranno sorpresi di leggere per la prima volta.

EBREI DI IERI E DI OGGI - I cromosomi di Abramo si trovano nei Palestinesi.
Rabbino Goldstein

Nel toccare il delicato tema delle origini del popolo ebraico, la prima difficoltà in cui si incorre è il tentativo di dare una definizione al termine “ebreo”. Mentre è facile stabilire chi sia cristiano o musulmano, l’ebraismo è qualcosa che va al di là del semplice essere seguaci di una religione.

Anche gli ebrei non credenti infatti rimangono ebrei, a differenza ad esempio dei cristiani che una volta abbandonata la fede non si considerano più tali.

Wikipedia, la fonte imparziale della rete, dà la seguente definizione di ebraismo:

l'ebraismo è considerato anche, se non soprattutto, un carattere culturale ereditario. Per cui ebreo è anche un termine usato per definire un popolo, non solo "popolo" in senso spirituale, come può essere considerato per persone di etnie diverse ma di un'unica religione, ma anche "popolo" come gruppo parentale, etnico.

Nell'accezione comune moderna, si parla di "ebrei" in caso di

* persone di origine ebraica (non necessariamente matrilineare) che praticano la religione ebraica
* persone di origine non ebraica convertite al giudaismo
* ebrei che non praticano il giudaismo come religione, pur considerandosi ebrei in virtù della discendenza ebraica della propria famiglia (etnica) e della loro identificazione col popolo ebraico dal punto di vista etnico, storico o culturale.

All’interno della comunità ebraica è generalmente considerato ebreo chi nasce da madre ebrea, è questo conferma il fatto che l’ebraismo è un carattere che si trasmette col sangue.

Non a caso, esistono anche istituti che si offrono di compiere delle analisi del DNA per scoprire se si possiedono le caratteristiche genetiche per essere considerati ebrei.

Ma proprio questo soffermarsi sulle caratteristiche genetiche porta a dei sottili paradossi.

Come ben spiega il rabbino Marcello Goldstein, presidente della Scuola talmudica dl Trieste, in questa intervista rilasciata nel 2002:

intervistatore: Tornando al rapporto tra arabi ed ebrei, sembra che siano state fatte delle analisi del Dna dalle quali risulta che tra israeliani e palestinesi ci sia poca differenza. E’ vero?

Rabbino Golstein: "Il cromosoma Y, che è tipico del maschio, dalle analisi risulta essere molto simile tra gli ebrei di varie provenienze: quelli biondi della Polonia, gli yemeniti dalla carnagione scura, quelli del Marocco, ecc. E i palestinesi risultano avere lo stesso cromosoma Y".

Intervistatore: Questo cosa significa?

Rabbino Golstein: "Potrebbe significare quello che da tanti è stato detto: il nucleo centrale della popolazione palestinese sarebbe la popolazione rurale che i romani non erano andati a cacciare dai singoli villaggi e che con l’avvento dell’Islam fu islamizzata".

Intervistatore: Quindi una popolazione . . .

Rabbino Goldstein: "Una popolazione dal punto di vista razziale di origine ebraica più pura degli stessi ebrei, di origine totalmente abramica. I cromosomi di Abramo si trovano nei palestinesi".

Osservando quindi l’attuale conflitto tra gli israeliani e i palestinesi, ci troveremo di fronte ad un curioso paradosso: avremmo da una parte un popolo che rivendica il possesso della Palestina in virtù della sua lontana parentela con le genti che abitarono quella terra 2000 anni fa, ma che probabilmente discende in gran parte da popolazioni caucasiche convertitesi all’ebraismo nel tempo di Carlo magno; dall’altra parte, nelle vesti del popolo che deve lasciare spazio a queste genti, abbiamo invece i diretti discendenti di quegli israeliti che, sempre secondo le Sacre Scritture, fecero il patto con Dio per possedere quella terra.

I veri discendenti del popolo ebraico, in altre parole.

Come lo stesso Rabbino Goldstein, e gli amanti dei test del DNA sulla purezza genetica ci confermano.

lunedì 25 agosto 2014

Gaza - I Cromosomi di Abramo sono nei Palestinesi (parte prima)

Gli antisionisti lo hanno sempre sostenuto. Gli ebrei non sono un popolo ma una religione. Gli ebrei che sono 'tornati' in Israele non discendono dagli ebrei di Palestina ma dai Kazari. I palestinesi discendono dagli ebrei di Palestina. Ora anche un libro dello storico ebraico Shlomo Zand sostiene e documenta queste posizioni...

COME FU INVENTATO IL POPOLO EBRAICO

Nota di Giuditta: in un'intervista radiofonica (la-bas.org) Shlomo Sand afferma, che qualsiasi popolo della terra è stato "inventato", non solo il popolo ebreo. Tutte le nazioni del mondo si sono create in varie tappe, e moltissime volte dopo conflitti e guerre. La storia è di capitale importanza per l'unità di tutti i popoli, purtroppo la storia è spesso "adattata" e manipolata: "la storia è scritta dai vincitori".

popolo

Un esempio eclatante è la storia dell'Unità d'Italia.... Dunque per finirla col mito delle razze e l'odio razziale ecco:

LO SMANTELLAMENTO DI UN MITO.

Gli ebrei formano una nazione? A questa vecchia questione, uno storico israeliano porta una risposta.

Contrariamente all'opinione comune, la diaspora non nasce con l'espulsione degli ebrei della Palestina, ma da successive conversioni in Africa del Nord, in Europa del Sud e nel Medio-Oriente. Ecco qualcosa che farà vacillare una delle basi del pensiero sionista, secondo la quale gli ebrei sono i discendenti del regno di Davide, piuttosto - Dio non voglia! - che gli eredi di guerrieri berberi o di cavalieri kazari.

Vediamo cosa afferma Shlomo Sand, storico e professore all'università di Tel-Aviv

Qualsiasi Israeliano sa, senza ombra di dubbio, che il popolo ebreo esiste da quando ha ricevuto la Torah nel Sinai, e che esso è il discendente diretto ed esclusivo del popolo eletto. Tutti noi siamo convinti che questo popolo, fuggito dall'Egitto, si stabilì “sulla terra promessa", dove fu fondato il regno glorioso di Davide e di Salomone, diviso in seguito nei regni di Giuda e di Israele. Inoltre nessuno ignora che questo popolo ha conosciuto l'esilio due volte: dopo la distruzione del primo tempio, nel VI° secolo prima di Cristo, quindi in seguito a quella del secondo tempio, nell'anno 70 dopo Cristo.

Più tardi per il popolo ebreo vi furono peregrinazioni durante duemila anni: le sue tribolazioni lo condussero nello Yemen, in Marocco, in Spagna, in Germania, in Polonia e fino in Russia, ma riuscì sempre a preservare i legami di sangue tra le sue Comunità così lontane fra loro. In questo modo la sua unicità non fu alterata.

Alla fine del xx° secolo, le condizioni divennero propizie per il suo ritorno nell'antica patria. Senza il genocidio nazista, milioni di ebrei avrebbero ripopolato naturalmente Eretz Israel (la terra di Israele) poiché da venti secoli essi lo desideravano ardentemente. Vergine, la Palestina attendeva che il suo popolo originale ritornasse per farla rifiorire. Dato che apparteneva solo ad esso, non a questa minoranza araba, sprovvista di storia, arrivata là per caso. Giuste erano dunque le guerre condotte dal popolo errante per riprendere possesso della sua terra; e criminale l'opposizione violenta della popolazione locale.

Da dove viene quest'interpretazione della storia ebraica?

È l'opera, dalla seconda metà del xix° secolo, di ri-manipolatori, di talento, del passato, la cui fertile immaginazione ha ideato, sulla base di brandelli di memoria religiosa, ebraica e cristiana, una sequenza genealogica continua per il popolo ebreo. La storiografia abbondante del giudaismo comporta, certamente, una pluralità di approcci. Ma le polemiche nel suo ambito non hanno mai rimesso in discussione l'essenzialità delle concezioni elaborate soprattutto alla fine del XIX° secolo ed all'inizio del XX°.

Quando apparivano scoperte suscettibili di contraddire l'immagine di questo lineare passato, esse non beneficiavano quasi di alcun eco. L'imperativo nazionale, tale una mandibola fermamente chiusa, bloccava ogni tipo di contraddizione e deviazione rispetto alla versione dominante. Le specifiche istanze di produzione della conoscenza del passato ebreo - i dipartimenti esclusivamente dedicati “alla storia del popolo ebreo", separati dai dipartimenti di storia (chiamata in Israele “storia generale") - hanno in gran parte contribuito a questa curiosa "emiplegia". (deficit motorio)

Anche il dibattito, di carattere giuridico, su “chi è ebreo?" non ha preoccupato questi storici: per loro, è ebreo qualsiasi discendente del popolo costretto all'esilio duemila anni fa. Questi ricercatori “autorizzati" del passato non parteciparono neppure alla discussione “dei nuovi storici", iniziata alla fine degli anni '80. La maggior parte degli attori di questo dibattito pubblico, in numero limitato, veniva da altre discipline o da orizzonti extra-universitari: sociologi, orientalisti, linguisti, geografi, specialisti in scienza politica, ricercatori in letteratura, archeologi; essi formularono nuove questioni sul passato ebreo e sionista. Si contavano anche nelle loro file laureati venuti dall'estero.

Dai “dipartimenti di storia ebrea" giunsero, in compenso, soltanto degli echi apprensivi e conservatori, rivestiti di una retorica apologistica a base di idee ricevute.

IL GIUDAISMO, RELIGIONE PROSELITISTA

In breve, in sessanta anni, la storia nazionale è maturata pochissimo, e l'evoluzione è improbabile nel prossimo futuro. Eppure, i fatti messi a giorno dalle ricerche pongono ad ogni storico onesto domande sorprendenti a primo acchito, ma tuttavia fondamentali.

La bibbia può essere considerata come un libro di storia?

I primi storici ebrei moderni, come Isaak Markus Jost o Léopold Zunz, nella prima metà del XIX° secolo, non la pensavano così: ai loro occhi, l'Antico Testamento è un libro di teologia che ha costituito le comunità religiose ebree dopo la distruzione del primo tempio. È stato necessario attendere la seconda metà dello stesso secolo per trovare storici, in primo luogo Heinrich Graetz, titolare di una visione "nazionale" della bibbia: hanno trasformato la partenza di Abramo per Canaan, l'uscita dell'Egitto o anche il regno unificato di Davide e Salomone in resoconti di un passato nazionale autentico. Da allora gli storici sionisti non hanno cessato di ribadire queste “bibliche verità", diventate prodotti di consumo quotidiani dell'istruzione nazionale.

Ma ecco che nel corso degli anni '80 questi miti fondatori vacillano. Le scoperte “della nuova archeologia" contraddicono la possibilità di un grande esodo nel XIII° secolo prima della nostra era. Inoltre Mosè non ha potuto fare uscire gli ebrei dell'Egitto e condurli verso “la terra promessa" per la semplice ragione che all'epoca questa… era nelle mani degli Egiziani. Non si trova del resto alcuna traccia di una sommossa di schiavi nell'impero dei faraoni, né una conquista rapida del paese di Canaan perpetrata da elementi stranieri.

Non esiste neppure un segno dei sontuosi regni di Davide e di Salomone. Le scoperte del decennio passato mostrano l'esistenza, all'epoca, di due piccoli regni: Israele, più potente, e Juda, la futura Giudea. Gli abitanti di quest'ultimo regno non subirono nessun esilio nel VI° secolo prima della nostra era: solo l'élite politica ed intellettuale dovettero installarsi a Babilonia. Da questo decisivo incontro con i culti persiani sorgerà il monoteismo ebreo.

L'esilio dell'anno 70 della nostra era, ha effettivamente avuto luogo?

Paradossalmente, questo “evento fondatore" nella storia degli ebrei, da cui la diaspora trae la sua origine, non ha dato luogo al minima ricerca. Per una semplice ragione: i Romani non hanno mai esiliato nessun popolo su tutto il lato orientale del Mediterraneo. Ad eccezione dei prigionieri ridotti in schiavitù, gli abitanti della giudea continuarono a vivere sulle loro terre, anche dopo la distruzione del secondo tempio.

Una parte di loro si convertì al cristianesimo nel IV° secolo, mentre la grande maggioranza si congiunse all'Islam in occasione della conquista araba al VII° secolo. La maggior parte degli ideatori sionisti lo sapevano: come Yitzhak Ben Zvi e David Ben Gourion, rispettivamente il futuro presidente e il fondatore dello Stato di Israele; lo hanno scritto fin dal 1929, anno della grande sommossa palestinese. Tutti e due citano più volte il fatto che i contadini della Palestina sono i discendenti degli abitanti dell'antica Giudea (2).

Poiché non c'è mai stato un esilio dalla Palestina romanizzata, da dove vengono i numerosi ebrei che popolano il bacino del Mediterraneo fin dall'antichità?

Dietro la cortina della storiografia nazionale si nasconde una stupefacente realtà storica. Dalla sommossa dei Maccabei, nel II° secolo prima della nostra era, alla sommossa di Bar-Kokhba, al II° secolo dopo G.C., il giudaismo fu la prima religione proselitista. Gli Asmonei avevano già convertito di forza gli Idumenei del sud della Giudea e gli Itureeni di Galilea, e annessi al “popolo di Israele". Sulla base di questo regno giudeo-ellenico, il giudaismo si espanse in tutto il Medio-Oriente e il Mediterraneo.

Nel primo secolo della nostra era, apparve, nell'attuale Kurdistan, il regno ebreo di Adiabène, e non sarà l'ultimo regno a “giudea-dizzarsi": altri lo faranno successivamente.

Gli scritti di Flavio Giuseppe non costituiscono la sola testimonianza dell'ardore proselitista degli ebrei. Da Orazio a Seneca, da Giovenale a Tacito, molti autori latini ne esprimono il timore. Il Mishna e il Talmud (3) autorizzano questa pratica della conversione - anche se, di fronte alla pressione ascendente del cristianesimo, i saggi della tradizione talmudica esprimeranno riserve al suo riguardo.

La vittoria della religione di Gesù, all'inizio del IV° secolo, non mette fine all'espansione del giudaismo, ma rilega il proselitismo ebreo ai margini del mondo culturale cristiano. Nel V° secolo appare così, nei territori dell'attuale Yemen, un regno ebreo vigoroso dal nome di Himyar, i cui i discendenti conserveranno la loro fede dopo la vittoria dell'islam e fino ai tempi moderni. Inoltre i cronisti arabi ci danno la notizia dell'esistenza, nel VII° secolo, di tribù berbere giudaizzate: di fronte alla spinta araba, che raggiunse l'Africa del Nord alla fine di questo stesso secolo, appare la figura leggendaria della regina ebrea Dihya el-Kahina, che tentò di fermarla.

Alcuni Berberi giudaizzati prenderanno parte alla conquista della penisola iberica, che pose le basi della particolare simbiosi tra ebrei e musulmani, caratteristica della cultura ispano-araba. La conversione di massa più significativa si verifica tra il Mar Nero ed il Mar Caspio: riguarda l'immenso regno kazaro, nel VIII° secolo. L'espansione del giudaismo, dal Caucaso all'Ucraina attuale, genera comunità multiple, che le invasioni mongole del XIII°secolo respingono in gran numero verso l'est dell'Europa. Là, con gli ebrei venuti dalle regioni slave del Sud e degli attuali territori tedeschi, porranno le basi della grande cultura yiddish (4).

Questi resoconti delle origini plurali degli ebrei appaiono, in modo più o meno titubante, nella storiografia sionista verso gli anni '60; sono in seguito gradualmente rese marginali prima di scomparire dalla memoria pubblica in Israele. I conquistatori della città di Davide, nel 1967, dovevano essere i discendenti diretti del suo regno mitico e non - Dio non voglia! - gli eredi di guerrieri berberi o di cavalieri kazari.

Gli ebrei fanno allora figura di “ethnos" (razza) specifica che, dopo duemila anni d'esilio e d'erranza, ha finito per ritornare a Gerusalemme, la sua capitale. Ma i fautori del resoconto lineare ed indivisibile non mobilitano soltanto l'insegnamento della storia: fanno appello anche alla biologia.

Dagli anni '70, in Israele, una successione di ricerche “scientifiche" cerca di dimostrare, con tutti i mezzi, la prossimità genetica degli ebrei del mondo intero. “La ricerca sulle origini delle popolazioni" rappresenta ormai un campo legittimato e popolare della biologia molecolare, mentre il cromosoma Y maschile ha conquistato un posto d'onore al fianco di una Clio ebreaica (5) nella ricerca sfrenata dell'unicità dell'origine “del popolo eletto".

Questa concezione storica costituisce la base della politica identitaria dello Stato di Israele, ma è là che il dente duole! Essa dà infatti luogo ad una definizione esistenzialista ed etnocentrica del giudaismo, che alimenta una segregazione la quale mantiene divisi gli ebrei dai non ebrei - sia Arabi, che immigranti russi e lavoratori immigrati-.

Israele, sessanta anni dopo la sua fondazione, rifiuta di concepirsi come una repubblica che esiste per i suoi cittadini. Circa un quarto di loro non sono considerati come ebrei e, secondo lo spirito delle sue leggi, questo Stato non appartiene ai non ebrei. In compenso, Israele si presenta sempre come lo Stato dei Giudei del mondo intero, anche se gli ebrei non sono più dei profughi perseguitati, ma cittadini che di diritto vivono in piena uguaglianza nei paesi in cui risiedono. In altre parole, una etnocrazia senza frontiere giustifica la discriminazione rigorosa che pratica nei confronti di una parte dei suoi cittadini invocando il mito della nazione eterna, ricostituita per raccogliersi “sulla terra dei suoi antenati".

Scrivere una storia ebrea nuova, oltre il prisma della visione sionista, non è dunque cosa facile. La luce che vi viene divisa si trasforma in forti colori etnocentrici. Ora, gli ebrei hanno sempre formato comunità religiose costituite, generalmente da conversioni, in diverse regioni del mondo: non rappresentano dunque un “etnos" fautore di un'origine unica, e che si sarebbe spostato dopo un'erranza di venti secoli.

Lo sviluppo di qualsiasi storiografia come, più generalmente, il processo della modernità, si sa, passa ad un dato momento, all'invenzione della nazione. Questa fu il sogno di milioni di esseri umani nel XIX° secolo e durante una parte del XX°. La fine di quest'ultimo secolo ha visto iniziare a frantumarsi questi sogni. Gli studiosi, in numero sempre crescente, analizzano, dissecano e smantellano i grandi resoconti nazionali, ed in particolare i miti dell'origine comune care alle cronache del passato. Gli incubi d'identità di ieri faranno posto, domani, ad altri sogni d'identità. Allo stesso modo in cui ogni personalità è composta di identità fluide e varie, la storia è anch'essa un'identità in movimento.

Note:
(1) Testo fondatore del giudaismo, la Torah — la radice ebraica yara significa insegnare — è composta dai primi cinque libri della Bibbia, o Pentateuco : Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.

(2) Cf. David Ben Gourion e Yitzhak Ben Zvi, « Eretz Israël » nel passato e nel presente (1918, in yiddish), Gerusalemme, 1980 (in ebraico) e Ben Zvi, La Nostra popolazione nel paese (in ebraico), Varsavia, Comitato esecutivo dell’Unione della giovinezza e Fondo Nazionale ebreo, 1929.

(3) La Mishna, considerata come la prima opera della letteratura rabbinica, è stata completata nel secondo secolo DC. Il Talmud riassume tutte le diserzioni rabbiniche sulla legge, i costumi e la storia degli ebrei. Esistono due Talmud: quello della Palestina scritto tra il terzo e il quinto secolo, e quello babilonese, terminato alla fine del quinto secolo AC.

(4) Parlata dagli ebrei dell'Europa Orientale, lo yiddish è una lingua slavo-tedesca che comprende alcune parole derivate dall'ebreo.

(5) Nella mitologia greca, Clio era la musa della storia.

domenica 24 agosto 2014

Il NWO sta per cadere!

UN DOCUMENTARIO DI QUASI TRE ORE TRASMESSO DALL’EMITTENTE MAINSTREAM RUSSA REN-TV MOSTRA EVENTI CHE INDICANO UN PROSSIMO CEDIMENTO DELL’ELITE GLOBALISTA

In basso a destra dello schermo che dice CC. È necessario fare clic su questo per attivare i sottotitoli in inglese, altrimenti non saranno visibili.



21 milioni di persone in Russia e nei paesi limitrofi hanno guardato il programma di REN-TV che rivela la sconfitta imminente del Nuovo Ordine Mondiale in questo notevole special con Ben Fulford e David Wilcock. trasmesso in prima serata alle 20:00.

Questo documentario di tre ore ha rivelato come 26 basi sotterranee sono state misteriosamente distrutte tra il 22 agosto 2011 e il gennaio 2012 – ed esplora il modo in cui possono averlo fatto .

I russi esplorano verità scomode con notevoli e nuovi dettagli e chiarezza, come quelli riguardanti ad esempio il trasferimento di scienziati nazisti in America dopo la seconda guerra mondiale, nell’ambito del Progetto Paperclip.

Mai prima d’ora una importante serie televisiva ha rivelato così completamente l’alleanza internazionale che si è formata per accerchiare e sconfiggere la Cabala globalista.

L’epica causa di Neil Keenan per multi-miliardi di dollari contro le Nazioni Unite e altri enti dell’elite viene discussa, così come gli sforzi di Fulford per organizzare gli azioni di resistenza.

Si scopre come la Federal Reserve ha deliberatamente creato la prima guerra mondiale e la seconda per raccogliere l’oro del mondo – e creare una fornitura illimitata di “bolla” di denaro che può essere stampato dal nulla.

Il documentario termina in ultima analisi, col nominare i BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa – come il volto pubblico di questa nuova alleanza contro la Federal Reserve.

Questa alleanza a quanto pare ora comprende la maggioranza di tutti i paesi del mondo.

Lo staff di REN-TV ci ha detto che questo spettacolo è stato molto popolare, raggiungendo uno splendido share di 21 milioni di telespettatori.

È veloce e ha un drammatica e intensa sceneggiatura, con una grande quantità di immagini.

Si consiglia di ridere o pensare che questo è tutto “pazzo” -, ma è stata presa abbastanza sul serio per essere sviluppato in un importante, prima serata speciale su una rete russa top.

Come David spesso ha detto, “se vomiti, ti sentirai meglio” è una buona analogia per ciò che tutti noi dobbiamo imparare per guarire il nostro pianeta.

Senza consapevolezza non ci può essere alcuna soluzione.

sabato 23 agosto 2014

ISIS - Balle Occidentali!

che cos’è il bipensiero? È la capacità di accogliere contemporaneamente nella propria mente un pensiero doppio e quasi sempre contrastante, senza alcuna antinomia.


Nota bene... nella lunga sequenza di articoli di mesi e anni passati ricordatevi bene che dovunque leggete "ribelli" si parla di ISIS...

Siria: Assad, questa e’ una guerra orchestrata dall’esterno 

3 giugno – “Questa e’ una guerra orchestrata dall’esterno della Siria”. E’ quanto ha detto il Bashar Assad nel discorso per l’insediamento del nuovo Parlamento, parlando di “complotti stranieri contro la Siria” (...)



Siria, Assad alla Clinton: voi siete parte del conflitto, sostenete i ribelli 

9 luglio - Gli Stati Uniti sono “parte attiva del conflitto” in Siria, “offrono sostegno politico e protezione ai ribelli per destabilizzare il Paese“, è l’accusa lanciata da Assad in un’intervista alla tv tedesca Ard.



Siria, appello dalla diocesi di Homs: non date piu’ armi a ribelli 

26 luglio – Il fronte dell’opposizione al presiedente siriano Assad, pur nato da un movimento pacifico, e’ ormai un insieme di milizie di diverse appartenze – dai Fratelli Musulmani ai salafiti ad Al Qaida -, con molti stranieri nelle loro file, armate da potenze all’estero e che si combattono anche tra loro tenendo in ostaggio la popolazione siriana.



Siria: intelligence tedesca, Houla e le altre stragi opera di al-Qaeda

27 luglio - Secondo il quotidiano Die Frankfurter Allgemeine Zeitung, l'agenzia d'intelligence federale tedesca BND, in un rapporto scritto inviato al Parlamento spiega che qualcosa come 90 attentati terroristici, tra cui la strage di Houla, sono stati effettuati tra i mesi di Dicembre e Luglio dalle forze affiliate all'organizzazione terroristica al-Qaeda. 

La strage di Houla, per cui venne incolpato in un primo momento il governo siriano, spiega il BND, fu opera di al-Qaeda.

Il rapporto comunque non è stato reso di dominio pubblico "per ragioni di interesse nazionale" spiega il BND.


vedi anche:



Siria, non chiamatela rivoluzione

30 luglio - Quella a cui, da lontano, assistiamo, è una guerra sporchissima, in cui i carnefici non sono sempre quelli indicati in prima battuta. La strage avvenuta qualche settimana fa a Hula, le cui immagini vengono ripetute in continuazione, non sarebbe stata compiuta dall’esercito di Assad, come scritto da tutti i media, ma da ribelli sunniti armati; infatti la maggior parte delle vittime, come ha scoperto la Frankfurter Allgemeine Zeitung, erano soprattutto alawite ovvero appartenevano ai clan etnici dello stesso Assad.E siccome è inimmaginabile che Assad abbia fatto fuori i propri sostenitori permettendo che i media internazionali gliene addossassero la colpa, lo scoop del giornale tedesco spalanca la porta a un’altra verità: a uccidere sono stati i rivoltosi ma la responsabilità è stata addossata al regime.



Siria, Aleppo, ONU: i ribelli hanno armi pesanti e carri armati

1 agosto - (TMNews) - I ribelli siriani di Aleppo sono in possesso di armi pesanti a mezzi corazzati: lo hanno confermato gli osservatori dell'Onu dispiegati in Siria. (fonte Afp)



25 milioni di $ dagli USA per sostegno “non letale” a forze di opposizione 

3 agosto



Siria: Qatar, Arabia Saudita e Libia stanno fornendo armi ai ribelli 

6 agosto - Il Qatar e l’Arabia Saudita stanno fornendo armi ai ribelli siriani. Lo ha dichiarato alla radio Europe 1 una portavoce del Cns, Consiglio nazionale siriano.

Secondo Bassma Kodmani, i ribelli ”sono alla ricerca disperata di armi e le vanno a cercare ovunque” anche al mercato nero dove le comprano grazie ai soldi forniti da altri Paesi. ”Qatar, Arabia Saudita e un po’ la Libia” stanno provvedendo a fornire armi convenzionali alle forze di opposizione siriane, ha spiegato la portavoce



I cittadini statunitensi potranno finanziare l’opposizione siriana 

7 agosto - I cittadini statunitensi saranno in grado di fornire un sostegno finanziario ai ribelli siriani. L'organizzazione con sede a Washington "Gruppo di Sostegno della Siria" ha ottenuto il permesso dalle autorità statunitensi a raccogliere fondi. I soldi verranno utilizzati per sostenere la rivolta armata siriana sotto tutti i punti di vista.



Russia: l’opposizione siriana è forza paramilitare composta da 65mila mercenari arabi 

8 agosto – Il leader del partito comunista russo Gennady Zyuganov ha dichiarato che la cosiddetta opposizione siriana non è altro che una forza paramilitare composta da 65 mila mercenari arabi.



Siria: da Londra altri 5 mln di sterline in piu’ per aiutare i ribelli 

10 agosto – La Gran Bretagna stanziera’ 5 milioni di sterline in piu’ per forniture mediche e attrezzature di telecomunicazione da fornire ai ribelli in Siria. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri William Hague, precisando che gli aiuti saranno diretti nella maggior parte al Free Syrian Army.



Siria, dal Canada oltre tre milioni di dollari di aiuti 

12 agosto - Anche il Canada si è schierato con le forze anti Assad, ma lo fa con aiuti, per oltre tre milioni di dollari.



Siria, al-Arabiya: i ribelli hanno missili Stinger

17 agosto – (Adnkronos/Aki) – I ribelli dell’Esercito siriano libero (Esl) sarebbero in possesso di 14 missili terra-aria Stinger. E’ quanto si legge sul sito web in lingua inglese della tv satellitare al-Arabiya, che cita fonti delle opposizioni siriane.



Siria: ribelli aiutati dall’intelligence britannica

19 agosto – (ANSA) - 007 britannici hanno aiutato i ribelli siriani a lanciare devastanti attacchi contro le forze fedeli al regime di Bashar Assad, riferisce oggi il Sunday Times citando una fonte dell'opposizione nella prima conferma di un ruolo giocato dall'intelligence di Sua Maesta' nella guerra civile in Siria.

La fonte ha detto che le autorita' Gb ''sono a conoscenza e approvano al 100%'' i segnali che le basi dell'intelligence a Cipro passano attraverso la Turchia ai ribelli del Free Syrian Army.



Siria: nave di 007 tedeschi controlla movimenti truppe Assad

19 agosto - (AGI) Berlino - Una nave del "Bundesnachrichtendienst" (Bnd), i servizi tedeschi, incrocia davanti alle coste siriane percontrollare i movimenti delle truppe di Assad. La 'Bild amSonntag' (BamS) rivela che la nave e' dotata di una sofistica tecnologia di spionaggio ed e' in grado di controllare i movimenti di truppe su una profondita' di 600 chilometri in territorio siriano.

La 'BamS' precisa che le informazioni ottenute sulle operazioni militari dell'esercito di Assad vengono girate ai servizi segreti americano e britannico, che le fanno poi pervenire all'esercito siriano di liberazione.



Siria: Mosca accusa, da occidente armi ai ribelli

20 agosto - (Adnkronos/Dpa) - Mosca accusa nuovamente l'Occidente di armare i ribelli siriani che combattono contro il regime di Bashar al-Assad. I media e altre fonti, scrive il vice ministro degli Esteri Gennady Gatilov su Twitter, indicano "sempre piu' massicce consegne di armi di fabbricazione occidentale all'opposizione siriana".



Siria: Francia invia aiuti ai ribelli 

22 agosto - Il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, ha annunciato oggi ai microfoni di BFM Tv che la Francia ha inviato mezzi ”non letali” di protezione e comunicazione all’opposizione siriana



Siria, Terzi: “Italia valuta aiuti ai ribelli, strumenti di comunicazione” 

23 agosto



Il conflitto siriano e l'ipocrisia occidentale

23 agosto - L’Occidente finanzia i ribelli in Siria e le truppe filo regime in Bahrain, perché esistono rivolte buone e rivolte cattive, rivolte utili e rivolte dannose per i propri interessi. Pensiamo a cosa succederebbe se la Cina e la Russia decidessero di fornire armi, soldi e tecnologia paramilitare ai ribelli del Bahrain. La rivolta si estenderebbe e intensificherebbe, vi sarebbero maggiori attacchi terroristici e maggiore repressione. Quello, insomma, che succede oggi in Siria.



Siria: Francia vuole militarizzare conflitto. Proseguono gli scontri

9 settembre - L'intenzione dichiarata della Francia a supportare l'Esercito libero siriano dimostra il suo "sostegno alla militarizzazione" del conflitto. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Damasco, Jihad Makdessi.



venerdì 22 agosto 2014

I Manoscritti di Takenouchi e la storia dell'umanità mai svelata

I manoscritti Takenouchi sono un insieme di documenti misteriosi che sono stati riscritti da un uomo di nome Takenouchino Matori 1.500 anni fa in un misto di caratteri giapponesi e cinesi, trascritto da testi ancora più antichi.

Secondo la leggenda, i documenti originali sono stati scritti in caratteri divini molti millenni fa da degli dei. Gli insoliti testi raccontano la storia dell’ umanità in un modo che non è mai stato detto prima, a partire dall'inizio della creazione fino alla nascita del cristianesimo. 

timbuktu-manuscripts-Takenouchi

Si parla di un'epoca del nostro antico passato dove l'uomo viveva in pace e in armonia, unito sotto il dominio del figlio di un Dio Supremo.

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I documenti Takenouchi sono stati custoditi dalla famiglia Takenouchi, discendenti di Takenouchino Matori, figlio del leggendario eroe giapponese Takenouchi no Sukune . Secondo Kiku Yamane nel suo libro "La storia autentica del Mondo Secreted Away in Japan", i manoscritti originali sono stati tramandati di generazione in generazione e cutoditi all’interno del Santuario Kosokotaijingu in Mount Omijin nella prefettura di Toyama .Non è chiaro come Takenouchino Matori ha tradotto il presunto 'linguaggio divino', ma secondo le trascrizioni moderne, i documenti Takenouchi descrivono la storia di tutte le nazioni dell’Era 'Divina'.  Essi parlano di un mondo antico che si è evoluto in quattro differenti periodi di tempo a partire da 300 miliardi di anni fa: 

Sette generazioni di "divinità celesti" nell'era Tenjin, [Ogni generazione ha sotto-generazioni nell’era Tenjin (7 generazioni), 

L'era Joko / Koto composta da 25 generazioni 

La dinastia Fukiaezu composta da 73 generazioni 

La dinastia Kanyamato, che comprende 125 generazioni, a partire dal 660DC e continua fino a oggi. 

In principio, la storia racconta che il mondo era costituito da un mare di fango e che sono occorsi 22 miliardi di anni per formarsi cosi’ come lo conosciamo oggi.Il primo Dio emerse, e i cieli e la terra vennero separati e venne creato il Sole e la Luna mentre a poco a poco, la Terra prendeva forma nel corso di un periodo di 6 generazioni. Nella quinta generazione, gli Dei hanno dato vita al Creatore delle Nazioni, che è disceso al Monte Kurai in Giappone, vestito in un corpo 'brillante'. 

Durante il periodo della settima generazione, vari esseri svilupparono tecnologie compreso il trasporto e la scrittura, il controllo del tempo, la tecnologia agricola e computer. Questa settima generazione ha favorito l'inizio del lignaggio dei piu’ grandi imperatori del mondo a partire da Sumero-Mikoto, una antica parola giapponese. 

I documenti Takenouchi riferiscono che Sumero-Mikoto era considerato come il 'Figlio del Sole', dal momento che è disceso dal dio del sole. I figli del Dio Sole hanno dato inizio a una antica ed elevata dinastia e dopo 8.000 milioni anni, i loro figli e figlie sono stati inviati in tutto il mondo per creare le proprie nazioni. 

Nei documenti Takenouchi, il racconto della creazione umana non segue il sentiero dell'evoluzione.Piuttosto, erano gli Dei quelli che hanno creato gli esseri umani, e i figli degli Dei a loro volta hanno creato cinque tipi di persone di colore (bianco, rosso, blu, giallo e nero) che si sono dispersi su tutta la Terra. Il quel periodo il Giappone era diventato il centro del mondo, da dove gli dei crearono razze che si sono disperse verso l'esterno.

Il Koto era stato il grembo della creazione di un governo mondiale unificato sotto il regno del primo imperatore dio, la Sumera-Mikoto che aveva diviso il mondo in 16 regioni con il Giappone al centro, alla nomina di un re che doveva governare su ogni regione. Il sedicesimo petalo del crisantemo, simboleggia il mondo e le sue 16 regioni. Questo stemma, oggi conosciuto come il Sigillo floreale del crisantemo è ancora oggi utilizzato come il Sigillo Imperiale del Giappone, uno stemma usato dai membri della famiglia imperiale giapponese. Secondo la Costituzione Meiji (1890-1947), a nessuno era permesso di usare il Sigillo Imperiale, tranne all'imperatore del Giappone. 

giovedì 21 agosto 2014

Un antico Avvistamento UFO

Shen Kuo è stato un geologo, astronomo, ambasciatore, matematico, cartografo, zoologo, botanico, generale, ingegnere idraulico, farmacologo cinese, nonché autore e burocrate della Dinastia Song (960-1279) in Cina. Tra i suoi scritti, che coprono molti argomenti, esiste anche un documento che descrive in dettaglio l'avvistamento di un oggetto volante non identificato.

shen-kuo-ufo

Nel 1970, ll professor Zhang Longqiao, del dipartimento cinese del Peking Teachers College, scoprì un brano contenuto in un libro scritto da un famoso scienziato cinese dell’anno 1000, Shen Kuo (1031-1095), nel quale sembra essere registrato in maniera dettagliata un vero e proprio avvistamento UFO.

Il libro, dal titolo “Mengxi Bitan”, è ritenuta dagli storici una fonte autorevole, soprattutto per il fatto di essere stato scritto da Shen Kuo, uno dei più grandi scienziati cinesi del 11° secolo. Kuo, infatti, è stato un astronomo, matematico, geologo, zoologo, diplomatico, ingegnere, inventore, musicista, ministro delle finanze, e altro ancora, vissuto durante il governo della dinastia Song (960-1127).

Nel testo dello scienziato cinese è possibile leggere quanto segue:
“Negli anni dell’Impero Jiayou (1056-1064) un oggetto volante luminoso, simile ad una perla, ha fatto spesso la sua comparsa sulla prospera città di Yangzhou, nella provincia di Jiangsu, soprattutto di notte.
In un primo momento l’oggetto è stato visto su un lago di Tienzhang, nella contea di Anhui, e successivamente sul Lago Pishe, a nord ovest di Gaoyou County nel Jiangsu. Successivamente, fu visto spesso dagli abitanti locali vicino al lago Xingkai.
Una notte, un uomo che vive in riva al lago, nel corso dei suoi studi all’aperto, si trovo di fronte alla perla splendente. L’oggetto aprì la sua porta e una marea di luce intensa, simile ai raggi di sole, schizzo fuori di esso. [...]
La luce bianco-argento intenso era troppo forte per gli occhi umani; la sua intensità era tale da proiettare ombre di ogni albero in un raggio di dieci chilometri. Lo spettacolo era simile al sorgere del Sole. Poi, tutto ad un tratto, l’oggetto è decollato a una velocità tremenda, per poi scendere nel lago come il sole che tramonta”.
“Dopo che la perla fece la sua comparsa nella città di Fanliang a Yangzhou, gli abitanti locali, che l’avevano vista di frequente, costruirono un padiglione sul ciglio della strada, chiamandolo “Il Padiglione della Perla”. Molti curiosi venivano da lontano in barca, in attesa di poter vedere la perla imprevedibile”.

Il professor Zhang è incline a ritenere che questa testimonianza, così chiara e semplice, potrebbe fornire un indizio in grande stile che un oggetto volante proveniente da un altro pianeta è atterrato da qualche parte vicino Yangzhou nell’11° secolo.

È evidente che il racconto di Shen Kuo non si basa su allucinazioni, visioni religiose o cose simili, ha detto Zhang. Nemmeno creature bioluminescenti, come le lucciole, sarebbero state sufficientemente gigantesche per essere descritte come così luminose da non poter essere viste ad occhio nudo. E poi, è altamente improbabile che uno scienziato come Kuo scambiasse lucciole per astronavi!

Nello stesso libro, Shen Kuo descrive altre osservazioni scientifiche che, alla luce di quanto sappiamo oggi, risultano estremamente accurate. Ad esempio, è stato il primo pensatore a fornire una descrizione dettagliata del funzionamento della bussola magnetica.

Poi, formulò un’ipotesi per la formazione della terra (geomorfologia), basandosi sull’osservazione di fossili marini trovati nelle Montagne di Taihang, della deposizione di limo, dell’erosione del suolo. Col suo collega, l’astronomo Wei Pu, studiò il moto della Luna e sviluppò diversi strumenti astronomici. Inoltre, sostenne la teoria che le maree fossero collegate al moto lunare e ipotizzò che il Sole e la Luna fossero corpi sferici, invece che piatti.

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