giovedì 19 febbraio 2015

La catastrofe del vulcano Toba e l'inizio della civiltà antidiluviana

Secondo Stanley Ambrose, professore di antropologia presso l’Università dell’Illinois, una imponente eruzione vulcanica colpì l’India centrale attorno a 73.000 anni fa, causando la distruzione di grandi tratti di foresta e portando all’estinzione le specie umane insediate in quella regione. 

L’eruzione, che sarebbe avvenuta presso Toba -  che si trova nell’isola di Sumatra in Indonesia - avrebbe immesso nell’atmosfera circa 800 chilometri cubi di polveri e ceneri, oscurando la luce del sole con una sorta di velo bianco per circa 6 giorni. Nel momento immediatamente successivo si sarebbe assistito ad una diminuzione della temperatura terrestre di circa 16°C che avrebbe avuto effetti persistenti per circa 1800 anni, trascinando la terra in una sorta di micro-glaciazione. 

La terrible catástrofe de Toba, cuando el Homo Sapiens estuvo en verdadero peligro de extinción

Questo evento catastrofico spiegherebbe, secondo questa teoria, la sorta di collo di imbuto in cui si trova stretta la genetica delle popolazione  umana tra 50.000 e 100.000 anni fa. In effetti, l’uomo moderno presenta una forte diversità genetica con le popolazioni della fase precedente, cosa che si potrebbe spiegare proprio con una sorta di estinzione delle specie di ominidi più antiche: in pratica, l’umanità, in questa fase, sarebbe giunta alle soglie dell’estinzione. 

Per provare la teoria, gli scienziati hanno campionato e studiato gli isotopi di carbonio di terreno fossile raccolto al di sotto della cenere eruttata dal Toba (a circa 3000 miglia dalla bocca del vulcano) per ricostruire la tipologia delle vegetazione che si trovava nell’area prima dell’esplosione. Si è così scoperto che prima di questa eruzione la zona era fittamente coperta di foreste e che dopo l’evento catastrofico essa si era ricoperta di praterie e arbusti. 

Le felci, che si moltiplicano in condizioni umide, si ridussero drasticamente  per il perdurare di un clima freddo e secco; in effetti, è provato che con il diminuire della temperatura si assiste anche ad un ridursi delle precipitazioni. Il genere umano, di fronte a questi cambiamenti, fu costretto a intraprendere nuove strategie  per la sopravvivenza; è possibile che in questa situazione l’uomo di Neanderthal e alcune forme di homo Ererctus abbiano avuto la peggio a vantaggio dell’homo Sapiens Sapiens.  

Ulteriori studi stanno dimostrando che anche presso il Parco di Yellowstone si trovano tracce di una antica caldera; è dunque possibile che un’attività vulcanica molto intensa abbia coinvolto il pianeta più o meno nello stesso periodo .Le ceneri del vulcano americano hanno lasciato tracce geologiche spesse 1 metro.

Le prove di un tale cataclisma sono sia geologiche (lo studio approfondito della caldera di Toba e anche vari carotaggi del ghiaccio della Groenlandia), che genetiche (studiando i geni umani si è giunti alla conclusione che tutta la popolazione attuale del pianeta deriva da un gruppo limitato di umani che visse appunto circa 70 millenni or sono). 

Secondo lo studioso A.J. Coale ed altri eminenti scienziati di genetica applicata all’antropologia e di migrazioni umane come l’italiano Luigi Luca Cavalli Sforza, si può affermare che la consistenza numerica dell’umanità 100 millenni or sono ammontava a circa 30.000 individui (20.000 Homines Sapientes e 10.000 tra Erectus, Neandertal e Floresiensis). 

Circa cento millenni or sono, appunto, iniziò la lenta espansione degli Homines Sapientes, che li portò, in circa 60.000 anni, a colonizzare tutto il pianeta (escluso l’Antartide?). Oltre all’espansione africana che portò alla differenziazione delle lingua primigenia nei quattro arcaici ceppi linguistici africani, (Niger-Kordofaniano, Nilo-Sahariano, Koisan e la lingua dei Pigmei), alcuni gruppi di Sapiens uscirono dall’Africa, probabilmente attraverso l’attuale stretto di Aden (che allora era un tutt’uno con l’Arabia, in quanto in piena era glaciale il livello dei mari era più basso rispetto all’attuale di circa 120 metri), per dirigersi poi verso l’Asia meridionale. 

Sempre secondo l’eminente studioso di demografia antica A.J.Coale, la consistenza numerica dell’umanità 70.000 anni sono era di circa 60.000 individui. Però come erano distribuiti nel pianeta?

Sicuramente una buona parte, diciamo un 40% (24.000), era rimasta in Africa, mentre il restante 59% (circa 35.000 individui), si trovava tra: Arabia, Medio Oriente, India, Indocina, Cina e attuale Indonesia. Secondo l’archeologa Niede Guidon un limitato gruppo di Homines Sapientes si trovava nell’attuale Brasile e proveniva direttamente dall’Africa (si stima che possano essere stati non più di 600, ovvero l’1% dell’umanità di allora).

Bisogna ricordare che, sempre 70 millenni or sono, l’Homo Sapiens non era giunto in Cina (i cui resti più antichi risalgono a 67 millenni fa), e nemmeno in Australia, (50 millenni) o Europa e Nord America (dove arrivò 40 millenni or sono).

Nella parte di mondo che oggi chiamiamo Cina però, vi era già l’Homo Erectus, e, un suo lontano cugino, dalle caratteristiche minute, l’Homo Floresiensis, si trovava nell’isola indonesiana che oggi denominiamo Flores.

Secondo gli ultimi studi di geologia antica si è potuto giungere alla conclusione che proprio 70 millenni or sono, il vulcano che si trovava presso l’attuale lago Toba (nell’isola di Sumatra), esplose con una forza dirompente (fino a 1 gigatone di TNT di potenza). Fu una delle più grandi catastrofi della Storia della Terra (quella che causò l’estinzione dei dinosauri, 65 milioni di anni or sono, fu però molto più distruttiva), e certamente fu la più grande della Storia dell’uomo. 

Durante l’esplosione circa cento milioni di tonnellate di acido solforico furono spinti verso l’atmosfera, e ricaddero poi sul pianeta, distruggendo le piante.

Si calcola che un’immensa nube cinerea ricoprì l’intero pianeta per circa sei anni, non permettendo ai raggi solari di riscaldare il pianeta. 

La temperatura media della Terra, che si trovava già in piena era glaciale, si abbassò di ben 15 gradi celsius nei successivi 3 anni all’esplosione. 

La ricaduta delle ceneri fu anch’essa distruttiva per le piante e gli animali: si calcola che in certi punti dell’India uno strato di 6 metri di ceneri ricoprisse il suolo. 

Eminenti genetisti come Lynn Jorde ed Henry Harpending hanno sotenuto che la popolazione mondiale si ridusse a non più di 5000 persone (altri studiosi hanno proposto che addirittura i sopravvissuti non furono più di 1000 in tutto il pianeta).

Come fu possibile per l’Homo Floresiensis, che si trovava a Flores, isola non lontanissima da Sumatra, e per l’Homo Erectus Soloensis, che si trovava a Giava, sopravvivere a tale catastrofe? Probabilmente la loro ridotta statura e la minuta consistenza fisica suggerisce che poterono nascondersi in anfratti e caverne. Sicuramente avevano bisogno di un ridotto numero di calorie per sopravvivere e probabilmente si alimentarono di piccoli roditori per anni, fino a che non riuscirono, una volta che la situazione climatica migliorò, a tornare a vivere di caccia e raccolta. 

La maggioranza dei Sapiens e degli Erectus (questi ultimi si trovavano nell’attuale Cina), non riuscì a sopravvivere al cataclisma. L’abbassamento della temperatura causò un pauroso effetto a catena: la morte di molti alberi da frutto, oltreché di molti animali, fu la causa indiretta della morte del 90% degli esseri umani. 

Solo 5-6000 sopravvissero, principalmente in Africa, nel Medio Oriente e in India, e, lentamente rincominciarono il lento cammino della colonizzazione del pianeta. 

Cosa ne sarebbe dell’umanità attuale se accadesse una catastrofe di tali dimensioni? Oltre alle persone che morirebbero direttamente in seguito al disastro, un’abbassamento della temperatura mondiale di 15 gradi celsius causerebbe delle terribili crisi alimentari, con conseguenti carestie, che innescherebbero a loro volta epidemie. Forse si scatenerebbero guerre e insurrezioni, allo scopo di dominare le terre ancora adatte all’agricoltura. 

Possiamo, come Progetto Atlanticus, cercare di tirare le prime conclusioni in merito.

I Neanderthal e i Cro-Magnon corrispondono in sostanza agli abitanti di "Atlantide", (discendenti degli Anunnaki?) ovvero della civiltà madre antidiluviana, durante la loro occupazione/colonizzazione secondo la direzione ovest-est dall'Atlantico nell'entroterra europeo incontrano i Sapiens (i figli degli "Uomini") che centinaia di migliaia di anni prima gli Anunnaki avevano creato affinché li servissero nelle loro attività, almeno fino a un certo periodo che potrebbe corrispondere a un grande cataclisma che sconvolse i piani della "Missione Terra" Anunnaka così come se la immaginava Sitchin.

Per esempio l'esplosione del supervulcano Toba, probabilmente il più grande evento eruttivo negli ultimi 25 milioni di anni, che tra 75.000 e 70.000 anni fa rese ancora più rigido il clima del pianeta che già stava attraversando un'era glaciale.

Da studi sul mitocondrio umano alcune ricerche suggeriscono che circa 75.000 anni or sono la specie umana fu ridotta a poche migliaia di individui

Non possiamo dimenticare questo evento nello studio dell'arco temporale che abbraccia la venuta degli Anunnaki, la creazione del Sapiens e gli eventi successivi secondo le logiche dell'Out of Atlantis.

Se pensiamo ad "Atlantide" come culla della civiltà madre non possiamo non individuare un punto zero anche a 75.000 anni fa da cui la civiltà, chiamiamola atlantidea, ha visto la luce sulle ceneri della, chiamiamola, "Missione Terra" Anunnaka sitchiniana.

Così come la nostra si costruisce sulle ceneri di quella atlantidea dopo il diluvio.

In quei 55.000 anni di tempo tra il Toba e il Diluvio, Neanderthal e Cro-Magnon, considerati i rapporti di sangue diretti con gli ex-marziani Anunnaki come ipotizzato nel thread "Anunnaki, Nephilim, Sapiens", sviluppano una civiltà più avanzata rispetto a quella dei Sapiens dai quali vengono visti come divinità per la loro 'tecnologia' e i loro 'saperi' ma anche per particolari caratteristiche fisiche: occhio azzurro, capello biondo o rosso, pelle chiara, mentre il sapiens aveva probabilmente più tipicamente i capelli scuri e la carnagione scura ed ecco perché i sumeri, prima civiltà sapiens post-diluviana istruita dai Nephilim sopravvissuti al Diluvio, mi pare venissero descritti come "dalla testa nera".

Come ci ricorda Sabina Marineo nel suo articolo "30mila anni fa: coesistenza di due specie umane?" dopo aver convissuto con l’Homo sapiens in Europa per almeno 6000 anni, il Neanderthal è scomparso. Sappiamo che vi fu un’ibridazione fra le due specie, il nostro DNA di uomini moderni contiene una percentuale di genoma neandertaliano. Sappiamo che entrambi – Neanderthal e Sapiens – erano grandi cacciatori, fruivano di notevole abilità artigianale e vivevano all’interno di clan ben organizzati. Ma quei 6000 anni di convivenza stretta rendono difficile dire quale delle due specie abbia raggiunto per prima i diversi traguardi culturali.

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Le ultime tracce del Neanderthal si perdono in Crimea, sul massiccio Ak-Kaya. Qui Neanderthal e Sapiens vissero insieme per un certo periodo, nelle stesse condizioni climatiche e ambientali. Foto: Maximilian Dörrbecker CC BY-SA 2.5

Fu con l'ibridazione che si concretizzò il celebre passo biblico in cui i "figli degli dei" videro che le "figlie degli uomini" erano belle ed ebbero con loro dei figli... e quella fu la "stirpe del graal" di cui però parliamo in un altro thread.




mercoledì 18 febbraio 2015

La moneta di Worgl

La moneta di Worgl, adottata nel 1932 e nel 1933 nella cittadina austriaca che aveva questo nome, fu un esperimento dallo straordinario successo e dalle emblematica fine, che non può non essere conosciuto.

Siamo nel bel mezzo della grande depressione iniziata nel 1929. La moneta scarseggiava, la disoccupazione cresceva esponenzialmente, le imprese chiudevano come mosche (vi ricorda qualcosa?).

Luglio 1932. Questa crisi si faceva sentire anche a Woergl, dove su 4000 abitanti, più di 1500 soldi erano disoccupati e 200 famiglie non avevano praticamente soldi.

Il borgomastro aveva più o meno in cassa 32.000 scellini. Che cosa si sarebbe potuto fare con solo quella cifra?

Ma questo borgomastro, ovvero il tirolese dal tremendo cognome, Michael Unterguggenberger (1884-1936), ex sindacalista, meccanico e ferroviere, voleva aiutare i disoccupati della sua città e aiutare i cittadini ad avere soldi, in modo anche da poter pagare le tasse.

Ma, prima di dirvi ciò che accadde, c’è una sua dichiarazione, inviata alla fine della Grande Guerra, nel 1918, a un giornale berlinese che merita di essere letta

“Nonostante le sacre promesse di tutte le nazioni di bandire la guerra una volta per tutte, nonostante l’urlo delle masse “Mai più guerra”, nonostante le speranze di un futuro migliore, consti quello che dico: se il sistema monetario attuale, basato sull’interesse semplice e composto, rimane operativo, oso predire oggi che non passeranno 25 anni prima che venga un’altra, molto più terribile guerra. Ne vedo lo sviluppo chiaramente. Il grado dell’attuale progresso tecnologico porterà rapidamente a risultati industriali da record. La capitalizzazione sarà rapida nonostante le enormi perdite belliche, e la sovraproduzione abbasserà il tasso di interesse. Il denaro comincerà ad essere accaparrato.  

L’attività economica diminuirà e un numero crescente di disoccupati vagabonderà per le strade. Come prima, si cercherà di occupare territorio e fabbricare armi per lo scopo, giustificando l’operazione col dovere dare lavoro ai disoccupati. Si formeranno movimenti rivoluzionari selvaggi tra le masse scontente e fiorirà la pianta velenosa dell’estremo nazionalismo. Le nazioni non si capiranno a vicenda e alla fine non potrà che scoppiare un’altra guerra.”

certificati-lavoro

Il nostro Borgomastro che veniva dal popolo, e in vita aveva conosciuto anche condizioni di povertà, nell’ambito delle quali aveva contratto la tubercolosi, che lo avrebbe ucciso a 52 anni.

Nelle sue ricerche volte a trovare soluzioni ai problemi economici che aveva di fronte, lesse anche Silvio Gesell e la sua teoria della moneta deperibile, lettura che si rivelò fondamentale. Gesell fu il teorico della “moneta deperibile”; ovvero, per sommi capi,  di una forma di denaro che -a differenza di quanto era semprea avvenuto- nel corso del tempo perdesse valore. Immaginate ad esempio una banconota da cento euro che dopo un certo decorrere di tempo ne vale, ad esempio, 90. Un denaro quindi che più viene tesaurizzato, più perde valore. La sua visione aveva lo scopo di disincentivare al massimo la tesaurizzazione monetaria, e favorire la costante rimessa in circolazione del denaro, e la sua velocità di circolazione. Gli studi di Gesell ispirono diversi progetti di moneta “alternativa” e “complementare”.

Il sindaco di Worgl, a  ipotizzò un progetto di “altra” moneta per risolvere i problemi del suo territorio. Questa moneta, nelle intenzioni, doveva agire sul problema della bassa velocità di circolazione della moneta ufficiale; moneta che diventa progressivamente sparisce dalle mani della maggioranza dei cittadini, per concentrarsi in poche mani, che la tesaurizzano e la usano per fare speculazioni. Lo scopo era attuare le intuizioni di Gesell, appunto, sulla “moneta deperibile”; una moneta che perdesse gradatamente valore nel tempo.

Dopo un paziente lavoro di confronto con negozianti, imprenditori e professionisti di Worgl, il 5 luglio lesse ad alta voce il suo programma di soccorso economico.

Partiamo da una premessa. Nelle casse del comune erano restati circa 32000 scellini. Il sindaco mise quei 32000 scellini come deposito presso una banca locale come garanzia ed emise il valore di 32000 scellini nella forma di una nuova moneta che si chiamava Bestätigter Arbeitswerte o Certificati di Lavoro. I tagli della nuova moneta corrispondevano al valore di 1, 5 e 10 scellini. 

Questa moneta sarebbe scaduta dopo un mese dalla data dell’emissione, a meno che non si fosse acquistata, mensilmente, presso il municipio, una marca da bollo che costava quanto l’1% del valore della banconota in questione. In pratica era un costo del 12% annuo del valore facciale. Il che era una modalità che sostanzialmente faceva perdere il 12% del valore originario. Il cittadino, dovendo, nel corso di un anno, acquistare e apporre marche da bollo per un valore totale del 12% del taglio della banconota, arrivava a perdere il 12% del valore originario.

Riepilogando. Il sindaco aveva 32000 scellini ufficiali in cassa. Li depositò in una banca locale a garanzia dell’emissione di una nuova moneta (“Certificati del lavoro”) del valore complessivo di 32000 scellini. Si tratta quindi di una forma di moneta “convertibile”; dove l’emissione monetaria è “garantita” da un equivalente in moneta ufficiale. Questa nuova moneta doveva essere rinnovata ogni mese con una marca da bollo pari all’1% del suo valore nominale. Ovvero, nei fatti, è come se in un anno perdesse il 12% del suo valore.

Essendoci 32000 scellini ufficiali come deposito di garanzia; chi voleva poteva cambiare questa nuova moneta con gli scellini “veri”, ma in quel caso c’era una perdita del 5% rispetto al valore nominale. Praticamente nessuno andò a convertire la nuova moneta negli scellini ufficiali.

Comunque, anche se l’emissione originaria era stata del valore di 32000 scellini, il sindaco temendo che potesse esserci un impatto troppo forte ed inflattivo, ritirò parte delle banconote emanate; finché solo 1/3 di esse rimase in circolazione.

Il risultato fu straordinario.

Questa nuova moneta aveva una velocità di circolazione nettamente superiore a quella degli scellini regolari. Si calcola che mediamente essa cambiava di mano circa 500 volte in 14 mesi, contro le 6-8 volte della moneta nazionale. Questo fece muovere beni e servizi per un valore di due milioni e mezzo di scellini. Le casse del comune si riempivano rapidamente e con altrettanta rapidità si svuotavano per poi riempirsi.

All’inizio i bottegai si rifiutarono di accettare questa nuova moneta. Il sindaco però riuscì a rompere il fronte dei recalcitranti, convincendo alcuni di essi ad accettare questo mezzo di pagamento, promettendo loro agevolazioni. Presto anche i più riluttanti si convinsero a partecipare al nuovo sistema monetario. Solo due furono le eccezioni; l’ufficio postale e la stazione ferroviaria, istituzioni dello stato, che si rifiutarono fino all’ultimo di accettare questi “certificati del lavoro”.

Era dal 1926 che il Comune non vedeva tanti introiti. Le tasse arretrate e non pagate fino all’introduzione della moneta deperibile ammontavano a 118mila scellini, ossia al quadruplo dell’emissione di banconote del lavoro. Nel primo mese della nuova emissione, già 4542 scellini erano stati pagati. Il Comune non solo poté cominciare a far fronte ai suoi creditori, ma presto occupare parte di quei 1500 disoccupati in opere pubbliche. Un comune che fino a poco tempo prima era in crisi economica, con questa innovazione monetaria poté costruire un ponte sul fiume Inn, asfaltare quattro strade, rinnovare le fognature e le installazioni elettriche, realizzare nuove case, piantare nuovi alberi nelle foreste, e addirittura impiantare un trampolino per salto con sci. Quel comune poté permettersi di fare lavori pubblici che voleva fare da anni e che non sapeva come fare, e la disoccupazione fu sostanzialmente azzerata. Su un ponte venne messa una placca commemorativa che diceva “costruito con la nostra Moneta Libera”.

Tutti gli impiegati del Comune, compreso il sindaco, dal luglio 1932 cominciarono a ricevere metà del loro stipendio in moneta deperibile. Gli operai che lavoravano per il locale comitato di soccorso disoccupati (ed erano impiegati dal Comune in piccole opere pubbliche), venivano integralmente pagati in denaro comunale.

Un progetto nato tra derisioni e accuse di frode, si dimostrò un successo impressionante. Altri territori pensarono di attuare un modello simile. Dopo un anno e mezzo,  un’altra cittadina, Kirchbichl adottò un sistema di questo tipo, e 200 paesi e cittadine austriache dichiararono di voler emettere questa moneta. La prima fu vicina Kitzbühel, famosa stazione sciistica, che inizialmente aveva cominciato ad accettare i certificati di Wörgl, e giunti al primo gennaio 1933 aveva emesso in proprio, 3000 scellini. Circa 300 000 cittadini della provincia volevano aderire al modello realizzato a Worgl. Pare che questo interesse vi fosse in circa 200 paesi e cittadine austriache.

Intanto a Wörgl accorrevano economisti, ricercatori e semplici curiosi per studiare il “miracolo” In questa cittadina austriaca giunse anche il primo ministro francese Édouard Dalladier, che voleva capire meglio come funzionava il tutto. Il 19 agosto del 1932 il Dott. Rintelen, membro del Governo, riceveva una delegazione capitanata dal borgomastro. Durante l’incontro dei fatti; ovvero che l’esperimento funzionava e non c’era ragione per interromperlo.

Facciamo anche adesso un riepilogo. La moneta creata dal coraggio del borgomastro di Worgl aveva risollevato la cittadina austriaca, praticamente cancellando la disoccupazione, nuove opere pubbliche e prosperità personale. Altre cittadine stavano cominciando ad aderire al modello. Ed anche alcuni economisti e politici cominciavano a rifletterci seriamente.

A quel punto questo modello diventava un problema. Diventava un problema proprio perché stava avendo successo.

Intervenne allora la Banca Centrale Austriaca che dichiarò illegale la nuova moneta. Alla cittadina di Worgl venne rivolta l’accusa di avere ecceduto i suoi poteri; perché il diritto di emettere moneta in Austria era di esclusiva spettanza della Banca Centrale.

La proibizione fu esecutiva il 15 settembre 1933. La città di Worgl si appellò però alla Corte Suprema, che rigettò l’appello.

A partire dal 1934 cessarono tutti gli esperimenti di “moneta libera”.

Noi conosciamo così bene la storia della moneta locale grazie a Fritz Schwartz, che fu testimone oculare di queste vicende. Tre anni della moneta di Woergl, c’era stato un altro esperimento, anche se meno noto. Esso si era realizzato  nello Schwanenberg, in Germania. 

Un certo Dr Hebecker, padrone di una miniera di carbone, era praticamente sul lastrico per mancanza di denaro. Allora ebbe una pensata. Propose ai suoi impiegati che , visto che aveva carbone ma non denaro, avrebbero potuto accettare il 90% del salario in moneta propria chiamata Wära e redimibile in carbone. Gli impiegati non avevano alternative, ed accettarono. 

Anche nel caso del  Wära c’era una forma di “agevolazione alla circolazione”, una tassa di magazzinaggio che ne favoriva la circolazione rapida. Ma nel caso di questo progetto, non c’è stato un testimone che lo abbia potuto raccontare in tutti i suoi sviluppi; anche se sembra abbia portato progressivi miglioramenti. Sembra però che questo esperimento innescò una serie di azioni che portarono miglioramenti economici . Visto che le condizioni della zona stavano migliorando, intervenne prontamente  il Cancelliere Heinrich Brüning (1885-1970) per fare venire meno Schwanenberg e fare approvare decreti-legge di emergenza che proibissero l’emissione di altre forme monetarie. Grazie al pronto intervento del governo, la miseria e la fame precedenti vennero ristabilite.

martedì 17 febbraio 2015

Charlie Hebdo e quell'autopsia negata

Panamza ha contattato la madre di Helric Fredou, il commissario di polizia incaricato di redigere un rapporto sull’entourage famigliare di Charlie Hebdo e ritrovato morto in seguito a un colpo di pistola alla testa qualche ora dopo l’attentato.

Ho chiesto il rapporto dell’autopsia, mi è stato risposto: “Non l’avrete”.

Venerdì 16 gennaio, Panamza pubblicava (qui) la testimonianza scioccante della sorella del poliziotto Helric Fredou il cui il misterioso «suicidio» continua ad essere ignorato dai media nazionali (francesi).

fredou

Nove giorni più tardi, è il turno della madre di portare nuove rivelazioni.

La signora, contattata dall’autore di questo articolo, si dichiara prima di tutto “enormemente sconcertata” che Bernard Cazeneuve (il Ministro dell’Interno) non le abbia trasmesso alcun messaggio di condoglianze. E non a caso: l’attuale Ministro dell’Interno, secondo lei, aveva degli eccellenti rapporti con il figlio deceduto. Dal 2010 al 2012, i due uomini avevano lavorato insieme a Cherbourg, il primo in qualità di deputato della Repubblica e Sindaco della città, l’altro in qualità di primo commissario. “Spero un giorno di incontrarlo per dirgli quanto sono stata delusa”, ha aggiunto.
Stesso silenzio da parte dell’Eliseo (la residenza del Presidente della Repubblica francese): eppure Helric Fredou aveva fra le sue competenze, oltre ad altre località, il dipartimento francese della Corrèze, nella regione del Limousin, e specialmente della città di Tulle, feudo storico di François Hollande.

Panamza ritornerà molto presto sull’intervista completa, raccolta grazie ad un colloquio telefonico effettuato sabato 24 gennaio.

Sette punti sono fin d’ora da sottolineare:

1* Secondo la madre di Helric Fredou, i poliziotti che l’hanno ascoltata le hanno chiaramente fatto sapere che non avrà accesso al rapporto dell’autopsia. Eppure, il codice di procedura penale prevede che nel caso di un’autopsia giudiziaria (per suicidio o per morte sospetta), ogni membro della famiglia possa farne domanda alla Procura della Repubblica. Niente da fare: questo è il messaggio già trasmesso ad una madre in lutto che “vuole sapere la verità”.

2*. L’arma di ordinanza di Helric Fredou non aveva il silenziatore. La madre ha dunque posto una domanda elementare ai suoi colleghi: “Com’è possibile che non abbiate sentito nulla visto che era circa la mezzanotte?” (ora indicativa del presunto suicidio). Risposta laconica: “Il suo ufficio era ben isolato”.

3* Secondo la madre, Helric Fredou, voleva fare una telefonata importante dopo avere fatto due cose: dapprima ascoltare il resoconto di “tre inquirenti” andati ad interrogare una famiglia in stretto contatto con una delle vittime dell’attentato a Charlie Hebdo (più precisamente, si tratta dei genitori di Jeannette Bougrab – autoproclamatasi compagna (1) di Charb (diminutivo di Stéphane Charbonnier, direttore e disegnatore di Charlie Hebdo ucciso nell’attentato) – (come già aveva riportato e divulgato Panamza) e successivamente consultare i social network. E’ in quel momento preciso che Fredou avrebbe fatto una deduzione talmente importante da indurlo a “continuare a lavorare”. Un’importante precisazione: il “comandante” di turno quella sera (non identificato) avrebbe voluto occuparsi personalmente dell’incontro con gli inquirenti e della redazione del rapporto, ma Fredou avrebbe insistito dicendogli “E’ il mio lavoro”. Il superiore diretto di Helric Fredou era Gil Friedman, direttore del servizio regionale di polizia giudiziaria di Limoges.

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4* Secondo la polizia, Helric Fredou si sarebbe puntato la pistola alla tempia e il proiettile sarebbe entrato all’interno della scatola cranica.

5* Il medico curante di Helric Fredou, con il quale la madre si è intrattenuta giovedì 22 gennaio, si rifiuta di avallare il quadro descritto dai rari articoli apparsi riguardo al poliziotto insinuanti che Fredou soffrisse di depressione e di un non meglio precisato “burn – out” (esaurimento nervoso).

6* La madre ha voluto sapere a chi aveva telefonato l’ultima volta suo figlio. I poliziotti le avrebbero ribattuto “Non si può sapere” prima di ammettere finalmente che una telefonata era stata fatta.

7* “Quattro direttori” di polizia, venuti espressamente da Parigi, hanno incontrato la madre di Helric Fredou per porgerle le loro condoglianze e convincerla che si è trattato di un “suicidio”.

Infine, un’informazione secondaria merita comunque di essere riportata: a parte l’autore di questo articolo, NESSUN giornalista ha contattato – dopo l’8 gennaio – la madre o la sorella di Helric Fredou per cercare di chiarire il mistero.

http://www.altrainformazione.it/wp/2015/01/29/affaire-charlie-hebdo-perche-la-famiglia-del-poliziotto-suicidato-non-avra-accesso-al-rapporto-dellautopsia/

lunedì 16 febbraio 2015

La civiltà degli Australopitechi

Una nuova ricerca suggerisce che le specie umane ancestrali pre-Homo, come l'Australopithecus africanus, utilizzavano posture della mano umana molto prima di quanto si pensasse.

Un esempio di una presa di precisione umana
[Credit: TL Kivell & M. Skinner]

Gli antropologi dell'Università del Kent, che lavorano con i ricercatori dell'University College di Londra, l'Istituto Max Planck per l'antropologia evolutiva a Lipsia (Germania) e il Politecnico di Vienna (Austria), hanno prodotto i primi risultati della ricerca a sostegno delle testimonianze archeologiche sull'utilizzo di strumenti di pietra tra gli australopitechi fossili 3-2.000.000 anni fa.

Fila in alto: Primo metacarpo del pollice (da sinistra a destra) di uno scimpanzé, di Australopithecus africanus (STW 418), due appartenenti o a un robusto australopiteco o a un primo Homo (SKX 5020 e SK 84), e di un essere umano. La fila inferiore mostra il rendering 3D dalle scansioni microCT degli stessi campioni, mostra una sezione trasversale della struttura interna trabecolare. 
[Credit: TL Kivell]

La capacità distintamente umana di precisione nella forza (ad esempio quando si gira una chiave) e il potere di stringere la presa (ad esempio quando si usa un martello), è legata a due importanti transizioni evolutive nell'uso della mano: una riduzione dell'arrampicata arborea e la fabbricazione e l'uso di strumenti in pietra. Tuttavia, non è chiaro quando si sono verificate queste transizioni locomotorie e manipolative.

Le sezioni sagittali trasversali della linea mediana del primo metacarpo in Pan, recenti Homo sapiens e ominidi fossili.

Matthew Skinner e Tracy Kivell, entrambi della Scuola di Antropologia e conservazione del Kent, hanno utilizzato nuove tecniche per rivelare come le specie fossili usavano le mani, esaminando la struttura spugnosa interna dell'osso chiamato trabecole. L'osso trabecolare si rimodella rapidamente durante la vita e può riflettere il comportamento effettivo degli individui nella loro vita.

Motivo della distribuzione trabecolare ossea in A. africanus, H. neanderthalensis, e primi H. sapiens. [Credit:. MM Skinner et al, Scienza, VOL347, NUMERO 6220 (2015)]

I ricercatori hanno prima esaminato le ossa trabecolari delle mani di esseri umani e scimpanzé. Hanno trovato chiare differenze tra gli esseri umani, che hanno una capacità unica per forza di precisione nella presa tra il pollice e le altre dita, e gli scimpanzé, che non possono adottare posture umane. Questo modello umano unico è presente in noti fossili di specie umane non arboree e che fabbricavano utensili in pietra, come ad esempio gli uomini di Neanderthal.

La ricerca, dal titolo "L'uso della mano in maniera umana, nell'Australopithecus africanus", dimostra che, le specie Sudafricane risalenti a 3-2 milioni di anni fa, considerate tradizionalmente incapaci nella produzione abituale di strumenti, ha un modello di osso trabecolare simile a quello umano nelle ossa del pollice e  del palmo (il metacarpo) coerente con l'opposizione energica del pollice e delle dita tipicamente adottato per l'utilizzo dii utensili.

Questi risultati supportano le testimonianze archeologiche precedentemente pubblicate sull'utilizzo di strumenti in pietra da parte degli australopitechi e forniscono la prova scheletrica che i nostri primi antenati usavano posture della mano come gli umani moderni molto prima e più spesso di quanto precedentemente ritenuto. 

domenica 15 febbraio 2015

La Croce di Ankh su Marte - Indizi di presenza Anunnaka

Questa strana incisione a forma di croce è stata scoperta dall'utente YouTube e ricercatore Mars Moon Space Photo Zoom Club.Essa mostra una croce scolpita sulla sommità di una roccia che ricorda molto la croce d Ankh che nell'antico Egitto era considerata come la chiave della vita e croce ansata, un antico simbolo sacro che essenzialmente simboleggia la vita.

croce Ankh

Come simbolo dell'unione dei due principi cosmici sta ad indicare anche l'unione mistica tra il cielo e la terra, ovvero il contatto tra il mondo divino e il mondo umano, nonché l'unione dei due principi intesa come generatrice dell'esistenza.


sabato 14 febbraio 2015

Amore e Sesso tra Sapiens e Neanderthal - Le origini della "Stirpe"

"... Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie, avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi..."
 
E' in un cranio umano scoperto in Israele la prova dell'incrocio fra uomo di Neanderthal e Homo Sapiens. Risale a 55.000 anni fa e aiuta a ricostruire la storia delle migrazioni dall'Africa verso il continente euro-asiatico, avvenute nel periodo compreso fra 40.000 e 60.000 anni fa. Pubblicata su Nature, la scoperta si deve al gruppo coordinato da Israel Hershkovitz, dell'università di Tel Aviv.
 
I resti appartengono a un adulto, ma il sesso è sconosciuto perché manca la regione frontale che aiuta a definirlo. La scoperta è avvenuta nella grotta di Manot, lungo l'unica 'rotta' disponibile nella preistoria per viaggiare dall'Africa verso Medio Oriente, Asia ed Europa. Un'area frequentata 'periodicamente' dai Neanderthal, forse spinti dai cambiamenti climatici (come il calo delle temperature) a migrare in posti più caldi, come il Medio Oriente.

Rappresentazione artistica di uomini di Neanderthal, nel museo Neandertal a Düsseldorf in Germania (fonte: UNiesert e Frank Vincentz)
 
Il cranio, tipico di un Sapiens con alcuni tratti dei Neanderthal, dimostra per la prima volta che al tempo di questi spostamenti nell’area vi erano anche uomini più moderni. ''Questa coesistenza era stata ipotizzata nella regione, ma ora ne abbiamo la prova'', osserva la paleontologa Laura Longo, dei Musei Civici Fiorentini.
 
Il cranio è il secondo fossile che, nei suoi tratti arcaici e moderni, mostra l'incrocio fra Sapiens e Neanderthal, dopo che la genetica ha già dimostrato che il 4% del Dna dell'uomo moderno deriva dai Neanderthal. L'altro fossile è stato scoperto in Italia, a Riparo Mezzena (Verona) e risale a 39.000-40.000 anni fa. ''Il Dna - sottolinea Longo - ci dice che c'è stato un incrocio, e quindi una coesistenza, fra Neanderthal e Sapiens, ma non ci dice quando''. Fossili come questi aiutano a ricostruire la cronologia degli 'incontri'.
 
In questo caso, a raccontare cosa è accaduto sono alcune strutture ossee, come il rigonfiamento sul retro del cranio, simile quell ao dei Neanderthal ma meno prominente. Tra le linee delle nuca e le linee di inserzione dei muscoli nucali, vi è una fossa, spiega Longo, tipicamente riscontrabile dei neandertaliani. Tipiche degli uomini moderni sono invece le caratteristiche delle pareti del cranio.
 

venerdì 13 febbraio 2015

Il Debito Pubblico della Grecia

Il debito pubblico greco è stato in primo piano sulla scena pubblica nel momento in cui i dirigenti di questo paese hanno accettato la cura di austerità richiesta dal Fmi e dall'Ue, che ha provocato lotte sociali molto importanti durante tutto il 2010 . Ma da dove viene il debito greco?
 
 
Dal lato del debito in carico al settore privato l'aumento è recente: un primo balzo avviene subito dopo l'entrata della Grecia nella zona euro, nel 2001 mentre una seconda esplosione del debito si produce a partire dal 2007 quando gli aiuti finanziari concessi alle banche dalla Federal Reserve negli Stati Uniti, dai governi europei e dalla Banca centrale europea (Bce) viene in parte riciclato dai banchieri in direzione della Grecia e di altri paesi come la Spagna e il Portogallo.

Dal lato dell'indebitamento pubblico, invece, la crescita è più antica. Dopo il debito ereditato dalla dittatura dei colonnelli, il ricorso al prestito è servito dagli anni 90 in poi a riempire il buco creato nelle finanze pubbliche dalla riduzione delle imposte sulle società e sui redditi più elevati. Peraltro, da diversi decenni, i numerosi prestiti hanno permesso di finanziare l'acquisto di materiale militare principalmente da Francia, Germania e Stati Uniti.
 
Inoltre, non bisogna dimenticare nemmeno l'indebitamento dei poteri pubblici per l'organizzazione dei Giochi olimpici nel 2004. L'ingranaggio del debito è stato oliato con consistenti mazzette da parte delle grandi compagnie transnazionali con lo scopo di ottenere dei contratti: Siemens è un esempio emblematico (...)
 
Elementi evidenti di illegittimità del debito pubblico

Innanzitutto c'è il debito contratto dalla dittatura dei colonnelli, che è quadruplicato tra il 1967 e il 1974. Con tutta evidenza questo rientra nella definizione di debito odioso.

Andando avanti, poi, troviamo lo scandalo dei Giochi olimpici del 2004. Secondo Dave Zirin, quando il governo ha annunciato orgogliosamente nel 1997 ai cittadini greci che la Grecia avrebbe avuto l'onore di accogliere, sette anni più tardi, i Giochi olimpici, le autorità di Atene e il Comitato olimpico internazionale prevedevano una spesa di 1,3 miliardi di dollari. Qualche anno più tardi, il costo era stato moltiplicato per quattro e raggiungeva 5,3 miliardi di dollari. Appena dopo i Giochi, il costo ufficiale aveva raggiunto i 14,2 miliardi di dollari. Oggi, secondo differente fonti, il costo reale supera i 20 miliardi di dollari.
 
Numerosi contratti siglati tra le autorità greche e grandi imprese private straniere stanno destando scandalo da diversi anni. Quei contratti hanno comportato un aumento del debito. Citiamo diversi esempi che hanno scandito le cronache greche.

Diversi contratti sono stati firmati con la multinazionale Siemens accusata - sia dalla giustizia tedesca che da quella greca - di aver versato commissioni e mazzette al personale politico, militare e amministrativo greco per un valore complessivo che si avvicina al miliardo di euro. I principali dirigenti della Siemens-Hellas , che ha riconosciuto di aver "finanziato" i due grandi partiti greci, è fuggita nel 2010 in Germania e la giustizia tedesca ha rigettato la richiesta di estradizione avanzata dalla Grecia.
 
Gli scandali includono la vendita, fatta da Siemens e dalle sue associate internazionali, del sistema antimissile Patriot (1999, 10 milioni di euro in mazzette), la digitalizzazione dei centri telefonici dell'Ote, l'Organismo greco di telecomunicazioni (mazzette per 100 milioni di euro), il sistema di sicurezza "C41", acquistato in occasione dei Giochi del 2004 e che non ha mai funzionato, la vendita di materiale alle ferrovie greche (Sek), del sistema di telecomunicazioni Hermes all'esercito, dell'equipaggiamento molto costoso venduto agli ospedali.
 
Senza dimenticare lo scandalo dei sottomarini tedeschi (prodotti da Hdw, assorbita dalla Thyssen) per un valore globale di 5 miliardi di euro, sottomarini che avevano fin dall'inizio il piccolo difetto di pendere pericolosamente..a sinistra (!) e di essere dotati di un equipaggiamento elettronico difettoso.
 
Un'inchiesta giudiziaria su eventuali responsabilità (corruzione) degli ex ministri della Difesa è in corso.
 
E' del tutto normale presumere che debiti contratti per realizzare simili contratti siano viziati da illegittimità o da illegalità. Per questo devono essere annullati. Accanto a simili casi, però, è necessario comprendere l'evoluzione recente del debito greco.
 
La montatura dell'indebitamento nel corso dell'ultimo decennio

Il debito del settore privato si è largamente sviluppato nel corso degli anni 2000. Le famiglie, per le quali le banche ma anche tutto il settore commerciale privato (grande distribuzione, automobile, costruzioni) proponevano condizioni allettanti, hanno fatto ricorso all'indebitamento massiccio, così come le imprese non finanziarie e le banche che potevano attingere a prestiti a basso costo (tassi di interesse bassi e inflazione più forte dei paesi più industrializzati del'Unione come Germania, Francia, Benelux o Gran Bretagna).
 
Questo indebitamento privato è stato il motore dell'economia greca. Le sue banche (alle quali occorre aggiungere le filiali greche delle banche straniere), grazie a un euro forte, potevano estendere le loro attività internazionali e finanziare a minor costo le loro attività nazionali. Hanno fatto ricorso al prestito a tutta forza (...)
 
Con le enormi liquidità messe a loro disposizione dalle banche centrali nel 2007-2009, le banche dell'Europa occidentale (soprattutto le banche tedesche e francesi ma anche quelle belghe, olandesi, britanniche, luxemburghesi, irlandesi) hanno prestato massicciamente alla Grecia (al settore privato e ai poteri pubblici).
 
Bisogna tenere in conto il fatto che l'adesione della Grecia all'euro le è valsa la fiducia dei banchieri dei paesi dell'ovest europeo, ritenendo che i grandi paesi sarebbero corsi in soccorso in caso di problemi.
 
Non si sono invece preoccupati della capacità della Grecia a rimborsare il capitale a medio termine. I banchieri ritenevano di poter assumere rischi molto elevati. La storia ha dato loro ragione, almeno finora, la Commissione europea e, in particolare, i governi francese e tedesco hanno dato un sostegno illimitato ai banchieri privati dell'Europa occidentale. Per questo, i governi europei hanno messo le finanze pubbliche in uno stato pietoso (...) I cittadini greci hanno tutto il diritto di aspettarsi che il preso del debito sia radicalmente ridotto e questo implica che i banchieri devono essere costretti a cancellare dei crediti dai loro libri contabili.
 
Il comportamento odioso della Commissione europea

Dopo lo scoppio della crisi, la lobby militar-industriale appoggiata dai governi tedesco, francese e dalla Commissione europea è riuscita a ottenere che il bilancio della difesa fosse appena intaccato mentre, allo stesso tempo, il governo del Pasok (partito socialista) ha effettuato tagli alle spese sociali.
 
Ad esempio, in piena crisi greca, all'inizio del 2010, Recep Tayyip, primo ministro della Turchia, paese che mantiene delle relazioni tese con il suo vicino greco, si è recato ad Atene e ha proposto una riduzione del 20 per cento del bilancio militare dei due paesi. Il governo greco non ha raccolto la mano che gli è stata tesa.
 
E' stato invece messo sotto pressione dalle autorità francese e tedesca che volevano garantire le proprie esportazioni di armi. In proporzione, la Grecia spende in armamenti molto che gli altri paesi dell'Unione europea. Le spese militari rappresentano il 4 per cento del Pil contro il 2,4 della Francia, il 2,7 della Gran Bretagna, il 2 per cento del Portogallo, l'1,4 della Germania, l'1,3 della Spagna, l'1,1 del Belgio. Nel 2010 la Grecia ha acquistato dalla Francia sei fregate di guerra (2,5 miliardi di euro) e degli elicotteri da guerra (400 milioni).
 
Dalla Germania ha acquistato 6 sottomarini per 5 miliardi di euro. La Grecia è stata uno dei cinque più importanti importatori di armi in Europa tra il 2005 e il 2009. L'acquisto di aerei da combattimento rappresenta, da solo, il 38 per cento del volume delle sue importazioni, in particolare con l'acquisto di 26 F-16 (Stati Uniti) e di 25 Mirages 2000 (Francia), quest'ultimo contratto dal valore di 1,6 miliardi di euro. La lista dell'equipaggiamento francese venduto alla Grecia non si ferma qui: ci sono anche veicoli blindati (70 Vbl), elicottoeri NH90, missili Mica, Exocet, Scalp, e droni Sperwer. Gli acquisti della Grecia ne hanno fatto il terzo cliente dell'industria della difesa francese nel corso del decennio trascorso.
 
A partire dal 2010, i tassi di interesse sempre più elevati, imposti dai banchieri e dagli altri attori dei mercati finanziari con l'appoggio della Commissione europea e del Fmi, hanno prodotto un classico effetto "palla di neve": il debito greco prosegue una curva al rialzo poiché le autorità ricorrono al prestito per rimborsare gli interessi (e una frazione del capitale precedentemente preso in prestito). I prestiti concessi a partire dal 2010 alla Grecia dai paesi membri dell'Unione europea e dal Fmi non puntano affatto a soddisfare gli interessi della popolazione, al contrario i piani di austerità messi in atto comportano molteplici attacchi ai diritti sociali.
 
E' a questo titolo che la nozione di "debito illegittimo" dovrebbe essere loro applicata e contestato il loro rimborso.
 

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