venerdì 25 gennaio 2013

I Dravida - La Rinascita in India

A partire dal III millennio a.C. i dravidi svilupparono una civiltà molto evoluta per l'epoca nella zona del fiume Indo e dell'ormai scomparso Sarasvati di cui le città di Mohenjo-Daro e Harappa sono le rappresentanti di cui abbiamo più testimonianze. Poco infatti è sopravvissuto alla successiva invasione ariana di questa cultura tanto che fu dimenticata fino ai primi scavi estesi sui siti di Barabba e di Noemi-Pavo intorno al 1920.

Ci fu lo sviluppo dell'agricoltura, dell'uso della scrittura e dell'urbanizzazione con il sorgere di svariate città in mattoni, cotti o crudi, tutti elementi che ricordano il concetto di Rinascita post-diluviana Enkilita. Frequenti furono i rapporti culturali e commerciali con la Mesopotamia e l'Antico Egitto. I testi sumeri ed accadici si riferiscono ripetutamente a un popolo con cui ebbero attivi scambi commerciali, chiamato Meluhha, che sarebbe da identificare con la civiltà della valle dell'Indo.

La valle del fiume Indo è la culla della civiltà indiana nel III millennio a.C. Come in tutte le civiltà monumentali del mondo antico, anche quella indiana nasce lungo le sponde fertili di un grande fiume. Le prime comunità organizzate sorgono nella bassa valle dell'Indo per opera della popolazione dei dravidi. Le città dravidiche sono caratterizzate da una struttura urbanistica squadrata ed avanzata. Le costruzioni sono realizzate in mattoni e legno. Inoltre, le città sono servite da un primitivo sistema fognario e condotte di scarico. L'econonomia dei dravidi è prevalentemente agricola. Nell'artigianato è fiorente la produzione della ceramica e la lavorazione dei metalli.

A partire dal III millennio a.C. i dravidi svilupparono una civiltà molto evoluta per l'epoca nella zona del fiume Indo e dell'ormai scomparso Sarasvati di cui le città di Mohenjo-Daro e Harappa sono le rappresentanti di cui abbiamo più testimonianze. Poco infatti è sopravvissuto alla successiva invasione ariana di questa cultura tanto che fu dimenticata fino ai primi scavi estesi sui siti di Barabba e di Noemi-Pavo intorno al 1920.

Ci fu lo sviluppo dell'agricoltura, dell'uso della scrittura e dell'urbanizzazione con il sorgere di svariate città in mattoni, cotti o crudi. Frequenti furono i rapporti culturali e commerciali con la Mesopotamia e l'Antico Egitto. I testi sumeri ed accadici si riferiscono ripetutamente a un popolo con cui ebbero attivi scambi commerciali, chiamato Meluhha, che sarebbe da identificare con la civiltà della valle dell'Indo.

La religione dravidica si fonda sul culto per la Dea Madre, per il dio Shiva, per gli alberi sacri, per alcuni animali quali la vacca e il cobra, e per i simboli sessuali intesi come continuità del genere umano; molto importante è anche il rito della cremazione.

Lo shivaismo o Śivaismo rimane la religione dominante dell'India fino all'arrivo degli arii. Risalgono a questo remoto passato molti emblemi fallici identici a quelli usati ancora oggi e alcune immagini che rappresentano il dio in una posizione tipica dello yoga, disciplina che anche secondo la tradizione hindu è stata creata da Shiva per sublimare e utilizzare a fini spirituali e magici le energie sessuali. Per i Purana Shiva si manifestò in India nel VI millennio a.C. e insegnò all'uomo la religione, la filosofia, l'arte e la scienza.

Tutte le pratiche dello Śivaismo sono sconosciute ai Veda ariani. I conquistatori anzi attaccarono violentemente il culto del dio e in particolare la venerazione del fallo ma, gradualmente, come per tanti altri aspetti della superiore cultura dravidica finirono per assimilarlo e integrarlo nella successiva religione brahmanica. Il contributo dell'antica filosofia pre-ariana all'attuale pensiero hindu è in definitiva superiore a quello apportato dagli arii vedici.

Lo shivaismo ha infine avuto influenze marcate nel periodo protostorico su tutto il mondo mediterraneo e mesopotamico. Il mito di Osiride è una variante di una storia di Shiva dei Purana, il culto di Dioniso in Grecia e Bacco tra i Latini sono propaggini dello shivaismo. Lo stesso Alessandro Magno identificherà Shiva con Dioniso. La città di Nysa (nei pressi dell'attuale Djelalabad in Afghanistan) che era un importante centro dello shivaismo è menzionato da Omero come luogo sacro a Dioniso. Infine Megastene ci dice che la vite, sacra a Dioniso, proveniva dalle terre ad est dell'Eufrate.

L'altra importantissima religione diffusa presso i dravidi era il jainismo. Erroneamente spesso questa religione è ritenuta di epoca molto più tarda (VI secolo a.C.) poiché si confonde il suo riformatore Mahavira (559 a.C.-487 a.C. o 468 a.C.) come fosse il fondatore ma egli è solo l'ultimo dei 24 profeti jaina. Gli storici occidentali hanno per molto tempo ritenuto un mito gli altri 23 profeti ma adesso abbiamo le prove del contrario, specialmente non vi sono dubbi sulla reale esistenza di Parshvadeva precedente di 250 anni Mahavira. Il jainismo è una religione moralista ed atea.

Non nega in realtà la possibile esistenza di esseri trascendenti ma piuttosto la possibilità per l'uomo di entrare in contatto con essi, motivo per cui l'umanità non se ne deve occupare. Dal jainismo provengono la teoria del Karma e della reincarnazione e quella della non-violenza da cui deriva per i jaina il vegetarismo. Le virtù della nudità totale, le purificazioni, le abluzioni rituali, il suicidio per digiuno e l'ideale della vita monastica sono anche essi tutti concetti jaina. Regole analoghe sono state adottate dai monaci buddhisti e dagli asceti erranti brahmanici. I jainismo sembra aver influenzato i primi cristiani, specialmente gli gnostici, ma soprattutto il buddhismo (Buddha e Mahavira furono contemporanei).



La civiltà dravidica scompare nel II millennio a.C. con l'invasione degli arya o arii ( ariani ), una popolazione di pastori nomadi di stirpe indoeuropea proveniente dall'Asia centrale. Le popolazioni dravidiche sono ridotte in schiavitù e assorbite nella nuova civiltà degli arii.

Con l'invasione degli arii muta la struttura economica nella penisola indiana e segna la disgregazione etnica e culturale. L'allevamento si affianca alle attività agricole. Gli arii introducono nella regione la coltivazione del riso e l'allevamento del cavallo, del cammello e dell'asino. La popolazione viene suddivisa in tanti piccoli villaggi. Le tribù agricole degli arii vivono in completa indipendenza tra loro, trasformandosi lentamente in Stati sovrani, ciascuno dei quali sotto la guida di un sovrano assoluto (detto rajah). I contatti e gli scambi con le tribù vicine o con i popoli confinanti sono rari.

La penisola indiana dell'antichità è quindi caratterizzata da una moltitudine di piccoli regni autosufficienti, tendenzialmente isolati e poco inclini ai rapporti con l'esterno. Nella civiltà indiana prevale l'aspetto religioso e una società rigidamente suddivisa in caste. La millenaria scrittura dei dravidi viene abbandonata dagli arii a favore del ritorno verso la tradizione orale.

La civiltà degli aria conosce una fase di sviluppo economico e culturale soltanto intorno al VI secolo a.C. quando gli ariani si diffondono nei territori delle valli del Gange e l'economia beneficia dell'introduzione della lavorazione del ferro e dell'uso della moneta.

Una storia molto molto simile a quanto accaduto in Europa con l'annichilimento delle società gilaniche da parte dei popoli Kurgan e la conseguente sconfitta della Rinascita, non credete?

Per noi del Progetto Atlanticus pertanto i Dravida sono i prescelti dagli Enkiliti per la ricostruzione della società umana dopo il Diluvio che distrusse quel mirabile sogno di Enki di uomini non più "a immagine e somiglianza" ma "esattamente come" - sogno iniziato durante l'Età dell'Oro su Atlantide.

Notevole anche il riferimento all'introduzione da parte degli Aria (indoeuropei) della moneta... esattamente come accadde in Europa/Medio-Oriente in Lidia.

http://www.okpedia.it/antica-civilta-indiana

http://it.wikipedia.org/wiki/Dravida

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