venerdì 20 luglio 2012

Malachia, Papa Ratzinger e le Olimpiadi


Dalla profezia di Malachia:

In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis.

Traduzione: Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli cadrà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Amen.

Un'ipotesi recente lascia pensare che Pietro Romano non sia riferito a un Papa, bensì al Cardinal Camerlengo che, alla morte del pontefice regnante, siede sul trono di Pietro in attesa dell'elezione del successivo. Da notare che l'attuale Camerlengo è il Card. Tarcisio Pietro Evasio Bertone, nato a Romano Canavese nel 1934. Dunque la strana coincidenza che nel suo nome completo sia contenuta la parola Pietro e nella sua località di nascita ci sia la parola Romano.

Possibile scenario: Ratzinger muore nel 2012, il camerlengo ne prende le veci realizzando la profezia di Malachia. Come dice la profezia di Malachia dio ritorna sulla terra, o meglio gli antichi dei, rivelando la loro vera natura extraterrestre e dando inizio a una nuova epoca, confermando la profezia maya... 


http://www.misteromania.it/profezie/papi.htm


...o forse si tratta di un piano ancora più subdolo che tira in ballo anche le prossime imminenti Olimpiadi dove mai prima d'ora si era visto un ricorso così estremo al simbolismo di impronta massonica?



Eccole qua, Wenlock e Mandeville, le due mascottes ufficiali dei Giochi Olimpici. Sorvoliamo sul loro aspetto estetico che ai più è apparso d’acchito alquanto sgradevole. Questi due esseri ciclopici con il corpo oblungo di forma vagamente triangolare sono ancora una volta due allegre rappresentazioni viventi del già menzionato simbolo massonico dell’occhio che tutto vede in cima alla piramide. Ma non è questo il punto chiave. 









Questi due ci stanno dicendo a chiare lettere che ad essere rivelato al mondo sarà proprio l’Anticristo. Come? Chiudete gli occhi e pronunciate i loro nomi in fila: “Wenlock Mandeville”, tenendo presente che la “e” in Wenlock si pronuncia come la “i” italiana e Mandeville porta l’accento tonico sulla vocale “e”. Niente? Provate ancora: “Wenlock Mandeville” e vi accorgerete presto che i nomi delle due mascottes sono esattamente omofonici alla frase inglese “we unlock Man-Devil” che significa “noi vi riveliamo l’uomo-diavolo“, cioè la Bestia, l’Anticristo. Difficilmente sarebbero potuti essere più chiari di così.

http://hearthaware.wordpress.com/2012/07/16/lanticristo-alle-olimpiadi-2012-parte-i/


Il mio timore è che si possano verificare una concomitanza di eventi riconducibili a quanto profetizzato nell'Apocalisse e nella profezia di Malachia; eventi in grado di realizzare lo scopo nascosto nei nomi delle mascotte delle Olimpiadi, ovvero la rivelazione dell'Anticristo.


Quali possono essere questi eventi? 


La morte di Papa Ratzinger e l'uccisione della Regina Elisabetta e l'incoronazione di Carlo (o William) come nuovo Re d'Inghilterra come ho descritto anche nel thread "Pietro Romano e la fine dei tempi" raggiungibile al seguente link:
http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12914


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giovedì 19 luglio 2012

Centrali energetiche nell'antico egitto?


Una interpretazione alternativa dello scopo che poteva avere il complesso architettonico di Giza. Di certo non tombe, visto e considerato che all'interno dei sarcofaghi di granito, nessun corpo fu mai rinvenuto.

" ...Io credo che l'acqua sarà un giorno usata come combustibile poichè l'idrogeno e l'ossigeno che la costitiuiscono, usati separatamente o insieme, forniranno un inesauribile sorgente di calore e luce......."
Jules Verne: L'Isola Misteriosa

Io credo invece che l’uomo in passato abbia già sviluppato la tecnologia necessaria a separare i due gas e la piramide di Cheope non è che un esempio di impianto di biotecnologia.


Noi oggi sappiamo che il biogas è una miscela di metano (65%), anidride carbonica (30%), vapore acqueo (1.9%), azoto (1,8%), idrogeno solforato (0,6), ossigeno (0.5), mercaptani (0,2%) con valori dei componenti variabili a seconda del materiale fermentescibile di partenza e le condizioni in cui avviene la fermentazione.

Le principali tecnologie per la sua utilizzazione sono indirizzate alla purificazione e lo stoccaggio:

la prima ci permette di avere il gas metano puro con piu alto potere calorifico (8.000 kcal/m3), la seconda l’immagazzinamento in volumi contenuti.

Se le piramidi non erano monumenti funerari allora potevano essere dei biodigestori dove opportune temperature e pressioni permettevano un conveniente stoccaggio del biogas.

Alcuni aspetti convalidano questa tesi:

1- La forma piramidale a base quadrata ha un alto rapporto tra la superficie esterna e il volume in modo da permettere dispersione di calore della massa.
2- Le pareti esterne erano ricoperte da calcare bianchissimo tale da riflettere i raggi solari.
3- Le pareti inclinate in modo perfetto potevano permettere un sistema di raffreddamento a film di acqua che sfruttando il calore necessario alla sua evaporazione abbassava la temperatura della massa (sistema usato in agricoltura in serre).
4- Le pareti degli ambienti interni sono di materiale diverso e in particolare granito rosso, diorite perfettamente combacianti e a tenuta stagna, quasi fatte a posta per contenere gas.
5- La piramide viene orientata con il lato dove è l’ingresso principale a nord e questa parete è anche quella che rimane sempre in ombra durante il giorno creando un gradiente termico.
6- Nell'anno 820 d.C. il Califfo Ma'mun fu il primo ad entrare nella camera del re e trova solamente un sarcofago in granito vuoto, ma racconta di aver trovato del materiale infiammabile tale da rendere l’aria interna irrespirabile. Si trattava di polvere di zolfo.
7- Ultima e forse banale osservazione è quella simbolica: noi sappiamo che la molecola di metano è composta da cinque atomi (CH4) come i cinque angoli della piramide quattro uguali alla base e uno diverso al vertice, ma la molecola di metano ha una forma spaziale piramidale con base triangolare e la molecola di carbonio al centro.




http://geoponica.myblog.it/archive/2008/05/10/l-idrogeno-di-cheope.html

mercoledì 18 luglio 2012

Messaggi da altri mondi abitati


Tratto dai messaggi rilasciati da Odearea'n, sedicente creatura extradimensionale

http://odearea-n.blogspot.it/
 
“Sono tra voi gli Antichi e i loro discendenti. Essi non vi hanno mai abbandonato anche se nel corso dei secoli hanno dovuto nascondersi o mutare forma. Sono tra voi come voi ma diversi da voi e solo ad alcuni tra gli umani è concesso di vederli nel loro vero aspetto.”

(...)

“Spesso tra voi terrestri e loro è sufficiente uno sguardo di intesa una sorta di complicità di cui è inutile cercare razionale spiegazione. Sono medici, spesso chiamati alla missione di preservare il futuro dei vostri figli ma possono essere anche persone senza dimora, ammalati apparentemente nella mente o nel corpo, persone diverse o con pensieri nuovi che rompono le infinite cristallizzazioni che avete da voi stesso costruito e consolidato nel tempo e che ora rischiano di soffocare ogni scintilla”

(...)

“Un tempo la terra era senza anime, poi vennero gli Antichi a portare le loro conoscenze e la loro stessa coscienza fece sì che lo spirito permeasse la materia presente. Coloro che vivono sulla terra sono quasi tutti discendenti degli Antichi ma nel tempo si sono mescolati ad altre razze provenienti dallo spazio e ad altre forme di vita meno coscienti e più incentrate sulla materia. Nel percorso della nostra e vostra evoluzione, essi non ci hanno mai abbandonato poiché si considerano i nostri e vostri generatori e quindi con noi e voi hanno costituito un legame indissolubile nel percorso evolutivo. Gli Antichi si sono assoggettati alle regole del vostro pianeta sposando la materia nella sua debolezza e spesso soffrendo il martirio e la persecuzione per le idee evolute che si sentivano chiamati a diffondere.

Dal medioevo in poi essi si sono protetti per poter rimanere a svolgere il loro compito e molti dei libri e dei film che vedete e leggete con divertimento nascono da verità sinora nascoste dal potere che soffoca la terra. Alcuni tra voi, spesso sollecitati da sofferenze traumi o anche soltanto dal percorso di riflessione profonda che si è svolto nel loro intimo, sono attualmente in grado di riconoscere gli Antichi e coloro che appartengono alle prime discendenze. Un contatto fisico può scatenare immagini ancestrali, uno sguardo può riportare alla conoscenza del compito per il quale siamo venuti alla vita.

Alcuni di voi hanno provato spavento poiché riescono per alcuni istanti a vedere le vere fattezze degli Antichi e pensano che sia frutto della loro follia. Non è così. Di solito la vera immagine appare solo per alcuni istanti in cui si percepisce la conoscenza e la serenità degli Antichi. In particolare questo riconoscimento o visione della realtà non illusoria avviene attraverso gli specchi, una vetrina di un negozio, uno specchio di acqua o anche attraverso la nebbie e contro luce”.

(...)

“Molte altre prove della presenza degli Antichi sono state distrutte o interpretate in modo scorretto, poiché la paura del diverso tiene la verità a grande distanza. Il Capo del Tibet conserva molte prove ma non può che utilizzarle per potenziare le capacità spirituali di un gruppo ristretto di monaci che opera per il bene del mondo intero. Se tali prove cadessero in mano di altri nessun umano non espressamente abilitato sarebbe in grado di formulare in sé un libero pensiero né di agire secondo sentimento”.

(...)

“Esiste un pianeta nascosto e invisibile il cui movimento è però a volte rintracciabile dai vostri strumenti. Tale pianeta rappresenta il vostro specchio e potrebbe determinare l’accelerazione dei processi distruttivi del pianeta, ma anche, paradossalmente, la vostra evoluzione spirituale. Gli Antichi che colonizzarono il pianeta lasciarono delle indicazioni sul calcolo dei periodi di avvicinamento del pianeta e sull’apertura dei relativi portali e i Maya chiusero quei segreti nella loro scrittura, ma nel tempo anche le iscrizioni, così come i cuori, si corruppero e la traccia rimasta non è comprensibile se non dagli iniziati”.

(...)

“Per amore decidemmo di trasformarci nella vostra stessa sostanza e materia e di percorrere il cammino insieme a voi. Anche gli Antichi sono tra voi. Esistono dei portali che si aprono a comando dall'interno della terra, dove ancora vive la progenie atlantidea. Vi sono cunicoli all'interno della terra e sotterranei nelle viscere delle montagne, percorsi noti solo a pochi.

Laggiù nel Tibet si cela ancora l'astronave che li portò nella terra del sole, terra benedetta, dove l'acqua scorreva limpida e vivifica, terra dei fiori che in altri mondi non possiedono gli stessi colori e le stesse odorose fragranze. Fummo poeti e sognatori, fummo coloni e amanti della vita.

Quando il grande disastro da noi stessi provocato distrusse il mondo di bellezza che avevamo creato, molti desiderarono perire con esso, morire con il proprio sogno irrealizzato. Altri dovettero difendersi in tempi di asperità e di orrore, mentre le radiazioni modificavano e distruggevano la bellezza dell'opera divina. Il maggior errore commesso all'epoca dai nostri progenitori non fu il causare quell'immane danno, ma il non credere nell'indistruttibilità dell'opera divina che infatti a suo tempo si rigenerò”.

(...)

“Voi, che credete di essere arrivati alle più alte vette della civiltà, siete più ottusi degli antichi popoli che vi hanno preceduto e dei quali studiate i costumi e i rituali perduti. La superiorità di cui vi ammantate è una logora veste di cui dovreste disfarvi.

Solo l'umiltà permette la visione della verità e la sua interpretazione. Gli sciamani ancora esistenti tra voi inutilmente predicono le sciagure che poi vi affliggono, e altrettanto inutilmente vi invitano ad aver riguardo per il creato, considerandolo cosa viva e senziente, senza l'aiuto del quale ciascun essere è poca cosa. Un tempo la natura veniva osservata in modo attento, poiché durante nostra permanenza vi avevamo insegnato a riconoscere la sua voce, i suoi pensieri e le sue necessità e ad assecondarle, per rimanere in armonia con essa.

Nel tempo avete dimenticato la saggezza delle nostre guide e siete passati dal terrore che l'ignoranza genera nei confronti degli eventi naturali ad una superbia così tracotante quanto incomprensibile, vista la superficialità e limitatezza della vostra attuale conoscenza”.

(...)

"Gli antichi insediamenti sono stati inghiottiti dalle falde terrestri, dagli oceani o dai ghiacciai, e quanti hanno effettuato ritrovamenti che avrebbero potuto stimolarvi a nuove riflessioni sono stati messi a tacere. Coloro che coraggiosamente continuano a divulgare le informazioni racchiuse nel passato vengono emarginati, persino nell'ambito della loro materia o professione, spesso derisi e calunniati. Questo accade perché la civiltà che seguirà alla vostra sia libera di commettere gli stessi errori o di evitarli, sempre attraverso l'evoluzione del proprio sentire.

Ma questo accade anche perché chi detiene il potere sulla terra non desidera l'evoluzione, poiché essa comporta consapevolezza e libertà. Per prima cosa essi distrussero le tracce del loro arrivo e della loro specifica appartenenza planetaria, rimuovendo il codice mentale attraverso il quale avrebbero potuto essere rintracciati dal loro pianeta madre. Interrotto ogni contatto fisico e psichico con la realtà di appartenenza, la loro natura si plasmò rapidamente secondo i codici del nuovo pianeta. Accadde dunque che, dopo aver trascorso un periodo nell'osservazione di una vita che si era sviluppata in modo così diverso dal loro, essi decisero di intervenire su quello che ritenevano uno stadio di evoluzione troppo inferiore per essere accettato. Mentendo a se stessi, si persuasero di essere responsabili della felicità degli esseri che vivevano sul pianeta, mentre invece si adoperarono solo nel perseguire gli obiettivi dettati dalla loro superbia. Attraverso l'elaborazione del codice genetico di quegli esseri primitivi dall'intelligenza poco sviluppata, venne concepita una nuova razza.

Genomi atlantidei vennero riprodotti, modificati e inseriti nei filamenti staminali, fino a raggiungere una stabilità minima predefinita, tale da consentire la rapida evoluzione della nuova specie artificiale. I laboratori utilizzati per quelle ricerche, dalle strumentazioni di potenza e precisione impensabili per il vostro sviluppo cognitivo persino adesso a distanza di migliaia di anni giacciono nelle viscere della terra, muti e silenti, intatti e pronti ad accogliere nuovi freddi sperimentatori. Il pensiero iniziale degli esploratori era stato quello di scoprire l'essenza della vita terrestre e di migliorarne la qualità, ma il progetto si sviluppò seguendo le direttive di individui troppo coinvolti nel proprio personale interesse, i quali utilizzarono come schiavi le creature generatesi dagli esperimenti, sottoponendole anche a torture inaudite quanto inutili.

La presenza di queste nuove creature sconvolse l'equilibrio sociale e morale preesistente, generando, proprio tra coloro che si consideravano portatori di pace, prima discordia e poi vere e proprie guerre fratricide. Sembrava che la permanenza sulla terra avesse inesorabilmente privato gli atlantidei dell'armonia che li aveva sinora distinti tra le altre razze presenti nell'universo, trascinandoli ad un livello di sentire completamente diverso. Le nuove creature, frutto degli esperimenti genetici, svilupparono rapidamente notevoli caratteristiche intellettive e grande sensibilità, raggiungendo posizioni elevate all'interno della comunità. La razza primigenia e quella costruita in laboratorio finirono per fondersi, creando ceppi diversi sia per aspetto fisico che per potenzialità psico-intellettive. La telepatia e la chiaroveggenza divennero capacità sempre più rare, non tanto a causa delle inevitabili modificazioni genetiche, ma soprattutto perché si era perso l'equilibrio interiore che consentiva ai recettori chimici di influire a tale scopo sulla corteccia cerebrale. Intere zone del cervello, non più sottoposte a stimolo, si atrofizzarono.

Quando arrivarono gli sconvolgimenti climatici e tellurici che la sensitività ormai compromessa non era più in grado di prevedere né di arginare, la civiltà atlantidea venne spazzata via, lasciando come traccia del suo passaggio una quantità di codici che nessuno ancora ha saputo decifrare o interpretare correttamente. Gli atlantidei avevano previsto, in caso si fossero verificati cataclismi, che si attuassero programmi di rigenerazione della flora e fauna preesistenti.

In questo modo le varie forme di vita sulla terra vennero preservate dall'estinzione. I superstiti, per necessità di perpetuarsi, dovettero in parte fondersi con le forme di vita umanoide sopravvissute ai cataclismi, dando luogo ad altri ceppi di esseri umani. Molti incroci si estinsero con il passare del tempo, in quanto non in grado di adattarsi velocemente alle modificazioni dell'ambiente; altri si estinsero per selezione naturale, in quanto gli individui tendevano a riprodursi scegliendosi per similitudine di comportamenti e di sensibilità.

L'uomo con le fattezze che conoscete non discende dai gruppi che si formarono dagli incroci, ma dal ramo atlantideo, ed è per questo che non riuscite a collegare tra loro tutti i tipi di ominidi di cui avete rintracciato i resti. Ogni tipologia è in realtà una specie a se stante, anche se alcune si sono poi fuse tra loro. Lo yeti e altre creature che si nascondono nei luoghi più impervi della terra, consapevoli della sorte che toccherebbe loro se venissero scoperti, non sono che i sopravvissuti degli antichi incroci".

martedì 17 luglio 2012

La Cueva de Los Tayos


Il momento storico della RINASCITA si colloca immediatamente dopo la fine della glaciazione di Wurm, avvenuta forse molto più rapidamente di quanto finora ipotizzato dai geologi; così rapidamente i cui catastrofici effetti vennero tramandati di generazione in generazione entrando nei miti di molte delle prime società umane come Diluvio Universale.

La prova definitiva di quanto fin qui sostenuto non c'è, ma abbiamo già visto nei post precedenti come esistano possibili legami tra civiltà che secondo la storiografia tradizionale non sarebbero mai entrate in contatto tra di loro: analogie nei loro miti e nelle loro tradizioni, e incredibilmente in alcuni casi anche forti similitudini nell'architettura, nello stile dell'artigianato e persino nella scrittura!

Forse il risultato di un retaggio comune - di una civiltà madre antidiluviana, abbastanza progredita da rappresentare guida e ispirazione per le prime civiltà storiche umane recenti: sumeri, olmechi, indoeuropei etc.etc... Una civiltà madre che mi piace identificare con Atlantide.

Forse la prova definitiva era contemplata nei documenti e nei testi contenuti nella Biblioteca di Alessandria, oppure nelle collezioni di manufatti e volumi dei Maya e degli Aztechi depredati durante l'invasione spagnola del Sud America? Comunque sia non lo potremo mai sapere essendo andate distrutti preziosissimi reperti che avrebbero potuto gettare nuova luce sulla storia umana.

O forse no...?!

Dal sito http://www.yurileveratto.com/ un articolo che parla della Cueva de Los Tayos e del suo misterioso tesoro. Solo una fantasia? Neil Armstrong non sembrava pensarla così... ma... un momento. Cosa ci fa il primo uomo a sbarcare sulla Luna in una spedizione nel cuore della foresta amazzonica?!?!?

Di seguito riporto integralmente l'articolo pubblicato sul sito di Yuri Leveratto:


Nella regione amazzonica ecuadoriana chiamata Morona Santiago esiste una caverna molto profonda, detta in spagnolo Cueva de los Tayos. La caverna, che si trova ad un’altezza di 800 metri sul livello del mare, viene denominata Tayos, dal nome di caratteristici uccelli quasi ciechi che vivono nelle sue profondità. Gli indigeni Shuar o Jibaros (che avevano l’usanza di rimpicciolire il cranio dei nemici uccisi in battaglia), che vivono nelle vicinanze della grotta, usavano cibarsi di detti volatili.

La più antica notizia della caverna risale al 1860 quando il generale Victor Proano inviò una breve descrizione della grotta al Presidente dell’Ecuador di allora, Garcia Moreno. Solo nel 1969 però, un ricercatore ungherese naturalizzato argentino, di nome Juan Moricz, esplorò a fondo la caverna, trovando molte lamine d’oro che riportavano delle incisioni arcaiche simili a geroglifici, statue antiche di stile mediorientale, e altri numerosi oggetti d’oro, argento e bronzo: scettri, elmi, dischi, placche.

Il ricercatore ungherese fece anche uno strano tentativo di ufficializzare la sua scoperta, registrando i suoi ritrovamenti nell’ufficio di un notaio di Guayaquil, il giorno 21 luglio 1969, ma le sue richieste non furono accolte.

Nel 1972 lo scrittore svedese Erik Von Daniken diffuse nel mondo il ritrovamento del ricercatore ungherese. Quando la notizia dello strano ritrovamento di Moricz si sparse nel mondo, molti studiosi ed esoteristi decisero di esplorare la caverna con spedizioni private.

Una delle prime e più ardite spedizioni fu quella condotta nel 1976 dal ricercatore scozzese Stanley Hall alla quale partecipò l’astronauta statunitense Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede nella Luna, il 21 luglio 1969. Si narra che l’astronauta riferì che i tre giorni nei quali rimase all’interno della grotta furono ancora più significativi del suo leggendario viaggio sulla Luna.

All’impresa prese parte lo speleologo argentino Julio Goyen Aguado, amico intimo di Juan Moricz, dal quale aveva avuto delle precise indicazioni sull’esatta localizzazione delle placche e lamine d’oro intagliate.

Sembra che Goyen Aguado, su indicazione di Moricz, che non partecipò alla spedizione, abbia depistato Stanley Hall, senza permettere agli anglosassoni di appropriarsi degli antichi reperti d’oro.

Altre versioni della storia indicano invece che gli anglosassoni razziarono parte del tesoro, trasportandolo illegalmente al di fuori dell’Ecuador.
Secondo altri ricercatori il vero scopritore degli immani tesori archeologici della Cueva de los Tayos non fu l’ungherese Moricz, ma bensì il prete salesiano Carlo Crespi (1891-1982), nativo di Milano.
Crespi avrebbe indicato a Moricz come entrare nella caverna e come trovare la giusta via nel labirinto senza fondo situato nelle sue profondità.

Carlo Crespi, che giunse nella selva amazzonica ecuadoriana nel lontano 1927, seppe conquistarsi nel tempo la fiducia degli autoctoni Jibaro, e si fece consegnare, nel corso di decenni, centinaia di favolosi pezzi archeologici risalenti ad un epoca sconosciuta, molti di essi d’oro o laminati d’oro, spesso intagliati magistralmente con arcaici geroglifici che, a tutt’oggi, nessuno ha saputo decifrare.

A partire dal 1960 Crespi ottenne dal Vaticano l’autorizzazione ad aprire un museo nella città di Cuenca, dove era ubicata la sua missione salesiana. Nel 1962 ci fu un incendio, e alcuni reperti furono perduti per sempre. Crespi era convinto che le lamine e le placche d’oro da lui trovate e studiate, indicassero senza ombra di dubbio che il mondo antico medio-orientale antecedente al diluvio universale fosse in contatto con le civiltà che si erano sviluppate nel Nuovo Mondo, che erano già presenti in America a partire da sessanta millenni fa (vedi mia intervista all’archeologa Niede Guidon).

Secondo Padre Crespi, gli arcaici segni geroglifici che erano stati incisi o forse pressati con degli stampi, non erano altro che la lingua madre dell’umanità, l’idioma che si parlava prima del diluvio (vedi mio articolo sul nostratico).

Le conclusioni di Carlo Crespi erano stranamente simili ad altri ricercatori dello stesso periodo, come l’esoterico peruviano Daniel Ruzo (studioso di Marcahuasi), il medium statunitense G.H.Williamson, l’archeologo italiano Costantino Cattoi, o il ricercatore italo-brasiliano Gabriele D’Annunzio Baraldi (che documentò a fondo la Pedra do Ingá).
Verso la fine degli anni 70’ del secolo scorso Gabriele D’Annunzio Baraldi visitò a lungo Cuenca, dove conobbe sia Carlo Crespi che Juan Moricz.

In quell’occasione Carlo Crespi confidò all’italo-brasiliano che la Cueva de los Tayos era senza fondo e che le migliaia di diramazioni sotterranee non erano naturali, ma bensì costruite dall’uomo nel passato. Secondo Crespi la maggioranza dei reperti che gli indigeni gli consegnavano provenivano da una grande piramide sotterranea, situata in una località segreta. Il religioso italiano confessò poi a Baraldi che, per timore di futuri saccheggi, ordinò agli indigeni di coprire interamente di terra detta piramide, in modo che nessuno potesse mai più trovarla.

Secondo Baraldi gli arcaici geroglifici incisi nelle lamine d’oro della Cueva de los Tayos, richiamavano all’antico alfabeto degli Ittiti, che secondo lui avevano viaggiato e parzialmente colonizzato il Sud America diciotto secoli prima di Cristo. Baraldi notò che in molte placche e lamine d’oro erano ricorrenti vari segni: il sole, la piramide, il serpente, l’elefante. In particolare la placca dove venne incisa una piramide con un sole nella sua sommità venne interpretata da Baraldi come una gigantesca eruzione vulcanica che avvenne in epoche remote.

Quando Carlo Crespi morì, nell'aprile del 1982, la sua fantasmagorica collezione d’arte antidiluviana fu sigillata per sempre, e nessuno poté mai più ammirarla. Vi sono molte voci sulla sorte dei preziosissimi reperti raccolti pazientemente durante lunghi decenni dal religioso milanese.

Secondo alcuni furono semplicemente inviati in segreto a Roma, e giacerebbero ancora adesso in qualche cavó del Vaticano.
Altre fonti proverebbero che il Banco Centrale dell’Ecuador abbia acquisito, per la somma di 10.667.210 $, circa 5000 pezzi archeologici in oro e argento. Il responsabile del museo del Banco Centrale dell’Ecuador, però, Ernesto Davila Trujillo, smentì categoricamente che l’entità di Stato acquisì la collezione privata di Padre Crespi.
A prescindere dalla localizzazione fisica attuale dei reperti archeologici di Padre Crespi, restano le fotografie e le numerose testimonianze di molti studiosi a prova della loro veridicità.

Sembra quasi che qualcuno abbia voluto occultare i fantastici pezzi archeologici collezionati e studiati dal religioso milanese. Perché?

Sicuramente la prova che popoli antidiluviani, e altri successivi al diluvio, ma prettamente medio-orentali, abbiano visitato il bacino del Rio delle Amazzoni in tempi così remoti e vi abbiano lasciato una tale quantità di meravigliosi reperti, è una verità che potrebbe essere scomoda. Molti storici convenzionali hanno descritto Padre Crespi come un impostore o semplicemente un visionario, che ha mostrato come autentiche delle lamine d’oro che erano semplicemente dei falsi o delle copie di altre creazioni artistiche medio-orientali.

La mia opinione sugli immani tesori della Cueva de los Tayos è che sono autentici e provengono dal Medio-Oriente. Bisogna però distinguere tra alcuni reperti dove sono stati intagliati degli apparenti geroglifici e altri che sono rappresentazioni d’arte Sumera, Assira, Egizia, Ittita.
Sono convinto che prima del diluvio i popoli che vivevano nella terraferma corrispondente all’attuale piattaforma continentale del continente africano (poi sommersa), avessero frequenti scambi con i popoli che, già da sessanta millenni prima di Cristo, vivevano nell’attuale Brasile.

La Pedra do Ingá, studiata a fondo dal ricercatore Baraldi, e da me descritta nel gennaio del 2010, testimonia che popoli antichissimi rappresentarono un evento per loro importantissimo (forse il diluvio universale?), utilizzando un arcaico metodo di scrittura (una forma di nostratico?), dopo essere giunti nell’odierno Brasile in seguito ad un evento fortuito.

E’ utile ricordare inoltre, anche l’arcaico alfabeto inciso nella statuetta (che proveniva dall’interno del Brasile), di basalto nero che fu donata all’esploratore Percy Fawcett dallo scrittore Rider Haggard. Detto alfabeto è molto simile ai segni incisi nelle lamine d’oro della Cueva de los Tayos.

In questo senso si possono individuare e descrivere alcune iscrizioni arcaiche dei reperti trovati nella Cueva de los Tayos come facenti parte dell’idioma nostratico. Per quanto riguarda invece altri reperti, di chiara derivazione medio-orientale post-diluviana, ritengo opportuno considerarli come resti di varie spedizioni occasionali che furono attuate a partire dal terzo millennio prima di Cristo dai Sumeri e in seguito da Egizi, Fenici e Cartaginesi.

Queste mie conclusioni non sono solo supportate dal fatto che resti di foglia di coca furono travati nelle mummie egizie, ma soprattutto dai recenti ritrovamenti nell’altopiano andino come la Fuente Magna e il monolito di Pokotia.

Resta il mistero del perché tutto quell’immane tesoro sia stato ammassato nella Cueva de los Tayos e nei labirinti che si trovano nelle sue profondità. A mio parere è possibile che limitati gruppi di discendenti di anti-diluviani, sopravvissuti all’enorme catastrofe, una volta sbarcati in Sud America, abbiano voluto salvare le loro preziosissime reliquie, nascondendole in seguito in una grotta ritenuta da loro sicura.

Per quanto riguarda invece i popoli medio-orientali post-diluviani, mi riferisco in particolare ai Sumeri, Egizi, Fenici e Cartaginesi, è possibile che ogni gruppo viaggiasse con particolari insegne della loro stirpe e della loro origine, che nel corso dei secoli si persero nelle Ande (come il caso della Fuente Magna). In seguito gli antenati degli indigeni Suhar ammassarono dette reliquie nella Cueva de los Tayos ritenendoli oggetti sacri che dovevano per forza essere raccolti in un luogo ritenuto magico dalla loro tradizione.

YURI LEVERATTO


L'articolo di Yuri non solo si collega al tema del thread, ovvero la "RINASCITA" perpetrata dai sopravvissuti al Diluvio di quella civiltà che io chiamo Atlantide, ma presenta inoltre interessanti spunti di discussione anche sui mondi sotterranei di cui la Cueva de Los Tayos sembra rappresentare un possibile punto di accesso.

lunedì 16 luglio 2012

L'Eredità degli Antichi Dei


Forse uno dei più importanti e originali obiettivi del Progetto Atlanticus sta nel cercare di definire un nesso logico di causa-effetto tra le scoperte legate al mondo ufologico e paleoarcheologico così da poter attribuire un valore di storicità temporale agli enigmi.

La forza della storiografia ufficiale accademica è il nesso di causa-effetto che esiste tra tutti gli eventi studiati e che lega tutte le vicende umane storiche appunto.

Oggi, grazie soprattutto alla ricerca svolta negli ultimi decenni e alla massiccia divulgazione delle diverse teorie fatta negli ultimi anni, abbiamo catalogato molte prove e indizi, su tutti i temi, a partire dalle origini del genere umano, arrivando fino ai giorni nostri: ovviamente bisogna avere l'apertura mentale per considerarle tali anche se significa rimettere in discussione anche le proprie certezze.

Con questo non voglio dire che la ricerca si deve fermare anzi, è importantissimo aggiungere quanti più tasselli possibili al mosaico della Verità. Mosaico che altrettanto ormai ci fornisce un quadro di riferimento abbastanza chiaro.

Quello che realmente manca, dal mio punto di vista è il tentativo di attribuire a tutte queste teorie una vera valenza storiografica da affiancare a quella accademica.

Per questo servono più prove, più elementi, in grado di mettere in relazione di causa-effetto, la visita degli Anunnaki con il mito di Atlantide, i siti megalitici di Gobekli Tepe, Puma Punku e tutti gli altri, come ho cercato di fare in via rudimentale nel mio libro.

L'Eredità degli Dei, se esiste, è rappresentata proprio da quel fil rouge che mette in relazione il tutto, dall'arrivo dei primi 'visitatori' fino al Giudizio Universale. Solo comprendendo ciò, secondo il mio punto di vista, saremo in grado di scoprire quel 'tassello rivelatore' dell'eredità che i nostri antichi padri, dei o alieni, o umani evoluti, ci hanno lasciato: quel potenziale latente insito in ciascuno di noi che aspetta solo di essere riattivato per ottenere l'Eredità.

Proviamo allora a tracciare insieme questo percorso storico identificando i possibili legami causa-effetto tra i vari misteri partendo proprio dalle origini dell'uomo.

Retrodatazione scoperta della ruota


Lo storico Richard Overy, autore di "The Times Complete History of the World”, fissa nel 3.500 a.C. l'invenzione della ruota che verrà poi ampiamente applicata dai sumeri (guarda un po', sempre loro i primi) sia per applicazioni civili (agricoltura, architettura, ingegneria) sia militare (carri da guerra).

I reperti trovati da Mesut Alp sono indubbiamente 'scomodi' per la storiografia tradizionale in quanto oltre ad anticipare di qualche millennio sia l'invenzione della ruota, sia quella della scrittura, disloca geograficamente anche la nascita della civiltà.

Mi sembra, ma chiedo ulteriore conferma, che il luogo di ritrovamento (Kiziltepe) sia molto vicino a Gobekli Tepe, dove fu ritrovato un antichissimo sito di circa 10.000 anni fa.

Forse che la terra di origine dei sumeri fosse nell'alta valle del sistema fluviale Tigri-Eufrate? Forse che la nascita della civiltà sumera sia da anticipare di qualche millennio, rivedendo completamente la linea del tempo della storia antica?

Se fosse vero si concretizzerebbe la mia ipotesi di un percorso di "rinascita" del genere umano ispirato dai sopravvissuti al cataclisma ricordato come Diluvio Universale di cui al mio thread


iniziato fin già da 10.000 anni fa.

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domenica 15 luglio 2012

Siamo allo scacco matto?


In una partita a scacchi vince chi nella fase preliminare ha ottenuto un vantaggio tattico nella disposizione delle proprie pedine.

Sta per essere decretato scacco matto al mondo?

Vi è un legame tra ciò che sta succedendo e le numerose profezie relative alla fine dei tempi tra cui l'Apocalisse di San Giovanni?


Abbiamo ancora modo di ribaltare il risultato?

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