venerdì 21 giugno 2013

Oltre la soglia... Tra Luce e Oscurità



Le esperienze di pre-morte (in Inglese “Near Death Experiences”) sono quelle che risultano dal coma sotto anestesia. Molti di coloro che si sono trovati in queste condizioni e sono tornati indietro hanno dato una spiegazione uniforme: un tunnel, una luce abbagliante, cari defunti che cercano di “far ambientare” il “nuovo arrivato”, sonno rigeneratore che serve a ridare le energie per una possibile ulteriore incarnazione.

Siamo troppo abituati all’Inferno e al Paradiso ecclesiastici per non rimanere stupiti da questo racconto identico espresso da tutti coloro che hanno vissuto momenti di pre-morte; inoltre le stesse persone che avevano valicato la soglia dell’aldilà, hanno sempre sostenuto di essere tornate indietro a malincuore.

Tutti ritengono che sia meraviglioso[1] e quando si dice loro che sono costretti a ritornare perché “non è ancora la loro ora”, essi rimangono fortemente delusi. Tra l’altro non si dimentichi che all’atto del distacco, per quanto temporaneo, l’anima fluttua disorientata e riesce a vedere il suo corpo ma poco dopo accade quanto precedentemente detto: si supera la soglia e tutto va per il meglio (salvo poi non essere costretti a tornare indietro). Tra l’altro tutti i dolori vengono meno, a livello fisico come psicologico.

L’unico problema che sorge è quello del “sonno rigeneratore”.

In questa fase ha inizio il momento più difficile perché viene mostrata la propria vita come in un film: pellicole di “buono” e “cattivo” compiuto durante la propria esistenza.

Quando l’anima si è abituata a questa “oasi”, tempi molto ristretti in verità, però è costretta a riprendere la vita ordinaria.

Ma non sempre l’aldilà è rose e fiori. Ci sono esperienze di pre-morte che sono solo scontro con le tenebre; inoltre va detto che pur sembrando migliore il mondo “di là” in realtà non è così ed approfondiremo il perché. Per intanto occupiamoci delle esperienze – poche – di NDE che incontrano le tenebre e non la luce. Generalmente si tratta di suicidi ma non solo.

Le persone, si sa, possono tentare anche il suicidio. Si tratta di soggetti deboli, fragili, che per un nonnulla provano a togliersi la vita. Essi sono trasportati in un vortice dove l’angoscia ed il turbamento sono l’elemento principale.

Infatti, si ritrovano in compagnia di persone tristi, malinconiche, anche malevole. Alcune indicano ai suicidi quale sarebbe stata la loro vita se essi avessero proseguito senza tentare di uccidersi.

Si tratta di un luogo spettrale dove domina l’infelicità ed il martirio psicologico è di casa.

Al dolore psicologico si aggiunge ancora una volta quello materiale; spesso costoro sentono un caldo insopprimibile e la necessità di bere molto. Sono facili alle lacrime perché nella stragrande maggioranza dei casi si pentono di aver tentato di morire autonomamente quindi senza che la morte li chiamasse nel tempo stabilito.

Le esperienze di pre-morte in questo senso non sono molte; questo non toglie che l’ “aspirante suicida” può essere salvato ma gli resta lo scontro con le tenebre e la paura della morte o di quel che potrebbe incontrare nell’aldilà.

Le NDE sono quasi tutte impostate su incontri con la luce, salvo i casi di tentativi di suicidio oppure i casi anomali che tratteremo adesso.


Evelyn Elsäßer-Valarino ha approfondito gli studi sulle NDE negative: mentre Raymond Moody ha fatto il contrario, ella si è occupata di questi “casi strani” che sono basati soprattutto sulla paura di “perdere l’Ego” ed hanno connotazioni religiose, caratterizzate per esempio dalla visione dell’inferno. Ecco come un soggetto ha descritto la sua NDE negativa:

“Sono sceso là in fondo! Tutto era nero e c’era gente che urlava, c’era del fuoco e loro volevano bere…D’improvviso siamo scesi ed era tutto scuro…Non era un tunnel, era qualcosa di più grande: era un tunnel enorme. Io scendevo fluttuando…Vedevo molte persone laggiù che piangevano e urlavano…Potevano essere circa un milione di persone…Domandavano da bere…Non avevano assolutamente più acqua…E Lui era là, con le sue piccole corna…L’ho subito riconosciuto…il diavolo in persona!”.

Il primo che ha parlato delle esperienze di pre-morte negative è stato un cardiologo statunitense, Maurice Rawlings[4] descrivendo scene assurde, con persone che supplicavano i medici di assisterli durante la loro crisi pre-mortale e di non lasciarli cadere in quell’ambiente “terrificante” che chiamano inferno. Egli asseriva che tutti i tentativi di suicidio creassero NDE negative, ma le testimonianze e gli studi successivi hanno mostrato il contrario; ciononostante dopo tanti “batti e ribatti” si è giunti ad affermare che “la possibilità di incontri negativi, sebbene sia poco frequente, è comunque incontestabile”

Ci sono tipi di interpretazioni diverse. Per Elsäßer-Valarino l’esperienza termina troppo velocemente ed in maniera inopportuna lasciando la persona in uno stato di disagio e paura.

Ring invece parla di NDE “rovesciata” ossia la paura di perdere il loro Ego nel processo della morte.

Quando però si lasciano andare, la sensazione diventa di assoluta armonia. Paura e rifiuto di lasciare la presa, dunque.

Altro fattore è la paura di morire. Questo caso dà la sensazione dei demoni che strappano la carne.

Ma torniamo alla visione più comune, quella dell’incontro con la luce.

La vita materiale è un continuo rapporto di “scontro” con il nostro corpo fisico: stress, malanni, continue attenzioni per non farci del male. Sembra quasi – ed è – una battaglia quotidiana con un involucro che sappiamo avere un atteggiamento usurante che lo porterà a corrosione finale.

Al di là della “visione beatifica” che ci libera da dolori, malattie, rapporti stressanti con il quotidiano, stanchezza di ogni genere e grado, come dicevamo precedentemente (e qui mi attengo agli studi psichiatrici effettuati in materia), al di là di semplice NDE da cui non ci si vorrebbe staccare mai, il punto dolente è e rimane quello del “sonno rigeneratore”.

Esso serve per recuperare le energie di una vita trascorsa a combattere contro tutto e tutti, ma poi se si è rimasti sul piano ultraterreno, una volta “riposati” da tutto quanto suddetto, si vaga in attesa di ritornare sul piano materiale se il Samsãra non è ancora chiuso, cominciando tutto daccapo.

Fermandoci ad un semplice stato pre-mortale invece, questo assaggio di “beatitudine” termina troppo presto quando i medici per salvare la vita operano per risvegliare la persona sotto anestesia e questa viene meno.

A parte le “storiche” trattazioni delle NDE di Emmanuel Swedenborg, Carl Gustav Jung, Raymond Moody ed Elisabeth Kübler-Ross ultimo e più approfondito contributo è stato quello del medico olandese Pim van Lommel, cardiologo che nel 2001 sulla rivista “The Lancet” pubblicò i risultati di uno studio condotto per 10 anni su 344 pazienti. Lo studio aveva come obiettivo la verifica dell’esistenza delle NDE e si concluse accettando che i fenomeni riscontrati potevano essere spiegati solo assumendo che la coscienza non fosse solo una semplice manifestazione cerebrale. In questo senso, van Lommel fu attaccato perché non era d’accordo con la tesi meramente materialistica.

Cosa dedurre da qui? Dopo tanto parlare, bisognerebbe pensare dunque che al di là di “epifenomeni” attualizzati attraverso l’apparizione di “fosfeni”, questo mondo di luce dovuto allo stato di pre-morte esiste davvero.


giovedì 20 giugno 2013

DNA Gilanico


Uno studio dimostra che i primi agricoltori dell'Europa centrale provengono da un'area circoscritta tra la Turchia e il vicino oriente per poi fermarsi in Germania intorno a 7500 anni fa.

Il fatto notevole è che i marcatori genetici sono stati sostituiti improvvisamente 4500 anni fa


Il che ci riporta dritti dritti ai tempi delle società gilaniche e al successivo arrivo dei Kurgan... 

martedì 18 giugno 2013

Semiramide Americana


Cosa rappresenta realmente la Statua della Libertà?

statua-liberta-lucifero

La Statua della Libertà fu un regalo che i massoni francesi fecero all’America. Lo scultore della statua infatti fu un massone di nome Frederic A. Bartholdi (1834-1904), con cui collaborò Gustave Alexander Eiffel (1832-1923), ingegnere e imprenditore francese divenuto famoso per la costruzione della Torre Eiffel a Parigi, che era anche lui massone.

Le origini massoniche di questa famosa statua sono confermate sul sito della Gran Loggia Autonoma delle Calabrie, dove si legge a proposito della statua della libertà: ‘L’origine massonica della Statua della Libertà è fuor di dubbio: fu, specificamente, un regalo della massonica Francia alla massonica America, copia dell’icona che campeggia sulla Senna [...]. Secondo la mitologia massonica, le Statue della Libertà simboleggiano la Regina Semiramide e Iside.

Il Sole che circonda il capo della Statua è anch’esso un simbolo di origine ermetica: il quale, peraltro, è stato a lungo sotto gli occhi degli italiani, sui vessilli dei massonicissimi Partito Socialista e Partito Social Democratico – insieme al Libro della Legge, che peraltro entrambe le Statue della Libertà reggono in mano. La torcia simboleggia l’illuminazione, la Luce, la Conoscenza: è un segno della Tradizione Primordiale e Unica’ (http://www.gladc.it/letturecur.htm).

Nel video di cui al link sottostante (che fa parte di un documentario) viene detto da più parti che in realtà questa statua rappresenta Lucifero, il portatore di luce secondo i massoni e gli Illuminati, e difatti la statua rappresenta una donna che porta una torcia che rappresenta la luce o l’illuminazione che porta appunto Lucifero, il dio dei massoni e degli Illuminati, protagonista dell'interpretazione gnostica del cristianesimo delle origini e dei Templari.

lunedì 17 giugno 2013

Dritti all'Obiettivo


Negli Stati Uniti il presidente Obama, durante il suo discorso sullo stato dell’Unione pronunciato l’11 marzo scorso, ha annunciato ufficialmente l’inizio delle trattative per la formazione di un grande mercato transatlantico. Il commissario europeo per il commercio, Karel De Gucht, ha dichiarato che il beneficio previsto per l’Unione Europea è valutato in 100 miliardi di euro ogni anno.

L’accordo prevede l’eliminazione delle barriere al commercio: le barriere doganali, le cosiddette “barriere tecniche” e le barriere non tariffarie che riguardano beni, servizi, guadagni e investimenti, oltre che la liberalizzazione dei mercati pubblici e della materia dei diritti di proprietà intellettuale.

Presentato come piano di rilancio dell’economia che permetterebbe di uscire dalla crisi attuale, il progetto, in fase di preparazione da 15 anni è piuttosto il risultato di una scelta strategica degli Stati Uniti: il passaggio da un mercato mondiale non più vantaggioso – basato su un sistema di scambi multilaterali – ad un’organizzazione bilaterale USA-UE.

A testimonianza di ciò basti pensare al blocco dei negoziati dell’OMC nel round di Doha da parte dei rappresentanti americani, e alla scelta degli USA a favore di negoziazioni bilaterali; l’accelerazione data dagli Stati Uniti alla chiusura delle negoziazioni ha permesso di concludere accordi regionali al di fuori dell’osservatorio dell’OMC.

Nel mercato unico al quale l’UE vuole dare il via, il 60% degli scambi commerciali potrà avvenire sulla base di negoziazioni bilaterali, al posto degli attuali accordi multilaterali. In questa zona “franca” lasciata libera dall’UE, i prodotti statunitensi avrebbero, di fatto, un vantaggio competitivo sul mercato mondiale,

La liberalizzazione totale degli scambi avrà effetti diversi sui due mercati: se negli stati Uniti si registrano i segni di una, se pur debole, ripresa della crescita industriale, l’Europa è appena agli inizi di una fase di calo della produzione che ci si ostina a chiamare “crisi della moneta unica”

L’apertura del mercato statunitense potrà giovare solo alla Germania, e da qui il ruolo centrale di Berlino per il raggiungimento dell’accordo.

La contrazione della domanda dei paesi dell’UE verrebbe controbilanciata dai nuovi sbocchi che si aprirebbero nel mercato USA: lo spazio europeo, costruito dagli Usa attorno alla Germania, viene consegnato da Berlino nelle mani degli USA, e si può ben comprendere il ruolo di perno della Germania nella trasformazione della zona Euro da Unione Monetaria a libero mercato degli Stati Uniti.

Il rifiuto di ristrutturare il debito della Grecia e le posizioni di punta contro la “frode fiscale” hanno favorito lo spostamento di grandi capitali nella zona del dollaro americano e rafforzato la posizione centrale del biglietto verde.

Il processo che conduce all’apertura del grande mercato transatlantico va oltre la liberalizzazione degli scambi: il perno di questa costruzione politica è il nuovo ruolo di egemonia degli Stati Uniti nei confronti dei paesi della zona dell’euro: le parti si sono, infatti, impegnate a creare, entro il 2014, una “zona di cooperazione” in materia di libertà, sicurezza e giustizia”. La zona di libero scambio è in realtà una zona di libero controllo degli U.S.A. sul continente Europeo, già dall’inizio delle negoziazioni.

Il processo che conduce all’instaurazione di questo grande mercato unificato è l’opposto del metodo comunitario. Se il mercato comune europeo è nato, come struttura economica basata sulla liberalizzazione degli scambi, il grande mercato transatlantico realizza un’unione politica; una risoluzione del Parlamento europeo del 25 aprile 2007 anticipa già la creazione di un’assemblea transatlantica.

Nelle profonde divergenze tra Europa e gli Usa, in materia di protezione dei dati personali sarà, di fatto, il diritto americano ad imporsi e le procedure europee dovranno adeguarsi. L’affare Swift è emblematico: nonostante la flagrante violazione del diritto comunitario sulla tutela dei dati finanziari, la condivisione di questi non è mai stata messa in discussione. Al contrario, l’UE e gli USA hanno firmato accordi per legittimarla.

Il Parlamento europeo ha infine approvato, nel luglio del 2010, un sistema permanente che permette alle autorità americane di accedere ai dati finanziari dei cittadini dell’Unione. Tuttavia, l’accordo non prevede l’accesso delle autorità europee alle transazioni bancarie e traduce in questo modo l’asimmetria esistente tra i due “partner”.

Nodo centrale del grande mercato transatlantico è il trasferimento del trattamento dei dati personali al settore privato. Si tratta di eliminare ogni ostacolo legale alla diffusione delle informazioni per garantire costi più bassi possibili: soprattutto è necessario garantire la redditività in un mercato dominato dagli Stati Uniti: basti pensare a Google, Facebook, Apple ed Amazon.

La ridefinizione della normativa europea sulla tutela della privacy è un passo verso la trasformazione della disciplina del trattamento dei dati personali in un’ottica puramente aziendale.

Allo stesso modo, la sovranità esercitata dalle autorità statunitensi sugli stati membri dell’UE gettale basi di nuovi rapporti di proprietà e di scambio e sancisce la fine del diritto sulla propria persona. La materia viene smembrata : l’usufrutto appartiene all’individuo, gli attributi della personalità, i dati personali, appartengono al potere pubblico, e alle aziende multinazionali.

domenica 16 giugno 2013

La Protolingua di Babilonia



La lingua più antica del mondo risale a 15 mila anni fa e, nella preistoria, contava almeno 23 parole ancora esistenti.

Dall'Europa all'Asia gli scienziati dell'University di Reading, in Inghilterra, hanno viaggiato nel tempo e nello spazio, fino a raggiungere il cuore di un ceppo linguistico comune che si perde nella notte dei millenni.

Inclusa quella indoeuropea, la lunga ricerca ha scandagliato sette famiglie linguistiche del Continente euroasiatico, risalendo a un nucleo di 23 radici comuni: a tutti gli effetti, l'Abc della proto-lingua che, in pieno paleolitico, regolava la comunicazione di base.

Nel vocabolario degli antenati c'era innanzitutto la parola «madre». Ma anche «maschio», «io», «tu», «noi», «vecchio», «mano» e «non».

Verbi di azioni frequenti come «dare», «sentire», «tirare» e anche «sputare».

Infine i nomi di piante, animali, persino colori e rituali che scandivano lo scorrere della vita quotidiana. «Fuoco», per esempio, è un concetto ricorrente in tutte le famiglie linguistiche. Al pari di «frassino» (stessa radice di «cenere»), «corteccia», «buio» e «verme».

La proto-lingua scoperta dall'informatica

La mappa delle famiglie linguistiche del mondo.

Le radici della proto-lingua sono state ottenute rintracciando le corrispondenze tra i 200 vocaboli più usati nelle sette famiglie linguistiche studiate. Un campione di migliaia di parole, incrociate nel grande database del programma Torre di Babele.

La scoperta di Mark Pagel - biologo evoluzionista a capo del laboratorio di processing informatico che ha generato la nuova superfamiglia linguistica, è significativa non solo perché ha accomunato gli idiomi indoeuropei (tra i quali le lingue romanze e germaniche) a quelli altaici (turco e mongolo), uralici (finlandese e ungherese) e di altre famiglie asiatiche prese in esame.

Prima del team di Pagel, nessuna ricerca linguistica era mai riuscita a datare una lingua prima dei 10 mila anni di età.

Le prime tracce di scrittura dell'uomo risalgono invece a circa 5 mila anni fa. «Il latino viene indicato una lingua morta, invece è quasi l'ultimo nato», ha ironizzato lo scienziato inglese.

Per ricostruire l'evoluzione del linguaggio nei millenni, il gruppo di Reading non ha usato il metodo comparativo tipico dei glottologi, che prende fonti e documenti storici come cartina di tornasole per verificare le caratteristiche lessicali e grammaticali delle lingue estinte.

Ma, come per altre indagini passate, il laboratorio informatico ha adottato modelli statistici di estrazione dati, privilegiando i sistemi astratti alla ricerca sul campo.

La parole più usate appartengono a più famiglie

La protolingua comune a sette famiglie risale a 15 mila anni fa.

La convinzione che le leggi matematiche possano individuare - come anche in campo medico e biologico - la genesi e i percorsi delle lingue umane si basano sulla scoperta, nel 2007, che alcune leggi biologiche sull'evoluzione valgono anche nella linguistica.

Quanto più, per esempio, una parola è usata nel linguaggio comune, tanto più raramente è destinata a cambiare nel corso degli anni. Lo stesso avviene per i geni più forti, portatori di informazioni ereditarie più caratterizzanti. Non è un caso che i verbi di base, necessari per comunicare, siano anche quelli conservano le declinazioni più irregolari, di struttura simile alle lingue antiche.

Prima di selezionare il campione da incrociare al computer, Pagel e colleghi erano arrivati a concludere che le parole pronunciate più di una volta ogni 1.000 parole (in media, circa 16 volte al giorno) mutano così lentamente, da poter essere rintracciate in almeno due famiglie linguistiche diverse.

Come i corpi vivi, le lingue cambiano e si adattano all'ambiente. Ma la loro radice resiste e, come una matrice primordiale, custodisce i concetti essenziali del pensiero. Questa semplice legge della vita è la chiave, sembra, per la Babele delle lingue e della storia.

sabato 15 giugno 2013

Non è mai stato un Sogno


C'è chi ancora pensa che la moneta sia uno strumento neutrale e non invece un mezzo fondamentale di politica economica. E c'è chi ancora pensa che l'euro, nelle intenzioni di chi l'ha imposto, era un'idea "nobile". Niente di più sbagliato.


Le radici antidemocratiche dell’euro nelle parole dei suoi stessi padri fondatori

L’Euro è diventato oggi l’incarnazione di un vero e proprio strumento di governo ("means of structural transformation”, un mezzo di trasformazione strutturale lo definì Mario Monti nel 2011) con cui si stanno imponendo a interi popoli — sotto l’egida dell’emergenza, dello stato di necessità e con la mannaia dello spread pronta ad abbattere i governi poco graditi ai mercati — decisioni altrimenti improponibili e inaccettabili da parte dei cittadini.

Questo fatto, lungi dall’essere una mia idea o una mia opinione, è stato placidamente ammesso dai padri nobili della moneta unica a più riprese. Pertanto, faccio qui una breve rassegna per gli smemorati, utile a mostrare a quelli che parlano di “Unione politica europea”, di “Stati Uniti d’Europa”, di “Sogno europeo” e in generale di uno sforzo politico per un’Europa più democratica, che la natura politica di fondo dei tecnocrati europei è incompatibile con qualsiasi disegno di matrice veramente democratica.

Ecco le prove (con tutte le fonti liberamente consultabili al link in coda all'articolo), nelle parole dei padri fondatori dell’Euro e dell’Eurozona:

1) Mario Monti, 1998, dal libro Intervista sull’Italia in Europa di Federico Rampini (p. 40 e 50-51):

Federico Rampini: «Perché la Commissione europea ha accettato di diventare il capro espiatorio su cui scaricare l’impopolarità dei sacrifici?».

Risposta di Monti: «Perché, tutto sommato, alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento. E hanno accettato l’onere dell’impopolarità ESSENDO PIU’ LONTANE, PIU’ AL RIPARO, DAL PROCESSO ELETTORALE. Solo che questo un po’ per volta ha reso grigia e poi nera l’immagine dell’Europa presso i cittadini».

Federico Rampini: «Con uno sguardo storico all’integrazione dal 1957 in poi, si è spesso sostenuto che la Comunità europea ha fatto progressi prodigiosi perché era cementata dalla paura di un aggressore esterno, cioè l’impero sovietico. Si può andare avanti verso l’Europa unita […] senza una minaccia esterna?»

Risposta di Monti: «Ma secondo me il peso delle minacce esterne è ancora uno dei motori dell’integrazione europea. Anche se la minaccia cambia natura: la minaccia esterna di oggi si chiama concorrenza. Questo è un fattore potente di spinta per l’integrazione, anche se l’Europa reagisce troppo lentamente a questa minaccia. […] Un altro fenomeno che viene percepito come minaccia esterna, e che sta spingendo l’Europa verso una maggiore integrazione, è la “minaccia immigrazione”. […] QUINDI LE PAURE SONO STATE ALL’ORIGINE DELL’INTEGRAZIONE, LE PAURE HANNO CAMBIATO NATURA, PERÒ RIMANGONO TRA I MOTORI DELL’INTEGRAZIONE».

2) Jean Claude Juncker (ex presidente dell’Eurogruppo), 21 dicembre 1999, Der Spiegel, sul modus operandi della Commissione Europea:

«Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere cosa succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché LA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE NON CAPISCE NIENTE DI COSA E’ STATO DECISO, andiamo avanti passo dopo passo fino al PUNTO DI NON RITORNO».

Nota: si tratta dello stesso Juncker che ha detto questa cosa qui lo scorso gennaio. Proseguiamo:

3) Tommaso Padoa Schioppa, autunno 1999, Commenataire n. 27, sulla nascita dell’Unione Europea:

«La costruzione europea è una rivoluzione, anche se i rivoluzionari non sono dei cospiratori pallidi e magri, ma degli impiegati, dei funzionari, dei banchieri e dei professori. […] L’EUROPA NON NASCE DA UN MOVIMENTO DEMOCRATICO. […] Tra il polo del consenso popolare e quello della leadership di alcuni governanti, l’Europa è nata seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di DISPOTISMO ILLUMINATO».

4) Romano Prodi, 4 dicembre 2001, Financial Times, sui futuri problemi che l’Euro avrebbe causato:

«Sono sicuro che l’Euro ci costringerà a introdurre un nuovo insieme di strumenti di politica economica. Proporli adesso è politicamente impossibile. MA UN BEL GIORNO CI SARÀ UNA CRISI e si creeranno i nuovi strumenti».

5) Giuliano Amato, 12 luglio 2007, EuObserver, sulle modalità con cui fu scritto il Trattato Lisbona:

«Essi [i leader Europei] hanno deciso che il documento avrebbe dovuto essere illeggibile. Essendo illeggibile allora non sarebbe stato costituzionale […] Se fosse stato comprensibile, ci sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo [il riferimento qui è alla Costituzione Europea bocciata nel 2005, nda]. I primi ministri non produrranno niente direttamente perché si sentono più al sicuro con la cosa illeggibile. Essi possono presentarla meglio, in modo da EVITARE PERICOLOSI REFERENDUM».

6) Jacques Attali (uno dei padri fondatori dell’Unione europea e dei Trattati europei), 24 gennaio 2011, all’Università partecipativa:

«Abbiamo minuziosamente “dimenticato” di includere l’articolo per uscire da Maastricht.. In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno…o meglio ci siamo incoraggiati a fare in modo che uscirne … sia impossibile. Abbiamo attentamente “dimenticato” di scrivere l’articolo che permetta di uscirne. NON È STATO MOLTO DEMOCRATICO, naturalmente, ma è stata un’ottima garanzia per rendere le cose più difficili, per costringerci ad andare avanti».

7) Mario Monti, 22 febbraio 2011, convegno Finanza: comportamenti, regole istituzioni, Università Luiss Guido Carli, sul bisogno di crisi come strumento di governo:

«Non dobbiamo sorprenderci che L’EUROPA ABBIA BISOGNO DI CRISI E DI GRAVI CRISI PER FARE PASSI AVANTI. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile, conclamata».

8) Helmuth Kohl, 9 aprile 2013, Telegraph sull’ingresso nell’Euro da parte della Germania:

«Sapevo che non avrei mai potuto vincere un referendum in Germania. Avremmo perso il referendum sull’introduzione dell’euro. Questo è abbastanza chiaro. Avrei perso sette a tre. […] NEL CASO DELL’EURO, SONO STATO COME UN DITTATORE».

E adesso, chi vuole continuare a sognare continui pure a farlo. Io ho deciso di svegliarmi!

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